Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: casalborsetti

  • “Una sorta di clinica psichiatrica per curare i preti pedofili”. Comoda menzogna per far far uscire un prete di galera.

    “Una sorta di clinica psichiatrica per curare i preti pedofili”. Comoda menzogna per far far uscire un prete di galera.

    Pedofilia/ Sulle colline umbre una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti.

    RAVENNA – Dopo due mesi di carcere, Don Desio, 52 anni, originario di Milano e per 13 anni parroco di Casalborsetti sulla costa ravennate arrestato in canonica ad aprile per adescamento e atti sessuali con ragazzini di 14 e 15 anni, spera di poter ottenere presto i domiciliari in un’idonea struttura. Lo ha fatto sapere il suo avvocato, Battista Cavassi, che lo ha visitato in carcere a Forli’ poche ore fa.

    “E’ abbattuto ma fiducioso che la proposta sul percorso di recupero individuato possa essere accolta dal giudice”, ha riferito il legale. Il centro individuato e’ una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti – ha spiegato l’avvocato – e si trova sulle colline umbre in provincia di Perugia. E’ stato inaugurato pochi anni fa e attualmente ospita una quindicina di sacerdoti.

    Gestito dalla congregazione Figli dell’Amore Misericordioso, il direttore e’ un sacerdote psicologo e psicoterapeuta. Il percorso individuato per don Desio ha una durata di anni e prevede un’assistenza psicologica mirata. Tanto che, all’istanza presentata al Tribunale di Ravenna, e’ stata allegata la
    relazione che il centro ha stilato su di lui dopo avere esaminato le carte fornite dalla difesa. Da parte sua il Pm titolare del fascicolo, Isabella Cavallari, gia’ a suo tempo aveva informalmente espresso la propria contrarieta’ a dare parere positivo a misure alternative al carcere. La decisione del Gip Materia dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

  • Don Desio, nuovi testimoni in questura

    Don Desio, nuovi testimoni in questura

    La sorella del sacerdote lo visita in carcere. L’indagine mira a ricostruire possibili rapporti avuti in 12 anni con i ragazzi che frequentavano la parrocchia.

     RAVENNA. Passata la Pasqua, riprendono le audizioni di ragazzi e genitori da parte degli uomini della Squadra mobile che stanno indagando sui rapporti tra don Giovanni Desio e gli adolescenti che negli anni hanno frequentato in modo più o meno assiduo la parrocchia di Casalborsetti.

    Nuovi colloqui sono in programma in questi giorni per fare luce su altre relazioni inopportune che il sacerdote potrebbe aver avuto con minorenni dopo i casi che hanno portato il gip Rossella Materia a emettere nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per atti sessuali con minori e adescamento.

    Finora è stato percorso a ritroso un periodo temporale fino al 2005, seppur in modo parziale; gli incontri calendarizzati serviranno proprio a cercare di completare il quadro, riavvolgendo il nastro del tempo fino ai giorni del suo insediamento in paese.

    La lista già lunga di persone da sentire (si tratta infatti di vagliare quanto accaduto in dodici anni) si è poi allungata, perché dopo l’arresto del sacerdote da parte dei poliziotti della seconda sezione alcuni genitori si sono fatti avanti.

    Mamme e papà di giovani che negli anni hanno fatto parte o sono comunque stati vicini al gruppo di “ragazzi del don” e che, alla luce di quanto emerso finora, stanno rivedendo ciò che i loro figli avevano manifestato in passato. Atteggiamenti, umori e indizi che col senno di poi vengono interpretati come possibili segnali di disagio non capiti e che hanno spinto qualche familiare a rivolgersi agli investigatori che seguono il caso con il coordinamento del sostituto procuratore Isabella Cavallari.

    Nel frattempo l’ex parroco di Casalborsetti è ancora rinchiuso nel carcere di Forlì dove è stato trasferito pochi giorni dopo il suo arresto, avvenuto il 5 aprile scorso. Ospite della struttura penitenziaria dotata di una sezione ad hoc per i detenuti accusati di reati sessuali nei confronti dei minori, trascorre le sue giornate immerso nelle letture.

    Chi lo ha visto lo ha descritto come un uomo in buone condizioni di salute ma provato dalla detenzione e dal carico di accuse mosse nei suoi confronti. In occasione delle festività, don Desio ha ricevuto la visita di una sorella che ha ottenuto il permesso di incontrarlo. Anche il cappellano del carcere, don Enzo Zannoni, ha avuto modo di scambiare con lui qualche parola, così come il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che nei prossimi giorni tornerà a fargli visita.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3896/-Don-Desio–nuovi-testimoni.html

  • «Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

    «Don Desio? Dovevamo intervenire prima»

    «Bisogna dire poche cose. Di fronte alle sofferenze di chi ci sta intorno bisogna esserci molto e parlare poco». Abituato a mantenere un profilo basso, il vicario generale della diocesi Don Alberto Graziani  non si tira indietro e accetta di parlare delle difficoltà che la parrocchia di Casal Borsetti, ma più in generale la Curia ravennate, sta attraversando in queste settimane.
    Don Graziani, non pare essere un buon momento per la Chiesa ravennate. Avete qualcosa di cui rimproverarvi?
    «Avremmo dovuto capire prima quello che stava accadendo. Certo, vedevamo che don Desio era un prete un pochino “estroso”, ma non avremmo mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere. Saremmo dovuti essere maggiormente intuitivi, ma sappiamo che esistono persone estrose, fuori dagli schemi. Del resto noi preti diocesani viviamo in mezzo alla gente, è difficile avere parroci fatti “con lo stampino”. Ogni campanile ha il suo stile. Mi dispiace che sotto un modo di fare così estroso ci fosse ben altro».
    Come vive questa situazione la comunità di Casalborsetti?
    «C’è molta sofferenza, che quasi si tocca con mano, ma nonostante questo vedo molte persone che si dedicano alla preghiera. Per questo chiedo rispetto per i familiari delle persone coinvolte. Inoltre ritengo che l’ incresciosa faccenda che ha coinvolto padre Pietro Gandolfi sia stata male interpretata».
    Qual è l’atteggiamento delle persone?
    «Io sono della zona, ho sempre cercato di essere vicino alla gente. Ho visto segni di raffreddamento da parte di qualcuno, ma ho notato anche tante manifestazioni di vicinanza. Certo è un momento in cui la fede è stata messa a dura prova e sono profondamente vicino a chi è stato danneggiato».
    Il vescovo ha annunciato l’introduzione di una equipe diocesana per la tutela dei minori. Quando 
    sarà operativa?
    «Credo che l’equipe comincerà ad operare presto, perchè l’arcivescovo è sì riservato, ma è un gran lavoratore. Dobbiamo fare il mea culpa per quanto accade a “casa nostra”, ma il parroco di Casalborsetti non è stato l’unico a compiere gesti così gravi. Per questo serve uno strumento preventivo di vigilanza, ma soprattutto di lettura. Una famiglia soffre i propri mali, ma con più li affronta, con più crea futuro».
    D’accordo, ma questo non limita l’attività di un parroco?
    «No, perchè in questo modo si alimenta quel controllo vicendevole, compiuto con amore, tra prete e parrocchiani.  Io stesso da solo potrei fare meno, valere meno, aiutare meno. Quando le persone mi stanno vicino mi fanno un regalo e mi aiutano a migliorare. Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che non siamo perfetti e che siamo servitori, non padroni».
    Quando incontrerà Don Desio?
    «Non so ancora quando potrò vederlo – spiega -, ma non so fare a passare accanto a una persona che soffre senza dirgli che le sono vicino. Non immagino cosa possa significare, per lui,  la parola ripresa, ma noi crediamo sempre che esista una conversione. Mi auguro che chi ha sbagliato possa riprendersi e chi ha ricevuto il danno possa capire che quanto gli è accaduto  è stato compreso. L’ho detto anche ai genitori dei bambini con cui ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi».
     
    Federica Ferruzzi
    cronacaravenna@settesere.it

    http://www.settesere.it/it/n5112-don-desio-dovevamo-intervenire-prima.php

  • Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

    Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

     di Andrea Alberizia – Alla diocesi di Ravenna esisterebbe un archivio, accessibile al vescovo e alle alte sfere ecclesiastiche, dove starebbe un fascicolo riservato che porta sopra il nome di Giovanni Desio e raccoglierebbe tutte le informazioni personali, comprese eventuali segnalazioni su atteggiamenti dubbi e comportamenti sospetti, catalogate dalla curia sulla figura del 52enne nato a Milano e parroco di Casalborsetti dal 2000 fino allo scorso 5 aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minorenni.

    Dell’esistenza di questo fascicolo è convinto Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione nazionale Rete l’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontar (altro…)

  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

  • Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    L’indagine su don Giovanni Desio prosegue senza sosta: al lavoro gli uomini della squadra mobile di Ravenna, coordinati dal pm Isabella Cavallari, per ricostruire il giro di presunte vittime finite nella rete del parroco. Oltre ai due ragazzini citati nell’ordinanza di custodia cautelare, un ravennate e uno da fuori provincia, gli investigatori stanno svolgendo accertamenti in altre parti d’Italia: il don, per motivi giornalistici, viaggiava spesso e questo potrebbe avergli consentito di intrattenere rapporti personali fuori dal territorio ravennate. Intanto i poliziotti e il pm il 16 aprile sono tornati nella canonica di Casalborsetti alla ricerca di altro materiale utile dopo quello sequestrato il giorno dell’arresto (5 aprile).

    La curia dal canto suo corre ai ripari e lo fa introducendo anche quella che chiama «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista. «Le tre donne – ha annunciato il vescovo il 16 aprile nella cattedrale di Ravenna nell’omelia in occasione della messa del Crisma, concelebrazione e consacrazione degli olii santi, che apre il triduo pasquale – sono anche madri di famiglia oltre che competenti nei vari settori». L’equipe sarà di aiuto al vescovo, ma anche ai parroci, ad altri responsabili parrocchiali o ai genitori, sia per la prevenzione, sia per la valutazione e le decisioni da prendere qualora ci si trovasse di fronte a notizie di comportamenti ambigui o sospetti verso i minori.

  • Ragazzino scappò di casa per don Desio

    Ragazzino scappò di casa per don Desio

     Da una città del Veneto, l’adolescente aveva raggiunto di nascosto dai genitori la canonica di Casalborsetti per essere ospitato dal sacerdote: a trovarlo e a riconsegnarlo alla madre erano stati i Servizi sociali

     CASALBORSETTI – Era accaduto qualche mese fa. La denuncia della scomparsa di un ragazzino da parte dei genitori era arrivata da una provincia del Veneto (finora mai emersa) a Ravenna. I Servizi sociali del comune bizantino lo avevano rintracciato proprio a Casalborsetti. Dove? Affidato a Don Giovanni Desio. Quando di preciso non è dato saperlo trattandosi di un caso che riguarda un minorenne. Fatto sta che nei registri dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) quell’intervento ‘a lieto fine’ lascia spazio ora a un inquietante interrogativo che potrebbe portare a nuovi approfondimenti. In quei giorni erano stati interessati gli operatori ravennati, i quali avevano provveduto a contattare la madre dell’adolescente per dirle che il figlio si trovava al sicuro. D’altra parte agli occhi dei più il parroco 52enne d’origine milanese non era altro che il sacerdote che da 13 anni guidava la comunità rivierasca; eccentrico e insolito, certo, ma non per questo sospetto. E così gli assistenti sociali avevano seguito la procedura. Avevano allertato la famiglia del ragazzino. La madre era quindi scesa a Casalborsetti per riprendersi il ragazzo. E l’ ‘avvenuta consegna’ era stata opportunamente registrata.

    La vicenda si era chiusa lì. Insospettabile, o quasi, almeno prima del 3 marzo,
     quando le indagini della squadra Mobile hanno iniziato a tenere d’occhio abitudini e conversazioni del don con alcuni ragazzini, passando al pettine gli sms e i messaggi di WhatsApp con riferimenti troppo espliciti per essere equivocati. Quel che è successo poi – le intercettazioni finite nel fascicolo aperto dal pm Isabella Cavallari, l’arresto con l’ordinanza del gip Rossella Materia, e le verifiche tuttora in corso degli inquirenti per fare luce sul passato del parroco – è ormai affidato alle pagine della cronaca. E alla luce delle intercettazioni emerse sulla stampa, in questi giorni non sono mancate le segnalazioni in questura da parte di genitori preoccupati, interessati a riferire dettagli rimasti nascosti o a chiarire eventuali dubbi. Anche perchè le indagini, come noto, valicano i confini ravennati. Oltre a Milano, città natale del sacerdote, e a Bergamo, da dove per Pasqua sarebbe dovuto arrivare l’adolescente poi finito nelle intercettazioni, emerge ora la città veneta dove presto potrebbero recarsi gli agenti ravennati per ascoltare il giovane. Una località tra l’altro interessata da una nota rassegna cinematografica, tra le passioni di Don Desio.

    Proprio cinema e viaggi (il parroco era stato invitato come giurato al festival argentino di Mar del Plata) potrebbero spiegare l’eterogeneo bacino di conoscenze coltivate da un personaggio non certo convenzionale. Nella canonica, ancora sotto sequestro, i prossimi sopralluoghi del magistrato e della polizia Scientifica esamineranno le innumerevoli videocassette e dvd catalogate alle pareti. Sono già stati sequestrati computer, telefonini, IPad, ma anche palloni, giochi, regali che ora vengono visti sotto una luce diversa. Come quella fuga di casa di qualche mese fa, finita a centinaia di chilometri nella piccola Casalborsetti.

    Federico Spadoni
  • Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

    Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

     RAVENNA – “Riesci a recuperarmi Viagra, Cialis o Levita?”. Una richiesta choc, pronunciata sul finire del 2013 dalla bocca di don Giovanni Desio a un confidente. “Non che io ne abbia bisogno”, si era affrettato ad aggiungere alludendo alla diffusa condizione maschile nelle ore precoci del mattino, per poi precisare, “tanto ho un amico farmacista…”. E’ solo uno degli aspetti che vengono a galla sul caso del parroco di Casalborsetti. Forse quello di maggiore impatto, che va ad aggiungersi a tanti altri episodi circostanziati avvenuti dal 2005 a oggi, descritti da chi con il religioso aveva un sincero rapporto di amicizia. Trascorsi ormai 10 giorni di carcere – con l’accusa di sostituzione di persona, adescamento e atti sessuali con minorenni – tali episodi permettono di ricostruire la deriva di un parroco accolto a Ravenna come ‘promessa’ tra le guide spirituali della futura diocesi, e finito ‘isolato’ ai margini dell’orbita ecclesiastica bizantina, difficilmente inconsapevole di certe ‘difficoltà’ sofferte.

    I sospetti al cinema
    Era capitato a Milano nel 1998, alla proiezione di “Happiness” di Todd Solondz. Al termine aveva commentato la pellicola, “io lo so che i ragazzi a 13/14 anni sanno bene quello che vogliono e come fare per ottenerlo”. Una frase scambiata lì per lì per pura sensibilità, mostrata da un uomo, orfano e adottato, che pochi anni più tardi, una volta presi i voti, si sarebbe interessato in maniera molto approfondita alle famiglie e ai ragazzi della piccola località rivierasca.
    Il primo 14enne E’ in questo contesto, siamo al 2005 (il don era stato nomi- nato a Casalborsetti nel 2001), che si interessa al caso di una madre con tre figli minorenni. La assume per le pulizie all’asilo parrocchiale, inserendo i bambini nel programma didattico, tra suore, catechisti, maestre. Desio si spende anche con il vescovo (allora era Verucchi) per fare ottenere alla fa- miglia un appartamento a Porto Corsini. Passano due anni nel corso dei quali il sacerdote si affeziona con il più grande dei tre, allora 14enne. Lo ospita in canonica, lo porta al cinema, “E’ un’anima delicata, mi chiama ‘Patri’” (‘padre’ alla siciliana), andava dicendo, “sto cercando di tutto per portarlo via alla madre, non vedo l’ora che sia maggiorenne perché se ne vada di casa”. E’ probabilmente dovuto alle particolari attenzioni riservate al giovane un alterco con la donna, che nel 2007 costringe il parroco a contattare i servizi sociali di Ravenna.

    L’amore tradito 
    Siamo al 2009; il giovane si allontana dalla famiglia, ma non sceglie il prete. La sua strada prende la direzione di Rimini. Per chi lo conosce bene, Desio vive tale distacco come un tradimento profondissimo da parte di un giovane per il quale diceva di avere “grandi progetti”. Sempre per lui, nel 2012, il sacerdote viene chiamato a testimoniare in un processo al tribunale malatestiano. Ma questa è un’altra storia.

    Isolato dalla curia 
    La delusione per una ‘promozione’ mai arrivata alla volta di parrocchie più importanti, si acuisce con le critiche da parte di alcuni confratelli su un presunto giudizio che, già in ambiente milanese, avrebbe ritenuto l’aspirante parroco inidoneo al sacerdozio. La tanto discussa poesia riadattata per il Ravenna Festival 2008 e pubblicata sul settimanale della diocesi ‘Risveglio 2000’ arriva come un macigno. Don Desio si sente offeso, attaccato e abbandonato. Anche il paese – che aveva inizialmente accolto quantomeno con curiosità un parroco giovane, visto come moderno e modernista – si spacca, soprattutto dopo la decisione di chiudere l’asilo per problemi gestionali. Medita di andarsene, poi qualcosa lo fa tornare sui suoi passi. “Il vescovo mi vuole qui”, dice pubblicamente. A spronarlo due gruppi di giovani che gravitano in parrocchia, uno dei quali i ‘Ragazzi del don’.

    I giochi in camera da letto 
    Sono adolescenti, molti dei quali battezzati proprio da lui. Con loro si crea una sorta di ‘cordone sanitario’ nel quale gra- dualmente don Desio si isola. Anche l’interesse per la tecnologia diventa compulsivo, infantile: tre telefoni cellulari, sms, chat, Facebook. Una delle accuse riguarda appunto l’accesso nel profilo del social network di uno di lo- ro. Si inseriscono in questo contesto i giochi, i regali (alcuni dei quali, come i palloni, sono stati sequestrati dalla Seconda sezione della squadra Mobile), poi i pigiama party. “Faccio tutto per loro – seguita a dire – sono loro la mia famiglia”. La Play Station, compra- ta e installata inizialmente nel televisore dell’oratorio già dotato di Sky, nel 2012 finisce montata nella camera da letto.

    “Io lo amo” 
    In quello stesso anno le attenzioni si posano su un nuovo ragazzo. Si tratta del giovane ora residente a Treviso, già sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti. Che si tratti di qual- cosa di più che una semplice simpatia lo dimostrano le tante uscite, al cine- ma, in canonica, a cena, anche nella redazione di Risveglio 2000. Lo descrive come “meraviglioso, sensibile, intelligente”, e ancora, “io lo amo”, “lo vorrei salvare perché la famiglia me lo vuole portare via”, “quella che ho con lui è una storia importante”. E’ questo il tenore delle frasi che, da ubriaco al termine di una litigata avvenuta con una donna in un bar del paese nel 2012, rivolge a un confidente intervenuto per calmare i toni della discussione.

    La lettera a Verucchi 
    Non passa molto da quella sera, com’era immaginabile, prima che l’allora vescovo, riceva una lettera dai toni preoccupati, chiedendo di intervenire prima che don Desio “arrechi danni a sé stesso o ad altri”, insomma, per impedire che il sacerdote “si rovini la vita”. Non accade nulla. Siamo sicuri che niente ha a che fa- re in questa circostanza il forte sostegno del parroco di Casalborsetti al porporato, in quel periodo al centro di due casi di forte tensione per la Curia: moschea e Galletti Abbiosi.

    La fuga in canonica 
    Trascorrono i mesi, e i Servizi sociali intervengono per un nuovo episodio che riguarda sempre lo stesso ragazzino. Una fuga, da Treviso dove ormai risiede, per tornare a Casalborsetti. La madre sporge denuncia di scomparsa. Il giovane viene trovato e affidato al don, il quale rivela a più persone di aver chiesto e ottenuto l’affidamento al vescovo come tutore. E’ l’interessamento dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) che informa la madre del ragazzo e annota l’ ‘avvenuta consegna’ dall’adolescente dalle mani sacerdotali a quelle del genitore.

    Prete di bordo
    L’ultimo desiderio di cambiare ambiente, almeno per un certo periodo, arriva nell’ottobre 2013. Desio viene accompagnato a Roma per sostenere l’esame per diventare parroco di bordo, sulle navi da crociera “Costa”. Una speranza alimentata da una richiesta di cui si vantava con po- chi intimi: essere stato contattato dall’agente di un attore hollywoodiano per raggiungerlo per un’esperienza in barca ai Caraibi. Aveva ripiegato per un tour del Mediterraneo, per il quale aveva chiesto un permesso per febbraio-marzo di quest’anno. E’ in quello stesso periodo che le acque si sono fatte torbide. A partire dall’incidente del suv nel canale, guidando ubriaco quasi quattro volte oltre il limite. E l’indagine della polizia, finita con l’arresto sulla base di un quadro probatorio che ha messo nero su bianco ogni sospetto, detto o taciuto.

    Federico Spadoni
  • “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    Glielo disse nel 2005. Senza denunciarlo. Quanti abusi si sarebbero potuti evitare con una denuncia ai magistrati?

    Le litigate con il prete, poi la decisione di ritirare i figli dall’asilo: “Avevano il divieto di andare in parrocchia e di parlare con lui”

    RAVENNA – “I miei figli avevano il divieto assoluto di frequentare quella parrocchia e di parlargli”. Lei, una madre di Casalborsetti era stata tra le prime ad accorgersene, anni orsono. E lo aveva detto; dietro quello sguardo e quegli atteggiamenti ostentati che poco si addicono a un uomo di chiesa, aveva sospettato che don Giovanni Desio nascondesse altro. Prove? Nessuna, solo “glielo si leggeva in volto”. Così aveva preso la decisione: dopo aver proibito ai figli di andare in chiesa e rivolgere anche solo la parola al sacerdote, li aveva ritirati dall’asilo. Poi lo aveva affrontato faccia a faccia: “Gli avevo detto che per me lui andava con i ragazzini”. A quasi nove anni di distanza, l’arresto di sabato del parroco 52enne d’origine milanese, arriva come un contrappasso dantesco per ripagarla delle litigate davanti a tutti, con quella sfrontatezza che aveva costretto la donna anche a cambiare le proprie abitudini di vita. Il più piccolo dei suoi bambini è ora adolescente; la stessa età dei due giovani che secondo l’accusa formulata dal pm Isabella Cavallari sono stati adescati dallo ‘Zio John’, e le cui esplicite conversazioni sono finite nelle 20 pagine dell’ordinanza del giudice Rossella Materia che ha disposto la misura cautelare in carcere. Proprio lui, ieri, ha deciso di sfogarsi scrivendo un post (poi cancellato nel pomeriggio) nella pagina Facebook del don: “L’unico prete che girava vestito Lacoste e in Bmw. Ti dico io cosa, ti sta bene un bel pigiamino a righe e via nei campi, spero che in gabbia te ne facciano passare quante tu ne hai fatte passare a me…”.

    Signora, a cosa alludeva suo figlio? 
    “Non è tra le vittime di Desio, se è questo che vuole chiedermi”.

    Cos’è successo allora? 
    “Tutto risale a otto-nove anni fa. Me ne accorsi praticamente subito che quel prete aveva qualcosa di strano”.

    Da cosa? 
    “Dallo sguardo, dall’atteggiamento che aveva con tutti. Guardi, qui a Casalborsetti la voce è circolata in fretta, in molti l’avevano capito, chi dice che non ne sapeva nulla non dice il vero”.

    Lei come reagì? 

    “I miei bambini frequentavano l’asilo prima del suo arrivo. Li tolsi immediatamente, non hanno ricevuto nè comunione nè cresima. Da allora hanno avuto il divieto assoluto di frequentare la parrocchia e rivolgergli la parola, avevano addirittura il permesso di rispondergli male”.

    Quindi si incrociavano… 
    “Naturalmente, perché lui era spesso al bar. Quando li vedeva, li fissava, gli diceva che erano dei maleducati, provocava. Capitava anche con me, sono famose le nostre litigate davanti a tutti, mi salutava apposta nonostante gli avessi intimato più volte di smetterla”.

    Quando ritirò i suoi figli dall’asilo gli spiegò il motivo? 
    “Certo, lo affrontai, glielo dissi in faccia, ero con un’altra mamma. E lui reagì farfugliando cose insensate, incolpando altri, ‘sarà quello che fa la dottrina’, disse. Ne parlai anche con altre mamme”.

    Insomma lo accusò pubblicamente di andare con dei ragazzini, ma non la querelò? 
    “Sparse la voce tra gli altri genitori che lo avevo calunniato, ma io non ho mai ricevuto alcuna querela”.

    Che effetto le ha fatto l’arresto dei giorni scorsi? 

    “Come detto, in molti sapevano. Sono solo felice di aver tolto i miei figli in tempo da quell’asilo e dalla parrocchia, prima che crescessero nella sua orbita. Ora hanno la stessa età di quei raggazzini di cui purtroppo si parla adesso nei giornali”.

    Federico Spadoni
  • Pedofilia, don Desio inizia ad ammettere: “Non c’è più nulla da scoprire”

    Pedofilia, don Desio inizia ad ammettere: “Non c’è più nulla da scoprire”

     Ravenna, 10 aprile 2014 – «Possono indagare quanto vogliono e cercare nel computer o in altri posti. Quello che c’era da scoprire sta tutto lì, in quelle intercettazioni riportate nell’ordinanza. Non c’è nulla d’altro da scoprire. Non ci sono altri ragazzi…»: è questo, in sintesi, il portato del lungo colloquio chedon Giovanni Desio ha avuto ieri in carcere con il suo difensore, l’avvocato Battista Cavassi.

    In sostanza il religioso ha affidato al legale la propria ammissione perché se ne facesse interprete anche nei confronti del pubblico ministero inquirente per spiegare la scelta di non farsi interrogare. Il difensore deve aver adeguatamente rappresentato all’indagato il vantaggio processuale che potrebbe derivare daun’ampia ammissione di fatti che ancora la polizia giudiziaria deve scoprire. «Non c’è nulla da scoprire. Quanto era da scoprire è già venuto alla luce del sole» avrebbe detto don Desio.

    D’altronde le intercettazioni dei messaggi on line effettuate dalla Squadra Mobile nel corso dell’indagine lasciano ben poco spazio all’immaginazione, a meno che non si volesse pensare che certe cose siano state dette per sola vanteria. Così adesso, con quella comunicazione affidata ieri al suo difensore, il formale silenzio tenuto lunedì dal sacerdote davanti al gip acquista sostanzialmente il valore di un assenso all’accusa.

    La visita che l’avvocato Cavassi ha fatto al suo assistito si è protratta per quasi un’ora ed ha avuto soprattutto il significato di un atto di vicinanza umana e morale al religioso che da questa vicenda giudiziaria è stato decisamente annientato. L’avvocato, quando è entrato in carcere, aveva con sé due libri, ‘Delitto e Castigo’ di Fedor Dostoevskij e ‘Lord Jim’ di Joseph Conrad.

    «Don Desio mi aveva chiesto qualche libro da leggere e ho preso con me questi due testi. D’altronde nella narrazione i protagonisti lasciano segni ben tangibili delle loro azioni». Come don Desio. La Squadra Mobile prosegue le indagini: analisi del materiale sequestrato e esame testimoniale di altri ragazzi.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/04/10/1051189-prete-arrestato-casalborsetti-ammissione.shtml