Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    E’ stata confermata dalla Cassazione la detenzione in carcere per Michele Barone, l’ex sacerdote di Casapesenna (Caserta) espulso dalla Chiesa con decreto firmato da papa Francesco e ridotto, lo scorso maggio, allo stato laicale dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi. A suo carico è in corso il processo a porte chiuse davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    Con un verdetto depositato oggi, i supremi giudici – sentenza 39972 – hanno respinto il ricorso della difesa di Barone contro la misura cautelare degli arresti in cella. L’ex prete, che è in prigione da più di un anno e mezzo, è stato arrestato nel febbraio 2018. E’ accusato di violenza sessuale e lesioni commesse ai danni di tre donne, tra cui una ragazzina di 15 anni, che avrebbero subito gli abusi durante riti di liberazione dal ‘male’. Barone venne fermato dalla Polizia all’Aeroporto di Napoli Capodichino, insieme ai genitori della minorenne, di ritorno da un viaggio a Cracovia nel febbraio 2018.

    Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sacerdote avrebbe ingenerato nelle vittime la convinzione di essere possedute dal demonio, e le avrebbe sottoposto a trattamenti disumani e lesivi della loro dignità dopo essersi approfittato della loro fiducia. Nel corso dei quotidiani riti di ‘liberazione e purificazione dell’anima’, le vittime – secondo gli inquirenti – sarebbero state violentemente percosse, ingiuriate, minacciate e costrette a subire atti sessuali e pratiche degradanti.

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

  • Don Michele Barone: depone un poliziotto indiziato sul caso dell’esorcista violento

    Don Michele Barone: depone un poliziotto indiziato sul caso dell’esorcista violento

    Sul caso di Don Michele Barone, il prete esorcista che usava violenza durante i riti è stato chiamato a deporre un poliziotto indiziato

    A suo tempo omise di denunciare i fatti per i quali è finito sotto processo Don Michele Barone, il prete esorcista casertano che durante un rito contro satana avrebbe picchiato una ragazzina consegnatagli letteralmente dai genitori che avevano interrotto le sue cure mediche optando per la attenzioni del sacerdote-santone, indicate dalla Procura come violente.

    Le violenze di Don Michele Barone

    In quelle stesse circostanze il sacerdote era finito in fascicolo anche per presunte violenze sessuali in danno di altre adepte della sua “setta”. In aula dovrà quindi deporre anche un dirigente della Polizia di Stato, che è stato invitato dal giudice Francica a deporre in aula accompagnato da un legale. La circostanza si è resa necessaria dopo l’escussione di un altro poliziotto, un sovrintendente che raccolse la denuncia della sorella della vittima. In quel verbale la donna mise per iscritto che sua sorella era stata brutalmente picchiata nel corso di quell’esorcismo “muscolare”, ricevendo danni seri all’orecchio. Agli atti anche “lo stato di soggezione della sorella e dei suoi genitori nei confronti del sacerdote. Erano soggiogati al punto da interrompere le cure mediche per affidarsi esclusivamente alle pratiche di liberazione dal demonio esercitate dal prete” (fonte Caserta News).

    Deporrà un poliziotto indiziato

    Doveva poi toccare al poliziotto indagato, ma un rilievo di uno dei legali ha sollevato un caso giuridico sulla scorta di una sentenza della Cassazione a Sezioni riunite, quella sul “Caso Mills”. In buona sostanza il poliziotto non era un testimone “puro” perché al contempo attenzionato per il medesimo reato su cui doveva deporre. In procedura infatti, da un lato il teste ha l’obbligo di dire la verità alle parti, mentre paradossalmente un coinvolto no. Insomma, malgrado le opposizioni dell’accusa, il giudice ha disposto che l’uomo risponda si alle domande in aula, ma in presenza di un legale di fiducia. Questo accadrà a settembre.

  • Randazzo – prete assolto per davvero?

    Randazzo – prete assolto per davvero?

    “Era un amico di famiglia. Non avrei mai immaginato…” 

    Inizia praticamente così una lunga telefonata, 46 minuti. Fortissima la sensazione di conoscersi da sempre, di capirsi profondamente… eppure fino a pochi giorni fa ciascuna ignorava l’esistenza dell’altra.  Quando si condivide la stessa esperienza profondamente dolorosa, le parole scambiate hanno un significato concreto che raggiunge una parte di te accessibile solo a chi può comprendere davvero. La mamma di una vittima chiama in Associazione.

    E mentre lei racconta, tu rivedi, rivivi, ricordi… eppure ti sembra impossibile.

    Per 9 giorni il prete accusato di abusi sessuali nei confronti di tuo figlio è stato assolto. Cosa significa “per 9 giorni”? Una beffa del destino?

    In primo grado condanna a 4 anni, in appello riduzione a 3 anni, in cassazione assolto perché decorsi i termini della prescrizione. Nove giorni hanno fatto la differenza. Ti crolla il mondo. Sì, il mondo ora sa che il prete è stato assolto. Il “tuo” mondo, il “tuo” paese, la “tua” parrocchia ora sanno la verità: il prete è stato assolto.

    Ora tutti hanno la coscienza a posto: don Vincenzo Calà Impirotta in cassazione è stato assolto. Poco importa che l’assoluzione sia determinata dai termini della prescrizione: di questo non ne parla nessuno.

    NON È STATO ASSOLTO PERCHÉ NON HA COMMESSO IL FATTO!

    Ma di questo nessuno ne parla, il silenzio è assordante, non ho visto titoli di giornali che fornivano spiegazioni. Tutto tace.

    Nessuno si domanda cosa sta vivendo la famiglia della vittima, cosa significa un Calvario durato 14 anni e concluso in questo modo: è un punto di vista “scomodo” che metterebbe in luce tanti particolari che la gerarchia ecclesiastica preferisce mettere sotto il tappeto, come la polvere che non si vuole raccogliere.

    È davvero triste la realtà di una Parrocchia che, durante la Festa del Corpus Domini, annuncia a tutti, pomposamente, che il prete è stato assolto. Ed è ancora più triste l’applauso del popolo di Dio dopo l’annuncio.

    Ma quale responsabilità ha la chiesa mentre fornisce informazioni scorrette? Dire una mezza verità, ovvero SCEGLIERE di omettere l’altra mezza verità, corrisponde a MENTIRE.

    Chi va in parrocchia, chi va a Messa, chi fa volontariato nell’oratorio, è gente che AMA LA CHIESA. le mamme delle vittime dei preti pedofili sono doppiamente ferite. Come può la chiesa stessa non tenerne conto?

    Perché la difesa del prete “ad ogni costo”? Anche a costo di mentire e costruire una falsa realtà nei parrocchiani che si fidano di quello che dicono i preti, magari dal pulpito? Per la parrocchia di Randazzo il prete è stato assolto e punto. La gente non approfondisce, si fida e basta.

    Ma “La Verità vi farà liberi” (disse Qualcuno)… e questo vale anche per i preti. Il resto è ipocrisia.

    Le Mamme della Rete L’ABUSO esprimono tutto la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia della vittima di don Vincenzo Calà Impirotta. Coraggio. Di questa vicenda ne parleremo ancora.

    Una mamma cattolica
    Cristina Balestrini

  • Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    La monaca otterrà 60mila euro per ingiusta detenzione

    VALLO DELLA LUCANIA. Suor Soledad ha ottenuto risarcimento danni per oltre 60mila euro per ingiusta detenzione. Lo ha deciso la Corte di Appello di Salerno. La religiosa, che è ritornata in Perù, era difesa dall’avvocato Vincenzo Cannavacciuolo. Era accusata di molestie sessuali su 40 bambini che frequentavano l’asilo Santa Teresa di Vallo della Lucania. Il processo penale si è chiuso con la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Salerno contro cui il Procuratore generale non ha presentato ricorso in Cassazione.

    Il Tribunale di Vallo della Lucania inizialmente aveva condannato suor Soledad, alla pena di anni 8 di reclusione, ed ad un anno e mesi 4 di reclusione le altre due suore accusate di favoreggiamento. Poi in appello la svolta con l’assoluzione degli accusati.

    Suor Soledad, una giovine novizia, verso la quale erano state mosse le accuse, era stata sottoposta alla custodia cautelare in carcere per dieci giorni ed agli arresti domiciliari per quasi un anno. Nel periodo di detenzione le autorità procedenti ebbero a negarle anche il permesso di recarsi a Messa il giorno della domenica.

    Intanto prosegue il processo civile dopo il ricorso presentato dagli avvocati Felice Lentini e Carlo Di Ruocco, legali delle famiglie dei bambini. Il 4 ottobre l’udienza.

    https://www.infocilento.it/2019/07/04/processo-suor-soledad-la-suora-sara-risarcita/amp/?fbclid=IwAR0rdsDV6-xk5OoMPpTZAlQ7QI8FRxGhba8EenKssJsN2Wo0m6JR8QoszVw

  • Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    La Cassazione mette la parola fine sulla vicenda che dal 2015 interessa l’ex parroco di San Costantino di Rivello don Tonino Calderaro. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 5 anni e 3 mesi per pedofilia che gli era stata inflitta in Appello a settembre dell’anno scorso. E per l’ormai ex sacerdote già mercoledì sera si sono spalancate le porte del carcere di Potenza. Ma la cella la vedrà per poco: per più di 4 anni (da aprile 2015) don Calderaro è stato agli arresti domiciliari e quindi gli resterebbe da scontare un anno. Il cosiddetto fine pena, infatti, è previsto nel 2020, ma gli sconti contemplati per chi finisce dietro le sbarre potrebbero consentirgli di lasciare la galera molto prima. Forse già tra un mese o poco più.

    Poche ore dopo la sentenza della Cassazione per l’ex parroco di San Costantino di Rivello sono scattate le manette da parte dei carabinieri della Compagnia di Lagonegro. I militari lo hanno arrestato nella sua abitazione di Rivello intorno alle 20 di mercoledì. Dopo circa un paio d’ore di camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dal difensore dell’ex sacerdote e, a quattro anni dalla denuncia della “vittima”, hanno chiuso l’iter giudiziario con una sentenza che conferma la condanna che gli era stata inflitta quasi un anno fa dalla Corte d’Appello di Potenza. È il 2015 quando un quattordicenne del metapontino racconta di aver avuto rapporti sessuali con il prete.

    La vicenda viene segnalata in Procura che apre un fascicolo nel quale oltre al nome del religioso viene iscritto anche quello di altre sette persone. Il racconto del minore appare convincente agli occhi dei giudici tanto che il sacerdote viene messo ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo della diocesi di Tursi – Lagonegro . Le indagini scattano in seguito alla denuncia della sorella maggiorenne del ragazzo, insospettita e preoccupata dagli incontri del fratello con persone conosciute sui social. La sorella del quattordicenne si accorge che il ragazzino chatta con adulti e concorda appuntamenti sessuali a pagamento. Tra i «clienti» si scopre che c’è anche don Calderaro, all’epoca parroco di San Costantino di Rivello. La Procura di Potenza, titolare delle indagini, fa arrestare tre persone, tra cui il prete che poi confesserà in parte le proprie responsabilità . Ma ad inchiodarlo c’erano comunque diversi elementi, compresi alcuni messaggi inequivocabili scambiati sotto mentite spoglie con il minore. Don Calderaro finisce ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo.

    Ai domiciliari finiscono anche altri due degli indagati mente per i restanti cinque scatta la misura dell’obbligo di firma. Secondo l’accusa gli incontri avvenivano sulla spiaggia tra Rotondelle e Nova Siri, fra il 2012 e il 2013. In almeno uno dei casi esaminati dagli investigatori il minore aveva meno di 14 anni. Il racconto del ragazzino passa al vaglio del tribunale di Potenza, della Corte d’Appello e poi della Cassazione. La fine di questo iter è la condanna definitiva piovuta l’altro ieri sul capo dell’ex sacerdote : 5 anni e tre mesi. Per la giustizia terrena il religioso è colpevole di pedofilia. Anche la Chiesa ha aperto un procedimento per valutare le responsabilità del suo pastore di anime. Il procedimento è ancora in corso.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/1154293/adescava-minori-online-cassazione-conferma-condanna-per-pedofilia-a-ex-parroco.html

  • Il prete accusato di abusi  “Reato prescritto” per nove giorni

    Il prete accusato di abusi “Reato prescritto” per nove giorni

    CATANIA. Nove giorni possono cambiare il destino di un processo. La sentenza di secondo grado è stata depositata nove giorni dopo l’avvenuta prescrizione. Quasi una beffa. 

    Si chiude così la vicenda giudiziaria, drammatica, che ha coinvolto il prete di Randazzo Vincenzo Calà Impirotta accusato di abusi ai danni di un minorenne. Il processo di primo e secondo grado si è chiuso con una condanna. In appello la pena è stata ridotta. Ma le motivazioni del verdetto della Corte d’Appello sono arrivate, forse per mero errore di calcolo, quando già era intervenuta la prescrizione. La Suprema Corte di Cassazione, a cui è arrivato il procedimento dopo il ricorso presentato dai difensori del parroco, non ha potuto far altro che prenderne atto. “Annulla gli effetti penali senza rinvio la sentenza impugnata per essere i reati estinti per prescrizione”, si legge nel dispositivo. A Randazzo, dove la comunità ha sempre difeso il sacerdote, la notizia si è immediatamente diffusa. E c’è chi parla di “giustizia è fatta”. Ma prescrizione non significa, giuridicamente, assoluzione.

    La Cassazione, infatti, scrive ancora: “Dichiara inamissibile il ricorso agli effetti civili e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese per il grado di giudizio alla parte civile”. 

    Su questo punto gli avvocati di parte civile tengono a fare le dovute precisazioni. “La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Catania – dichiarano a Livesicilia gli avvocati Sandro e Giovanni Costanzo Piccinino – per essere i reati estinti per prescrizione in data 01.07.2018, ovvero 9 giorni prima del deposito della sentenza della Corte di Appello di Catania avvenuto in data 10.07.2018. In ogni caso, la prescrizione non ha certamente cancellato nel merito i reati contesati, e sopratutto accertati, in due gradi di giudizio dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Catania. Ed in particolare, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso agli effetti civili, condannando il ricorrente al pagamento delle spese per il grado di giudizio di legittimità, e lasciando aperta la strada per l’eventuale azione in sede civile. In breve – concludono i due penalisti –  il granitico impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Catania (le cui indagini vennero poste in essere dal Pubblico Ministero Dott.sa Lina Trovato) ha retto al vaglio sia del giudice di prime cure che condannava il prelato a quattro anni di reclusione, sentenza confermata dalla Corte di Appello di Catania la quale riduceva la pena finale ad anni tre di reclusione”.

    https://catania.livesicilia.it/2019/06/25/il-prete-accusato-di-abusi-reato-prescritto-per-nove-giorni_500602/?fbclid=IwAR1E5Tgu-HwTT9pbJFh8p5IF6KKFnlISHJb20nVxwytRK3bb6UyIj7HUqzo

  • RANDAZZO: don Vincenzo Calà, si salva per prescrizione

    RANDAZZO: don Vincenzo Calà, si salva per prescrizione

    La Cassazione, pur confermando le pesanti accuse nei confronti di don Vincenzo Calà Improtta, per soli 9 giorni, è costretta ad archiviare, in quanto intervenuti i termini di prescrizione.

    Don Calà accusato di violenza sessuale ai danni di un  giovane, all’epoca minorenne, dal 2005 al 2007, era già stato condannato in primo grado a quattro anni, pena poi ridotta a tre durante l’appello, oggi “miracolato” grazie alla prescrizione. Tuttavia per lui resta aperta la sede civile alla quale rimanda anche la Cassazione, che conferma in tutti i punti, i reati imputati a don Calà.

    Redazione Web

  • FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    Il castello degli orrori: così viene chiamato “Il Forteto”. A parlarne oggi a La Vita in Diretta una vittima: Sergio Pietracito a 18 anni è entrato nella cooperativa per lavorare all’interno dell’azienda agricola. «Tutti i giorni erano uguali. Si lavorava dalla mattina alla sera. C’era una netta separazione tra uomini e donne, non ci si poteva guardare. E i rapporti dovevano essere solo omosessuali». E i proventi del lavoro andavano alla cooperativa. C’è poi un aspetto molto delicato, quello degli affidi. Il Tribunale dei minori li affidava all’azienda agricola. E su questo c’è una commissione d’inchiesta parlamentare. «Al Forteto sono entrati molti minori, circa 86, e alcuni anche dopo la condanna a Rodolfo Fiesoli». Sul “profeta” dice con rammarico: «È libero grazie ad un cavillo in attesa della Cassazione». Sergio Pietracito, presidente dell’associazione Vittime di Forteto, parla anche di famiglie che vendevano i propri figli inventando reati. Le violenze non venivano risparmiate a nessuno: «Ribellarsi voleva dire scappare, come ho fatto io». (agg. di Silvana Palazzo)

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ

    Per circa un trentennio all’interno della cooperativa “Il Forteto” furono commessi abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili. Quelle persone che il Tribunale dei minori aveva affidato alla comunità, associata ad un’azienda agricola, sono diventate vittime di un caso che oggi torna d’attualità. Una commissione parlamentare dovrà capire perché quella comunità sia stata accreditata come interlocutore istituzionale, nonostante provvedimenti giudiziari per abusi sessuali commessi al suo interno. «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia», aveva dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede annunciando la svolta in conferenza stampa. Lo stesso Guardasigilli ha affrontato personalmente la questione: appena entrato in parlamento presentò una mozione, poi respinta dal governo nel 2015. Ma non è questo l’aspetto più incredibile di questa vicenda. E lo sa bene Bonafede: «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto».

    COMMISSIONE PARLAMENTARE SU ABUSI FORTETO

    Un aspetto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiega con una metafora: «Lo Stato accompagnava le vittime sulla soglia del cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse». Per il Guardasigilli però c’è ancora molto da fare per fare piena luce sulla vicenda. A lavoro il commissario della struttura, l’avvocato Jacopo Marzetti, e la commissione d’inchiesta. Fondata negli anni ’70, la cooperativa “Il Forteto” era una delle principali comunità di recupero per minori provenienti da famiglie disagiate. Con gli anni è finita al centro di vicende giudiziarie, anche con condanne. Nonostante ciò ha proseguito la sua attività. Dopo una prima condanna del fondatore Rodolfo Fiesoli nel 1985, l’attività continuò e sulla vicenda si divise anche la magistratura. La “protezione” di Fiesoli cadde nel 2011 quando fu arrestato di nuovo per violenza sessuale su minori. La Procura di Firenze riprese a scavare negli orrori della comunità, del resto erano coinvolti anche collaboratori. Ma a seguito di una sentenza della Cassazione del 5 luglio scorso ci fu la scarcerazione di Rodolfo Fiesoli. Ora le vittime tornano a chiedere nuovamente giustizia.

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html

  • Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”

    Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”

    Emanuela Longo

    A Serina, paese in provincia di Bergamo, è successo un fatto alquanto emblematico: nel 2013 una ragazza, Valentina Cavagna, decide di denunciare le molestie subite anni prima da un prete quando era ancora minorenne. Dalla denuncia prendono il via le indagini poi culminate nei successivi processi che si sono conclusi con la condanna di don Marco Ghilardi, che in Cassazione ha ottenuto una pena di 6 anni. Nonostante la condanna però, l’incubo per la giovane vittima non è ancora finito perché ha dovuto fare i conti con le accuse che il paese ha rivolto a lei, schierandosi chiaramente dalla parte del prete in carcere. La vicenda delicatissima è stata affrontata oggi dalla trasmissione Storie Italiane suscitando l’indignazione di Eleonora Daniele che ha commentato: “invece di dare solidarietà alla ragazza hanno dato solidarietà a chi è stato condannato?! Ma vi rendete conto?”. A replicare è stato il sindaco, in collegamento con la trasmissione: “Nessuno ha messo in discussione il responso dei giudici anche se purtroppo non hanno fatto chiarezza”. Il primo cittadino ha ricordato l’assoluzione del sacerdote in primo grado “per non aver commesso il fatto”, mentre il Appello è stato condannato. “I giudici fanno il loro mestiere”, ha proseguito, spiegando che la lettera dei cittadini inviata per solidarietà al prete è stato solo un gesto sul piano personale, “nessuno ha mai fatto menzione della vicenda processuale”.

    ABUSATA DA PRETE, ELEONORA DANIELE CONTRO IL SINDACO DI SERINA

    “Ma un atto così non le sembra grave?”, lo ha incalzato la conduttrice di Storie Italiane. “Nessuno ha mai speso una parola contro la ragazza”, la replica del sindaco che ha ignorato la domanda della Daniele alimentando ulteriormente la polemica in studio. Parlando del prete, ha proseguito: “ha fatto tanto bene a Serina e la gente in modo spontaneo e senza fare qualcosa contro gli ha dimostrato solidarietà in questo momento di difficoltà”. Le testimonianze del paese hanno confermato la presa di posizione dei cittadini contro la ragazza: “C’è qualcosa che non torna”, “è una storia strana, si è saputo dopo tanti anni”, “conosciamo il nostro parroco, non credo alla ragazza”, sono solo alcuni dei commenti raccolti di chi parla di un vero e proprio “errore”. “Penso sia solo un approccio umanistico nei suoi confronti”, ha ribadito il sindaco, scatenando l’ira della padrona di casa: “rimaniamo allibiti da questo!”. “Lei non ha letto la lettera”, ha accusato il primo cittadino, continuando a tirare in ballo la solidarietà della popolazione. “Ma solidarietà di ché?”, è esplosa ancora la Daniele, “lei le ha lette le carte del processo?”. “Io non ho seguito il processo”, ha spiegato, “sabato sera ero a cena con il padre della ragazza e non ci sono problemi nei loro confronti. Non vedrete alcuna intervista o parole contro la ragazza, anzi massima solidarietà alla ragazza che ha sofferto e sta soffrendo”. Eppure, la Daniele ha contestato ancora una volta la lettera di solidarietà al prete: “Non andava fatta!”. Il sindaco ha espresso il suo disappunto, ribadendo le volontà dei suoi cittadini e smentendo di essere contro Valentina e contro la sentenza: “è solo solidarietà umana”. “Ma solidarietà umana verso un violentatore?”, ha domandato la Daniele. “Chi va in galera allora voi bruciatelo perchè sono tutti colpevoli! Io non la penso così”, ha replicato il sindaco. “La solidarietà su un abuso sessuale non ci deve stare!”, ha controreplicato la conduttrice. “Siamo dalla parte delle donne e dei più deboli!”, ha chiosato.

    Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”