Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cassazione

  • La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La Corte di Cassazione lo scorso novembre ha reso definitiva la condanna a due anni di reclusione inflittagli per abusi sessuali su una minorenne. Il sacerdote fu denunciato da una bambina di appena nove anni, la quale raccontò che le aveva messo le mani addosso dopo una lezione di catechismo.

    Padre Kevin ha sempre sdegnosamente respinto l’accusa ma la piccola confermò in sede di incidente probatorio davanti al gip tutte le dichiarazioni rese in fase d’indagini preliminari ai carabinieri. La bimba venne successivamente giudicata pienamente attendibile dai consulenti psichiatrici che l’esaminarono ripetutamente per ordine del giudice per le indagini preliminari.

    «Non voglio più andare, non voglio più andare, mi ha chiesto di fare l’amore…» raccontò nel maggio del 2004 la piccola, agitatissima e in lacrime, alla cassiera d’un bar poco distante dalla canonica. Dopo qualche minuto entrò padre Kevin. La bambina s’ammutolì e scappò via, tornando a casa e raccontando tutto ai genitori. Il sacerdote, invece, chiese una bibita e tornò in chiesa.

  • Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    La Corte spiega la completa credibilità della vittima e ritiene inattendibili le testimonianze di don Gabriele Pedrotti e della catechista Adriana Culati Vigni ” legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima”, già definite “confuse ed evasive” dalla Corte di Apello. I due, nel orso di una intercettazione telefonica, parlavano di uno “scivolone” di don Carli che «non si sarà probabilmente ripetuto» e di «un fondo di verità» delle accuse. I due avrebbero avuto un interesse personale a tenere nascosta la vicenda.

    I link al giornale Alto Adige che spiegano anche che né la Curia né la parrocchia pagheranno alcun risarcimento:

  • Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
    I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia
    Dirà messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso

    BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall’oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

    L’ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l’immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
    La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L’opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L’esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

    Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L’atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l’esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell’Aja. Fino all’11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell’innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
    La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull’emittente
    Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
    I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l’ipnosi. Dapprima è l’interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

    La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell’aprile del 2008 l’appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell’assoluzione, pone l’accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
    Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l’indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l’avvocato Arnaldo Loner – . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d’appello.

    «Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

    Marco Imarisio
    26 marzo 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_26/imarisio_prete_pedofilo_d1cfef20-19dc-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml

  • «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    «Don Carli paghi» Scontro tra legali

    Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento quanto piuttosto di ottenere giustizia»: Così la parte civile nel processo a don Carli. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Dunque, niente condanna ma l’imputato «dovrà far fronte al risarcimento per 760 mila euro». E la Curia, dicono, dovrebbe prenderne atto. BERTOLDI A PAGINA 17

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AB1PO_AB104.html

    «Per difendere don Giorgio la Chiesa sta ignorando anche il Santo Padre»

    Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 17 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento economico quanto piuttosto di ottenere giustizia e di dimostrare che il racconto della ragazza era veritiero». E’ quanto puntualizza l’avvocato Arnaldo Loner, uno dei legali di parte civile nel processo a don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in canonica per quattro anni e mezzo una parrocchiana all’epoca dei fatti (dal 1989 al 1994) bambina. All’inizio degli abusi la piccola avrebbe avuto otto anni. La vicenda è notissima ma neppure la sentenza della Corte di Cassazione pare aver chiuso definitivamente il caso. Da un punto di vista giuridico sembra ormai assodato che il giudice di legittimità abbia confermato l’impostazione della sentenza di secondo grado con cui il sacerdote venne condannato a sette anni e mezzo di reclusione. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza di secondo grado ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Per effetto della prescrizione il sacerdote non dovrà scontare la condanna ma l’imputato dovrà comunque far fronte alle statuizioni civili, cioè al risarcimento per 760 mila euro a favore della ragazza denunciante e dei suoi genitori che si erano costituiti parti civili. Di fatto, don Giorgio è stato salvato dalla prescrizione anche perchè, in caso contrario, si dovrebbe arrivare all’assurdo di un imputato da considerarsi innocente ma condannato al pagamento di un rilevante risarcimento alla parte lesa. In tal senso le motivazioni che la Corte di Cassazione andrà a depositare entro un mese chiariranno definitivamente la questione. Nel frattempo però la Curia sta riabilitando in toto il sacerdote bolzanino che dovrebbe tornare a fare il parroco a Bolzano a distanza di quasi un anno dalla condanna decisa dalla corte d’appello. Don Giorgio appare forte degli esiti di un’indagine interna della Chiesa altoatesina che avrebbe stabilito che le violenze sessuali ai danni della denunciante non sarebbero mai avvenute. «I giudici non avrebbero mai potuto confermare in pieno il risarcimento se avessero ritenuta non certa la responsabilità di don Giorgio» spiega ancora l’avvocato Loner il quale si dice realmente sorpreso della difesa a spada tratta della Curia nei confronti del sacerdote. «Ho letto di un’inchiesta interna che avrebbe stabilito la piena innocenza del sacerdote – dice ancora il legale – ma allora vuol dire che nel nostro Paese le sentenze emerse attraverso tre gradi di giudizio non valgono più nulla. Vuol dire, in altre parole, che non viene addirittura più riconosciuto il ruolo della magistratura, il potere giudiziario…» In questa polemica c’è spazio anche per una citazione di Papa Benedetto XVI che ha detto “punite i colpevoli e aiutate le vittime”. «Ma la vittima – dice l’avvocato Loner – per assere aiutata deve essere individuata come tale. Qui si è deciso di agire in maniera opposta». Intanto don Giorgio ha confermato di non aver alcuna intenzione (nè di essere in grado) di versare alla parte lesa 760 mila euro. «Sarà la famiglia della ragazza a decidere cosa voglia fare. I presupposti per un’azione in sede civile ci sono ma, ribadisco, l’obbiettivo non erano i soldi quanto il riconoscimento di una verità sconvolgente che tanto male ha fatto». – Mario Bertoldi

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AZ6PO_AZ601.html

  • Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    MARILÙ MUSTO È stata aperta un’istruttoria presso la Congregazione della dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, sul caso di don Marco Cerullo, il prete di Villa Literno condannato a sei anni e otto mesi di carcere per aver violentato un suo alunno di dodici anni nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, pochi giorni prima di Natale.

    Era stato proprio il pretesto di un progetto scolastico sul Natale a spingere don Marco a portare con sé l’alunno fuori dall’istituto scolastico e ad abusare di lui: «Andiamo a comprare i colori per addobbare il presepe», aveva detto alle insegnanti. Poi, nella segreteria della scuola, pochi minuti dopo, arrivò la telefonata dei carabinieri che avvertiva il vicepreside dell’arresto del sacerdote, colto in flagranza di reato.

    Il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere nella sua perizia, durante il processo, aveva spiegato che gli abusi erano avvenuti più di una volta, non solo in auto ma anche nell’abitazione del religioso. Don Marco avrebbe inviato «messaggi amorosi al bambino persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali». L’insegnante di religione che tutti consideravano «un giovanotto buono e gentile» e che all’epoca dei fatti aveva trentatré anni, è tuttora ospite di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, ma la sua permanenza nel centro di accoglienza potrebbe terminare con l’applicazione, da parte della magistratura, del nuovo provvedimento normativo antiviolenze che ha esteso l’obbligatorietà della custodia in carcere per i reati di violenza sessuale. Il tribunale ecclesiastico di Roma, in modo parallelo, ha aperto a sua volta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote al termine della quale a don Marco potrebbe essere vietato, in modo definitivo, di amministrare i sacramenti.

    Un passo in avanti è stato fatto anche da chi fino ad ora aveva taciuto nei confronti di questa vicenda. Il vescovo di Aversa Mario Milano, infatti, ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», cioè la sanzione disciplinare che sospende il sacerdote fino a quando la Congregazione non si pronuncerà in merito. Il caso di don Marco, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, si è chiuso con una sentenza in primo grado emessa dal gip Francesco Chiaromonte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. L’avvocato del sacerdote, Carmine Ucciero, ha impugnato la sentenza dinanzi alla corte di appello e l’avvocato della vittima, Costantino Puocci, in questi giorni dovrà notificare l’esecutività del risarcimento danni riconosciuto alla famiglia del bambino per una somma pari a cinquanta mila euro.

    Ma la pena inflitta al sacerdote è sembrata troppo mite anche per il procuratore generale che è ricorso innanzi alla corte di cassazione contro la condanna emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ritenendo quest’ultima più lieve di quella dovuta. Il gip sammaritano, infatti, secondo la Procura generale, avrebbe omesso di applicare interdizioni più rigide.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090322&ediz=CASERTA&npag=42&file=obj_4145.xml&type=STANDARD

  • “Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

    “Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

    Il giorno dopo la sentenza che ha risolto il caso don Carli con la prescrizione del reato ecco il duello sul senso

    da dare al provvedimento. Dalla Curia esce un comunicato ufficiale che reintegra il sacerdote. E poi: «Don Giorgio riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». Lettura opposta da parte della procura: «La corte ha ritenuto don Carli responsabile fissando in 760 mila euro il risarcimento».

    «La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio ad altro organo giudicante, la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello, per intervenuta prescrizione del reato. Di conseguenza resta viva ed efficace solo la sentenza assolutoria di primo grado». Dalla prescrizione del reato (con conferma della condanna al risarcimento delle parti civili per 760 mila euro) gli avvocati difensori ritengono ora che don Giorgio non possa in alcun modo essere considerato colpevole dei reati a lui contestati.

    Sofismi giuridici che dovrebbero restituire don Giorgio Carli, da sempre uno dei sacerdoti più stimati ed apprezzati dalla comunità cristiana, alla sua gente e alla sua parrocchia. E’ proprio quanto ha comunicato ieri sera la Curia vescovile con un comunicato congiunto della Diocesi e degli avvocati difensori Alberto Valenti e Franco Coppi.

    «A carico di don Giorgio – scrivono i due legali – non esiste più alcuna sentenza di condanna». Di conseguenza il sacerdote non può essere considerato in nessun caso «colpevole». «Per parte nostra – si legge nel successivo comunicato ufficiale della Diocesi – abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale».

    Don Giorgio Carli, dunque, torna al suo posto tra i fedeli della comunità cristiana. E la Diocesi lo fa tornare da innocente tralasciando ogni considerazione (a questo punto scomoda) sulla conferma da parte della Suprema Corte dell’esistenza del reato (che senso avrebbe avuto dichiarare prescritto un reato inesistente?) e sulla conferma al risarcimento delle parti civili per ben 760 mila euro.

    E’ vero che le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione non sono state ancora depositate (e dunque non si conosce ancora nel dettaglio il filo logico seguito dai giudici di legittimità) ma è anche vero che è ben difficile ipotizzare che la Corte abbia potuto avvallare l’ipotesi di un risarcimento di quella entità a carico di un imputato da considerarsi innocente. E’ quanto sottolinea anche l’avvocato di parte civile Arnaldo Loner secondo il quale «la conferma del risarcimento alla parte lesa ha un solo significato e cioè che i giudici si sono detti convinti che i fatti contestati sono realmente avvenuti e che il racconto fatto dalla ragazza corrisponde alla verità».

    Sulla stessa linea c’è anche la Procura della Repubblica di Bolzano. «Don Giorgio Carli non è stato condannato penalmente perchè è trascorso troppo tempo dai fatti – spiega l’ex procuratore Cuno Tarfusser che curò l’inchiesta assieme alla collega Donatella Marchesini – ma la Cassazione ha accertato la sussistenza del reato. Questo significa che la Procura aveva visto giusto. Sono estremamente soddisfatto sotto il profilo professionale e faccio i miei complimenti alla collega Marchesini per il lavoro svolto».

    Posizioni diamentralmente opposte, dunque. La Diocesi ritiene che don Carli debba essere considerato innocente a tutti gli effetti, la Procura risponde sostenendo che certe posizioni mirano semplicemente a diffondere disinformazione per deformare il reale risultato processuale. «Del resto – puntualizza ancora l’ex procuratore Tarfusser – va anche detto fuori dai denti che la Curia ha sempre cercato in tutte le maniere di ostacolare le indagini e non ha mai collaborato».

    Parole pesanti che il magistrato ritiene più che legittime sulla base del verbale di interrogatorio dell’allora vescovo Wilhelm Egger. Sentito in qualità di teste, decise di non rispondere a quasi tutte le domande degli inquirenti richiamandosi al segreto professionale. «Una posizione di totale chiusura nei confronti di chi cercava la verità» spiega ancora l’ex procuratore il quale sottolinea anche un altro concetto: «Alla prescrizione si può rinunciare – dice – non mi risulta che don Giorgio l’abbia fatto. Anzi gli avvocati difensori nelle memorie hanno fatto esplicito riferimento anche alla possibile prescrizione del reato».

    Secondo l’ex procuratore, però, dev’essere chiaro anche un altro concetto giuridico: «Il giudice nell’applicare la prescrizione deve preliminarmente valutare il fatto. Se all’esito

    della valutazione si fosse arrivati a ritenere che l’imputato era da considerarsi innocente il giudice non avrebbe potuto dichiarare la prescrizione del reato ma avrebbe dovuto pronunciare una sentenza di assoluzione, perchè più favorevole all’imputato. Ma per don Giorgio Carli così non è stato».

  • Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Dal sito della diocesi di Bolzano

    21.03.2009 Presa di posizione
    Presa di posizione da parte degli avvocati Valenti e Coppi

    Secondo l’avvocato Valenti e l’avvocato Coppi interpellati sulla sentenza di ieri, la situazione verificatasi con la decisione della Corte di Cassazione è la seguente:
    E’ noto sino ad oggi soltanto il dispositivo della sentenza: “La Corte dichiara il reato contestato al ricorrente estinto per intervenuta prescrizione e quindi annulla l’impugnata sentenza, senza rinvio”. La Corte non ha aggiunto altro a queste poche parole, riservandosi ovviamente di depositare una congrua motivazione successivamente e cioè in tempi che possono essere anche di qualche mese.
    Le conseguenze di ciò sono che l’unica sentenza che condanna don Giorgio è quella della Corte di Appello di Bolzano, la quale è stata annullata. Perciò non esiste più alcuna sentenza di condanna a carico di don Giorgio, il quale, quindi, non può essere dichiarato in nessun caso “colpevole”, in forza di una sentenza annullata.
    Resta quindi viva ed efficace soltanto la sentenza di primo grado del Tribunale di Bolzano, che assolveva don Giorgio Carli.
    Nel processo che ci riguarda, all’azione penale si è affiancata anche una pretesa ed una azione civile della presunta parte lesa, che si è costituita per tutelare i suoi interessi e chiedere il risarcimento di un altrettanto presunto danno.
    Secondo il Codice di Procedura Civile “il Giudice di appello o la Corte di Cassazione, nel dichiarare il reato estinto per prescrizione, decidono anche sull’impugnazione ai soli effetti civili delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono i soli interessi civili”. Questo è avvenuto anche nel nostro caso.
    Vi è da osservare però che, essendosi la prescrizione del reato e l’estinzione del medesimo verificata prima del giudizio in grado di appello, tale principio non sembra applicabile al nostro caso, tanto che la difesa si è fermamente opposta in Cassazione contro ogni liquidazione del danno.
    La Corte ha deciso tuttavia in senso contrario
    , ma non è nota la relativa motivazione, che attendiamo di leggere con il deposito della sentenza.
    Per rispondere alla stampa di oggi, che parla di dichiarazioni rese da don Giorgio Carli, il quale avrebbe “dichiarato di non rinunciare all’applicazione della prescrizione”, si precisa che si tratta di un grossolano falso, perché nessuno mai ha fatto una dichiarazione di tal genere: né don Giorgio Carli, il quale non era presente in Cassazione ed era l’unico legittimato eventualmente a farla, né tanto meno i suoi difensori, i quali non ne sono stati nemmeno richiesti dai Giudici della Cassazione e comunque, non erano autorizzati a farla.
    La conseguenza di quanto sopra è che nessuno può dichiarare, se non falsificando la realtà, “colpevole” don Giorgio Carli di un reato dichiarato prescritto, perché estinto prima di una sentenza di condanna poi annullata, come nel nostro caso dalla sentenza di Cassazione.

    Presa di posizione da parte della Diocesi

    La presa di posizione degli avvocati Valenti e Coppi chiarisce il vero significato della sentenza della Cassazione del 19 marzo 2009. Anche se essa non fa definitiva chiarezza, comunque ne deriva che don Giorgio Carli non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado. Così rimane in vigore solo la prima sentenza di assoluzione.
    Per parte nostra abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco e ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale.

     

  • “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Corriere Alto Adige pag. 3
    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Data: 21/03/09

    Corriere dell’Alto Adige – BOLZANO –
    sezione: PRIMOPIANO – data: 2009-03-21 num: – pag: 3

    Il verbale
    I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini

    BOLZANO — Il verbale del primo marzo 2004, che contiene le domande fatte dai magistrati Donatella Marchesini e Cuno Tarfusser all’allora vescovo Wilhelm Egger dimostrano — secondo la Procura — un atteggiamento omissivo, che probabilmente ha avuto un’influenza negativa sul processo contro don Giorgio Carli. Il pm chiede: «Come è perché è stato deciso il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di Don Bosco a Regina Pacis?». Egger: «Non intendo rispondere richiamandomi al segreto professionale». Il magistrato: «Vi è un numero predeterminato di sacerdoti?». Il vescovo: «Non rispondo più a queste domande».
    Tarfusser: «In cosa consiste il segreto professionale in relazione al numero dei sacerdoti che compongono la commissione». Egger: «Perché i tre menzionati sono alla guida della diocesi, mentre gli altri vengono scelti e comunque non rispondo più». Poi altri «A questa domanda non rispondo». Lo stesso don Paul Renner, sul Corriere dell’Alto Adige di domenica, ha sottolineato che «a suo tempo l’accusa colse di sorpresa la Curia, che però reagì in modo confuso e tiepido».
    S. P.

    Prescrizione per don Carli

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. Responsabile ma graziato dalla prescrizione. Don Giorgio Carli evita di dover scontare in carcere i sette anni e mezzo di reclusione che gli erano stati inflitti dalla Corte d’appello ma non esce certo a testa alta dal processo. La Cassazione ha stabilito che le violenze sessuali ai danni della bambina che all’epoca frequentava la parrocchia di San Pio X ci furono. Don Giorgio non dovrà scontare in carcere la pena perchè è trascorso troppo tempo ma dovrà risarcire la parte lesa. Era stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote (Franco Coppi, Alberto Valenti e Flavio Moccia) hanno detto che il loro assistito, pur dichiarandosi innocente, non rinuncia alla prescrizione. La sentenza è trapelata ieri sera da Roma poco prima delle 23. L’ultimo episodio di violenza sessuale ricostruito dalla giovane donna risale al 3 maggio 1994, prima che il sacerdote venisse trasferito alla parrocchia Don Bosco. BERTOLDI A PAGINA 13

    L’incubo è iniziato sei anni fa

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 13 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Oggi don Giorgio Carli ha 46 anni. Era la mattina del 14 luglio 2003 quando venne arrestato e portato in carcere con l’accusa di aver violentato per 4 anni e mezzo (dal 1989 al 1994) una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bambina. E’ in quella mattina che inizia l’incubo di un sacerdote che sino ad allora era sempre stato apprezzato e stimato dalla comunità della sua parrocchia. La Curia ed i fedeli sono sempre stati dalla sua parte. Originario di San Giacomo, don Giorgio entra in seminario minore da adoloscente e frequenta le magistrali a Bolzano. Dopo il diploma, il passo decisivo. Don Giorgio si trasferisce a Bressanone dove studia per sei anni teologia al seminario maggiore. Nel 1989 si arriva all’ordinazione. Il primo incarico lo porta ad operare proprio alla parrocchia di San Pio X ove sarebbero poi avvenute le violenze sessuali a catena ai danni di una bambina. Sei anni dopo, pur restando all’interno dello stesso quartiere, viene trasferito alla parrocchia Don Bosco.

  • Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    A quanto pare la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento civile. Dunque la Cassazione avrebbe riconosciuto la responsabilità di don Giorgio Carli, escludendo la punibilità penale solo per prescrizione

    Dal Corriere della Alpi del 20/03/2009, pag. 3

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa
    Renner: «Un epilogo paradossale»

    BOLZANO — Davanti a un quadro interpretativo ancora pienamente da definire sulla vicenda, don Paolo Renner, a capo dell’Istituto di Scienze religiose, non si tira indietro nel ribadire a caldo le sue (vecchie e nuove) perplessità.

    «Se c’è un proscioglimento ma poi si dice che si paga lo stesso un risarcimento, allora a mio avviso esiste un paradosso — spiega Renner — anche per questo, prima di dare giudizi definitivi bisogna senza dubbio vedere quali siano esattamente le motivazioni di questa ultima decisione dei giudici. Certo che l’intera vicenda giudiziaria è sempre stata, da un certo punto di vista, “fumosa”. Speravamo che emergesse maggiore chiarezza anche su una modalità processuale che ha lasciato perplessi sia normali cittadini ma anche molti magistrati, che hanno avanzato dubbi sul peso dato alla psicologia e alla psicoterapia in questo procedimento».

    La richiesta di questo ingente risarcimento farà discutere molto: «Se questo lato della vicenda potrebbe gettare ombre su don Carli? Dico che della sua presunta colpevolezza finora non sono riusciti a convincerci — prosegue don Renner — caso mai, il problema è se chiunque o meno possa andare dallo psicoterapeuta e accusare chiunque altro di un presunto danno per cui poi quest’ultimo è chiamato a pagare».
    Il riferimento è alla ricostruzione data dalla presunta vittima delle violenze, appunto scaturita da una serie di «sedute».

    «Se vogliamo usare la psicologia e suoi quadri clinici, allora usiamo tutto e in modo sistematico e allora magari ci si interrogherebbe su come un presunto autore di reati così gravi, negli anni avrebbe avuto molte probabilità di ripetere questi gesti, queste debolezze — spiega Renner, facendo riferimento anche alla tesi del luminare Gullotta — e invece su don Carli, non c’è stato nessun altro sospetto. Ricordiamoci poi che sul suo diario la presunta vittima scriveva di essere entusiasta di don Giorgio .

    E allora? Forse nella memoria della presunta vittima c’è stato un abbaglio, o forse c’è stata un’altra persona che ha fatto quelle cose, chissà. Sono tante le ipotesi. Di certo le prove non sono state inconfutabili. Forse una decisione come quella di oggi “farà giurisprudenza” e allora avremo presumibilmente una valanga di processi, anche su base magari pretestuale, come c’è stata in America sul mobbing.

    O ricordiamoci i ragazzini che in Germania hanno accusato i propri insegnanti di varie forme di violenza per scoprire poi che si trattava di millantatori o di giovani che volevano farsi grandi, o cose del genere». Ultima sottolineatura di don Renner: «Dispiace vedere che in tempi come questi si getti fango su un educatore che, fortunatamente per tutti, potrà continuare a fare del bene».
    La notizia è rimbalzata in Curia. Il vescovo Golser è stato informato nella notte.
    P. P.
    Colpevolisti L’avvocato Loner, il pm Marchesini e il giudice Tarfusser

  • Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    BOLZANO – Prosciolto per prescrizione: si e’ conclusa cosi’ in Cassazione la vicenda di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa di avere abusato di una sua parrocchiana minorenne.

    E’ stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote – rappresentato in aula dall’avvocato di Bolzano Alberto Valenti e dal noto penalista Franco Coppi – hanno detto in aula che il loro assistito non rinuncia alla prescrizione. Don Carli, 44 anni, che si e’ sempre professato innocente, era stato condannato in appello per abusi nei confronti della parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti.

    Il 14 luglio 2003 il religioso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata ai danni della giovane donna, all’epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Ad una assoluzione in primo grado era seguita una clamorosa condanna in Corte d’appello, dove il prete era stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione. Al centro della vicenda una giovane che, dopo una serie di sedute psicanalitiche, disse di avere fatto riaffiorare nella sua memoria le violenze subite in canonica quand’era ancora bambina.

    Nel corso dei processi si è assistito a un vero duello tra le tesi contrapposte della difesa e dell’accusa. I legali del prete hanno sempre messo in dubbio che ricordi di questo genere possano riaffiorare durante un percorso terapeutico, finendo tra i punti determinanti di un capo d’accusa penale. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici avevano sostenuto che “la teoria suggestiva del ‘falso ricordo’ é incompatibile con la mole dei dettagli e la perfetta coerenza della deposizione”. In sostanza – questa fu la posizione della corte d’appello – quanto detto dalla giovane donna ed emerso dopo le sedute psicanalitiche, corrisponderebbe al vero perché suffragato da una serie di circostanze probatorie che in primo grado, invece, non erano state considerate attendibili.