Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cassazione

  • Parroco in perizoma, denunciato

    Parroco in perizoma, denunciato

    Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)

    Sabato, 03 novembre 2007

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/3274/1/

  • CSM: TRASFERITO IL PM CHE INDAGA SU DON GELMINI

    CSM: TRASFERITO IL PM CHE INDAGA SU DON GELMINI

    (AI) CSM: TRASFERITO IL PM CHE INDAGA SU DON GELMINI
    Il procuratore capo di Terni, Carlo Maria Scipio, titolare dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali compiuti da Don Gelmini, dovra’ lasciare l’incarico di dirigente dell’ufficio giudiziario. Lo ha stabilito il plenum del Csm che ha nominato al suo posto Fausto Cardella, attuale consigliere di Cassazione.

    Quest’ultimo, infatti, si era rivolto alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato), dopo che Palazzo dei Marescialli, un anno e mezzo fa, aveva nominato Scipio a capo della procura umbra. Il Consiglio di Stato dunque aveva accolto il ricorso di Cardella e quindi il Csm ha dovuto riconsiderare il caso.

    Il plenum, votando le due proposte di nomina presentate dalla quinta commissione, ha approvato a maggioranza la nomina di Cardella. A favore di Scipio ha votato infatti soltanto il gruppo di Unicost, nonche’ i laici Vincenzo Siniscalchi (Ds) e Michele Saponara (Fi). Astenuti, invece, il primo Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e il Procuratore Generale Mario Delli Priscoli. Anche il vice presidente Nicola Mancino ha sostenuto la nomina di Cardella.

    http://www.repubblica.it/news/ired/ultimor…tml?ref=hpsbdx2


    I consiglieri cattolici contro il PM che indaga su don Gelmini

    http://www.telereggiocalabria.it/dettaglio_news.php?id=2061

    Via Pruratore inchiesta Don Gelmini, spaccatura in Plenum
    Giovedì 13 Settembre

    La decisione di nominare Cardella alla guida della procura che sta indagando su Don Gelmini in sostituzione di Carlo Maria Scipio ha spaccato il plenum del Csm. I voti a favore dell’ex pm perugino, ora in Cassazione, sono stati 16: con lui si sono schierati il vice presidente del Csm , Nicola Mancino, i togati di Magistratura Indipendente, di Magistratura democratica e del Movimento per la Giustizia, oltre ai laici di centro-destra (ad eccezione di Michele Saponara, di Fi) e quelli di centro-sinistra (escluso Vincenzo Siniscalschi, dei Ds, relatore della proposta pro-Scipio). Per la riconferma del procuratore di Terni si è schierata Unità per la Costituzione, convinta- come ha spiegato per il gruppo Giuseppe Maria Berruti- che la sentenza del Consiglio di Stato non imponesse affatto la nomina di Cardella, ma semplicemente di motivare meglio la scelta di Scipio. Si sono astenuti il primo presidente Vincenzo Carbone e il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli. Sulla decisione di oggi, afferma Siniscalchi, non ha pesato l’inchisetsa su don Gelmini:” non ha pesato ed escludo che vi possano essere ripercussioni su questa inchiesta delicatissima”. Al Csm c’é chi sostiene, chiedendo di non essere citato, che pressioni a favore della sostituzione siano venute da esponenti della Margherita e dell’Udc. (ANSA)

  • Lago di Garda. Prete in perizoma si masturba davanti a bambino. Condannato don Armando Rizzioli

    Lago di Garda. Prete in perizoma si masturba davanti a bambino. Condannato don Armando Rizzioli

    In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino
    Parroco in perizoma, denunciato
    Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…ciato/1696417/6

  • In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino

    In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino

    Parroco in perizoma, denunciato – Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi.

    E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)Torna indietro

  • Don Giacomoni va in carcere. Confermata condanna in Cassazione per pedofilia

    Don Giacomoni va in carcere. Confermata condanna in Cassazione per pedofilia

    L’INCHIESTA INDAGINI CONCLUSE, SI VA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO. FARNEDI PATTEGGERA?

    Don Giacomoni si difende: «Non sono un pedofilo» INCHIESTA CHIUSA, con una ‘confessione’, ininfluente però ai fini delle indagini: «Sono omosessuale, non un pedofilo».

    Queste le parole di don Giuseppe Giacomoni, l’81enne sacerdote fondatore della casa alloggio per immigrati, nonché associazione socio caritativa, ‘Arcobaleno’ di Gatteo Mare. Il prelato fu arrestato nel dicembre del 2006 con l’accusa di aver violentato un 15enne immigrato di cui era il tutore affidatario. Il parroco è stato interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio – ora titolare dell’inchiesta, prima affidata alla collega Alessandra Serra – poco prima che il magistrato sigillasse definitivamente le indagini.

    ORA SI ATTENDE solo la richiesta di rinvio a giudizio, che avverrà dopo che i legali della difesa avranno fatto le eventuali controrichieste alle conclusioni della Procura. Il sacerdote si dichiara innocente e convinto di smontare le accuse in aula. Storia diversa per Giuseppe Farnedi, 62 anni, titolare del ristorante ‘La Scogliera’, che quasi certamente sceglierà il rito abbreviato e il patteggiamento. Nell’indagine venne arrestato anche Dan Joan Cilean, rumeno di 25 anni.

  • Asilo Sorelli. Assolti in Cassazione don Stefano Bertoni e altri imputati

    Asilo Sorelli. Assolti in Cassazione don Stefano Bertoni e altri imputati

    Processo alle maestre di Brescia
    Abusi all’asilo chiesti 20 anni

    Oltre 125 anni di carcere: è la somma delle pene richieste per otto imputati – sei maestre, un bidello e un sacerdote – sotto processo a Brescia da più di due anni perchè accusati di aver abusato di una ventina di bambini che frequentavano una scuola materna del centro città.
    I capi d’imputazione sono pesantissimi e comprendono anche l’associazione finalizzata alla produzione di materiale pedo-pornografico.
    A pronunciare la requisitoria, durata un’intera settimana no-stop, i titolari dell’indagine, i sostituti procuratori Roberta Licci e Paolo Guidi. Le richieste di pena vanno da un massimo di vent’anni, per una delle insegnanti, a un minimo di 9 anni e sei mesi, per il sacerdote.
    I fatti risalgono all’anno scolastico 2003. La sentenza, attesa per la primavera, sarà pronunciata dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia, presieduta da Francesco Maddalo.
    Secondo l’accusa, i bambini sarebbero stati portati dalle maestre fuori dall’edificio per partecipare a feste mascherate in cui sarebbero stati violentati. Quando scoppiò lo scandalo nel 2003, la città si spaccò in due, tra innocentisti e garantisti. Non era la prima volta che Brescia si trovava al centro di episodi del genere. Nel novembre 2001, la scuola materna Abba finì al centro di indagini per pedofilia. Sul banco degli imputati un ausiliario, due bidelle e la coordinatrice scolastica; cinque i bambini coinvolti. Nel maggio 2003 altri episodi alòa Sorelli. Vengono arrestate due maestre. Una di loro lavorava nella prima scuola al tempo dello scandalo del 2001 ma non era stata coinvolta in nessun modo nell’inchiesta. L’altra, nel 1975 era finita al centro di una vecchia inchiesta per abusi e poi prosciolta. Nel giugno 2004 continua l’inchiesta sulla Sorelli e coinvolge altre 10 persone (4 maestre, 3 bidelli e 3 sacerdoti). Ma solo le 2 maestre arrestate vanno a processo, per il secondo troncone c’è un supplemento d’indagine. I bambini sono 23. Il processo alle due maestre, che intanto sono agli arresti domiciliari, parte nell’ottobre 2004. Ieri, a più di due anni di distanza, le pesanti richieste di pena.

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews….78-0641FC6F6813}

    Brescia: pedofilia in scuola materna, tutti assolti
    BRESCIA – Sono stati tutti assolti gli otto imputati accusati di abusi nei confronti di bambini di una scuola materna comunale di Brescia. La sentenza e’ stata letta questa mattina dal presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia, Francesco Maddalo. A processo erano stati rinviati un bidello, un prete e sei maestre. Il pubblico ministero aveva chiesto fino a 20 anni di carcere. Dopo la sentenza, ci sono state scene di tensione da parte delle madri dei bambini coinvolti. (Agr)


    MAESTRE, PRETI E PEDOFILIA E BRESCIA SI SPACCA IN DUE
    L’INCHIESTA. Oggi la prima udienza di un processo che lacera la città. Le accuse dei genitori, l’imbarazzo della Curia.
    lunedì 18 ottobre 2004 , di la Repubblica

    zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa

    La parola ai giudici, ma accusa e difesa si scontrano

    da un anno in piazza a colpi di omelie e volantini

    dal nostro inviato DARIO OLIVERO

    BRESCIA – Via San Faustino attraversa come un fiume il centro storico di Brescia e lo divide in due. Da una parte, i palazzi che guardano verso il castello, la parte ricca. Dall’altra, il quartiere popolare del Carmine che qualcuno chiama “Carmen Street” per dargli un’aria da improbabile Bronx padano. La storia che ha lacerato Brescia incomincia qui, nella scuola materna vicino alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita che si affaccia sulla via. Il processo che si apre oggi ha come imputate due maestre d’asilo di 52 e 50 anni che devono difendersi dall’accusa di pedofilia. In particolare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia.

    Sono stati i bambini a raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi. Ma il dibattimento è solo il primo troncone di un’inchiesta in cui sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa l’archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti.

    UNA CITTA’ CHE VACILLA. Dodici persone in tutto che rappresentano in un colpo solo tutto quello che Brescia ha sempre portato come modello: il suo sistema educativo, le sue strutture sociali, la sua vocazione di cooperazione e solidarietà, la sua Chiesa che da quindici secoli ne costituisce l’anima istituzionale, politica e spirituale. Una macchina sociale che rischia di collassare per aver tradito i suoi figli. Per questo da più di un anno, da quando questo incubo collettivo è incominciato qualcosa nell’anima della città si è rotto. Difficile pensare che non sia successo nulla, impossibile pensare che sia successo qualcosa. Per questo un processo, il processo, c’è già stato. Ed è avvenuto sulla pubblica piazza. E per questo oggi sono in molti a non voler parlare di questa storia a voler spegnere i riflettori.

    LE PIAZZE CONTRAPPOSTE. Un processo che ha tanti protagonisti: parroci che si difendono dal pulpito, sacerdoti che conducono inchieste parallele, associazioni che denunciano l’esistenza di una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a Brescia, fiaccolate di solidarietà per gli indagati, interventi del Garante della privacy e dell’Anm. In tutto questo 23 bambini (quelli del processo odierno sono nove) dai tre ai cinque anni e 21 famiglie sono finiti travolti da una storia troppo grande per loro. Genitori schiacciati tra spese legali e terapeutiche. Mariti che cercano lavoro in altre città, mogli che implorano i mariti di farlo.

    LE MAESTRE SOTTO ACCUSA. Mentre il processo incomincia si sta concludendo il primo grado di un altro dibattimento analogo che vede imputati per accuse di pedofilia quattro maestre, tre bidelli e una coordinatrice di un’altra scuola materna cittadina. Il precedente, oltre che inquietante, è importante perché le due insegnanti sotto processo oggi, lavorarono anche nella prima scuola. Per loro a settembre 2003 si aprono le porte del carcere. Ci resteranno dieci mesi prima di ottenere i domiciliari. Sono state tirate in ballo dalle parole dei bambini che raccontano di essere stati portati fuori dalla scuola e costretti a “giocare” con altri adulti e da questi fotografati. Con il passare delle settimane, sempre più bambini vengono ascoltati. E nei loro racconti emergono sempre più particolari. Altre persone finiscono sul registro degli indagati. Altre quattro insegnati, tre bidelli. E il livello dello scontro si alza quando tre sacerdoti vengono coinvolti nell’inchiesta.

    LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi.

    LA CROCIATA. E c’è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all’Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all’organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. “In questi mesi ho preparato un dossier – spiega – in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia”. Ma allora come è potuto accadere? “Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda”. Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. “Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo”. Quale? “Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione”.

    LA CURIA. Don Neva è solo uno dei protagonisti in campo, ma è una presenza vistosa e battagliera. E’ prete di strada ma anche rappresentante di spicco della Chiesa bresciana. Alla domanda: lei non teme che la sua posizione crei imbarazzo alla curia? risponde: “Il mio demone buono, il mio demone socratico, quando ho incominciato una battaglia per la giustizia non mi ha detto fermati. E non me lo ha detto neanche il mio vescovo”. La curia si è espressa ufficialmente una volta sola ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. E il vicario generale monsignor Francesco Beschi ha scritto una lunga lettera che i parroci hanno letto nel famoso discorso dal pulpito. Si incoraggia “l’accertamento della verità”, ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. “Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i bambini ndr) – si legge nella lettera – il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua personale certezza morale relativamente all’innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza”.

    CLIMA PESANTE. Come la curia, anche le altre istituzioni cercano di tenersi a una distanza siderale dalle urla che si sentono in piazza. O almeno ci provano. Il sindaco (clicca qui per l’intervista) si appella continuamente alla ragione e difende il modello educativo bresciano ma ammette che, “sia in caso di innocenza che di colpevolezza, di fatti accertati o di suggestione collettiva, è chiaro che a Brescia abbiamo un problema serio”. In Procura il silenzio sulla vicenda è blindato. Anche perché gli avvocati difensori non hanno mai nascosto di voler far trasferire il processo in quanto il clima in città non consentirebbe un dibattimento sereno. Un’ipotesi, questa, guardata con terrore, oltre che dai magistrati, anche dai genitori che sarebbero costretti a subire fatiche processuali, fisiche ed economiche aggiuntive. Interviene anche l’Associazione nazionale magistrati per far notare che “ripetere in ogni sede che il clima non è sereno significa semplicemente adoperarsi perché non lo sia”.

    “CACCIA ALLE STREGHE”. Certo il clima proprio sereno non è. Un altro protagonista della vicenda è uno dei bersagli di Don Neva: l’associazione contro la pedofilia Prometeo e il suo responsabile, Massimiliano Frassi. Il gruppo si occupa della vicenda da un anno quando ormai i magistrati hanno già raccolto i racconti dei bambini. Con quale titolo Prometeo viene a Brescia? “Per aiutare i genitori, per ascoltarli, aiutarli a sfogare la rabbia”, dice Frassi. Non tutte le famiglie sono d’accordo ad appoggiarsi a Prometeo. Frassi dice cose difficili da sentire come: “Esiste una casistica di pedofilia fatta da predatori con la complicità di persone a contatto con i bambini”, “A Brescia è in atto un’operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili”, “Qui c’è un clima da caccia alle streghe contro chi difende le famiglie e invece chi difende i presunti colpevoli viene ascoltato”. Facile, date queste premesse, che la tensione raggiunga le stelle quando Frassi si muove. Come quando all’uscita di un convegno, regolarmente attaccato da Don Neva, un uomo accusa Frassi di averlo colpito con un pugno.

    LE FAMIGLIE. E arriviamo all’ultimo anello della storia, le famiglie, l’anello debole. E’ gente di ogni classe sociale perché la scuola materna è un mappamondo geografico e sociale. Alcuni di loro sono credenti, altri cattolici praticanti o attivi nella vita sociale della chiesa bresciana. Per alcuni la chiesa è tutto, per altri nulla. Alcuni sono benestanti, altri meno. Hanno bambini in terapia. Hanno un disperato bisogno di silenzio e nello stesso tempo di non sentirsi soli. Vorrebbero svegliarsi da quelle poche notti che non passano insonni come i loro figli e scoprire che è stato solo un brutto sogno. Che i loro bambini sono vittima di una spaventosa allucinazione collettiva ma comunque meno spaventosa di questa realtà. Che nessuno a cui avevano affidato i loro figli ha tradito la loro fiducia. Che continueranno a vivere nella città in cui hanno scelto di vivere. Che quelle urla che si sentono venire dalla città nella piccola stanza in cui alcuni di loro tante volte si sono riuniti non li riguardano. Che i processi si fanno in tribunale.

  • Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Pedofilia, Bolzano: ricorso in appello contro parroco assolto in primo grado

    Un sacerdote di San Giacomo, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni

    Bolzano, 27 gen. – (Adnkronos) – Don Giorgio Carli, 43enne sacerdote di San Giacomo a Bolzano, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, con tutta probabilita’ dovra’ tornare dinanzi ai giudici. Il sacerdote era stato assolto, perche’ il fatto non sussiste, art. 530 secondo comma del codice di procedura penale, ex insufficienza di prove. Gli avvocati di parte civile e la procura avevano annunciato ricorso per Cassazione, dal momento che all’epoca, per effetto della legge Pecorella, non era ammessa l’impugnazione in appello di una sentenza di assoluzione in primo grado.

    Ora, a distanza di quasi un anno, la recente sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime alcune parti della legge Pecorella riapre le porte del tribunale per questo procedimento. L’avvocato Gianni Lanzinger, uno dei legali della parte civile, conferma che si terra’ un processo di merito di secondo grado e don Giorgio Carli tornera’ davanti ai giudici della corte d’appello di Bolzano, i quali dovranno giudicare la veridicita’ del racconto della ragazza che, a distanza di dieci anni e dopo una lunga terapia psicologica, accuso’ il prete di ripetuti stupri e violenze avvenuti tra il 1989 e il 1994.

  • “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    Pochi giorni prima di natale riprende il processo a Don Mauro Stefanoni, il prete pedofilo di Laglio, un processo tirato in lungo in attesa che il minore diventi maggiorenne e che tra la lista dei membri a difesa del prete ha visto la richiesta di testimonianza del vescovo di como, una vergogna.

    Cosa possiamo fare per fare pressioni, visto che a Como la Chiesa comanda?

    Io il mio apporto lo do attraverso il mio blog:
    www.vivereacomo.com/?s=stefanoni

    Se avete idee ben vengano, questo prete usa ed abusa dei media locali (di proprietà della chiesa) lancia strali e minaccia anche attraverso i commenti nel blog stesso..
    sarebbe bene per esempio riuscire ad organizzare una presenza fuori dal tribunale anche folta.

  • Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Sfogo di una madre. Silenzi del vescovo di Vallo della Lucania
    www.cilentando.com/

    20 Novembre 2006
    Violenze nell’asilo, il vescovo come Pilato

    Lettera di una mamma di Vallo della Lucania inviata al quotidiano Il Mattino:

    ANTONIO MANZO «Sono la mamma di una bimba di cinque anni che porta sulla sua carne i segni della violenza subìta…». È la drammatica lettera di una mamma di Vallo della Lucania, Rita Pellegrino che ieri pomeriggio arriva nella nostra redazione.

    La figlioletta di cinque anni sarebbe stata violentata da suor Soledad, la suora peruviana agli arresti con la terribile accusa di aver violentato ventisette bambini tra le mura dell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania. L’accusa è terribile: la Chiesa locale è in silenzio. Nessuna parola di conforto, anzi perfino accuse di «isterismi familiari» nell’incredibile storia di ventisette bambini vittime degli abusi sessuali che avrebbe compiuto una suora peruviana. Bambini vittime – ventisette – che insieme alle loro famiglie, finora in un dignitoso silenzio, finiscono per diventare fantasmi che agitano la quiete troppo sospetta di una cittadina del Sud. Papa Ratzinger a Roma condanna i religiosi pedofili, a Vallo nessuno ne vuole più parlare. Nessuna forma di vicinanza e solidarietà ai bambini coinvolti e alle loro famiglie, atteggiamenti «pilateschi» addebitati ad un vescovo capace solo di «poche e scarne dichiarazioni ufficiali» e «silenzi assordanti». Ora basta, il dramma delle famiglie vittime delle storie di abusi sessuali compiuti da una suora peruviana – secondo l’accusa del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania che ha retto fino in Cassazione – esplode in pubblico. È la lettera, drammatica, della mamma di una bambina vittima.

    È l’appello a Benedetto XVI che non ha avuto timore a denunciare la gravità degli atti compiuti da uomini di Chiesa, siano essi sacerdoti o suore, con abusi sessuali in danno di minori. Ha parlato ai vescovi irlandesi ma è come se quelle parole fossero state pronunciate anche per la drammatica vicenda di Vallo della Lucania: un asilo, una suora, un’accusa di violenza sessuale in danno di ventisette bambini, le accuse di favoreggiamento per le conseorelle della suora arrestata. Sembra che avessero progettato di farla partire per il Perù pochi giorni prima che arrivassero le manette. Prima di decidere di spedire la lettera al nostrogiornale, Rita Pellegrino, ci ha pensato bene ed ha riflettuto. Perchè quando ieri ha spedito la lettera via fax, erano passati già quindici giorni in attesa di una prima risposta da parte del vescovo di Vallo, monsignor Rocco Favale, e poi da papa Benedetto XVI protagonista di una dura denuncia sui responsabili di abusi sessuali sui minori, specie se commessi da uomini di Chiesa, preti o suore.

    Rita Pellegrino è la mamma di una delle bambine vittima delle violenze sessuali della suora peruviana nell’asilo di Vallo della Lucania, tuttora agli arresti domiciliari a Roma nella casa generalizia dell’ordine delle suore delle ancelle di santa Teresa del Bambin Gesù. Suor Soledad, venticinque anni, è accusata di aver compiuto abusi sessuali in danno di ventisette bambini della scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania. Su di lei pesa come un macigno l’accusa della procura della Repubblica di Vallo della Lucania intenzionata ad ampliare il giro delle indagini fino agli ultimi accertamenti compiuti dal Ris dei carabinieri per un presunto giro di pedofilia collegato proprio alla suora peruviana.

    L’accusa per la suora ha sostenuto già il vaglio del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione. «Questa donna va fermata» scrisse sintenticamente, ma efficacemente, il procuratore dlela Repubblica Alfredo Greco nella seconda richiesta di custodia cautelare. E, probabilmente, poche ore prima che la suora fuggisse in Perù e facesse perdere le sue tracce. Un mese fa l’incidente probatorio, con i bambini interrogati nell’aula del tribunale trasformata in sala giochi per «cristallizzare» le prove dell’accusa. Poi, nel pieno della seconda tranche dell’inchiesta con i sette indagati per il presunto giro di pedofilia, la delibera del consiglio comunale di Vallo: non denigrate il nostro paese.

  • Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

    Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

    Il 16 giugno scorso ha scritto a Mastella: «Signor Ministro, sono padre Joseph John Henn, la prego, non firmi l’ estradizione.

    Un prete cattolico accusato di sexual abuse non sopravvive nelle carceri americane. É esposto a rischi gravissimi». Tradotto: dentro l’ ammazzano. Ma il provvedimento ormai era firmato. E padre Henn, il giorno stesso, è sparito da Roma.

    Ora è ricercato non solo in Usa (wanted on child molestation, cioè per molestie sessuali su minori), ma anche qui da noi. Il sacerdote americano è ufficialmente latitante e la Corte d’ Appello contro di lui ha già emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Padre John, però, si è sempre difeso: «Io non ho mai abusato sessualmente di nessuno».

    «Se torno negli Usa mi uccidono», ha scritto a Mastella prima di sparire Fugge dai «domiciliari» ricercato prete pedofilo Doveva essere estradato negli Stati Uniti Fino al 16 giugno scorso, il prete statunitense, 57 anni, nato nel Wisconsin, ha vissuto agli arresti domiciliari nella casa generalizia dell’ Ordine a cui appartiene, quello dei Padri Salvatoriani, in via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. Undici mesi prima, era stata la Squadra Mobile di Roma a notificargli il primo provvedimento restrittivo, ordinato sempre dalla Corte d’ Appello su richiesta del Dipartimento di Giustizia americano.

    I fatti incriminati risalgono, infatti, al periodo in cui Henn prestava servizio presso una parrocchia di Phoenix, Arizona, tra il 1979 e l’ 81. Contro di lui pendono le denunce di tre ragazzi, oggi tutti maggiorenni, che nel 2003 decisero di raccontare al procuratore distrettuale della contea di Maricopa, Rick Romley, le presunte molestie ricevute. Padre John, però, ha sempre respinto ogni addebito: «Oltretutto sono passati più di 25 anni dai fatti che mi vengono contestati e già nell’ 81 fui inquisito dalla polizia di Phoenix, interrogato e infine prosciolto. Perciò, che vogliono ancora da me?

    La verità è che negli Stati Uniti è in corso da tempo un attacco politico e giudiziario contro la Chiesa cattolica utilizzando proprio l’ argomento della pedofilia. Per questo non credo che in America sarei sottoposto a un giusto processo». «Se torno là, m’ ammazzano in prigione», ha ripetuto più volte padre Henn al suo avvocato italiano, Michele Gentiloni Silverj, cugino dell’ attuale ministro delle Telecomunicazioni. Inoltre, il prelato – nella lettera, disperata, inviata al Guardasigilli prima di darsi alla macchia – sostiene di essere molto cambiato: «Durante questo lungo periodo, ho sempre accettato di essere sottoposto ad una rigidissima disciplina, esteriore ed interiore, che mi ha reso una persona del tutto diversa da quella che, a prescindere dalla mia colpevolezza o meno, viene disegnata negli atti processuali di allora.

    Al contempo, la vita di clausura cui sono stato destinato dall’ Autorità Ecclesiastica è tale da soddisfare qualunque, anche solo teorica, esigenza di tutela della collettività». Peccato che in America non la pensino così. «La sua fuga – attacca Andrew Thomas, legale della contea di Maricopa, Arizona – denota una mancanza di rispetto della legge. Egli può scappare ma non nascondersi. Alla fine sarà catturato e giustizia sarà fatta». Dove si trovi, al momento, è impossibile dire. Sicuramente non in Vaticano: «Dall’ inizio – dice Gentiloni – non ha mai pensato di beneficiare dell’ extraterritorialità.

    Lui ha fiducia nella giustizia italiana, per questo aveva scritto a Mastella supplicandolo di non firmare l’ estradizione». Al ministero di Grazia e Giustizia risulta, però, che il provvedimento era già stato firmato (dall’ ex ministro Castelli?) molto prima che padre Henn, il 16 giugno, inviasse la lettera. E anzi proprio quel giorno – concludono in via Arenula – è iniziata la sua latitanza. Che avesse saputo? Non solo. Due giorni prima, il 14, anche la Cassazione aveva dato il via libera alla procedura. Insomma, non c’ era più scampo. Dove sarà, ora? Una traccia, forse, è contenuta proprio in un passo della lettera spedita al Guardasigilli, quando accenna all’ Alta Corte della Repubblica d’ Irlanda, che nel luglio 2005 rigettò «analoga richiesta di estradizione avanzata nei confronti di un mio confratello». Da Roma a Dublino?

    Il caso Era stato arrestato un anno fa «Child molestation»: molestie sessuali su minori. Con questa accusa, il 16 luglio 2005, padre Joseph John Henn, fu arrestato a Roma dalla polizia e messo ai domiciliari presso l’ Ordine dei Salvatoriani. Il 26 gennaio 2006 la Corte d’ Appello ha dichiarato la concedibilità dell’ estradizione negli Usa. Il 14 giugno via libera anche dalla Cassazione. Il 16 giugno padre Henn è sparito da Roma.

    Caccia Fabrizio

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    (4 agosto 2006) – Corriere della Sera