Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Catania

  • E’ morto un prete pedofilo. Don Antonino Visalli non ha fatto un giorno di galera, Violentò ragazzina 14enne. Catania, lutto tra i Salesiani per don Nino

    E’ morto un prete pedofilo. Don Antonino Visalli non ha fatto un giorno di galera, Violentò ragazzina 14enne. Catania, lutto tra i Salesiani per don Nino

    E LA DONNA VIOLENTATA DENUNCIA IL PRETE IN TV

    CATANIA – “Tutto è cominciato quando frequentavo il IV ginnasio, avevo 14 anni, facevo parte della parrocchia di Lineri, a Misterbianco…”.

    Davanti alle telecamere, mascherata solo da un effetto elettronico, con la voce spesso rotta dall’ emozione, una donna ha deciso di raccontare le violenze subite per anni nell’ adolescenza da parte di un prete noto in città e di cui la donna ha fatto nome e cognome: don Antonino Visalli. Una denuncia, ha spiegato A.L.R., 33 anni, sposata, una figlia poco più che neonata, “per liberarmi di quel peso enorme che ha accompagnato e sconvolto la mia vita. Una denuncia che faccio solo oggi perché solo oggi, dopo dieci anni di terapia psicanalitica, ho acquisito la consapevolezza di quello che è successo, ho capito che il problema non era mio, ma di quel prete…”.

    La testimonianza, trasmessa iera dall’ emittente Telecolor, ha avuto l’ effetto di una bomba in città, subito spaccata tra innocentisti e colpevolisti: don Visalli, ora sulla sessantina, è stimato e conosciuto per il suo impegno nel sociale. Il parroco di Lineri però ieri non ha voluto replicare alla accuse. Ha solo detto a qualche amico che “la mafia non uccide solo con la lupara, ma anche in questo modo”. Le polemiche sembrano destinate ad esplodere, ma ieri ha fatto parlare soprattutto il dramma raccontato in televisione con dovizia di particolari, con coraggio: “Avevo qualche piccola difficoltà in latino – ha raccontato A. – e quella persona insegna latino e greco dai salesiani. Un giorno si offrì di aiutarmi e mi invitò ad andare nella sua stanza, nell’ istituto. Quasi ogni giorno andavo da lui per fare i compiti”.

    Poi la rievocazione di come è cominciata la violenza. “E’ stata una cosa molto graduale, all’ inizio mi disse che era una cosa molto speciale, che non lo dovevo dire a nessuno, perchè nessuno avrebbe potuto capire: né i miei amici, né i miei genitori perché erano ignoranti. Ha creato un vuoto attorno a me…”. “Nei primi mesi mi diceva che io dovevo sedere accanto a lui, e mi ripeteva che non dovevo parlare con nessuno, poi ha voluto che mi sedessi sulle sue gambe… Man mano, col passare del tempo pretendeva da me sempre di più”. La voce di A. trema: “Io non volevo, cercavo di non… Era come se fossi un’ altra persona. Ma dovevo accontentarlo, ero costretta a fare quelle cose perché altrimenti lui mi trattava con disprezzo”. A. ha qualche pudore nel raccontare i dettagli, ma lo fa.

    Dice che una volta con un bacio particolarmente violento il prete le spezzò il frenulo della lingua, poi parla di quando “lui” la obbligava a mettersi in piedi e poi l’ abbracciava stringendo forte, “tanto forte che mi faceva male alle braccia. E mi criticava perché resistevo: devi essere più espansiva, diceva, altrimenti resterai sola per tutta la vita. E mi stringeva ancora: poi succedeva qualcosa che io non capivo, lui si fermava e mi mandava via all’ improvviso, bruscamente. Però prima di farmi uscire dalla stanza controllava sempre che nel corridoio non ci fosse il direttore dei salesiani”.

    E’ a questo punto che la donna fa il nome del prete, con decisione: “Si tratta di don Visalli Antonino, fa parte dei salesiani di Cibali (un quartiere di Catania, ndr), ed è parroco della parrocchia di Santa Bernadette, a Lineri. I miei genitori ed io avevamo tanta fiducia in quest’ uomo, per me era come un padre, uno che quando parlava era Vangelo, ma in realtà non era così”. A. racconta anche di aver “esposto tutto” all’ arcivescovo, ma di aver ricevuto come risposta l’ invito ad avere pazienza, perché il prete sarebbe stato allontanato alla fine dell’ anno scolastico. A. però non ha voluto aspettare. L’ arcivescovo Luigi Bommarito ieri non è voluto entrare nel merito: “Devo chiarirmi le idee, mi sembrano esagerazioni, ma voglio sentire le parti”. Bommarito comunque ha ammesso di aver ricevuto la donna qualche mese fa e di aver raccolto la sua testimonianza: “Non capisco però come mai questa cosa sia uscita proprio ora, alla vigilia delle elezioni”.
    di TURI CAGGEGI
    24 marzo 1994 23 sez. CRONACA

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a-il-prete.html

  • Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza “Responsabile di abusi, si allontani dalla Diocesi”

    ACIREALE – Adesso è ufficiale, il Vaticano ha condannato in primo grado don Carlo Chiarenza, potente monsignore che reggeva la Basilica San Sebastiano con l’accusa di essere “responsabile degli abusi denunciati”.

    Per comunicarlo ai fedeli, il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti, ha scelto di scrivere una lettera. Raspanti, noto per aver proposto di negare le esequie ai condannati per mafia, subito dopo la pubblicazione delle inchieste del mensile “S”, che ripercorrevano le denunce dell’associazione Caramella Buona, aveva disposto l’allontanamento di Chiarenza da Acireale.

    LA LETTERA. “La nostra Chiesa diocesana -scrive Antonino Raspanti- nel rispetto delle persone e con la volontà di far luce sugli abusi denunciati lo scorso anno dal dott. Teodoro Pulvirenti nei confronti di don Carlo Chiarenza, ha iniziato l’iter giudiziario previsto dall’ordinamento canonico”.

    “Secondo le norme vigenti -prosegue il Vescovo di Acireale- l’iter è proseguito a un livello superiore, guidato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pervenendo a un primo grado di giudizio. In questo grado, non definitivo, il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati”.

    Ecco le sanzioni a carico di don Carlo Chiarenza: “Dovrà sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. L’ex rettore della Basilica di San Sebastiano può fare ricorso entro sessanta giorni.

    IL PERSONAGGIO. Padre spirituale dell’ex presidente della Regione Rino Nicolosi, don Carlo Chiarenza è stato da sempre venerato e rispettato ad Acireale. Dopo un lungo periodo alla guida della parrocchia S.Paolo, è stato scelto per guidare la Basilica di San Sebastiano, cuore pulsante del Clero acese. In ottimi rapporti con il Cardinale Paolo Romeo, Chiarenza ha ammesso -mentre veniva registrato di nascosto da Teodoro Pulvirenti- di aver compiuto abusi sessuali.

    LE INCHIESTE DI “S”. Andrea Cottone ha raccolto le denunce dell’associazione contro la pedofilia Caramella Buona, ma anche il racconto di Teodoro Pulvirenti, scienziato acese che ha denunciato di aver subito abusi sessuali da Don Carlo Chiarenza. Teodoro, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. All’improvviso ha trovato il coraggio di guardare negli occhi il proprio carnefice, ha incontrato Don Carlo Chiarenza e ha registrato la conversazione pubblicata poi dal mensile “S”.

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul mensile “S”, la Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi ha aperto un fascicolo. Le indagini sono state affidate al pool di investigatori della Polizia Postale di Marcello La Bella, coordinati dal pm Marisa Scavo. La Postale ha acquisito numerose testimonianze e le indagini proseguono coperte dal massimo riserbo. La difesa del monsignore accusato di pedofilia da numerosi testimoni, è rappresentata dall’avvocato Antonio Fiumefreddo, che dopo le denunce pubbliche di Teodoro ha convocato una conferenza stampa.

    “La registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti –ha detto il sacerdote con una nota – è stata diffusa dal predetto in modo incompleto e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione. In realtà il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni”.

    Sull’incontro, don Chiarenza aggiungeva: “Abbiamo parlato di tante cose spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

    IL RACCONTO DI TEODORO Dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, l’associazione Caramella Buona ha organizzato una conferenza stampa a Roma, per denunciare pubblicamente gli abusi di Don Carlo Chiarenza. Sul tavolo dei relatori c’erano il presidente dell’associazione Roberto Mirabile, Claudio Reale, coordinatore del mensile “S” e Teodoro Pulvirenti. Lo scienziato acese ha ripercorso, davanti alle telecamere, ogni momento degli abusi subiti da don Carlo Chiarenza. La registrazione della confessione del monsignore è stata distribuita ai giornalisti che rappresentavano, in quell’occasione, numerose testate nazionali. “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza -aggiungeva Teodoro Pulvirenti- è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”.

    IL COMMENTO DI MIRABILE. Il presidente della Caramella Buona è contento: “Finalmente -spiega a LivesiciliaCatania- dopo anni, verità e giustizia hanno regnato, rendiamo atto al Vaticano e a Monsignor Raspanti di aver lavorato bene e fatto il loro dovere, dantronde, con tutto il materiale che La Caramella Buona ha fornito loro, non potevano esserci dubbi”.

    LA REPLICA DI DON CARLO CHIARENZA. Attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, arriva la replica di don Chiarenza: “Ci permettiamo di chiedere rispetto per la delicatezza della questione trattata e soprattutto chiediamo di avere la pazienza di attendere le conclusioni dell’Autorità giudiziaria. La Magistratura, infatti, per i mezzi di cui dispone e per gli elementi di maggior compiutezza raccolti, dirà con gli atti cosa è realmente accaduto e non abbiamo dubbi che solo allora la innocenza di Don Chiarenza risulterà acclarata con la restituzione dell’onore a lui e a quanti attraverso il suo sacerdozio si sono avvicinati alla Chiesa”.

    http://catania.livesicilia.it/2013/08/08/pedofilia-il-vaticano-sanziona-don-carlo-chiarenza-responsabile-di-abusi-si-allontani-dalla-diocesi_254281/

  • Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie

    Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie

    Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie. Si è avvalso della facoltà di non rispondere nella sua prima comparsa in Tribunale. Don Gaetano Incardona ha preferito non proferire neanche una parola sui fatti che gli sono contestati, l’episodio di molestie sessuali ai danni di una ragazza di ventuno anni. L’ex arciprete della chiesa madre di Augusta resta per il momento agli arresti domiciliari, ma la partita tra difesa ed accusa è tutta da giocare.

    Il sacerdote si è presentato nell’aula del gip, Michele Consiglio accompagnato dai suoi legali Ettore Randazzo e Pucci Piccione. La difesa sta valutando in queste ore se proporre o meno ricorso al Tribunale della Libertà di Catania, anche perché a carico del sacerdote c’è un’altra accusa di molestie sessuali avanzata da un’altra ragazza uscita allo scoperto nei giorni scorsi. Intanto l’arcivescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, ha nominato monsignor Sebastiano Amenta come amministratore parrocchiale della Chiesa Madre di Augusta. Amenta si occuperà della vita ordinaria della parrocchia, delle altre rettorie della città, e delle celebrazioni pasquali. Si tratta di una figura che provvisoriamente sostituisce il parroco nelle sue funzioni. La nomina si è resa necessaria dopo l’arresto dell’arciprete di Augusta, don Gaetano Incardona.

    http://www.giornalesiracusa.com/notizie/2013/03/08/don-gaetano-incardona-davanti-il-giudice-per-le-accuse-di-molestie

  • Busto Arsizio Suor Mariangela sceglie di non parlare

    Busto Arsizio Suor Mariangela sceglie di non parlare

    La religiosa accusata di aver abusato per anni di una giovane educatrice della parrocchia di Sant’Edoardo, poi suicidatasi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip e al magistrato

    Suor Mariangela Farè ha scelto la via del silenzio, la religiosa accusata di aver violentato per anni e perseguitato una giovane catechista della parrocchia di Sant’Edoardo poi suicidatasi nel giugno dello scorso anno. La donna si è presentata questa mattina al secondo piano del palazzo del Tribunale di Busto Arsizio insieme al suo avvocato Raffaella Servidio e ad attenderla fuori c’erano alcuni parenti e una suora. L’interrogatorio è durato pochi minuti in quanto la linea difensiva scelta non ha permesso di porre le domande che da giorni il magistrato titolare dell’indagine Roberta Colangelo e il giudice per le indagini preliminari vorrebbero porgli in merito al rapporto con la ragazza di 27 anni.

    La suora, a detta del suo legale, è apparsa comunque tranquilla e lucida ma la scelta di non parlare sarebbe dovuta a quella che l’avvocato ha definito “lacune nelle indagini che non chiariscono molti aspetti di questa vicenda”. Nel frattempo c’è preoccupazione anche tra i genitori dei ragazzi e delle ragazze che hanno frequentato la parrocchia negli anni in cui la suora ha prestato servizio al centro Primavera di Sant’Edoardo. Una mamma, infatti, ha scritto una lettera a Varesenews chiedendo di far luce sulla vicenda e dicendosi preoccupata per quanto possa essere accaduto anche a suo figlio.

    LA LETTERA – “Come è stato possibile che una donna così disturbata gestisse il Centro Primavera, pre e post scuola del quartiere di Sant’Edoardo, in quegli anni affollatissimo di bambini di 3 scuole elementari e una media. Sembrerebbe che sia stata scoperta e cacciata da un giorno all’altro, ma se così è perchè nessuno ha fatto nulla? Perché si sarebbero limitati a spostarla in un altro luogo sempre a contatto con adolescenti? Tutte le mattine mettevo lo zainetto sulle spalle di mio figlio che nel 1998 frequentava la prima elementare e lo accompagnavo direttamente nella tana dell’orco! Abbiamo dovuto aspettare quasi 15 anni per sapere che portavamo i nostri figli non in un ambiente sicuro e protetto, ma in un luogo di abusi!” – scrive la donna in una lettera di fuoco.

    Le domande sono tante e le risposte poche, anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Ora si sa che il parroco di allora aveva informato i suoi superiori dei suoi sospetti sulla donna e aveva ottenuto il trasferimento della suora a Catania, poi tornata a a Milano meno di un anno dopo. Un particolare emerso dagli scritti della giovane vittima degli abusi, però, farebbe pensare alla possibilità che si trattasse di un caso isolato: “Vuole me e non le altre” – scriveva sul suo diario quasi a far pensare che in quel rapporto la vittima si fosse sacrificata per salvare altre ragazze. Ora gli inquirenti stanno lavorando sui materiali informatici sequestrati a suor Mariangela, forse da quel computer potrebbero emergere novità interessanti.
    16/11/2012
    or.ma.orlando.mastrillo@varesenews.it

    http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=248263

    Busto Arsizio
    Suora arrestata, i parrocchiani: “Sparì all’improvviso”
    Per le vie del rione nessuno vuole commentare la notizia dell’arresto della religiosa accusata di violenze e abusi su una ragazza che poi si è suicidata. In pochi la ricordano e c’è anche chi non crede alle accuse
    Ingrandisci testo Riduci testo | Versione stampabile Stampa | Invia articolo a un amico Invia | Scrivi alla redazione Scrivi
    immagine di separazione
    Nessuno ha voglia di parlare lungo le vie del quartiere Sant’Edoardo. La notizia della suora arrestata a seguito degli abusi perpetrati dal 1997 al 2011 nei confronti di una ragazza che si è suicidata nel giugno dello scorso anno, ha colto tutti alla sprovvista. Oggi nessuno lo ammette ma ciò che tutti pensavano all’epoca era che il suicidio fosse stato causato dal presunto rapporto tra la ragazza e un Vicario Parrocchiale, Don Alessandro, che pochi mesi dopo era stato trasferito a Sesto San Giovanni. In molti parlavano anche di una presunta gravidanza della giovane (mai dimostrata, ndr) che, con il suo estremo gesto, avrebbe deciso di porre fine alla vicenda tanto mormorata nel quartiere. «La gente che deve parlare per niente, tanto per parlare, e senza preoccuparsi delle conseguenze che possono avere le stronzate dette, mi fa veramente incazzare!», scriveva la ragazza sul proprio profilo Facebook un mese prima di impiccarsi.
    E con questa ricostruzione dei fatti la comunità aveva archiviato la storia, almeno fino ad oggi. Camminando per le strade del rione, infatti, in molti rimangono senza parole davanti alla nuova storia che la magistratura bustocca sta scrivendo. Gli abusi, il trasferimento della suora, le persecuzioni, il suicidio e le manette. «Quando era arrivata questa suora tutti eravamo contenti» ricorda una signora la cui figlia proprio in quegli anni frequentava l’oratorio «perchè era una ventata di giovinezza nel quartiere». E lo stupore è stato tanto quando «durante una domenica, a messa, ci avevano comunicato che sarebbe stata trasferita». La motivazione? «Era una questione legata a studi non ancora terminati», aveva detto il parroco dal pulpito.
    Sono tanti, comunque, quelli che non hanno nessuna voglia di parlare ma, tra i tanti, c’è anche qualcuno che proprio non ci crede. «La storia che so io è diversa» racconta un anziano signore che abita proprio dietro alla chiesa e incalza: «Voi come credete di conoscere la verità? E come fate a sapere che che quelle provesono vere? Quella suora aveva un’intelligenza fuori dalla norma».
    14/11/2012
    Marco Corsoredazione@varesenews.it

    http://www3.varesenews.it/busto/suora-arrestata-i-parrocchiani-spari-all-improvviso-248082.html

  • Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    05/04/2012 –
    Pedofilia ad Acireale, la difesa del prete accusato: tanti i silenzi

    CATANIA. Ci sono “dieci silenzi, un decalogo di domande senza risposte” nelle accuse di pedofilia rivolte a don Carlo Chiarenza da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti, durante un incontro con la stampa a Roma. Lo sostiene il legale del sacerdote di Acireale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, del foro di Catania. “Visto che Pulvirenti ha deciso di dare il massimo risalto mediatico alla sua denuncia – afferma il penalista – ci domandiamo perché il suo racconto sia costellato da così tante omissioni, e l’attività di indagine difensiva che stiamo compiendo sta consentendo di dare risposte testimoniali e documentali che naturalmente offriremo alla magistratura affinché valuti ogni cosa ed accerti se non ci troviamo in presenza di una gravissima calunnia”. Secondo l’avvocato Fiumefreddo, Pulvirenti tace sul “perché fu allontanato dalla Comunità San Paolo; tace sul perché don Carlo lo rimproverò nella conversazione da lui stesso intercettata; tace sul fatto che suo padre era ministro straordinario della parrocchia ed aveva un ruolo importantissimo in comunità che lo rendeva quotidianamente presente; tace sulla circostanza che a Cassone, luogo di campeggi estivi, erano sempre presenti le mamme di tanti ragazzi; tace sul fatto che in parrocchia, come a Cassone, don Carlo non era solo ma sempre con altri 3 sacerdoti; tace sui suoi ‘screzi’ con gli altri ragazzi della comunità; tace sul centro di ascolto fondato da don Carlo ad Acireale; tace su don Carlo fondatore del Telefono Amico ad Acireale; tace sul significato autentico delle cartoline che venivano inviate a centinaia di ragazzi da don Carlo, tutte col medesimo linguaggio; tace sui suoi problemi di famiglia”. Il legale ha attivato una casella di posta elettronica (indifesadidoncarlo@libero.it) per ricevere testimonianza sulla vicenda.

    http://www.gds.it/gds/sezioni/notizie-brevi/dettaglio/articolo/gdsid/193302/

  • Pedofilia: difesa don Carlo, i dieci silenzi dell’accusatore

    Pedofilia: difesa don Carlo, i dieci silenzi dell’accusatore

    Avvocato del prete, suo racconto costellato da tante omissioni
    05 aprile, 11:10

    (ANSA) – CATANIA, 5 APR – Ci sono ”dieci silenzi” nelle accuse di pedofilia rivolte a don Carlo Chiarenza da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti.

    Lo sostiene il legale del sacerdote di Acireale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo. ”Il suo racconto – aggiunge – e’ costellato da tante omissioni, el’indagine difensiva sta consentendo di dare risposte testimoniali e documentali che daremo ai pm per accertare se non ci troviamo in presenza di una gravissima calunnia”. (ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2012/04/05/visualizza_new.html_161552089.html

  • La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

    La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

    Don Chiarenza per difendersi attacca, ponendo diversi dubbi, e la famiglia del Preside Pulvirenti valuta una denuncia querela per le affermazioni dell’avvocato del prelato. “Rispetto naturalmente il ruolo della difesa di Don Carlo Chiarenza, delle cui eventuali responsabilità risponderà alla magistratura italiana e, forse, a quella vaticana – si legge in una nota del presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile – ma i contenuti della conferenza non mi sorprendono, nel senso che mi aspettavo il nulla e così è stato: in altri casi affrontati e soprattutto nel caso di Don Ruggero Conti, il sacerdote che a Roma con l’avvocato Nino Marazzita, nostro presidente onorario, abbiamo fatto condannare l’anno scorso a oltre quindici anni di carcere più pene accessorie, la strategia difensiva era praticamente la stessa: arrampicandosi sugli specchi, i difensori non possono fare altro che cercare di screditare la vittima, il suo contesto famigliare; la difesa vuole screditare ma non smentisce i fatti”.

    “Malgrado quindi la prassi si ripeta – continua Mirabile – non possiamo sorvolare sulla discutibilissima tattica utilizzata: far passare Teo Pulvirenti come una persona inattendibile, addirittura mentalmente instabile, problematico e con l’aggravante della sessualità omosessuale, come se questa fosse elemento di poca credibilità”.

    “I dieci silenzi del dottor Pulvirenti, come biblicamente scrive la difesa, sono campati in aria: Pulvirenti non nasconde nulla e non tace, come ha dimostrato ampiamente. Inutile provare in modo meschino a capovolgere i ruoli. Questa operazione, come detto già affrontata ampiamente da La Caramella Buona in altri processi, non potrà assolutamente funzionare e la magistratura lo potrà serenamente dimostrare”.

    “Non esistono ‘veri motivi’ dell’allontanamento di Pulvirenti dalla Comunità, se non la tattica del sacerdote di togliere gli incarichi ai ragazzi della parrocchia quando scomodi: si vuole forse additare la cittadinanza di Acireale come omofoba? Il ruolo del padre Preside Pulvirenti – prosegue – non fa altro che dimostrare la buona fede della famiglia nel rispetto della Chiesa e ricordiamo che Teo ha pienamente informato i genitori solo recentemente di quanto realmente accaduto; questo è del tutto normale per una vittima di abuso sessuale e psicologico”.

    “Inconsistente affermare che a Cassone e in Parrocchia ci fossero “sempre” altre persone: e quindi? Si vorrebbe dimostrare che il sacerdote non poteva mai e poi mai rimanere isolata dalla vista di altri ? Anche questa difesa è totalmente fragile. Tacere sul Centro di Ascolto ovvero Telefono Amico? Questa sarebbe una prova della totale infondatezza delle accuse che Teo muove al sacerdote? L’estraneità ai fatti del sacerdote si dimostrerebbe con l’aver fondato il (discusso) Telefono Amico? Piuttosto ridicola come cosa”.

    “Screzi e cartoline – ancora – non modificano alcuna sostanza delle accuse mosse dal dottor Pulvirenti al sacerdote Don Carlo Chiarenza e la magistratura potrà dimostrarlo serenamente; inutile continuare a dire che Pulvirenti ha strumentalizzato e addirittura manomesso la registrazione con Chiarenza e Urso: se ne occuperà la magistratura”.

    “Mi dispiace, e voglio dirlo, che la difesa di Don Chiarenza abbia minacciato Pulvirenti di querela per ‘gravissima calunnia’, anche perché con questo potrebbe intimorire altre presunte vittime che, in parte, già si sono rivolte a La Caramella Buona Onlus e soprattutto, come corretto e giusto, alla Polizia delle Comunicazioni di Catania quindi al Pubblico Ministero Dott.ssa Marisa Scavo. Ma se non è Don Carlo Chiarenza a volere la denuncia contro Pulvirenti per calunnia, di chi sarebbe l’iniziativa, dell’avvocato difensore in persona ? Il Preside Pulvirenti e la famiglia tutta ha contattato i legali de La Caramella Buona Onlus per verificare una denuncia querela per le gravi affermazioni dell’avvocato di Don Chiarenza. Nel massimo rispetto del ruolo e della professionalità della difesa di Don Carlo Chiarenza, posso affermare che il Dottor Teodoro Pulvirenti e La Caramella Buona Onlus sono certi che la verità, sollecitata peraltro da quattromila persone alla fiaccolata di Acireale, vincerà su ogni tentativo di screditare le vittime di un’orribile reato e riconfermiamo – conclude Mirabile – la massima collaborazione e fiducia nella Polizia e nella Magistratura”.

    http://www.livesicilia.it/2012/04/05/la-famiglia-della-vittima-non-ci-sta-e-minaccia-querela/

  • Acireale, il prete accusato di pedofilia si difende: “Gravissima calunnia”

    Acireale, il prete accusato di pedofilia si difende: “Gravissima calunnia”

    Acireale, il prete accusato di pedofilia si difende: “Gravissima calunnia”
    5 aprile 2012 – Sarà l’inchiesta della Procura di Catania, affidata al Pm Marisa Scavo, a fare luce su un presunto caso di abusi sessuali che sarebbero avvenuti all’interno della Chiesa di San Paolo ad Acireale tra il 1989 ed il 1990.
    Le indagini, in corso da qualche settimana, sono scattate a seguito della denuncia di Teodoro Pulvirenti, ricercatore 37enne oggi residente negli Stati Uniti che sostiene di aver subito violenze da parte di don Carlo Chiarenza, ex reggente della parrocchia della cittadina del Catanese.

    Il sacerdote, assistito dal legale Antonio Fiumefreddo, del foro di Catania, stamane ha reso noto che l’attività di indagine difensiva potrebbe approdare ad una “querela per gravissima calunnia”.
    Chiarenza respinge dunque ogni accusa di pedofilia. Le dichiarazioni del suo abusatore, sarebbero – come dichiarato dal legale Fiumefreddo “un racconto costellato da tante omissioni”. A suo avviso, nella testimonianza di Pulvirenti – resa nota ai giornalisti nella sede della Stampa Estera di Roma il 22 marzo scorso – sono rintracciabili “dieci silenzi, un decalogo di domande senza risposte”.

    Secondo l’avvocato, Pulvirenti tace sul “perché fu allontanato dalla Comunità San Paolo; tace sul perché Don Carlo lo rimproverò nella conversazione da lui stesso intercettata; tace sul fatto che suo padre era ministro straordinario della parrocchia e aveva un ruolo importantissimo in comunità che lo rendeva quotidianamente presente; tace sulla circostanza che a Cassone, luogo di campeggi estivi, erano sempre presenti le mamme di tanti ragazzi; tace sul fatto che in parrocchia, come a Cassone, don Carlo non era solo ma sempre con altri 3 sacerdoti; tace sui suoi screzi con gli altri ragazzi della comunità; tace sul centro di ascolto fondato da don Carlo ad Acireale; tace su don Carlo fondatore del Telefono Amico ad Acireale; tace sul significato autentico delle cartoline che venivano inviate a centinaia di ragazzi da don Carlo, tutte col medesimo linguaggio; tace sui suoi problemi di famiglia”.

    Roberto Mirabile, presidente della Onlus La Caramella Buona, che ha per prima raccolto lo sfogo di Pulvirenti, ha parlato di “discutibilissima tattica” di “far passare Teo Pulvirenti come una persona inattendibile, addirittura mentalmente instabile, problematico e con l’aggravante della sessualita’ omosessuale, come se questa fosse elemento di poca credibilita’”, e contesta
    i “silenzi” denunciati da Fiumefreddo: “Pulvirenti non nasconde nulla e non tace, come ha dimostrato ampiamente. Inutile provare in modo meschino a capovolgere i ruoli”, ha dichiarato.

    Teodoro Pulvirenti, sostiene inoltre di essere a conoscenza di almeno una decina di casi di abusi perpetrati dallo stesso sacerdote su altri giovani. Dalle pagine dei giornali, ha voluto rivolgersi proprio a loro, con un monito preciso: “Non abbiate paura, denunciate come ho fatto io”.

    Intanto, l’avvocato di Don Chiarenza ha attivato una casella di posta elettronica (indifesadidoncarlo@libero.it) per ricevere testimonianza sulla vicenda. Si preannuncia dunque l’ennesima battaglia legale che ha come protagonista un membro della Chiesa.

    Tags: acireale, chiesa, pedofilia, teodoro pulvirenti
    Categorie: Cronaca

  • Acireale, prete pedofilo: Don Carlo allontanato dalla Sicilia

    Acireale, prete pedofilo: Don Carlo allontanato dalla Sicilia

    Dopo lo scandalo del prete pedofilo di Acireale, il vescovo della Diocesi, Antonino Raspanti, ha deciso di incontrare i giornalisti: prevista la richiesta di una misura cautelare, che non è ancora una condanna
    di Redazione 02/04/2012

    Dopo lo scandalo del prete pedofilo di Acireale, il vescovo della Diocesi, Antonino Raspanti, ha deciso di incontrare i giornalisti.

    “In questo caso – ha dichiarato Raspanti – la procedura prevista dal diritto canonico prevede la
    richiesta di una misura cautelare, che non è ancora una condanna. Per questo ho imposto a don Carlo, che non si è opposto, l’allontanamento dalla Sicilia”.

    “Ho chiamato anche Teo – ha aggiunto il vescovo – Non si aspettava che lo chiamassi, gli ho detto che sono profondamente dispiaciuto. Lui si è dimostrato molto gentile, quasi a scusarsi di non avere più fiducia nelle Istituzioni ecclesiastiche. Gli ho comunicato che era stato attivato l’iter canonico e che avrei avuto necessità di sentirlo e vederlo per la deposizione”.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/acireale-don-carlo-pedofilia.html

  • Acireale, prete pedofilo: marcia a sostegno di Teodoro Pulvirenti

    Acireale, prete pedofilo: marcia a sostegno di Teodoro Pulvirenti

    Oltre 4000 persone si sono unite ieri sera ad Acireale, per dire no al dramma della pedofilia e della violenza sui minori. La manifestazione che ha sfilato silenziosamente per il centralissimo corso Umberto era capeggiata da un unico grande striscione che riassumeva il tema scottante che ha travolto la città in questi giorni: “Gazie Teo. Acireale ti abbraccia”.

    Ricordiamo che Teodoro Pulvirenti è la vittima dei presunti abusi sessuali da parte di Mons. Carlo Chiarenza, uno dei decani della diocesi acese. Su questo episodio, ma anche su altri due nuovi casi, la Procura di Catania ha aperto un fascicolo affidato al pm Marisa Scavo, la quale si avvarrà delle verifiche del nucleo anti-pedofilia della polizia di Stato guidato da Marcello La Bella.

    La marcia si è conclusa ai piedi del palazzo di città in piazza Duomo, dove un lungo e scrosciante applauso, come dimostra il video, ha rotto il silenzio, dimostrando alla famiglia di Teo, presente al corteo, un calore incoraggiante e rigenerante.

    Oltre agli esponenti della politica comunale e provinciale, si sono aggregati alla marcia anche esponenti religiosi. In mezzo alla manifestazione, infatti, spiccavano gli abiti neri crociati di rosso dei frati camilliani, i quali sin da subito hanno aderito ufficialmente alla manifestazione. C’erano in piazza anche alcuni esponenti della curia acese. Fra questi don Angelo Milone, rettore del seminario diocesano e padre Roberto Strano, parroco della cattedrale, nonché uno dei più stretti collaboratori del vescovo.

    Proprio da parte di monsignor Antonino Raspanti, da meno di un anno titolare della cattedra di Acireale, sono arrivati in questi giorni alcuni segnali importanti utili a stemperare alcune tensioni che nelle scorse settimane hanno attraversato la cittadina. “Sulle autorità ecclesiastiche incombe il dovere di accertare la verità e di ristabilire la giustizia nell’applicazione delle leggi canoniche. Per quel che mi compete – ha fatto sapere il prelato in una nota ufficiale- riaffermo la volontà di operare tutto il necessario nella piena osservanza delle leggi della Chiesa, mantenendo l’imparzialità, corredata da riserbo e determinazione, richiesti nel mio ruolo per rispetto sia del bene delle persone interessate sia di tutti i fedeli”.

    A concluione del corteo il Sindaco della città, l’avv. Garozzo, si è complimentato per l’organizzazione e per la sinergia con cui hanno lavorato decine di realtà locali, dissimili per ideologie e tipologie, ma unite da un grande spirito di condanna verso ogni abuso perpetrato a danno dei bambini.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/acireale-prete-pedofilo-marcia-sostegno-teodoro-pulvirenti.html