Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Catania

  • Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Un nuovo scandalo pedofilia sembra profilarsi nell’orizzonte della Chiesa mentre è in corso il Sinodo sulla famiglia.

    Solo due giorni fa le dichiarazioni di don Gino di Trento che “giustificava” i pedofili avevano scosso la tranquillità della Chiesa italiana. Ora arriva una nuova accusa che fa scendere un velo su quella lotta alla pedofilia portata avanti da papa Benedetto prima e Bergoglio poi.

    Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore. Lo denuncia viene da una onlus antipedofilia, che ha ufficialmente chiesto a Papa Francesco di intervenire per far finire lo “scandalo”. “Carlo Chiarenza – dice Roberto Mirabile, presidente de La Caramella buona – è stato condannato all’allontanamento per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua diocesi perchè riconosciuto colpevole dalla sua chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore. Si tratta di una condanna in primo grado, ma pochi giorni fa il vescovo Nino Raspanti di Acireale (provincia di Catania, ndr) ha scandalosamente autorizzato Chiarenza a concelebrare una messa davanti a tanti fedeli”.

    La Messa, ha aggiunto la onlus, si è tenuta nella chiesa di Aci San Filippo, in provincia di Catania. Mirabile ha poi ricordato il caso di don Gino e delle sue parole “oscene e censurabili” sui bambini e sulla pedofilia: “Quelle erano parole – ha concluso- qui invece si è passati ai fatti”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-pedofilo-celebra-ancora-messa-papa-intervenga-1180571.html

  • Don Chiarenza celebra messa  Raspanti: “Deroga temporanea”

    Don Chiarenza celebra messa Raspanti: “Deroga temporanea”

    CATANIA – Don Carlo Chiarenza è stato condannato in primo grado per pedofilia dal tribunale ecclesiastico di Napoli, ma pochi giorni fa è stato autorizzato dal Vescovo Nino Raspanti a concelebrare messa in pubblico. Secondo Roberto Mirabile, presidente de La caramella buona, onlus che aveva sollevato il caso con il mensile “S”, si tratta di uno scandalo. Intanto lo stesso Mirabile ha lanciato un video-appello a Papa Francesco per far luce su quanto avvenuto. Nello specifico, Chiarenza è “stato allontanato per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua Diocesi – spiega – perché riconosciuto colpevole dalla sua Chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodoro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore”. Pena rispetto alla quale l’imputato è ricorso in appello. Dopo due anni abbondanti, tuttavia, la sentenza non è ancora arrivata. Ma alla vicenda sollevata tre anni fa dalla stampa, che raccolse la denuncia della presunta vittima e la testimonianza audio dello stesso presbitero, si aggiungerebbe ora un nuovo capitolo.

    Il contenuto del video di Mirabile e le relative polemiche sono stati rilanciati dall’agenzia giornalistica Agi nella giornata di ieri. Si tratta di una notizia che fa il paio con il clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni choc di un prelato di Trento che depotenziano la gravità morale degli abusi sui minori. “Parole oscene e censurabili”, sentenzia il presidente de La Caramella Buona. Intanto, da domenica, a Roma si è aperto il Sinodo ordinario dei vescovi, chiamato a discutere sui temi della famiglia e in particolare sulla comunione per quei divorziati-risposati che ne fanno esplicita richiesta. L’assise è stata preceduta dalla clamorosa intervista del prete e teologo polacco Krzysztof Charamsa, già ufficiale della congregazione per la dottrina della fede, che ha rivelato al “Corriere della sera” la propria omosessualità  criticando, inoltre, l’insegnamento della Chiesa in materia.

    Ma da dove ha appreso La Caramella Buona che Raspanti ha autorizzato Chiarenza? Semplice, dallo stesso vescovo di Acireale. È Mirabile a riferirlo a LiveSicilia. Conferma il tutto il pastore della Chiesa acese. Tra i due è avvenuto, infatti, uno scambio di mail dai toni cortesi che ha messo in chiaro la faccenda. “Ho agito nel pieno rispetto della normativa”, precisa Raspanti al nostro giornale.  Nonostante le polemiche, la decisione del vescovo di consentire a un membro del presbiterio acese di concelebrare al suo fianco, va inscritta all’interno di un quadro in linea con il diritto canonico. In attesa dell’appello, infatti, la pena sulla testa di Chiarenza è formalmente sospesa. Ciò significa che potrebbe celebrare messa senza limitazioni. Eventualità che Raspanti, in questi due anni, ha voluto neutralizzare con un duplice provvedimento cautelare che vieta lui l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale.

    Decisione, questa, che sarebbe nelle disponibilità del vescovo titolare e che tuttavia sarebbe stata emessa in sintonia con la Santa Sede. In altri termini, concelebrando con Chiarenza, Raspanti è andato in deroga di se stesso.  “Ho fatto un’eccezione in forza di alcune condizioni assolutamente delicate, particolari e limitate a un’occasione specifica, dove ero presente e garante”, spiega ancora. Il caso Chiarenza, intanto, non può considerarsi come archiviato sotto alcun profilo. Ne è convinto, in primo luogo, il vescovo di Acireale, che ultimamente è chiamato ad amministrare la sede arcivescovile di Messina dopo la rinuncia di Calogero La Piana. In attesa della condanna definitiva dal Vaticano, Raspanti non intende venir meno al profilo tenuto finora: “Il decreto cautelare da me emesso – fa sapere – c’è e rimane”.

    http://catania.livesicilia.it/2015/10/09/chiarenza-condannato-per-pedofilia-celebra-messa-raspanti-e-stata-una-deroga-temporanea_355806/

  • Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Il capo della diocesi di Acireale torna sulla polemica seguita alla decisione di fare celebrare una funzione al prelato, lo scorso 6 ottobre. «Ho saputo che voleva partecipare, ma non poteva. L’ho chiamato e gli ho detto di concelebrare con me», spiega. E parla anche delle proteste dell’associazione Caramella buona.

    Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne.

    Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò allacondanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

    Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto daldiritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37393/prete-condannato-per-pedofilia-dice-messa-vescovo-raspanti-ho-dato-io-il-permesso/

  • Augusta, sesso con migranti minorenni: arrestato professore di religione

    Augusta, sesso con migranti minorenni: arrestato professore di religione

    Stava facendo sesso con due minorenni extracomunitari. E’ stato arrestato così, in flagrante, Giuseppe Abbate, un insegnante di religione di 50 anni. Abbate era stato fino a pochi anni fa anche assessore provinciale al Bilancio e al Patrimonio e si era candidato al consiglio comunale di Augusta, in provincia di Siracusa, senza poi essere eletto.

    Le indagini, coordinate dalla Procura di Catania, sono iniziate dopo le dichiarazioni che un migrante minorenne ha rilasciato alla Squadra mobile di Roma. Il ragazzo, un egiziano arrivato in Italia diversi mesi fa e ospitato in una casa famiglia della Capitale, alle forze dell’ordine ha detto che Abbate, nominato tutore di diversi minorenni, era solito consumare rapporti sessuali con giovani migranti ricompensandoli con regali o denaro.

    A quel punto gli agenti hanno chiesto alla Procura di Catania, competente in materia di prostituzione minorile, l’autorizzazione a svolgere una serie di accertamenti. Al termine dei quali gli investigatori, coordinati dal dirigente Tito Cicero, hanno sorpreso l’uomo con i due minorenni, di 15 e 16 anni. Il più grande gli era stato affidato dal Tribunale. Abbate è stato rinchiuso nel carcere di Cavadonna di Siracusa. La diocesi diSiracusa intanto, fa sapere che l’arcivescovo Salvatore Pappalardo ha emesso per Abbate un decreto di sospensione dall’insegnamento.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/05/augusta-sesso-con-migranti-minorenni-arrestato-professore-di-religione/1750596/

  • Pedofilia, «crolla» il parroco di Rivello  nell’operazione ci sono anche 2 lucani

    Pedofilia, «crolla» il parroco di Rivello nell’operazione ci sono anche 2 lucani

    RIVELLO – Dagli ambienti giudiziari non trapela nulla. Ma, secondo indiscrezioni, don Antonio Calderaro, parroco di S. Costantino di Rivello, ai domiciliari con l’accusa di pedofilia, avrebbe ammesso in parte le proprie responsabilità durante gli interrogatori. I legali sarebbero intenzionati a chiedere il rito abbreviato.
    L’inchiesta ruota attorno a un presunto giro di pedofilia scoperto dai carabinieri della compagnia di Policoro a Nova Siri. Tre uomini agli arresti domiciliari – accusati di aver adescato e abusato di un ragazzino di 14 anni – e quattro degli altri cinque indagati raggiunti da obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. I carabinieri sono sulle tracce dell’ottavo uomo del gruppo di pedofili, sconosciuti fra loro, che, all’epoca dei fatti, 2012- 2013, era residente a Policoro ma che poi si è trasferito. È un extracomunitario.

    E mentre si continuano a delineare i contorni di questa «storiaccia» spunta un’altra vicenda di abusi su minorenni che coinvolge la Basilicata. Ci sono anche i nomi di due lucani, infatti, nell’inchiesta denominata «Sexting» che ieri ha portato a perquisizioni in mezz’Italia. Si tratterebbe di due studenti maggiorenni dell’hinterland di Potenza, indagati per detenzione di immagini di pornografia minorile. Sono stati scoperti dalla Polizia postale di Catania che ha avviato le indagini dopo la denuncia dei genitori di una sedicenne della provincia di Siracusa. La ragazzina era stata adescata su internet e convinta a realizzare immagini intime che poi sono finite, principalmente tramite WhatsApp, sui cellulari di venti persone in giro per l’Italia. Tra loro anche minorenni che hanno poco più di 14 anni e due maggiorenni con precedenti in materia di pornografia minorile. «Sexting» è la pratica molto diffusa di inviare e ricevere messaggi a sfondo sessuale. Non solo testi ma pure immagini, come quelle inviate dalla minore di Siracusa che in un caso è stata anche ricattata e minacciata, ma si è confidata con i suoi familiari.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/notizia-no813895

  • Augusta. Insegnante di religione arrestato: “atti sessuali con minorenni extracomunitari”

    Augusta. Insegnante di religione arrestato: “atti sessuali con minorenni extracomunitari”

    Lo hanno sorpreso mentre stava “consumando” con due minorenni extracomunitari. Ha provato a balbettare qualche spiegazione che certo non gli ha risparmiato l’arresto in flagranza di reato. In manette un insegnate di religione di Augusta, Giuseppe Abbate, cinquant’anni.

    Si sono chiuse così le indagini coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, con la collaborazione della Squadra Mobile di Siracusa.

    Tutto comincia con le dichiarazioni rese alla Mobile di Roma da un migrante minorenne egiziano, giunto in Italia con uno sbarco diversi mesi addietro. E’ il primo ad accusare Abbate, nominato tutore di diversi minorenni: “era solito consumare rapporti sessuali con giovani migranti ricompensandoli con regali o denaro”, racconta.
    Verificata l’attendibilità delle dichiarazioni del giovane egiziano, la Mobile di Siracusa ha chiesto alla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, competente in materia di prostituzione minorile, l’autorizzazione a svolgere una serie di attività tecniche.

    Fino ad ieri, quando hanno sorpreso l’indagato nella flagranza del reato con due minorenni migranti, in atteggiamento inequivocabile.

    I due minori, ascoltati dagli agenti, hanno fornito importanti elementi di prova a carico dell’insegnante di religione. Che è stato arrestato con l’accusa di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenni.

    Si trova a Cavadonna, a disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa per la convalida dell’arresto.

    https://www.siracusaoggi.it/augusta-insegnate-di-religione-arrestato-atti-sessuali-con-minorenni-extracomunitari/?print=print

  • Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

    Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

     di GIUSEPPE PORTALE – RANDAZZO. Una lunga, lunghissima fiaccolata, che ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli randazzesi, si è snodata per le principali vie della città, con partenza dal Santuario dedicato alla Madonna del Carmelo sino alla Basilica di Santa Maria, dove si è tenuta una veglia di preghiera, organizzata da tutte le parrocchie e da tutte le associazioni religiose e caritative cittadine.

    Presenti tutti i parroci di Randazzo, con il vicario foraneo dell’arcidiocesi di Messina, e numerose autorità civili come il sindaco della città, Michele Mangione, assessori e consiglieri comunali, tutti convinti sostenitori dell’innocenza di Padre Enzo, il sacerdote condannato in primo grado, col rito abbreviato, a quattro anni di reclusione, più pene accessorie, come l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici, dal Gup del tribunale di Catania. Innocenza che, ci dicono tutti, «verrà pienamente riconosciuta in sede di appello, viste le numerose testimonianze e controprove che si stanno raccogliendo a favore del sacerdote».

    A sostegno dell’innocenza dell’arciprete, oltre al documento firmato alcuni giorni fa dai rappresentanti parrocchiali della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata, si aggiunge, ora, anche quello dei giovani della parrocchia Santa Maria Assunta, di cui è stato titolare, sino a qualche giorno fa, Padre Vincenzo Calà. «Gentili fedeli, cari concittadini – hanno letto i giovani in pubblico – ci troviamo riuniti questa sera in circostanze spiacevoli, ma per una giusta causa. Le accuse rivolte nei confronti del nostro parroco, Padre Enzo Calà, ci addolorano.

    A nome di tutti i giovani della comunità parrocchiale, cresciuti tra queste mura insieme a Padre Enzo, la cui presenza è stata una guida e un punto di riferimento anche – e soprattutto – dal punto di vista spirituale, respingiamo con forza qualsiasi accusa nei suoi confronti e ribadiamo la necessità di scavare ancora sulla vicenda per far luce sui dubbi e sulle contraddizioni emerse dai discorsi degli stessi accusatori. Senza avere la pretesa di sostituirci alla giustizia, ed essendo a conoscenza degli atti, crediamo fermamente nell’innocenza di Padre Enzo, in quanto dalle accuse non emergono sufficienti prove per attestare alcun tipo di reato. Possiamo gridare a gran voce che Padre Enzo non ha mai avuto, nemmeno lontanamente, atteggiamenti ambigui nei nostri confronti -. Al contrario – hanno precisato – il nostro parroco, per noi giovani, ha sempre avuto un occhio di riguardo, ci ha sempre circondati di attenzioni e di protezione con sentimenti autentici e sinceri. Obiettivo primario della sua missione è stato quello di educare i giovani alla Parola del Signore».

    A conclusione della fiaccolata e della lunga veglia di preghiera, anche padre Piergiorgio Rasano, attualmente incaricato dal vescovo di Acireale quale responsabile della Basilica di S. Maria, a nome di tutto il clero di Randazzo, ha espresso parole di conforto e di sostegno nei confronti di padre Calà.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/359708/

  • Condanna per pedofilia, Randazzo  si schiera con don Vincenzo Calà

    Condanna per pedofilia, Randazzo si schiera con don Vincenzo Calà

    di PIPPO PORTALE

    RANDAZZO. Stupore, sgomento, rabbia, sono i sentimenti diffusi che nella giornata di ieri si sono scambiati i randazzesi per la condanna nei confronti dell’arciprete della Basilica di Santa Maria, accusato di pedofilia.
    In tutte le chiese, i parrocchiani hanno effettuato un volantinaggio, a conclusione delle celebrazioni Eucaristiche della domenica a sostegno del sacerdote «ingiustamente calunniato». A firmarlo sono stati i rappresentanti della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata.

    «Con dolore abbiamo appreso la notizia che il giudice ha condannato il nostro parroco, don Enzo Cala, al massimo della pena per aver tentato di abbracciare, toccare, baciare un minorenne di quasi diciotto anni, forse più alto e certamente più forte di lui. Il giudice ha dichiarato che questo giovane, oggi ventisettenne, è credibile anche se non ha portato alcuna prova e se viene contestato da tutti i coetanei che gli erano compagni di campeggio. Noi, come rappresentanti dei vari gruppi che operano in parrocchia, gridiamo forte la nostra indignazione, poiché il nostro parroco, in tutti questi anni di indagini, non è stato mai ascoltato dal giudice».

    Gli estensori del volantino sottolineano come tutti i fedeli hanno avuto la possibilità di stare vicino a don Vincenzo Calà e rendersi conto personalmente della delicatezza con la quale trattava piccoli e grandi, anziani e giovani, maschi e femmine. «Nei campeggi, che padre Enzo ogni anno ha organizzato con i giovani – dice il documento – aveva la presenza costante dei genitori che lo aiutavano, giorno e notte, nella gestione dell’attività estiva. Nessuno ha notato qualche cosa di anomalo che destasse il benché minimo sospetto di pedofilia. I genitori gli hanno sempre affidato i propri figli per il Grest e non ci sono mai state segnalazioni di alcun genere».

    I rappresentanti della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata, nel ribadire la loro stima al sacerdote, sono certi della sua innocenza e altrettanto che, «il Signore farà trionfare la verità anche davanti agli occhi di chi ha cercato di infangarla».

    Ovviamente, tutti i parroci della comunità ecclesiale di Randazzo, nel corso delle omelie delle Messe domenicali, non si sono tirati indietro nel commentare la vicenda nella quale è rimasto coinvolto il confratello della Chiesa Madre, definendo tale situazione nella quale si è venuto a creare a dir poco «incredibile». Gli hanno assicurato la loro preghiera nella certezza che la verità trionfi.

    In serata, un gran numero di giovani, che in passato sono stati seguiti nella sua attività parrocchiale da padre Vincenzo Calà, hanno organizzato un sit in di preghiera nella piazza antistante la chiesa dedicata a Cristo Re, nella frazione di Montelaguardia, proprio per testimoniare la loro vicinanza al loro parroco.
    Nel frattempo, la cura delle parrocchie Maria Santissima Assunta e Maria Santissima del Monte Carmelo, è stata affidata dal vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, a padre Piergiorgio Rasano.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/357980/

  • Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Il solito prete pedofilo nel cuore della Sicilia dove nessuno ha visto niente

    Condanna a 4 anni per don Vincenzo Calà Impirotta, sacerdote di Randazzo in provincia di Catania (Che orrore!). Per tutti era un sacerdote integerrimo e di grande moralità, insomma una guida spirituale per i fedeli della sua chiesa, nel cuore della Sicilia. E invece, don Vincenzo Calà Impirotta, parroco della basilica di Santa Maria Assunta di Randazzo, paese sull’Etna in provincia di Catania, si è beccato una condanna a 4 anni per violenza sessuale su un minorenne. 

    A condannarlo è stato il gup Flavia Panzano e la sentenza è arrivata fra la sorpresa generale in paese, dove nessuno sapeva niente delle accuse mosse al prete e dove fino a ieri il parroco ha continuato a dire messa come se nulla fosse. E infatti, il sacerdote in tutti questi anni di vicenda processuale non è stato destinatario di alcun provvedimento di sospensione da parte del vescovo di Acireale don Antonino Raspanti, competente per il paese di Randazzo. E ci si chiede come mai…

    Secondo l’accusa, sostenuta dai magistrati Marisa Scavo e Lina Trovato, l’uomo di chiesa avrebbe più volte tentato approcci omosessuali con un giovane, fra il 2005 e il 2007, quando la presunta vittima era ancora minorenne. Fra gli episodi contestati che hanno comportato la condanna del religioso ce n’è uno che sarebbe avvenuto a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale. L’inchiesta è scattata proprio a seguito della denuncia del giovane.

    I giudici lo hanno anche condannato all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici ma anche da ogni incarico in istituti scolastici di ogni ordine e grado, da uffici o istituzioni frequentati da minori e da uffici inerenti la tutela e la curatela. Don Vincenzo Calà Impirotta era difeso dall’avvocato Carmelo Galati e ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato, regime processuale che prevede uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. (fonte: resapubblica.it)

    Quando si parla di argomenti simili per tipologia al caso del parroco di Randazzo, i detrattori della Chiesa sono tentati dal generalizzare mentre gli strenui difensori si giustificano con frasi del tipo “i pedofili non sono solo nella Chiesa ma sono di più in altre istituzioni educative” come se questo potesse lenire il dolore delle vittime che, come si è già detto, fossero anche solo due sarebbe comunque una tragedia.

    La pedofilia è un reato orribile che suscita la reazione più estrema perché è un obbrobbio commesso ai danni dei minori , ossia, dei più indifesi. La pedofilia è uno di quei reati per i quali anche i più miti e contrari alla violenza invocano. Premessa doverosa vista la delicatezza della notizia del parroco di Randazzo sotto accusa da una denuncia schiacciante che ha deciso di patteggiare la pena con un giudice terreno tralasciando la vera condanna che lo aspetta quando si troverà davanti al Giudice Celeste se non si ravvede dei suoi peccati.

    A nostro parere, fatti del genere sono  ancora più gravi, se esistesse un grado ancora superiore di gravità in reati di questo tipo, quando questa ignominia la compiono delle persone che fanno leva sulla fiducia non solo dei bambini o dei ragazzi a loro affidati ma anche su quella dei genitori.

    La colpa principale, quindi, della Chiesa cattolica è un’eccessiva tolleranza dell’omosessualità nei seminari e in secondo luogo è determinante anche il tema del celibato. Comunque, a scanzo di equivoci la Sacra Bibbia, per i servitori di Dio, non parla ne di seminario ne tantomeno di celibato, perche queste sono solo invenzioni dell’uomo e l’esempio più emblematico è quello dell’Apostolo Pietro sposato e con figli; perchè  il Signore Cristo Gesù ha benedetto il matrimonio e i figli che dall’uomo e dalla donna nasceranno.

    Con questa riflessione non intendiamo dare valore più di quello che meritano i freddi numeri dei pedofili o fornicatori all’interno delle chiese perché anche un solo caso al mondo grida giustizia, ma sull’impatto mediatico che si è fatto di questi casi nei riguardi di una Chiesa Cattolica che ha certamente le sue responsabilità. Lo sconcerto attuale relativo alla pedofilia tra il clero è ancora una volta sotto gli occhi di tutti, ma spesso pochi o quasi nessuno degli organi di informazione riportano dei dati statistici sul fenomeno che tuttavia sono disponibili.

    Ti ricordo, che viviamo in un mondo contaminato dai peccati della carne e da mille altre insidie che ci circondano. Quindi, apriamo gli occhi e facciamo attenzione alle insidie del diavolo anche nelle piccole azioni quotidiane. Il Cristiano, divenuto figliolo di Dio, non solo deve fuggire dalla corruzione mondana, che sono opere malvagie, Gal. 5; 19-21 ma deve anche mantenersi puro dalla concupiscenza della carne, capisci questo? Per tutti coloro che operano malvagiamente, un giorno  non molto lontano, si apriranno per loro le porte dell’inferno è saranno tormentati giorno e notte per l’eternità, leggi Luca 16; 24, Apac. 20; 11-15. Se uno non accetta Cristo, nel suo cuore come personale Salvatore non potrà mai avere la vita eterna ed essere un vero figliolo di Dio. Questa è la legge dello Spirito Santo. (Rom.8, 1-2).

  • Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    Randazzo (CT). Don Vincenzo Calà Impirotta condannato a 4 anni per pedofilia. Sconto di pena, Prete cercò in più occasioni di abusare di minore, anche in pellegrinaggio a Gerusalemme

    CATANIA. Il Gup di Catania, Flavia Panzano, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Marisa e del pm Lina Trovato, ha condannato a 4 anni di reclusione per violenza sessuale il parroco della basilica Santa Maria Assunta, la chiesa madre di Randazzo, padre Vincenzo Calà Impirotta. Il processo si è celebrato col rito abbreviato.

    Le indagini del commissariato della polizia di Stato di Adrano sono state avviate dopo la denuncia della vittima, quando è diventata maggiorenne, di abusi che avrebbe subito da minorenne. Secondo la Procura di Catania, il sacerdote avrebbe tentato più volte e in luoghi diversi, compreso in chiesa, di abusare del giovane, tra il 2005 e il 2007.

    Gli approcci omosessuali non sarebbero stati corrisposti dalla vittima, che avrebbe ricevuto ‘attenzionì anche a Gerusalemme, durante un viaggio spirituale in Terra Santa.Il Gup Flavia Panzano ha disposto anche un risarcimento provvisionale di 20 mila euro nei confronti della parte lesa. Padre Vincenzo Calà Impirotta è stato ordinato sacerdote nel 1995 e dal giugno del 2006 è parroco della chiesa madre di Randazzo.

    «È un giudizio civile che io ovviamente accetto e rispetto, anche se di primo grado e so che il sacerdote ricorrerà in appello, perchè si proclama fermamente innocente». Lo ha detto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, sulla condanna a 4 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un minorenne comminata dal Gup di Catania al parroco della chiesa madre di Randazzo, don Vincenzo Calà Impirrotta.
    «Il sacerdote, per essere libero di difendersi e per la tutela di Chiesa e mi ha subito rassegnato le dimissioni – ha aggiunto il vescovo in un’intervista all’emittente Rai Tv – per cui non è più andato più a celebrare o ad amministrare, ed io ho provveduto a nominare un sostituto.

    È una soluzione provvisoria – ha sottolineato monsignor Raspanti – per l’estate per il popolo di Dio. Non ho ancora incontrato le persone del paese, perchè è una cosa accaduta adesso e dunque dovrò riflettere e pensare. Dovrò tornare a parlare con il prete per cercare di capire meglio l’accaduto».
    «Ho già incontrato il giovane che accusa don Vincenzo Calà – ha rivelato il vescovo di Acireale – ci siamo dette tante cose anche personali, ma naturalmente non posso ancora comprendere come sono andati realmente i fatti. Accolgo, come tutti, questa decisione in sospeso».

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/357753/