Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: catechista

  • Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Seconda udienza dedicata all’esame dei testi della difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha introdotto quattro persone, tre di Ceprano e una di Monte San Giovanni Campano, che hanno avuto contatti stretti con il religioso.

    I primi tre hanno partecipato alla vita parrocchiale a san Rocco, a Ceprano. Uno di loro, che ha svolto attività da catechista, ha ripercorso i suoi rapporti con don Gianni, ricordando come la parrocchia era sempre frequentata dalla gente, il che impediva di appartarsi o comunque di fare qualcosa senza essere visti. Tra i testi sentiti anche chi conosceva il minore vittima delle presunte violenze sessuali definito una persona serena e tranquilla e che non era isolata dal gruppo.

    Sentita anche la perpetua di Monte San Giovanni Campano, dove don Bekiaris ha esercitato la sua attività sacerdotale in precedenza. Ha descritto ciò che avveniva negli ambienti della parrocchia e affermato che don Gianni manteneva aperta la casa canonica dove poteva entrare chiunque. In più ha aggiunto di non aver mai visto in paese la parte offesa. La parte civile, per il ragazzo, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno frequentato direttamente la parte offesa se non in tenera età o che comunque hanno avuto contatti marginali. Per il legale della parte offesa le testimonianze difensive non hanno scalfito l’impostazione accusatoria.

    Il processo proseguirà l’8 gennaio, probabilmente con un diverso collegio giudicante. Saranno ascoltati altri sei testimoni della difesa, tra cui un paio di sacerdoti e un’insegnante della parte offesa. Inoltre, il tribunale dovrà decidere se ammettere una perizia medico-legale sulla parte offesa per accertare, come richiesto dalla difesa, se i fatti siano veritieri e quale sia lo stato attuale della vittima e se i disturbi di cui è vittima siano stati causati dai fatti oggetto della contestazione.

    Nelle precedenti udienze erano stati sentiti i genitori della vittima, nonché lo psicologo, anch’egli sacerdote, che lo aveva aiutato nel percorso di recupero e che lo aveva indotto a confrontarsi sull’argomento con i genitori. In passato era stato chiamato a testimoniare anche il vescovo Ambrogio Spreafico che, però, ha opposto il segreto ministeriale.

  • A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

    A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

    MILANO È tornata in aula Maria Angela Farè, l’ex suora condannata a tre anni e mezzo di carcere in primo grado per un episodio di violenza sessuale nei confronti di Eva Sacconago avvenuto poche settimane prima che la giovane si suicidasse a 26 anni, nel giugno 2011. Ora il sostituto pg di Milano Daniela Meliota punta a riaprire l’istruttoria nel processo d’Appello, perciò ha chiesto una perizia psichiatrica basata sull’analisi degli appunti, dei diari e dei messaggi ricevuti dalla vittima. Per dimostrare il suo stato di soggezione nei confronti dell’ex suora che avrebbe abusato di lei da quando era ancora minorenne, nel 2002, fino a un paio di settimane prima del suo suicidio.

    «RAPPORTO CONSENZIENTE»

    In sostanza la procura generale, anche attraverso la perizia sulla vittima, vuole arrivare alla condanna dell’ex suora anche per i reati di stalking e violenza privata, accertando le vessazioni di Maria Angela Farè fin da quando Eva aveva quindici anni. I giudici in primo grado hanno anche escluso la responsabilità della congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla quale apparteneva la suora. Le presunte violenze sono emerse dai diari della giovane e da decine di email, sms e lettere scritte in un lungo arco di tempo dalla religiosa di 23 anni più grande della ragazza, che nel frattempo era stata trasferita e insegnava in una scuola di formazione nel milanese. La donna, dopo aver trascorso un periodo agli arresti domiciliari e all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), è tornata in libertà. Secondo i pm, i diari, gli scritti e anche i video sequestrati dagli investigatori proverebbero le violenze sessuali, mentre per la difesa si trattò di un rapporto consenziente, senza alcun abuso da parte della religiosa che all’epoca era un punto di riferimento per la ragazza, assidua frequentatrice della parrocchia.

    CENTINAIA DI BIGLIETTINI

    Tutto comincia nell’oratorio di Sant’Edoardo a Busto Arsizio: l’attaccamento spirituale da parte della donna più anziana per l’adolescente si trasforma in relazione ossessiva e morbosa, con centinaia di bigliettini e dichiarazioni d’amore che, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avevano «avviluppato la quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di “amore”». Quella relazione tra Eva e suor Maria Angela Farè non era sfuggita ai genitori, Roberto Sacconago, funzionario di banca in pensione, e la moglie Giovanna Bozzolini. Un giorno di autunno del 1998 Eva tardava a rientrare per cena. La mamma l’ha cercata in oratorio, trovandola nella stanza di suor Maria Angela. Così ha iniziato a controllare il diario della figlia e ha scoperto i bigliettini, dapprima firmati «Suor Mary» e poi «Mamma Mary», alcuni che esprimevano affetto altri con espliciti riferimenti intimi. I giudici hanno escluso che nella decisione di Eva di togliersi la vita abbia pesato la volontà della suora di mantenere «una relazione ormai cessata, della quale l’imputata non ha accettato la fine».

    FOTO RUBATA DALLA TOMBA

    Ricostruiscono diversamente il dramma: «Quanto al “perdurante stato di ansia” che condurrà Eva al suicidio emerge chiaramente come non sia stato causato dal comportamento dell’imputata, ma da un complesso di fatti ai quali Maria Angela Farè appare estranea. L’unico problema che emerge e sembra affliggere profondamente Eva sono le chiacchiere dei ragazzi dell’oratorio, la presenza di persone che la controllano, la delusione cocente di vedere la sua vita spiata e giudicata, ma soprattutto la sordità di don Ale che relega i suoi sentimenti a una amicizia sia pure con la A maiuscola». Don Alessandro è il giovane prete dell’oratorio dove Eva fa la catechista e l’animatrice. La mamma non condivide le conclusioni della sentenza: «Fra Eva e don Ale c’era solo una grande, stupenda amicizia. C’erano i pettegolezzi, le cattiverie. C’era gente che diceva che fosse rimasta incinta del don. La seguivano, la spiavano. Un giorno ha trovato le quattro gomme dell’auto tagliate». E a quanto pare non è ancora finita. «Hanno rubato una foto dalla tomba di Eva, un’altra, quella di un raduno a Madrid dove si vedeva anche don Alessandro, l’hanno strappata per togliere l’immagine del prete», è la denuncia dei genitori.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/processo_appello_suora_maria_angela_fare_violenza_sessuale_eva_sacconago-3994596.html

  • Eva Sacconago, suicida dopo gli abusi di una suora: l’ex religiosa verso il processo d’appello

    Eva Sacconago, suicida dopo gli abusi di una suora: l’ex religiosa verso il processo d’appello

    Si aprirà il 24 settembre a Milano il processo d’appello nei confronti di Maria Angela Farè, ex suora condannata in primo grado per violenza sessuale. Vittima degli abusi Eva Sacconago, ragazza morta suicida nel 2011. I genitori della ragazza, abusata dall’ex religiosa fin da quando era minorenne, chiedono che sia fatta piena giustizia.

    Inizierà il 24 settembre a Milano il processo d’appello a Maria Angela Farè, l’ex suora adesso tornata agli abiti civili condannata in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale. Vittima di quel singolo episodio condannato dai giudici del tribunale di Busto Arsizio è stata Eva Sacconago, morta suicida nel giugno del 2011 all’età di 26 anni. Per i genitori e anche secondo un’amica e confidente della ragazza, Eva si sarebbe uccisa proprio perché stanca di subire gli abusi della religiosa, che sarebbero iniziati quando Eva era minorenne. Dal processo di primo grado, conclusosi nel 2015, non è emersa però alcuna responsabilità dell’ex suora nel suicidio: è invece stato appurato dai giudici che tra la giovane catechista e la religiosa, più grande di 23 anni, era in essere una relazione omosessuale. Rapporto, durato 13 anni e iniziato quando Eva ne aveva solo 15, di cui la famiglia della ragazza è venuta a conoscenza grazie a bigliettini e messaggi trovati nei diari della figlia e nel suo telefonino dopo la morte della ragazza, ma di cui papà Roberto e mamma Giovanna sospettavano da tempo, fin dall’autunno del 1998.

    Proprio grazie ad alcuni bigliettini compromettenti trovati nel diario della figlia, i genitori di Eva erano riusciti a ottenere il temporaneo allontanamento di “siter Mary” o “suor Mary”, come si faceva chiamare, in Sicilia. Ma avevano sottovalutato la morbosità di un legame che era proseguito anche quando la loro figlia era diventata maggiorenne. Una relazione tutt’altro che normale: a provarlo anche il fatto che l’episodio di violenza per cui Maria Angela Farè è stata condannata risalga al maggio 2011, poche settimane prima del suicidio di Eva. Tutti gli altri abusi, avvenuti quando la ragazza era ancora minorenne, sono caduti in prescrizione: Maria Angela Farè è stata assolta anche dalle accuse di violenza privata e stalking. Da qui la decisione dei genitori di Eva di ricorrere un appello: “Un nuovo capitolo doloroso ma necessario”, aveva detto la mamma della ragazza all’associazione “Rete l’abuso”. In attesa del 24 settembre e nella speranza di una sentenza che possa fare pienamente giustizia su quanto accaduto alla figlia, la signora Giovanna come rivelato al “Corriere della sera” continua ogni sera a scrivere lettere a Eva, come fa da quando non c’è più: il 4 settembre sarà l’ottavo compleanno senza alcuna festa da celebrare.

    https://milano.fanpage.it/eva-sacconago-suicida-dopo-gli-abusi-di-una-suora-lex-religiosa-verso-il-processo-dappello/

  • Abusi su minori, ex catechista condannato a dieci anni

    Abusi su minori, ex catechista condannato a dieci anni

    Grazie alla sua attività nelle onlus adescava le ragazzine e poi ne approfttava sessualmente. Questo secondo il gup Marco Gaeta il modus operadi di Benedetto Salemi, condannato a dieci anni per adescamento e violenza sessuale su minore, detenzione di materiale pedopornografico. Arrestato nel febbraio 2017 a Termini Imerese, è stato per anni catechista alla chiesa Madre e contitolare di una cartolibreria, molto frequentata dai più giovani.

    L’uomo era stato notato all’esterno di un negozio in compagnia di una minore. Da lì sono scattate le indagini. Salemi ha sempre respinto le accuse: ha ammesso di conoscere la ragazza, di averle dato lezioni, ma ha negato fermamente di aver abusato di lei.  Nel 2003 è stato condannato dal tribunale di Termini per detenzione di materiale pedopornografico e nel 2007 dai giudici di Siracusa per lo stesso reato.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/condannato-catechista-benedetto-salemi-termini-imerese-pedofilia.html
  • Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    L’incontro con l’arcivescovo e la lotta contro gli abusi di don Silverio: “Se il Papa non mi riceve, sono pronto allo sciopero della fame”

    “Sono rimasto sorpreso, ho trovato il cardinale molto aperto e disponibile ad ascoltarmi. Non era stato informato di tutto. L’ho visto choccato di fronte al mio racconto, anche se resto deluso dalla richiesta di presentare nuove prove. Comunque è molto importante che Sepe abbia accettato di ascoltare un’altra vittima di quel prete”.

    Diego, che ci ha raccontato di essere stato vittima di abusi sessuali, a 13 anni a Ponticelli (Napoli), dal suo insegnante di religione don Silverio, è riuscito finalmente a incontrare il cardinale Crescenzio Sepe. Avevamo raccontato in onda la sua storia il 7 marzo in un servizio di Pablo Trincia. Diego aveva parlato di abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”, che hanno segnato la vita a lui e a altre giovani vittime. La nostra inchiesta era partita in contemporanea con la richiesta di Papa Francesco di far luce sul suo caso. Da allora non abbiamo mai smesso di seguire la sua ricerca di giustizia, che è diventata per lui ragione di vita.

    Diego (il nome è di fantasia) lamenta da anni lo scarso ascolto che avrebbe ricevuto in passato dalla Curia napoletana. Con una sorta di blitz ha chiesto e ottenuto di essere ricevuto, assieme alla moglie, dall’arcivescovo metropolita di Napoli. “Ho detto che se don Silverio non è un pedofilo allora mi deve denunciare, visto che lo sto raccontando in pubblico da tempo. Sarebbe l’unica occasione, dato che ormai è passato troppo tempo da quegli abusi, per portare tutto in un Tribunale”.

    Sepe ha promesso nuovi incontri ma Diego vuole incontrare direttamente il Papa. Ha chiamato in Vaticano e se entro una decina di giorni non riceverà una risposta inizierà uno sciopero della fame. La sua, dice, è “una battaglia per tutti” perché “se perdo io”, ripete, come ci aveva detto in un’intervista, “nessuno denuncerà più gli abusi dei preti”.

    Don Silverio, nel frattempo, si era trasferito al Nord, a Montù Beccaria (Pavia), dove, sotto il falso nome di don Saverio, continuava tranquillamente a fare il catechista. È bastato che il nostro servizio del 7 marzo andasse in onda perché il sacerdote facesse perdere di nuovo le sue tracce. Tra le proteste delle mamme del paese, che hanno scritto anche una lettera a Papa Francesco.

    Guarda qui sotto il servizio del 7 marzo di Pablo Trincia “Accusa di Pedofilia: come indaga la Chiesa?”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-prete-diego-cardinale-sepe-abusi-don-silverio_103916.shtml

  • Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Diego denuncia don Silverio di abusi sessuali da diversi anni

    Racconterà al Cardinal Crescenzio Sepe gli abusi subiti per anni da ragazzino. Diego (il nome è di fantasia) vuole riaccendere la luce sui casi di pedofilia nella Chiesa. Partirà dalla sua testimonianza che lo ha portato a denunciare don Silverio. Lo farà la settimana prossima direttamente in Curia a Napoli, un passo importante nella sua battaglia che va avanti da diversi anni. Dopo il nostro servizio, era emerso che don Silverio aveva lasciato Napoli e si trovava al Nord, nel paese di Montù Beccaria, e faceva anche il catechista, sotto falso nome, come don Saverio Murra. Pochi giorni dopo aveva fatto perdere le sue traccce.

    E’ stata la stessa Curia di Napoli che negli scorsi giorni ha lanciato un appello invitando chi è in possesso “di elementi utili a darne comunicazione” in modo da “proseguire e concludere l’indagine”.

    Proprio Diego ha chiesto e ottenuto un incontro con il Cardinale Crescenzio Sepe che ha mantenuto il suo impegno preso qualche settimana fa (la foto è presa dal video del loro primo incontro). “Lo incontrerò la prossima settimana – spiega – Gli chiederò dove si trova ora quel prete, ma soprattutto perché continua a stare a contatto coi bambini”. Diego continua a combattere affinché sia fatta piena luce sulla sua vicenda che lo riporta a quando appena 13enne denuncia di aver subìto abusi da parte del suo insegnante di religione delle medie, don Silverio. Abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”.

    Ne avevamo parlato a marzo, nel servizio di Pablo Trincia. Per avere le prove ha incontrato di nuovo il sacerdote, dopo 25 anni, e ha registrato tutto. Don Silverio (che oggi si fa chiamare anche don Saverio) non ha negato nulla, si è limitato a pregare.

    In tutti questi anni di battaglia, Diego si è fatto sottoporre a perizie ed è stato ricoverato in psichiatria: “Ha messo in pericolo oltre 40 bambini. E’ una persona malata e non deve stare più a contatto coi più piccoli”.

    Molti genitori di questi bambini hanno saputo di quest’ombra sul passato di don Saverio solo recentemente. Dopo che per anni ha operato a Montù Beccaria, in provincia di Pavia. Per questo hanno scritto una lunga lettera al cardinal Sepe. Chiedono verità e rassicurazioni. “Perché cercare in tutti i modi sempre e solo scappatoie pur di non fare chiarezza sull’accusa”, sottolineano le mamme. “Perché la Chiesa dimostra leggerezza e un atteggiamento ai nostri occhi schivo e non di premura, misericordia e trasparenza?”.

    “Questa lettera la porterò con me dal cardinal Sepe ribadendogli che queste mamme hanno creduto nella chiesa”, conclude Diego. “Io sono l’esempio: chi denuncia un prete ha la vita rovinata”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-chiesa-cardinal-sepe-abusi-minori_97617.shtml

  • Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Le madri di Montù Beccaria, dove Don Silverio si era rifugiato sotto falso nome: “Ci dimostri che non tutti sono come lui”

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solo da persone come don Silverio Mura.Ci aiuti a riavere fiducia nella Chiesa facendo chiarezza”. A scrivere al Pontefice è un gruppo di madri di Montù Beccaria (Pavia), che si sono ritrovate come catechista un sacerdote accusato di pedofilia.

    Il prete si faceva chiamare don Saverio Aversano, in realtà si tratta di Don Silverio, di cui vi abbiamo parlato nel servizio del 7 marzo. Diego (il nome è di fantasia) aveva raccontato alla Iena Pablo Trincia di aver subito abusi sessuali dal sacerdote circa 30 anni fa a Ponticelli (Napoli). Dopo le denunce, don Silverio si si era trasferito a Montù Beccaria. Dopo la messa in onda del servizio del nostro Pablo Trincia il prete sarebbe fuggito anche da lì.

    Il sospetto più forte e che crea più rabbia è che qualcuno del paese sapesse della vera identità del prete e non abbia detto nulla, nonostante le smentite del parroco. “Abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perché qualcuno di loro doveva sapere, ne siamo certe. Sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo”, dice Simona, una delle madri con cui avevamo già parlato. “Da quando l’abbiamo saputo non abbiamo più pace, perché un criminale è andato via tranquillo poche ore prima che potessimo fare qualcosa. E ora è in giro per l’Italia libero di danneggiare qualche altro bambino magari meno seguito dei nostri”. L’obbiettivo del gruppo di mamme è anche fare in modo che non si smetta di parlare di questa vicenda: “Bisogna scoprire dove è finita questa persona, faremo di tutto. Che non si dica che non stiamo combattendo”.

    L’indagine è rimasta archiviata fino a qualche settimana fa, quando Papa Francesco in persona ha riaperto il caso, mentre anche noi stavamo indagando, dopo che per anni la Chiesa non aveva risposto alle denunce di Diego.

  • “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio ha 9 anni, fa la terza elementare. Una volta a settimana faceva catechismo con don Saverio”. Simona, la mamma, è ormai l’abitudine di chiamarlo così, ma il suo vero nome è don Silverio Mura. Vi avevamo parlato del sacerdote in un servizio del 7 marzo in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia, risalenti a 25 anni fa, a Napoli.

    “Noi mamme non avevamo visto il servizio del 7 marzo”, ci spiega Simona. “Le mamme spesso evitano di leggere o guardare servizi di pedofilia, fa troppo male pensare che potrebbe succedere a tuo figlio. Ma appena abbiamo saputo che un servizio de Le Iene parlava di don Silverio, ci siamo informate”.

    Abbiamo contattato al telefono Simona, una delle mamme di Montù Beccaria (Pavia) che solo dopo aver visto il servizio della Iena Pablo Trincia hanno saputo delle accuse che il sacerdote aveva ricevuto in passato. Anche perché, nel paesino, don Silverio era conosciuto con il nome di don Saverio Aversano (in realtà il cognome della madre). Ieri vi abbiamo raccontato come nonostante le accuse, fino al 7 marzo don Silverio ha continuato tranquillamente a insegnare, sotto falso nome, catechismo ai bambini. La parrochia pavese si era già difesa sostenendo: “Non sapevamo nulla del passato di Don Silverio”. Prima avevamo contattato Diego (il nome è di fantasia), una delle presunte vittime, mentre anche Papa Francesco aveva chiesto di riaprire le indagini su don Silverio. “Se perdo io, nesssuno denuncerà più gli abusi dei preti”, ci aveva detto nell’intervista Diego.

    “Abbiamo capito subito la possibile gravità della cosa e il pericolo che i nostri figli avrebbero corso facendo catechismo con lui da ottobre 2017”, racconta Simona. Quando le mamme hanno capito che si trattava di don Silverio sono andate in parrocchia, ma il sacerdote aveva già lasciato Montù Beccaria. Al suo posto hanno trovato il parroco, don Simone Baggio, che “si è subito mostrato molto collaborativo. Era mortificato, neanche lui sapeva niente”.

    Cosa ha detto a suo figlio dopo aver scoperto che il suo catechista era stato in passato accusato di pedofilia? “È difficile. La prima cosa che ho fatto è stato spiegare a un bambino di 9 anni cos’è la pedofilia. Ho cercato di chiedere a mio figlio se don Silverio si era comportato in maniera troppo intima”. E il bambino capiva? “Ha capito subito che era una cosa negativa, non c’è stato bisogno di molte parole”. “Mi ha risposto subito ‘ma scusa mamma, credi che mi farei abbracciare o toccare da qualcuno che non è i miei genitori?’’”.

    Ora alcune mamme di Montù Beccaria si stanno organizzando per incontrarsi con il vescovo di Tortona, per raccogliere più informazioni possibili. Simona è credente non praticante, quindi non frequenta spesso la Chiesa. Ma ha deciso di mandare suo figlio a catechismo “per dare a lui la possibilità di scegliere”. Ma aggiunge: “Certo che se il primo impatto con la religione cattolica è questo, non è un inizio positivo”.

    Guarda il servizio di Pablo Trincia sul caso che abbiamo mandato in onda il 7 marzo.

  • La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    Altro duro colpo alla credibilità di papa Francesco, e a quella che la stampa ha battezzato come la campagna “tolleranza zero” contro i preti pedofili: una campagna da noi della Rete LABUSO ribattezzata, non per pregiudizio, ma per l’indiscutibilità dei dati alla mano che la contraddicono, la campagna di “tolleranza” per gli abusatori e “zero” per le vittime.

    Lo scorso 17 febbraio, a pochi giorni dall’interruzione dello sciopero della fame di Diego Esposito che con la sua protesta civile, non violenta e inascoltata da papa Francesco, chiedeva verità e giustizia per i presunti abusi subìti dal sacerdote Silverio Mura, alcuni quotidiani e l’agenzia ANSA, davano notizia, confermata anche dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, che papa Francesco avesse riaperto – dopo il primo insabbiamento dell’indagine da parte della diocesi guidata dal cardinale Sepe – il caso di Diego Esposito.

    La Rete LABUSO, di cui Diego Esposito fa parte, smentì immediatamente la fake news vaticana sottolineando che, non solo la presunta vittima, ma neppure il suo avvocato e la stessa associazione, non avevano alcuna notizia a riguardo.

    Ammodernando un pò il termine, quando si dice che le fake news hanno le gambe corte, arriviamo a pochi giorni fa, il 7 marzo 2018 quando un servizio de Le Iene propone proprio il caso del nostro associato, Diego Esposito.

    È proprio in quel servizio che il sindaco di Montù Beccaria (Pavia) – Amedeo Quaroni – riconosce il prete accusato nella trasmissione: esercita e vive in paese, fa ancora il catechista ed è ancora a contatto con minori, come trent’anni fa quando adescò Diego. Proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi riferisco al catechismo, naturalmente.

    Il trasferimento di don Silverio Mura a Montù Beccaria avviene all’incirca un anno fa, presumiamo dopo la morte della madre che, fino ad allora, don Silverio aveva accudito e che da tempo limitava notevolmente la libertà di movimento del sacerdote.

    Certo che la chiesa non si è fatta scrupoli, altro che indagine canonica, altro che prevenzione, dopo il funerale della madre lo ha rimesso subito in pista e, cosa c’è di meglio che un bel paesino di poche anime nel pavese, a 800 km di distanza da Napoli.

    Inutile dire che quando il sindaco di Montù Beccaria ha cercato di avere notizie, don Silverio aveva già preso il volo.

    Sarà andato a fare il processo canonico ?

  • Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montò Beccaria (Pavia), 18 marzo 2018 – Scomparso da alcuni giorni, probabilmente tornato in provincia di Napoli. Si tratta di don Silverio Mura, prete napoletano, fino al 7 marzo in servizio alla parrocchia di Montù Beccaria, al centro di un presunto caso di pedofilia, riemerso nei giorni scorsi dopo che il Vaticano ha deciso di riaprire un’inchiesta che era stata chiusa solo due anni fa.

    Una brutta pagina, se confermata, di abusi avvenuti a Ponticelli, in provincia di Napoli, ben 27 anni fa. Il primo episodio, essendo stato denunciato solo nel 2010, è caduto in prescrizione, ma dopo l’inchiesta delle Iene sono emersi altri due possibili casi di violenze. La presunta prima vittima che, oggi, ha 40 anni (e ne aveva 13 quando avrebbe subìto gli abusi) ha scritto anche al Papa ed avrebbe avviato una causa per un sostanzioso risarcimento.

    Ma come è arrivato in Oltrepo Pavese don Silverio, dove esercitava diverse funzioni compresa quella di catechista? È successo poco più di un anno fa. A Montù Beccaria da una decina di anni c’è una comunità parrocchiale che comprende altri Comuni collinari ed è retta dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione che ha sede a Visciano, nel Napoletano, a Nola ed anche in Veneto. L’attuale Superiore Generale della Congregazione, padre Egidio Pittiglio, fino al 2014 è stato il parroco di Montù ed ora la stessa funzione è esercitata da padre Simone Baggio. La Congregazione avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto per la comunità montuese e qui è stato spedito don Silverio.

    «Nessuno sapeva nulla del suo passato e quando sono stato informato della trasmissione delle Iene – dichiara il sindaco Amedeo Quaroni – mi sono premurato subito di avere notizie, ma don Silverio aveva già lasciato il paese. Posso dire che qui si è sempre comportato bene, forse un po’ riservato ma a Natale aveva partecipato al pranzo degli anziani. Alcune mamme dopo il servizio televisivo hanno chiesto informazioni sul suo conto, ma non c’è stata alcuna lamentela o segnalazione particolare».

    Insomma, una parentesi forse casuale di clamore mediatico. Don Silverio Mura dopo che nel 2010 era esploso il caso era stato spostato da Ponticelli a Pollena, altra parrocchia del Napoletano, poi aveva continuato nell’insegnamento all’Istituto Alberghiero «Russo» di Cicciano almeno fino al 2013. L’attività di insegnante sarebbe cessata del tutto nel 2015. Forse con il suo trasferimento a 800 chilometri di distanza, fra i vigneti dell’Oltrepo, si sperava di spegnere le polemiche e l’attenzione dell’opinione pubblica. Non a caso, a «Chi l’ha visto?», il Vescovo di Nola aveva dichiarato: «È in convento, senza contatti con il pubblico».