Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Charles Scicluna

  • Una piccola luce c’è, ma non basta

    Una piccola luce c’è, ma non basta

    Ho seguito per Repubblica l’Incontro tenutosi dal 21 al 24 febbraio in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Sono stato contento soprattutto di essere riuscito a trovare spazio sul mio giornale per le vittime. Prima del summit ho intervistato Peter Saunders, inglese, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Fu il primo a fare un passo indietro, ormai più di due anni fa, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori. Mentre ieri, nel giorno conclusivo, ho intervistato Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso.

    Penso che la novità importante del summit non stia nei proclami di ieri né nelle decisioni pratiche che si spera arrivino a breve, ma in un cambio di paradigma – come un piccola luce che si accende nella notte – che almeno in parte è avvenuto. Per la prima volta, infatti, la voce delle vittime, i loro racconti, sono entrati con decisione dentro le mura vaticane. Le vittime da incomodi – quante volte sono state relegate ai margini da uomini di Chiesa negligenti e insabbiatori – sono divenute protagoniste: il primo giorno del summit, in particolare, 190 vescovi hanno ascoltato in silenzio un video con le testimonianze degli abusi subiti, racconti come quello di una donna che ha parlato delle relazioni sessuali avute con un prete dai quindici ai ventotto anni: “Sono rimasta incinta tre volte, tre volte mi ha fatto abortire perché non gli andava di usare profilattici”, ha detto.

    Se penso alle reazioni negative che ebbe dentro certi ambienti questa mia intervista di tre anni a monsignor Charles Scicluna che dopo aver visto in anteprima con me “Il caso Spotlight” disse che tutti i cardinali avrebbero dovuto vedere questo film, capisco che qualcosa sta cambiando dentro la stessa Chiesa. Esiste una parte di essa che ha capito che il problema esiste ed è enorme, che chi guida le diocesi deve sapere, e soprattutto deve agire. Tutto ciò è importante, ma probabilmente non sufficiente.

    Ieri le vittime, a chiusura del summit, hanno protestato. L’incontro, infatti, si è chiuso senza l’annuncio di nuove decisioni se non con la promessa dell’uscita a breve di un Motu proprio papale in merito, di un vademecum per i vescovi e con l’annuncio dell’idea della creazione di una nuova task force. Credo che sia giusto qui di seguito riportare queste proteste, proponendo alcune parole pronunciate da Francesco Zanardi nell’intervista apparsa oggi su Repubblica. Credo, infatti, che al di là dei passi in avanti, non vi sia giustizia se le vittime non trovano pace, se la loro voce non trova piena risposta, cosa che evidentemente ancora non è avvenuta.


    “Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che ‘la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima’ dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi”.

    “Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. Perché non lo fa?”.

    “Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.

    https://www.paolorodari.com/index.php/72-una-piccola-luce-c-e-ma-non-basta

  • “Insabbiati i dossier sulla pedofilia”

    “Insabbiati i dossier sulla pedofilia”

    La denuncia dell’arcivescovo Marx: «Imposto il silenzio alle vittime»

    Prima di lanciare quella pesante accusa contro «l’amministrazione» della Chiesa, il cardinale tedesco Reinhard Marx, uno dei membri del C6 di Papa Francesco, si era confrontato per alcuni minuti con lo stesso Pontefice che gli aveva dato il via libera a parlare liberamente, senza preoccupazioni, con un obiettivo ben preciso: lanciare un avvertimento a chi oppone ancora resistenze e magari tenta di occultare la verità.

    L’input al porporato, infatti, era stato chiaro: dire tutto senza filtri può aiutare ad aprire finalmente gli occhi. E così, ieri mattina, nel penultimo giorno di vertice vaticano sugli abusi nel clero che riunisce 190 partecipanti tra vescovi, cardinali e religiosi da tutto il mondo, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, tra qualche mugugno e qualche borbottio, ha denunciato pubblicamente l’atteggiamento poco trasparente della Chiesa che sui casi di pedofilia ha distrutto dei dossier che avrebbero permesso di risalire ai responsabili. «L’amministrazione», ha detto Marx, «non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». In tanti hanno, anche tra i presenti, letto nelle parole del porporato un attacco alla Santa Sede e ai dossier che negli anni sono spartiti nel nulla, con le vittime ancora una volta lasciate da sole. A ora di pranzo, però, il cardinale, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha chiarito che quella sua denuncia pubblica riguardava la chiesa tedesca e quanto accaduto negli ultimi decenni. «Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi sono stati cancellati o scavalcati», ha detto il porporato che prima di tenere il suo discorso ha incontrato 16 vittime, «i diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Il modo in cui l’amministrazione della Chiesa è stata strutturata e svolta non ha contribuito», ha detto, «a unire tutto il genere umano e ad avvicinare più gli uomini a Dio ma, al contrario, ha violato tali obiettivi». Sulla questione trasparenza, tema dell’incontro di ieri, ha detto la sua anche uno dei membri del comitato organizzatore del summit, monsignor Charles Scicluna, che parlando della comunicazione tra vittime e istituzione ha ammesso: «La vittima spesso non sa cosa accade, non sa se dopo la sua denuncia si aprono dei processi o se si concludono, c’è una mancanza di comunicazione! Una vittima, ad esempio, mi chiedeva notizie», ha raccontato, «pensava che la sua denuncia fosse stata ignorata e invece quel processo si era già concluso e il prete era stato allontanato dal ministero. Dev’esserci maggiore interazione tra chi denuncia e la Chiesa».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/insabbiati-i-dossier-sulla-pedofilia-1650864.html?mobile_detect=false

  • Juan Carlos Cruz: dal Cile effetto valanga. Il Papa è cambiato ma mi preoccupano i vescovi

    Juan Carlos Cruz: dal Cile effetto valanga. Il Papa è cambiato ma mi preoccupano i vescovi

    Una delle più famose vittime di Karadima è a Roma mentre è in corso il summit sulla protezione dei minori in Vaticano: mi fanno rabbia i cardinali che strumentalizzano la questione pedofilia per lotte personali. «Abolire ogni segreto, anche quello pontificio»

    SALVATORE CERNUZIO – IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Ormai Juan Carlos Cruz è di casa a Roma. Sembrano decenni ma in realtà sono trascorsi solo pochi mesi da quando una delle più famose vittime di Fernando Karadima, il potente sacerdote cileno abusatore seriale di giovani e seminaristi, spretato da Francesco nel novembre 2018, puntava il dito contro i Sacri Palazzi che reputava corresponsabili del dolore subito. Non solo quello per le violenze del parroco di “El Bosque” durate quasi sette anni, ma anche per il muro di silenzio e omertà innalzatogli davanti agli occhi dalle gerarchie della Chiesa cilena, che attualmente fatica a rialzarsi dagli scandali emersi nello scorso anno.

    Oggi Cruz, giornalista residente negli Stati Uniti, dice di essere una persona serena. Da circa una settimana è a Roma per il summit sugli abusi voluto da Papa Francesco, ha incontrato spesso l’arcivescovo Charles Scicluna che per due volte è stato inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abuso e che rappresenta il suo punto di riferimento in Vaticano, passeggia per Borgo Pio con monsignor Jordi Bertomeu, officiale della Dottrina della Fede “braccio destro” di Scicluna nelle missioni nel Paese sudamericano, saluta cordialmente i giornalisti in Sala Stampa vaticana che lo hanno conosciuto durante il viaggio papale nel gennaio 2018.

    Cruz, soprattutto, sa di avere il sostegno del Papa con il quale ha stabilito un rapporto personale dopo la famosa visita privata di aprile a Santa Marta quando, insieme alle altre vittime Hamilton e Murillo, ha sentito dalle labbra del Pontefice la parola «perdono». «Il Papa del 2019 non è il Papa del 2017», afferma. Non è cioè il Papa che lo aveva scandalizzato per aver “difeso” il vescovo di Osorno, Juan Barros, insabbiatore dei crimini del suo mentore Karadima, mettendo quasi in dubbio la veridicità delle accuse a lui rivolte. «Mi ha impressionato la sua evoluzione personale. Uno pensa che ad 82 anni una persona non possa cambiare. Ma senza dubbio il Papa guarda, il Papa ascolta, il Papa cambia opinione rispetto a quello che apprende. Questo lo apprezzo molto».

    Il Papa anche ha convocato a Roma 190 vescovi e cardinali per discutere della piaga degli abusi. Cosa si aspetta da questo summit?

    «Sono cautamente ottimista. Nel senso che sono certo che i vescovi stanno dibattendo, riflettendo, tuttavia sono proprio loro la preoccupazione più grande».

    In che senso?

    «Nel senso che il Papa chiede un cambiamento, ma poi i vescovi dicono: “sì, sì, prendiamo provvedimenti”, annuiscono con la testa e, invece, tornano a casa e non cambia nulla. Credo che si debba trovare un modo per avere una forma di controllo su quello che fanno i vescovi, cioè che applichino il diritto canonico, applichino la “tolleranza zero”, collaborino con la giustizia locale per spedire in carcere i pedofili e non coprirli. Non basta la giustizia della Chiesa, bisogna collaborare con le autorità e la polizia locale».

    Quali potrebbero essere misura efficaci, secondo lei?

    «Anzitutto consegnare gli abusatori alla giustizia come pure i vescovi che occultano, che spostano i preti pedofili di parrocchia in parrocchia, come è accaduto per anni in Cile. È estremamente importante perché non è più possibile che, per tutelare l’immagine dell’istituzione, si eviti che pedofili e criminali vadano in carcere. Poi credo che sia importante eliminare il segreto, che sia pontificio o come lo vogliamo chiamare. Non può esserci segreto, deve esserci trasparenza dove c’è un reato, sempre! Bisogna rispettare la vittima e proteggerla se non vuole essere pubblicizzata. Ma limitarsi a cambiare parrocchia al colpevole o mandarlo in un altro paese è un reato, come i vescovi che lo proteggono».

    Lei ha partecipato all’incontro con il comitato organizzatore del summit mercoledì scorso. Ha riferito queste istanze ai rappresentanti vaticani?

    «Sì, monsignor Scicluna mi aveva contattato e mi aveva chiesto di organizzare una riunione con circa 12 sopravvissuti da tutto il mondo prima dell’inizio del summit. Nel colloquio noi abbiamo chiesto loro proprio questo: “tolleranza zero”, non applicare il segreto pontificio, collaborare con la polizia. E che questi crimini siano puniti, cioè che sia punito tanto chi abusa, quanto chi copre».

    In Cile cosa è cambiato dopo lo scoppio degli scandali e i provvedimenti di Papa Bergoglio?

    «Quello che è successo in Cile è il modello mondiale di quello che deve accadere. Ho parlato molto con il Papa durante l’anno. Il modello cileno è stato come un effetto valanga, tanto doloroso quanto enorme. Mai era successo prima… E ora altri Paesi stanno sperimentando lo stesso: in Spagna, Costa Rica, Perù, Stati Uniti. Conosco vittime africane, asiatiche, di Paesi che non riportano di casi di abusi, seppur i vescovi ne siano a conoscenza».

    Da diverse parti si avanza la teoria che la radice del problema degli abusi sia l’omosessualità nella Chiesa. Cosa ne pensa?

    «Mi fanno arrabbiare i cardinali e i vescovi che usano le vittime come bandiere di lotta per strumentalizzare e tornare a prima del Concilio Vaticano II per appoggiare la battaglia sull’omofobia, come se gli omosessuali fossero il demonio. Sono ipocriti. Prendiamo ad esempio Viganò (l’ex nunzio Usa autore di un dossier in cui chiedeva le dimissioni del Papa, ndr), quando la situazione negli Stati Uniti stava esplodendo da vent’anni, per tutto il tempo non ha mai fatto nulla. Ora usano le vittime come bandiera della loro lotta conservatrice».

    Ha detto di aver avuto diversi contatti con Papa Francesco nel corso dell’ultimo anno, a cominciare da quel primo incontro personale a Santa Marta dello sorso aprile. C’è una parola, un gesto, un aneddoto del Papa che l’ha colpita particolarmente?

    «Papa Francesco mi ha detto sempre molte frasi di incoraggiamento. La verità è che mi sento tremendamente onorato che il Papa mi ascolti. Allo stesso tempo penso che io non posso essere l’eccezione tra le vittime che vengono ricevute, dovrebbe essere la norma. Tutte le vittime devono avere la possibilità di ricevere lo stesso trattamento, io non sono migliore di altri. Capisco che non tutti possano venire qui a incontrare il Papa, ma i vescovi, in ogni Paese, devono accogliere, rispettare le vittime e riparare il danno che è stato fatto loro. Questo è tremendamente importante».

  • Pedofilia, summit Vaticano: “Obbligo di denuncia e stop segreto”

    Pedofilia, summit Vaticano: “Obbligo di denuncia e stop segreto”

    Le due richieste al centro della seconda giornata del vertice

    Roma, 22 feb. (askanews) – L’obbligo per i vescovi a denunciare i preti pedofili e l’eliminazione del segreto pontificio sono al centro della seconda giornata del summit indetto dal Papa in Vaticano sulla tutela dei minori. La questione emerge in modo ricorrente e a farsi portavoce della necessità di collaborare con le autorità giudiziarie locali è monsignor Charles Scicluna, ex pm vaticano sugli abusi: un obbligo, ha detto, che “nasce dalla legge civile. Se non denuncio – ha riferito – commetto un delitto civile”. Più efficace questa misura, per Scicluna, che un “tribunale d’inchiesta” per i vescovi.

    Poco distante dal summit in Vaticano, nella piazza delle Vaschette, il cardinale Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, ha incontrato un gruppo di una quindicina di vittime di preti pedofili. Vittime che però non sono del tutto soddisfatte da come sta andando l’incontro. Come ha spiegato Peter Saunders, anch’egli vittima di abusi da parte di un sacerdote, e ora fondatore dell’Associazione Ending Clergy Abuse.

    “Fin qui la maggioranza di noi è delusa perché il Papa ha spiegato chiaramente che questo incontro non è un tentativo serio di affrontare gli incredibili scandali criminali che colpiscono la Chiesa e il Vaticano. Si parla di ‘creare consapevolezza’, di ‘training’, ma queste sono cose in cui non dovrebbe esserci bisogno di training. Lo stupro di bambini, lo stupro e la violenza di qualunque adulto vulnerabile è un atto criminale e orribile”.

    Mentre Juan Carlos Cruz, una delle vittime di preti pedofili in Cile chiede di eliminare il segreto pontificio: “Non può esserci segreto, deve esserci trasparenza dove c’è un reato. Bisogna rispettare la vittima e proteggerla se non vuole essere pubblicizzata. Ma limitarsi a cambiare parrocchia al colpevole o mandarlo in un altro paese è un reato, come i vescovi che lo proteggono”.

    http://www.askanews.it/video/2019/02/22/pedofilia-summit-vaticano-obbligo-di-denuncia-e-stop-segreto-20190222_video_19310273/

  • Papa: ‘Pueblo de Dios espera medidas concretas contra la pederastia’

    Papa: ‘Pueblo de Dios espera medidas concretas contra la pederastia’

    ‘El enemigo está dentro’ de la Iglesia, reconoce cardenal colombiano, quien advierte sobre responsabilidad de denunciar abusos

    Ciudad del Vaticano. El papa Francisco pidió este jueves a los líderes de la Iglesia de todo el mundo que tomen “medidas concretas” contra la pederastia al abrir en el Vaticano una cumbre histórica sobre el fenómeno que sacude a la institución.

    “El pueblo de Dios nos mira y se espera no obvias y simples condenas, sino establecer medidas concretas y eficaces”, instó al hablar ante unos 200 líderes religiosos.

    “Escuchemos el grito de los niños que piden justicia”, clamó al invitar a patriarcas, cardenales, arzobispos, obispos y superiores religiosos a encarar la “plaga de los abusos sexuales” cometidos por miembros de la Iglesia.

    Se trata de la primera vez en la historia que los líderes de la Iglesia católica se reúnen a pedido del Pontífice para hablar de un delito que ha minado la credibilidad de la institución en todos los continentes y que ha sido encubierto y negado durante décadas.

    “Pido al Espíritu Santo que nos ayude en estos días a transformar ese mal en una oportunidad para tomar consciencia y como purificación”, dijo.

    Más de 30 años después del estallido del escándalo en Irlanda y Australia, y a 20 años de que salpicara a Estados Unidos, obispos y dirigentes católicos de muchas partes de Europa, Latinoamérica, África y Asia siguen negando la existencia de abusos sexuales por parte del clero o minimizan el problema.

    Francisco, el primer latinoamericano de la historia en el trono de san Pedro, convocó la cumbre tras haberse equivocado en un conocido caso de encubrimiento de abusos sexuales en Chile el año pasado. Al darse cuenta de su error, se comprometió públicamente a tomar un nuevo rumbo y está llevando al liderazgo de la institución por el mismo camino.

    La cumbre busca instruir a los líderes de la institución sobre la importancia de prevenir los abusos sexuales en sus templos, de atender a las víctimas e investigar los casos cuando ocurren.

    Peter Isley, miembro de la organización Acabar con el Abuso del Clero, dio un mensaje este jueves 21 de febrero del 2019 durante una vigilia cerca del castillo de Sant'Angelo, en Roma.
    Peter Isley, miembro de la organización Acabar con el Abuso del Clero, dio un mensaje este jueves 21 de febrero del 2019 durante una vigilia cerca del castillo de Sant’Angelo, en Roma.

    La jornada se inició con un momento de oración seguido de un desgarrador audio, y no de un video como se había anunciado, con los relatos de cinco víctimas de los cinco continentes que describieron el horror y las humillaciones padecidas.

    El Pontífice desea cambiar la mentalidad de los obispos con un método muy jesuita, por medio de tres días de debates, discursos, reuniones intercaladas con oraciones, pero sobre todo escuchando los conmovedores testimonios de víctimas de abusos sexuales.

    “Nuestra comunidad debe saber que lo estamos haciendo seriamente. Vamos a ser los paladinos de su seguridad, la de sus hijos y sus jóvenes. Vamos a dar hasta la vida por el rebaño que nos han confiado”, exhortó a los asistentes el arzobispo maltés Charles Scicluna, entre los mayores expertos sobre el tema y uno de los organizadores de la cumbre.

    Romper el silencio

    Desde que estallaron los primeros escándalos hace unos 35 años, la jerarquía de la Iglesia católica ha tomado una serie de medidas preventivas, adoptado leyes, pedido perdón y lanzado condenas, pero sin lograr que desaparezca la llamada “cultura del encubrimiento”; es decir, del silencio.

    “Nuestra falta de respuesta al sufrimiento de las víctimas, llegando a rechazarlas y a encubrir el escándalo para proteger a los autores y a la institución, ha dejado una profunda herida en nuestra relación con aquellos a quienes hemos sido enviados a servir”, reconoció el cardenal filipino Luis Antonio Tagle.

    Es justamente el tema de la rendición de cuentas el que se abordará el viernes, mientras el sábado se hablará de la transparencia.

    “Tenemos que reconocer que el enemigo está dentro” de la Iglesia, afirmó –por su parte– el cardenal colombiano Rubén Salazar, presidente del Conferencia Episcopal Latinoamericana (Celam) en una intervención muy fuerte y clara.

    Advirtió de que los líderes eclesiásticos podrían enfrentar no solo sanciones canónicas, sino también la cárcel por encubrir abusos si no atienden apropiadamente las denuncias.

    El abuso y encubrimiento “es la distorsión del significado del ministerio, que lo convierte en un medio para imponer la fuerza, violar la conciencia y los cuerpos de los más débiles”.

    El exfiscal de delitos sexuales del Vaticano compartió una serie de pasos sobre cómo llevar a cabo una investigación bajo la ley canónica, citando el ejemplo del papa Benedicto XVI.

    “Los derechos de los victimarios nunca deben primar sobre los de las víctimas”, instó tras reconocer que se encubrieron casos de pederastia con dinero “para acallar el posible escándalo” e invitó a que no se minimice jamás el alcance de los ultrajes.

    Resistencia interna

    Pese a la mano dura prometida y a la introducción del delito contra menores al inicio del pontificado, Francisco no ha logrado en estos seis años el apoyo concreto de los episcopados para combatir la pederastia con armas judiciales civiles, con algunas excepciones.

    Alessandro Battaglia, superviviente de abuso sexual, recibe un saludo de otra víctima y miembro fundador de la organizacion Acabar con el Abuso del Clero. Fue este jueves 21 de febrero del 2019 en Roma
    Alessandro Battaglia, superviviente de abuso sexual, recibe un saludo de otra víctima y miembro fundador de la organizacion Acabar con el Abuso del Clero. Fue este jueves 21 de febrero del 2019 en Roma

    Por ello, el discurso que pronunciará el Papa el domingo como conclusión del encuentro genera muchas expectativas.

    Los organizadores de la cumbre esperan por ello que anuncie una serie de medidas a corto, mediano y largo plazo.

    Medidas que para las víctimas y las organizaciones que los representan, no pueden esperar. “Pedimos que se apliquen con rigor y rápido las leyes que existen. Que se entreguen esos criminales a la justicia civil. No solo a los que abusan, sino también a los que encubren”, resaltó el chileno Juan Carlos Cruz, una de los 12 afectados de varias partes del mundo recibidas el miércoles en el Vaticano.

    https://www.nacion.com/el-mundo/interes-humano/papa-llama-a-aplicar-medidas-concretas-contra-la/CU4ZRE4AOVGZRGG2KLOO2SRTAU/story/

  • Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Da giovedì a domenica i lavori con vescovi provenienti da 190 Paesi. Ma le associazioni chiedono di poter incontrare Francesco che sarà presente a tutte le fasi del dibattito

    «Eravamo in otto, dagli Usa alla Giamaica. È la prima volta che la Chiesa ci riceve come rappresentanti di associazioni di vittime di tutto il mondo e non solo singoli, e questa apertura al dialogo è già notevole, vedremo come va a finire… Io rappresentavo tutte le vittime italiane, la nostra associazione ne ha in carico 800». Francesco Zanardi ha 48 anni, ne aveva 11 quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso» e ieri ha incontrato con altre associazioni il comitato organizzativo dell’incontro mondiale su «protezione dei minori nella Chiesa» che si apre oggi in Vaticano. Speravano nel Papa ma per oltre due ore hanno parlato col cardinale Blase Cupich, l’arcivescovo Charles Scicluna, i gesuiti Federico Lombardi e Hans Zollner, la squadra che guida il summit al quale Bergoglio ha convocato 190 presidenti di conferenze episcopali del pianeta.

    Peter Isely, portavoce di «Ending clergy abuse», scuote la testa: «Devono agire, dov’è il piano? Non c’è». Juan Carlos Cruz, vittima del pedofilo cileno Karadima, considera: «Il Papa sta facendo quello che può, i vescovi lo seguano, ora o mai più». Zanardi è duro con la Chiesa Italiana: «Faccia chiarezza e imponga ai vescovi l’obbligo di denuncia. A Scicluna ho detto che devono cacciare chi ha coperto, come Delpini a Milano con don Mauro Galli e Sepe a Napoli con don Silverio Mura».

    Giovedì mattina al summit parlerà Francesco. Poi il confronto: responsabilità del vescovo, trasparenza. Padre Zollner è chiaro: «Oggi un vescovo rende conto direttamente solo al Papa. Significa che il Papa dovrebbe controllare 5.100 vescovi, il che non è possibile». I cardinali ultraconservatori Burke e Brandmüller, già firmatari dei «dubia» contro le aperture di Bergoglio, collegano gli abusi alla «piaga dell’agenda omosessuale nella Chiesa» e all’abbandono della «legge morale assoluta». Francesco ieri non l’ha mandata a dire: «Coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_21/summit-pedofilia-vittime-vaticano-intervenite-9e81d7bc-35ad-11e9-a9b4-ecf4c6ca5234.shtml#

  • Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Sono migliaia i casi di abusi sessuali su minori commessi in tutto il mondo da uomini di Chiesa. Statistiche complessive e aggiornate non ne esistono, ma mons. Charles Scicluna, già «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha annunciato oggi al briefing sui lavori del summit sulla Protezione dei minori, che la Congregazione sta lavorando all’elaborazione di un dossier statistico che dovrebbe essere diffuso «nei prossimi mesi» accompagnato da note di contesto.

    Nel giugno 2009 il cardinale Claudio Hummes, prefetto per il Clero dichiarò al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «la Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento», rettificando quanto detto il 5 gennaio 2008 all’Osservatore Romano, cioè che tra i sacerdoti «neppure l’1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, allora osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, dichiarò al Consiglio dei Diritti Umani che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Per Scicluna, tali stime sarebbero sovradimensionate rispetto al numero delle denunce di chierici accusati di abusi pervenute dalle singole diocesi all’ex Sant’Uffizio negli anni 2001-2010: esse avrebbero coinvolto circa 3.000 sacerdoti, dei quali propriamente pedofili circa un decimo.

    Secondo i dati della Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa 440.000 membri del clero nel mondo, i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all’incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%. Tra le varie vicende «nazionali», spiccano alcuni dossier. Il più clamoroso rimane ancora oggi quello della diocesi di Boston, sollevato a partire dal 2002 dalla stampa: 600 articoli, 1.000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, e un cardinale nel mirino, lo scomparso Bernard Francis Law, «riparato» in Vaticano nel 2004 come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. La vicenda è stata raccontata dal film premio Oscar Spotlight.

    L’anno scorso, invece, il gran giurì della Pennsylvania ha certificato a partire dagli anni ’40 più di 300 preti abusatori e oltre mille vittime, oltre a coperture sistematiche che hanno portato alle dimissioni del cardinale di Washington Donald Wuerl. Inchieste analoghe sono partite in una quindicina di Stati Usa.

    In Irlanda, negli anni, due indagini indipendenti governative che hanno scoperchiato il sistema di omertà: il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2.500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, e il rapporto Murphy che ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Conclusione: di fronte alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio. Il caso ha costretto Benedetto XVI, nel 2010, a una storica lettera di scuse al popolo irlandese.

    Fa ancora discutere il caso di Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dall’ex
    Sant’Uffizio alla rinuncia del ministero pubblico e a una vita riservata il 19 maggio 2006, dopo un’indagine durata più di un anno, ma con denunce che risalivano già al 1956 sulla sua doppia e tripla vita, con abusi anche sui figli naturali. Un caso in cui hanno pesato le forti protezioni di cui il messicano Maciel godeva in Vaticano nell’era di San Giovanni Paolo II.

    Papa Francesco si è dovuto confrontare con la grave situazione della Chiesa cilena, dove il caso di Fernando Karadima, sacerdote e abusatore seriale, è stato paragonato a un secondo caso Maciel. Dopo una prima sottovalutazione del caso, il Papa ha ordinato una nuova inchiesta, sia sugli abusi che sulle relative coperture da parte di vescovi, a conclusione della quale ha spretato Karadima e ricevuto le dimissioni in blocco dell’intero episcopato cileno.

    Un quadro esaustivo della situazione in Germania lo ha dato uno studio pubblicato nel settembre scorso e commissionato dalla stessa conferenza episcopale del Paese: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco temporale di quasi settant’anni, dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi-4315377.html

  • Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    di Franca Giansoldati

    CITTÀ DEL VATICANO Ieri mattina a ridosso del colonnato, fuori dal cancello di un edificio, Peter Saunders, vittima di un prete pedofilo e attivista nella causa contro gli abusi, protestava garbatamente chiedendo spiegazioni sul perché il Vaticano gli avesse sbattuto ancora una volta la porta in faccia impedendogli l’ingresso. Dentro, una dozzina di vittime precedentemente selezionate con cura, venivano ascoltate dal comitato organizzatore del summit sugli abusi (che si apre stamattina con un discorso del Papa).

    Prima o poi qualcuno dovrà chiarire a Saunders i motivi per cui è stato escluso da quel protocollo, proprio lui che aveva fatto parte della Pontificia Commissione sulla protezione dei minori, e che, tre anni fa, aveva dovuto lasciare pagando il suo coraggio nel criticare il cardinale Pell, all’epoca potentissimo, oggi imputato in due processi e condannato in Australia per una vicenda di pedofilia. Saunders disapprovava l’atteggiamento, a suo avviso sfuggente, di tante strutture vaticane accusandole di dimostrarsi forti con i deboli, ma deboli con i forti.

    DEMONIO
    La stessa sensazione che non abbandona Alberto Athiè, messicano, ex sacerdote, una delle centinaia di vittime di Maciel Marcial Degollado, il fondatore pedofilo dei Legionari di Cristo, paragonato da molti a un demonio. Fu punito solo nel 2006 da Benedetto XVI nonostante le parecchie denunce esistenti, alcune insabbiate da decenni. Per ottenere questa impunità Maciel avrebbe sfruttato amicizie potenti: con San Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislao Dziwisz, il cardinale Angelo Sodano che lo avrebbero messo a riparo da ogni possibile inchiesta. Sta di fatto che Ratzinger per aprire una inchiesta su di lui dovette aspettare di diventare Papa e anche in questa veste, per poter prendere provvedimenti contro Maciel, dovette scontrarsi con Sodano e Dziwisz.

    Maciel morì in una clinica, in Florida, nel 2008 senza essere ridotto allo stato laicale. Il suo caso resta un tabù. Ancora oggi la Chiesa non ha fatto un pubblico mea culpa per le centinaia di vittime, le violenze psicologiche, gli abusi sui figli naturali, la menzogna elevata a sistema. Il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna. Alberto Athiè in questi giorni è a Roma. Non vuole mancare all’appuntamento di un summit che considera storico. La speranza è che la miopia del passato possa fare posto ad una nuova era. Ricorda con dolore che anche Papa Francesco quando andò in Messico, tre anni fa, evitò di ricevere le vittime di Maciel, nonostante avessero insistito per una udienza con lui a risarcimento di un capitolo mostruoso. I dubbi sono tutt’ora intatti, sostiene Athiè, e quello di Maciel resta un capitolo aperto.

    Non a caso nei giorni scorsi l’arcivescovo Charles Scicluna il prelato mandato nel 2005 da Ratzinger a raccogliere le testimonianze contro il Fondatore dei Legionari di Cristo con una battuta ha fatto allusione a questo sfasamento. «In genere in Vaticano vengono fatte leggi da applicare altrove». Aggiungendo: «In questa battaglia per la tolleranza zero io non mollerò mai. L’omertà è un meccanismo che va rimosso». Due settimane fa il Papa aveva riferito della battaglia dell’allora cardinale Ratzinger contro una certa mentalità curiale portata ad insabbiare. L’allusione al caso Maciel era inequivocabile. «C’erano tutte le carte, i documenti su una certa organizzazione religiosa che aveva al suo interno corruzione economica e sessuale. Ma c’erano dei filtri per cui doveva arrivare al dunque. Il Papa di allora (Giovanni Paolo II ndr) fece una riunione con la voglia di vedere. Ratzinger andò con le sue carte. Quando tornò indietro disse al suo segretario: metti la cartella in archivio, ha vinto l’altro partito».

    Quell’insabbiamento, come si sa, durò fino a che Ratzinger non divenne Papa e spedì Scicluna a raccogliere testimonianze. Ancora oggi quel capitolo rimane materia esplosiva tanto che Dziwisz, grande amico di Maciel, dalla Polonia ha polemizzato direttamente con Bergoglio. «Non penso che Giovanni Paolo II con spensieratezza non credesse alle prove dei reati presentategli. Non era il suo stile. Inoltre non aveva né filtri, né blocco delle informazioni. I problemi della Chiesa il Papa polacco li discuteva con delle persone di competenza e non con i privati segretari». Dziwisz omette però di ricordare che durante l’ultimo periodo della malattia di Giovanni Paolo II il pontefice decideva ormai ben poco. In ogni caso in Vaticano permane ancora una certa indulgenza nel trattare il tema degli abusi. Ieri l’agenzia di Propaganda Fide, intervistando un teologo, filtrava il seguente pensiero: «bisogna essere misericordiosi con i preti pedofili, anche loro sono percorelle smarrite». E gli oppositori del Papa (vedi Burke e Brandmuller) sostengono che il male della Chiesa non sono solo gli abusi: «La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_summit_maciel-4313741.html

  • L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    Alla vigilia del summit sulla tutela dei minori, l’incontro in Vaticano con chi ha subìto violenza. Il presidente della Cei: le loro sofferenze nel mio cuore. Nuove strade per proteggere i più fragili

    «Prenderanno il toro per le corna? Non sono contro la Chiesa, sono contro le persone che violentano i bambini e contro coloro che proteggono i predatori sessuali». La voce di François Devaux, presidente di “La Parole Libérée” – l’associazione delle vittime di abusi dell’ormai noto sacerdote lionese Bernard Preynat, predatore seriale rimasto in parrocchia fino al 2015 – si alza tra le telecamere assiepate dietro il colonnato di Bernini in piazza San Pietro. Quella del francese Devaiux è la voce determinata di chi ha subito aggressioni sessuali da parte del clero. «Ci si aspettano atti, atti di conversione di cuori e anime da parte dei vescovi nelle loro diocesi. Siamo qui per chiedere a ogni pastore di ascoltare le vittime. Questa è la prima cosa», gli fa eco Olivier Savignac dell’associazione “Notre parole” la cui testimonianza è stata recentemente ascoltata dai vescovi francesi riuniti a Lourdes. «Zero, zero tolleranza»,ripete circondato dai giornalisti Peter Isley, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of clergy abuse), organizzazione che riunisce ventidue vittime dei cinque continenti. Parole dure che dicono tutte la medesima aspettativa delle dodici persone abusate, quella di uomini e donne provenienti da diverse aree del mondo e rappresentanti di diverse organizzazioni che sono state incontrate ieri mattina dal comitato organizzatore del summit sulla protezione dei minori nella Chiesa.

    L’inizio oggi dell’evento in Vaticano che durerà fino a domenica non poteva mancare all’appuntamento di questo ascolto, già annunciato il 18 febbraio scorso. L’incontro a porte chiuse è durato poco più di due ore. Tra gli altri anche Francesco Zanardi, fondatore di “Rete-L’abuso”, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola “Infancia Robada”, reso noto dal documentario di Netflix Esame di coscienza, e anche Juan Carlos Cruz, una delle vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima, dimesso dallo stato clericale da papa Francesco nell’ottobre dello scorso anno, che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano.

    È stato proprio Scicluna con gli altri membri del comitato del summit a richiedere un incontro con le diverse associazioni: mano tesa verso coloro che continuano a dirsi “delusi” dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «È stato un incontro in cui ci siamo sentiti molto coinvolti ma nel rispetto reciproco e nell’ascolto attento – ha detto padre Federico Lombardi uscendo dall’incontro –. Come organizzatori ne siamo grati perché lo avevamo desiderato e abbiamo ricevuto l’intensità delle attese e dell’urgenza di affrontare effettivamente i problemi senza metterli da parte in tutta la Chiesa.

    E ci aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità dei problemi che saranno affrontati nel corso di queste giornate. Porteremo queste istanze durante i lavori». Alcuni hanno espresso il disappunto per la mancanza del Papa. «Ma nessuno aveva detto agli invitati che ci doveva essere. Lo scopo del nostro incontro – ha aggiunto padre Lombardi – era quello di coinvolgersi in un ascolto serio. È quanto è stato svolto e le persone che sono venuto hanno risposto pienamente alle nostre attese».

    Tra i vescovi che in questi giorni hanno potuto ascoltare la testimonianze di vittime di preti pedofili il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha chiesto ieri preghiere alla Chiesa in Italia per essere aiutati «a trovare la strada per compiere un passo decisivo nella protezione dei minori e degli innocenti. Porto nel cuore – ha detto – le sofferenze delle vittime degli abusi che ho incontrato». Intanto già lunedì prossimo il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha riferito che si svolgerà in Vaticano una prima riunione interdicasteriale per fare il punto sul vertice, all’indomani della sua conclusione, alla quale parteciperanno i capi-dicastero che vi hanno preso parte, il comitato organizzatore e alcuni esperti in materia di tutela dei minori.

  • So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    ROME – As Pope Francis’s high-stakes summit on clerical sexual abuse opens today, perhaps the biggest question pundits and handicappers will be asking is how well the agenda of victims and survivors will fare in the bishops’ deliberations.

    The day prior to the opening of the summit, a group of survivors stole the show before the curtain even went up.

    Since the beginning of the abuse crisis, bishops and other Church officials seeking to turn things around have often touted their listening sessions with victims, and even popes, beginning with Benedict XVI during his 2008 trip to the United States, have gotten into the act. Critics have charged that those victims were often selected precisely because they were tame, unlikely to push back or do much publicly other than expressing gratitude.

    On Wednesday, however, a dozen of the world’s most outspoken survivors of clerical abuse and advocates sat down with the summit organizers. Typically, they didn’t all come out saying the same thing … which, in a way, was probably the point.

    Some of those survivors came away ticked off that Francis himself didn’t show up, even though his presence was never part of the plan. Their irritation boiled over when Archbishop Charles Scicluna of Malta – the “Eliot Ness” of the Catholic Church, who, as a Vatican prosecutor brought down Father Marcial Maciel Degollado, founder of the Legion of Christ – said in response to various suggestions made by the survivors, “Remember, I’m not the pope.”

    The attitude of some survivors about that line boiled down to, “Then why the hell isn’t the pope here?” Others, however, were more inclined to give Francis a break, saying he’s doing what he can and challenging bishops to follow his lead.

    On other points too, there were clear differences among participants in the meeting. One victim wanted the Vatican to release information on all priests who’ve been defrocked since the beginning of the abuse crisis, another wanted the creation of a global truth commission, and yet another had a more local focus – wanting action taken against the current Archbishop of Milan, who’s been accused of covering up an abuse case when he was the vicar general of the archdiocese.

    Perhaps one take-away is that there is no cookie-cutter, one-size-fits-all model for what an abuse survivor thinks, feels or wants, and taking their voice seriously means in the first place recognizing that it only comes in the plural, “voices.”

    Speaking of those voices, for anyone who’s been following the arc of the clerical abuse crisis for a while, one striking thing about this summit is the extent to which survivors and their advocates are actually setting the tone and shaping the narrative.

    A Tuesday news conference staged by Voices of Faith, an advocacy group promoting greater inclusion of women in Catholic affairs, featured Barbara Dorris, an abuse survivor herself who for almost two decades has worked for the Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP).

    Dorris was asked about the difference between this moment in the abuse crisis versus previous stages, and talked about her experience of coming over for the papal conclave in 2005 that elected Cardinal Joseph Ratzinger as Pope Benedict XVI.

    “We had to beg for interviews,” she said, describing a climate of near-total media indifference. She contrasted that with Tuesday’s turnout at the Foreign Press Club in Rome, which was basically standing room only, suggesting that there’s far greater receptiveness to their message now.

    That scene is being played out time and again these days, as survivors so far have been the stars of the show in Rome. And, once again, it’s not just any victims setting the tone, but those most likely to voice skepticism of official party lines.

    To be sure, that’s hardly an unmixed blessing as far as the Vatican is concerned. For instance, at Tuesday’s presser a journalist asked the six women speaking at the Voices of Faith event what they make of the pope’s summit. Dorris opined that in her view “it’s all for show,” and when asked if they shared that view, all the other women expressed agreement.

    Obviously, the pope’s spin doctors probably wouldn’t be thrilled hearing their big event styled as little more than an expensive photo op, and of course before it happens it’s impossible to assess how fair such a perception really is.

    Yet here’s a point that’s worth making: So far, survivors have had more or less free rein to say whatever they want, in official venues and outside them, without anyone in officialdom firing back or getting defensive about their declarations.

    “We didn’t bite our tongues,” said Spanish survivor Miguel Angel Hurtado about the meeting Wednesday with summit organizers. “We said things as they are.”

    Saying things as someone perceives them to be, in itself, is hardly new. Church officials allowing them to do that within earshot of the precincts of power within the Vatican, however, without any recrimination or umbrage, actually is – and that alone, perhaps, may count as a sort of progress.

    https://cruxnow.com/february-abuse-summit/2019/02/21/so-far-at-popes-anti-abuse-summit-survivors-are-stealing-the-show/