Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Le associazioni di sopravvissuti hanno organizzato diversi incontri “paralleli” a Roma negli stessi giorni del vertice vaticano. Ieri un briefing in via della Conciliazione dopo la conferenza, domani l’incontro con il comitato organizzatore 

    SALVATORE CERNUZIO

    «Zero, zero, zero tolerance». Il tono è arrabbiato e non nasconde la profonda sofferenza che questo appello porta con sé. Peter Isely, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), organizzazione che riunisce 22 vittime dei cinque continenti, parla in via della Conciliazione davanti a telecamere e microfoni di giornalisti delle diverse lingue appena usciti dalla conferenza in Sala Stampa vaticana dove il cardinale Cupich, monsignor Scicluna, padre Lombardi e padre Zollner hanno appena presentato il summit “La protezione dei minori nella Chiesa” del 21-24 febbraio.

    La partecipazione è stata massiccia, e le associazioni di vittime – non solo Eca, ma anche altre organizzazioni come Rete-L’abuso, Infancia Robada e Bishopaccountability – si sono fatte trovare lì fuori. In questa settimana del grande meeting a Roma vogliono approfittare di ogni spazio pubblico per lanciare il loro appello a mettere realmente in pratica quella «tolleranza zero» professata negli ultimi anni dalla Chiesa contro i chierici che si macchiano dei crimini di abusi. Quindi hanno organizzato diversi appuntamenti “paralleli” – quasi un «contro-summit» lo ha definito qualcuno – che coinvolgono la Stampa Estera e la Camera dei Deputati e che prevedono anche marce e sit-in a Castel Sant’Angelo e Piazza del Popolo.

    Domani mattina, mercoledì 20 febbraio, alla vigilia del summit, una rappresentanza di queste associazioni – circa una decina da ogni Paese – sarà ricevuta privatamente intorno alle 11.30 in un ufficio del Vaticano dai membri del comitato organizzatore del vertice. Tra gli altri vi parteciperanno Francesco Zanardi, fondatore di Rete-L’abuso, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola Infancia Robada, reso noto dal documentario di Netflix “Esame di Coscienza”, e anche Juan Carlos Cruz, una delle più famose vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima (dimesso dallo stato clericale da Francesco nell’ottobre dello scorso anno), che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano e organizzatore degli incontri tra il Papa e le vittime a Casa Santa Marta.

    Proprio Scicluna e gli altri membri del comitato del summit hanno richiesto un incontro con le diverse associazioni: una mano tesa verso questi uomini e queste donne che continuano a dirsi «delusi» dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «Sarà un’occasione per condividere le opinioni, le attese e i desiderata» dei sopravvissuti, ha spiegato padre Lombardi nel briefing di ieri.

    Una di queste attese è che il Papa emani «una legge universale» valida per tutte le Chiese mondiali contro la pedofilia. Il problema si estende infatti a livello «globale» e lo stesso summit ne è la dimostrazione, sottolinea Isely che parla a nome di tutte le vittime presenti, alzando spesso la voce e indicando più volte il Cupolone, emblema della basilica di San Pietro che si staglia sullo sfondo.

    Accanto a lui, cappellino bianco e giacca a vento azzurra (tutto targato “Eca”), c’è Peter Saunders. Il suo nome è conosciuto: anche lui vittima in passato di pedofilia, era uno dei membri della prima formazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, l’organismo istituito dal Papa nel 2014, nove giorni dopo la sua elezione, e guidato dal cardinale Sean O’Malley dal quale Saunders è stato allontanato nei primi mesi del 2016 dopo un’aspra polemica contro il cardinale George Pell e gli stessi membri del team pontificio.

    Più pacato, quasi sorridente, Saunders si infiamma solo quando risponde ad alcuni cronisti statunitensi che – come già pochi minuti prima in conferenza stampa – battevano il chiodo sulla teoria della omosessualità quale radice degli abusi. «Non c’è alcun nesso. Gli abusi nascono da una perversione», afferma Saunders. «Ma l’80% delle vittime sono maschi!». «Si ma ci sono anche tante donne, tante bambine. È qualcosa che va oltre l’orientamento sessuale». Intanto altri membri dell’Eca e delle altre associazioni, provenienti da Congo, Messico, Regno Unito, Cile, Giamaica e via dicendo, sono alle sue spalle e annuiscono.

    In ogni caso non è questo il punto per queste persone che portano il peso delle violenze subite sul corpo e nella psiche. «Quello che chiediamo – spiega Isely – è che ogni prete colpevole venga dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso».

    «Sarebbe molto importante per il Vaticano chiarire cosa si intende per “tolleranza zero”», fa eco intanto Hurtado parlando con i giornalisti di lingua ispanica. «Nei Paesi più avanzati significa che se un sacerdote abusa di un bambino viene cacciato dal sacerdozio, ma questa definizione viene applicata, con grande difficoltà in Irlanda e negli Stati Uniti. In Spagna ci sono sacerdoti condannati dal sistema giudiziario dopo aver ammesso i crimini che continuano a far parte della Chiesa…».

    Tutte le vittime concordano sul fatto che il summit voluto da Papa Francesco con i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo può essere, in questo senso, un’occasione «storica». «È un traguardo monumentale perché la sofferenza, i sacrifici, le debolezze, le testimonianze delle vittime di tutto il mondo sono riconosciute. Per questo ci dispiace quando il Papa dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. È come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in Chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato».

    Dispiaciuti i “survivors” si dicono anche per il fatto che Papa Francesco – impegnato a tempo pieno nei quattro giorni del summit – non li riceverà personalmente. Saunders però taglia corto: «Non è questo l’importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare: spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto».

    Più caustico invece Francesco Zanardi, fondatore della italiana Rete-L’abuso, violentato a 13 anni da un prete: «Sono vent’anni che si parla di abusi nella Chiesa e finora non è stato fatto nulla di concreto. Se si vuole dare un vero segnale in questo senso bisogna dimostrare di voler realmente punire tutti i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare questi casi».

    «Crimini del genere vanno trattati dalla magistratura, con cause penali e civili», aggiunge Zanardi. «La Chiesa ha tutto il diritto di fare il processo canonico, ma nella società civile non è sufficiente perché è un processo sulla violazione del sesto Comandamento dove la vittima è Dio e non il ragazzino abusato. Si rimane in ambito ecclesiastico, mentre bisogna assumersi la responsabilità di questi scandali anche di fronte alla giustizia ordinaria. I colpevoli andrebbero segnalati alla magistratura del Paese in cui si compie il reato».

  • Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    La Chiesa conferma l’esistenza di linee guida interne per i preti che devono lasciare il ministero. Da giovedì un summit con 190 rappresentanti in Vaticano sulla pedofilia

    NEW YORK – Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di un prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

    Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinatì – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo. L’iniziativa dell’incontro in Vaticano assolutamente inedita, fortemente voluta da papa Francesco, vedrà sul tavolo il delicatissimo tema della pedofilia, degli abusi sessuali sui minori. Il work-shop sarà inaugurato dallo stesso Bergoglio che terrà una breve introduzione nel primo giorno di confronto.

    L’incontro, dal titolo “La protezione dei minori nella chiesa”, è stato presentato nella sala stampa vaticana, mentre proprio davanti, in via della Conciliazione, alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime degli abusi lanciavano un appello al papa. “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero – le loro parole -: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”. Da giovedì dunque sorgerà una “nuova alba”, come è stato sottolineato più volte questa mattina durante la presentazione.

    Tutte le relazioni, nove in tutto, saranno inoltre trasmesse in diretta streaming sul sito del Vaticano, nel segno della trasparenza, uno dei punti cardine sul quale è incentrato l’incontro. “I vescovi devono assumersi le proprie responsabilità – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich -. Questo è un punto di svolta. Non posso assicurare che da oggi in poi non ci saranno più abusi, ma le persone dovranno rispondere di quello che fanno”.

    “Dobbiamo spezzare questo codice del silenzio”, le parole dell’arcivescovo Malta, mons. Charles Scicluna, da anni in prima linea contro la pedofilia nella Chiesa, che, a chi gli chiede se questo incontro possa trasformarsi in un buco nell’acqua replica: “Non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta. Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli, dei nostri giovani”.

    Durante la quattro giorni dei lavori, saranno organizzati anche incontri privati con le vittime degli abusi. I video delle loro testimonianze saranno trasmessi anche prima delle relazioni. Alcuni, inoltre, saranno pubblicati online sul sito che seguirà passo passo l’evolversi dell’incontro (www.pbc2019.org) e dove sono già disponibili numerosi documenti che accompagnano quello che lo stesso papa Francesco ha definito un “atto di forte responsabilità pastorale” per affrontare la piaga della pedofilia, “una sfida urgente del nostro tempo”.

    I problemi per la Chiesa sono complessi, come dimostra anche la vicenda del nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura, che ricevuto una denuncia per molestie sessuali e che oggi ha visto arrivare una seconda accusa dello stesso tenore: la seconda vittima, anche in questo caso un dipendente del comune di Parigi, ha definito quanto fatto da Ventura il “gesto abituale di un predatore”. Un’altra vittima ha fatto un appello al Vaticano per revocare l’immunità diplomatica che protegge il nunzio”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_regole_segrete_per_i_sacerdoti_padri-219508239/?refresh_ce

  • Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro sugli abusi nel Clero

    È tutto pronto, in Vaticano, per il maxi vertice sugli abusi nel Clero che si terrà dal 21 al 24 febbraio alla presenza del Papa e dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190. Oltre al Papa, al moderatore e agli organizzatori, ci saranno 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti (36 dall’Africa, 24 dalle Americhe, 32 dall’Europa, 4 dall’Oceania), 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali (12 uomini e 10 donne), alcuni partecipanti curiali tra capi di dicasteri attinenti e membri del consiglio dei cardinali non presidenti di conferenze episcopali. I partecipanti saranno divisi in undici gruppi linguistici: quattro gruppi per l’inglese, due per la lingua francese, due per lo spagnolo e tre per l’italiano. Il Vaticano ha preparato un sito internet, www.pcb2019.org, per fornire informazioni sull’incontro, sul programma, una timeline degli impegni presi dalla Chiesa nella lotta agli abusi e un elenco di tutte le attività svolte in questo senso a livello globale. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

    Prima del maxi vertice in Vaticano, il comitato organizzativo incontrerà una delegazione di vittime. “Alcune associazioni di vittime saranno a Roma, per incontrare gli organizzatori del summit e dare le loro opinioni, esprimere le loro attese e i loro desiderata”, ha reso noto padre Federico Lombardi.  “Serve davvero l’impegno di tutti per guardare in faccia questo mostro”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce ad interim della Santa Sede. “Dobbiamo ringraziare le vittime, che col loro coraggio hanno rotto il silenzio. La loro sofferenza – ha continuato Gisotti – ci chiede, per i nostri figli, di fare di tutto perché la Chiesa sia una casa sicura e accogliente per tutti, specialmente per i più deboli”. “È il coraggio delle vittime che ci ha aiutati a portare avanti questo progetto – ha confermato il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago -. Il Santo Padre si è occupato anche dei dettagli per dare voce a chi non ha voce. Sarà importante per tutti portare nel cuore le sofferenze delle vittime, rafforzerà la nostra motivazione”. “Come pastori dobbiamo sapere bene cosa fare – ha affermato mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede – dobbiamo avere le giuste informazioni. Non siamo in grado di agire da soli”. Per Scicluna, si tratta di “fare in modo che la Chiesa sia il luogo sicuro che deve essere”.

    Non collegare omosessualità a pedofilia – “È importante riconoscere il fatto che gli abusi sui minori coinvolgono soprattutto i maschi. Nel contempo, però, bisogna ribadire che l’omossessualità non è una causa della pedofilia”, ha poi aggiunto il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago.

    Statistiche pubbliche – “Ho parlato con il prefetto cardinale Luis Ladaria della possibilità di pubblicare le statistiche disponibili dalla Congregazione per la dottrina della fede” sulle denunce e sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. “Lui non è contrario, credo che si arriverà alla pubblicazione”, ha detto monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della congregazione. “Ma non basta pubblicare i numeri – ha aggiunto mons. Scicluna – ci vuole uno studio approfondito per conoscere il contesto e il problema è eseguire la legge”.

    Le vittime – “Ogni sacerdote colpevole di abuso deve essere ‘spretato’ e i vescovi che hanno insabbiato devono essere espulsi dalla Chiesa. Quando vediamo vescovi e cardinali rimossi dal sacerdozio perché hanno coperto abusi su minori e Papa Francesco ci fa sapere che è per questo che vengono sollevati, è allora che vediamo la vera tolleranza zero. Non c’è altro modo. Lo abbiamo aspettato per troppo tempo”, ha detto Peter Isely, vittima di abusi da parte del clero e fondatore della rete di vittime End of Clergy Abuse, incontrando i giornalisti fuori dal Vaticano. Isely, abusato da bambino da un prete del Wisconsin e oggi psicoterapeuta, sottolinea la storicità del vertice: “Non è mai accaduto prima nella storia della Chiesa cattolica ed è importante. Perché ci dice che è un problema globale, che esiste all’interno del sistema globale della Chiesa. E che il sistema deve cambiare”. Per questo, chiedono una legge che sia uguale per tutti, in ogni parte del mondo. Le vittime chiedono che diventi obbligatorio per tutti i vescovi responsabili di diocesi collaborare con la giustizia civile e denunciare gli abusi.

    Sulle dichiarazioni di Papa Francesco, che ha chiesto di non avere aspettative enormi sui quattro giorni di vertice, Isely si dice deluso: “È come dire ai fedeli ‘Non aspettatevi che, se un sacerdote che abusa dei vostri figli, questo poi venga condannato’”. Il Papa e i vescovi, in questi giorni, “possono fare qualcosa, nei prossimi tre giorni, che può davvero salvare un bambino, da qualche parte nel mondo”: “Il mondo glielo chiede, non solo noi”, aggiunge. “Il crimine è orribile, terribile e Papa Francesco sembra averlo capito. Ma non sembra altrettanto ovvio – denuncia – che ci debbano essere conseguenze. Lui ha il potere ora di fermare le aggressioni del Clero nei confronti dei bambini”.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_vaticano-1161059/news/2019-02-18/

  • Pedofilia nella Chiesa, via al summit. Le vittime chiedono trasparenza: «Che fine fanno gli orchi?»

    Pedofilia nella Chiesa, via al summit. Le vittime chiedono trasparenza: «Che fine fanno gli orchi?»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La sala stampa piena come ai tempi del conclave. Per tutta la settimana gli occhi del mondo saranno puntati sul Vaticano per vedere se volterà davvero pagina nella gestione degli abusi. Con il summit convocato dal Papa (che inizierà giovedì prossimo, sino a domenica), la Chiesa si misura con se stessa. La sfida maggiore per tutti gli episcopati del mondo che parteciperanno è di cambiare mentalità. Nonostante il cammino fatto sinora hanno prevalso logiche di appartenenza, coperture, scarsa trasparenza nel tentativo di proteggere l’istituzione ecclesiastica piuttosto che le persone coinvolte nelle violenze.  «Vogliamo assicurarci che i vescovi capiscano le responsabilità e le assumano. Bisogna fare in modo che non ci siano più malintesi» ha detto il cardinale americano Blase Cupich, arcivescovo di Chicago e membro del Comitato organizzatore del summit sulla protezione dei minori.

     Al suo fianco c’era l’arcivescovo maltese Charles Scicluna che ha lodato pubblicamente il ruolo esercitato da giornalisti e mass media con il loro lavoro di inchiesta. Ha anche citato il caso di Boston, diventato un film celebre – Spotlight – fino alle notizie che  vengono diffuse ogni volta che ci sono abusi, nel tentativo di fare affiorare la verità. Peccato solo che alla conferenza stampa siano state chieste notizie di un caso specifico – un monsignore che ha lavorato in Vaticano e che ora è sotto indagine per abusi a Trenton, negli Usa – e come risposta sia arrivata la solita doccia gelata dal portavoce vaticano incaricato di stoppare tutte le notizie ingombranti. «Non si forniscono notizie su casi specifici» è stato detto. Come se si trattasse di un argomento avulso, totalmente estraneo alla conferenza che prenderà il via tra pochi giorni e che affronterà tre argomenti centrali: la trasparenza, la responsabilità, la coerenza.

    Intanto fuori dal Vaticano le vittime della pedofilia protestavano civilmente: «Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso» ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si sono fatti portavoce delle richieste delle vittime. «Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà  venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà  condannato» ha aggiunto Peter Isley.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_pedofilia_chiesa_preti_abusi_summit_vittime-4308242.html

  • Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il comitato organizzatore l’illustra evento del 21-24 febbraio. Focus sulle violenze ai minori, a margine la questione omosessualità. Scicluna: «La Santa Sede renderà note le statistiche. Sulla protezione dei minori non molliamo». Incontro con le associazioni di vittime prima del vertice

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    «Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani». «Vogliamo dare voce a chi non ha voce» e «la Chiesa sia un luogo sicuro per tutti, soprattutto per i bambini». In una Sala Stampa vaticana piena come non la si vedeva dai tempi della rinuncia di Benedetto XVI, con giornalisti venuti da tutto il mondo – Usa in testa – per la presentazione del summit sugli abusi del 21-24 febbraio, l’arcivescovo Charles Scicluna e il cardinale Blaise Cupich – entrambi membri del comitato organizzatore dell’evento – chiariscono gli obiettivi di fondo di questo mini Sinodo voluto da Papa Francesco con i vescovi del mondo per discutere della piaga degli abusi sui minori che continua a deturpare il volto della Chiesa.

    «Un mostro» questo della pedofilia del clero, come l’ha definita il portavoce Alessandro Gisotti che, ricalcando le parole del Papa durante gli auguri alla Curia, ha ringraziato i media per aver contribuito con un lavoro investigativo a far emergere storie di pedofilia del clero che altrimenti avrebbero avuto la forma di polverosi dossier in archivio o di traumi rinchiusi nella mente delle vittime. «Dobbiamo guardare in faccia senza paura questo mostro per sconfiggerlo», ha detto – con voce quasi commossa – il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana.

    E per sconfiggerlo bisogna anzitutto rompere quel muro di silenzio che ha regnato per anni nei Sacri Palazzi e che ha portato all’occultamento di casi avvenuti due pontificati fa che ora stanno emergendo in tutta la loro drammaticità. «Un silenzio che non è più accettabile», afferma infattimonsignor Scicluna, ex pm vaticano sui casi di abusi (sua l’indagine sul fondatore dei Legionari Marcial Maciel), per due volte inviato del Papa in Cile per indagare sui disastri provocati dalla pedofilia del clero, attualmente segretario aggiunto alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    È stato lui il primo a parlare già anni fa di «omertà» nella Chiesa. Oggi ha ripetuto il concetto per definire quella reazione istintiva – insieme alla «negazione» – a seguito di uno shock nel venire a conoscenza di casi di abuso. Un «meccanismo primitivo» che però non funziona e non deve funzionare più: «Dobbiamo allontanarci da esso… dobbiamo allontanarci dal codice del silenzio, spezzare la complicità, perché solo la verità ci porterà ad una soluzione».

    Ecco perché sarà «trasparenza» una delle tre parole chiave (le altre sono «responsabilità dei vescovi» e «accountability») che orienteranno discussioni e lavori del vertice, che sarà preceduto da un incontro dei membri del comitato organizzatore con alcune associazioni di vittime presenti a Roma (alcuni già fuori questa mattina a manifestare in via della Conciliazione) e, nei prossimi giorni, impegnati in una serie di eventi “paralleli” ad esempio alla Stampa Estera o nella Camera dei Deputati.

    Ad annunciarlo è stato padre Federico Lombardi, il gesuita ex portavoce vaticano chiamato dal Papa a moderare gli incontri del summit, spiegando durante la conferenza che l’incontro è stato un desiderio espresso dal team organizzativo per condividere «opinioni, attese e desiderata» dei sopravvissuti, non volendo però fornire coordinate su luogo, giorno o nomi dei partecipanti «per garantire una serenità alle persone stesse».

    Secondo quanto apprende Vatican Insider, il breve appuntamento si terrà mercoledì 20 febbraio, la mattina presto, e vi parteciperanno una ventina di persone tra responsabili e rappresentanti delle diverse associazioni come Rete L’Abuso o Ending Clergy Abuse.

    Altre vittime, delle quali per riserbo non si conosce l’identità o la provenienza, saranno invece presenti al summit ed offriranno la loro testimonianza a conclusione delle tre giornate. Queste, ha spiegato sempre Lombardi, seguiranno uno schema piuttosto fisso: una preghiera iniziale, tre relazioni (due la mattina, e una il pomeriggio, nove in totale), alla quale seguiranno quindici minuti di domande e risposte al relatore, lavori in undici gruppi divisi per lingua e relazioni di sintesi sui medesimi.

    In Aula nuova del Sinodo i 190 partecipanti, provenienti da tutto il mondo, saranno impegnati dalla mattina alle 9 al pomeriggio intorno alle 19.20. Poi dalla sera di sabato si trasferiranno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per una liturgia penitenziale celebrata dal Papa ma con l’omelia del vescovo africano Naame e la testimonianza di una vittima. La domenica si terrà invece la messa finale la cui omelia sarà pronunciata dal presidente dei vescovi australiani Marc Coleridge, visto che il Papa interverrà dopo con un discorso di circa quarantacinque minuti.

    Sarà questo il secondo intervento del Pontefice in tutto il summit: il primo è una breve introduzione – «di tipo metodologico, non un discorso impegnativo», ha chiarito Lombardi – che Francesco farà la mattina di giovedì dopo la preghiera iniziale, seguita dalla proiezione di un video con la testimonianza di alcune vittime.

    Quanto ai relatori essi sono stati scelti in base a criteri geografici, il voler cioè dare voce a rappresentanti di tutti e cinque i continenti, sono cinque cardinali: il filippino Tagle, il colombiano Salazar Gomez, l’indiano Gracias, lo statunitense Cupich, il tedesco Marx, insieme a monsignor Scicluna. Ad essi si aggiungono anche tre donne: Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per laici, famiglia e vita che ha partecipato attivamente alla preparazione dei lavori; la religiosa nigeriana suor Veronica Openibo della Society of the Holy Child Jesus e, a sorpresa, la giornalista messicana Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti e superstar della tv Televisa, con all’attivo 150 viaggi papali, che interverrà sul tema della comunicazione.

    Il rapporto coi media ma anche con le istituzioni, il ruolo del vescovo, la sofferenza delle vittime, le strategie già messe in piedi dalle diocesi di ogni Paese e via dicendo saranno i temi sul tavolo. Non ci saranno focus specifici sulla questione degli abusi sulle suore, venuto a galla negli ultimi mesi e accennato dal Papa sul volo di ritorno ad Abu Dhabi, né su quello della omosessualità, che alcune testate conservatrici – principalmente statunitensi – hanno riproposto a più riprese durante il briefing quale prima causa degli abusi, considerando anche il caso che l’80% delle vittime siano adolescenti di sesso maschile.

    Su questo punto è intervenuto il cardinale Cupich che ha ribadito «l’omosessualità di per sé non è una causa» (parole ripetute, peraltro, dalle stesse vittime fuori dalla Sala Stampa). «Credo che sia importante riconoscere il fatto che nella maggioranza dei casi le vittime degli abusi siano maschi ma le organizzazioni internazionali hanno studiato profondamente questa questione: l’omosessualità di per sé non è una causa, gli abusi sono spesso una questione di opportunità, di occasione, hanno a che fare con un basso livello di istruzione».

    Ciò non significa che bisogna sottovalutare l’importanza di uno screening psicologico per i candidati al sacerdozio. Lo dimostra il fatto che negli Usa il picco degli abusi si è registrato negli anni Sessanta, mentre ora che si sono adottati metodi «adeguati» di screening sui seminaristi «siamo a cinque casi di abusi all’anno in media di cui quattro coinvolgono i sacerdoti». «Un calo notevolissimo nella cifra», ha osservato Cupich, «i casi di abusi diminuiscono in maniera radicale».

    E davanti alle insistenze di alcuni cronisti sul fatto che quindi questi dati sono la prova che «si contrasta fenomeno abusi andando alla radice eliminando le tendenze omosessuali», è intervenuto – con piglio deciso, forte anche dei suoi studi in psicologia – padre Hans Zollner, il gesuita responsabile del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana, il quale ha parlato di «un grande misunderstanding» sulla questione. «Un test psicologico o un test a domande e risposte non può mai indicare con precisione assoluta se una persona sia omosessuale o a rischio pedofilico», ha detto il religioso tedesco. «Certo, esiste un livello di certezza di una valutazione, ma non è possibile su basi solo psicologiche dire al 100% se quella persona svilupperà o meno tali atteggiamenti. Gli psichiatri, in passato, pensavano di risolvere trattando gli abusatori: dopo un anno di cura, venivano rimandati in parrocchia e ricominciavano ad abusare. Oggi uno psichiatra serio non lo fa più, proprio perché non c’è la certezza assoluta».

    Rispondendo ad altre domande dei giornalisti, in particolare a quella se ci sarà un giorno in cui – in virtù di questa trasparenza che sarà uno dei temi cardine del summit – la Chiesa renderà pubblici i dati sulle vittime degli abusi e sui vescovi sotto indagine, ancora Scicluna ha riferito: «Ne ho parlato con Ladaria (il cardinale spagnolo prefetto della Dottrina della fede) e non è contrario. Il punto è che non basta pubblicare i dati, va applicata la legge e va spiegato il contesto. Io penso che ci arriveremo».

    L’arcivescovo maltese ha poi ricordato che già ci sono procedure esistenti: ad esempio, «quando si tratta di vescovi negligenti il Papa, nel Motu proprio del 2016, ha già spiegato come procedere. Il problema ora è creare la cultura della prevenzione nelle diverse diocesi. Si tratta di dare il senso di dovere e di poter fare qualcosa». Importante, in tal senso, «anche la procedura della denuncia alle autorità» e il ruolo dei nunzi apostolici che devono essere «garanti, o meglio il tramite di tutte le preoccupazioni tra i popoli dei loro Paesi e il Papa».

    Ma, se già ci sono delle linee guida nella Chiesa sulla questione di abusi, cosa cambierà dopo il vertice di febbraio? Intanto, hanno risposto i relatori, che ogni vescovo possa tornare nella propria diocesi con una chiara coscienza del male provocato dagli abusi (considerando anche che ci sono presuli che affermano che tale problema non sussiste nella propria diocesi), e poi che ci siano strategie chiare e universale valide in ogni Paese e in ogni cultura.

    Poi magari i casi continueranno a verificarsi, ha detto Scicluna: «Maggiori sono le aspettative, maggiore è la frustrazione. Non si possono risolvere tutti i problemi in tre giorni, sarebbe un’aspettativa irrazionale». In ogni caso «non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani. Io non mollerò mai. Sarò come un ragno che tesse la sua tela: a volte riesce a volte no, ma continua».

    Durante la conferenza è stato poi lanciato il sito ufficiale dell’evento pbc2019.org, sul quale si potranno seguire in streaming i lavori, consultare documenti e profili dei partecipanti, e restare aggiornati anche sul«follow up», cioè come la Chiesa, alla luce dei lavori del summit, intende incanalare i propri sforzi nel futuro per proseguire questa lotta agli abusi ancora lungi dal definirsi conclusa.

  • Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Francesco decide di spretare l’anziano e potentissimo cardinale dopo accuse sconvolgenti. Una condanna eccellente, che si profila la prima di una lunga serie

    Per quanto attesa e annunciata, la laicizzazione dell’ex cardinale McCarrick, cioè del più potente esponente della gerarchia cattolica nell’arco di trent’anni – e sotto tre Pontefici – è deflagrata oggi come una bomba. Del resto si tratta di una decisione che non ha precedenti nell’arco di due millenni cristiani. Una condanna “eccellente”, anche perché Papa Francesco vuole arrivare alla Conferenza mondiale della prossima settimana sugli abusi sui minori con i compiti fatti.

    La decisione è stata presa in via amministrativa, cioè senza un vero proprio processo, ma con il pieno contraddittorio con gli avvocati di McCarrick. Ed è per questo che è stata così rapida. McCarrick ha ormai 88 anni ed è più utile alla Chiesa da spretato che da prete penitente. Francesco non aveva alternative, dopo quanto è emerso, e soprattutto dopo l’anatema lanciato contro lo stesso Papa dall’ex Nunzio Carlo Maria Viganò, che aveva affermato di aver personalmente informato il Pontefice delle sanzioni comminate da Benedetto XVI allo “zio Ted” (questo il soprannome con cui si faceva chiamare dal ragazzino , figlio di amici di cui ha abusato dagli 11 anni e per 18 anni). Ma è anche vero che la notizia di abusi su un minore è stata resa nota dalla vittima solo questa estate.

    Al tempo stesso la laicizzazione (che è la sanzione più grave possibile) è un chiaro segnale per tutta la gerarchia cattolica. Come ha dichiarato a Reuters l’arcivescovo Charles Scicluna, il massimo investigatore sugli abusi sessuali della Chiesa, il fatto che McCarrick sia stato spretato è la dimostrazione che “nemmeno i vescovi sono al di sopra della legge”. Concetto ribadito anche dal Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, Daniel Di Nardo. “Non si faranno sconti a nessuno” ha dichiaro padre Federico Lombardi, l’ex Portavoce della Sala Stampa vaticana, ora portavoce dell’imminente summit sulla pedofilia.

    Anzi,l’ex arcivescovo di Washington potrebbe essere il primo di una serie. In attesa, ad esempio , che si concluda il secondo processo contro il cardinale George Pell in Australia, che parte il 5 marzo. Pell è per età ancora un cardinale elettore in un prossimo Conclave, e il Papa intende preservare il sacro collegio anche da possibili interferenze esterne. Visto che il 1 ottobre 2018 un gruppo di facoltosi americani ha assunto un gruppo di ex agenti dell FBI per preparare dossier sui porporati che dovranno eleggere il successore di Francesco. È la cosiddetta operazione “Red Hat Report” , “Berretta rossa”, su abusi e corruzione. Tanto per farsi un’idea, uno degli ex agenti FBI faceva parte del gruppo investigativo sul boss della droga ‘El Chapo ‘Guzman.

    Le rivelazioni intanto continuano a valanga e non c’è giorno che diocesi degli Stati Uniti non pubblichino una lista di “preti credibilmente sospettati”. Si tratta di centinaia di casi che hanno potuto rimanere nell’ombra per decenni a motivo delle coperture date dai vescovi. Oggi è stata la volta della diocesi di Brooklyn. Ma ieri è stato il Nunzio a Parigi, un arcivescovo, a finire sotto inchiesta dopo la denuncia della Municipalità di Parigi. Un rappresentante di “BishopAccountability.org“, Anne Barret Doyle, ha dichiarato che ci sono altri 94 vescovi che dovrebbero essere laicizzati.

    Quasi certamente la decisione di oggi non basterà. Né alla Chiesa né al Pontificato. Il fronte tradizionalista e i sostenitori dell’ex Nunzio Viganò (che oggi si è rifatto vivo intervenendo sul prossimo summit) ritengono che “il sistema McCarrick, continui dopo McCarrick”. E fanno i nomi dell’appena nominato Camerlengo, Kevin Farrell e del cardinale di Chicago Cupich, scelto da Francesco per guidare il vertice mondiale contro gli abusi che si apre il prossimo 21 febbraio. Entrambi indicati come “protetti” di McCarrick.

    In sostanza gli antagonisti di Francesco sostengono che il “Mccarrickismo continua dopo McCarrick”. A questo proposito il Wall Street Journal scrive oggi di “frizioni” tra il Papa e il cardinale di Boston Seán O’ Malley, il frate cappuccino che, dopo l’elezione nel 2013 del pontefice, era stato incaricato di coordinare la risposta della chiesa allo scandalo della pedofilia, come Presidente dell’apposita Commissione pontificia, che però si è rivelata poco efficace e ha ‘perso’ per strada almeno tre componenti ( di cui due sopravvissuti).

    Secondo quanto riporta il quotidiano americano, che cita “una persona che li ha visti assieme”, le interazioni tra Papa e cardinale, “in precedenza amichevoli e spontanee, sono diventate tese e formali”. E sempre il Wall Street Journal afferma che l’influenza di O’Malley sul Papa è calata al punto che in novembre Francesco lo ha escluso dal comitato organizzativo del vertice, un appuntamento nato da un’idea dello stesso cardinale. In realtà però è stato proprio il caso McCarrick a mettere nei guai O’ Malley, che è anche diventato nel frattempo presidente della Papal Foundation, la ricchissima fondazione ideata da McCarrick per finanziare dagli USA il Vaticano.

    L’uomo che da ragazzino è stato abusato dallo “Zio Ted”, Jaimes Grein, ascoltato da un prelato inviato dal Vaticano per raccogliere la sua testimonianza, ha rivelato che il Vaticano aveva “bisogno” di McCarrick. Del suo potere nel “sostenere” finanziariamente il pontificato di Giovanni Paolo II, dopo la fine di Marcinkus. Tanto potente da determinare la transizione da un Papa all’altro, come esponente di spicco della cosiddetta “mafia di San Gallo”, il gruppo di cardinali che si riuní in Svizzera dal 1993 al 2006, rivelato in un libro autobiografico di uno di loro, il cardinale emerito di Bruxelles, Godfried Danneels.

    Come asseriva il perfido Presidente americano Frank Underwood nella serie tv House of Cards, “tutto al mondo ha a fare con il sesso, tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere”. E se mai c’è una storia in cui questo è vero è la storia di Theodore McCarrick. Un potere globalizzato per trenta anni: dentro la Chiesa, in Vaticano, negli Stati Uniti , in Italia e in Cina.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/16/il-terremoto-zio-ted-nella-chiesa-affonda-mccarrick-ma-la-macchia-pedofilia-non-si-argina-piu_a_23671117/

  • Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Quattro giorni di lavori, previste anche testimonianze vittime

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 18 FEB – Laboratori, video, relazioni e confronti. Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana, alla presenza di padre Lombardi, che sarà il moderatore, di due componenti il comitato organizzativo, l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich, e quello di Malta, mons. Charles Scicluna, e del referente del comitato, padre Hans Zollner, già presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.
    “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto card. Cupich.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/18/da-giovedi-il-summit-contro-la-pedofilia_c28e608b-1fb9-4b20-a0a0-078b4230a981.html

  • Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Non è un mistero il prossimo incontro che si terrà a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019. Da settimane ne parlano i giornali di tutto il mondo perché è un evento atteso: il Papa ha convocato i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della pedofilia clericale.

    Il Comitato organizzatore, nelle persone di Padre Hans Zollner, card. Blase Joseph Cupich, mons. Charles Scicluna, card. Oswald Gracias, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali invitandole a incontrare le vittime prima di febbraio.

    Come Comitato di Vittime & Famiglie dell’unica Associazione italiana che si occupa in modo specifico delle vittime dei preti pedofili, abbiamo accolto con molto favore tale invito e abbiamo scritto al card. Bassetti poco prima di Natale.

    Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad essere ricevuti per fornire un contributo che riteniamo utile alla preparazione dell’evento.

    Ma i giorni passano, le settimane passano, e nessuno ha contattato l’Associazione rete L’ABUSO per organizzare l’incontro con una delegazione del Comitato Vittime & Famiglie.

    Si dirà poi che in Italia non sono state incontrate le vittime?

    Oppure si dirà che sono state incontrate? Ma quali vittime? Quelle che “preferiscono rimanere anonime” così che non vi sia modo di verificare che l’incontro sia realmente avvenuto?

    Oppure il silenzio totale? La notizia che la CEI non ha incontrato le vittime sarà totalmente ignorata…?

    È bastato scrivere che il Comitato organizzatore ha invitato i Vescovi a incontrare le vittime per far credere che ciò avverrà o sia avvenuto?

    Ma la realtà italiana è un’altra, non si crede più alle favole, ormai fin troppo scontate.

    Pronti a ricrederci e ad essere eventualmente smentiti, restiamo in attesa del 21 febbraio.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Lettera di Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias ai presidenti delle Conferenze episcopali convocati da Papa Francesco a Roma per affrontare la crisi. C’è anche un questionario preparatorio

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi prima dell’appuntamento incontri con vittime di sacerdoti o religiosi abusatori «per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    «Cari fratelli in Cristo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (I Cor 12:26). Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua lettera al popolo di Dio in risposta alla crisi degli abusi che sta incontrando la Chiesa, scrivono nella lettera diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana i quattro membri del comitato organizzatore nominato dal Papa lo scorso 23 novembre, ossia il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell’India, monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e incaricato come referente del comitato stesso.

    «Coloro che sono stati abusati da chierici sono stati anche danneggiati quando “abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. E così “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura”. In assenza di una risposta complessiva e comune, non solo non riusciremo a portare guarigione alle vittime sopravvissute ma la stessa credibilità della Chiesa nel portare avanti la missione di Cristo sarà messa a repentaglio in tutto il mondo. Il primo passo deve essere riconoscere la verità di quanto avvenuto».

    «Per questa ragione, facciamo urgentemente appello ad ogni presidente di conferenza episcopale di raggiungere e visitare vittime sopravvissute all’abuso sessuale del clero nei rispettivi Paesi prima dell’incontro a Roma, per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    Si tratta di un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto», ha chiosato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke, che ricorda come il vertice di febbraio abbia tre temi principali: «Responsabilità, accountability (assunzione di responsabilità, ndr) e trasparenza».

    Nella missiva diramata oggi i membri del comitato organizzatore domandano inoltre di «rispondere ad un questionario» allegato alla lettera, ma non pubblicato dal Vaticano, che «fornisce uno strumento per tutti i partecipanti all’incontro di febbraio per esprimere la loro opinione costruttivamente e criticamente mentre procediamo, per individuare dove c’è bisogno di aiuto per promuovere riforme adesso e in futuro, e per aiutarci ad avere un quadro completo della situazione nella Chiesa. Con questo obiettivo in mente, il Santo Padre ci ha chiesto di ringraziarvi per il vostro sostegno nel completare il questionario allegato per prepararsi meglio all’incontro e di invitarvi urgentemente ad affrontare insieme questa strada».

    Il Papa «è convinto che tramite la cooperazione collegiale, le sfide che la Chiesa ha di fronte possono essere affrontate. Ma ciascuno di noi deve assumere questa sfida agendo insieme in solidarietà, umiltà e penitenza per riparare il danno fatto, condividendo l’impegno comune alla trasparenza, e tenendo responsabile ognuno nella Chiesa. Si prega di notare che saremmo grati di avere le risposte il prima possibile, ma non oltre il 15 gennaio», conclude il comitato organizzatore, invocando in chiusura benedizioni divine per il tempo di Avvento.

  • Savonarola si è fermato a Savona

    Savonarola si è fermato a Savona

    Antonio Rossitto

    Eminenza Reverendissima, presento con animo colmo di sofferenza il caso riguardante don Nello Giraudo». È l’8 settembre 2003. Domenico Calcagno, in quel momento vescovo di Savona, poi cardinale e plenipotenziario dello sterminato patrimonio della Chiesa, scrive a un prelato ancora più eccellente: Joseph Ratzinger, che due anni dopo diverrà Papa Benedetto XVI. Nell’autunno 2003, però, Ratzinger è ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, deputata a vigilare sulla rettitudine del clero. E a indagare sui «delicta graviora», i reati più gravi: come quelli contro il sesto comandamento, non commettere atti impuri con un minorenne. Fuor di decalogo: la Congregazione è l’organismo vaticano che punisce i preti pedofili.

    Otto settembre 2003, quindi: l’allora vescovo Calcagno segnala all’allora cardinale Ratzinger gli abusi di un parroco. Da quel momento, comincia un carteggio durato più di un decennio tra la diocesi di Savona e la Congregazione per la dottrina della fede. Che tutto sa, eppure non fa nulla per evitare altre violenze. Anni di omissioni, temporeggiamenti e pilatismo. Nel mentre, la giustizia penale accerta gli abusi e imputa la curia di colpevole ignavia.

    «Il caso riguardante don Nello Giraudo», come lo definisce Calcagno, è il paradigma di una Chiesa che niente vuole sapere e niente vuole decidere. Un «caso» che comincia nell’inverno 1980. Nello Giraudo, 26 anni e appena ordinato sacerdote, viene inviato a Valleggia, a pochi chilometri da Savona. Comincia a insegnare religione nelle scuole e diventa assistente regionale degli scout. Ma arriva la prima, allarmante, segnalazione: una madre denuncia che don Giraudo ha palpeggiato il figlio. Anche il parroco suo superiore nota atteggiamenti equivoci. Soltanto nel 1984 Giulio Sanguineti, il vescovo dell’epoca, trasferisce il sacerdote pochi chilometri più in là: a Spotorno. Sarà l’inizio di un lungo peregrinare. Questa, del resto, è sempre stata la prassi delle curie: spostare i preti accusati pedofilia da una chiesa all’altra. Come se i bollenti spiriti dipendessero dalle latitudini.

    Nel 1989 don Giraudo emigra ancora: viene promosso parroco di Feglino, sempre vicino a Savona. Dove, a dispetto degli opachi precedenti, apre la comunità «La lanterna»: una casa-famiglia per ragazzi in difficoltà. Ma a marzo 2002 Calcagno, appena nominato vescovo di Savona, riceve l’allarmata confidenza di un’assistente sociale: a causa delle molestie del prete, i Comuni liguri non vogliono più affidare altri ragazzi alla comunità. E pure la Caritas mette in guardia il monsignore.

    Bisogna correre ai ripari: con la consueta discrezione, ovvio. Il 9 giugno 2003 Andrea Giusto, vicario generale della diocesi, annuncia a don Giraudo l’ennesimo incarico, causa reiterati abusi: «Fatti coraggio, metticela tutta per uscire da questa situazione… Ti voglio bene». E qualche mese dopo, per l’appunto l’8 settembre 2003, Calcagno informa, Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede: «Chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere» aggiunge il vescovo. «Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti».

    Alla lettera viene allegato un documento, firmato da don Giusto, che riassume tormenti e abusi del parroco «segnalato»: dal 1980, appena nominato a Valleggia, fino al 2003, quando è costretto a chiudere la casa-famiglia e lasciare Feglino. Lo stesso Giraudo, specifica il dossier, ha confessato di provare attrazione per i ragazzi: «Inclinazione che pensa possa essere accettabile e compatibile anche con la sua condizione di sacerdote». Il vicario generale conclude l’informativa chiarendo, tra l’altro, che «nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso».

    La Congregazione per la dottrina della fede resta impassibile. Don Giraudo, nel novembre 2003, viene mandato in un’altra parrocchia. Ma, anche se esonerato dal catechismo, nell’estate 2005 commette l’ennesimo abuso, per cui sette anni dopo patteggerà un anno di reclusione.

    Le comunicazioni tra la curia ligure e quella romana sembrano però interrompersi. Solo il 22 febbraio 2006, più di due anni dopo l’ultima missiva, Calcagno scrive a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, cioè il pubblico ministero vaticano. «Mi riferisco alla pratica inerente il sacerdote Nello Giraudo» esordisce. Il vescovo dettaglia i presunti progressi di don Nello, grazie anche a «un intinerario psicologico» con un prete cappuccino. È stato lo stesso don Giraudo, rivela lo stesso Calcagno, a chiedergli «di informare codesta Congregazione, al fine di ottenere il superamento del grave giudizio nei suoi confronti».

    Riassumendo: il parroco, temendo di venire spretato, chiede al vescovo di metterci una buona parola. E lui non si sottrae. Tanto che il 7 marzo 2006 invia un’altra lettera a Scicluna, proponendo un incontro al promotore di giustizia vaticano per uno «scambio di vedute». Che condurrà, ancora una volta, all’immobilismo dell’inchiesta canonica.

    Fino a quando un uomo non si presenta alla Procura di Savona per denunciare gli abusi che avrebbe subito nel 1983. Si chiama Francesco Zanardi (vedere il box a pagina 30), e per lui sarà il primo di una sequela di esposti firmati dalla Rete L’Abuso, l’associazione per le vittime della pedofilia del clero che creerà poco più tardi. Dopo la sua querela, alla fine del 2009, la Procura di Savona apre un’inchiesta. La notizia finisce sui giornali. Lo scandalo è scoppiato: non è più possibile tergiversare. Così Vittorio Lupi, successore di Calcagno, sollecita il sacerdote: ora basta, deve abbandonare la tonaca. E don Giraudo il 27 marzo 2010 chiede di essere spretato.

    Due giorni dopo, il 29 marzo 2010 Luis Francisco Ladaria, allora segretario (e oggi prefetto) della Congregazione per la dottrina della fede, scrive al vescovo Lupi. Vuole aggiornamenti sul «caso del reverendo Nello Giraudo, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori, e nel 2002 manifestava al vicario generale la propria tendenza pedofila». Un sunto che compendia oltre un ventennio di negligenze.

    Ladaria, nella comunicazione, ricorda: «Il suo predecessore, Sua Eccellenza Calcagno, nel 2003 segnalava il caso a questa Congregazione. Il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali». In caso contrario, il vescovo «avrebbe dovuto attivare» il processo canonico. Insomma, per evitare un ulteriore scandalo, il Vaticano suggeriva a Giraudo spontanee dimissioni. Che però arriveranno solo quattro anni dopo.

    «Attendo un suo cortese e celere cenno di riscontro» conclude Ladaria. Dopo quattro anni, improvvisamente il Vaticano ha fretta. Forse teme che lo scandalo possa ingrandirsi. Lupi replica il 16 aprile 2010. In seguito alla campagna mediatica, rassicura, ha chiesto a don Nello di presentare la dismissione dallo stato clericale.

    La Procura di Savona, intanto, prosegue con l’inchiesta. Nel febbraio 2012 don Giraudo viene condannato per gli abusi su un minorenne, pena che patteggia a un anno. Nel mentre, i magistrati aprono un altro fascicolo sull’«atteggiamento omissivo» dell’ex vescovo Dante Lafranconi, oggi a capo della diocesi di Cremona: avrebbe, insomma, coperto il prete. Nel maggio 2012 il procedimento viene archiviato «per intervenuta prescrizione». Nella sentenza, però, il giudice Fiorenza Giorgi stigmatizza «l’atteggiamento assolutamente omissivo» di Lafranconi: «Dai documenti emerge come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori affidati ai sacerdoti». Per questo l’ex vescovo non ha «esercitato il suo potere-dovere di controllo sui preti e di protezione dei fedeli». Altrettanto triste, conclude il giudice savonese, è che «dai documenti agli atti non risulta nessuna espressione di rammarico a favore degli innocenti fanciulli».

    Non è finita. La Procura nel 2014 apre un’altra indagine su don Giraudo. Gli investigatori raccolgono le testimonianze di quattro persone: sostengono di essere state abusate e maltrattate dagli anni Novanta fino al 2003. Ma, anche stavolta, i magistrati si scontrano contro il peso degli anni. Nel settembre 2016, nonostante «plurimi e convergenti (per non dire schiaccianti) elementi indiziari», il pm Giovanni Battista Ferro chiede l’archiviazione per tutti i reati: «Il termine di prescrizione è ormai ampiamente decorso».

    Lo stesso epilogo, nel 2013, ha avuto l’inchiesta su un altro parroco della diocesi savonese sospettato di abusi: don Pietro Pinetto. Pure questo fascicolo finirà nel nulla. Il sacerdote, però, finisce nuovamente sotto inchiesta per calunnia nei confronti di una vittima. Anche questa indagine sarà archiviata.

    Ma agli atti della Procura resta un’attestazione del vescovo Lupi sul procedimento canonico contro il sacerdote: «Per decreto della Congregazione per la dottrina della fede, in data 29 maggio 2015, l’indagine canonica nei confronti di don Pietro Pinetto viene chiusa, tenendo conto dell’abbondante prescrizione intervenuta circa gli addebiti per cui è stato indagato». E dunque il reverendo riceve dal vescovo un’ammonizione, «come previsto dal codice di diritto canonico». Oggi don Pinetto è il placido vicario parrocchiale di una chiesa di Savona.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/pedofilia-chiesa-coperture-inchiesta-savona/