Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Charles Scicluna

  • Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Annunciato il Comitato organizzativo dell’incontro di febbraio su “La protezione dei minori nella Chiesa»: primo nome è il cardinale Cupich, legato all’ex cardinale McCarrick, mentre brilla l’assenza del cardinale O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Un regolamento di conti?

    Marco Tosatti

    La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noti ieri i nomi dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. Al primo posto c’è il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago. Subito dopo il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e Presidente della Conferenza Episcopale dell’India. Poi  mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una nomina recentissima. Infine Padre Hans Zollner, S.J., Presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha anche ricevuto l’incarico di referente del Comitato stesso.

    Il comunicato prosegue così: «Alla riunione, cui sarà presente Sua Santità, parteciperanno i Capi delle Chiese cattoliche orientali, i Superiori della Segreteria di Stato, i Prefetti delle Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, per il Clero, per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, i Presidenti delle Conferenze Episcopali e i Rappresentanti dell’Unione dei Superiori generali e dell’Unione internazionale delle Superiore generali. Nei lavori preparatori dell’incontro saranno coinvolti, tra gli altri, la dott.ssa Gabriella Gambino, Sottosegretario per la Sezione Vita, e la Dott.ssa Linda Ghisoni, Sottosegretario per la Sezione Fedeli Laici, del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e alcune vittime di abusi da parte del clero”.

    Qualche annotazione è d’obbligo. Il primo nominato è il cardinale Cupich, di Chicago, la cui nomina, secondo la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, è stata voluta e suggerita dal cardinale Maradiaga e dall’ex cardinale McCarrick, Fra l’altro Cupich è stato protagonista, nei giorni scorsi, di una vicenda poco chiara. La Catholic News Agency l’ha accusato di aver lavorato, insieme con Wuerl, nel campo degli abusi a un piano alternativo a quello dei vescovi Usa, che è stato bloccato da un intervento vaticano dell’ultima ora. Cupich ha negato, ma non si può dire che sia un personaggio di equilibrio sul piano degli equilibri ecclesiastici, e  non toccato dalle recenti turbolente vicende che hanno scosso la Chiesa americana. Fra l’altro una sua dichiarazione, secondo cui il Pontefice aveva cose più importanti degli abusi di cui occuparsi, come il problema del clima o l’immigrazione, aveva scatenato su di lui una tempesta mediatica in agosto. Ma un altro elemento, oltre a questa nomina, suscita interrogativi: ed è l’assenza del cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    L’assenza è stata rilevata anche da Il Sismografo, un sito paravaticano molto attento in tema di abusi del clero. «Il cardinale statunitense non è nell’elenco dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro e non appartiene a nessuna delle categorie che, secondo il comunicato, prenderanno parte ai lavori della riunione. Quindi non risulta che il porporato possa prendere parte ai lavori della riunione di febbraio. Se le cose stanno come si evince dalla nota della Sala Stampa della Santa Sede, si tratta di un’assenza rilevante per tutto ciò che il cardinale O’Malley rappresenta dal punto di vista pastorale ma anche come esperto della materia». Il Sismografo accenna a possibili impegni diocesani come eventuale causa di impedimento. Ma questa è una difficoltà condivisa dagli altri membri responsabili di grandi diocesi, anzi più grandi di Boston.

    Va ricordato che O’Malley si era espresso con una certa severità verso le parole pronunciate durante il viaggio in Cile dal Pontefice, che aveva espresso appoggio al vescovo di Osorno, Barros, accusato di aver coperto abusi. «È comprensibile che le parole di papa Francesco in Cile siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero», aveva detto O’Malley in una nota. Difendendo Barros, il papa aveva detto: «Il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, allora forse si vedrà, parlerò. Finora non ne ho visto nemmeno una. Non c’è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?». O’Malley affermò che se la Chiesa sostiene che «se non riesci a dimostrare le tue lamentele, allora non ti si crederà», questo significherebbe «abbandonare coloro che hanno subito illecite violazioni della loro dignità personale», che si sentirebbero relegati «all’esilio del discredito». E concludeva che non si può sottovalutare la sofferenza.

    http://www.lanuovabq.it/it/incontro-vaticano-sugli-abusi-si-parte-male?fbclid=IwAR3zbl565uQkc0CJmhW1FPnk4c4GbaqQmKGdBS-LK2qvB7Nx2p7lH9b2V6A

  • Il Vescovo esorta gli altri vescovi ad essere onesti sulla copertura di McCarrick: “Siate uomini, non vigliacchi” – Bishop urges other bishops to be honest about McCarrick cover-up: ‘Be men, not cowards’

    Il Vescovo esorta gli altri vescovi ad essere onesti sulla copertura di McCarrick: “Siate uomini, non vigliacchi” – Bishop urges other bishops to be honest about McCarrick cover-up: ‘Be men, not cowards’

    JEFFERSON CITY – Missouri

    Il vescovo Shawn McKnight è stato “molto deluso” dall’intervento della Santa Sede la scorsa settimana che ha vietato ai vescovi statunitensi di prendere provvedimenti in merito alle misure per affrontare gli abusi sessuali.

    “La mia frustrazione, condivisa con molte altre persone, è questa”, ha spiegato il vescovo McKnight della diocesi di Jefferson City. “Sappiamo dello scandalo dell’arcivescovo McCarrick dalla fine di giugno e la nostra Chiesa deve compiere un’azione immediata, decisiva e sostanziale alla luce della profonda ferita causata dallo scandalo”.

    Non è tanto il tempo che serve per punire McCarrick, ha detto, e c’è bisogno di altro al di la della punizione del colpevole.

    “Come ha potuto arrivare ad una ascesa in una posizione così influente nella Chiesa?” si domanda “Sono preoccupato di come la conferenza nazionale dei vescovi e la Santa Sede rispondono a questa domanda”.

    L’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Americana (USCCB) si è svolta dal 12 al 15 novembre a Baltimora.

    L’incontro è servito a prolungare la rabbia dei cattolici per lo scandalo degli abusi, dopo che il Vaticano ha bloccato il voto dei vescovi statunitensi  su due misure volte a contrastare gli abusi legati ai vescovi e una mozione per chiedere ufficialmente alla Santa Sede di concedere i documenti relativi al caso McCarrick non è riuscito a superare .

    La Santa Sede ha insistito affinché i vescovi statunitensi non agissero su nessuna proposta di misure anti-abuso fino a dopo che Papa Francesco si sarà incontrato a febbraio con i presidenti delle conferenze episcopali mondiali a Roma. Il presidente della USCCB, il cardinale Daniel DiNardo, parteciperà all’incontro.

    In una rubrica scritta in seguito all’Assemblea, McKnight ha chiesto un sostanziale coinvolgimento dei laici nell’affrontare la crisi degli abusi – un’idea che ha ricevuto qualche rifiuto durante l’incontro.

    Ha anche detto che quelli che sono colpevoli a qualsiasi livello nella copertura di McCarrick dovrebbero farsi avanti ora di loro iniziativa.

    “Al momento di questa scrittura, non c’è stato un vescovo, arcivescovo o cardinale nella Santa Sede o negli Stati Uniti che si è fatto avanti da solo per pentirsi pubblicamente dei suoi peccati di omissione o di commissione per quanto riguarda la serie di promozioni dell’Arcivescovo McCarrick  per decenni “, ha dichiarato il vescovo McKnight.

    “Per favore, sii uomo, non vigliacco, e confessa da solo!” Esclamò. “Non c’è bisogno di un’indagine formale e prolungata per un vescovo per esercitare un po’ di pentimento e preoccupazione per il benessere di tutta la Chiesa. Un’indagine indipendente e trasparente è tanto più necessaria quando i gerarchi colpevoli mostrano l’incapacità di fare la cosa giusta da soli. “

    McKnight ha anche criticato il benvenuto nell’incontro USCCB per i vescovi in ​​pensione responsabili di insabbiamento nella crisi degli abusi, dicendo che “i sopravvissuti agli abusi sono ulteriormente perseguitati quando non riusciamo ad agire rapidamente”.

    “Vedere alcuni vescovi in ​​pensione che erano notoriamente responsabili di aver coperto gli abusi sessuali del clero all’Assemblea Generale di quest’anno a Baltimora come ospiti graditi è stato uno schiaffo in faccia a tutti coloro che sono stati feriti dal clero”, ha detto. “Questo esempio di arroganza e clericalismo episcopale dimostra il fatto che non abbiamo ancora capito il problema”.

    Sia il cardinale in pensione di Los Angeles, Roger Mahony, sia Washington, DC, il cardinale Donald Wuerl hanno parlato nell’Assemblea Generale. Mahony consigliò i Vescovi su come guidare e Wuerl parlò della purificazione nella vita della Chiesa.

    Mahony è stato escluso dal ministero pubblico a Los Angeles dal 2013 per aver contribuito a nascondere gli abusi sessuali lì. E a settembre, Wuerl ha chiesto a Papa Francesco di accettare le sue dimissioni proposte tre anni fa, dopo aver affrontato intense critiche sulla sua gestione dei casi di abuso mentre era vescovo di Pittsburgh. Wuerl rimane l’amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Washington fino alla sua sostituzione.

    Il giorno dopo l’intervento della Santa Sede, è stato presentato all’incontro dei vescovi, dal cardinale di Chicago Blase Cupich, una proposta alternativa per la gestione delle accuse di abuso contro i vescovi. Wuerl ha collaborato con Cupich a questa proposta.

    Cupich e Wuerl sono membri della Congregazione per i Vescovi, la Congregazione vaticana che ha comunicato la direttiva dell’ultimo minuto al cardinale DiNardo che ha ordinato all’USCCB di non votare sulle misure anti-abuso proposte. Cupich ha negato che i due abbiano collaborato a un piano.

    Una task force dei presidenti USCCB, passati e presenti, rivedrà i piani anti-abuso per DiNardo da portare potenzialmente a Roma quando parteciperà all’incontro di febbraio convocato da Papa Francesco.

    “Sono rimasto deluso dal fatto che anche le proposte miti da prendere in considerazione all’incontro di Baltimora dovevano essere estratte da un voto”, ha detto McKnight nella sua rubrica. “È stato piuttosto un duro richiamo a me per quello che molti laici hanno detto in tutta la nostra diocesi: noi vescovi siamo inefficaci nei nostri tentativi di affrontare il problema dell’abuso di potere da parte della gerarchia”.

    Un’indagine interna sullo scandalo di McCarrick senza l’uso di investigatori laici competenti e qualificati difficilmente sarà considerata trasparente e credibile, ha continuato il vescovo.

    “Abbiamo bisogno e dobbiamo utilizzare le persone migliori e più brillanti per fare un’indagine di alto livello e studiare il problema”, ha affermato. “L’Arcivescovo Charles Scicluna di Malta è il sacerdote cattolico più qualificato a condurre tale indagine, ma senza sapere che i suoi collaboratori includono laici competenti, il pubblico potrebbe non percepire la sua relazione finale come indipendente e abbastanza completa da essere creduta”.

    Interrogato sul perché esperti laici ben qualificati, conosciuti a livello nazionale e fidati, non possono essere nominati alla task force speciale annunciata dal presidente della USCCB, il vescovo della città di Jefferson ha detto: “Siamo di vedute troppo ristrette e chiusi come gerarchia, e lo sono anche alcuni dei nostri processi presso l’USCCB. “

    Al di là dello scandalo McCarrick, i vescovi hanno più lavoro da fare e dedicare tempo per quanto riguarda la messa in atto di protocolli e strutture istituzionali per costruire credibilità nella gestione della gerarchia dei casi di abuso sessuale in corso, ha detto, aggiungendo: “La storia dimostra che noi vescovi siamo incapace di controllarci adeguatamente sulla questione degli abusi sessuali del clero “.

    (traduzione con Google)

    https://www.lifesitenews.com/news/bishop-urges-other-bishops-to-be-honest-about-mccarrick-cover-up-be-men-not?utm_source=LifeSiteNews.com&utm_campaign=8110bc27d7-Catholic_11_20_2018&utm_medium=email&utm_term=0_12387f0e3e-8110bc27d7-404043585

  • Papa: dal 21 al 24 febbraio l’incontro ‘La protezione dei minori nella Chiesa’

    Papa: dal 21 al 24 febbraio l’incontro ‘La protezione dei minori nella Chiesa’

    Francesco ha deciso i componenti del Comitato organizzativo. C’è anche il card. Gracias. All’incontro prevista la partecipazione di alcune visstime di abusi da parte del clero.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” sul problema degli abusi da parte del clero. In proposito, papa Francesco ha indicato i nomi dei membri del comitato organizzativo. Essi sono: il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (USA), il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India) e presidente della Conferenza episcopale dell’India, mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, padre Hans Zollner, S.J., presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia università Gregoriana e membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che sarà il referente del Comitato stesso.

    Alla riunione, cui sarà presente il Papa, parteciperanno i capi delle Chiese cattoliche orientali, i superiori della Segreteria di Stato, i prefetti delle congregazioni per la Dottrina della fede, per le Chiese orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei popoli, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, i presidenti delle conferenze episcopali e i rappresentanti dell’Unione dei superiori generali e dell’Unione internazionale delle superiore generali.

    Nei lavori preparatori dell’incontro saranno coinvolti, tra gli altri, la dott.ssa Gabriella Gambino, sottosegretario per la Sezione vita, e la dott.ssa Linda Ghisoni, sottosegretario per la Sezione fedeli laici, del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, la Pontificia commissione per la tutela dei minori e alcune vittime di abusi da parte del clero.

  • Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Prendono forma le nuove linee guida della Cei nella lotta agli abusi nel clero. ma il presidente-cardinale Bassetti rimanda l’approvazione a maggio

    By Maria Antonietta Calabrò

    Slitteranno a maggio, alla prossima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, le nuove linee guida della CEI contro la pedofilia del clero. Quelle messe a punto nel 2014 hanno già bisogno di aggiornamento, come ha detto lo stesso Presidente Cardinale Gualtiero Bassetti. Ma anche in Italia la Chiesa attenderà – come ha chiesto la Congregazione dei Vescovi alla Conferenza episcopale americana pochi giorni fa – che si svolga a febbraio l’incontro di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo, convocati da Papa Francesco, per cercare di risolvere il problema una volta per tutte.

    A partire, come ha dichiarato Bassetti oggi, da una “più accurata l’analisi psicologica e psichiatrica nei seminari”, e quindi dalla presenza di psichiatri dediti a visitare gli aspiranti preti. Passando poi per la creazione di un Servizio Nazionale per la tutela dei minori, con tanto di statuto, segreteria stabile ed esperti e laici a disposizione dei vescovi diocesani per percorsi di “formazione e prevenzione”. Rendendo “l’educazione un fatto più comunitario”, in quanto “la figura del prete solo in oratorio è un fatto rischioso”. Ma soprattutto con procedure corrette di accertamento della verità dei fatti e di tutela dei minori, una volta che si sia verificato un abuso (tanto più grave se cioè avviene nella Chiesa, ha detto Bassetti). Non solo nei confronti dei preti pedofili, ma anche nei confronti dei loro vescovi.

    “Chi custodirà i custodi?”. A ben vedere, i rinnovati scandali della pedofilia nella Chiesa in sostanza, hanno tutti a che fare con questa domanda e cioè con la responsabilità dei vescovi per rapporto alla disciplina preti abusatori e in generale del Vaticano, e della Congregazione della Dottrina della Fede (competente per decidere sui “delitti più gravi” ) sugli uni e gli altri. E’ questo ormai il nocciolo del problema messo in evidenza negli Stati Uniti dal Rapporto Shapiro sulle diocesi della Pennsylvania e dal caso McCarrick, scoppiati quest’estate. E da almeno quattro gravi casi in Italia. Non è un caso che all’assemblea della CEI che si è chiusa oggi a Roma abbia partecipato il Prefetto vaticano della Congregazione dei vescovi, Marc Ouellet.

    Da parte sua, il Papa due giorni fa ha incaricato l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna come Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede (in pratica il numero 3). Era stato “pubblico ministero” presso la stessa Congregazione che giudica i preti pedofili, prima di essere mandato a Malta alla fine del 2012, e ha compiuto l’inchiesta sul caso Karadima in Cile nella primavera di quest’anno. Scicluna conserva l’ufficio di arcivescovo di Malta e quindi Presidente della Conferenza episcopale dell’isola e come tale parteciperà all’assise mondiale di febbraio . La scelta di Scicluna viene unanimemente giudicata come quella “golden standard”, in materia di contrasto alla pedofilia del clero.

    Per quanto riguarda le Linee guida italiane, ha precisato don Ivan Maffeis, portavoce della CEI, “l’Ufficio giuridico sta verificando la proposta, che nei prossimi mesi sarà sottoposta all’attenzione del Consiglio episcopale permanente e poi presentata alla prossima Assemblea di maggio”. Nel caso italiano la questione è complicata dal Trattato del Laterano (che firmato sotto il fascismo a tutela della Chiesa) non prevede l’obbligo di denuncia dei reati alle autorità civili, obbligo di denuncia in atto già dal 2002 negli Usa, ed è stato richiesto dai Comitati Onu di Ginevra, già da quattro anni.

    Ma l’altro “nodo giuridico” rimane la responsabilità e quindi le eventuali sanzioni per i vescovi che coprono per inerzia o altro gli abusatori. I vescovi americani, prima dello stop venuto da Roma, volevano votare le creazione di una commissione indipendente di valutazione dell’operato dei vescovi, in gran parte formata da laici (sei su nove). Una specie di ong non prevista da nessuno statuto. Il diritto canonico infatti mette in capo al Papa, successore di San Pietro, ogni valutazione sull’operato dei vescovi, successori degli Apostoli.

    Per quanto riguarda una valutazione precisa di quanto avvenuto nel passato, il cardinale Bassetti ha fatto notare che “la strada l’ha spianata la Congregazione per la dottrina della fede, che ha abolito la prescrizione per i ‘delicta graviora’: ora stiamo completando i nostri Orientamenti, vogliamo adeguarci a tutto quello che è stato fatto anche da altre Conferenze episcopali, tenendo presente che noi abbiamo strumenti pastorali che in altre nazioni non ci sono”.

    Interpellato sui dati degli abusi in Italia, il presidente della Cei ha risposto che “al momento attuale, la Cei non ha dati precisi a livello numerico, per ora il materiale è a disposizione della Congregazione per la dottrina della fede”. E che bisognerà accertare la verità a tutto tondo, anche per evitare persone accusate ingiustamente ” perché il potere del denaro è terribile”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/15/slittano-a-maggio-le-nuove-linee-guida-della-cei-contro-la-pedofilia_a_23590520/

  • “Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

    “Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

    Müller conferma: fu il Papa a non volere che si andasse a fondo sulle accuse di abusi contro Murphy-O’Connor

    Il cardinale Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ammette che fu Bergoglio a fermare le indagini per le accuse di abusi contro l’alto prelato britannico poi defunto. È la conferma di quanto sostenuto dall’ex nunzio sulle coperture offerto da Francesco

    di Lorenzo Bertocchi

    La conferma è arrivata dal cardinale tedesco Gerhard Müller. È stato il Papa a chiedere di fermare le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, morto l’anno scorso, tirato in ballo da una donna inglese violentata da un prete. È la dimostrazione di quanto affermato dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò: la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”.

    Il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ha confermato al portale Lifesitenews che l’indagine sulle accuse di abuso rivolte al defunto cardinale Cormac Murphy-O’Connor non è stata completata a causa della mancata approvazione da parte del Papa. Maike Hickson e John Henry Westen, i due giornalisti di Lifesitenews, hanno scritto di aver incontrato il cardinale a Washington il giorno 2 ottobre a margine di una conferenza e di avergli chiesto se papa Francesco avesse effettivamente interrotto le indagini sul cardinale Murphy-O’Connor, scomparso nel 2017. Müller ha risposto di essere “legato al segreto pontificio”, poi ha aggiunto “che è necessaria l’approvazione del Papa per le indagini” su un cardinale. Quindi gli è stato chiesto “se almeno potesse confermare che l’indagine era stata bloccata, piuttosto che completata, e il cardinale ha risposto di sì”.

    Questa notizia sembra confermare quanto lo stesso portale Web e il vaticanista italiano Marco Tosatti avevano ricostruito sulla base di alcune fonti anonime. Le accuse nei confronti di Murphy-O’Connor arrivano da una inglese che non le ha mai rese pubbliche e risalgono a un abuso che la stessa ha subito quando aveva 13 o 14 anni; vittima di un sacerdote, padre Michael Hill, condannato più volte dalla giustizia civile, la donna è rimasta in contatto per 15 anni con le autorità ecclesiastiche per far luce sul caso e nel 2000 avrebbe anche raggiunto un accordo con la diocesi di Brighton per l’abuso subito da padre Hill ricevendo 40.000 sterline. Nella sua testimonianza la vittima ha sempre asserito che quando fu abusata, oltre a Hill erano presenti altri sacerdoti, tra cui Murphy-O’Connor.

    La notizia della conferma della interruzione delle indagini rimanda anche alle circostanze in cui il Papa avrebbe chiesto di chiudere il fascicolo. Secondo la ricostruzione fatta da Tosatti, infatti, il protagonista sarebbe stato proprio il cardinale Müller interrotto nel bel mezzo di una messa celebrata nella cappella di Santa Monica, vicino alla sede della Congregazione per la dottrina della fede. Scrive il vaticanista: “il segretario (di Müller, ndr) scese dalla Congregazione con il cellulare, si avvicinò a Müller e disse al prefetto: “Il Papa vuole parlarle”. “Gli hai detto che sto celebrando la Messa?”. “Sì, ma dice che vuole parlarle ugualmente”. Fu così che il cardinale andò in sacrestia e il Papa, di pessimo umore, gli diede alcuni ordini circa un dossier riguardante un cardinale”. Secondo le fonti citate dal vaticanista quel cardinale sarebbe stato appunto il defunto Murphy-O’Connor.

    A testimonianza del fatto che un’indagine era stata avviata, nel 2011 la diocesi di Portsmouth, dove ora vive la donna, insieme alla diocesi di Northampton, ha contattato la Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto allora era il cardinale William Levada,  per richiedere di indagare sulle affermazioni di quella donna, nonché sul rifiuto di Westminster di seguire le procedure previste dalla Chiesa per questi casi. Una persona della diocesi Portsmouth, ha scritto Lifesitenews, volò a Roma e consegnò i documenti all’allora promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna. Tuttavia nei giorni scorsi alcuni media avevnao contestato la ricostruzione giornalistica e affermato che già nel 2011 il cardinale William Levada avesse ritenuto infondate le accuse su Murphy-O’Connor e chiuso il caso, poi lo stesso Müller, regnante papa Francesco e in qualità di prefetto dell’ex Sant’Ufficio, avrebbe successivamente raggiunto le stesse conclusioni una volta riesaminate le carte.

    Ma la notizia della conferma da parte dello stesso Müller  dell’interruzione dell’inchiesta apre di nuovo la questione. Ritorna così di attualità quanto scritto dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò nel suo ultimo documento pubblicato anche dalla Verità  in cui, tra l’altro, sostiene che la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”. Altri casi, dice l’ex nunzio, “sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco  lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor”.

    L’amicizia tra papa Bergoglio e il defunto cardinale è cosa nota, così come sono note le ricostruzioni giornaliste che parlano dell’azione di Murphy-O’Connor per favorire l’elezione di Francesco durante le riunioni pre conclave (il cardinale nel 2013 aveva già compiuto 80 anni quindi non era tra i votanti, ma partecipò attivamente alla fase preparatoria). Non si sa quale sia stato il motivo per cui, a quanto sostiene Müller , si sarebbero interrotte le indagini su Murphy-O’Connor, ma la lista di fatti da chiarire aumenta ancora.

    (trascrizione da La Verità del 5 ottobre 2018)

  • Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Il sacerdote 88enne al centro dello scandalo che sta scuotendo la Chiesa cilena. Tra i suoi allievi a Santiago del Cile il vescovo Barros ora dimesso

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO
    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima, sacerdote al centro dello scandalo degli abusi sessuali in Cile.

    Papa Francesco, si legge in una nota diramata questo pomeriggio in spagnolo dalla Sala stampa vaticana, «ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima Farina, dell’arcidiocesi di Santiago del Cile. Il Santo Padre ha preso questa decisione eccezionale in coscienza e per il bene della Chiesa. Il Santo Padre ha esercitato la sua “potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” (Codice del Diritto Canonico, canone 331), cosciente del suo servizio al popolo di Dio come successore di San Pietro. Il decreto, firmato dal Papa giovedì 27 settembre 2018, è entrato in vigore automaticamente a partire dallo stesso momento, e comporta altresì la dispensa da tutti gli obblighi clericali. È stato notificato a Karadima Farina venerdì 28 settembre 2018».

    Karadima, oggi 88 anni, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, nella parrocchia del Bosque, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in primo grado a febbraio del 2011 e in via definitiva il successivo giugno. Papa Francesco ha nominato un suo allievo, il vescovo Juan Barros, nella diocesi di Osorno, nel 2015, ed ha dapprima ignorato le proteste dei fedeli nei suoi confronti, e definito «calunnie» le denuncie delle vittime di Karadima che accusavano Barros di avere insabbiato le denuncie di Karadima. Poi, dopo le riserve espresse dai suoi stessi collaboratori, a partire dal cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il Papa ha deciso di inviare in Cile monsignor Charles Scicluna e monsignor Jordi Bartomeu per una istruttoria sul caso. Dopo aver ricevuto il rapporto di questa visitazione, Francesco ha invitato in Vaticano tre note vittime di Karadima, ha poi scritto ai fedeli cileni per chiedere scusa ed ha convocato i vescovi cileni che, duramente ripresi, a maggio hanno rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani. Tra i primi dei sette presuli dei quali il Pontefice argentino ha accettato le dimissioni, sinora, c’è monsignor Juan Barros.

    Esultano le vittime di Karadima che sono state ricevute dal Papa a Casa Santa Marta. «Il pedofilo Karadima espulso dal sacerdozio. Nessuno avrebbe pensato che sarebbe venuto questo giorno. Un uomo che ha rovinato la vita a tante persone», ha commentato su Twitter Juan Carlos Cruz. «Ringrazio Papa Francesco per avere infine preso questa decisione. Spero che molti sopravvissuti sentano oggi un lieve sollievo».

    Nel commentare la decisione, il cardinale di Santiago del Cile, Riccardo Ezzati, ha detto che il Papa ha agito «per il bene della Chiesa e nella Chiesa c’è tutto il popolo di Dio, il bene delle persone che sono state vittime e hanno sofferto gli abusi, il bene dei fedeli che sono chiamati a camminare con rettitudine di vita, il bene dei sacerdoti che sono chiamati a camminare in accordo con i grandi valori della loro vocazione e per il bene della società». I «cattolici di Santiago e le persone di buona volontà», ha proseguito il porporato italo-cileno, «siamo chiamati a accogliere questa decisione del Santo Padre» con «fede e fedeltà alla azione del Santo Padre», e a farlo «con atteggiamento di collaborazione con il compito proprio della Chiesa di riparare a ogni danno causato alle vittime e anche a tutte le persone che hanno sofferto e soffrono per questo fatto, e anche in vista di un cammino che vogliamo sia sempre più trasparente di accompagnamento delle situazioni di formazione affinché non succedano più (gli abusi, ndr.), affinché il “mai più” sia una realtà nella nostra Chiesa di Santiago». La decisione papale è stata comunicata a Karadima questa mattina in un incontro di «mezz’ora».

    Ci sono «due chiavi» per interpretare la decisione del Papa, ha commentato il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke: «La prima è che il Papa agisce in coscienza, la seconda è la motivazione, per il bene della Chiesa. Papa Francesco sta agendo come pastore, come padre, per il bene di tutto il popolo di Dio. La dimissione dallo stato clericale di Fernando Karadima è un passo in più nella linea ferrea di Papa Francesco di fronte agli abusi. Eravamo davanti a un caso molto serio di marciume che andava strappato alla radice. Si tratta di una misura eccezionale, senza dubbio, ma i delitti gravi di Karadima sono stati un danno eccezionale in Cile».

    http://www.lastampa.it/2018/09/28/vaticaninsider/abusi-nella-chiesa-del-cile-il-papa-dimette-karadima-dallo-stato-clericale-GrWwRtrkS3Gv96NgwAIpCL/pagina.html

  • Il cardinale Ezzati convocato dalla Procura cilena per occultamento di abusi

    Il cardinale Ezzati convocato dalla Procura cilena per occultamento di abusi

    L’interrogatorio per l’arcivescovo ultra 75enne di Santiago è fissato per il prossimo 21 agosto. «Non ho mai nascosto o ostacolato la giustizia». Spunta una lettera critica di Goic al porporato per la gestione dei casi di pedofilia

    Dal Cile dove rimane alta la tensione per i casi di abusi e dei loro insabbiamenti da parte della Chiesa, giunge la notizia di un “órden de comparición” recapitato all’arcivescovo di Santiago, il cardinale Ricardo Ezzati, da parte della Procura regionale di O’Higgins per rispondere davanti ai magistrati di accuse di presunti occultamenti degli abusi sessuali perpetrati dal clero cileno.

    A confermare la notizia – circolata nelle scorse settimane, dopo le anticipazioni della stampa locale e del sito Il Sismografo – è la stessa Arcidiocesi di Santiago con una breve nota pubblicata sul sito ufficiale , dove vengono riportate anche le dichiarazioni del porporato che afferma: «Ribadisco il mio impegno e quello della Chiesa di Santiago per le vittime, nella ricerca della verità e del rispetto per la giustizia civile». «Ho la certezza – afferma Ezzati – di non aver mai nascosto o ostacolato la giustizia, e in quanto cittadino adempierò al dovere di fornire tutte le informazioni che potranno aiutare a chiarire i fatti».

    L’interrogatorio è stato fissato per il 21 agosto ed il porporato – già ultra 75enne, quindi in regime di proroga – dovrà comparire davanti al procuratore Emiliano Arias, che nel giugno scorso ha avviato una indagine per presunti insabbiamenti di due scandali di pedofilia entrambi esplosi nel corso della reggenza di Ezzati. Il primo riguarda il caso di padre Oscar Muñoz Toledo, 56 anni, ex cancelliere dell’arcidiocesi di Santiago di Cile, che nel gennaio 2018 si era auto-denunciato per aver abusato di alcuni minorenni (tra di loro anche suoi parenti) e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.

    Il secondo caso è quello della “Familia” nella diocesi di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti e laici che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno. Scandalo che aveva portato l’arcivescovo Alejandro Goic a rimuovere 15 dei 68 preti della diocesi (il 22% del clero diocesano). Il procuratore Arias aveva ordinato infatti una perquisizione nelle residenze delle arcidiocesi di Santiago e Rancagua, dalla quale è stata raccolta una ampia documentazione.

    La notizia della convocazione di Ezzati – il secondo cardinale dopo l’australiano George Pell ad essere coinvolto in una situazione del genere – giunge all’indomani della pubblicazione di un report della Procura nazionale cilena , frutto di diverse indagini condotte dagli anni ’60 ad oggi, che riporta di 158 religiosi, tra vescovi, preti, membri di Congregazioni o laici legati alla Chiesa, sotto indagine perché vincolati a 144 casi di crimini sessuali su minori e adulti vulnerabili. In totale nel rapporto sono citate 266 vittime, 178 delle quali minorenni.

    Grossi numeri per uno scandalo deflagrato a livello mondiale dopo il viaggio di gennaio di Papa Francesco nel Paese sudamericano, specie a seguito delle polemiche legate all’ormai ex vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros, contestato da anni dai fedeli della sua diocesi perché avrebbe coperto i crimini dipadre Fernando Karadima, il carismatico e noto parroco di “El Bosque”, padre spirituale e formatore della metà del clero del Paese, poi rivelatosi un abusatore seriale e condannato dalla Chiesa ad una vita di penitenza e preghiera. Il Papa ha rimosso Barros insieme ad altri due vescovi lo scorso 11 giugno , come prima effettiva risposta alle dimissioni presentate in blocco dall’episcopato cilenodopo l’incontro privato con il Pontefice in Vaticano di metà maggio.

    Incontro che era seguito a quello, voluto dallo stesso Bergoglio, con le tre principali vittime di Karadima – Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo – e seguito da quello con i sacerdoti vittime di abusi sessuali, psicologici e di potere, insieme ad alcuni loro accompagnatori. Il tutto mentreera in corso ad Osorno e in altre città cilene la missione speciale di Charles Scicluna e padre Jordi Bertomeu per indagare su questi casi che hanno creato una profonda crisi nel tessuto sociale ed ecclesiale cileno.

    In questi mesi di incontri privati, di scambi di lettere tra Roma e Santiago, di inchieste giornalistiche e dichiarazioni pubbliche, più volte è stato citato il nome di Ezzati, insieme a quelli del suo predecessore a Santiago, il cardinale Francisco Javier Errazuriz Ossa, anche membro del C9, e del nunzio Ivo Scapolo. I tre vertici della Chiesa cilena sono stati additati – specie da alcune vittime – come i principali responsabili della «mancanza di informazione veritiera ed equilibrata» sui casi di abusi al Papa, denunciata dallo stesso Francesco nella famosa lettera ai vescovi del Cile . Accuse sempre respinte dai diretti interessati. 

    Il nome di Ezzati è stato inoltre chiamato in causa nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla pedofilia del clero in Cile in una lettera scritta dal vescovo emerito di Rancagua Alejandro Goic, di cui il Papa ha accettato il 28 giugno scorso le dimissioni per raggiunti limiti di età (il presule ha 78 anni). 

    Goic, mai accusato o sospettato di avere a che fare con comportamenti pedofili o con occultamenti, ma anzi, a detta di osservatori, tra i pochissimi vescovi cileni che si è sempre caratterizzato per una condotta trasparente e severa nella condanna degli abusi e delle coperture, era stato nominato presidente della Commissione nazionale di prevenzione degli abusi della Conferenza episcopale cilena (incarico dal quale si è dimesso dopo lo scandalo della “Familia”). In questa veste, il vescovo aveva inviato nel 2013 una lettera all’arcivescovo Ezzati in cui scriveva: «All’inizio del tuo servizio (2011) è stato un segno straordinario che hai incontrato le vittime di Karadima, ma purtroppo questo non è proseguito». «A volte – scriveva Goic – ho l’impressione, forse molto soggettiva, che tu non condivida i criteri della Commissione Nazionale in questi temi delicati». 

    «Ci sono laici e persino alcuni vescovi che mi dicono di provare un po’ di inibizione davanti a te – scriveva l’arcivescovo nella missiva presente tra i documenti sequestrati dal procuratore Arias al vescovado di Rancagua -. Hanno paura delle conseguenze che potrebbero avere le loro eventuali discrepanze con te, e questo impedisce loro di dare un contributo che potrebbe essere prezioso. La paura li paralizza ed è evidente che questo non è salutare». Infine, l’attuale vescovo emerito di Rancagua sottolineava nella lettera che «una politica di maggiore trasparenza è un segnale necessario e indispensabile», oltre che «una questione cruciale». Parole che, a distanza di cinque anni, alla luce di quanto accaduto in Cile, appaiono più che mai veritiere.

    http://www.lastampa.it/2018/07/25/vaticaninsider/il-cardinale-ezzati-convocato-dalla-procura-cilena-per-occultamento-di-abusi-rEn3Lnp9IYX41IxoRCVXTI/pagina.html

  • Abusi sessuali il Papa rimuove altri due vescovi del Cile

    Abusi sessuali il Papa rimuove altri due vescovi del Cile

    Prosegue l’azione di Francesco contro lo scandalo che ha colpito la Chiesa sudamericana

    CITTA’ DEL VATICANO – Va avanti l’epurazione dei vescovi cileni. Oggi il Papa ha rimosso il presidente della commissione abusi in Cile Alejandro Goic Karmelic, vescovo di Rancagua. Dopo i tre rimossi l’11 giugno tra cui quella di Osorno Juan Barros, al centro dello scandalo per aver taciuto gli abusi sessuali del suo mentore don Fernando Karadima, oggi il Papa ha accolto le dimissioni oltre che di Goic Karmelic anche del vescovo di Talca, monsignor Horacio del Carmen Valenzuela Abarca. Al loro posto andranno, come amministratori apostolici, rispettivamente monsignor Luis Fernando Ramos Perez e monsignor Galo Fernandez Villaseca, entrambi ausiliari di Santiago.

    Francesco, dopo il viaggio in Cile nel quale aveva detto alle vittime di abusi che le accuse contro il vescovo Juan Barros, sospettato di avere coperto le violenze del prete Fernando Karadima, erano “calunnie”, si era ricreduto.
    In seguito a un’inchiesta portata avanti dall’arcivescovo Charles Scicluna, e dopo alcune udienze concesse a tre vittime dello stesso Karadima, aveva deciso di convocare a Roma coloro che gli avevano assicurato che le vittime non avessero alcuna prova, appunto gli stessi vescovi, per discernere “la responsabilità di tutti e di ciascuno”.

    Monsignor Alejandro Goic, vescovo di Rancagua, il 26 maggio si era dimesso dal suo incarico di responsabile dell’organismo creato dalla Conferenza episcopale cilena per prevenire gli abusi sessuali, dopo le rivelazioni sul suo atteggiamento riguardo al caso di 14 sacerdoti che avevano creato una “confraternita” di abusatori nella sua diocesi.
    Lo scandalo aveva colpito Goic – 78enne ex presidente della Conferenza episcopale – al suo ritorno dal Vaticano, dove insieme a tutti gli altri vescovi cileni aveva presentato le sue dimissioni a Papa Francesco. “Non sono stato capace di rendermi conto di quello che stava succedendo, anche se c’erano segni visibili e oggi devo riconoscere che in questo sono stato poco attento”, ha ammesso Goic.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2018/06/28/news/abusi_sessuali_il_papa_rimuove_due_vescovi_del_cile-200261296/amp/

  • Le accuse alla Chiesa e la sfida per abbattere il muro dei sospetti

    Le accuse alla Chiesa e la sfida per abbattere il muro dei sospetti

    Il caso cileno, la cultura del segreto: le spine del Papato

    C’è qualcosa di allarmante, nel viavai febbrile e anomalo tra la Roma vaticana e il Cile per appurare la verità su abusi sessuali compiuti dai sacerdoti di quella nazione. Lascia indovinare il tormento e la determinazione di Francesco. Il Papa vuole andare fino in fondo e chiudere una vicenda che lo ha sovraesposto in modo imprevisto. Il caso ha mostrato reticenze, sottovalutazioni, bugie, cinismo di pezzi dell’episcopato latinoamericano; e una disinformazione sulla vera portata degli scandali, che non si è fermata nemmeno davanti all’esigenza di proteggere la figura di Jorge Mario Bergoglio.

    È vero che il Cile, visto dall’Europa, è quasi più remoto dell’Argentina. Eppure, questa brutta storia latinoamericana rischia di assurgere a simbolo della difficoltà perfino del Papa argentino ad affrontare con efficacia il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica. «Questi scandali non finiranno. E quello cileno si sta rivelando la spina più dolorosa del papato…», ammettono persone vicine a Francesco, descrivendone la sofferenza e lo stupore. La «sua» America latina si è dimostrata severa quanto il Nord del mondo nei confronti di sacerdoti che si sono macchiati di crimini così odiosi.

    Ma soprattutto, forse per la prima volta Bergoglio ha dovuto fare i conti con le proprie convinzioni; e prendere atto che ecclesiastici ritenuti fidati lo avevano informato pericolosamente male. Lo scandalo ha riflessi vaticani perché ripropone il tema della selezione dei consiglieri papali; e a volte, la tendenza di Francesco a preferire le indicazioni di persone amiche, o presunte tali, rispetto a quelle degli organi istituzionali del Vaticano. Gli inquirenti papali, monsignor Charles Scicluna e don Jordi Bertomeu, in Cile per raccogliere notizie, riferire e decidere che fare, hanno un compito difficile anche per questa ragione.

    È come se il Vaticano cercasse di rimediare a un errore di valutazione che a prima vista appare inspiegabile; ma che rischia di incrinare la strategia della «tolleranza zero» contro la pedofilia iniziata da Benedetto XVI e proseguita con vigore proprio da Francesco. Le dimissioni in massa offerte un mese fa al pontefice argentino dai trentaquattro vescovi cileni, sono state un gesto inedito e traumatico: sebbene non si capisca fino in fondo se siano state date per aiutare il pontefice a agire, o quasi come un gesto di sfida di fronte alla delegittimazione dell’episcopato.

    Gli avversari di Bergoglio cercano di accreditare maliziosamente la seconda versione. L’unica certezza è che quanto è accaduto è il risultato di una catena di reticenze. Il cardinale Francisco Errázuriz, ritenuto uno dei grandi elettori di Francesco al Conclave del 2013, membro del Consiglio dei 9 chiamato a coordinare le strategie della Chiesa nel mondo, non ha voluto o saputo capire il dramma delle vittime; e quando è scoppiato lo scandalo, è arrivato a sostenere che non rientrava nei suoi compiti informare il Papa su problemi di quel tipo; e questo nonostante risulti che si fosse opposto alla nomina del vescovo di Osorno, Juan Barros, rimosso sotto la pressione dell’opinione pubblica cilena come uno dei principali indiziati di pedofilia.

    In più, alcuni siti cattolici hanno sostenuto che dal 2015 molti erano a conoscenza di quanto succedeva in Cile. La stessa Congregazione per la dottrina della fede aveva segnalato ripetutamente con rapporti scritti che qualcosa non andava e dunque erano opportune indagini più approfondite. E negli ultimi giorni è emerso il profilo controverso di un gesuita spagnolo, Germàn Arana, guida spirituale di monsignor Barros. Arana sarebbe un sacerdote ascoltato da Francesco. E ora viene insinuato il dubbio che possa avere fuorviato il Papa su monsignor Barros: almeno fino al 21 gennaio scorso, quando durante il volo di ritorno dal Cile Francesco spiegò che aveva fatto studiare il caso in modo approfondito.

    «Realmente non ci sono evidenze di colpevolezza e sembra davvero che non se ne troveranno», disse il pontefice. Aggiungendo con calore che si trattava di «calunnie». Le sue parole provocarono una reazione dura in modo irrituale dell’arcivescovo di Boston, Patrick O’Malley. E poche settimane dopo spinsero Francesco a riaprire l’intera questione. Il resto è cronaca recente. Il Papa ha ricevuto le vittime cilene in Vaticano, chiedendo loro scusa con parole forti e inequivocabili. E nel viaggio in Irlanda che farà in agosto incontrerà quelle degli abusi da parte dell’episcopato irlandese. Eppure, c’è qualcosa di circolare e ripetitivo, in queste dinamiche.

    Lo schema sembra immutabile. Accuse delle vittime. Indagini farraginose, difficili, spesso circondate da un alone di imbarazzo e reticenza. Alla fine, scuse della Chiesa. A volte cause milionarie. Il risultato è la messa in mora di fatto delle gerarchie ecclesiastiche, e la sensazione che nemmeno il Papa riesca sempre a sfondare il muro dei silenzi. Succede dal Cile all’Irlanda, all’Australia, agli Usa, dove ieri al cardinale Theodore McCarrick è stata vietata qualunque attività, per una vecchia accusa di pedofilia. Ma colpisce l’assenza di una elaborazione culturale del fenomeno: un’analisi che permetta alla Chiesa cattolica una strategia preventiva in grado di impedire che si ritrovi comunque sul banco degli imputati.

    Finora, è riuscita solo a reagire, subendo un’agenda dettata dagli altri. Non è stata in grado di confutare le tesi, in qualche caso strumentali, che proiettano sul Vaticano il sospetto di continuare a proteggere la «cultura del segreto» e i crimini perpetrati nell’ombra. Per questo si teme che quanto sta accadendo in Cile sia solo l’ultima tappa di uno «scandalo infinito». I monsignori che fanno la spola col Cile come virtuosi inquisitori, probabilmente sono i primi a esserne consapevoli.

    https://www.corriere.it/cronache/18_giugno_21/papa-accuse-pedofilia-chiesa-sfida-abbattere-muro-sospetti-cd3f9ba2-74d8-11e8-993d-4e6099a1c06b.shtml
  • Quei nomi di peso dietro lo scandalo pedofilia nella Chiesa cilena

    Quei nomi di peso dietro lo scandalo pedofilia nella Chiesa cilena

    Lo scandalo della Chiesa cilena continua a far parlare di sé. Vengono fatti i nomi del cardinal Sodano e di un gesuita “consigliere” di Bergoglio. Karadima sarebbe stato vicino all’ex segretario di Stato, mentre un gesuita “bergogliano” avrebbe avuto un ruolo nell’elevazione a vescovo di Barros

    Lo scandalo cileno ha travolto la Chiesa cattolica. L’intero episcopato della nazione sudamericana ha rimesso le proprie dimissioni nelle mani di Papa Francesco.

    Le prime tre “rinunce” accettate da Bergoglio sono state quella del vescovo Barros, quella dell’arcivescovo Cristián Caro Cordero e quella del vescovo Gonzalo Duarte García de Cortázar. Tutti e tre sarebbero in qualche modo coinvolti nei casi affrontati di questi tempi dal Vaticano. Barros, nello specifico, è stato uno dei più stretti collaboratori di padre Karadima, l’uomo già condannato a una vita di preghiera e penitenza per abusi ai danni di minori.

    Sempre Barros, che è l’ex arcivescovo della diocesi di Osorno, era finito al centro delle polemiche dopo che, durante la visita pastorale in Cile del pontefice argentino, Il Santo Padre aveva parlato di “calunnie” fino all’emersione di prove. Evidenze che sarebbero poi arrivate, tanto che il Papa ha ammesso di aver commesso “errori di valutazione”. Charles Scicluna, il “plenipotenziario” per la lotta alla pedofilia, è da poco tornato dal suo secondo viaggio nella nazione cilena. Il primo era risultato fondamentale per lo sviluppo di un dossierdenso di testimonianze, lo stesso che ha “costretto” i vescovi alle dimissioni collettive. Bergoglio ha optato per “spedire” Scicluna in Cile una seconda volta.

    Alla base di questi “errori di valutazione”, però, ci sarebbe stata la mancanza di “informazioni veritiere ed equilibrate”. Da allora la domanda che circola è sostanzialmente una: chi potrebbe aver tratto in inganno il pontefice argentino? Sì perché Barros, nonostante le accuse provenienti da più parti, era stato elevato vescovo della diocesi citata.

    Bergoglio ha da poco incontrato il fratello di Karadima. Quest’ultimo è stato intervistato da La Tercera, uno dei principali quotidiani cileni. In uno dei virgolettati riportati da Il Faro di Roma, il fratello minore del padre carsimatico cileno ha dichiarato:”Quando il Papa mi ha chiesto di parlargli di Barros io gli ho riferito che Barros ha mentito. Egli era amico di mio fratello e faceva parte della sua stretta cerchia. Barros, ma anche Koljatic, Valenzuela e Arteaga sono stati fatti vescovi grazie a mio fratello che era molto vicino all’allora nunzio in Cile, il cardinale Angelo Sodano che poi è diventato Segretario di Stato vaticano. Lo sanno tutti qui in Cile che sono diventati vescovi grazie a lui”.

    Le informazioni che potrebbero essere dedotte, prendendo per buone queste dichiarazioni, sarebbero due: Barros stesso avrebbe mentito a Papa Francesco; Karadima sarebbe stato “vicino” all’ex segretario di Stato Angelo Sodano, quando questi era nunzio apostolico. Spunterebbe quindi una nuova ipotesi: Karadima avrebbe fatto elevare a vescovi membri della sua “cerchia ristretta” utilizzando la “sponda” del cardinale italiano. Uno scandalo nello scandalo?

    Su Il Messaggero, all’interno di questo pezzo, si legge:”Il cardinale Angelo Sodano – già Segretario di Stato e attuale Decano del Collegio Cardinalizio – non solo era molto vicino a padre Fernando Karadima, il pedofilo seriale cileno attualmente in pensione, ma i tre vescovi in Cile che hanno insabbiato il caso, ignorando le reiterate denunce delle vittime, diventarono tutti vescovi grazie ai buoni uffici di Karadima che ne consigliò la promozione all’allora nunzio apostolico Sodano. Un sistema marcio alle radici”. Il nome fatto dal fatello di Karadima è di quelli pesanti. Inutile aggiungere che si attendono possibili prese di posizione da parte della Santa Sede. Ma non è tutto.

    Il vaticanista Sandro Magister, sul suo blog de L’Espresso, ha parlato di un altro uomo di Chiesa, il gesuita Arana, che sarebbe molto vicino a Bergoglio e che “aveva avuto un ruolo decisivo, tre-quattro anni prima, nella nomina di Barros a vescovo di Osorno, stando – sottolinea Magister – a quanto asserito con sicurezza lo scorso maggio sul sito paravaticano “Il Sismografo” dal suo fondatore e direttore Luis Badilla, vaticanista cileno che vive a Roma, già giornalista della Radio Vaticana, dopo che le prime indiscrezioni sul ruolo del gesuita erano apparse sul sito spagnolo “Infovaticana””.

    La questione, insomma, si farebbe complicata. I responsabili indiretti delle promozioni discusse potrebbero essere alti prelati vaticani, nel caso di Sodano, che magari era stato malconsigliato da Karadima. In relazione al presunto ruolo di Germàn Arana verrebbe tirato in ballo, invece, un gesuita considerato consigliere del Papa. Un “bergogliano”, si direbbe in termini sintetici. Mentre in Vaticano continua la battaglia per la trasparenza, ci si aspetta di capire se qualcuno ha davvero avuto un ruolo in queste discusse “promozioni”. Lo scandalo cileno sembra non finire più.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quei-nomi-dietro-scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cilena-1542463.html?mobile_detect=false