Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    Il 21 settembre 2026, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha incontrato rappresentanti delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi delle tre regioni linguistiche. La CVS ha deciso un nuovo stanziamento di 300.000 franchi a favore del fondo di indennizzo.

    I vescovi e gli abati territoriali della Svizzera hanno incontrato rappresentanti di IGM!kU, del gruppo SAPEC e di GAVA, in occasione della 353ª Assemblea ordinaria della CVS, presso il monastero di Fischingen, nel Canton Turgovia. Si tratta delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi provenienti dalle tre regioni linguistiche.

    I colloqui hanno riguardato le misure attuate dopo la pubblicazione, nel 2023, dello studio pilota dell’Università di Zurigo, riferisce la CVS in un comunicato del 24 settembre. I presenti hanno esaminato le aspettative delle organizzazioni in materia di prevenzione, gestione dei casi e accompagnamento. È stata inoltre auspicata una collaborazione più stretta e duratura tra queste organizzazioni e la Conferenza episcopale.

    Per garantire la liquidità del fondo di indennizzo delle vittime nel 2026, l’istituzione ha deciso di effettuare un undicesimo stanziamento, per un importo di 300.000 franchi.

    Quale valore aggiunto per il Consiglio delle donne?

    Si è inoltre svolto un incontro tra i membri della CVS e quelli del Consiglio delle donne. Il punto di partenza era la domanda guida elaborata dal Consiglio della CVS nell’ambito di un processo sinodale: «Qual è il valore aggiunto del Consiglio delle donne per la CVS?»

    Le partecipanti hanno preso parte a una conversazione nello spirito del percorso sinodale. L’ascolto comune della Parola di Dio, l’ascolto reciproco e il discernimento spirituale condiviso hanno costituito il cuore di questo percorso.

    Gli scambi hanno portato a constatazioni e prese di posizione condivise in sessione plenaria. I presenti hanno sottolineato la volontà comune di approfondire le proprie relazioni, rafforzare la fiducia reciproca e dedicare maggior tempo gli uni agli altri.

    «Lo sguardo autonomo del Consiglio delle donne è stato presentato come un particolare valore aggiunto, nella misura in cui apre nuove prospettive e può contribuire a osare insieme, nello spirito del Vangelo, passi coraggiosi verso il futuro», afferma la CVS.

    L’importanza delle nuove comunità linguistiche

    I membri della CVS hanno inoltre incontrato Isabel Vasquez, direttrice nazionale di migratio, per discutere degli sviluppi attuali e delle sfide future della pastorale migratoria in Svizzera.

    Le discussioni si sono concentrate sull’attuazione del concetto globale «Verso una pastorale interculturale». È stata sottolineata la crescente importanza delle nuove comunità linguistiche e culturali, così come la possibilità di valorizzare maggiormente la diversità della Chiesa come risorsa per il suo sviluppo pastorale e sinodale.

    La discussione ha riguardato la collaborazione tra le diocesi, le missioni linguistiche, le Chiese cattoliche orientali e migratio, nonché le questioni relative alla missio canonica e alla responsabilità pastorale.

    All’ordine del giorno vi erano anche i temi della prevenzione, dello sviluppo della qualità e dell’accompagnamento delle operatrici e degli operatori pastorali. Sono stati inoltre affrontati la sostenibilità e il finanziamento a lungo termine della pastorale migratoria, così come una maggiore visibilità delle tematiche ad essa collegate nella comunicazione ecclesiale.

    La CVS ha ribadito l’importanza di una pastorale migratoria coordinata, capace di riunire persone di lingue, culture e tradizioni diverse attorno a una missione ecclesiale comune.

    È stato sottolineato che la diversità culturale della Chiesa non costituisce soltanto una sfida pastorale, ma rappresenta anche un’opportunità per il futuro della Chiesa in Svizzera.

    Nuovo regolamento per il Centro di pastorale liturgica pastorale romando

    Alla fine del 2026, l’associazione responsabile del Centro romando di pastorale liturgica (CRPL) sarà sciolta. Le sue competenze e attività saranno assunte dal CRPL in quanto servizio della CVS. Il nuovo regolamento definisce il quadro giuridico, le competenze, nonché l’organizzazione e il funzionamento di questo Servizio.

    Con l’integrazione del CRPL nelle strutture della CVS, a partire dal 1° gennaio 2027, l’inquadramento istituzionale del Centro liturgico francofono sarà armonizzato con quello dell’Istituto liturgico della Svizzera tedesca. Quest’ultimo opera già da molti anni come Servizio della CVS, sotto la responsabilità regionale linguistica della Deutschschweizerische Ordinarienkonferenz (DOK).

    Riunire le diversità linguistiche e culturali

    I membri della CVS e della presidenza della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) si sono riuniti con la Commissione per la sinodalità in occasione della terza Giornata della sinodalità.

    Le discussioni hanno riguardato principalmente le esperienze maturate in materia di sinodalità nelle diocesi. È stato inoltre presentato il progetto nazionale «Cattolico multilingue», che mira a riunire le diversità linguistiche e culturali della Chiesa cattolica in Svizzera come risorsa comune, nonché a sviluppare prospettive concrete per promuovere la comunione, la partecipazione e la missione.

    I partecipanti hanno approvato l’attuazione del progetto, la cui prima fase inizierà nell’ottobre 2026 con scambi sinodali decentrati.

    Un rapporto specifico dedicato alla Giornata della sinodalità sarà pubblicato il 25 settembre 2026.

    (cath.ch/com/rz/traduzione e adattamento redazionecatt)

    Nomine

    I membri della CVS hanno proceduto alle seguenti nomine:

    • Marianne Pohl-Henzen, della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, è stata nominata delegata della CVS nel Consiglio di fondazione di Azione Quaresimale per un secondo mandato, dal 1° marzo 2026 (con effetto retroattivo) al 14 giugno 2030.
    • Patrizia Cattaneo Beretta, della diocesi di Lugano, è stata nominata difensora del vincolo matrimoniale presso il Tribunale ecclesiastico interdiocesano svizzero (ISKG

    https://catt.ch/newsi/i-vescovi-svizzeri-incontrano-le-associazioni-di-vittime-di-abusi-sessuali-2026-09-24

  • Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    A seguito della ripresa del processo Próvolo II presso la Seconda Corte Penale Collegiale, i giudici Gabriel Bragagnolo, Federico Martínez e Juan Manuel Pina hanno condannato suor Kumiko Kosaka a 20 anni di reclusione . Non è stata trattenuta in custodia cautelare in attesa della sentenza definitiva (la difesa presenterà ricorso), ma le è stato vietato di lasciare la provincia e il suo passaporto è stato confiscato. Le è stato inoltre interdetto l’esercizio della professione a contatto con minori per 10 anni.

    Lei è una delle protagoniste degli abusi sessuali subiti da minori non udenti all’interno della struttura situata nel dipartimento di Luján de Cuyo.

    La decisione dei giudici è giunta dopo una pausa successiva all’udienza di mercoledì. Durante tale sessione, la Procura, rappresentata da Alejandro Iturbide , e i querelanti, guidati dagli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour, hanno raggiunto un accordo unanime per richiedere una condanna a 22 anni di reclusione e l’ immediata reclusione della suora giapponese.

    Da parte sua, il team di difesa legale di Kosaka , composto dagli avvocati Carlos Varela Álvarez ed Enoc Ortiz , si era formalmente opposto all’entità della pena richiesta dall’accusa, chiedendo il rigetto della richiesta.

    Tuttavia, dopo aver analizzato le argomentazioni presentate durante l’udienza, svoltasi a porte chiuse poiché riguardava reati contro l’integrità sessuale e un’azione penale privata, il giudice ha infine accolto la richiesta di condanna, ma infliggendo una pena di 20 anni anziché 22.

    Un mese fa, la Corte Suprema di Giustizia di Mendoza aveva condannato Kumiko Kosaka per reati sessuali contro studenti sordi dell’Istituto Próvolo di Luján de Cuyo, in una sentenza che ribaltava l’assoluzione di cui era stata vincitrice nell’ottobre del 2023.

    La suora giapponese è stata condannata come complice in due casi di abusi commessi da padre Horacio Corbacho, condannato nel 2019 a 45 anni di carcere, e come autrice di tre capi d’accusa per abusi sessuali semplici, consistenti in palpeggiamenti inappropriati ai danni di ex studentesse dell’istituto. È stata assolta da un’accusa di abuso sessuale semplice e da un’accusa di intralcio alla giustizia.

    La Corte ha rinviato il caso a un tribunale di primo grado per la determinazione della pena , che è avvenuta durante le udienze tenutesi mercoledì e giovedì di questa settimana.

    Nella sua sentenza di quasi 300 pagine, la Corte ha sostenuto che il tribunale di primo grado che aveva assolto Kosaka nel 2023 aveva valutato le prove in modo frammentario anziché esaustivo, giungendo così a un verdetto inappropriato. Diversi episodi per i quali è stata condannata sono direttamente collegati ad abusi per i quali Corbacho ha ricevuto condanne definitive, confermate sia dal Tribunale provinciale di Mendoza che dalla Corte suprema argentina.

    La stessa sentenza ha confermato l’assoluzione delle altre otto donne processate insieme a Kosaka , tra cui suor Asunción Martínez, l’ex rappresentante legale dell’Istituto Próvolo Graciela Pascual, un’ex direttrice e l’ex cuoca dell’istituto. La Corte ha stabilito che non era stato provato che non avessero denunciato gli episodi.

    Il caso Próvolo è venuto alla luce nel novembre 2016 e ha portato a uno dei più gravi casi di abusi sessuali nella storia della Chiesa in Argentina. Nel primo mega-processo , nel 2019, sono stati condannati i sacerdoti Corbacho (45 anni) e Nicola Corradi (42 anni), l’ex giardiniere Armando Gómez (18 anni) e l’ex chierichetto Jorge Bordón (10 anni, nel 2018). Corradi è morto nel 2021.

    https://www.elsol.com.ar/policiales/caso-provolo-ii-20-anos-de-prision-para-la-monja-kumiko-kosaka-que-quedara-libre/

  • «Denunciare gli abusi alla Chiesa non serve a nulla»: le vittime di Rupnik scrivono al papa

    «Denunciare gli abusi alla Chiesa non serve a nulla»: le vittime di Rupnik scrivono al papa

    Papa Leone si prepara a partire per il suo viaggio apostolico in Francia appesantito da un notevole bagaglio di polemiche e un altrettanto importante corredo di aspettative, che rischiano di offuscare del tutto l’evento della sua visita a Parigi. Poco importa se un pontefice sbarca nella Ville Lumière per la prima volta dopo il 2008, quando Ratzinger andò in visita nella capitale francese (mentre Francesco ostentatamente ha sempre evitato di metterci piede, disertando persino la visita a Notre Dame restaurata, nel dicembre 2024), gli sguardi di tutto il mondo saranno puntati su Lourdes, dove il papa arriverà nel pomeriggio di sabato 26 settembre, e in particolare sulla Basilica del Rosario pudicamente coperta come la fanciulla vagheggiata dal ministro Tajani.

    Sotto quei pannelli che oggi rivestono la facciata della Basilica ci sono, come è noto, i famigerati mosaici dell’ex gesuita e artista sloveno don Marko Rupnik, sempre sotto processo per abusi sessuali al Dicastero per la Dottrina della fede.

    A Lourdes delle vittime di Rupnik, però, non si vedrà nemmeno l’ombra. Non sono attese né desiderate ma la loro presenza sarà ugualmente pervasiva nelle 24 ore in cui Prevost si tratterrà al Santuario. Cinque di loro – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, suor Samuelle, Vida Bernard e Pia (lo pseudonimo usato per l’intervista che uscì su Domani) hanno scritto una lettera aperta al papa proprio per questa occasione, in cui chiedono, non senza una certa disillusione, di non essere dimenticate:

    Abbiamo deciso di scriverLe in occasione del suo viaggio in Francia e, in particolare, della Sua visita a Lourdes, dove incontrerà vittime di abusi come noi, in un luogo dove non saranno più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici di don Rupnik, a seguito della decisione di Sua Eccellenza Monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes, di coprirli definitivamente. Un gesto fortissimo e coraggioso che abbiamo molto apprezzato, anche perché nei nostri confronti non si è mai respirata aria di solidarietà, al contrario, siamo sempre state molto avversate e osteggiate.

    La lettera aperta continua parlando del processo a Rupnik in corso al Dicastero per la dottrina della fede, di cui non si sa nulla:

    Questo rumoroso e prolungato silenzio è vissuto da noi vittime come una ulteriore e continuata violenza, che si aggiunge, con il peso di un macigno, alla violenza che abbiamo già subito. Violenza sessuale fisica psicologica, spirituale, una violenza prolungata nell’anima, cui adesso si aggiunge anche questa nuova e dolorosa violenza del silenzio e dell’abbandono del sistema giudiziario.

    (…) il messaggio delle nostre denunce che è passato è questo: è inutile denunciare un abuso all’autorità ecclesiastica, perché tanto non succede niente, non pagherà nessuno e le vittime non avranno giustizia».

    I mosaici di Rupnik, da quando il vescovo di Tarbes e Lourdes ha deciso di oscurarli e poi di coprirli definitivamente, sono diventati la pietra dello scandalo, ormai riconosciuti urbi et orbi come vergognosi, indecenti e inaccettabili per la serenità delle persone che al Santuario vengono a cercare conforto. Addirittura il settimanale Famiglia Cristiana, in un’intervista al rettore del Santuario Michel Daubanes dal titolo assai significativo «I mosaici di Rupnik a Lourdes: “Per alcune vittime di abusi erano le braccia degli aggressori e per questo li abbiamo coperti”», dà risalto al punto di vista delle vittime oltraggiate dalla visione delle opere di Rupnik. Ecco cosa dice il rettore:

    «Due persone ci hanno offerto una testimonianza molto forte e drammatica. Ci hanno detto che per loro quelle immagini erano diventate qualcosa di insopportabile. I mosaici si trovano sulla facciata, in corrispondenza delle porte d’ingresso. Una delle porte è stata pensata come la “porta della vita” e l’altra come la “porta della luce”. Ma per queste vittime erano diventate piuttosto la porta della morte e la porta delle tenebre. Ci hanno chiesto se potevamo aiutarle ad entrare dalla porta laterale. E sono entrate da lì. Ma non è normale che una persona che viene a Lourdes non possa entrare dalla porta principale».

    Sono arrivate altre segnalazioni?

    «Sì, dopo quelle prime testimonianze sono arrivate molte lettere sullo stesso tema. E abbiamo capito che dovevamo ascoltare. Non siamo noi a dire che quei mosaici rappresentano le braccia degli aggressori: sono le vittime ad averlo detto. Per alcune di loro, anche le grandi arcate della Basilica, che idealmente dovrebbero rappresentare delle braccia accoglienti, evocavano invece le braccia dei loro aggressori e abusatori. È un simbolo, certo, ma per chi ha vissuto un abuso quel simbolo può diventare un’aggressione».

    La cosa incredibile è che ormai la discussione sembra essersi spostata dalle responsabilità penali di Rupnik a cosa fare della patata bollente delle sue opere. Si tolgono, si tengono? Certo, il dilemma è complicato dalla posizione a dir poco ambigua del papa, che a Lourdes approva Micas e la sua linea abolizionista, e ad Aparecida lascia benedire gli stessi mosaici al vescovo Mário Antônio da Silva. Non sappia la mano destra quel che fa la sinistra: il precetto evangelico con i mosaici di Rupnik ha trovato un’inedita applicazione.

    https://federicatourn.substack.com/p/denunciare-gli-abusi-alla-chiesa

  • Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Stuprata a nove anni: le testimonianze delle vittime che chiedono al Papa di cambiare la Chiesa

    Ghislaine Magoarou, Raymonde Vilar-Daoulas, Marie-Pierre Vigouroux e Michèle Le Reun-Gaigne tornano nella scuola cattolica di Loctudy, in Bretagna, dove da bambine subirono abusi sessuali da frère Gabriel Girard.

    Il religioso convocava le alunne una alla volta e ordinava (altro…)

  • Panama, 37 denunce di abusi sessuali contro il clero dal 2001 al 2025

    Panama, 37 denunce di abusi sessuali contro il clero dal 2001 al 2025

    Sono 37 le denunce per abusi sessuali contro minori e persone vulnerabili presentate contro membri del clero cattolico a Panama tra il 2001 e il 2025.

    È quanto emerge da un rapporto realizzato da due università cattoliche su richiesta della Chiesa e presentato oggi.

    L’arcivescovo di Panama, José Domingo Ulloa, ha rinnovato le scuse alle vittime, già espresse nel 2023, precisando che cinque sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale dopo essere stati condannati per abusi sessuali.

    Lo studio, condotto dalla spagnola Villanueva University e dall’americana University of Notre Dame, non ha trovato prove di una politica deliberata della Chiesa per occultare gli abusi nel Paese, ma ha evidenziato problemi nella gestione delle denunce.

    Maria José Valero, una delle autrici, ha sottolineato che il numero dei casi segnalati non riflette necessariamente l’entità reale degli abusi, poiché molte vittime esitano a denunciare.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2026/09/23/panama-37-denunce-di-abusi-sessuali-contro-il-clero-dal-2001-al-2025_725f611f-c5d3-4898-85c8-d09d9333e31e.html

  • Abusi in sagrestia, ragazzo di 19 anni accusa il prete: “Diceva di voler scacciare il demonio”

    Abusi in sagrestia, ragazzo di 19 anni accusa il prete: “Diceva di voler scacciare il demonio”

    Ha confermato tutti e tre gli episodi il 19enne autistico, vittima di presunti abusi compiuti da un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e arrestato a fine maggio. Il giovane è comparso davanti al gip Francesco Valente nel corso dell’incidente probatorio in cui, in circa un’ora, ha ribadito le accuse nei confronti del parroco, sempre confinato ai domiciliari con braccialetto elettronico.

    Per confermare la bontà e la genuinità delle sue dichiarazioni e la concomitante capacità a testimoniare (peraltro già accertata da una consulenza disposta dalla pm Erika Masetti) il giudice ha conferito l’incarico alla psichiatra Silvia Olive che dovrà depositare l’elaborato nei prossimi 20 giorni (tempi ristretti dal momento che il parroco è sempre sottoposto a custodia cautelare).

    Nel frattempo la Curia – che subito dopo l’arresto del prete diffuse una nota in cui “manifestava vicinanza e attenzione verso il giovane e la sua famiglia e chiedeva perdono per eventuali responsabilità del presbitero” – ha sospeso il parroco dalle sue funzioni: un provvedimento sollecitato dalla difesa stessa del prete finito nel registro degli indagati con l’accusa di tentata violenza sessuale aggravata in attesa di conoscere gli esiti dell’indagine. Il giovane non era un assiduo frequentatore della chiesa ed era convinto di essere posseduto dal demonio e di voler benedire il corpo. Così, per scacciare il male, intendeva confessarsi.

    Come accaduto nel corso del primo incontro, il 30 novembre 2025. Dalle informazioni acquisite da Repubblica, con la scusa di cospargere con acqua santa il corpo del 19enne, il prete avrebbe cercato di abusare del giovane all’interno della sagrestia esortandolo a non dire a nessuno quanto accaduto perché si trattava “di un segreto confessionale”.

    Il secondo episodio risale al 22 aprile: anche in questo il parroco avrebbe cercato di abusare del fedele trascinato nel bagno della sagrestia e invitato a ripresentarsi se “avesse avuto bisogno di lui”. Il trauma sarebbe stato così forte che il ragazzo – annotano gli inquirenti – avrebbe persino maturato pensieri suicidari.

    Stesso spartito andato in scena nel corso dell’ultima confessione l’8 maggio concordata dal 19enne con le forze dell’ordine: in quel caso il prete, a incontro concluso, avrebbe invitato il giovane a tornare “per ottenere la benedizione”. A dare avvio alle indagini è stata la madre dopo aver raccolto le confidenze del figlio. La donna, tra la metà e la fine di maggio, si presentò in commissariato per denunciare il parroco, in passato insegnante di religione.

    Sulla scorta del materiale investigativo acquisito, la procura chiese e ottenne dal giudice per le indagini preliminari una misura cautelare ai domiciliari “per la gravità delle condotte e per il rischio dell’indagato di reiterare nel reato”.

    Nel successivo interrogatorio di garanzia, il sacerdote, nel faccia a faccia con il giudice, respinse le accuse: spiegò che il ragazzo aveva più volte minacciato il suicidio perché “la vita, per lui, era triste in quanto posseduto dal demonio”. E il prete, a suo dire, si sarebbe offerto di “fare una benedizione speciale su tutto il corpo”. Con quali metodi, però, divergono le ricostruzioni fornite dal sacerdote e dalla presunta vittima. agostino bagnato

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/09/23/news/abusi_sagrestia_ragazzo_19_anni_accusa_prete_diceva_di_voler_scacciare_demonio-425603020

  • POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    Un tribunale polacco ha ordinato alla diocesi cattolica di Kielce di versare 550.000 zloty (circa 128.250 euro) a una donna che da bambina aveva subito abusi sessuali da parte di un sacerdote. Il tribunale ha inoltre stabilito che il sacerdote dovrà riconoscere pubblicamente la propria responsabilità e chiedere scusa alla vittima. Si tratta di una decisione destinata a lasciare un segno, mentre emergono sempre più accuse di abusi sessuali e pedofilia da parte del clero cattolico.

    Il caso

    Iwona Dudzik-Osińska ha reso pubblico il proprio nome e la propria storia, affrontando la secolare omertà che circonda la Chiesa cattolica polacca, istituzione che gode ancora di enorme prestigio e rispetto nel Paese, ma sui cui crimini ci sono sempre meno tolleranza e reticenza. Secondo quanto raccontato, il primo abuso subito dalla donna avvenne nel 1981, quando aveva 12 anni, a Kielce. Il sacerdote, oggi settantaseienne, ha continuato ad abusare di lei per tre anni. Nel 2007 la donna denunciò i fatti alla procura, ma le venne comunicato che i reati erano ormai prescritti. Nel 2019, dopo la diffusione di un importante documentario sugli abusi nella Chiesa cattolica polacca, raccontò quanto accaduto anche al vescovo di Kielce, Jan Piotrowski. Il vescovo, secondo la donna, si mostrò comprensivo ma disse di non poter utilizzare fondi della diocesi per finanziare la terapia psicologica a cui si sottoponeva a causa del trauma subito. Nel frattempo il sacerdote in questione, noto semplicemente come padre Jan, era stato sospeso dalla diocesi di Sosnowiec, dove lavorava dagli anni Novanta, vietandogli qualsiasi contatto con minori. Nel 2023 il tribunale ecclesiastico lo ha infine rimosso dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale. Non è stato però dimesso dallo stato clericale: rimane quindi sacerdote.

    Una giustizia a metà, quella del tribunale ecclesiastico, che ha spinto la donna ad avviare una causa civile contro la Chiesa cattolica polacca. Nel luglio 2026 il tribunale distrettuale di Kielce le ha dato ragione, condannando la Chiesa a un risarcimento di 550mila zloty, ordinando al sacerdote di riconoscere pubblicamente a mezzo stampa, presso un quotidiano locale, la propria responsabilità negli abusi.

    Rossa d’amore per Dio

    Sosnowiec è una citta di provincia situata nella Slesia, sorta attorno alle attività minerarie, storicamente connotata da una forte comunità ebraica e cresciuta attorno alle acciaierie e agli impianti metallurgici, conta oggi poco più di 180mila abitanti. Si tratta di un’area a forte spopolamento, con saldo migratorio negativo, gelosa della propria identità: “rossa d’amore per Dio e per la patria”, come ebbe a dire il vescovo della città, Adam Śmigielski, il 14 giugno 1999, accogliendo papa Giovanni Paolo II a Sosnowiec. Un monumento a Karol Wojtila campeggia in piazza Gwiezdna ricordando che qui la Chiesa cattolica polacca ha uno dei suoi capisaldi. 

    Nell’ottobre 2024 la diocesi locale è stata investita dagli scandali: nello stesso mese, due sacerdoti sono stati accusati di reati sessuali ai danni di minori. L’anno precedente, il vescovo di Sosnowiec, Grzegorz Kaszak, si era dimesso in seguito allo scandalo riguardante una festa a sfondo sessuale, durante la quale erano state assunte droghe, organizzata da un sacerdote del posto con due uomini nel suo appartamento all’interno di una struttura della Chiesa. Le autorità ecclesiastiche hanno così deciso di istituire una commissione per “individuare le cause, l’analisi delle ragioni, della portata e delle conseguenze degli scandali verificatisi nella diocesi di Sosnowiec”.

    Dopo due anni di lavoro, nel febbraio 2026 la commissione ha presentato i risultati della sua indagine. Il presidente della commissione, Tomasz Krzyżak, ha dichiarato che sono state identificate 29 persone (di cui 23 sono membri del clero mentre gli altri sono un catechista, un seminarista, un organista e un responsabile della comunità giovanile) accusate o sospettate di abusi sessuali su minori. Tra le cinquanta vittime identificate, circa due terzi erano ragazze e il 96% aveva meno di 15 anni. La commissione ha anche sottolineato come i vescovi, succedutisi alla guida della diocesi dal 1992 ad oggi, fossero al corrente degli abusi. Ma non abbiano fatto niente.

    Aumentano le denunce

    Negli ultimi anni sono aumentate le denunce contro sacerdoti. Il Vaticano ha preso provvedimenti nei confronti di diversi vescovi polacchi: nel 2024, per esempio, ha annunciato le dimissioni del vescovo di Łowicz, Andrzej Dziuba, citando la sua negligenza nella gestione di casi di abuso di minori. Nel 2018 un tribunale di Poznań aveva ordinato a una congregazione cattolica di pagare 1 milione di zloty più un assegno mensile a vita a una donna abusata da bambina; nel 2022 la diocesi di Toruń era stata condannata a pagare 600.000 zloty a un uomo abusato quando era chierichetto; nel 2025 la diocesi di Bielsko-Żywiec era stata condannata a pagare 400.000 zloty a un’altra vittima.

    Cala la fiducia nella Chiesa

    La fiducia dei polacchi nella Chiesa è calata dal 47% al 35% nell’ultimo anno proprio a causa della perdita di moralità, dell’opacità e delle omertà relative ai casi di pedofilia, e delle visioni politiche reazionarie che ne hanno caratterizzato l’operato negli ultimi anni. La Chiesa cattolica, accusata di aver tradito la democrazia polacca, si trova ad affrontare una profonda crisi, soprattutto nel rapporto con i più giovani: il rifiuto di frequentare l’ora di religione a scuola è in aumento, come anche le apostasie, segno di un dissenso profondo e generalizzato da parte delle generazioni più giovani che trova, a Sosnowiec, una delle sue ragion d’essere.

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

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  • Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Papa Leone XIV in Francia, Parigi si prepara all’arrivo del pontefice ma gli occhi son puntati su Lourdes

    Nella capitale francese la febbre sale. Secondo la prefettura di polizia, lungo il percorso del passaggio di Leone XIV per le vie di Parigi sono attese fino a 250 mila persone: in 80 mila hanno già acquistato il biglietto per assistere alla messa dei giovani celebrata allo Stade de France, a Saint-Denis.

    Va ricordato che la capitale non vede un papa dal 2008, quando arrivò Benedetto XVI.

    “Papa Francesco è venuto a Strasburgo, a Marsiglia, in Corsica, che sono periferie della Francia,” ricorda Charles Mercier, direttore degli studi di storia e sociologia del cattolicesimo all’École pratique des hautes études (EPHE) di Parigi.

    _”_Ma venire nella capitale è un evento, perché non accade da molto tempo. Questo alimenta il desiderio, e credo che sia una delle ragioni del successo di questa visita.”

    Un’altra ragione di tanto entusiasmo è la popolarità del pontefice, che conquista ben oltre i soli cattolici francesi. Eletto al soglio pontificio nel maggio 2025, Leone XIV si presenta come un papa connesso e attento all’ascolto di tutti.

    Qual è l’agenda del papa in Francia

    Leone XIV sarà a Parigi e in Île-de-France per due giorni, senza trovare il tempo per ricevere dalle mani di Emmanuel Macron i piani di restauro di Notre-Dame all’interno della cattedrale, secondo le informazioni di La Croix.

    Eppure il presidente francese ne aveva fatto richiesta. Dovrà accontentarsi di un colloquio con il pontefice al suo passaggio all’Eliseo, venerdì mattina. Leone XIV vi incontrerà “le autorità, la società civile e il corpo diplomatico” prima di recarsi all’Unesco.

    Il programma del papa è infatti fitto. Domenica è atteso a Lourdes, dove incontrerà a porte chiuse sette vittime di violenze sessuali nella Chiesa.

    Tra loro, un ex alunno dell’istituto, situato a poca distanza, di Notre-Dame de Bétharram.

    Nel 2024 più di 230 vittime hanno sporto denuncia per punizioni corporali e abusi sessuali in questa istituzione cattolica del Sud-Ovest della Francia.

    https://it.euronews.com/2026/09/22/papa-leone-xiv-in-francia-parigi-si-prepara-allarrivo-del-pontefice-ma-gli-occhi-son-punta

  • Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV

    Quanti sono i preti pedofili di cui la Chiesa si deve occupare? In che modo se ne occupa e che fine fanno? La risposta ha dell’incredibile e arriva addirittura da uno dei massimi esperti di abusi clericali, Jordi Bertomeu, molto amico di papa Prevost. Bertomeu, come ci racconta Giorgio Meletti in questo dettagliato articolo che vi invito a leggere con attenzione, spiega che il papa può concedere “la grazia della dispensa dallo stato clericale” ai preti accusati di abusi sessuali: in questo modo si eviterà il processo canonico e il reato scomparirà come non fosse mai stato commesso. Le vittime? Che importa, tanto non hanno il diritto di avere informazioni sull’esito delle loro denunce e se il papa vuole concedere la dispensa al colpevole per estinguere la colpa, la sua decisione è comunque insindacabile. Se pensate che questo “tana libera tutti” sia un escamotage usato raramente, vi sbagliate. I dati li fornisce lo stesso Bertomeu: soltanto negli ultimi nove anni, infatti, ogni tre giorni è stato graziato un prete pedofilo. Alla faccia della tolleranza zero.

    Se volete incontrarci di persona, saremo al Dig Festival di Modena, il festival internazionale di giornalismo d’inchiesta, venerdì 25 settembre. Parleremo di abusi nella chiesa e con noi ci saranno Paolo Mondani, Stefano Feltri, Ludovica Eugenio e don Roberto Maier.

    La premessa è d’obbligo, per definire subito l’argomento che qui si tratta. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che nei nove anni 2012-2020, composti per l’esattezza di 3.288 giorni, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha aperto, per ogni giorno che Dio ha mandato in terra (absit iniuria verbis) due processi ecclesiastici penali per reati sessuali commessi da sacerdoti su vittime minorenni. Due al giorno. Nello stesso periodo il papa, strettamente inteso come persona fisica (il signor Joseph Ratzinger per il 2012 e il signor Jorge Mario Bergoglio per gli otto anni seguenti), ha concesso all’imputato una dispensatio ab oneribus (una sorta di “grazia” che estingue il processo) ogni tre giorni. Ogni tre giorni un prete pedofilo è stato graziato. Uno ogni tre giorni.

    Ecco perché non è solo lecito ma doveroso tenere sempre presente che la Chiesa cattolica è ossessionata dagli abusi sessuali che essa stessa commette. Un dramma che domina la sua vita ogni giorno, ogni pensiero in ogni momento, nonostante gli sforzi delle gerarchie ecclesiastiche di mostrarsi spensieratamente dedite ad altro. Anche se è vero che con Leone XIV ogni sforzo di dissimulazione sta diventando vano: il papa di Chicago ci sta abituando a storie veramente assurde.

    L’incredibile corto circuito sul caso Rupnik (sabato 12 settembre solenne inaugurazione con benedizione papale dei mosaici di Aparecida in Brasile, sabato 26 settembre visita a Lourdes con i mosaici dell’abusatore seriale coperti in accordo con il papa) impallidisce di fronte alla incredibile rivelazione di un avvocato di Madrid, Javier Tebas, su come Leone XIV ha potuto salvare il suo amico Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, da gravissime accuse di pedofilia.

    Vista la complessità della vicenda, è bene partire dall’inizio, cioè dall’8 maggio 2025, giorno in cui Robert Prevost viene eletto papa. Subito dopo la fumata bianca cominciano a circolare notizie sul caso delle tre sorelle Quispe che, a Chiclayo (in Perù), nel 2020 erano andate dall’allora vescovo Prevost a denunciare gli abusi sessuali subiti quando erano bambine, a partire da nove anni di età, da padre Lute. Prevost è accusato di non aver fatto niente, in sostanza di averlo coperto.

    VISITA A CASA DEL PAPA

    In difesa di Prevost scende in campo immediatamente Jordi Bertomeu, catalano, funzionario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede (Ddf). Vanity Fair España, a ottobre del 2021, lo descrive come uno «uno degli uomini chiave della cerchia di Francesco, probabilmente uno di quelli di cui il papa si fida di più in Vaticano, una specie di 007 incaricato dal pontefice di indagare i casi più intricati di abusi sui minori di sacerdoti e vescovi». Jordi “007” Bertomeu è anche talmente amico di Prevost che il 9 maggio mattina è uno dei primi ad andare a parlare con il papa appena eletto nel suo appartamento al palazzo del Sant’Uffizio. Bertomeu diventa amico di Prevost proprio in Perù, insieme combattono il Sodalitium Christianae Vitae, movimento apostolico fondato dal laico Luis Figari e sciolto da Francesco all’inizio del 2025 per abusi sessuali e violazione di quasi tutti comandamenti. Per Bertomeu le accuse di copertura di padre Lute sono montature degli uomini del Sodalizio che vogliono vendicarsi di Prevost.

    Quella mattina al palazzo del Sant’Uffizio hanno parlato della seccante grana di padre Lute? Ovviamente non lo sappiamo ma è un fatto che Bertomeu esce da casa di Prevost e si precipita a rilasciare due interviste radiofoniche molto simili a due emittenti catalane, Radio Estel e Rac1. Dice a Radio Estel: «Penso che nessuno possa dirlo con la cognizione di causa con cui posso dirlo io. Dal 2012 seguo i casi di abuso in America Latina, in particolare quelli del Perù e, nello specifico, i due casi di Chiclayo che vengono maggiormente agitati in questo momento. Non so più in quale lingua dirlo: ora lo sto dicendo in catalano e in questi giorni l’ho detto in diverse altre lingue. È falso. Categoricamente falso. Prevost non ha mai coperto alcun caso».

    La vicenda delle tre sorelle Quispe è molto controversa. La maggiore delle tre sorelle, Ana Maria, non ha mai rinunciato alle sue accuse a Prevost, ma il papa e i suoi amici pensano che sia strumentalizzata dal Sodalizio. Esattamente un anno fa, nella biografia autorizzata di Prevost, Ciudadano del mundo, uscita il 14 settembre 2025 in occasione del suo settantesimo compleanno, l’autrice Elise Ann Allen dedica ben 25 pagine alle accuse di Ana Maria Quispe, e così conclude: «Contrariamente a quanto affermano altre testimonianze citate in questo libro, Ana María sostiene che, sebbene la diocesi [cioè Prevost, ndr] abbia aperto il caso, non ha svolto un’indagine, con la scusa che “nella Chiesa non esiste un modo per indagare”. Tuttavia, come ha confermato il Vaticano, a Roma esiste effettivamente un fascicolo, il che dimostrerebbe che un’indagine è stata condotta. Quispe insiste sul fatto che in tale dossier esista soltanto “un foglio”, il che significherebbe, secondo lei, che non c’è stata un’indagine adeguata». Insomma, Allen non può dare della bugiarda a Quispe e, pur alludendo a ipotetiche strumentalizzazioni, lascia al lettore qualche dubbio su Prevost: «Alla fine, ciò che risulta chiaro è che non si tratta di un caso di abuso come tanti altri, ma di uno in cui uno sforzo genuino per aiutare le vittime si è scontrato con molti interessi particolari, personali e istituzionali, con l’elezione del papa Leone XIV e, in mezzo a tutto ciò, tre donne rimasero disorientate, sentendosi usate».

    LA GRAZIA PAPALE A PADRE LUTE

    Siccome al clero piace “farlo strano”, dopo la tempesta di veleni che ha accompagnato la sua elezione Robert Prevost non ha risparmiato al suo pubblico un nuovo colpo di scena. A novembre 2025 ha concesso a padre Lute la dispensatio ab oneribus, o “grazia della dispensa dallo stato clericale”, una genialata alla quale anche i più raffinati teologi faticano a dare un senso. Funziona così: se un prete è sotto processo per violenza sessuale su minori davanti al tribunale del Ddf, può chiedere al papa di essere (anche provvisoriamente) spretato. In questo modo il processo finisce come se l’imputato fosse morto, infatti dove non c’è più prete non c’è più processo ecclesiastico. Alle sorelle Quispe la notizia che Lute aveva chiesto la “grazia” è stata data per le vie brevi due giorni dopo la morte di Bergoglio, tanto che hanno rivolto un ingenuo appello al nuovo papa perché non concedesse la cosiddetta “grazia” che avrebbe negato il loro diritto alla giustizia. Prevost, sicuramente dopo ampio discernimento, se n’è semplicemente fregato delle tre bambine violentate e ha graziato il suo vecchio amico padre Lute. Alle sorelle Quispe la notizia è arrivata su un foglietto (un po’ gualcito, dicono) perché Prevost da cinque anni si rifiuta di incontrarle: di norma questo papa incontra le vittime di abusi solo se selezionate tra le più mansuete e più pastorizzate dai pastori locali. Le sorelle Quispe non sono state ancora pastorizzate.

    [Si noti che nella concezione del diritto italiano la grazia segue per definizione una condanna, mentre nella concezione della Chiesa la grazia papale cancella tutto: colpe, peccati, documenti, processi, pene, risarcimenti e vittime, che non hanno neppure diritto di vedere gli atti. In termini giuridici è il punto in cui la figura del papa e quella del marchese del Grillo coincidono].

    Eccoci dunque alla eclatante novità impacchettata per il settantunesimo compleanno del papa da Javier Tebas, l’avvocato di Madrid che rappresenta le sorelle Quispe.

    Tebas ha scritto su Infovaticana – un sito spagnolo che i buoni cristiani che circondano Prevost diffamano quotidianamente come «diffusore di bufale, sciocchezze e fake news» perché ce l’ha con il papa, che magari è vero, ma i fatti restano – che proprio Bertomeu nel 2021 ha scritto su Ius Canonicum, rivista di diritto canonico dell’Università di Navarra, un saggio dedicato alla prassi della dispensa dagli obblighi clericali (si può leggere qui).

    Bertomeu in questo saggio mostra che, nel complesso sistema di pensiero della Chiesa, la dispensa dagli obblighi clericali serve esattamente per cancellare i processi per abusi sessuali senza lasciare alcuna traccia negli archivi del Ddf. Affronta il tema dando per inteso che gli abusi sessuali dei preti sui minori sono un fenomeno talmente diffuso da dover essere gestito con la statistica («il 70 per cento dei minori abusati è costituito da adolescenti maschi e il 20 per cento da adolescenti femmine») e da travolgere le strutture della Chiesa: «L’impossibilità — e non la semplice difficoltà — per molti Ordinari di celebrare un processo penale giudiziale ai sensi del canone 1721, a causa della mancanza di risorse umane e tecniche, era una circostanza molto più diffusa di quanto alcuni membri della Curia o studiosi avrebbero mai voluto riconoscere». Avvertenza: si parla degli abusi denunciati che sfociano in un’apertura di processo ecclesiastico, che sono solo una piccola parte dei casi reali. Appare plausibile ipotizzare, sulla base dei dati di Bertomeu, che ogni giorno vengano abusati da preti cattolici da cinque a dieci minori. Ogni giorno.

    IL POTERE ASSOLUTO DEL PAPA

    Secondo Bertomeu, anche se il trucco di spretare l’abusatore per cancellare i processi non ha nessuna base legale, può ugualmente «essere considerato una prassi avente valore normativo, in virtù della specifica approvazione del Romano Pontefice per ogni dispensa concessa». Dietro questa frase c’è una realtà terrificante: nonostante la proliferazione di leggi, costituzioni, codici e canoni di ogni tipo, l’unica legge davvero vigente nella Chiesa è che il potere del papa è assoluto e illimitato. E quindi questa prassi, ammette Bertomeu, «non solo evita di giungere a una dichiarazione autorevole sulla colpevolezza o meno del reo, ma comporta inevitabilmente che la presunta vittima non possa vedere riparato il male causato dal suo aggressore». Ma si fa così perché lo vuole il papa: «prassi avente valore normativo» significa che una cosa illegale diventa legale se piace al papa.

    Qui c’è il passaggio più agghiacciante. Bertomeu spiega che le vittime devono farsene una ragione: il loro diritto ad avere giustizia e riparazione non è l’unico di cui la Chiesa deve preoccuparsi. Val la pena di leggere le sue parole esatte: «I fedeli possono responsabilmente rinunciare a far valere un diritto personale qualora, nel caso concreto, salvaguardino in tal modo la comunione ecclesiale, poiché questa, per opera dello Spirito, possiede un carattere organico analogo a quello di un corpo vivo e operante. Di fronte alla possibilità che un chierico richieda la dispensatio ab oneribus, deve prevalere il diritto della presunta vittima a ottenere il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato (cfr. can. 1341) e, di conseguenza, a che non gli sia concessa la dispensa, ma venga invece portato a conclusione il processo in corso? Oppure deve prevalere il diritto della comunità ecclesiale ad allontanare dal ministero pastorale un ordinato che, nel corso delle indagini preliminari o del processo penale, si sia implicitamente riconosciuto inidoneo a dispensare i misteri di Dio al servizio del popolo di Dio?».

    Chi non ha una laurea in teologia non dispone degli strumenti culturali per comprendere perché la Chiesa venga protetta dallo spretamento dei preti pedofili prima del processo e non anche dopo, ma rimane il fatto che grazie al “lodo Bertomeu” i preti pedofili la fanno franca e le vittime vengono mandate al diavolo senza pietà in nome del bene della Chiesa che, come tutti i buoni cristiani sanno, è più importante dei diritti di un bambino violentato a otto anni.

    Non sorprende dunque che l’avvocato Tebas – di fronte a queste oscene argomentazioni del sedicente 007 anti-pedofili – reagisca con tono inferocito: le tre sorelle Quispe sono state abusate rispettivamente all’età di nove, undici e tredici anni da padre Lute e Leone XIV ha deciso di sottrarlo al processo ecclesiastico, e senza dare nessuna spiegazione a queste tre donne e ai loro genitori che le avevano affidate alla Chiesa.

    I numeri della vergogna li fornisce lo stesso Bertomeu. Il funzionario del Ddf sa tutto e sciorina in un saggio accademico dati che, se li chiede un giornalista alla sala stampa vaticana, risultano coperti dal segreto più impenetrabile. In ogni caso Tebas, leggendo Ius Canonicum, ha trovato i dati: tra il 2012 e il 2020 sono stati aperti 6.236 fascicoli al Ddf, e 1.058 si sono conclusi con la concessione di una “dispensatio ab oneribus”, il 17 per cento del totale dei casi, con una media annua di 117. Colpisce l’accelerazione, che si consuma durante il ponificato di Bergoglio: le dispense sono passate da 79 nel 2012 (ultimo anno di Ratzinger) a 179 nel 2020, più del doppio in otto anni. «Tradotto: più di mille casi di abusi su minori giunti al tribunale supremo della Chiesa si sono chiusi senza che nessuno stabilisse cosa è accaduto, e il ritmo aumenta», spiega Tebas.

    LE BUGIE DI PAPA FRANCESCO

    Il 22 settembre 2017 papa Francesco proclamò solennemente, a favore di telecamere, la “tolleranza zero” per i preti pedofili. Ecco le sue parole testuali: «Mai la grazia a preti e religiosi condannati per pedofilia! Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro». Chiarissimo! Ne ha firmate solo 979 negli anni dal 2013 al 2020, stando ai dati ufficialmente forniti dal suo 007 anti-pedofili. Forse voleva dire: «Mai ne firmerò più di due alla settimana», perché è questo il severo limite a cui si è rigorosamente attenuto. Se parlassimo di un politico lo definiremmo un bugiardo e un impostore. Trattandosi del papa, ci penseranno i credenti.

    Accusa Tebas: «Dietro quei mille fascicoli ci sono, come minimo, mille persone che hanno denunciato e non hanno ricevuto risposta. È probabile che siano più di una per fascicolo. Migliaia di uomini e donne, in ogni caso, ai quali lo stesso sistema che li ha incoraggiati a denunciare ha poi negato la verità e la riparazione». Ma quanti processi sono stati vaporizzati dalla dispensa papale dopo il 2020? Quanti pedofili sono stati graziati da Bergoglio e da Prevost? Segreto pontificio, almeno fino a quando Bertomeu non scriverà un nuovo saggio accademico con i dati aggiornati. L’unica notizia pubblica è che Leone XIV ha graziato padre Lute, il parroco di Chiclayo che lui stesso avrebbe dovuto mettere sotto accusa.

    Ed è qui che il diavolo (che, come assicurava Bergoglio, esiste) ci mette la coda. Esce un libro apologetico su Prevost e i suoi anni in Perù, El pastor y los lobos di Santiago Roncagliolo che, forse per distrazione, lascia cadere un paio di notizie interessanti sui rapporti tra Prevost e padre Lute. È ancora Infovaticana a notare la cosa: «Nel raccontare il rapporto tra il vescovo Prevost e padre Lute – all’epoca il sacerdote più popolare della diocesi, promotore della devozione del Niño del Milagro de Eten – Roncagliolo scrive: “Combattere insieme unì molto il vescovo e il padre. Padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva. E il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi. Lute offrì cinquemila testimonianze di persone guarite, aiutate o salvate dal Niño del Milagro. Ne ottenne ventimila, che Prevost portò a papa Francesco nel 2019. Allo stesso tempo, Prevost contava sulla popolarità di Lute per evangelizzare e creare vocazioni sacerdotali. Come papa, si sarebbe portato in Santa Sede, come segretario privato, un discepolo di Lute, Edgard Rimaycuna”. Il passo è doppiamente rilevante – commenta Infovaticana – primo, perché documenta un rapporto di stretta fiducia e collaborazione tra Prevost e Lute – “padre Lute lo informava di tutto ciò che faceva”, “il vescovo Prevost era orgoglioso dei suoi successi” – negli anni immediatamente precedenti alle denunce delle vittime contro il sacerdote presentate allo stesso Prevost nell’aprile 2022. Secondo, perché colloca in quell’orbita, come discepolo dell’accusato, la persona che oggi condivide il quotidiano del Pontefice: il suo primo segretario personale».

    IL PAPA PERDONA SOLO SE HA PAURA?

    A questa notizia ha reagito il giornalista peruviano Pedro Salinas, amico e apologeta di Prevost, a cui è grato perché lo ha difeso dalle aggressioni del Sodalizio quando denunciava con i suoi articoli le malefatte di Figari e soci. Salinas accusa Infovaticana di vigliaccheria perché «sempre in modo sottile spara contro Papa Leone XIV, ma mai frontalmente, punta sempre a gente del suo entourage». Poi rispolvera un antico cavallo di battaglia, sempre più simile a un autogol: come si può accusare Prevost di proteggere un pedofilo se da vescovo è andato così coraggiosamente all’attacco del potente Sodalizio? Dice Salinas: «Cosa stanno suggerendo? Che Papa Robert Prevost non ha indagato su un caso di un pretino abusatore a Chiclayo e invece ha agito contro il potente Sodalizio? Cioè, ha avuto più paura di Lute che del Sodalizio?».

    Questo bizzarro modo di ragionare esclude che il papa possa essere severo con qualcuno e clemente con qualcun altro quando c’è la storia di Bergoglio a dimostrare la capacità di un buon papa di proteggere gli amici e colpire ferocemente, senza traccia alcuna di pietà cristiana, i nemici.

    Ancora più bizzarra è l’idea che un uomo di Chiesa possa essere debole o clemente solo per paura. Bene, seguendo il filo di un ragionamento chiaramente costruito per tenere lo scheletrone di Prevost chiuso dentro l’armadio, dovremmo dunque immaginare che Bergoglio abbia protetto in ogni modo l’abusatore seriale Marko Rupnik (cosa ormai dimostrata) perché ne aveva paura? Interessante ipotesi adombrata da uno dei massimi esperti mondiali di abusi sessuali dei preti. Autorevolmente amico di Leone XIV.

    (Foto: Robert F. Prevost al Concistoro del 30 settembre 2023)

    https://federicatourn.substack.com/p/lo-007-del-papa-racconta-per-sbaglio

  • Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa chiedono al Presidente di abolire la prescrizione.

    Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa chiedono al Presidente di abolire la prescrizione.

    L’associazione Coração Silenciado, che rappresenta le vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica , ha presentato una petizione al Presidente della Repubblica, António José Seguro, affinché promuova un’indagine sul tortuoso processo di risarcimento in corso , chiedendogli di porre fine alla prescrizione per questi casi.

    «Presenteremo una proposta per rivedere e verificare il processo di risarcimento e sostegno finanziario alle vittime di abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica in Portogallo, perché crediamo che, dopo che l’intero processo si è svolto a porte chiuse, avviato e concluso autonomamente, spetti allo Stato effettuare una verifica, un controllo sull’intero svolgimento della vicenda», ha dichiarato a Lusa il portavoce dell’associazione, António Grosso.

    Dopo aver annullato, a luglio, un incontro a Belém perché desiderava essere ricevuta dal Presidente , l’associazione incontrerà venerdì António José Seguro, al quale consegnerà un dossier sul complesso processo di risarcimento.

    «Chiederemo allo Stato di assumersi le proprie responsabilità, perché è responsabile della tutela dei bambini e dei giovani», ma, «soprattutto, (lo Stato deve) procedere con una legislazione, a cominciare dall’abolizione del concetto di prescrizione per gli abusi sessuali sui minori» – come già avviene in altri Paesi.

    Per António Grosso, “ non possono esistere termini di prescrizione per gli abusi sessuali sui minori, perché il trauma non si estingue nella mente e nel corpo delle vittime ”.

    “È assurdo che esistano termini di prescrizione di 15 o 25 anni quando è risaputo, a livello pubblico e sociologico, che le vittime, nella maggior parte dei casi, rivelano i segreti degli abusi sessuali solo più di 30 o 40 anni dopo l’accaduto e quando finalmente riescono a parlarne, il reato dell’abusante è già prescritto”, ha affermato.

    Finora, secondo António Grosso, solo 57 persone hanno ricevuto il risarcimento annunciato, dopo una prima verifica di 512 testimonianze da parte della Commissione Indipendente, successivamente sostituita dal Gruppo VITA, una struttura con psicologi che ha valutato ogni denuncia caso per caso.

    «Rispetto alle 4,815 vittime che, secondo le stime della Commissione indipendente, avrebbero subito abusi nella Chiesa cattolica negli ultimi decenni, (…) il risultato finale è davvero esiguo», sottolinea.

    “Tutto ciò era già motivo sufficiente” perché lo Stato intervenisse, “poiché spetta allo Stato, a livello istituzionale, costituzionale e per tradizione, proteggere i bambini e i giovani”, ha affermato, ricordando che molti degli abusi si sono verificati in strutture ecclesiastiche dove i minori venivano inviati dai servizi statali/pubblici.

    «Lo Stato non disponeva di strutture proprie e mandava i bambini più vulnerabili in conventi, seminari e orfanotrofi, ma poi non garantiva la protezione necessaria e non c’era alcuna supervisione», sottolinea Grosso.

    L’associazione chiede pertanto al Presidente della Repubblica, «nella sua veste e nel suo potere di influenza, di poter sollecitare altri organi statali e l’organo sovrano che è l’Assemblea della Repubblica, (…) a considerare la possibilità di effettuare effettivamente una revisione e una verifica dell’intero processo».

    Per António Grosso, il processo di assegnazione dei risarcimenti finanziari ha contribuito alla “rivittimizzazione” delle persone, “con lunghi interrogatori delle vittime da parte di commissioni investigative, dove non avevano i diritti più elementari e non potevano essere accompagnate da nessuno”, davanti a “due o tre inquisitori” che “avevano tutto il potere sul processo”, per “calcolare il prezzo della nostra sofferenza”.

    Inoltre, ha affermato, “alle vittime è vietato visionare la relazione redatta su di loro e sulla loro vita, sulla base della quale è stato disposto il risarcimento finanziario”, sottolineando che ci sono casi che non sono andati avanti perché i fascicoli erano archiviati in Vaticano e/o riguardavano membri del clero di altre nazionalità.

    ” Ci sono troppi errori e incongruenze in tutto questo processo “, ha sostenuto.

    Ad aprile, il presidente uscente della Conferenza episcopale portoghese, il vescovo José Ornelas, ha stimato che le indagini interne sugli abusi, il sostegno alle vittime e i risarcimenti abbiano comportato una spesa totale per la Chiesa di 3 milioni di euro, con importi individuali compresi tra 9,000 e 45,000 euro.

    Sono in corso procedimenti giudiziari e indagini da parte della Procura della Repubblica, e il vescovo Ornelas ha affermato di sperare che “le istituzioni del Paese funzionino in modo che questa indagine possa essere condotta in modo imparziale e che le persone coinvolte possano essere convocate” dalle autorità.

    Fonte: LUSA

    https://www.portugalresident.com/it/Le-vittime-di-abusi-sessuali-nella-Chiesa-chiedono-al-presidente-di-abolire-la-prescrizione./