Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Gran Bretagna. Triplicate in 2 anni le denunce di abusi sessuali del clero, Aumentano i preti pedofili o le denunce?

    Gran Bretagna. Triplicate in 2 anni le denunce di abusi sessuali del clero, Aumentano i preti pedofili o le denunce?

    01-08-11
    CHIESA: IN GRAN BRETAGNA DENUNCE ABUSI TRIPLICATE GRAZIE A VISITA PAPA

    (ASCA) – Roma, 1 ago – Il numero di denunce di abusi sessuali ricevute dalla Chiesa cattolica inglese e’ tirplicato nel 2010. Lo ha reso noto la National Catholic Safeguarding Commission istituita dalla Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles. Le denunce di abusi sono state 63 contro le 20 del 2009, e le presunte vittime sono 103 contro le 52 di un anno prima. Di queste, 18 sarebbero state abusate nel corso del 2010.

    La Commissione attribuisce la crescita delle denunce alla visita di quattro giorni di papa Benedetto XVI nell’isola lo scorso settembre, durante la quale il pontefice ha incontro le vittime degli abusi e condannato gli scandali commessi da membri della Chiesa.

    Dal 2001, informa la Commissione, 37 preti sono stati ridotti allo stato laicale.

    asp/mau/alf

  • Irlanda e Australia. Pedofilia, no al segreto del confessionale, La comoda scusa dei preti per non denunciare il collega criminale

    Irlanda e Australia. Pedofilia, no al segreto del confessionale, La comoda scusa dei preti per non denunciare il collega criminale

    30/07/2011
    Attacco al confessionale Il sacramento della riconciliazione

    Dall’Irlanda in Australia, le proposte legislative per costringere i sacerdoti a rompere il sigillo sacramentale, quando il penitente è un pedofilo.
    Marco Tosatti Roma

    La confessione è, da secoli, uno dei tratti caratteristici della Chiesa cattolica, e in parte di alcune Chiese ortodosse; le altre fedi cristiane o la praticano in forme molto lontane da quella tradizionalmente stabilita da Roma.

    Ed è stata vista attraverso il tempo, come uno strumento formidabile: sia per la salvezza delle anime sia (secondo i critici) per il “controllo delle coscienze”. Benedetto XVI in uno dei suoi libri autobiografici ne accenna come a uno strumento di giustizia sociale; nel suo paese si inginocchiavano tutti, poveracci e pezzi grossi, a raccontare a chi stava dietro la grata le proprie malefatte; e i poveracci si consolavano nel vedere che anche chi stava meglio di loro posava le ginocchia sullo stesso gradino…

    In questi giorni la confessione, e soprattutto il sigillo sacramentale che impone il segreto totale da parte del sacerdote, sono sotto attacco. In Irlanda si vuole proporre una legge che vuole obbligare i sacerdoti a infrangere il segreto confessione se qualcuno confessa un reato di pedofilia. In Australia il governo federale è stato invitato a seguire l’esempio dell’isola all’altro capo del mondo, e ad obbligare i sacerdoti a denunciare chi si presenta a confessare un peccato sessuale contro minori. L’iniziativa viene dal senatore indipendente Nick Xenophon. “Non c’è dubbio su che cosa si debba fare quando c’è da scegliere fra proteggere l’innocenza di un bambino o preservare una pratica religiosa” ha dichiarato. “Perché uno dovrebbe essere assolto dai suoi peccati, anche quando si tratta di abuso sessuale verso i bambini, con una pacca sulla schiena da parte del prete?”.

    Naturalmente la posizione del Vaticano è completamente diversa. L’articolo 983 del Codice di diritto canonico ammonisce: “Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito ai confessore rendere noto anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa”. La violazione non è permessa neppure in caso di minaccia di morte del confessore o di altri. Per proteggere il segreto alcuni moralisti, fra cui Tommaso Sanchez (1550-1610) hanno ritenuto moralmente legittima anche la riserva mentale, una forma di inganno, che non richiede la pronuncia esplicita di una falsità. Il prete che violi il segreto confessionale incorre automaticamente nella scomunica latae sententiae, che può essere tolta solo dal Papa (Codice di diritto canonico, 1388 §1). Ciò comporta sia il divieto di celebrare ulteriormente il sacramento sia che la prescrizione di un lungo periodo di penitenza, ad esempio in un monastero.

    E se il penitente si presenta a confessare la sua responsabilità in un atto criminale? In questo caso l’esperienza insegna che il prete può porre come condizione indispensabile all’assoluzione che egli si autodenunci alle autorità. Ma non può fare altro, e soprattutto non può informare egli stesso le autorità neppure in modo indiretto.

    Ci sono alcuni casi in cui una parte della confessione può essere rivelata ad altri, ma sempre col permesso del penitente e sempre senza rivelarne l’identità. Ciò avviene, ad esempio, per alcuni peccati, che non possono essere perdonati senza l’autorizzazione del vescovo o del Papa. In tali casi il confessore chiede al penitente l’autorizzazione a scrivere una petizione al vescovo o alla Penitenzieria Apostolica (un cardinale delegato dal papa per questi problemi), utilizzando pseudonimi e comunicando solo i dettagli indispensabili. La richiesta viene sigillata e inoltrata alla Penitenzieria tramite il Nunzio apostolico (l’ambasciatore del Papa in quel paese) e perciò la trasmissione si avvale della protezione assicurata alla corrispondenza diplomatica.

    Non c’è da stupirsi dunque se la risposta alle proposte irlandesi e australiane è netta e secca. Graham Greene nel suo “Il potere e la gloria” traccia il profilo di un prete indegno, il “prete spugna” nel Messico delle persecuzioni anti-cattoliche, che però corre coscientemente il rischio di cadere in una trappola che lo condurrà alla morte per andare a confessare un moribondo. Fiction, certamente; ma come tutti i miti, se è qualcosa che non è mai successo, è qualche cosa che accade sempre. Il segretario della conferenza episcopale australiana padre Brian Lucas, ha trattato glacialmente la proposta del senatore: “La sua proposta non protegge i bambini e si scontra frontalmente con il diritto fondamentale della gente di praticare la propria religione”, ha dichiarato. “Nessun prete cattolico tradirebbe mai la confessione. Ci sono preti che sono andati a morire, piuttosto che farlo”.

    Mons. Pierre Pican, vescovo di Bayeux, nel settembre del 2001 fu condannato a tre mesi di prigione perché non aveva denunciato alla magistratura un sacerdote della sua diocesi, accusato di pedofilia, invocando il segreto professionale. Mons. Pican gli aveva imposto dopo la rivelazione un periodo di cura in un istituto specializzato. Per la sua difesa del segreto aveva ricevuto una lettera di plauso dal cardinale Castrillon Hoyos, su incarico di Giovanni Paolo II.

    Ma in realtà sia la proposta irlandese che quella australiana, nate nell’impeto delle emozioni, oltre a costituire una prima volta straordinaria (neanche nella Francia della rivoluzione, che certo non fu tenera verso preti e cattolici, si pensò a una legge del genere) sarebbero semplicemente inutili. Perché non porterebbe probabilmente a neanche una incriminazione, e renderebbe semplicemente il Paese meno libero.

    C’è forse la possibilità che qualcuno, responsabile di un crimine (e non solo di pedofilia) possa essere convinto, o spinto, dal sacerdote dall’altra parte della grata ad agire nella direzione giusta. Ma è sicuro che nessuno andrebbe a confessare il suo crimine, se sapesse che così facendo verrebbe denunciato. A parte il fatto che sarebbe necessario che il confessore conoscesse nome, cognome e indirizzo del penitente. Il che, nella stragrande maggioranza dei casi non accade. Mentre invece ci sono stati casi in cui le parole pronunciate dal sacerdote dall’altra parte della grata hanno spinto criminali a pentirsi. Un risultato che certamente la proposta di legge, irlandese o australiana, non potrebbe ottenere.

  • Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete
    Il filone d’inchiesta aperta dopo la denuncia di don Pier Carlo Casassa
    di GIUSEPPE FILETTO

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    SCAGIONATO da una dozzina di ex parrocchiani, uomini tra i 30 ed i 35 anni, nell’86 però ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Don Riccardo Seppia, il parroco accusato di pedofilia, violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga quando era in servizio a Sestri, invece non avrebbe molestato alcuno di quei bambini di Recco.

    La verità emerge dagli interrogatori compiuti dai carabinieri del Nas di Milano, titolari dell’inchiesta che lo scorso maggio ha portato don Seppia in carcere per i fatti riguardanti la chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente. Gli uomini dell’Arma e il pm Stefano Puppo hanno aperto un fronte di indagine parallelo, basato sulle denunce fatte da don Pier Carlo Casassa, ex parroco di Recco. Che all’indomani dello scandalo ricordò che nell’86 don Riccardo era suo vice nella chiesa San Giovanni Battista, e ancora oggi sostiene di aver segnalato alla Curia gli inusuali comportamenti del suo curato: «Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini effettuata dal Seppia, molti ragazzi mi manifestarono la volontà di non voler più andare in gita con don Riccardo». Molti di quei bambini si erano allontanati dalla parrocchia.
    Con ogni probabilità il sacerdote (da un paio d’anni in pensione) e Bernardina Masia (Dina), la sua “perpetua” hanno ricordato nomi e cognomi. I carabinieri hanno rintracciato e chiamato a testimoniare i bambini di allora, ma nessuno di loro, oggi adulti, ha confermato i “sospetti” di don Casassa: nessun comportamento anomalo dell’allora vice parroco.

    Lo stralcio d’indagine si smorza, e le attenzioni degli investigatori tornano sulla vicenda principale, che ruota attorno alla chiesa di Sestri Ponente. Il chierichetto di 15 anni, davanti al gip Annalisa Giacalone, ha confermato le sue deposizioni, prima rese ai carabinieri durante le indagini, poi al pm Puppo: per due volte Riccardo Seppia lo avrebbe toccato. La prima, in sacrestia, quando l’ha abbracciato da dietro e si è sentito premere sui glutei; la seconda, in parrocchia, mentre si stava confessando, quando il sacerdote gli ha accarezzato una gamba. Il ragazzo ha confermato anche di aver ricevuto alcuni sms di “significato esplicito”.
    L’incidente probatorio, durato quasi due ore e tenuto a Palazzo di Giustizia nella stanza riservata agli interrogatori dei minori, si è reso necessario per cristallizzare la deposizione della giovane vittima. Don Seppia (in carcere a Sanremo) e il suo amico-amante, Emanuele Alfano (prima in cella a Marassi, ora per motivi di salute trasferito nel reparto detenuti dell’ospedale San Martino) però hanno rinunciato ad assistere.

    (26 luglio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…prete-19661190/

  • Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio

    Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio

    CITTA’ DEL VATICANO
    Dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori nella diocesi a sud del paese e a seguito della accuse lanciate in Parlamento dal premier Kenny (“Vaticano ha incoraggiato a tacere”), Monsignor Giuseppe Leanza richiamato per consultazioni

    CITTA’ DEL VATICANO – La Segreteria vaticana ha richiamato il nunzio apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Leanza, per consultazioni a seguito della pubblicazione, il 13 luglio scorso, del rapporto della commissione d’inchiesta del governo di Dublino sugli abusi ai danni di minori commessi da sacerdoti della diocesi di Cloyne, a sud del paese. La Segreteria di Stato e altri dicasteri vaticani dovranno mettere a punto una risposta ufficiale alle richieste provenienti dal governo irlandese circa il coinvolgimento del Vaticano nella copertura e insabbiamento di casi di abusi sessuali commessi da esponenti dal clero irlandese.

    Si tratta della prima risposta del Vaticano al durissimo atto d’accusa pronunciato mercoledi scorso in Parlamento dal premier irlandese Enda Kenny, secondo cui “il rapporto della commissione ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e Repubblica non più di tre anni fa, non trent’anni fa”.

    Alle parole del premier aveva replicato padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. “La Santa Sede risponderà opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne”. Il religioso aveva anche richiamato tutti a dibattere la vicenda con la massima obiettività, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioè la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella società, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda”.

    A sua volta, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin aveva respinto con forza le accuse lanciate dal premier irlandese, sottolineando che nella diocesi di Cloyne sono state ignorate le norme del 2001, volute dall’allora cardinale Ratzinger, dunque dal Papa attuale.

    Mercoledì scorso, davanti al Dail, la camera bassa del Parlamento irlandese, il premier Kenny aveva apertamente accusato il Vaticano di “disfunzione, disconnessione e elitarismo”, per aver incoraggiato i vescovi a non denunciare gli abusi da parte di 19 esponenti religiosi della diocesi di Cloyne alle autorità ufficiali, secondo quanto affermato dalla commissione d’inchiesta nel suo rapporto. Kenny non aveva usato mezzi termini. La vicenda di Cloyne, aveva affermato in Parlamento, “fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.

    Alla pubblicazione del rapporto, prima che Kenny pronunciasse il suo atto d’accusa, padre Lombardi si era già espresso, garantendo la volontà della Santa Sede di accertare la verità e una sua pronta risposta alle rivelazioni su Cloyne. In attesa di quella risposta, il gesuita aveva ricordato “gli intensi sentimenti di dolore e di riprovazione espressi dal Papa in occasione del suo incontro con i vescovi irlandesi, convocati in Vaticano l’11 dicembre del 2009 proprio per affrontare insieme la difficile situazione della Chiesa in Irlanda alla luce del Rapporto sull’Arcidiocesi di Dublino, allora recentemente pubblicato. Il Papa parlava allora apertamente di ‘sconcerto e vergogna’ per ‘i crimini odiosi’”.

    Padre Lombardi aveva richiamato in proposito che “proprio in seguito a tale incontro, e a uno successivo del 15 e 16 febbraio 2010, il Papa ha pubblicato la sua nota e ampia Lettera ai Cattolici dell’Irlanda, del 19 marzo successivo, in cui si trovano le espressioni più forti ed eloquenti di partecipazione alle sofferenze delle vittime e delle loro famiglie, come pure di richiamo alle terribili responsabilità dei colpevoli e alle mancanze di responsabili della Chiesa nei loro compiti di governo o di sorveglianza. Una delle azioni concrete seguite alla Lettera del Papa è la visita apostolica alla Chiesa in Irlanda, articolata nelle visite alle quattro archidiocesi, ai seminari e alle Congregazioni religiose, visita i cui risultati sono in uno stadio avanzato di studio e di valutazione”.

    (25 luglio 2011)
    http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/25…95/?ref=HREC1-4

  • ”Prete pedofilo, Sepe sapeva dal 2010”

    ”Prete pedofilo, Sepe sapeva dal 2010”

    NAPOLI – “A dicembre 2010 informai la Curia ai massimi livelli, di quanto stava accadendo nella Parrocchia di Marano. Mi assicurarono che il cardinale Sepe già sapeva e che sarebbe intervenuto a stretto giro. Oggi mi sento in parte colpevole”. Sono parole dense di amarezza quelle di Francesco Borrelli, intervistato oggi dal Velino. Il segretario regionale dei Verdi, nonché ex assessore provinciale di Napoli, giovane giornalista responsabile delle pagine campane di Terra e presidente dell’associazione Watch dog, che tutela gli animali ma denuncia anche situazioni di disagio e difficoltà per il territorio, svela un significativo retroscena dei fatti denunciati dal servizio delle Iene sui casi di pedofilia nella Chiesa dello Spirito Santo di via Piave a Marano. Ecco il racconto che Borrelli ha fatto al Velino.

    LA DENUNCIA NEL 2010 – Borrelli quando ha saputo di quanto accadeva a Marano? “Era dicembre 2010. I residenti mi mandarono delle note, anche dettagliate, perché sapevano che io avevo già denunciato il prete che venne beccato sulla tangenziale con una minorenne adescata su facebook che la Curia poi trasferì a Santa Lucia nuovamente a contatto con i fedeli. Devo però fare una premessa. La mia è una famiglia molto cattolica soprattutto dalla parte materna, quando seppi questa seconda pesante situazione”. Quella di Marano? “Esatto, ritenni di seguire un’altra procedura. Non volli denunciare sui giornali ma riferirlo direttamente all’autorità ecclesiastica”.

    “DISSI TUTTO A UN COLLABORATORE DI SEPE” – Cosa fece allora? “Andai in Curia a Napoli accompagnato da una persona di cui avevo piena fiducia che mi fece avere un appuntamento con un monsignore strettissimo collaboratore di Sepe. Gli raccontai tutto e lui lo riferì un’ora dopo al cardinale Sepe. Ricordo che finito il nostro incontro il monsignore si recò nell’ufficio dell’arcivescovo al secondo piano del Palazzo. Dopo un po’ mi ricontattò dicendomi che il cardinale era già a conoscenza del fatto e che comunque sarebbe intervenuto a stretto giro. Insomma la situazione era in evoluzione”.

    “ERO CONVINTO CHE IL CARDINALE SAREBBE INTERVENUTO” – Lei si aspettava che il prete fosse destituito? “Ovvio. Avevo la parola della Curia di Napoli. Le dirò di più. Io collaboro di tanto in tanto con le Iene che mi avevano chiesto di fare l’esca con quel sacerdote, ma avendo io parlato con la Curia ho preferito evitare. Addirittura dissi che era inutile realizzare il servizio perché il cardinale sarebbe intervenuto”.

    SENSO DI COLPA – Mesi e mesi dopo ha visto il servizio in tv. “Vuol sapere come mi sono sentito? Come uno che copre la pedofilia. Anche io mi sento colpevole di quello che ha fatto quel sacerdote perché se non avessi denunciato al cardinale Sepe ma alle Iene, almeno le vittime avrebbero subito per un anno di meno”.

    LA CURIA NON CONFERMA E NON SMENTISCE – Interpellata circa i tempi in cui l’arcivescovo Crescenzio Sepe venne a sapere dei fatti di Marano come riferito da Francesco Borrelli, la Curia di Napoli attraverso il portavoce dice: “Non confermo e non smentisco”.

  • Pedofilia, Irlanda: il primo ministro attacca in parlamento il Vaticano

    Pedofilia, Irlanda: il primo ministro attacca in parlamento il Vaticano

    Il premier irlandese Enda Kenny, intervenendo in parlamento a proposito del rapporto sulla diocesi di Cloyne (cfr. Ultimissima del 15 luglio), ha accusato il Vaticano di non aver fatto quanto in suo potere per impedire gli abusi sessuali da parte di religiosi, operando inoltre per ostacolare le inchieste avviate. Kenny confida tuttavia che la giustizia prevarrà: “la legge non può fermarsi davanti a una tonaca”, ha sostenuto. E’ possibile rivedere il suo intervento sulsito della televisione irlandese.
    Charlie Flanagan (leader del gruppo parlamentare del Fine Gael, lo stesso partito di Kenny) ha nel frattempo chiesto, scrive RTE, l’espulsione del nunzio papale, sempre in seguito alla diffusione dell’ultimo rapporto. Una sintesi del Cloyne Report è disponibile sul sito del militante ateo Michael Nugent.
    L’arcivescovo di Dublino Diamund Martin, riporta BBC News, ha a sua volta dichiarato di provare “vergogna” per gli errori della Chiesa, sostenendo inoltre che, in Vaticano e nelle diocesi irlandesi, sono all’opera gruppi che cercano di depotenziare le misure prese per prevenire gli abusi sessuali su minori.
    Raffaele Carcano

    http://www.uaar.it/news/2011/07/21/pedofil…mento-vaticano/

  • L’Irlanda attacca il Vaticano

    L’Irlanda attacca il Vaticano

    Il premier Enda Kenny ha duramente criticato la Chiesa per non aver preso misure adeguate contro i preti pedofili
    «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione»
    21 luglio 2011
    Il premier irlandese Enda Kenny ha attaccato duramente il Vaticano in un discorso al Parlamento, accusandolo di non aver preso misure adeguate per fermare gli abusi sessuali dei preti cattolici sui minori. Kenny si è basato sui risultati di un rapporto pubblicato la scorsa settimana, in cui è emerso che il Vaticano aveva cercato di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne dal 1996 al 2009.

    Secondo il rapporto il vescovo John Magee, a capo della diocesi di Cloyne dal 1987, non aveva adottato misure sufficienti per risolvere il problema nella propria diocesi esponendo così i bambini a nuovi potenziali abusi. Il suo comportamento era allineato alle richieste del Vaticano che nel 1997 aveva inviato un documento ai vescovi dell’Irlanda per indurli a non denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa alle forze di polizia e a gestire internamente i casi di abuso contro i minori, stabilendo punizioni per i possibili colpevoli. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di Magee, avvenute lo scorso marzo.

    Kenny ha detto che il rapporto tra la Chiesa cattolica e lo stato irlandese non potrà più essere lo stesso e ha accusato il Vaticano di elitismo, narcisismo, e di essere fuori dalla realtà: «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione, il suo potere, la sua posizione e reputazione». Il premier ha anche ammesso le colpe dello Stato per non aver protetto adeguatamente i bambini e ha aggiunto che il governo proporrà delle nuove misure in cui i «bambini saranno al primo posto» .

    Il leader dell’opposizione Michael Martin si è detto d’accordo con il premier e ha ricordato che già nel 2009, dopo la pubblicazione del rapporto Murphy sui tentativi della Chiesa di coprire gli abusi nella diocesi di Dublino, il Vaticano aveva preferito concentrarsi sugli interessi della Chiesa anziché cooperare pienamente nell’indagine del governo.

    Il reverendo Federico Lombardi, che dirige l’ufficio stampa della Santa Sede, ha detto che alcune critiche alla Chiesa sono esagerate e che «dimostrano una scarsa consapevolezza di quel che il Vaticano ha fatto per aiutare a risolvere il problema». Il ministro della Giustizia irlandese ha criticato le sue parole definendole «un’uscita infelice e in malafede».

    www.ilpost.it/2011/07/21/lirlanda-attacca-il-vaticano/

  • “Sei un prete pedofilo, meriti di essere pestato”

    “Sei un prete pedofilo, meriti di essere pestato”

    21 luglio 2011
    Il sacerdote cattolico è stato subito picchiato dopo esser stato incarcerato per le molestie su tre minorenni

    Il sacerdote cattolico Andreas L., appena arrestato per aver molestato ripetutamente tre minorenni, è stato immediatamente picchiato appena è arrivato in prigione. Il prete è stato preso a calci e pugni nella stazione di polizia di Braunschweig. L’incidente è stato confermato dal procuratore Birgit Seel. Il sacerdote è in carcerazione preventiva da sabato, e ha già ammesso alcuni fatti nel nuovo caso di violenze su minori che riguardano religiosi della Chiesa cattolica.

    BOTTE AL PEDOFILO – Lunedì sera un carcerato ha allertato le guardie di sicurezza perchè aveva sentito i colpi di un’aggressione. Quando le guardie sono arrivate, il prete Andreas L. era seduto con evidenti segni sul viso nella sua cella. Il sacerdote ha raccontato di essere stato aggredito dal suo compagno di detenzione, che l’ha ripetutamente picchiato urlandogli contro uno degli insulti più pesanti nel mondo del carcere. “Sittich”, un sostantivo che appartiene al gergo dei detenuti, e significa pervertito che molesta i bambini. Dopo l’aggressione il sacerdote è stato spostato di cella, ed è ora sorvegliato in maniera più attenta dalle guardie di sicurezza.

    NUOVE RIVELAZIONI – Nel frattempo la diocesi di Hildesheim ha ammesso di aver avuto un colloquio recente con Andreas L, nel quale era di nuovo emerso il suo torbido passato. Il sacerdote avrebbe tentato di contattare per lettera un ragazzino che aveva costretto ad andare a letto con lui. La diocesi l’aveva minacciato con sanzioni disciplinari, prima dell”intervento della magistratura che ha portato all’arresto del prete pedofilo. Il vescovo ausiliare ha inoltre evidenziato come in questo caso la diocesi abbia agito male, e per questo terrà domenica prossima un incontro con i fedeli della ex parrocchia di Andreas L.

    http://www.giornalettismo.com/archives/134…essere-pestato/

  • PEDOFILIA: DURE ACCUSE DEL PREMIER IRLANDESE AL VATICANO

    PEDOFILIA: DURE ACCUSE DEL PREMIER IRLANDESE AL VATICANO

    (ASCA-AFP) – Dublino, 20 lug – Il pimo ministro irlandese Enda Kenny ha accusato il Vaticano di ”disfunzione, disconnessione e elitarismo” per non aver affrontato a dovere lo scandalo degli abusi sessuali commessi dai preti pedofili. Le critiche sono state formulate nel corso di un dibattito parlamentare sul rapporto uscito la scorsa settimana che ha accusato la Chiesa Cattolica romana di aver reagito in modo inappropriato davanti alle accuse di abusi nei confronti di 19 esponenti religiosi nella diocesi di Cloyne, nel sud dell’Irlanda.

    Davanti al Dail, camera bassa del Parlamento irlandese, Kenny ha detto che il rapporto ”ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e repubblica non piu’ di tre anni fa,non trent’anni fa”.

    Secondo il premier, ”il Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.

    http://it.notizie.yahoo.com/pedofilia-dure…-155500865.html

  • Caso Don Zaghini, patteggiano i due estorsori

    Caso Don Zaghini, patteggiano i due estorsori

    SCANDALO A SAN MERCURIALE. Accordo tra accusa e difesa: due anni a testa per i ventenni ex amanti del prelato e 5mila euro di indennizzo

    Forlì, 20 luglio 2011 – QUATTRO mesi dopo il caso è chiuso. O quasi. Forlì tira le somme; restano in sospeso però i conti di Bologna; i più urticanti: nell’affaire don Zaghini, i due ventenni forlivesi che ricattarono l’ex abate di San Mercuriale — estorcendogli per un paio d’anni sesso e denaro in cambio del silenzio sull’incoffesato, incoffesabile triangolo amoroso — sono tornati in libertà (erano ai domiliari). Contestualmente il loro legale (Fabrizio Ragni) ha ratificato il patteggiamento col pm Fabio Di Vizio. Entro settembre i due sfileranno davanti al giudice dell’udienza preliminare (Luisa Del Bianco) per il sigillo del ‘popolo italiano’. L’accordo prevede due anni di reclusione (condanna che sta pari pari nel recinto della condizionale) più il risarcimento a don Zaghini, che in questa conduttura giudiziaria primaria figura come persona offesa per il reato di estorsione: 5mila euro e spicci andranno all’ex numero uno della chiesa-distintivo di Forlì.

    MA I GUAI per il 66enne alto prelato — sospeso e collocato momentaneamente a riposo dal vescovo Lino Pizzi — non sono qui. Sono a Bologna. Alla Direzione distrettuale antimafia. Dove a metà giugno è sbarcato un plico col timbro della procura di Forlì; plico ricchissimo degli estremi del caso Zaghini. Nella perquisizione effettuata nella canonica di San Mercuriale subito dopo l’emersione del caso — 8 aprile — i carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Forlì scovano nell’abitazione del prete una moltitudine di materiale sospetto. Filmati piazzati sulla memoria del computer e dvd a valanga. Secondo qualificate fonti investigative quella congerie di supporti digitali nasconderebbero presunti filmati a sfondo pedopornografico. Argomento che da circa un anno è passato di competenza della Dda. Ora sta ai detective bolognesi fare le prossime mosse: che indice di gravità è inclusa nelle immagini del pc di don Zaghini? E lui, che cosa rischia adesso in concreto?

    VENERDI 8 aprile. Pomeriggio tardi. Prima chiamata ai carabinieri. Al telefono c’è don Zaghini: «Ho un problema con due giovani per il pagamento di alcuni lavori al chiostro…»; seconda telefonata; stavolta al cellulare c’è uno dei due ragazzi: «Venite a San Mercuriale, c’è un problema col parroco…». È l’epilogo. Drammatico. Ai militari il parroco sciorina repentinamente la sua trama, col timbro della verità. I due giovani ne snocciolano un’altra, di verità. I carabinieri portano tutti in caserma. Gli animi si placano. Le parole decantano. A galla si profilano le versioni poi messe a verbale: i due giovani sono dei ricattatori (l’hanno ammesso).
    Don Franco Zaghini (non solo abate di San Mercuriale, ma pure eminente studioso e illustre docente di teologia, impegnato socialmente in città come rotariano) con quei due ragazzi aveva una relazione omosessuale che andava avanti da un paio d’anni. Gli incontri avevano un prezzo: a pagare era don Zaghini (con tutta probabilità coi soldi delle offerte, sempre munifiche a San Mercuriale). Duecento, trecento euro a convegno. I ragazzi però avevano scoperto che il prete, nel frattempo, li tradiva. Aveva imbastito un’assidua corripondenza con un terzo giovane. A lui, don Zaghini — dicono i due amanti ai militari — donava somme superiori a quelle riservate a loro. Così i due pretendevano di più. Il ricatto diventa allora il prezzo del silenzio sullo scandalo. Ma il tessuto della storia si lacera. I ragazzi assillano don Zaghini. Che la sera dell’8 aprile, stremato, affronta la via della legge. Prima con la sua verità. Poi con quella — molto più scomoda — dei verbali.

    di MAURIZIO BURNACCI