Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    l Papa benedice la chiesa ferita “Don Seppia? Jekyll e Mr Hyde”

    Dal pulpito della chiesa che è stata di don Riccardo Seppia arrestato per droga e abusi sui minori, il sacerdote porta le parole di Benedetto XVI riferite al presidente della Cei. I fedeli si interrogano sul loro ex parroco. Nuovo scritte sulla facciata della parrocchia e striscioni contro i sacerdoti pedofili allo stadio. L’avvocato difensore: “Ricorreremo al Riesame”
    di NADIA CAMPINI

    Il cardinale Angelo Bagnasco visita la chiesa di don Riccardo Seppia

    Anche nella parrocchia dello Spirito Santo a Sestri è arrivata la benedizione del Papa, che Benedetto XVI aveva chiesto a Bagnasco di trasmettere a tutta la diocesi di Genova ferita dalle vicende del parroco arrestato. L’ha riportata don Stefano Moretti durante la messa domenicale, celebrata nella parrocchia di don Riccardo Seppia, mentre sulla facciata della chiesa sono apparse nuove scritte contro il parroco, subito cancellate, e dalla gradinata genoana dello stadio Ferraris, è comparso uno striscione che recitava “Preti pedofili al rogo”.

    IMMAGINI: nuove scritte contro don Seppia

    Parole di conforto sono state usate invece dal pulpito della chiesa Santo Spirito: “Mi faccio strumento – ha detto il sacerdote che ha sostituito don Riccardo Seppia – e vi porto la benedizione del Santo Padre che giovedì, nella giornata di Santificazione sacerdotale, ci è stata impartita dal cardinale Angelo Bagnasco”. La settimana scorsa parlando ai sacerdoti della sua diocesi, il presidente della Cei aveva raccontato dell’udienza privata avuta col Papa, dicendo che il Pontefice aveva promesso la sua preghiera per la diocesi e chiedendo di trasmetterla a tutte le parrocchie.

    Il teologo Mancuso: “E’ la punta dell’iceberg”

    E stamani, il cardinale, in Piazza San Pietro per il Regina Coeli di Benedetto XVI insieme a 1.100 ragazzi della diocesi di Genova che hanno ricevuto la cresima, torna sulla vicenda: “E’ un fatto di grande dolore _ dice _ un episodio veramente drammatico, che coinvolge delle persone oltre che un nostro sacerdote. Su questa vicenda dolorosa la presenza qui di tanti nostri ragazzi, col loro entusiasmo, appena ricevuta la Santa Cresima, insieme a tanti sacerdoti, è un po’ come l’olio sulle ferite”.

    La comunità si interroga su don Seppia. Per alcuni parrocchiani era “una bravissima persona e un prete irreprensibile”; per altri “un prete della notte”. Anche se una anziana fedele prima di entrare per la Messa ammette che forse è un “Dottor Jekyll e Mr Hyde”. “Cosa volete che vi dica? Siamo sconvolti”, commenta un signore con il rosario in mano che cammina a passo svelto davanti agli insulti sulla facciata. “Ma vi sembra possibile tutto questo? La nostra comunità è ferita e questi insulti non ci fanno certo piacere”.

    Le famiglie: “Pagateci i danni”

    Intanto, l’avvocato Paolo Bonanni, difensore di don Seppia, annuncia un ricorso al Tribunale del riesame, per conoscere tutte le carte dell’inchiesta. Dopo l’interrogatorio fiume di ieri, al momento, non è previsto nessun altro incontro con il pubblico ministero Stefano Puppo. “Quello che don Seppia doveva dire – ha spiegato l’avvocato – lo ha già riferito. Per noi non c’è più alcuna esigenza di farci sentire ancora”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…erita-16609443/

    E le famiglie preparano una class action
    “Ora i danni e un nuovo battesimo per i figli” 


    Cresce la rabbia tra i parenti dei ragazzi della parrocchia: “Il vescovo sapeva tutto, facciamo causa: ci devono risarcire”. “Sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni verso i piccoli no”

    di STEFANO ORIGONE

    La chiesa di Santo Spirito a Sestri

    “La Curia sapeva tutto e non l’ha fermato: faremo un’azione legale collettiva e chiederemo un risarcimento”. I genitori delle vittime di don Riccardo Seppia annunciano una “class-action” contro la chiesa. “Lancio un appello a tutti quelli che hanno figli che hanno avuto a che fare con “lui” – spiega un padre riferendosi al parroco – . Fatevi avanti, non abbiate vergogna. Raccoglieremo le nostre storie e avremo giustizia”. L’orrore che è venuto a galla non fa vacillare la fede di chi vive in via Calda, nel quartiere di Sestri, ma mette in seria discussione uno dei sacramenti: il battesimo. 

    “Secondo noi – dicono alcune madri – il fatto che sia stato impartito da un prete che ha commesso queste cose non lo rende valido. Vogliamo che i nostri figli vengano ribattezzati”. Negli ultimi mesi si era registrata una fuga dall’oratorio di Santo Spirito. “Perché don Riccardo era un rompiscatole, fiscale sulla frequenza delle messe”, ma soprattutto “perché lo faceva apposta a far notare la sua omosessualità. Quasi per sfida, come per dire: sono al di sopra di tutto e di tutti, nessuno può mettersi contro di me”. “Non ho nulla contro i gay – ammette Alessandra, la parrucchiera – , sapevamo che si accompagnava con uomini, ma che avesse attenzioni morbose per i bambini, questo no, è inaccettabile”.

    Un’ex insegnante racconta di aver incontrato la madre di un ragazzino che ha ricevuto gli sms dal parroco. “Gli chiedeva di andare a trovarlo per parlare del catechismo. Per fortuna è più maturo della sua età e ha capito che doveva stargli alla larga”. I piccoli parrocchiani sanno bene cosa è successo a don Riccardo. Hanno parlato con i genitori, hanno letto i giornali e ne hanno discusso anche a scuola. Hanno analizzato più dei grandi questa brutta storia e ora non hanno più paura di parlare. Così viene fuori non solo il don Seppia cupo, censore, ma anche il don che per loro era strano per via di un’ossessione: i capelli.

    “Quando facevamo catechismo ci accarezzava in continuazione la testa, con forza – racconta un ragazzino mentre gioca sulle scale del portone con tre amichetti a “Yugioh” – . A uno che conosco ne ha strappato un piccolo ciuffo”. “A me dava i pizzicotti sulle guance e poi aveva quell’atteggiamento da femmina… “, ride un altro. Che ricordo avete del parroco? “Era terribile. Se arrivavi in ritardo di un minuto a catechismo o ti distraevi un attimo, ti “diceva di tutto””.

    Don Riccardo e quella mania per i capelli; don Riccardo che metteva i timbri sul quaderno per identificare chi non andava a messa e che rimproverava chi arrivava in ritardo a catechismo. Spesso si fermava a chiacchierare con l’ex seminarista Emanuele Alfano, finito in carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione. “Un tipo strano – raccontano nel palazzo dove abitava con mamma e papà – , che d’inverno girava con una mantello nero lungo fino ai piedi chiuso da una catenina dorata”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…figli-16590045/

  • L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

    L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

    di don Paolo Farinella

    Di seguito l’articolo di don Paolo Farinella pubblicato su Repubblica/Edizione Ligure venerdì 20 maggio 2011 col titolo: “Cocaina e pedofilia nella chiesa di Genova: andare alle radici”.

    Un terremoto annunciato si è abbattuto su Genova ad opera dello Spirito Santo che in questa occasione si è domiciliato in una parrocchia di Sestri Ponente, diocesi di Genova. Dopo gli Usa, l’Irlanda, l’Austria e il Belgio, è ora il turno della chiesa italiana, a cominciare, in ordine gerarchico da Genova, diocesi del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Con una aggravante: alla pedofilia, già di suo crimine orrendo, si aggiunge l’uso abituale e lo spaccio di cocaina. Alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni e in queste ore, negli anfratti, nei locali e forse addirittura nella stessa chiesa della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri, si è sviluppata una tragedia che si fa fatica a capire e digerire. Il cardinale Bagnasco, in prima battuta, contrariamente allo stile clericale del «sopire, troncare, padre molto reverendo; troncare, sopire» di manzoniana memoria, si è mosso subito e bene e gliene va dato atto, ma a mio parere è arrivato fuori tempo massimo e anche stordito dalla violenza del turbine che ancora lo condiziona. Ieri, al santuario della Guardia, durante l’annuale raduno dei preti ha espresso il suo dolore e sconcerto, aggiungendo che “nulla faceva prevedere quanto successo”. Mi dispiace dovere ancora una volta dissentire da codesto modo di sminuire la gravità e anche le responsabilità del sistema clericale che recluta preti a costi di saldi, purché garantiscano obbedienza esteriore, rinuncia a pensare con la testa e uomini funzionali alla struttura, anche se immaturi, inadatti e potenziali bombe ad orologeria perché affettivamente incompleti e infantili.

    La domanda è: qual è la causa che produce simili mostri che a loro volta sono persone malate da curare in tempo e non dopo 17 anni? La stessa gerarchia cattolica che ora si scandalizza e cerca disperatamente di correre ai ripari sforzandosi di coprire vergogne secolari con foglie di fico sgualcite, ha taciuto ed è stata inerte, nascondendo la testa sotto la sabbia, non credendo possibile che la realtà fosse così tragica, raggiungendo profondità carsiche. Essa si è nascosta dietro il paravento di una pseudo-spiritualità inconsistente che ha fatto perno sul mantenimento di un celibato anacronistico e che pervicacemente si continua a volere imporre con motivazioni anacronistiche.

    In questi mesi il cardinale Bagnasco ha partecipato alle celebrazioni del suo predecessore card. Siri, riproposto come modello della Chiesa, e insistendo nel suo ruolo di vescovo fedele alla Chiesa, mentre tutti sanno che ha formato intere generazioni (ne sono testimone oculare dal 1965) ad una obbedienza di convenienza: «nella mia diocesi non attuo la riforma liturgia perché in concilio ho votato contro», dando così un “esemplare” senso di ecclesialità alla rovescia, mettendo le sue manie di uomo disturbato psicologicamente al di sopra del magistero supremo di un concilio. Siri fu il vescovo che accoglieva nel suo seminario i seminaristi espulsi dagli altri seminari solo perché erano affamati di tonache, di pizzi e merletti, anche se malati mentali. A Genova accolse un gruppo religioso fondato da un ex colonnello greco per combattere il concilio Vaticano II e l’accolse perché il rifiuto di tutta la conferenza episcopale francese per Siri fu sufficiente garanzia di ortodossia.

    Oggi Genova paga le conseguenza di quell’episcopato miope e scellerato e di cui anche Bagnasco è frutto diretto e dovrebbe conoscere dall’interno; proponendo Siri come modello si assume la responsabilità di giustificare uno stile e un sistema clericale che il brodo di coltura di tragedie come quella di Sestri. In un mondo in rapido cambiamento Siri ieri e Bagnasco oggi preparano un clero immaturo e affettivamente fragile incapace di vivere la complessità della società “plurale” di oggi, lasciandoli abbandonati a se stessi e senza motivazioni di vita. Nella tragedia della pedofilia colpisce una costante: i responsabili sono cultori della veste talare, difensori strenui del celibato, entusiasti della Messa preconciliare, rigidi con le coppie divorziate, severi nei giudizi morali verso gli altri, acerrimi nemici della coppie di fatto, votano Berlusconi e Lega, ma sono indulgenti verso se stessi fino alla droga di incenso e di cocaina. Di fronte ad un clero decaduto, stremato, confuso, malato, perduto, annaspante e senza risorse, il papa attuale non sa offrire altro che il rimedio della Messa in latino, cioè un rito di cinque secoli fa e una lingua che gli stessi preti non capiscono più. E’ veramente il segno della desolazione e dell’incapacità della gerarchia di cogliere i segni dei tempi e di leggere la realtà così come è. E’ arrivato il tempo per il cardinale Bagnasco di prendere atto del fallimento educativo della Chiesa e di interrogarsi sul modo di reclutamento dei preti, di mettere in discussione il celibato obbligatorio come condizione previa e di ripensare il ruolo del prete nel contesto di una comunità reale e non al di fuori e sopra di essa. Questo è il tempo dell’umiltà e del coraggio: se un prete può usare cocaina e abusare di minori indisturbato per 17 anni, la tragedia di Sestri non può essere archiviata come un incidente di percorso, ma è il sintomo di una Chiesa smarrita che nessun ritorno al preconcilio può salvare, ma solo il coraggio di una rivoluzione evangelica.

  • Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, bosco ‘vietato’ ai preti con bambini Genova, don Seppia
    sarebbe sieropositivo

    Alla partenza di un sentiero è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini. La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Vienna, 20 maggio 2011 – Divieto di accesso ai preti che accompagnano bambini. Alla partenza di un sentiero in Austria è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini, nel timore che l’ombra delle frasche possa indurre i prelati a compiere abusi sessuali.

    La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra dedicata alla Madonna, meta del pellegrinaggio di migliaia di devoti ogni anno. Ma il proprietario del terreno, Sepp Rothwangel, ha deciso di apporre i tre cartelli di divieto, appena sotto le tradizionali segnaletiche dei sentieri.

    Un primo cartello ritrae un uomo in tonaca che insegue dei bambini, sul secondo la scritta ‘Basta abusi’, sul terzo il testo del divieto: “L’ingresso in questa aerea è vietato a preti o altro personale religioso assieme a bambini non accompagnati da genitori o da tutori”.

    “Con questo divieto voglio lanciare un messaggio – spiega al quotidiano austriaco Standard Rothwangel, che durante la sua infanzia ha frequentato un collegio di preti ed è stato vittima di abusi sessuali – dato che la chiesa cattolica non riesce con i suoi propri mezzi ad allontare i violentatori dai suoi ranghi”.

    Rothwangel ha anche installato una telecamera alla partenza del sentiero per controllare che il divieto venga rispettato.

    Continua a leggere su: http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…l#ixzz1NCTUldI6

    http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…i_bambini.shtml

  • Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta

    Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta

    19/05/2011 07:00
    Don Luciano Massaferro: è attendibile racconto chierichetta E’ attendibile il racconto della chierichetta di 12 anni molestata da don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per molestie sessuali. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, un documento di oltre 40 pagine depositato ieri al tribunale di Savona. I difensori del sacerdote, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, hanno già annunciato che faranno ricorso in appello contro la condanna. Il sacerdote era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ ospedale Giannina Gaslini di Genova. Dopo un periodo di detenzione a Chiavari, don Luciano era stato trasferito prima nel carcere di Sanremo, poi agli arresti domiciliari in un convento di suore a Diano Castello e, infine, nella sua abitazione all’interno della parrocchia di San Vincenzo.

    www.primocanale.it/news.php?id=89265

    Ricorrerà in Appello il parroco che molestò chierichetta

    Savona – Ha deciso di ricorrere in Appello, don Luciano Mazzaferro, il parroco di Alassio condannato per le molestie sessuali ad una ragazzina di 12 anni, sua chierichetta.
    La sentenza del processo ha riconosciuto attendibile la piccola vittima ed ha avvalorato la sua testimonianza di denuncia condannando il parroco alla pena di 7 anni e 8 mesi di reclusione.

    I primi ad accogliere come reali le dichiarazioni della vittima sono stati gli psicologi dell’ospedale Gaslini che hanno scoperto che la piccola aveva subito le attenzioni particolari del parroco.
    Anche il caso di don Luciano Mazzaferro, come quello più attuale di don Seppia di Sestri Ponente, ha sconcertato l’opinione pubblica e diviso i parrocchiani tra colpevolisti e innocentisti. Di certo ha rivelato, ancora una volta, quanto sia delicata la questione della “pedofilia” all’interno della Chiesa. Un problema da affrontare con la massima trasparenza e durezza e senza opporre alcun veto alle indagini nell’interesse dell’onorabilità della Chiesa stessa ma, ancor più, nell’interesse delle vittime.

    http://www.edizionioggi.it/cronaca/2011/5/…ierichetta.html

  • Don Seppia, Avvenire contro Repubblica “Sulla storia del prete macchina del fango”

    Don Seppia, Avvenire contro Repubblica “Sulla storia del prete macchina del fango”

    Davide Rondoni attacca l’editoriale di Francesco Merlo “L’orco di Genova e le colpe della Chiesa” in cui il giornalista sostiene che il sacerdote arrestato sia “il culmine, il punto di non ritorno della sessuo-teologia italiana”

    La scritta contro don Seppia comparsa a Sestri Ponente
    Davide Rondoni contro Francesco Merlo. Avvenire contro Repubblica. Al centro la storia di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa del Santo Spirito di Sestri Ponente, nel genovese, arrestato venerdì 13 maggio con l’accusa di violenza su minore e cessione di sostanze stupefacenti (Leggi la cronaca). Nell’editoriale “Quelle spirali cieche e velenose” comparso oggi sul giornale dei vescovi, l’editorialista Rondoni si scaglia contro “una firma di Repubblica”, un “maramaldo e furbastro”, colpevole di “attivare la macchina del fango” (Leggi l’articolo). Il riferimento è a Francesco Merlo, citato tre volte da Rondoni, ma mai chiamato per nome, che ieri ha scritto un commento sulla vicenda del parroco dal titolo “Il prete orco di Genova e le colpe della Chiesa”.

    Cosa sostiene Merlo? “Don Riccardo si è ammalato ed è diventato una povera belva praticando gli insegnamenti sessuomaniaci della Chiesa”, esordisce il giornalista (Leggi l’articolo). “Il prete-lupo don Riccardo mi fa pena perché è il culmine, il punto di non ritorno della sessuo-teologia italiana. Non una mostruosità individuale e occasionale, ma il prodotto terminale di una Chiesa che si rifiuta di vedere ‘la lettera rubata’ che sta davanti ai suoi occhi: il marasma sessuale che c’è tra i funzionari di Dio”, spiega ancora Merlo. Insomma, Seppia è il “figlio sorprendente ma legittimo di una Chiesa sorprendente dove lo scandalo non viene più dall’eresia”, ma “dall’incubo del sesso”.

    L’idea che don Seppia possa essere il frutto avvelenato della stessa sessuofobia della Chiesa manda su tutte le furie l’editorialista di Avvenire che tenta un paragone: “Imputare la tremenda e spavalda doppia personalità di don Seppia alla sua educazione cattolica – la medesima che ha formato santi e gente normalissima – sarebbe come imputare la doppia personalità dei coniugi di Erba alle scuole da loro frequentate nel Comasco o addossare la responsabilità delle cose orrende che hanno compiuto alla linea educativa dello Stato italiano che si è occupato della loro formazione da ragazzi”. Che cosa abbiano da spartire due assassini colpiti da un raptus improvviso – i coniugi di Erba – con una persona che sin dalla giovinezza viene segnalata come “morbosa” dal sacerdote suo superiore e che per questo lo segnala a una Curia del tutto indifferente (Leggi la cronaca)?

    Non solo Merlo usa una “vicenda pietosa per i suoi attacchi fangosi, ma “osa tirare in ballo il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei” e “osa evocare il suo ruolo di padre e di maestro in quella città e in quella Chiesa capovolgendolo ignominiosamente in quello di istruttore alla dissimulazione e all’ombra complice e omertosa”, scrive Rondoni. In realtà Merlo si chiede quello che si chiedono tutti: come è possibile che don Riccardo non sia stato fermato prima viste le segnalazioni sulla sua attività? Come scrive il giornalista di Repubblica: “Non c’è un solo prete pedofilo che sia stato denunziato dalla Chiesa alla magistratura, consegnato dalla Chiesa alla polizia”, ma sempre dopo, una volta che le cose sono già accadute. E “dopo, spiace dirlo, la reazione dolente e tuonante si porta sempre il sospetto della coda di paglia, la paura-coscienza di essere corresponsabili di quel reato che altri hanno scoperto”.

    Se poi all’interno delle pagine di Avvenire si trovasse un solo accenno di cronaca alla vicenda di don Seppia forse i lettori del quotidiano saprebbero di cosa la loro illustre firma sta parlando.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19…l-fango/112357/

  • Prete pedofilo a Genova: “Voglio bambini e con problemi in famiglia”

    Prete pedofilo a Genova: “Voglio bambini e con problemi in famiglia”

    Quattordicenni, massimo quindicenni. A volte bambini e con problemi di famiglia. Secondo quanto trapelato dalla procura di Genova, era questa la richiesta di don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Genova – Sestri Ponente, arrestato per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, a un pusher che gli avrebbe procurato cocaina e ragazzini.

    Il pusher reclutava i ragazzi nel centro storico e al centro commerciale della Fiumara. Il sacerdote resta in carcere, così come deciso dal gip Annalisa Giacalone, perché “potrebbe violentare ancora” o inquinare le prove. Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge sconcertante. L’INTERVISTA DI AFFARI Paolo Bonanni, avvocato di Don Riccardo ad Affari: “Chiederemo un nuovo interrogatorio.

    Stiamo valutando la perizia psichiatrica” Don Seppia in cambio di prestazioni sessuali avrebbe offerto cocaina o denaro, cinquanta euro alla volta. Di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni il suo avvocato, Paolo Bonanni, chiederà un interrogatorio con il pm, Stefano Puppo. L’ORDINANZA – La personalità di un demonio, si legge nell’ordinanza. La bestemmia, nel linguaggio di Don Riccardo, fa parte del linguaggio abituale. Saluta gli amici con un “Che Satana sia con te”.

    L’elenco di telefonate, messaggi, intercettazioni ambientali è “inequivocabili” secondo il giudice è infinito. Tutto avveniva nella parrocchia del Santo Spirito di Genova. Il contento dei messaggi è davvero choccante. L’ADESCADORE – Don Riccardo aveva un ‘adescatore’, un ex seminarista di 40 anni che aveva lasciato gli studi teologici per diventare barista.

    Era lui il suo spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini, adescandoli nel centro commerciale “Fiumara” di Sampierdarena e nel centro storico. LE RICHIESTE – Don Riccardo Seppia, detto don Ricchiardo dai ragazzini della parrocchia che da sempre avevano il sospetto della sua omosessualità per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che, su di lui, indagavano già da un anno. E ancora: “Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto” dice.

    E l’amico risponde: “Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa”. Oppure: “Mandami quel ragazzo, ho tanta roba”. La roba è la droga di cui Don Seppia sempre disponeva e che avrebbe dato in cambio degli incontri. E quando la cocaina mancava, a quel punto scattavano 50 euro, “il solito regalino”. E c’è un’altro scambio di messaggi che la dice lunga sul comportamento del sacerdote.

    “Vieni da me, sono solo”, scrive don Seppia a un quindicenne che risponde: “Non posso sono a scuola”. Risponde il prete: “Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me”. Sono al vaglio degli inquirenti almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” e che confermerebbero gli assidui rapporti tra don Seppia e altri due spacciatori genovesi, un commerciante di abiti e un marocchino dediti all’uso e alla cessione di cocaina. Nell’ordinanza non si fa cenno, tuttavia, dei presunti, conseguenti incontri sessuali con i ragazzini.

    Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltati i ragazzini presunti oggetto degli scambi tra droga e favori sessuali. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi. Emerge dall’ordinanza inoltre che la violenza sessuale sarebbe consistita in un bacio sulla bocca dato ad un chierichetto sedicenne della parrocchia, con l’aggravante di avere commesso il reato su una persona che gli era stata affidata dai genitori.

    “Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua” scriveva in un sms il parroco ad un suo confidente, un ex seminarista quarantenne residente nella zona di Sestri, che sarebbe stato al corrente di tutti i rapporti del sacerdote. Ed è proprio questo il messaggio che lo incastra è per cui è accusato di violenza sessuale. Lo sterro chierichetto, interrogato, ha confermato l’accaduto. MINACCE FUORI DALLA CHIESA – “Giù le mani dai bambini. Don Riccardo infame pedofilo”. Questa la scritta comparsa nella notte sulla facciata della chiesa di Santo Spirito di via Calda. Martedí 17.05.2011 FONTE: affaritaliani.it

  • “Li voglio giovani e disagiati”

    “Li voglio giovani e disagiati”

    Resta in carcere prete accusato di pedofilia “Li voglio giovani e disagiati”

    Don Seppia non risponde nell’interrogatorio di garanzia. Dalle intercettazioni emerge l’orrore: “E’ troppo bello, quanto me lo farei, è un peccato che non ci sta”, dice di un 15enne. Nel mirino anche un adescatore che “pescava” le vittime in un centro commerciale

    Don Riccardo Seppia
    Resta in carcere don Riccardo Seppia, il parroco genovese di 51 anni della Chiesa del Santo Spirito di Sestri Ponente finito in manette per aver violentato un 16enne e aver ceduto cocaina a un altro giro di ragazzi. Il gip di Genova Annalisa Giacalone ha stabilito per lui “pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove” escludendo solo il pericolo di fuga.

    Don Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. “Il parroco di Sestri Ponente è pronto ad assumersi le sue responsabilità e a collaborare con i magistrati”, ha detto il suo legale, l’avvocato Paolo Bonanni, uscendo dal carcere di Marassi.

    L’ordinanza choc. Nell’inchiesta spuntano altre tre persone indagate: si tratta di un ex seminarista di 40 anni, indagato per prostituzione minorile, per il suo ruolo di “adescatore” degli adolescenti; di un commerciante di abiti genovese e di un croupier di Milano, entrambi accusati di cessione di stupefacenti. La parte peggiore l’aveva proprio l’ex seminarista che “pescava” i ragazzini al centro commerciale La Fiumara di Sampierdarena (un quartiere della periferia Ovest di Genova) e nel centro storico. Come racconta l’ordinanza firmata dal gip Maria Vicidomini, il parroco si avvaleva dell’aiuto di un pusher nordafricano a cui per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia“, chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato già da un anno. Nell’ordinanza non si fa cenno agli incontri sessuali con i ragazzini. Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltate le vittime. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi.

    Gli sms e l’uso di internet. “E’ troppo bello, quanto me lo farei, è un peccato che non ci sta”, dice Seppia intercettato dai Nas (nucleo antisofisticazioni) di Milano mentre parla proprio con l’ex seminarista. “Devi vedere la foto profilo che ha messo su Facebook: è veramente bello”, gli risponde l’amico, 40 anni, che vive a due passi dalla chiesa sulle alture di Sestri e aveva rapporti quotidiani con Seppia, il “parroco della notte”. Già, perché ora che il velo è stato squarciato, i fedeli si fanno coraggio e raccontano quello che finora era rimasto nascosto. Raccontano che Riccardo entrava e usciva dalla canonica alle ore più strane della notte. Raccontano che il prete era stato visto più volte in locali gay, come il discopub Virgo di Sampierdarena, punto di riferimento per tutta la comunità gay genovese. Il rapporto del parroco con internet è intenso: è qui che don Riccardo adesca le sue vittime, attraverso chat e social forum. Tre i computer sequestrati a Seppia, almeno 50 gli sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” al vaglio degli inquirenti.

    L’inchiesta parte da Milano. E dalle carte emerge perché le indagini siano state svolte dal Nas di Milano: erano state avviate per verificare un giro di anabolizzanti usato nelle palestre e nelle saune milanesi. Nel corso di alcune intercettazioni, i militari si sono imbattuti in un giro di cocaina che aveva suo centro a Milano, dove venivano a rifornirsi spacciatori e consumatori da tutta Italia. E proprio tra i frequentatori di saune e palestre milanesi ci sarebbe stato anche don Riccardo, che non si sarebbe limitato a usufruire dei servizi sportivi o di benessere, ma sarebbe stato anche acquirente di stupefacenti. Di più: il suo scopo ultimo non sarebbe stato quello di assumere la sostanza, ma di scambiarla, una volta tornato a Genova, con i ragazzini, presumibilmente in cambio di prestazioni sessuali. Ragazzini che venivano contattati via sms da don Seppia: “E’ arrivata la neve, vieni, porta il solito regalino”, scriveva il prete alle sue vittime. “E se non era la ‘neve’ – spiega un investigatore – allora il sacerdote pagava a botte di 50 euro”.

    Gli abusi al chierichetto di 16 anni. Al centro dell’inchiesta, in particolare, ci sono gli abusi subiti da un chierichetto della zona, un ragazzo di 16 anni affetto da un lieve ritardo mentale. “Sono a casa tutto solo,perché non vieni?”, gli aveva scritto don Seppia per attirarlo in canonica. Prima un bacio estorto con violenza (“Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua”, scriveva in un sms il parrocco) poi, per 6 mesi, i numerosi rapporti orali “aggravati dalla soggezione psicologica della vittima”, annotano i carabinieri. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sono altri episodi, forse limitati ad approcci come nel caso di un altro quindicenne, abbastanza sveglio da non cadere nelle trappole del don. “Perché non vieni a confessarti?”, chiede Seppia al ragazzino. Per fortuna, nessuna risposta. “Non ci sta, ma io ci provo lo stesso, magari prima o poi mi risponde e ci sta anche”, rivela il prete all’ex seminarista suo amico con il quale si lasciava anche andare a sfoghi sulla libertà sessuale: “Io sono frocio, e lo sai che non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno”, diceva l’ex seminarista. “Beato te, ma lo sai che per me è diverso”, rispondeva il parroco di Sestri.

    Il parroco di Recco: “La curia sapeva tutto, ma non ha fatto nulla”. ”Queste ingiustizie e povertà fanno davvero pena”. E’ amareggiato don Piercarlo Casassa, parroco genovese di 73 anni, quando parla di don Riccardo Seppia. “Da ragazzo è stato un mio curato – ricorda don Piercarlo, intervistato da Paolo Crecchi sul Secolo XIX -. Sono passati diversi anni, ma qualcosa di strano lo avevo già notato allora”. “Questa storia è davvero triste – dice don Piercarlo – l’incontro con quel giovane prete credo sia stata una delle esperienze peggiori della mia vita. Si presentava in parrocchia soltanto al pomeriggio, dopo avere dormito tutta la mattina, poi spariva e trascorreva in giro gran parte della notte”. Accuse dirette, l’anziano parroco, non ne fa, ma racconta di un giovane prete “tormentato”. “Ero andato in curia, volevo segnalare il caso, chiedere consiglio su come comportarmi – conclude l’anziano parroco – ma non ho mai avuto risposte…”.

    L’appello di Don Gallo. “E’ un’occasione di sofferenza, di dolore, che induce ad affrontare alcuni temi non facili per me e per la mia Chiesa”. Così Don Andrea Gallo, scrive in prima pagina su Il Secolo XIX. E si rivolge al Cardinal Angelo Bagnasco, denunciando “la solitudine di noi preti”. Da qui un appello: “Abbiamo bisogno di sentirci più uniti, di essere più ascoltati, di essere costantemente contattati, e solo il nostro Vescovo, e al più il suo ausiliare, possono svolgere questa importante funzione” Don Gallo ringrazia Bagnasco “per il grande gesto che ha avuto recandosi immediatamente, appena si è diffusa la notizia dell’arresto del sacerdote accusato di pedofilia, nella parrocchia di Sestri Ponente. Un gesto rivoluzionario – sostiene don Gallo – perché non mi risulta che sia mai successo, da nessuna parte, in un’occasione di simile delicatezza. Un gesto molto lodevole perché ha dimostrato profondo rispetto verso i fedeli, verso quella chiesa, quella parrocchia sgomenta: il Cardinale ha affrontato la situazione in prima persona, mettendo in campo la propria responsabilità pastorale”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16…ematici/111515/

  • Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Alessandro D’Amato 17 maggio 2011

    Le parole di don Riccardo Seppia nelle intercettazioni che lo accusano

    Repubblica pubblica i verbali che accusano don Riccardo Seppia, parroco 50enne di Sestri Ponente accusato di pedofilia e spaccio di stupefacenti. Nell’articolo di Giuseppe Filetto e Marco Preve vengono riportate le parole di don Seppia all’amico che gli faceva da pusher e gli procurava minorenni:

    IL BACIO IN CANONICA «Ormai è fatta, l’ho baciato in bocca, in canonica». Così don Riccardo informa l’amico riguardo all’unico episodio di violenza sessuale nei confronti di un minore che al momento gli viene contestato. Verso il sedicenne ci sono però altri messaggi inquietanti: «C’è tua madre? Dille che vai a scuola e poi vieni da me che sono solo». Il minore sarà sentito con la formula dell’incidente probatorio dal pm Stefano Puppo la prossima settimana.
    CHE SATANA SIA CON TE Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono riportati numerosi dialoghi con dei maghrebini maggiorenni che don Riccardo contatta per sesso o droga. Ad uno lo saluta in questo modo: «Ciao come stai? Che Satana sia con te».
    L’EX SEMINARISTA Si tratta di uno dei sei indagati dell’inchiesta. Le sue iniziali sono E.A., ha 40 anni, è stato espulso dal seminario ed oggi è un sedicente croupier. Seppia riceve una sua telefonata: «Sono qui a Palermo, in camera in albergo e mi sono appena fatto…». Il prete gli risponde con osservazioni oscene e su quanto anche lui vorrebbe fare le stesse cose.
    BESTEMMIE VIA SMS Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip milanese Maria Vicidomini sono riportati una decina di sms che contengono bestemmie scritte secondo lo slang giovanile e sempre abbinate ad argomenti sessuali: «Porko….!!!», «porko….kriminale!!!». Per i giudici sono indicativi di una vera e propria doppia personalità. Sembra proprio che don Riccardo abbini volutamente, come fosse uno sfogo, la sacralità della religione alle oscenità più turpi: «Me lo vorrei…. sull’altare».
    IL SESSO IN SAUNA Una lunga sequenza di messaggi irripetibili, segno di una vera e propria ossessione per pratiche erotiche estreme. I carabinieri del Nas hanno ricostruito la sua parabola erotica. Tutto inizia con le sue frequentazioni di saune di Milano dove avvengono incontri tra gay. Sesso spinto durante il quale si fa uso di droghe. Di recente il sacerdote di via Ludovico Calda era un habitué di un circolo Arci di Milano, luogo di incontri sessuali.
    UNO DI COLORE Allo spacciatore senegalese di Milano il parroco chiede di trovargli «uno di colore, un negrone».
    COCAINA CON L’OMAGGIO «Vengo su, mi prepari un 4×1», così scrive al suo pusher del capoluogo lombardo, anche lui indagato. Il 4×1 significa una promozione speciale, quattro dosi al prezzo di tre. Un tipo di acquisto riservato a clienti affidabili.
    SPACCIO AI RAGAZZINI «Ho la neve, vieni da me: basta portare il solito regalino», «vieni che c’è bianca, ho bisogno di compagnia ». Il secondo capo d’imputazione riguarda quattro presunte cessioni di cocaina ad altrettanti ragazzi, un italiano e tre nordafricani, che sarebbero tutti maggiorenni.
    TENTATO DAL SUICIDIO In un sms scambiato con l’amico ex seminarista don Riccardo Seppia scrive: «L’altra sera volevo suicidarmi». Una frase che gli inquirenti non ritengono celasse una reale intenzione, ma che allegano per sottolineare l’instabilità del soggetto e il rischio che se restasse a piede libero potrebbe non controllarsi e commettere altri atti di violenza.
    SCHIAVO DELLA DROGA «Sono cocainomane, sono finito in questi guai per colpa della tossicodipendenza ma non ho mai frequentato i Sert» così don Riccardo si rivolge al medico del carcere. Mentre al cappellano chiede quando potrà parlare con i suoi genitori e il cardinale Bagnasco. Prima però dovrà rispondere alle domande del pm Stefano Puppo.

    http://www.giornalettismo.com/archives/125…ore-un-negrone/

    Cronache
    17/05/2011 – IL CASO
    Gli sms choc del prete “Li voglio giovanissimi”

    Don Riccardo Seppia, accusato di molestie da uno dei suoi chierichetti
    + Il sacerdote arrestato per pedofilia non era solo: “Indagati tre complici” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402295/
    + Bagnasco in parrocchia “Sgomento e vergogna” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402251/
    BLOG Lotta alla pedofilia. Ecco le norme G. GALEAZZI
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    altri…
    Nell’ordinanza di custodia
    le frasi del sacerdote: “Meglio
    se sono disagiati”
    ALESSANDRA PIERACCI

    GENOVA
    Allo spacciatore marocchino che si muoveva tra Milano e Genova(indagato) chiedeva di procacciargli ragazzini fragili: «Non li voglio di 16 anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene. Trovameli che abbiamo problemi di famiglia, disagiati». Con l’amico ex seminarista quarantenne del suo stesso quartiere (E.A., barista e aspirante croupier di bordo, indagato) parlava del centro commerciale della Fiumara e del centro storico come ambiente favorevole per adescare i minori. Conversazioni sboccate e blasfeme, tra espressioni scurrili e bestemmie costellano l’ordinanza di custodia cautelare di don Riccardo Seppia, il cinquantunenne parroco della chiesa di Santo Spirito arrestato venerdì sera per violenza su minore (un bacio forzato e palpeggiamenti) con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona in stato di inferiorità psichica o fisica, e cessione di cocaina (in cambio di favori sessuali da parte di altri giovani, maggiorenni). Per la droga è indagato un altro genovese, sempre di Sestri, commerciante di abbigliamento. Il sacerdote a quanto pare sosterrà che quei messaggi sul cellulare, quelle conversazioni scurrili svelate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, in canonica, disposte dal 20 ottobre dell’anno scorso, erano un gioco erotico tra adulti, solo parole, mai fatti. Anche quella frase «L’ho già baciato in bocca» riferita a un chierichetto quindicenne. Al momento don Riccardo Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere quando è stato ascoltato ieri dal gip Annalisa Giacalone, che l’ha trattenuto in carcere per il pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove. «Aspettiamo di valutare bene il materiale probatorio contenuto nell’ordinanza, per capire quali sono le accuse» spiega l’avvocato Paolo Bonanni, annunciando per i prossimi giorni la richiesta di rispondere al pm Stefano Puppo.

    Però il chierichetto aggredito in parrocchia sarebbe già stato sentito dai carabinieri e avrebbe confermato il tentativo di bacio. Un altro minore, subissato di sms e inviti, dovrebbe essere sentito a breve. Sono audizioni difficili, durante le quali gli investigatori (i carabinieri dei Nas, cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi milanesi arrivati al sacerdote durante un inchiesta su spaccio di sostanze dopanti e stupefacenti in palestre e discoteche) si avvalgono dell’ausilio di psicologi. «I ragazzi si vergognano a raccontare, ad ammettere» ha spiegato un inquirente. Sono al vaglio almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite «inequivocabili». Stando alle conversazioni, dopo aver contattato i ragazzi, i pusher ne avrebbe dato il numero di telefono al sacerdote, che li avrebbe pagati in dosi di cocaina o con 50 euro a incontro.

    «Ci hanno fatto ascoltare le intercettazioni telefoniche nelle quali si sentono commenti terrificanti di quell’uomo nei confronti dei nostri figli. Sono cose inaudite, indicibili e irripetibili» dichiara uno dei padri convocati nei giorni scorsi dai carabinieri. All’esame degli investigatori anche i tre computer sequestrati in canonica: la ricerca di partner avveniva anche tramite chat.

    Don Riccardo è in cella da solo, nel carcere di Marassi. Appena arrivato ha incontrato il cappellano, ieri lo psicologo. Apparentemente ha un comportamento equilibrato. «Ha letto i giornali ed è addolorato per quanto hanno detto di lui i suoi parrocchiani», ha riferito il legale, che ha parlato con lui circa un’ora ieri mattina prima dell’incontro con il giudice. L’indagine è tutt’altro che conclusa. Prosegue il filone milanese, ma prosegue anche l’inchiesta genovese. Se l’ordinanza è di una quarantina di pagine, il fascicolo, sulla scrivania del pm, è impressionante.

    Le intercettazioni – Il sacerdote non risponde ai magistrati
    Le richieste del parroco «Portami
    un bimbo moro. Li voglio con problemi»
    Don Riccardo resta in carcere: «Può rifarlo»

    GENOVA — Resta in carcere don Riccardo Seppia, lo ha deciso ieri mattina il gip Annalisa Giacalone, confermando l’arresto del sacerdote genovese da venerdì sera in cella a Marassi con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un chierichetto sedicenne e di cessione di stupefacenti. Potrebbe «reiterare il reato» o inquinare le prove. Ieri don Seppia si è chiuso nel silenzio. Dopo un colloquio con il suo avvocato, Paolo Bonanni, una volta davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Don Seppia — ha detto il legale — è pronto a assumersi le sue responsabilità, a spiegare quello che è accaduto, chiederò che sia presto ascoltato dal pubblico ministero. Prima però voglio leggere con attenzione l’ordinanza di custodia di cautelare, cosa che oggi non ho potuto fare».

    «Nel nome del demonio» Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge una personalità sconcertante. Don Riccardo, un parroco, bestemmia come il peggiore dei miscredenti, saluta l’amico ex seminarista con un «Che Satana sia con te», così blasfemo sulla sua bocca che è difficile pensare sia solo un’eco ironica di quella «forza sia con te» di Guerre stellari. E anche se fosse solo un saluto irridente, come può un sacerdote «giocare» col nome di Satana? L’ordinanza è un elenco di telefonate, messaggini, e anche intercettazioni ambientali effettuate nella canonica della chiesa del Santo Spirito dove don Riccardo si incontrava con i suoi amici per parlare di «bei ragazzi» e di come avvicinarli. Il contenuto è durissimo, le frasi choccanti. A un ex seminarista, un quarantenne che ha lasciato gli studi teologici per diventare barista e poi croupier, don Riccardo «ordinava » i ragazzini: «Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto» dice. E l’amico risponde: «Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa». La Fiumara, nel ponente di Genova, è uno di quei non luoghi dove un tempo dominavano le fabbriche meccaniche, oggi sostituite da grandi centri commerciali e giardini spelacchiati. La notte è luogo di trattative e di incontri.

    «Problemi di famiglia» «Li voglio giovani—dice don Riccardo — non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia». Li cerca fragili, don Riccardo, ragazzini con famiglie povere, emigrati, «negretti», sui quali esercitare l’autorità dell’uomo adulto e del sacerdote. E impartisce i suoi ordini anche a un marocchino che si muove fra Genova e Milano, con il compito di rifornirlo di cocaina e di ragazzi. L’ex seminarista è ora indagato per prostituzione minorile, il marocchino e un commerciante genovese sono accusati di favoreggiamento nell’ambito dei reati inerenti alla droga. Quella cocaina che don Riccardo avrebbe consumato e usato per pagare prestazioni sessuali: «Mandami quel ragazzo — messaggi all’amico — ho tanta roba ». E quando la cocaina non era disponibile, il sacerdote avrebbe pagato gli incontri con 50 euro, «il solito regalino». L’accusa di violenza sessuale nei confronti del chierichetto si riferisce a un incontro avvenuto in canonica, al termine del quale don Riccardo invia ancora una volta un messaggio all’ex seminarista: «L’ho già baciato in bocca». Lo stesso chierichetto, interrogato, avrebbe confermato l’episodio. In questi giorni gli inquirenti stanno ascoltando a Milano e Genova diversi ragazzi, alcuni minorenni, che avrebbero subito le attenzioni di don Riccardo. Colloqui dolorosi, che si svolgono con l’assistenza dello psicologo. È difficile liberarsi dell’ascendente di un adulto che indossa la tonaca. Don Riccardo non è accusato solo di violenza sessuale, gli è contestata anche l’aggravante di aver agito contro un soggetto «in condizione di inferiorità psichica o fisica».

    «Non posso dire ciò che sono» «Vieni da me, sono solo» scrive sul telefonino a un quindicenne che gli risponde: «Non posso sono a scuola». Don Riccardo: «Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me». Da parte del sacerdote un’ossessiva ricerca di incontri di ragazzi, la necessità di usare un linguaggio scurrile, le confidenze all’amico che gli dice «io sono frocio, non ho alcun problema a dirlo», e lui che risponde: «Beato te». Era davvero questo don Riccardo, questo orco? Lui, dalla cella, ha cercato di negare: «Solo parole ». Una specie di gioco erotico, una doppia personalità che simanifestava quando don Riccardo camminava sul lato oscuro, bestemmiando, comprando cocaina e ragazzi. Il suo legale sta già pensando alla perizia psichiatrica.

    Erika Dellacasa
    17 maggio 2011

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg”

    Parla il teologo: “Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita”
    di RAFFAELE NIRI

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg” Vito Mancuso

    “Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.

    “Per dirlo con una formula: l’importante è mandare avanti la Ditta”. Vito Mancuso è uno che, questi “signori della Chiesa”, li conosce bene. Docente di Teologia all’Università San Raffaele di Milano, editorialista di Repubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L’anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).

    Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: “L’anima e il suo destino” (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così “Disputa su Dio e dintorni” (con Corrado Augias) e “La Vita autentica”. Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo “Le Religioni e le origini del mondo” ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Insomma, vista da vicino che Chiesa è?
    “Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere – e non vogliono proprio ammetterlo – ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione”.

    Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
    “Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell’edificio esistente, piuttosto che l’avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza”.

    Parlava di “scuola quadri”: c’è effettivamente un problema di formazione?
    “Tengono fermo questo semidogma che risale all’undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l’omosessualità non c’entra niente: il problema è la repressione sessuale. L’eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell’individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione”.

    Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
    “Io credo che sia stata un’azione tempestiva, il che non avviene spesso all’interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita”.
    Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
    “In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E’ la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno”.

    Come se ne esce?
    “Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l’importante, per loro, è non contraddirsi mai”.

    (17 maggio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…eberg-16368968/

  • PEDOFILIA, ORDINANZA CHOC, DON SEPPIA AVEVA UN ‘ADESCATORE’

    PEDOFILIA, ORDINANZA CHOC, DON SEPPIA AVEVA UN ‘ADESCATORE’

    (AGI) – Genova, 16 mag. – Don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato per violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, aveva un ‘adescatore’, un giovane spacciatore di droga che procacciava su ‘ordinazione’ ragazzini al parroco, adescandoli nel centro commerciale “Fiumara” di Sampierdarena e nel centro storico.

    E’ un’ordinanza di custodia cautelare choc quella emessa dal gip di Milano Maria Vicidomini che ha disposto l’arresto del parroco della chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente, convalidato stamani dal gip genovese Annalisa Giacalone dopo l’interrogatorio di garanzia, avvenuto nel carcere di Marassi, in cui il sacerdote si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere.

    Don Riccardo Seppia, secondo quanto appreso, si avvaleva dell’aiuto di un pusher nordafricano a cui per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma piu’ giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia” chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che, su di lui, indagavano gia’ da un anno. Sono al vaglio degli inquirenti almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” e che confermerebbero gli assidui rapporti tra don Seppia e altri due spacciatori genovesi, un commerciante di abiti e un croupier dediti all’uso e alla cessione di cocaina. Nell’ordinanza non si fa cenno, tuttavia, dei presunti, conseguenti incontri sessuali con i ragazzini.

    Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltati i ragazzini presunti oggetto degli scambi tra droga e favori sessuali. Da cio’ che emergera’ dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi. Emerge dall’ordinanza inoltre che la violenza sessuale sarebbe consistita in un bacio sulla bocca dato ad un chierichetto sedicenne della parrocchia, con l’aggravante di avere commesso il reato su una persona che gli era stata affidata dai genitori. “Ora e’ fatta, gli ho dato un bacio con la lingua” scriveva in un sms il parrocco ad un suo confidente, un ex seminarista quarantenne residente nella zona di Sestri, che sarebbe stato al corrente di tutti i rapporti del sacerdote.(AGI) Ge1/Mav

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105161…a_un_adescatore

  • E’ sempre molto comodo dare la “colpa” esclusivamente agli altri….

    E’ sempre molto comodo dare la “colpa” esclusivamente agli altri….

    Chi ha accolto don Seppia non sapeva delle sue inclinazioni sessuali? (Mi sembra poco probabile, visto che 6 anni di seminario fanno saltare fuori anche le cose più nascoste!) Chi lo ha ordinato sacerdote non era a corrente della sua personalità? (succede che i vescovi sappiano ma preferiscano tacere o illudersi che tutto vada per il meglio)…
    In quest’ottica non è CASUALE che la Curia non abbia accolto le critiche esposte da un religioso contro don Seppia!! Niente è a caso! Le critiche saranno senz’altro passate di bocca in bocca ma poi qualche persona influente avrà arrestato tutto: “Quieta non movere!”, Non smuovete le cose che paiono tranquille per non sollevare problemi! La solita politica dello struzzo…

    E’ vero che, in alcuni, l’educazione cattolica può sortire risultati apprezzabili ma, nel caso d’un terreno predisposto alla manìa sessuale, un’impostazione moralistica può generare INEVITABILMENTE contraccolpi poco gradevoli. Non sono io a dirlo, potrebbe dirlo qualsiasi psicologo serio: il risultato di un comportamento è sempre dato dalla predisposizione del soggetto e dalle influenze dell’ambiente che lo circonda. In altre parole, è stupido slegare – per scelte di convenienza o di partito preso – un soggetto dal suo ambiente.

    Le argomentazioni di Avvenire, dettate da paura e dal riprovevole fine di non mettersi in questione, possono solo far leva su menti acritiche e deboli. Inoltre sono una testimonianza d’INCIVILTA’ nel modo astioso e polemico in cui rivolgono le critiche. Contribuiscono colpevolmente ad avvelenare un’atmosfera italiana già fin troppo tesa. Non è questo il modo con il quale ci si difende!!

    No! Una volta di più la Chiesa istituzionale si dimostra incapace d’affrontare queste problematiche. Lo abbiamo visto infinite volte: davanti a quest’ordine di problemi se può nasconde e insabbia, se non può scaglia sul solo reietto tutte le colpe pur di uscirne pura e immacolata…. Ma chi ci crede oramai???