Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Città del Vaticano, 9 mag. (TMNews) – Verrà pubblicata prossimamente, forse già nei prossimi giorni, la lettera circolare della congregazione della Dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo sulle linee-guida da seguire di fronte ai casi di pedofilia.

    L’iniziativa era stata preannunciata all’epoca in cui, a luglio scorso, il Vaticano presentò l’aggiornamento delle norme canoniche in materia di abusi sessuali del clero e, più in generale, dei delitti considerati dalla Chiesa eccezionalmente gravi (‘delicta graviora’). L’ex Santo Uffizio, spiegò il portavoce vaticano Federico Lombardi, “sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano”. A novembre, in occasione di una riunione di cardinali che precedette il Concistoro convocato da Benedetto XVI, sull’argomento è tornato il prefetto della congregazione della Dottrina della fede. Il cardinale statunitense William Levada ha offerto in quella sede “un aggiornamento circa la legislazione canonica riguardante il delitto di abuso sessuale sui minori, e ha quindi svolto alcune osservazioni circa la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati. In ciò si è ispirato alle parole del Santo Padre, al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime, e ha parlato della collaborazione con le autorità civili e della necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Infine – sottolineava una nota vaticana – ha informato sul lavoro di preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta”.

    Sul tema della collaborazione con le autorità civili, in particolare, la normativa canonica non prescrive– né vieta – la denuncia la denuncia di un sacerdote pedofilo alle autorità civili da parte di un vescovo o di un qualsiasi uomo di Chiesa a conoscenza di abusi sessuali su minori. Nei mesi scorsi, tuttavia, Benedetto XVI non ha mai mancato di incoraggiare i vescovi a cooperare con la giustizia civile. In assenza di altre indicazioni normative, sul tema fa testo un passaggio contenuto nelle ‘linee-guida’ pubblicate a inizio estate dalla Santa Sede: “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. La frase, ha avuto a spiegare mons. Charles J. Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (il ‘procuratore generale’ della Santa Sede), è stata inserita per “dare il segnale che la confidenzialità dei procedimenti canonici non è mai un impedimento al dovere di denuncia e non va mai a scapito dell’obbedienza alle leggi civili”. Ora, a quanto si apprende, è in procinto di essere pubblicata la nuova lettera circolare, che potrebbe definire meglio anche il rapporto tra giustizia ecclesiastica e giustizia canonica.

  • I parrocchiani si schierano con don Giuliano

    I parrocchiani si schierano con don Giuliano

    “E’ una persona perbene e ha fatto tanto per il paese. Non crediamo a quelle accuse”

    La California (Bibbona), 9 maggio 2011 – “E’ una bufala. Non ci credo. Abito proprio davanti alla chiesa e non mi sono mai accorta di niente. Conosco don Giuliano e queste accuse che gli sono state rivolte mi sembrano impossibili. Lui deve andare avanti come sempre”: così dice la signora Eugenia, di nazionalità moldava, in Italia da tanto tempo.

    Da otto abita in via Mascagni, alla California, una villetta proprio davanti alla chiesa parrocchiale. Don Giuliano Giovannini è al centro di una vicenda scabrosa, senza alcun risvolto penale, un presunto festino gay sul quale dovrà fare chiarezza la Congregazione Pro Doctrina Fidei Tribunal, l’organismo della Curia Romana incaricato di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica.

    Una vicenda scabrosa tutta da chiarire (nei confronti del parroco non c’è nessun provevdimento) nata dalla testimonianza di Paolo Chiassoni, 44 anni, fiorentino, che ha raccontato una vicenda personale. E Salvatore, titolare della lavanderia in via Mascagni, aggiunge: “Don Giuliano è una persona per bene. Per come lo conosciamo noi tutta questa storia ci sembra molto strana. Anzi, impossibile”. E la moglie: “I parrocchiani hanno un bel rapporto con lui. Non ci credo”.

    Insomma il paese è schierato con lui, con don Giuliano, con il parroco che non manda a dire le cose, che ha modi spicci e schietti. In paese di questa storia se ne parla con riservatezza, ma se ne parla. Come accade al bar e anche lì tutti schierati a difesa del parroco “Lo conosco. E’ una persona perbene che ha ha fatto bene ai cittadini e al paese. Si è impegnato per la casa di riposo, per gli anziani. Ce ne fossero di preti come lui”, dice a granvoce Vinicio Pacini; e alla sua testimonianza si aggiunge quella di Iuri Nassi: “Ha un carattere particolare, le cose le dice in faccia. Lo conosco da quando avevo 17 anni. Ora ne ho 40 anni. Dice pane pane e vino al vino”. Insomma un coro di fans per il parroco.

    Continua il signor Raffaele: “Se conosco don Giuliano? certo, mi ha sposato. E’ un carattere particolare, va diretto alle cose. Non vuole confusione e anche alla Messa se qualcuno ha un comportamento che non va bene lo dice. Mia figlia ha 12 anni, fa catechismo e non mi ha mai detto niente; mia moglie è una catechista. Insomma non credo alle accuse che gli sono state mosse”. E lascia intendere, Raffaele, che forse don Giuliano è stato attaccato perché è una persona scomoda.

    Ma qualcuno non fa parte del coro dei difensori: “Mio figlio non ha fatto la prima Comunione e la Cresima — dice la signora Cristina — perché non mi piacciono i suoi modi arroganti. Nei confronti di mio figlio ha avuto atteggiamenti prepotenti: io ho coraggio di dire queste cose. Altri invece hanno paura. Io sono una persona credente, mio figlio è stato battezzato, ma quando siamo arrivati qui, perchè siamo originari di Torino e abitiamo a La California da 4 anni, nonostante mio figlio a scuola frequenti l’ora di religione ho dovuto smettere di mandarlo a catechismo. Don Giuliano non ha le doti per fare il prete, non è coerente con l’abito che indossa. E non sono la sola ad avere perplessità verso di lui”.

    Chiuse un giovane che vuol restare anonimo, anche lui perplesso: “La spiaggia che frequenta non è adatta all’abito che indossa e alcuni atteggi”.

    http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/20…_giuliano.shtml

  • Libero il prete accusato di pedofilia. Per lui campane a festa

    Libero il prete accusato di pedofilia. Per lui campane a festa

    Grande festa a Turano per la fine dei domiciliari di Don Peretti

    Don Giuseppe Peretti, l’anziano parroco toscano accusato di pedofilia è stato liberato dagli arresti domiciliari. Una notizia accolta con enorme gioia nella sua parrocchia di Turano, che già si era distinta quando il caso era esploso per l’enorme solidarietà manifesta al suo sacerdote.

    FINE DEI DOMICILIARI – La liberta’ sono i pochi passi che dividono la canonica dalla chiesa. Don Giuseppe Peretti e’ tornato a percorrerli ieri sera, dopo due settimane di arresti domiciliari con l’accusa di aver molestato due ragazzine. I suoi parrocchiani di Turano, piccola frazione di Massa (Massa Carrara), lo hanno aspettato sulla soglia, per accoglierlo con abbracci, strette di mano e campane suonate a distesa. Che quel prete ottantatreenne possa aver approfittato di due adolescenti non ci credono proprio.Per don Peretti le porta della canonica, dove ha trascorso i domiciliari, si erano chiuse il 23 aprile, alla vigilia di Pasqua. Quel giorno gli agenti della squadra mobile gli hanno notificato l’ordine di custodia cautelare. Ad accusarlo sono due ragazzine di 15 e 16 anni, romene. Secondo la polizia, erano state costrette a prostituirsi dai fidanzati, anch’essi romeni e adesso in carcere. Agli investigatori, le due avevano fatto i nomi dei clienti – un extracomunitario di 68 anni e un gelataio, entrambi ancora ai domiciliari – e di don Peretti. Il prete avrebbe rivolto strane attenzioni – carezze e palpeggiamenti – alle due ragazzine, in cambio di qualche decina di euro e di un po’ di cibo. ‘Erano gesti fraterni e di carita’ – sostiene il difensore del parroco, Giacomo Bugliani – fraintesi da chi, purtroppo, nella vita e’ stato abituato solo ad altre attenzioni’.

    SCARCERATO CON FESTA – Ieri, dopo l’incidente probatorio, il gip di Genova ha scarcerato don Peretti. Che, una volta arrivato a Turano, ha subito raccolto i fedeli in chiesa: ‘E’ stata una croce pesante da sopportare’, ha detto dall’altare. Oggi per il sacerdote e’ stata una giornata ‘quasi’ normale. Ha portato la comunione agli infermi, ha passato qualche ora nella sua stanza. ‘Sono distrutto da questa vicenda, che si basa su fandonie, solo su fandonie’, si e’ sfogato. Le ragazzine ‘sono pilotate: dietro hanno persone che le costringono a fare quello che fanno’. Eppure, durante l’incidente probatorio, loro lo hanno riconosciuto: ‘Io no – ribatte il prete – Pero’ e’ vero che in canonica vengono tante persone e io dono soldi a tutti. Ma quei visi non mi dicono niente’. E poi c’e’ quel racconto fatto agli investigatori: ‘Hanno detto che ogni tanto andavano dal prete, che gli dava 10 o 15 euro – spiega il sacerdote – Puo’ darsi, lo faccio, e’ la carita’. E questa e’ la ricompensa? Hanno parlato di strane carezze. Ma quali carezze?’. In questi giorni di arresti domiciliari ‘ho pregato e sofferto moltissimo – spiega il sacerdote – I parrocchiani mi sono stati vicino. Tutti mi abbracciano, mi stringono. Ci sono persone che non frequentano la chiesa e che volevano organizzare una fiaccolata per me. Stasera ci saranno una messa e un incontro: ringraziero’ tutti uno ad uno, diro’ che li porto nel cuore’. Poi, singhiozzando: ‘Porto la croce sulle spalle, solo per dei gesti di carita’. (ANSA).

    http://www.giornalettismo.com/archives/124…ampane-a-festa/

  • Milazzo (ME). Ragazza 17enne denuncia prete per molestie in sacrestia, Manomorta ecclesiastica

    Milazzo (ME). Ragazza 17enne denuncia prete per molestie in sacrestia, Manomorta ecclesiastica

    Messina (05/05/2011)

    Prete accusato da una diciassettenne di averla molestata sessualmente Anche la Curia sta valutando la veridicità di quanto denunciato

    Leonardo Orlando
    Milazzo
    La Settimana Santa, appena conclusa, vissuta nella parrocchia di una frazione dell’opulenta Piana di Milazzo, è stata turbata da un episodio che avrebbe visto protagonisti – su opposti versanti – un giovane parroco di campagna e una dicassettenne parrocchiana, presunta vittima di una molestia a sfondo sessuale. La vicenda, denunciata dai genitori della ragazza ancora minorenne e che ha turbato non poco la serenità dei parrocchiani, è adesso al vaglio dell’Autorità giudiziaria, tanto che nei giorni scorsi tanti sono stati visti sfilare dinanzi agli inquirenti chiamati a verificare le accuse mosse dalla ragazza, sul comportamento che sarebbe stato tenuto dal reverendo nella sacrestia della piccola chiesa di cui è il pastore.
    Più che allo sceneggiato televisivo “Uccelli di rovo”, la storia che ha oramai preso una piega giudiziaria assomiglia alle vicende del prete descritto in un film di Carlo Verdone, “Un sacco Bello”. E in un clima di festa si sarebbe verificato quanto denunciato dalla ragazza che non ha esitato ad informare subito i suoi genitori. Secondo il racconto della giovane, conosciuto oramai da tutti i parrocchiani, il prete durante un pomeriggio trascorso in sacrestia assieme ad altri giovani avrebbe palpeggiato i glutei della ragazza, ancora diciassettenne. La reazione della giovane non si è fatta attendere. Dopo essersi rifugiata dalle amiche in uno degli ambienti della stessa sacrestia, dove è stata colta da una crisi di pianto, si è recata dai genitori. Tornata a casa ha informato dell’accaduto mamma e papà, tanto che lei stessa assieme ai genitori, è tornata in sacrestia dove ad aprire la porta è stato lo stesso reverendo che avrebbe subìto la reazione della ragazza.
    Poi la denuncia e l’avvio delle indagini da parte della Procura di Barcellona, dove la vittima ha potuto raccontare la sua versione e indicato come testimoni una sfilza di fedeli che nei pomeriggi che hanno preceduto la Santa Pasqua si erano ritrovati nei locali della parrocchia, teatro della vicenda. Ed i parrocchiani della Piana si sono suddivisi in colpevolisti e innocentisti, tra coloro che ritengono il parroco al di sopra di ogni sospetto e tra quelli che invece hanno avanzato riserve sulla vicenda che di giorno in giorno si propaga sempre di più negli ambienti, non solo religiosi, ma anche dei giovani essendo la presunta vittima una ragazza di appena 17 anni.
    Intanto, la Curia sta valutando la veridicità dei fatti e ha ascoltato la famiglia della ragazza. Il reverendo tra l’altro fino allo scorso anno ha anche rivestito un incarico istituzionale pubblico dal quale si è poi dimesso in quanto ha denunciato gravi minacce per la sua incolumità fisica, tanto da avere presentato dettagliate denunce all’Autorità giudiziaria che, dopo le verifiche necessarie, sono state archiviate perché non sono emersi gli elementi necessari per individuare un giovane col capo coperto da casco che avrebbe proferito minacce all’indirizzo del prete per indurlo a compiere atti amministrativi contro la sua volontà. Adesso il giallo della violenza che vedrebbe testimoni gli stessi parrocchiani della Piana, culla di una ricca agricoltura e del vivaismo.

  • Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    L’arma in più dei pedofili si chiama prescrizione  Mer, 04/05/2011 – 09:30

    Federico Tulli

    IL CASO. In Italia i termini temporali entro cui è possibile denunciare un abuso sono troppo brevi. La vicenda delle vittime di don Cantini e la mancata ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Violentare decine di bambine per oltre 20 anni, essere denunciato e considerato colpevole in base a prove e testimonianze inoppugnabili. E farla franca. In Italia è possibile, grazie alla brevità dei termini di prescrizione previsti per gli abusi “sessuali” (10 anni) e all’inerzia del Parlamento. Il caso dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini, autore di violenze su alcune minorenni di età compresa fra i 10 e i 17 anni, per il quale lunedì scorso il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Paolo Canessa, riaccende i riflettori su di un nodo irrisolto nella difficile battaglia contro la pedofilia.

    Gli ultimi abusi denunciati dalle vittime risalgono al 1993 e questo mette al riparo da un’azione penale Cantini. Il quale nel frattempo è stato spretato dalla curia fiorentina. Della necessità di rivedere i termini di prescrizione si è molto parlato sulla scia degli scandali che hanno colpito la Chiesa cattolica di mezza Europa tra il 2009 e il 2010, quando il governo italiano rappresentato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha ospitato la cerimonia di presentazione della campagna anti-pedofilia lanciata dal Consiglio d’Europa.

    In quella occasione, era il 29 novembre 2010, Carfagna assicurò che anche il nostro parlamento «nelle prossime settimane» avrebbe ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso “sessuale”. Il testo di legge contiene tra le altre misure, il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, l’introduzione del reato di apologia della pedofilia, e l’inasprimento delle pene.

    Da quel giorno più che settimane sono passati mesi (per la precisione, sei), ma la norma è arenata alla Camera senza che nessuno sappia dire quando riprenderà l’iter di approvazione. Considerando la particolare ferocia del reato e, sopratutto, le conseguenze a livello psichico che subisce la vittima di un ’abuso, da tempo è in atto in Europa una campagna per l’eliminazione di qualsiasi termine di prescrizione per questo crimine. Non sono affatto rari i casi in cui chi ha subito una violenza in tenera età impieghi anni, se non decenni (come nel caso delle donne abusate da don Cantini), a vincere vergogna, sensi di colpa, diffidenza dei familiari e dell’ambiente in cui vive prima di rivolgersi a uno specialista o all’autorità giudiziaria per raccontare quanto subito.

    In Italia, grazie alla cosiddetta ex Cirielli la prescrizione per il reato di “pedofilia” (termine tuttora assente dal nostro codice penale) fu abbassata da 15 a 10 anni. Altrove l’approccio istituzionale è ben diverso. Ad esempio, in Germania, la pressione dell’opinione pubblica e la notevole sensibilità del governo di Angela Merkel ha fatto sì che dopo gli scandali scoppiati in numerosi istituti scolastici del Paese retti da gesuiti venisse approvata il 23 marzo scorso un disegno di legge che prevede un allungamento dei tempi di prescrizione delle responsabilità civili per questi reati da tre a 30 anni. Una misura inevitabilmente destinata a rafforzare la posizione delle vittime nelle procedure penali relative a questi casi.

    Di notevole importanza sono, almeno sulla carta, anche le Nuove norme approvate a maggio 2010 in Vaticano da Benedetto XVI, che fanno scattare la prescrizione dopo 20 anni dal compimento della maggiore età del minore «con» cui il «chierico» ha compiuto l’atto “sessuale”. Infine, il 27 aprile scorso, la Conferenza episcopale cilena a fronte del clamoroso “caso Karadima” (sacerdote ottuagenario molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile), ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione.

  • FIRENZE: LE OMISSIONI DELL´ALLIEVO MANIAGO E QUELLA NOTTE A LUCI ROSSE IN SAGRESTIA

    FIRENZE: LE OMISSIONI DELL´ALLIEVO MANIAGO E QUELLA NOTTE A LUCI ROSSE IN SAGRESTIA

    L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago.
    martedì 03 maggio 2011-la Repubblica – Firenze

    Firenze – L´inchiesta penale sugli abusi nella parrocchia della Regina della Pace deve fermarsi. Ma la questione morale resta dolorosamente aperta e investe anche il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, che di don Lelio Cantini è stato l´allievo più amato e più brillante. Scrive il gip Paola Belsito: «Restano cristallizzate nel fascicolo processuale le tante testimonianze di sopraffazione, di violenze fisiche e morali, di umiliazioni… Testimonianze che raccontano di un clima terribile, pesante, tetro, autoritario, blasfemo… perdurato per tantissimi anni». Un clima nel quale don Cantini, «approfittando evidentemente del suo carisma, della sua notevole capacità di imbonire,… riuscì a far credere a molti di essere il “Signore”». Mentre Rosanna Saveri, la perpetua, «otteneva potere ed obbedienza dichiarandosi la “Madonna”, colei che aveva le visioni».

    A questa realtà di abusi fisici e morali, il vescovo Claudio Maniago avrebbe potuto porre fine, sostengono i magistrati. A lui si erano rivolti i suoi ex compagni di parrocchia, a lui avevano chiesto di intervenire. «I fatti che riguardano don Cantini sono stati per me fonte di sconvolgimento, anzi di interiore sbigottimento», dichiarò il vescovo ausiliare il 13 ottobre 2008. Ma tre anni prima, secondo le accuse, aveva invitato un ex parrocchiano a «lasciar perdere» con le sue denunce contro il sacerdote, «aggiungendo che il tutto si poteva ritorcere contro le vittime con conseguenze negative per loro, in quanto svolgevano attività professionali legate alla diocesi». «Velate minacce», le definisce il gip. Non punibili, tuttavia, perché non è stata presentata denuncia.

    Stessa sorte per il racconto di un testimone che nell´aprile 2007, dopo aver visto su Repubblica una foto di gioventù di Claudio Maniago, fu certo di riconoscerlo come il protagonista («il padrone») di una serata sado-maso organizzata nel 1996 da alcuni sacerdoti nella sagrestia di una chiesa non lontana da Cecina. Una serata così sconvolgente che l´uomo, che pure aveva messo un annuncio nella rubrica di incontri sado-maso di una rivista gay, a un certo punto disse basta e fuggì. Il sacerdote che aveva risposto al suo annuncio lo contattò dopo qualche giorno, offrendogli del denaro. Nell´ottobre 2007 i carabinieri del Ros hanno trovato la documentazione bancaria relativa al bonifico bancario di 4 milioni di lire, «proveniente proprio da un conto intestato “parrocchia per contributo” e ricevuto, sempre a dire del testimone, al fine di facilitare una sorta di “tacitazione” per gli abusi da lui subìti». I magistrati ritengono che il testimone sia credibile. Ma anche in questo caso la giustizia deve fermarsi perché l´uomo, pur sostenendo di aver subìto violenze, non ha mai presentato querela.

    «Né d´altronde – scrive il pm Paolo Canessa – il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, chiamato esplicitamente in causa dal testimone, risulta aver presentato, a sua volta, alcuna denuncia per calunnia per i fatti addebitatigli». Obietta l´avvocato Valerio Valignani, che assiste monsignor Maniago: «E´ una storia falsa. Ma il testimone parlava di un rapporto fra adulti, non riferiva alcun reato. Come poteva il vescovo presentare una denuncia per calunnia?». Quanto alle «velate minacce» agli ex amici di parrocchia, l´avvocato sostiene che più probabilmente si trattava di inviti alla prudenza: «Tanto erano minacce che i parrocchiani non si sono fermati». Di fronte al silenzio della Curia si sono rivolti al Vaticano (senza esito) e infine alla stampa. E soltanto allora, finalmente, sono stati ascoltati.

    www.gaynews.it/view.php?ID=86688

    Firenze, 3 mag. – (Adnkronos) – ”Presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, dove sono arrivate lettere di denuncia, non c’e’ nessun fascicolo aperto sul Vescovo ausiliare di Firenze e il fatto che monsignor Maniago sia ancora al suo posto e’ un segnale evidente che il suo mandato mantiene tutta la sua validita”’. Lo si legge in un editoriale sul settimanale dei vescovi toscani, ‘Toscanaoggi’, in merito a quanto scritto da qualche giornale fiorentino, che oggi parlava di indagini a carico del vescovo ausiliare di Firenze, monsignor Claudio Maniago, da parte della Congregazione della Dottrina della Fede.

    ”Di tutto quello che e’ emerso in questi giorni, la cosa che merita davvero attenzione – si legge nell’editoriale che riflette la posizione della Curia fiorentina – e’ la voce delle vittime, che chiedono ascolto dalla Chiesa e invocano un ‘gesto di accoglienza e di pacificazione’. A questo riguardo bisogna ricordare (e anche le vittime lo hanno sottolineato in questi giorni) che l’arcivescovo Giuseppe Betori ha gia’ avuto su questa vicenda parole chiare e forti”, in riferimento alle vittime dell’ex sacerdote don Lelio Cantini, condannato per abusi sessuali su minori.

    03/05/2011

  • Don Cantini, violenze provate  ma tutti prescritti i reati di pedofilia

    Don Cantini, violenze provate ma tutti prescritti i reati di pedofilia

    Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma i reati prescritti. E’ l’ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi. Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17 anni: si è trattato di “abusi sessuali gravi” “protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni ’90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.

    Canessa ricorda le “denunce fatte nel tempo” – anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli – ma sostiene che da parte delle autorità religiose ci sono stati “comportamento apparentemente omissivo” e “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria”.

    Il pm ha inoltre precisato che “le condotte apparentemente omissive” delle “autorità religiose che, pur in presenza di reati, non hanno ritenuto doveroso ricorrere alla competente giustizia penale, pur nella loro apparente gravità, non appaiono censurabili non essendo previsto a loro carico, al di là dell’evidente obbligo morale quantomeno nei confronti delle vittime, alcun obbligo giuridico sanzionabile di denuncia dei fatti a loro noti”.

    “Neppure perseguibile” ha aggiunto ancora Canessa nel provvedimento “appare infine il comportamento addebitato” da alcuni testimoni “al vescovo ausiliario Claudio Maniago” che “avrebbe minacciato ‘conseguenze negative per le loro attivita’ professionali legate alla diocesì a quelle vittime che manifestavano la volontà di ottenere comunque giustizia”.Il pm ha precisato che non essendo stata presentata querela il reato non è perseguibile.

    Il magistrato ha quindi spiegato nel medesimo provvedimento che non era possibile procedere contro il vescovo ausiliario di Firenze Claudio Maniago per  abusi sessuali da parte sua e di alcuni altri sacerdoti denunciati da un giovane toscano che ha dichiarato di aver subito violenze nel 1996 all’interno di una parrocchia sulla costa livornese. Sebbene siano stati trovati dei riscontri al racconto del testimone, non è stato possibile procedere contro il vescovo Maniago per mancanza di querela, “in quanto” l’uomo che raccontò l’episodio al pm “nè all’epoca dei fatti nè tantomeno tardivamente, all’epoca della sua spontanea presentazione al pm, aveva comunque presentato alcuna richiesta di punizione di chicchessia per gli abusi sessuali subiti”.

    Il pm fa peraltro notare che il vescovo ausiliario di Firenze “chiamato esplicitamente in causa, non risulta aver presentato, a sua volta, alcuna denuncia per calunnia per i fatti addebitatigli”.
    (02 maggio 2011)

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/05/02/news/don_cantini_violenze_provate_ma_tutti_prescritti_i_reati_di_pedofilia-15676111/

     

  • Don Cantini, violenze provate ma tutti prescritti i reati di pedofilia

    Don Cantini, violenze provate ma tutti prescritti i reati di pedofilia

    Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma i reati sono prescritti. E’ l’ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi.

    Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17 anni: si è trattato di “abusi sessuali gravi” “protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni ’90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.

    Canessa ricorda le “denunce fatte nel tempo” – anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli – ma sostiene che da parte delle autorità religiose ci sono stati “comportamento apparentemente omissivo” e “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria”. 

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/…filia-15676111/

  • Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Solidarietà la diocesi si dice sconcertata e difende il prete accusato di molestie

    Massa, 29 aprile 2011 – UNA DIFESA di don Giuseppe Peretti senza se e senza ma. A quasi una settimana di distanza dall’esplosione del caso di baby prostituzione che ha visto finire agli arresti domiciliari il parroco di Turano, che ha 83 anni, il noto gelataio di piazza Stazione Guerrino Della Bona, 67 anni, e un custode di nazionalità marocchina Mohammed Ouardi, 60 anni, la Diocesi apuana intierviene ufficialmente sulla vicenda con una lunta nota.

    «La Chiesa di Massa Carrara – Pontremoli — inizia il comunicato — , sconcertata dalla notizia che ha visto, proprio alla vigilia della Pasqua di Resurrezione del Signore, un proprio sacerdote sottoposto, per ordine dell’Autorità giudiziaria, agli arresti domiciliari, esprime a don Giuseppe Peretti i sentimenti della propria cristiana solidarietà. E’ al suo fianco nella preghiera e nella certezza che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta e che egli potrà ritornare alla guida della comunità di fedeli, alla quale da tanti anni dedica il suo impegno sacerdotale con dedizione e partecipazione».

    LA CHIESA di Massa Carrara – Pontremoli inoltre «confida nella capacità della Magistratura ed ha fiducia nella serietà e nella professionalità degli inquirenti. Auspica che la vicenda possa concludersi nel più breve tempo possibile e con la dichiarazione della piena estraneità ai fatti di don Peretti, da tutti conosciuto come sacerdote attento ai bisogni dei più deboli, a fianco degli emarginati, pronto a battersi per chi ha necessità ed ad offrire loro il suo sostegno, sia spirituale che materiale. Proprio questo suo modo di essere lo ha da sempre posto in prima linea a fianco degli altri, sia come parroco, sia come docente di religione o come sacerdote attento ai problemi dei carcerati ospiti nella casa di detenzione prossima alla sua parrocchia».

    INFINE la Chiesa di Massa Carrara – Pontremoli «ritiene doveroso evidenziare come le vicende di questi giorni, che tanto clamore stanno destando negli organi di informazione e, loro tramite, nell’opinione pubblica, non siano estranee ai rischi di chi è solito operare in prima linea sul fronte delle marginalità. Chi si impegna nella solidarietà, chi, per scelta e per missione, è solito aprire la porta di casa a quanti hanno bisogno, senza guardare chi essi siano, sa di correre dei rischi. Ma l’accoglienza, per la Chiesa e per il cristiano, è impegno ineludibile. Demanda ad un ruolo che non consente né mezze misure, né lascia troppo spazio a comportamenti di autodifesa che possono nuocere a quella missione di carità che, attraverso le mille forme dell’assistenza, passano attraverso le strutture diocesane, le parrocchie, le associazioni caritative, i singoli cristiani».

    «LA SOLIDARIETÀ — conclude la Diocesi — si esplica in atteggiamenti non in linea con i metodi di una società che vuole cercare nelle cose e nelle esperienze di vita o nei gesti delle persone non il segno della carità, ma gli effetti di un’etica del profitto, dove ciò che accade è esclusivamente frutto di un prezzo che si è pagato o si deve comunque pagare. Ma questi atteggiamenti non possono né devono essere confusi con forme morbose di molestia e, tanto meno, con ipotesi di reato».

    http://www.lanazione.it/massa_carrara/cron…onosciuta.shtml

  • Diocesi solidarizza con prete arrestato per pedofilia

    Diocesi solidarizza con prete arrestato per pedofilia

    28 apr. Lunga lettera della Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli in solidarietà a Don Giuseppe Peretti, il parroco di Turano (frazione nel comune di Massa) agli arresti domiciliari per molestie sessuali contro due romene minorenni.

    «Le vicende di questi giorni, che tanto clamore stanno destando negli organi di informazione e nell’opinione pubblica – scrive la Diocesi – non sono estranee ai rischi di chi è solito operare in prima linea sul fronte delle marginalità. Ma questi atteggiamenti non possono nè devono essere confusi con forme morbose di molestia e, tanto meno, con ipotesi di reato». La Chiesa di Massa Carrara-Pontremoli si dichiara «sconcertata dalla notizia che ha visto, alla vigilia della Pasqua un proprio Sacerdote sottoposto, per ordine dell’ autorità giudiziaria, agli arresti domiciliari», ma anche certa «che la sua innocenza verrà al più presto riconosciuta, confidando nella capacità della Magistratura e nella professionalità degli inquirenti»