Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova -(Adnkronos/Ign) – Le ipotesi di reato per il sacerdote del Santo Spirito a Sestri Ponente sono di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti. Il presidente della Cei ha officiato la messa al suo posto: “E’ stato un fulmine a ciel sereno”. La decisione dell’esonero dagli atti sacramentali presa in “via cautelativa”

    Genova, 14 mag. – (Adnkronos/Ign) – Don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato dai carabinieri dei Nas di Milano con le ipotesi di reato di pedofilia e cessione di stupefacenti. Il reato sarebbe stato compiuto a Genova. Il Nas di Milano ha eseguito l’operazione coordinato dal comando di Roma. Il parroco ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito dal 1996.

    “Le ipotesi di reato contestate, – si legge sul comunicato della Curia genovese – che andranno opportunamente verificate dalla competente Autorità giudiziaria, attengono comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti”.

    Il cardinale ha deciso per don Seppia la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale e la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali.”Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo – spiega il cardinal Bagnasco che ha officiato la messa stasera al suo posto – è necessario, seppure in modo cautelativo, in attesa dell’ accertamento delle cose”. ”Come da un fulmine a ciel sereno – ha detto il cardinale – , siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri”. Il cardinale ha espresso “sconcerto e dolore per quanto accaduto”. “E’ trascorso circa un anno dalla visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia – ha detto il cardinale – e ricordo l’impressione di una comunità viva e serena. Oggi, non è solo questa comunità a essere ferita, ma l’intera chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate”.

    L’Arcivescovo Bagnasco, aggiunge un comunicato della Curia genovese, manifesta “piena fiducia nell’operato della magistratura, fraterna vicinanza alle eventuali vittime e ai familiari, rinnovata solidarietà alla Comunità cristiana così dolorosamente provata. Per tutti prega perché il Signore illumini e conforti”.

    Pedofilia, la rete di don Riccardo Nell’inchiesta tre nuovi indagati
    C’è anche un ex seminarista 40enne. Prima notte in cella

    GENOVA – «Poiché il Signore nella sua infinita bontà versa olio sulle ferite, oggi siamo qui per ordinare due nuovi diaconi» così ieri il cardinale di Genova Angelo Bagnasco si è rivolto ai fedeli in cattedrale: la ferita è quella inferta dall’arresto venerdì sera di don Riccardo Seppia, accusato di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il ragazzino che sarebbe stato vittima delle attenzioni di don Riccardo è un frequentatore della parrocchia del Santo Spirito a Sestri Ponente. E i dispiaceri per l’arcivescovo di Genova – che oggi sarà ricevuto dal Papa in vista dell’assemblea della Cei – non sembrano finiti. L’inchiesta che ha portato in carcere don Riccardo, sacerdote cinquantenne sulla cui moralità – passato il primo momento di sconcerto – in molti ora dichiarano di aver nutrito sospetti, promette di allargarsi. Gli indagati sono al momento altri tre, fra questi un ex seminarista quarantenne al quale sarebbe contestata la prostituzione minorile, l’uomo avrebbe scambiato con don Riccardo messaggini molto espliciti su incontri sessuali con ragazzi.

    La chiesa del Santo Spirito a genova (Ansa)

    Gli altri sono un commerciante trentenne del quartiere di Sestri Ponente e un milanese. Intercettazioni telefoniche e un fitto traffico di messaggini legano questi quattro uomini: «È proprio un bel ragazzo. Me lo …» scrive don Riccardo e, a proposito di un altro giovane: «Mi piacerebbe … ma lui non ci vuole stare». Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell’ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c’è il solito regalino». Il regalino era cocaina – secondo l’accusa – che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e saune e con la quale pagava prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. «Un pendolare del sesso e della droga» lo descrive un investigatore. Da quanto tempo don Riccardo aveva adottato questo stile di vita? Un suo vecchio parroco, a Recco, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent’anni fa – ha detto – avevo già messo in allarme la Curia. Ma ben più recentemente don Riccardo avrebbe chiesto aiuti economici ad altri religiosi (le serate a base di cocaina dovevano essere costose), e a qualcuno avrebbe addirittura confessato i suoi incontri con ragazzini. Dove porterà questa inchiesta? Almeno quattro nuclei familiari con adolescenti sono già stati ascoltati dai carabinieri come testimoni, diverse voci registrate nelle conversazioni telefoniche con don Riccardo non sono state ancora identificate. Quella che i carabinieri dei Nas stanno cercando di ricostruire è una rete di prostituzione, anche minorile, e di cocaina.

    Intanto don Riccardo, in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori. Ha passato una prima notte «abbastanza tranquilla», dice il direttore del carcere, ma è controllato a vista perché si temono episodi di autolesionismo. Oggi lo visiterà uno psicologo. In mattinata, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, sarà ascoltato dal magistrato per l’interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

  • Toccamenti in chiesa, condannato a 2 anni prete salesiano

    Toccamenti in chiesa, condannato a 2 anni prete salesiano

    venerdì 13 maggio 2011 14:3:33

    FOGGIA – E’ stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale don Nicolangelo Rossi, il prete salesiano di 79 anni originario di Pesco Sannita (in provincia di Benevento). I fatti risalgono al 2006, quando quattro bambine raccontarono di essere state toccate nelle parti intime dal viceparroco della chiesa del Sacro Cuore Gesù di Foggia nel confessionale. Il giudice monocratico del tribunale di Foggia, Antonio Diella, ha accolto in parte le richieste del pm Vincenzo Bafundi che aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione, così come gli avvocati delle famiglie delle bambine Michele Vaira, Michele Sodrio e Sergio Cangelli. (Fg/02)

    www.ilgrecale.it/news/2011/toccamen…esiano-3796.asp

  • Usa, studio commissionato da Chiesa: “Pedofilia clericale colpa della rivoluzione sessuale”

    Usa, studio commissionato da Chiesa: “Pedofilia clericale colpa della rivoluzione sessuale”

    Secondo uno studio dei ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, la pedofilia diffusa nel clero negli Usa non sarebbe causata dal celibato o dall’omosessualità dei sacerdoti, ma dal clima culturale libertario degli anni Sessanta e Settanta. A sostenerlo, una ricerca intitolata The Causes and Context of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests in the United States, 1950-2010, che segue uno studio su natura e portata della questione, uscito nel 2004.
    La ricerca è stata commissionata dalla Confederazione dei vescovi americana, dal National Institute of Justice e dal Dipartimento di Giustizia. Costata in tutto 1,8 milioni di dollari e iniziata nel 2006, si basa su dati forniti dalle diocesi e dagli ordini religiosi. Lo studio, anticipato dal New York Times*, ha rilevato che la maggior parte degli abusi scoperti in quel periodo si è verificata tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, con un calo nel periodo successivo. Sarebbe stato quindi “l’effetto Woodstock” a favorire le violenze, considerata anche la lacunosa formazione dei sacerdoti di quegli anni e lo spaesamento del periodo.
    La ricerca difende di fatto la Chiesa, sostenendo che non sarebbe stato possibile scoprire in anticipo i preti pedofili, perché non avrebbero particolari “caratteristiche psicologiche”. Solo il 5% dei sacerdoti che hanno commesso violenze dovrebbero essere definiti “pedofili” in senso psichiatrico, gli altri sono piuttosto “efebofili”. Inoltre, viene smentita la correlazione omosessualità-pedofilia, poiché si fa notare che nonostante l’aumento di sacerdoti gay dalla fine degli anni Settanta i casi di abusi sono diminuiti. Le vittime sono soprattutto bambini perché i sacerdoti frequentavano di più i maschi, piuttosto che le femmine, in ambienti come oratori o scuole. Si fa notare inoltre che il problema pedofilia è peggiorato quando la Chiesa, invece di denunciare gli scandali, ha optato per l’insabbiamento.
    Lo studio lascia però dubbi su alcuni aspetti della metodologia e sulle definizioni, attirando soprattutto le critiche delle associazioni delle vittime di abusi da parte di preti. Ad esempio, per la scelta di definire nello studio “preadolescenti” i bambini fino ai 10 anni, mentre l’American Psychiatric Association alza la soglia fino ai 13: con questo accorgimento, il numero di vittime effettive cala sensibilmente.
    * http://www.nytimes.com/2011/05/18/us/18bis…gewanted=1&_r=1
    Valentino Salvatore

    http://www.uaar.it/news/2011/05/19/usa-stu…zione-sessuale/

  • La Chiesa del peccato

    La Chiesa del peccato

    Segnaliamo La Chiesa del peccato (Castelvecchi tazebao), nel quale il giornalista e scrittore Paolo Pedote racconta le vere storie di abusi accaduti in Italia, raramente arrivati agli “onori” della cronaca con più di un trafiletto d’agenzia. Ne emerge una sequenza raccapricciante di episodi scandalosi che lasciano intravedere un mondo oscuro, che si cela nelle canoniche, nelle sagrestie, nei seminari e negli oratori, dominato da una mentalità medioevale e sessuofobica in grado di alimentare ogni genere di crimine, perversioni e sofferenze. Un mondo con il quale la nostra società si ostina a non voler fare i conti.


    Dall’introduzione:
    Celibato e pedofilia

    Sembra però che il clamore mediatico sugli scandali della pedofilia, coperti dalla Chiesa, stia producendo effetti a catena, anche e soprattutto dentro la Chiesa stessa e i suoi più illuminati ministri. Reazioni che fino a soli pochi anni fa erano impensabili, proprio come la messa in discussione del tabù del celibato in seno alla comunità sacerdotale.
    Il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, nell’analizzare tutte le ipotetiche cause dei numerosissimi abusi per il mondo, indica un percorso di analisi molto interessante: se da un lato la formazione dei preti, nella peculiarità dei luoghi e nelle situazioni, può contribuire alla predisposizione di certe tendenze, anche gli strascichi della rivoluzione sessuale avviata nel 1968 e il celibato sono due elementi di cui è necessario tener conto.
    In sostanza, l’Arcivescovo per la prima volta pone una relazione tra il concetto e la pratica della castità e la sua infrazione. Come dire: se l’essere umano in genere è anche esperienza del corpo sessuato e a questo non si dà la possibilità di esprimersi, succede un po’ come un fiume che durante la piena non trova canali adeguati per smaltire l’acqua in eccesso.
    Gerhard Mueller, vescovo di Ratisbona, protagonista dell’operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali perpetrati in Germania da religiosi ai danni di minori, non è affatto della stessa opinione:
    “Una stupidaggine pensare che all’origine degli abusi sessuali ci sia il celibato.”
    Se però si confrontano le statistiche dei casi di pedofilia riguardanti i preti cattolici, con quelli di ortodossi o di pastori di altre chiese, come quelle protestanti – che per l’appunto non hanno l’obbligo del celibato – e che quindi possono costruirsi una famiglia e conseguentemente un’equilibrata vita affettiva, le differenze saltano subito all’occhio e si può osservare come il problema degli abusi sessuali riguarda unicamente il sacerdozio in seno alla Madre Chiesa.
    Ovvio che indicare il celibato, o meglio la castità obbligatoria, come unica e decisiva causa è arbitrario, ma evidentemente il problema c’è e non solo per i laici, ma anche per i cattolici stessi che analizzano questo fenomeno terribile degli abusi.
    Restano comunque, al di là del complesso problema, domande che non possono più essere eluse e rimandate: perché questa ostinazione della Chiesa a ritenere il celibato condizione indispensabile per il sacerdozio per poi attribuire, come di consueto, all’omosessualità la causa e quindi l’unico elemento da combattere? L’omosessuale come ‘capro espiatorio’ non basta più e credere ancora che il mondo possa ridurre la sessualità umana al solo esercizio riproduttivo all’interno del matrimonio, è forse anacronistico oltre che controproducente. Scrive Vito Mancuso, teologo fuori dal coro dottrinale:

    Oggi assistiamo alla fine abbastanza ingloriosa del modello di vita sacerdotale sancito dal Concilio di Trento, e in genere portato avanti nel secondo millennio cristiano, con il legare obbligatoriamente alla vita sacerdotale la scelta celibataria. I crimini legati al clero pedofilo (che la gerarchia conosceva e copriva per anni) stanno scavando la fossa, anzi hanno già scavato la fossa, alla falsa idea della superiorità morale e spirituale del celibato.
    Naturalmente non intendo per nulla cadere nell’eccesso opposto di chi ritiene la vita celibataria alienante e disumana a priori. Conosco preti celibi straordinari, modelli integerrimi di vita serena, pura, felicemente realizzata.
    Voglio piuttosto esprimere la mia ferma convinzione che ciò che conta per un uomo di Dio (perché nulla di meno il prete è chiamato a essere) sia avere l’anima piena della luce e della gioia del vangelo, e che a questo scopo la condizione migliore sarà per uno vivere nel celibato e per un altro metter su famiglia, a seconda del temperamento e dell’attitudine personali.
    (La Repubblica,18 marzo 2010)

    Allora diventa evidente che lo sguardo necessario da ora in poi dovrà essere più ampio, in modo da accogliere i molteplici aspetti.
    Aldo Bodrato così analizza il problema:

    Dicono che non il celibato in sé, ma la sua obbligatorietà e esclusività, come via di accesso ai ruoli guida nella comunità ecclesiale, tende a formare nelle coscienze degli aspiranti l’idea che l’emarginazione della questione sessuale nella vita del clero sia doverosa e che una scarsa propensione all’esercizio dell’amore eterosessuale o omosessuale è premessa indispensabile e sufficiente a fare un buon prete e ad aprirgli una promettente carriera. Di qui la creazione di un percorso formativo e la diffusione di una spiritualità celibataria, disattenta alla maturazione sessuale dell’individuo e propensa a lasciare aperte vie secondarie e deviate all’esercizio della sessualità stessa.
    (Il Foglio, pubblicazione di cattolici di Torino, n° marzo 2010)

    Dunque si fanno sempre più insistenti le voci di chi chiede un nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti della sessualità umana che bandisce una volta per tutte una rigidità con cui la dottrina cattolica continua a trattare il tema, rimanendo così semplicemente distaccata dalla realtà. E per quanto concerne la selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle culture delle relazioni affettive, inizia a formarsi una nuova coscienza che accetta e accoglie anche i sacerdoti dichiaratamente omosessuali, ciò per evitare da un lato che questo torni ad essere una tendenza da reprimere e non piuttosto da vivere con serenità, dall’altro per evitare che il candidato al presbiterato abbia ritenuto forse di risolvere il proprio disagio sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e dunque il celibato, ottenendo così un danno ancora maggiore.

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1275912719.htm

  • Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Un certificato antipedofilia per i sacerdoti. Lo chiede Alberto Senatore, portavoce dell’associazione contro la pedofilia Il piccolo Davide.
    Per contrastare il fenomeno della pedofilia clericale, l’associazione ha scritto una lettera aperta a mondignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e soprattutto capo della Cei, la Conferenza episcopale italiana.

    Ecco il testo integrale della lettera:

    Spett. Le Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
    sono Alberto Senatore, classe 1964, sposato felicemente e padre di due figli, portavoce dell’Associazione antipedofilia “ il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana, la città del Giffoni Film Festival. Le scrivo per due motivi: il primo, per esprimerle la nostra approvazione al Suo tempestivo intervento per la sospensione di don Riccardo Seppia da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale. Riconosciamo in questa decisione l’unica strategia efficace che la Chiesa Cattolica può intraprendere per proseguire sulla via tracciata da Papa Ratzinger, cioè la tolleranza zero verso i preti pedofili.
    L’altro motivo, è scaturito dalle parole da Lei pronunciate nella sua prolusione per la 63° Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. In quella occasione, riguardo la pedofilia clericale Lei ha riconosciuto che l’emergenza pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica non è ancora superata, quindi è ancora in corso
    Ha poi aggiunto che “ sull’integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale ”. Qualche giorno prima, la Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva emanato una “ lettera circolare ” a tutti i vescovi, in vista della preparazione delle linee guida per i casi di abusi sessuali su minori compiuti da chierici. Una delle indicazioni di base per la stesura delle linee guida, previste per maggio 2012, è il riconoscimento del vescovo come autorità responsabile: “ la responsabilità nel trattare i delitti di abuso appartiene in primo luogo al vescovo diocesano ”

    La nostra Associazione, pur ritenendo l’indicazione molto interessante, la considera incompleta.
    Per questo motivo, ci permettiamo di presentarLe una nostra proposta, con la quale, la responsabilità e l’autorità del vescovo vengono ampliate e non siano solo limitate a “ trattare ” i casi di pedofilia clericale, ma siano utilizzate soprattutto nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    La proposta del “ piccolo Davide ” è questa: l’istituzione del Certificato Antipedofilia per i sacerdoti.

    Se in Italia, un’impresa edile per poter esercitare la sua attività deve preventivamente esibire un certificato antimafia, perché la Chiesa Cattolica non istituisce un certificato di garanzia morale per i suoi sacerdoti ? L’idea è semplice: il D.A.P.S. Documento Anti Pedofilia Sacerdotale. Quando in una parrocchia s’insedia un sacerdote, insieme al mandato conferitogli dal vescovo, deve ricevere anche il D.A.P.S. il documento nel quale il vescovo, firmando personalmente, garantisce l’integrità morale del sacerdote e si assume tutte le responsabilità giuridiche, antecedenti alla data del certificato. Praticamente un certificato di “ verificata buona condotta ”, quindi una garanzia e una copertura totale che annualmente viene rinnovato. Il Cardinale responsabilmente lo richiede, il vescovo serenamente lo rilascia, il sacerdote con orgoglio lo espone nella sua parrocchia, i genitori lo leggono e si tranquillizzano. La proposta è semplice, pratica, immediata e rassicurante. Semplice perché basta la firma del vescovo, pratica perché snellisce e riduce i tempi della burocrazia ecclesiale, immediata perché applicabile da subito, rasserenante per i genitori che si ritrovano a vivere l’incubo del prete pedofilo. La nostra Associazione Le chiede di esaminare la proposta e si augura che diventi presto una realtà, ed inoltre, che Lei possa essere il firmatario del primo certificato antipedofilia sacerdotale in Italia. L’occasione propizia per Lei potrebbe essere la cerimonia per la nomina del sostituto di Don Riccardo Seppia, sacerdote di nome ma pedofilo di fatto. Quale luogo migliore; la chiesa dello Spirito Santo di Via Calda a Genova Sestri Ponente, teatro di abusi indicibili, dove con sconcerto e dolore Lei espresse parole di sgomento e vergogna, ritornare con parole di consolazione abbinate a fatti concreti.
    Egregio Cardinal Bagnasco, per stroncare la pedofilia nella Chiesa Cattolica, basta poco, basta una firma, la Sua.
    Certi della Sua attenzione, in fede confidiamo in una Sua risposta.

    http://www.genovaogginotizie.it/cronaca/20…ipedofilia.html

  • Pedofilia, ecco le nuove linee guida per i vescovi

    Pedofilia, ecco le nuove linee guida per i vescovi

    Gio, 12/05/2011 – Federico Tulli

    VATICANO. Annunciata per il 16 maggio la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede alle Conferenze episcopali. Contiene le indicazioni da seguire nei casi di abusi commessi da chierici.

    Con estrema flemma il Vaticano aggiunge un altro mattoncino al corpus degli strumenti di prevenzione contro la pedofilia nel clero cattolico. Dopo la “tolleranza zero” invocata da Benedetto XVI (aprile 2010), e l’approvazione delle Nuove norme che regolano le indagini e il processo canonico (luglio 2010), è stata fissata per il 16 maggio prossimo la pubblicazione delle indicazioni che le Conferenze episcopali di tutto il mondo dovranno seguire per frenare la diffusione della pedofilia nella Chiesa.
    Obiettivo della lettera che sarà firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) è uniformare le modalità di approccio a questo delitto da parte delle diverse diocesi, adeguandole alla linea rigorosa indicata dal pontefice in diverse occasioni. Non è però ancora chiaro se il documento costituirà l’occasione per sollecitare in maniera esplicita i vescovi a collaborare con le autorità civili e a denunciare non solo alla Congregazione eventuali abusi compiuti da loro dipendenti.

    «Le Nuove linee guida del Vaticano non sortiranno alcun effetto» commenta a Terra, la direttrice (area Ovest) dell’associazione statunitense di vittime Snap (Survivors network of those bused by priests conta oltre 10mila iscritti), Joelle Casteix. La quale aggiunge: «Sono parole scritte su carta e le parole non proteggono i bambini. Per proteggere i bambini servono fatti concreti. Ma questo è proprio ciò che il Vaticano rifiuta di intraprendere contro i preti predatori o i vescovi loro complici».
    A novembre 2010 durante una riunione di cardinali collegata al concistoro, il prefetto dell’ex Sant’uffizio, il cardinale William Levada, nell’annunciare la lettera che uscirà lunedì, fece riferimento alla «collaborazione con le autorità civili e alla necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Durante lo stesso incontro si stabilì «di incoraggiare le Conferenze episcopali a sviluppare piani efficaci, tempestivi, articolati, completi e decisi di protezione dei minori, che tengano conto dei molteplici aspetti del problema e delle necessarie linee di intervento, sia per il ristabilimento della giustizia, sia per l’assistenza delle vittime, sia per la prevenzione e la formazione, anche nei Paesi dove il problema non si è manifestato in modo drammatico».

    Una delle prime Conferenze episcopali a ispirarsi a questi suggerimenti è stata quella cilena. Travolta dal “caso Karadima”, il 27 aprile scorso ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie ecclesiastiche locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Ferdinando Karadima è un sacerdote ottantunenne molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile. Colpevole di abusi su diversi adolescenti è stato condannato a «vivere in ritiro» spirituale dalla Congregazione. I fatti risalgono agli anni Ottanta, ma solo pochi giorni fa la giustizia civile ha potuto iniziare a indagare, annunciando l’invio di una rogatoria in Vaticano.

  • Pedofilia, Amnesty International critica duramente la Santa Sede

    Pedofilia, Amnesty International critica duramente la Santa Sede

    Anche il Rapporto 2011 (1) di Amnesty International non ha lesinato critiche alla Santa Sede. Nel documento (2) la si accusa di non aver “adempiuto in modo sufficiente ai propri obblighi internazionali in materia di protezione dei minori”, e di non aver ancora presentato “il suo secondo rapporto periodico sulla Convenzione per l’infanzia, che doveva presentare nel 1997, né il rapporto iniziale sulla Convenzione contro la tortura, che doveva presentare nel 2003″. Il rapporto denuncia “il costante fallimento della Chiesa cattolica nell’affrontare correttamente il problema dei diffusi abusi sessuali su minori commessi da membri del clero negli ultimi decenni”, in particolare “la mancata rimozione dei presunti responsabili dai loro incarichi in attesa di indagini adeguate, la mancata cooperazione con le autorità giudiziarie per portarli dinanzi alla giustizia e il non aver garantito un’adeguata riparazione alle vittime”. Il documento, che raccoglie anche le intenzioni manifestate da Benedetto XVI di sanare il problema, ricorda infine che le modifiche al diritto canonico promulgate a maggio, che pure “hanno introdotto i “delitti” di pedopornografia e di abuso di persone con disabilità mentali”, non includono però “l’obbligo per le autorità ecclesiastiche di denunciare i casi alle autorità civili per le indagini penali”.
    (1) http://50.amnesty.it/rapportoannuale2011
    (2) http://50.amnesty.it/sites/default/files/Santa%20Sede.pdf
    Raffaele Carcano

    http://www.uaar.it/news/2011/05/15/pedofil…-la-santa-sede/

  • La malattia dei Salesiani

    La malattia dei Salesiani

    Il caso di Riccardo Seppia e la divulgazione delle sue intercettazioni telefoniche ha aperto un quadro allucinante. Il salesiano è stato descritto come satanista, omosessuale dedito a droghe e festini, malato di sesso e pedofilo. Di fronte al pubblico ministero l’uomo ha confessato di essere un assassino, e di aver continuato a vivere una vita dissoluta stante la sua sieropositività e il rischio di contagio per tutti i partner sessuali.

    Cosa accade ai Salesiani? Seppia non è il solo caso. Il 14 maggio scorso il Corsera pubblicava la condanna di primo grado a Nicolangelo Rossi, salesiano di 79 anni, originario del beneventano. Il Rossi è stato dichiarato colpevole di reati pedofilia ai danni di alcune bambine presso una parrocchia di Foggia.

    In queste ore si indaga l’ordine dei Salesiani anche in Chile dove Audìn Araya, l’ex rettore del collegio salesiano di Conceptiòn, è denunciato per aver offerto copertura ad un suo prete,che ha fatto vittime tra i minori di una parrocchia in età compresa tra i 15 e i 17 anni. Un caso gravissimo. Il salesiano Rimsky Rojas, suicidatosi nel marzo scorso, era accusato di circa 80 violenze. (articolo da La Nacion.cl). Anche il caso del prete Karadima continua a far discutere.

    Sono inoltre famosissimi i casi di pedofilia negli states, che hanno vista coinvolta la Società Salesiana. Nel 2008, infatti, l’arcidiocesi di Los Angeles spese 19,5 milioni di dollari per chiudere 17 cause per molestie sessuali e “padre Jim” lo ricorderà per un pezzo. In Italia invece risalgono al 2007 le indagini che hanno coinvolto la comunità del liceo salesiano di Valsalice (Torino), seguite dalle più recenti indagini per abusi sulla Diocesi di Milano.

    Come sapete questo sito si interessa principalmente dei casi riguardanti i pedofili laici, perché i casi concernenti i religiosi sono alimentati da un mangiapretismo che sbuffa nuvole di fumo a copertura dell’intera legione dei pedofili planetari. La politica è inaffidabile, da Giovannardi a Vendola, passando per i trascorsi del radicale Pannella e l’ex deputato Grillini. Tutto ciò nonostante ho voluto questo articolo oggi per chiedere, da cattolica, che la Chiesa di Roma prenda una posizione sulle dichiarazioni inquietanti del salesiano capo per l’Olanda Herman Spronck.

    L’Olanda è il paese liberticida della permissività quindi, anche se i reati di pedofilia sono puniti, sono invece permesse tutte le attività connesse con la “cultura della pedofilia”. Il caso è quello del prete salesiano “padre Van B.”, già condannato per ben due volte per atti osceni e membro di una organizzazione che chiede la liberalizzazione della pedofilia. Il superiore Spronck si è dichiarato di tutto informato e di non aver ritenuto necessario espellere il pedofilo militante dall’Ordine Salesiano. Nelle sue dichiarazioni Spronck è andato molto oltre.

    Copio e incollo le sue dichiarazioni dal blog “Messa in Latino”, che intitola “Pedofili salesiani, fieri di esserlo”:

    • Che cosa pensa delle relazioni sessuali tra adulti e bambini [sic: “kinderen”], andrebbero consentite?
      P. Spronck: Ci sono naturalmente alcune norme sociali alle quali tutti dovrebbero attenersi. Ma ci si può chiedere se esse non siano troppo strette. Formalmente [sic: “formeel”] dirò sempre che ognuno deve rispettare la legge. Ma simili relazioni non sono necessariamente dannose.
    • Lei pensa che relazioni tra adulti e bambini non sono necessariamente dannose?
      P. Spronck: Le faccio un esempio di ciò. Sono stato una volta avvicinato da un ragazzo di 14 anni che aveva una relazione con un religioso più anziano. La cosa non era più consentita e il ragazzo ne era davvero scosso, persino ferito. Diceva: “Padre Herman, ma perché volete proibirlo?”. Bene, che cosa diresti a un ragazzo così?
    • Dunque, queste relazioni tra adulti e bambini dovrebbero essere consentite?
      Personalmente, non condanno a priori [“per definitie”] le relazioni tra adulti e bambini. Conosce Foucault? E’ un filosofo. Conosce i suoi scritti? No? Forse dovrebbe leggerli, specialmente l’introduzione alla Parte Quarta. Dipende dal bambino. Non dovremmo considerare l’età così rigidamente. Non si dovrebbe mai violare la sfera personale di un bambino se il bambino non lo desidera, ma quello ha a che fare col bambino stesso. Ci sono anche bambini che, loro stessi, indicano che si può fare. Il contatto sessuale è allora possibile.

    Sembra di leggere un testo del pedofilo ideologo Richard Gardner. Invece si tratta di un prete.

    Il salesiano Spronck è delegato per l’Olanda con incarico diretto dal superiore dal Belgio, luogo ameno in cui la magistratura chiese e ottenne l’arresto per un giorno dell’intera conferenza episcopale, profanando tombe e sequestrando pc e telefonini. Sulla questione belga, sempre dal blog Messa in Latino, si può leggere questo articolo.

    Nelle dichiarazioni di Spronck in Olanda, come nei suoi superiori in Belgio e tra gli autori dell’osceno “catechismo” del 1997, la Chiesa non è più la stessa. Nelle parole del superiore salesiano non c’è soltanto eresia, ma anche tutti i segni della corruzione dati con un falso pietismo verso le vittime. Il ragazzo del racconto è evidentemente oggetto di una coercizione psicologica, e la sola cosa da dirgli senza peli sulla lingua è: “Ora tu sei libero”.

    Spero sinceramente che queste ultime vicende convincano i timorosi nella Chiesa, della necessità di far vera pulizia in seno agli ordini del clero e dentro le parrocchie. Ad iniziare con i Salesiani in Italia e Olanda, ad esempio. Sono convinta che anche Don Bosco ne sarebbe soddisfatto…

    Loredana Morandi
    fonte articolo originale (completo di link) andare sul blog “giustiziaquotidiana”


    www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=4686
    il link va messo sempre, e va messo a cura di chi inserisce il post.

  • OLANDA, PRETE CHOC: “NON UN MALE SESSO CON MINORI”

    OLANDA, PRETE CHOC: “NON UN MALE SESSO CON MINORI”

    CITTÀ DEL VATICANO – «Personalmente non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini». A parlare in modo così disinvolto, addirittura spregiudicato, delle vicende di pedofilia è nientemeno che il capo dei Salesiani per l’Olanda, padre Herman Spronck, in una vicenda che sicuramente aprirà nuove discussioni nel lungo capitolo degli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa. In un’intervista rilasciata a rtl.nl, e rilanciata dal sito «Messa in latino», padre Spronck commenta la vicenda del salesiano padre Van B., che è membro attivo e militante di un’associazione che propugna la liberalizzazione della pedofilia e la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni. Dice di esserne da tempo a conoscenza e anche di sapere che il confratello aveva subito due condanne per atti osceni: ma aggiunge che, come Superiore, non ha ritenuto affatto che ciò dovesse portare all’espulsione di padre Van B. dall’Ordine. Nell’intervista, alla domanda se le relazioni sessuali tra adulti e bambini andrebbero consentite, padre Spronck risponde testualmente: «Ci sono naturalmente alcune norme sociali alle quali tutti dovrebbero attenersi. Ma ci si può chiedere se esse non siano troppo strette. Formalmente dirò sempre che ognuno deve rispettare la legge. Ma simili relazioni non sono necessariamente dannose».

    www.leggonline.it/articolo.php?id=122994

    Pedofilia, il capo dei salesiani d’Olanda: Relazioni coi bimbi? Non un male”

    CITTA’ DEL VATICANO – ”Personalmente non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini”. A parlare in modo così disinvolto, addirittura spregiudicato, delle vicende di pedofilia è nientemeno che il capo dei Salesiani per l’Olanda, padre Herman Spronck, in una vicenda che sicuramente aprirà nuove discussioni nel lungo capitolo degli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa.

    In un’intervista rilasciata a Rtl.nl, e rilanciata dal sito ”Messa in latino”, padre Spronck commenta la vicenda del salesiano padre Van B., che è membro attivo e militante di un’associazione che propugna la liberalizzazione della pedofilia e la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni.

    Dice di esserne da tempo a conoscenza e anche di sapere che il confratello aveva subito due condanne per atti osceni: ma aggiunge che, come Superiore, non ha ritenuto affatto che ciò dovesse portare all’espulsione di padre Van B. dall’Ordine. Nell’intervista, alla domanda se le relazioni sessuali tra adulti e bambini andrebbero consentite, padre Spronck risponde testualmente: ”Ci sono naturalmente alcune norme sociali alle quali tutti dovrebbero attenersi. Ma ci si può chiedere se esse non siano troppo strette. Formalmente diro’ sempre che ognuno deve rispettare la legge. Ma simili relazioni non sono necessariamente dannose”.

    Il capo dei Salesiani olandesi (per la precisione delegato per l’Olanda dal Provinciale che sta in Belgio) dice di non aver ritenuto che padre Van B. dovesse essere espulso dall’Ordine perche’ non riteneva quelli da lui commessi atti gravi come, ad esempio, uno stupro. Fino al 2007, inoltre, il sacerdote non era stato neanche escluso dall’apostolato a contatto con i piu’ giovani. Per spiegare il fatto di non considerare i rapporti tra adulti e bambini ”necessariamente dannosi”, padre Spronck fa un esempio: ”Sono stato una volta avvicinato da un ragazzo di 14 anni che aveva una relazione con un religioso piu’ anziano. La cosa non era più consentita e il ragazzo ne era davvero scosso, persino ferito. Diceva: ‘Padre Herman, ma perche’ volete proibirlo?’. Bene, che cosa diresti a un ragazzo cosi’?”.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mond…i-bimbi-865016/

  • Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Corte USA chiede carte interne al Vaticano, Ipotizzata responsabilità del Vaticano come datore di lavoro del prete

    Pedofilia: Usa chiedono di vedere nelle carte interne del Vaticano

    AFP) CHICAGO 10 -AFP) – CHICAGO, 10 MAG – Per la prima volta il Vaticano dovra’ produrre dei documenti interni davanti alla giustizia americana, che cerca di valutare la sua qualità di ”datore di lavoro” nella vicenda di un prete accusato di pedofilia in Oregon. Un tribunale civile americano ha per la prima volta deciso di citare la Santa sede come testimone in questa vicenda, che risale al 1965. ”E’ una decisione storica e monumentale”, dichiara Jeff Anderson, avvocato della vittima, all’epoca dei fatti un quindicenne, che accusa un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – di averlo molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era gia’ stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. ”Questo cambia veramente il paesaggio giuridico”, spiega Anderson. ”Una breccia e’ stata aperta: il Vaticano potra’ essere ritenuto responsabile e dovra’ rendere conto come mai prima”. La vittima accusa il Vaticano di non aver ridotto il sacerdote allo stato laicale o comunque di non averlo punito e allontanato in seguito ai primi abusi. Un primo giudice incaricato della questione aveva ritenuto che la Santa Sede poteva essere perseguita come ”datore di lavoro” nel trasferimento del sacerdote. Il Vaticano aveva quindi fatto ricorso alla Corte Suprema. Nel giugno scorso, quest’ultima aveva pero’ deciso di non pronunciarsi, lasciando le valutazioni ai singoli tribunali ma non riconoscendo l’immunita’ diplomatica del Vaticano. E citando ora la Santa Sede come testimone in un eventuale processo, un giudice americano entra per la prima volta in questo varco aperto dalla Corte Suprema. Il giudice Michael Mosman, dell’Oregon, ha chiesto alla Santa Sede di produrre da qui al 20 giugno un certo numero di informazioni sulle regole interne alla Chiesa, relative alla gestione dei sacerdoti, la loro nomina, le loro responsabilita’ e anche lo loro scomunica in caso di denunce per aggressioni sessuali. La Chiesa, comunque, continuera’ a battersi sulla questione, dal momento che, a suo avviso, pur se il Papa esercita una gerarchia spirituale sui sacerdoti in tutto il mondo, egli non puo’ in alcun modo essere considerato come loro datore di lavoro. (ANSA-AFP).

    10 maggio 2011 | 16:41

    http://www.blitzquotidiano.it/agenzie/pedo…aticano-850851/