Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    All’indomani della notizia del rinvio a giudizio del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attualmente parroco della chiesa Madre di Enna, per falsa testimonianza, il Vaticano ha inviato un visitatore apostolico per un’indagine sul comportamento che il vescovo, e gli altri prelati coinvolti, avrebbero tenuto nella vicenda relativa al processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale su minori dal tribunale di Enna, lo scorso 5 marzo.

    Il visitatore, vescovo di una città del nord Italia, è stato nell’ennese dal 15 al 18 gennaio ed ha incontrato alcuni prelati coinvolti nella vicenda.

    A lui toccherà relazionare direttamente a Papa Francesco sullo stato della diocesi piazzese, travolta dalla scandalo dopo che, le intercettazioni degli inquirenti, che hanno fatto parte del processo al sacerdote condannato, hanno catturato la voce del vescovo Gisana che dice, al telefono, all’imputato “Giuseppe, non hai capito che ora il problema è anche mio, perché io ho insabbiato tutto.

  • In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    Un’indagine sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone in 60 anni. Almeno un caso all’anno secondo il rapporto. Sono infatti 67 i casi accertati nella chiesa altoatesina tra il 1963 e il 2023. Questi riguardano 24 sacerdoti e 59 vittime. L’età media dei preti è tra i 28 e 35 anni, mentre quella delle vittima tra gli 8 e i 14 anni, poco più del 50% di sesso femminile. Il rapporto è elaborato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone. Il rapporto nell’ambito del progetto triennale “Il coraggio di guardare” è stato presentato in una conferenza stampa, in presenza del vescovo Ivo Muser.

    I casi sono stati tutti anonimizzati per proteggere le vittime. Il “caso numero 5” riguarda un sacerdote che nei primi anni 60 ha compiuto un primo abuso ed è stato trasferito, poi un altro abuso ed ancora trasferito, e così ancora per 50 anni: solo nel 2010 è stato escluso dall’attività pastorale. In relazione a questo caso l’avvocato Ulrich Wastl ha detto che in questo caso “manca una cultura dell’errore e questo, nel caso degli abusi, è l’inizio della fine”. Ha fatto anche un riferimento alla presunzione d’innocenza, osservando che questo principio non esclude la possibilità di misure e provvedimenti preventivi. Il “caso numero 15” è invece dedicato a un sacerdote che, nonostante le proteste dei fedeli, ha celebrato i funerali di un suicida, che era stata una sua presunta vittima di abusi. Secondo i relatori: “Va rilevato, tuttavia, che questi fatti erano noti ai vertici diocesani, per la gran parte (43%), già prima del 2010 e che la teoria degli “autori isolati” o “delle pecore nere” frequentemente sostenuta, soprattutto prima del 2010, ma in parte ancora oggi, non ha mai avuto sostanza”.

    “Ogni caso di abuso è uno di troppo. La mia speranza e la mia profonda convinzione è che questo sia il primo passo di un cammino che faccia della Chiesa un luogo sicuro per bambini, giovani ed adulti vulnerabili” ha detto il vescovo della diocesi di Bolzano Bressanone, Ivo Muser. “Ascoltando la presentazione – ha aggiunto Muser – il mio pensiero e sempre stato rivolto alle vittime. Questo tema colpisce fortemente ed è legato a un forte senso di vergogna. “Serve il coraggio di guardare – ha proseguito il vescovo – tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi e a permettere di prendere visione di tutte le fonti e tutti gli atti. Mi metto consapevolmente dalla parte delle vittime. Negli anni passati, da quando ho assunto l’incarico di vescovo, ho avuto contatti con questa terribile ferita, tramite il centro d’ascolto istituito dalla diocesi, ma anche con contatti diretti e vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo ed umiliante sia l’abuso sessuale. Voglio anche in futuro imparare ad imparare, ad apprendere”. Il vescovo di Bolzano Bressanone, che non conosceva prima della presentazione alla stampa il contenuto del rapporto, ha annunciato per i prossimi giorni una conferenza stampa per rendere note le sue considerazioni. “Ringrazio le vittime ed i testimoni – ha concluso Muser – che hanno dato un contributo affinché questo lavoro fosse possibile”.

    Sul sito della diocesi si legge che è dal 2010 che l’istituzione si occupa egli abusi. Nel 2010 è stato istituito un centro di ascolto con il dottor Werner Palla come referente indipendente e il servizio di prevenzione con il dottor Gottfried Ugolini. “Nel 2012 è stato organizzato il primo convegno per sensibilizzare sul tema degli abusi. A questo sono seguiti – si legge – altri convegni con interventi specialistici, discussioni, workshop e testimonianze di persone colpite. Sono state invitate a partecipare istituzioni, organizzazioni e associazioni ecclesiali, nonché servizi e organizzazioni non ecclesiali e contesti interessati”. “Le numerose testimonianze di donne e uomini che hanno subito abusi nella Chiesa e la discussione tematica hanno reso evidente la necessità di una revisione completa dell’organizzazione del contesto nella diocesi su questo tema specifico per creare una base comune per un lavoro di prevenzione efficace – prosegue la nota sul sito – Dal 2017, l’Equipe di esperti ha discusso e affrontato l’idea di realizzare uno studio sui casi di abuso nella diocesi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/20/storia-prete-celebro-funerale-vittima-morta-suicida/7843977/

  • Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    l pm della procura a Enna, Stefania Leonte, ritenendo sussistenti tutti gli elementi probatori, ha disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e per il vicario giudiziale , Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna.

    I due prelati avevano ricevuto l’avviso di conclusioni indagini lo scorso dicembre dopo la denuncia di Antonio Messina, l’archeologo che ha dato la stura al processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo, a 4 anni e mezzo di carcere, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Il vescovo Gisana e monsignor Murgano sono accusati di avere mentito in aula durante il processo a Rugolo.

    Il vescovo non avrebbe detto il vero anche sull’offerta di denaro, 25 mila euro in contanti, che avrebbe proposto, secondo i magistrati, a Messina in cambio del silenzio. Gisana e Murgano dovranno comparire davanti al tribunale di Enna, giudice Maria Rosaria Santoni, il prossimo 26 maggio.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/01/20/falsa-testimonianza-a-giudizio-vescovo-e-parroco-nellennese_b5e0b0d3-0e4b-46b1-b87a-05cc3c6936d2.html

  • Ragazzino racconta di aver ricevuto “attenzioni particolari” dal parroco: prete si dimette, aperta un’inchiesta

    Ragazzino racconta di aver ricevuto “attenzioni particolari” dal parroco: prete si dimette, aperta un’inchiesta

    Il parroco della chiesa di San Paolo, comune che si trova in provincia di Brescia, si è dimesso dopo il racconto di presunte attenzioni su un ragazzino della comunità. L’adolescente avrebbe confidato quanto subito a un’educatrice. Sul caso stanno facendo approfondimenti anche le forze dell’ordine.

    A darne notizia è stato il quotidiano Il Giornale di Brescia che avrebbe spiegato come l’educatrice, dopo aver parlato con il ragazzino, avrebbe coinvolto altre due persone. I tre avrebbero poi parlato con il parroco che, dopo un confronto con il vescovo Pierantonio Tremolada, il 3 gennaio avrebbe rimesso il mandato. “Sono purtroppo emerse situazioni e criticità che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali”, ha scritto monsignor Tremolada in una lettera indirizzata ai fedeli che è stata letta durante le funzioni di sabato e domenica.

    “Lo smarrimento che questa decisione provoca in tutti voi fedeli è comprensibile”, ha scritto ancora. Nel frattempo la Procura ha aperto un’inchiesta – per il momento senza indagati – sull’addio del sacerdote. I carabinieri stanno raccogliendo informazioni sul caso. Per il momento sembrerebbe che la famiglia del ragazzino non abbia ancora sporto denuncia. Non è escluso però che l’adolescente venga ascoltato dagli inquirenti e probabilmente in audizione protetta e con uno psicologo presente. Nelle prossime ore potrebbero quindi esserci aggiornamenti sulla vicenda. ciro panigara

    https://www.fanpage.it/milano/ragazzino-racconta-di-aver-ricevuto-attenzioni-particolari-dal-parroco-prete-si-dimette-aperta-uninchiesta/

  • Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    “Io direi che il vescovo potrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro”. Lo ha detto, nel corso della trasmissione Zona Bianca, andata in onda ieri sera su Rete 4 , monsignor Maurizio Gronchi, teologo dell’università pontificia, in merito alla posizione di Rosario Gisana, il vescovo di Piazza Armerina sul caso di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione per “violenza sessuale a danno di minori”.

    Antonio Messina a Rete 4

    Ospite della puntata Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, l’archeologo di Enna, dalla cui denuncia per aver subito un abuso, è partita l’inchiesta della Procura di Enna, che ha raccontato la sua drammatica vicenda, ponendo l’ accento anche sulle omissioni della Curia.

    Le intercettazioni

    Nella trasmissione, condotta dal giornalista, Giuseppe Brindisi, sono stati riportati alcuni stralci delle intercettazioni tra il vescovo, indagato per falsa testimonianza, e Rugolo. “Qua il problema non è solo tuo, il problema è anche mio che ho insabbiato questa storia” è l’audio in cui Gisana parla con il sacerdote condannato.

    Le parole del papà su Gisana

    Ma sono state anche riportate le frasi di papa Francesco, assolutamente dalla parte del vescovo: “Monsignor Rosario Gisana: bravo questo vescovo. E’ stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre giusto, uomo giusto” ha detto il papa.

    Gronchi, “Francesco non aveva tutte le informazioni”

    “Il papa non ha tutte le informazioni, basterebbe leggere le 222 pagina di sentenza della condanna” ha tagliato corto monsignor Gronchi che ha espresso la sua valutazione anche su don Rugolo. “Intanto, desidero esprimere la mia solidarietà ad Antonio, io sto dalla parte delle vittime di Antonio, senza se e senza ma. Alcune considerazioni: questo sacerdote era seminarista, per conto mio ci sono motivi canonici per pensare all’invalidità della sua ordinazione”.

    “Gisana ha agitato con ritardo”

    Inoltre, “la condanna – ha aggiunto Gronchi – è di 4 anni e sei mesi e ne erano stati chiesti 10: pare che certi reati siano andati in prescrizione ma la Chiesa cattolica, sotto questo punto di vista, ha abolito la prescrizione. C’è un’altra cosa da dire: probabilmente, il vescovo Gisana ha agito con grande ritardo ed il ritardo non è solo il passaggio di carte. La prassi è che si faccia una indagine previa e si ascolti la vittima per poi trasmettere gli atti e questo è stato fatto dopo un anno mezzo o due anni”.

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

  • GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    Nonostante un avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, emesso dalla Procura di Enna, e notificato al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, per falsa testimonianza,  oltre ad un profilo di scarsa etica che ammanta, ormai chiaramente, la Circoscrizione vescovile di Piazza Armerina, il vescovo ed il suo vicario generale Nino Rivoli, continuano imperterriti ad officiare cerimonie ufficiali come quella della inaugurazione del Giubileo della Speranza, lanciando strali dal pulpito.

    E’ accaduto ieri a Piazza Armerina dove Gisana ha officiato il Giubileo ordinario dell’Anno Santo 2025,  nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina. “Una chiesa gremita” dicono dalla Diocesi, pochi pochissimi fedeli considerato che la Diocesi conta tantissimi comuni, da Enna fino a Gela, in provincia di Caltanissetta  e, dunque, l’affluenza doveva essere oceanica.

    Ed è saltato agli occhi la totale assenza delle istituzioni, eccezion fatta per il sindaco Nino Cammarata, che è andato via quasi subito, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine. E’ proprio il vicario generale, Rivoli, a pronunciare le parole prese in prestito direttamente da Dio “ Guarda le stelle, e contale se riesci a contarle, rubo la voce a Dio “ dice il prelato in chiesa, lo stesso Dio che il vicario bestemmia, più volte, nel corso delle intercettazioni, finite agli atti del processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo, in primo grado dal Tribunale di Enna per “violenza sessuale a danno di minori”.

    E, così ancora una volta, il Movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso” costituito da cattolici ferventi e non, torna a chiedere di porre fine a queste pagliacciate nella casa di Dio, chiede di potere tornare a pregare nelle chiese in cui officino sacerdoti puliti, che il vescovo, cosi come il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, anche lui colpito dall’avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, facciano un passo indietro e liberino questa Diocesi dalle loro presenze ingombranti. Per il bene della Chiesa e dei tanti fedeli che in quel Dio ancora ci credono .

    Il silenzio assordante che ha contraddistinto tutto il processo a Giuseppe Rugolo, non è più accettabile. La sentenza e le sue motivazioni segnano un momento drammatico che va ben oltre il singolo caso: coinvolge la reputazione e la credibilità di intere istituzioni religiose e civili. Non possiamo più ignorare le implicazioni morali, sociali e civili che tale vicenda ha sollevato.

    Chiediamo, con forza, che il vescovo faccia un passo indietro e riconosca le proprie responsabilità in una vicenda che ha danneggiato la comunità, gettando ombre sulle istituzioni ecclesiastiche . Un vescovo, che alla luce di quanto emerso durante il processo, non ha mai avuto una sola parola di conforto per le vittime di abusi, perpetrati sotto il suo manto e nella sua Diocesi.

    Enna 30 dic 24

    Il movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso”

  • Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    «Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine». È su Religión Digital (18/12), in esclusiva, che il vescovo, emerito a soli 60 anni, della diocesi peruviana di Ayaviri Kay Martin Schmalhausen Panizo denuncia l’atteggiamento di chiusura incontrato quando denunciava a Roma – fin dal 2013 – i reati di abuso di cui si macchiava Luis Figari, il fondatore della società di vita apostolica Sodalizio (Sodalitium Christianae Vitae-SCV), della quale anche il vescovo ha per anni fatto parte.

    Fa i nomi quando ricorda che «durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, parte del seguito papale. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine». Era il 2021, racconta a tal proposito, quando il nunzio di allora, Nicola Girasoli, «per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si fermavano? Sono bastate una semplice lettera» e, da parte della Santa Sede, «una scusa diplomatica: “Mons. Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”». Il vescovo aveva 57 anni.

    Sodalizio, il punto della situazione

    Figari, abusatore seriale, filonazista e malversatore, ad agosto scorso è stato espulso per decisione di papa Francesco dalla SCV per crimini quali stupri e soprusi fisici e psicologici, commessi tra il 1975 e il 2002 a danno di circa 36 persone, di cui 19 minorenni (v. Adista online del 16/8/24). Altri 10 “sodaliti”, a partire dall’ex superiore regionale e dagli ex superiori regionali della SCV, hanno subìto la stessa sorte per i crimini quali abuso fisico, anche con sadismo e violenza; di coscienza con metodi settari per spezzare la volontà dei subordinati; abuso spirituale, d’ufficio, nella gestione finanziaria (v. Adista Notizie n. 35/24). Decisioni, quelle del papa, assunte in base ai risultati ottenuti e acquisiti con certezza durante l’investigazione condotta nel luglio del 2023, per iniziativa del pontefice, dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna, segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dal sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, funzionario dello stesso Dicastero (v. Adista online del 08/12/2021).

    Di seguito il testo integrale dell’articolo di mons. Kay Martin Schmalhausen in una nostra traduzione dallo spagnolo.

    «Gli ultimi avvenimenti legati al Caso Sodalitium – con il suo viavai mediatico – mi portano a scrivere questa riflessione, alquanto singolare e forse addirittura paradossale, poiché integra due prospettive: quella dell’ex membro (per 46 anni del Sodalitium Christianae Vitae, SCV, e vittima dei loro soprusi) e quella del vescovo, alla guida della Prelatura di Ayaviri per tre decenni.

    Ho iniziato a partecipare al Sodalizio a 14 anni, sono entrato in comunità a 18, sono stato ordinato sacerdote a 25. A 41 anni sono stato nominato vescovo di Ayaviri (con sede a 4.000 metri sul livello del mare, a Puno), dove ho vissuto per 15 anni. Ho chiesto la grazia di lasciare Sodalitium all’età di 54 anni. Attualmente ho 60 anni; e come vescovo sono emerito.

    Cosa posso pensare e dire con un doppio percorso istituzionale di 46 anni, tra la comunità religiosa in questione e la Conferenza Episcopale Peruviana (CEP)?

    Di Sodalizio dirò che, a partire dai 14 anni – e fino almeno ai 25 anni – ho subìto i più diversi abusi, maltrattamenti, umiliazioni, scherni e insulti. Per la maggior parte delle persone, inimmaginabile. Quello che voglio dire è che non sono stato esente da nessuno degli abusi del ventaglio di cui è accusato il Sodalizi,. E tutto questo è iniziato qualche mese dopo il mio coinvolgimento da minorenne, a casa di Alberto Gazzo, sodalita e poi ex prete.

    “Il mio anno di inferno e orrore”

    Una volta ho descritto il mio primo anno di vita comunitaria nella casa “Saint Aelred” come “il mio anno di inferno e orrore”. Avevo come superiore Germán Doig, con la sua strategia del bastone e della carota, e Figari, che veniva a cena ogni sabato, settimana dopo settimanaper sottoporre la mia volontà con denigrazioni, scherno e insulti.

    L’episcopato è stato per me la via d’uscita inaspettata da un sistema pernicioso di manipolazione e controllo, così come il risveglio a un mondo reale e molto più sano, al di fuori di quella bolla e del suo mondo parallelo, di fabbricazione ideologica e settaria.

    Le mie prime lamentele

    Ho denunciato Luis Fernando Figari per abuso sessuale all’inizio del 2013. Doig era morto 12 anni prima. Naturalmente l’inchiesta Sodalitium, nelle mani di Sandro Moroni e del suo consiglio superiore, non ha portato a nulla. Mi sono confrontato con le loro autorità: ancora una volta, niente. Nel 2015 e nel 2016 ho messo in guardia Roma sui gravi problemi della comunità in quanto tale; verbalmente e per iscritto. Ho incontrato il segretario di Stato Pietro Parolin: silenzio romano. Presentai personalmente la mia denuncia all’allora Congregazione per la Vita Religiosa, un altro sforzo vano. E voglio aggiungere che quest’ultima è stata accompagnata da una denigrazione, come poche altre, che ho subìto, da parte di José Rodríguez Carballo, il secondo in comando di detto dicastero. Un anno dopo, lui stesso mi ha chiesto di inviargli il mio reclamo via email. Non ha aiutato affatto. Ho messo in guardia anche il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione per la prevenzione degli abusi sui minori, con un lungo rapporto scritto: silenzio bostoniano.

    Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine.

    Campagna di diffamazione a Roma e in Perù

    Col passare del tempo sono venuto a conoscenza delle diffamazioni e delle calunnie che venivano seminate contro di me dentro e fuori Roma. I suoi promotori furono alcune autorità di Sodalizio, tra cui Enrique Elías, suo procuratore presso la Santa Sede. Alcuni dei miei fratelli della Conferenza Episcopale Peruviana si sono uniti a questa campagna. I tipici meccanismi di appropriazione del controllo della narrazione, nello stile di Goebbels: “calunnia, calunnia, qualcosa resterà”.

    Eravamo ancora lontani dagli eventi del 2018, quando ebbe luogo la visita di Papa Francesco in Cile, con la conseguente conversione del suo sguardo e della sua comprensione rispetto al tema degli abusi nella Chiesa. Era ancora un ambiente di trasparenza zero e di non conoscimento di cosa significhi “responsabilità”. Eravamo lontani dall’“ascoltare, proteggere e dare credito” alle vittime.

    Ancora oggi ricordo, durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, facenti parte dell’entourage pontificio. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine.

    Infatti, nel 2021, il nunzio di turno, Nicola Girasoli, per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si sarebbero fermati? Sono bastate una semplice lettera e una scusa diplomatica (da parte della Santa Sede, ndr): “Mons. “Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”.

    Il dio denaro

    So perfettamente cosa si dice quando si descrive Sodalitium come una comunità settaria, come una gabbia invisibile di reclusione mentale, come un’organizzazione di dipendenza e di controllo. Con l’abuso trasformato in sistema, con una cultura interna tossica, con comportamenti mafiosi, agendo sempre nell’ombra e dietro il trono. Una piovra con tentacoli in tutti gli ambiti del potere: ecclesiastico, finanziario e civile.

    E il fatto è che, se parliamo di possibili miliardi di dollari in conti offshore e intestati a prestanome (è triste dirlo di un’istituzione religiosa), il denaro significa potere, e il potere è capace di comprare le coscienze e le decisioni su persone e istituzioni.

    Ho conosciuto in prima persona la malizia delle autorità della mia ex comunità. Li ho visti coordinare e organizzare segretamente, con assoluta impunità, decisioni e azioni delittuose. Come quando, mentre ero ad Ayaviri, in mezzo alle tensioni provocate da Erwin Scheuch, allora superiore regionale del Perù, per ottenere il controllo della Prelatura alle mie spalle, cercò anche lui di controllare (e infatti ci riuscì) i fondi del Fondo Minsur per i programmi sociali, senza che io sapessi ancora della cattiva gestione di ingenti somme di denaro. Lo avrei scoperto anni dopo da alcuni testimoni.

    Più per intuizione che per certezza, avevo deciso di tagliare a metà il suddetto programma. Appena l’ho fatto, ricevetti una telefonata da Jaime Baertl, con grida intemperanti e insulti di ogni calibro, che si lamentava con me della decisione presa. Non molto tempo prima, Andrés Tapia, responsabile regionale delle comunicazioni di turno, era intervenuto e aveva compromesso il computer della mia segretaria con un programma di hacking. In questo modo la dirigenza sodalite ha avuto accesso alla mia corrispondenza, ai miei itinerari e alle mie comunicazioni.

    Il punto di rottura

    Ho sperimentato in prima persona la perniciosa gravità degli abusi spirituali e di coscienza, da parte dello stesso Luis Fernando Figari, prigioniero dell’arroganza patologica di sostituirsi a Dio. Ho sperimentato in prima persona il doloroso percorso di risoluzione del trauma: fobie, attacchi di panico, incubi, paura, deliri di persecuzione, ansia e tanti altri sintomi che accompagnano questo prolungato calvario. Conosco in prima persona le dinamiche di manipolazione, sottomissione e rottura della volontà.

    E da vittima ho sperimentato tante volte la totale mancanza di empatia, compassione, ascolto, riconoscimento, affermazione sia da parte dei membri di Sodalizio che delle autorità ecclesiastiche; quella sorta di blocco interiore, fatto di discriminazione ed esclusione, che in pochi millisecondi può tradursi in sguardi abbassati e segreto ripudio, con il desiderio istintivo di allontanarsi da ciò che mette a disagio o magari addirittura lo rivela.

    Approfitto di queste righe per riconoscere con umiltà e dolore che io stesso, decenni fa, non credevo alla persona che mi raccontava dei suoi abusi. Ma, grazie a Dio, quello è stato, in effetti, il mio primo – e non solo – punto di svolta. Nelle parole di quella persona mi sono confrontato con la mia storia e il mio dramma.

    Non posso quindi non sottoscrivere tutto ciò che persone come Martin Scheuch, Alfonso Figueroa e sua sorella Rocío, José Enrique Escardó, Renzo Orbegoso, Oscar Osterling e Mario Solari hanno espresso su questo argomento in tante pubblicazioni scritte o videoregistrate. Manuel Rodríguez nelle sue pubblicazioni “Roncuaz”. Martín López de Romaña nel suo libro La gabbia invisibile, e tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno condiviso la loro testimonianza .

    Sento inoltre che è mio dovere ringraziare sinceramente e pubblicamente ancora una volta il lavoro – persistente fino allo sfinimento – di Pedro Salinas e Paola Ugaz, che subiscono una persecuzione mediatica e giudiziaria del tutto ingiusta; e, nel caso di Pedro, ri-vittimizzazione, poiché era, come me, un sodalita.

    La missione

    Vorrei inoltre precisare, per chi riservasse anche il minimo dubbio, che la Commissione Scicluna-Bertomeu, nominata dallo stesso Santo Padre, ha svolto un lavoro impeccabile nel raccogliere, organizzare e applicare i provvedimenti disciplinari conseguenti alle denunce.

    Per quelli di noi che conoscono e soffrono a causa del complotto interno corrotto, le espulsioni (di Figari e altri 10 membri fra i responsabili, ndr) sono più che giustificate. Il tentativo di togliere credito, relativizzare o peggio ancora citare in giudizio civilmente ed ecclesiasticamente la Commissione, in particolare uno dei suoi attori, padre Jordi Bertomeu, non posso spiegarmelo se non come una cecità volontaria nei confronti del complotto qui in gioco (poiché l’informazione è a portata di tutti) o forse un atto malevolo con gli stessi vecchi meccanismi di diffamazione e calunnia per controllare la narrazione.

    I vescovi peruviani

    Confesso che, anche se la mia vita è stata frantumata in mille pezzi e per anni ho attraversato la valle del dolore e della disperazione, in conseguenza degli abusi, dei traumi e delle ri-vittimizzazioni ecclesiali subite, la mia fede ha sofferto, ma non è stata in frantumi. Posso dire oggi con una certa pace spirituale che amo questo tesoro, che amo il Signore e amo la Chiesa. Ma diciamo la verità, stare in silenzio non aiuta nessuno. Di conseguenza, le autorità della Chiesa dovrebbero essere le prime a rompere il silenzio.

    Per quanto riguarda la nostra Conferenza Episcopale Peruviana (CEP), mi sento in dovere di condividere alcune domande e riflessioni, soprattutto dopo il suo ultimo comunicato stampa del 7 dicembre.

    Personalmente penso che come Conferenza Episcopale abbiamo gravemente fallito nelle nostre azioni. Se quanto detto in quel comunicato in relazione a tutto quello che è stato fatto nei confronti del Sodalizio fosse stato reale ed efficace, perché non ci sono mai stati risultati? Perché ci sono voluti dieci o più anni per completare un’indagine, quando altri obiettivi vengono raggiunti in poche settimane o mesi? Perché la tenacia e la pressione delle vittime hanno prevalso sulle presidenze al potere? Possiamo scusarci dicendo semplicemente – come si legge nel comunicato – che tutto dipende da Roma ed è lì che è che bisogna chiedere e informarsi? Non diamo l’impressione di volerci discolpare della nostra inerzia o anche di un potenziale permesso, se ce ne fosse stato qualcuno?

    Come vescovo – ed ex membro di Sodalitium – durante i miei 15 anni di presenza attiva nella CEP, nessuno ha mai chiesto il mio parere o opinione sull’argomento. Non sono mai stato contattato da nessuno a nome della CEP per intavolare un dialogo onesto e diretto con l’obiettivo di comprendere veramente cosa stava accadendo e quindi poter agire. Sarebbe stato, credo, un interlocutore prezioso per chiarire dubbi, rispondere a domande, aiutare nella ricerca della verità e delle possibili soluzioni.

    D’altra parte, sotto il mantello del silenzio, non solo ho percepito un’opacità irresponsabile, una mancanza di trasparenza e di rendicontazione, ma ho subìto ancora una volta l’ostracismo, quell’emarginazione sottile e silenziosa, così clericalmente educata, che senza bisogno di parole mi gridava: “Qui ti si tollera, ma non sei il benvenuto”.

    Capisco quindi molto bene i reclami delle vittime nei confronti di coloro che in questi anni decisivi sono stati i capi della nostra CEP, i suoi presidenti e i suoi consigli permanenti.

    L’idea che, una volta risolta la questione di Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre a essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    Durante il mio procedere nel lutto per le perdite derivanti dalla mia uscita da Sodalitium e dagli anni difficili come ordinario di Ayaviri, mentre stavo affrontando il peso di questa sofferenza, sono stato paradossalmente avvicinato non solo dalle vittime dell’abuso di Sodalitium. Mi è toccato anche ascoltare le vittime di altre congregazioni religiose e di chierici provenienti da varie parti del Paese che cercavano di essere curate, convalidate e forse di ricevere qualche tipo di guida.

    Pertanto, l’idea che una volta risolta la questione del Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre ad essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    I tempi sono cambiati. Finché noi pastori della Chiesa non comprendiamo che le nostre azioni non dovrebbero limitarsi a mere procedure burocratiche, tanto meno essere motivate da interessi, bandiere e programmi di un tipo o dell’altro, sarà difficile per noi essere all’altezza delle sfide della Chiesa in Perù e nel mondo. Questi sono tempi in cui praticamente tutto diventa noto. L’impunità e l’omertà nella Chiesa, oggi come oggi, sembra che non resistano a lungo. Le informazioni viaggiano a velocità inaudite e i segreti prima o poi vengono scoperti. Ne è chiara dimostrazione la storia di Sodalitium e di altri in tutto il mondo cattolico.

    Trasparenza, integrità e rendicontazione sono esigenze ineludibili per la Chiesa e i suoi pastori, di  oggi e di domani, se vogliamo evitare che tsunami di indignazione, rabbia e impotenza rompano le dighe dell’omertà e dell’insabbiamento, distruggendo tutto sul loro cammino e infangando il volto della Chiesa di Cristo, con scandalo degli uomini e delle donne di fede».

    https://www.adista.it/articolo/73026

  • Ergastolo al prete pedofilo e stupratore, il giudice alle vittime: “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace”

    Ergastolo al prete pedofilo e stupratore, il giudice alle vittime: “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace”

    Un prete cattolico in pensione, molestatore seriale di bambini, è stato condannato all’ergastolo da una giudice del tribunale penale di New Orleans dopo che in dicembre si era dichiarato colpevole di stupro su un minore avvenuto nel 1975. All’udienza, per ricevere la condanna dopo essere stato riconosciuto colpevole, è rimasto in silenzio rifiutando l’opportunità di scusarsi con le sue vittime.

    Il fine pena mai è stato inflitto Lawrence Hecker, che ora ha 93 anni. La storia viene riportata dal Guardian che in un articolo racconta la storia del processo e la testimonianza del sopravvissuto. Il sacerdote aggredì la vittima nella palestra di una chiesa vicina alla sua scuola. Assaltò il ragazzino con presa da wrestling, lo rese incosciente e lo violentò. Il sopravvissuto ha raccontato di aver parlato dello stupro alla madre e al preside della scuola, ma il responsabile dell’istituto non solo non aveva chiamato la polizia ma lo aveva minacciato di espulsione se non si fosse sottoposto a un trattamento psicologico. Durante il processo il sopravvissuto, all’epoca 16enne, non perdonava il sacerdote.

    L’uomo ha anche puntando il dito su chi ha coperto il prete pedofilo: “Secondo me, l’arcidiocesi dovrebbe essere lì con lui, perché anche loro sono complici in questo”. C’erano altre vittime che hanno subito abusi sessuali da parte di Hecker – che ha ammesso le molestie – e che erano pronte a testimoniare al processo. Testimonianze evitate dalla dichiarazione di colpevolezza del religioso che aveva negato le sue responsabilità fino al 1999. Tra loro uno, come riporta ancora il Guardiano, lo ha definito “un animale”. “Spero che questa sentenza vi dia un po’ di pace” ha detto il giudice Nandi Campbell che si è commosso prima di leggere la pena.

    L’arcidiocesi cattolica di New Orleans – nonostante le ammissioni del prete pedofilo – gli aveva comunque permesso di tornare al lavoro prima di andare in pensione qualche anno dopo. Solo nel 2018 era stato comunicato che Hecker e decine di altri ecclesiastici erano stati oggetto di accuse sostanziali e credibili di abusi sessuali su minori.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/12/19/ergastolo-al-prete-pedofilo-e-stupratore-il-giudice-alle-vittime-spero-che-questa-sentenza-vi-dia-un-po-di-pace/7810110/

  • “Hanno coperto lo stupro di minori”: come l’arcidiocesi di New Orleans ha protetto un prete che abusava dei bambini

    “Hanno coperto lo stupro di minori”: come l’arcidiocesi di New Orleans ha protetto un prete che abusava dei bambini

    Nel caso del molestatore seriale di bambini e prete cattolico in pensione Lawrence Hecker, la copertura è fallita .

    Ma non è stato per mancanza di tentativi da parte di una coalizione di alti funzionari ecclesiastici e giudici solidali, che hanno dato priorità al benessere del predatore rispetto alla giustizia per le sue innumerevoli vittime, finché le prove contro di lui non sono diventate così schiaccianti che, piuttosto che subire l’umiliazione di un processo pubblico, si è dichiarato colpevole martedì scorso.

    La decisione del 93enne non solo lo ha gravato di una condanna automatica all’ergastolo. Ha anche rivelato come i burocrati cattolici nella città natale di Hecker, New Orleans , una delle roccaforti della chiesa negli Stati Uniti, abbiano ripetuto gli stessi peccati che hanno prodotto uno scandalo inquietantemente simile a Boston due decenni prima, eventi poi immortalati nel film vincitore dell’Oscar Spotlight .

    Questa è l’unica conclusione che si può trarre da anni di resoconti e studi di archivi ecclesiastici, verbali di udienza, procedimenti legali e documenti delle forze dell’ordine che delineano la campagna di terrore a cui Hecker ha sottoposto così tanti bambini cresciuti in una delle regioni più cattoliche rimaste negli Stati Uniti.

    I fascicoli conservati dall’arcidiocesi cattolica di New Orleans stabiliscono che Hecker molestava bambini praticamente subito dopo la sua ordinazione nel 1958. Cronologicamente parlando, una delle prime vittime di Hecker fu un chierichetto preadolescente che descrisse di aver partecipato a feste in piscina nudi con il prete, incontri che sarebbero culminati in aggressioni sessuali da parte dell’aggressore.

    Hecker alla fine ordinò al ragazzo di portare una scatola contenente una piuma a un prete in particolare in un’altra scuola e chiesa cattolica nelle vicinanze. In breve tempo, il secondo prete aggredì sessualmente il ragazzo, e la vittima disse di aver capito che Hecker aveva usato la piuma per marchiarlo come vulnerabile alle molestie.

    Non sorprende che i superiori di Hecker siano diventati più che consapevoli dei suoi crimini. Le accuse contro di lui si sono accumulate in ciascuna delle principali tappe nella resa dei conti della chiesa statunitense con gli abusi sessuali del clero cattolico, iniziata negli anni ’80 quando il prete della Louisiana Gilbert Gauthe si è dichiarato colpevole in tribunale penale di aver molestato diversi ragazzi.

    In quel periodo, l’allora arcivescovo di New Orleans Philip Hannan ricevette una denuncia per molestie su minori contro Hecker. La risposta di Hannan, portata avanti in privato, fu di far volare Hecker in un anno sabbatico a New York City prima di lasciarlo tornare al lavoro una volta che le cose a casa si fossero calmate.

    Altre accuse simili contro Hecker si sono verificate negli anni Novanta, quando un altro prete della Louisiana, Robert Melancon , è stato condannato per aver violentato un chierichetto. L’indagine che ne è seguita ha spinto Hecker a confessare per iscritto ai funzionari della chiesa di aver molestato sessualmente o in altro modo molestato diversi bambini che aveva incontrato tramite il suo ministero.

    Ritirarsi sotto costrizione

    Questa volta, il successore di Hannan come arcivescovo, Francis Schulte, fu incaricato di rispondere. Schulte mandò Hecker in una struttura di assistenza psichiatrica fuori dallo stato che lo diagnosticò come un pedofilo incurabile che non avrebbe dovuto lavorare con i giovani. Al ritorno di Hecker, Schulte gli assegnò di lavorare in una chiesa con annessa una scuola di grammatica.

    Hecker si ritirò sotto costrizione nel 2002. Come Spotlight ha notoriamente raccontato, il Boston Globe aveva appena denunciato la sua arcidiocesi cattolica locale per aver insabbiato i diffusi abusi sessuali sui minori da parte dei suoi chierici, e ciò accese uno scandalo che vide la chiesa mondiale promettere riforme, come ad esempio non tollerando più persone come Hecker.

    Tuttavia, nonostante le promesse di trasparenza, l’allora arcivescovo di New Orleans, Alfred Hughes, scelse di nascondere ai fedeli il fatto che Hecker si era ritirato nella speranza di mantenere segreta la sua carriera di molestatore seriale di minori.

    Gli avvocati dell’arcidiocesi di allora inviarono un promemoria riservato alla polizia per informarli che c’era stata un’accusa che indicava Hecker come abusatore. Ma la nota menzionava solo un singolo caso e non menzionava le confessioni di Hecker del 1999. E Hughes ignorò la raccomandazione dei suoi consiglieri di estromettere completamente Hecker dal sacerdozio invece di lasciarlo semplicemente andare in pensione, una pausa che consentì al sacerdote di riscuotere lucrosi benefici pensionistici.

    Tali manovre erano in linea con il marchio di fabbrica di Hughes, che aveva lavorato come amministratore nell’arcidiocesi di Boston negli anni ’80 e ’90 e aveva cercato di “perpetuare una pratica di massima segretezza e riservatezza rispetto al problema” degli abusi clericali in quella città, come alla fine ha scoperto un rapporto dell’ufficio del procuratore generale del Massachusetts.

    Tale intrigo fu efficace nel nascondere ulteriormente la verità su Hecker, che avrebbe trascorso decenni in libertà, mentre il successore di Hughes come arcivescovo di New Orleans, Gregory Aymond, continuava a occuparsi dei crimini del sacerdote dopo la sua nomina nel 2009.

    Ad esempio, nel 2012, Aymond autorizzò un pagamento di 37.000 dollari per risolvere in via stragiudiziale i problemi con un ex chierichetto che sosteneva di essere stato molestato da Hecker.

    Aymond, tuttavia, non avrebbe smascherato pubblicamente Hecker come molestatore di minori per anni. Infatti, nell’aprile 2018, l’arcidiocesi ha pubblicizzato l’imminente 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Hecker sul suo giornale.

    Circa sette mesi dopo quell’annuncio celebrativo, un rapporto della giuria popolare in Pennsylvania stabilì che gli abusi del clero all’interno delle istituzioni cattoliche dello Stato erano più diffusi di quanto si fosse mai pensato in precedenza. Aymond alla fine accettò di non poter più sopprimere completamente il passato di Hecker.

    L’arcivescovo lo ha inserito in un elenco di decine di ecclesiastici locali che erano stati oggetto di accuse sostanziali e credibili di abusi sessuali su minori, sebbene l’elenco non contenesse dettagli sull’enorme volume di casi di molestie a cui Hecker era stato sottoposto o su quanto fossero antecedenti.

    In teoria, la dichiarazione di fallimento avrebbe dovuto metaforicamente nascondere la verità su Hecker, perché la maggior parte delle informazioni associate al caso sono state automaticamente sottoposte a un ordine di riservatezza.

    Il giudice federale che presiedeva il fallimento della chiesa, Meredith Grabill, a un certo punto ha stabilito che il sigillo sulle informazioni relative al caso era così sacro che non poteva essere rimosso nemmeno rispetto a Hecker e ai suoi potenziali crimini. Nel giungere a quella decisione, Grabill ha affermato che intendeva “distruggere qualsiasi informazione [sigillata] che questa corte avesse ricevuto” mentre discuteva la questione se Hecker meritasse di beneficiare della segretezza del fallimento.

    Ma la verità venne a galla.

    “Hanno insabbiato lo stupro di minori”

    Un motivo: il Guardian ha ottenuto una copia delle ammissioni di Hecker del 1999 e le ha pubblicate per la prima volta nonostante la riservatezza del fallimento. Il Guardian ha poi fornito la confessione a WWL-TV Louisiana nell’agosto 2023, ed entrambe le emittenti hanno affrontato Hecker davanti alle telecamere.

    Hecker ha notevolmente sostenuto la sua confessione scritta su atti illeciti e “apertamente sessuali” con diversi ragazzi minorenni. Inoltre, gli organi di stampa hanno in seguito ottenuto una copia di una deposizione video che Hecker ha rilasciato privatamente nel 2020 durante una causa civile derivante da una delle denunce contro di lui. La deposizione ha esplorato – nelle parole dello stesso Hecker – come gli ultimi quattro arcivescovi di New Orleans lo avessero aiutato a evitare di essere ritenuto responsabile nel corso di decenni.

    Hannan e Schulte sono morti. Hughes e Aymond sono ancora vivi, anche se non hanno commentato in dettaglio la loro gestione di Hecker.

    Alla fine, la caduta del molestatore seriale è stata causata dal fatto che le forze dell’ordine hanno parlato con un uomo che ha raccontato agli investigatori di essere stato uno studente minorenne in una scuola superiore cattolica di New Orleans nel 1975, quando Hecker lo ha strangolato fino a farlo perdere i sensi in una chiesa vicina e poi lo ha violentato. La vittima ha ricordato di aver denunciato lo stupro al suo preside dell’epoca, Paul Calamari.

    Tuttavia, Calamari, in seguito nominato nell’elenco dei molestatori di clero di Aymond del 2018, non ha denunciato Hecker alla polizia, secondo la vittima. La vittima ha affermato che Calamari ha invece minacciato di espellerlo e lo ha costretto a sottoporsi a cure psichiatriche per “problemi di rabbia e storie fantastiche”.

    (Per coincidenza, Aymond entrò nel clero lo stesso anno dello stupro. E all’epoca era un giovane membro della facoltà della scuola dove Calamari era preside.)

    Le autorità sapevano che la Louisiana consentiva che i casi di stupro su minori fossero perseguiti penalmente, indipendentemente da quanto fossero vecchi. E, date le precedenti ammissioni di Hecker e il numero di accuse contro di lui, sapevano anche che costruire un caso solido era fattibile.

    Con l’aiuto dell’investigatore della polizia dello stato della Louisiana Scott Rodrigue, l’ufficio del procuratore distrettuale di New Orleans, Jason Williams, ha ottenuto un’incriminazione della giuria popolare che accusa Hecker di stupro di minore, rapimento e altri crimini nel settembre 2023. Rodrigue e i procuratori distrettuali assistenti Ned McGowan e Andre Gaudin hanno schierato quasi una dozzina di testimoni che hanno denunciato una serie di atti di violenza sessuale da parte di Hecker dagli anni ’60 agli anni ’80 e che avrebbero rafforzato la credibilità della vittima che ha mosso le accuse in questione.

    Anche allora, sembrava evidente che alcuni ingranaggi del sistema giudiziario preferissero che Hecker morisse senza incontrare giustizia. Il giudice della corte penale di New Orleans Benedict Willard ritardò il caso per più di un anno, in mezzo a dubbi sul fatto che Hecker, alla sua età avanzata, conservasse la competenza mentale richiesta per sostenere il processo.

    Alla fine i dottori hanno stabilito che Hecker era affetto da demenza, nello specifico, morbo di Alzheimer, ma che rientrava nei criteri per essere processato. Poi, la mattina di una data del processo provvisoriamente programmata per fine settembre, Willard si è improvvisamente astenuto dal gestire il caso, adducendo come motivazione solo uno scontro di personalità con McGowan.

    La mossa brusca ha ritardato il caso di un altro paio di mesi, il che non è stato insignificante data l’età di Hecker. Willard ha rifiutato di discutere pubblicamente della sua ricusazione con i media. Tuttavia, ha suscitato domande in alcuni ambienti sul fatto che Willard, un abitante di New Orleans da sempre e laureato in una delle influenti scuole superiori cattoliche della città, avesse fatto alla chiesa un ultimo disperato favore per vedere se un Hecker in declino sarebbe morto mentre il suo caso rimaneva irrisolto, risparmiando all’arcidiocesi il doloroso spettacolo di un processo.

    Ben presto, il giudice che ha preso in carico il caso di Hecker, Nandi Campbell, nata a Brooklyn, ha assicurato che il processo di Hecker sarebbe iniziato martedì con la selezione della giuria, a meno che non si fosse deciso diversamente. Hecker ha preferito quest’ultima opzione, dichiarandosi colpevole di crimini tra cui lo stupro di minore, garantendogli l’ergastolo in una data di condanna provvisoriamente fissata per il 18 dicembre.

    Ora tutti gli occhi sono puntati sulla possibilità che qualcuno dei complici di Hecker venga perseguito.

    Sebbene nessuno fosse stato accusato al momento della dichiarazione di colpevolezza, è risaputo che il caso Hecker ha dato vita a un’indagine più ampia e in corso per stabilire se l’arcidiocesi gestisse una rete di traffico sessuale di minori responsabile di “abusi diffusi … su minori risalenti a decenni fa” che erano stati “insabbiati e non denunciati” alle autorità, come affermato in una dichiarazione giurata da Rodrigue ad aprile.

    Alla domanda se qualcuno degli ex superiori del suo cliente avesse fatto pressioni su di lui affinché si dichiarasse colpevole ed evitasse un processo che avrebbe messo in imbarazzo la chiesa, l’avvocato di Hecker, Robert Hjortsberg, ha negato che ciò sia accaduto.

    “È stata una sua decisione, e l’ha presa di sua spontanea volontà”, ha detto Hjortsberg mentre Hecker veniva portato fuori dall’aula di tribunale di Campbell su una sedia a rotelle. Ha poi aggiunto in una conferenza stampa: “Si sta assumendo la responsabilità delle sue azioni, e tutti avranno l’opportunità di andare avanti in qualsiasi modo possibile”.

    Williams ha accennato a quanto fossero alte le probabilità di condannare Hecker. L’ultimo ecclesiastico ad essere accusato di stupro di minore presso il tribunale penale di New Orleans, il diacono George Brignac , era morto quattro anni prima dopo che la pandemia di coronavirus aveva ritardato il suo processo, segnando l’ultimo dei quattro tentativi di processarlo per accuse di molestie clericali.

    “Non dovrebbe essere così difficile investigare e perseguire uno stupratore confesso”, ha detto Williams. “E [eppure] lo è stato.

    “La stampa ha spinto su questo. La stampa ha spinto su qualcosa che sembrava che il sistema e le istituzioni volessero distogliere lo sguardo e dimenticare, e anche questo sembra criminale”.

    Sopraffatto dall’emozione per il ruolo che ha avuto nel portare Hecker alla giustizia, il testimone chiave del caso ha rifiutato di commentare. Ma il suo avvocato, Richard Trahant , ha incontrato i giornalisti che documentavano la dichiarazione di colpevolezza di Hecker e ha riassunto opportunamente l’eredità del caso.

    “Questi uomini che indossano cappelli a punta, portano bastoni, indossano tuniche, portano gioielli di lusso e calici d’oro, hanno coperto lo stupro di minori”, ha detto Trahant.

    Negli Stati Uniti, chiama o invia un SMS alla hotline per gli abusi di Childhelp al numero 800-422-4453 o visita il loro sito Web per maggiori risorse e per segnalare abusi sui minori o DM per ricevere assistenza. Per gli adulti sopravvissuti agli abusi sui minori, è disponibile assistenza su ascasupport.org . Nel Regno Unito, l’ NSPCC offre assistenza ai bambini al numero 0800 1111 e agli adulti preoccupati per un bambino al numero 0808 800 5000. La National Association for People Abused in Childhood ( Napac ) offre assistenza agli adulti sopravvissuti al numero 0808 801 0331. In Australia, bambini, giovani adulti, genitori e insegnanti possono contattare la Kids Helpline al numero 1800 55 1800 o Bravehearts al numero 1800 272 831 e gli adulti sopravvissuti possono contattare la Blue Knot Foundation al numero 1300 657 380. Altre fonti di assistenza sono disponibili su Child Helplines International

    https://www.theguardian.com/us-news/2024/dec/08/new-orleans-catholic-church-child-sex-abuse-analysis

  • L’ex capo della Chiesa d’Inghilterra Carey si dimette da sacerdote per la gestione del caso di abusi, secondo i media

    L’ex capo della Chiesa d’Inghilterra Carey si dimette da sacerdote per la gestione del caso di abusi, secondo i media

    L’ex Arcivescovo di Canterbury George Carey si è dimesso da sacerdote a causa delle accuse di aver gestito male un caso di abusi sessuali, ha riferito martedì la BBC, nell’ultimo scandalo che ha colpito la Chiesa d’Inghilterra nelle ultime settimane.

    La BBC ha detto che Carey si è dimesso dopo che l’emittente lo ha contattato per le accuse di aver permesso al sacerdote David Tudor, che era stato bandito alla fine degli anni ’80 a causa di accuse di abusi sessuali, di tornare al ministero sotto supervisione.

    Carey, che è stato il leader spirituale degli anglicani in tutto il mondo dal 1991 al 2002, ha contattato la Diocesi di Oxford il 4 dicembre per rinunciare al suo permesso di officiare, come ha riferito il quotidiano Telegraph.

    La BBC ha detto che Carey ha scritto nella sua lettera di dimissioni che è stato un “onore servire”, e ha ringraziato “Dio per la sua duratura fedeltà”.

    La Chiesa d’Inghilterra ha rifiutato di commentare. La Diocesi di Oxford non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

    Tudor è stato bandito a vita dal ministero da un tribunale della Chiesa nell’ottobre di quest’anno, dopo aver ammesso una cattiva condotta sessuale.

    Le dimissioni di Carey arrivano dopo che l’arcivescovo uscente di Canterbury Justin Welby si è dimesso il mese scorso per un caso separato, affermando di non essere riuscito a garantire un’indagine adeguata sulle accuse di abuso da parte di un volontario nei campi estivi cristiani di decenni fa.

    Anche il leader entrante della Chiesa d’Inghilterra, Stephen Cottrell, l’arcivescovo di York, è stato invitato a dimettersi per la sua gestione del caso Tudor, esposto in un’inchiesta della BBC.

    Cottrell dovrà prendere temporaneamente il posto di Welby come arcivescovo di Canterbury il mese prossimo. In una dichiarazione, ha affermato di non aver avuto le basi legali per sospendere Tudor fino a nove anni dopo, quando la polizia lo ha arrestato.

    https://it.marketscreener.com/notizie/ultimo/L-ex-capo-della-Chiesa-d-Inghilterra-Carey-si-dimette-da-sacerdote-per-la-gestione-del-caso-di-abusi-48611608/