Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

    Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

    Savona. Come una diga che non riusciva più a sopportare il peso dell’acqua sulle sue pareti e si è spezzata, oggi, Francesco Zanardi ha scelto di smettere di stare in silenzio e ha voluto raccontare tutta la sua verità sugli abusi subiti da un sacerdote della Diocesi Savonese. Francesco è stanco di sopportare da solo il peso di certi segreti ed è stufo che le sue denunce siano inascoltate.

    Per questo, stamattina, ha deciso di aprirsi e raccontare la sua triste e dolorosa esperienza con la Diocesi savonese. Vuole che si sappia, Francesco, che lui aveva denunciato certe situazioni da anni ma che nessuno nella Chiesa ha mai fatto niente. Il suo è un attacco frontale, diretto, preciso, contro la Diocesi di Savona e contro i Vescovi che si sono alternati alla sua guida: Lanfranconi, Calcagno e, infine, Lupi.

    Zanardi non ha paura di fare nomi, fa quello del sacerdote che avrebbe abusato di lui, quando aveva 16 anni, e fa quelli delle persone che sapevano di quelle violenze ma non hanno fatto nulla. L’omosessuale savonese è un fiume in piena: ricostruisce in dettaglio le tappe della sua personale “Odissea” fatta di segnalazioni, denunce e ricatti.

    Già, ricatti, perché sarebbe così che la Diocesi lo teneva “buono”: “Lavorando per e vivendo in una casa di proprietà della Diocesi mi sono trovato abbastanza in difficoltà in questi anni a gestire la denuncia che avevo fatto contro un sacerdote. Dopo aver ripetutamente segnalato l’episodio, già molti anni fa, però nel 2008 mi sono deciso: visto che non succedeva niente ho denunciato alle autorità pubbliche queste cose” spiega Zanardi.

    “Calcagno mi ha fatto parecchie pressioni: avendomi ‘in mano’ dal lato lavorativo e da quello abitativo non gli è stato difficile. Ci sono altri giovani usciti dalle comunità della Diocesi che vivono la mia stessa situazione: hanno subito abusi ma sono tenuti ‘in pugno’ dalle autorità ecclesiastiche o perché lavorano o lavoravano, visto che il licenziamento è stato usato come arma per punire chi denunciava, per loro o perché vivono in appartamenti di loro proprietà” aggiunge Zanardi.

    Francesco non sarebbe quindi l’unico ad aver subito, negli anni, abusi da parte di un sacerdote. Violenze che hanno segnato profondamente l’esistenza di Zanardi che, in seguito a questi episodi, è anche caduto nella dipendenza da droga e ha avuto problemi ad affrontare con serenità la propria sessualità. Sul perché sia voluto uscire allo scoperto adesso e così “platealmente” il savonese spiega che si è visto costretto a farlo dato che le sue denunce, dopo anni, erano rimaste inascoltate.

    “Ho dato un ultimatum a Monsignor Lupi circa un anno fa perché io non mi voglio rendere complice degli orrori che io stesso ho subito quando ero ragazzino. Io pensavo che il Vescovo prendesse queste cose con molta più serietà ma invece i fatti parlano chiaro. Questo prete si è dimesso e dalla Diocesi non esce nessun tipo di dichiarazione” osserva Zanardi che ripete: “Ho sempre denunciato tutto a Lupi, ancora prima che arrivasse a Savona e nell’ultima lettera gli ho chiesto chiaramente o denuncia lei o lo faccio io. Il risultato è stato che dai carabinieri sono andato io nel 2008″ spiega Francesco.

    Zanardi sostiene insomma che la Diocesi sapeva ma non ha mai voluto prendere provvedimenti, anzi avrebbe affidato la gestione di una comunità per minori al sacerdote accusato di pedofilia. La Curia avrebbe cercato poi di “comperare” il silenzio dei giovani che avevano subito abusi dandogli lavoro e case, proprio come è successo a lui che ha lavorato fino al 2008 per la Diocesi.

    Poi l’espisodio che lo allontana: la Curia denuncia di aver trovato del materiale pornografico nei server della Diocesi che lui amministrava. Da quel momento Zanardi non ha più lavorato per la chiesa ma ha continuato a vivere nella casa di loro proprietà.

    “Io non invento nulla, a supporto di quello che ho raccontato ho delle registrazioni che confermano che Monsignor Calcagno sapeva, che praticamente tutto il prelato della Diocesi di Savona sapeva. Audio in cui il sacerdote ammette gli abusi..Tutti sapevano della situazione di Don Nello Giraudo. Ovviamente c’è sempre stata molta omertà dietro questi casi” dice Zanardi che poi lancia un appello: “Per questa ragione io voglio fare col cuore un invito a tutti coloro che conoscono o che più che altro hanno subito sevizie dal sacerdote in questione di non aver paura e di andarlo a denunciare alla magistratura. Non saranno costrette ad uscire pubblicamente come ho fatto io, la cosa potrà restare segreta, ma vi prego fatelo perchè è un atto di umanità”.

    Francesco Zanardi appare “provato” dopo aver raccontato tutta la sua storia. Adesso attende riscontri da Roma: “Mi aspetto qualcosa di coerente dalla Santa Sede. Oggi partirà una lettera scritta da me di denuncia di tutto ciò che sta accadendo nella Diocesi di Savona. Mi aspetto che il Santo Padre, che dice di voler combattere questo cancro della chiesa, dia un supporto alle vittime della pedofilia e che spinga i Vescovi che sanno a denunciare, ad andare dal magistrato a dire come stanno le cose”.

    Francesco ha raccontato davvero tutta la sua verità, senza timori, senza segreti, ora spetterà alla Diocesi raccontare la sua.

    http://www.ivg.it/2010/04/pedofilia-francesco-zanardi-attacco-frontale-contro-la-diocesi-ecco-tutta-la-mia-verita/

  • Passato e Presente – Papa Benedetto XVI

    Passato e Presente – Papa Benedetto XVI

    Il papato di Joseph Ratzinger, riletto a partire dal gesto delle sue dimissioni, a lungo meditate e annunciate dopo l’inizio dell’anno della fede, l’11 febbraio 2013. Un evento accaduto solo sei volte in duemila anni di storia della Chiesa. L’ultima, seicento anni prima, ai tempi di Celestino V, il papa del “gran rifiuto”. Perché questa scelta? In questa puntata di “Passato e Presente”, Paolo Mieli ne parla con il professor Alberto Melloni. Il pontificato di Benedetto XVI inizia otto anni prima nel 2005, quando viene eletto 264° successore di Pietro, sul soglio pontificio. Perché proprio lui? Quale Chiesa si trova a guidare? Molti si aspettano un papa “crociato” contro il relativismo. Ma Benedetto sceglie un’altra strada, che lo porta, tra l’altro, a riannodare il dialogo con le altre religioni. Deve anche affrontare una Via Crucis dolorosa, quella degli scandali finanziari e del caso dei preti pedofili. Da qui, forse, anche la decisione di “rompere” un tabù di secoli con un gesto forte: le dimissioni.

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  • Messa per don Marco Baresi, in attesa della sentenza di appello

    Messa per don Marco Baresi, in attesa della sentenza di appello

    Dal settimanale “Chiari Week” del 9 Aprile 2010

    CHIARI Imminente il processo d’Appello per il sacerdote condannato in primo grado a sette anni e mezzo

    Pedofilia, don Marco lasciato solo dalla Chiesa

    Dal 2007 è ai domiciliari. Il padre: «Una sofferenza». Gli amici: «La Curia voleva metterci a tacere»

    CHIARI (clu) L’eco dello scandalo dei preti pedofili a Chiari riapre ferite insanate. Se in Vaticano i più altri prelati levano le lance in difesa del Papa, in città don Marco Baresi è stato lasciato solo.
    La vicenda del 40enne sacerdote clarense, vicedirettore del seminario di Brescia, arrestato nel 2007 con l’accusa di violenza sessuale aggravata su uno studente 14enne del seminario e detenzione di materiale pedopornografico e condannato il 20 maggio scorso a 7 anni e mezzo di reclusione in primo grado, è stata soffocata sotto una coltre di silenzio. Dal novembre del 2007 Marco Baresi si trova agli arresti domiciliari. Allora la stampa locale scrisse che il prete era tornato a Chiari, a casa dei genitori, ma in via Petrarca si alza un muro di protezione. «Sì, mio figlio si trova ancora agli arresti domiciliari, ma è fuori città, al sicuro – ha tagliato corto il padre Umberto – Appare sereno, ma la sofferenza è interiore».
    Umberto Baresi è fermo nella difesa di don Marco: «Non mi fido più dei giornalisti, sono state scritte tante falsità su mi figlio, ora attendiamo che questa vicenda si chiuda una volta per tutte. Questo è un dolore per lui e per noi».
    A breve è attesa l’udienza del ricorso in Appello. «Non sappiamo ancora la data, ma solo quando vedremo riconosciuta l’innocenza di Marco parleremo».
    Umberto Baresi è uno dei 422 firmatari della lettera a sostegno dell’innocenza del sacerdote clarense scritta da chi Marco lo ha conosciuto e ora, attraverso il blog donmarcobaresi.net denuncia la copertina di omertà fatta calare sul caso. «La vicenda è caduta in un silenzio spaventoso: la Diocesi di Brescia, dopo un comunicato ufficiale del vescovo Monari, si è predisposta a sorreggere i tempi dei tribunali». All’indomani della sentenza di condanna di primo grado infatti monsignor Luciano Monari aveva dichiarato: «Abbiamo fiducia che don Marco Baresi saprà dimostrare davanti ai giudici e alla comunità civile ed ecclesiale la sua estraneità ai fatti. Ciò he ci preme è che al più presto si faccia chiarezza».
    Se la curia bresciana si fa da parte, altrettanto non fanno gli amici del sacerdote: «La Chiesa ha cercato di metterci a tacere – ha denunciato il portavoce del gruppo Andrea Gelmini – Noi crediamo nella piena innocenza di Marco: ognuno dei 422 firmatari lo ha conosciuto di persona e ha firmato spontaneamente, si tratta di persone estranee alla Chiesa. Don Marco? Ha voluto rimanere fuori, ma so che il nostro sostegno gli fa piacere.» Ora sono loro gli unici paladini di don Marco. La Chiesa, come Ponzio Pilato, se ne è lavata le mani.

  • Il caso don Cini visto da Malta

    Il caso don Cini visto da Malta

    Il caso don Cini visto da Malta
    La traduzione dell’articolo è quella di google, per cui è largamente imperfetta.

    www.independent.com.mt/news.asp?newsitemid=100959

    Curia silent on paedophile priest’s appointment in Malta
    by DAVID LINDSAY

    The Archbishop’s Curia this week chose to remain silent about the nature of the appointment given to a Maltese priest in Malta in the mid-1990s who was convicted of paedophilia in Italy in 2004.

    While acknowledging that Fr Felix Cini had served in Malta between 1995 and 1996, and insisting that he had not returned to Malta since the conclusion of Italian court action against him 2004, the Curia refused to answer questions on where he had served in Malta, and in what capacity.

    In a right of reply (see letter on page 25) to last week’s front page story exposing how the appointment of the Maltese Fr Felix Cini to a parish in Cercemaggiore, in the diocese of Campobasso, had caused a split in the community after parishioners discovered gruesome details of the priest’s conviction and subsequent plea bargain on paedophilia charges, the Maltese Curia states, “The priest involved was ordained and incardinated in a diocese in Italy. Therefore, he is not a member of the Maltese Diocese and does not fall under the discipline of the authorities of this Diocese.”

    The Curia also clarifies that, “On his request, prior to the alleged charges, he served in Malta for less than a year between 1995 and 1996 and then returned to Italy. Since 2004, he was never assigned any pastoral ministry in Malta and did not even return to the island.”

    The replies, however, raise more questions than answers. Subsequent questions sent to the Curia, however, were only answered with a terse statement to the effect that, “At this stage we insist on our right of reply.”

    Most pertinent of all, The Malta Independent on Sunday had posed the question of where and in what capacity had the priest served in Malta between 1995 and 1996, and whether any background checks had been carried out prior to his service in Malta.

    It was a relatively short time span between 1996 and the end of 2002, when the Italian investigation into Fr Cini began. And the Curia’s reluctance to answer the question of where and in what capacity he had served in Malta fails to do justice to Maltese parents, who, it could be convincingly argued, have a right to such information so as to try to determine if their own children, who are generally reticent for a number of reasons about coming forward with such information, had been subject to undue attention as the Italian children had been.

    The Curia’s statement that since 2004 the priest had not been assigned a pastoral ministry in Malta appears to imply that he had in fact been assigned a pastoral ministry between 1995 and 1996, but a request for clarification along such lines was also unanswered.

    The Curia’s statement that the priest had not returned to Malta since 2004 also raises questions, mainly over whether the Maltese Church had been in contact with the priest to ascertain such information, short of which such a statement would be inexplicable, but questioning along such lines was also stonewalled.

    An Italian investigation into Fr Cini had begun in late 2002, just six years after he had served in Malta, and after 17 children aged between 10 and 14 years of age reported having received undue attention at the hands of the priest.

    Charges were filed in 2003 and Fr Cini eventually submitted a plea bargain in 2004, avoiding a lengthy trial and a possible prison sentence, and instead being landed with a two and a half year sentence in a special community.

    The proper Italian legal term used is ‘patteggiamento’ – in other words he accepted the sentence to shorten the trial. Later he said that he was advised to do so, even though he felt he was innocent and that it was a case of mistaken identity.

    He claimed that unnamed ‘political pressure’ was brought to bear upon him to make him take this legal way. His claim was met with rather widespread scepticism.

    Although a number of Italian media reports claim he had returned to Malta for some time following the sentencing, the Maltese Curia insists that he has not returned to Malta since 2004.

    The abuse took place while Fr Cini was in Comunità Siloe in Sasso d’Ombrone in the commune of Cinigiano near Grosseto.

    During the investigation, all 17 children, accompanied by their parents, testified to “undue attention” received from the priest. Two computers were also taken from him and police investigators claimed they found a history of porno-paedophile web pages having been accessed.

    After being posted to Cercemaggiore, the people of the small community were outraged to find out through the Internet, and through a local paper, about the murky past of the new priest in their parish.

    Some of the people were aghast that such a priest had been thrust upon them without them receiving any warning, but others objected to the protest.

    They claimed that, in the months he has been in the new parish, he has succeeded in attracting more and more young people to the church. A candlelight protest was held, attended by many people, and 3,000 signed a petition asking the bishop to let him remain there. It was also claimed that, ever since he came to Cercemaggiore, his behaviour had been “impeccable”.

    Archbishop of Campobasso-Bojano, Monsignor GianCarlo Bregantini, has announced that the priest is being sent elsewhere, thus closing the issue, at least in his diocese.

    Curia tace su nomina prete pedofilo a Malta
    by DAVID LINDSAY by David Lindsay

    La curia arcivescovile di questa settimana ha scelto di rimanere in silenzio circa la natura della nomina data ad un sacerdote maltese a Malta a metà degli anni 1990, che è stato condannato per pedofilia in Italia nel 2004.

    Pur riconoscendo che Don Felice Cini aveva prestato servizio a Malta tra il 1995 e il 1996, e insistendo sul fatto che non era tornato a Malta dopo la conclusione di un’azione legale contro di lui italiane 2004, la Curia ha rifiutato di rispondere alle domande su dove aveva servito a Malta, e In quanto capacità.

    In un diritto di replica (vedi lettera a pagina 25) alla storia della scorsa settimana prima pagina di esporre come la nomina del maltese don Felice Cini di una parrocchia a Cercemaggiore, nella diocesi di Campobasso, aveva provocato una spaccatura all’interno della comunità, dopo parrocchiani scoperto dettagli raccapriccianti della condanna del sacerdote e successive patteggiamento con l’accusa di pedofilia, il maltese Stati Curia, “Il prete coinvolto è stato ordinato e incardinato in una diocesi in Italia. Pertanto, non è un membro della Diocesi maltesi e non ricade sotto la disciplina delle autorità di questa diocesi “.

    La Curia chiarisce inoltre che, “su sua richiesta, prima che le accuse contestate, ha servito a Malta per meno di un anno tra il 1995 e il 1996, e poi ritorno in Italia. Dal 2004, non fu mai assegnato alcun ministero pastorale a Malta e non ha neanche ritorno per l’isola “.

    Successive domande inviate alla Curia, però, erano solo risposto con una dichiarazione concisa nel senso che, “In questa fase noi insistiamo sul nostro diritto di replica”.

    Più pertinente di tutti, The Malta Independent di Domenica aveva posto la questione di dove e in quale veste il sacerdote aveva servito a Malta tra il 1995 e il 1996, e se tutti i controlli di fondo era stata effettuata prima del suo servizio a Malta.

    E la riluttanza della Curia di rispondere alla domanda di dove e in quale veste, egli aveva prestato servizio a Malta non rende giustizia ai genitori maltesi, che potrebbe essere sostenuto in modo convincente, hanno diritto a tali informazioni in modo da cercare di determinare se la propria bambini, che sono in genere restii per una serie di ragioni di venire in avanti con tali informazioni, era stato oggetto di un’attenzione eccessiva, come i bambini italiani erano stati.

    La dichiarazione della Curia che dal 2004 il sacerdote non era stato assegnato un ministero pastorale a Malta sembra implicare che ha di fatto era stato assegnato un ministero pastorale tra il 1995 e il 1996, ma una richiesta di chiarimenti lungo queste linee è stato anche senza risposta.

    La dichiarazione della Curia che il prete non era tornato a Malta dal 2004, solleva anche questioni, soprattutto sulla questione se il Maltese Chiesa era stata in contatto con il sacerdote a conoscere tali informazioni, a corto di cui tale dichiarazione sarebbe inspiegabile, ma interrogatorio lungo tali linee è stato anche ostruzionismo.

    Un’indagine italiana in P. Cini aveva iniziato alla fine del 2002, a soli sei anni dopo che aveva servito a Malta, e dopo 17 bambini di età compresa tra i 10 ei 14 anni di età hanno riferito di aver ricevuto un’attenzione eccessiva a mani del sacerdote.

    Gli oneri sono stati presentati nel 2003 e P. Cini infine presentato un patteggiamento nel 2004, evitando un processo lungo e una possibile condanna carcere, e invece di essere atterrato con un due e una condanna a sei mesi in una comunità speciale.

    Il corretto italiano termine giuridico utilizzato è ‘patteggiamento’ – in altre parole, ha accettato la condanna per abbreviare il processo. Più tardi disse che gli fu consigliato di farlo, anche se si sentiva che era innocente e che si trattava di un caso di identità sbagliata.

    Egli ha affermato che la pressione senza nome ‘politico’ è stata esercitata su di lui per fargli prendere in questo modo legale. La sua richiesta è stata accolta con scetticismo piuttosto diffusa.

    Sebbene un certo numero di italiani rapporti dei media sostengono che era tornato a Malta per un certo tempo dopo la condanna, il maltese Curia insiste sul fatto che egli non è tornato a Malta dal 2004.

    L’abuso ha avuto luogo mentre don Cini era in Comunità Siloe a Sasso d’Ombrone, nel comune di Cinigiano vicino a Grosseto.

    Durante l’inchiesta, tutti i 17 bambini, accompagnati dai loro genitori, ha testimoniato di “un’attenzione eccessiva”, ha ricevuto dal sacerdote. Due computer sono stati presi da lui e gli investigatori hanno trovato la polizia ha sostenuto una storia di pagine web porno-pedofilia hanno stata letta.

    Dopo essere stato inviato a Cercemaggiore, la gente della piccola comunità si sono indignati per scoprire attraverso Internet, e attraverso un giornale locale, il passato torbido del nuovo parroco nella loro parrocchia.

    Alcune delle persone erano arrabbiati perché un tale prete era stata spinta su di loro senza che essi ricevono alcun preavviso, ma altri hanno contestato la protesta.

    Essi hanno affermato che, nei mesi che è stato nella nuova parrocchia, è riuscito ad attirare sempre più giovani alla Chiesa. Una protesta a lume di candela si è tenuta, alla presenza di molte persone, e 3.000 hanno firmato una petizione per chiedere al vescovo di farlo rimanere lì. E ‘stato inoltre affermato che, fin da quando era venuto a Cercemaggiore, il suo comportamento era stato “impeccabile”.

    Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Mons. Giancarlo Bregantini, ha annunciato che il sacerdote è stato inviato altrove, chiudendo così la questione, almeno nella sua diocesi.

    http://mickeymalta.wordpress.com/2010/03/2…int-kidding-me/

    Recently, The Malta Independent on Sunday ran a number a stories about Fr Felix Cini who is a “Coespicua-born Maltese priest serving in Italy implicated in and condemned on paedophilia charges”. Both The Curia and Mrs Carmen Zammit have nothing to say about this issue. I reiterate. This is not a petty crime we’re talking about. It’s the most gruesome act a person can ever perform. But in reality, who can expect a strong believer to challenge his or her religious leaders? What if she’ll be condemned to eternal damnation by her all loving God for doing her job?

    Di recente, The Malta Independent di Domenica gestiva un numero a storie di don Felice Cini, che è un Coespicua “nato sacerdote maltese in servizio in Italia e condannato in implicati con l’accusa di pedofilia”. Questa non è una piccola criminalità di cui stiamo parlando. E ‘l’atto più orribile che una persona possa mai realizzare. Ma in realtà, che può aspettarsi un credente forte per sfidare il suo leader religiosi? Che cosa succede se lei sarà condannato alla dannazione eterna dalla sua tutte le amare Dio per fare il suo lavoro?

  • “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    Notizia del 09/04/2010 – 11:29
    “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    Una 60enne ticinese racconta la molestia, il dolore e le incomprensioni del passato e del presente

    INTERVISTA – Come fu per Pandora, i tempi oggi sono maturi ed aperto il vaso stanno emergendo tutti i mali del mondo. Persino da quelli che universalmente erano considerati gli ultimi baluardi di interezza, appigli di un’umanità sul baratro, tolto il velo di Maya, arrivano ignominie, crimini e meschinità.

    La Chiesa Cattolica è oggi nell’occhio di un ciclone che indiscriminatamente sta mettendo a nudo una triste realtà, quella degli abusi sessuali sui minori da parte di ecclesiastici provenienti dalle più disparate zone del mondo. Il sondaggio proposto la scorsa settimana da Tio, seppur con nessun intento statistico, fotografa uno spaccato preoccupante anche nel suo bacino d’utenza, il Ticino, con una percentuale quasi del 20% di lettori che hanno subìto o conoscono qualcuno che ha subìto molestie da parte di un prete.

    A., 60enne ticinese, una donna come tante.
    “Sono figlia unica, padre impiegato in ferrovia, madre casalinga molto religiosa severissima e poco incline a manifestazioni d’affetto (e di questo ne ho sofferto molto). Eravamo una famiglia normale, con una piccola casa di proprietà e, pur non essendo ricchi, devo dire che non mi è mai mancato nulla. A quei tempi era un obbligo frequentare la chiesa, come lo era la confessione e presenziare alle messe. Ero una di quelle ragazze che, alla fine dei ‘50, portavano ancora le calze corte o al ginocchio e, per quanto concerne l’educazione sessuale, erano completamente digiune. Ricordo quando, avevo circa 11 anni, per aver avuto il mio primo ciclo, mi misi a piangere, non sapendo nemmeno cosa fosse. Quando, presa dalla paura, mi rivolsi a mia madre mi disse: “è una cosa che succede a tutte le donne”. A quel tempo si frequentava la chiesa assiduamente, specialmente le prime sere di maggio perché, con la scusa del rosario, si poteva stare in compagnia a giocare sul piazzale fino a tardi, senza venir rimproverati. Per queste ragioni i frati li conoscevamo tutti. Certe volte suonavamo il campanello per farci dare delle caramelle di mele che preparavano loro stessi. Ce n’era poi uno, barba lunga e fisico possente, ci veniva spesso incontro per scambiare due chiacchiere, chiederci della scuola e altro. Non ricordo quanti anni avesse, a 13 anni, i “grandi” li consideravo dei vecchi. Ora, ripensandoci, penso che potesse avere dai 40 ai 50 anni”.

    Il frate. L’abuso.
    “Accadde un primo venerdì del mese, dopo la scuola. Era primavera, indossavo una giacca rosa, mia madre mi ordinò di andare a confessarmi, e fu ciò che feci. Arrivata in chiesa suonai la campanella per chiedere se ci fosse un frate a disposizione e si presentò lui. Andammo nel confessionale. Il frate volle quindi mettermi sulle sue ginocchia e cominciò a rivolgermi le domande di rito, cioè a quelle che ero abituata, sulla scuola, la famiglia, eccetera. Ad un certo punto mi chiese se mi toccavo. Non sapendo cosa intendesse chiesi spiegazioni – non avevo mai sentito nominare la masturbazione, non sapevo cosa fosse – e allora lui pensò bene di farmi vedere come funzionava e iniziò a togliermi le mutandine. Ero frastornata, impaurita. Il peggio arrivò poi, quando sollevò il saio e mi prese la mano mettendola sul suo pene. A quel punto mi misi a singhiozzare, mi divincolai con tutte le forze e scappai via, lasciando nel confessionale le mie mutandine”.

    L’innocenza strappata.
    “Non ritornai subito a casa, ma andai dai miei zii che abitavano nelle vicinanze della chiesa, dicendo loro che non mi sentivo bene, e, con una scusa, impedendogli di avvisare mia madre. Da allora quella chiesa io non l’ho mai più frequentata e, tantomeno, mi sono più confessata. Ero una ragazzina ingenua, che credeva che si rimanesse incinta con un bacio. Questa ingenuità me l’hanno portata via, come un soffio di vento porta via una piccola foglia. Non potrò mai dimenticare. Non posso dire se questo individuo abbia abusato di altri bambini o ragazzi, anche perché, a quei tempi, chi parlava di questi argomenti? Quale fosse il suo nome e dove sia andato a finire non lo so, ricordo solo che in quella chiesa c’era un continuo cambiamento di frati. Oggi come oggi credo non sia più in vita”.

    Un segno indelebile.
    “Come mi ha segnata l’abuso? Oggi non credo più nella Chiesa, nella religione e diffido degli uomini in generale ma, quel che è peggio, ha rovinato la mia vita intima. Il sesso, per me, è sempre stato un problema. Non ne ho mai parlato prima, perché non avrei saputo a chi dirlo, come dirlo, né come spiegarmi, quasi avendo paura che mi si dicesse che, in fondo era colpa mia. D’altronde mia madre me lo diceva sempre: “le ragazze devono rimanere al loro posto”. Era diverso, nessuno parlava mai di pedofilia”.

    Il peso dell’incomprensione.
    “L’unica persona a cui l’ho detto è stato mio marito ma, visto che secondo lui non avevo subìto una violenza vera e propria, cioè uno stupro, mi ha sempre consigliato di cancellare il ricordo e vivere nel presente. Sinceramente? Di aiuto non ne ho avuto da nessuno anche perché non ho potuto e, poi, voluto cercarlo. A chi ha subìto cosa voglio dire? Parlate, confidatevi e fate giustizia, solo così si può trovare la pace o, almeno, la tranquillità”.

    A. si chiude nel suo dolore. Il magone le stringe la gola e rimane in silenzio. Sul fondo del vaso resta la speranza, l’ultima a morire.

    Davide Milo

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=546083&IDSezione=1&idsito=1&idtipo=3

  • Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    www.iobserve.org/rn0415a.html

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    By Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “I want Bishop McDonnell to help us…. This is an issue that affects all of us.”

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.”

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. I am asking the Vatican to actually do something. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. This is a global problem in the Catholic Church. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.”

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.”

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.”

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the U.S. bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries.
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    Traduzione

    I membri del ‘gruppo nazionale vittime di chiedere aiuto vescovo locale nella ricerca di responsabilità

    By Rebecca Drake Con Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse. SPRINGFIELD – I membri del gruppo nazionale difesa SNAP (Survivors Network di tali abusi da parte di sacerdoti) ha tenuto una conferenza stampa oggi pomeriggio davanti pastorale della diocesi di Springfield il centro di Elliot Street, qui, cercando l’aiuto di Springfield vescovo Timoteo A. McDonnell nell’affrontare il problema mondiale del clero abuso.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors. William A. Nash, un residente Ashfield che ha detto che era molestato da un prete ex Saveriani, James Tully, in un seminario Wisconsin nel 1980, ha dichiarato che l’evento di oggi è stata organizzata in risposta a un 14 aprile Associated Press relazione circa 30 sacerdoti cattolici che sono stati trasferiti ad altri paesi dopo essere stato accusato di aver abusato di minori.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. A Springfield 15 evento aprile, Nash ha parlato specificamente saveriano padre Mario Pezzotti, che è stato descritto in questo articolo AP. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children. Dopo il presunto abuso di anni, studente di 14, Joe Callander, a ‘Saveriani il seminario minore di Holliston, nel Massachusetts, nel 1959, Padre Pezzotti è stato successivamente trasferito in una remota zona del Brasile dove ha lavorato con gli indiani Kyapo e ha continuato a hanno accesso ai bambini.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy. Secondo il rapporto AP, Pezzotti è attualmente funge da sacerdote a Parma, Italia.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican. Sebbene né Nash né Callander di tossicodipendenti hanno prestato servizio nella diocesi di Springfield, Nash ha detto ai giornalisti che, come “parte dell’istituto della gerarchia di questa chiesa”, il Vescovo McDonnell potrebbe contribuire a presentare SNAP le preoccupazioni e le richieste al Vaticano.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009. Nash ha ricordato che quando ha pubblicizzato il suo abuso di storia nel 2008, il Vescovo McDonnell ha fatto scrivere ai funzionari del Vaticano per il nome Nash e ha anche scritto a Nash due volte, dicendo che è stato spostato dalla sua storia e che “ha scritto alle autorità competenti di Roma” in materia di Nash caso. Tully è stato volontariamente laicizzato nel febbraio del 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “Voglio che il vescovo di usare il suo telefono speciale per chiamare verso il Vaticano,” Nash ha detto ai giornalisti. “I want Bishop McDonnell to help us…. “Voglio Vescovo McDonnell per aiutarci …. This is an issue that affects all of us.” Questo è un problema che riguarda tutti noi “.

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Mi piacerebbe che qualcuno di prendere questo un po ‘più seriamente di quanto siano stati,” ha detto Nash. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.” “Nulla è stato fatto per fermare questi criminali da jet-set in tutto il mondo”.

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. In una dichiarazione scritta, rilasciata ai giornalisti, Nash ha dichiarato: “Ancora oggi mi chiedo per la responsabilità da parte della Chiesa. I am asking the Vatican to actually do something. Sto chiedendo al Vaticano di fare effettivamente qualcosa. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. Sacerdoti come Mario Pezzotti sono stati spostati tranquillamente tutto il mondo di ignari nuove comunità. This is a global problem in the Catholic Church. Questo è un problema globale nella Chiesa cattolica. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.” Il problema è stato creato a Roma e deve essere cambiato a Roma “.

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.” Prima della conferenza stampa Giovedi pomeriggio a Springfield, SNAP ha emesso un comunicato stampa in cui dichiarava che i suoi membri “vogliono i funzionari cattolici a 1) identificare pubblicamente predatori come Pezzotti e Tully come ‘accusato credibile’ e cacciato dal ministero / sacerdozio, 2), istituito un pubblico, internazionale, registro online dei preti predatori in tutto il mondo, e 3) preti predatori casa in conduzione impianti professionalmente in modo che i trasgressori possono ottenere il trattamento e bambini possono essere più sicuri “.

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.” Parlando ad un reporter televisivo dopo la conferenza stampa, diocesi di Springfield portavoce Mark E. Dupont ha detto: “Vescovo McDonnell e il popolo della diocesi di Springfield parti le preoccupazioni di Bill Nash e dei membri SNAP.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.” Dupont ha detto locale chiesa sforzi per affrontare la questione del clero abusi hanno avuto successo negli ultimi anni, ma che tutti i segmenti della società – chiese, scuole, gruppi di vittime e gli altri – “hanno bisogno di collaborare insieme per fermare tutti gli abusi sui minori”.

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry. Alla domanda sulla possibilità di un registro on-line di sacerdoti accusati credibile, Dupont ha detto che per gli ultimi 15 anni la diocesi di Springfield ha pubblicizzato i nomi di tutti i sacerdoti accusati di abusi e rimossi dal ministero sacerdotale.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the US bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries. Dupont ha anche detto che la disciplina di protezione dei bambini stabilito dai vescovi degli Stati Uniti nella loro Carta 2002 per la protezione dei bambini e dei giovani devono essere adottate da altri gruppi e altri paesi.

  • 1985. Ratzinger si oppose a rimozione di prete pedofilo

    1985. Ratzinger si oppose a rimozione di prete pedofilo

    Una lettera del 1985, in possesso dell’Associated Press, dimostrerebbe che Joseph Ratzinger, l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, si oppose alla riduzione allo stato laicale di un prete pedofilo.

    L’Associated Press’ rende nota l’esistenza di una lettera firmata nel 1985 da Joseph Ratzinger nella quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina
    della fede, oggi Papa, faceva resistenza alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo statunitense, padre Stephen Kiesle, spiegando che ciò avrebbe avuto conseguenze sul “bene della Chiesa universale”. La missiva, ottenuta dall’agenzia stampa statunitense, è parte della corrispondenza tra il Vaticano e la diocesi di Oakland.
    A quanto riferito dall’ Associated Press’, il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla lettera ma ha rifiutato di commentarne il contenuto.

    CNRmedia 9/04/2010

    ” LETTERA SCOPERTA DA NOI, VATICANO
    PREOCCUPATO SOLO DELLO SCANDALO”

    Notizia del Giorno

    La lettera dell’85, che mostrerebbe come Ratzinger sapesse di un caso di abusi da parte di un prete statunitense, è stata trovata dall’avvocato Jeff Anderson. A CNRmedia il legale dice che il Vaticano era più preoccupato di coprire lo scandalo che di tutelare i bambini. Leggi la lettera.

    “Abbiamo fatto causa negli Stati Uniti contro la diocesi di Oakland e come risultato li abbiamo costretti a fornire alcuni documenti. Tra queste carte abbiamo trovato svariate lettere che il vescovo J.S. Cummins ha inviato al Cardinale Ratzinger e al Vaticano in cui spiegava che c’era un prete che abusava dei bambini”. Lo afferma a CNRmedia l’avvocato americano Jeff Anderson che difende vittime di abusi da parte di religiosi in tutti gli Stati Uniti. Sul sito del suo studio si può leggere la risposta di Ratzinger e l’intero scambio epistolare.

    “Il Vaticano ha continuato per ben 6 anni a non fare nulla, e quando hanno agito hanno deciso di non ridurre il prete allo stato laicale anche quando si trovava in carcere – aggiunge Anderson – perché erano molto più preoccupati dello scandalo e di proteggere la reputazione della Chiesa che della sicurezza dei bambini”.

    CNRmedia 9/04/2010

    La traduzione della lettera di Ratzinger in risposta alla diocesi di Oakland
    pubblicato il 9 aprile 2010 alle 23:09 dallo stesso autore 

    Pubblichiamo una parte della traduzione dal latino della lettera inviata da Joseph Ratzinger alla diocesi di Oakland (traduzione a cura di Milena Marinò)

    Eccellentissimo signore,

    dopo aver ricevuto la tua lettera del giorno 13 settembre, a proposito della causa di dispensa da tutti gli oneri sacerdotali che riguarda il reverendo Stephanum Miller Kiesle, di codesta diocesi, è mio dovere comunicarti quello che segue.

    Questo Dicastero, sebbene ritenga di estrema importanza gli argomenti addotti a favore della dispensa richiesta nel caso, tuttavia stima necessario considerare il bene della chiesa universale insieme a quello di colui che fa la richiesta e per questo motivo non può sottovalutare i danni che la concessione della dispensa può provocare nella comunità dei fedeli, considerata, soprattutto, l’età giovanile di chi fa la richiesta.

    E’ quindi opportuno che questa Congregazione si accosti ad un esame alquanto accurato di un caso di tal natura, poiché richiederà necessariamente uno spazio di tempo piuttosto lungo.

    Nel frattempo sua eccellenza non tralasci di seguire con la cura paterna che può il richiedente manifestando, inoltre, convenientemente al medesimo la ragione del comportamento (modo di agire) di questo dicastero, che suole procedere

    Ottenuta questa occasione, ti attesto i miei forti sentimenti di stima, restando sempre il suo

    Joseph Ratzinger

    [orator in latino classico ha un altro significato, la sua traduzione più logica è “colui che chiede, richiede”]

    http://www.giornalettismo.com/archives/58653/traduzione-della-lettera-ratzinger/

  • “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay

    “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay

    “Pedofilia-omosessualità”, scontro Bertone-gay Scritte oscene sulla casa natale del Papa
    Dal Cile il segretario di Stato della Santa Sede ricorre a un parallelismo che provoca subito critiche. Padre Lombardi: “Il Pontefice disposto a incontrare vittime ma lontano dai media”

    ROMA – Ieri, parlando dal Cile, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone non ha solo annunciato nuovi provvedimenti anti-abusi dei sacerdoti. Ma ha anche pronunciato una frase che ha fatto insorgere le comunità gay, sia quelle locali che quelle italiane. Un ragionamento che ha fatto scatenare le polemiche: a suo giudizio non c’è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i preti; mentre invece questo tipo di patologie ha un legame con l’omosessualità. E intanto oggi, dalla Germania, arriva la notizia di scritte oscene sulla casa natale di Benedetto XVI, in Baviera.

    Le parole di Bertone. “Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia – ha dichiarato il segretario di Stato – e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali”. Il segretario di Stato di Benedetto XVI ha comunque ammesso che “il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto grave, è scandaloso”. Bertone, che ha visitato le zone più colpite dal terremoto dello scorso 27 febbraio in Cile, ha anche insistito nel sostenere che la Chiesa non ha mai tentato di nascondere i casi di abusi o di frenare le indagini; e ha ricordato che papa Benedetto XVI ha incontrato alcune vittime, ha chiesto perdono “in ripetute occasioni” ed è disposto a continuare a farlo.

    Le reazioni. Il Movimento cileno per le minoranze sessuali (Movikh) ha subito criticato le parole sull’omosessualità: “Bertone mente in modo palese ed inumano quando sostiene che ci sono studi che dimostrato l’esistenza di relazioni tra l’omosessualità e la pedofilia”. Qui in Italia, il leader storico di Arcigay Aurelio Mancuso ha detto che “come sempre i cardinali stravolgono la realtà, non c’è alcun legame tra omosessualità e pedofilia, questo è stato stabilito moltissimi anni fa dalle società di pischiatria e di psicologia internazionali”. Anche Franco Grillini, esponente dell’Idv e leader di Gaynet, ha definito “gravissime” le affermazioni del numero due della Santa Sede. E la deputata Pd Paola Concia ha espresso “indignazione: è davvero sconfortante che ancora oggi eminenti rappresentanti della Chiesa cattolica si lascino andare ad analisi così grossolane, proponendo tesi sbagliate, dannose”.

    Il Papa e le vittime. Oggi il Vaticano fa sapere che Benedetto XVI è disposto ad incontrare le vittime degli abusi sessuali da parte di religiosi, ma “in un clima di raccoglimento e riflessione, non sotto una pressione di carattere mediatico”. Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, illustrando il programma del viaggio del Papa a Malta, sabato e domenica prossimi.

    Le scritte oscene. Dalla Germania arriva la notizia che scritte oscene a sfondo sessuale “così offensive da non poter essere riportate” sono state trovate sui muri della casa natale di papa Benedetto XVI, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn. Le scritte sono state fatte la notte scorsa con una bomboletta spray e sono state scoperte, secondo la polizia, da un passante alle sei di stamane. L’atto di vandalismo precede di soli tre giorni l’ottantatreesimo compleanno del Pontefice.

  • Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

    Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

    Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon
    Padre Cantalamessa, il frate che ha accostato lo scandalo pedofilia all’antisemitismo, è tra i supporter di un gruppo accusato di violenze sui minori.
    di Giovanni Maria Bellu

    Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

    È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un’intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

    Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

    L’Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti – che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo – è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa – e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato – il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata – scrive – perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

    È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

    Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito – scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon – è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

    Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

    Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

    Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

    Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

    La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

    Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.
    09 aprile 2010

  • Preti pedofili. Bertone si dispiace per il papa (mica per le vittime dei preti!)

    Preti pedofili. Bertone si dispiace per il papa (mica per le vittime dei preti!)

    PUNTA ARENAS (Cile) – E’ “un dolore molto grande” quello del Papa per i casi di pedofilia nel clero, ma la Chiesa cattolica “ha la forza interiore” per portare avanti la propria missione per “un mondo e un’umanità nuovi”. In Cile il segretario di Stato Vaticano Bertone torna a parlare dello scandalo dei preti pedofili e a difendere il papa: “Il Santo Padre ha sofferto molto, così come d’altronde noi pastori, per questi casi di sacerdoti infedeli, non fedeli alla propria vocazione e missione”.

    Bertone ha poi difeso il “muro” eretto intorno al pontefice con l’intervista del cardinale Sosdano che ha provocato reazioni anche nel mondo ebraico: “Ha rilevato che dietro gli ingiusti attacchi al Pontefice ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo: sono parole che rappresentano una difesa “molto chiara” del Papa”.

    08 aprile 2010

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/08/news/bertone_pedofilia-3189154/