Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: chiesa

  • Abusi nel confessionale chiesto a Foggia il giudizio per un prete

    Abusi nel confessionale chiesto a Foggia il giudizio per un prete

    FOGGIA – A tre anni dall’arresto è stata fissata per il prossimo 19 maggio l’udienza preliminare nei confronti del prete accusato di atti sessuali su minorenni, per le presunte molestie avvenute nella chiesa del «Sacro Cuore»: mentre confessava 4 ragazzine il sacerdote le avrebbe toccate e si sarebbe toccato.

    La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di don Nicolangelo Rossi – 79 anni, originario di Benevento – che nell’estate 2006, epoca cui si riferiscono le accuse, era in servizio nella parrocchia del «Sacro Cuore» al rione Candelaro di Foggia.

    Il prete fu arrestato dalla Squadra mobile l’11 maggio 2007 (all’epoca del fermo viveva in un istituto salesiano del Tarantino), e posto ai domiciliari in un altro istituto salesiano di Castellammare di Stabia (Napoli) su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice di Foggia.

    Quattro mesi dopo, il 24 settembre 2007, il Tribunale revocò gli arresti domiciliari e impose al sacerdote l’obbligo di dimora a Vico Equense, sempre in provincia di Napoli. Nel giugno 2008 anche questo obbligo fu revocato. Il sacerdote si dichiara innocente: al momento non è noto se i difensori, gli avvocati Franco Ventarola e Aldo Scippa, opteranno per il giudizio abbreviato quando tra un mese si svolgerà l’udienza preliminare davanti al giudice Antonio Diella.

    I familiari di una delle 4 presunte vittime si costituiranno parte civile con l’avvocato Michele Vaira che lamenta anche il presunto silenzio dei superiori dell’imputato.

  • Crimini contro l’umanità: “arrestare papa Ratzinger”

    Crimini contro l’umanità: “arrestare papa Ratzinger”

    domenica 11 aprile 2010
    Preti pedofili, nuove accuse a Papa Ratzinger: “Bisogna arrestarlo per crimini contro l’umanità”
    di Domenico Giampetruzzi

    Ogni giorno spuntano casi scioccanti di pedofilia coperti in passato dalla Chiesa Cattolica e in particolar modo dall’attuale Papa Ratzinger quando era il braccio destro di Papa Giovanni Paolo II. Lo scandalo dei preti pedofili cattolici, che hanno commesso reati in quasi ogni parte del mondo, sta avendo il giusto risalto sulla stampa americana e anglosassone anche perchè sono tantissimi i casi di religiosi che hanno seviziato e abusato sessualmente di bambini e bambine indifesi e innocenti. Casi scomodi e vergognosi che il più delle volte si sono risolti con un nulla di fatto oppure con un cospicuo pagamento del danno arrecato alle famiglie delle vittime. In altri casi le stesse famiglie di bambini abusati da preti pedofili sono state minacciate oppure consigliate a non sporgere minimamente denuncia presso le autorità competenti in quanto dovevano essere affidati questi casi alla misericordia di Dio. Cioè detto in poche parole doveva regnare l’omertà più assoluta come in una vera e propria organizzazione criminale mafiosa internazionale. Il principale indiziato della copertura di casi di pedofilia nella Chiesa Cattolica è Papa Benedetto XVI che alcuni anni fa firmò una lettera che di fatto dava delle precise indicazioni ai vescovi di tutto il mondo per coprire i gravi reati di pedofilia.

    Le gerarchie ecclesiastiche cattoliche accusano i media di aver montato un caso mediatico vergognoso contro la Chiesa Cattolica mentre il vescovo emerito di Grosseto mons. Giacomo Babini, come riporta il sito Pontifex, attacca gli ebrei: «Si tratta di un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi. La loro colpa – continua Babini – fu tanto grave che Cristo premonizzò quello che sarebbe accaduto loro con il non piangete su di me, ma sui vostri figli». Piuttosto di fare mea culpa e fare pulizia all’interno della Chiesa Cattolica eliminando quella parte marcia e criminale che la compone le gerarchie ecclesiastiche continuano a negare l’evidenza e la realtà dei fatti scaricando le proprie colpe su altri. Che schifo! D’altronde non è una novità la Storia dell’umanità ci insegna di quali e quanti peccati e reati si è macchiata la Chiesa Cattolica. Chi ha coperto questi gravi crimini contro l’umanità e cioè Papa Ratzinger dovrebbe avere un minimo di buon senso sia come religioso, sia come uomo di Stato che come persona e dimettersi dall’incarico.

    Il movimento ateo inglese, guidato da Richard Dawkins e Christopher Hitchens, ha espressamente chiesto di arrestare Papa Ratzinger quando si recherà in Inghilterra in visita a settembre (dal 16 al 19 settembre) per crimini contro l’umanità in quanto ha insabbiato i numerosissimi casi di preti pedofili. Hanno incaricato esperti di diritti umani per formulare le accuse e incriminare Papa Ratzinger che coprendo questi reati commessi da criminali religiosi ha favorito e non punito la pedofilia. «Stiamo parlando di un uomo – ha affermato Dawkins al Sunday Times – il cui primo impulso, quando i suoi preti vengono pizzicati con le braghe calate, è quello di coprire lo scandalo e condannare la giovane vittima al silenzio». «Quest’uomo – gli ha fatto eco Hitchens – non è nè al di sopra nè al di fuori della legge». Difficilmente ciò potrà accadere per via della potentissima casta della Chiesa Cattolica che ha appoggi e sostegno da ogni parte del mondo.

    http://www.liberalaico.com/2010/04/preti-p…ccuse-papa.html

  • Dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto: Scandalo pedofilia è attacco sionista

    Dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto: Scandalo pedofilia è attacco sionista

    l’indignazione del comitato ebraico americano che chiede una smentita alla cei
    Giallo su presunte dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto
    Per il sito Pontifex avrebbe detto: «Scandalo pedofilia è attacco sionista. Olocausto colpa di malversazioni ebree»
    l’indignazione del comitato ebraico americano che chiede una smentita alla cei

    Giallo su presunte dichiarazioni antisemite del vescovo di Grosseto 

    Per il sito Pontifex avrebbe detto: «Scandalo pedofilia è attacco sionista. Olocausto colpa di malversazioni ebree»

    MILANO – Un attacco antisemita. Che arriva da un autorevole esponente della Chiesa cattolica. Lo scandalo pedofilia sui media non è altro che «un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi» ha dichiarato il vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, secondo quanto riporta il sito cattolico Pontifex. «L’olocausto fu una vergogna per l’intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca» ha poi aggiunto Babini. Secondo il sito monsignor Babini aggiunge poi, sempre riferendosi agli ebrei, che «la loro colpa fu tanto grave che Cristo premonizzò quello che sarebbe accaduto loro con il non piangete su di me, ma sui vostri figli».

    LA PROTESTA DEGLI EBREI AMERICANI – Il Comitato Ebraico Americano, in un comunicato ufficiale diffuso a New York, ha chiesto ai vescovi italiani di condannare immediatamente le dichiarazioni «antisemitiche» rilasciate dal vescovo emerito di Grosseto, attraverso un analogo comunicato ufficiale della Cei.

    LA SMENTITA – Successivamente però il vescovo emerito di Grosseto ha smentito seccamente – attraverso un comunicato inviato dalla Cei – di aver mai espresso giudizi antisemiti, dai quali, anzi, prende le distanze.

    Redazione online
    11 aprile 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_11/pedofilia-chiesa-accuse-vescovo-grosseto_9bcdbbba-4572-11df-93de-00144f02aabe.shtml

  • Times. Primate di Inghilterra e Galles protesse prete pedofilo

    Times. Primate di Inghilterra e Galles protesse prete pedofilo

    David Pearce condannato a 8 anni di prigione
    L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols ha presieduto un’istituzione cattolica attiva nell’assistenza di minori proprio mentre un prete pedofilo, David Pearce, era oggetto di indagini. L’ufficio che faceva capo a Nichols non e’ mai intervenuto.

    Londra, 10-04-2010

    Il capo della chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles e’ stato responsabile di un sistema per la protezione dei minori che ha permesso ad un prete pedofilo di continuare a commettere abusi nonostante ripetute segnalazioni da parte delle vittime. Lo sostiene il Times quale conclusione di un’inchiesta condotta dallo stesso quotidiano.

    L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, attuale primate della chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles, ha presieduto dal 2001 al 2008 un’istituzione cattolica attiva nell’assistenza di minori (Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults – Copca) proprio mentre un prete pedofilo, David Pearce, era oggetto di indagini da parte della chiesa e della polizia. Ma l’ufficio che faceva capo a Nichols non e’ mai intervenuto, al punto che, nel 2006, nonostante l’Alta Corte avesse stabilito il risarcimento per danni ad una delle vittime di Pearce, il monaco benedettino mantenne la sua funzione alla Ealing Abbey, parrocchia dell’ovest di Londra, fino al 2008 quando fu arrestato.

    Pearce, 68 anni, ex preside della prestigiosa St. Benedict’s School (Ealing), e’ stato condannato a otto anni di prigione dopo aver ammesso una serie di reati a sfondo sessuale in abusi a studenti adolescenti durante i 35 anni alla Ealing Abbey.

    L’arcivescovo Nichols ha negato di essere stato al corrente del caso Pierce durante il periodo in cui era responsabile del Copca, scrive ancora il Times nella sua versione online. Fonti all’interno della Chiesa affermano che Nichols non fosse a conoscenza di tutti i dettagli della vicenda legata agli abusi prima di diventare primate d’Inghilterra lo scorso anno, sostituendo il cardinale Cormac Murphy-O’Connor a Westminster. Quest’ultimo, tuttavia, era a conoscenza delle accuse, secondo quanto afferma un suo portavoce.

  • LO SCANDALO PEDOFILIA

    LO SCANDALO PEDOFILIA

    10/4/2010 (7:54) – LO SCANDALO PEDOFILIA
    Nei palazzi vaticani l’incubo della talpa

    GIACOMO GALEAZZI
    CITTA’ DEL VATICANO
    L’incubo nei Sacri Palazzi si è materializzato ieri mattina sotto le spoglie miti e ben conosciute Oltretevere di Victor Simpson, capo della redazione romana dell’agenzia americana «Associated Press». Un foglio in mano e una sola richiesta al portavoce vaticano padre Federico Lombardi e cioè se sia di Joseph Ratzinger la firma apposta alla lettera che entro poche ore dilagherà sui mass media mondiali. Ricevuta risposta affermativa ma nessun commento ufficiale, il peggiore dei timori della Santa Sede si è realizzato e con esso l’amara impressione che tra gli ecclesiastici rimossi da Ratzinger qualcuno abbia deciso di fargliela pagare passando le carte ai mass media. Da lì inizia una frenetica corsa contro il tempo per neutralizzare l’effetto devastante della rivelazione. «Con accanimento continuano i tentativi di coinvolgere Joseph Ratzinger nello scandalo della pedofilia», reagiscono in Curia. E assicurano che l’allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede consigliò prudenza (in tutti i sensi, non tanto verso il sacerdote quanto per i bambini) al vescovo di Oakland, monsignor John Cummins, che prospettava la necessità che un sacerdote sospettato di essere pedofilo venisse ridotto allo stato laicale. Nella missiva del 1985, Ratzinger consigliava «di avere la massima cura paterna» non tanto per il prete «quanto per le vittime e per i bambini che mai più avrebbe dovuto poter avvicinare». Il cardinale Ratzinger definiva gli argomenti a favore della riduzione del sacerdote allo stato laicale di «grande significato», ma suggeriva prudenza al vescovo sottolineando di considerare «il bene della Chiesa universale» e il «danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare vista la giovane età» del religioso, poi ridotto allo stato laicale nel 1987, cioè solo due anni dopo la lettera. Quella invocata dal futuro Pontefice risulta dunque, secondo la Santa Sede, «nulla più che un normale invito alla prudenza per vedere chiaro nelle cose prospettate dalla diocesi».

    Fermo restando che il sacerdote non veniva riammesso al lavoro pastorale, tema che comunque non era all’epoca di competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, che divenne competente su questi casi nel 2001. I tempi intercorsi si spiegano con la lentezza delle comunicazioni in quell’epoca. E non va confusa la rimozione di un sacerdote dall’incarico (all’epoca di competenza del vescovo locale) con la riduzione allo stato laicale che deve essere autorizzata dalla Santa Sede. Il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi «non crede necessario rispondere a ogni singolo documento preso fuori dal contesto a proposito di singole situazioni legali» ma afferma che «non è strano che ci siano singoli documenti che hanno la firma del cardinale Ratzinger». Ma la lettera di Ratzinger non è l’unico caso a rimbalzare da oltre oceano ed è l’intero impianto difensivo della Santa Sede a vacillare sotto colpi tremendi. Il «New York Times» svela che il prelato che negli Anni Novanta istruì e avviò il processo canonico contro il prete accusato di aver molestato sessualmente 200 bambini sordomuti in Wisconsin, ha ammesso che gli fu ordinato di fermare il processo nel 1998, dopo una richiesta del Vaticano. E dal Canada il quotidiano «The globe and mail» lancia nuove accuse, riportando che la Santa Sede coprì padre Bernard Prince (incriminato per aver compiuto abusi sessuali tra il 1964 e il 1983) e che divenne, durante la sua permanenza a Roma, amico di papa Wojtyla. Ma non poi di Ratzinger che l’anno scorso decise la riduzione allo stato laicale di Prince, arrestato nel frattempo. A mettere sul banco degli imputati la Santa Sede, in questo caso, è una lettera scritta da monsignor Joseph Windle, vescovo di Pemroke, la diocesi di Prince. Nella missiva, inviata nel febbraio 1993 al nunzio apostolico in Canada, Carlo Curis, si fanno chiari riferimenti alla necessità di insabbiare la storia perché lo scoppio dello scandalo avrebbe potuto «avere conseguenze disastrose non solo per la Chiesa canadese ma anche per tutta la Santa Sede».

    Dall’Europa, intanto, la Chiesa scende in campo con una serie di iniziative sulla linea della «tolleranza zero» varata dalla Santa Sede: in Germania il vescovo di Erfurt ha annunciato di aver denunciato alla magistratura ordinaria un sacerdote che aveva ammesso abusi. E anche il clero italiano prepara il contrattacco: il vescovo di Bolzano segnalerà alla magistratura una serie di casi in attesa di vedere se tra questi ce ne sia qualcuno non caduto in prescrizione e quindi da perseguire. «Ora tutta la Chiesa deve stringersi attorno al Papa, altrimenti saremo tutti travolti».

  • Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

    Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

    di Giovanni Maria Bellu

    Trentamila euro. Era la fine di dicembre del 2006. E i seguaci del “metodo Arkeon” decisero di investire la bella cifra per pagare uno studio su “Sacred path” – la loro associazione – al “Centro internazionale studi sulla famiglia”, il prestigioso istituto di ricerca cattolico dei padri paolini. Un tentativo estremo di riaccreditarsi come organizzazione virtuosa e riconosciuta dalla chiesa quando era già in pieno svolgimento l’inchiesta per associazione a delinquere, truffa, maltrattamenti di minori. I reati dei quali sono accusati il capo di “Sacred path”, Vito Carlo Moccia e altri undici imputati nel processo in corso davanti al tribunale di Bari.

    L’investimento degli arkeoniani per questo studio su se stessi risulta da un documento agli atti del processo ed è confermato dal fatto che davvero il Cisf, tra il dicembre del 2006 e il febbraio del 2007, condusse un’indagine su “alcuni aspetti dell’esperienza Arkeon”. Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico. La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo». Segue un’esposizione fredda del materiale esaminato e di quanto i ricercatori hanno potuto ricavare dalla partecipazione a due dei “seminari” per i discepoli del “primo livello”. La parte più rilevante (e forse l’unica ragione che spinse “Sacred path” a spendere trentamila euro) è nelle ultime righe. Si danno delle indicazioni su come andare avanti nel “lavoro di revisione”. In definitiva si riapre un credito condizionato. È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo.

    Il rapporto del Cisf conferma che l’associazione di Vito Carlo Moccia ha continuato ad avere protezioni importanti e autorevoli anche quando erano emerse pubblicamente notizie molto gravi. Come se, per i suoi sponsor all’interno della Chiesa, fosse impossibile un distacco netto e definitivo. Nella lettera che pubblichiamo in questa pagina, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, conferma integralmente le notizie che abbiamo riportato. Anche il fatto di aver ricevuto la segnalazione di “specifiche tragedie familiari” prodotte dal metodo Arkeon e di averle segnalate a Moccia, cioè al presunto responsabile delle menzionate tragedie. Aggiunge, padre Cantalamessa, di non essersi mai interessato «di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all’ Associazione». Purtroppo ancora una volta i documenti lo smentiscono. È una storia e delicata e complicata, converrà ancora una volta andare con ordine. E prima di tutto bisogna dire che padre Cantalamessa non è l’unico uomo di Chiesa ad aver sostenuto “Sacred path”. Ce n’è almeno un altro. Si chiama Angelo De Simone ed è un sacerdote paolino oltre che un teologo. Fu lui, nel 2004, il primo a dare risalto al metodo Arkeon con un articolo nel quale Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre».

    Un identikitche stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Don Angelo De Simone partecipava ai sinistri rituali dell’associazione. Celebrava gli strani matrimoni che servivano a sancire la riconciliazione di coppie peraltro già sposate, predicava tra icone di Gesù Cristo e foto di Vito Carlo Moccia. Esiste in merito un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto che lo prova. Era, don De Simone, molto vicino a “Sacred path”. E quando apparve accanto al capo supremo in una puntata di “Mi manda Rai 3” del dicembre del 2006, i telespettatori, e anche il conduttore, ebbero la netta impressione che ne facesse parte. Per la veemenza con cui ne sosteneva le improbabili ragioni. Ma era anche molto legato a padre Cantalamessa. Assieme celebrarono, il 20 gennaio del 2006 (cioè dopo che Canale 5, con Maurizio Costanzo, aveva per la prima volta segnalato la pericolosità del metodo Arkeon) una messa nella chiesa milanese di S. Eustorgio (altra circostanza che padre Cantalamessa conferma nella sua lettera e che noi documentiamo con una nuova immagine dove è possibile riconoscere, accanto a Moccia e al predicatore apostolico che si abbracciano, il teologo paolino di Arkeon).

    Insomma, è davvero difficile fare stare assieme questo «non interessamento» verso ciò che accadeva «nell’Associazione e intorno all’Associazione», con la frequentazione di don De Simone. A meno che questi non abbia nascosto qualcosa. Chissà, Di sicuro, dai documenti, emerge che padre Cantalamessa era informato proprio da don De Simone dell’attività di Moccia e dei suoi seguaci. Ecco cosa scrisse (il 24 marzo del 2006) nella lettera di risposta a un signore che gli aveva segnalato una di quelle «specifiche tragedie familiari» di cui ora riconosce di aver avuto notizia: «Un sacerdote che li segue da tempo, don Angelo De Simone, paolino, che può contattare se vuole (seguiva il numero di cellulare, nda) può testimoniare di quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito».

    10 aprile 2010

  • Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

    Pedofilia: Francesco Zanardi, attacco “frontale” contro la Diocesi: “Ecco la mia verità”

    Savona. Come una diga che non riusciva più a sopportare il peso dell’acqua sulle sue pareti e si è spezzata, oggi, Francesco Zanardi ha scelto di smettere di stare in silenzio e ha voluto raccontare tutta la sua verità sugli abusi subiti da un sacerdote della Diocesi Savonese. Francesco è stanco di sopportare da solo il peso di certi segreti ed è stufo che le sue denunce siano inascoltate.

    Per questo, stamattina, ha deciso di aprirsi e raccontare la sua triste e dolorosa esperienza con la Diocesi savonese. Vuole che si sappia, Francesco, che lui aveva denunciato certe situazioni da anni ma che nessuno nella Chiesa ha mai fatto niente. Il suo è un attacco frontale, diretto, preciso, contro la Diocesi di Savona e contro i Vescovi che si sono alternati alla sua guida: Lanfranconi, Calcagno e, infine, Lupi.

    Zanardi non ha paura di fare nomi, fa quello del sacerdote che avrebbe abusato di lui, quando aveva 16 anni, e fa quelli delle persone che sapevano di quelle violenze ma non hanno fatto nulla. L’omosessuale savonese è un fiume in piena: ricostruisce in dettaglio le tappe della sua personale “Odissea” fatta di segnalazioni, denunce e ricatti.

    Già, ricatti, perché sarebbe così che la Diocesi lo teneva “buono”: “Lavorando per e vivendo in una casa di proprietà della Diocesi mi sono trovato abbastanza in difficoltà in questi anni a gestire la denuncia che avevo fatto contro un sacerdote. Dopo aver ripetutamente segnalato l’episodio, già molti anni fa, però nel 2008 mi sono deciso: visto che non succedeva niente ho denunciato alle autorità pubbliche queste cose” spiega Zanardi.

    “Calcagno mi ha fatto parecchie pressioni: avendomi ‘in mano’ dal lato lavorativo e da quello abitativo non gli è stato difficile. Ci sono altri giovani usciti dalle comunità della Diocesi che vivono la mia stessa situazione: hanno subito abusi ma sono tenuti ‘in pugno’ dalle autorità ecclesiastiche o perché lavorano o lavoravano, visto che il licenziamento è stato usato come arma per punire chi denunciava, per loro o perché vivono in appartamenti di loro proprietà” aggiunge Zanardi.

    Francesco non sarebbe quindi l’unico ad aver subito, negli anni, abusi da parte di un sacerdote. Violenze che hanno segnato profondamente l’esistenza di Zanardi che, in seguito a questi episodi, è anche caduto nella dipendenza da droga e ha avuto problemi ad affrontare con serenità la propria sessualità. Sul perché sia voluto uscire allo scoperto adesso e così “platealmente” il savonese spiega che si è visto costretto a farlo dato che le sue denunce, dopo anni, erano rimaste inascoltate.

    “Ho dato un ultimatum a Monsignor Lupi circa un anno fa perché io non mi voglio rendere complice degli orrori che io stesso ho subito quando ero ragazzino. Io pensavo che il Vescovo prendesse queste cose con molta più serietà ma invece i fatti parlano chiaro. Questo prete si è dimesso e dalla Diocesi non esce nessun tipo di dichiarazione” osserva Zanardi che ripete: “Ho sempre denunciato tutto a Lupi, ancora prima che arrivasse a Savona e nell’ultima lettera gli ho chiesto chiaramente o denuncia lei o lo faccio io. Il risultato è stato che dai carabinieri sono andato io nel 2008″ spiega Francesco.

    Zanardi sostiene insomma che la Diocesi sapeva ma non ha mai voluto prendere provvedimenti, anzi avrebbe affidato la gestione di una comunità per minori al sacerdote accusato di pedofilia. La Curia avrebbe cercato poi di “comperare” il silenzio dei giovani che avevano subito abusi dandogli lavoro e case, proprio come è successo a lui che ha lavorato fino al 2008 per la Diocesi.

    Poi l’espisodio che lo allontana: la Curia denuncia di aver trovato del materiale pornografico nei server della Diocesi che lui amministrava. Da quel momento Zanardi non ha più lavorato per la chiesa ma ha continuato a vivere nella casa di loro proprietà.

    “Io non invento nulla, a supporto di quello che ho raccontato ho delle registrazioni che confermano che Monsignor Calcagno sapeva, che praticamente tutto il prelato della Diocesi di Savona sapeva. Audio in cui il sacerdote ammette gli abusi..Tutti sapevano della situazione di Don Nello Giraudo. Ovviamente c’è sempre stata molta omertà dietro questi casi” dice Zanardi che poi lancia un appello: “Per questa ragione io voglio fare col cuore un invito a tutti coloro che conoscono o che più che altro hanno subito sevizie dal sacerdote in questione di non aver paura e di andarlo a denunciare alla magistratura. Non saranno costrette ad uscire pubblicamente come ho fatto io, la cosa potrà restare segreta, ma vi prego fatelo perchè è un atto di umanità”.

    Francesco Zanardi appare “provato” dopo aver raccontato tutta la sua storia. Adesso attende riscontri da Roma: “Mi aspetto qualcosa di coerente dalla Santa Sede. Oggi partirà una lettera scritta da me di denuncia di tutto ciò che sta accadendo nella Diocesi di Savona. Mi aspetto che il Santo Padre, che dice di voler combattere questo cancro della chiesa, dia un supporto alle vittime della pedofilia e che spinga i Vescovi che sanno a denunciare, ad andare dal magistrato a dire come stanno le cose”.

    Francesco ha raccontato davvero tutta la sua verità, senza timori, senza segreti, ora spetterà alla Diocesi raccontare la sua.

    http://www.ivg.it/2010/04/pedofilia-francesco-zanardi-attacco-frontale-contro-la-diocesi-ecco-tutta-la-mia-verita/

  • Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Pedofilia: il Vaticano si sente accerchiato, il Governo italiano lo soccorre

    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri
    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»
    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato
    Un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri

    Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    Benedetto XVI oggi compie 83 anni. Nessuna celebrazione sino a lunedì, quinto anniversario del pontificato

    Benedetto XVI (Ansa)
    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Il comunicato spiega che il Consiglio ha anche rivolto «un caloroso augurio di buon compleanno al pontefice».

    AUGURI – Joseph Ratzinger ha ricevuto auguri da tutto il mondo, tra questi anche quelli del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, ha espresso al Papa «i più fervidi voti augurali con profonda considerazione per il suo alto magistero», rende noto un comunicato del Quirinale. In Vaticano non è previsto nessun festeggiamento particolare, in quanto lunedì prossimo ci saranno le celebrazioni per il quinto anniversario di pontificato, giorno festivo in Vaticano. Sabato pomeriggio Benedetto XVI partirà per la visita a Malta di due giorni. Al suo rientro, lunedì, un pranzo in suo onore gli verrà offerto nella sala Ducale dei Palazzi Vaticani dai cardinali.

    http://www.corriere.it/politica/10_aprile_16/governo-sostegno-papa_faa4c06e-4957-11df-af35-00144f02aabe.shtml

    Il commento di rammarico alle Istituzioni di Francesco Zanardi, vittima, fondatore e Presidente dell’unica  realtà associativa italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, esprime disgusto.

    Al di la di essere vittima che come troppe non ha ricevuto giustizia e tutela dallo Stato, pur comprendendo malgrado le gravissime circostanze che per l’entità dovrebbe quanto meno avviare accertamenti, in Italia mai neppure calendarizzati, rispettosi della doverosa diplomazia tra stati, il fatto che il Governo, oltre a schierassi incostituzionalmente e in sfregio dei cittadini; della Costituzione e delle responsabilità imposte dalla stessa a chi riveste un ruolo nello Stato e nelle cariche istituzionali di rappresentante della Repubblica, ma che agisce tradendola in favore di uno stato estero criminale, i cui membri più volte in tutto il modo hanno subito condanne, la cui impunità è stata privilegio non degli attori ma di chi ha ha coperto il carnefice, trasformato anche lui in vittima della chiesa che rappresenta. Il fatto che al di la dei motivi pur diplomatici il Governo nell’occasione storica quanto unica in quanto l’unica ancora oggi, dopo 11 anni, nei quali non ha pronunciato  ancora una sola frase in favore dei cittadini vittime.

     

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2010/04/02/pedofilia-forno-non-ho-mai-voluto-criminalizzare-chiesa/

  • Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    (per tutti i links andare all’articolo originale, ndr)

    Lo scandalo-pedofilia continua a tenere banco. I malumori serpeggiano, e non sono ormai limitati soltanto all’eterno dissidente Hans Kung, del quale Repubblica ha pubblicato ieri l’articolo Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia. Di “strategia fallimentare” parla anche la BBC, citando esponenti cattolici. In Germania, il paese natale di Joseph Ratzinger, le apostasie stanno aumentando a ritmo allarmante: la diocesi di Friburgo ha comunicato che 2.711 fedeli hanno lasciato la Chiesa nel solo mese di marzo, una cifra più che doppia rispetto allo stesso mese del 2009; 2676 invece le defezioni nella diocesi di Rottenburg-Stoccarda, molte più che a gennaio (921) e febbraio (1.011).
    Di fronte al malumore dei fedeli, il papa ha invitato ieri la Chiesa a fare “penitenza”. Ma la Chiesa ha anche deciso di serrare le fila, pur a costo di suscitare nuove polemiche. Il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, per esempio, ha fatto cancellare la rubrica delle “lettere dai lettori” del settimanale diocesano Vita Nuova soltanto perché aveva ospitato le lettere di nove sacerdoti “controcorrente”: Claudio Magris ha scritto una lettera aperta al vescovo, il quale gli ha risposto definendo la soppressione “una salutare provocazione”, anche perché il giornale “vende poco e costa alla poverissima Diocesi di Trieste una barca di soldi”.
    Tornando alla questione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti, nuove rivelazioni continuano ad aggiungersi. La Associated Press ha elencato l’altro ieri trenta casi di sacerdoti cattolici accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti in altro luogo. Due di questi sono finiti in Italia: padre Mario Pezzotti, ‘attivo’ in Amazzonia, ora residente a Parma, e don Vijay Vhaskr Godugunuru, trasferito presso la diocesi di Montepulciano. Su quest’ultimo caso La Libre rileva il silenzio del Vaticano: il vescovo, mons. Rodolfo Cetoloni, si difende affermando alla AP che non gli erano state date “sufficienti evidenze per provare le accuse”. A Foggia, don Nicolangelo Rossi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver palpato quattro ragazzine in un confessionale. Il 24 maggio comincerà invece il processo contro Don Luciano Massaferro, arrestato lo scorso dicembre e difeso a spada tratta dal vescovo (cfr. Ultimissima del 29 dicembre 2009). Il sito francese Golias ha nel frattempo rintracciato e pubblicato una lettera del 1991 dell’allora prefetto della Congregazione del Clero, il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, con la quale il porporato si congratulava con il vescovo di Bayeux, mons. Pierre Pican, fresco di condanna a tre mesi per non aver denunciato un prete pedofilo: il porporato si congratulava con lui per aver “agito bene”, preferendo rischiare la prigione piuttosto che denunciare “il suo figlio-prete”. Il Vaticano ha rilasciato in proposito una nota ambigua: “Questo documento è una riprova di quanto fosse opportuna l’unificazione della trattazione dei casi di abusi sessuali di minori da parte di membri del clero sotto la competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, per garantirne una conduzione rigorosa e coerente, come avvenne infatti con i documenti approvati dal Papa nel 2001″.
    Non mancano tuttavia le reazioni: Radio Vaticana ha diffuso le dichiarazioni di padre Thomas Brundage, vicario giudiziale dell’arcidiocesi di Milwaukee dal 1995 al 2003, che ha accusato di “antipapismo” il New York Times per aver voluto affidarsi alle “menzogne di mons. Rembert Weakland, il grande accusatore, una persona fatta passare per testimone credibile, costretto a lasciare la guida dell’arcidiocesi di Milwaukee dopo il coinvolgimento in una storia omosessuale con un ex studente di teologia”.
    In questo difficile momento le gerarchie ecclesiastiche possono comunque sempre contare sul sostegno della politica italiana: il presidente Giorgio Napolitano, in occasione degli 83 anni di Benedetto XVI, compiuti oggi, ha fatto pervenire al papa la sua “profonda considerazione per il suo alto magistero”. Il consiglio dei ministri ha invece espresso “solidarietà per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa”.

    Il Vaticano ai ferri corti con il mondo 
    di Alessandro Capece [15 apr 2010]

    Le denunce degli abusi sui minori sono in costante aumento. Le strategie adottate finora per riprendere in mano il gregge allo sbando si sono rivelate inefficaci. Le gerarchie ecclesiastiche sembrano smarrite davanti alla scelta tra riconoscere le proprie colpe, ammettendo implicitamente che gli abusi sono stati occultati, e denunciare i colpevoli alla magistratura, concorrendo alla distruzione definitiva della sua immagine, oppure continuare a sorvolare.
    Addossare la colpa agli omosessuali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Segretario Generale della Conferenza dei vescovi cattolici ha precisato – riporta il Telegraph – che la pedofilia non ha niente a che fare con l’orientamento sessuale e che l’abuso è una fissazione che nasce dalla difficoltà di sviluppare relazioni mature con gli adulti e dalla conseguente necessità di focalizzare le pulsioni sessuali sui bambini.

    Un attivista di “Outrage!”, l’associazione che difende le vittime della pedofilia, ha aggiunto che arroccarsi in una difesa aggressiva mentre il gregge scappa danneggia la reputazione della Chiesa più degli attacchi che subisce.

    La rabbia dei fedeli per quello che sta accadendo – riporta il sito Voz Nueva (www.lavozcolorado.com) – ha fatto crescere il numero dei detrattori del Papa, scioccati dalla constatazione che la Chiesa ha tenuto nascosto i suoi scheletri nell’armadio chissà per quanto tempo senza curarsi minimamente di punire i colpevoli e risarcire le vittime.

    Questa inarrestabile crisi di fiducia non può avere che due sbocchi: un rinnovamento profondo della Chiesa Cattolica o la perdita definitiva del suo prestigio.

    http://www.uaar.it/news/2010/04/16/pedofilia-malumori-cattolici-reazioni-nuove-rivelazioni/

  • Savona: mail di Nicolick sulla Diocesi savonese

    Savona: mail di Nicolick sulla Diocesi savonese

    Riceviamo e pubblichiamo una e-mail di Roberto Nicolick, riguardante alcuni temi di stringente attualità:

    “Cosa accade nella Diocesi di Savona? Da settimane si stanno rincorrendo voci, sussurri o come dice un eminente prelato Vaticano, chiacchiericci, che segnalano vittime di presunti abusi in Provincia di Savona da parte di un sacerdote. Pare che la Magistratura, alacremente, stia indagando, da tempo, su queste voci, corroborate da denunce che sarebbero state ritenute credibili dalla Procura di Savona che ha gia convocato alcune persone informate dei fatti, vittime degli abusi , testimoni e anche il presunto responsabile.
    La domanda che ci poniamo, noi tutti credenti in Santa Romana Chiesa, e questa , esiste un fondamento di verita in tutto questo? oppure si tratta di voci assolutamente prive di fondamento.

    E se gli abusi, che sarebbero avvenuti da parte di un notissimo sacerdote, sono realmente avvenuti, perche i Vertici Ecclesiastici non sono intervenuti, in tempo utile, sul responsabile per impedire il reiterare di questi odiosi ed infami reati sui giovani?.Nel frattempo le presunte vittime degli abusi, vengono ascoltati dai magistrati e vanno a talk show televisivi dove vengono intervistati e raccontano cio che e successo.

    Domani mattina saranno intervistati a Uno Mattina in diretta, inoltre una notissima emittente araba, Al Jagiazira ha chiesto una intervista ad una delle vittime, la stessa richiesta sarebbe partita da Gad Lerner, conduttore de l-infedele e da Michele Santoro su Anno Zero, e la Diocesi di Savona e Noli non rilascia dichiarazioni sugli avvenimenti. I fedeli, che sono generalmente persone intelligenti, si cominciano a chiedere cosa ci sia di vero in tutto questo polverone mediatico, forse a questo punto sarebbe interessante un pronunciamento preciso e chiarificatore da parte delle Autorità Ecclesiastiche”.

    Roberto Nicolick

    Sabato 10 Aprile 2010 ore 09:55

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=73681