Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – “I dati (1570 vittime censite da L’Abuso e 956 dichiarate dalla Chiesa) sono inseriti e conteggiati separatamente- spiega la Rete- in quanto molto fumosi, parziali e non circostanziati, né per quanto riguarda le diocesi di provenienza del dato, né per quanto riguarda le regioni italiane, il numero di vittime prodotte, il sesso e l’età, i provvedimenti presi, l’attuale incarico e collocazione. Tuttavia- spiega- sono dati ufficiali dichiarati e se pur estremamente vaghi e imprecisi non possono essere omessi. Parliamo tra le altre cose di dati che non compaiono nel censimento dettagliato per regioni fatto dalla Rete L’Abuso, quindi vanno sommati ai 1570”.

    “Il censimento della Rete L’Abuso- spiega l’Associazione- è basato solo su casi documentali pubblici, ovvero non abbiamo inserito alcun dato di casi non denunciati e questi sono un totale di 360, che hanno prodotto 1570 sopravvissuti.

    Quelli che invece si evincono dalle dichiarazioni della stessa chiesa sono nettamente superiori, 913 casi di abusatori, quasi il triplo di quelli censiti dalla Rete L’Abuso e, se pur incompleti, tuttavia dichiarano almeno altri 956 sopravvissuti, da sommare i nostri 1570″.

    L’analisi della Rete L’Abuso, però, non si è fermata qui e ha prodotto anche delle proiezioni. “Facendo una proiezione su base proporzionale del dato Cei mancante riguardo al potenziale di sopravvissuti prodotti (dato X della Cei dove X è uguale ai sopravvissuti censiti dalla Rete L’Abuso moltiplicato per i 913 autori dichiarati da Cei, diviso 360 autori censiti dalla Rete) si ottengono altri 3990 sopravvissuti da sommare ai 1570 della Rete L’Abuso”.

    Sommando il dato reale censito dall’Osservatorio e il dato di proiezione della Chiesa si arriva a un totale di 5559
    vittime. Un numero enorme.

    Alla luce di questi dati, nel corso della conferenza, la Rete L’Abuso ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini “che nel caso del clero anziché rimandare la scelta di denunciare al vescovo- spiega l’Associazione- obbligherebbe le singole persone che abbiano un fondato sospetto a denunciarlo”. Per L’Abuso, poi “un altro vuoto grave è quello del certificato anti pedofilia, che lascia scoperto tutto il volontariato, al quale appartiene anche il clero, ma non solo”, spiega l’Associazione.

    Grazie ai dati prodotti nell’ambito del clero, Rete L’Abuso ha elaborato anche una proporzione percentuale di quello che potrebbe essere il potenziale di molestatori nell’intera fascia del volontariato “che conta molte più persone dei 35.000 sacerdoti censiti nel report, ed è soggetta agli stessi identici vuoti legislativi del clero”, spiegano.

    “Come abbiamo calcolato sulla base di 35.000 sacerdoti che 1.200 circa risulterebbero molestatori sessuali, per lo più di minori, sulla stessa base percentuale ottenuta (3,64%), calcoliamo la stessa percentuale al dato Istat che parla di un totale di 4,661 milioni di volontari nel 2021. Se poi moltiplichiamo l’improbabile dato (come premesso in assoluto difetto) per il prodotto minimo di cinque presunte vittime per ogni molestatore, otteniamo una triste ipotesi dell’enorme entità del fenomeno, incontrollato in Italia: 848.300”.
    (Mab / Dire)

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    DILI – Mentre Papa Francesco inizia la sua breve visita di due giorni a Timor Est, uno dei principali problemi di fondo con cui dovrà confrontarsi è la crisi degli abusi sessuali da parte del clero, mentre la nazione è scossa dalle accuse contro membri molto venerati del clero.

    Papa Francesco è atterrato a Timor Est, chiamato anche Timor Leste, il 9 settembre, dopo aver visitato Indonesia e Papua Nuova Guinea nell’ambito di un più ampio tour in Asia e Oceania che lo porterà anche a Singapore.

    In un discorso alle autorità nazionali dopo il suo arrivo a Dili lunedì pomeriggio, Papa Francesco ha fatto un riferimento velato alla questione degli abusi, invitando le autorità a “prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena per tutti i giovani”.

    Tuttavia, non si è scusato né ha collegato la questione degli abusi alla Chiesa cattolica o ai suoi rappresentanti.

    “Non dimentichiamo che questi bambini e adolescenti vedono violata la loro dignità”, ha detto Francesco, aggiungendo a braccio che “il problema sta fiorendo in tutto il mondo”.

    In risposta a ciò, ha affermato che “siamo tutti chiamati a fare tutto il possibile per prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena a tutti i giovani”, ma non ha insistito ulteriormente sulla questione.

    Prima del suo arrivo, il gruppo di difesa dei sopravvissuti agli abusi del clero Bishop Accountability ha pubblicato una lettera aperta al cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, chiedendo al Papa di affrontare apertamente la questione durante la sua permanenza a Timor Est.

    Negli ultimi anni, Timor Est è stata alle prese con accuse di pedofilia nei confronti del famoso vescovo ed eroe nazionale Carlos Ximenes Belo, premio Nobel sanzionato dal Vaticano.

    Belo, che si ritiene risieda in Portogallo, è un ex vescovo di Dili che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1996 per il suo impegno nella promozione dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei timoresi orientali durante l’occupazione indonesiana dal 1975 al 1999 e per aver promosso una soluzione giusta e pacifica al conflitto del paese mentre lottava per la propria indipendenza.

    Si è dimesso nel 2002 all’insolita giovane età di 54 anni e nel 2022 è stato pubblicamente accusato di abusi sessuali su minori; in seguito, il Vaticano ha affermato che gli era stato impedito di svolgere il ministero quando, nel 2019, sono emerse accuse di stupro e abusi su ragazzi adolescenti.

    L’eredità di Belo rimane una macchia per la Chiesa a Timor Est, ma i suoi sforzi per l’indipendenza nazionale gli hanno anche fatto guadagnare un sostegno duraturo tra molti timoresi orientali, rendendo il suo caso complesso e delicato che Papa Francesco dovrà gestire con attenzione durante la sua permanenza nel Paese.

    Allo stesso modo, l’ex sacerdote americano Richard Daschbach è stato ridotto allo stato laicale nel 2018 dopo essere stato accusato e aver poi ammesso di aver abusato sessualmente di bambine affidate alle sue cure mentre prestava servizio come missionario a Timor Est.

    Ha dovuto affrontare accuse civili ed è stato condannato da un tribunale timorese nel 2021 per abusi sessuali su ragazze orfane e svantaggiate, segnando la prima volta che un membro del clero è stato sanzionato civilmente per abusi nel paese. È stato condannato a 12 anni di prigione.

    Daschbach aveva prestato servizio nella remota cittadina di Oecusse e, come Belo, è celebrato e difeso dalla gente del posto e da politici di alto rango per i suoi sforzi nel sostenere la spinta del paese verso l’indipendenza.

    Il Primo Ministro di Timor Est, Xanana Gusmão, avrebbe fatto visita a Daschbach almeno due volte in prigione per il suo compleanno. I figli di Gusmão avrebbero poi scritto lettere alle vittime per scusarsi delle azioni del padre.

    Non è previsto che Papa Francesco incontri privatamente Gusmão durante la sua visita a Dili; tuttavia, Gusmão ha partecipato all’incontro del Papa con le autorità civili nazionali dopo l’atterraggio del pontefice nel Paese.

    Nella sua lettera a O’Malley, Bishop Accountability ha chiesto a O’Malley di esortare Papa Francesco “a essere il campione delle vittime” e di consigliare al papa “di parlare con ferocia durante la sua visita a loro favore. Aiutarlo a capire quanto soli e spaventati devono sentirsi”.

    Anne Barret Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability, ha affermato in una dichiarazione che “Un numero imprecisato di vittime di abusi sessuali su minori a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare le proprie sofferenze, mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica nonostante le gravi accuse di abusi contro di loro”.

    “È una situazione triste per le vittime, ma Papa Francesco potrebbe cambiarla. È venerato a Timor Est. Se condannasse esplicitamente Belo e Daschbach, e lodasse il coraggio delle loro vittime, le sue parole potrebbero avere un impatto positivo enorme”, ha detto.

    “Per spezzare l’attaccamento del popolo a Daschbach e Belo, il Papa deve denunciare i due uomini per nome… Una dichiarazione generica che omette i nomi degli autori sarà facilmente ignorata o male interpretata”.

    Papa Francesco, accolto da migliaia di persone del posto che si sono riversate in strada per vederlo dopo il suo arrivo a Dili, nel suo discorso alle autorità non ha affrontato direttamente il tema degli abusi sessuali da parte del clero né ha chiamato per nome Belo o Daschbach.

    Parlando delle sfide sociali che Timor Est deve affrontare, come l’abuso di alcol e la violenza delle gang di giovani addestrati nelle arti marziali, il Papa ha detto: “Invece di usare questa conoscenza al servizio degli indifesi, la usano come un’opportunità per mostrare il potere fugace e dannoso della violenza”.

    Si prevede che Papa Francesco parlerà più approfonditamente dell’argomento durante l’incontro con i vescovi, il clero e i religiosi del Paese martedì.

    In passato, l’inviato del Vaticano a Timor Est, monsignor Marco Sprizzi, ha esortato i cattolici sostenitori di Belo a rispettare le sanzioni imposte al suo ministero per i “gravi crimini” da lui commessi, nonostante il favore di cui gode ancora in gran parte della società di Timor Est.

    L’ultima visita papale a Timor Est ebbe luogo quando arrivò Papa Giovanni Paolo nel 1989, prima dell’indipendenza del paese. Timor Est dichiarò l’indipendenza nel 1975, ma non fu riconosciuta fino al 2002.

    Papa Francesco ha riconosciuto la violenza del recente passato di Timor Est, che ha combattuto per ottenere l’indipendenza dall’occupazione indonesiana, e ha applaudito il ruolo svolto dalla fede cattolica nell’aiutare il Paese a raggiungere tale obiettivo.

    Ha inoltre elogiato l’impegno del Paese nel perseguire una piena riconciliazione con l’Indonesia nonostante i problemi del recente passato, un atteggiamento che, a suo dire, “trova la sua prima e più pura fonte negli insegnamenti del Vangelo”.

    Timor Est è una nazione a maggioranza cattolica: circa il 97% della popolazione locale è cattolica e la Chiesa gode di ampio sostegno tra i leader politici e di collaborazione con il governo nazionale.

    Il papa ha toccato gli alti livelli di povertà, soprattutto nelle aree rurali, esortando le autorità a sfruttare le risorse naturali del paese, come petrolio e gas, per promuovere lo sviluppo sociale. Ha chiesto una formazione adeguata per i leader politici, affermando che la dottrina sociale della chiesa dovrebbe fungere da “fondamento”, poiché promuove lo sviluppo integrale e cerca di evitare “inaccettabili disuguaglianze” e prendersi cura di coloro che sono ai margini della società.

    La questione degli abusi è stata un tema delicato anche durante la visita del Papa in Papua Nuova Guinea, poiché il Pacifico è da tempo considerato dalla Chiesa cattolica la discarica per i membri del clero accusati di abusi sessuali, che la Chiesa voleva tenere lontani dall’opinione pubblica.

    Un esempio delle sfide che il Papa deve affrontare nell’affrontare gli scandali sugli abusi in luoghi in cui la sensibilità è diversa da quella degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale può essere il caso di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino di un ordine religioso noto come Istituto del Verbo Incarnato.

    Buela morì nel 2023 in seguito alle accuse di aver abusato sessualmente dei seminaristi della sua congregazione.

    Parlando ai giornalisti a Vanimo, un angolo remoto della Papua Nuova Guinea visitato domenica da Papa Francesco, un missionario argentino e membro dell’ordine di Buela ha ampiamente liquidato le accuse.

    “Sì, è stato accusato di abusi e assolto da [Papa] Benedetto XVI”, ha detto padre Miguel de la Calle, pastore di Vanimo e parte di un gruppo di missionari argentini che hanno incontrato Francesco.

    “Lo stesso Francesco gli diede una benedizione prima di morire”, ha detto de la Calle, e ha criticato i giornalisti per essersi concentrati eccessivamente sulle accuse.

    De la Calle, sottolineando che il fondatore si era trasferito a Genova prima di morire, ha insistito sul fatto che non è mai stato condannato.

    “Papa Francesco ha apprezzato molto il fondatore, apprezza il nostro carisma”, ha detto.

    Segui Elise Ann Allen su X: @eliseannallen

    Pope opens East Timor stop saying abuse is ‘flowering all over the world’

  • «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    BOLZANO. Era l’estate del 1969. Klaus Walter aveva solo 13 anni e pascolava le mucche nei prati di Redagno di Sotto, proprio sotto il Corno Bianco. Un paradiso in cui il giovanissimo pastore trascorreva le sue giornate spensierate, ancora lontano dai turbamenti che l’adolescenza aveva in serbo per lui. All’improvviso, però, quel paradiso sprofondò nell’inferno. A cinquant’anni di distanza, Klaus, apprezzato liutaio e volto noto in città grazie ai suoi concerti con pianola, armonica e campanacci, ha deciso di raccontare la terribile vicenda di cui è stato vittima.

    Cosa accadde in quell’estate del ’69?

    Il parroco salì da me, al pascolo. All’inizio, ero stupito e onorato che un sacerdote decidesse di spendere il suo tempo per starmi vicino, allontanandosi così tanto dal paese. Io sono da sempre molto religioso e pensavo sarebbe venuto a pregare con me. Purtroppo, non mi ci volle molto per capire il motivo di quella presenza perché il sacerdote si mise vicino a me. Troppo vicino, tanto da darmi fastidio. E mi teneva. Mi ha chiesto subito se avevo avuto esperienze sessuali e io non ho capito perché volevo rimanere bambino e a queste cose non pensavo. Avevo visto nascere dei vitellini e avevo pensato che funzionasse così anche per l’uomo, ma non volevo sapere altro. Ho pensato anche che volesse chiedermi se avevo peccati da confessare e gli ho detto che, a sei anni, avevo giocato al dottore con una bimba vicina di casa e aveva finto di farmi una puntura. Un gioco innocente, senza alcun pensiero alla sessualità.

    Cos’è successo a quel punto?

    Il parroco mi ha chiesto di mostrargli dove mi aveva fatto la puntura, poi mi ha tirato giù i pantaloni e ha iniziato a toccarmi i genitali. A quel punto, tutto è diventato nero e sono svenuto. Mi sono raggomitolato e i nervi erano talmente tesi che, nei giorni successivi, ero indolenzito e dolorante.

    È accaduto una volta sola? E lei ha parlato con qualcuno di quello che stava succedendo?

    È accaduto più volte, purtroppo, e ogni volta era un trauma. Mi vedevo all’inferno, all’interno di una bottiglia, e fuori c’era il parroco che, con il volto del diavolo, tentava di farmi uscire. Un’immagine terribile che mi ha perseguitato per tanti anni. Di quello che accadeva ne ho parlato con mia zia, che era la perpetua, ma lei mi ha sempre detto di obbedire al parroco perché ama molto i bambini e i ragazzi. Non ho ancora capito se non volevano vedere, ma in quel momento ho capito che nessuno mi avrebbe aiutato. Eppure c’erano anche altri ragazzi che subivano quello che subivo io. Ho saputo che uno di loro s’è poi suicidato mentre mio cugino, per difendersi dalle avances del sacerdote, lo aveva spinto forte, facendolo cadere. Lui, per contro, aveva tuonato dal pulpito della chiesa, dicendo che i giovani del paese erano maleducati.

    Un’esperienza terribile. Cosa l’ha spinta a raccontarla?

    Non c’è giorno in cui io mi alzi al mattino senza che io pensi a quei fatti. E per lungo tempo ho avuto il terrore degli uomini. Il parroco è stato spostato più volte, so che era stato richiamato, ma ha continuato a fare quelle cose. Non è mai stato denunciato e quando arrivava in un nuovo paese nessuno avvisava la popolazione che si trattava di un pedofilo. Allora aveva 42 anni ed è morto quarant’anni più tardi, riverito e rispettato. Io, che ho una profonda fede, l’ho perdonato e, sulla sua tomba, ho abbracciato la lapide. Me nessuno deve più patire ciò che ho patito io e, finalmente, la Chiesa di Papa Francesco si sta muovendo per debellare questa piaga. Trent’anni fa ero determinato a parlare, ma nessuno mi ha dato retta. Nemmeno alle mie lettere ai giornali. Ero depresso e, in un’occasione, stavo per farla finita, gettandomi nel fiume, ma alcuni ragazzi mi hanno salvato.

    Ora, però, il Vaticano sta dicendo le cose che dicevo io trent’anni fa, quando tutti mi dicevano che ero matto. Un male così grande, d’altra parte, mette in discussione la stessa esistenza della Chiesa. Vorrei che il vescovo mi scrivesse, vorrei delle scuse, vorrei fosse fatto il nome di quel sacerdote. E vorrei che chi ha subito, avesse finalmente il coraggio di denunciare. Nient’altro.

    https://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/io-molestato-dal-parroco-mai-ascoltato-dalla-chiesa-1.1933959

  • Papa Francesco manterrà il silenzio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori durante la sua visita a Timor Est?

    Papa Francesco manterrà il silenzio sullo scandalo degli abusi sessuali su minori durante la sua visita a Timor Est?

    Durante la sua prossima visita a Timor Est, Papa Francesco è stato invitato ad affrontare il problema degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica.

    La richiesta, avanzata dall’influente organizzazione non-profit BishopAccountability.org, ha chiesto a una delle arcidiocesi più importanti degli Stati Uniti, il cardinale Sean O’Malley, di convincere il papa a denunciare gli abusi sessuali durante il suo viaggio.

    Due importanti figure cattoliche a Timor Est sono state al centro di accuse di abusi sessuali, tra cui il vescovo Carlos Ximenes Belo, che in precedenza era il capo della Chiesa cattolica del paese. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1996 ed è ampiamente celebrato a Timor Est per essere stato determinante nel paese che ha ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002.

    Ma quello stesso anno Belo si dimise all’improvviso, adducendo problemi di salute, e fu mandato in Mozambico per lavorare come missionario prima di trasferirsi in Portogallo.

    Il Vaticano gli ha segretamente proibito di avere contatti con bambini o con Timor Est, in seguito alle accuse di abusi sessuali su ragazzi minorenni per un periodo di 20 anni, accuse poi rese pubbliche e riconosciute dal Vaticano nel 2022.

    BishopAccountability.org ha osservato che Belo gode ancora di popolarità a Timor Est, con funzionari statali come il presidente José Ramos-Horta che lo elogiano pubblicamente e gli danno il benvenuto nel Paese.

    La chiesa di Timor Est ha ampiamente minimizzato o messo in dubbio le accuse contro Melo e altri mosse contro un popolare missionario americano che ha confessato di aver molestato delle giovani ragazze. Molti si concentrano invece sul loro ruolo nel salvare vite durante la sanguinosa lotta del paese contro l’Indonesia per l’indipendenza.

    Il viaggio di Papa Francesco a Timor Est sarà il suo primo nel Paese. Tuttavia, il Vaticano non ha ancora commentato se incontrerà le vittime di abusi o se ne parlerà direttamente come ha fatto in precedenza.

    Circa il 98% degli 1,3 milioni di abitanti di Timor Est è cattolico, il che lo rende il Paese più cattolico al mondo, escludendo il Vaticano.

    Il loro status eroico in alcune parti dell’Asia, dove la società tende a conferire molto potere agli adulti e alle figure autoritarie, aiuta a spiegare perché i vescovi siano ancora venerati mentre altrove nel mondo casi simili vengono accolti con indignazione, ha affermato Anne Barrett Doyle di Bishop Accountability.

    “I vescovi sono potenti e nei paesi in via di sviluppo dove la chiesa è dominante, sono straordinariamente potenti”, ha affermato Barrett Doyle.

    https://www.euronews.com/my-europe/2024/09/08/will-francis-stay-silent-over-sex-abuse-scandal-when-he-visits-east-timor

  • Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Molte vittime della pedofilia a Timor Est, prossima tappa del viaggio in Asia e Oceania del Papa, si aspettano che Francesco possa fare chiarezza su due vicende sconvolgenti e sulle quali la Chiesa ha fatto scendere una imbarazzante coltre di silenzio. In entrambi i casi i prelati pur avendo stuprato minori sono ancora ampiamente lodati per aver sostenuto il popolo timorese durante la violenta occupazione indonesiana. Si tratta del vescovo Premio Nobel per la Pace, Carlos Ximenes Belo che ora si trova in un monastero in Portogallo (e punito dal Vaticano in modo ridicolo) e dell’ex sacerdote Richard Daschbach attualmente in una prigione di Timor Est.

    Abusi, il brutto caso del vescovo «insabbiatore» ora accusato anche dal predecessore apre il “processo” in Vaticano.

    A fare da portavoce di tanti ex ragazzi molestati in passato e’ una associazione americana molto influente, BishopAccountability.org che ha chiesto al cardinale Sean O’Malley, già influente collaboratore del Papa, di riferire a Bergoglio della necessità di fare luce sulle vicende scandalose.

    Tanto per cominciare, dicono, «facendo i nomi degli abusatori», citandoli apertamente nei discorsi in pubblico, in modo da esortare i timoresi «a smettere di sostenerli. Le vittime di Timor Est si sentono sicuramente spaventate e sole».

    ABUSI

    La continua popolarità dei due autori dei reati sessuali, infatti, è ancora altissima nonostante i crimini. E tra i sostenitori conta anche il presidente e il primo ministro del paese, il cui sostegno ha di fatto creato un clima generale in cui le vittime si sentono intimidite per farsi avanti. «Un numero ampio di vittime a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica» ha detto Barrett Doyle di BishopAccountability. «È una situazione cupa che Papa Francesco potrebbe cambiare».

    ARCHIVI

    Fondata nel 2003, BishopAccountability.org documenta la crisi degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. Offre una vasta collezione online di documenti e resoconti. La sua missione è dare al pubblico accesso alle informazioni relative alla crisi degli abusi in tutto il mondo. Si tratta di un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che chiede trasparenza e responsabilità.

    Tra i sostenitori degli abusatori ci sono anche funzionari statali influenti a cominciare dal presidente di Timor Est, José Ramos-Horta, che ha elogiato pubblicamente il suo amico vescovo Belo, sostenendo che lo avrebbe accolto di nuovo nel paese in qualsiasi momento. Alla AP ha anche aggiunto di sperare che il Papa non menzioni affatto i crimini perché «sarebbe come accusare qualcuno due volte». Una posizione ampiamente condivisa anche nella Chiesa timorese. Naturalmente non si sa se il cardinale O’Malley ha già avuto la possibilità di informare il Papa. In ogni caso, nella prossima tappa asiatica, sarà di fronte a un bivio: denunciare e condannare il vescovo pedofilo come gli chiedono le vittime della pedofilia oppure tacere come si aspetta il Presidente di Timor Est.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_carlos_ximenes_belo_premio_nobel_pace_papa_francesco_viaggio_timor_est_abusi-8339881.html

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470

  • Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    DILI, Timor Est (AP) — Quando Papa Francesco compirà il suo viaggio nel nuovo Paese asiatico, Timor Est, sarà il secondo Papa a visitarlo dopo Giovanni Paolo II nel 1989 e il primo da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002.

    Inoltre, appena due anni dopo che il Vaticano ha riconosciuto che il vescovo Carlos Ximenes Belo, eroe dell’indipendenza di Timor Est e premio Nobel per la pace, aveva abusato sessualmente di ragazzini, e tre anni dopo che un popolare missionario americano era stato condannato per molestie su ragazzine.

    I due ecclesiastici godono ancora di un ampio sostegno tra la stragrande maggioranza della popolazione cattolica di Timor Est, per il loro fermo sostegno al Paese durante la sanguinosa lotta per l’indipendenza.

    Una visita dell’Associated Press nella capitale Dili, in vista della visita di Francesco, che inizierà il 9 settembre, ha evidenziato che la maggior parte delle persone minimizza, dubita o respinge le affermazioni contro i due.

  • Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Crudi, chiari e senza sconti.

    Due sole sono le possibilità: che don Rolando Leo sia responsabile di tutti gli addebiti ipotizzati (o di parte sostanziale dei medesimi), o che egli sia vittima di una macchinazione o di accuse infondate; sulla prima ipotesi si fonda la clamorosa inchiesta esplosa ieri con il fermo del sacerdote, direttamente al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona dove egli è docente e cappellano, mentre alla seconda – che è qui proposta senza elementi di comprova ma in forza del suo logico sussistere: non si avrebbe, in caso contrario, alcuna presunzione di innocenza – nessuno sembra più dar credito.

    Anzi: nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità, voci perimenti gli atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi.

    Ciò significa che don Rolando Leo, 55 anni, da Mendrisio, tra l’altro direttore dell’Ufficio insegnamento religioso scolastico, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” ed assistente diocesano di pastorale giovanile oltre che docente, sarà ospite per qualche tempo – sino a due mesi – del carcere giudiziario “La Farera” in Lugano quartiere Cadro, struttura penitenziaria dove il religioso è stato tradotto in giornata, per il prefigurato carcere preventivo; già svolto un primo, sommario colloquio con l’avvocato difensore. Tutto il resto è nel sospeso sopra acque torbide, come vedremo per brevi cenni partendo dal fondo.

    Primo: netta la presa di distanze da parte dei vertici del “Collegio Bartolomeo Papio”, che per firma di don Patrizio Foletti rettore – con il concorso di Paolo Scascighini, suo vice – hanno scelto di indirizzarsi ai genitori degli allievi con una lettera invero priva di contributi sostanziali (ma si può capire, o almeno questa è una sostenibile chiave di lettura, potendosi credere che nemmeno lì siano disponibili notizie che poggino su pietre angolari). Sconcerto e dolore, certo, e la conferma dell’essere “dignità e rispetto della persona” due elementi che oggi “come sempre anche in passato” rimangono “al centro delle (nostre) attenzioni”; la questione, precisa don Patrizio Foletti, parrebbe a tutt’oggi “non toccare l’attività” del sacerdote per quanto riguarda il collegio stesso; cattolicamente eccepibile la chiosa circa il restare “a disposizione per ascoltare il vostro disagio” ed il fare “quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico”.

    Secondo: come riferito ieri dal “Giornale del Ticino” e da alcune altre testate, il fermo del sacerdote ha avuto luogo direttamente negli ambienti del “Collegio Bartolomeo Papio”, essendo don Rolando Leo rientrato lì da poche ore dopo un pellegrinaggio in Bosnia-Erzegovina, meta Medjugorje. Si può immaginare tuttavia che sia monsignor Alain de Raemy amministratore apostolico sia don Patrizio Foletti rettore dell’istituto fossero già stati messi al corrente – se non per altro, in ragione della correttezza nei rapporti istituzionali – di quanto stava per accadere; a comprova, anche l’insolita tempestività con cui è uscito il comunicato-stampa della Curia ed il fatto che, a differenza di quanto avvenuto in vari altri casi anche in un recente passato, l’identità del presbitero è emersa nel volgere di poche ore.

    Terzo: il fermo di don Rolando Leo – si ripete: contro don Rolando Leo sono state avanzate accuse gravissime, ma per lui come per ogni altro soggetto non colto in flagranza non può essere espresso un giudizio sino a che sentenza definitiva sia stata pronunziata – è giunto sul finire della prima decade di agosto quando l’informazione sui presunti abusi era stata accolta e raccolta direttamente da monsignor Alain de Raemy in un momento imprecisato del mese di marzo; tempi indubbiamente lunghi, laddove era palese la possibile reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati. Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza: lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore ed animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?

    Quarto: si sa ora che il caso è stato originato da affermazioni di una persona oggi maggiorenne ma che maggiorenne non era al tempo in cui sarebbero stati commessi gli abusi. Vicenda, se vicenda c’è come sembra, del 2019 o del 2018 addirittura. Legittimo sempre, sia affermato e ribadito, l’adire le vie legali; legittimo anche che qualcuno, da maggiorenne e quindi investito di maggiori diritti oltre che di maggiori doveri, prenda solo a questo punto il coraggio a due mani e parli. Gli anelli della catena di trasmissione, nel caso, sono tre più uno: il denunciante, l’amministratore apostolico, il magistrato – nella fattispecie, la procuratrice pubblica Valentina Tuoni – cui sono state “girate” le informazioni; il “più uno” è per l’appunto don Rolando Leo. L’unico che per rispetto dell’abito talare, per rispetto della comunità dei fedeli, per rispetto della Chiesa cattolica e “pro veritate”, non necessariamente nell’ordine qui proposto, dovrebbe proclamare: “Sì, ho fatto, è vero” o “No, non ho fatto, non è vero”. Un’affermazione semplice, elementare, tre secondi di fiato in tutto. Ma non fra mesi, non fra settimane, non fra giorni: adesso e sùbito.

  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.

    Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono?

    Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre.

    Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi – vista qualitativamente e non numericamente – abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico.

    Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori.

    A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti.

    Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato?

    Relatori;

    • Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO
    • Federico Tulli – Giornalista e autore
    • Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente
    • Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio
    • Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna
    • Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini
    • Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria
    • Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea
    • Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF
    • Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo
    • Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too
    • Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”
    • Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI