Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    Al coro del “silenzio” sui fatti scoperchiati dall’ex-nunzio, si unisce l’esperto di comunicazione del Vaticano famoso per aver taroccato una lettera di Benedetto XVI. Il popolo dei fedeli intanto attende ancora la verità

    di Giorgio Gandola

    Undici campanili. Dalla terrazza a sbalzo sul presepe d’acqua davanti al santuario della Madonna del Soccorso, dove quell’altro ramo del lago di Como diventa magico e silenzioso, se ne contano undici. Piccole pievi dove la fede è ancora pietra angolare. Li ha innalzati il popolo di Dio in duemila anni di cristianità e da qui è più facile osservare l’orizzonte, andare oltre la canea delle polemiche che mettono in imbarazzo la Chiesa.  Non è ai cosiddetti cani mediatici che il Papa nega una risposta, una parola di verità sul memoriale Viganò, ma a questi uomini e donne, a questi fedeli perplessi, che continuano a salire fin qui sotto il sole a picco per confrontarsi con la bellezza assoluta.

    Lobby gay, pedofilia, torbidi maneggi curiali denunciati con puntualità. È troppo facile sbarazzarsi dell’ansia di verità con la formuletta dei benedettini, quel “silenzio e preghiera” fuori dal tempo che oggi – nella società della comunicazione – significa omertà. È troppo comodo lasciare che la violenza continui a scorrere nelle penombre vaticane additando chi solleva il tappeto per mostrare la polvere come nemico da abbattere a colpi di alabarda. È troppo riduttivo seguire il grido indignato di Avvenire, che da giorni fa la lista dei buoni e dei cattivi. I buoni sono coloro che custodiscono il silenzio turbato del Papa, i cattivi sono coloro che chiedono di illuminare il problema, di accendere la luce che lo stesso Pontefice auspica quando apre le imposte di quella finestra a San Pietro, ogni mercoledì.

    Lo scritto di Viganò ha colto nel segno, per il bene della Chiesa. Non si tratta solo di fare luce sull’omosessualità praticata da numerose tonache che si autoassolvono andando contro il dettato di castità, ma di estirpare la mala pianta della pedofilia troppe volte coperta quando si tratta di un nome, una vittima, una storia scabrosa. Mentre i cani da guardia consigliano ai fedeli di guardare altrove, i fatti si ostinano a smentire i princìpi astratti.

    Perché è un fatto che il cardinale Theodore McCarrick abbia imperversato nonostante Francesco. È un fatto che monsignor Battista Ricca, pur con un imbarazzante curriculum coperto dalla lobby gay, continui a far parte del cerchio magico del Pontefice. È un fatto che mille bambini negli Stati Uniti sono stati vittime di violenze sessuali da parte di 300 preti, come ha rivelato il procuratore della Pennsylvania, Josh Shapiro, aggiungendo: “Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi”. È un fatto che, anche in conseguenza di questo, oggi sono molti gli alti prelati americani che sottoscrivono il memoriale Viganò sul sito lifesitenews.com. Vescovi del Texas, Wisconsin, California, Hawaii, Arizona, Illinois, Oklahoma, Colorado, Virginia, Ohio, Rhode Island chiedono trasparenza. Adottare la furbesca arte del silenzio come impone Avvenire significa sfiorare il grottesco, mettersi nei panni di Ugo Tognazzi nel Federale quando, tornato nella Roma liberata, si ostina a ripetere: “Quanti prigionieri americani ci sono in giro!”. La forza della verità è sempre stata il motore del popolo cattolico. Ed è a quel popolo che si devono risposte.

    Perché è ancora un fatto che l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, perseguito per omissione su casi di pedofilia, rischia un processo. È un fatto che il procuratore francese vorrebbe ascoltare sul tema il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per due volte ha inviato Oltretevere l’invito a comparire. Ma per due volte gli è tornato indietro.

    È un fatto – e che fatto – che monsignor Mario Delpini cercò di chiudere lo scandalo di un giovane prete che aveva portato un minorenne “nel lettone” (in seguito il ragazzo tentò più volte il suicidio) mandando il sacerdote a occuparsi di adolescenti in un’altra parrocchia. Delpini è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da Francesco nel 2017.

    Eppure Bergoglio, firmando il motu proprio intitolato Come una madre amorevole, aveva sottolineato la possibilità di rimuovere dall’ufficio ecclesiastico vescovi colpevoli di comportamenti omertosi.

    La conferma che una parola di verità fuori dal copione sia liberatoria arriva, per contrapposizione, da un prete chiacchierato, uomo di potere e di curia, il Viganò sbagliato che di nome fa Dario e che proprio ieri ha deciso di rompere il suo doveroso silenzio. “Alimentare questo circolo del detto e non detto è sbagliato, lo stile giusto è silenzio e preghiera”, ha suggerito il presunto esperto di comunicazione della Santa Sede costretto alle dimissioni per quella lettera di sostegno a papa Francesco da parte di Benedetto XVI, poi risultata manipolata.

    Come una madre amorevole. E allora si torna alla fine del bosco in quel centro lago manzoniano, percorso dai pellegrini di ogni nazionalità. Prima di salire al santuario della Madonna del Soccorso si toccano 14 cappelle; la quinta è dedicata alla disputa di Gesù con i dottori del tempio. Con il potere. I fedeli si fermano a tergersi il sudore e pregano. Pregano anche per il Papa, come chiese lui. Per la sua santità e perché quel silenzio finisca.

    (trascrizione da La Verità del 7 settembre 2018)

  • “Inutile voler linciare e ammazzare il mostro se non si fa qualcosa. Celibato? Non c’entra”

    “Inutile voler linciare e ammazzare il mostro se non si fa qualcosa. Celibato? Non c’entra”

    Don Feliciani parla della pedofilia nella Chiesa, “una volta si pensava che bastasse spostare un prete in un’altea parrocchia, ora si sa che è una patologia”

    CHIASSO – In questi giorni, con la visita in Irlanda del Papa e le accuse tra alti prelati di sapere e aver taciuto, nella Chiesa si parla molto di pedofilia. Un tema delicato che abbiamo voluto affrontare col mai banale arciprete di Chiasso, don Gianfranco Feliciani.

    Cosa pensa del tema? Se ne discute molto: troppo, giusto o lo si faceva troppo poco prima?
    “È un problema gravissimo che investe la società intera, prima di tutto le famiglie. Se troviamo pedofili in tutte le estrazioni sociali, dai maestri agli avvocati, dai ginnasti agli idraulici sino ai preti, vediamo questo tristissimo fenomeno soprattutto nei padri di famiglia e va detto. Chiaro che nel clero suscita un particolare ribrezzo proprio perché chi dovrebbe educare è chi invece tradisce in un modo orribile. Il rischio è quello di trovare il capro espiatorio, una volta erano le donne che erano streghe, poi gli ebrei che avevano i soldi di tutto il mondo, adesso possono essere i preti. Le cose vanno guardate a livello statistico e oggettivo. Va anche detto, per non colpire il passato per il solo gusto di farlo, che all’interno di scuola o Chiesa c’era la tendenza a giudicare il fenomeno come quando qualcuno si innamora di una donna e per scordarla deve solo essere allontanato. Un prete pedofilo veniva spostato in un’altra parrocchia, pensando che gli passasse, ricordo accadeva anche a livello scolastico. Ma non è un innamoramento folle, essere pedofili è una patologia e non si risolve così, si fa più danno, si porterà in un altro posto quel terribile disturbo della personalità. Man mano che la scienza medica ha indagato si è riusciti a comprendere che è una patologia, a volte si trovano persone ingenue a livello morale che hanno una tendenza alla pedofilia e non si rendono nemmeno conto di fare del male in modo gravissimo”.

    All’interno della Chiesa, possiamo collegare il fenomeno al fatto che si sceglie una vita di celibato e di rinuncia alle attività sessuali?
    “Direi decisamente di no, sono i medici e le statistiche a dirlo. Infatti abbiamo più pedofili, ripeto, fra i padri di famiglia che fra i celibi. Una persona celibe, non solo un prete, se ha voglia di fare sesso, va con una donna, dice la logica. Nel caso della pedofilia non siamo dentro la logica ma in una pedofilia. Il celibato non è assolutamente correlato al problema”.

    Il tema è attuale agli alti livelli della Chiesa. Si è preso coscienza del problema o vi è nascosta una lotta di potere interna?
    “Chi si macchia di pedofilia, sia nella Chiesa che nella scuola o nello sport, non viene solo rimosso e collocato in un altro posto, come anni fa. Dunque parlare di coperture e di omertà non è corretto, non bisogna giudicare il passato con le conoscenze che abbiamo acquisito oggi. Lo sforzo che stanno facendo il Papa, i Cardinali ed anche il mondo laico siano sinceri, non fatti solo per pulirsi un po’ la faccia”.

    La problematica tocca anche la Chiesa ticinese? È mai venuto a conoscenza di fatti o anche solo voci?
    “Non dico niente di nuovo, la stampa qualche anno fa segnalò alcuni campi di preti che hanno avuto un regolare processo e sono stati ridotti allo stato laicale. Se venissi a conoscenza di un caso cosa farei? Prima bisognerebbe informarsi bene, affinchè non siano solo voci calunniose. Se avessi la consapevolezza che c’è un caso del genera nelle fila del clero avviserei contemporaneamente il Vescovo e la Magistratura”.

    Cosa vuol dire ai genitori che hanno paura a mandare i propri figli in Chiesa, all’oratorio, a catechismo?
    “A tutta la società vorrei dire che dobbiamo partire dalla tolleranza zero, ed essa dovrebbe toccare non solo quelle conseguenze orribili che vediamo ma anche le causa. Quando vedo che la tv, per non parlare di Internet o dei social, con una disinvoltura spaventosa, propongono cose osé, scandalose, pornografia, ritengo che bisognerebbe avere tolleranza zero. La tv spesso mostra la sessualità in modo degradante e perverso e ci stupiamo che saltano fuori i mostri? Quando poi arrivano, si corre e ammazzarli e linciarli, troppo comodo. È un compito di tutti, Magistratura, Stato, scuola, cittadini, famiglie. Che i genitori scrivano alla televisione quando vedono certi programmi diseducativi. Siamo tutti bravi a linciare il mostro ma se l’aria è viziata e la società stessa lo alimenta, siamo tutti responsabili. Se il mondo va male è anche per colpa nostra, anche in modo indiretto, se va bene è merito di tutti. Non possiamo delegare tutto alla Chiesa o allo Stato”,

    https://www.ticinolibero.ch/attualita/cronaca/1317811/-inutile-voler-linciare-e-ammazzare-il-mostro-se-non-si-fa-qualcosa–celibato–non-c-entra-

  • Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

    Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

    Secondo Don Pandolfi spostare preti da una parrocchia all’altra curandosi solo del buon nome della Chiesa ha permesso a centinaia di abusatori di continuare nei loro crimini

    Nuovo intervento del parroco di Grandate don Roberto Pandolfi sul tema degli abusi sessuali commessi da preti. Un tema che sta particolarmente a cuore al sacerdote, prete della parrocchia di San Giuliano quando esplose lo scandalo degli abusi commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale.
    Sulla questione è tornato più volte soprattutto dopo il caso degli abusi insabbiati in Vaticano denunciato dalla trasmissione Le Iene. 

    Gli ultimi interventi, in ordine di tempo, sono quelli apparsi sul sito della parrocchia di Grandate il 27 agosto e il 3 settembre 2018. Nella consueta riflessione del lunedì, don Pandolfi parte dalla lettera scritta da Papa Francesco a proposito dello scandalo scoppiato nella Chiesa della Pennsylvania per poi allargare le sue considerazioni.

    Parole forti, quelle del Papa. Non nuove. Già lo scorso anno aveva detto alla Commissione vaticana per i minori: “La pedofilia è antica malattia. La Chiesa è arrivata tardi. Tardi nell’avere coscienza della gravità problema, tardi nell’assumersi le proprie responsabilità. E’ la realtà: siamo arrivati in ritardo. Forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze”.

    Già, spostare preti da una parrocchia all’altra, confidando nella loro capacità di autocontrollo, accontentarsi di qualche percorso psicologico al termine del quale sentirsi dire che la persona è perfettamente guarita, avere come unica preoccupazione il “buon nome” della Chiesa, un malinteso senso della paternità, che sconfina nella dabbenaggine e nella difesa della casta, tutti ingredienti esplosivi che hanno permesso a centinaia di abusatori di continuare a perpetrare i loro crimini.

    Ma non basta. Perchè la denuncia era (è?) guardata con distacco e superficialità, quando non con ostilità. E non parliamo di quando la denuncia veniva fatta alla Magistratura dello Stato, anzichè all’istituzione ecclesiastica, dove tutto avrebbe rischiato di finire a tarallucci e vino, con qualche pacca sulla spalla e l’immancabile ringraziamento per il silenzio ossequioso e intriso di misericordia verso il povero prete che ha sbagliato e il povero vescovo profondamente ferito nella sua paternità sacerdotale.

    Parliamoci chiaro: denunciare esponeva (espone? Esporrà?) a tanti rischi. Bisognava (bisogna? Bisognerà?) mettere in conto l’ostracismo da parte della stessa comunità ecclesiale, le calunnie più tremende (persino quella di aver tradito il segreto confessionale) messe in giro per screditare i denuncianti, la disapprovazione di preti, laici e suore per aver suscitato scandalo (lo scandalo, ovviamente, non è, per i benpensanti, l’abuso sessuale, ma l’averlo portato alla luce), le accuse di incuria per i genitori e di immoralità per i minori coinvolti… Potrei continuare, ma forse è meglio guardare il positivo e pensare alle parole del Papa come ad uno stimolo per tutti ad essere coerenti con il Vangelo, anche quando non sembra essere così misericordioso come il “misericordismo”, oggi in voga, vorrebbe.

    Altrimenti dovremmo pensare che l’unico modo per convertire certi cuori induriti sia quello di colpire là dove quel cuore ha il suo tesoro, e cioè i soldi. Negli Stati Uniti già 17 diocesi hanno dichiarato fallimento dopo essersi sbancate per risarcire le vittime di abusi perpetrati da ecclesiastici.
    In Italia fino ad ora solo due diocesi sono state condannate a risarcire le vittime e hanno dovuto pagare. Sarebbe triste, ma anche questo potrebbe essere un incentivo alla vigilanza da parte di chi deve vigilare. E, in ogni caso, certe situazioni hanno goduto di fin troppe coperture, a tutti i livelli.

    E’ tempo di dare una svolta.
    E anche chi prova dentro di sè dolore e vergogna per essere stato abusato deve trovare il coraggio di aprirsi e denunciare, in tutte le sedi opportune, ciò che ha subito, certo di trovare, come vuole il Papa, ascolto, comprensione, solidarietà e, soprattutto, giustizia. Parlare e denunciare è l’unico modo per iniziare a guarire. E solo la guarigione può portare ad un perdono vero.

    Il vero bene della Chiesa è affrontare apertamente il peccato e sconfiggere l’opera di Satana, che predilige le tenebre, la menzogna e i silenzi omertosi e complici.

    Concludo con le parole di Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università gregoriana, il quale, commentando la lettera del Papa in un’ intervista all’agenzia Sir, fa un paragone per niente lusinghiero tra la Chiesa statunitense e quella italiana: “Troppi sacerdoti – tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni- hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio”.
    C’è da riflettere.

    don Roberto

    https://www.quicomo.it/attualita/abusi-sessuali-chiesa-pandolfi-prete-grandate-como.html

     

  • Pedofilia: ex animatore in carcere

    Pedofilia: ex animatore in carcere

    Carabinieri eseguono provvedimento dopo conferma appello

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/08/13/pedofilia-ex-animatore-in-carcere_11851854-355e-4976-b091-fda437bdc2b7.html
  • Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Prima apparizione in udienza, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce), per don Michele Barone, il sacerdote della Diocesi di Aversa – in carcere dallo scorso febbraio – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di tre donne, tra cui una minore di 13 anni, durante sedute di preghiera e riti definiti esorcistici. Don Michele, vestito in abito talare grigio con camicia a maniche corte, si è accomodato dietro le sbarre, in un’aula in cui erano presenti solo i giudici e gli avvocati delle parti. L’udienza si è infatti tenuta a porte chiuse, senza familiari e giornalisti, in seguito alla decisione presa il 3 luglio scorso dal presidente del collegio giudicante Maria Francica su concorde indicazione degli imputati e delle parti offese; in precedenza il giudice aveva già escluso le riprese delle tv, ritenendo che il diritto di cronaca sarebbe stato comunque garantito dalla presenza di giornalisti di quotidiani e agenzie.

    Proprio la presenza di cronisti, ma anche di familiari e fedeli, aveva convinto il sacerdote a non presentarsi nelle due scorse udienze. Con il prete sono imputati anche i genitori della vittima minorenne Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo, e il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino, tutti presenti in aula. Oggi sono stati sentiti due testi di polizia giudiziaria, tra cui la funzionaria della Polizia di Stato, in servizio alla Squadra Mobile di Caserta, Rosa Cimmino, che ha spiegato la genesi delle indagini, partite nel mese di febbraio dopo alcuni servizi de “Le Iene”. Su Don Michele, già da mesi, era stata però presentata una denuncia da parte della sorella della 13enne, presunta vittima del prete; la ragazza si era recata al Commissariato napoletano di Chiaiano nell’ottobre 2017 raccontando di come la minore venisse maltrattata da don Michele durante riti di esorcismo. La bambina, è poi emerso, avrebbe subito anche uno sfregio permanente ad un orecchio. Dopo i servizi televisivi, dunque, la Squadra Mobileha acquisito la denuncia e pochi giorni dopo il prete è stato fermato all’aeroporto napoletano di Capodichino di ritorno da un viaggio da Medjugorie.

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

  • Los Legionarios de Cristo volvieron   a las andadas

    Los Legionarios de Cristo volvieron a las andadas

    ROMA.- Los Legionarios de Cristo están otra vez en líos legales: varios de sus miembros son acusados en Italia de “intento de extorsión” y uno de ellos, el exsacerdote Vladimir Reséndiz Gutiérrez, de pederastia. Al parecer de poco sirvió el proceso de refundación que, a instancias del Vaticano, esta congregación realizó tras los escándalos de abusos sexuales contra menores en que se vio envuelta; tampoco habría sacado provecho del indulto que Jorge Bergoglio, el papa Francisco, le brindó en 2015. El legionario Reséndiz G utiérrez –a quien el Vaticano despojó de los hábitos en 2013– es actualmente juzgado en la ciudad italiana de Novara por abusar sexualmente de varios menores, según revelaron diversas fuentes y decenas de páginas de documentos que Proceso pudo revisar. “El juicio en Italia contra Reséndiz Gu
    Los Legionarios de Cristo volvieron a las andadas tiérrez es emblemático, puesto que las demandas en su contra se refieren a abusos que ocurrieron entre 2007 y 2008”; es decir “poco después de la condena pública” que Benedicto XVI lanzó en 2006 contra Marcial Maciel, el fundador de los Legionarios, la cual “dio inicio al proceso de renovación de este grupo”, observa Francesco Zanardi, fundador de la asociación Rete L’Abuso, que apoya a las víctimas del antiguo sacerdote. Según la demanda penal contra Reséndiz, éste habría abusado sexualmente y de manera reiterada de dos menores: uno austriaco y otro italiano, de madre española. Ambos afirman que los hechos ocurrieron cuando Reséndiz era responsable de la disciplina en el seminario que la Legión de Cristo tiene en Gozzano, un reposado pueblo de 5 mil habitantes en la región de Piamonte, en el norte de Italia. Reséndiz –de 42 años, originario de Zamora, Michoacán– ejerció ese cargo hasta septiembre de 2008, cuando repentinamente fue trasladado a algún país de
    América Latina, para luego instalarse en México, país en el cual, según los investigadores italianos, está en la actualidad. Proceso entrevistó a la madre del menor italiano, quien explicó que éste aún no se recupera del abuso del que fue objeto. Confiesa que más de una vez su hijo ha intentado suicidarse. Pide por ello mantener en reserva su nombre y apellidos y los de su familia. Accede a que sólo se le identifique por las siglas PJL. Explica que en el caso de su hijo, los abusos se conocieron después de que un sacerdote, quien además es psicólogo, presentó en marzo de 2013 una denuncia ante la comisaría de la policía de Porta Ticinese, en Milán. De acuerdo con este sacerdote, el joven le contó en varias sesiones terapéuticas que Reséndiz abusó sexualmente de él. Ello habría ocurrido cinco años antes, cuando PJL tenía 12 años y era alumno del seminario de Gozzano. La policía inició de inmediato una investigación. Como parte de ella realizó redadas y operativos en los que obtuvo mensajes de correos electrónicos, conversaciones telefónicas y otros documentos pertenecientes a la cúpula de los Legionarios en Italia. A partir de esta investigación, la policía descubrió que Reséndiz habría abusado sexualmente de otros dos adolescentes: el joven austriaco mencionado anteriormente y otro más, cuyo caso, sin embargo, prescribió en 2017. “Todo empezó en 2006, cuando una amiga me presentó a un legionario español. Yo andaba buscando un campamento de verano para mi hijo y él me habló de uno en las cercanías de Novara. Fuimos a visitarlo y mi hijo volvió entusiasmado. Sabe, somos una familia humilde, muy católica, y allí había salas con videojuegos, pistolas de pintura para jugar… Fue así que, dos años después de aquello, accedimos a que nuestro hijo acudiese a ese lugar”, cuenta la madre de PJL a Proceso.
    “Ignoraba completamente que Reséndiz Gutiérrez había abusado de él, hasta que, con 17 años, empezó a comportarse de manera extraña. Se veía que no estaba bien; andaba deprimido y triste, y con dificultades en la relación con su novia. Fue entonces que se encontró con ese psicólogo, al que le confesó que había sido abusado reiteradamente, de manera muy fea, brutal”, explicó.
    Comprar el silencio
    En el caso de PJL existe otro procedimiento judicial abierto ante el tribunal de Novara: el de intento de extorsión por parte de miembros de los Legionarios de Cristo en Italia. Y es que éstos enviaron a la familia del joven dos “acuerdos” por escrito donde le prometían dinero a cambio de su silencio, explica la abogada Daniela Cultrera, quien defiende a las víctimas. “Uno de los aspectos más graves de estos acuerdos es que, aprovechándose de las dificultades financieras de la familia, los Legionarios de Cristo le propusieron a ésta 15 mil euros a cambio de que el joven y sus padres negasen los hechos denunciados por el psicólogo, así como toda implicación de la congregación en los hechos”, dice la abogada. Pero “la familia se negó a firmar los escritos y pidió nuestra ayuda a finales de 2013”, añade. “Las partes se avienen para que el presente acuerdo se considere sujeto a un vínculo de confidencialidad que deberán respetar PJL y sus padres. En caso de violación (del acuerdo), los mismos serán de manera sólida obligados a entregar a la congregación (…) el doble de la suma de dinero pactada”, se lee en una versión del acuerdo, del cual Proceso tiene copia. Con base en ello, Cultrera presentó una denuncia contra Vladimir Reséndiz Gutiérrez, Luca Gallizia, Manuel Cordero Arjona, Óscar Nader Kuri, Víctor de Luna y Corrado D’Agostino, quienes, según el acta número 3790/2017 presentada por la abogada al juez por las indagaciones preliminares de Novara, habrían participado en el delito de intento de extorsión. Pederasta conocido
    Cultrera llama la atención de un hecho: los “acuerdos” fueron entregados a la familia en octubre y diciembre de 2013; es decir, cuando los Legionarios ya conocían la denuncia del psicólogo contra Reséndiz Gutiérrez y cuando éste ya había sido reducido al estado laico. De hecho, de acuerdo con el acta n. 425/2011, firmada por Gerhard Muller, prefecto de la Congregación de la Doctrina de la Fe, Reséndiz Gutiérrez fue despojado de los hábitos el 5 de abril de 2013 por haber violado el sexto mandamiento del Decálogo sobre los Menores, que considera al abuso sexual como uno de los delitos más graves, de acuerdo con las últimas reformas del derecho canónico. “Además, se trata de acuerdos ilegítimos, pues están vinculados a la promesa de negar lo declarado por el psicólogo y los abusos sufridos por las víctimas; es decir, a cambio de mentir. Eso es un delito en Italia”, explica Cultrera. Para Alberto Athié, exsacerdote que sufrió los abusos de Maciel y que se ha transformado en un combativo activista que denuncia los casos de pederastia en la Iglesia católica, esta estrategia de encubrimiento de la Legión no se ha interrumpido con el paso de los años. “Tengo conocimiento directo de exlegionarios a quienes se les ofreció dinero a cambio de mantener su reserva. Esto continúa al día de hoy”, afirma. “No hubo borrón y cuenta nueva. Eso es una mentira. La Legión está dañada estructuralmente”, señala Athié, quien ha anunciado el nacimiento de Ending Clerical Abuse, una red de movimientos antipederastia en el mundo con el propósito de intercambiar información. Entre las organizaciones que participan en esta red se encuentra Rete L’Abuso, que se ha constituido en parte civil del juicio contra Reséndiz Gutiérrez. De acuerdo con una declaración hecha por la familia y ratificada por un testimonio realizado por una profesora de la Universidad Gregoriana de Roma, el comisario a cargo de la refundación de los Legionarios, el hoy fallecido cardenal Velasio de Paolis, desconocía los tejemanejes de éstos para ocultar los abusos de Reséndiz Gutiérrez. “Tras las gestiones de una profesora universitaria y del cardenal (Karl Josef
    Becker), finalmente logré hablar con De Paolis, quien me dijo que no firmara nada (del acuerdo enviado por la Legión). De Paolis no había sido informado y conoció el caso sólo después de que nos pusimos en contacto con él”, explica la madre de PJL. Su testimonio coincide con el realizado por la profesora universitaria, el cual se anexó a las pruebas presentadas ante el tribunal de Novara. La profesora dijo saber “con certeza” que Becker se reunió con De Paolis el 29 de octubre de 2013 en el Vaticano. Durante ese encuentro, “De Paolis se mostró indignado (…) El acuerdo había sido preparado sin que fuera de su conocimiento”, explicó. De hecho, los Legionarios sabían del comportamiento de Reséndiz desde por lo menos una década antes. El 9 de enero de 1994 el sacerdote Antonio León Santacruz, instructor de los Novicios de Salamanca, en España, escribió una carta en la que señala que el entonces “hermano” Reséndiz “posee fuertísimos impulsos sexuales y una bajísima capacidad para controlarlos”. Agrega: “Por su tipo de carácter psicológico, se inclina por no respetar las reglas (…) Cumple si está bajo control. Sin embargo, si puede, evita (las reglas) y no se arrepiente por esos hechos”. En julio de 1995 Luis Garza, uno de los directivos de los Legionarios, envió un documento a Maciel, fundador de esta congregación, en el que señala que el entonces joven Reséndiz confiesa que “muy a menudo tiene tentaciones”, lo que él interpretaba como “una oportunidad que Dios le estaba dando” puesto que “sólo los que luchan y aman pueden perseverar”. Ante preguntas de la reportera sobre los juicios de abuso sexual e intento de extorsión que se siguen en Italia, Aaron Smith, vocero de los Legionarios en Roma, se limitó a decir que Reséndiz Gutiérrez ya no es sacerdote ni legionario. “Vladimir ya no es legionario y tampoco sacerdote. Dado que está en curso el juicio civil, no tengo más que añadir por el momento”, respondió Smith.

    Los legionarios de Cristo volvieron a las andadas(1)

  • Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

    Nota legale / inizio

    L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

    In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

    Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

    Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

    Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

    Nota legale / fine


    Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

    Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

    Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

    In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

    A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

    Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

    Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

    Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

    Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

    Il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi torna a “strigliare” la Chiesa di Como sulla vicenda dei presunti abusi sessuali in Vaticano denunciati dalla trasmissione televisiva Le Iene: il caso, che vede coinvolto anche un sacerdote della diocesi di Como, ha visto chiamare in causa anche l’ex vescovo Diego Coletti, accusato di aver insabbiato l’accaduto.  Proprio in seguito a quei servizi televisivi, la Santa Sede ha avviato un’indagine e l’attuale vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, aveva invitato a non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva.

    Sulla questione don Pandolfi era intervenuto più volte dalle pagine del sito internet della parrocchia di Grandate, con una serie di articoli molto duri sui presunti abusi e soprattutto sui presunti tentativi dei vertici ecclesiastici di insabbiare l’accaduto, chiedendo maggiore trasparenza e pregando per i “poveri ministri” della Diocesi lariana.
    Parole dal peso particolare perchè pronunciate dal sacerdote che reggeva la parrocchia di San Giuliano a Como nel 2012 quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Don Pandolfi fu chiamato a gestire lo scandalo che, suo malgrado, travolse la sua parrocchia.

    La riflessione di don Pandolfi

    Nella riflessione settimanale si lunedì 28 maggio 2018 intitolate “Sorprese (gradite?”), il parroco di Grandate parte da un episodio che riguarda la Chiesa cilena e scrive:

    “La notizia è sconvolgente -scrive- e la sorpresa è grande: tutti i vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni per aver coperto abusi sessuali di cui erano a conoscenza.

    Lo scandalo che ha travolto la gerarchia ecclesiastica cilena ha visto inizialmente coinvolto anche il papa, che aveva poi chiesto perdono per aver sottovalutato la situazione e aveva avviato indagini serie ed approfondite, che hanno portato alla luce silenzi, complicità, appoggi… le solite cose, verrebbe purtroppo da dire”.

    Dopo una serie di riflessioni sulla vicenda cilena, il parroco di Grandate passa a considerazioni sulla speranza che questo primo passo possa rappresentare un segno di cambiamento e sul ruolo dei media:

    Aria nuova, Dunque? Speriamo. Anche se rimane l’amarezza del dolore causato a tante persone. Sempre riguardo alle vicende cilene, su “Avvenire” Guido Mocellin prendeva spunto dal ringraziamento dei vescovi dimissionari ai mezzi di comunicazione per il “servizio alla verità” da essi svolto nel portare alla luce le questioni per dire cose molto vere e belle: “Quando le vittime scelgono di rendere pubbliche le loro ferite e la loro sofferenza, è perchè l’istituzione non ha dato loro ascolto. Così si potrà sperare che il ruolo dei media sarà sempre meno centrale quanto più le comunità ecclesiali, anche le più piccole, si educheranno a un tale ascolto e in generale si apriranno a conoscere e a riconoscere le dinamiche di tali abusi”.

    La “strigliata alla Chiesa comasca

    Poi il sacerdote passa a parlare della diocesi comasca. Di seguito il testo di don Pandolfi.

    Ma veniamo alla nostra Diocesi.
    Qualche giorno fa, con grande sorpresa, ho ricevuto un supplemento al Bollettino Ecclesiastico Ufficiale (dove ci sono gli interventi del Vescovo, i provvedimenti della curia, le nomine dei preti e molto altro) interamente dedicato al tema degli abusi sessuali perpetrati nella Chiesa cattolica.

    L’introduzione del Vescovo contiene parole molto significative, gravide di impegni: “Grande clamore e sconcerto hanno generato nel corso del 2017 vari servizi televisivi e giornalistici attorno alla diffusione di notizie relative a condotte immorali attribuibili a un nostro sacerdote. Ne era scaturita tanta tristezza e sofferenza.

    Non è mancata la vicinanza alle comunità ecclesiali in sofferenza e che si sono interrogate sulla veridicità o meno di quanto i mass media hanno ostentato con tracotante sicurezza.

    Si è avvertito, però, anche vivo il compito di educare il Popolo di Dio a “trarre profitto” da queste vicende nella certezza che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
    Occorre infatti imparare a “trovare Dio” dentro tutte le situazioni, anche le più dolorose, quelle che generano amarezza, suscitano interrogativi inquietanti ed espongono i singoli fedeli e la Chiesa intera al pericolo di facili critiche, non ultimo una perdita di fiducia. “Dobbiamo avere gli occhi aperti e non nasconderci una verità che è spiacevole e non vorremmo vedere”, esorta papa Francesco.

    Come Cristiani dobbiamo guardare in faccia la realtà, senza paura, con grande serenità senza ricorrere al vano tentativo di nascondere alcunchè (che sarebbe espressione di una mentalità da trincea), senza nemmeno dare l’immagine di voler minimizzare le notizie… Come sacerdoti, in particolare, avvertiamo l’esigenza di una maggiore assunzione di responsabilità nel prenderci cura del gregge che ci è stato affidato così come del prenderci cura gli uni degli altri”.

    Il supplemento riporta integralmente il Motu Proprio del Papa ” Come una madre amorevole”, sulla responsabilità dei vescovi nei casi di abusi e sulla loro rimozione in caso di inadempienze o complicità (i lettori di queste riflessioni ne avevano già gustati ampi stralci nella riflessione del 20 giugno 2016, qualche giorno dopo la pubblicazione del documento. Ovviamente, la stampa cattolica “locale” era stata in prudente e guardingo silenzio), due discorsi e un’omelia ancora del Papa, tre interventi di Benedetto XVI, uno studio del nostro canonista don Marco Nogara e, infine, consiglia la lettura di alcuni articoli, uno dei quali già riportato quasi integralmente in queste riflessioni l’11 dicembre 2017.

    Don Pandolfi conclude con una speranza e una strigliata alla Chiesa, per chiedere che si giunga presto alla verità:

    Forse qualcosa comincia a muoversi anche sulle sponde amene del nostro lago.
    Chissà.

    Intanto restiamo in trepida attesa di sapere se la “tracotante sicurezza” ostentata dai mass media nel novembre del 2017 corrispondeva a verità oppure no.

    Si sa che i tempi delle gerarchie ecclesiastiche sono sempre piuttosto lunghi, ma forse varrebbe la pena di stringere.

    Anche perchè ci sono tante persone in attesa di giustizia e/o di riabilitazione della propria immagine.
    D’altronde la Verità non può farci paura…altrimenti sarebbe come dire che ci fa paura Gesù.

    http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-vaticano-iene-pandolfi-como-grandate.html

  • Pedofilia: il cardinale Errazuriz e le accuse di omesso controllo sui preti

    Pedofilia: il cardinale Errazuriz e le accuse di omesso controllo sui preti

    Richiamato dal Papa, il porporato deve partecipare al summit a porte chiuse in Vaticano (15-17 maggio) in cui si discute della grave crisi che ha colpito la Chiesa cilena riguardo allo scandalo delle violenze sessuali tra il clero

    Ci ha pensato a lungo prima di accettare l’invito-ordine del Papa di guidare la folta delegazione di vescovi cileni al summit in Vaticano dal 15 al 17 maggio per discutere sulla grave crisi che ha colpito la Chiesa del Cile dallo scandalo delle violenze sessuali e della pedofilia tra il clero. Ma alla fine, il cardinale Francisco Javier Errazuriz ha accettato, forse a malincuore, e ha dovuto imbarcarsi sul primo aereo per Roma accompagnato da due vescovi – Cristian Caro (Puerto Montt) e Gonzalo Duarte (Valparaiso) – che faranno parte dei 33 presuli che da martedì fino a giovedì prossimo dovranno rispondere davanti al Pontefice delle tremende accuse di omesso controllo sui preti accusati negli anni scorsi di abusi sessuali su minori.

    Chi è Errazuriz

    Il cardinale Errazuriz, che è anche autorevole membro del C9, il gruppo dei cardinali che sta affiancando il Papa nella riforma della Curia, si era sempre rifiutato di prendere parte allo scomodo summit, malgrado le pressioni dei cattolici cileni, delle organizzazioni di vittime di preti pedofili e, soprattutto, della stampa del suo Paese.

    “Fino a ieri pensavo di non andare, ma alla mia età posso cambiare idea”, ha confidato, a sorpresa, prima di imbarcarsi per la capitale italiana. Fino a qualche ora prima, i collaboratori del porporato avevano fatto sapere che il cardinale era “stanco delle controversie” e per questo non avrebbe partecipato agli incontri chiesti dal Papa.

    A fargli cambiare idea, secondo la stampa cilena, sarebbe stato lo stesso papa Francesco a chiamarlo direttamente per chiedergli di partecipare all’incontro dove, presumibilmente, sarà oggetto di non poche attenzioni da parte delle autorità pontificie. In particolare, Errazuriz, che è stato arcivescovo di Santiago tra il 1998 e il 2010, dovrà difendersi dalle accuse di omesso controllo e copertura dei casi di pedofilia dalle vittime del sacerdote Fernando Karadima(indicato tra i maggiori responsabili di violenze sessuali), e pertanto ritenuto uno dei principali responsabili dell’occultamento degli abusi dei preti cileni degli anni passati.

    “Sono contento che abbia cambiato idea perché era arcivescovo di Santiago negli anni in cui si sarebbero verificato i maggiori atti di violenze sessuali tra giovani vittime”, il commento dell’avvocato Sergio Micco, membro del consiglio della Fondazione Voci cattoliche, organismo impegnato accanto alle vittime e sul fronte delle denunzie.

    Chiarire le responsabilità

    In sostanza, papa Francesco vuole chiarire le responsabilità di ciascuno esponente del clero cileno e chiederà conto dei casi coperti e insabbiati ai 33 vescovi che prendono parte alla tre giorni, dopo la missione dell’inviato dello stesso pontefice, monsignor Charles Scicluna, in Cile, e dopo che  Bergoglio nei giorni scorsi in Vaticano aveva ricevuto e ascoltato le testimonianze di una rappresentanza delle vittime, Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andres Murillo. I tre avevano puntato il dito non solo contro il ‘carnefice’ principale, il sacerdote Fernando Karadima già punito con la riduzione allo stato laicale, ma contro tutti coloro che nella Chiesa cilena lo avevano coperto.

    “Siamo stati uccisi due volte”, avevano detto in una affollatissima conferenza stampa a Roma dopo il colloquio con papa Francesco. Ora è la volta dei vescovi, tra i quali ci sarà anche monsignor Juan Barros, il vescovo di Osorno, figlio spirituale dello stesso Karadima, per il quale è stata forte la protesta delle vittime durante il viaggio del Papa in Cile all’inizio dell’anno. Il più alto in grado, è comunque il cardinale Errazuriz, tra i più stretti collaboratori di Bergoglio in materia di riforme curiali ma costretto a difendersi da accuse pesanti come già accaduto ad un altro “importante” cardinale, l’australiano George Pell, rinviato a giudizio a Melbourne per difendersi da accuse di omesso controllo e abusi sessuali.

    Incontri e convocazioni

    Gli incontri, che si terranno nella sala al primo piano dell’Aula Paolo VI, fanno seguito alla precedente convocazione dell’episcopato cileno dell’8 aprile scorso. “Il Santo Padre, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime”, si sottolinea nella dura nota della Santa Sede che, nell’annunciare la convocazione dell’incontro, cita anche, e non a caso, le “numerose testimonianze, scritte ed orali, che Sua Santità ha continuato a ricevere nelle ultime settimane”.

    L’obiettivo – assicurano in Vaticano – è quello di chiarire “la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale – sottolinea ancora la nota diramata dalla Sala Stampa della Santa Sede – ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi”. Non è previsto che papa Francesco rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, “che si svolgeranno in assoluta confidenzialità”. Ma chi ha sbagliato “pagherà”, assicurano le autorità vaticane.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/pedofilia-il-cardinale-errazuriz-e-le-accuse-di-omesso-controllo-sui-preti/

  • Pedofilia, il processo che scuote la cattolica Argentina

    Pedofilia, il processo che scuote la cattolica Argentina

    Settantuno testimoni sono stati convocati dal tribunale di Paraná. Dovranno rievocare le notti da incubo nell’arcidiocesi di Nostra Signora del Cenacolo, retta da padre Juan José Llaraz, prefetto della disciplina tra il 1985 e il 1993. “Sentivamo le urla e i pianti, non potevamo fare niente”

    di DANIELE MASTROGIACOMO

    L’Argentina affronta il processo per il più grave episodio di pedofilia della Chiesa. Settantuno testimoni sono stati convocati dal tribunale di Paraná. Dovranno rievocare le notti da vero incubo che hanno trascorso nell’arcidiocesi di Nostra Signora del Cenacolo, retta da padre Juan José Llaraz, prefetto della disciplina tra il 1985 e il 1993.

    Il prelato aveva sotto custodia le decine di ragazzi che studiavano nella scuola di orientamento al sacerdozio. E’ accusato di abuso sessuale nei confronti di sette minori. Stando ai racconti, suffragati da numerose prove, Llaraz sceglieva le sue vittime tra i ragazzi che vivevano nel convitto da quando avevano 12 anni.

    Bambini di provincia, senza soldi, affidati a questo prete perché li educasse, li istruisse e li strappasse alla povertà a cui erano destinati. Minori che avevano contrasti in famiglia, sbandati e senza più contatti con i parenti.

    L’internato si è trasformato in un incubo. “Di sera, al lume di candela”, dicono molte testimonianze, “arrivava nelle nostre camerate, si infilava nei letti dei ragazzi e li abusava sessualmente. Non riuscivamo a dormire per paura di dover anche noi subire le stesse cose. Non potevano

    fare niente. Ne parlavamo tra noi. Sentivamo le urla e i pianti dei nostri compagni ma non sapevamo che cosa accadesse. Soltanto alcuni raccontavano le sevizie. Ma dopo i pianti, si riprendevano e facevano finta di niente”. Ora, il processo che scuote tutta l’Argentina e la Chiesa.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/04/18/news/pedofilia_il_processo_che_scuote_l_argentina-194174194/