Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    di F.Oli.
    LECCE – E’ previsto per il 5 aprile prossimo l’incidente probatorio della ragazzina di soli 12 anni vittima di presunti abusi sessuali per mano di un sacerdote. Il gip CinziaVergine ha infatti accolto la richiesta avanzata nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Stefania Mininni. La giovane (residente in un comune della provincia), davanti a un giudice e con tutte le garanzie del caso, potrà raccontare le presunte molestie a sfondo sessuale consumate all’interno di una parrocchia della provincia di Lecce.

    Successivamente la dottoressa Francesca Panico stilerà una perizia per valutare l’attendibilità delle dichiarazioni della minore. Nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio vengono messe nero su bianco le accuse di una torbida storia di presunte violenze, rapporti extraconiugali e legami burrascosi all’interno della stessa famiglia. La posizione più scomoda (anche per le sue funzioni) è quella del prete. Il parroco, fino a pochi mesi fa in servizio in una chiesa del circondario di Lecce, è accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni.

    Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Norm di Lecce, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina ad assistere alla sua masturbazione.

    Le presunte molestie sono emerse con una denuncia raccolta da un familiare. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore su cui è stata effettuata una consulenza dagli esiti contraddittori. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state
    già acquisite. La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte.

    Il sacerdote non è l’unico indagato. L’inchiesta si è rapidamente allargata. E’ emersa una presunta relazione clandestina tra la madre della ragazzina e il parroco. E la donna è finita sotto inchiesta. E’ accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni, false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. I reati a sfondo sessuale si configurerebbero perchè la donna avrebbe costretto la figlia a compiere atti di autoerotismo.

    Le altre due accese, invece, farebbero riferimento alla presunta tresca con il sacerdote. L’indagata avrebbe raccontato al pm di non aver avuto più alcun contatto (telefonico e di altra natura) con il suo amante in abito talare da quando la figlia venne allontanata da casa con un provvedimento del Tribunale per i Minorenni.

    Stando a quanto accertato, invece, la donna avrebbe continuato a mantenere contatti con l’indagato anche quotidiani direttamente o con un parente dell’uomo e aiutato l’amante a eludere le indagini. In particolare consigliandogli di avere contatti di amicizia su Instagram e di non utilizzare più schede telefoniche a lui riconducibili ma di acquistarne altre da intestare ad altre persone in modo tale da poter continuare le comunicazioni.

    C’è poi anche una terza indagata. E’ la nonna della ragazzina. La donna, stando alle contestazioni, è accusata di false informazioni al pubblico ministero. Avrebbe taciuto sulla relazione clandestina della figlia con il parroco e nonostante fosse stata sollecitata più volte a fornire informazioni sul loro rapporto avrebbe persino negato di sapere che la figlia aveva trascorso d’estate cinque giorni al mare con il sacerdote.

    I genitori della ragazzina sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna in primo e in secondo grado. In questo contesto familiare si sarebbe inserita la figura del parroco.

    E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare? E le accuse sono una vendetta per quella relazione con la donna?

    Nell’incidente probatorio potranno emergere nuovi particolari. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

  • Pedofilia, il cardinale Pell finisce in tribunale

    Pedofilia, il cardinale Pell finisce in tribunale

    Pur di salvare l’orco la difesa chiama a deporre i morti e accusa i media di avere condizionato le vittime. E fa ritirare un libro scomodo…

    Il tribunale Magistrates Court di Melbourne ha respinto l’istanza dei legali del cardinale australiano George Pell, che avevano chiesto accesso alle cartelle cliniche delle persone che lo accusano di reati di pedofilia. Per tali accuse il 76enne cardinale, cui il papa ha accordato un periodo di congedo dall’incarico di prefetto degli Affari economici, dovrà comparire il 5 marzo per un’istruttoria di quattro settimane davanti allo stesso tribunale. I legali avevano chiesto di accedere alle cartelle cliniche dei ricorrenti, sostenendo che i dati possono contenere prove importanti e avere quindi ‘sostanziale valore probatorio’.

    Il magistrato Belinda Wallington ha tuttavia respinto la richiesta, osservando chela divulgazione di dati medici e psichiatrici può essere lesiva per i ricorrenti. Una decisione accolta con sollievo da questi, che avevano chiesto alla corte protezione della loro privacy. L’udienza detta committal hearing, che inizia il 5 marzo, dovrà determinare se vi sono sufficienti evidenze da richiedere il rinvio a giudizio. Le accuse sono di multipli reati di pedofilia ‘storici’, cioè commessi in tempi non recenti, ai danni di multiple vittime. L’esatta natura e i dettagli delle accuse non sono stati resi pubblici.

    È prevista la deposizione di circa 50 testimoni, che determinerà se vi siano sufficienti evidenze per sottoporre il cardinale a processo. Come richiesto dalla legge, per la prime due settimane mentre deporranno i ricorrenti l’udienza sarà chiusa al pubblico e ai media. A Pell non era richiesto se dichiararsi colpevole o non colpevole, ma il suo legale Robert Richter ha più volte indicato che il suo assistito si sarebbe dichiarato non colpevole. A quanto riferisce il quotidiano The Australian, la difesa del prelato intende mettere alla prova la credibilità in un ricorrente “inaffidabile”, ora defunto, che sarebbe stato influenzato da servizi televisivi e con le sue dichiarazioni pubbliche su abusi subiti, avrebbe fatto scattare un ‘effetto domino’ di denunce.

    La penalista Ruth Shann, del team di difesa, ha detto di aver richiesto con subpoena dei materiali ai legali della persona, aggiungendo che la credibilità e affidabilità del ricorrente rimangono centrali nel caso. Non sarebbe possibile esaminare i quattro altri ricorrenti senza trattare prima della loro conoscenza della denuncia dell’uomo. La denuncia è stata presentata nel 2015, circa 40 anni dopo gli atti presunti, tramite la commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni alle denunce di pedofilia. Secondo Shann, “l’effetto domino avviato con le altre persone è partito da una fonte inaffidabile e non credibile. È una conseguenza infelice del servizio della televisione Abc che è stato visto da diverse di queste persone prima che presentassero denunce”.

    La difesa di Pell ha già presentato mandati all’emittente nazionale Abc, che ha trasmesso diversi servizi sulla vicenda, e alla giornalista investigativa della stessa Abc, Louise Milligan, autrice del libro ‘The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell‘. Il libro, divenuto presto un best seller, riporta dettagli prima non conosciuti di accuse al prelato, e la difesa ne ha ottenuto il ritiro dalle librerie.Milligan ha consegnato su richiesta della corte note di ricerca per il suo libro e materiale di background per i servizi della Abc, ma ha oscurato i nomi di fonti riservate.

    http://www.ilpopulista.it/news/15-Febbraio-2018/23471/pedofilia-il-cardinale-pell-finisce-in-tribunale.html

  • LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    Le vittime dei preti pedofili che sono associate alla Rete L’ABUSO in questi giorni si sentono tra loro molto più frequentemente del solito. E non è un caso. Una di loro, Diego Esposito, ha intrapreso uno sciopero della fame ad oltranza: è in attesa di risposte da Papa Francesco.

    Ciascuno chiede all’altro: “oggi hai sentito Diego?” oppure “sai come sta Diego?” oppure “ancora nessuna risposta dal Papa?” ed è un tam-tam continuo … telefonate, messaggi, social-network.

    Su Facebook si rincorrono messaggi di incoraggiamento e di delusione, sulle varie bacheche di ciascuno, o nei gruppi, vengono scritti i commenti degli “amici degli amici”. Anche chi non conosce Diego Esposito, o non è una vittima di un prete pedofilo, sta seguendo con trepidazione questa vicenda, si cercano le motivazioni profonde.

    Il rumore più assordante è il silenzio del Papa.

    La gente si indigna, non comprende: è incomprensibile il silenzio del Papa.

    Un Papa così attento al clima e alla natura, tanto da scrivere una Lettera Enciclica, ma disponibile a lasciar morire di fame una vittima di un prete pedofilo.

    Tutto questo stride. Stride umanamente, e ancora di più cristianamente.

    Sono quasi scontati i commenti “contro il Papa” da parte di chi non è credente, ma sono ancora più “veri” e “profondi” se vengono dall’interno, da chi ha ancora Fede, da chi non accetta compromessi ed è disponibile a non difendere quello che non è difendibile, e a metterci la faccia.

    Dal Vaticano non una parola per Diego, in sciopero dal 29 gennaio 2018.

    Ho sentito Diego anche oggi: mi ha detto che è molto debole, senza forze, rimane a letto per non consumare energie … ma mi ha anche detto che “la sete di giustizia mi rende forte” … è un pensiero profondo, non si può minimizzare, non si può giudicare o commentare superficialmente.

    Se una persona arriva a scegliere consapevolmente, in modo determinato ed esponendosi anche alle critiche, di rinunciare ad alimentarsi per un ideale di giustizia … deve essere rispettato.

    I commenti “tanto non cambierà mai nulla”, “fregatene, mangia”, “pensa solo alla tua famiglia, la chiesa fa schifo e rimarrà un covo di pedofili” … o frasi simili … non arrivano al cuore del problema.

    Diego non ha iniziato uno sciopero della fame per un capriccio, Diego non ha dieci anni, sa quello che sta facendo.

    Per chi ha approfondito la sua vicenda, risulta incomprensibile la conferma del card. Crescenzio Sepe alla guida della Diocesi. Diego ha bisogno di una risposta dal Papa, Diego ha bisogno che gli venga restituita la sua dignità, non è una pretesa sconsiderata o assurda. È una richiesta legittima, una questione di giustizia.

    Certo, il Papa può scegliere e decidere di non rispondere, può scegliere di ignorarlo completamente, ma quale è il prezzo?

    C’è in gioco la credibilità del Papa in merito all’attenzione per le vittime?

    Interessa a qualcuno?

    È particolare il fatto che pochissimi giornali hanno riportato questa notizia e solo nei primissimi giorni: quasi sconcertante.

    Certo, le vittime dei preti pedofili non sono “popolari”, sono “notizie scomode”, le vittime “ricordano al mondo”, SOLO PER IL FATTO DI ESISTERE, che qualcosa non ha funzionato. Forse non c’è l’intenzione seria di affrontare questo problema.

    Interessa davvero solo a chi ci è passato???

    Non è uno scoop dichiarare che un sacerdote ha abusato sessualmente di un bambino, non è “politicamente corretto” denunciare che un Vescovo lo sapeva e non ha fatto nulla, magari permettendo a quello stesso sacerdote di fare del male ad un altro bambino ..

    E DUNQUE ANCHE LA STAMPA TACE RISPETTO ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO.

    Tutti pronti a riportare ogni parola di ogni discorso del Papa, discorsi ufficiali e discorsi non ufficiali, tutto nei minimi particolari, ogni giorno, giustamente … ma quanti sono pronti a “metterci davvero il naso, a sporcarsi le mani” con serietà professionale, rispetto a questo dramma?

    Ma cosa è venuto in mente a Diego Esposito di fare questo sciopero della fame? Non poteva continuare a starsene “bello tranquillo” a casa sua? Perché scomodare questa riflessione?

    Lo ha detto lui stesso: “Perché ha sete di giustizia”.

    E tutto questo non ha niente a che fare con la vendetta o la mancanza di perdono, oppure con l’opportunità di “lasciar perdere” che non verrebbe colta …  no.

    Caro Papa Francesco, un Tale disse “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Vangelo di Matteo 5,6)… e questo i cattolici lo sanno … e non sono più disposti a girarsi dall’altra parte e far finta che tutto va bene.

    Una cattolica, lettera firmata

  • Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

    Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

    di F.Oli.
    LECCE – La consulenza su cellulari e computer “scagiona” il prete accusato di violenza sessuale su una 12enne. Emergono nuovi importanti sviluppi nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Stefania Mininni. Non c’è alcuna traccia di contatti tra il sacerdote e la presunta vittima: nessuna foto, nessun video e, soprattutto, nessun dialogo o chat scomodi e imbarazzanti. E’ il contenuto delle sedici pagine della consulenza tecnica eseguita dal consulente della Procura Luca Chirizzi supportato dal collega di parte Antonio Perrone. All’esito degli accertamenti (i cui esiti riportiamo in esclusiva) su ogni apparecchio compare sempre la stessa conclusione: “Dalla visualizzazione del contenuto della memoria del supporto non è emerso alcun elemento utile ai fini della prosecuzione delle indagini”. I consulenti hanno verificato il contenuto del materiale informatico a disposizione del prete, della ragazzina e di altri due indagati: la madre della giovane accusata di violenza sessuale e favoreggiamento. Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna della minorenne.
    L’indagine, condotta dai carabinieri del Norm di Lecce, è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare? Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dal 2016 fino a giugno dello scorso anno. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite. La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, alla luce dei risultati della consulenza, sarà fondamentale l’esito dell’incidente probatorio in cui verranno raccolte le dichiarazioni della minore e formare così l’eventuale prova da utilizzare nel corso del processo.
    Secondo le indagini, il sacerdote avrebbe abusato della ragazzina all’interno della sagrestia. Sarebbero stati più episodi. Dopo la rivelazione sono scattati gli accertamenti. La ragazza è stata collocata in una struttura protetta mentre gli investigatori hanno poi rapidamente accertato una situazione di estremo disagio familiare di cui probabilmente molti sapevano ma nessuno ha parlato. Sullo sfondo una presunta relazione tra il prete e la madre della minorenne (ipotesi rafforzata dopo gli esiti della consulenza su telefonini e pc). Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Presunta violenza sessuale su una 12enne: consulenza su pc e telefonini “scagiona” sacerdote

  • “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    Il Papa ha lasciato da più di una settimana il Cile, ma nel Paese andino tiene ancora banco la vicenda del vescovo di Osorno Juan Barros, finito al centro di polemiche a causa della sua vicinanza ad un sacerdote della diocesi pesantemente coinvolto in atti di abusi sessuali. Le parole di Francesco – ribadite anche nel viaggio di ritorno sull’aereo papale – sulla mancanza di prove per procedere formalmente contro Barros hanno indispettito il cardinal O’Malley, ma anche buona parte del clero cileno. Perché? Per comprenderlo è necessario cercare tra le pieghe di questa vicenda ecclesiale chi ha cercato in tutti i modi di informare la Santa Sede sull’inopportunità di inviare Barros come vescovo della diocesi.

    E proprio nei giorni scorsi ha tenuto banco sui giornali cileni una lettera aperta di un sacerdote che conosce molto bene la vicenda ed è stato uno dei primi ad accusare pubblicamente Barros. Si tratta di Peter Kliegel, sacerdote della stessa diocesi di Barros che ha consegnato al quotidiano El Mostrador una lettera ai vescovi dalla quale traspare lo psicodramma di una diocesi intera che ha vissuto il dramma della pedofilia e contemporaneamente l’inerzia dei vertici ecclesiastici nell’affrontarlo.

    “Sento la necessità di rivolgermi a voi vescovi dopo questi giorni intensi della visita del Santo Padre”, ha esordito.

    Kliegel, ha 52 anni di messa nella città di Osorno. Una città la cui diocesi “negli ultimi tre anni ha vissuto una crisi enorme” che la accomunano a quell’ospedale da campo di cui parlava il Santo Padre nel 2014.

    E ha proseguito: “Fratelli vescovi, la mia coscienza di cristiano mi obbliga a parlare con onestà e sobbarcandomi il dolore e i sentimenti di molti fedeli, mi ero imposto il silenzio, ma la discrepanza tra le parole e i comportamenti della gerarchia è arrivata a tal punto che non è più concesso accettarla.

    In questi tre anni, la Nunziatura e il Vaticano, attraverso molte segnalazioni, non ci ha mai dato una risposta. Ci siamo stati ascoltati e nemmeno il Santo Padre lo ha fatto. Sento che siamo stati trattati come pedine. Non ho il diritto di giudicare nessuno, ma non prendere in considerazione le voci delle vittime di abusi sessuali e non prendere le misure conseguenti è gravissimo. Alle vittime bisogna credere, sia quelle che si sono incontrate con il Papa privatamente sia quelle che lo hanno fatto pubblicamente. Considerare una calunnia una testimonianza da parte di una vittima, affermata in un giudizio pubblico, è gravissimo. Soprattutto se viene dalla bocca del cardinal Errazuriz (il cardinale Arcivescovo di Santiago ndr.)”. Secondo il sacerdote con questo comportamento si non si sono offesi solo alcuni laici, ma è stata colpita fortemente la comunità diocesana e la Chiesa di tutta la nazione”.

    Poi dopo aver citato il discorso di Francesco nel Palazzo della Moneda, nel quale manifestava dolore e vergogna per il danno irreparabile causato ai bambini da parte di ministri, il prete ha accusato il vescovo Juan Barros di essersi rifugiato per tutto il viaggio papale “ma in questi tre anni non è mai stato capace di incontrare don Juan Carlos Cruz, vittima di Karadima, per un dialogo chiarificatore in presenza di noi sacerdoti e diaconi. Un vescovo desaparecido, fa star male questo”.

    E ancora: “Un pastore che evita le situazioni scomode e critiche non ha a cuore il suo gregge. Mi è per questo incomprensibile e inaccettabile l’appoggio del Santo Padre a un pastore che si comporta così. Una Chiesa che si è autodefinita esperta in umanità ha l’obbligo morale di applicare criteri di maggiore evidenza”.

    Ma Barros, sempre stando a questo duro atto d’accusa, manca anche di molti criteri per poter esercitare il suo ruolo di pastore tanto che la sua nomina viene definita “sottovalutata” perché “l’ambiente storico nel quale il nostro vescovo si è mosso per più di 30 anni è lo stesso ambiente che ha lodato pubblicamente come edificante e nel quale una guida pederasta ha provocato danni alla nostra Chiesa gettandola nello scandalo”.

    Questo Kliegel rimprovera a Barros: “Non aver visto niente in 30 anni indica incapacità di uno sguardo del mondo reale, uno sguardo critico sulla realtà dei fatti”. E – sempre sulla verità dei fatti – ha imputato a Barros di aver presentato in maniera errata la situazione della diocesi, come traspare dalla lettera del Papa recentemente resa pubblica. Come? “Voi vescovi avevate chiara conoscenza della situazione personale e storica dell’attuale vescovo di Osorno e di che cosa si aspettava la diocesi intera. Ma avete deliberatamente preservato il santo padre da una fatale equivoco, sapendo che il Papa si può sbagliare, come lui stesso ha ammesso in un’intervista”.

    Perciò l’autorità della Chiesa ha invece “puntato più sulla convenienza del potere amministrativo che alla regola aurea della pastorale: salvare le anime. Questo fa star male” perché “la dignità è un diritto umano inalienabile, lo stesso Papa lo ha registrato nelle nostre coscienze. Seguire questa premessa è un obbligo morale”.

    Le parole di questo sacerdote aprono uno squarcio su quello che è accaduto in Cile e spiegano per quale motivo la difesa d’ufficio di Barros fatta da Francesco sia stata considerata inaccettabile. E forse, grazie a questo atto d’accusa, si potrebbe fare maggiore luce sulle responsabilità effettive e agire poi di conseguenza.

    http://lanuovabq.it/it/inaccettabile-lappoggio-del-papa-al-vescovo-cileno

  • Esorcismi a luci rosse, padre Anello torna in libertà: “Non ci sono esigenze cautelari”

    Esorcismi a luci rosse, padre Anello torna in libertà: “Non ci sono esigenze cautelari”

    E’ accusato di avere approfittato di alcune fedeli durante delle “preghiere di guarigione”. Per i giudici non ci sarebbero più motivi validi, avendo già acquisito le testimonianze, per confermare gli arresti domiciliari.

    Esorcismi a luci rosse, padre Anello torna in libertà: “Non ci sono esigenze cautelari”.

    Torna libero (in attesa del processo) padre Salvatore Anello, il cappellano dell’ospedale Civico ed esorcista arrestato nell’ottobre 2016 con l’accusa di violenza sessuale e attualmente sotto processo. Il collegio della seconda sezione del Tribunale ha accolto la richiesta della difesa. Per i giudici, “dopo l’escussione di tutti i testi dell’accusa non ci sarebbero più le esigenze cautelari” che lo hanno tenuto finora ai domiciliari.

    Padre Anello, secondo l’accusa, teneva incontri di preghiera per ottenere la “guarigione e liberazione dai demoni”. Durante questi riti avrebbe abusato di donne in difficoltà. A fare scattare le indagini è stata la denuncia di una donna e delle sue figlie.

    “Ci riceveva – ha raccontato una delle presunte vittime – sempre nella stessa stanza all’interno del convento dei Cappuccini, e ci faceva accomodare su due sedie distinte. Padre Anello aveva l’abitudine, durante la preghiera, di imporre le mani, partendo dalle cosce. Cosa che fece anche quella volta. Iniziò con una mano a toccarmi alternativamente le cosce, per poi passare sulle natiche. Poi iniziò a palparmi la schiena, a mettermi la mano sotto la maglietta e strusciarla sulle spalle, fino a infilarla dentro i pantaloni, fin dentro gli slip, quasi fino all’ano. Poi mi mise la mano dentro il reggiseno sfiorandomi i seni”. Oltre ad Anello, fu arrestato l’ex colonnello dell’esercito Salvatore Muratore, già condannato in abbreviato a sei anni e due mesi.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/violenza-sessuale-padre-salvatore-anello-libero.html

  • “Bergoglio ha alzato il muro su Emanuela Orlandi”

    “Bergoglio ha alzato il muro su Emanuela Orlandi”

    “Con l’arrivo di Bergoglio il muro in Vaticano si è alzato ancora di più”. Il fratello di Emanuela Orlandi rivela l’atteggiamento del papa sulla vicenda

    Bergoglio è “..il terzo Papa che ho incontrato nella mia ricerca della verità. Con lui il muro in Vaticano su questa vicenda si è alzato più di prima”.

    E ancora: “La cosa certa è che in Vaticano sanno. Il loro comportamento in questi 34 anni mi autorizza a pensarlo. La verità è qualcosa che pesa sull’immagine della Chiesa. Il Vaticano ha voluto evitare che la verità emergesse e ha avuto come complici lo Stato italiano e quei magistrati che non hanno puntato il dito sulle persone che erano a conoscenza di quanto avvenuto”. A parlare è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, per il quale la sorella resta “viva fino a prova contraria”. In un lungo virgolettato riportato in esclusiva su Spy, Pietro Orlandi ha svelato, tra le altre cose, come Papa Francesco gli abbia confidato che la sorella è “in cielo”. Emanuela Orlandi, insomma, sarebbe morta, ma il fratello non pare disposto a smettere di indagare sulla vera sorte della sorella tragicamente scomparsa il 22 giugno del 1963.

    Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano, aveva respinto in passato la richiesta di Pietro Orlandi finalizzata a riaprire il dossier sulla ragazza scomparsa: “Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Non so se la magistratura italiana abbia nuovi elementi, ma – aveva sottolineato Becciu lo scorso giugno – da parte vaticana non c’è nulla da dire in più di quanto non si sia già detto”. Il caso per papa Bergoglio e per la Santa Sede sembra essere chiuso.

    “Voglio ricambiare la solidarietà che ho ricevuto – ha dichiarato a Spy Pietro Orlandi – “Quando hai una storia come la mia, senti il bisogno di aiutare gli altri. Questo ti fa stare bene. In questi decenni nelle manifestazioni per Emanuela ho conosciuto molti familiari di persone scomparse che hanno sempre vissuto tra l’indifferenza dei media, degli inquirenti e dell’opinione pubblica. Ora voglio che la voce di Emanuela sia quella di quei ragazzi e ragazze svaniti all’improvviso dei quali non si è mai parlato. Voglio che si riaccenda una speranza per le famiglie”, ha sottolineato.

    L’intervista contiene anche un dettaglio sulla vicenda del quale non si era mai accennato pubblicamente: “Il momento peggiore di questi 34 anni è stato nel 1993, dopo alcune segnalazioni fotografiche inviate alla magistratura, eravamo sicuri di aver ritrovato Emanuela in Lussemburgo. Anche il giudice e l’attuale vice Capo della Polizia erano convinti di aver risolto il caso. Siamo andati a prenderla, io le avevo comprato un regalo. Non era mia sorella: in un attimo siamo passati dalla gioia più totale alla disperazione più buia. Non dimenticherò mai l’espressione sul viso di mia madre. Fu come se ce l’avessero rapita un’altra volta”, ha svelato il fratello della figlia di un dipendente del Vaticano. Bergoglio, tuttavia, si sarebbe distinto, rispetto a questa vicenda, per aver reagito con un atteggiamento di particolare chiusura verso le richieste provenienti dalla famiglia Orlandi. Le tre figlie di Pietro, adesso, hanno formato un gruppo musicale: “The Coraline”. Le tre hanno partecipato due anni ad “X Factor”, ma il cognome che portano non le avrebbe aiutate: “Prima di Natale Rebecca, Salomè ed Elettra hanno suonato all’Ariston come vincitrici del contest musicale organizzato da Red Ronnie. Hanno anche partecipato alla selezione per Sanremo Giovani con un brano molto forte sui problemi dell’Italia. Non sono state prese perché, ho saputo in maniera ufficiosa, il testo è troppo scomodo, come lo è il cognome che portano. Ma loro non mollano, sono testarde come me”. Pietro Orlandi non molla, nonostante il “muro” che sarebbe stato eretto in Vaticano da Bergoglio.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bergoglio-ha-alzato-muro-su-emanuela-orlandi-1484550.html?mobile_detect=false

  • Abusi sessuali in Vaticano | Nuova strigliata di don Pandolfi alla Chiesa di Como

    Abusi sessuali in Vaticano | Nuova strigliata di don Pandolfi alla Chiesa di Como

    Non si placa l’eco delle polemiche sulle rivelazioni di presunti abusi sessuali in Vaticano denunciati dalla trasmissione televisiva Le Iene: il caso, che vede coinvolto anche un sacerdote della diocesi di Como, ha visto il coinvolgimento anche dell’ex vescovo Diego Coletti, accusato di aver insabbiato l’accaduto.
    Proprio in seguito a quei servivi televisivi, la Santa Sede ha avviato un’indagine e l’attuale vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, aveva invitato a non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva.
    Lunedì 11 dicembre 2017 il parroco di Grandate, don Roberto Pandolfi, è tornato a parlarne dal sito della parrocchia: già per due volte, nei giorni immediatamente successivi ai servizi shock, don Pandolfi aveva fatto sentire la propria voce, chiedendo chiarezza e trasparenza da parte dei vertici ecclesiastici e pregando per i “poveri ministri” della Chiesa di Como.
    Le parole del parroco di Grandate hanno un peso particolare se si considera che proprio lui era il prete della parrocchia di San Giuliano a Como nel 2012 quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Don Pandolfi fu chiamato a gestire lo scandalo che, suo malgrado, travolse la sua parrocchia.

    “Abusi“

    Nella nuova riflessione intitolata proprio “Abusi” e pubblicata sul sito della parrocchia grandatese, il sacerdote questa volta utilizza parole non sue, ma di padre Hans Zollner, gesuita, docente di psicologia alla Pontificia Università Gregoriana, psicoterapeuta che da anni si occupa delle problematiche relative agli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica.
    Un testo “duro” nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche tanto quanto quelli fin qui pubblicati da don Pandolfi.

    Non di rado coloro che hanno dovuto subire sofferenze indicibili a opera di rappresentanti della Chiesa e denunciano il fatto e vogliono essere ascoltati vengono respinti o si rimprovera loro di essere dei sobillatori che farebbero meglio a tacere. Anche in questo caso diventa molto grave il pericolo di trauma spirituale, accanto a quello fisico e psichico. La portata di tutto questo sembra non essere chiara a molti nella Chiesa, anche a coloro che vi occupano posti di responsabilità…Non meraviglia perciò che le vittime considerino la Chiesa, nella sua reazione alla denuncia di un abuso, più come un’istituzione preoccupata di se stessa che non come una madre amorevole…
    Queste sono alcune delle parole riportate da don Pandolfi, che prosegue citando sempre la riflessione di padre Zollner:

    Si vogliono risolvere le cose “all’interno”, escludendo la dimensione pubblica, perchè si teme per la propria reputazione o per quella dell’istituzione. Si dimentica così sia la sofferenza delle vittime (che devono essere tenute in silenzio) sia una legge dei mass media che afferma: ” Prima o poi le cose si vengono a sapere. Prendi tu l’iniziativa, riconosci l’errore, scusati onestamente e sarai creduto”. Spesso qui entra in gioco anche un’interpretazione unilaterale del legame speciale e della responsabilità che unisce il vescovo ai suoi sacerdoti. Da un lato, non si considera che la “cura paterna” non implica soltanto perdono e misericordia, ma anche una giusta punizione. Dall’altro, interviene quello spirito di corpo a causa del quale i vescovi pensano anzitutto a proteggere la “propria” parte e non il bene dei deboli e dei bisognosi. Accenniamo solo marginalmente al fatto che molti autori di abusi sono assai abili a cavarsela e anche a manipolare i propri superiori; e che questi sono troppo inclini a credere a ciò che si promette loro (“non lo farò mai più”) e usano quindi una falsa misericordia verso i colpevoli. Seguendo una logica ritenuta valida, non ci si procura aiuto competente dall’esterno, ma si ritiene di poter risolvere le cose con mezzi e strategie proprie.
    Padre Zollner conclude con un monito sinistro:

    La lotta contro gli abusi sessuali durerà ancora a lungo… Essa implica una conversione radicale e un atteggiamento deciso per rendere giustizia alle vittime e per la prevenzione totale.
    La riflessione di Don Pandolfi arriva alla fine, nuova stilettata venata di amara ironia a chi siede nei posti più alti della Chiesa:

    Queste parole non sono di qualche prete “divisivo”, non allineato, egocentrico e refrattario alla più sana disciplina ecclesiastica, come il sottoscritto. E nemmeno di un torvo e arrabbiato laicista, pronto solo a vedere solo i difetti della Chiesa e non i pregi. Sono di padre Hans Zollner, gesuita, docente di psicologia alla Pontificia Università Gregoriana, psicoterapeuta che da anni si occupa delle problematiche relative agli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica. E non sono state scritte in qualche sito internet sovversivo, come quello della Parrocchia di Grandate, e nemmeno su qualche rotocalco scandalistico disposto ad affrontare morbosamente certi temi per vendere qualche copia in più, bensì sul numero del novembre 2017 de “La civiltà cattolica”, prestigiosa rivista dei Gesuiti, sempre in linea con il pensiero dei Pontefici regnanti. Non faccio commenti. Lascio a ognuno trarre le proprie conclusioni. Anche riguardo a situazioni molto recenti e molto vicine a noi.

    http://www.quicomo.it/cronaca/iene-abusi-vaticano-pandolfi-como.html

     

  • L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como, don Andrea Stabellini, coinvolto proprio per questo suo ruolo nel servizio della trasmissione di Italia1 Le Iene sui presunti abusi al preseminario San Pio X, in Vaticano, ha temporaneamente sospeso l’insegnamento in seminario a Como ma anche a Roma e a Lugano. Per la Diocesi si tratta di una decisione personale del sacerdote, che avrebbe chiesto una pausa proprio alla luce delle tensioni e delle difficoltà legate alla vicenda.

    Don Andrea ha di fatto puntato il dito contro l’ex vescovo di Como monsignor Diego Coletti, dicendo che il presule gli aveva chiesto di non dar luogo a procedere con gli accertamenti sui presunti abusi, sui quali invece il vicario giudiziale avrebbe voluto fare altri approfondimenti.
    Dopo i recenti servizi delle Iene, il Vaticano ha comunicato di aver riaperto il caso e disposto nuovi accertamenti.

    L’ex vicario, che insegna diritto canonico in seminario ma anche all’università a Lugano e a Roma, al momento ha sospeso tutte le lezioni, a tempo indeterminato. La Diocesi di Como precisa tramite l’ufficio stampa che si tratta appunto di una scelta personale del sacerdote e non di una decisione imposta da altri. Nel servizio delle Iene, è stata messa in onda anche una serie di dichiarazioni che don Andrea ha rilasciato quando gli era stato assicurato che le telecamere erano spente e proprio in questa parte del colloquio ci sono le dichiarazioni che puntano il dito contro l’ex vescovo Diego Coletti.

    http://www.espansionetv.it/gate/2017/11/29/linchiesta-sul-preseminario-in-vaticano-lezioni-sospese-per-lex-vicario-giudiziale-della-diocesi-di-como/

  • Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Dopo il servizio delle Iene della scorsa settimana si apre la bufera mediatica sul Vaticano, centro del potere della Chiesa.

    Ancora una volta, ad essere sotto i riflettori è la Santa Sede. Questa volta, non sono le case di lusso a fare notizia ma le rivelazioni choc dei ragazzi del Preseminario Pio X di Roma. A parlare due giovani che accusano un altro ex seminarista, oggi prete a tutti gli effetti, di aver abusato ed imposto pratiche sessuali di ogni tipo. Una delle vittime è un chierichetto che ha prestato servizio, sia a Benedetto XVI, sia a Papa Francesco. Il ragazzo, di buona famiglia, ha raccontato di aver frequentato l’istituto per tre anni, per poi lasciare e fare ritorno a casa. Anche lui, come altri due ex studenti del preseminario, ha raccontato di aver subìto molestie sessuali dal seminarista: «Il rettore, monsignor Enrico Radice, credeva molto in lui e per questo era sempre il primo chierichetto a servire il Papa.

    Mi prese un po’ sotto la sua ala protettiva e mi fece iniziare a organizzare i chierichetti più piccoli. Si diceva che presto sarebbe diventato prete e che io avrei preso il suo posto come guida, ma mi avvertirono di stare attento a lui. Poi, un giorno, mentre ci stavamo picchiando per gioco mi ha palpato nelle parti intime per circa tre secondi. A quel punto, d’istinto, gli mollai due pugni e da allora mi iniziò a vessare e a umiliare» (fonte: leggo.it) . La situazione non fu migliore per altri due ragazzi che denunciarono l’accaduto al loro padre spirituale, il quale si sentì in dovere di avvertire don Andrea Stabellini, vicario giudiziale della santa sede. “Secondo il racconto di diversi testimoni sentiti dalla ‘Iena’ Gaetano Pecoraro, don Stabellini, che oggi non ricopre più quell’incarico, avrebbe dovuto procedere con l’accusa e rimuovere anche monsignor Radice proprio per la questione delle molestie del seminarista. In realtà, le cose andarono diversamente: monsignor Diego Coletti, allora vescovo di Como, bloccò tutto e fece trasferire il padre spirituale in una zona remota d’Italia. Non solo: uno dei due ragazzi, il polacco Kamil, fu espulso dal preseminario. «Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia», ha raccontato” (Fonte: leggo.it). 

    I dubbi sulla vicenda sorgono relativi alle indagini. Come sono state svolte ? Il caso è stato archiviato ed addirittura il chierichetto polacco Kamil venne invitato ad allontanarsi dal Preseminario: << Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia>>. Tutto è stato tralasciato senza nemmeno ascoltare le testimonianze dei giovani ragazzi. Ciò che fa più riflettere però è la confessione in tal proposito dell’ex vicario, sempre alle Iene, ignaro della presenza dei microfoni ancora aperti: «Per me c’erano le condizioni per procedere, ma monsignor Coletti disse di aver parlato anche col cardinal Comastri (di fatto il vice del Papa, ndr) e non mi fecero continuare con l’accusa. Sì, credo che entrambi abbiano voluto insabbiare il caso>>.Cosa si nasconde dietro il Vaticano ? Soprattutto viene da chiedersi: il Papa è a conoscenza di tutto questo?

    a cura di Annalibera Di Martino

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori