Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Como

  • Sacerdote accusato di abusi, choc a Colorina: “Ora serve chiarezza”

    Sacerdote accusato di abusi, choc a Colorina: “Ora serve chiarezza”

    Il sindaco Codega: siamo senza parole, speriamo in una rapida indagine

    Colorina (Sondrio), 15 novembre 2017 – Ancora prima che venisse “svelato” dall’articolo pubblicato ieri sul nostro quotidiano il fatto che il sacerdote accusato di molestie e abusi sessuali ora svolgesse la sua opera in Valtellina, in tanti, guardando il servizio del programma televisivo di Italia Uno “Le Iene”, avevano riconosciuto Colorina nelle riprese di Mediaset. Così, già lunedì sera su Facebook “piovevano” reazioni degli abitanti della zona, indignati perché, nonostante le pesanti accuse mosse da alcuni giovani, all’epoca dei fatti poco più che bambini, il giovane di origini valchiavennasche fosse stato ordinato sacerdote e operasse accanto a bambini e ragazzi.

    Riepiloghiamo la vicenda: nell’occhio del ciclone, come detto, un sacerdote 25enne di origine chiavennasca che da piccolo si è trasferito Città del Vaticano per frequentare il Preseminario San Pio X in Vaticano. E il preseminario, dove vengono formati i chierichetti a servizio del papa, stando alle accuse mosse da due giovani intervistati da “Le Iene”, sarebbe stato lo scenario di terribili abusi e molestie sessuali. Il chiavennasco, che a luglio è stato ordinato sacerdote dal vescovo Oscar Cantoni, è stato accusato di utilizzare la propria posizione, il fatto di essere un seminarista che sarebbe entrato a far parte dell’Opera don Folci che gestisce la struttura San Pio X in Vaticano, per avere rapporti sessuali non consenzienti con almeno un ragazzo poco più giovane di lui, che all’epoca dei primi presunti episodi aveva solo 13 anni.

    Ma stando alle sue dichiarazioni e a quelle di un testimone oculare, entrambi intervistati dal giornalista Mediaset, ci sarebbero altre vittime. Accuse respinte al mittente dalla Diocesi di Como, che ha assicurato di aver svolto gli accertamenti necessari. Sul social network, però, in pochi pensano che il prete possa rivelarsi innocente, anche se c’è chi se lo augura. “Sono proprio curiosa di vedere come si comporterà il paese davanti a una cosa del genere” scrive qualcuno, e c’è chi aggiunge: “Ma vorrei sapere chi l’ha mandato, questo stava in mezzo ai nostri ragazzi sapendo cosa aveva fatto”. E se qualcuno afferma che girassero già strane voci in paese prima del servizio televisivo, la maggior parte degli abitanti, si dice scioccato. “La notizia ci ha scioccato – commenta infatti il primo cittadino, Doriano Codega -. Si parla di un un reato grave, abusi sui minori in una fase, quella dell’infanzia e della adolescenza, in cui dovrebbero fidarsi degli adulti. Ci aspettiamo che sia la Chiesa che la Magistratura facciano chiarezza per arrivare al più presto ad una conclusione. Ma ci aspettiamo anche azioni preventive per tutelare la sicurezza dei bambini”. La Valle è decisamente protagonista di questa brutta vicenda: mentre il neo sacerdote è stato assegnato all’Opera Don Folci (ma c’è chi assicura sia già stato allontanato, ndr), un altro protagonista della storia, il prete che avrebbe raccolto la denuncia dei due giovani chierichetti e che ha avviato le indagini nei confronti del chiavennasco, è stato invece trasferito, quasi si trattasse di una punizione, a Stazzona, nel Tiranese.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/abusi-seminario-colorina-1.3535663

  • Don Gabriele Martinelli è il prete accusato di abusi nel seminario minore in Vaticano (non ancora rivelato da LE IENE) Bergoglio sia coerente e trasparente

    Don Gabriele Martinelli è il prete accusato di abusi nel seminario minore in Vaticano (non ancora rivelato da LE IENE) Bergoglio sia coerente e trasparente

    Sembra proprio lui, don Gabriele Martinelli il sacerdote accusato dalla trasmissione “LE IENE” nel servizio di Gaetano Pecoraro, di presunte molestie nel Preseminario San Pio X in Vaticano.

    Don Gabriele (come si evince anche dall’articolo de IL GIORNO di Sondrio a firma di Susanna Zambon) è nato a Chiavenna ma ha trascorso l’infanzia a Lanzo d’Intelvi per poi trasferirsi a Città del Vaticano dove ha frequentato il Preseminario San Pio X.

    Malgrado le accuse, non solo di molestie ma anche di aver utilizzato la propria posizione di potere per esercitare pressioni sulle presunte vittime, a luglio 2017 è stato ordinato sacerdote dal vescovo di Como Oscar Cantoni.

    Come riporta IL GIORNO, da giovedì scorso, quando «Le Iene» lo hanno raggiunto per tentare di intervistarlo, non si è più visto in paese e dintorni.

    Sotto il profilo giuridico, una bomba esplosa in casa per papa Francesco, che questa volta non potrà nascondersi dietro a nessuna scusa, perché la competenza giuridica del presunto reato non è della magistratura civile, ma essendo avvenuto nello Stato della Città del Vaticano, trova li anche la competenza territoriale e anche la serietà e la concretezza della “tolleranza zero” tanto acclamata nel pontificato di Bergoglio.

    Attendiamo…

  • “Abusi e molestie in seminari”. Le Iene a caccia di un sacerdote

    “Abusi e molestie in seminari”. Le Iene a caccia di un sacerdote

    Dopo l’inchiesta Mediaset lui è sparito da Colorina e dintorni

    Colorina (Sondrio), 14 novembre 2017 – A Colorina la scorsa settimana le telecamere della trasmissione di Italia Uno «Le Iene» non erano passate inosservate, ma nessuno aveva immaginato la portata dello scandalo, o presunto tale, portato alla luce dal giornalista Mediaset Gaetano Pecoraro.

    Sono pesanti come macigni le accuse rivolte da almeno due giovani nei confronti di un sacerdote 25enne nato a Chiavenna ma che ha trascorso l’infanzia a Lanzo d’Intelvi per poi trasferirsi a Città del Vaticano per frequentare il Preseminario San Pio X in Vaticano. E proprio il preseminario, dove vengono formati i chierichetti a servizio del Papa, stando alle accuse mosse da due giovani intervistati da «Le Iene», sarebbe stato lo scenario di abusi e molestie sessuali. Il chiavennasco, che a luglio è stato ordinato sacerdote dal vescovo Oscar Cantoni, è stato accusato di utilizzare la propria posizione, il fatto di essere un seminarista che sarebbe entrato a far parte dell’Opera Don Folci, la stessa che gestisce la struttura San Pio X in Vaticano, per avere rapporti non consenzienti con almeno un ragazzo poco più giovane di lui, che all’epoca dei primi presunti episodi aveva solo 13 anni. Ma stando alle sue dichiarazioni e a quelle di un testimone oculare, entrambi intervistati dal giornalista Mediaset, ci sarebbero altre vittime. Il testimone oculare ha anche denunciato di aver segnalato gli episodi al vescovo di Como prima che il giovane fosse ordinato sacerdote. E la Diocesi di Como ieri ha affidato ad una nota la risposta alle accuse mosse non solo al giovane prete, ma alla stessa Diocesi, che avrebbe chiuso un occhio sulle molestie.

    «Le accuse mosse sono già state oggetto di accertamento da parte delle competenti sedi ecclesiastiche: i Superiori canonici hanno osservato e valutato la persona e la sua condotta – spiegano dalla Diocesi – Il vescovo di Como, preso atto dell’esito di predetta indagine, di tutte le valutazioni sulla personalità e sul cammino vocazionale del seminarista e, dopo aver ritualmente compiuto quanto di propria spettanza, ha ordinato presbitero questo giovane». Il sacerdote al centro dello scandalo dall’ordinazione avvenuta a luglio prestava la sua opera in Valtellina, proprio presso l’Opera Don Folci di Colorina. Da giovedì scorso, quando «Le Iene» lo hanno raggiunto per tentare di intervistarlo, non si è più visto in paese e dintorni.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/molestie-sacerdote-le-iene-1.3532898

  • Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano. La sordida storia raccontata dalla trasmissione Le Iene di Italia Uno passa anche attraverso Como.

    Infatti, attraverso le presunte testimonianze dirette e oculari di due giovani che sono stati seminaristi all’interno delle mura vaticane, a pochi metri proprio dalla cupola di San Pietro, per la precisione nel pre-seminario San Pio XI.

    Tali testimonianze hanno portato la iena Gaetano Pecoraro sulle tracce di un seminarista che avrebbe abusato di alcuni ragazzini proprio lì, nel cuore della Chiesa cattolica, in Vaticano.

    Tale seminarista è stato nominato prete proprio dal vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, la scorsa estate. Il neonominato prete è stato poi collocato in una parrocchia comasca. Per questo motivo Le Iene sono andate a chiedere lumi al vescovo Cantoni, siccome, tra l’altro, stando sempre alle testimonianze, sarebbe stato avvisato dei presunti abusi perpetrati dal seminarista.

    Alle domande di Pecoraro il vescovo ha risposto affermando che la nomina a prete è avvenuta nella piena regolarità ma non ha aggiunto molto altro.

    http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-sessuali-vaticano-vescovo-como.html

  • OSCURANTISMO CATTOLICO

    OSCURANTISMO CATTOLICO

    Papa Francesco ha nominato monsignor Gianni Sacchi, già Vicario generale della diocesi di Biella, nuovo Vescovo di Casale.
    Il Papa ha dunque premiato uno dei principali protagonisti dell’incredibile “errore” sul Padre Giorgio Albertini, ritenuto responsabile di molestie sessuali su minori dalla magistratura brasiliana ma che la Diocesi di Biella aveva accolto come se niente fosse, evitando approfondimenti.
    Ci siamo sbagliati, non ne sapevamo nulla, le sostanziali scuse del Vicario quando l’evidenza, il silenzio accorto della Diocesi, è stato smascherato con la pubblicazione su questo blog  della sentenza di secondo grado (vai al link) . Si veda al riguardo l’intervista a Sacchi su “Il Biellese”, l’arrampicarsi sui vetri per sollevare il Vescovo Mana da qualsiasi responsabilità, immobilismo compreso (vai al link).
    Ed ancora il Papa  premia chi nel Vescovado ha lavorato per la sospensione di Don Andrea Giordano che di don Sacchi ne ha sempre criticato “il costume” e l’opera (vedasi dichiarazioni di don Sacchi a il Biellese a questo link e il blog di http://www.chiesacontrocorrente.it/).
    Papa Francesco, che tanta sciocca Sinistra immagina figura nuova, ci conferma così, coi tempi lunghi per la decisione sul caso Albertini (si attende che muoia) e con la nomina di Sacchi a Vescovo, che l‘oscurantismo cattolico è ancora prevalente e vincente nella curia italiana.
    Allo sconfitto don Perini, rimasto a bocca asciutta (a lui nessuna nomina a Vescovo), l’obbligo di riflettere sull’inutilità (generale e personale) del silenzio accomodante tenuto su questa vicenda (era responsabile delle missioni della Diocesi, non poteva non sapere dei processi di Padre Albertini).
    Si dice normalmente della carità ma anche il silenzio…. è sovente peloso.
    http://arcangelo-gamaz.blogspot.it/2017/07/larcangelo-32-17-oscurantismo-cattolico.html
  • Monsignor Domenico Sigalini: “Sbagliato ridurre i preti pedofili allo stato laicale”. La nostra risposta.

    Monsignor Domenico Sigalini: “Sbagliato ridurre i preti pedofili allo stato laicale”. La nostra risposta.

    Secondo un’intervista a firma di Bruno Volpe pubblicata da La fede quotidiana monsignor Domenico Sigalini alla domanda “Cosa ne pensa della pedofilia nel clero” avrebbe risposto;

    “Un orrore e un crimine orrendo e chi sbaglia deve pagare. Un prete che si macchia di questo è moralmente più grave. Però, lo ripeto, io non seguo il consenso e dico che è un errore e sbagliato ridurre allo stato laicale il prete pedofilo. Perché, ridotto alla stato laico e una volta maestro di ginnastica, per esempio, state certi che cambierà inclinazione?

    Nessuno buonismo e chi sbaglia paghi, ma anche per il sacerdote pedofilo non è pensabile una condanna a vita e per sempre. Non diciamo che l’ ergastolo è inumano? Io non sono affatto un protettore di preti pedofili, ma un vescovo prima di tutto è padre per il sacerdote e in caso di abusi io non devo denunciare. Ci deve pensare in prima battuta il genitore e solo dopo tocca al vescovo”.

    Certo, contraddizioni a parte il pensiero di Sigalini è chiarissimo e sembra essere ben cosciente del fatto che il prete pedofilo anche se viene ridotto allo stato laicale continuerà ad abusare e noi siamo pienamente d’accordo con lui, lo è anche la comunità scientifica che paragona il profilo del pedofilo a quello del serial killer.

    Tuttavia va anche detto che generalmente il maestro di ginnastica o l’allenatore di pallone vengono denunciati mentre i preti no, quelli vengono coperti dalla chiesa proprio come ha fatto un suo collega che evidentemente la pensava come lei, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, promosso poche settimane fa da papa Francesco nuovo prefetto della Congregazione della dottrina della Fede. Ladaria è accusato di aver coperto il prete pedofilo don Gianni Trotta, ridotto in tutto silenzio dalla chiesa allo stato laicale e effettivamente, come dice lei, denunciato nei panni dell’allenatore di calcio.

    Mi sfugge però quale sia la morale, forse che per denunciare i preti pedofili dobbiamo prima trasformarli in allenatori di calcio?

    Sono pienamente d’accordo anche sul fatto che i preti pedofili non vadano ridotti allo stato laicale, d’altra parte la chiesa li copre ed è troppo comodo scaricarli solo quando su loro si posa l’attenzione della magistratura, è giusto che la chiesa continui ad assumersene anche l’onere, d’altra parte perché spretarli, stupravano i bambini, mica dicevano male la messa.

    Siamo anche d’accordo sul fatto che non vadano condannati all’ergastolo, vanno curati e tenuti sotto controllo, magari evitando di reintegrarli nuovamente a contatto con minori come accade per esempio a don Paolo Turturro o a don Bruno Puleo e molti altri.

    Siamo anche d’accordissimo sul fatto che la famiglia debba denunciare: sì ma la famiglia deve anche essere informata. Solitamente la famiglia affida i figli alle cure del clero ed è “tranquilla” sul fatto che “ci penseranno loro” ad affrontare tutto bene.

    Come la mettiamo quando capita che un vescovo zitto zitto invece sposta il prete ma non avvisa la famiglia in modo che possano denunciarlo?

    In questo caso anche il vescovo che insabbia deve pagare?

    Lei stesso dice che dopo la denuncia della famiglia segue quella del vescovo, quanti di voi hanno denunciato in questi anni?

    L’ultimo dubbio, quando dice che “un vescovo prima di tutto è padre per il sacerdote” se poi abbandona così le vittime però, che cosa è per loro?

    Una di quelle madri… poco raccomandabili?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Chiesa – Il nuovo arcivescovo di Milano coprì gli scandali sessuali?

    Chiesa – Il nuovo arcivescovo di Milano coprì gli scandali sessuali?

    MILANO – Secondo Papa Francesco Mario Delpini è l’uomo giusto al posto giusto, “il prete che si occuperà delle periferie”. Ma siamo sicuri che Bergoglio, nel nominare monignor Delpini nuovo arcivescovo di Milano, sia stato ben consigliato? Qualche dubbio, in proposito, è lecito.

    Il ragazzino molestato

    Siamo nel 2011, quando scoppia lo scandalo di don Mauro Galli, un sacerdote di Rozzano, periferia milanese, accusato di molestie sessuali su un ragazzino dell’oratorio. Don Carlo Mantegazza, il parroco, rende agli inquirenti una dichiarazione choc: dice di essere venuto a conoscenza dei fatti il giorno 21 dicembre 2011 (ovvero il giorno dopo gli abusi) e di aver informato immediatamente i suoi diretti superiori, in primis il vicario episcopale monsignor Mario Delpini, nonché il responsabile della formazione permanente del Clero – colui che seguiva i sacerdoti appena ordinati – monsignor Pietrantonio Tremolada(oggi vescovo). Delpini, dunque, sa del gravissimo fatto.

    Il trasferimento

    E cosa fa l’allora vicario di zona? Dispone il trasferimento di don Mauro Galli ad altro incarico, cosa che avviene nel gennaio 2012, quando il sacerdote accusato di molestie viene allontanato da Rozzano. Ma ciò che lascia esterrefatti è la nuova destinazione scelta dalla Curia, che lo nomina vicario parrocchiale a Legnano (parrocchia di San Pietro) e lo incarica di seguire la pastorale giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambino Gesù, dei Santi Magi e del Santo Redentore. In altre parole, un prete su cui pende il sospetto di pedofilia viene mandato a occuparsi di minorenni.

    Nessun provvedimento

    Nel 2014 lo scandalo scoppia ufficialmente e diventa un caso di cronaca giudiziaria. Fino a quel momento monsignor Delpini non ha assunto alcun provvedimento disciplinare nei confronti del sacerdote accusato di pedofilia né ha avviato alcuna indagine canonica. Lo spostamento di don Mauro Galli a Legnano avviene in forma ufficiale il primo giorno di marzo 2012, quando la notizia del presunto abuso è nota in Curia da almeno 3 mesi. Eppure Delpini ne dispone il “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”, con una comunicazione quasi burocratica. Perché il nuovo arcivescovo di Milano si sia comportato in questo modo, resta un mistero.

    Il prete nelle chat gay

    Il secondo episodio dubbio è del novembre 2013. In una fredda domenica di autunno, ad Arconate – piccolo paese di 6.500 abitanti dell’hinterland milanese – giunge un alto prelato della curia e sale sul pulpito per parlare alla comunità cristiana. Deve leggere una comunicazione importante rivolta ai fedeli: il parroco, don Cesare Corbetta (con un passato a Parabiago, nella frazione di Villastanza, e a Magenta), sarà allontanatodal paese: pochi giorni prima è stato scoperto da alcuni giornalisti di un settimanale locale mentre cercava sesso gay nelle chat su internet, con il nickname ‘Birillo64′. Oggi, a distanza di 3 anni e mezzo, quell’alto prelato diventa l’uomo più potente della chiesa lombarda. E’ Mario Delpini, classe 1951, che papa Francesco ha nominato nuovo arcivescovo di Milano. Un sacerdote umile e per bene, dicono di lui. Ben voluto e amato da tutti. Sicuramente sarà così, ma quello che in molti non sanno è che fu proprio lui, monsignor Delpini, a stabilire la linea di condotta della Curia di fronte al clamore mediatico di un sacerdote che dal pulpito predicava i valori della famiglia e in privato, nel suo studio, cercava avventure erotiche su internet. Una linea fatta di silenzi e di fughe, di omertà e depistaggi.

    Il silenzio e la fuga

    Torniamo allora a quel novembre del 2013, quando lo scandalo di don Cesare Corbetta, che dietro al nickname ‘Birillo 64’ nascondeva il peso insostenibile della sua omosessualità e la contraddizione tra il suo ruolo e la su natura, travolge la piccola comunità di Arconate. Per questo arriva Delpini. E decide le sorti del sacerdote omosessuale, del quale è stato professore di latino al seminario di Venegono Inferiore, nel Varesotto. Nel più totale silenzio della Curia, che si rifiuta di rilasciare dichiarazioni alla stampa, don Cesare viene allontanato e mandato a Cantù, sua città natale. Anche qui, niente da fare. Il sacerdote ci ricasca. Ma la Curia milanese, di togliergli l’abito talare e magari liberarlo da un peso diventato insostenibile, nemmeno ci pensa. Altro giro, altra corsa: questa volta l’ex parroco viene mandato ‘in esilio’ a San Bartolomeo in Val Cavargna, piccolo paesino sperduto in provincia di Como, ai confini con la Svizzera. Una sorta di ‘refugium pecatorum’, ci diranno poi gli abitanti del posto, dove la Chiesa ha l’abitudine di confinare i preti che creano imbarazzo. Dietro la scelta della Curia c’è sempre la mano di Delpini, che ‘blinda’ il sacerdote e gli impone un periodo di riflessione e preghiera, lontano dal caos mediatico.

    La promozione

    Perché il neo arcivescovo si sia speso così tanto per mettere il caso sotto silenzio e per non far spretare don Cesare, nessuno è riuscito ancora a capirlo. Un’ombra, dunque, sul curriculum del successore del cardinale Angelo Scola, che diventa ancora più pesante nel febbraio 2016 quando Delpini, all’epoca Vicario Generale della Curia meneghina, lo nomina segretario del Comitato diocesano per il Giubileo straordinario della Misericordia, che richiamerà a Roma milioni di pellegrini da tutto il mondo. Un incarico importante, che suona come una riabilitazione in piena regola. Il paradosso si compie a ottobre 2016, ultima tappa di questa triste storia: don Cesare viene trasferito a Seveso, città di 23.000 abitanti in provincia di Monza e Brianza, nella parrocchia di San Pietro da Verona. Tra pochi mesi farà il suo ingresso ufficiale nella comunità (per ora vive nell’ex seminario della città, accanto a un santuario) e si occuperà, ironia della sorte, di ‘pastorale familiare’, ovvero di politiche per la famiglia. Una decisione quantomeno discutibile, dietro alla quale c’è sempre lui, il nuovo arcivescovo di Milano. Non sappiamo se Delpini sarà o meno un buon arcivescovo prima di averlo visto all’opera, ma il biglietto da visita con cui si presenta ai fedeli – tra silenzi e protezioni di sacerdoti imbarazzanti – non è certo dei migliori.

  • Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Tribunale, Como, sentenza 14/01/2016

    Pubblicato da Altalex il 21/04/2017

    La sentenza in commento del Tribunale di Como, 14 gennaio 2016 – Est. A. Petronzi, affronta il delicato caso del risarcimento del danno da violenza sessuale commessa da un Parroco nei confronti di un minore (peraltro, affetto da lieve ritardo mentale), che frequentava le attività pastorali della Parrocchia e rivestiva anche le funzioni di chierichetto.

    Gli attori (il minore e i suoi genitori) avevano chiesto il risarcimento del danno da reato, già accertato con sentenza passata in giudicato, non solo nei confronti del Parroco, reo delle violenze sessuali, ma anche nei confronti della Parrocchia e della relativa Diocesi.

    Il giudice lariano, con approfondita e condivisibile motivazione, ha ritenuto sussistere (oltre alla responsabilità civile del reo, già accertata in sede penale) la responsabilità diretta della Parrocchia e indiretta della Diocesi.

    La responsabilità diretta, ex art. 2043 c.c., della Parrocchia è fondata sul rapporto organico sussistente tra il Parroco e l’ente-Parrochia, in ragione della riferibilità all’ente del comportamento del Parroco, in quanto la condotta illecita ha trovato occasione nell’esercizio delle attività proprie della Parrocchia, allorché il minore era affidato alla cura ed alla vigilanza del Parroco, ed anzi sfruttando il suddetto contesto di minorata difesa non solo della vittima, ma anche e soprattutto della famiglia, evidentemente fiduciosa di affidare il figlio ad un contesto di assoluta protezione.

    Mentre, la responsabilità indiretta della Diocesi per fatto altrui, ex art. 2049 c.c., è fondata sul potere di indirizzo, controllo e direzione che il diritto canonico riconosce al Vescovo, quale rappresentante la Diocesi (rapporto di preposizione) e sulla circostanza che le funzioni del Parroco hanno agevolato la commissione del fatto illecito (nesso di occasionalità necessaria).

    Altro aspetto di rilievo, risolto dalla annotata sentenza, concerne il profilo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno nei confronti degli obbligati in solido. Parrocchia e Diocesi, infatti, avevano eccepito la prescrizione nei loro confronti della domanda di risarcimento del danno, se obbligati in solido, rispetto ai fatti-reato accaduti tra l’agosto 2003 e l’ottobre 2004.

    Il giudice lariano, premesso che il più lungo termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto-reato, ex art. 2947, comma 3, c.c., si riferisce alla sola obbligazione principale, collegata al reato, e non anche alle obbligazioni solidali, ha rilevato che gli effetti interruttivi della costituzione di parte civile nel processo penale, ex artt. 2943 e 2945 c.c., si sono estesi, a norma dell’art. 1310 c.c., anche nei confronti dei condebitori solidali, ancorché non abbiano partecipato al relativo giudizio penale, il cui giudicato si è formato in data 22.05.2012, mentre l’atto di citazione è stato notificato ai condebitori solidali in data 10.12.2013.

    L’annotata sentenza è stata confermata da App. Milano 20 marzo 2017 – Pres. est. W. Saresella.

    (Altalex, 21 aprile 2017. Nota di Giuseppe D’Elia)

    http://www.altalex.com/documents/news/2017/04/06/parroco-abusa-del-chierichetto-diocesi-condannata

     

  • Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Dopo giorni di polemiche parla l’autore di “Bruciare tutto”

    di DARIO OLIVERO

    ROMA – “Come per Flaubert Madame Bovary c’est moi, don Leo c’est moi”. E don Leo, il prete pedofilo protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti “Bruciare tutto”, “forse forzando l’interpretazione” assomiglia a don Milani a cui il libro è dedicato: “Perché – spiega Siti, citando a modo suo alcune lettere scritte dal sacerdote di Barbiana – mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi”. Don Milani potenziale pedofilo, allora? “Ma se ho sbagliato l’interpretazione, allora la dedica è fuori bersaglio”.

    Siti, premio Strega, autore di libri come Troppi paradisi e Il contagio, è uno dei più prestigiosi collaboratori di questo giornale. La settimana scorsa Repubblica ha stroncato Bruciare tutto. Per giorni la critica si è divisa tra difensori del diritto della letteratura di poter trattare qualsiasi argomento e lettori disgustati. Si è assistito a una guerra per bande sui social scattata quando il libro non era ancora arrivato in libreria e quindi non ancora letto. Si è assistito a un linciaggio sul web nei confronti dell’autrice della recensione accusata, quando non insultata con una innegabile dose di sessismo, di non essere una critica letteraria, ma una “moralista”. Ci si è chiesto se fosse accettabile oltreché verosimile la storia di un bambino che – viste respinte le sue avance sessuali dal sacerdote – si uccide. Si è discusso della conseguenza filosofica: meglio non salvare la propria anima che permettere la morte di un innocente, meglio pedofili che assassini. Ma la questione che, salvo rare eccezioni, non è stata affrontata come se fosse un rimosso o un quesito senza diritto di cittadinanza quando ci si occupi di critica letteraria è quella relativa a don Milani, di cui ricorre proprio tra poche settimane il cinquantesimo anniversario della morte. Perché un libro su un prete pedofilo è dedicato al prete di Barbiana? In questa intervista Siti ammette di aver “forse” forzato l’interpretazione di alcune lettere in cui il linguaggio di Milani è al solito crudo e paradossale. Ora vedremo se la casa editrice Rizzoli, fragorosamente silente fino a oggi, deciderà se è il caso di mantenerla e se sentirà il bisogno di discuterne con l’autore.

    Si aspettava questa reazione al suo romanzo?
    “La temevo, l’ho anche anticipato in una nota del libro”.

    La letteratura non si giudica in termini etici, ma solo artistici. Lei pensa di avere scritto un bel libro?
    “Se non lo pensassi non lo avrei pubblicato, mi creda”.

    Se le dicessi che il suo personaggio non è credibile, che mai ci si immedesima nei suoi tormenti, che i suoi conflitti sono da laboratorio?
    “Vediamo: i “conflitti” in cui don Leo si dibatte sono molti e diversi. Il primo è quello tra una religione accomodante, che facilita la conciliazione dei fedeli col consumismo, e una religione spietata, che esige dai fedeli anche il disumano. Il secondo conflitto è quello, vecchio quanto la Chiesa, tra una teologia ostile all’umanesimo e una che vuole conciliare in Cristo le due nature, scoprendo nella fede l’esaltazione e il culmine dell’umanesimo e dell’arte. Il terzo è quello più privato, tra un desiderio ossessivo da cui non riesce a distogliersi e la ferma decisione di reprimerlo ad ogni costo; contraddizione tra un’indole che ama la vita e un Dio che lo costringe a temerla. Quarto, e forse non ultimo, quello tra il non poter fare a meno di Dio e la voglia di bestemmiarlo. Nessuno di questi conflitti mi pare “da laboratorio”, e non mi pare impossibile identificarvisi”.

    Un critico ha detto che il suo libro è pieno di luoghi comuni e mal scritto.
    “Fortunatamente altri critici non la pensano così”.

    Michela Marzano ha scritto su “Repubblica” che la debolezza del suo romanzo è anche che si tratta di un libro a tesi.
    “Ci sono romanzi a tesi che sono ottima letteratura, penso al Candido di Voltaire o alla Fattoria degli animali di Orwell. Ma non credo che il mio sia un romanzo a tesi (e quale sarebbe la tesi, poi?)”.

    Che è meglio cedere al desiderio pedofilo che resistere e provocare la morte di un bambino che si sente rifiutato.
    “Ma Leo non nutre nessun desiderio pedofilo nei confronti di Andrea: si trattava semmai di permettere al bambino un minimo gesto, e spiegargli con dolcezza che una carezza affettuosa sarebbe stata meglio; Leo però è spaventato dai discorsi che gli hanno fatto altri personaggi e risponde con una frase troppo dura. Non c’è tesi, c’è intreccio. Il legame narrativo tra Leo, che mette a rischio la sua vita fisica all’inizio e non riesce a mettere a rischio la sua vita eterna alla fine, mi è arrivato, s’immagini, da una analoga soluzione narrativa in Ragazzi di vita”.

    Lei scrive nelle note finali al libro di avere costruito il suo personaggio dall’esterno non avendo lei il dono della fede. Ma non è questo il compito di un romanziere? Sapere inventare vite che non sono la sua?
    “Infatti: Flaubert costruisce Emma dall’esterno, a partire da un fatto di cronaca, perché non è lui stesso una signora sposata scontenta del marito. Leo c’est moi, mi sembra evidente”.

    La trama sembra ricalcata su “Corydon” di Gide: un adulto che rifiuta le avance di un bambino, il bambino che si uccide. È così?
    “Non ho pensato al Corydon; ho avuto invece molto presente l’episodio della bambina suicida nei Demoni, e il suicidio del bambino in Giuda l’oscuro di Hardy”.

    Mi scusi, nei “Demoni” la bambina si uccide dopo essere stata violentata da Stavroghin. È la storia opposta.
    “Avevo in mente il momento in cui, prima che Stavroghin compia il suo orribile proposito, è la bambina che spontaneamente gli butta le braccia al collo e lo bacia furiosamente. Si tratta di uno dei vertici della letteratura mondiale, con cui nessun confronto è possibile”.

    Lei però lo ha ambientato nella chiesa. Scandalo garantito, copie garantite?
    “Questa storia delle copie è l’unica che mi fa un poco arrabbiare; ho 70 anni, mai mi sono occupato del successo materiale di un mio libro, non sono fatto così. Mi permetta un poco di stupore per questa concentrazione assoluta della polemica sul quinto e sul nono capitolo; anch’io, ricordo, saltavo le descrizioni di Parigi in Tropico del cancro e andavo dritto ai fatti sessuali, ma avevo dodici anni “.

    Anche lei come Gide e Foucault pensa che la legge non può ostacolare un desiderio?
    “Penso che fin che un desiderio non danneggia gli altri, la legge non ha niente a che farci; ma se la realizzazione di questo desiderio fa danni, la legge è obbligata a intervenire. La pedofilia, in quanto “filia”, cioè desiderio, non è reato; molestare i bambini lo è”.

    Già in greco antico il verbo paidofiléo è sinonimo di paiderastéo (ossia descrive l’atto sessuale tra un adulto e un bambino). E in ogni caso Pais era l’adolescente, non il bambino prepubere.
    “Volevo solo dire che il suffisso italiano “filia” indica una passione, e le passioni senza attuazione pratica non sono sanzionabili per legge”.

    Un’ampia letteratura psicanalitica sostiene che c’è una differenza abissale tra il fatto che il bambino chieda affetto e protezione e il pedofilo che lo trasforma in desiderio. Si chiama perversione. Che cosa ne pensa?
    “I bambini conoscono bene il desiderio, o la libido, come la chiamerebbe uno psicanalista; e il primo a parlare di “perversione polimorfa” nei bambini è stato proprio Freud”.

    Ma si tratta della teoria dello sviluppo sessuale, precede la pubertà e la fase genitale. Come può essere paragonato al desiderio dell’adulto?
    “Non paragono: dico solo, e posso testimoniarlo personalmente, che alcuni bambini possono nutrire un desiderio apertamente sessuale nei confronti di adulti inconsapevoli”.

    Che cosa ha pensato mentre scriveva le pagine sulle foto del piccolo Aylan trovato morto su una spiaggia, l’apologia della pedofilia del prete anziano o la scena di abuso di don Leo verso un ragazzino?
    “Sono tre passi molto diversi: nel primo caso ero soffocato, come Leo, dall’indignazione per l’uso “pornografico” che di quella foto si era fatto sui media. L’episodio del prete che diventa pazzo è la trascrizione fedele di un “decalogo del perfetto pedofilo” che avevo letto sul deep web, e da cui ero uscito come se mi avessero picchiato di brutto. La scena dell’atto d’amore tra Leo e Massimo è filata via liscia, l’ho pensata con molta castità”.

    Castità? In che senso?
    “Castità stilistica: mi è venuta raccontata con molta naturalezza e, mi pare, senza compiacimenti “.

    Che cosa vuol dire la dedica: all’ombra ferita e forte di don Milani?
    “Tutto nasce, mentre stavo covando il libro, dall’aver letto in un vecchio e quasi introvabile libro di Santoni Rugiu (Il buio della libertà, De Donato-Lerici 2002) alcune frasi dell’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno ?” – già anni prima in una lettera a un amico, aveva scritto: “Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”. Forse forzando l’interpretazione, mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi, senza mai scandalizzarne nessuno. La dedica è un modo per dichiarare la mia stima e la mia ammirazione profonda per lui”.

    La lettera a cui si riferisce era a Giorgio Pecorini, che stava facendo un’inchiesta su scuola confessionale e scuola laica. Don Milani, con il suo linguaggio sempre ai limiti del paradosso rispondeva che la distinzione era fasulla e che la base pedagogica dovesse essere l’amore. E lui di amore ne aveva così tanto che… E riguardo al tenere le mani a posto, nell’altra lettera nulla fa pensare che parlasse di bambini.
    “Proprio per l’abitudine di don Milani di parlar franco e crudo, mi pareva che la precisione del lessico segnalasse che quei pensieri gli erano venuti alla mente; se ho sbagliato l’interpretazione, la dedica è fuori bersaglio”.

    Ha ricalcato la figura di don Leo su quella di don Milani?

    “No, gli ho solo rubato qualche frase”.

    Perché ha scritto il libro? Per autoassolversi? Per sentirsi un martire come Pasolini?
    “Mi spiace, non capisco la domanda “.

    http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/19/news/walter_siti_pedofilia-163415616/

  • La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. Doveva essere l’ultimo atto che metteva la parola fine ad anni di accuse infamanti per l’allora rettore del Seminario di Rubano: violenza sessuale verso un suo allievo. Non è stato così.

    La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che assolveva don Gino Temporin, rinviandola ad una nuova sezione della Corte d’Appello. Sia la procura generale che l’avvocato Emanuele Fragasso Jr (che tutela la parte offesa, un ragazzo veneziano ora maggiorenne) avevano sostenuto c’era stata una mancanza di motivazioni nella sentenza della Corte d’Appello e che c’era una motivazione manifestamente illogica: ossia veniva riportato che c’erano dubbi sulle accuse mosse dal ragazzo all’epoca tredicenne perchè raccolte quando lo stesso era ricoverato in ospedale e quindi in condizioni psocofisiche provate. Pare non essere vero, le aveva rese due anni prima. Il procuratore generale della Cassazione scrive «di una sentenza di Appello sviluppata lungo una linea di ipocrisia».

    Parole pesanti che potrebbero riaprire scenari che sembravano ormai chiusi. Le accuse che gli venivano rivolte, pesantissime, sono state ritenute false, formulate solo per screditare il sacerdote. Non la pensava così la pubblica accusa nei due diversi gradi di giudizio, visto che il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione. Per il magistrato la vittima era credibile: un mese di collegio gli era costato un trauma che il ragazzo, da tempo in terapia, stava scontando con seri problemi di salute di tipo psichiatrico, dopo aver tentato in più occasioni il suicidio.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Nessun testimone di quella (presunta per ora) violenza: in aula un paio di ex compagni hanno raccontato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.

    I periti nominati dal tribunale (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere.

    Fatto sta che il 18 dicembre 2013 arriva l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, decisa dal collegio presieduto dal giudice Claudio Marassi. C’era stato il ricorso all’Appello che si era espresso il 21 luglio del 2016: la terza sezione dei giudici lagunari ha assolto il sacerdote confermando che il fatto non sussiste. Il conseguente appello alla Cassazione ha riportato all’annullamento anzidetto.

    Questa vicenda inizia nel 2009 quando il ragazzino racconta dei fatti che a suo dire sarebbero accaduti 5 anni prima. Parla di carezza sulle parti intime e di un rapporto sessuale. Viene decisa la perquisizione dell’abitazione del sacerdote, il sequestro del suo personal computer, scattano delle intercettazioni telefoniche e ambientali (anche nel suo ufficio al Seminario minore) e vengono interrogati quasi trenta ex allievi del Seminario. Pare non emergere nulla di che. Ci sono solo le accuse di quel ragazzo.

    Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/04/01/news/la-cassazione-ha-annullato-l-assoluzione-di-don-temporin-1.15126428