Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Denunciato il Governo italiano per omissioni e favoreggiamento alla pedofilia. Sono cinque le procure interessate

    Denunciato il Governo italiano per omissioni e favoreggiamento alla pedofilia. Sono cinque le procure interessate

    SAVONA – A seguito dell’interrogazione parlamentare del novembre scorso, dopo la diffida dello scorso febbraio, è stato depositato questa mattina presso la Procura della Repubblica di Savona, il fascicolo prodotto dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare l’avvocato Mario Caligiuri, nel quale si contestano al Governo italiano gravi inadempienze; preventive, legislative e esecutive, in materia di pedofilia.

    Una denuncia molto circostanziata e sottoscritta unitamente al Presidente della Rete L’ABUSO, da decine di vittime e dai Funzionari e dai fondatori di ECA Global – l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO è fondatrice, presente in 42 paesi in quattro continenti.

    Un documento di 29 pagine, e più di 250 allegati, nel quale si chiede alla magistratura di verificare la fondatezza delle accuse di omissione, favoreggiamento e inadempienze attribuibili allo Stato italiano. Partendo proprio dalla mancata risposta delle istituzioni competenti alla diffida del 19 febbraio scorso, un silenzio che, sulla base delle priorità e della formulazione giuridica di quella diffida, già di per sè configurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio.

    Rome, Italy. 2nd October, 2018. Lieve Halsberghe from Belgium, member of ECA Global, lawyer Mario Caligiuri, Francesco Zanardi from Italy, president of Rete L’ABUSO, Matthias Katsch from Germany, member of ECA Global, and Marek Lisinski from Poland, member of ECA Global pose during the press conference of Rete L’ABUSO and ECA Global about the Italian situation of sexual abuse by clergy at the headquarter of the foreign press on 2 October 2018, in Rome, Italy. © Simone Padovani / Awakening / Alamy Live News

    Tra le altre contestazioni, vi è la mancata applicazione di alcune leggi ratificate dal nostro paese, come il Trattato di Lanzarote: si contestano in modo particolare due punti, uno dei quali è il certificato anti pedofilia (già contestato nell’interrogazione parlamentare del 27 novembre scorso) che esenta dall’esibirlo la fascia da sempre più a rischio, il volontariato, alla quale anche i sacerdoti appartengono. Il secondo punto è rappresentato dall’audizione delle vittime nei processi canonici che, secondo il Lanzarote, risulterebbe irregolare, in quanto vengono meno non solo le garanzie costituzionali del cittadino/vittima, che in quella sede si vede negare sia il sostegno di psicologi qualificati che la supportino ma, addirittura, anche il diritto di avere al suo fianco il proprio difensore di fiducia, non ammesso nei processi canonici.

    A livello di direttive europee e convenzioni che l’Italia ha ratificato, come per lo Stato del Vaticano, anche all’Italia si contesta la violazione della Convenzione ONU per la Tutela del Fanciullo, in quanto sta permettendo ad uno Stato estero (il Vaticano) di violarla anche sul suolo italiano rendendosi così complice. Contestazione che, anche dietro alla nostra diffida dello scorso febbraio, ha fatto si che le Nazioni Unite aprissero un’indagine sull’Italia. La mancanza del fondo per le vittime di reati gravi, ratificato ma inesistente, come i consultori per le vittime di abuso sessuale e il database dei c.d. predatori sessuali.

    Altro punto importante, segnalato anche nel rapporto delle Nazioni Unite, è la revisione dei Patti Lateranensi che l’avvocato Mario Caligiuri tratta ampliamente nel documento, soprattutto la parte che solleva i vescovi dall’obbligo della denuncia. Sembra paradossale ma in Italia, nel 2018, il concordato prevede ancora che il clero possa tacere di fronte alla legge, semplicemente appellandosi al segreto del confessionale, obbliga invece la magistratura ad informare il clero qualora venga aperto un fascicolo su un sacerdote.

    Il nostro paese, ad oggi, non solo risulta privo dei più basilari strumenti di prevenzione ma, addirittura, è privo di qualunque politica a contrasto del fenomeno e, malgrado le ratifiche, anche di qualunque politica di sostegno alle vittime. Praticamente un paese, c.d. civile, del terzo mondo.

    A prova della fondatezza delle accuse, i casi che la Rete L’ABUSO ha ribattezzato “i 4 casi Viganò italiani”, tutti procedibili in quanto non sono ancora intervenuti i termini prescrittivi e, tutti passati per le mani di Bergoglio, un capo di Stato e un leader religioso, che di fatto risulta inattendibile.

    Dei quattro casi, due vedono già aperti dei fascicoli e sono i casi dell’Istituto veronese Antonio Provolo, che vede stralciate le responsabilità del vescovo Zenti e le attribuiscono alla congregazione di diritto pontificio Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordi e quello  del sacerdote napoletano don Silverio Mura, che interessano rispettivamente le Procure di Verona e Pavia/Napoli.

    C’è poi il caso dei chierichetti del papa, qui la competenza territoriale tecnicamente apparterrebbe al Vaticano, in quanto i presunti abusi sarebbero avvenuti li, ma sulla competenza territoriale ci riserviamo eventualmente il così detto “asso nella manica” che dovrebbe, senza troppi problemi, mantenere il procedimento penale in Italia, per la precisione a Como.

    Infine il caso di don Mauro Galli, condannato poche settimane fa in primo grado a 6 anni e quattro mesi. In questo procedimento, anche grazie ad un accordo tra le parti che ha permesso alla diocesi di Milano di tirarsi fuori dal processo, è stata stralciata tutta la parte che vedrebbe le responsabilità dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del collega Pierangelo Tremolada, parte che, a nostro avviso, vede gravi omissioni e leggerezza da parte di coloro che lo hanno gestito e di Bergoglio che, informato, in barba ai suoi stessi proclami, ha di fatto con la nomina, promosso i due.

    Non mancano nella denuncia anche le false informazioni divulgate dalla Santa Sede e riportate per giorni dai giornali italiani, informazioni infondate che poi si sono tutte rivelate farlocche, oltre a mera pubblicità del Vaticano, squallidamente fatta sulla pelle dei bambini potenzialmente a rischio e delle vittime.

    Con questo documento la Rete L’ABUSO vuole stimolare, come accaduto in altri paesi, la magistratura italiana a procedere, sulla base della propria autonomia, chiedendo che le varie Procure competenti facciano capo alla Procura Generale della Repubblica, che potrebbe gestire o assegnare a quella di Savona il fascicolo.

    Tutta la documentazione sarà trasmessa in copia all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra che sta valutando la posizione dell’Italia.

    L’Ufficio di Presidenza

    L’esito della valutazione alla nostra contestazione e la legnata all’Italia. Al punto 21 del report

    “Sfruttamento e abuso sessuale

    21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.“

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/

  • Bareggio, un asilo intitolato al vescovo che coprì un pedofilo. Il sindaco leghista: “Solo congetture”

    Bareggio, un asilo intitolato al vescovo che coprì un pedofilo. Il sindaco leghista: “Solo congetture”

    Monsignor Alessandro Maggiolini – vescovo di Carpi (1983-1989) e di Como (1989-2007) – è un personaggio controverso. Morì nel 2008 da indagato per favoreggiamento di un sacerdote condannato a 8 anni con sentenza definitiva. L’alto prelato, che si rifiutò di essere interrogato dal pubblico ministero, difese in pubblico il prete e lo trasferì in un oratorio in provincia di Lecco, di nuovo a contatto con gli adolescenti

    di Ersilio Mattioni

    È noto alle cronache come “il vescovo leghista” per via della sua amicizia con Umberto Bossi e per via di alcune affermazioni che, al Carroccio, sono sempre piaciute molto. Sui valori e sulle tradizioni, certo. Ma anche sui i gay, definiti “gente da curare”. Oppure sulla libertà sessuale, descritta come “femminismo lercio”. E infine sulle unioni civili, che sarebbero “un preludio ai matrimoni tra uomini e cavalli”. Monsignor Alessandro Maggiolini – vescovo di Carpi (1983-1989) e di Como (1989-2007) – è un personaggio controverso. Morì nel 2008 da indagato per favoreggiamento di un prete pedofilo, assiduo frequentatore di chat per omosessuali con il nickname ‘sborraboy’, che aveva abusato di un 14enne con un ritardo mentale e che, per questo, fu condannato a 8 anni con sentenza definitiva. Maggiolini, che si rifiutò di essere interrogato dal pubblico ministero, difese in pubblico il sacerdote e lo trasferì in un oratorio in provincia di Lecco, di nuovo a contatto con gli adolescenti. Poi gli telefonò e lo convocò in Curia per informarlo dell’inchiesta e, secondo il pm Maria Vittoria Isella, per dargli la possibilità di “mantenere un comportamento tale da sviare le indagini”. Ma nessuno si ricorda più di questo ‘dettaglio’ nella vita del monsignore. Tanto che oggi gli vogliono dedicare un asilo a Bareggio, nel Milanese, dove Maggiolini nacque nel 1931 e dove tutti lo chiamano ancora, con affetto, don Sandro.

    Il neo sindaco, Linda Colombo (Lega), ha forzato le procedure e la legge, perché intitolare un istituto scolastico è una decisione dei docenti, che necessità dell’avvallo del ministero della Pubblica istruzione e del prefetto. Solo al termine dell’iter burocratico interviene l’amministrazione comunale. Invece giovedì 26 settembre il primo cittadino ha portato in Consiglio un ordine del giorno per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Unico voto contrario quello del Pd, che preferisce l’intitolazione di un parco. Tra i voti favorevoli, oltre alla maggioranza formata da Lega e Forza Italia, c’è stato pure quello del Movimento 5 Stelle. Decisione che è rimbalzata fino a Roma e non è piaciuta ai vertici del partito. Ma il capogruppo ‘grillino’, Flavio Ravasi, interpellato da ilfattoquotidiano.it, riferisce di “aver appreso della questione giudiziaria solo dopo il consiglio comunale”. E aggiunge: “È ovvio che questo cambia le nostre valutazioni e credo pure quelle della dirigenza scolastica. Se il sindaco era a conoscenza dell’episodio che ha coinvolto l’ex vescovo di Como, considero grave averlo taciuto ai consiglieri comunali, i quali non hanno potuto valutare avendo tutte le informazioni”.

    Il sindaco, in effetti, lo sapeva. O meglio, dice di essersi documentata “velocemente, leggendo Wikipedia”. Ma quelle tre righe sulla celebre enciclopedia online le sono bastate. Tanto che il primo cittadino liquida la faccenda con una dichiarazione tranchant: “Alla fine erano congetture e poi Maggiolini è morto. Non mi pare il caso di tirare fuori questa storia adesso, anche perché la famiglia del monsignore ha già sofferto abbastanza per le polemiche politiche”. E la famiglia di quel 14enne, abusato da un sacerdote che l’ex vescovo di Como avrebbe pure aiutato a depistare le indagini, non ha forse sofferto? “Non conosco la vicenda nei dettagli e poi dell’intitolazione se n’è occupata Silvia Scurati, meglio parlare con lei”. Già, ma Scurati – consigliere leghista a Bareggio e neo eletta in Regione Lombardia – non risponde al telefono ed è irreperibile da due giorni. Intanto il dirigente scolastico, Giuliano Fasani, non si esprime. Parlano comunque i fatti: il consiglio d’istituto si è riunito per discutere l’intitolazione dell’asilo a monsignor Maggiolini, ma ha rinviato la decisione a data da destinarsi.

    Se la giunta di Bareggio si fosse informata, avrebbe scoperto con relativa facilità cosa accadde tra l’agosto 2003 e il dicembre 2004. Don Mauro Stefanoni, 40enne parroco di Laglio, nel Comasco, abusò sessualmente di un ragazzo dell’oratorio. Dopo mesi il 14enne, afflitto da un ritardo mentale, trovò la forza di confidarlo prima ai suoi compagni di scuola e poi ai magistrati. Furono avviate le indagini e, in virtù del Concordato tra Stato e Chiesa, la Procura dovette comunicarlo al vescovo. Così Maggiolini, come attestano alcune intercettazioni telefoniche, approfittò di queste notizie riservate per informare il suo sacerdote in piena fase istruttoria, consentendogli di danneggiare l’inchiesta. Per questo fu indagato per favoreggiamento e convocato dal pm, davanti al quale oppose il silenzio. Ma il monsignore non si limitò a questo: dopo aver spostato don Mauro in un altro oratorio, diffuse un comunicato stampa: “Non si riesce a capire il perché di questa insistenza nell’accusare un prete che non è ancora stato condannato e c’è da augurarsi che non lo sia. La gente semplice e pacata guarda a don Mauro nella speranza di vederlo reintegrato pienamente nell’attività del ministero sacerdotale. Il resto è chiacchiera”. I giudici condannarono don Mauro per “violenza aggravata dall’età della vittima e dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo”. Sentenza confermata in appello con parole durissime: “L’imputato non merita nessuna clemenza (…) È arrivato fino alla denigrazione dei testi e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti”.

    Quando la condanna diventò definitiva in Cassazione, la madre del 14enne abusato pubblicò un libro con l’editore siciliano Bonfirraro: ‘Mio figlio e il parroco. Il peccato che grida al cielo’. Un capitolo, fra gli altri, è degno di nota: quello dedicato alla stampa locale, ai fedeli e alla Diocesi di Como, tutti molto comprensivi con il parroco pedofilo e molto poco con la vittima. A Bareggio invece la Chiesa non sembra insensibile all’episodio. Anni fa qualcuno propose di dedicare a Maggiolini un oratorio, ma due sacerdoti considerarono l’iniziativa inopportuna, proprio perché il monsignore era stato coinvolto in quella brutta storia di pedofilia. Oggi la politica ci riprova. Tanto per il sindaco “sono solo congetture”.

    (Ha collaborato Francesca Ceriani)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/04/bareggio-un-asilo-intitolato-al-vescoco-che-copri-un-pedofilo-il-sindaco-leghista-solo-congetture/4661783/

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano di negligenza il papa. L’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    La denuncia di Francesco Zanardi

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    Per quanto riguarda il primo caso, Zanardi ha dichiarato: «Il presunto abusatore non è mai stato sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso fa riferimento al 2014 quando una delegazione veronese di ex allievi sordi aveva incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che è attualmente in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione – ha sottolineato il fondatore della Rete L’abuso -, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi – ha continuato – Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    «L’ultimo caso riguarda don Silverio Mura – ha affermato Zanardi – anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-le-vittime-accusano-papa-francesco/

  • Preti pedofili, l’accusa delle vittime al Vaticano: “Trecento casi in quindici anni, ma in Italia c’è molto sommerso”

    Preti pedofili, l’accusa delle vittime al Vaticano: “Trecento casi in quindici anni, ma in Italia c’è molto sommerso”

    Quattro i sacerdoti rimasti impuniti, da Napoli don Silverio Mura sotto falso nome nel padovano

    Protetti, in fuga e mai chiamati a rispondere del crimine di avere abusato di bambini. In Italia ci sarebbero quattro “casi impuniti”, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che “non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”. Lo denuncia l’associazione internazionale di vittime Eca, Ending clergy abuse, che proprio per domani, quando in Vaticano prenderà il via il Sinodo dei vescovi, la grande assise con 267 presuli da tutto il mondo, ha promosso un sit-in vicino piazza San Pietro per sensibilizzare sul tema degli abusi e sollevare in particolare il problema italiano, non pienamente considerato, a loro dire, né dalla Chiesa né dall’opinione pubblica italiana.
    “L’Italia non ha avuto la sua inchiesta Spotlight e nemmeno c’è mai stata una commissione governativa sugli abusi come avvenuto in altri Paesi – spiega Francesco Zanardi della rete l’Abuso, una delle realtà che aderiscono al network Eca -.
    Eppure il problema esiste. Noi abbiamo ‘mappato’ 300 casi di pedofilia ad opera del clero negli ultimi quindici anni ma c’è molto sommerso”. “Il mio bilancio sul pontificato di papa Francesco riguardo alla pedofilia – afferma Mathias Katsch, presidente dell’associazione tedesca di vittime associata al network Eca -, è pessimo. Abbiamo sentito belle parole ma mancano i fatti. Speriamo che alcuni giovani del sinodo verranno a supportarci perché uno degli aspetti fastidiosi è che non dovrebbero essere le vittime a manifestare ma i normali cattolici a farlo per noi”. Katsch ricorda che le inchieste governative hanno evidenziato una percentuale di preti pedofili che va dal “4 al 7% del clero totale” mentre ogni pedofilo “ha abusato in media tra i 4 e i 6 ragazzini”. “Per questo – sottolinea – l’Italia deve indagare, il modello è l’Australia”.
    Alla manifestazione di domani saranno presenti soprattutto vittime italiane, alcuni sono ex alunni dell’istituto Provolo di Verona. Per quanto riguarda i quattro “casi Viganò”, è stato lo stesso Zanardi a descriverli in una conferenza stampa alla Stampa Estera. “Uno – ha spiegato – riguarda uno dei chierichetti del Papa. E’ stato abusato indirettamente perché lui ha visto il suo compagno di camera essere abusato in Vaticano” nel preseminario Pio X, “questo è un caso che è stato insabbiato ben due volte dal Vaticano e attualmente vede il presunto abusatore, mai sanzionato fare il prete a Como”. “Il secondo caso – ha continuato – è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione di ex allievi sordi veronese ha incontrato personalmente Papa Francesco e gli ha consegnato una lettera con dentro i nomi di 25 sacerdoti presunti pedofili, tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti”. “Il terzo caso – ha affermato – riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 ha provveduto, invece che punire con la tolleranza zero, a nominare monsignore Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa”. “L’ultimo caso – ha proseguito – è quello di don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato lì, ora dopo essere stato scoperto è di nuovo scomparso”.

  • Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Anche in Italia ci sono quattro casi di pedofilia, tutti transitati dal Vaticano, che non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa, ma con enorme negligenza. Un po’ come quello che è accaduto negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale. Ad elencare i casi, tutti già noti alle cronache ma sui quali è calato il silenzio della Chiesa, è stata l’associazione internazionale di vittime di abusi di ecclesiastici «Eca Global», un acronimo che sta per Ending Clergy Abuse.

    A parlare è Francesco Zanardi, una ex vittima, fondatore della rete l’Abuso che in una conferenza alla stampa estera ha offerto un sommario resoconto delle vicende. Il primo caso è relativo al Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi; poi all’Istituto Provolo di Verona. E ancora: il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe. Papa Francesco pur avendo incontrato a Santa Marta la vittima del parroco di Ponticelli, ha dato il suo sostegno al cardinale Sepe confermandolo alla guida della diocesi di Napoli per altri due anni.

    Zanardi è partito dal caso del Preseminario (il collegio per ragazzi che è situato accanto a Santa Marta). Il Vaticano, ha detto, lo avrebbe insabbiato due volte. «Anzi il presunto abusatore non è mai sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione veronese di ex allievi sordi ha incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    Infine «l’ultimo caso – ha aggiunto Zanardi- riguarda don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vigano_mccarrick_vaticano-4012174.html

  • 2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    La mattina del 2, alle ore 10,30 presso la sala conferenze della Stampa Estera in Italia, sede romana di via dell’Umiltà 83C, si terrà la conferenza stampa indetta dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global alla quale sono invitati anche gli organi di stampa italiani.

    Nel corso della conferenza il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, illustrerà la situazione italiana che a differenza degli altri paesi risulta di notevole gravita a causa della più totale assenza di interventi e misure preventive efficaci, da parte degli ultimi Governi, che ancora oggi vediamo disinteressati al fenomeno, che in Italia sembra avere dimensioni ben più ampie che negli altri paesi.

    Durante l’incontro si parlerà di alcune recenti iniziative promosse dalla Rete L’ABUSO negli ultimi mesi, come l’interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili depositata dall’Onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, la diffida al Governo dello scorso febbraio e l’indagine aperta dalle Nazioni Unite nei confronti del nostro paese.

    Durante l’incontro, il Presidente della Rete L’ABUSO e l’avvocato Mario Caligiuri illustreranno la nuova denuncia per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti di alcune Istituzioni Italiane inadempienti, denuncia che sarà inviata per conoscenza anche all’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra e, che interesserà principalmente le Procure della Repubblica di; Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    All’incontro parteciperanno anche alcune delle vittime della Rete L’ABUSO i cui casi saranno oggetto della denuncia, oltre ai vari rappresentanti di ECA Global e dell’Associazione Sordi Provolo.

    Info: info@retelabuso.org e contactus@ecaglobal.org cell. 3927030000

    L’Ufficio di Presidenza

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    di Federico Tulli – Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 percento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». A rendere pubblica questa mostruosa percentuale riferendosi alla diffusione della pedofilia nella Chiesa cattolica Usa, non è stato un trinariciuto produttore di fake news anticlericali ma padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori. Era il 21 agosto scorso e l’affermazione di Zollner pubblicata dall’agenzia dei vescovi Sir, è passata praticamente inosservata sotto i riflettori della stampa italiana (tranne un articolo del Corriere della sera), sebbene la percentuale fosse circa 20 volte superiore a quella ufficiale resa nota dalla Congregazione del clero che valuta un coinvolgimento di ecclesiastici in reati contro minori, pari al 3 per mille. Un dato, questo, che a sua volta è di mezzo punto superiore al tasso di diffusione della pedofilia nella popolazione italiana elaborato da Left in base ai dati Istat relativi alla popolazione carceraria. Colpisce ancor di più, ma non sorprende, il silenzio mediatico nostrano, se si pensa che Zollner ha fatto un esplicito e preoccupante riferimento all’Italia.

    «Non abbiamo dati precisi, ma sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso», ha detto l’esperto sacerdote e ha aggiunto: «Dal momento che i vescovi Usa hanno preso sul serio la lotta contro questo “male”, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Infine la stoccata: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Ebbene, vi chiederete, è accaduto qualcosa in questi 30 giorni? Come hanno reagito i vescovi? E papa Francesco? Il fautore della tolleranza zero, ha suggerito qualcosa a Bassetti, l’unico capo di Conferenza episcopale al mondo che il pontefice nomina direttamente? E la Cei per caso si è impegnata a rivedere le proprie linee guida inserendo per i vescovi l’obbligo di denuncia alla magistratura “civile”? La risposta è sempre la stessa. Cioè nessuna risposta. E sulle dichiarazioni di Zollner è calato velocemente il silenzio.

    Eppure di materiale preoccupante su cui impostare un serio lavoro di indagine, prevenzione e “pulizia” all’interno della Chiesa italiana, trasformando le dichiarazioni e le intenzioni, in fatti concreti, ce n’è a sufficienza. A cominciare dal corposo dossier sugli stupri avvenuti per decenni all’interno dell’istituto religioso per bambini sordomuti Provolo di Verona, che Left ha contribuito a portare alla luce sin dal 2010. «Si è molto parlato nelle scorse settimane del dossier Viganò» osserva Francesco Zanardi, presidente della onlus Rete L’Abuso che fa parte della rete internazionale Eca (Ending clergy abuse) impegnata nella tutela dei diritti delle vittime di pedofilia clericale. «Ha generato uno scandalo – prosegue Zanardi – che Bergoglio sapesse sin dal 2013 delle accuse nei confronti dell’ex arcivescovo di Washington e (suo) cardinale elettore Theodore McCarrick, e che non sia intervenuto se non cinque anni dopo accogliendone le dimissioni e disponendo per lui come punizione l’obbligo di ritiro in un luogo discretamente segreto per pregare e pentirsi. Ebbene, anche se la stampa italiana non ne parla, nel nostro Paese abbiamo quattro casi di insabbiamento praticamente identici a quello sollevato da mons. Viganò». Prima di approfondire la storia di Verona ci soffermiamo sugli altri tre. «Il più significativo – racconta il presidente di rete L’Abuso – chiama in causa non proprio indirettamente mons. Ladaria, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cioè l’ex Sant’Uffizio, l’organo della Santa sede deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”».

    Il nome di Ladaria spunta in relazione alla vicenda dei chierichetti della Basilica di S. Pietro abusati nel pre-seminario in Città del Vaticano (vedi Left del 18 novembre 2017), ma non per via delle indagini che dovrebbero esser svolte dai suoi magistrati. «Abbiamo scoperto che il sacerdote accusato degli stupri non solo non è mai stato sospeso nemmeno in via cautelativa dai suoi incarichi “pubblici” ma addirittura all’inizio dell’estate risultava essere l’incaricato alla raccolta delle prenotazioni per gli esercizi spirituali organizzati presso l’Opera Don Folci di Como. Esercizi condotti proprio dal prefetto del tribunale vaticano che dovrebbe indagarlo e nel caso giudicarlo: mons. Francisco Ladaria». Allo stato attuale, osserva Zanardi, le denunce sugli stupri al pre-seminario risultano insabbiate almeno tre volte dalla Santa sede: dopo le prime denunce di un ex seminarista testimone (costretto in seguito dai suoi superiori ad abbandonare la scuola per chierichetti); dopo il libro-scoop di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere), che un anno fa ha portato la storia in pubblico; infine, a fronte della reiterata inerzia della Santa sede, dopo il nostro intervento come Rete L’Abuso finalizzato a evitare che siano poste in essere eventuali recidive, considerando che nemmeno la Procura della Repubblica ha avviato delle indagini sebbene la notizia abbia avuto notevole risonanza anche in televisione».

    Qui Zanardi si riferisce all’esposto-querela della onlus che presiede contro lo Stato italiano per la violazione della Convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e a quello depositato presso il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per la violazione della relativa Convenzione di cui il governo giallonero dovrà rispondere il 19 gennaio 2019 a Ginevra presso la sede delle Nazioni Unite (vedi Left del 31 agosto 2018). Nel dossier ci sono anche gli altri tre casi. «Quello di Milano che vede coinvolti due vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada promossi rispettivamente arcivescovo di Milano e vescovo di Brescia da papa Francesco, sebbene ci siano delle denunce per “insabbiamento” di cui è a conoscenza anche Congregazione per la dottrina della fede». In particolare, spiega Zanardi, «sappiamo che lo stesso mons. Delpini ha dichiarato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete aveva “dormito” con un minore. E nonostante ciò lo ha comunque spostato in un’altra parrocchia ancora a contatto con dei minori». Nel mirino di Rete L’Abuso c’è poi l’annosa vicenda di don Silverio Mura. «La scorsa settimana la procura di Pavia ci ha convocato per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto contro questo sacerdote. Il suo caso è emblematico perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stata ricevuta da papa Francesco ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava con un altro nome. Immediatamente trasferito, da allora ne abbiamo perso nuovamente le tracce».

    Chiudiamo con Verona. Tutto inizia a metà anni Ottanta, quando 67 ex ospiti dell’Istituto per sordomuti Provolo hanno trovato la forza per denunciare alla diocesi locale gli stupri, le violenze e le molestie ricevuti per decenni precedenti da parte di 25 educatori tra sacerdoti e fratelli laici. Per quasi 30 anni le loro istanze sono rimaste inascoltate. Nel 2011, dopo che lo scandalo è riuscito a bucare il muro dell’omertà mediatica, la diocesi di Verona in accordo con il Vaticano ha disposto un’indagine “interna” che ha riconosciuto la colpevolezza di tre sacerdoti. Riguardo gli altri accusati la Santa sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – i pochi rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito proprio a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. «Ebbene – spiega Zanardi – nel 2014, dopo il sostanziale fallimento della commissione d’inchiesta veronese un gruppo di ex alunni dell’Istituto Provolo aveva pensato di aggirare il problema consegnando brevi manu al papa della tolleranza zero una lettera con i nomi dei 25 accusati, compreso quello don Nicola Corradi». Come detto, don Corradi è stato poi arrestato nel 2016. «Sì, ma grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già due anni prima, evidentemente non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote trasferito nel suo Paese». Ad oggi l’unico provvedimento pontificio che si interseca con la storia del Provolo risale a pochi mesi dopo l’incontro con le vittime. Il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le «virtù eroiche» del monsignore che aveva guidato la diocesi veronese durante gli anni delle violenze, l’ex vescovo Giuseppe Carraro. Sebbene anche lui sia nella lista dei 25 presunti violentatori, il pontefice lo ha inserito tra i venerabili della Chiesa, primo passo verso la beatificazione.

    LEFT N. 38 | 21 Settembre 2018

  • Il nuovo sacerdote non è gradito  E i genitori raccolgono 240 firme

    Il nuovo sacerdote non è gradito E i genitori raccolgono 240 firme

    Bulgarograsso e Guanzate Don Alberto Barin era stato condannato per violenza sessuale

    Una raccolta di firme per chiedere che il nuovo vicario, don Alberto Barin, non eserciti il mandato pastorale in paese.

    Il sacerdote, ex cappellano del carcere di San Vittore, nel 2012 fu arrestato e poi processato per violenza sessuale e concussione a danno di alcuni detenuti del carcere milanese. La Cassazione, nel 2016, ha annullato buona parte della condanna e l’ha confermata per quattro episodi (su 12 contestati) di «violenza sessuale» seppure di «minore gravità».

    La vicenda che accompagna il nuovo vicario – presentato il 2 settembre alla comunità di San Benedetto, che raggruppa le parrocchie di Guanzate e Bulgarograsso – ha sollevato riserve specialmente fra alcuni genitori di bambini e adolescenti che frequentano l’oratorio. Preoccupazione sfociata nella richiesta di un incontro con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano monsignor Franco Agnesi – tenutosi ieri sera in oratorio – e nell’avvio di una raccolta di firme, che ha già raggiunto le 240 adesioni.

    «È stata la scelta più sbagliata mandarlo in un piccolo paese come Bulgaro, dove sarebbe il prete di riferimento – sostienea una mamma– Avendolo sentito parlare della sua vicenda in modo spavaldo, ci penserò due volte a mandare in oratorio le bambine che ho cresciuto. La diocesi avrebbe potuto assegnargli un incarico non a contatto con bambini e ragazzi. Frequento la chiesa, accetto tutto, ma certi comportamenti non vanno bene».

    https://www.laprovinciadicomo.it/stories/olgiate-e-bassa-comasca/il-nuovo-sacerdote-non-e-gradito-e-i-genitori-raccolgono-240-firme_1289828_11/

  • Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Si è quasi concluso il meeting di Berlino che ha visto  partecipare i rappresentati di Eca e circa 250 vittime arrivate da tutto il mondo

    Nel workshop di questa mattina ha parlato anche il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, illustrando la situazione altamente critica dell’Italia, una situazione che è risultata, davanti agli altri 15 Paesi che rappresentano Eca, la più critica in assoluto.

    A differenza degli altri Paesi è emerso inequivocabilmente che l’Italia, anche a causa dell’influenza politica e alle connivenze tra il Vaticano e il sistema politico, è probabilmente  il Paese più indifeso, ma anche l’unico  che non ha nessuna politica nazionale di prevenzione di fronte a questo fenomeno. Un Paese che non ha ancora quantificato,  a differenza degli altri, l’entità del fenomeno della pedofilia clericale.  Sarà  probabilmente quello più colpito da questo fenomeno:  non solo sul suolo italiano c’è un fenomeno locale di preti italiani ma, in realtà, è diventato un collettore che raccoglie preti indagati in ogni parte del mondo, ci sono moltissimi casi,infatti, di preti stranieri mandati nel nostro paese.

    Oltre all’assenza di prevenzione,  è emerso che in Italia non esiste alcuna politica per il soccorso delle vittime dopo gli abusi. Non esiste nessuno sportello, malgrado la legge lo preveda,  per aiutare le vittime a superare il trauma. In base alla legge europea lo Stato italiano ha ratificato un fondo per le vittime di reati gravi, fondo che, attualmente, non esiste. Moltissime vittime abusate, anche se al termine del processo vincono e viene loro riconosciuto un risarcimento, spesso non lo ottengono perché i preti o non hanno le cifre per poterli risarcire o, spesso, risultano nullatenenti.

    Come più volte è stato detto negli articoli della Rete L’ABUSO il problema principale per l’Italia è l’assenza della stampa, stampa che sta parlando unicamente delle notizie incensurabili che arrivano dai giornali stranieri, ma che non solleva il caso italiano, non parla dei casi italiani. Questa mattina il presidente della Rete L’ABUSO ha esposto quattro casi dove risulta coinvolto anche papa Francesco, anche solo per inadempienze:

    • il caso di Milano, che vede coinvolti due Vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada. Malgrado la Congregazione per la Dottrina della Fede fosse informata da tempo degli insabbiamenti compiuti dai due monsignori, malgrado il fatto che lo stesso Delpini abbia verbalizzato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete avesse dormito con un minore e lo avesse comunque spostato in un’altra parrocchia ancora con i minori, malgrado la dichiarata “tolleranza zero”, malgrado tutto ciò papa Francesco ha promosso i due monsignori: il primo arcivescovo di Milano, il secondo Vescovo di Brescia
    • Il caso dell’istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona: nel 2014 un gruppo di sordi ha incontrato papa Francesco consegnandogli una lettera contenente i nomi di 25 sacerdoti accusati di atti di pedofilia, e tra questi anche don Nicola Corradi che è stato poi arrestato in Argentina nel 2016. Questo grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già nel 2014 non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote.
    • Il caso di Don Silverio Mura. Proprio oggi la Procura di Pavia ha comunicato telefonicamente al presidente della Rete L’ABUSO la data di una convocazione per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto su questo sacerdote. Il caso di Don Silverio Mura è emblematico nelle coperture perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stato ricevuto da papa Francesco, ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava addirittura sotto falso nome, probabile motivo questo dell’indagine della Procura di Pavia. Dopo aver scoperto il prete a Pavia, quest’ultimo è di nuovo sparito e si ignora, in questo momento, dove questo sia.
    • Il caso dei chierichetti abusati nel pre-seminario del Vaticano: allo stato attuale risulta insabbiato per la terza volta. Di fronte a questo caso le dichiarazioni di “tolleranza zero” del Papa risultano improponibili, in quanto non è riuscito a risolvere il caso “di casa sua”, avvenuto dentro lo Stato di Città del Vaticano. Il sacerdote accusato, don Gabriele Martinelli, non è stato nemmeno sospeso, anzi, all’inizio dell’estate i report della Rete L’ABUSO lo scoprivano che stava ancora operando, senza alcuna sospensione cautelativa, ed era addirittura incaricato di raccogliere le prenotazioni per gli esercizi spirituali, organizzati presso l’Opera Don Folci di Como, e condotti poi da mons. Francisco Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”. Troviamo quindi coinvolto anche Ladaria in un serie di inadempienze.

    I dati emersi, a confronto con quelli degli altri Paesi, fanno risultare l’Italia, oggi, il Paese più a rischio fra i 15 paesi che fanno parte di ECA.  Tra le motivazioni vi è la totale assenza di inchieste giornalistiche: i casi vengono riportati a livello locale ma non c’è un tam-tam della stampa sui casi italiani.  La stampa riporta quanto vi è di incensurabile che esce all’estero, ad esempio quello del caso del Vaticano è un caso più che emblematico. In una situazione di democrazia i giornalisti hanno dei privilegi, privilegi costituzionali che non sono dati a caso: la stampa è fondamentale nei paesi democratici perché è quella che permette, scrivendo e dunque informando i cittadini, di tutelare i più deboli, i minori in questo caso, e anche di permettere ai cittadini stessi di protestare contro le inadempienze del Governo. Questa situazione ha destato un notevole interesse da parte dei giornali di tutto il mondo presenti questa mattina al meeting.

    Altro punto è la totale assenza dei Governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. L’attuale Governo è coinvolto in una interrogazione parlamentare, fatta dall’onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, che interroga il Parlamento sui preti pedofili. A seguire c’è stata una Diffida nei confronti del Governo che a livello italiano non ha aperto nessuna discussione, anzi, il Governo non ha addirittura risposto a quella Diffida. In compenso hanno risposto le Nazioni Unite, ovvero l’alto commissariato per i diritti umani di Ginevra, che ha aperto prontamente un fascicolo sull’Italia che sarà reso pubblico il 19 gennaio del 2019.

    Altro problema, che aggrava la situazione, è l’inerzia dell’autorità giudiziaria italiana. Negli altri Paesi l’autorità giudiziaria si muove autonomamente, apre fascicoli, indaga sui casi che avvengono negli Stati, in Italia invece questo non sta avvenendo.

    Alle 16.30 di questo pomeriggio gli attivisti e le vittime presenti al Congresso manifesteranno nella Piazza del Parlamento tedesco.

    Nella sessione di ieri sono intervenuti diversi rappresentanti di diverse fazioni politiche; è intervenuto anche il ministro della tutela dei diritti delle famiglie, donne, anziani e bambini, con un intervento significativo.

    Vediamo quindi una situazione politica nettamente diversa da quella che abbiamo in Italia.