Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    “Sei vittime tra i 10 e i 12 anni”: violenza sessuale su minori, il parroco non parla

    Accusato di violenza sessuale aggravata su minori, don Ciro Panigara davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere: il religioso, 48 anni, era stato sospeso dal suo incarico quando era parroco di San Paolo, solo pochi mesi fa, e poi arrestato in questi giorni dai carabinieri di Verolanuova su indicazione della pm Ines Bellesi. Sarebbero almeno 6 le vittime dei presunti abusi di don Panigara: tutti ragazzini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, sia quando era curato ad Adro che nelle settimane del suo ultimo impegno a San Paolo.

    Arrestato a casa della madre

    Le indagini, avviate dalla stazione dei carabinieri di Borgo San Giacomo e dal Nucleo operativo radiomobile di Verolanuova, “ha consentito di accertare – si legge nella nota diffusa dai militari – che l’indagato, in qualità di parroco e curato in due Comuni della provincia, tra il 2011 e il 2013 e nel 2024, avrebbe posto in essere numerose condotte di violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minori, che gli erano stati affidati per lo svolgimento di attività parrocchiali”. È stato raggiunto dall’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari quando si trovava a casa della madre, a Ghedi. Ora l’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Alessandro D’Altilia: don Ciro Panigara ha scelto di non parlare.

    https://www.bresciatoday.it/cronaca/don-ciro-interrogatorio.html

  • Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco.

    Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per “gestire” gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque.

    Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite “parole o scritti” non è stata colta da nessuno. Le voci “fuori dal coro” sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE.

    Noi familiari delle vittime dei preti pedofili vogliamo esprimere il nostro ringraziamento a Papa Francesco:

    • GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia, senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla
    • GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle “scomode” che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito
    • GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime
    • GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli
    • GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili
    • GRAZIE per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina “alla vittima e ai suoi familiari” nel momento in cui un “caso” usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà
    • GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!)
    • GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante
    • GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima
    • GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più
    • GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che “un pedofilo non guarisce”.

    Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno.

    E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla.

    Cristina Balestrini (a nome del Coordinamento dei Familiari delle Vittime)

  • Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Brescia, violenze sessuali su minori: arrestato parroco

    Violenze sessuali su minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali. I carabinieri di Verolanuova, in provincia di Brescia, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare del gip di Brescia che ha disposto gli arresti domiciliari per un 48enne ritenuto presunto responsabile di violenze sessuali aggravate.

    Le indagini dei carabinieri di Borgo San Giacomo e del Norm di Verolanuova hanno accertato che il 48enne, curato e parroco di due comuni della provincia bresciana, dal 2011 al 2013 e nel 2024 avrebbe violentato alcuni minori che svolgevano attività parrocchiali. ciro panigara

    https://www.lapresse.it/cronaca/2025/04/16/brescia-violenze-sessuali-su-minori-arrestato-parroco/

  • Violenza sessuale, condannato l’ex prete di Belsito e Malito: dubbi e silenzi sulla vicenda di Anthonidoss Duraiswamy

    Violenza sessuale, condannato l’ex prete di Belsito e Malito: dubbi e silenzi sulla vicenda di Anthonidoss Duraiswamy

    Un anno di reclusione: è questa la condanna inflitta a don Anthonidoss Duraiswamy, sacerdote indiano di 55 anni, residente a Santo Stefano di Rogliano e per lungo tempo impegnato nelle parrocchie di Belsito e Malito, nel Cosentino. La sentenza, pesantissima dal punto di vista morale e sociale, riguarda la violenza sessuale ai danni di una donna ucraina di 32 anni che si era rivolta a lui in un momento di grande vulnerabilità personale.

    Una condanna che scuote le comunità locali

    La vicenda ha inevitabilmente sconvolto le comunità di Belsito, Malito e Santo Stefano di Rogliano, dove il sacerdote aveva prestato servizio per diversi anni. Don Duraiswamy, ordinato sacerdote proprio nella diocesi di Cosenza, aveva acquisito negli anni una certa notorietà locale per il suo modo di fare diretto e talvolta conflittuale, ma – assicurano molti fedeli – «sempre entro limiti normali per un sacerdote che difende il giusto nelle sue comunità».

    Eppure, la sentenza di condanna mette in discussione proprio questa presunta normalità, imponendo una riflessione seria e approfondita sulle reali condotte del sacerdote.

    Sparizione improvvisa: che fine ha fatto don Anthonidoss?

    Da oltre quattro mesi, infatti, di don Duraiswamy non si hanno più notizie certe. Alcuni sostengono che sia rientrato in India, suo paese di origine, altri invece che sia stato semplicemente trasferito altrove dalla Curia, lontano dai riflettori e soprattutto dalla comunità che fino a poco tempo fa lo aveva accolto con fiducia e rispetto.

    Il silenzio prolungato delle istituzioni ecclesiali locali appare problematico: perché nessuno ha fornito chiarimenti ufficiali sulla sorte del prete dopo la sentenza? Un religioso condannato per violenza sessuale può essere davvero semplicemente trasferito altrove senza alcuna chiarezza?

    Critiche alla Chiesa locale: serviva più chiarezza

    Questa vicenda pone inevitabilmente domande scomode anche alla diocesi locale: come è possibile che una figura condannata per violenza sessuale abbia continuato a operare indisturbata per mesi, prima della sentenza definitiva? È normale lasciare comunità fragili e persone in difficoltà a contatto con una persona sulla quale gravavano accuse così gravi?

    La critica è forte ma necessaria: la Chiesa locale avrebbe dovuto garantire una maggiore tutela e trasparenza verso fedeli e cittadini, evitando che don Anthonidoss continuasse a esercitare il suo ruolo spirituale in presenza di persone già vulnerabili.

    La Chiesa dia risposte, non silenzi

    In conclusione, pur riconoscendo che i rapporti conflittuali tra un prete e i suoi fedeli possano essere comuni, non è assolutamente normale né accettabile che un sacerdote, condannato per un reato odioso come la violenza sessuale, possa semplicemente sparire nel nulla o essere trasferito altrove senza dare risposte precise alla comunità.

    Serve chiarezza immediata da parte della Chiesa, per rispetto delle vittime, dei fedeli e dell’intera comunità, che ora più che mai si sente tradita e confusa da troppi silenzi.

    https://www.calabrianews24.com/news/357484105222/violenza-sessuale-condannato-l-ex-prete-di-belsito-e-malito-dubbi-e-silenzi-sulla-vicenda-di-anthonidoss-duraiswamy

  • Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Quarta e ultima puntata del nostro approfondimento sul caso Emanuela Orlandi, il mistero che da oltre quarant’anni continua a scuotere l’Italia.

    Dopo aver indagato la pista della Banda della Magliana, il ruolo del Vaticano, i dossier segreti e i possibili collegamenti internazionali, oggi ci addentriamo in uno degli scenari più inquietanti: la pista sessuale.

    La scuola di musica, gli strani personaggi che la frequentavano, le testimonianze contraddittorie e le ombre che si allungano sulla figura dello zio.

    Possibile che la verità sia sempre stata sotto i nostri occhi, nascosta dietro una cortina di silenzi e depistaggi?

    Ripercorriamo gli elementi più controversi di questa pista e cerchiamo di capire se dietro la scomparsa di Emanuela ci sia un segreto troppo scomodo per essere rivelato.

  • Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 3 – Trame Irrisolte

    In questa terza puntata ci immergiamo nei misteri più inquietanti legati alla scomparsa di Emanuela Orlandi, un caso che continua a scuotere il mondo a distanza di decenni.

    Quali segreti si celano negli archivi vaticani? Esiste davvero un dossier Orlandi, come sostengono alcune testimonianze? E cosa sappiamo delle presunte tracce che conducono a Londra, tra depistaggi, rivelazioni shock e documenti controversi?

    Dai controversi racconti di un sedicente ex agente segreto italiano ai documenti trafugati che sembrano celare verità scomode, fino alle ipotesi di un coinvolgimento della capitale britannica come teatro degli eventi: esploriamo gli indizi, le contraddizioni e i misteri che continuano ad avvolgere questa inquietante storia.

    Ogni nuova pista apre nuovi interrogativi, ma una cosa è certa: il caso Orlandi è molto più di ciò che appare. Seguiteci in questo viaggio attraverso i segreti, le manipolazioni e i legami tra il potere temporale e quello spirituale.

  • Chiesta la condanna a sei anni per l’ex sacerdote marsalese Vito Caradonna

    Chiesta la condanna a sei anni per l’ex sacerdote marsalese Vito Caradonna

    Sei anni di carcere sono stati invocati dal pm Paolo Bianchi per l’ex prete marsalese Vito Caradonna, 50 anni, processato in abbreviato davanti al gup Matteo Giacalone per concorso in falso in atto pubblico e favoreggiamento dell’illegale permanenza di stranieri sul territorio italiano.

    Caradonna fu ridotto allo stato laicale nel luglio 2017 dopo le condanne subite in due diversi processi per tentata violenza sessuale su un uomo e circonvenzione di incapace. Stavolta, invece, è imputato insieme a cinque stranieri, quattro uomini e una donna: Biron Sarr, di 35 anni, Muhammed Kietà, di 28, entrambi del Gambia, Bou Makadji, di 36, del Mali, Sakander Ali, di 33, del Pakistan, e Zalfata Liza, di 33, delle Isole Comore. Due anni di carcere sono stati invocati per Sakander. Pene più lievi per gli altri.

    Secondo l’accusa, tra i primi mesi del 2018 e il luglio 2020, in concorso tra loro e con cittadini extracomunitari che hanno poi ottenuto il permesso di soggiorno (per i quali si è proceduto separatamente), dopo aver venduto a questi ultimi, ricevendo da ciascuno una somma variabile da 200 a 350 euro circa, contratti di lavoro o di locazione ideologicamente falsi, determinavano l’induzione in errore dei pubblici ufficiali, che, ricevute le istanze per il rilascio del permesso di soggiorno da parte di numerosi cittadini extracomunitari coinvolti corredate dai contratti di locazione, di lavoro o comunque false denunce di attività lavorative, rilasciavano o rinnovavano oltre sessanta permessi di soggiorno.

    Per gli investigatori, a reperire e redigere la falsa documentazione sarebbe stato l’ex sacerdote che avrebbe anche condotto le trattative con gli extracomunitari “sfruttando – si legge nel capo d’accusa – la loro situazione di necessità”. I cinque stranieri avrebbero procacciato i “clienti”. Con i falsi contratti, naturalmente, sarebbe stata favorita la illegale permanenza degli extracomunitari sul territorio italiano. A difendere Vito Caradonna è l’avvocato Calogera Falco, che ha fatto la sua arringa dopo la requisitoria del pm.

    La prossima udienza è stata fissata per il 3 marzo, quando, dopo eventuali repliche, potrebbe essere emessa la sentenza.

  • “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    Ha sempre vissuto il suo dolore, insieme alla propria famiglia, con dignità e grandissima riservatezza, ma adesso ha deciso di gridare a tutti che si sente vittima di una “nuova, inaccettabile, ingiustizia”. E’ il babbo della ragazza, allora 12enne, che nell’estate del 2012 subì le attenzioni sessuali di don Giacomo Ruggeri. La notizia che il sacerdote, dopo un lungo ‘esilio’ a Pordenone, tornerà ad avere un incarico nella Diocesi di Fano, “ci ha fatto ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con enorme fatica, di allontanare – racconta l’uomo, senza riuscire a nascondere un misto di emozione e di rabbia”.

    “Io, mia moglie e tutta la nostra famiglia siamo davvero molto preoccupati. E’ una cosa che ci fa soffrire e che ci ha tolto quel poco di serenità che pian piano eravamo riusciti a riacquistare. Se vuol continuare a fare il prete non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte d’Italia? Come si fa a farlo tornare proprio qui, dopo quello che è successo?”

    Il riferimento di questo padre di famiglia, visibilmente angosciato, è a quei giorni di 12 anni fa rimasti scolpiti in maniera indelebile nella sua memoria, i giorni in cui emerse che don Giacomo, il parroco del paese, aveva compiuto atti sessuali con sua figlia su una spiaggia di Torrette. Una condotta che portò all’arresto del sacerdote e alla successiva condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, poi diminuita in appello a 1 anno, 11 mesi e 10 giorni. “Io mi fidavo ciecamente di quel prete, tanto da consentirgli di portare al mare la mia bambina e lui ci ha traditi nel modo peggiore, facendoci precipitare in un incubo. Per questo – riprende –, anche se ha scontato il suo debito con la giustizia, io non lo perdonerò mai. Una figlia è la cosa più preziosa al mondo e lui ha fatto quello che ha fatto, scaraventandoci all’improvviso in un baratro”.

    “Ma vi sembra giusto – aggiunge – che saremo costretti a vivere con l’ansia continua di poterlo incontrare o, ancora peggio, che possa incontrarlo la nostra ragazza? Io penso di no; che sia una cosa inaccettabile, e l’ho detto anche al vescovo, quando alcune settimane fa ha voluto vedere me e mia moglie per comunicarci la decisione sul prete, facendoci capire che molto difficilmente cambieranno idea. E siccome la situazione è questa, adesso, dopo essere rimasto in silenzio per tanti anni, ho scelto di chiamare il vostro giornale per dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e il desiderio profondo che abbiamo nel cuore”.

    E mentre l’emozione rende sempre più incerte le sue parole, conclude: “La cosa che più conta, per me, è proteggere mia figlia, che ha già sofferto troppo e che, probabilmente, si porterà dentro per sempre certe ferite dell’anima. Per questo, non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di far sgretolare la fiducia nella vita e la serenità che lei – conclude –, con tanta fatica e con tutto il nostro amore, ha pian piano riconquistato”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/devastante-lidea-di-rivedere-don-giacomo-il-babbo-della-ragazza-abusata-grida-il-suo-no-f82c6be0
  • «Seminario a lungo rifugio per gay in fuga dai pregiudizi»

    «Seminario a lungo rifugio per gay in fuga dai pregiudizi»

    LUGANO – Il tema della “troppa frociaggine” nei seminari sollevato da Papa Francesco ha fatto il giro del mondo. Declinato in mille sfumature. Una cosa è certa: il Pontefice, pur esprimendosi in modo discutibile, non ce l’aveva con i gay. «Ha semmai messo sul tavolo un tema scomodo su cui si è parlato poco finora», spiega a tio.ch il teologo Alberto Bondolfi, professore emerito di etica all’Università di Ginevra.

    Dietro le parole del Papa c’è il seminario visto come un luogo di rifugio per omosessuali?
    «In un certo senso sì. Gli omosessuali maschi fino a pochi decenni fa non avevano vita facile nella società civile. Chi provava pulsioni verso persone dello stesso sesso a volte si sentiva più al sicuro in un ambiente fortemente tradizionale. Lì almeno non si sarebbe sentito perseguitato come in famiglia».

    Perché fuggire proprio in seminario?
    «Perché era un luogo in cui il sesso teoricamente era tabù, e considerato come colpa grave verso Dio e verso il prossimo. Non se ne parlava e non veniva praticato. In seminario la vita sessuale era messa tra parentesi. E comunque almeno dal punto di vista del prestigio il ruolo del prete aveva un impatto sulla società. Nonostante l’omosessualità non condivisa dalla società, ci si sentiva comunque qualcuno».

    D’accordo. Ma cosa poteva cercare un omosessuale in un seminario?
    «A volte semplicemente la pace. Eri in un posto protetto in cui nessuno ti giudicava».

    Sappiamo però che non sempre la castità è stata rispettata. Anzi.
    «Nei casi più felici la sessualità non veniva praticata. Al massimo in modo soft. Altri invece l’hanno praticata, lottando a lungo contro la clandestinità».

    Si dice che i preti gay siano molto legati alla messa in latino. Perché?
    «Perché è sinonimo di tradizione solenne. Cattolica al mille per cento. Tutto rientra nella logica del rifugio e del volere vivere in pace la propria omosessualità. Più c’era il sacro e più ci si sentiva protetti».

    Quanta sofferenza si nasconde dietro un simile comportamento?
    «Tanta. Ora però il giudizio della società non è più così severo verso i gay. E Papa Francesco lo sa».

    Quindi?
    «Semplicemente non vuole che i seminari siano più luoghi in cui ci si prepara a una vita omosessuale in clandestinità. Non c’è più bisogno di nascondersi in un seminario. E le motivazioni per volere diventare prete devono essere ben ponderate».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1763294/celibato-seminario-preti-papa-gay-castita-rifugio-seminari

  • Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Prete condannato per abusi su una 12enne ritorna nella sua diocesi, la famiglia della vittima: “Enorme ingiustizia”

    Don Giacomo Ruggeri era stato arrestato il 12 luglio 2012 dalla polizia mentre molestava una ragazzina di 12 anni su una spiaggia di Torrette di Fano. A denunciare gli abusi un bagnino, la polizia aveva ripreso i suoi comportamenti ed era scattata la misura cautelare. Il sacerdote, già portavoce del precedente vescovo di Fano e direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, era stato condannato a 2 anni e sei mesi, scontati in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni.

    Ora il prete, come racconta il Quotidiano Nazionale, tornerà nella sua diocesi a lavorare. Una scelta incomprensibile per la famiglia della vittima. “È una cosa che ci preoccupa e ci fa soffrire. Per questo, ho deciso di dire pubblicamente che così ci fanno ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con fatica, di allontanare. La trovo una enorme ingiustizia. Con tutte le diocesi che ci sono in Italia è necessario farlo venire nella nostra? Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?”.

    La vittima frequentava con famiglia la sua parrocchia e la incontrava al lido delle Torrette dove gli investigatori avevano piazzato le telecamere che avevano ripreso gli abusi. Dopo essere stato a Perugia e Pordenone è tornata a “casa” dove il vescovo Andrea Andreozzi lo destinerà a un ruolo. Ad informare la famiglia della scelta di reintegrare Don Ruggeri, è stato proprio il prelato, decisione presa in base al principio cristiano del perdono.

    “Lì per lì siamo rimasti allibiti, poi gli abbiamo detto cosa provavamo e che non potevamo accettarlo – ha raccontato il padre della vittima – .Ma abbiamo capito che difficilmente cambieranno idea. Così ho preso la decisione di dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e condivida ciò che pensiamo. Vivere con l’ansia perenne di poterlo incontrare o che, peggio ancora, possa incontrarlo mia figlia, equivale a una condanna, che certo non meritiamo”. La giovane vittima ora è una donna che ha apparentemente superato, dopo un lungo percorso anche con gli psicoterapeuti, il trauma e ha una vita piena d’amore. “Con la gioia della maternità e l’amore della sua famiglia sembra aver riacquistato fiducia e una certa serenità e io non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di mandare tutto in frantumi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/06/prete-condannato-per-abusi-su-una-12enne-ritorna-nella-sua-diocesi-la-famiglia-della-vittima-enorme-ingiustizia/7577497/