Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’Entità. I servizi segreti vaticani

    L’Entità. I servizi segreti vaticani

    Uno Stato, il più piccolo al mondo, possiede l’intelligence più antica della Storia, la cui presenza, segreta, si confonde con la leggenda.

    Lo Stato della Città del Vaticano, in meno di un chilometro quadrato racchiude immensi tesori artistici, ma soprattutto un grande sapere. Nei lunghi corridoi dell’immenso archivio della biblioteca sono conservati secoli di documenti scomodi, che se divulgati, potrebbero chiarire molti avvenimenti, dalla nascita di Cristo ad oggi.

    Il Vaticano ha sempre negato ufficialmente l’esistenza di una intelligence al suo servizio, ma i papi hanno avuto una forte influenza politica e non solo religiosa, pertanto anche il Vaticano, per necessità, si è dotata di una sua intelligence.

    I Servizi Segreti di molti paesi chiamano l’intelligence al servizio del papa “Entità” o “Santa Alleanza”, nomi che di per sé hanno un senso di misterioso ed occulto. Si può ben immaginare che da sempre i pontefici abbiano utilizzato infiltrati nelle varie corti e nei vari governi (ma anche tra il popolo), che riportavano notizie utili alla gestione politica del papato.

    Tuttavia non è facile trovare notizie di una vera e propria organizzazione paragonabile ad una rete di intelligence, se non scorrendo la storia in tutta la sua interezza.

  • TRIBUNALE dello Stato della Città del Vaticano – Comunicato stampa

    TRIBUNALE dello Stato della Città del Vaticano – Comunicato stampa

    Con sentenza in data odierna il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha definito il processo instaurato a carico di Gabriele Martinelli ed Enrico Radice, iniziato il 14 ottobre 2020.

    Secondo l’accusa, basata principalmente sulle dichiarazioni della persona offesa, il Martinelli, all’epoca alunno del Preseminario San Pio X in Vaticano, dal 2006 al 2012 avrebbe commesso plurimi fatti di violenza carnale e di atti di libidine ai danni di un altro alunno, L.G. (peraltro, di soli sette mesi più piccolo dell’imputato), cosi integrando i reati previsti e puniti dagli articoli 331, 332 e 333 del codice penale.

    L’approfondita istruttoria dibattimentale – durante la quale, oltre agli imputati, sono stati sentiti, nel contraddittorio tra le parti, numerosi testi ed è stata acquisita ampia documentazione, ivi compresi (per la prima volta in un giudizio penale) gli atti delle investigazioni svolte in sede canonica – ha consentito di aggiungere nuovi ed importanti elementi a quelli già emersi durante la fase dell’istruzione sommaria, tali da agevolare una valutazione più completa soprattutto in ordine alla natura dei rapporti intercorsi fra il Martinelli e la persona offesa, al loro evolversi nel tempo ed alla attendibilità delle dichiarazioni in atti.

    All’esito, il Tribunale ha stabilito che debbano ritenersi accertati i rapporti sessuali, di varia natura ed intensità, tra l’imputato e la persona offesa, effettivamente protrattisi per l’intero arco ultraquinquennale sopra indicato; viceversa, difetta la prova per affermare che la vittima sia stata costretta a detti rapporti dal l’imputato con la contestata violenza o minaccia.

    In particolare, l’impossibilità di ritenere la costrizione della vittima provata al di là di ogni ragionevole dubbio deriva da alcune significative contraddizioni ed illogicità presenti nelle dichiarazioni rese in diverse occasioni dalla vittima, da quanto emerge dai messaggi telefonici scambiati con il Martinelli, e dal fatto che molti dei testi presenti nelle stesse stanze in cui, di volta in volta, avrebbero avuto luogo i rapporti sessuali hanno ripetutamente affermato di non avere mai visto o sentito nulla.

    Conseguentemente il Martinelli:

    – è stato dichiarato non punibile in relazione ai fatti contestati fino al 9 agosto 2008 perché era all’epoca minore degli anni I 6 (artt. 53 e segg. c.p.);

    – è stato assolto dai reati a lui contestati per il periodo successivo all’agosto 2008 per insufficienza di prove.

    Al contempo, il Collegio ha ritenuto che i fatti relativi al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009 (data in cui anche L.G. ha compiuto 16 anni) – come detto certamente provati nella loro materialità, difettando solo la certezza in ordine alla coartazione della vittima – integrino comunque il reato di corruzione di minorenni (art. 335 c.p.), che è stato però dichiarato estinto per prescrizione, maturata già nel 2014, cioè molti anni prima della presentazione della querela ( 18 aprile 2018) e quindi dell’inizio delle indagini.

    Con la stessa sentenza è stata definita la posizione di don Enrico Radice, ali ‘epoca dei fatti Rettore del Preseminario, imputato del reato di favoreggiamento in relazione a tre distinte condotte;

    a) la prima è consistita nell’avere inviato il 3 ottobre 2013 al vescovo di Como mons. Coletti (incaricato delle indagini in sede canonica sulle accuse rivolte da L.G. al Martinelli, nonché contro lo stesso Radice per la sua inerzia) una lettera nella quale aveva affermato che le dette accuse erano prive di fondamento e contraddette dai fatti, chiedendo di archiviare la pratica, come poi era in concreto avvenuto. In proposito il Collegio ha rilevato che effettivamente le verifiche e gli accertamenti furono svolti dal Rettore del Preseminario e, ancor più, dal Vescovo Coletti in modo assolutamente superficiale, senza approfondire le questioni essenziali onde giungere ad una rapida archiviazione. Peraltro mons. Caletti è oggi gravemente malato, sicché non è stato neppure possibile sentirlo in udienza. Per quanto riguarda don Radice, in relazione a questo segmento della condotta contestatagli è stata dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione, dato il tempo trascorso già al momento dell’inizio delle investigazioni del Promotore dì Giustizia.

    b) Il Radice era poi imputato di favoreggiamento anche in relazione alla creazione di una lettera con cui si comllnicava l’imminente ordinazione sacerdotale del Martinelli e sulla quale egli avrebbe apposto la falsa firma del Vescovo di Como. mons. Caletti. In relazione a tale condotta l’imputato è stato assolto perché il fatto non sussiste. in quanto essa non è risultata idonea a costituire alcun aiuto a eludere le indagini e quindi ad integrare il reato contestato.

    c) Da ultimo il Radice era imputato in relazione alle dichiarazioni da lui rese il 6 settembre 2018 al Promotore di Giustizia su quanto a sua conoscenza nel 2013 circa i fatti oggetto del processo, dichiarazioni ritenute dall’accusa non rispondenti al vero e funzionali ad ostacolare le investigazioni nei confronti del Martinelli. Per questo segmento della condotta l’imputato è stato dichiarato non punibile perché, deponendo il vero. avrebbe esposto sé stesso al rischio di incriminazione in relazione al comportamento allora tenuto: l’art. 2 I 5 c.p. impone anche nello Stato della Città del Vaticano il rispetto del privilegio contro l’autoincriminazione (nemo tenetur se detegere), quale principio universalmente riconosciuto dagli ordinamenti giuridici moderni.

    Comunicato Stampa Tribunale

  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

  • Abusi sessuali in Vaticano, atti su Don Martinelli a pm Como

    Abusi sessuali in Vaticano, atti su Don Martinelli a pm Como

    Roma, 20 set. (askanews) – Sul caso di don Gabriele Martinelli, in relazione all’accusa di abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Como. Lo ha deciso il gup del tribunale di Roma, accogliendo di fatto l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato.

    I fatti al centro della vicenda – secondo le imputazioni – sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012. Nella vicenda è chiamato in causa anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale. Lui sarebbe stato a conoscenza di quanto avveniva, ma non avrebbe fatto nulla per impedirlo né tantomeno avrebbe denunciato.

    https://www.askanews.it/cronaca/2021/09/20/abusi-sessuali-in-vaticano-atti-su-don-martinelli-a-pm-como-pn_20210920_00174/

     

     

  • Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Non è chiaro.

    Leggendo l’articolo di Padre Hans Zollner “Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori” Emergono subito alcune questioni che non ci sentiamo, in coscienza, di tacere.

    Il riferimento a questi “luoghi” – una sorta di “carcere a vita” per i preti pedofili – risulterebbe una sorta di “obbligo”?

    Il presupposto dal quale parte l’autore di questa proposta, che è il Presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana (CCP), da poco trasformato in Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC), è il fatto che il pedofilo ripete il reato, non si ferma. Ma di quale pedofilo si sta parlando?

    Quello “presunto”, ovvero quello per il quale non vi è ancora stata una condanna da parte dello Stato, quello che non è ancora stato denunciato o non lo sarà mai perché la vittima non riesce a denunciare? Oppure quello che “solo la chiesa” conosce perché la vittima si è rivolta ad un organismo ecclesiastico che mette tutto a tacere? Di quale categoria di prete pedofilo parliamo?

    Se non è ancora stato condannato e non ha scontato la sua pena in carcere si pongono almeno tre problemi:

    • Questi luoghi sono dunque una alternativa al carcere perché i preti hanno una sorta di privilegio rispetto agli altri cittadini che commettono lo stesso reato? (oppure sarebbero un “dopo-pena”?)
    • E chi stabilisce la loro colpevolezza se non subiscono un giusto processo? E se fossero, per assurdo, innocenti?
    • “Carcere a vita”, ovvero senza fine pena. E se i preti volessero andarsene? In base a quale norma/obbligo/motivo sarebbero costretti a rimanervi per sempre? Non sarebbe una sorta di abuso nei loro confronti? E i preti dimessi dallo stato clericale? Loro sarebbero “liberi”?

    Inoltre viene elegantemente glissato il tema delle vittime. Padre Zollner, con un doppio salto mortale, sposta l’attenzione sulla prevenzione: “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime – ha detto Zollner – ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime”.

    Evita così di ricordare che le vittime reali esistono. Le vittime reali sono persone che hanno subìto dei danni che li accompagneranno per tutta la vita: il disturbo post-traumatico non si cura con l’Aspirina o un antibiotico per 10 giorni. Quanti non riescono ad affrontare un malessere così atroce e si suicidano? Ogni vittima ha provato almeno una volta a farla finita, ed è una tentazione sempre in agguato.

    Il danno subìto richiede un indennizzo. Padre Zollner ha abilmente scelto di non vedere l’altra faccia della medaglia, quella scomoda, quella fastidiosa, quella che mette il dito nella piaga di questa Chiesa che continua a far finta di affrontare seriamente il problema.

    Unico merito di questa proposta? Riconoscere, da parte di un organismo ecclesiastico, quale l’ “Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC)”che il prete pedofilo non smette di essere tale, e che la chiesa ha il dovere di occuparsene a vita (ovvero non basta ridurlo allo stato laicale e lavarsene le mani!).

    Come Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO non ci accontentiamo di queste proposte che, ancora una volta, sembrano un goffo tentativo per illudere l’opinione pubblica.

    Quando la Chiesa si metterà davvero a fianco delle vittime?

    Cristina Balestrini

    Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • Abusi su ‘chierichetti’ del Papa, chiesti 6 e 4 anni per imputati

    Abusi su ‘chierichetti’ del Papa, chiesti 6 e 4 anni per imputati

    Il Promotore di Giustizia vaticano Roberto Zannotti ha chiesto sei anni di reclusione per don Gabriele Martinelli, 29 anni, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, durante l’udienza che si è svolta nel Tribunale vaticano nell’ambito dei presunti abusi avvenuti nel Preseminario San Pio X, gestito dall’Opera don Folci della diocesi di Como, dei cosiddetti ‘chierichetti del Papa’. Martinelli è accusato di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati mentre Radice di favoreggiamento. Un processo parallelo per gli stessi fatti è aperto anche al Tribunale di Roma. Il Preseminario, dove sarebbero avvenuti gli abusi, quando abusatore e vittima erano entrambi minorenni, è collocato a Palazzo San Carlo, a pochi metri da Casa Santa Marta, dove risiede Papa Francesco, il quale ha recentemente deciso che da settembre la struttura si sposti fuori dalle mura vaticane.

    Le richieste di condanna

    Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti. Il Pg ha delimitato il periodo punibile dal compimento dei 16 anni da parte di Martinelli il 9 agosto 2008 (quindi non dall’inizio delle violenze denunciate, tra il 2007 e il 2012). Secondo l’ordinamento vaticano, infatti, secondo quanto spiegato dal Promotore di Giustizia nel corso dell’udienza, non è punibile chi non ha compiuto 16 anni quando ha commesso il reato. Richiesti per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, 4 anni di reclusione. Zannotti ha spiegato che tale reato è stato così configurato, dal momento che nell’ordinamento penale vaticano non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale indaga invece la Procura di Roma.

    Il procuratore: “Si è trattato di violenze, non ‘cose di ragazzi’”

    Secondo Zannotti si è trattato di veri e propri “atti di violenza” e non di “cose di ragazzi”. Una delle vittime “ha riferito di molestie di vario genere caratterizzate da un crescendo. In tutto questo contesto, Martinelli manifesta un potere che lo porta ad abusare”, ha detto il Pg. Zannotti ha ricordato le minacce che Martinelli avrebbe rivolto alla vittima, a cominciare dal ricatto di concedergli ruoli importanti nel servizio liturgico delle messe papali in cambio di favori sessuali: “Dai che poi ti faccio servire la messa al Papa”. “Mi sembra una blasfemia”, ha detto il Pm, “è più che turpe”. Il magistrato ritiene che non c’è stato consenso agli atti da parte della vittima né quando era minorenne né dopo il compimento dei 18 anni. “Non bisogna confondere il consenso con la partecipazione all’atto”. Sull’ex Rettore Radice, Zannotti ha detto che il suo comportamento è “ancora più grave” delle violenze sessuali, “sia per la carica, che per l’ostinazione di coprire fatti evidenti a tutti”. “L’intera attività di Radice dal 2009 in poi era finalizzata a coprire Martinelli”, come dimostra, secondo il pm vaticano, la lettera falsa con cui Radice voleva accorciare i tempi dell’ordinazione diaconale di Martinelli.

    Legale vittima: “È la punta dell’iceberg”

    Secondo l’avvocato di una delle vittime, Dario Imparato, la vicenda dei presunti abusi nel Preseminario San Pio X non deve essere focalizzata sull’omosessualità, ma sull’abuso di potere. Il legale ha ricostruito l’intera vicenda del suo assistito, a partire dal suo ingresso nel San Pio X nel 2006 e le presunte violenze dell’imputato don Gabriele Martinelli iniziate l’anno successivo. Secondo l’avvocato l’ottica nella quale inserire la vicenda non è “l’omosessualità di Martinelli” bensì “l’ottica del potere”, “l’esercizio violento di un soggetto potente e prepotente, che prima di soddisfare la sua libido, voleva soddisfare la sua sete di potere”. Potere proveniente da “un rapporto malsano” con il rettore don Enrico Radice, l’altro imputato del processo. In particolare, Imparato ha insistito sulla mancanza di consenso da parte della vittima., richiamando anche il movimento Me Too. E ha ricordato “il clima brutto, malsano, marcio” che, a detta di diversi testimoni, caratterizzava il Preseminario. “Questa vicenda racconta il fallimento di piccole comunità chiuse, impermeabili all’esterno”, cosa che favorisce “abusi di potere”. “È la punta di un iceberg”, ha affermato. Perciò ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati: “Non vorrei mai pensare che Martinelli nei prossimi decenni possa fregiarsi della medaglia dell’assoluzione per fatti che questa difesa ritiene gravi. Spesso per processare un sistema, bisogna processare un singolo”.

    L’avvocato di don Radice: “Mancano le prove”

    L’avvocato di don Radice, Agnese Camilli Carissimi, ha sottolineato che “dai fatti copiosamente emersi, nulla si è evidenziato” sull’ex Rettore. La legale ha sottolineato che tutte le accuse della vittima e dell’unico testimone oculare siano partite dopo l’espulsione di quest’ultimo dal Preseminario. Ha quindi parlato di “vendetta” e ha chiesto l’assoluzione di Radice con formula piena: “Difficile immaginare una sentenza di condanna con una tale mancanza di prove”.

    https://tg24.sky.it/roma/2021/07/15/abusi-chierichetti-papa-processo

  • Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

    Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

  • Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Francesco trasferisce il Preseminario San Pio X fuori dal Vaticano. La decisione, nell’aria da diverso tempo, arriva proprio mentre il luogo dove finora si sono formati i chierichetti del Papa è al centro di un processo penale per violenze sessuali. Gli imputati sono due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di favoreggiamento. Un processo analogo a quello che da mesi si sta svolgendo presso il Tribunale Vaticano è iniziato parallelamente anche presso il Tribunale penale di Roma. “Da tempo – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede – si stava studiando l’ipotesi di un trasferimento del Preseminario San Pio X al di fuori delle Mura Vaticane, anche per favorire la vicinanza dei giovani studenti ai luoghi dove svolgono i loro studi e praticano le loro attività ricreative. In una recente udienza, il Santo Padre Francesco ha comunicato al rettore, don Angelo Magistrelli, la decisione che il Preseminario, a partire dal prossimo mese di settembre, sposti la sua sede all’esterno della Città del Vaticano, in luogo conveniente”.

    Nella nota si precisa, inoltre, che “Sua Santità non ha mancato, nell’occasione, di esprimere viva gratitudine a don Magistrelli per l’opera compiuta in questi 75 anni dalla fondazione dell’istituzione, riconoscendo che essa conserva la sua validità educativa e chiedendo che possa continuare l’apprezzato servizio liturgico svolto dai giovani studenti nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Si tratta, dunque, di una nuova tappa della vita e dell’attività del Preseminario San Pio X, che offrirà senz’altro ad esso nuove opportunità di crescita e di sviluppo soprattutto nell’ambito della promozione delle vocazioni al sacro ministero”. Sarà interessante vedere quale sarà la futura collocazione di questa istituzione, che non dovrebbe essere comunque molto distante dal Vaticano visto che Bergoglio vuole che i suoi allievi continuino a svolgere il servizio di chierichetti del Papa a San Pietro.

    Fondato nel 1956 per volontà di Pio XII e don Giovanni Folci, il Preseminario, che dipende dalla diocesi di Como, è un istituto di orientamento vocazionale dove sono nate quasi duecento vocazioni sacerdotali e religiose e di moltissimi laici impegnati. La sua principale finalità è quella del servizio liturgico nella Basilica Vaticana accogliendo ragazzi adolescenti e giovani provenienti da tutte le diocesi d’Italia e del mondo. Negli ultimi anni, però, questa realtà è stata travolta dallo scandalo degli abusi sessuali. Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del Preseminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute fino al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del Preseminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Su queste accuse sarà il Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone a pronunciarsi nelle prossime settimane. La decisione del Papa, però, anticipa di fatto la sentenza con un giudizio non certamente positivo su ciò che è avvenuto nel Preseminario negli anni precedenti.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/25/preseminario-san-pio-x-la-scuola-dei-chierichetti-del-papa-lascia-il-vaticano-listituto-al-centro-di-un-processo-per-violenze-sessuali/6209561/

  • Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

    Il Papa chiude il Preseminario per proteggere i bambini, verrà trasferito fuori dal Vaticano

    Città del Vaticano – Il solo sospetto che a due passi da Santa Marta possano essere stati consumati abusi sessuali sui chierichetti di San Pietro ha indotto Francesco ad intervenire pesantemente senza aspettare la conclusione del processo in corso nel tribunale vaticano e decidere la chiusura del Pre-seminario. Lo trasferirà altrove, certamente fuori dallo stato pontificio. Dall’anno prossimo – salvo cambiamenti dell’ultima ora – non vi saranno più ragazzini che vivono, studiano e dormono all’Ombra del Cupolone. Il convitto voluto dalla diocesi di Como e autorizzato da Pio XII nel lontano 1956 per dare una educazione ai bambini e, nello stesso tempo, sollecitare in loro la vocazione al sacerdozio traslocherà. Sarebbero, infatti, già stati individuate due strutture esterne. I chierichetti del Papa continueranno però ugualmente a frequentare la scuola media e il liceo in un istituto parificato e seguiteranno a fare servizio liturgico alle cerimonie papali. Tuttavia non abiteranno più tra le mura degli edifici vaticani, proprio per garantire la loro maggiore sicurezza e non esporli a eventuali situazioni ambigue o a quello spaccato di presunti plagi, violenze psicologiche, morbose attenzioni che sta emergendo dalle prime udienze del processo.

    Si tratta di una decisione drastica che il Papa ha già comunicato ai vertici del pre-seminario per azzerare ogni possibile rischio futuro, ed evitare che possano verificarsi ulteriori negligenze. Già nella seconda udienza del processo, alcuni mesi fa, la vittima, L.G. – oggi un uomo di 28 anni – ha descritto chiaramente le molestie che subiva di notte, nelle stanze dei ragazzi, all’insaputa dei responsabili. I due sacerdoti rinviati a giudizio sono don Gabriele Martinelli -29 anni – incriminato per violenze e l’ex rettore del collegio, don Enrico Radice accusato, invece, di favoreggiamento. In parallelo anche la magistratura italiana ha aperto un fascicolo  (per calunnia, falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa) dando mandato di perquisire la casa di don Martinelli, anche se pare non abbiano trovato nulla.

    L.G. ha raccontato di essere stato costretto subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione su se stesso e sulla vittima da parte di don Martinelli in diversi tempi e luoghi del Vaticano, persino nella sacrestia di san Pietro. Circostanza però che, in altre deposizioni, è sembrata inverosimile perché la zona è sempre controllata e piena di telecamere. Tuttavia il quadro resta ben poco edificante, anche perchè i fatti descritti sarebbero avvenuti tra il 2007 al 2012 quando entrambi, vittima e abusatore, erano ancora minorenni.

    La vittima all’epoca aveva scritto anche al Papa: «Le scrivo per denunciarle dei fatti gravissimi che ho subito durante gli anni. Fin dal primo anno ci sono stati degli atteggiamenti di plagio psicologico da parte di Gabriele Martinelli. Durante il secondo anno ho iniziato a subire violenza fisica e psicologica da Martinelli. Questi atteggiamenti si sono protratti fino all’ultimo anno. Spesso nel corso degli anni mi svegliavo durante la notte e trovavo Gabriele sdraiato nel mio letto che mi toccava e mi proponeva insistentemente e con minacce di avere rapporti sessuali con lui (…)» E ancora. «Alcune volte trovavo la forza di ribellarmi e lo cacciavo con calci e pugni. Questo generava sempre una vendetta nei miei confronti. Subivo rimproveri o castighi (…) L’influenza di Martinelli su monsignor Radice gli permetteva di agire indisturbato».

     Don Radice all’epoca rettore della struttura avrebbe più volte avuto con Martinelli un atteggiamento indulgente. In una lettera datata 3 ottobre 2013 e indirizzata al vescovo di Como, Coletti, smontava la denuncia di L.G. contro Martinelli, parlando di “fumus persecutionis”. Descriveva un accanimento personale, forse dovuto a screzi tra ragazzi. Non solo. Avrebbe anche inviato una lettera in triplice copia (a nome del vescovo, su carta intestata della Diocesi di Como) per annunciare l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli (ordinazione poi avvenuta).

     Al di là di come finirà è un processo dai contorni sfilacciati, con testimoni che non ricordano, altri che cambiano versione tre volte tanto che il presidente del Tribunale, Pignatone, con uno dei testimoni ha persino perso le staffe («ma c’è qualcosa di oggettivo che è in grado di raccontarci?»).

    Tuttavia il Papa ha tagliato la testa al toro, mettendo in sicurezza i chierichetti. La prossima udienza del processo è fissata per lunedì 7 giugno e servirà a sentire altri 5 testimoni. Forse si terrà in una nuova aula in via di allestimento, un ex laboratorio polifunzionale dei Musei Vaticani, più larga e capiente dell’attuale dove le norme covid sono a volte complicate da rispettare.

    Tra le persone che sono state sentite dai magistrati vaticani c’è anche il vescovo di Como (titolare della diocesi dalla quale dipende giuridicamente la struttura del Pre-seminario) che ha difeso però la dignità dell’imputato, il sacerdote Martinelli. Prima di essere ordinato prete fu mandato in un monastero in Valle d’Aosta e poi in una struttura protetta a Como, per proteggerlo. Per Cantoni si trattava di «un provvedimento a sua difesa. Cantoni tuttavia  ha aggiunto che in passato le segnalazioni che gli erano arrivate su Martinelli parlavano di «una condotta sessualmente inappropriata», anche se «è pacifico – ha detto – che negli anni in questione non essendo ancora chierico, mancava il requisito soggettivo per l’applicazione delle norme» (quelle sugli abusi da parte del clero sui minori). E che da quando si trovava a Como “prima come diacono poi come sacerdote non c’è stata una segnalazione su di lui. La sua era una tendenza omosessuale transitoria legata all’adolescenza». Inoltre ha aggiunto Cantoni, don Gabriele Martinelli ha sempre rispettato le regole imposte e nessuno, da quando è prete, «si è mai lamentato con me».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_bambini_preseminario_tribunale_vittima_vaticano_como_gabriele_martinelli-5972481.html

  • Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco

    Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco

    Fissato il Riesame per Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano accusato di abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Il 20 aprile si terrà l’udienza presso il Tribunale del Riesame di Napoli dove i legali di don Roncone, gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino hanno richiesto l’annullamento della misura coercitiva custodiale nei confronti del loro assistito.

    Il Giudice delle Indagini Preliminari Marcello De Chiara del Tribunale di Napoli dispose la custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico dell’ex sacerdote della comunità di Presenzano eseguita dai carabinieri di Vairano Scalo lo scorso 1° aprile per il solo reato di abusi sessuali su minori, mentre risulta ancora essere gravemente indiziato per induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico.

    Lo scandalo che colpì il sacerdote scoppiò il 23 dicembre 2020 a seguito dell’acquisizione di supporti telematici (PC e e telefono cellulare) operata dagli uomini dell’Arma volta al rinvenimento di tracce di materiale pedopornografico o che rivelassero intrecci relazionali con minorenni. Secondo l’accusa Don Roncone in due separati episodi, dicembre 2019 e settembre 2020 avrebbe palpeggiato il sedere ad un fedele 17 enne che avrebbe poi denunciato l’accaduto ai militari di Vairano Scalo.

    Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco
    „Uno scandalo nato in seno al Clero che portò ad una decisione repentina della Diocesi di Teano con la disposizione del vescovo Giacomo Cirulli del divieto di esercizio del ministero pubblico di sacerdote per don Roncone. Una vicenda dai contorni ancora non ben definiti che scosse gli animi della piccola comunità di Presenzano che però unanime  palesó solidarietà all’ex parroco.

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