Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: comunità di recupero

  • Abusi sessuali, Don Lucio Gatti contrattacca: «Erano loro a chiedermi di dormire insieme. Nessuna molestia sessuale»

    Abusi sessuali, Don Lucio Gatti contrattacca: «Erano loro a chiedermi di dormire insieme. Nessuna molestia sessuale»

    5 novembre 2012  di Francesca Marruco

    «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà». Don Lucio Gatti risponde così alle quattro denunce, non due come era già emerso precedentemente, che gli sono state mosse da altrettanti ex ospiti delle comunità Caritas che gestiva.

    Nessuna molestia Nessuna molestia sessuale dunque. Figurarsi un abuso come raccontò un ragazzo di colore alla trasmissione televisiva Le Iene. Quel ragazzo disse che Don Lucio lo costrinse ad avere un rapporto anale con lui. Il prete, ora sospeso dal sacerdozio per cinque anni dalla Curia vescovile di Perugia, nega che quell’evento «si sia mai storicamente verificato». Così come anche quello relativo alla denuncia di un uomo che dal carcere doveva essere trasferito in comunità che ha raccontato di essere stato molestato dal sacerdote.

    Solo gesti d’affetto richiesti Diverse versioni invece per altri due episodi. Un ragazzo ospite nella sua comunità di recupero per tossicodipendenti ha denunciato che una sera si ritrovò a dormire nello stesso letto di don Lucio perché il sacerdote lo aveva portato in casa sua per eseguire dei lavoretti di manutenzione. Lì il prete, secondo il racconto del ragazzo, avrebbe cercato un approccio sessuale con lui, e al suo rifiuto si sarebbe masturbato nel letto a fianco a lui. Ora don Lucio dice che erano i ragazzi con cui aveva un «rapporto anche molto forte dal punto di vista fisico» a chiedergli di poter dormire insieme. A chiedergli di poter essere abbracciati da lui. Ma in quel letto lui nega di aver mai fatto qualche gesto sessuale. Avrebbe solo risposto ad una domanda di affetto anche fisico dei ragazzi.

    La difesa Don Lucio è arrivato in procura a Perugia alle 16 meno qualche minuto accompagnato dal suo avvocato Nicola Di Mario. Ad attenderlo c’era qualche fotografo e un paio di telecamere. Lui ha sorriso. E si è infilato negli uffici in cui lo aspettava il pubblico ministero Massimo Casucci. All’uscita ha optato per una porta secondaria. Per non incappare in pericoli. In quattro ore di domande, il sacerdote, «ha risposto in maniera puntuale contestando una per una tutte le accuse che gli sono state fatte. Ma era indignato per queste». Il legale ha tenuto a sottolineare la «sensibilità della procura perugina per come ha trattato l’indagine e a chiarire che il comportamento del mio cliente mai ha compromesso la libertà personale nella sfera della loro autodeterminazione sessuale dei denuncianti».

    Sospeso per comportamenti inopportuni Allora perché cinque anni di sospensione da sacerdozio? E’ presto detto, e secondo Don Lucio e il suo difensore la spiegazione è questa: pur non essendoci stato alcun episodio a sfondo sessuale tra il sacerdote e i denuncianti, c’erano comportamenti quali baci, abbracci, carezze e il dormire insieme che per la Chiesa risultano gravemente immorali un inopportuni se a metterli in pratica è un sacerdote, quindi sufficienti a determinare una sospensione.

    Fascicolo unico e proroga delle indagini «Evidentemente devo cambiare il mio modo di approcciarmi alle persone. Ho sempre visto qualcosa di affettuoso e amorevole in quei gesti ma mai niente di sessuale», avrebbe detto ancora il sacerdote. Intanto la procura ha riunificato i quattro fascicoli, figli di quattro diverse denunce, e ha fatto richiesta per una proroga delle indagini al giudice per le indagini preliminari.

  • Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute

    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute

    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini. A causa delle gravi condizioni di salute, trasmessi gli atti alla Corte Costituzionale
    Sospeso il processo per violenza sessuale a don Gelmini

    A seguito del ricovero in ospedale di don Pierino Gelmini per scompenso cardiaco, il tribunale di Terni ha deciso la sospensione del processo per violenza sessuale a carico del sacerdote e ne ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale

    Terni, 29 maggio 2012- Il tribunale di Terni ha sospeso il processo a carico di don Pierino Gelmini a seguito dello scompenso cardiaco per cui il sacerdote è stato ricoverato lo scorso giovedì. Il processo riguarda l’accusa di violenza sessuale nei confronti di 12 ex ospiti della Comunità Incontro.

    Al termine della quarta udienza, la decisione di sospendere il processo ha fatto seguito all’ennesima istanza di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento dell’imputato formulata dalla difesa, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Al rinvio si sono opposti il pm Barbara Mazzullo e le parti civili riconoscendo “l’obiettiva gravità delle condizioni di salute del Gelmini”, ma sostenendo che “non è possibile formulare, neanche con approssimazione, una prognosi di miglioramento tale da consentire di individuare fin da ora una data per celebrare il dibattimento”. Per questo motivo secondo i giudici “il tribunale si vedrebbe costretto a disporre il rinvio ad una udienza prossima, senza alcuna certezza di poter davvero celebrare il dibattimento, con evidente disagio”.

    Il tribunale ha così ordinato la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale alla quale pone anche la questione di legittimità costituzionale degli articoli 70 e 71 del Codice di procedura penale in contrasto con l’articolo 111 della Costituzione. Infatti, mentre i primi non prevedono la possibilità di sospensione del procedimento per situazioni di impedimento determinate da infermità fisica, ma solo psichica, il secondo invece pone come principio la ragionevole durata del processo.

    Il fondatore della comunità di recupero è ancora ricoverato nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Terni per uno scompenso cardiaco bi-ventricolare.

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2012/05/29/720654-sospeso-processo-don-gelmini.shtml

  • Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Per la difesa del sacerdote l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto»

    di Francesca Marruco

    Violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione. Accuse pensatissime, se confermate. Specialmente per chi ha consacrato la propria vita a Dio e si prodiga per aiutare le persone deboli. Che in questo caso sarebbero diventate vittime di chi doveva aiutarle. A sei mesi dal clamore della vicenda del sacerdote perugino denunciato per abusi sessuali da alcuni ex ospiti della sua comunità di recupero, risulta ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati di don Lucio Gatti, il sacerdote già rimosso dal suo incarico nella parrocchia di Cenerente mesi fa.

    Due procedimenti Il titolare dei due diversi procedimenti, nati da altrettante denunce di ex ospiti delle comunità di recupero gestite da don Lucio Gatti, è il pubblico ministero Massimo Casucci. Così, mentre i parrocchiani di Cenerente in attesa del verdetto del vescovo sul futuro del loro ex sacerdote raccolgono firme per chiedere che gli venga restituito, e il vescovo è prossimo ad annunciare al sua decisione, arriva la conferma dell’indagine.

    La difesa Per il legale che rappresenta il sacerdote, l’avvocato Nicola Di Mario, l’iscrizione nel registro degli indagati si tratta di un atto dovuto. Una sorta di formalità finalizzata all’accertamento reale degli eventi per come si sono verificati. Intanto don Gatti non è ancora stato convocato o ascoltato dal pubblico ministero titolare delle indagini.

    Le due inchieste Ancora, dal momento in cui le denunce sono state depositate, non sarebbero stati ascoltati nessuno dei due ragazzi che dicono di aver subito abusi sessuali da parte di don Gatti. Entrambi i giovani sono assistiti dagli avvocati Federico Mazzi e Alessandro Fratini. Don Gatti invece la sua versione l’ha raccontata alla commissione d’inchiesta della curia diocesana di Perugia istituita il 24 ottobre scorso. Secondo quanto trapelato, in quella circostanza avrebbe ammesso quanto denunciato dai ragazzi. O almeno lo avrebbe fatto in parte, sostenendo, sembrerebbe, che i giovani fossero consenzienti.

    Consenzienti? Facile immaginare come un eventuale procedimento possa giocarsi tutto sulla sottile linea tra l’abuso e l’atto tra due persone consenzienti. I ragazzi hanno effettivamente aspettato molto tempo prima di presentare denuncia e lo hanno fatto solo dopo che anche la trasmissione televisiva ‘Le Iene’ si era occupata del loro caso. Qualcuno potrebbe sollevare non pochi dubbi sulla scelta comportamentale tenuta.

    Il racconto di uno dei ragazzi che ha denunciato Uno dei ragazzi che hanno denunciato Don Gatti, aveva raccontato a Umbria 24 la notte in cui dice di aver subito l’abuso: «Mi venne proposto di andare a casa sua (del sacerdote indagato, ndr)per fare dei lavori il giorno seguente. Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi e ha tentato di baciarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Eravamo nello stesso letto, molto vicini. E’ stato tremendo». Lo stesso ragazzo aveva raccontato a Umbria 24 anche delle violenze fisiche e psicologiche che avevano messo in atto nei suoi confronti. «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi» aveva detto, aggiungendo di quando «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio» e di quando gli permettevano di mangiare solo mele destinate ai maiali.

    Accuse da verificare Tutte circostanze che il pubblico ministero dovrà vagliare per decidere se procedere poi con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per il sacerdote perugino. A breve verrà resa nota anche la decisione della curia in osservanza del diritto canonico, forse già domenica pomeriggio quando il vescovo mons. Gualtiero Bassetti dovrebbe incontrare la comunità di Cenerente che più volte ha difeso il suo parroco.

    La lettera Lui invece, dal luogo sconosciuto in cui si è rifugiato dal momento dell’allontanamento dalla parrocchia, ha scritto una lettera al vescovo indirizzandola ai suoi parrocchiani e agli altri sacerdoti. Missiva che è stata in parte letta nella celebrazione in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse. Missiva in cui il sacerdote chiede scusa. Alla comunità e agli altri preti. Per quanto ha fatto? Per le sue debolezze? O per il clamore che la vicenda ha creato nonostante lui sia estraneo alle accuse? Non è dato sapere. Almeno per ora.

  • Don Lucio Gatti verso lo spretamento?

    Don Lucio Gatti verso lo spretamento?

    venerdì 24 febbraio 2012

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, il vescovo manda la relazione al Vaticano
    Una decisione sul sacerdote dovrebbe arrivare nel giro di poco tempo

    di Francesca Marruco

    Cosa ci sia scritto in quella relazione, per ora nessuno lo sa. Fatto sta che la commissione diocesana, istituita dalla Curia vescovile di Perugia per indagare su un sacerdote denunciato alla magistratura da alcuni ragazzi per presunti abusi avvenuti all’interno di alcune comunità di recupero del perugino, ha terminato il suo lavoro. E lo ha consegnato all’arcivescovo, mons. Gualtiero Bassetti, che a sua volta lo ha portato all’attenzione della Congregazione del clero in Vaticano.

    Faccenda chiusa, come? «Per me la faccenda è chiusa» ha detto il presule a margine di una conferenza stampa per presentare il direttorio pastorale. Ma in che modo lo sia, non si saprà se non quando anche la Congregazione avrà espresso il suo parere. Secondo quanto specificato dal vescovo comunque il sacerdote, ascoltato in commissione, è ancora tale.

    Ascoltati in molti in commissione In commissione, istituita dopo che la storia era finita alla ribalta delle cronache nazionali con un servizio della trasmissione ‘le Iene’, sono state sentite molte persone. Alcune delle quali arrivate a bussare in Curia anche spontaneamente. Per difendere il sacerdote o per riferire di episodi non edificanti. «Devo dare atto alla Commissione diocesana di indagine dell’ottimo ed esaustivo lavoro svolto – ha detto mons. Bassetti –. Sono stati ascoltati i responsabili di sei Case di accoglienza della Caritas, cinque in Umbria ed una in Kosovo, e tutti coloro che spontaneamente si sono presentati».

    Ovviamente, prima di concludere il lavoro, la commissione ha ascoltato anche il sacerdote. E adesso la palla passa a Roma. E al vescovo che ha istituito la commissione diocesana e che ha spiegato come: «fin dagli inizi della vicenda –ha detto il presule –, mi sono recato personalmente presso la Congregazione per il Clero per informarla circa le procedure che avevo adottato, lavorando in profonda sinergia con la stessa Congregazione anche se la competenza diretta è mia, ma trattandosi di un caso che coinvolge un po’ tutta la Regione ecclesiastica umbra, ne abbiamo parlato insieme noi vescovi ed opportunatamente coinvolto il Dicastero competente della Santa Sede».

    La chiesa non nasconde la verità «La relazione sulla documentazione raccolta – ha spiegato ancora mons. Bassetti – è ora nelle mani della Congregazione per il Clero e resto serenamente in attesa degli orientamenti che mi saranno suggeriti. La Chiesa- ha concluso il presule- , non ha nulla da nascondere, perché ritiene che il peccato più grave sia proprio quello di nascondere o contraddire la verità ». Quale che sia.

  • Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Scritto il 04/2/12 • Categoria: Attualità,Cronaca
    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    di Francesca Marruco

    Non si è tirato indietro il vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che sabato mattina in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales ha incontrato i giornalisti e ha parlato autonomamente anche delle «questioni difficili e dolorose per la comunità ecclesiastica». E’ stato il presule ad annunciare che ben presto prenderà una decisione sul sacerdote perugino accusato di abusi sessuali su cui sta indagando una commissione appositamente istituita in Curia. Intanto il sacerdote non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, e non è stato interrogato né dalla commissione religiosa né dalla magistratura ordinaria.

    La vicenda del sacerdote denunciato per abusi Il sacerdote perugino era stato denunciato da alcuni ospiti delle comunità di recupero da lui gestite che hanno detto di essere stati molestati e abusati da lui. Dal momento in cui la notizia è divenuta di pubblico dominio il prete si è autosospeso e si è ritirato in un posto sconosciuto ai più. La vicenda emerse con un servizio della trasmissione Le Iene a cui fecero seguito le denunce dei giovani, italiani e stranieri. «L’anno trascorso –ha detto il presule – è stato denso di avvenimenti mondiali e locali. Anche la nostra città di Perugia è stata al centro di quel carosello mediatico che insegue ovunque i fatti eclatanti della cronaca, specie della cronaca nera. Anch’io, mio malgrado, sono stato fatto oggetto di attenzione mediatica, per un triste caso di cronaca in cui sarebbe coinvolto un nostro prete diocesano».

    La commissione sta terminando il suo lavoro «Come bene sapete – ha sostenuto ancora l’arcivescovo – è stata costituita una commissione diocesana di indagine, che sta portando a compimento il proprio lavoro, in modo che io possa pronunciarmi su tutta la vicenda in modo sereno ed equo. Il campo di indagine è stato assai ampio. Il lavoro è stato svolto con competenza, coscienza e grande delicatezza». La relazione conclusiva della commissione dovrebbe arrivare entro la fine del mese di febbraio. Poi l’incartamento passerà al vescovo, che, in base ai dati raccolti, dovrà decidere come comportarsi nei confronti del sacerdote che potrebbe essere sospeso o ridotto allo stato laicale nel caso in cui, per la commissione, le accuse fatte risultino vere. «Certi miei silenzi erano voluti – ha detto ancora il vescovo – non ero spaventato dalle “Iene”, volevo meditare».

    Le comunità del sacerdote «Ci sono circa duecento persone che vivono in sei case di accoglienza( gestite dal sacerdote indagato, ndr) – ha detto ancora il presule a questo proposito : cinque in Umbria e una in Kosovo. La nostra Chiesa le apprezza, le sostiene e le segue con grande attenzione, sempre più in esse deve crearsi il calore della famiglia. E’ vero che, i tempi camminano rapidamente e tutto può essere migliorato, perfezionato e aggiornato, ma, direbbe il filosofo Bergson anche se il fiume sulla superficie sarebbe ghiacciato, nel suo interno scorre una corrente di energia e di vita. Basta poi il tepore della primavera per far sparire tutto il ghiaccio».

    Grazie per la correttezza Il presule ha anche ringraziato « per la sobrietà e la sostanziale correttezza con cui avete seguito i casi di cronaca nei quali sono state coinvolte, purtroppo, persone di Chiesa e che tanta sofferenza hanno procurato alla comunità ecclesiale».

    Amanda e Raffaele, se innocenti, bene assoluzione Il presule su richiesta dei giornalisti ha anche parlato del processo ad Amanda e Raffaele: «Cosa resta della pressione mediatica del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito? Posso dire che la legge ha dovuto esprimersi con quello che aveva in mano – ha risposto – . Nelle persone più semplici c’erano altre attese. In occasione della sentenza ho avuto modo di dire che se erano stati incarcerati ingiustamente è giusto rallegrarci per la ritrovata libertà, ma restano aperti degli interrogativi e la sofferenza per una famiglia che ha perso la propria figlia, Meredith».

    La neve una volta non avrebbe fatto notizia Monsignor Bassetti ha ricordato infine che san Francesco di Sales andava in giro per le case dei calvinisti e infilava sotto le porte dei volantini che faceva stampare lui con il commento del Vangelo e una piccola catechesi. «Adesso la comunicazione è cambiata – ha detto -, tutto fa notizia e con i nuovi messi è velocissima. Questa nevicata una volta non avrebbe fatto notizia, era una cosa normale, oggi finisce in cronaca. Siamo frastornati dalle notizie e spesso non riusciamo a comprendere cosa è importante. Da qui l’invito di papa Benedetto XVI di riflettere sul rapporto tra parola e silenzio. Due momenti che si devono integrare, se si escludono la comunicazione si deteriora. Il silenzio è ascolto dell’altro».

  • Berlusconi telefona a don Pierino Gelmini L’amico sotto processo per abusi sessuali

    Berlusconi telefona a don Pierino Gelmini L’amico sotto processo per abusi sessuali

    L’ex presidente del consiglio interviene alla festa della Comunità incontro ad Amelia: “Sono ancora in pista”, afferma, e il Pdl è “in ricrescita”. Ospiti dell’ex sacerdote accusato di molestie da ex assistiti, alcuni dei quali minorenni, anche Gasparri e Giovanardi

    Don Pierino Gelmini
    Telefonata di Silvio Berlusconi a don Pierino Gelmini, l’ex sacerdote a cui è legatissimo da anni, attualmente sotto processo a Terni per abusi sessuali, in seguito a dodici episodi denunciati da ospiti delle sue comunità di recupero per tossicodipendenti, alcuni dei quali minorenni all’epoca dei fatti.

    Berlusconi è intervenuto in audio alla festa della Comunità Incontro ad Amelia (Terni), dove erano ospiti diversi big del Pdl, da Maurizio Gasparri a Carlo Giovanardi. ”Io sono sempre in pista”, ha affermato, “sono ancora impegnato a sostenere la nostra forza di libertà”. Anzi, “voglio ricordare a noi stessi che siamo sempre il partito di maggioranza in parlamento e che i sondaggi ci danno in forte, anzi fortissima ricrescita”, ha aggiunto Berlusconi utilizzando un termine più tricologico che politico, “perché gli italiani sono preoccupati”.

    L’ex presidente del consiglio ha rivendicato l’azione del suo governo, anche se non ha attaccato il succesore a Palazzo Chigi, Mario Monti: ”Noi fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di alzare le imposte. Ora invece con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e indurre in recessione l’economia. Ma la soluzione non dipende da noi né dal governo nazionale, ma dall’Europa”. Un’Europa la cui Banca centrale dovrebbe “garantire l’euro”.

    Berlusconi ha rispolverato lo slogan già contenuto nel videomessaggio diffuso dopo le dimissioni da premier: “Abbiamo bisogno di un grande cambiamento, una grande riforma dell’architettura istituzionale per potere rendere governabile il nostro Paese”. Una riforma che potrebbe essere portata a termine, secondo il Cavaliere, “in questo tempo che ci divide dalla fine della legislatura”.

    In conclusione, l’ex premier ha rivolto un augurio al padrone di casa don Gelmini: “Spero che tu vada avanti con l’impegno e la forza di sempre”.

    http://ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/berlusconi-telefona-pierino-gelmini-lamico-sotto-processo-abusi-sessuali/180017/

  • Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    I monsignori proteggono i propri simili!

    Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
    Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

    Scritto il 21/11/11
    La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

    di Francesca Marruco

    Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

    Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

    Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

    Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

    Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

    Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

    Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

    Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

    Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

  • Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, depositata la prima denuncia in procura
    Esposto dei Radicali Italiani sulla regolarità delle comunità

    di Francesca Marruco

    Forse dopo averne parlato una volta in televisione, la vergogna e il trauma per quello che dicono di aver subito potrebbe aver lasciato il passo alla sete di giustizia. Forse hanno deciso che è finito il tempo del silenzio e che per mettere fine a quanto dicono di aver subito non hanno altro modo che rivolgersi alla magistratura. Quale che sia il motivo, un ragazzo camerunense, tramite i suoi legali Alessandro Fratini e Federico Mazzi, ha depositato mercoledì mattina una denuncia contro il prete perugino da cui dice di aver subito degli abusi sessuali.

    La nota dei legali A renderlo noto sono gli stessi legali in una nota che recita: «Lo studio legale comunica che su mandato di uno dei ragazzi apparsi nei servizi delle ‘Iene Show’, hanno depositato denuncia querela presso la Procura della Repubblica di Perugia, al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo». Ebbene nei due servizi televisivi quattro ragazzi, due italiani e due africani parlavano di come questo sacerdote perugino che gestisce numerose comunità di recupero, li avesse molestati sessualmente mentre erano ospiti delle sue strutture.

    Abusi e punizioni Racconti raccapriccianti che se veri devono aver lasciato un segno indelebile nelle fragili vite di persone in cerca di aiuto, di un paese in cui vivere o di una seconda possibilità di vita. In quei racconti i ragazzi avevano riferito con dovizia di particolari quanto avrebbero subito. E la stessa meticolosa ricostruzione sarebbe contenuta nella denuncia appena depositata. Una denuncia che non tirerebbe in ballo solo il sacerdote per i presunti abusi sessuali, ma anche altre figure che avrebbero usato violenze di altro tipo contro alcuni ospiti delle comunità. Come punizioni fisiche. O psicologiche. Come lasciare qualcuno senza magiare. Come chiudere qualcun altro in una stanza solo.

    Altre denunce in arrivo Questa sarebbe solo la prima delle denunce che arriveranno all’attenzione della procura della Repubblica di Perugia, che fino ad ora non aveva avuto alcun ruolo nella spinosa vicenda. La prossima dovrebbe arrivare entro pochissimo tempo. E oltre alle molestie sessuali, parlerebbe di un ragazzo italiano con un tatuaggio su un braccio, cancellato con delle piccole forbici roventi. Mentre viveva in una delle comunità del sacerdote.

    L’esposto dei Radicali Italiani Le stesse comunità di cui i Radicali Italiani, sempre tramite gli avvocati Fratini e Mazzi, parlano nel loro esposto depositato nei giorni scorsi alla procura perugina. In particolare sono il segretario nazionale Mario Staderini e la segretaria di Perugia Liliana Chiaramello a chiedere alla magistratura perugina di verificare quanto loro sostengono. E cioè che le comunità della Caritas in cui questo sacerdote opera presentano una serie di irregolarità non secondarie. Per gli esponenti radicali infatti, alcune comunità della diocesi di Perugia – Città della Pieve della Caritas gestite dal sacerdote, non godrebbero del necessario accreditamento presso la Regione Umbria per esercitare assistenza sanitaria e socio sanitaria. Nel documento si chiede anche se il personale abbia le necessarie specializzazioni per assistere qualcuno in un percorso di recupero. Si fa notare infine che alcuni immobili non sarebbero neanche adatti per i fini per cui vengono usati. Tutte informazioni che insieme alle denunce appena depositate finiranno al vaglio dei magistrati.

    http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sess…ugia/68784.html

  • Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

    Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

    10/11/2011 – 11:49 di Armando Allegretti

    PERUGIA – Diciotto mesi senza una risposta, diciotto mesi di denunce e di continui silenzi. Questi sono i tempi da cui va avanti la storia dei presunti abusi sessuali sui ragazzi ospiti di una comunità di recupero umbra.

    Nonostante ieri sia giunta la notizia che la Curia di Perugia, in seguito alle “infondate accuse – si legge – e prive di prove” abbia istituito una commissione di inchiesta per far luce sull’accaduto c’è ancora chi denuncia il fatto a 18 mesi di distanza. Eh si perché la volontaria umbra Claudia Stefanelli, in contatto fin dall’inizio con Umbrialeft, non ci sta e continua a denunciare a gran voce la situazione insostenibile a cui sono sottoposti i ragazzi della comunità e continua a denunciare anche che da un anno e mezzo non riceve risposte in merito.
    O meglio le risposte le ha ricevute in una lettera a firma di don Pietro Ortica datata 18 maggio 2010 nella quale si sottolinea che i fatti denunciati verranno quanto prima verificati.

    Nella lettera si legge “Gentile signora Stefanelli l’arcivescovo monsignor Gualtiero Bassetti ha ricevuto la lettera del 12 maggio scorso nella quale lei fa affermazioni gravissime dei confronti di …, sacerdote dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Per dovere di giustizia questa Curia Arcivescovile verificherà con attenzione quanto lei sostiene nei confronti del suddetto sacerdote, riservandosi decisioni ulteriori”.

    Da queste parole si ha la conferma che la Curia era già al corrente di ciò che avveniva all’interno delle comunità di recupero e quindi il comunicato di ieri in cui si parla di infondatezza, di mancanza di prove e del fatto che la Curia non fosse al corrente dei fatti, non ha ragione di esistere.
    Altra cosa. Secondo gli ultimi avvenimenti, soprattutto la recente denuncia televisiva de Le Iene, viene da pensare che il fatto di aver istituito la commissione diocesana d’indagine solo 15 giorni fa sia stata una scelta tardiva o forse dovuta anche in seguito alle pressioni medianiche di questi giorni.

    In ogni caso a giorni si dovrebbe fa luce sulla questione soprattutto poiché i ragazzi, la cui permanenza nella comunità, era subordinata ad un semplice si o no del parroco, avrebbero deciso di testimoniare e di presentare tutta la documentazione alla Magistratura.

    Intanto il sacerdote accusato di abusi sessuali è partito alla volta del Perù “ha bisogno di stare lontano dal clamore di questa brutta storia” riferiscono, infatti già domenica scorsa il prete che lo sostituisce aveva dato la notizia del periodo di riposo e riflessione a cui si era dedicato il parroco. Quando si suol dire “lontano dagli occhi…” Casualità?

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  • Piange in aula davanti al prete che la violentò

    Piange in aula davanti al prete che la violentò

    Il sacerdote è accusato a Ferrara di aver promesso denaro per testimoniare il falso

    Copparo. Cercò di convincere la donna che lo accusava di averla violentata a ritirare la denuncia nei suoi confronti e a cambiare versione. In premio le avrebbe promesso tremila euro. Abbastanza per farlo accusare di subornazione, reato specifico del codice penale.

    Lui è don Walter Mariani, 69 anni, parroco di San Leonardo, parrocchia della diocesi di Mantova, che per anni ha tenuto una comunità di recupero di tossicodipendenti e inseguito anche una casa di accoglienza, la Casa di Ruth. Della vicenda, che risale a qualche anno fa, se ne occupa per competenza territoriale il tribunale di Ferrara. L’incontro contestato sarebbe avvenuti infatti a Copparo. Sul periodo però, il 2008 o il 2009, vige la scarsa memoria dei testimoni chiamati in aula.

    A partire dalla stessa donna, una 43enne di nazionalità romena, che a Mantova lo accusò di violenza sessuale (il primo grado finì con la condanna del sacerdote a cinque anni, sentenza contro la quale il difensore, l’avvocato Sandro Somenzi, ha già presentato ricorso in appello). La donna, chiamata a deporre davanti al giudice Silvia Giorgi, è crollata emotivamente e, in preda a una crisi di pianto, ha dovuto interrompere l’esame, per riprenderlo un’ora dopo. Nonostante l’intervallo però la memoria ha continuato a non aiutarla e non ha saputo collocare l’incontro con il parroco nel 2008 o nel 2009.

    Lo stesso vale per chi l’accompagnò in piazza a Copparo. L’unico dettaglio utile del secondo teste per collocare il giorno del presunto reato sarebbe l’aver accompagnato la figlioletta al pronto soccorso per una frattura. Ma anche qui l’uomo, un amico che insieme alla moglie ospitò per un periodo la donna in casa propria, cade in contraddizione parlando prima di una mano rotta, poi di un polso slogato, salvo correggersi alla fine e ricordare che “nella caduta mia figlia si procurò anche una contusione alla clavicola”.

    Al banco dei testimoni arriva anche una coppia di conoscenti della 43enne. Lui è un agente di polizia locale presso il comando di Brescia. Lei, ex ospite della casa gestita da don Mariani, è diventata sua moglie. L’agente riporta un ulteriore elemento a carico del parroco: “mi chiamò nel 2009, il giorno prima dell’udienza in cui doveva testimoniare mia moglie per chiedere se si poteva modificare la sua deposizione. Disse che tutto (il processo allora in corso a Mantova per violenza sessuale, ndr) era un complotto contro di lui orchestrato dalla psicologa della struttura e dalla suora che ci lavora. Gli dissi che quanto stava facendo era una cosa gravissima” e lo riferì all’ispettore che seguì le indagini a carico dell’imputato. La mattina dell’udienza poi, “incontrammo Nela (questo il nome della donna che accusò il prete, ndr) fuori dalla procura di Mantova, che ci raccontò dell’episodio dell’offerta di denaro”.

    Al termine dell’udienza ferrarese don Mariani ha rinunciato ad essere ascoltato e ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee, nel corso delle quali ha raccontato come conobbe Nela: “dopo essere stata arrestata decise di denunciare i suoi sfruttatori, ottenendo così i benefici di legge che le evitarono l’espulsione e accettò un programma di reinserimento”.

    Programma che iniziò presso la Casa di Ruth, ma “dopo un periodo positivo – prosegue il sacerdote – non era più disposta ad accettare le regole della struttura e si allontanò”. Per questo don Mariani presentò alla questura una relazione negativa sul suo programma di reinserimento, che costò alla donna il mancato rinnovo del permesso di soggiorno e l’avviso del provvedimento di espulsione. “Lei mi chiamò supplicandomi di tornare sui miei passi, minacciando che altrimenti ‘sapeva come rovinarmi’. Quando poi seppi della denuncia a mio carico capii a cosa si riferiva. E lei, denunciandomi, è riuscita a ottenere il rinvio dell’espulsione”.

    Don Mariani nega poi che l’incontro di Copparo sia mai avvenuto, confermando invece la telefonata all’agente di polizia, “ma non ho assolutamente chiesto che la moglie cambiasse testimonianza, volevo solo poterli incontrare”.

    Terminato la fase dibattimentale, il processo si avvia ora alla discussione. L’udienza è fissata per il 18 gennaio.

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