Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Marco Tosatti

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Intanto Viganò scrive ai prelati riuniti: “Non siate pecore spaventate, ma pastori coraggiosi”. 

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Indagare, non giudicare, come le fonti vicine al Vaticano, da cui è partita questa mossa dilatoria, hanno diffuso – con successo – non appena il presidente della conferenza episcopale, Daniel Di Nardo, ha dato l’annuncio dello stop al voto proveniente da Roma. I risultati dell’eventuale indagine verrebbero poi consegnati alle autorità superiori, e in particolare al Nunzio. Quindi non si tratterebbe – come i difensori della mossa vaticana affermano – di un attentato al primato petrino, o alle prerogative pontificie rispetto ai vescovi.

    Quello che è certo è che i vescovi americani, e con loro il presidente, il cardinale DiNardo, sono rimasti a dir poco sorpresi dalla richiesta della Congregazione per i vescovi, in cui siedono peraltro anche i cardinali Cupich e Wuerl, direttamente collegati con la “filiera” McCarrick.

    Tutti i cronisti presenti parlano di una “visibile sorpresa” dei vescovi, in particolare perché le bozze dei due documenti – quello sulla condotta dei vescovi e quello sull’istituzione di una commissione di inchiesta – sembravano a tutti necessari, per dare un segnale concreto ai cattolici e all’opinione pubblica che la Conferenza episcopale voleva affrontare seriamente il dramma degli abusi. Non è un caso che gli interventi del presidente e della vicepresidente del National Advisory Council sul tema abusi – un sacerdote e una donna – siano stati subissati di applausi. Entrambi hanno parlato delle riforme proposte e bloccate da Roma: un nuovo codice di condotta, un’inchiesta sui seminari, per estirpare alla radice i comportamenti predatori omosessuali, un’inchiesta sul cardinale McCarrick e un sistema indipendente per indagare le accuse di abusi.

    In questo clima si è inserito il breve messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che riportiamo: “Cari Fratelli Vescovi negli Stati Uniti, Vi scrivo per ricordarvi il sacro mandato che vi è stato dato il giorno della vostra ordinazione episcopale: condurre il gregge a Cristo. Meditate su Proverbi 9:10: il timore del Signore è l’inizio della saggezza! Non comportatevi come pecore spaventate, ma come pastori coraggiosi. Non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà a ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni. Sto digiunando e pregando per voi. Arcivescovo Carlo Maria Viganò,  Il vostro ex Nunzio Apostolico”.

    Roma chiede che la votazione sulle proposte concrete per affrontare la crisi sia rimandata a dopo febbraio, cioè a dopo il “vertice” di tutte le conferenze episcopali del mondo a Roma per discutere del problema degli abusi. E dopo lo sconcerto dovuto all’annuncio dell’inspiegabile richiesta romana, i vescovi hanno deciso comunque di affrontare nella discussione i temi caldi, in modo da fornire alla delegazione USA di febbraio armi e materiale per affrontare la questione. Come ha spiegato un vescovo coraggioso, Thomas Paprocki di Springfield questa non è una ribellione o un atto di disobbedienza verso il Pontefice. Ma i vescovi non sono “direttori di filiale” del Vaticano, né “vicari del romano Pontefice”. La conferenza episcopale americana deve “prendersi cura del suo gregge”. E, come diversi commentatori hanno fatto rimarcare, la richiesta romana confligge con la sinodalità e il decentramento sbandierati a parole, per non parlare poi della necessità, sempre sbandierata in maniera demagogica e tradita nei fatti, di un maggior ruolo di laici e donne nella Chiesa. Tutto bello, fino a quando non si arriva al concreto: e allora la struttura verticistica e clericale riappare immediatamente.

    E il cambio di tono è diventato evidente quando il card. Di Nardo ha annunciato che ci sarebbe stato un voto per un argomento aggiunto all’agenda. Il cardinale ha annunciato che l’aggiunta proposta sarebbe stata quella di inviare una richiesta formale alla Santa Sede di consegnare tutta la documentazione relativa al caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. A seguire il vescovo ausiliare di Los Angeles, Robert Barron, ha sottolineato come la crisi attuale fosse nata proprio a causa del cardinale, e che la gente sta premendo sui vescovi perché si arrivi a fare chiarezza fino in fondo. Un tema sensibile per Roma e per il Pontefice, che ha evitato di rispondere alla chiamata in causa dell’arcivescovo Viganò su questo tema.

    Barron si è chiesto a che punto sia l’esame dei documenti relativi da parte della Santa Sede, e si è chiesto se non sia possibile “esercitare una rispettosa pressione” per un’indagine approfondita. Che, ancora una volta non sembra sia nei desideri vaticani. La richiesta di un’indagine apostolica fatta al Pontefice dai vescovi USA era stata lasciata cadere. Ma il presidente del National Advisory Council, padre David Whitestone, ha chiesto che ci sia un’indagine totale e indipendente sullo scandalo McCarrick, che includa i dettagli dei compensi ricevuti da eventuali vittime, e i nomi di coloro che erano al corrente delle eventuali sanzioni verso McCarrick.

    Il problema delle sanzioni, di chi ne era al corrente, di chi non le ha fatte rispettare e di chi le ha sollevate come sappiamo è uno dei nodi centrali della testimonianza Viganò. Una richiesta analoga è stata fatta da Francesco Cesareo, il presidente del National Review Board, l’organismo creato nel 2002 a difesa dei minori nella Chiesa americana. Cesareo ha chiesto un’indagine nello scandalo McCarrick, e ha anche chiesto che le diocesi di Newark, Washington e New York cooperino nell’inchiesta. È evidente che per i vescovi americani – e per i fedeli americani in generale – la chiarezza sul caso McCarrick è un tema di grande importanza per ristabilire un clima di fiducia. Un’esigenza che il silenzio del Vaticano e del Pontefice sembrano non capire.

    Cesareo ha detto: “Le accuse dell’arcivescovo Viganò devono trovare risposta. Non si deve tralasciare nulla. Ignorare queste accuse lascerà una nuvola sulla Chiesa, e le domande resteranno in sospeso”.

    http://lanuovabq.it/it/commissione-sugli-abusi-i-vescovi-usa-tirano-dritto

  • Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Città del Vaticano – Mentre negli Stati Uniti non si placano le polemiche delle vittime degli abusi, Papa Francesco prova a recuperare il terreno perduto nella lotta contro la pedofilia nominando segretario aggiunto della Congregazione della Dottrina della Fede l’ex promotore di giustizia Charles E. Scicluna, un prelato che era stato allontanato dal suo ruolo nel 2012 con una decisione che creò a suo tempo sconcerto per i modi con i quali fu deciso l’incomprensibile spostamento. Divenuto successivamente arcivescovo di Malta, Scicluna venne in seguito mandato in Cile da Papa Francesco come suo inviato per fare chiarezza sulle coperture garantite da alcuni vescovi al pedofilo seriale, padre Fernando Karadima. Dall’inchiesta di Scicluna il Papa ha rimosso ben 5 presuli cileni sugli oltre 30 che hanno offerto le dimissioni a Francesco.

    Monsignor Scicluna che ha fama di grande fermezza – come testimonia anche la sua accusa di omertà rivolta ai vescovi italiani – manterrà il suo incarico di arcivescovo di Malta ma intanto si prepara ad aiutare a gestire l’incontro tra tutte le conferenze episcopali del mondo di febbraio, un incontro che si annuncia un po’ come una specie di mini concilio, sebbene ritagliato sulle misure da adottare per debellare nella Chiesa la piaga degli abusi e i comportamenti omertosi di tanti vescovi. A suo tempo Scicluna si disse favorevole all’istituzione di un tribunale speciale per i vescovi insabbiatori ma la proposta fu accantonata in curia perchè ritenuta eccessiva e non in linea con il diritto canonico.

    La nomina di Scicluna – resa nota stamattina – non sembra però placare il clima di irritazione generale che si respira nella Chiesa cattolica americana, impegnata ultimamente ad individuare una serie di misure concrete da adottare nelle diocesi. Ad alzare la tensione è stata anche la richiesta da parte del Vaticano, di chiedere ai vescovi americani di rinviare il voto di queste nuove misure antipedofili, e di aspettare fino a febbraio, quando ci sarà la riunione di tutti gli episcopati del mondo. Le vittime negli Stati Uniti hanno vissuto questo rinvio come l’ennesima batosta che, ai loro occhi, dimostra la difficoltà della Chiesa a fare luce sui comportamenti poco trasparenti dei vertici.

    Lo stesso cardinale Daniel DiNardo non è stato affatto contento di questo rinvio. Non se l’aspettava. In una conferenza stampa non ha nascosto sconforto. «Stiamo lavorando molto bene per passare all’azione e lo faremo. Abbiamo solo un dosso sulla strada». Di Nardo ha riferito che non sa se sia stato lo stesso Papa Francesco a chiedere il rinvio a febbraio. Molto probabilmente, ha aggiunto, potrebbe essere stata la Congregazione dei Vescovi da sempre contraria all’istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare il comportamento dei vescovi insabbiatori. Quindi ha ipotizzato che un motivo della richiesta potrebbe essere legata alla necessità di modificare il diritto canonico.

    A complicare il quadro e a rendere più teso il clima è arrivata ai vescovi americani una lettera dell’ex nunzio Viganò che ha lanciato all’episcopato un appello a ignorare il rinvio vaticano e a votare le misure antipedofilia individuate: «Non comportatevi come pecore spaventate ma come pastori coraggiosi, non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà ad ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vaticano_abusi_usa_chiesa_scicluna_vescovi_vittime_giustizia-4104853.html

  • Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    di Sabino Paciolla

    Ieri è iniziata a Baltimora la sessione autunnale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), circa 300 vescovi da 195 diocesi. Una sessione molto attesa per le delicate decisioni che molti si attendono i vescovi prendano al fine di affrontare e sradicare la piaga degli abusi sessuali che, questa volta, a differenza della precedente del 2002, sta toccando proprio loro, i vescovi, e persino un cardinale, Theodore McCarrick.

    Lo scenario, però, è completamente e drammaticamente cambiato quando in apertura dell’assise il suo presidente, card. Daniel DiNardo, ha annunciato che nella serata del giorno precedente la Santa Sede, mediante la Congregazione dei vescovi, aveva richiesto con insistenza che i vescovi si astenessero dal votare sia sulla istituenda commissione guidata dai laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali, sia sul nuovo codice di condotta dei vescovi sulla stessa materia. Il Vaticano ha chiesto ai vescovi USA di astenersi dalle votazioni in attesa di un summit di tre giorni programmato per febbraio prossimo a Roma. Tale summit è stato convocato da Papa Francesco per discutere proprio della crisi degli abusi, e dovrebbe riguardare i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo.

    Una richiesta contraddittoria

    La richiesta, arrivata quasi all’ultimo minuto, ha colto di sorpresa tutti, a cominciare dal suo presidente (si veda il video in fondo), ed è apparsa molto contraddittoria per vari motivi.

    Prima di tutto, è da poco terminato il Sinodo dei giovani dove è stata ribadita, tra l’altro, l’urgenza di affrontare con decisione la questione degli abusi sessuali nella Chiesa. Poi, qualche giorno fa la Conferenza Episcopale francese, con la benedizione vaticana, ha approvato una commissione indipendente, comprendente laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali. Infine, proprio nella bozza finale del Sinodo dei giovani è apparsa, con sorpresa di tutti, una sezione sulla “sinodalità, cioè una forma particolare di maggiore collegialità tra Papa e Conferenze episcopali. (È stata una sorpresa per tutti perché durante il Sinodo non si era affatto parlato di essa. Sembra che alla stesura abbia addirittura partecipato il Papa stesso).

    E allora, molti si sono chiesti: come mai la tanto declamata “sinodalità” in questo caso è stata azzerata? Come mai per la Francia vi è stato il lasciapassare da parte del Vaticano, mentre nel caso degli USA è arrivato un improvviso ed inaspettato stop?

    Anche le stesse parole del Nunzio apostolico negli USA, arcivescovo Christophe Pierre, pronunciate ieri nell’assise di Baltimora suonano parecchio strane, se confrontate con l’autorizzazione alla commissione indipendente data ai vescovi francesi. Riferendosi alla commissione indipendente auspicata dai vescovi USA, il Nunzio apostolico ha detto:

    “Può esserci la tentazione da parte di alcuni di cedere la responsabilità della riforma ad altri che a noi stessi, come se non fossimo più in grado di riformarci o di fidarci di noi stessi, come se il deposito di fiducia dovesse essere trasferito interamente ad altre istituzioni.” E proseguendo: “L’assistenza è gradita e necessaria, e sicuramente la collaborazione con i laici è essenziale. Tuttavia, la responsabilità come vescovi di questa Chiesa cattolica è nostra: vivere con essa, soffrire con essa, ed esercitarla correttamente.”.

    Come detto all’inizio, l’annuncio ha quasi scioccato tutti, ad eccezione del card. Blase Cupich (si veda il video), il quale non solo è sembrato sicuro della cosa, ma, anzi, ha preso immediatamente posizione dicendo: “è chiaro che la Santa Sede sta prendendo sul serio la crisi degli abusi“. Ha chiesto anche che l’assise esprimesse un voto non vincolante sui punti proposti.

    Molti dei presenti, ma anche dei commentatori, si sono chiesti quale il senso di un tale stop e perché sia stato inviato quasi all’ultimo minuto. Inoltre, come mai tale decisione sia stata presa proprio presso la Congregazione dei vescovi, e quale sia stato il ruolo dei due esponenti americani che vi fanno parte: il suddetto card. Cupich ed il card. Wuerl (quest’ultimo, si ricorderà, in seguito ai clamori e critiche suscitate dalla sua gestione di chierici implicati in abusi sessuali in Pennsylvania, aveva sollecitato il Papa ad accettare le sue dimissioni, per raggiunti limiti di età, dalla conduzione dell’Arcidiocesi di Washington. Le dimissioni furono poi accettate).

    Poiché il presidente della Conferenza Episcopale USA, DiNardo, è sembrato totalmente colto di sorpresa dallo stop vaticano, mentre il card. Cupich è sembrato pienamente consapevole della cosa, è ovvio che quest’ultimo ed il card. Wuerl si aspetteranno richieste di chiarimenti su tale questione, e se, e quanto, eventualmente, abbiano fatto per contrastarla.

    Quale il motivo dello stop? Le ipotesi sono varie.

    Si sapeva che sul testo della commissione erano state espresse alcune riserve in punto di codice di diritto canonico. Alcuni hanno però osservato che il testo ha avuto una sua gestazione nei mesi scorsi, con confronti con la Santa Sede e, dunque, nel caso fossero state sollevate preoccupazioni, è lecito immaginare un loro appianamento. Altri, come Ed Condon, del Catholic News Agency (CNA), riferiscono che “fonti dell’USCCB hanno detto alla CNA che la Conferenza episcopale si è consultata sui documenti con i dipartimenti vaticani in vista della riunione di questa settimana, e che queste preoccupazioni non sono state sollevate”. Altri, infine, si sono chiesti come mai la Santa Sede non abbia consentito il voto su un documento che comunque sarebbe stato inviato a Roma per la fase di “recognitio”, durante la quale il Vaticano avrebbe potuto attuare eventuali emendamenti, per poi rispedirlo al mittente. Che, è bene ricordarlo, è esattamente il procedimento che fu attuato durante la crisi da abusi del 2002.

    Ancora più sorprendente è stato il veto imposto dal Vaticano sulle norme di condotta dei vescovi poiché, come riportano fonti giornalistiche, esse non contenevano novità di natura canonica, a parte un generico riferimento alla commissione d’indagine. In conclusione, è sembrato a molti che il Vaticano abbia imposto ai vescovi americani di non intervenire affatto su questa materia.

    Quale è stata la reazione dei vescovi americani?

    Il canonista Ed Condon dice che “Molti dei vescovi riuniti a Baltimora hanno detto a CNA di essere arrabbiati per quello che vedono come un tentativo di impedire loro di discutere della crisi degli abusi sessuali e di confonderne le ragioni. Già frustrati dal fatto che la loro richiesta di una visita apostolica (cioè di una ispezione vaticana, ndr) per lo scandalo McCarrick (l’ex cardinale dimessosi per abusi sessuali, ndr) è stata negata, diversi vescovi si chiedono perché la Congregazione dei vescovi sembri ora scoraggiarli anche solo dal parlare dell’elefante (cioè della questione spinosissima, ndr) nella sala conferenze.”.

    Continua Ed Condon, “I vescovi sanno che dovranno tornare nelle loro diocesi e spiegare quello che è successo. Sanno che dovranno spiegare la decisione del Vaticano ai loro sacerdoti, molti dei quali sperano in una riforma. E sanno che devono spiegare al Dipartimento di Giustizia e ai procuratori generali dello Stato, che li stanno indagando, che stanno cercando di affrontare questo problema in modo serio.”

    E poi, “Per convincere i cattolici americani che la Chiesa è seria nell’affrontare la crisi degli abusi, sembrano non avere altra scelta che continuare ad esprimere una grave insoddisfazione per la direttiva di Roma, pur esprimendo l’obbligo di rispettarla.”

    E Infine, “Mentre molti dei vescovi sono scoraggiati, e lasciati a indovinare i motivi e le intenzioni dietro gli interventi a sorpresa di Roma, una cosa è chiara: non hanno alcuna intenzione di cambiare argomento”.

    E fuori dell’assemblea cosa è successo?

    I sopravvissuti e gli attivisti per la responsabilità dei vescovi hanno definito lo stop vaticano come “totalmente inaccettabile”.

    Tanti i commenti di disappunto. Uno per tutti: “Peter Isley, un sopravvissuto di abusi sessuali clericali che ora lavora con l’organizzazione Ending Clergy Abuse, ha detto che la decisione del Vaticano significa effettivamente: ‘Ci preoccupiamo di più della nostra organizzazione e dei nostri titoli principeschi e delle nostre posizioni’ piuttosto che mettere in atto misure di responsabilità”. Infine, ha concluso sconsolato: “Non possono uscire da questa conferenza senza consegnare nulla”.

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

  • Assemblea Cei: al centro dell’incontro dei vescovi italiani i casi di pedofilia

    Assemblea Cei: al centro dell’incontro dei vescovi italiani i casi di pedofilia

    Si aprirà domani l’assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana. Si parlerà di liturgia e sarà un confronto in vista dell’anno pastorale appena cominciato, a partire dal tema delle missioni e dalla presenza nelle diocesi italiane di sacerdoti stranieri. Ma in primo piano resta la grave questione della pedofilia che ha investito la Chiesa in tutto il mondo. Il presidente dei vescovi italiani, il card. Gualtiero Bassetti, aveva preannunciato un documento nel quale, tra l’altro, si dovrebbe rilanciare la necessità della massima collaborazione con le autorità; in primo piano anche la prevenzione. “I vescovi si confronteranno sul lavoro della Commissione Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa” conferma la nota che annuncia l’assemblea che si terrà a Roma fino a giovedì 15 novembre. La stessa questione della pedofilia sarà al centro anche dell’assemblea nazionale dei vescovi cattolici statunitensi a Baltimora, dopo una serie di scandali enormi venuti alla luce quest’anno. I vescovi hanno preso in considerazione diverse riforme per dare una risposta più forte ma alcuni attivisti cattolici chiedono ulteriori passi, tra cui la pubblicazione dei nomi di tutti i membri del clero accusati di abusi. Una coalizione di attivisti ha annunciato l’affissione delle proprie richieste sulle porte delle chiese a Baltimora e altrove. Assemblea dei vescovi da domani anche in Cile, a La Florida. La Chiesa cilena ha visto in questo 2018 un vero e proprio tsunami a causa degli abusi, che ha portato a tante dimissioni e anche alle eccezionali decisioni di Papa Francesco di riduzione allo stato laicale di alcuni ecclesiastici. Tutto questo in vista dell’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo con il Papa a febbraio. Intanto anche in Inghilterra la Chiesa cattolica è stata messa sotto indagine sulla sua gestione degli abusi sessuali su minori e l’insabbiamento dei casi di preti predatori da parte dei vescovi. La prossima settimana alcune vittime testimonieranno in un’indagine indipendente, insieme a leader della Chiesa, funzionari ed esperti di protezione dei minori. Anche il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, dovrebbe dare la sua testimonianza martedì 13 novembre. Sarà la prima volta che un ecclesiastico così alto in grado sarà sottoposto in Inghilterra a un controllo incrociato sotto giuramento. Nichols è stato arcivescovo di Birmingham – la diocesi che è sotto esame in questa indagine – dal 2000 al 2009. In Usa, a Buffalo, è invece cominciata una nuova forma di protesta: alcuni parrocchiani stanno usando il cesto della raccolta domenicale delle offerte a messa per chiedere le dimissioni del vescovo Richard Malone, finito sotto attacco perché un suo ex assistente ha fornito dei documenti ai media americani dai quali si evincerebbe che il vescovo non sanzionò sacerdoti della sua diocesi accusati di pedofilia.

    https://www.agora24.it/2018/11/assemblea-cei-al-centro-dellincontro-dei-vescovi-italiani-i-casi-di-pedofilia/

  • Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

    Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

    Un conflitto istituzionale e giudiziario senza precedenti si è aperto in America: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, infatti, ha chiamato in causa gli stessi vertici della conferenza episcopale nelle indagini relative allo scandalo degli abusi sessuali sui minori. Con una lettera inviata il nove ottobre al cardinale Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi Usa, il Dipartimento di giustizia – che ha aperto un’indagine sulle diocesi della Pennsylvania – ha fatto sapere che «quest’ufficio sta indagando su possibili violazioni della legge federale»; per tale ragione si chiede alla conferenza episcopale e a tutti i funzionari, a tutte le diocesi del paese, di conservare, e soprattutto «di non distruggere, eliminare o alterare in alcun modo» i documenti relativi ai casi di abuso sessuale nei quali sono coinvolti sacerdoti cattolici, le informazioni relative ai loro trasferimenti o quanto è conservato negli archivi segreti. Rispetto ai reati contestati – per esempio pedofilia o pedopornografia – d’ora in avanti si terrà conto della legislazione federale, assai severa in materia. L’inchiesta, inoltre potrebbe allargarsi a macchia d’olio.

    IL CONFLITTO TRA GOVERNO E CHIESA

    La richiesta avanzata dall’ufficio del procuratore federale per la Pennsylvania orientale, William McSwain, un repubblicano di tendenze conservatrici nominato da Donald Trump, rappresenta una svolta nel lungo conflitto fra la giustizia americana e la Chiesa non solo perché questa volta a scendere in campo è il governo federale. Per la prima volta viene infatti coinvolto anche il vertiche della Chiesa negli Usa e non solo le singole diocesi, prospettando in tal modo ipotesi di reati che richiamano alla responsabilità diretta dell’episcopato. Quest’ultimo, d’ora in avanti, si sentirà inevitabilmente sotto scacco rispetto al governo: fin dove potranno spingersi i vescovi nei loro pronunciamenti pubblici rispetto alle tante questioni critiche che attraversano il Paese se si sentiranno esposti, di fatto, alla minaccia permanente di un’indagine giudiziaria? E tuttavia, se questo è un quadro certamente angoscioso per la Chiesa americana, non ci si è arrivati per caso.

    LA STRATEGIA DELL’INSABBIAMENTO

    L’indagine federale è stata aperta nei confronti delle diocesi cattoliche della Pennsylvania dopo che l’estate scorsa fece scalpore la pubblicazione, seguita a due anni di indagine, del rapporto di un Gran Giurì sugli abusi commessi in 6 delle 8 diocesi dello stato, indagine promossa dal procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro, del partito democratico. Centinaia di migliaia di documenti esaminati, l’individuazione di 300 preti responsabili di almeno 1000 abusi nell’arco di settant’anni, il sospetto, assai fondato, che non tutti i reati siano stati denunciati in questi decenni: il rapporto aveva un contenuto a dir poco esplosivo. Due elementi dell’indagine del Gran Giurì hanno accelerato gli eventi successivi: la partecipazione all’inchiesta di un gruppo di esperti dell’Fbi, e il fatto che – muovendosi su più diocesi contemporaneamente – sia emersa con una chiarezza estrema una “strategia” dell’insabbiamento. Da qui a coinvolgere l’intera chiesa americana nelle indagini, il passo è stato breve.

    La guerra interna alla Chiesa dietro lo scandalo abusi

    Dietro lo scandalo abusi sui minori c’è una lotta interna alla Chiesa. Dal rapporto Viganò fino ai nuovi filoni di indagine, il punto.

    LA STORIA RACCONTATA DAL FILM IL CASO SPOTLIGHT

    Quella degli abusi sessuali è diventata una storia da premio Oscar con il film Il caso Spotlight, nel 2016, che raccontava la storica inchiesta del Boston Globe sui casi di pedofilia della diocesi di Boston nel 2001. L’indagine all’inizio riguardava pochi preti, poi emerse un’altra realtà: almeno 80 sacerdoti coinvolti, abusi protrattisi negli anni, coperture al più alto livello – venne chiamato in causa l’arcivescovo della città, il cardinale Bernard Law che poi trovò rifugio in Vaticano – lo spostamento dei sacerdoti predatori di parrocchia in parrocchia. Da allora la Chiesa americana, i pontefici che si sono succeduti, hanno cercato di arginare e fermare il fenomeno, di smantellare l’omertà interna, di infrangere la congiura del silenzio e il primato del “buon nome dell’istituzione’ che prevaleva anche sul senso di giustizia e la pietà per le vittime. D’altro canto è vero che molti dei casi denunciati riguardano i decenni passati e tuttavia è altrettanto innegabile che gli episodi di abuso spesso arrivano fino a periodi molto recenti. Di certo il problema era molto più diffuso e radicato di quanto la stessa Chiesa non abbia cercato di far credere, mentre le coperture sono durate fino all’oggi anche per i fatti del passato. Per la Chiesa americana in modo specifico, che aveva proclamato un po’ frettolosamente la “tolleranza zero“, si tratta di una sorta di disfatta generale le cui conseguenze sulla tenuta dell’istituzione sono ancora difficilmente prevedibili.

    UNA SPIA NELLA DIOCESI DI BUFFALO

    D’altro canto l’indagine della Pennsylvania è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dando il via a una serie di altri scandali che si stanno aprendo a catena: in Cile sono ormai diversi i vescovi che il Papa ha fatto dimettere mentre la credibilità della Chiesa è ridotta ai minimi termini. Negli Stati Uniti prosegue lo stillicidio di indagini interne alle diocesi o condotte dalle autorità giudiziarie. Da ultimo, un vescovo ausiliare di New York, John Jenik, è stato rimosso dal suo incarico dopo essere stato riconosciuto responsabile di abusi commessi negli anni ’80. Un’ex segretaria del vescovo di Buffalo (mons. Richard Malone), Siobhan O’Connor, ha aiutato l’Fbi a smascherare un gigantesco lavoro di insabbiamento (anche in questo caso è in corso un’indagine federale). Il vescovo è accusato di aver escluso i nomi di decine di preti molestatori da un rapporto pubblicato in marzo nel quale si annunciava un programma di risarcimento delle vittime di una quarantina di sacerdoti.

    L’ARCHIVIO DI O’CONNOR CHE IMBARAZZA LE GERARCHIE

    Ora, centinaia di documenti degli archivi della diocesi fotocopiati segretamente dalla O’Connor, aprono una straordinaria finestra sulle decisioni prese dal vescovo nei confronti dei preti accusati di abusi. I religiosi accusati di molestie sarebbero stati in realtà oltre un centinaio, senza il lavoro di Siobhan O’Connor – che pure si professa cattolica e dice di amare profondamente la Chiesa – sarebbero rimasti segreti. Nelle settimane e nei mesi scorsi, ha fatto scalpore il caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, coinvolto in vicende di abusi avvenute nel corso della sua lunga carriera; McCarrick – ormai molto anziano – non è più cardinale per decisione del Papa; dopo di lui, che ricoprì pure l ‘incarico di arcivescovo di Washington, ha lasciato il suo posto – in seguito a quanto rivelato dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, il cardinale Donald Wuerl, successore di McCarrick alla guida della diocesi della capitale americana. Lo tsunami pedofilia, intanto, ha raggiunto pure l’Europa.

    Il rapporto choc sulla Chiesa in Germania: 3.677 abusi su minori

    Il rapporto choc sulla Chiesa cattolica in Germania: 3.677 casi di abusi su minori dal 1946 al 2014.

    DALL’AMERICA ALL’EUROPA: IL CASO FRANCESE

    Il caso abusi sta infatti esplodendo in Spagna dove si parla già di centinaia di vittime, e in Francia dove iniziano i primi processi mentre un rapporto della stessa conferenza episcopale ha cominciato a raccontare una verità amara: dal gennaio 2017 fino ad oggi – riporta il Sir, l’agenzia stampa della Cei riferendo sul caso francese – sono state 211 le persone che hanno denunciato casi di abuso ai vescovi e 75 i fatti segnalati e denunciati alla giustizia; 129 i sacerdoti coinvolti, 49 quelli sospesi precauzionalmente. Dal 3 al 6 novembre, i vescovi francesi si sono riuniti a Lourdes dove, per la prima volta, hanno ascoltato la voce di 8 vittime. Un cammino penitenziale e di trasparenza è dunque iniziato, e tuttavia sembra evidente che la tentacolare crisi degli abusi del clero sia ben lungi dal dirsi conclusa. Per questo, decisivo potrà essere l’incontro dedicato al problema che si svolgerà a febbraio in Vaticano, sarà un confronto aperto fra il Papa e tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo.

    http://va.newsrepublic.net/a/6621904744333967878?

  • Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Il 20 settembre don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano accusato di aver violentato il ragazzo nel 2011, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi. Dal processo è emerso che l’arcivescovo di Milano fu informato ma decise di non denunciare il sacerdote, ma anzi di spostarlo in un altro oratorio. Ora famiglia è in possesso di una lettera, che IlFattoQuotidiano.it pubblica in esclusiva, in cui il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre del giovane, scrive “che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”

    di Ersilio Mattioni

    Dopo 7 anni decide di metterci il nome, il cognome e il volto. Ma per Alessandro Battaglia, che fu abusato da un sacerdote quando era adolescente, non è stato semplice. La svolta non è arrivata dopo la sentenza di primo grado, che lo scorso 20 settembre ha condannato don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di carcere, bensì dopo un viaggio in Germania. In un’intervista sul quotidiano La Verità, Alessandro racconta la scena che lo ha convinto a uscire allo scoperto, a mostrarsi in pubblico indossando una maglietta con la scritta “Abusato a 15 anni da don Mauro Galli“.

    E’ a Berlino per partecipare al meeting internazionale delle vittime di abusi da parte del clero e si trova davanti una parete con una cinquantina di nomi: “Non capivo cosa significassero e ho chiesto: erano i ragazzi suicidati per colpa dei sacerdoti. Lì ho capito di non essere più una vittima, ma un sopravvissuto”. Celare la propria identità non ha più senso, Alessandro avverte l’urgenza di dire a tutti la stessa cosa: di fronte a una violenza, si deve denunciare e si devo farlo subito. E non si cura dei suoi ex amici, quei ragazzi dell’oratorio che oggi, quando lo incontrano per strada, “attraversano e vanno sull’altro marciapiedi”.

    Ma la storia di Alessandro va oltre gli abusi e chiama in causa i vertici della Chiesa, accusati dalla famiglia Battaglia di omertà, bugie, insabbiamenti e depistaggi. Una vicenda raccontata nei minimi dettagli, tutto nero su bianco: decine di lettere, spedite alla Curia di Milano e al Vaticano, in modo che nessuno potesse dire di non sapere. Spunta persino un documento esclusivo, datato 11 maggio 2018, che certifica come persino Papa Francesco ne fosse a conoscenza: “Desidero informarLa – scrive il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre di Alessandro – che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”.

    Parole che pesano come macigni, perché fu proprio Jorge Mario Bergoglio, nel febbraio 2016, a prendere una posizione netta contro le conferenze episcopali, quella italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria. Al contrario, per il Pontefice, “denunciare gli abusi è un obbligo morale”. E ancora: “I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Piena responsabilità anche per i vescovi che insabbiano un caso di presunta pedofilia. Tanto che il Papa istituì una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, proprio per processare gli alti prelati che, pur sapendo, hanno preferito tacere e lavare i panni sporchi in famiglia.

    Il difficile è passare dalle parole ai fatti, perché il caso di Alessandro chiama il Papa alla prova della responsabilità. Dalle carte processuali è infatti emerso che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, fu informato dal parroco di Rozzano degli abusi di don Mauro Galli. All’epoca Delpini era il vicario episcopale e decise di non denunciare il giovane sacerdote, ma anzi di spostarlo a Legnano, in un altro oratorio e di nuovo a contatto con i minori. Circostanza che lo stesso Delpini ha ammesso nel corso di un interrogatorio di Polizia. Ecco perché la famiglia Battaglia, che continua a professarsi cattolica e praticante, vuole che adesso il Pontefice mantenga le promesse, rimuovendo l’arcivescovo di Milano e sottoponendolo a processo ecclesiastico.

    L’appello al Santo Padre arriva con una lunga lettera aperta, nella quale la vicenda di Alessandro viene per l’ennesima volta ricostruita: “Caro Papa Francesco, in questi interminabili anni ti abbiamo scritto decine di volte, abbiamo scritto centinaia di pagine a tanti sacerdoti, vescovi, cardinali (…) Abbiamo denunciato con nomi e cognomi, come tu esortavi a fare, quando anni fa avevi delineato l’identikit del buon sacerdote, che sa e ha il coraggio di denunciare (…) Ci siamo fidati di te e abbiamo denunciato il comportamento dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Probabilmente abbiamo sbagliato”.

    La missiva non trascura niente, neppure il più piccolo particolare. E non smette di esortare il Pontefice: “Caro Papa Francesco, sicuramente non avrai difficoltà a farti consegnare le intercettazioni telefoniche e i verbali di Polizia a disposizione dello studio legale che assiste la Diocesi di Milano. Sincerati di persona del comportamento dell’arcivescovo da te nominato, se ti interessano le vittime e non vuoi di nuovo incorrere in altri fastidiosi errori (…) Basta ipocrisie! Non è più tempo di mentire. Tu stesso ci spiegavi: nessuno sconto per i preti e per chi li copre. E dunque?” Per ora, dalla Città del Vaticano, tutto tace. E al Sinodo sui giovani, che si è aperto in settembre a Roma, è proprio Delpini il rappresentante dei vescovi italiani.

    Intanto Alessandro cerca faticosamente di ricominciare a vivere, scacciando i fantasmi che, spesso, tornano a bussare alla sua porta. Di giorno e di notte. Lui, di credere in Dio, non ha smesso. Ma trova vergognoso che l’arcivescovo di Milano sia ancora al suo posto e assicura: “I miei figli non vedranno mai l’interno di una chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/?fbclid=IwAR24wTU_NF4ol5WsjkjGoqiDlgAEhagI7SjhvgCgSJGhsITssv8qUKKBNm8

  • Mons. Delpini tentò di insabbiare l’abuso sessuale di don Mauro Galli: Papa Francesco fino a quando potrà ignorare il caso?

    Mons. Delpini tentò di insabbiare l’abuso sessuale di don Mauro Galli: Papa Francesco fino a quando potrà ignorare il caso?

    I familiari della vittima dell’abuso sessuale subìto da Alessandro Battaglia a Rozzano, nel 2011, da parte di don Mauro Galli, in questi anni hanno scritto decine di lettere a tutti i vertici della chiesa cattolica sia nella Diocesi di Milano che in Vaticano, includendo tra i destinatari anche direttamente il Santo Padre Papa Francesco. Per non lasciare nulla di intentato hanno deciso di affidare uno scritto molto dettagliato al quotidiano online “ilfattoquotidiano.it” destinato al Sommo Pontefice.

    Una Lettera Aperta che ripercorre tutta la dolorosa vicenda intrisa di vergognose menzogne, depistaggi e coperture omertose, messe in opera da parte di alti prelati citati ad uno ad uno, per essere certi di raggiungere a qualunque costo papa Francesco.

    Analizzando la copiosa documentazione, la corrispondenza intercorsa, le risposte ufficiali fornite ai familiari dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e tutti gli articoli di cronaca pubblicati da alcune testate giornalistiche come LaVerità, senza contare poi i servizi televisivi di Quarto Grado che hanno svelato un inquietante precedente e gli altri servizi televisivi delle diverse reti, senza contare il Dossier presentato dall’associazione Rete L’ABUSO alle Nazioni Unite e la relativa inchiesta avviata dall’ONU, l’esposto/denuncia da parte della medesima Associazione unitamente alla più ampia associazione internazionale ECA a cinque Procure della Repubblica Italiana, alle conferenze stampa internazionali, agli innumerevoli articoli scritti sul caso dalla stampa estera in decine di paesi nel mondo, è difficile ipotizzare che proprio solo il Pontefice potesse essere all’oscuro di tutto.

    Se prima della nomina di mons. Delpini ad Arcivescovo di Milano, nel luglio 2017, e mons. Tremolada Vescovo di Brescia, i collaboratori di Francesco gli avessero raccontato un’altra “verità”, pur scrivendo essi stessi contemporaneamente ai familiari della vittima riferendo che le loro missive di denuncia erano lì giunte regolarmente e che tutto era in mano direttamente al Pontefice, ora, nel 2018, prima della nomina dello stesso mons. Delpini rappresentante del Sinodo dei Vescovi sui giovani (ottobre 2018) è davvero impossibile credere che ancora il Papa non sappia nulla.

    In particolare da quando è iniziato il processo penale a porte aperte (giugno 2017), che si è concluso in primo grado il 20 settembre 2018 con la condanna del prete a sei anni e quattro mesi, risulta difficile credere che in Vaticano ci sia ancora qualcuno che possa sostenere di non essere a conoscenza della denuncia che gli stessi familiari hanno fatto pervenire in Vaticano, già dal maggio 2015,  rispetto allo specifico comportamento omissivo dei due vescovi mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada.

    L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale Müller, già nel 2015 rispondeva in meno di 24 ore che avrebbe analizzato personalmente tutta la documentazione comprovante la fondatezza della esplicita denuncia.

    Nella recente lettere aperta indirizzata a Papa Francesco, pubblicata da “ilfatto quotidiano.it” il 19 ottobre 2018, di seguito riportata (clicca qui – Lettera aperta a Papa Francesco), si leggono i nomi e i ruoli di alcune persone informate sui fatti a cui con fiducia i familiari si erano rivolti: “Caro Papa Francesco brevemente ti vogliamo raccontare, ancora una volta, l’ennesima volta, in cosa consiste la vicinanza che abbiamo avuto in questi anni, a partire dall’allora parroco don Carlo Mantegazza, al nuovo parroco don Roberto Soffientini, all’attuale Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada all’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, al Cardinale Angelo Scola all’epoca Arcivescovo di Milano, a tutti i Vescovi, Cardinali, Monsignori, Nunzi Apostolici… a cui abbiamo scritto nelle diverse e più alte Istituzioni della Chiesa, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, all’attuale Prefetto e al precedente, al Segretario, ai diversi membri, al Tribunale Ecclesiastico, Giudici, Notai, Procuratori, al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nelle sue più alte cariche, ai diversi Segretari di Stato che si sono susseguiti, alla Congregazione dei Vescovi e al suo Prefetto, al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, al Presidente per l’esame dei ricorsi della Congregazione per la Dottrina della Fede, al Prefetto della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti i suoi membri, ai tuoi Segretari, al Papa Emerito ecc. ecc.”

    Oggi il Santo Padre non può più  sostenere di non sapere, oggi è venuto il tempo della coerenza, dei provvedimenti, è giunto il momento in cui la credibilità è messa alla prova nei fatti.

    Gli ultimi avvenimenti di questi giorni non lasciano ben sperare, tenendo conto che tutta la documentazione relativa alla denuncia esplicita sul caso Delpini e Tremolada è di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede. A meno che il Santo Padre non decida personalmente di intervenire perché scopre, improvvisamente, di essere stato male informato dai suoi collaboratori come nel caso cileno del Vescovo Barros oggi sospeso.

    Ma quanti maldestri collaboratori dovrebbero saltare?

    Il Prefetto, Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, a cui sono giunte ormai una decina di copie di tutto il dossier sul Caso Delpini, recapitato più volte sia dai familiari della vittima che da tutti gli uffici curiali da essi contattati, come confermato per iscritto anche dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, dai diversi Nunzi Apostolici, dallo stesso Cardinale Scola già nel 2015, dal Tribunale ecclesiastico ecc.: è di fatto colui (Il prefetto Cardinale Ladaria) che governa l’istituzione ecclesiastica preposta a giudicare l’operato dei Vescovi, l’eventuale condotta omissiva nei casi di abuso sessuale da parte di clerici a loro affidati.

    Il Cardinale Ladaria è quindi la persona giusta che ha il dovere e la facoltà di decidere se “rinviare a giudizio” ecclesiastico i diversi vescovi denunciati come mons. Delpini e mons. Tremolada, colui che governa, che analizza le carte, le prove, i comportamenti ecc.

    Lo stesso Cardinale però è da anni accusato di aver a sua volta esplicitamente insabbiato almeno un caso di pedofilia, quello relativo Vescovo Barbarin che chiedeva consiglio rispetto all’abuso di un sacerdote a lui affidato.

    Il Vescovo Barbarin si era rivolto alla Congregazione per capire come comportarsi e il Cardinale Ladaria gli suggeriva scrivendogli di non dare pubblico scandalo insabbiando di fatto il caso.

    La giustizia penale Francese da alcuni anni sta invano tentando di recapitare la convocazione a comparire in tribunale in quanto accusato per presunta complicità nell’insabbiamento.

    Il Vaticano ha comunicato ufficialmente il 17 settembre 2018 alle autorità Francesi, in particolare al Ministero per gli affari Esteri in una nota resa pubblica il 18 ottobre 2018 da LaStampa Vatican Insider che il Vaticano, per il Cardinale Ladaria, ha invocato l’immunità diplomatica di cui gode il Cardinale stesso in quanto il  diritto internazionale riconosce «l’immunità penale ratione materiae agli agenti pubblici per atti compiuti in nome del sovrano Pontefice».

    Pertanto il comportamento esercitato da sua Eccellenza mons. Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non può essere giudicato se semplicemente il Vaticano non ritiene sia il caso.

    Questo significa che non importa la verità, non importa se tutto ciò è aberrante, se il Papa ha raccontato un sacco di storie sulla “Tolleranza Zero”, sul giudizio dei Vescovi definiti addirittura “Caca”, non importa se non c’è posto nella chiesa per chi abusa e per chi protegge gli abusatori qualunque grado gerarchico essi occupino nella nostra Madre Chiesa, come una Madre amorevole… (forse il Papa si era semplicemente dimenticato di specificare che questo era valido per tutti eccetto che per i diplomatici).

    Non importa se un Cardinale insabbia, o concorre ad insabbiare un caso di pedofilia: in quanto diplomatico può legittimamente farlo, esercitando il suo sacrosanto diritto di insabbiare e sottraendosi al giudizio, purché lo faccia in nome e per conto del Pontefice.

    Alla luce di queste rassicuranti prese di posizioni ufficiali da parte del Vaticano, risulta difficile pensare che proprio il Cardinale Ladaria Ferrer decida di “rinviare a giudizio” il Vescovo Delpini o il Vescovo Tremolada che, per loro sfortuna, non potrebbero invocare e godere dell’immunità diplomatica, pertanto è certamente meglio non rispondere ad alcuna missiva.

    Certamente più saggio non sottoporre nessuno al giudizio ecclesiastico mentre tutto questo, incredibilmente, avviene alla luce del sole senza che il Santo Padre Papa Francesco, che ora sa tutto, muova un dito, preferendo viceversa, nei fatti, optare per i proclami plateali, rivolgendo scuse quasi quotidiane alle vittime che sono stufe marce anche solo di sentirle pronunciare.

    La Redazione

  • “Non sputare del piatto in cui mangi” –  Abusi nella chiesa cattolica italiana

    “Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

    L’Italia è in difficoltà nel fornire chiarimenti su atti di abuso da parte della chiesa. Attivisti riferiscono su accordi tra Chiesa e Stato, il comportamento sbagliato del papa peggiora la situazione.

    A volte, arriva il momento della soddisfazione. Per Alessandro Battaglia è accaduto giovedì, quando Mauro Galli è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Milano. L’ex-vicario di Rozzano è stato ritenuto colpevole di avere commesso abuso sessuale ai danni di Alessandro nel 2011.

    “Oggi è una giornata positiva” ha affermato il 23enne. Si tratta di una sanzione insolitamente alta per l’Italia. L’annuncio della difesa di ricorrere in appello non può certo offuscare la gioia dei Battaglia.

    I sentimenti positivi, nei sette anni passati, erano stati più che altro l’eccezione, per Alessandro Battaglia. Subito dopo l’abuso, il ragazzo sarebbe rimasto come pietrificato. Con poche parole, egli informò sua madre che in quella notte di dicembre del 2011 era successo qualcosa di grave, “tutto quello che ti puoi immaginare”.

    Poi tacque, per tre lunghi anni.

    La madre si confidò con un prete della comunità. Nella chiesa, evidentemente in agitazione, si cercava una soluzione discreta.

    Mauro Galli venne trasferito in una comunità a 20 km da Milano. Nel 2012, la famiglia venne a sapere che l’ecclesiastico continuava a lavorare con i minorenni. I genitori presentarono allora un reclamo presso la direzione della chiesa, scrissero lettere a papa Benedetto e al suo successore Francesco. Il cardinale Angelo Scola sospese don Mauro e prese in considerazione un procedimento ecclesiastico, mentre si scusava con la famiglia, che però nel 2014 sporse denuncia.

    “All’improvviso non avevo più nulla”

    L’abuso portò lo scompiglio nella vita della famiglia Battaglia.

    “Più volte sono stato dallo psichiatra e cinque volte ho tentato di togliermi la vita”, dice Alessandro. “Però, sono ancora qui”.

    Vicini e amici del centro ecclesiastico giovanile evitavano di incontrarlo per strada e il suo migliore amico dichiarò, durante il processo, che nelle accuse contro il prete non c’era niente di vero. La sua ragazza lo lasciò, proprio come Dio, la sua fede, la sua fiducia innata.

    “La chiesa era la mia vita” dice Battaglia. “All’improvviso non avevo più nulla”. La sua famiglia era profondamente religiosa, trascorreva molto tempo con gli scout cristiani, nel coro della chiesa, nella comunità dove ci si prendeva cura dei bambini. “E ogni due giorni mi sono confessato da Don Mauro”.

    Poco prima del Natale 2011, il vicario, dopo la confessione, lo invitò nella sua stanza da letto. “C’era un grande letto matrimoniale. All’inizio mi sono sentito addirittura privilegiato di avere l’onore di stare con lui. Sembrava che tutto fosse perfettamente normale per lui. La mattina dopo, mi accompagnò a scuola con la sua macchina”.

    “Un viaggio doloroso”

    Il prete ha ammesso in tribunale di aver dormito insieme all’allora 15enne in un letto. Ha negato l’abuso. Tuttavia, ha pagato alla famiglia la somma di 150.000 euro a titolo di risarcimento extragiudiziale: “un’evidente contraddizione”, per il pubblico ministero.

    Anche l’arcivescovado di Milano è oggetto di critiche. Durante il processo, sono stati utilizzati verbali di colloqui nei quali l’arcivescovo Mario Delpini – responsabile di Rozzano come vescovo ausiliare all’epoca dell’abuso – propose di trasferire don Mauro in un’ altra parrocchia. Si sospetta, quindi, un tentativo di insabbiamento e connivenze ad altissimo livello.

    “È stato un viaggio doloroso, un eterno dramma, ma oggi a mio figlio è stata restituita credibilità”, ha detto la madre dopo il verdetto.

    È stato un peso, per Alessandro Battaglia, vedere i genitori che continuavano di andare in chiesa e gli chiedevano di accompagnarli e addirittura di confessarsi. Gli ci è voluto molto tempo per dire di no. Solo pochi mesi fa è arrivata la svolta. “Non avevo più voglia di andare avanti così. Mi sono arrabbiato moltissimo, era il mio modo di passare da vittima a sopravvissuto.”

    È stato aiutato da Francesco Zanardi, un compagno di sventura, che nel 2010 aveva creato insieme ad altri attivisti la “Rete L’Abuso”.

    Dice Zanardi: “La vicinanza dell’istituzione chiesa alla politica e all’economia italiana è dannosa per ogni forma di chiarimento”.

    Tra i 15 paesi che si sono uniti per formare la rete internazionale antiabuso ECA (Ending Clergy Abuse), l’Italia sarebbe all’ultimo posto in classifica. Mancherebbe di tutto: indagini statistiche, commissioni d’inchiesta, incaricati contro l’abuso e una politica di prevenzione a livello nazionale.

    Il governo rimane fuori dal dibattito.

    “Ho avuto bisogno di quattro anni per trovare un politico disposto a presentare un’interrogazione parlamentare sugli abusi sui minori nella chiesa”, dice Zanardi. Nel novembre 2017, Matteo Mantero, deputato del Movimento 5 Stelle, l’ha finalmente presentata, chiedendo tra l’altro un fondo per il risarcimento per le vittime di abuso. Quello che ne è seguito è…niente.

    Zanardi avanza gravi accuse contro giudici e pubblici ministeri italiani per il loro comportamento troppo fiacco verso le istituzioni ecclesiastiche.

    Ci sono casi in cui si rinuncia all’arresto perché i religiosi sospettati si troverebbero già in un istituto ecclesiastico sorvegliato, dove pregano e fanno penitenza.

    Inoltre, la stampa italiana non sta adempiendo al suo dovere di chiarire la questione. Mancano rapporti investigativi di grande impatto, tipo “Spotlight” del Boston Globe. “Abbiamo bisogno di attenzione per far sì che i genitori non affidino più i loro figli alle istituzioni ecclesiastiche”.

    La gestione della questione degli abusi da parte del papa è ambigua. Dopo le  ultime notizie di abusi negli Stati Uniti e in Germania, ha invitato per febbraio a Roma i capi delle conferenze episcopali per tenere un summit di crisi. Sembra improbabile che vengano decisi cambiamenti strutturali apprezzabili.

    La commissione papale per la tutela dei minori si riunisce raramente e si è fatta conoscere per le scandalose dimissioni di due membri che a loro volta hanno subito abusi e hanno chiesto maggiore trasparenza. Non è mai stato istituito un tribunale speciale per chiedere conto al clero in caso di occultamento.

    Francesco ha protetto vescovi e cardinali sospettati di aver occultato abusi o persino di averne commesso essi stessi.

    Nelle sue prediche, il papa si scusa con le vittime. Però, davanti ad accuse dirette di abuso, spesso esita e agisce solo quando la pressione pubblica si fa troppo forte. Le lotte di potere degli integralisti conservatori rendono il problema ancora più complicato.

    Nel caso Battaglia, l’arcivescovo di Milano, dopo il verdetto contro Don Mauro, ha dichiarato di essere ansioso di conoscere l’esito del procedimento ecclesiastico. La chiesa era al fianco della famiglia, che “ha sofferto ingiustamente”.

    Il nuovo parroco della parrocchia dei Battaglia vede la situazione in modo diverso. Alludendo alla famiglia e alla perdita di credibilità della chiesa ha detto: “Non sputare nel piatto in cui mangi.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

    (traduzione a cura di Lidia Untergantschnig)

    TESTO ORIGINALE:

    Missbrauch in Katholischer Kirche Italiens”Spuck nicht in den Teller, von dem du isst”

    Italien tut sich schwer mit der Aufklärung kirchlicher Missbrauchstaten. Aktivisten berichten von Absprachen zwischen Kirche und Staat, das erratische Verhalten des Papstes verschlimmert die Lage.

    Von Annette Langer

    Manchmal gibt es ihn, den Moment der Genugtuung. Für Alessandro Battaglia kam er am Donnerstag, als Mauro Galli von einem Mailänder Gericht zu sechs Jahren und vier Monaten Haft verurteilt wurde. Der ehemalige Vikar aus der Stadt Rozzano wurde schuldig gesprochen, Alessandro im Jahr 2011 sexuell missbraucht zu haben.

    “Heute ist ein guter Tag”, sagt der 23-Jährige. “Das ist ein für Italien ungewöhnlich hohes Strafmaß.” Zwar hat die Verteidigung angekündigt, in Berufung gehen zu wollen. Doch das kann Battaglias Freude nicht trüben.

    Positive Gefühle waren in den vergangenen sieben Jahren für Alessandro Battaglia eher die Ausnahme. Nach der Vergewaltigung sei er zunächst wie versteinert gewesen. Mit knappen Worten informierte er seine Mutter, dass etwas Schlimmes passiert sei in jener Dezembernacht 2011, “alles, was du dir vorstellen kannst”. Dann schwieg er, drei Jahre lang.

    Die Mutter vertraute sich einem Priester der Gemeinde an, in der Kirche suchte man – offenbar nervös geworden – nach einer diskreten Lösung.

    Mauro Galli wurde versetzt, in eine Gemeinde 20 Kilometer von Mailand entfernt. 2012 erfuhr die Familie, dass der Geistliche noch immer mit Minderjährigen arbeitete. Die Eltern beschwerten sich bei der Kirchenleitung, schrieben Briefe an Papst Benedikt, später an seinen Nachfolger Franziskus. Kardinal Angelo Scola suspendierte Don Mauro, stellte ein kirchliches Verfahren in Aussicht und entschuldigte sich bei der Familie. Die erstattete 2014 Anzeige.

    “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr”

    Der Missbrauch brachte Battaglias Welt zum Einstürzen. “Ich war mehrere Male in der Psychiatrie, habe fünfmal versucht mich umzubringen”, sagt er. “Aber ich bin noch hier.”

    Nachbarn und Freunde aus dem kirchlichen Jugendzentrum wichen ihm auf der Straße aus, sein bester Kumpel sagte im Prozess aus, an den Vorwürfen gegen den Priester sei nichts dran. Seine Freundin verließ ihn – genau wie Gott, sein Glauben, sein Urvertrauen.

    “Die Kirche war mein Leben”, sagt Battaglia. “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr.” Seine Familie war tief religiös, er verbrachte viel Zeit bei den christlichen Pfadfindern, im Kirchenchor, in der Gemeinde, wo er Kinder betreute. “Und jeden zweiten Tag habe ich bei Don Mauro gebeichtet.”

    Nach einer solchen Beichte bat ihn der Vikar kurz vor Weihnachten 2011 in sein Schlafzimmer. “Da stand ein großes Ehebett. Ich fühlte mich anfangs sogar privilegiert, dass mir die Ehre zuteilwurde, bei ihm übernachten zu dürfen. Es wirkte, als wäre das alles völlig normal für ihn. Am Morgen danach hat er mich im Auto zur Schule gebracht.”

    “Ein schmerzlicher Weg”

    Der Priester räumte vor Gericht ein, mit dem damals 15-Jährigen in einem Bett geschlafen zu haben. Den Missbrauch stritt er ab. Trotzdem ließ er der Familie außergerichtlich eine Entschädigungssumme von 150.000 Euro zukommen – für die Staatsanwaltschaft ein “offensichtlicher Widerspruch”.

    Auch das Erzbistum Mailand steht in der Kritik: Im Prozess wurden Gesprächsprotokolle verwertet, in denen Erzbischof Mario Delpini – zum Tatzeitpunkt noch als Weihbischof für Rozzano zuständig – anregt, den sündigen Don Mauro in eine andere Pfarrei zu versetzen. Vertuschung und Mitwisserei auf höchster Ebene, so der Verdacht.

    “Es war ein schmerzlicher Weg, ein ewiges Drama – aber heute ist die Glaubwürdigkeit meines Sohnes wiederhergestellt worden”, sagte die Mutter nach dem Urteil. Es war belastend für Alessandro Battaglia, dass seine Eltern weiter zur Kirche gingen, ihn aufforderten, mit zum Gottesdienst zu kommen und sogar die Beichte abzulegen. Es dauerte lange, bis er sich dagegen auflehnen konnte. Erst vor wenigen Monaten kam der Wendepunkt. “Ich hatte keine Lust mehr so zu leben. Ich bin sehr wütend geworden, das war mein Weg vom Opfer zum Überlebenden.”

    Geholfen hat ihm Francesco Zanardi, ein Leidensgenosse, der 2010 mit anderen Aktivisten das Netzwerk “Rete Abuso” gründete. “Die Nähe der Institution Kirche zur italienischen Politik und Wirtschaft ist schädlich für jede Form der Aufklärung”, sagt Zanardi.

    Von den 15 Ländern, die sich zum internationalen Antimissbrauchs-Netzwerk ECA (Ending Clergy Abuse) zusammengeschlossen haben, stünde Italien in Sachen Aufarbeitung am schlechtesten da. Es fehle an allem: statistischen Erhebungen, Untersuchungskommissionen, Missbrauchsbeauftragten und einer nationalen Präventionspolitik.

    Die Regierung halte sich aus der Debatte heraus. “Ich habe vier Jahre gebraucht, um einen Politiker zu finden, der eine parlamentarische Anfrage zum Kindesmissbrauch in der Kirche stellt”, sagt Zanardi. Im November 2017 brachte der Abgeordnete Matteo Mantero von der Fünf-Sterne-Bewegung die Anfrage ein und forderte unter anderem einen Entschädigungsfonds für Missbrauchsopfer. Geschehen ist – nichts.

    Zanardi erhebt schwere Vorwürfe gegen italienische Richter und Staatsanwälte, deren Umgang mit kirchlichen Institutionen zu lasch sei. Es gebe Fälle, in denen auf Arrest verzichtet würde, weil die Kirche behaupte, die tatverdächtigen Geistlichen befänden sich bereits in einer überwachten kirchlichen Einrichtung, wo sie beten und Buße tun würden.

    Zudem komme die italienische Presse ihrem Aufklärungsauftrag nicht nach. Es fehle an investigativen Berichten, an einem großen Aufschlag des Typs “Spotlight” des “Boston Globe”. “Wir brauchen die Aufmerksamkeit, damit die Eltern aufhören, ihre Kinder den kirchlichen Einrichtungen anzuvertrauen.”

    Der Umgang des Papstes mit dem Thema Missbrauch ist erratisch. Nach den jüngsten Missbrauchsberichten aus den USA und Deutschland hat er für Februar die Chefs der Bischofskonferenzen zum Krisengipfel nach Rom geladen. Dass dort nachhaltige strukturelle Änderungen beschlossen werden, scheint unwahrscheinlich.

    Zu schlecht ist die bisherige Bilanz: Die päpstliche Kommission zum Schutz von Minderjährigen kommt nur selten zusammen und machte vor allem mit den skandalösen Austritten zweier Mitglieder von sich reden, die selbst missbraucht wurden und mehr Transparenz gefordert hatten. Ein geplantes Sondergericht, das Geistliche im Fall von Vertuschung zur Rechenschaft ziehen sollte, wurde nie eingesetzt.

    Franziskus hat Bischöfe und Kardinäle protegiert, die unter Verdacht stehen, sexuellen Missbrauch vertuscht oder gar selbst begangen zu haben. In seinen Predigten entschuldigt sich der Papst wortreich bei den Opfern und mahnt Besserung an. Doch bei konkreten Missbrauchsvorwürfen zögert er häufig und handelt erst, wenn der öffentliche Druck zu groß wird. Machtkämpfe konservativer Hardliner in der Kirche machen das Thema nur noch komplizierter:

    Im Fall Battaglia erklärte die Erzdiözese Milano nach dem Urteil gegen Don Mauro, man sei nun gespannt auf den Ausgang des kirchlichen Verfahrens. Die Kirche stehe der Familie zur Seite, die doch “zu Unrecht gelitten habe”.

    Der neue Pfarrer in Battaglias Gemeinde sieht die Sache wohl anders: Er erklärte mit Seitenhieb auf die Familie und den Gesichtsverlust der Kirche: “Spuck nicht in den Teller, von dem du isst.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

  • 2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    2 Ottobre; incontro con la stampa italiana e estera a Roma

    La mattina del 2, alle ore 10,30 presso la sala conferenze della Stampa Estera in Italia, sede romana di via dell’Umiltà 83C, si terrà la conferenza stampa indetta dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global alla quale sono invitati anche gli organi di stampa italiani.

    Nel corso della conferenza il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, illustrerà la situazione italiana che a differenza degli altri paesi risulta di notevole gravita a causa della più totale assenza di interventi e misure preventive efficaci, da parte degli ultimi Governi, che ancora oggi vediamo disinteressati al fenomeno, che in Italia sembra avere dimensioni ben più ampie che negli altri paesi.

    Durante l’incontro si parlerà di alcune recenti iniziative promosse dalla Rete L’ABUSO negli ultimi mesi, come l’interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili depositata dall’Onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, la diffida al Governo dello scorso febbraio e l’indagine aperta dalle Nazioni Unite nei confronti del nostro paese.

    Durante l’incontro, il Presidente della Rete L’ABUSO e l’avvocato Mario Caligiuri illustreranno la nuova denuncia per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti di alcune Istituzioni Italiane inadempienti, denuncia che sarà inviata per conoscenza anche all’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra e, che interesserà principalmente le Procure della Repubblica di; Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    All’incontro parteciperanno anche alcune delle vittime della Rete L’ABUSO i cui casi saranno oggetto della denuncia, oltre ai vari rappresentanti di ECA Global e dell’Associazione Sordi Provolo.

    Info: info@retelabuso.org e contactus@ecaglobal.org cell. 3927030000

    L’Ufficio di Presidenza

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza