Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

    Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

    Francesco Gnagni

    Francesco ha mostrato di reagire alle scosse provocate dall’affaire Viganò convocando tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali in Vaticano per il febbraio 2019. Ma per il rimpasto della Curia, che coinvolgerebbe tre dei nove porporati del Consiglio dei Cardinali, bisognerà aspettare. Almeno fino a dicembre

    Una riunione dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo sul tema della “protezione dei minori”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. Sembra questa, al momento, la risposta più decisa data dal pontefice nei confronti delle agitazioni createsi in Vaticano dopo la clamorosa vicenda del cosiddetto Memoriale Viganò. Un’attacco, quello dell’ex nunzio negli Stati Uniti, che pare affondi i suoi artigli ben più in profondità di quanto ci si possa immaginare, visto all’interno della testimonianza vengono chiamate in causa buona parte delle figure più determinanti della Curia Romana a partire dall’entrata nel ventunesimo secolo. Tanto per riportarne i nomi, i segretari Angelo Sodano, Tarcisio Bertone, perfino l’attuale Pietro Parolin, e addirittura ben tre papi, da san Giovanni Paolo II a Francesco, passando per Benedetto XVI.

    Che ci sia stata poca celerità da parte di Bergoglio nel togliere la porpora al cardinale americano col vizietto delle frequentazioni inopportune, o ancor più con la facilità dei crimini verso i giovani seminaristi vicini alla maggiore età? Visto e considerato cioè che, di fatto, alla fine è stato Francesco colui che ha tolto la berretta cardinalizia all’ex arcivescovo di Washington. O che tutto questo c’entri anche qualcosa con le dimissioni di Ratzinger, come hanno provocatoriamente provato a sussurrare commentatori come Massimo Franco, oppure quanti mettono in questi giorni in risalto il dossier di 300 pagine preparato dall’allora papa Ratzinger, per mano della commissione d’indagine creata dopo Vatileaks, e lasciato sulla scrivania di Bergoglio, che lì lo ha trovato pronto, una volta eletto al Soglio Petrino? Domande che in molti, in Vaticano, si stanno ponendo.

    “Il Santo Padre, sentito il Consiglio di Cardinali, ha convocato una riunione con i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per parlare della prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili”, è infatti il testo essenziale del comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticana, in cui si spiega che al Consiglio dei Cardinali riunitosi da lunedì 10 a mercoledì 12 settembre erano presenti tutti i membri del C9 eccetto però i cardinali George Pell, Francisco Javier Errázuriz e Laurent Monsengwo Pasinya. Ovvero le tre personalità che Papa Francesco pare abbia intenzione di espellere dal gruppo, due delle quali sotto processo nei loro rispettivi paesi. Anche questo, pare, in risposta al divampare del fuoco appiccato dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò.

    Il primo infatti, l’australiano già prefetto della Segreteria per l’economia Pell, risulta direttamente accusato di abusi a danno di minori ed è a processo nel suo Paese, e il secondo, il cileno Errázuriz, è accusato di averne coperti altrettanti. Mentre riguardo invece al terzo, il congolese Pasinya, abile attore all’interno della crisi democratica del suo Paese, la motivazione resterebbe solamente quella di avanzati limiti di età. Spiegazione peraltro ufficialmente indicata dalla Santa sede come alla base del lavoro di “riflessione” che il Consiglio chiede al Papa su “lavoro, struttura e composizione” dello stesso organo. Anche se il punto della questione, rivelato ai giornalisti dalla vice direttrice della Sala Stampa Paloma García Ovejero, è che per dicembre questo ricambio di cardinali non sarà ancora probabilmente effettuato.

    Il Consiglio poi, si spiega nella nota, “ha ampiamente riflettuto insieme con il Santo Padre sui temi dell’abuso”, dopo avere già formulato nel primo giorno di riunione “piena solidarietà a Papa Francesco a fronte di quanto accaduto nelle ultime settimane”. Colloquio durante il quale è intervenuto anche il cardinale francescano statunitense Sean Patrick O’Malley, parlando del lavoro svolto finora dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che presiede dal 2014. E in cui la gran parte dell’impegno è stato dedicato agli aggiustamenti finali della bozza della nuova Costituzione Apostolica della Curia romana, il cui titolo provvisorio è Praedicate evangelium, che andrà a sostituire la precedente Pastor Bonus promulgata nel 1988 da Giovanni Paolo II. “Il Consiglio dei cardinali ha già consegnato al Santo Padre il testo provvisorio che, comunque, è destinato ad una revisione stilistica e ad una rilettura canonistica”, ha precisato il Vaticano.

    Nonostante ciò, il tam tam anti-Francesco sui social, blog e giornali continua a procedere, spedito. In modo particolare dopo le parole pronunciate dal prefetto della Casa Pontificia Georg Gänswein, in occasione della presentazione al Senato del chiacchierato libro del giornalista americano Rod Dreher “L’Opzione Benedetto”, in cui il monsignore tedesco ha candidamente affermato che la Chiesa sta attualmente vivendo niente meno che il suo 11 settembre, con un parallelo cioè al tragico crollo negli Stati Uniti delle Twin Towers. Parole in cui, per molti commentatori, si è addirittura rintracciato l’eco del papa emerito risuonare direttamente dalla sua residenza a Castel Gandolfo.

    Un momento perciò, questo, molto delicato per la Santa Sede, considerato poi che oggi 13 settembre i leader dei vescovi statunitensi, vale a dire il presidente della Conferenza episcopale Usa Daniel DiNardo, il vicepresidente e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il segretario generale Brian Bransfield, assieme all’arcivescovo di Boston O’Malley, si vedranno a quattrocchi con Francesco a mezzogiorno a Santa Marta, su loro stessa richiesta. Anche l’arcivescovo di Washington Donald Wuerl, al centro delle polemiche sulla gestione dell’intera crisi della sua diocesi e citato nel documento di Viganò per avere coperto gli abusi di McCarrick, pare che si recherà presto a Roma in visita al Papa. Ma per motivi diversi, ovvero per mettere sul piatto le sue dimissioni.

    Nel frattempo, attestati di solidarietà a Papa Francesco sono arrivati, come ovvio, da gran parte delle conferenze episcopali di tutto il mondo, le stesse che vedranno i rispettivi presidenti incontrare faccia a faccia il pontefice per discutere di quella che è ormai apertamente riconosciuta come la più grave piaga che ha sconvolto la Chiesa romana negli ultimi decenni, quella degli abusi sessuali dei sacerdoti su minori. Senza mettere però nemmeno troppo da parte il tema dell’omosessualità vissuta attivamente all’interno dei seminari, altra questione scottante rilanciata con insistenza negli ultimi giorni da diversi opinionisti e che il Vaticano in qualche modo dovrà affrontare. Che sia partita una nuova stagione di veleni, perciò, è ormai chiaro. Che sia forse in vista del prossimo Conclave, questo lo si vocifera soltanto. Nel frattempo, tuttavia, sembra che la stessa Santa Sede stia preparando una risposta contenente i chiarimenti riguardo all’accusa dell’ex nunzio Viganò, secondo quanto dichiarato il primo giorno dell’incontro dei nove porporati e riportato su molti mass-media, in cui si è spiegato che “nell’attuale dibattito la Santa Sede sta per formulare gli eventuali e necessari chiarimenti”.

    Anche se, trattandosi di un testo non molto dettagliato, potrebbe anche riferirsi a quanto avverrà nel prossimo febbraio, e non è perciò chiaro se e come verranno comunicate novità particolari già nell’immediato. Visto e considerato infatti che anche per il “rimpasto” dei cardinali della Curia si dovrà ancora aspettare diversi mesi, lo stesso potrebbe valere per le spiegazioni promesse dalla Santa Sede. E anche per capire come il Vaticano si muoverà ancora su di un fronte sempre più agitato, specialmente in seguito al report del Gran Giurì di Pennsylvania, la massiva indagine che mette in fila tutti i casi di crimini perpetrati negli ultimi settant’anni, e dopo le ultime sconvolgenti dichiarazioni del gesuita Hans Zollner, membro della commissione sugli abusi, che per quanto riguarda le stime complessive dei preti coinvolti pare abbia parlato della necessità di rivedere la cifra, inizialmente attestata sullo 0,3 per cento, ipotizzandone una addirittura venti volte più grande, oscillante tra il 3 e il 6 per cento.

    Sicuramente una piccola anticipazione di quanto Bergoglio pensa, tra sé e sé, e di cosa intenderà esporre ai presidenti delle conferenze episcopali il prossimo febbraio, la si potrà rintracciare, oltre che nella Lettera al Popolo di Dio inviata da Francesco lo scorso 20 agosto, nel discorso che verrà pubblicato oggi 13 settembre nel sito della rivista diretta da padre Antonio Spadaro La Civiltà Cattolica, pronunciato dal Pontefice ai gesuiti irlandesi nell’ambito dell’Incontro mondiale delle Famiglie di Dublino, avvenuto a porte chiuse subito dopo quello con le otto vittime di abusi sessuali. “Non basta voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente”, pare abbia detto Francesco durante l’occasione, riportata dal quindicinale dei gesuiti. La rivista racconta come in quella circostanza Bergoglio abbia “riformulato con estrema chiarezza la sua diagnosi dello scandalo”. Dopo avere risposto però anche alla domanda, postagli da un sacerdote lì presente: “come fa a mantenere il cuore allegro con tutto quello che le accade?”

    Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

  • Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Abusi e coperture, accuse a Di Nardo alla vigilia dell’udienza con Francesco

    Il presidente dei vescovi Usa incontra Francesco per discutere la crisi mentre scoppia il caso di un suo sacerdote accusato di molestie che non è stato fermato 

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Anche il cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, viene ora accusato di non aver agito correttamente lasciando un prete sospetto abusatore a contatto con i bambini. Una vicenda che deve essere ancora pienamente chiarita e investigata prima di attribuire gravi responsabilità al porporato. La notizia rimbalza da Oltreoceano proprio giovedì 13 settembre 2018, nel giorno in cui è prevista l’udienza con Papa Francesco alla quale partecipano Di Nardo, il vicepresidente dell’episcopato e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il cardinale di Boston Sean O’Malley in qualità di presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    Quella degli abusi sui minori e delle coperture degli abusatori, sembra una storia senza fine. L’Associated Press ha riportato le dichiarazioni di due vittime di abusi le quali sostengono che Di Nardo non avrebbe agito come doveva per fermare un sacerdote arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di abuso su minori. Una delle vittime ha raccontato che durante un incontro il cardinale avrebbe promesso che il prete accusato, Manuel La Rosa-Lopez – attualmente parroco nella chiesa di St. John Fisher a Richmond e vicario episcopale della diocesi per gli ispanici – sarebbe stato allontanato da qualsiasi possibilità di contatto con i bambini, mentre invece era stato trasferito in un’altra parrocchia a qualche decine di chilometri di distanza.

    Padre Manuel è finito in manette martedì scorso, dopo essersi consegnato alla polizia a Conroe, in Texas. Ha 60 anni ed è accusato di aver molestato entrambe le vittime – un maschio e una femmina – quando erano adolescenti. Secondo il racconto che entrambi hanno fatto all’Associated Press, padre La Rosa-Lopez avrebbe cercato prima di fare amicizia con loro per poi tentare un contatto fisico. La vittima di sesso maschile era all’epoca dei fatti (1998-2001) aveva intenzione di entrare in seminario e svolgeva delle mansioni nella parrocchia del Sacro Cuore di Conroe dove padre Manuel all’epoca era viceparroco. Ha riferito anche che il sacerdote era solito toccarlo, prima sulle braccia, poi abbracciandolo e poi baciandolo sulla guancia. Una notte gli avrebbe mostrato le foto di alcuni seminaristi giovani dicendo che «si divertiva molto con loro». Aveva quindi cercato di spogliare l’adolescente mettendogli le mani nei pantaloni. Ma il ragazzo era scappato.

    L’altra vittima, di sesso femminile, non ha voluto raccontare all’AP i dettagli delle molestie, ma ha detto di essere stata toccata in modo inappropriato da padre Manuel poco prima di Pasqua del 2001, dopo che aveva compiuto 16 anni. Mentre la prima molestia è stata riferita alle autorità ecclesiastiche soltanto di recente – l’anno scorso, secondo la vittima, nell’agosto 2018 secondo la diocesi – quella della ragazza venne denunciata a suo tempo e venne detto alla famiglia della ragazza che il sacerdote sarebbe stato spostato.

    Nel 2010 la ragazza viene a sapere che LaRosa-Lopez era stato nominato da Di Nardo vicario episcopale per gli ispanici e aveva pensato che fosse possibile che il cardinale – arrivato alla guida della diocesi dopo quella prima denuncia – non ne fosse a conoscenza. Per questo aveva contattato le autorità ecclesiastiche e aveva iniziato a frequentare un terapista pagato dalla diocesi. La donna che ha denunciato di essere stata molestata racconta ad Associated Press di aver incontrato Di Nardo e di essere rassicurata del fatto che padre Manuel era stato sottoposto a trattamenti psichiatrici e che non gli era stato più permesso di lavorare con i bambini. Nell’ultima fase dell’incontro è stato fatto entrare lo stesso padre La Rosa-Lopez che la donna ha affrontato e che si sarebbe scusato con lei. La vittima afferma di aver scoperto che il sacerdote continuava a lavorare nella parrocchia St. John Fisher a Richmond anche in presenza di bambini.

    Entrambe le vittime hanno chiesto all’Associated Press di rimanere anonime. L’uomo che ha denunciato gli abusi ha incontrato il cardinale Di Nardo, e il coordinatore dell’assistenza per le vittime della diocesi, nel pomeriggio dello scorso 10 agosto. «Il cardinale sembrava avere un atteggiamento sprezzante», riporta la vittima negli appunti scritti subito dopo l’incontro e condivisi con AP. Il porporato avrebbe reagito dicendo: «Avresti dovuto dircelo prima!». Le due vittime avevano creduto che i loro casi sarebbero stati troppo vecchi per essere perseguiti ma in realtà dal 2007 la legge del Texas ha rimosso la prescrizione per gli abusi sui minori.

    La diocesi di Galveston-Houston, in un comunicato pubblicato mercoledì 12 settembre 2018, così ricostruisce la vicenda. «Nel 2001 una ragazza di 16 anni e la sua famiglia avevano notificato a questa arcidiocesi che padre Manuel La Rosa-Lopez l’aveva baciata e toccata in modo inappropriato quando era vicario parrocchiale nella Chiesa del Sacro Cuore a Conroe. Abbiamo immediatamente comunicato questa informazione al Servizio di Protezione dell’infanzia (agenzia governativa per la tutela dei minori, ndr) per una ulteriore indagine. Il padre La Rosa-Lopez ha negato di aver toccato la ragazza in modo inappropriato, e la famiglia aveva deciso di non dar seguito alla denuncia e ha lasciato il Paese quello stesso anno. Dopo una revisione interna, che ha incluso la presentazione delle accuse anteriori alla creazione, nel 2003, della Commissione di revisione dell’arcidiocesi, nel 2004 è stato permesso al padre La Rosa-Lopez di tornare al ministero in parrocchia».

    Dopo il rientro della vittima negli Stati Uniti, «l’arcidiocesi – continua il comunicato – in accordo con il nostro impegno di assicurare assistenza pastorale, ha offerto alla giovane servizi di sostegno psicologico per un periodo di tempo, fino a che lei non ha deciso di interrompere la terapia».

    La diocesi afferma che durante gli ultimi 17 anni non sono state presentate altre accuse di condotte inappropriate con minori da parte del sacerdote. Fino a quest’anno. «Durante un incontro a Houston il 10 agosto 2018 un uomo di 36 anni ha presentato una formale accusa all’arcidiocesi di Galveston-Houston dichiarando che padre La Rosa-Lopez ha abusato di lui dal 1998 al 2001, quando era studente della scuola secondaria e padre La Rosa-Lopez era assegnato alla chiesa del Sacro Cuore a Conroe. L’arcidiocesi ha informato immediatamente di questa denuncia il Servizio di Protezione dell’infanzia. Padre La Rosa-Lopez ha negato queste accuse di abuso sessuale».

    «Ieri (martedì 11 settembre 2018, ndr) il procuratore del distretto della Contea di Montgomery ha emesso un ordine di arresto contro padre La Rosa-Lopez» e il sacerdote si è «consegnato volontariamente al Dipartimento di polizia di Conroe» quella stessa sera. «Abbiamo preso questo caso molto seriamente, e abbiamo riportato le informazioni ricevute dalle due persone al Servizio di Protezione dell’infanzia, e abbiamo rimosso dal ministero padre La Rosa-Lopez. Siamo impegnati a cooperare con le autorità civili nelle loro indagini».

    Dalla lettura del comunicato della diocesi emerge dunque la denuncia immediata in entrambi i casi alle autorità civili. Nel primo caso, quello del 2001, Di Nardo non era ancora arrivato alla guida della diocesi. È necessario attendere ulteriori chiarimenti e indagini approfondite prima di individuare una diretta responsabilità del cardinale, anche se con ogni probabilità la vicenda si sarebbe potuta gestire meglio.

    Il cardinale Daniel Di Nardo, 69 anni, originario di Pittsburg (Pennsylvania), è diventato vescovo coadiutore di Sioux City (Iowa) nell’agosto 1997. L’anno successivo è subentrato nella guida della diocesi. È stato nominato coadiutore di Galveston-Houston nel gennaio del 2004 ed è subentrato nella guida della diocesi nel febbraio 2006. Nel novembre 2007 ha ricevuto la porpora cardinalizia. Nel novembre 2016 è stato eletto presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e in questa veste partecipa agli incontri con il Papa.

    Dopo la pubblicazione del dossier dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, riguardante le coperture di cui ha goduto il cardinale Theodore McCarrick, che si concludeva con la richiesta di dimissioni del Papa, Di Nardo aveva dichiarato: «Le domande sollevate meritano risposte basate su prove. Senza queste risposte, gli innocenti possono essere contaminati da false accuse e il colpevole può essere lasciato a ripetere i peccati del passato» Il presidente dei vescovi Usa non aveva fatto alcun cenno alla clamorosa richiesta di dimissioni avanzata da Viganò e dalla rete dei suoi sostenitori. Aveva invece affermato: «Sono fiducioso che Papa Francesco condivida il nostro desiderio di maggiore efficacia e trasparenza nella questione legata alla disciplina dei vescovi», manifestando «il nostro affetto fraterno per il Santo Padre in questi giorni difficili».

    Di Nardo aveva sottolineato la necessità di «un esame su come i gravi fallimenti morali di un fratello vescovo potrebbero essere stati tollerati per così tanto tempo e non hanno dimostrato alcun impedimento al suo avanzamento». E aveva concluso avanzando la richiesta di una visita apostolica per gli Stati Uniti al fine di «cercare la verità».

    Papa Francesco, sentito il C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiutano nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale, ha convocato i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019 per affrontare il tema della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili.

    http://www.lastampa.it/2018/09/13/vaticaninsider/abusi-e-coperture-accuse-a-di-nardo-alla-vigilia-delludienza-col-papa-yyuswh8q2NmffQiSGYToqO/pagina.html

  • Papa Francesco, abusi: convocati capi delle Conferenze Vescovi/ Francesco e il dialogo con vittime pedofilia

    Papa Francesco, abusi: convocati capi delle Conferenze Vescovi/ Francesco e il dialogo con vittime pedofilia

    Abusi, Papa Francesco convoca i capi dei vescovi di tutto il mondo in Santa Sede nel febbraio 2019. Lotta alla pedofilia, protezione dei minori: “non fermarsi alla condanna”

    NICCOLÒ MAGNANI

    Come anticipa Faro di Roma, domani su La Civiltà Cattolica il direttore Padre Antonio Spadaro pubblicherà sul sito online il resoconto dell’incontro privato di Papa Francesco con i gesuiti irlandesi, avvenuto subito dopo il delicatissimo incontro con le 8 vittime di abusi sessuali da parte di alcuni preti irlandesi. «Non basta voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente», aveva detto il Papa lo scorso 25 agosto in pieno viaggio apostolico nella amata Irlanda. Domani però Spadaro intende pubblicare il contenuto di quel testo per sottolineare il “piano” di azione del Santo Padre nel contrastare, efficacemente, la piaga della pedofilia. Secondo le prime anticipazioni fatte dalla stampa, in quell’occasione il Papa formulò con chiarezza la sua “diagnosi dello scandalo”, chiedendo di «lavorare perché si capisca bene la freschezza del Vangelo», toccando poi temi delicati e centrali di libertà e discernimento.

    C9 E SOLIDARIETÀ AL PAPA DOPO GLI ATTACCHI VIGANÒ

    La svolta di papa Francesco sul tema che rischia di mettere in crisi la Chiesa cattolica è arrivata: dal 21 al 24 febbraio 2019 si terrà infatti in Vaticano una riunione con i presidenti delle Conferenze Episcopali della Chiesa Cattolica di tutto il mondo sul tema della “protezione dei minori”, per “parlare della prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili”. Come riportato da La Repubblica, tutti i membri del Consiglio di Cardinali (C9), i cardinali hanno espresso piena solidarietà a Papa Francesco per quanto accaduto nelle ultime settimane e il riferimento è ovviamente al dossier Viganò, l’ex nunzio papale a Washington che ha di fatto accusato Bergoglio di essere a conoscenza e di aver coperto la doppia vita del cardinale Theodore MacCarrick. Ai 3 giorni di lavori che hanno fatto da preludio alla convocazione della riunione erano presenti tutti i membri del C9, eccetto i cardinali George Pell, Francisco Javier Errazuriz e Laurent Monsengwo Pasinya. (agg. di Dario D’Angelo)

    PAPA CONVOCA CAPI DEI VESCOVI DI TUTTO IL MONDO

    Era nell’aria da giorni, ora è divenuta una notizia certa e ufficiale dopo il comunicato della Sala Stampa in Santa Sede: «Papa Francesco, sentito il Consiglio di Cardinali (C9), ha deciso di convocare una riunione con i presidenti delle Conferenze Episcopali della Chiesa Cattolica di tutto il mondo sul tema della protezione dei minori, per parlare della prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili». La riunione globale che coinvolgerà tutti i vertici delle Diocesi mondiali si terrà dal prossimo 21 al 24 febbraio 2019 in Vaticano, ha confermato in un briefing la vice direttrice della Sala stampa vaticana, Paloma Garcia Ovejero. Dopo la lettera al Popolo di Dio dello scorso 20 agosto e dopo gli scandali innumerevoli dall’Irlanda al Cile fino al più recente in Pennsylvania, la decisione di Francesco è importantissima e per alcuni rappresenterebbe la “risposta” al dossier di Monsignor Viganò che accusa Bergoglio (e in tono minore anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II) di aver mosso “poco” nella lotta agli abusi all’interno del clero vaticano anche ad alte sfere.

    CEI: “NON FERMARSI SOLO A LOTTA AGLI ABUSI”

    Il Consiglio del Cardinali – il cosiddetto C9 – è un gruppo di porporati cui lo stesso Papa ha affidato il difficile compito di aiutarlo nella riforma della Curia Romana e nel Governo della Chiesa universale. È ovvio che dopo il caso McCarrick e il gravissimo dossier negli Usa, il tema degli abusi ha subito una accelerata che ha portato a diverse riunione dei cardinali fino alla decisione ultimata questa mattina. Il C9 nei giorni scorsi aveva scritto al Papa per chiedere una «riflessione sul lavoro, la struttura e la composizione dello stesso Consiglio, tenendo anche conto dell’età avanzata di alcuni membri», ma al momento non vi sarebbe alcun imminente cambio ai vertici, almeno nei prossimi giorni. Secondo quanto riportato dal sottosegretario della Cei, Don Ivano Maffeis, «Ascolto delle vittime, impegno di educazione, formazione e comunicazione, stesura di Linee guida e di norme per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Sono questi i temi approfonditi nell’incontro che ieri ha visto insieme la Pontificia Commissione per la tutela dei minori con la corrispondente Commissione della Cei», spiega la nota delle diocesi italiane. Le conclusioni sono le medesime del C9 visto che per entrambe le “commissioni” si è sottolineato come «non bisogna fermarsi a condannare l’abuso ma promuovere una cultura della persona e della sua dignità».

  • Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Giovedì mattina arrivano i vertici della Conferenza episcopale americana. Il cardinale di Washington Donald Wuerl, accusato, pronto alle dimissioni

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il cardinale Donald Wuerl torna a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana, pronto a rimettere il suo mandato di arcivescovo di Washington. Non si tratta di un effetto del “rapporto Viganò”, ma l’esito del lavoro dell’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro in cui Wuerl è stato pesantemente criticato per la gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh.

    Wuerl è stato ricevuto già due settimane fa dal Papa Francesco in forma privata e senza che dell’incontro fosse data notizia dalla Sala Stampa vaticana. A Wuerl, che aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice, Francesco ha chiesto di tornare nella capitale americana e di confrontarsi con i preti della sua diocesi, cosa che è avvenuta nel weekend del Labor Day. Ieri sera il cardinale ha reso noto una sua lettera in cui annuncia il ritorno a Roma ed è chiaro ormai che è sul punto di lasciare l’incarico (da cui pure era formalmente già dimissionario da due anni).

    La decisione di Wuerl è contemporanea alla venuta in Vaticano del vertice della Conferenza episcopale americana, capitanata dal cardinale Daniel Di Nardo, che sarà ricevuta dal Papa giovedì mattina. Di Nardo chiesto udienza a Francesco subito dopo il Rapporto Shapiro, ma ha anche reclamato pubblicamente, in un comunicato, l’apertura di una seria inchiesta sulle accuse lanciate dall’ex Nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò sul caso di Theodore McCarrick .

    “Chiarimenti” sono stati annunciati lunedì scorso dalla Santa Sede, nel primo dei tre giorni di riunione del C9, il cosiddetto Consiglio della Corona del pontefice. Ma l’ultima iniziativa del Papa contro la pedofilia è arrivata al termine del vertice, ai cui lavori non hanno partecipato i cardinali Pell (implicato in due processi in Australia per presunti abusi su minori che avrebbe personalmente commesso) e Errazuriz (ex arcivescovo di Santiago del Cile che potrebbe essere anche lui rinviato a giudizio, in questo caso per copertura degli abusi).

    Un’iniziativa senza precedenti. A Roma tra il 21 e il 24 febbraio 2019 sono convocati i vertici di tutte le Conferenze episcopali del mondo, per discutere come risolvere “una volta per tutte” gli scandali di pedofilia, come riportato domani sulla Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro nel testo dell’incontro “privato” del Papa con i gesuiti irlandesi.

    La macchia si espande, dopo aver toccato Australia, Cile, Irlanda, Stati Uniti torna anche in Germania. Sono 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi nel Paese tra il 1946 e il 2014, secondo i dati di uno studio indipendente commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca che verrà presentato il prossimo 25 settembre all’Assemblea episcopale di Fulda e anticipato oggi dallo Spiegel e dalla Zeit. Gli abusi riguardano quindi il 4,4 per cento dei chierici tedeschi in questo lasso di tempo. Avviato nel 2014, questo studio è stato condotto da oltre tre anni da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen ed ha esaminato 38.156 dossier che 27 diocesi hanno consegnato ai ricercatori. Solo 122 autori di abusi sono stati assicurati alla giustizia civile. 1023 assalitori hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a 10 abusi, 96 sono veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. 969 dei minori abusati erano chierichetti.

    In Germania lo scandalo abusi scoppiò nel 2010, in seguito alle denunce del direttore del liceo Canisius di Berlino, il gesuita Klaus Mertes (che anni fa definì la crisi “l’11 settembre della Chiesa tedesca”, termine poi ripreso ieri dall’arcivescovo Georg Ganswein, segretario di Papa Benedetto XVI). Nell’estate del 2017 un rapporto rivelò che 547 bambini erano stati vittima di maltrattamenti, violenze fisiche o anche sessuali dal 1945 al 1992 a Regensburg (Ratisbona), città dove il fratello di Ratzinger ha servito come direttore del coro. Ora arrivano i dati ufficiali a livello di tutta la Germania. È la prima volta che una Conferenza episcopale commissiona uno studio sugli abusi sessuali avvenuti a livello nazionale.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/12/dati-sconvolgenti-sulla-pedofilia-anche-dalla-germania-il-papa-convoca-un-comitato-di-crisi_a_23525175/

  • Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Lo rivela un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Spiegel online anticipa che più della metà delle vittime erano ragazzi sotto i 13 anni. Sono 1.670 i preti accusati: il 4% del totale dei sacerdoti attivi nel Paese

    Sono almeno 3.677 i casi di abusi sessuali nella chiesa cattolica tedesca tra il 1946 e il 2014. E in più della metà dei casi le vittime hanno meno di 13 anni. A rivelarlo è un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Il contenuto è stato anticipato da Spiegel online.

    Sono 1.670 i sacerdoti accusati

    Lo studio, frutto di un consorzio di ricerca delle università di Mannheim, Heidelber e Giessen, sarà presentato a Fulda il 25 settembre dal cardinale Reinhard Marx. Secondo quanto scrive Spiegel, sono stati vagliati 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente, in un arco temporale che va dal 1946 al 2014, di un totale di 3.677 minori, quasi tutti maschi. Tre quarti dei bambini coinvolti sono venuti in contatto con gli accusati tramite la chiesa.

    Quota accusati rappresenta il 4% del totale di sacerdoti in Germania

    In molti casi, riferiscono gli autori del report, i fascicoli sono stati “distrutti o manipolati” e altrettanto spesso i sacerdoti sono stati spostati in altre diocesi. Solo un terzo di questi hanno avuto procedimenti all’interno dell’istituzione e alla fine le sanzioni, quando ci sono state, sono state minime. La quota di accusati rappresenta il 4% del totale dei sacerdoti attivi in Germania. Le tipologie sociologiche con le quali gli autori hanno definito gli accusati ricadono per lo più nelle categorie di “narcisista-sociopatico”, “immaturo-regressivo”.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/09/12/Abusi-sessuali-chiesa-cattolica-germania.html

     

  • Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    «Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati».
    Chi scrive queste parole è un arcivescovo, già nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016. Ora in pensione, ha deciso di aprire il suo cuore e di dire tutto ciò di cui è venuto a conoscenza circa la vicenda degli abusi sessuali nella Chiesa. Una testimonianza che si conclude con una richiesta dura e perentoria: papa Francesco si faccia da parte. Perché anche lui ha saputo, ma ha coperto.
    Autore del memoriale, come spiega La Verità in edicola oggi, è monsignor Carlo Maria Viganò, settantasette anni, che prima di essere inviato come nunzio negli Usa è stato responsabile del Governatorato della Città del Vaticano e prima ancora nunzio in Nigeria, delegato per le rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede e membro della Commissione disciplinare della Curia romana.
    «Restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da tanti abominevoli delitti». È con questa motivazione che il monsignore ha deciso di parlare. «Se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia».
    E alle parole fa seguire i fatti, cioè le notizie. Documentate, circostanziate. Il tono è dolente, ma lo stile asciutto.
    La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del cardinale McCarrick. Quando ha visto che di fronte alle nefandezze commesse dallo “Zio Ted”, emerse in tutta la loro evidenza negli ultimi mesi, tutti ai vertici della Chiesa sono caduti dalle nuvole, tanto che è stato un diluvio di «io non sapevo», monsignor Viganò si è messo a scrivere. Un atto d’accusa che parte da lontano, da prima del pontificato di Francesco, e arriva fino a oggi.
    «Ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa la mia coscienza mi impone di rivelare quelle verità delle quali in relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II, come Delegato per le Rappresentanze Pontificie dal 1998 al 2009 e da Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016».
    Viganò spiega che due ex nunzi negli Stati Uniti, ambedue deceduti prematuramente, ovvero Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (che ricoprì l’incarico dal 2005 al 2011), «non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick». Ma nessuno si mosse.
    In particolare Viganò rivela che «il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti in cui lo stesso Littleton raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede».
    In quanto delegato per le rappresentanze pontificie, nel 2006 Viganò scrive un appunto sul caso Littleton e lo trasmette al cardinale Tarcisio Bertone e al sostituto Leonardo Sandri. Afferma che i comportamenti attribuiti a McCarrick sono di una tale gravità e nefandezza da provocare sconcerto, ma le accuse sono precise e si parla anche di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti coinvolti nelle turpitudini.
    Di conseguenza nel suo appunto Viganò chiede con forza che per una volta l’autorità ecclesiastica intervenga prima di quella civile e prima che la stampa faccia esplodere il caso. Sarebbe salutare. Ma dai superiori nessuna reazione. E l’appunto non viene mai restituito.
    Viganò non si arrende e torna alla carica nel 2008. Richard Sipe, psicoterapeuta e studioso dei comportamenti sessuali dei preti cattolici e dei loro superiori, scrive quell’anno a Benedetto XVI una lettera il cui titolo dice tutto: «Your Holiness, I Have the Evidence. Card. McCarrick Is a Homosexual, Please Act». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, e il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ne sono subito informati. Inoltre Viganò consegna un appunto in proposito al nuovo sostituto Fernando Filoni. E, già che c’è, allega l’appunto di due anni prima, tornando a sottolineare la gravità della situazione. Ma la reazione delle alte gerarchie è sempre la stessa: nessuna risposta.
    È grazie al cardinale Giovanni Battista Re, all’epoca prefetto della Congregazione per i vescovi, che Viganò viene a sapere che papa Benedetto XVI, a conoscenza della denuncia di Sipe, ha ordinato a McCarrick di lasciare il seminario in cui risiede e gli ha proibito di celebrare in pubblico, partecipare a incontri, dare conferenze e viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e penitenza.
    È il nunzio Sambi a comunicare il provvedimento a McCarrick, nel corso di un incontro burrascoso. Poi, quando Viganò diventa nunzio negli Usa, è lui stesso a ricordare gli ordini del papa a un McCarrick che riesce solo a farfugliare una risposta confusa cercando goffamente di minimizzare.
    Ma come ha fatto McCarrick a diventare ciò che è diventato (arcivescovo di Washington, e cardinale, dopo essere stato arcivescovo a Newark) visto che i suoi comportamenti erano quelli che erano?
    Se lo chiede anche Viganò, che attribuisce la responsabilità della carriera di McCarrrick al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato dal 1991 al 2006 e al cardinale Tarcisio Bertone, suo successore. Ma Viganò coinvolge anche l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. Quando infatti è evidente a tutti che McCarrick non obbedisce agli ordini di Benedetto XVI e anzi gira per il mondo, Viganò scrive a Parolin chiedendo se le sanzioni siano ancora in vigore, ma la sua domanda resta, tanto per cambiare, senza riposta.
    Altri che certamente seppero, ma tacquero, furono, scrive Viganò, il cardinale Levada, il cardinale Sandri, monsignor Becciu (ora cardinale), i cardinali Lajolo e Mamberti. Insomma, i vertici al completo.
    Non meno devastante, stando alle rivelazioni di Viganò, il quadro negli Stati Uniti. Anche lì tutti sapevano, a partire dal cardinale Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ma nessuno si mosse. E oggi le dichiarazioni di Wuerl, secondo il quale lui non seppe nulla, «sono assolutamente risibili».
    Quanto al cardinale Kevin Farrell, attuale prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, il quale a sua volta ha detto di non aver mai avuto sentore degli abusi di McCarrick, Viganò scrive: «Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli». Infine del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e capo della Commissione vaticana per la protezione dei minori, Viganò afferma: «Mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità».
    Ma a questo punto la drammaticità del memoriale di monsignor Viganò sale ulteriormente di tono, perché coinvolge direttamente papa Francesco.
    L’anno è il 2013, il mese giugno. A Roma c’è una riunione dei nunzi di tutto il mondo e anche Viganò è presente. Emozionato per la prospettiva del primo incontro con il nuovo pontefice, l’arcivescovo si reca a Casa Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio al posto del palazzo apostolico, e chi trova lì? Un cardinale McCarrick sorridente e sereno, che indossa la veste filettata e saluta Viganò facendogli sapere in tono baldanzoso: «Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina!».
    Annota Viganò: «Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova University ed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi».
    Il primo, atteso incontro di Viganò con il papa ha un che di surreale e lascia il povero nunzio senza parole. Ma il peggio deve venire.
    È il 23 giugno 2013, domenica. Il papa riceve Viganò prima dell’Angelus. Fa alcune affermazioni che all’arcivescovo suonano quanto meno sibilline, poi, di punto in bianco, gli chiede: «Il card. McCarrick com’è?».
    Al che il nunzio risponde: «Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza».
    Reazione del papa? Nessuna. Anzi, Bergoglio cambia subito argomento. Ma allora, si chiede uno sconcertato Viganò, perché mi ha fatto la domanda?
    Il nunzio lo capisce una volta tornato a Washington. Lì apprende che tra il papa e McCarrick c’è uno stretto legame. La domanda posta da Bergoglio al nunzio era dunque una trappola. Sta di fatto che, secondo il racconto di monsignor Viganò, almeno dal 23 giugno 2013 papa Francesco è a conoscenza del caso McCarrick.
    A questo punto Viganò commenta: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come “pettegolezzi” gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario».
    Dunque Francesco sapeva. Lo sa da tempo, almeno da cinque anni. «Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale». Ma, «pur sapendo che era un corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti [nel luglio di quest’anno, ndr] per salvare la sua immagine mediatica».
    «Ora – continua Viganò – negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale».
    «Imploro tutti, in particolare i Vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza. Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità san Giovanni Paolo II: non abbiate paura! Non abbiate paura!»
    All’Angelus del 12 agosto scorso Francesco ha detto che «ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se ciò è vero, e lo è, quanto più grave è la responsabilità per il papa, il supremo pastore! Eppure, sostiene Viganò, nel caso di McCarrick il supremo pastore «non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo».
    Papa Francesco dunque «riconosca i suoi errori e, in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».
    Questa la richiesta, perentoria, senza mezzi termini: dimissioni. L’unico gesto che può aiutare il risanamento.
    La situazione è drammatica, ma monsignor Viganò invita a non perdere la speranza. Pur «nello sconcerto e nella tristezza», dice, pensiamo ai tanti preti e vescovi che compiono il loro dovere e non perdiamo la fede nel Signore. Anzi, è proprio in questi momenti che «la grazia del Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti; ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il tempo opportuno, per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare penitenza. Preghiamo tutti per la Chiesa e per il papa, ricordiamoci di quante volte ci ha chiesto di pregare per lui!».
    Aldo Maria Valli
    Chi volesse leggere il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò nella versione integrale lo trova qui.

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

  • Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Si levano da più parti voci per chiedere al Papa di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino che vedrà ospite il gesuita “omoeretico” James Martin. Imbarazzano le presenze di cardinali pesantemente coinvolti nei recenti casi di abusi. A questi si aggiunge il cardinal O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano, che all’ultimo minuto ha annunciato che non ci sarà: nella sua diocesi di Boston è scoppiato un nuovo scandalo. 

    Mentre si levano da più parti voci che chiedono al Pontefice di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino, e mentre la petizione per chiedere che non vi parli il discusso padre gesuita James Martin, sponsor LGBT, ha superato le diecimila firme, il cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano contro gli abusi ha annunciato che non sarà presente all’evento, in cui doveva parlare e moderare una commissione e un dibattito.

    Invece a Dublino, per un appuntamento in cui fanno discutere anche le casule, ci saranno altri cardinali e personaggi che definire problematici ormai è dir poco. Un appuntamento che sin dall’inizio è stato viziato dalla spinta di alcuni settori di Chiesa di sdoganare tutti i “tipi” di famiglia; e la presenza fra gli speaker di James Martin ne è l’esempio più evidente. Ma anche un appuntamento che non può non risentire di una catena di scandali che hanno proprio l’omosessualità nella Chiesa il loro detonatore. Dalle dimissioni del vescovo ausiliare di Tegucicalpa, Honduras, Pineda, braccio destro del super-consigliere del Pontefice, Maradiaga, e grande amico del nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Edgar Peña Parra; allo scandalo di Theodore McCarrick, grande consigliere per gli USA del Pontefice; e adesso al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione dei preti abusatori da parte del card. Donald Wuerl. McCarrick non è solo un cardinale; è l’uomo che ha favorito carriere insperabili come quella del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, e quella di Kevin Farrell, suo vicario (e coabitante per sei anni!) posto da Francesco a capo del dicastero dei Laici, Famiglia e Vita; un uomo per cui, proprio a seguito dello scandalo McCarrick, più di una voce negli USA ha chiesto le dimissioni. Farrell sarà a Dublino, Wuerl (anche se scaduto, come età, da quasi tre anni!) sarà a Dublino, come padre Martin sj.

    Il cardinale O’Malley avrebbe dovuto moderare una commissione e un dibattito sul tema: “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. In una dichiarazione dell’arcidiocesi si spiega che “problemi importanti relativi alla cura pastorale del Seminario di San Giovanni nell’arcidiocesi di Boston, e ai seminaristi iscritti al programma di formazione richiedono la personale attenzione e la presenza del cardinale”. I problemi importanti, anche in questo caso, sono legati all’omosessualità nel clero. Due seminaristi del San Giovanni sono stati accusati di creare un clima di abusi e intimidazioni, con la possibile connivenza del rettore, che o’Malley ha posto in riposo sabbatico da subito, per poter svolgere un’inchiesta senza condizionamenti e interferenze. Ma lo stesso O’Malley può non avere la coscienza del tutto a posto. Tre mesi prima che lo scandalo McCarrick esplodesse in tutta la sua forza la commissione presieduta da O’Malley aveva ricevuto reclami attendibili contro lo “zio Teddy”, e nulla fu fatto. O’Malley partecipò a una cerimonia di omaggio al cardinale in un’atmosfera cordiale.

    Certamente può sembrare utopico che il Vaticano decida di annullare l’incontro mondiale delle Famiglie, e sostituirlo, come qualcuno negli Stati Uniti ha proposto, con due giorni di preghiera e penitenza pubbliche. Anche se sarebbe qualche cosa di molto bello, e più vicino alla realtà della situazione che l’usuale passerella di conferenze. Ma è altrettanto sicuro che alla luce degli scandali che a ripetizione hanno martellato la Chiesa e uomini vicini al Pontefice in questi mesi lo svolgimento “normale” avrà qualche cosa di surreale, e di fittizio. Anche per questo “Ending Clergy Abuse”, un’organizzazione globale che riunisce sopravvissuti, attivisti e esperti ha scritto una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. In essa si chiede che il Pontefice regnante sostituisca dal loro ruolo eminente nella Giornata Mondiale tre cardinali:  Óscar Maradiaga of Honduras, Kevin Farrell e Donald Wuerl, dei quali abbiamo già detto. Devono essere investigati, non onorati, afferma “Ending Clergy Abuse”. E aggiunge: “Se il Papa rimane silenzioso su Wuerl, lo tiene in un posto di onore e rispetto durante il periodo in Irlanda, continua a essere quello che ha detto in relazione al Cile ‘parte del problema’. Ancora una volta starà appoggiando e incoraggiando quella che ha definito ‘una cultura dell’abuso e della copertura nella Chiesa cattolica’.

    La lettera di “Ending Clergy Abuse” ricorda che Wuerl è citato nel rapporto del Grand Jury in Pennsylvania per aver parlato di “circolo del segreto” per descrivere la copertura ecclesiastica degli abusi. “L’omissione del Papa su Wuerl provoca molte questioni. Anche Francesco fa parte del circolo del segreto?”.

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  • Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    In questi giorni si legge ovunque la notizia relativa a quello che sta succedendo in Pennsylvania: più di 1000 vittime di 300 preti pedofili, un rapporto presentato dal Gran Giurì della Procura frutto di due anni di indagini.

    Due “sfumature” mi hanno colpito in modo particolare: il tema sempre ricorrente dei termini di prescrizione, e una specie di “decalogo” per come comportarsi nelle Diocesi.

    Come cattolica non riesco a “digerire” quello che sto leggendo, e non voglio accontentarmi di essere indignata. Mi risulta difficile comprendere, ma credo di essere in buona compagnia – per lo meno di tutte le famiglie delle vittime sparse nel mondo – coma mai non vi sia la volontà SERIA di affrontare il tema della prescrizione. Subire un abuso sessuale è un trauma che spesso viene alla luce dopo anni e anni, e si trova il coraggio di denunciare dopo anni e anni… come mai nessuno ha mai pensato di abolire i termini temporali della prescrizione? Oppure creare periodicamente, in ogni Stato, delle “finestre di tempo” per azzerare questi termini? (In Svizzera è stato fatto, qualche anno fa, se non ricordo male). Sarebbe troppo semplice?

    L’articolo “Abusi sessuali, un rapporto accusa la Chiesa della Pennsylvania” mi fa invece molto riflettere: nel Rapporto vengono esplicitate quelle che sarebbero le modalità EFFETTIVE – non quelle emanate dalla Santa Sede o le Linee Guida UFFICIALI delle varie Conferenze Episcopali – per la gestione dei casi di pedofilia.

    È incredibile lo scollamento tra la teoria (documenti della Santa Sede e delle Conferenze Episcopali) e la pratica (ciò che avviene nelle Diocesi). Non si può tacere!

    Vengono addirittura elencati sei punti:

    • Assicurarsi di usare eufemismi anziché le vere parole che descrivono gli assalti sessuali nei documenti diocesani: non dire mai “stupro” ma “contatto inappropriato” o “questione limite”

    Già… meglio che non rimanga traccia che io Vescovo sapevo… meglio minimizzare… meglio una questione nebulosa…

    Che scandalo. Da cattolica mi vergogno!

    • Non fare una vera inchiesta con personale professionale adeguato, ma svolgere indagini discrete

    Ottima indicazione! In questo modo le prime indagini (Indagine Previa) svolte a livello diocesano, produrranno del materiale “utilissimo” alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha il compito di valutare se e come iniziare il processo canonico. Che documentazione arriverà a Roma?

    Che beffa. Da cattolica mi vergogno!

    • Inviare il sacerdote per una “valutazione” in un centro per il trattamento psichiatrico gestito dalla Chiesa e stabilire se il sacerdote sia pedofilo basandosi principalmente sulle dichiarazioni dello stesso prete e a prescindere dal fatto che ci siano stati contatti sessuali con un bambino

    Una vera ricerca della verità, approfondita e scrupolosa. Chiaro che ogni pedofilo ammette subito “Sì, sono colpevole, arrestatemi, non sono degno di essere un sacerdote, devo risarcire queste e quelle vittime”… E dunque la “valutazione” è obiettiva: perché nutrire qualche dubbio?

    Che tristezza. Da cattolica mi vergogno!

    • Quando un prete viene rimosso, non spiegare perché ma dire ai parrocchiani che è per “motivi di salute” o “esaurimento nervoso”

    La gente, non dico quella che passa per strada e magari non mette mai piede in chiesa, no, parliamo della gente della parrocchia, quella che frequenta, che magari collabora in qualche attività, che si fida, che condivide un cammino di Fede… quella gente lì, che È CHIESA (!), non deve sapere! Deve essere tenuta all’oscuro.

    Ottimo modo per allontanare le vittime di quel prete: non verrebbero credute da nessuno proprio nell’ambiente che hanno frequentato finora.

    Che indignazione. Da cattolica mi vergogno!

    • Se un predatore viene scoperto “non rimuoverlo” ma “spostarlo ad una nuova destinazione dove nessuno saprà che è un abusatore di minori”

    Tutto ciò è fantastico! Così il prete può, indisturbato, in un altro luogo, cercare altri bambini da violentare. Nessuno è allertato, nessuno sa. Perché dovrebbe fermarsi? Non avrebbe altrimenti cominciato… e la giostra continua a girare…

    Non vi è una sorta di concorso di colpa?

    Che rabbia. Da cattolica mi vergogno!

    • Non dire nulla alla polizia

    E qui siamo al culmine. Sentirsi al di sopra della giustizia, al di sopra di tutto, impuniti e ingiudicati. Non importa se hai commesso un reato, non importa se hai cambiato per sempre la vita di chissà quanti bambini che si fidavano di te… non importa… importante è “farla franca”.

    Non ho altre parole. Da cattolica mi vergogno infinitamente!

    Ma quale sarebbe il fine di tutto ciò? Forse salvaguardare il “buon nome” della chiesa?

    Nessuno si pone il dubbio, ai vertici, che una chiesa così non ha tanto da salvaguardare ed è lontanissima dal Vangelo? Nessuno si domanda cosa si sta perdendo ad agire in questo modo?

    I cattolici non sono più disponibili ad avere le “fette di salame” sugli occhi, e non si può più tacere.

    Qualche timido germoglio positivo? Qua e là c’è qualche sacerdote che si esprime, che un po’ si espone. Nell’articolo si cita che uno dei preti indagati è stato segnalato dalla Diocesi stessa, ci si augura possa essere un ESEMPIO per tutte le Diocesi del mondo: chi commette un reato, e parliamo di un reato tra i più diabolici, va denunciato, senza esitazione.

    Ma la FIDUCIA nel cambiamento VA CONQUISTATA, i tempi della fiducia incondizionata nella chiesa, come istituzione, sono finiti: ma non per il mondo – che già non aveva questa fiducia – per i cattolici stessi, per quella parte di Chiesa per cui è ancora valido il discorso della “macina al collo per chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli” (Vangelo di Matteo 18, 6 – 7).

    Solo con i FATTI CONCRETI e NON SPORADICI, in ogni parte del mondo, si potrà ricominciare  a costruire un rapporto di fiducia.

    Una mamma della Rete L’ABUSO. Lettera firmata

  • I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    di Giorgio Gandola

    Adesso la macchia d’olio sulla tonaca è grande come il mare. E sporca anche l’Italia, che rischia l’incriminazione da parte delle Nazioni unite per favoreggiamento della pedofilia clericale. Il caso di don Mauro Galli, del presunto abuso sessuale nei confronti di un minore e dell’ambigua gestione da parte di Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, ha assunto una dimensione internazionale. Ieri a Ginevra, nella sede dell’Onu, la vicenda è stata al centro di un forum sulla pedofilia del clero nel quale i testimoni di 23 Paesi del mondo hanno raccontato le loro tristi storie. Per l’Italia è stata ritenuta emblematica quella del sacerdote di Rozzano che alla fine del 2011 ha fatto dormire nel suo letto un ragazzo dell’oratorio dopo averlo confessato e in questi mesi è imputato in un processo per abusi in tribunale a Milano.

    Al culmine di un lungo e tormentato percorso durato tre anni che lo ha portato più volte sulla soglia dell’autodistruzione, il giovane ha trovato la forza di denunciare ai carabinieri gli accadimenti di quella notte attraverso la famiglia. E nel corso dell’inchiesta si è scoperto che don Mario Delpini, allora vicario episcopale di zona, e don Pierantonio Tremolada (allora responsabile dei giovani sacerdoti, oggi vescovo di Brescia) – pur sapendo due giorni dopo dei contorni di quella notte attraverso il racconto del parroco del paese, don Carlo Mantegazza – avevano deciso di non denunciare ai superiori, di non favorire l’apertura di un’indagine previa (invocata da papa Francesco) e semplicemente di trasferire il prete da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con adolescenti. L’imbarazzante storia, stigmatizzata anche dall’arcivescovo Angelo Scola in una lettera ai genitori della vittima (“Mi scuso con voi per il comportamento maldestro dei miei collaboratori”), era a conoscenza del Vaticano nel 2017 quando il Pontefice decise di promuovere Delpini e Tremolada.

    Proprio questi aspetti sono stati al centro della puntuale narrazione davanti alla commissione Children rights connect delle Nazioni unite fatta da Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, che ha ricostruito la vicenda sottolineando testimonianze, perizie, incongruenze con un denominatore comune: la volontà di salvaguardare l’immagine dell’istituzione ecclesiastica prima che riconoscere il trauma della vittima.

    “Il caso dimostra la continuità della linea omissiva della Santa Sede”, ha spiegato Zanardi davanti a rappresentanti di Stati Uniti, Messico, Francia, Cile, Canada, Svizzera, Germania, Inghilterra, Argentina, fra gli altri. “Nella lunga e complessa vicenda di don Galli si vede ben documentata la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori”.

    Parole pesantissime che hanno scosso l’uditorio rispetto a una vicenda che potrebbe avere conseguenze anche per lo Stato italiano. Le Nazioni unite hanno formalmente confermato l’apertura di un’indagine di verifica nei confronti dell’Italia, che proseguirà per tutto il 2018 e si concluderà nel gennaio 2019, con un’ipotesi di reato molto imbarazzante: favoreggiamento della pedofilia clericale per condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi del clero e violazione della convenzione Onu per i diritti del fanciullo.

    Nel febbraio scorso l’associazione Rete l’abuso aveva diffidato il governo italiano per una serie di omissioni d’atti d’ufficio nella ratifica di convenzioni internazionali sul delicatissimo tema.

    L’Onu è irritata con il Vaticano fin dal 2014, quando criticò una lettera circolare inviata alle conferenze episcopali di tutto il mondo perché dava “la precedenza alle procedure della legge canonica sulle procedure penali nazionali”. E chiesero agli uffici papali di “adottare regole chiare per l’immediata denuncia di tutti i casi sospetti alle autorità civili nazionali anche nei casi in cui le leggi nazionali non lo prevedono come obbligatorio”.

    A suscitare i maggiori sospetti sono le cosiddette “aree di immunità” o meglio di impunità. Quelle zone grigie nelle quali la sottovalutazione degli atti, l’omissione dei provvedimenti, la personalizzazione dei comportamenti al di fuori dei protocolli si trasformano in pelose complicità a salvaguardia dei colpevoli e a ulteriore sopraffazione delle vittime. Proprio per costruire un fronte comune nei confronti degli abusi sui minori, oggi a Ginevra nasce Eca (Ending clerical abuse), un’associazione mondiale con il compito di dare forza al grido di dolore.

    Eppure il motu proprio Come una madre amorevole firmato nel 2016 da papa Francesco è limpido come acqua di fonte: “I vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che hanno responsabilità di una Chiesa particolare, devono impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Ricordando che il diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”, il Santo padre precisa: “Tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili”. Il caso milanese è aperto. E ora è l’Onu a chiedersi perché promossi invece che rimossi.

    (Trascrizione da La Verità, 7 giugno 2018)

  • A fine aprile le tre vittime di Karadima incontrano il Papa

    A fine aprile le tre vittime di Karadima incontrano il Papa

    Cruz, Hamilton e Murillo ricevuti a Santa Marta a fine mese. La polemica con il cardinale Errazuriz

    Sono attesi a fine mese in Vaticano, probabilmente il 28 e 29 aprile,Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo, tre delle vittime del potente parroco abusatore seriale di minori Fernando Karadima. Ne dà notizia la stampa cilena.

    È stato lo stessoPontefice a dare notizia della volontà di incontrare alcune delle vittime nella storica lettera ai vescovi cileni, resa nota mercoledì 11 aprile 2018, nella quale Francesco ammette di aver commesso «gravi errori» di valutazione sugli abusi commessi dai chierici in Cile perché male informato. Bergoglio, che ha ricevuto nei giorni scorsi il dossier di 2.300 pagine redatto dal suo inviato speciale, l’arcivescovo Charles Scicluna, ha potuto finalmente rendersi conto della reale situazione e ha convocato in Vaticano l’intero episcopato cileno.

    Hamilton, Cruz e Murillo hanno polemizzato con il cardinale Francisco Javier Errazuriz, arcivescovo emerito di Santiago del Cile e membro del C9 dei cardinali consiglieri del Papa, il quale due giorni fa aveva detto di non aver fornito notizie false al Pontefice, assicurando che non era tra i suoi compiti quello di informarlo. Errazuriz aveva anche ringraziato le vittime per aver «rotto il silenzio». Secondo Cruz il cardinale «cerca di far credere che ci ha appoggiato, ma a nostro giudizio non l’ha mai fatto». Murillo, attraverso Twitter, ha così commentato le dichiarazioni dell’arcivescovo emerito di Santiago: «Invece di ammettere di aver sbagliato, di aver tradito il loro ruolo e la nostra fiducia, i vescovi del Cile cercano di schivare i colpi incolpandosi l’un l’altro. Triste spettacolo».

    Hamilton ha ricordato la lettera che Errazuriz aveva inviato un mese prima a diversi presidenti delle conferenze episcopali latinoamericane, nella quale incolpava per alcuni problemi della visita papale in Cile il «protagonismo» del vescovo Juan Barros – uno dei preti pupilli di Karadima – e le dichiarazioni delle vittime sul tema degli abusi: «Questo signore dice di non essere chiamato a informare, ma leggendo la lettera che ha inviato ai vescovi latinoamericani sembra che sia chiamato a disinformare».

    In effetti le dichiarazioni del cardinale cileno, che è sembrato scaricare qualsiasi responsabilità propria per la mancanza di informazioni adeguate al Papa, sono suonate improvvide. Non è certo l’atteggiamento dello scaricabarile quello che Francesco ha richiesto nella sua lettera, che chiede a tutta la Chiesa cilena di mettersi «in uno stato di preghiera».

    Il messaggio del Papa è stato invece accolto in pieno dai vescovi del Cile, che in un comunicato alla fine della loro assemblea generale scrivono : «Accogliamo con fede e ubbidienza filiale» la lettera di Francesco. «Insieme al Papa sentiamo dolore e vergogna poiché, nonostante le azioni poste in essere in questi anni, non siamo riusciti a far sanare le ferite nei cuori di molte vittime e, invece, continuano a essere una piaga aperta nel cuore della Chiesa in Cile».

    «La Lettera del Papa – si legge ancora nel comunicato dei vescovi – la riceviamo come un invito ad assumere questa sfida con magnanimità e umiltà. Per intraprendere questo cammino ci poniamo, come Chiesa, in uno stato di preghiera, ascolto e discernimento, nonché di disponibilità per rinnovare la comunione ecclesiale. Vogliamo farci carico degli errori che ci corrisponde e correggerli in modo tale che la Chiesa sia, sempre di più, un ambiente sano e sicuro per i bambini, bambine e giovani».

    http://www.lastampa.it/2018/04/14/vaticaninsider/ita/vaticano/a-fine-aprile-le-tre-vittime-di-karadima-incontrano-il-papa-wNRnAxIh5ulTis8N9O1lBO/pagina.html