Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete a metà = anche vittima a metà?

    Prete a metà = anche vittima a metà?

    In questi giorni si rincorrono le notizie rispetto alla vicenda di Don Lu, ovvero di Don Luciano Massaferro.

    In ambito cattolico lo sconcerto è tanto, è una notizia che non si riesce a comprendere: condannato e nello stesso tempo assolto. Se ne parla, ci si confronta, si prende posizione.

    Un reato, una vicenda … ma due Tribunali e due sentenze opposte.

    Sorge quasi scontata la riflessione: qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato. Non è concepibile una schizofrenia così amplificata ed estrema. Come si può essere colpevoli e innocenti per la stessa cosa sulla quale si viene giudicati?

    Un articolo in particolare ha stimolato la mia riflessione: “Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare”.

    Condannato in Cassazione, quindi dopo ben tre gradi di giudizio, e assolto e riabilitato dalla Chiesa che, tuttavia, dovrà attenersi alle disposizioni e limitazioni imposte da Tribunale Penale, e dunque non potrà esercitare quelle “pratiche” che hanno un “valore legale” sul suolo italiano.

    Dunque la Chiesa riconosce queste limitazioni perché deve attenersi alla legge dello Stato, non perché riconosce che il sacerdote è stato condannato.

    Come cittadina, e come cattolica, esprimo delle fortissime perplessità su tutto questo. Legalmente sarà tutto corretto e ineccepibile, ma i dubbi che scatena sono davvero tanti.

    Si legge poi che sicuramente il Card. Bagnasco (Arcivescovo metropolita di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa) non ha incontrato la famiglia, ma nemmeno si è informato se la Diocesi di Albenga-Imperia lo abbia fatto, pur dichiarando che è stato fatto tutto per bene.

    Ma qualcuno si è domandato come si sarà sentita la vittima in tutto questo?

    Che ruolo ha la vittima nel Tribunale Ecclesiastico?

    Ci sono due possibilità.

    La prima è quella che il Tribunale Ecclesiastico la ignori completamente o la vittima si rifiuti/scelga di non essere sentita: viene celebrato comunque il Processo “sentendo solo una campana”, quella del sacerdote.

    La seconda è che la vittima sia chiamata in udienza, ma non può presentarsi con il suo avvocato e non viene affiancata da personale che la supporti psicologicamente. E nemmeno ha poi notizie rispetto all’andamento del Processo poiché non è rappresentata da nessuno, nessun avvocato che segua il procedimento. La vittima è sola, dall’inizio alla fine.

    Dunque un Tribunale un po’ “sbilanciato”, e non a favore della vittima. Un Tribunale che mantiene poi tutto “riservato”, le parti non hanno a disposizione gli atti, nulla. Un Tribunale al quale non si può fare ricorso. Ma un Tribunale che emette una sentenza: Don Luciano Massaferro è innocente.

    E la vittima?

    Per lo Stato Italiano la vittima è un minore che ha subito un abuso ed è stato stabilito un risarcimento (lo avrà mai?).

    Per la Chiesa la vittima è una persona che evidentemente ha mentito, perché il fatto non è avvenuto, il sacerdote è innocente.

    Dunque un “prete a metà” e anche una “vittima a metà”.

    Semplice.

    Ma qualcuno del Tribunale Ecclesiastico si rende conto, anche solo in minimissima parte, di cosa tutto questo possa significare per la vittima?

    Qualcuno prova ad immedesimarsi?

    Qualcuno tra i Vescovi superiori del Don Lu, ha mai guardato negli occhi la vittima?

    Evidentemente no.

    E la Parrocchia del Don Lu? Cosa faranno i parrocchiani?

    Ci saranno quelli schierati “senza se e senza ma” a favore del sacerdote, convinti della sua piena innocenza (senza ovviamente aver seguito il Processo, senza aver sentito la vittima…), magari pensando ad un “errore giudiziario” a un “complotto contro la Chiesa”, credendosi dei “buoni cattolici” perché difendono la Chiesa. Sì, ci saranno questi parrocchiani. Come ci sono stati per la fiaccolata, in difesa del prete, prima della sentenza.

    E non si renderanno conto che, in questo modo, anziché fare il bene della Chiesa contribuiranno a renderla ancora meno credibile … quando non si approfondisce non ci si può permettere di prendere posizione per partito preso, questo atteggiamento fa solo del male.

    Ma questi parrocchiani non saranno disponibili a mettersi in gioco, perché questo vorrebbe dire riconoscere una realtà che fa male, vorrebbe dire prendere coscienza che certi problemi vanno affrontati e non negati.

    Certo, fa male, perché non ci si aspetta che un sacerdote possa diventare un orco, colui che dovrebbe avvicinarti a Dio, brutalmente ti rovina la vita. Fa male pensare che tutto questo possa essere una realtà. E dunque si preferisce non approfondire, per loro va bene così.

    E della vittima cosa si può pensare? Fate finta che non esista, e dormite tranquilli.

    Ci saranno poi dei parrocchiani (forse) che delle domande se le faranno.

    Ma a chi potranno farle? Al Parroco? Al Vescovo? Al Papa?

    La Chiesa, nonostante il verdetto dei tre gradi di giudizio penale, si è espressa: il sacerdote è innocente.

    Dunque basta così?

    A me non basta. La vittima esiste, e il suo grido di dolore io me lo immagino.

    Una mamma cattolica

    Lettera firmata

    Per non far dimenticare anche ai parrocchiani, la vittima ricorda e ricorderà 

  • CHE BISOGNO C’E’ DI INVENTARE? (per approfondire – parte prima)

    CHE BISOGNO C’E’ DI INVENTARE? (per approfondire – parte prima)

    Quando il tema degli abusi sessuali ti tocca da vicino, hai almeno due possibilità: o ti arrendi, ti allontani, inizi a sparare sentenze, fai di un’erba un fascio, cedi al pensiero che “tutto fa schifo”, fai commenti a caso, ti indigni … oppure puoi approfondire, ricercare, condividere, ascoltare, non dare nulla per scontato, correre il rischio di scoprire una parte di realtà che fa male, batterti perché tutto quello che è capitato a te non capiti ad altri: una sfida anche per la tua Fede, perché parliamo di abusi sessuali compiuti da sacerdoti su vittime cattoliche.

    Io ho scelto la seconda possibilità. E un “effetto collaterale” di questa scelta è che certe cose non si possono più tacere.

    Approfondire.

    Cosa vuol dire approfondire? Per me questo ha significato, e significa tuttora, cercare di comprendere quello che è successo alla mia famiglia da tutti i punti di vista:

    sicuramente l’ambito psicologico (ovvero le conseguenze dolorosissime di una sindrome post-traumatica), l’ambito morale (come si può o non si può continuare a credere in Dio),

    l’ambito legale (denuncia e processo penale),

    l’ambito mediatico (come la stampa affronta questo tema),

    l’ambito culturale (quali autori hanno scritto qualcosa in merito),

    l’ambito politico (cosa fa lo Stato per combattere la pedofilia clericale),

    l’ambito ecclesiastico (come la Chiesa affronta questa piaga),

    l’ambito sociale (chi è capace di stare vicino a una famiglia “ferita”, i pregiudizi),

    l’ambito umano (il contatto tra vittime, la condivisione, l’auto-aiuto),

    l’ambito di “civiltà” (come condividere una battaglia civile contro questo crimine, avere una forte motivazione per creare cultura positiva su questo tema…).

    Conoscere la ReteL’ABUSO è stato, ed è, per la mia famiglia un aiuto incredibile, quasi in tutti gli ambiti appena nominati sentiamo una grande vicinanza, abbiamo la possibilità di confrontarci e di sentirci capiti davvero.

    Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno.

    Il primo libro che ho letto “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” di Federico Tulli, Editore: L’Asino d’Oro, mi ha regalato una visione completa e approfondita della situazione italiana, ho appreso con dolore e sgomento la vastità e la complessità di questo tema, ha stimolato in me il desiderio di continuare ad approfondire. Sicuramente rileggerò diverse parti di questo libro e mi piacerebbe moltissimo conoscere di persona l’autore.

    Negare o minimizzare il problema non serve a nessuno, non serve alla Chiesa in primis.

    Ho poi cercato un libro un po’ più “cattolico”, ovvero scritto da autori impegnati nella Chiesa, autorevoli e riconosciuti.

    Proprio su questo secondo libro vorrei poter condividere qui una piccola riflessione: “Abusi sessuali nella chiesa? Meglio prevenire” A cura di Luisa Bove. Autori: H. Zollner – A. Deodato – A. Manenti – G. Ugolini – G. Bernardini. Editore: Ancora.

    PARTE PRIMA

    Le riflessioni che vorrei condividere verranno suddivise in varie parti per non rendere troppo pesante l’eventuale lettura.

    Riporterò le pagine alle quali mi riferisco di volta in volta: ora le pag 12 e 13 in cui vengono descritte le Iniziative Pontificie, tra le quali la più importante è l’istituzione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori operata da Papa Francesco.

    Dunque, il 22 marzo 2014 Papa Francesco istituisce la Commissione per la Tutela dei minori, che si dota di uno Statuto per il proprio funzionamento.

    Tra i membri di questa Commissione, presieduta dal Cardinale O’Malley,  erano presenti anche due laici, entrambi abusati da sacerdoti quando erano minori: Marie Collins e Peter Saunders. Scrivo “erano presenti”, al passato, perché tutti e due hanno lasciato la Commissione (vedi link relativi).

    In tre anni, dal 2014 al 2017, la Commissione dovrebbe essersi riunita due volte all’anno e aver istituito dei gruppi di lavoro per affrontare il tema della pedofilia nella chiesa.

    Quali i risultati concreti?

    Nel libro che sto commentando vengono riportati due esempi concreti:

    • L’istituzione della giornata di preghiera per le vittime di abusi
    • L’istituzione del procedimento penale per i Vescovi “insabbiatori”

    Fantastico! Potremmo dire … ma nella realtà è così?

    Per quanto riguarda la giornata di preghiera: una ottima iniziativa, davvero importante. Niente da dire! Come cattolica so che la preghiera è un mezzo efficace, ci credo profondamente, ma…

    Quando sarebbe questa giornata?

    Una volta sola o si ripete ogni anno?

    Come e dove è stata pubblicizzata?

    Sono state informate le parrocchie a livello mondiale?

    Quali iniziative sono state promosse per far conoscere questa giornata?

    Chi avrebbe partecipato a questa iniziativa di preghiera?

    È possibile che ancora non sia arrivata la data di questa giornata?

    Le vittime sono state avvisate?

    Quali preghiere sono state pensate per questa giornata?

    Ogni Diocesi, per questa iniziativa, cosa ha organizzato?

    In rete la notizia più recente risale al 7 febbraio 2015, ma non riporta nulla di concreto. Anzi, mi correggo, vi è un’altra notizia del 12 settembre 2016, in cui:  “In merito alla Giornata per le vittime, «abbiamo saputo – ha detto ai microfoni di Radio Vaticana padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori – che il Santo Padre, dopo la consegna della nostra proposta, avvenuta qualche mese fa ha voluto rafforzare il messaggio contro ogni abuso istituendo anche una giornata di preghiera per le vittime di abusi da parte di preti. Il Papa ha chiesto alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di esprimersi su una possibile data.”

    Dunque un elefante che partorisce un topolino: siamo ancora in attesa di avere le proposte per una data per questa benedetta giornata di preghiera … non oso pensare quanto tempo ci vorrà per stabilirne il contenuto e successivamente la divulgazione … e l’attuazione.

    Posso dire che, come familiare di una vittima, mi sento un pochino presa in giro? Non commento ulteriormente questo passaggio.

    Passo al secondo esempio concreto riportato nel libro in questione: l’istituzione del “procedimento penale contro quei Vescovi e Superiori generali che hanno messo a tacere o non hanno preso in considerazione un abuso”.

    Leggendo solo questa frase non si può far altro che esultare.

    Finalmente.

    Un Papa che si rende conto che il “coperchio messo sulla pentola che bolle” non paga: prima o poi l’acqua esce e fa danni. Non si può continuare a spostare i preti pedofili di parrocchia in parrocchia permettendogli di fare altre vittime! Finalmente chi si è comportato in questo modo dovrà risponderne davanti agli uomini,  (non solo davanti a Dio, ed è garantito che questo avverrà!) dovrà risponderne anche all’interno della Chiesa!

    Finalmente.

    … Ma non è tutto oro ciò che luccica …

    Ci sono almeno DUE considerazioni da fare su questo tema.

    Quando ci si riferisce a “procedimento penale” si intende ancora in termini di Diritto Canonico, non di giustizia civile. I Tribunali Ecclesiastici non sono i Tribunali della Giustizia Italiana, per intenderci. Questo significa che anche i “reati” e le “pene” e i “risarcimenti per le vittime” non corrispondono in alcun modo ai concetti che, come gente comune, intendiamo nella gestione di un reato. Si parte proprio da due punti di vista molto diversi. Per esempio, in un processo penale ecclesiastico per un abuso sessuale, non è previsto nessun risarcimento per la vittima.

    Si sanno queste cose? No.

    La vittima non viene proprio considerata, e non è nemmeno “necessaria” la sua “versione dei fatti” per istituire il procedimento penale ecclesiastico. E, paradossalmente, è meglio che la vittima non esponga la sua versione dei fatti nel processo ecclesiastico, soprattutto se questo è precedente o contemporaneo al processo civile. Perché affermo questo? Perché in questo modo la vittima potrebbe addirittura compromettere il processo civile: durante il processo ecclesiastico i difensori del sacerdote avrebbero “in anteprima” (rispetto al processo civile) la versione della vittima, potrebbero valutare i suoi punti deboli e la sua personalità … già …

    La seconda considerazione rispetto all’istituzione di questi Tribunali per i “vescovi insabbiatori” è molto semplice: non esistono.

    Era solo un progetto.

    Non è ancora stato fatto nulla per renderli attivi. Ma è facile decantarli in un libro. È facile riempire i titoli di tutti i giornali. È facile scrivere una Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio: “Come una madre amorevole”. Facile scrivere tutto questo e non mettere in pratica nulla. Basta non dirlo. Basta lasciar credere che si sta facendo di tutto per combattere questo odioso crimine. E la gente ci crede. Tutto qui. Nemmeno la stampa laica si prende la briga di approfondire.

    Mi sto sbagliando?

    Ne sarei ben felice. Aspetto che qualcuno possa replicare scrivendo quali Vescovi sono stati giudicati in questo senso (nomi e cognomi) in tutto il mondo, e quali provvedimenti sono stati presi. Non è una sfida: davvero sarei felice di constatare che, almeno questa volta, la “tolleranza zero” non è fatta solo di tante e tante belle parole.

    Sempre nelle pagine che sto commentando si parla di un altro tema: le “Linee Guida” per la gestione dei casi di abusi sessuali. In Italia la Cei ha istituito queste Linee Guida nel 2012.

    Anche qui: interessanti e utili, ma vengono rispettate?

    I sacerdoti le conoscono?

    In ogni parrocchia vi è una copia di queste Linee Guida?

    Oppure anche queste Linee Guida sono solo sulla carta?

    Sono solo bellissimi documenti destinati a impolverarsi ed essere presenti forse solo in qualche archivio in Vaticano?

    Oltre a me, qualcuno si pone queste domande?

    E inoltre: si sa che non vi è nessun obbligo di denuncia? Proprio così. Benchè si venga a conoscenza di un REATO (e non stiamo parlando di qualcuno che compie un furto perché non ha i soldi per sfamare la sua famiglia: stiamo parlando di ABUSI SESSUALI SU MINORI… sorvolo qui sulle conseguenze drammatiche che un minore avrà per tutta la vita), dunque: benché un Vescovo venga a conoscenza di questo CRIMINE, NON E’ OBBLIGATO A DENUNCIARE (vedi link).

    Cosa significa?

    Significa che, in Italia, la Cei ha stabilito che la giustizia non è uguale per tutti: ovvero i Vescovi possono “sostituirsi” alla giustizia civile e stabilire che chi commette un reato non si sottoponga alle indagini.

    Sono disponibilissima a ricredermi su tutto quello che ho scritto e lo auspico davvero, quando inizierò a vedere qualcosa di concreto.

    Per ora faccio davvero fatica ad esultare per le “Iniziative pontificie” descritte in quel libro.

    Mamma di una vittima (lettera firmata)

  • Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Il 1° settembre scorso la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere all’ONU riguardo le violazioni che il Comitato sui Diritti del Fanciullo gli aveva contestato nel 2014. (Leggi la relazione)

    La Santa Sede sottoscrisse e ratificò la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989 ma non si adeguò mai a quella convenzione, ne consegnò mai i rapporti periodici. Così nel luglio del 2013 il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo interroga il Vaticano, in realtà già recidivo e inadempiente ad una precedente raccomandazione risalente al 1995.

    Nell’ultimo report l’ONU raccomandava al Vaticano non solo interventi atti a prevenire il fenomeno, ma anche adeguamenti al codice canonico, alcuni in collaborazione con il Governo Italiano al fine di modificare quelle parti dei Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia, punto fondamentale per impedire che questi continuino ad insabbiare.

    Duole constatare che a un mese esatto dalla scadenza di quel termine, non solo nessuno ricordi più quanto emerso nel 2014, ma cosa peggiore, che nessuno vada a chiedere conto a Bergoglio del perché a fronte dei suoi quotidiani proclami non abbia attuato una sola di quelle raccomandazioni.

    Tra le principali che si leggono nelle Osservazioni conclusive dell’ONU sul secondo rapporto periodico della Santa Sede;

    Diritto a conoscere e a essere curati dai genitori (pag.6)

    1. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede accerti il numero di bambini nati dai preti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire il diritto di questi bambini di conoscere ed essere curati dai loro padri, come appropriato. Il Comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede garantisca che i religiosi non impongano più accordi di riservatezza quando dotano le madri con piani finanziari per mantenere i loro figli.

    Sfruttamento e abuso sessuale (pag. 9)

    1. Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.

    Vittime e testimoni di crimini minorenni (pag. 14)

    1. Il Comitato esprime grave preoccupazione per il fatto che nel trattare con le vittime minorenni di differenti forme di abuso, la Santa Sede ha posto sistematicamente la preservazione della reputazione della Chiesa e dei presunti offensori al disopra della protezione delle vittime minorenni. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che mentre la Santa Sede ha riconosciuto nelle sue risposte scritte e durante i dialoghi interattivi la fondamentale competenza dell’autorità giudiziaria, essa ha continuato ad affrontare questi casi per mezzo di processi basati sul Codice canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il supporto, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime minorenni. Il Comitato è inoltre particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Le vittime minorenni e le loro famiglie siano state spesso biasimate dalle autorità religiose, discreditate e scoraggiate dal portare avanti le loro denuncie e in certi casi umiliate, come annotato soprattutto dal Grand Jury in Westchester, dalla commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

    (b) La segretezza sia stata imposta sulle vittime minorenni e sulle loro famiglie come una precondizione della compensazione finanziaria; e

    (c) Ancorché essa ha esteso i propri limiti per la prescrizione, la Santa Sede ha in certi casi intralciato gli sforzi compiuti in certi Paesi per estendere i loro limiti per la prescrizione dei reati di abuso sessuale su minore.

    1. 61. Il Comitato raccomanda che in questioni riguardanti il trattamento di vittime e testimoni minorenni, la Santa Sede dovrebbe essere guidata dal rispetto per i migliori interessi del fanciullo e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono vittime e testimoni di crimini minorenni (si veda la risoluzione 2005/20 del Consiglio Economico e Sociale, allegata). Il Comitato sollecita la Santa Sede a:

    (a) Sviluppare procedure complessive per l’identificazione precoce delle vittime minorenni di abusi sessuali e di altre forme di abuso;

    (b) Assicurare accessibili, confidenziali, amichevoli verso il bambino ed efficaci canali di denuncia per fanciulli che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e assicurare che le vittime minorenni di abuso sessuale o qualsiasi altro crimine siano protetti da futuri abusi e da rappresaglia quando denunciano gli abusi. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi sofferti dai loro fanciulli di fronte ai tribunali.

    (c) Assicurare che le vittime e i testimoni di crimini minorenni siano provvisti di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non divengano clausole condizionali su un accordo confidenziale che impedisca ai fanciulli di fare denuncia alle autorità nazionali per l’applicazione della legge;

    (d) Fornire risarcimento alle vittime di abuso sessuale commesso da individui e istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede senza imporre nessun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire uno schema di risarcimento per le vittime secondo questo punto di vista;

    (e) Promuovere la riforma delle norme sulla prescrizione nei Paesi dove esse ostacolano le vittime di abuso sessuale su minorenne dal chiedere giustizia e risarcimento; e

    (f) Condurre attività di innalzamento della consapevolezza per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

    1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
    2. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, allo scopo di rafforzare ulteriormente la realizzazione dei diritti dei fanciulli, ratifichi gli essenziali strumenti sui diritti umani dei quali non è ancora Parte contraente, cioè il Protocollo Opzionale alla Convenzione su Diritti del Fanciullo su una procedura per le comunicazioni, la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e i loro Protocolli Opzionali così come la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie, la Convenzione sui Diritti delle Persone portatrici di Disabilità e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura e gli altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti.
    3. Ulteriori osservazioni e diffusione (pag 16)
    4. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le appropriate misure per assicurare che le presenti raccomandazioni siano pienamente implementate tramite, inter alia, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle Istituzioni Sanitarie Cattoliche, al Concilio Pontificio per la Famiglia così come alle conferenze episcopali dei vescovi, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per le appropriate considerazioni e ulteriori azioni.
    5. Alla luce dell’articolo 45 (a) e (b) della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri di cercare il parere esperto, tra gli altri, dal Relatore Speciale sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione del fanciullo e la pornografia del fanciullo, dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i fanciulli e dal Relatore Speciale sulla tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti nell’implementazione delle raccomandazioni del Comitato relative all’abuso sessuale e allo sfruttamento.
    6. Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dello Stato Parte e le relative raccomandazioni (osservazioni conclusive) siano rese ampliamente disponibili, incluso (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al più vasto pubblico, alle organizzazioni della società civile, ai mezzi di informazione, alle associazioni giovanili, alle associazioni professionali e ai fanciulli, allo scopo di generare dibattito e consapevolezza della Convenzione e della sua implementazione e controllo.
    7. Prossimo rapporto
    8. Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione al suo trattato-specifico armonizzato di linee guida per il rapporto adottato il primo ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 and Corr. 1) e ricorda allo Stato Parte che i futuri rapporti dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non eccedere le 60 pagine. Il Comitato sollecita lo Stato Parte a presentare il suo rapporto in accordo con le linee guida. In accordo con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso che un rapporto eccedente la limitazione del numero massimo di pagine sia presentato, allo Stato Parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare il rapporto in conformità con le sopra menzionate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato Parte che se esso non è nella condizione di rivedere e ripresentare il rapporto, la traduzione del rapporto ai fini della verifica del corpo del trattato non può essere garantita.

    Abbiamo aspettato un mese prima di denunciare questo ennesimo silenzio per dare modo di escludere ragionevoli ritardi della Santa Sede nel rispondere al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo.

    Un silenzio che ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare il problema a fronte di una campagna mediatica truffaldina dietro la quale si stanno producendo ancora vittime e che si riduce “tolleranza” per gli orchi e “zero” per le vittime e la prevenzione.

    Papa Francesco, nulla da dichiarare?

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Traduzione amatoriale di Fiorenzo Nacciariti Relazione Comitato sui Diritti del Fanciullo

  • Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    “Tolleranza zero”. È questo, il principio che la Chiesa “irrevocabilmente e a tutti i livelli” intende applicare contro l’abuso sessuale dei minori. Nel discorso scritto consegnato all’inizio dell’udienza concessa ai membri della pontificia Commissione per la Tutela dei minori, Papa Francesco ribadisce ancora una volta che la Chiesa risponderà agli abusi da parte del clero “con l’applicazione delle misure più ferme nei confronti di coloro che hanno tradito la loro chiamata e abusato dei figli di Dio”. “I mezzi disciplinari che le Chiese particolari hanno adottato – precisa nel testo – si devono applicare a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni della Chiesa”, “senza eccezioni”, visto che “la responsabilità primordiale dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, e di coloro che hanno ricevuto dal Signore la vocazione i offrire le loro vite al servizio include la protezione vigilante di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili”.  Di qui l’attualità del Motu proprio “Come una madre amorosa”, promulgato dal Papa su proposta della Commissione, che in base al principio di “responsabilità della Chiesa” affronta “i casi dei vescovi diocesani, degli eparchi e dei superiori maggiori degli istituti religiosi che, per negligenza, hanno commesso un atto di omissione che ha potuto provocare un danno grande ad altri, sia che si tratti di persone fisiche o di una comunità”. Negli ultimi tre anni, il tributo del Papa, la Commissione “ha ricordato continuamente i principi più importanti che guidano gli sforzi della Chiesa per proteggere tutti i minori e gli adulti vulnerabili”, assolvendo così alla “funzione consultiva al servizio del Santo Padre”. Francesco, inoltre, ha apprezzato il fatto che molte Chiese particolari abbiano adottato la raccomandazione della Commissione per “una Giornata di preghiera e per un dialogo con le vittime e i sopravvissuti degli abusi, così come con i rappresentanti delle organizzazioni delle vittime”. Analoga collaborazione anche da parte delle Conferenze episcopali e delle Conferenze dei superiori maggiori, nell’applicare le linee guida per la protezione dei minori. In particolare, il Papa ha espresso il suo apprezzamento per la presentazione che il card. O’Malley e Marie Collins, uno dei membri fondatori della Commissione, hanno fatto la settimana scorsa a nuovi vescovi.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/21/papa-francesco-a-commissione-tutela-minori-tolleranza-zero/

  • PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    Buonasera, sono un lettore cattolico, praticante, attivo nella vita parrocchiale. Da qualche tempo leggo spesso tutti gli articoli che riguardano la pedofilia clericale perché nella mia Parrocchia vi è stato un caso di abuso su un minore, un caso che la vostra Associazione sta seguendo.

    Anche a nome di tanti amici credenti vi ringrazio per la chiarezza e l’onestà con la quale trattate questo tema così delicato e così drammatico.

    Questa sera mi sono deciso a scrivere perché in questi giorni ho letto sui giornali l’ennesima richiesta di perdono di Papa Francesco a qualche vittima di prete pedofilo, addirittura avrebbe sussurrato al Presidente di una Associazione di vittime “perdonatemi”.

    Così come il 2 febbraio 15 nella “LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI E AI SUPERIORI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA CIRCA LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI” Papa Francesco ha  scritto: “…Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori…”

    Il 7 luglio 2014 durante la “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO” Papa Francesco ha detto:

    “…So che le vostre ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione. Molti di coloro che hanno patito questa esperienza hanno cercato compensazioni nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall’abuso colpisce queste relazioni vitali…”

    “…Alcuni hanno anche sofferto la terribile tragedia del suicidio di una persona cara. La morte di uno di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i miei sentimenti di amore e di dolore…”

    “…I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio…”

    “…Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono…”

    “…Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio…”

    “…Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i Vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…”

    “…Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)…”

    Il 22 luglio 2017 a Santa Marta il Papa indica le qualità del bravo sacerdote: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”.

    “…Essere appassionato. Saper discernere. Avere la forza di denunciare il male, “con nomi e cognomi”. Sono le tre caratteristiche del buon prete che Papa Francesco indica nella Messa di questa mattina…”

    “…La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo: “Ah è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… facciamo festa, tutti… tutto si può…”. Perché c’è la fedeltà all’unico sposo, a Gesù Cristo, da difendere. E lui sa condannare: quella concretezza, dire “questo no”…”

    “…Il buon prete sa denunciare, con nome e cognome…”

    “…I preti devono quindi saper denunciare ciò che “va contro la tua vita”. Molte volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po’ con quel buonismo che non solo è ingenuo ma fa male, è un buonismo dei compromessi, finalizzato ad attirarsi l’ammirazione o l’amore dei fedeli lasciando fare…”

    COSÌ IL PONTEFICE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLA TERRA SANTA, PAPA FRANCESCO: “LA PEDOFILIA COME LE MESSE NERE”

    “…Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo, è come fare una messa nera. Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita…”

    “…Non ci sono privilegi su questo tema di minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco – promette il Papa – su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore…”

    Il 4 giugno 2016 LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

    DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO: COME UNA MADRE AMOREVOLE

    Papa Francesco ha scritto:

    “…Il Diritto Canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani… Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili…”

    “…Il Vescovo diocesano… può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri…”

    “…Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave…”

    E potrei continuare a citare tanti altri esempi. Papa Francesco parla molto, dice tante cose interessanti ed importanti. La mia impressione però è che nel campo della pedofilia ad esse non seguano molti atti concreti. Per quanto riguarda la nostra Parrocchia, in tanti sappiamo che il parroco ha segnalato subito il fatto al Vescovo (o meglio al Vicario Episcopale) che ha pensato bene di spostare subito il sacerdote in un’altra Parrocchia ad occuparsi dei minori di 4 oratori.

    Scelta molto discutibile, direi!

    Abbiamo saputo direttamente dai sacerdoti della nostra Parrocchia, che il processo canonico è iniziato dopo 4 anni dalla prima segnalazione e comunque in seguito alla denuncia alle Autorità Civili.

    Che tempismo!

    Nella nostra Parrocchia molte persone conoscono bene i fatti relativi al caso di abuso al quale mi riferisco perché la famiglia del ragazzino è credente e praticante; potete facilmente immaginare come risulti a loro assolutamente incomprensibile vedere nominato a capo della Diocesi il Vescovo che aveva gestito così male tutta la vicenda!

    Premiato con una promozione nonostante il Papa e la Congregazione per la Dottrina della fede fossero stati completamente e tempestivamente informati, e da molto tempo per giunta.

    Mi chiedo invece cosa sia stato fatto per il ragazzino ed i suoi familiari da parte della Diocesi e del Vaticano; a quanto mi risulta assolutamente nulla!

    Il Parroco ha informato anche il Consiglio Pastorale del fatto che sia la Diocesi che la Parrocchia sono state citate come Responsabilità Civile nel Processo, come atto dovuto, e ha chiesto di stare vicino alla famiglia del ragazzino.

    Credo che ciò sia veramente il minimo che ci si possa attendere così come sia da ritenersi doveroso che il Papa chieda perdono.

    Io, pur non essendo né vittima né familiare ma semplice cristiano cattolico praticante, mi aspetto ben altro.

    Commettere un abuso sessuale su un minore è un reato che va assolutamente denunciato affinché possa essere adeguatamente gestito e la giustizia faccia il suo corso. Perché un sacerdote dovrebbe essere impunito e trattato diversamente da qualsiasi altro cittadino? Anzi, riflettendo meglio, che l’abuso sui minori lo commetta un Sacerdote deve essere considerata una cosa ancor più grave perché alla infamia dell’atto si aggiunge l’evidente tradimento della fiducia delle famiglie che gli avevano affidato i loro figli, facendo perciò leva su un’innegabile posizione di forza …..
    Scusate lo “sfogo”, ma è davvero troppa questa ostentazione di grandi manovre nella Chiesa rispetto alla pedofilia, a fronte di un colpevole e consapevole immobilismo.
    E’ inaccettabile questa manifesta ipocrisia: mi chiedo per quale ragione da un lato il Papa proclami di essere intollerante verso i Vescovi che non rispondono in modo adeguato alla denuncia di un reato di pedofilia da parte di un sacerdote, chiedendo perdono egli stesso per questi gravi reati di omissione, e dall’altro, lo stesso Papa che era adeguatamente informato di tale comportamento omissivo del Vicario generale di Milano, lo promuova a Vescovo della stessa diocesi.

    Cosa mi sfugge? C’è qualche elemento che non riesco a capire oppure forse la strada da percorrere è ancora lunga affinché la Chiesa sia considerata la comunità di tutti i battezzati e non la comunità dei soli sacerdoti, religiosi e religiose.

    Io, pur riconoscendo il doveroso diritto alla difesa da parte di coloro che sono accusati di avere commesso abusi, mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalla Chiesa una completa ed assoluta vicinanza ed attenzione nei confronti delle vittime.

    Continuo a sperare che le cose possano migliorare e continuo a rimanere ottimista perché credo profondamente che la chiesa si fondi su Gesù.

    Riflessioni di un lettore cattolico

  • Violenze sui bambini a Ratisbona, ora la Cei deve imparare la lezione

    Violenze sui bambini a Ratisbona, ora la Cei deve imparare la lezione

    Gli abusi di Ratisbona interpellano la gerarchia ecclesiastica italiana. La Baviera non è una lontana landa esotica. Basterebbe ricordare per l’Italia le denunce di tanti allievi sordomuti dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, che hanno reclamato giustizia per le sevizie subite, e la successiva scoperta che una catena di violenze sessuali era stata perpetrata anche in una “filiale” dell’Istituto Provolo a Lujan in Argentina.

    Dunque le nostre autorità ecclesiastiche non hanno nessun motivo di arroccarsi in quella posizione di tenace passività, che fu scelta a suo tempo dalla Conferenza episcopale italiana, quando emanando le Linee-guida sulla materia non solo scelse di non impegnare categoricamente i vescovi a denunciare i crimini di cui fossero venuti a conoscenza, ma decise anche di non mettere in piedi strutture, che facilitassero l’emergere di crimini e monitorassero il fenomeno a livello centrale. C’è anche un altro modo, ampiamente praticato, di lasciare che le cose non cambino.

    E’ quello a cui abbiamo assistito in questi giorni. Dichiarare che “bisogna andare avanti nel fare pulizia”, rimanendo poi fermi. La lezione di Ratisbona è di una chiarezza esemplare. Si rende giustizia alle vittime quando – avvertito di uno scandalo – il vescovo locale cerca attivamente la verità. Il cardinale Mueller prima di essere prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (appena licenziato da papa Francesco) è stato vescovo di Ratisbona dal 2002 al 2012. Diffusesi le denunce sugli abusi nel coro dei ragazzi della cattedrale, se l’era cavata con la formazione di una commissione di esperti e una lettera pastorale in cui sollecitava le vittime a farsi avanti. I risultati non si erano visti.

    La svolta è avvenuta con il nuovo vescovo Rudolf Voderholzer, che ha incaricato una personalità indipendente, l’avvocato Ulrich Weber, a fare un’indagine approfondita. Nell’arco di due anni, ricercando e ascoltando molti testimoni, Weber ha compilato un dossier documentatissimo con il risultato di provare (dal 1945 ai primi anni ’90) oltre cinquecento casi di maltrattamenti punitivi nel convitto aggregato al coro e 67 casi di violenze sessuali. Sono state individuati 49 responsabili.

    Lezione nr.1: si trova la verità sugli abusi solo se l’autorità ecclesiastica si impegna a cercarla attivamente, non stando seduta ad aspettare che le vittime trovino la forza di superare il proprio trauma.

    Lezione nr.2: l’indagine va affidata a una personalità indipendente, dal momento che decenni e secoli di omertà hanno segnato l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a questi crimini.

    Lezione nr. 3: le vittime vanno risarcite dalla diocesi, che non ha esercitato la giusta e necessaria vigilanza sul clero e sugli addetti laici, non trincerandosi (come fanno i vescovi italiani) dietro al fatto che la responsabilità penale è personale.

    Lezione nr.4: l’operazione verità deve essere compiuta a prescindere dall’eventuale prescrizione dettata dalle leggi dello Stato e, se qualcuno dei responsabili ecclesiastici è ancora vivo (non sembra essere il caso di Ratisbona), va processato secondo la legge canonica e privato del sacerdozio.

    Perché il punto fondamentale – come chiarì papa Ratzinger nel 2010 nella sua Lettera ai cattolici d’Irlanda – è che la preoccupazione centrale delle gerarchie ecclesiastiche deve essere rivolta alle vittime e non alla tutela del prestigio della Chiesa in nome del quale per secoli sono stati occultati crimini. Occuparsi delle vittime significa in concreto rendere loro giustizia, portando alla luce pubblicamente le responsabilità dei preti criminali e punendoli. Questo è il punto.

    Recentemente è stato documentato che in Sicilia il prete Paolo Turturro, punito con il carcere per atti pedofili e salvatosi invece da un’altra condanna per una violenza provata, ma prescritta, continua tranquillamente a seguire, celebrando messa, una sua comunità frequentata da adulti e da minori.

    La questione Ratisbona interpella dunque la Conferenza episcopale italiana perché se le tante vittime ancora nell’ombra hanno un sacrosanto diritto alla giustizia, allora è il momento che la nuova dirigenza della Cei – rafforzata dalle nuove nomine di vescovi che da Palermo a Bologna a Milano vengono citate per la loro sensibilità di parroci – prenda in mano la situazione con spirito nuovo. Non c’è bisogno di inventare nulla. Le Conferenze episcopali più concrete in Nord- Europa e nel Nord-America hanno già fissato una serie di prassi efficaci.

    1. Creazione nelle diocesi di équipe di sacerdoti e psicologi a cui una vittima può rivolgersi.

    2. Istituzione di un vescovo che a livello nazionale segua le diocesi per verificare che le linee-guida in tema di contrasto agli abusi siano applicate.

    3. Messa in campo di un sistema di risarcimenti.

    4. Pubblicazione di un rapporto annuale sulle azioni intraprese per tutelare e rendere giustizia alle vittime di violenze sessuali.

    5. Apertura di indagini affidate a personalità indipendenti nel caso di denunce su catene di violenze in particolari comunità o istituzioni.

    Non c’è nulla da inventare, solo da mettersi al lavoro. A suo modo è un’occasione storica per la Cei.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/23/violenze-sui-bambini-a-ratisbona-ora-la-cei-deve-imparare-la-lezione/3747625/

  • Firenze, nasce la task force anti pedofilia della Chiesa

    Firenze, nasce la task force anti pedofilia della Chiesa

    Si riunirà alla Facoltà teologica dell’Italia centrale nel capoluogo toscano, l’idea da un convegno con Bagnasco

    Non è questione solo di mele marce. La Chiesa cambia ottica nella lotta alla pedofilia del clero, e prepara il primo vademecum del buon formatore, ad uso di chi, nei seminari, nelle facoltà teologiche, nelle diocesi, è impegnato nel difficile compito di far crescere i futuri preti. Un insieme di linee-guida condivise (altra novità) a livello europeo, che saranno messe a punto da un gruppo di esperti internazionali riuniti a Firenze, alla Facoltà teologica di piazza Tasso, e in base alle quali, d’ora in poi, anche con l’aiuto di figure professionali esterne alla Chiesa, come psicologi e psichiatri, sarà valutata l’effettiva ‘bontà’ delle vocazioni, in modo da selezionare persone immuni dal rischio di pericolose derive.

    E’ l’importante risultato della prima Conferenza europea sulla formazione del clero e la prevenzione degli abusi sui minori organizzata nella sede della Facoltà teologica dall’Arcidiocesi di Firenze in collaborazione con il Centre for child protection dell’Università Gregoriana, e che si è chiusa ieri dopo due giorni di confronto di esperienze fra 250 fra direttori spirituali, rettori di facoltà teologiche e di seminari, psichiatri e psicologi pastorali arrivati da tutta Europa. Al fondo, l’idea appunto che un fenomeno devastante come la pedofilia, che pure, come ha ricordato Bagnasco, “è nel 90-95% dei casi esterna”, ma di cui, nella Chiesa, anche un solo caso diventa più che mai “un fatto gravissimo e dolorosissimo”, non si possa più affrontare pensando al ‘peccatore’ isolato.

    Due le nuove parole d’ordine: prevenire e formare, prima che sia troppo tardi. Mettendo al centro, prima ancora del futuro prete, la persona nella sua interezza, considerata non più solo dal punto di vista spirituale, ma anche da quelli affettivi, relazionali, ed emotivi, finora decisamente trascurati. E che psicologi e psichiatri sono certo in grado di valutare meglio di un rettore di seminario o di un vescovo. La sfida è alta: si tratta, ha detto Bagnasco (da poco nominato presidente delle conferenze episcopali europee), di puntare alla “piena realizzazione interiore” del futuro pastore di anime, “curando sempre più, e meglio, la formazione di base cristiana e sacerdotale con gli aiuti specifici che le nuove acquisizioni scientifiche ci mettono a disposizione”, ciò che peraltro la Cei, in Italia, ha già cominciato a fare, “traducendo fra le prime le indicazioni arrivate dalla Santa Sede” negli anni scorsi, nel pieno dell’emergenza pedofilia. E ben sapendo che il tema della formazione si intreccia a quello della sempre più scarsa appetibilità del ‘mestiere’ del prete, vedi la grave crisi di vocazioni, che, ha riconosciuto il presidente dei vescovi, “non può non interrogarci e farci riflettere”, pur chiamando in causa non solo la Chiesa ma “la fragilità umana di tutto il nostro mondo occidentale, che incide in ogni ambito delle scelte definitive, dalle vocazioni ai matrimoni”.

    Agli esperti che lavoreranno al vademecum del buon formatore ad uso delle diocesi europee, dalla conferenza fiorentina sono intanto stati segnalati alcuni temi di fondo, che ora andranno tradotti in indicazioni concrete: abbandonare tentazioni di autodifesa, ammettere i gravi fatti accaduti nella Chiesa, coinvolgere di più le vittime, curare gli abusanti, ispirarsi alle buone pratiche di altri paesi, valorizzare esperienze come i corsi di safeguarding, dare indicazioni sull’uso di media e social network, tenendo presente il rischio dipendenze, coinvolgere di più il mondo femminile, religioso e laico.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/04/01/news/firenze_nasce_la_task_force_anti_pedofilia_della_chiesa-161968726/

  • Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Conclusa ieri la plenaria dell’organismo: il «grazie» a Marie Collins e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede per le “Linee guida” nel contrasto della pedofilia

    C’è anzitutto la gratitudine per la dimissionaria Marie Collins e per il suo forte impegno per le vittime di abusi nel comunicato finale della plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, conclusa ieri e iniziata il 24 marzo scorso. Poi, c’è la promessa di un maggiore impegno a trovare «nuove forme» per dar voce ai sopravvissuti e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede – il dicastero maggiormente accusato dall’irlandese Collins di ostacolare il lavoro della Commissione – per diffondere le “Linee guida” sulla lotta agli abusi nella Chiesa. Infine viene annunciata una novità, ovvero il fatto che i 16 membri della Commissione incontreranno di volta in volta i rappresentanti delle Conferenze episcopali che si recano a Roma per le visite ad limina (oggi tocca quindi ai vescovi del Canada occidentale) in modo da discutere della situazione nei diversi Paesi e sviluppare eventuali strategie.

    Più nel dettaglio, nella nota diffusa oggi in inglese a conclusione della tre giorni – e riportata dalla Radio Vaticana – i membri della Commissione e il cardinale presidente Sean O’Malley ringraziano l’ex collega Collins per il grande lavoro svolto a favore di chi (come accadde a lei stessa a 13 anni) è stato costretto a subire abusi, come pure per «la prevenzione» e «il contrasto» della pedofilia. «Le sue raccomandazioni sono state un tema centrale della plenaria», si legge. Un grazie anche per la disponibilità di Marie Collins a continuare a collaborare con il team pontificio nei programmi di educazione per nuovi vescovi e per gli uffici di Curia. La donna ha ricambiato su Twitter scrivendo: «Ho apprezzato e capisco la difficoltà della situazione. C’è brava gente nella Commissione».

    Durante i lavori della plenaria – informa ancora il testo – ci si è soffermati in particolare su un passaggio della dichiarazione di dimissioni della Collins dello scorso 1 marzo, quello che lamentava la mancanza di una risposta immediata – o, a volte, proprio di una risposta – da parte degli uffici vaticani alle vittime che indirizzavano le loro lettere al Papa e alla Santa Sede. La Commissione esprime l’auspicio che ogni bambino o adulto vittima di pedofilia possa ricevere rapidamente un riscontro dalla Curia: «È importante rispondere direttamente», affermano i membri. La Commissione è consapevole che tale compito sia particolarmente impegnativo «visto l’ampio volume e la natura della corrispondenza», e sa che esso «richiede risorse e procedure chiare e specifiche». Tuttavia, rimarca, «riconoscere la corrispondenza e dare risposte tempestive e personali è un modo per promuovere la guarigione e la trasparenza» voluta da Papa Francesco.

    Proprio al Pontefice i membri invieranno «ulteriori raccomandazioni» da sottoporre alla sua considerazione utili ad approfondire e migliorare il lavoro dell’organismo istituito nel 2014. Loro, intanto, assicurano di «continuare a lavorare per assistere le Chiese locali nella loro responsabilità per la protezione dei minori», attraverso visite in loco, conferenze e i già citati corsi di formazione. Oltre a questo, si terranno dei colloqui face to face con i vescovi dei diversi Paesi in visita ad limina per comunicare le “Linee guida” della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori definite «un elemento essenziale» della lotta agli abusi nella Chiesa.

    Tali “Linee guida”, peraltro ampiamente sostenute dal Papa, saranno comunicate anche alle congregazioni religiose, o direttamente o attraverso il sito web della Commissione www.protectionofminors.va. In questo lavoro di comunicazione e diffusione viene ribadita «la volontà di lavorare assieme alla Congregazione per la Dottrina della Fede».

    Non si specifica, invece, se saranno reclutati nuovi membri nella squadra per prendere il posto di Marie Collins e dell’inglese Peter Saunders, anch’egli ex vittima di pedofilia, di fatto “allontanato” dai lavori della Commissione dal febbraio 2016 dopo aver pubblicamente e aspramente criticato il cardinale australiano George Pell, perfetto della Segreteria per l’Economia.

    Il comunicato rammenta infine che la plenaria ha fatto seguito ad un evento su educazione e prevenzione dal titolo “Safeguarding in Homes and Schools: Learning from Experience Worldwide”, che si è tenuto il 23 marzo alla Pontificia Università Gregoriana, promosso dal Centro per la Protezione dei Minori istituito in seno all’Ateneo e dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. All’incontro, focalizzato in particolare sull’America Latina, hanno preso parte oltre 150 personalità, tra cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e diversi responsabili dei Dicasteri della Curia romana, come i cardinali Marc Ouellet, Kevin Farrell, João Bráz de Aviz e Peter Turkson.

    Aprendo i lavori il cardinale O’Malley ha ribadito la linea dura di Papa Francesco, il quale – ha detto – è ancora «pienamente impegnato a sradicare la piaga degli abusi sessuali». «Se la Chiesa non è impegnata nella tutela dei minori i nostri sforzi di evangelizzazione non avranno effetti», ha affermato l’arcivescovo di Boston, «non c’è giustificazione, non possiamo fallire nel mettere a punto efficaci standard di protezione di minori e adulti vulnerabili».

    http://www.lastampa.it/2017/03/27/vaticaninsider/ita/vaticano/commissione-antiabusi-trovare-nuove-forme-per-dar-voce-alle-vittime-ymKi11hqHoR5qFfnruKAoK/pagina.html

  • Abusi, papa Francesco fa il gioco delle tre carte

    Abusi, papa Francesco fa il gioco delle tre carte

    Nonostante la proclamata tolleranza zero, nulla cambia circa la denuncia all’autorità civile dei chierici. La pedofilia, cioè, continua a essere solo un peccato.

     «È nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la gerarchia, vescovi e cardinali, che li proteggesse, come è già successo in passato». Queste parole provengono dalla prefazione che papa Francesco ha scritto all’autobiografia di Daniel Pittet, vittima di abusi da parte di un sacerdote. Il Papa prosegue definendo la pedofilia, una «mostruosità assoluta, un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna». Insomma, la Chiesa di Bergoglio avrebbe imboccato la via della fermezza. Certo, a questo punto ci si potrebbe lasciar prendere da facili entusiasmi; ma questi entusiasmi sarebbero giustificati?

    Orbene, il papa ha emanato, nel 2013, un Motu Proprio che introduce, fra altri, un nuovo articolo del codice penale della Città del Vaticano riguardante la “violenza sessuale su minori” (Art. 7 Legge della Città del Vaticano n. VIII 11 luglio 2013). Tuttavia, tale normativa non abroga la Crimen sollicitationis, che non obbliga i membri del clero a denunciare chi fra loro si macchia del reato di abusi su minore. Contestualmente il pontefice ha promulgato un’altra norma, la Legge della Città del Vaticano n. IX, riguardante la “divulgazione di notizie e documenti”, che prevede la condanna a pene detentive fino a otto anni e pecuniarie fino a 5.000 euro «chiunque si procura illegittimamente o rivela notizie o documenti di cui è vietata la divulgazione».

    Due anni dopo, in una lettera del 2 febbraio 2015 indirizzata ai presidenti delle Conferenze episcopali e ai Superiori degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, il papa scrive: «In questo contesto, ritengo che la Commissione (Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori n.d.r.) potrà essere un nuovo, valido ed efficace strumento per aiutarmi ad animare e a promuovere l’impegno dell’intera Chiesa – ai vari livelli […] Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Papa Francesco prosegue nella lettera citando la circolare emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 3 maggio 2011 avente lo scopo di aiutare le Conferenze episcopali nel preparare linee-guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. Anche dalla predetta Circolare si evince che l’abuso sessuale su minore seguita ad essere considerato una mancanza al VI Comandamento e non un reato penale. Inoltre, in questi casi, il procedimento ecclesiastico stabilisce di procedere prima con un intervento del vescovo, il quale ha il compito di valutare se l’accusa di abuso risulta fondata, e in tal caso interviene la Congregazione per la dottrina della fede che può amministrare due tipi di sanzioni: restrizione dei contatti con i minori, oppure pene ecclesiastiche fra cui la riduzione allo stato laicale. Da notare che quest’ultima pena non è automatica, né tantomeno definitiva, giacché il reo può essere reintegrato nel ministero allorquando questo non prevede contatto con minori.

    Dulcis in fundo, viene promulgata il 4 giugno 2016 la lettera in forma di Motu Proprio “Come una madre amorevole”, nella quale è reiterata la non obbligatorietà della denuncia alle autorità civili dei membri del clero responsabili di abusi su minori e di coloro aventi compiti di vigilanza. Nemmeno la rimozione del vescovo responsabile di omessa vigilanza o intervento è automatica giacché è la «competente Congregazione della Curia romana» a doverne stabilire la colpevolezza.

    Cristian Usai

  • «La Curia contro il Papa? Un cliché Sulla pedofilia la Chiesa è compatta»

    «La Curia contro il Papa? Un cliché Sulla pedofilia la Chiesa è compatta»

    Il prefetto del Sant’Uffizio, cardinale Gerhard Ludwig Müller, replica alle accuse di Marie Collins: sono pronto a incontrarla.

    CITTÀ DEL VATICANO «Non posso capire che si parli di mancanza di collaborazione». Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, teologo, curatore dell’opera omnia di Ratzinger, è dal 2012 prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. È la prima volta che parla da quando Marie Collins, vittima di un prete pedofilo quando aveva 13 anni, si è dimessa dalla Pontificia commissione per la protezione dei minori denunciando «una mancanza di collaborazione vergognosa» della Curia e in particolare della sua Congregazione. È qui, nel palazzo dell’ex Sant’Uffizio, che vengono processati i sacerdoti accusati di pedofilia. Il cardinale è un uomo imponente, dal tono asciutto.

    Eminenza, ha avuto occasione di parlare con Marie Collins prima delle dimissioni? «Non ho avuto mai prima l’occasione di incontrarla. Ma naturalmente sono pronto, nulla lo impedisce».

    Ci sono state resistenze in Curia e nel suo dicastero? «Penso si dovrebbe mettere fine a questo cliché, l’idea che ci sia da un lato il Papa che vuole la riforma e dall’altro un gruppo di resistenti che vorrebbero bloccarla. Fa parte della nostra fede cattolica e dell’ethos del lavoro della Curia romana di sostenere la missione universale del Papa, a lui affidata da Gesù Cristo».

    E allora che è successo? «Il compito della Commissione è molto diverso da quello della Congregazione. Quest’ultima fa i processi canonici ai chierici accusati dei delitti più gravi. Lo scopo è differente ma la Congregazione ha collaborato alla costituzione della Commissione. Uno dei nostri collaboratori ne fa parte. Posso affermare che in questi ultimi anni c’è stato un contatto permanente. E il cardinale O’Malley, che presiede la Commissione, è stato di recente nominato dal Santo Padre membro della Congregazione: sempre allo scopo di realizzare le misure più efficaci per la tutela dei minori nella Chiesa».

    Collins ha citato due episodi: un «cambiamento di procedura» nella cura delle vittime e una «richiesta di collaborazione», entrambi «rifiutati» dall’ex Sant’Uffizio. Le risulta? «Non so di questi presunti episodi. La Commissione ha solo inoltrato una richiesta formale chiedendoci di scrivere lettere alle vittime per mostrare la vicinanza della Chiesa alla loro sofferenza. Ma quest’atto della cura pastorale è un compito dei vescovi nelle loro chiese particolari e dei superiori generali degli istituti religiosi, che sono più vicini. Se c’e una decisione del Papa o la consegna di un compito specifico, non ci sono resistenze. La Congregazione ha il compito di fare un processo canonico. Il contatto personale con le vittime è bene sia svolto dai pastori del luogo. E quando arriva una lettera, chiediamo sempre al vescovo che sia lui ad avere cura pastorale della vittima, chiarendole che la Congregazione farà tutto il possibile per fare giustizia. È un malinteso che questo dicastero, a Roma, possa occuparsi di tutte le diocesi e ordini religiosi nel mondo. Non si rispetterebbe il principio legittimo dell’autonomia delle diocesi e della sussidiarietà».

    E la prevenzione? «Gli ufficiali della Congregazione possono dare consigli alle conferenze episcopali nazionali sulle linee guida per applicare la legislazione penale e sulle proposte pastorali per proteggere i minori. La prevenzione è molto importante. Le lamentele si fondano su un malinteso riguardo al nostro vero compito: la Congregazione agisce come Tribunale apostolico supremo in materia. Tutti i nostri collaboratori soffrono umanamente con le vittime degli abusi. Il nostro compito è fare tutto il possibile per fare giustizia ed evitare ulteriori delitti».

    Il «tribunale dei vescovi», annunciato nel 2015 presso la Congregazione, ha iniziato a lavorare? «Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari Dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del Dicastero per i Vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione».

    Padre Zollner ha parlato al «Corriere» di «resistenze passive»: «nella società come nella Chiesa per anni non si è parlato di abusi» e si tratta di «un cambiamento di cultura, un lavoro a lungo termine». «Padre Zollner è un grande esperto e segnala una grande ferita nella società. Gli ultimi tre Papi, insieme all’episcopato mondiale, hanno affrontato il problema nella Chiesa, ma sappiamo che è un problema della società intera in un mondo globalizzato, per le famiglie e le professioni che hanno a che vedere con i bambini. Penso non si possa risolvere o migliorare la situazione solo con la minaccia di pene, sia civili sia canoniche. Abbiamo bisogno di un cambiamento totale: dall’egoismo nel campo della sessualità al pieno rispetto della persona. Con la Commissione, Francesco ha voluto offrire un servizio esemplare, un aiuto alla Chiesa e tutta la società nel mondo. Possiamo sperare che altre organizzazioni educative seguano la Chiesa in questa lotta, nella quale è all’avanguardia. La pedofilia è un crimine mostruoso e anche un peccato grave. Ricordiamo le parole di Gesù ai bambini e la sua condanna a quelli che fanno loro del male».

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_04/curia-contro-papa-cliche-pedofilia-chiesa-compatta-be8a0456-012c-11e7-b3e3-afa0190eaef5.shtml#