Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Appelli, riforme e nuove leggi, ma a che punto è la Chiesa cattolica nel contrasto della pedofilia del suo clero? La domanda diventa sempre più pressante dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali sui minori commessi dai preti in Francia e Germania. Cifre spaventose che hanno scalfito perfino Benedetto XVI, accusato di quattro casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1981. Proprio sulla scrivania di Ratzinger, chiamato dopo il breve episcopato bavarese da san Giovanni Paolo II in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono arrivati per decenni i dossier mondiali della pedofilia. Una pentola difficilissima, se non impossibile da scoperchiare durante gli anni del pontificato wojtyliano, nonostante la storica denuncia di Ratzinger sulla “sporcizia nella Chiesa” riferita proprio alla piaga degli abusi. Divenuto Papa, il tappo che per decenni ha insabbiato migliaia di questi crimini è saltato, con il rischio di minare per sempre l’immagine del cattolicesimo mondiale.

    Law – A dire il vero qualcosa si era iniziato a muovere negli ultimi anni del lungo regno di Karol Wojtyla. Nel 2002, ovvero tre anni prima della morte del Papa polacco, l’allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, fu letteralmente travolto da un’accurata inchiesta del The Boston Globe. Inchiesta che vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e che fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016. Un lavoro che ebbe, tra l’altro, il merito di sfondare il muro di gomma dell’omertà sulla pedofilia nella Chiesa cattolica con lobby potentissime che rendevano quasi impossibile la ricostruzione degli abusi. Law, che guidava l’arcidiocesi di Boston dal 1984, fu smascherato per aver coperto per decenni centinaia di casi di pedofilia, occultando le denunce delle vittime e spostando gli abusatori di parrocchia in parrocchia. Ma fu semplicemente trasferito a Roma da Wojtyla con l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Incarico che mantenne fino al compimento degli 80 anni come previsto dalle norme canoniche. Nessun processo e nessuna sanzione. Nel conclave del 2005 entrò regolarmente nella Cappella Sistina per votare il successore del Papa polacco.

    Maciel – Altrettanto inquietante è la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado. Un prete messicano morto con tutti gli onori nel 2008, che aveva il merito di aver fondato una delle congregazioni religiose maschili con il maggior numero di vocazioni al mondo e che, invece, si era macchiato di crimini inenarrabili, costantemente coperti dai vertici della Curia romana. Le denunce arrivavano, ma venivano puntualmente occultate. Lo stesso cardinale Ratzinger, nel ruolo di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva provato ad agire contro Maciel, scontrandosi, però, contro il muro di altre figure apicali della Santa Sede. Un uomo potentissimo e con una disponibilità economica talmente alta da assicurarsi l’omertà del Vaticano. Alla sua morte il suo patrimonio personale segreto fu stimato intorno ai trenta milioni di dollari. Maciel aveva abusato dei suoi seminaristi, coperto centinaia di casi di pedofilia all’interno dei Legionari di Cristo, avuto diverse donne che gli avevano dato alcuni figli e assunto numerose identità false. Uno scenario satanico più che l’immagine perfetta del fondatore di una congregazione religiosa. Eppure per decenni, nonostante tutto, il ritratto a dir poco edulcorato, per usare un eufemismo, del santo sacerdote aveva prevalso sulla realtà criminale.

    Eletto Papa, Benedetto XVI volle una radicale purificazione dei Legionari e ammise le colpe: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”. Proprio i suoi seguaci, una volta venuta alla luce la triste verità, fecero un mea culpa per i reati commessi dal loro fondatore: “Vogliamo esprimere il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali”.

    McCarrick – Uno scenario simile a quello che avveniva negli Stati Uniti dove, nonostante le gravissime accuse di pedofilia, nel 2000 l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick fu promosso arcivescovo di Washington e l’anno successivo ricevette la porpora da san Giovanni Paolo II. Anche in questa vicenda le coperture e la rete di omertà tra gli Usa e il Vaticano avevano nascosto una realtà terrificante. Francesco ha voluto far luce con un’inchiesta che, per la prima volta, ha svelato le numerose complicità di cui McCarrick godeva presso i vertici della Santa Sede. Complicità che, però, non hanno impedito a Bergoglio, una volta appurata la condotta criminosa dell’ex porporato, di ridurlo allo stato laicale. Un provvedimento radicale mai preso prima. Ciò che è inquietante nella vicenda di McCarrick è che la promozione, prima alla guida della prestigiosa sede di Washington e poi alla porpora, avvenne nonostante le denunce dei suoi crimini di pedofilia.

    Pell – Diverso è il caso del cardinale australiano George Pell, travolto da un lungo processo per abusi nel suo Paese, che lo ha costretto a lasciare frettolosamente il ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia. Il porporato, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione e costretto a 13 mesi di carcere in isolamento, è stato poi assolto con formula piena ed è ritornato a Roma. “Il mio processo – commentò Pell uscendo dal carcere – non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. Aggiungendo che “l’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”.

    Benedetto XVI – Per anni l’ordine della Santa Sede era quello di insabbiare la pedofilia. Lo ammise lo stesso Benedetto XVI: “Perché in passato non si è reagito allo stesso modo di oggi? Anche la stampa prima non ha dato rilievo a queste cose, la coscienza a quel tempo era diversa. Sappiamo che le stesse vittime provavano grande vergogna e all’inizio non sempre vogliono essere messe subito sotto la luce dei riflettori. Molte sono state in grado di raccontare quello che era loro accaduto soltanto dopo decenni”. E aggiunse: “Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere e si lasci che i colpevoli continuino nei loro misfatti. È necessaria quindi vigilanza da parte della Chiesa, che punisca chi ha mancato e soprattutto che lo escluda da qualsiasi altra possibilità di entrare in contatto con dei bambini”.

    Francesco – Il suo successore ha fatto molti passi avanti nella tolleranza zero della pedofilia del clero. Norme severissime non solo per i colpevoli, ma anche per coloro che insabbiano gli abusi. Provvedimenti a molti indigesti all’interno della Chiesa perché mettono i vescovi con le spalle al muro davanti alle loro responsabilità e alle loro omertà, ma resi necessari da una piaga decisamente devastante all’interno del cattolicesimo. Nel febbraio 2019 Bergoglio convocò in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un inedito summit sulla pedofilia del clero. Il Papa volle che a parlare fossero anche alcune vittime. Da quell’evento sono scaturiti provvedimenti concreti, come l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi. Ma i passi da compiere sono ancora tanti. Nell’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, il vescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, aveva proposto un’indagine sulla pedofilia del clero anche in Italia. La stragrande maggioranza dell’episcopato italiano si è subito opposta con il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. L’ennesimo muro che fa ben comprendere quanto l’omertà sulla pedofilia nella Chiesa sia ancora difficile da far crollare.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/21/dal-caso-spotlight-fino-al-coinvolgimento-di-ratzinger-ecco-come-gli-scandali-dei-cardinali-hanno-svelato-la-pedofilia-nella-chiesa-riscrivendone-la-storia-recente/6463029/

  • Condannare il Vaticano per gli abusi in Belgio? La Cedu ci pensa

    Condannare il Vaticano per gli abusi in Belgio? La Cedu ci pensa

     Belgio, si erano rivolte alla Cedu per la prima volta a ottobre dopo che i tribunali locali avevano stabilito che il Vaticano non può essere ritenuta responsabile degli abusi, né dell’eventuale comportamento inadeguato dei vescovi belgi, e godeva dell’immunità dovuta agli Stati sovrani.

    La Corte europea dei diritti umani aveva dato ragione ai tribunali belgi specificando che la Chiesa cattolica non è «strutturalmente responsabile» degli abusi dei suoi singoli. Inoltre, aveva aggiunto che il Papa non può essere considerato il «principale» dei vescovi e che «la condotta inappropriata attribuita direttamente alla Santa Sede non era stata compiuta sul territorio belga ma a Roma; e che né il Papa né la Santa Sede erano presenti in territorio belga quando la condotta inappropriata attribuita ai leader della Chiesa del Belgio era stata compiuta».

    Il Papa non è un amministratore delegato

    Insomma, in alcun modo la Santa Sede è responsabile del comportamento di singoli membri della Chiesa in determinati paesi, allo stesso modo il Papa non può essere considerato alla stregua di un amministratore delegato di un’azienda.

    Dopo il verdetto della Cedu, le vittime avevano tre mesi di tempo per presentare un ulteriore ricorso alla Grande Chambre e l’hanno fatto giovedì, argomentando che il Vaticano è responsabile a causa del modo «strutturalmente inadeguato» con la gerarchia cattolica ha trattato per decenni il tema degli abusi sessuali. In realtà, negli ultimi 20 anni la Santa Sede, insieme alle Conferenze episcopali locali, ha stravolto i propri regolamenti più di ogni altra istituzione laica al mondo per cercare di impedire alla radice la possibilità di abusi e per intervenire prontamente nel caso si verifichino. Le vittime belghe non tengono però conto di tutti questi interventi.

    L’utilizzo politico della piaga degli abusi

    Non è chiaro quando la Grande Chambre, composta da 17 giudici, deciderà se ci siano o meno le basi «eccezionali» necessarie per accogliere il caso. I magistrati non dovrebbero però avallare l’utilizzo della piaga degli abusi sessuali come un grimaldello per scardinare dalle fondamenta la Chiesa cattolica, come avvenuto in Francia (con la complicità degli stessi vescovi). Non è utilizzando il diritto per perseguire scopi politici e ideologici che potrà essere fatta giustizia.

    Condannare il Vaticano per gli abusi in Belgio? La Cedu ci pensa

  • Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Eccellenza Reverendissima,

    3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto prodotto dall’omertà intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.

    Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.

    Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.

    Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio ?

    Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Qui non serve pregare Eminenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con  l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.

    Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati non Le nascondiamo che avremmo preferito dalla CEI, la proposta di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi.

    Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.

    Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo, proveniente da un sano e sincero pentimento e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che per la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana, ad oggi decisamente non alla portata dei bambini.

    Con ossequio

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    Pauline Valkenet 3 novembre 2021, 08:52 – Colpisce la dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner, all’inizio di ottobre. Il tedesco, che consiglia papa Francesco sulla dolorosa e spinosa questione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa, è sembrato sollecitare la Conferenza episcopale italiana ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Perché Zollner ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica poco dopo la pubblicazione in Francia di un corposo servizio al riguardo: “Le chiese cattoliche di altri Paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia si attivi. L’unico modo è quello della verità e dell’onestà”.

    Il rapporto francese è opera di una commissione d’inchiesta indipendente, nominata dalla Conferenza episcopale francese nel 2018. I ricercatori hanno cercato negli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno interrogato i testimoni. Hanno concluso che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa cattolica romana sono stati abusati sessualmente dal clero dal 1950. Quattro vittime su cinque erano ragazzi. I ricercatori hanno anche stimato il numero dei colpevoli: circa tremila.

    Hans Zollner potrebbe aver fatto riferimento all’Italia in particolare perché è così plausibile che gli abusi sessuali si siano verificati qui almeno altrettanto spesso. Dopotutto, quasi l’80 per cento degli italiani si definisce cattolico; è la religione predominante. Anche la sede mondiale della Chiesa è in mezzo a loro.

    Ovunque, anche nel borgo più schizzinoso, ci sono chiese cattoliche. I pastori nelle loro lunghe vesti nere fanno parte della scena di strada italiana tanto quanto le vespe e gli espresso bar. Eppure gli abusi sessuali sui bambini all’interno della Chiesa italiana non sono stati ancora scrutinati, figuriamoci in un ampio rapporto riassunto in parole e cifre come è avvenuto ora in Francia. In precedenza, erano già state condotte ricerche sull’entità degli abusi da parte di sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, tra gli altri.

    Nessun effetto Le vittime di abusi in Italia reagiscono con scetticismo alla dichiarazione di Zollner. “Me ne scrollo di dosso”, dice Francesco Zanardi, soffiando il fumo dalla sigaretta.

    Zanardi (51) è il presidente dell’Associazione italiana vittime di abusi ecclesiastici Rete l’Abuso. Da ragazzo è stato abusato e violentato da un prete per molti anni. Tutto è iniziato nel 1981, quando aveva tredici anni. Nel 2010 Zanardi fonda l’associazione. Sono 1.300 le vittime registrate da Rete l’Abuso. Durante una videochiamata dalla sua casa di Savona, nel nord dell’Italia, Zanardi dice: “Perché penso che le parole di Zollner non avranno effetto? Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi a Roma, ho fatto visita al Papa e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti.

    Devi conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo già discusso con altri alti funzionari del Vaticano. Dissero tutti: “Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa”. Ma ciò che conta sono le azioni. E non ce ne sono. “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da oltre vent’anni; Paese dopo Paese, la sconvolgente verità sta emergendo. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non è oggetto di indagine. Non esiste un fondo per il risarcimento delle vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in quella direzione».

    Mappa piena di puntine rossi Rete l’Abuso ha raccolto gli unici dati sugli abusi all’interno della chiesa italiana. Il sito web contiene una mappa interattiva piena di spille rosse con informazioni sui sacerdoti condannati. Cioè 160. Se clicchi sul sud Italia, ad esempio, leggerai: ‘Don N. R., condannato a Foggia a due anni e due mesi di reclusione nel 2007 per maltrattamento di bambine in confessionale’. E al nord: “A Lombardore, Don P. M. ha fatto una sega ai ragazzi. Nel 2010 gli sono stati chiesti quattro anni e due mesi”.

    Rete l’Abuso ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: si tratta anche di circa 160.

    Basandosi sui numeri francesi, l’allegro presidente dell’associazione osa fare una stima approssimativa della reale portata di questo crimine in Italia negli ultimi sette decenni. “La matematica non è un’opinione”, dice e accende un’altra sigaretta.

    “In Francia ci sono 22mila sacerdoti, di cui 3000 perpetratori. Ciascuno di essi ha causato in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. 8000 sacerdoti che hanno abusato ciascuno di 72 bambini: ciò significa circa mezzo milione di vittime. E poi siamo ancora nella parte bassa, perché il rapporto francese conta solo le vittime che sono ancora vive. Ma quanti non sono morti per droga, alcol o suicidio? Non lo sappiamo”. L’attività era scaduta L’italiano medio non avrà idea di questa potenziale dimensione. L’abuso sessuale all’interno della loro chiesa non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. L’unico caso di rilievo che ha ricevuto molta attenzione mediatica è stato quello della scuola cattolica per bambini sordomuti Antonio Provolo di Verona. Nel 2008, 67 ex studenti hanno accusato di abusi i 25 sacerdoti che li avevano istruiti. Non ci sono state azioni legali perché i casi erano prescritti.

    Da allora, i media hanno regolarmente riportato altri casi di abusi in chiesa. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello di don Giuseppe R. Il chierico è stato arrestato in Sicilia ad aprile dopo che un uomo di 28 anni lo aveva denunciato; aveva 16 anni quando sarebbero iniziati gli abusi di R.. Il vescovo locale aveva offerto alla vittima del silenzio denaro e aveva cercato altri modi per tenere la faccenda nascosta; R. era stato trasferito in una diocesi del nord Italia.

    Ma il 7 ottobre è iniziata la causa contro di lui. I giornali e le agenzie di stampa online ne parlano, e il ben visto programma The Hyenas ha mandato in onda un lungo servizio sulla televisione nazionale, completo di un vescovo che schiva le domande difficili del giornalista.

    Tre libri sulla pedofilia Tuttavia, il giornalista Federico Tulli (55) ritiene che il modo in cui il giornalismo italiano tratta gli abusi sessuali all’interno della chiesa sia forse la ragione principale del fatto che in Italia non è stata condotta alcuna indagine.

    Tulli lavora per il settimanale Sinistra e ha scritto tre libri sulla pedofilia all’interno della chiesa. Nella luminosa redazione, a due passi dall’imponente Cattedrale di San Giovanni in Laterano a Roma, il pensieroso Tulli analizza: “I giornali contengono solo brevi storie di singoli delitti, come quello di Don R.. Questo dà al lettore la l’impressione che si tratti di casi isolati. I giornali non dipingono mai un quadro completo degli abusi in tutto il paese nel corso degli anni. Non spiegano come i preti pedofili siano stati sistematicamente trasferiti in altre parrocchie.

    Perché il Corriere della Sera non ci dedica mai due pagine intere? L’hai rivisto in ottobre: ​​sono comparsi documenti sul rapporto francese, ma non hanno menzionato anche gli altri Paesi in cui sono stati rilevati abusi su larga scala da parte di sacerdoti». Il risultato, secondo Tulli, è che non c’è una massa critica di italiani che reagisce, che avvia un dibattito pubblico, che fa pressione sulla chiesa e sulla politica.

    Gli articoli sui giornali sui casi di abuso finiscono spesso con un paragrafo sulla risposta del Papa: “Francesco ha espresso rammarico per questo” o “Il Papa esprime la sua tristezza per questo caso”.

    Federico Tulli ritiene che gli autori diano l’impressione che l’amministratore delegato sia attivamente coinvolto nella questione e stia sicuramente lavorando a una soluzione. In altre parole, i lettori non devono preoccuparsene. Tulli: “Poiché molti giornalisti fanno male il loro lavoro, gli italiani hanno una visione distorta o parziale degli abusi sessuali all’interno della loro chiesa”. sottomissione psicologica Come mai i giornalisti qui sono così acritici quando si tratta di questo problema? Tulli: “Penso che molti colleghi non sappiano esattamente cosa sia la pedofilia e quanto sia dannoso per un bambino subire abusi sessuali. E c’è la sottomissione psicologica: la maggior parte dei giornalisti sono essi stessi cattolici. Quasi tutti sono cresciuti in una parrocchia. Sono sposati in chiesa, loro e le loro famiglie frequentano i sacerdoti. Molti dei miei colleghi non vogliono vedere che ci sono dei mostri lì dentro”.

    L’attenzione dei media stranieri

    Nel 2017 Matteo Mantero, allora deputato del Movimento Cinque Stelle, è stato il primo parlamentare a porre interrogazioni parlamentari sulla questione. Voleva sapere dal governo come intendesse prevenire gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e se intendesse risarcire le vittime.

    Le domande di Mantero non hanno mai avuto risposta. La cosa non stupisce Federico Tulli: “Ho chiesto ogni tanto a ministri e portavoce vaticani in conferenze stampa quando ci sarà un’inchiesta in Italia. La loro breve risposta è stata sempre: ‘Questo non è necessario qui’”.

    Tuttavia, alla fine porterà a un’indagine approfondita sugli abusi della chiesa? “Sì”, risponde deciso il giornalista Tulli. “Sono fiducioso che tutta l’attenzione dei media stranieri per gli abusi creerà prima o poi una breccia nella nostra società, che si sta spostando sempre più verso una società laica, anche a causa della globalizzazione. Il numero dei battesimi e dei matrimoni nella chiesa sta diminuendo, i giovani si allontanano sempre più da essa. Potrebbe esserci una situazione in cui gli italiani chiederanno che la chiesa si assuma la responsabilità di questo”.

    Ma il presidente di Rete l’Abuso risponde negativamente: “La Chiesa è troppo potente. Non sperimenterò una simile indagine nella mia vita”.

    https://www.trouw.nl/verdieping/in-italie-blijft-onderzoek-naar-misbruik-in-de-kerk-nog-altijd-achterwege~b821d2eca/

  • Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    A Lourdes i vescovi francesi, riuniti per il loro incontro annuale, hanno a disposizione una settimana per riflettere sul seguito del rapporto sulla violenza sessuale nella Chiesa, recentemente pubblicato da Ciase .
    Il risultato del loro lavoro, che inizia martedì 2 novembre, sarà messo ai voti l’8 novembre.

    Le questioni della “responsabilità” della Chiesa ma anche del dispositivo finanziario che consentirà di versare, in futuro, un contributo alle vittime saranno studiate durante questo convegno, e anche tra le “priorità” di questo incontro, secondo il episcopato.

    Vittima di padre Preynat e cofondatore dell’associazione “ La Parole Libérée ”, il lionese François Devaux si spazientiva. Ha appena partecipato, il 25 ottobre, alla creazione di un nuovo collettivo, che ha lanciato una petizione online.

    Il collettivo “Dalle parole ai fatti”, che riunisce le vittime, e le associazioni in particolare, fa pressione sui vescovi francesi e chiede risposte concrete alla Chiesa, in particolare su questo risarcimento. Manutenzione.

    Yannick Kusy  : Dopo aver condotto la sua battaglia – molto pubblicizzata – con l’associazione “La Parole Libérée”, lei è ancora una volta impegnato nella Chiesa, all’interno di questo collettivo “Dalle parole ai fatti”. Perché questa nuova iniziativa?

    François Devaux  : È solo la pressione che spinge questi vescovi, che procrastinano ormai da 20 anni. Una procrastinazione che peraltro ha assunto molta grandezza dall’arrivo di “La parole libérée” e dalla sua copertura mediatica, e che è proseguita nonostante il lavoro del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa). Da allora, non hanno smesso di tenere conferenze stampa per annunciare le cose a monte. Veniamo ora al 5 ottobre ( pubblicazione della relazione di Jean-Marc Sauvé …) e poi a questa plenaria a Lourdes. E siamo tutti sbalorditi, vittime, laici, cattolici, istituzioni cattoliche, giornalisti e persino sacerdoti, nel vedere l’impreparazione e il dilettantismo dei vescovi. Eppure, la tabella di marcia è abbastanza chiara.

    Dal 5 ottobre nessun vescovo ha potuto pronunciare il riconoscimento della responsabilità istituzionale. Quindi abbiamo il diritto alle scuse, al perdono, qualunque cosa vogliamo. Che bisogna “ascoltare le vittime”, ecc… Ci viene detto che, in definitiva, il rapporto tra le leggi della Repubblica e il segreto della confessione “non è così scontato”. E che, comunque, non hanno soldi. ” Non ci sono lingotti nelle cantine », come afferma Moulins-Beaufort (presidente della Conferenza episcopale). Quindi, in effetti, non c’è nulla che suggerisca che siano sulla strada giusta per prendere le decisioni necessarie. C’è stata “la Parola liberata”, a proporre la verità, che è stata acclamata con la relazione del Ciase. Ora che questa verità è stabilita e che non può più essere negata, dobbiamo passare dalle “parole ai fatti”. Vale a dire, applicare questa tolleranza zero che è stata sostenuta per diversi decenni. Il collettivo è stato creato su questa riflessione.

    “Dalle parole ai fatti” unisce le persone come mai prima d’ora. In 6 anni di impegno associativo, non ho mai visto una tale mobilitazione di diverse associazioni o collettivi di vittime, ma anche di istituzioni cattoliche che ci sostengono. Tutti sono unanimi. L’idea era quella di dare una capacità di poter interagire e di porre un’ingiunzione ai vescovi.

    Qual è il suo obiettivo?

    La costituzione di questo collettivo si riduce a ciò che chiamiamo le 4 R, vale a dire Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione e metodologia della Riforma. Tutto questo si basa sul lavoro di Ciase. E domenica sera va detto, perché è da un po’ che aspettiamo.

    stiamo creando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14:00.

    Come pensi di agire, concretamente?

    Invitiamo i cattolici e tutti coloro che lo desiderano, perché noi vittime non siamo in grado di farlo. Si mobilitino per venire a dire ai loro vescovi che questo processo deve essere avviato. E stiamo organizzando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14. Saremo quindi alla vigilia delle conclusioni del CEF. Invitiamo tutti coloro che lo desiderano a riunirsi intorno a un simbolo che è il nastro viola, che sarà ampiamente distribuito. E la gente leggerà le testimonianze che sono nel libro ” da vittima a testimone ” (indirizzato a Ciase). L’idea è quella di creare un’unità intensa e sorprendente affinché i vescovi si assumano finalmente le loro responsabilità.

    Si aspetta una vera mobilitazione?

    Per darvi un’idea, il “matrimonio per tutti” aveva raccolto tra le 400.000 e 1 milione di persone secondo le fonti. Vedremo se anche i cattolici ne saranno consapevoli. Perché, in fondo, la domanda è sostanzialmente la stessa. Riguarda la vita. Questo difende gli stessi valori cardinali. Il popolo cattolico, se si sente tradito, deve fare la sua parte. Cerchiamo di dare un po’ di spazio in modo che possa esprimersi e anche liberare il suo discorso. E per incoraggiare, ancora una volta, i vescovi ad avviare un vero processo.

    Quale gesto concreto della Chiesa potrebbe convincervi che le cose stanno cambiando? Partenze?

    È certo che a un certo punto dovremo far scendere dal treno coloro che non sono stati d’accordo né con le leggi della Repubblica, né con ovvi principi morali, né con il rispetto della vita, né con il rispetto delle direttive della Chiesa. e diritto canonico. Penso, per esempio, a questo vescovo di Montauban, per esempio. Bernard Ginoux non ha rilasciato i suoi archivie suona lo stupito. (Il rapporto Sauvé ricorda che solo una diocesi in Francia non ha aperto i suoi archivi: è quella di Montauban. Il vescovo sostiene comunque di aver restituito la ndr). Non so quale crimine nasconda questo signore. Ma credo che non abbia più alcuna legittimità per occupare la sua posizione oggi. Questi sono crimini contro i bambini e insabbiano. Si sta compiendo un’opera di verità. E che, se questo signore non rispetta questo lavoro, e che in più ci prende per c… Dovremo andarlo a cercare per la pelle delle natiche. Questo non è possibile nella Repubblica!

    E se questi quattro assi non fossero attuati dall’Istituzione?

    Il prossimo passo sarà un invito alla Repubblica ad assumersi le proprie responsabilità. Si parla ancora di centinaia di migliaia di vittime. La pazienza sta cominciando a raggiungere i suoi limiti.

    Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo.

    Intendi dire che ti rivolgerai agli eletti?

    Sì, al governo, al Presidente e direi anche… all’umanità. Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo. Le cose dovranno muoversi rapidamente ora. Infatti, se i vescovi mancano la porta d’uscita di questa plenaria, è certo che non avremo altra scelta che impadronirci della Repubblica.

    Come lo farai concretamente?

    Lo faremo attraverso due assi: uno attraverso un foro, e l’altro attraverso procedimenti legali contro i vescovi, per concretizzare la loro responsabilità istituzionale, che non sono in grado di pronunciare. Quando avremo, così, venti fascicoli in diverse diocesi, potremo avviare delle trattative con questi vescovi. O andiamo in tribunale, o stabiliscono un risarcimento per le vittime.

    Come percepisci l’atteggiamento della Chiesa?

    Siamo sempre di fronte a questa subdola malevolenza, anche al machiavellismo. Li sentiamo vicini a “l’animale a sangue freddo” come ha detto un vescovo (mons. Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, ndr) nella tribuna della Croce . È abbastanza sorprendente vedere la loro incapacità emotiva e la freddezza con cui trattano l’argomento, tagliati fuori da ogni emozione, su valori che sono tuttavia i valori principali della Chiesa cattolica. Il bambino è – vi ricordo – presente in ogni pagina del Vangelo.

    Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando metteremo questo argomento sul tavolo.

    Se fai il passo successivo che annunci, quali saranno le conseguenze?

    Se la Repubblica inizia a ficcare il naso in questo fascicolo, sarà un disastro. La separazione tra Chiesa e Stato non è mai stata convalidata – va ricordato – dalla Chiesa. Sono nate associazioni diocesane con statuti molto particolari, e specificità molto accomodanti. La Chiesa istituzionale è una moltitudine di associazioni diocesane, che non hanno persona giuridica. Non si può quindi mettere in discussione la responsabilità morale dell’Istituzione dinanzi alla giustizia francese. Si tratta di “un buco nel racket” nella legislazione francese. Tutto questo è legato alle finalità dell’opera di separazione tra Chiesa e Stato che all’epoca era mal riuscita.

    E questo cosa cambia?

    Se mettiamo questo fatto di fronte alla Repubblica francese, rischia di complicarsi. Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando porteremo questo argomento sul tavolo. Se l’argomento della Chiesa per impedire il risarcimento delle vittime è proprio quello di una legislazione troppo complicata per finanziarla, va bene. Basterà rimuovere queste associazioni diocesane dalla legislazione francese. E creare associazioni religiose, come per tutte le altre religioni. Ciò consentirà sia di avere una persona giuridica che di risarcire le vittime. E di avere parità di trattamento tra le diverse religioni. Potrebbe pungere un po’ forte lì.

    Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia.

    Durante la sua recente visita al Papa, il primo ministro Jean Castex non è stato particolarmente vendicativo. Lo stato ti aiuterà?

    Ci sono le apparenze e poi la realtà. Abbiamo visto chiaramente, nel discorso di Gérald Darmanin, ministro del culto, e suo portavoce, un’ingiunzione che non soffre di alcuna esitazione. E inoltre, come diretta conseguenza, Eric de Moulins-Beaufort ha pubblicato un comunicato stampa in cui cade completamente. Siamo vicini alla “impiallacciatura della cattedrale”. È vero che Jean Castex non era affatto all’altezza del compito. Ma, intanto, Sauvé ha presentato il suo progetto alla Commission des lois. La rabbia sta fermentando. La Repubblica coglie il momento in cui dovrà affrontarla. Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia. È certo che la Repubblica francese non sarà in grado di liberarsi dalla sua responsabilità per quanto sta accadendo sul suo suolo.

    La sola Francia può fare la differenza?

    Penso che la Repubblica speri che i vescovi prendano le decisioni necessarie. Sapendo, inoltre, che diverse materie legate al diritto canonico (come la riforma della teologia, il posto delle donne nell’Istituzione…) sono piuttosto nelle mani del Papa stesso. Ad un certo punto, quindi, sarà necessaria una mobilitazione internazionale se quest’ultima non intraprenderà questo lavoro. Richiederà inevitabilmente un riconoscimento internazionale della responsabilità del Vaticano nell’insabbiamento dei suoi crimini, in tutto il mondo.

    Spera quindi in una mobilitazione più ampia?

    Tutto questo sta emergendo nella coscienza. Si parla di milioni di vittime nel mondo, del completo crollo del messaggio spirituale. Ora che la commissione francese ha chiaramente individuato la dimensione sistemica del problema, trovo davvero difficile pensare che potranno evitare questo argomento per molto tempo. I tedeschi hanno già ordinato per la terza volta un nuovo rapporto, per rileggere i fatti da una nuova prospettiva. Questo scatenerà inevitabilmente altre commissioni, probabilmente in Spagna, poi l’Italia sarà costretta ad andarci. E lì, sarà terribile. Chiaramente la pressione sta crescendo intorno alla Chiesa.

    Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto.

    Ci credi davvero?

    La domanda che mi ponevo già alla fine del mio intervento, consegnando il rapporto Sauvé: possiamo immaginare che la Chiesa sia capace di riformarsi? È un po’ come se avessimo chiesto, nel 1789, se il Re era capace di riformare il suo potere e lasciare un po’ più di spazio al popolo. In ogni caso, c’è spazio per il dubbio e nulla invita a pensare che i cambiamenti prenderanno la stessa direzione. Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto. Il che non è all’altezza di ciò che sostiene e delle aspettative della sua gente.

    Le cose possono davvero muoversi velocemente?

    Tutto questo avrà un effetto crescente. In Francia abbiamo proprio questa immagine della figlia maggiore della Chiesa. La nostra posizione morale è un punto di riferimento. Siamo una democrazia dei diritti, degli equilibri… Il paese dei diritti umani, dei diritti del bambino e della libertà di espressione… Se la Francia scende dal treno e mette la Chiesa di fronte alle sue responsabilità, inevitabilmente ci vorranno molti altre nazioni con esso. Se questa Istituzione non pronuncia un vero processo di riforma e responsabilità, la nostra Repubblica dovrà mettersi in gioco. Quindi i vescovi stanno segando il ramo su cui stanno mettendosi. Continuano a procrastinare. La buona notizia è che oggi il popolo cattolico ne è consapevole. Se non fanno nulla, la Chiesa si ritroverà vuota di significato, vocazione, finanze e fedeli.

  • Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

    Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

     – Roma – Papa Francesco si è detto “vergognoso” per l’incapacità della Chiesa cattolica di trattare con i preti pedofili in Francia, poiché uno dei suoi più stretti consiglieri ha spinto per un’inchiesta sugli abusi sessuali sui bambini da parte del clero in Italia.

    Un rapporto storico di martedì ha rilevato che almeno 330.000 bambini sono stati abusati sessualmente da membri del clero e laici delle istituzioni ecclesiastiche in Francia negli ultimi 70 anni.

    Il papa ha ammesso che la chiesa non aveva messo al primo posto i bisogni delle vittime in quella che era considerata una delle sue più forti condanne degli abusi sessuali sui minori nella chiesa cattolica fino ad oggi.

    “C’è, purtroppo, un numero considerevole”, ha detto durante la sua udienza settimanale in Vaticano mercoledì. “Vorrei esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per il trauma che hanno subito. È anche la mia vergogna, la nostra vergogna, per l’incapacità della chiesa per troppo tempo di metterli al centro delle sue preoccupazioni”.

    Francesco ha esortato tutti i vescovi ad agire per garantire che “drammi simili non si ripetano”, mentre invita i cattolici in Francia a lavorare per garantire che la chiesa sia “un luogo sicuro per tutti”.

    L’inchiesta indipendente è stata la prima grande resa dei conti francese sugli abusi sessuali su minori da parte del clero. Si stima che 216.000 bambini siano stati vittime di violenza sessuale da parte di preti cattolici francesi, diaconi e altro clero dal 1950 al 2020. Se si considerano i membri laici della chiesa, come gli insegnanti delle scuole cattoliche, la cifra è salita ad almeno 330.000.

    Sulla scia delle schiaccianti scoperte, Hans Zollner, sacerdote tedesco e stretto consigliere di papa Francesco, ha esortato i vescovi italiani a “trovare il coraggio di indagare” sugli abusi sui minori da parte del clero.

    “La Chiesa cattolica in altri Paesi deve ora trovare lo stesso coraggio che ha in Francia. Spero anche in Italia”, ha detto Zollner in un’intervista a La Repubblica . “La chiesa non è immacolata, purtroppo è fatta anche di peccato e delitti”.

    Zollner era nel comitato organizzatore di un vertice vaticano, tenutosi nel febbraio 2019, per affrontare la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Era la prima volta che i presidenti delle conferenze episcopali si riunivano per discutere della questione, anche se il discorso conclusivo di papa Francesco è stato criticato dalle vittime di abusi per non aver assunto il tono di un’azione forte contro i preti pedofili.

    Sebbene lo scandalo di abusi ad ampio raggio e accuse di insabbiamento abbia inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Australia e ora in Francia, ci sono molti paesi, tra cui l’Italia , in cui la questione è stato per lo più sepolto.

    Nel gennaio 2019, una commissione delle Nazioni Unite ha condannato l’Italia per essere complice nella protezione dei preti pedofili da accuse penali e ha chiesto al Paese di elaborare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini.

    «Vogliamo un’inchiesta anche qui, ma il papa non l’ha mai chiesta», ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, l’unica rete italiana di vittime di abusi clericali.

    “I numeri in Francia sono spaventosi ma qui potremmo avere fino a 1 milione di vittime. Sentire semplicemente ‘Mi dispiace’ è ridicolo”.

    Mercoledì, un tribunale vaticano ha assolto un ex chierichetto dall’accusa di aver molestato un ragazzo più giovane nel seminario giovanile del Vaticano, nel primo processo per abusi sessuali del clero ascoltato dal tribunale penale del papa.

    Il collegio di tre giudici ha assolto il Rev. Gabriele Martinelli da alcune accuse e ha stabilito che altri non potevano essere puniti. Assolto anche l’ex rettore del seminario, don Enrico Radice.

    Lo scandalo sui presunti abusi nella residenza è scoppiato nel 2017 quando gli ex chierichetti hanno reso pubbliche le accuse di cattiva condotta di Martinelli e un insabbiamento da parte dei superiori del seminario. Le loro accuse hanno fortemente minato l’impegno di Francesco di “tolleranza zero” per gli abusi poiché gli atti sarebbero avvenuti in territorio vaticano.

    Martinelli aveva negato di aver molestato la presunta vittima, LG, dicendo che le accuse erano infondate, poco plausibili e frutto della “gelosia” di altri seminaristi perché alla fine è stato ordinato sacerdote. Radice ha negato di sapere qualcosa di abusi o di intralcio alle indagini.

    https://www.theguardian.com/world/2021/oct/06/pope-francis-shamed-by-church-failures-child-abuse-france

  • Commissione indipendente in Francia, circa 3000 preti pedofili? Se è vero, vale a dire intorno al13%

    Commissione indipendente in Francia, circa 3000 preti pedofili? Se è vero, vale a dire intorno al13%

    Il capo della commissione d’inchiesta indipendente Jean-Marc Sauvé ha spiegato il lungo lavoro sulla pedofilia all’interno della Chiesa cattolica francese dal 1950.

    L’indagine ha scoperto tra i 2.900 e 3.200 preti o altri membri della chiesa pedofili, ha detto Jean-Marc Sauvé, aggiungendo che si tratta di “una stima al ribasso”.

    Sarà pure a ribasso ma il dato percentuale sembra enorme e mai visto in precedenza.

    Stando a ai dati aggiornati al 2019 (fonte Wikipedia aggiornata C.E.F.) i sacerdoti sarebbero 13.775; i diaconi permanenti 2.967 e i religiosi non sacerdoti 5.200. Un totale complessivo di 22.000 religiosi circa. Un dato verosimile in quanto sempre la stessa fonte, questa volta nel 2008 dava circa 20.000 religiosi sul suolo francese.

    Ora, se calcoliamo la percentuale di 3000 (sacerdoti pedofili) su un numero totale di 22.000 religiosi otteniamo una cifra mostruosa, all’incirca il 15%.

    La costante dei sacerdoti pedofili che si riconferma nelle varie commissioni di inchiesta governative in tutto il mondo, che lo stesso padre Hans Zollner ammette come verosimile, viaggia tra il 4 e il 6% con l’unico dato fuori dal coro, quello dell’8% australiano.

    Se davvero il dato che verrà reso noto domani (5-10-21) fosse confermato, siamo in presenza del dato storico più elevato al mondo, con un numero di vittime che secondo il RAPPORTO SIPE – che afferma che il pedofilo medio ha 250 vittime nel corso della sua vita – arriveremmo a un potenziale di 750.000 vittime nella sola Francia.

    E mentre in tutta Europa mano a mano le Conferenze Episcopali iniziano a fare emergere i dati, in Italia vige ancora e non solo da parte della CEI, il più tombale silenzio.

    Zanardi

  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Si è svolto a Berna, lo scorso settembre, il Simposio Europeo di tre giorni “Verità, Riconoscimento, Risarcimento, Prevenzione” che ha visto presenti i rappresentanti di 17 paesi europei, tra cui l’Italia, rappresentata dalla Rete L’ABUSO.

    Un incontro quasi surreale per l’Italia che, se pur con problematiche del tutto simili agli altri paesi, non solo è l’unica a non aver mai sondato l’entità del fenomeno, ma ne vanta una carenza assoluta e strutturale anche nel contrastarlo, troppo spesso direttamente attribuibile alle pressioni della chiesa in materia che inevitabilmente, si riflettono in qualunque settore.

    Molte di queste carenze sono state denunciate più volte dalla Rete L’ABUSO, prima al Governo italiano attraverso diverse istanze (Diffida e Denuncia), nel 2018 tramite una interrogazione parlamentare tutt’ora inevasa, ed infine reportate dalla Rete, insieme ai silenzi del Governo, all’attenzione del Comitato per la tutela dell’infanzia che nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia le osservazioni conclusive (par. 21) .

    Ma il Governo italiano, ad oggi non ha risposto neppure all’ONU.

    Notiamo subito la prima differenza in ambito europeo dell’Italia, ovvero l’assenza del Governo, che mentre negli altri paesi lavora attraverso commissioni di inchiesta indipendenti, con le conferenze episcopali locali, in Italia delega totalmente il problema al Vaticano e alla CEI.

    Le stesse direttive europee in Italia sono state recepite all’italiana e in modo direi alquanto originale, vanificandone totalmente la natura e l’ utilità. E’ qui che vediamo il perché dell’affermazione che la chiesa in questo ha avuto un grave peso, ed un ruolo attivo, a danno della prevenzione e della tutela dei minori. Naturalmente non solo quelli affidati alle sue cure, ma tutti i minori, anche quelli abusati in contesti estranei al clero, come famiglia, ambienti sportivi  ecc.

    Come la Rete L’ABUSO ha fatto notare nel 2019 alle Nazioni Unite attraverso il “Report giustizia sul caso Italia” – integralmente approvato dal Comitato durante le sedute del 23 e 24 gennaio 2019 – nel nostro paese esiste una carenza strutturale che impedisce di fatto persino il normale operato della magistratura, alla quale il Comitato ONU si rivolge così; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.” (par. 21)

    La Carta di Lanzarote per esempio, introduce in tutela della vittima l’audizione protetta (ovvero in presenza di un tecnico psicologo che la assista durante l’audizione degli inquirenti) utilizzata oramai dai tribunali civili, ma totalmente inapplicata (se pur sul suolo italiano) nei processi canonici o penali canonici, dove la vittima, a sua insaputa, si trova senza alcuna tutela. Problema grave, denunciato al Garante per la protezione dei dati personali, che a oggi non ha mai risposto ai legali dell’Associazione.

    Se per esempio prendiamo un’altra norma preventiva, il c.d. Certificato antipedofilia introdotto in Italia nel 2014 e ne vediamo l’applicazione, ci rendiamo immediatamente conto di come la norma sia stata applicata anche qui in modo abominevole dal legislatore.

    Il certificato, che a livello europeo viene applicato a tutti coloro che operano con minori, solo nel nostro paese lascia scoperta l’intera fascia del volontariato. Quello che appare immediatamente nell’assurdità dell’applicazione stessa della norma, è che la lacuna, paradossalmente, indica ai predatori il terreno di caccia dove da pregiudicati non serve presentare il certificato, convogliandoli di fatto in una categoria, quella da sempre più a rischio.

    La domanda è scontata: perché?

    La risposta è tanto semplice quanto banale. I sacerdoti sono inquadrati nella categoria del volontariato e non potendo passare la norma al vaglio dell’approvazione costituzionale con la sola esclusione dei sacerdoti, il Legislatore ha esonerato l’intera categoria e il suo indotto.

    Se pur vero che nell’Unione Europea solo l’Italia al momento non ha voluto produrre un dato governativo, è anche vero che l’unica Associazione italiana di sopravvissuti uno lo ha prodotto, ed è persino difficilmente opinabile in quanto decisamente in difetto, perché a differenza di una commissione di inchiesta, la Rete L’ABUSO non ha accesso agli archivi giudiziari e si è limitata per forza alla cronaca degli ultimi soli 16 anni, ottenendo un dato tuttavia spaventoso… (vedi mappa dei casi a lato)

    Un dato introvabile persino nelle statistiche percentuali di Telefono Azzurro, che non prende in considerazione la categoria del clero. Quello dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, purtroppo è da definirsi oggi, l’unico dato attendibile sulla pedofilia del clero in Italia.

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Una affermazione che non ha avuto alcuna risonanza mediatica in Italia ma sarebbero, secondo le percentuali dichiarate dallo stesso Hans Zollner (4 – 6 %) 750.000 le vittime del clero italiano negli ultimi decenni. (vedi tabella a lato)

    Questo è il dato inquietante elaborato dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy per la Rete L’ABUSO il quale, sull’assenza italiana del dato governativo, ma sulla base dei risultati delle commissioni di inchiesta effettuate negli altri paesi, ha potuto produrre delle proiezioni attendibili sul dato che in Italia nessuno vuole produrre e che molti censurano affermando che non esista.

    Quello della Rete, costantemente monitorato dall’Osservatorio permanente conta ben 157 procedimenti ancora in attesa di giudizio; più 159 casi giudicati in via definitiva; almeno 10 fuggitivi nascosti in Italia; ben 22 strutture sul territorio per curare i preti, nessuna per le loro vittime. Tutto in soli 16 anni.

    Criminale affermare che in Italia non vi siano dati e omettere questi, che se pur in difetto, di suo superano abbondantemente persino l’indagine del Team Spotlight dove in 50 anni emergevano solo 70 casi. In Italia, in soli 16 anni, più di 320.

    Le soluzioni ci sarebbero e sono davvero banali, basterebbe volerle attuare ma anche qui, a differenza del resto dell’Europa, in Italia non esiste forza politica che voglia farsi carico del problema e soprattutto, che reclami la Sovranità del paese, sottomessa/compromessa al punto tale da essere incapace di recuperare persino gli arretrati dell’ICI.

    Per quanto concerne il certificato anti pedofilia, come chiesto nell’interrogazione parlamentare e successivamente dalle Nazioni Unite, basterebbe che questo venisse esteso a tutte le categorie.

    Sull’obbligo della denuncia invece, l’avvocato Mario Caligiuri presente al simposio di Berna in rappresentanza della Rete L’ABUSO (Italia), ha esposto altre efficacissime quanto semplici soluzioni come l’estensione dell’obbligo della denuncia che in Italia lascia la facoltà a civili e clero, di non denunciare un abuso su un minore, anche qualora si sia informati.

    Carenze gravi e discriminanti, in quanto mentre l’Europa tende a recuperare i reati pregressi e progredire nell’ulteriore innalzamento della prevenzione, in Italia nel 2021, si nega ancora il diritto del minore ad essere tutelato, costringendolo a farlo da se solo una volta raggiunta la consapevolezza e spesso purtroppo, quando oramai il reato si è estinto.

    Uno studio realizzato dalla Commissione australiana d’inchiesta pubblicato nel 2017 sugli abusi di matrice clericale, su un campione di 4.445 persone, dimostra che sono passati in media 33 anni prima che le vittime riuscissero a parlare della violenza.

    Caligiuri spiega che “la soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Se pur con l’approvazione di tutti i presenti in sala a Berna, nessun mezzo di informazione purtroppo ha citato la semplice soluzione dell’avvocato. In Italia nessuno ha neppure parlato del Simposio di Berna a seguito del quale consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, presidente della delegazione svizzera a Strasburgo, consegnerà al Consiglio d’Europa una mozione basata sulle relazioni degli esperti intervenuti al Simposio dal titolo “Iniziativa per la giustizia” . Questo perché l’Europa si impegni ancor di più nella prevenzione e il contrasto dei crimini contro i minori. La mozione è per far sì che il CdE stili un rapporto sulla situazione nei diversi Paesi membri della UE, ai quali verranno poi rilasciate specifiche raccomandazioni.

    L’Italia oramai è l’unico paese tra i più industrializzati dove le vittime sono costrette dall’inerzia dello Stato a cercare la giustizia da sole in quanto manca nel paese una coscienza civile che le supporti. Un paese dove oramai non hanno più parola, neppure come vittime di un contesto sociale grave e distorto dai mezzi di informazione, che non fanno più inchieste giornalistiche, non chiedono spiegazioni alle parti, soprattutto se a doverle dare è il clero.

    Più che mezzi di informazione, agenzie che decidono quali notizie dare e quali invece no, limitandosi a fare copia incolla del comunicato del padrone di turno, evitando minuziosamente qualunque contraddittorio. Ed ecco che il problema sparisce.

    In Liguria, la sezione Human Right della Rete L’ABUSO ha condotto nei mesi scorsi un interessante sondaggio per testare sia la consapevolezza del problema dei minori in Italia, sia per testare l’interesse della politica al problema. In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, abbiamo proposto ai candidati Sindaco di ben 52 comuni liguri l’iniziativa chiamata #PARTIAMODALBASSO. Un semplice protocollo di sicurezza, riguardante l’integrazione del certificato anti pedofilia nelle zone rimaste esenti dall’esibirlo, alle quali spesso, le amministrazioni comunali affidano i minori per ragioni di sport, studio ecc.

    Ebbene non c’è stato neppure l’interesse politico di “vendere fumo” in campagna elettorale. Su 52 amministrazioni, solo 6 hanno aderito al protocollo. Le restanti, non hanno neppure voluto sapere di cosa si trattasse.

    Nel frattempo, nel più totale silenzio dall’ONU arriva un altro sollecito al Vaticano datato 21 giugno 2021. Mentre il paese diventa nel frattempo meta dei tour operator non più per la fede, ma per la pedofilia e gli insabbiamenti nella chiesa italiana.

    Una pandemia nota ovunque tranne in Italia, dove vescovi come Valentino di Cerbo accusano noi sopravvissuti e il nostro BLOG  “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere….“.

    Francesco Zanardi

  • Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo cattolico argentino Gustavo Zanchetta sarà processato a ottobre con l’accusa di abusi sessuali.

    La procura della provincia argentina di Salta ha annunciato il 6 agosto che il processo si sarebbe svolto dal 12 al 15 ottobre.

    Zanchetta ha ricevuto un incarico in Vaticano da Papa Francesco dopo le sue dimissioni da vescovo di Orán, nel nord-ovest dell’Argentina, nel 2017.

    Il vescovo 57enne è accusato di semplice abuso sessuale, aggravato dall’essere stato commesso da un ministro del culto ufficialmente riconosciuto, nei confronti di due uomini identificati solo dalle loro iniziali, GGFL e CM

    Zanchetta ha negato le accuse.

    “L’ex vescovo [di Orán] è stato convocato sotto pena di legge e si prevede che almeno 39 testimoni depongano durante l’udienza”, ha detto l’ufficio del pubblico ministero.

    Papa Francesco ha nominato Zanchetta vescovo di Orán il 23 luglio 2013, in una delle sue prime nomine episcopali nella sua terra natale, l’Argentina.

    Dopo aver rassegnato le dimissioni da capo della diocesi di Orán per “motivi di salute” all’età di 53 anni, Zanchetta è stato nominato assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede (APSA) appositamente creato.

    L’APSA sovrintende alle proprietà immobiliari del Vaticano e ad altri beni sovrani.

    I media argentini hanno riferito che Zanchetta è stato accusato per la prima volta di comportamento sessualmente inappropriato già nel 2015, due anni prima del suo arrivo in Vaticano.

    Ma il Vaticano ha ripetutamente negato di essere a conoscenza di accuse di abusi sessuali contro Zanchetta prima della sua nomina nel dicembre 2017 all’APSA.

    Secondo un rapporto di El Tribuno, un giornale della provincia di Salta, uno dei segretari di Zanchetta ha allertato le autorità dopo aver scoperto immagini sessualmente esplicite inviate e ricevute sul cellulare di Zanchetta nel 2015.

    La denuncia affermava che alcune delle immagini raffiguravano “giovani” che facevano sesso, oltre a immagini oscene dello stesso Zanchetta.

    Papa Francesco ha convocato Zanchetta a Roma per cinque giorni nell’ottobre 2015. Il vescovo ha affermato che il suo telefono e il suo computer erano stati hackerati e che le accuse erano motivate da rancore nei confronti del papa. Il papa ha accettato la spiegazione del vescovo secondo cui il suo cellulare era stato hackerato.

    Il papa ha difeso la sua decisione su Zanchetta in un’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki pubblicata nel maggio 2019 da Vatican News. Disse di aver continuamente cercato di chiarire le accuse contro Zanchetta.

    Dopo che Zanchetta è stato accusato in relazione alle sue azioni contro due uomini nel luglio 2019, l’Unità per la criminalità economica di Orán ha fatto irruzione negli uffici della cancelleria nel novembre 2019. Il raid è stato effettuato per indagare sulla presunta frode di Zanchetta contro lo stato, secondo il quotidiano locale El Oranense. .

    Oltre alle accuse di cattiva gestione dei fondi della Chiesa donati dai fedeli nella diocesi, i registri pubblici mostrano che Zanchetta ha ricevuto più di un milione di pesos argentini (circa $ 10.500) dalla provincia di Salta per restaurare una canonica e per conferenze in un seminario, che presumibilmente non ha mai avuto posto.

    Papa Francesco ha difeso la sua nomina di Zanchetta all’Apsa nella sua intervista a Valentina Alazraki. Ha detto che, sebbene l’approccio del vescovo alla gestione economica di Orán sia stato “disordinato”, la “visione è buona”.

    Il vescovo accusato è stato sospeso dal suo ruolo di assessore all’APSA nel corso di un’indagine canonica, annunciata nel gennaio 2019.

    Nel giugno 2020, il Vaticano ha confermato che Zanchetta era tornato a lavorare all’Apsa pur “rimanendo a disposizione delle autorità giudiziarie argentine”.

    Una fonte che lavora all’Apsa ha detto alla Cna a giugno che il vescovo argentino aveva terminato il suo servizio presso la banca centrale di riserva vaticana.

    Bishop Zanchetta faces trial on sexual abuse charges in October