Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, pubblicato in Polonia il libro nero, dal 2018 al 2020 si calcolano oltre 300 vittime

    Abusi, pubblicato in Polonia il libro nero, dal 2018 al 2020 si calcolano oltre 300 vittime

    Franca Giansoldati – Città del Vaticano – E’ semplicemente devastante l’ultimo rapporto sugli abusi sessuali sui minori pubblicato dalla Chiesa polacca sotto la spinta dell’opinione pubblica. Dalle carte esaminate si contano 292 religiosi – tra preti diocesani e frati – che avrebbero presumibilmente abusato di 368 giovani – ragazzi e ragazze – in un periodo che va dal 2018 al 2020.

    Il rapporto è stato pubblicato oggi a Varsavia dopo mesi di polemiche e di resistenze interne. Si tratta di un passaggio significativo che arriva in un momento in cui il Vaticano sta indagando -in parallelo – sulle denunce di abusi e sulla insufficiente reazione alle denunce da parte di alcuni vescovi piuttosto in vista, tra cui anche il cardinale Stanislao Dziwisz, l’ex segretario particolare di San Giovanni Paolo II, divenuto poi arcivescovo di Cracovia.

    Durante il periodo in cui ha gestito l’arcivescovado di Cracovia gli si attribuisce un comportamento negligente per la mancanza di difesa verso le vittime avendo fatto prevalere l’interesse delle istituzioni ecclesiali. Naturalmente è tutto da dimostrare tanto che il Papa per determinare come sono andate realmente le cose ha inviato in loco il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei ed ex presidente delle conferenze episcopali europee. In queste settimane Bagnasco ha raccolto diverse testimonianze giurate e ora dovrà redigere un rapporto destinato a Papa Francesco. In Polonia nessuno sa prevedere se e quando verrà pubblicato il dossier, anche se c’è chi teme che il documento sia destinato a restare segreto.

    Il Vaticano in questi mesi è andato avanti a punire e chiedere le dimissioni di alcuni vescovi e arcivescovi polacchi per il modo negligente con il quale hanno affrontato gravi casi di pedofilia. In alcuni casi i vescovi sono stati interdetti dalle cerimonie pubbliche.

    L’alto tasso di abusi riscontrato ha fatto lanciare l’allarme a monsignor Adam Zak, il responsabile incaricato di gestire e prevenire i casi di abuso. A suo parere è necessario arrivare ad una maggiore consapevolezza del problema e a una prevenzione più estesa, visto che il numero delle vittime emerse resta alto. La Chiesa polacca, per il periodo 1990-2018, avrebbe registrato 382 casi di pedofili che avrebbero abusato di 625 minori.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vaticano_polonia_dziwisz_vittime_papa_francesco_episcopato_vescovi-6049660.html

  • Francia abusi: cambia il paradigma

    Francia abusi: cambia il paradigma

    Questo testo è di Alessandra Pozzo, “Chargée de recherche” al Centre National de la Recherche Scientifique in Francia. Sollecitata dal nostro redattore Francesco Strazzari, ci ha inviato questo testo sul tema degli abusi in Francia e sul cammino che, in questo ambito, ha compiuto la Chiesa d’oltralpe.

    Tra i mesi di febbraio e marzo 2021 almeno due date testimoniano un importante progresso riguardante la lotta contro gli abusi sessuali, spirituali e di potere che hanno dolorosamente segnato la Chiesa francese negli ultimi tempi.

    La posizione della Chiesa cattolica francese rispetto agli abusi

    Il 18 febbraio 2021 l’associazione La Parole libérée annunciava la sua dissoluzione, prevista a fine marzo 2021, motivata dal fatto di aver raggiunto l’obiettivo che si era prefissata al momento della fondazione: che le vittime della pedofilia e degli abusi compiuti da alcuni preti cattolici e in particolar modo dal padre Preynat, fossero ascoltate, che la loro sofferenza fosse presa in considerazione e che i colpevoli fossero giudicati dalla giustizia penale e non soltanto da un tribunale ecclesiastico.[1]

    Il comunicato ribadisce che «dal 17 dicembre 2015, data di creazione de La Parole libérée, la visione della violenza sessuale è notevolmente evoluta, sia nella Chiesa che su un registro più ampio e globale (culturale, sociale, civico…). Per il caso che ci riguarda prima di tutto, cioè quello della Chiesa e della sua gestione disastrosa di un problema che si annuncia come sistemico, l’ampia liberazione della parola, pur rimanendo sempre giusta nei toni, ha costretto la Chiesa cattolica francese a fare la dovuta autocritica e da ciò è nata la “Commission indipendente contre les abus sexuels dans l’Eglise” (CIASE).

    Questa è l’occasione per ribadire, senza timore alcuno, la nostra ammirazione incondizionata per questa commissione, dopo diversi anni di osservazione e di collaborazione attiva. Mai prima d’ora in Francia è stato realizzato un lavoro così esaustivo sulla realtà dell’abuso sessuale sui minori e le sue conseguenze umane e sociali. Al momento in cui scriviamo, siamo tra coloro che credono che questa operazione sarà un modello e un riferimento mondiale per gli anni a venire, talmente la sua autorevolezza è stata in grado di fornire un lavoro serio e completo sulla realtà di questo flagello».[2]

    La Parole libérée ha permesso a degli adulti che erano stati vittime di crimini sessuali quando erano bambini di esprimere pubblicamente la sofferenza subita. Solo in rari casi, infatti, i piccoli erano stati ascoltati e aiutati dalle loro famiglie a gestire il trauma che ne è conseguito. La maggior parte dei genitori non ha preso sul serio le accuse dei figli non osando mettendo in dubbio l’affidabilità dei sacerdoti. Per questa ragione alcune vittime di pedofilia soffrono ancora in età adulta di disturbi di ordine psichiatrico a causa delle conseguenze del trauma subito.

    Altre associazioni si occupano invece degli abusi sessuali commessi nell’ambito della vita religiosa o della Chiesa. L’associazione C’est à dire,[3] per esempio, compie questo tipo di missione da vent’anni, in sordina, senza pubblicità se non quella del passaparola tra le vittime, nel rispetto per quelle persone che sono ancora sottomesse all’autorità deviante dei loro superiori oppure che rischiano di farsi denunciare per diffamazione quando segnalano le angherie subite.[4]

    La CIASE[5] è stata incaricata dalla Conferenza episcopale francese (CEF) e dalla Conférence des religieux et religieuses en France (CORREF), di indagare su tutti i tipi di abusi perpetrati da persone aventi qualche responsabilità nella Chiesa cattolica e di ricevere le testimonianze delle vittime di abusi che si sarebbero manifestate. Ha iniziato il suo mandato nel giugno 2019 e fornirà un documento finale riguardante tutti i lavori compiuti nel suo ambito nell’autunno 2021.

    Perché la Chiesa francese riuscisse a prendere delle decisioni a tal punto drastiche e a mettere a disposizione dei mezzi efficaci per far emergere gli abusi e le testimonianze delle vittime, ci sono voluti anni di progressiva presa di coscienza. I primi indizi di una reazione da parte delle persone lese dalle derive spirituali e sessuali nella Chiesa si sono manifestati negli anni ’90 quando il libro Les Naufragés de l’Esprit[6] e altri scritti[7] che davano la parola alle vittime hanno denunciato le derive settarie nella Chiesa cattolica. Qualche avvenimento saliente verificatosi intorno all’anno 2000 ha contribuito a far avanzare l’inchiesta.

    Tra gli eventi decisivi per la presa di coscienza dei vescovi francesi, si ricorda l’allarme lanciato dalla professoressa Marie-Jo Thiel,[8] medico specialista in etica e teologa, insegnante all’università Cattolica di Strasburgo che, in un articolo pubblicato su Documents Épiscopat (n. 10, luglio 1998), denunciava la realtà di abusi sessuali sistemici nella Chiesa fino ad allora passati sotto silenzio.

    In seguito, nel 2000, un processo è stato celebrato contro mons. Pican, vescovo di Bayeux e Lisieux, che è stato denunciato e condannato per non aver denunciato i crimini sessuali del padre Bisset.

    Per la prima volta dopo la Rivoluzione Francese, un vescovo è stato processato davanti a un tribunale penale! In precedenza, tali accuse avrebbero interessato soltanto un tribunale ecclesiastico.

    Un articolo del quotidiano cattolico La Croix testimonia il prospettarsi di un mutamento che ha impiegato un po’ meno di una ventina d’anni per affermarsi: «A novembre del 2001 i vescovi riuniti a Lourdes applaudirono a lungo mons. Pican, condannato due mesi prima a tre mesi di prigione con la condizionale per non aver denunciato un prete della sua diocesi che aveva commesso degli abusi sessuali su alcuni minorenni. Nel mese di novembre del 2018, nel corso di un’assemblea analoga, gli stessi vescovi ascoltavano silenziosamente sette vittime raccontare i traumi vissuti in circostanze analoghe».[9]

    Nonostante questi eventi abbiano teoricamente segnato l’inizio di un nuovo orientamento, concretamente la prassi attuata nella Chiesa cattolica francese fino a tempi recenti, salvo rare eccezioni, è consistita nel coprire con un velo di silenzio i crimini sessuali che giungevano all’orecchio di prelati e di vescovi.

    Il libro di Sophie Ducrey,[10] per esempio, testimonia dettagliatamente le sofferenze che le vittime di un religioso della Comunità di Saint Jean, predatore sessuale e manipolatore, hanno subito e che sono raddoppiate di intensità nel momento in cui esse hanno deciso di denunciarlo tra l’inizio degli anni 2000 e il 2019. In tale contesto gli abusi di potere, spirituali e sessuali si trovavano combinati in un miscuglio inestricabile. Tuttavia, l’argomento che attualmente attira l’attenzione delle inchieste in corso è senza dubbio alcuno l’esito traumatico della perversione sessuale dei sacerdoti e dei religiosi devianti.

    Un lavoro di fondo sulle condizioni che permettono di fuorviare l’ascendente che la figura del consacrato e del sacerdote emana intorno a sé in favore di obiettivi perversi sarebbe auspicabile e la CIASE ha iniziato a trattare il problema anche sotto questo aspetto.

    Nel caso riferito da Sophie Ducrey, lo spirito del clan e la censura praticati dalla congregazione a cui appartiene il religioso in questione hanno prevalso sull’applicazione dei principi evangelici più elementari nell’ambito dei rapporti con le vittime. Neanche il clero diocesano, allertato nella medesima occasione, ha brillato per la sua sollecitudine.

    Crimen sollicitationis

    L’atteggiamento assunto dai religiosi e dagli ecclesiastici in questo frangente corrisponde a consuetudini tramandate nei secoli e che consistono nella pratica di una mal riposta “misericordia” nei riguardi del predatore.[11] La défaillance del consacrato, inoltre, deve restare segreta perché l’istituzione non ne risulti infamata.

    Nel materiale fornito nel passato dal magistero ai responsabili della Chiesa per trattare il problema degli abusi, la situazione di sofferenza delle vittime è stata da sempre omessa come fatto non pertinente. Al trauma e al suo mancato riconoscimento si aggiunge il fatto che il diritto canonico e le lettere circolari sul tema degli abusi non hanno adeguatamente provveduto a rendere giustizia alle vittime di questi crimini.[12]

    Le prime tracce di un cambiamento di prospettiva appaiono nei testi più recenti,[13] che necessiterebbero tuttavia di alcuni ritocchi per assicurare un pieno riconoscimento delle responsabilità degli autori di abusi e di coloro che li proteggono in relazione agli atti commessi.[14]

    Eppure, non sono mancati nel corso del tempo i documenti del magistero della Chiesa cattolica che denunciano gli abusi sessuali commessi da prelati. Il primo, infatti, risale al IV secolo.[15] Se si consultano i canoni del Concilio di Elvira (la cui data è imprecisa: probabilmente si svolse nel mese di maggio del 305), si trovano le posizioni che la Chiesa prese in quell’occasione riguardo ai crimini sessuali.

    I canoni dedicati a questo argomento[16] sono laconici ma lapidari: i ministri della Chiesa di qualsiasi grado riconosciuti come predatori sessuali, così come gli stupratori di bambini, saranno privati della comunione (scomunicati?) fino alla morte. L’argomento verteva sull’abuso sessuale commesso da un ecclesiastico nel primo caso e sulla pedofilia nel secondo. Tuttavia, in entrambi i casi la sanzione riguardava l’esclusione dalla comunione e, in definitiva, la privazione della salvezza eterna del trasgressore.

    Pare interessante notare che nel canone 18 l’accento è stato messo sul carattere scandaloso e sacrilego dell’atto. Entrambi i termini si focalizzano sul danno che la Chiesa subisce a causa dalle “sbandate” di persone consacrate. Non compare alcun accenno alla condizione delle vittime.

    I testi del magistero che hanno seguito queste prime sanzioni[17] hanno aggiunto alle Istruzioni sul “crimine di sollecitazione”[18] una serie di corollari determinati da una casuistica consolidata nel corso del tempo.[19] Non mancano delle brevi ma categoriche argomentazioni sulla discrezione, la confidenzialità, la riservatezza con cui trattare l’argomento[20] già a cominciare dal sottotitolo[21] dell’Istruzione e da osservare da parte di tutte le persone coinvolte nel processo. Il lessico del segreto vi è declinato sotto molteplici forme e si applica a tutte le persone coinvolte nella querela a partire dai denuncianti, passando dal personale che si occuperà della burocrazia legata alla causa e, per finire, dall’accusato. Anche «gli ordinari[22] sono vincolati da questa stessa legge (del silenzio), vale a dire in virtù della loro responsabilità».[23]

    Pare ora chiara la causa dell’atteggiamento assunto nel corso degli anni da parte delle persone coinvolte negli abusi sessuali nella Chiesa. La pratica dell’omertà ha influenzato le modalità di denuncia della perversione sessuale di un sacerdote, quasi negandolo come evento pubblico, perché lo si considerava come un caso privato, interno alla Chiesa. Infatti, alla vittima di adescamento nel corso della confessione o del colloquio spirituale, l’articolo 15 del decreto Crimen sollicitationis impone, pena la scomunica,[24] di denunciare l’abuso nel corso di una confessione al vescovo locale oppure al Sant’Uffizio (ora Congregazione per la dottrina della fede), ma non si fa cenno di ricorso alla giustizia civile. Il contesto in cui compaiono tali istruzioni è quello di una Chiesa cattolica vista come religione predominante e detentrice di una relativa autorità morale nella società occidentale, ciò che poteva corrispondere alla realtà di una cinquantina di anni fa, ma che non coincide più con la situazione odierna.

    Per quanto riguarda le misure adottate nei confronti del sacerdote imputato di crimine sessuale che attualmente vengono denunciate da parte della stampa come insufficienti e deleterie, purtroppo esse appaiono citate nel decreto 4 come esortazioni da concretizzare:

    «(…) qualora si scopra che un loro subordinato ha commesso un reato nell’amministrazione del sacramento della Penitenza, possano e debbano vigilare su di lui, ammonirlo e correggerlo, anche mediante penitenze salutari, e, se necessario, rimuoverlo da qualsiasi ministero. Potranno anche trasferirlo in un altro luogo (…)».[25]

    Le rivendicazioni attuali da parte delle vittime di abusi sessuali commessi venti o trent’anni fa derivano dalla leggerezza con cui tali delitti sono stati trattati nel passato in riferimento ai testi sopracitati. Infatti, proprio il suggerimento di spostare l’ecclesiastico predatore sessuale in un altro luogo e con una diversa responsabilità non ha fatto altro che causare ulteriori danni moltiplicando le vittime.

    Se, in passato, le malefatte di un perverso potevano essere circoscritte a un campo d’azione limitato nello spazio e conosciute da una ristretta cerchia di persone, con i mezzi di comunicazione e di emancipazione espressiva attuali risulta più difficile impedire a chicchessia di ricostruire i percorsi e le malefatte di un individuo sospettato. Su queste basi, le organizzazioni sorte in difesa delle vittime hanno contribuito a spostare il luogo in cui si svolgevano le indagini dai tribunali ecclesiastici a quelli penali.

    Grazie alla progressiva focalizzazione dell’attenzione sulla sofferenza della vittima, alcuni nuovi decreti, bolle e documenti vari sono stati prodotti dal Vaticano all’attenzione degli ecclesiastici con posti di responsabilità[26] con direttive precise sui reati sessuali.

    Nelle circostanze sopra descritte, un’insoddisfazione di fondo ha spinto le vittime di abuso a reagire contro delle normative consolidate in ambito ecclesiastico e ordinate a uno spirito di clan. Come si è detto, alcune associazioni in loro difesa sono sorte, dei casi isolati hanno allertato l’opinione pubblica senza che un reale cambiamento si affermasse.

    Questa fase, che Lotman[27] chiamerebbe “graduale”, ha preparato il terreno con sporadiche notizie sul tema che sono state pressoché ignorate dall’opinione pubblica.

    L’evento “esplosivo”[28] si è verificato il 5 marzo 2019. Quella sera un documentario sugli abusi sessuali subiti dalle religiose è stato trasmesso contemporaneamente in Francia e in Germania dal canale televisivo Arte. Delle suore vittime di abusi sessuali hanno raccontato i dettagli raccapriccianti degli stupri e delle manipolazioni subite da parte di ecclesiastici e religiosi.

    A partire da questa data, una mutazione culturale ha avuto luogo e ha visto lo studio degli abusi nella Chiesa sotto tutte le forme diventare un terreno di ricerca per le scienze umane. Gli studi compiuti a partire da questo momento hanno permesso di sistematizzare e attribuire una coerenza ad episodi riguardanti ogni sorta di abuso che in precedenza erano stati giudicati non pertinenti. Si può quindi affermare che la diffusione del documentario del canale Arte ha provocato un cambiamento di paradigma nel mondo cattolico francese.[29]

    Le reazioni a queste notizie hanno preso essenzialmente due forme.

    Una parte dei fedeli crede fermamente che queste informazioni siano false e che siano state diffuse da correnti religiose o politiche che agiscono per screditare la Chiesa.

    L’altra porzione di fedeli ha preso atto dell’entità della catastrofe e si sta chiedendo per quale motivo nessuno se n’era mai accorto durante tutti questi anni. In realtà, molti se n’erano accorti, avevano denunciato derive e perversioni e non erano stati ascoltati. Le loro accuse erano state giudicate esagerate e infondate perché dirette verso personalità o comunità che riscuotevano l’ammirazione delle folle raccogliendo un vasto consenso e un successo popolare.

    Una piccola percentuale di cattolici smaliziati, invece, aveva fiutato l’imbroglio e aspettava il momento favorevole perché la verità venisse alla luce.

    Dal 5 marzo 2019 in poi non è più stato possibile coprire un prete maniaco sessuale e chiedere alle sue vittime di non parlare. I contesti che hanno coperto gli abusi stanno progressivamente uscendo dall’omertà e i responsabili sono in gran parte smascherati. Le vittime che non erano state ascoltate prima finalmente prendono la parola in pubblico e si esprimono nei media chiedendo giustizia.

    Il “caso Preynat” diventato poi il “caso Barbarin”

    In tale circostanza l’episodio che ha coinvolto Preynat e Barbarin si presenta come un caso da manuale. Tra il 1972 e il 1991 l’ormai ex padre Bernard Preynat è stato responsabile dei giovani scout in un paese della periferia di Lione.[30]

    La sua fama di prete dai metodi severi ma paterni ispira fiducia alle famiglie che gli affidano volentieri i loro figli. Invece, tra il 1986 e il 1991, compie aggressioni sessuali su alcuni ragazzi di cui era responsabile, che avevano un’età compresa tra i 7 e i 10 anni. I fatti si svolgono nell’archivio della chiesa o in tenda, durante i campi scout. Nel 1991 alcuni genitori delle vittime lo denunciarono ai suoi superiori, che lo trasferirono senza informare la giustizia, anche se immediatamente Preynat riconosce le sue colpe.

    In seguito, a partire dal 2015 le rivelazioni pubbliche di questi fatti, diffuse dall’associazione La Parole libérée, avevano provocato un’enorme ondata di indignazione contro la Chiesa cattolica e, in particolare, contro il card. Barbarin allora arcivescovo di Lione.

    Il card. Barbarin è stato successivamente denunciato, processato, condannato (e infine scagionato), per non aver denunciato gli abusi sessuali su un minore di 15 anni compiuti da Preynat.[31]

    Il film Grâce à Dieu di François Ozon[32] narra questa vicenda. Il titolo del film è la citazione di una gaffe fatta in diretta televisiva dal cardinale durante una conferenza stampa in cui parlava del processo Preynat. «Grazie a Dio, la maggior parte dei fatti è soggetta a prescrizione»,[33] ha detto Barbarin.

    Questa frase maldestra ma rivelatrice non gli è stata perdonata. Le vittime e la stampa lo hanno attaccato per anni fino a quando non ha dato le dimissioni e non si è allontanato da Lione.

    In realtà, Barbarin, oltre alla tragica gaffe, non ha fatto altro che reiterare il comportamento dei suoi predecessori, ispirato – come abbiamo visto – dal decreto 11 dell’Istruzione Crimen sollicitationis che prevede di trattare con il più gran riserbo i fatti di abuso e di allegarli al diritto canonico.

    I suoi predecessori, responsabili della diocesi di Lione nel periodo in cui i criminali sessuali si sono svolti, osservando i principi del decreto n. 4 della medesima Istruzione, hanno invece provveduto a spostare il colpevole affidandogli semplicemente un’altra responsabilità, senza che la missione sacerdotale di Preynat ne risultasse compromessa, nonostante la gravità della situazione.

    Il processo Barbarin ha le medesime caratteristiche di quello celebrato nel 2000 nei confronti di mons. Pican, che ha senza dubbio scosso le coscienze senza pertanto diventare concretamente un evento mediatico. La differenza è che il caso Barbarin si è verificato nel periodo di “esplosione”[34] e di mutazione del paradigma culturale degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Questo fatto ha reso la posizione di Barbarin nettamente più delicata perché ha gettato in pasto all’opinione pubblica una serie di episodi che per secoli la Chiesa aveva passato sotto silenzio e gestito in privata sede.

    En mon âme et conscience

    Nel mese di marzo 2020 il papa accetta le dimissioni del card. Barbarin che pubblica qualche mese dopo un libro dal titolo En mon âme et conscience.[35] Il volume aspirerebbe a iscriversi al genere letterario apologetico: un’accorata difesa, generalmente postuma, prestata a chi non ha avuto il tempo di scagionarsi prima di essere giustiziato. Nel nostro caso, l’autore si difende da solo dopo che, effettivamente, una parte della sua identità, quella a cui probabilmente teneva parecchio, è stata “giustiziata” dalla condanna dell’opinione pubblica piuttosto che dalla giustizia penale che, al termine del processo in appello, lo ha assolto.

    Il risultato dell’operazione consiste in un monologo senza soluzione di continuità che si apparenta all’eloquio disordinato che si pronuncerebbe allungati sul divano dello psicanalista.

    Il card. Barbarin non riesce a capacitarsi dell’accaduto e invoca la sua sincera rettitudine nonché l’attenzione rivolta ad altri casi di abuso verificatisi nella sua diocesi che non ha esitato a impedire.[36] Racconta poi dei momenti commoventi della sua vita di sacerdote, di vescovo, di cardinale, la sua significativa esperienza in Madagascar, l’incontro con alcune vittime di violenze sessuali…

    Adotta, insomma, un’incessante retorica della captatio benevolentiae dalla prima all’ultima riga del libro, per convincere il lettore che lui ce l’ha messa tutta e qualcosa di indipendente dalla sua volontà è andato storto. Infatti, una parte dei fedeli della diocesi di Lione, che gli è rimasta, per l’appunto, fedele al momento del processo e nel corso delle umiliazioni subite in quel frangente, non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Si tratta di rappresentanti del mondo cattolico francese che vivono la loro religiosità in una dimensione atemporale in cui i valori tradizionali della fede restano svincolati dalla realtà e dall’evolvere della cultura e dei costumi della società umana.

    In questo orientamento il clericalismo trova la sua migliore espressione, poiché questo tipo di credenti nutre un’ammirazione sconfinata per la figura centrale del prete e gli ruota attorno come un satellite intorno al suo pianeta. Generalmente sono coloro che credono che le rivelazioni sugli abusi compiuti dai sacerdoti costituiscano un complotto contro la Chiesa per screditarla.

    All’opposto si trova lo schieramento di coloro che analizzano il comportamento e il discorso di Barbarin e li confrontano con il messaggio evangelico senza trovare dei nessi comuni. I più spietati arrivano ad accusare il cardinale di Lione di nutrire l’unica preoccupazione di difendere il sistema a cui appartiene e di esibire l’assenza permanente di compassione per coloro che giudica inutili.

    Il lessico riferito agli abusi sessuali che compare nel libro nonché nelle interviste televisive del cardinale si richiama più spesso a quello formale, distante e impersonale dell’istruzione Crimen sollicitationis che non a quello della sentita partecipazione ad un dramma. Il riferimento a questo lessico e ad un comportamento di tipo corporativo corrisponde al vecchio stato di cose in cui, in caso di abuso compiuto da un ecclesiastico, si puntava alla protezione dell’istituzione.

    Tenuto conto del cambiamento di paradigma sopra segnalato, il lettore di buon senso, sfogliando En mon âme et conscience, percepisce un leggero malessere, un errore di attitudine, una strategia narrativa obliqua che indica come vittima non tanto coloro che subirono violenza sessuale, ma colui che scrive, perché le sue buone intenzioni sono rimaste incomprese.

    Questo libro si concentra insomma sul cardinale ingiustamente accusato, immagine del Cristo umiliato che ha conosciuto, come lui, il Calvario. Sotto queste insegne del tutto ragguardevoli, però, piuttosto che trasparire l’umiltà del Figlio di Dio, s’intravede qualche traccia della smisurata autostima dell’autore.

    La Lettera dei vescovi francesi ai cattolici sulla lotta contro la pedofilia

    Il 25 marzo 2021, in seguito alla riunione plenaria della Conferenza episcopale francese, è stata resa pubblica la Lettre des évêques de France aux catholiques sur la lutte contre la pédophilie.[37]

    Il contenuto di questo testo è sorprendente se si pensa alla tradizionale lentezza con cui il pensiero della Chiesa evolve nel corso del tempo. Fin dalle prime righe si legge: «Potete essere sicuri della nostra determinazione a fare tutto il possibile per accogliere le testimonianze, capire cosa è successo, agire per la giustizia e attuare le misure preventive necessarie». Una ventina di anni fa la CEF non sarebbe stata capace di formulare un documento simile.

    La lettera procede descrivendo la progressiva presa di coscienza dei fatti avvenuti da parte dei vescovi, grazie ai rapporti periodici dei lavori che la CIASE svolge da un paio d’anni. «La nostra Chiesa non è sempre stata un luogo sicuro. Preti e religiosi hanno abusato sessualmente di minori, sia ragazzi che ragazze. I preti hanno abusato della loro posizione sacramentale per avere un ascendente sui giovani e talvolta per abusare sessualmente di loro. Questi fatti sono provati e innegabili».

    Le dichiarazioni dei vescovi sono caratterizzate da una reale franchezza e il testo della lettera si ispira al genere letterario della “cronaca” dei fatti avvenuti, in questo caso l’analisi delle vicende che hanno costretto i vescovi ad adottare il registro della trasparenza.

    La consapevolezza si estende alla comprensione dei traumi subiti dalle giovani vittime e degli sconvolgimenti che questi hanno provocato nel corso della loro vita. Medici, psichiatri, vittimologi sono intervenuti nel corso degli ultimi anni per esaminare l’estensione dei danni che le aggressioni sessuali hanno causato.

    Ma il passaggio più inaspettato della Lettera è quello in cui i vescovi riconoscono che la condizione favorevole agli abusi è proprio quella che il clericalismo stesso ha prodotto: «Spesso, come abbiamo detto, (i ragazzi) non hanno potuto parlare o, avendo parlato, non sono stati ascoltati perché il loro aggressore era stimato, persino venerato, dai loro genitori o dalla loro cerchia familiare e sociale, dalla comunità cristiana.

    È estremamente coraggioso e impegnativo testimoniare ciò che hanno sofferto. Coloro che osano farlo hanno diritto alla nostra ammirazione e gratitudine».[38] Concretamente ciò significa che gli abusi hanno potuto prodursi perché alcune precise strategie manipolatorie più o meno implicite erano già in atto nel settore culturale, religioso e sociale in cui l’abuso si è prodotto.

    Se un cambiamento di paradigma si è inaugurato attraverso lo shock prodotto nella società francese nel marzo 2019 in seguito alla programmazione del documentario sugli abusi sessuali subiti dalle religiose programmato dal canale Arte, la Lettre des évêques de France aux catholiques sur la lutte contre la pédophilie testimonia di una complessiva affermazione di questa nuova tendenza nella Chiesa cattolica francese, almeno sulla carta.

    Il problema della pedofilia, esaminato accuratamente attraverso cause ed effetti da tutti gli operatori incaricati dalla Conferenza episcopale francese, pare quindi teoricamente predisposto per attuare un’imminente e adeguata forma di prevenzione.

    Una volta ultimata questa operazione, è auspicabile che anche l’ambito degli abusi di potere e degli abusi spirituali, che sono certamente presenti nella Chiesa cattolica francese, diventino rapidamente un campo di indagine, di ulteriore presa di coscienza nonché di applicazione di risoluzioni preventive adeguate a un modo di vivere il cattolicesimo possibilmente in accordo con i tempi e con la società.


    [1] https://www.youtube.com/watch?v=aADoN5hJCfE

    [2] Cf. https://www.laparoleliberee.org/ (tr.d.a.).

    [3] Cf. https://www.la-croix.com/Religion/Catholicisme/France/Face-abus-sexuels-lEglise-abus-silence-abus-transparence-2018-11-07-1200981559

    [4] https://www.golias-editions.fr/2020/07/09/derives-sexuelles-et-manipulations-leglise-catholique-se-remettrait-elle-en-cause-aujourdhui/

    [5] https://www.ciase.fr/

    [6] Thierry Baffoy, Antoine Delestre, Jean-Paul Sauzet, Les Naufragés de l’Esprit. Des sectes dans l’Eglise Catholique, Seuil, 1996.

    [7] Cf. Laurent Grzybowski, Jean Mercier et Bernadette Sauvaget, «Des gourous dans les couvents», La Vie, 5/02/2001.

    [8]  Marie-Jo, Thiel, L’Eglise catholique face aux abus sexuels sur mineurs, Paris, Bayard, 2019.

    [9] «En novembre 2001, les évêques réunis à Lourdes applaudissaient longuement Mgr Pican, condamné deux mois avant à trois mois de prison avec sursis pour ne pas avoir dénoncé un prêtre de son diocèse auteur d’abus sexuels sur mineurs. En novembre 2018, au cours de la même assemblée, ils écoutaient en silence sept victimes raconter les traumatismes vécus, avant d’engager avec elles des pistes de réflexion». Celine Hoyeau, «Abus sexuels : en vingt ans, la lente prise de conscience des évêques», La Croix, 21.3. 2021. https://www.la-croix.com/Religion/Abus-sexuels-vingt-ans-lente-prise-conscience-eveques-2021-03-23-1201147130

    [10] Cf. Sophie Ducrey, Etouffée. Récit d’un abus spirituel et sexuel, Paris, Tallandier, 2019.

    [11] Ci sono state delle singole reazioni a questo stato di cose che hanno contribuito a denunciare l’errore ma non sono servite a cambiare immediatamente lo stato di cose, come la posizione di Monsignor Luc Ravel, arcivescovo di Strasburgo: https://www.la-croix.com/Religion/Catholicisme/taire-proteger-lEglise-erreur-theologique-2018-09-10-1200967649

    [12] Cf. la Lettera circolare della Congregazione per la dottrina della fede alle conferenze episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 16.05.2011: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2011/05/16/0295/00714.html

    Come Thiel (op. cit. p. 408) fa notare in questa sede nel riferimento all’articolo 6 del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela di Giovanni Paolo II, si fa riferimento al «delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di 18 anni». Per trattare un crimine sessuale ai giorni nostri si invoca la… legge mosaica. E giustamente Marie-Jo Thiel si chiede: «e se il predatore è un laico, o un religioso non ordinato?» (ibidem, tr. d. a.).

    [13] Cf. la Lettera di papa Francesco ai vescovi del Cile:

    http://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papa-francesco_20180408_lettera-vescovi-cile.html

    [14] Cf. Marie-Jo Thiel, op. cit., p. 423.

    [15] Cf. Charles-Joseph Hefele, Histoire des Conciles d’après les documents originaux, Paris, Letouzey et Ané, 1907, p. 232; Dizionario storico dell’Inquisizione, Adriano Prosperi ed., Edizioni della Normale, 2010.

    [16] Charles-Joseph Hefele, op. cit. p. 232 : Can. 18. — De sacerdotibus et ministris si moechaverint. Episcopi, presbyteres et diacones si in ministerio positi detecti fuerint quod sint moechati, placuit propter scandalum et propter profanum crimen nec in finem eos communionem accipere debere. (Dei sacerdoti e dei ministri riconosciuti come predatori sessuali. Se dei vescovi, preti o diaconi nell’esercizio del loro ministero saranno sorpresi a commettere abusi sessuali, a causa dello scandalo e a causa del crimine sacrilego, si decreta che siano scomunicati (non si dia loro la comunione neanche) fino alla morte. tr.d.a.); Charles-Joseph Hefele, op. cit. p. 259. : Can. 71. — De stupratoribus puerorum. Stupratoribus puerorum nec in finem dandam esse communionem. (Sugli stupratori di bambini. I violentatori di bambini saranno scomunicati (privati della comunione) fino alla morte. tr.d.a.)

    [17] In epoca moderna cf. la “Constitutio” Cum sicut nuper di papa Pio IV del 1551 che ha subito molteplici modificazioni fino alla versione del 1922 di Crimen sollicitationis e alla sua variante corretta e corredata di un’aggiunta che verte sui “graviora delicta”.

    [18] Crimen sollicitationis nei testi si configura come un abuso sessuale compiuto da un ecclesiastico o da un laico con mandato ecclesiale nel contesto di un colloquio di carattere spirituale o di una confessione.

    [19] Cf. Cum sicut nuper, op. cit.

    [20] Il paragrafo 11 riporta infatti: «(…) nel trattare queste cause, si deve mostrare una cura e una preoccupazione più che abituale affinché esse siano trattate con la massima riservatezza, e che, una volta decise e la decisione eseguita, siano coperte dal silenzio permanente (Istruzione del Sant’Uffizio, 20 febbraio 1867, n. 14), tutte le persone in qualsiasi modo associate al tribunale, o a conoscenza di tali questioni a causa del loro ufficio, sono tenute ad osservare inviolabilmente la più stretta riservatezza, comunemente detta segreto del Sant’Uffizio, in ogni cosa e con ogni persona, sotto pena di incorrere nella scomunica automatica» (tr. d. a.). Cf: http://www.vatican.va/resources/resources_crimen-sollicitationis-1962_en.html

    [21] «Da conservare con cura nell’archivio segreto della Curia per uso interno. Da non pubblicare né ampliare con commenti». (tr. d. a.)

    [22] Con il termine  “ordinario” il lessico del diritto canonico indica, oltre al pontefice, i vescovi diocesani e coloro che, anche se soltanto interinalmente, sono preposti a una Chiesa particolare o a una comunità ad essa equiparata, compresi i superiori degli istituti religiosi.

    [23] Ibidem.

    [24] Cf. Ibidem, al paragrafo 18.

    [25] Instruction On the Manner of Proceeding in Causes involving the Crime of Solicitation, to be kept carefully in the secret archive of the curia for internal use, (Crimen sollicitationis, decreto 4, tr.d.a.)

     http://www.vatican.va/resources/resources_crimen-sollicitationis-1962_en.html

    [26] http://www.vatican.va/resources/index_fr.htm

    [27] Jurij M. Lotman, La cultura e l’esplosione. Prevedibilià e imprevedibilità, Milano, Feltrinelli, 1993.

    [28] Sempre secondo la terminologia di Jurij Lotman.

    [29] Anche la pubblicazione quasi contemporanea del libro di Frédéric Martel, Sodoma. Enquête au cœur du Vatican, Paris, Lafont, nel febbraio 2019, ha contribuito alla trasformazione culturale e all’idea che la società francese si faceva del clero cattolico.

    [30] Cf. https://www.reforme.net/actualite/2020/01/13/affaire-preynat-sept-questions-pour-comprendre-le-proces/

    [31] https://www.lemonde.fr/societe/article/2019/03/07/l-heure-du-verdict-pour-le-cardinal-barbarin_5432549_3224.html

    [32] Cf. https://www.reforme.net/societe/2019/07/04/abus-sexuels-le-pere-preynat-reconnu-coupable/ (tr. d. a.)

    [33] https://www.youtube.com/watch?v=7r71RiLbUlo

    [34]Cfr. nota 22 e 23.

    [35] Cardinal Philippe Barbarin, En mon âme et conscience. L’affaire, l’Eglise, la vérité d’un homme, Paris, Plon, 2020.

    [36] Presso le suore contemplative di Saint Jean.

    [37] https://eglise.catholique.fr/actualites/dossiers/assemblee-pleniere-de-mars-2021/514454-lettre-des-eveques-de-france-aux-catholiques-sur-la-lutte-contre-la-pedophilie/

    [38] Ibidem, (tr.d.a.)

    http://www.settimananews.it/chiesa/francia-abusi-cambia-paradigma/

  • Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Jorge Mario Bergoglio è stato arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al 2013 e presidente della conferenza episcopale argentina dal 2005 al 2011. Durante questi anni, quando i funzionari della chiesa negli Stati Uniti e in Europa iniziarono ad affrontare la catastrofe degli abusi sessuali su minori da parte del clero – e anche quando i papi Giovanni Paolo II e Benedetto fecero dichiarazioni pubbliche – Bergoglio rimase in silenzio sulla crisi in Argentina.

    Non ha rilasciato nessun documento, nessun nome di preti accusati, nessun conteggio di preti accusati, nessuna politica per la gestione degli abusi, nemmeno scuse alle vittime.

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni ( archiviate sul sito web dell’arcidiocesi di Buenos Aires), ha attaccato la corruzione del governo, le disparità di ricchezza e il traffico sessuale di esseri umani, ma non ha detto nulla sulla violenza sessuale da parte dei sacerdoti.

    In On Heaven and Earth (pubblicato per la prima volta in spagnolo nel 2010), un’ampia raccolta di conversazioni con il rabbino argentino Abraham Skorka, ha suggerito infatti che il problema non esisteva nella sua arcidiocesi:

    Nella mia diocesi non mi è mai capitato, ma un vescovo mi ha chiamato una volta per telefono per chiedermi cosa fare in una situazione del genere e gli ho detto di togliere le facoltà al sacerdote, di non permettergli di esercitare nuovamente il suo ministero sacerdotale, e di avviare un processo canonico.

    L’implicazione di Bergoglio, che non ha gestito preti violenti, non è plausibile. Buenos Aires è la diocesi più grande dell’Argentina e Bergoglio è stato uno dei suoi massimi dirigenti dal 1992 al 2013 , un periodo in cui decine di migliaia di vittime in tutto il mondo hanno denunciato i loro abusi alla Chiesa. Sulla base dei dati divulgati nelle diocesi negli Stati Uniti e in Europa, stimiamo prudentemente che dal 1950 al 2013 più di 100 sacerdoti dell’arcidiocesi di Buenos Aires abbiano offeso bambini e che decine di loro fossero noti ai supervisori dell’arcidiocesi, tra cui Bergoglio.

    BishopAccountability.org presenta questa panoramica del ruolo di Bergoglio e della crisi degli abusi nella Chiesa argentina nella speranza di facilitare una maggiore divulgazione e comprensione dell’approccio di Papa Francesco a questo grave e urgente problema. Evidenziamo il coinvolgimento di Bergoglio in cinque casi , l’attuale risposta agli abusi da parte di altri vescovi argentini e il ruolo insolitamente importante degli informatori . Infine, forniamo un database approfondito dei preti argentini accusati . Il nostro primo database non statunitense, questo segna il lancio della nostra copertura globale; alla fine produrremo database di preti accusati per tutti i paesi con una significativa popolazione cattolica. (Vedi anche il database in spagnolo .)

    Domande sul ruolo di Bergoglio in cinque casi di abuso

    I fattori che hanno prodotto la divulgazione da parte di vescovi e superiori religiosi in altri paesi – azioni civili delle vittime, indagini sulla chiesa da parte dei pubblici ministeri e inchieste governative – si sono verificati poco o per niente nella capitale federale di Buenos Aires, che è il territorio dell’arcidiocesi. Di conseguenza, non è emersa quasi alcuna informazione sulla gestione diretta dei preti accusati da parte del cardinale Bergoglio. Solo un sacerdote dell’arcidiocesi di Buenos Aires – Carlos Maria Gauna – è stato accusato pubblicamente. Ma nei casi di alto profilo di quattro molestatori di bambini di ordini religiosi o di altre diocesi – Grassi, Pardo, Picciochi e Sasso – ci sono prove che Bergoglio abbia consapevolmente o inconsapevolmente rallentato le vittime nella loro lotta per smascherare e perseguire i loro aggressori. Le vittime di tutti e quattro i colpevoli affermano di aver cercato l’aiuto del cardinale. Nessuno di loro l’ha ricevuto, nemmeno quelli che erano poveri, che lottavano ai margini della società – le persone che Papa Francesco ha difeso. (Secondo l’ex portavoce di Bergoglio, il cardinalerifiutato di incontrare le vittime .)

    • p. Julio César Grassi – Grassi è stato condannato nel 2009 per aver molestato un ragazzo che aveva vissuto in una casa per bambini di strada fondata da Grassi. Dopo la condanna di Grassi, Bergoglio ha commissionato uno studio segreto per convincere i giudici della Corte Suprema dell’innocenza di Grassi. Si ritiene che l’intervento di Bergoglio sia almeno in parte il motivo per cui Grassi è rimasto libero per più di quattro anni dopo la sua condanna. Alla fine è stato mandato in prigione nel settembre 2013. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Grassi con link agli articoli.

    • p. Rubén Pardo – Nel 2003, un prete malato di Aids che aveva ammesso al suo vescovo di aver aggredito sessualmente un ragazzo fu scoperto nascondersi dalle forze dell’ordine in una canonica dell’arcidiocesi di Buenos Aires, allora presieduta da Bergoglio. Secondo quanto riferito, Pardo stava anche ascoltando le confessioni dei bambini e insegnando in una scuola vicina. Uno dei vescovi ausiliari di Bergoglio, con il quale si incontrava ogni due settimane, pare abitasse in canonica nello stesso periodo. In genere, un ordinario deve dare il permesso a un sacerdote di vivere e lavorare nella sua diocesi. È improbabile che Pardo abbia vissuto e ministrato a Buenos Aires senza l’approvazione di Bergoglio. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Pardo .

    • Fra Fernando Enrique Picciochi, SM– Dopo che una vittima ha scoperto che il suo aggressore era fuggito dall’Argentina negli Stati Uniti, eludendo le forze dell’ordine, la vittima ha chiesto l’aiuto di Bergoglio per essere liberata dall’ordine di riservatezza imposto dall’ordine religioso del religioso. Ha veicolato la sua richiesta negli incontri con il segretario particolare di Bergoglio e con il vescovo ausiliare, l’attuale arcivescovo Mario Poli. L’arcidiocesi non aiuterebbe. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Picciochi .

    • Rev. Mario Napoleone Sasso– Nel 2001, a seguito di una diagnosi di pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa, Sasso è stato nominato parroco di una parrocchia molto povera con mensa comunitaria nella diocesi di Zárate-Campana. Nel 2002-2003, ha aggredito sessualmente almeno cinque bambine nella sua camera da letto fuori dalla mensa dei poveri. Nel 2006, con Sasso in carcere ma non ancora condannato, i genitori delle bambine avrebbero cercato l’aiuto di Bergoglio. Bergoglio era allora presidente della conferenza episcopale argentina e la mensa dei poveri era a sole 25 miglia dall’arcidiocesi di Buenos Aires. Bergoglio non li avrebbe incontrati. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Sasso .

    • Rev. Carlos Maria Gauna– Gauna era un sacerdote arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio. Nel 2001, due ragazze in una scuola hanno presentato una denuncia penale dicendo che Gauna le aveva toccate in modo inappropriato. Secondo quanto riferito, Bergoglio avrebbe indagato. Gauna lavora ancora nell’arcidiocesi di Buenos Aires. In particolare, ora è diacono e cappellano di un ospedale, possibili indicatori del fatto che Bergoglio considerasse credibili le accuse ma abbia deciso di degradarlo piuttosto che rimuoverlo dal ministero. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Gauna .

    Gestione dei chierici accusati da parte di altri vescovi e superiori religiosi argentini

    La strategia di Bergoglio per sopprimere la crisi di Buenos Aires – il suo rifiuto dietro le quinte di aiutare le vittime combinato con una totale mancanza di trasparenza – continua ad essere l’approccio di molti vescovi e superiori religiosi argentini.

    A partire  dall’11 marzo 2014 , un anno dopo che il suo più potente prelato è stato eletto papa, la conferenza episcopale argentina non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica significativa sugli abusi sessuali del clero. Né ha pubblicato la politica di risposta agli abusi che avrebbe  dovuto finalizzare  e presentare al Vaticano entro maggio 2012. Tali politiche sono state pubblicate dalle conferenze episcopali in  Brasile ,  Cile e  Colombia , nonché da quelle negli Stati Uniti, in Canada , Australia e gran parte dell’Europa.

    Invece, come rivela il database, vari vescovi e superiori religiosi argentini si sono schierati pubblicamente con i condannati per reati sessuali. Hanno usato minacce e ordini di silenzio per mettere a tacere le vittime. Continuano a mantenere sacerdoti accusati nel ministero. Sfruttano la debole legge sulle denunce sia dell’Argentina che del Vaticano – non sono legalmente tenuti a denunciare alle autorità civili la maggior parte degli episodi di abusi sessuali su minori da parte di preti. Hanno permesso agli abusatori di fuggire in altre diocesi, in altri paesi ea Roma. Hanno sostenuto in tribunale che i genitori sono da biasimare per le aggressioni sessuali dei loro figli da parte di preti. La cosa più allarmante è che hanno applicato queste pratiche di recente. Vedere gli esempi di seguito.

    L’importanza unica degli informatori in Argentina

    Se non fosse per la determinazione di Sebastián Cuattromo a consegnare alla giustizia il suo aggressore, Fernando Picciochi , il religioso potrebbe ancora vivere liberamente negli Stati Uniti oggi. Grazie al coraggio di Gabriel Ferrini e di sua madre Beatriz Varela, abbiamo appreso dell’occultamento da parte del vescovo Luis Stöckler dei crimini di padre Rubén Pardo . L’accusa di padre Grassi è il risultato di una trasmissione dell’ottobre 2002 di Telenoche Investiga e del lavoro della giornalista Miriam Lewin e dei suoi colleghi. L’arcivescovo Storni sarebbe sfuggito all’accusa se non fosse stato per il libro della giornalista Olga Wornat, Nuestra Santa Madre.  Padre Napoleone Mario Sassopotrebbe ancora aggredire le bambine se non fosse per la determinazione di tre informatori, Lia López, suor Martha Pelloni e padre Luiz Guzmán. Un’inchiesta del giornalista Daniel Enz pubblicata sulla rivista Analisis ha rivelato i crimini di padre Justo José Ilarraz e la sua protezione da parte degli arcivescovi del Paraná Karlic, Marlion e Puiggari.

    Appunti:

    1. Numero di sacerdoti accusati nelle diocesi cattoliche dove c’è stata una divulgazione significativa
    • Nella diocesi di Manchester, New Hampshire, USA, con meno della metà dei sacerdoti di Buenos Aires, l’ufficio del procuratore generale ha documentato presunti abusi da parte di 98 religiosi cattolici provenienti da Dal 1950 al 2009.
    • Nella diocesi di Providence, Rhode Island, USA, che ha avuto in media la metà del numero di sacerdoti rispetto a Buenos Aires, un vescovo ha ammesso 125 preti accusati dal 1971.
    • Nell’arcidiocesi di Los Angeles CA, circa 1,5 volte più grande di Buenos Aires (in base al numero di sacerdoti), 265 chierici [cliccare su Los Angeles] sono stati accusati pubblicamente.

    2. Risposte di vescovi e superiori religiosi argentini a casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti
    • Nel settembre 2013, il vescovo di Rio Negro, monsignor Marcelo Cuenca Revuelta, ha dichiarato pubblicamente che padre Julio César Grassi , un sacerdote condannato la cui colpevolezza era stata confermata da due corti d’appello, era “completamente innocente”. Ha detto che il sacerdote è stato incastrato da parti anonime che vogliono punire Grassi e ostacolare il coinvolgimento della chiesa nei confronti dei bambini poveri.
    • Nell’agosto 2013, accuse di molestie contro padre Justo José Ilarrazfurono licenziati. Tuttavia, i funzionari della chiesa non contestano di aver saputo dall’inizio degli anni ’90 degli abusi sessuali di Illaraz su molti ragazzi, di età compresa tra 12 e 14 anni. Il sacerdote ha persino ammesso l’abuso in un processo segreto della chiesa nel 1995. Esteban Karlic del Paraná, aveva giurato alle vittime di Ilarraz di mantenere il segreto, i crimini non sono stati denunciati alle forze dell’ordine fino al 2012, poco dopo la scadenza del periodo di segnalazione di 20 anni. Anche i successori di Karlic, gli arcivescovi Mario Luis Bautista Maulión (2003-2010) e Juan Alberto Puiggari (2010-), hanno tenuto segreti i crimini di Ilarraz, permettendogli di rimanere nel ministero in un’altra diocesi fino al 2012. Nell’agosto 2013, l’avvocato del cardinale Karlic ha applauditol’archiviazione del caso contro Ilarraz e ha difeso l’insabbiamento del cardinale: “Questo è stato un reato di azione privata. I genitori avrebbero dovuto sporgere denuncia”.
    • Nell’aprile 2013, gli avvocati del vescovo Luis Stöckler della diocesi di Quilmes hanno sostenuto in tribunale che Beatriz Varela era parzialmente responsabile dell’aggressione sessuale di suo figlio da parte di padre Rubén Pardo perché aveva permesso al ragazzo di pernottare con il sacerdote. Il tribunale si è pronunciato a favore della signora Varela e di suo figlio.
    • Nel 2004, le autorità hanno considerato di sporgere denuncia penale contro il vescovo Rafael Rey di Zárate-Campana per aver consentito l’aggressione sessuale di bambine di appena cinque anni da parte di padre Mario Napoleón Sasso. Rey aveva incaricato Sasso di gestire una parrocchia e una mensa per i poveri in un quartiere povero nel 2001 nonostante sapesse che Sasso era stato recentemente curato per pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa. Nel 2002 e nel 2003 Sasso ha molestato almeno cinque ragazzine che frequentavano la mensa dei poveri. I pubblici ministeri hanno risparmiato Rey e hanno invece accusato due sacerdoti di rango inferiore della diocesi di aver consentito a Sasso di eludere l’arresto.

    https://www.bishop-accountability.org/Argentina/?fbclid=IwAR1v0qyLZVC-yWUbZ4OPq4yrLyN7KNAS0DG48VV_-BNEgSwOKNtXz4SxsUE#database

  • La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    Non è passato inosservato uno degli ultimi incontri organizzati dalla Semina, prestigiosa associazione nata a Merate da un gruppo di appassionati di cultura e del sapere in generale, che ha all’attivo diverse decine di conferenze e incontri con personaggi di spicco, anche di rilievo internazionale.

    Una decina di giorni fa, infatti, ospite di una serata via zoom, è stato l’intellettuale don Domenico Pezzini che ha offerto una riflessione pacata e profonda su Giuliana di Norwich, una mistica inglese vissuta tra la metà del 1300 e gli inizi del 1400. Un “personaggio” da raccontare non alla portata di tutti e che don Pezzini ha sviscerato seguendo una traccia in più punti e con filo conduttore “La luce sulla croce”.
    La serata, al solito apprezzata per la lucidità dell’esposizione e la sua chiarezza, ha attirato però l’attenzione di qualche lettore che ha chiesto spiegazioni sulla scelta del relatore.
    Don Pezzini, infatti, dalle cronache facilmente riscontrabili in rete, risulta essere stato implicato in una storia di pedofilia, conclusasi con una condanna in Cassazione.
    Una vicenda per la quale il sacerdote (noto anche per le sue aperture verso gli omosessuali) ha già saldato il conto con la giustizia e che La Semina, da noi interpellata, ha deciso di lasciarsi alle spalle per poter avere con sé l’intellettuale e il suo contributo sulla mistica inglese.

    “Il passato di don Domenico Pezzini è noto, e certo non nascosto in alcun modo. Ed in effetti Don Domenico ha anche abbondantemente pagato il suo debito con la giustizia.La Semina ha sempre apprezzato il valore dello studioso, dello scrittore e del conferenziere. Don Domenico è un intellettuale molto stimato, anche a livello internazionale, come dimostrato dalle numerose e qualificate partecipazioni ai suoi incontri.Le questioni giudiziarie, ormai passate, non rientrano nelle competenze della nostra associazione e non ci arroghiamo il diritto di giudicare in un ambito che non è di nostra competenza.”Tutto qua. Non ci sembra ci sia altro da aggiungere.

    Pierangelo Marucco e Stefano Covino (Presidente)
  • Pedofilia, anche la Chiesa in Lussemburgo pubblica rapporto annuale sugli abusi e sui preti pedofili, «onestà e trasparenza»

    Pedofilia, anche la Chiesa in Lussemburgo pubblica rapporto annuale sugli abusi e sui preti pedofili, «onestà e trasparenza»

    Città del Vaticano – Mentre in Italia il numero degli abusi resta avvolto nel mistero visto che la Cei ancora non prevede alcun rapporto annuale che renda conto all’opinione pubblica di quanti sono i sacerdoti che nel corso dell’anno (e degli anni) sono stati denunciati e allontanati dai tribunali della Chiesa o denunciati alle autorità civili, in Europa si allunga la lista delle conferenze episcopali che – al contrario-  hanno avviato al proprio interno un sano percorso di trasparenza.

    Per il secondo anno consecutivo, anche la piccola Chiesa lussemburghese ha pubblicato il rapporto annuale. Nel 2020 sono emerse altre tre vittime di violenze.

    Per quanto riguarda le aggressioni sessuali, l’arcidiocesi afferma che si tratta di due casi relativi ad un periodo relativo agli anni Sessanta. I reati in oggetto, in base alle leggi civili, sono cadute in prescrizione. In entrambi i casi, al momento dei fatti, le vittime (due uomini) erano ragazzini e minorenni. I responsabili sono tre sacerdoti e un laico.

    Il caso di abuso fisico e psicologico, invece, riguarda una suora. Il rapporto 2020 non fornisce maggiori informazioni sulla vittima, probabilmente per proteggere la sua privacy.

    Il vicario generale, Patrick Muller, ha spiegato che con questo ulteriore passaggio si dimostra la volontà della Chiesa di ripulire il proprio passato, fare più attenzione alle vittime, e mettere in sicurezza i giovani che frequentano le strutture. Ha anche reso noto che a un sacerdote dell’arcidiocesi è stato «proibito di esercitare il servizio sacerdotale in pubblico e di rimanere solo in presenza di minori». Un provvedimento preso dalla Dottrina della Fede.

    La Chiesa in Lussemburgo, inoltre, ha avviato nel 2017 un percorso di formazione per prevenire gli abusi nelle parrocchie, nelle scuole, negli oratori. Ha finanziato corsi obbligatori per tutti i religiosi e gli impiegati dell’arcidiocesi. Il covid non ha fermato questa attività: la diocesi ha attivato un numero di telefono per ricevere segnalazioni. Uno strumento per aiutare le vittime a mettersi in contatto in modo anonimo, prevedere la fase di ascolto e la presa in carico ed accompagnarle nei passi successivi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofiia_papa_francesco_abusi_vittime_trasparenza_cei_vescovi_italiani_lussemburgo_germania-5768063.html

  • Gli ordini religiosi ammettono già 126 casi di abuso in Spagna

    Gli ordini religiosi ammettono già 126 casi di abuso in Spagna

    Gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica in Spagna continuano a venire lentamente alla luce e, dopo il passo dei gesuiti due settimane fa, riconoscono 81 vittime di 65 religiosi dal 1927 e la loro intenzione di risarcirle, altre congregazioni stanno già seguendo lo stesso percorso. EL PAÍS ha consultato 10 dei più grandi e sette rivelano di aver anche svolto indagini sul passato o sono in corso, e accettano anche di risarcire le vittime. Sono semplici revisioni di file, non studi rigorosi, che non hanno reso pubblico e sono lontani dal riflettere la realtà degli abusi in Spagna se confrontati con quelli di riferimento in altri paesi. D’altra parte, di queste dieci entità, i Fratelli Maristi, La Salle e gli Agostiniani continuano a rifiutarsi di rivedere il loro passato. Il resto ammette al momento 61 casi di pedofili religiosi, 42 dei quali fino ad ora sconosciuti. Se queste cifre si aggiungono a quelle dei gesuiti – 65 casi, 54 dei quali nuovi secondo le stime di questo giornale -, gli ordini ammettono 126 casi, 96 di loro sconosciuti fino ad ora. Questi numeri sparano alle statistiche totali e aumentano le vittime di abusi nella Chiesa in Spagna a più di 500, secondo la contabilità tenuta da EL PAÍS con informazioni su condanne, media e proprie indagini, in assenza di dati ecclesiastici e ufficiali .

    Fino a questo mese erano noti 125 casi dal 1986, ma in un colpo solo dobbiamo aggiungerne altri 96. In totale, 221 con almeno mezzo migliaio di vittime dal 1927. Cioè, in poche settimane si sono conosciuti quasi gli stessi casi di 35 anni. E nell’ottobre 2018, quando questo giornale ha iniziato a indagare sugli abusi e ha aperto un’e-mail di denuncia , sono stati contati solo 34 casi. Successivamente, questo giornale ha ricevuto più di 200 messaggi e ha pubblicato una trentina di casi. Il numero è salito alle stelle con numerose segnalazioni di vittime nei media.

    Scolopi, clarettiani, corazonisti e legionari di Cristo hanno già svolto indagini interne. Sono marianisti e salesiani, che danno dati provvisori, 28 in quest’ultimo caso, i più alti dopo i gesuiti. L’Opus Dei completa il suo studio interno. Queste indagini sono solo un primo e minimo passo verso la verità. Le ordinanze affermano che in passato non è mai stato denunciato, nella maggior parte dei casi solo l’accusato è stato trasferito, espulso o lasciato dalla congregazione, con la quale poteva continuare a commettere abusi in altri luoghi e l’istituzione l’ha ignorato. È solo un primo approccio a quanto accaduto. Un’altra iniziativa è stata quella di aprire le e-mail per ricevere reclami, un modo attraverso il quale sono emersi alcuni di questi crimini. In altri casi l’istituzione religiosa si limita a informarsi sulla stampa. Ernesto Gasco, che ha rivelato di essere stato vittima di abusi in un’intervista due mesi fa.

    Gli scolopi della provincia centrale dell’ordine in Spagna hanno potuto tracciare solo le tracce di uno dei suoi membri, accusato nel 1972, che ha lasciato l’ordine ed è finito negli Stati Uniti. Dicono di aver assunto un detective per scoprirlo. Gli abusi che sono riusciti a determinare sono avvenuti a Madrid, Salamanca, Toro e nella diocesi di Cadice-Ceuta. Affermano che gli altri non hanno potuto saperne di più o dove sono avvenuti.

    Le indagini sugli ordini non erano note e ora vengono alla luce solo le domande di questo giornale. I suoi risultati sono molto limitati e non sono stati realizzati da estranei, tranne che nella provincia catalana dei clarettiani. Non offrono dettagli – nomi, luogo e data degli eventi – che se divulgati potrebbero portare a più vittime. Grattano solo la superficie, ma sono ancora un’avanzata nella Chiesa spagnola, che fino al 2018 taceva. E, soprattutto, rende ancora più evidente la posizione della Conferenza episcopale spagnola (CEE), caso praticamente unico nei grandi paesi cattolici: si rifiuta di indagare sul passato e di considerare un risarcimento per queste vittime .

    Si sono incontrati due anni del vertice in Vaticano sugli abusi sui minori tenutosi nel febbraio 2019 e la Chiesa spagnola ha appena preso provvedimenti. Gli uffici di assistenza alle vittime sono stati aperti solo in ogni diocesi, per ordine del Papa. Nell’ottobre 2018 ha creato una commissione contro la pedofilia per aggiornare i protocolli anacronistici in vigore dal 2010, ma più di due anni dopo non si sa nulla del suo lavoro. I vecchi continuano ad apparire sul suo sito web . La Cee ha scelto di non rispondere alle domande di questo giornale e fa riferimento a note e conferenze stampa del 2020. A novembre il portavoce dei vescovi, Luis Argüello, ha solo dichiarato che le denunce ricevute erano “zero o pochissime”.

    GRAF7172. ROMA, 19/09/2020.- El secretario general de la Conferencia Episcopal Española, el obispo auxiliar de Valladolid, Luis Argüello (i), el presidente de la CEE, cardenal arzobispo de Barcelona, Juan José Omella (c), y el vicepresidente, cardenal arzobispo de Madrid, Carlos Osoro (d), que han sido recibidos en audiencia por el papa Francisco, han pedido este sábado que los responsables políticos españoles muestren mayor unidad en la gestión de la pandemia del coronavirus para responder a los problemas que enfrenta la gente, como la pérdida de empleos. EFE/Laura Serrano-Conde

    Quanto alle indagini, la parola d’ordine è che ogni vescovo faccia ciò che vuole, a differenza delle conferenze episcopali di Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi o Francia, che hanno condotto ampie indagini nei loro paesi. In Germania, i vescovi hanno commissionato un audit esterno . Ci sono voluti quattro anni e nel 2018 è stato reso pubblico: dal 1946 3.677 minori hanno subito abusi per mano di 1.670 religiosi. La stessa Santa Sede ha pubblicato due mesi fa il devastante rapporto McCarrick , che sottolineava come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avessero ignorato le accuse di abusi.

    La risposta delle 70 diocesi spagnole è stata lenta e poco trasparente. Tranne alcuni casi, a Cartagena, Madrid, Barcellona e Bilbao, i vescovati sono riluttanti a rendere pubblico il numero di casi che arrivano nei loro uffici. La stragrande maggioranza si rifiuta di indagare sui propri registri e di risarcire le vittime. La verità è che in tutti i paesi la realtà degli abusi del passato è venuta alla luce solo con autentiche commissioni per la verità – dei governi, della Chiesa o di entrambe – che hanno dato sufficiente seria fiducia alle vittime per fare il passo di raccontare il loro caso. In caso contrario, rimangono nascosti.

    “L’equilibrio è molto scarso”, dice Juan Ignacio Cortés, autore di uno dei pochi libri sull’argomento pubblicati in Spagna, Lupi con pelle di pastore (San Pablo). “Un protocollo molto famigerato è ancora in vigore, hanno aperto uffici nelle diocesi, ma è stato fatto molto poco. In Spagna nessuno fa nulla, non è nell’interesse né della Chiesa né dello Stato, che in passato doveva vigilare perché molte istituzioni, dagli internati agli orfanotrofi, facevano parte del sistema di welfare statale. Anche adesso, nei pochi casi che arrivano in tribunale, le vittime non smettono di picchiarle, come nel caso Gaztelueta , dove la Corte suprema ha ridotto la penada 11 anni di carcere a due. C’è una totale mancanza di sensibilità da parte di tutti. Tutti dicono: che oltraggioso. Ma poi guardano dall’altra parte ”.

    Stolen Childhood, la prima associazione nazionale delle vittime, ritiene che, nonostante gli ordini espliciti del Papa, alcune Conferenze episcopali “abbiano fatto pochissimi progressi e altre, come la Cee, niente”. Dubita dell’efficacia degli uffici diocesani e li definisce “una strategia di marketing ” per lavare via il passato della Chiesa. Al momento, avvertono, nessuno ha contattato le vittime giunte in associazione negli ultimi due anni, quasi un centinaio. “Dicono di aiutare le vittime, ma non hanno ancora rilasciato alcun rapporto. Non ci hanno nemmeno contattato ”, sottolinea Juan Cuatrecasas, presidente dell’associazione e padre della vittima del caso Gaztelueta . “Ripetiamo ancora che ci apriamo a collaborare con la Chiesa come intermediari”, dice.

    Gemma Varona, criminologa dell’Università dei Paesi Baschi e che ha svolto uno studio pionieristico nel 2015 sui casi registrati in Spagna, elogia la decisione degli ordini di indagine, ma a fronte dell’unico rapporto noto, quello dei gesuiti, lei è molto critica. Egli ritiene che la sintesi che hanno rilasciato “sia incompleta e metodologicamente molto dubbia”. “Non spiegano come l’hanno fatto né rendono pubblico lo studio completo”, dice. Soprattutto, come hanno sottolineato le vittime, ritiene “ridicolo” il numero di casi che sta registrando. “Non è credibile, è di più, è incredibile che abbiano il coraggio di dirlo, qualche anno fa, come inizio, potrebbe essere accettato, ma siamo indietro da tempo”, dice.

    L’indagine dei gesuiti indica che l’1% dei suoi membri dal 1927 ha commesso abusi. Gli studi più rigorosi che sono stati presentati, ad esempio negli Stati Uniti, Germania, Francia o Irlanda, concordano sul fatto che la cifra media è compresa tra il 4% e il 5% del clero. Dall’altra, rapporti come quello della Pennsylvania nel 2018 (300 sacerdoti accusati, 1.000 vittime) o quello più recente in Francia (1.500 sacerdoti, 3.000 vittime)mostrano che un molestatore abusa spesso di più di un minore. Varona ritiene che “le denunce devono essere per le vittime, che sono quelle che ne hanno bisogno, e quindi devono essere trasparenti e ben fatte. “Devi rispondere a queste domande: perché le vittime non denunciano? Perché non ti permetti? Ecco perché è dovuto un numero così basso ”. Questa specialista ha lavorato negli ultimi anni ad un altro studio sulle vittime, che presenterà quest’anno, e su tutti coloro che ha intervistato “la vittimizzazione secondaria è molto chiara”: si riferisce alla nuova sofferenza che denuncia e non viene ascoltata e anche mezzi maltrattati per la chiesa.

    “Mi hanno rubato altri nove anni”

    Il caso di Javier Paz, vittima di abusi a Salamanca, e uno dei primi a comparire in televisione nel 2014 , raccontando il suo caso, è significativo: “Mi hanno derubato di altri nove anni, da quando ho denunciato nel 2011, perché ho si sono fidati di loro, denunciando in sede vescovile, ma il processo canonico che hanno fatto è stato un teatro per farmi ingannare e in silenzio, finché non mi hanno accusato di volere solo soldi, mi hanno umiliato e ho deciso di apparire in tv. Ti schiacciano ancora e la ferita non si chiude ”. Aggiunge, in ogni caso, per sottolineare che un’altra parte della Chiesa fa bene il suo lavoro, che nell’attuale vescovo di Barbastro-Monzón (Huesca), Ángel Pérez Pueyo, ha trovato tutto il sostegno. La sua ultima battuta d’arresto: ha chiesto al Vaticano la documentazione del suo processo canonico e loro l’hanno negato.

    Diversi ordini hanno pagato un risarcimento o sono disposti a farlo se il caso si presenta ma, a parte il risarcimento finanziario, Josep Tamarit, professore di diritto penale all’Università aperta della Catalogna e specializzato in vittimologia, valuta i processi di giustizia riparativa: ” tra le parti coinvolte, e hanno un senso perché molti sono reati prescritti, non possono rivolgersi alla giustizia penale, ed è quasi più soddisfacente per le vittime ”. Gli Scolopi catalani, che hanno ricevuto consigli dalla Fondazione Vicki Bernadet, hanno fatto ricorso in alcuni casi alla mediazione del difensore civico, il Síndic de Greuges. “Era una vittima che abbiamo individuato e non voleva sapere niente di noi, e grazie alla mediazione abbiamo parlato con lui. È stato molto positivo, molti fantasmi sono caduti. Suppongo che pensasse di trovare la scuola degli anni Cinquanta e quando ci ha trattati ha cambiato la sua percezione. A Natale mi ha chiamato per congratularsi con me per le vacanze ”, dice il provinciale di quest’ordine in Catalogna, Eduardo Pini. “Se il Parlamento fa una commissione d’inchiesta, contino su di noi, la Chiesa deve affrontarlo e indagare”.

    “Per le vittime è molto importante che ci sia un’istituzione laica e indipendente, perché non si fidano di loro”, spiega una portavoce. del Síndic. “Nelle adunanze c’è stato un importante ascolto attivo, che qualcuno le ascolti è già un passo, e poi si sono svolti compiti di mediazione con le congregazioni”. I Salesiani, ad esempio, non provvedono al risarcimento e si sono concentrati su un progetto di giustizia riparativa in cui, attraverso un team di lavoro esterno all’ordine, offrono terapie a lungo termine, della durata di circa 20 mesi. Hanno già avviato nove di questi processi dove, sottolineano, cercano “oltre a migliorare la salute delle vittime, di farsi riconoscere per i danni subiti.

    Ma l’indignazione delle vittime non è solo con la Chiesa: “È un peccato che il Governo non faccia nulla. È un argomento molto delicato e nessuno vuole affrontarlo. Tutto ciò di cui hai bisogno è un gruppo di esperti, una dotazione e aprire un’e-mail, indagare. Non costa niente e noi cambieremmo la situazione ”, lamenta Manuel Barbero, presidente di Mans Petits e padre di una vittima. È l’associazione che ha aperto una causa contro i maristi a Barcellona e ha ottenuto un risarcimento di 400.000 euro per 21 famiglie. “Manca il coinvolgimento delle istituzioni, che avrebbero dovuto assumere il ruolo guida, come in altri Paesi. Nel 2010 in Belgio è intervenuto il Parlamento ed è stato creato uno speciale organismo di riparazione in collaborazione con la Chiesa ”, ricorda Josep Tamarit, professore di diritto penale all’Università aperta della Catalogna ed esperto di vittime.Era uno dei membri della commissione formata dal Síndic de Greuges, il difensore civico catalano, per indagare sul fenomeno in Catalogna. Il difensore civico catalano è una delle poche istituzioni che è intervenuta sul problema: nel 2019 ha creato questa squadra per ascoltare le vittime e ha presentato un rapporto lo scorso anno al Parlamento . Ha chiesto una commissione d’inchiesta sui casi prescritti. Anche il governo della Navarra è stato sensibile alle vittime nella comunità provinciale: sono state invitate al parlamento regionale, organizzato un congresso sul problema e finanziato terapie psicologiche. Nel resto della Spagna silenzio.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    La Conferenza episcopale spagnola (CEE) e i vescovi non sono gli unici a non muoversi nella lotta contro gli abusi sui minori nella Chiesa, né lo fa lo Stato. Il ministero della Giustizia, quando era in carica Dolores Delgado (nella foto), ha fatto una prima mossa nel febbraio 2019, come reazione all’allarme sociale in un momento in cui stavano venendo alla luce decine di casi. Ha chiesto alla Cee di informarlo dei casi di cui era a conoscenza, gesto che lo ha fatto stare male nella gerarchia ecclesiastica. Tanto che non gli hanno nemmeno risposto. La cosa successiva che la giustizia ha fatto è stata richiedere un rapporto dall’ufficio del procuratore generale dello Stato sul problema. Quel rapporto è arrivato nel giugno 2019 ed è stato anche controverso, perché indicava l ‘”opacità” della Chiesa. Tuttavia, non aveva dati, perché le statistiche della Procura raccolgono i reati non lo status o la professione dell’imputato. In ogni caso, il rapporto sollecitava le autorità ad agire perché “le prospettive sono scarse” e “in questo tipo di comportamenti erano necessari meccanismi di persecuzione e riparazione”. Inoltre, ha indicato l’impegno della Procura a “collaborare e farsi coinvolgere nelle iniziative che si potrebbero sviluppare nel nostro Paese per ottenere una conoscenza storica” ​​del problema. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco.

    Il sistema statistico rimane lo stesso e non fornisce alcuna informazione. Un portavoce dell’Ufficio del Procuratore ammette che “questa difficoltà nella raccolta dei dati persiste”, a causa delle applicazioni informatiche stabilite, e che non dipende dall’Ufficio del Procuratore. L’unità specializzata per minori ha mantenuto contatti con la Conferenza Episcopale e altre istituzioni religiose, per rafforzare l’individuazione precoce del crimine e la protezione della vittima. Hanno anche aperto un file per raccogliere tutte le azioni in quest’area, ma riconoscono che con la pandemia tutto si è fermato. “Questo problema è di grande preoccupazione per la Procura e lo prendiamo molto sul serio, ma all’interno del nostro campo di azione e degli strumenti di cui disponiamo, il nostro ambito di azione è l’indagine procedurale”. Il problema è che la stragrande maggioranza dei casi in passato ha prescritto. In Cile,

    I portavoce della giustizia riconoscono inoltre che in seguito non è stato fatto nulla. In parte perché il cambio di governo nel gennaio 2020 ha portato al trasferimento della giurisdizione degli Affari religiosi alla Prima Vice Presidenza, di Carmen Calvo, e lì non hanno affrontato la questione. L’unico anticipo è stato la bozza della legge per la tutela dei minori, che proroga il termine di prescrizione. È una delle principali pretese delle vittime, ma d’altro canto criticano che il testo non faccia alcun riferimento specifico al problema specifico dell’abuso sui minori nella Chiesa. La legge, in ogni caso, è ancora in attesa di elaborazione parlamentare.

    https://elpais.com/sociedad/2021-01-31/las-ordenes-religiosas-admiten-ya-126-casos-de-abusos-en-espana.html

     

  • Fu vittima di abusi da parte di un sacerdote pedofilo, avrà diritto ad un maxi risarcimento

    Fu vittima di abusi da parte di un sacerdote pedofilo, avrà diritto ad un maxi risarcimento

    Un uomo di 52 anni riceverà 2,45 milioni di dollari australiani (1,67 milioni di franchi al cambio attuale), oltre alle spese processuali, come risarcimento per gli abusi subiti dal suo insegnante, il sacerdote Bertram Adderley. A quel tempo, la vittima aveva 10 anni e un tribunale australiano ha dimostrato le ripetute violenze tra il 1977 e il 1980.

    Secondo i legali della vittima, il sacerdote in questione sarebbe stato, tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, un abusatore seriale con «decine e decine di vittime», anche se non lo hanno denunciato, e dunque la sentenza che prevede un risarcimento senza precedenti è di «enorme significato».

    È finora il più grande risarcimento ordinato dalla giustizia in Australia, e forse nel mondo, in casi di pedofilia ad una singola persona. Lo scrive la stampa locale ricordando la diffusione della piaga degli abusi da parte del clero sulla quale le istituzioni australiane da anni hanno intrapreso una battaglia. Il problema nei decenni passati ha riguardato non solo i sacerdoti che sono risultati colpevoli di pedofilia ma anche l’intero sistema che permetteva l’insabbiamento dei casi. «Quello che è successo a me non sarebbe mai dovuto accadere – ha detto la vittima alla fine del processo -, perché la Chiesa cattolica era consapevole della sua malattia – ha aggiunto riferendosi al prete insegnante che lo abusò -, della sua malattia mentale, anche prima che arrivasse a colpire me».

    Ovunque nel mondo le conferenze episcopali stanno comunque cercando di mettere argine ad un fenomeno che in molti Paesi ha devastato la Chiesa e che non accenna a cessare del tutto, nonostante la linea di ‘tolleranza zero’ voluta da Papa Francesco che ha proseguito e rafforzato le decisioni che erano già state assunte da Benedetto XVI.

    L’ultimo caso in ordine d’arrivo si registra a Malta dove due sacerdoti nei giorni scorsi sono stati arrestati dalla polizia per abusi sessuali compiuti su un bambino che all’epoca dei fatti, nel 2003, aveva 8 anni ed era il chierichetto della parrocchia nella località di Xaghra, sull’isola di Gozo. I due, Joseph Sultana di 84 anni e Joseph Cini di 70, sono separatamente comparsi stamani davanti al Tribunale di Gozo. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli.

    Il caso è stato riportato dalle autorità civili maltesi alla Commissione di Salvaguardia della Chiesa cattolica. La Curia ha confermato di aver dato alla polizia tutte le informazioni sul caso ed ha ribadito l’invito pubblico a denunciare tutti gli episodi di presunti abusi sessuali.

    La Corte di Gozo ha ascoltato la testimonianza della vittima, che attualmente ha circa 26 anni, ordinando la non pubblicazione del suo nome. L’uomo, che ora vive abitualmente all’estero, ha riferito di aver avuto il coraggio di parlare dei fatti solo nel 2019 con il vescovo di Gozo, che lo incoraggiò a rivolgersi alla Commissione.

  • L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    Tra le novità c’è l’abolizione del segreto pontificio nelle indagini su violenze sessuali e abusi sui minori e l’assistenza alle vittime. Con ciò, in teoria, può ricevere un trattamento diverso delle denunce presentate contro i sacerdoti, molti dei quali coperti dalla Chiesa cattolica.

    C’è, tuttavia, molto scetticismo da parte degli analisti sulla misura in cui le nuove regole entreranno in vigore nella pratica.

    Come rivelato dal Fantástico di TV Globo, Don Alberto è stato accusato di molestie morali e sessuali da quattro ex seminaristi che hanno frequentato la sua casa tra il 2010 e il 2014. Le accuse sono indagate dalla Polizia Civile, su richiesta della Procura della Repubblica del Pará.

    Secondo il rapporto, un rappresentante vaticano è venuto in Brasile per indagare sulle accuse.

    Il Vaticano, invece, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ente incaricato di indagare sui casi di pedofilia nella Chiesa, non dice se ci siano denunce contro i religiosi.

    Voluto dal rapporto della BBC News Brasil, l’avvocato dell’arcivescovo, Roberto Lauria, si è detto non autorizzato a parlare alla stampa per avere una clausola di riservatezza con l’arcidiocesi di Belém. In un video pubblicizzato, l’arcivescovo ha negato quelle che ha definito false accuse di immoralità.

    “La notizia dei presunti abusi ci ha lasciati sorpresi”, ha detto padre José Otácio Oliveira Guedes, rettore del Pontificio Collegio Pio Brasileiro, in un’intervista a BBC News Brazil, istituto gestito dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) a Roma e frequentato principalmente da Chierici brasiliani.

    “Sorprendono i commenti di chi conosce don Alberto, per la sua importante storia di lavoro nella Chiesa cattolica e per il suo comportamento sempre chiaro e cordiale”.

    Anche senza menzionare il caso specifico, il rettore ritiene che grazie alle regole introdotte da Papa Francesco, i casi di pedofilia che coinvolgono persone religiose possano essere chiariti più facilmente. “La mia percezione è che questi cambiamenti siano illuminanti, perché oggi la vittima ha la possibilità di ottenere giustizia”.

    “Una di queste nuove regole prevede, ad esempio, l’allontanamento immediato del religioso quando l’accusa di abuso sessuale è avanzata da un minore. Questa e altre misure prevengono il ripetersi di questi crimini che fino ad allora avrebbero potuto verificarsi a causa della lunghezza delle indagini”.

    Ha aggiunto: “Ora, le denunce di abusi sessuali devono essere immediatamente segnalate al vescovo e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è l’organo competente per indagare su questi casi”.

    La Chiesa cattolica è oggetto di migliaia di denunce in tutto il mondo di abusi sessuali da parte di sacerdoti e accuse di insabbiamento da parte della comunità ecclesiastica.

    Quando è diventato papa nel 2013, Francesco ha chiesto “un’azione decisiva” sull’argomento. E da allora, ha subito forti pressioni per generare soluzioni praticabili alla crisi che ha afflitto la Chiesa negli ultimi anni.

    Nell’agosto 2018, il leader religioso ha scritto a tutti i cattolici condannando gli abusi sessuali del clero e chiedendo la fine dell’insabbiamento.

    E alla fine del 2019 ha deciso di abolire il cosiddetto “segreto pontificio” in relazione alle denunce di pedofilia, nel tentativo di rendere più trasparenti questi casi.

    La Chiesa fino ad allora ha trattato ufficialmente i casi di abusi sessuali in modo confidenziale, in quello che sosteneva fosse uno sforzo per proteggere la privacy delle vittime e la reputazione degli accusati.

    ‘Prima che ci fosse assoluta segretezza’

    Secondo il parere di Marco Politi, uno dei principali vaticanisti italiani e autore di nove libri sulla Santa Sede, Papa Francesco ha apportato due importanti cambiamenti per combattere la pedofilia nella Chiesa.

    Il primo stabilisce in modo chiaro e preciso quali dovrebbero essere il rito e le scadenze per indagare su una denuncia di abuso. Un altro provvedimento fondamentale, introdotto dalla Santa Sede nel dicembre 2019, è stata l’abolizione del segreto pontificio nelle inchieste legate alla pedofilia. Ciò significa che il Vaticano può e deve fornire alle autorità civili tutte le informazioni relative ai casi che coinvolgono religiosi cattolici “, ha aggiunto.

    Per lui “è stato un grande passo, visto che prima c’era assoluta segretezza e nemmeno la vittima poteva avere accesso ai fascicoli”.

    In Brasile, la CNBB ha pubblicato nel luglio 2020 un libretto che cerca di mettere in pratica le istruzioni della Santa Sede in relazione alle procedure da adottare nel trattamento dei casi di abusi sessuali su minori commessi dal clero.

    Inoltre, l’istituto ha aperto a Brasilia, nel dicembre dello stesso anno, un ufficio per supportare l’organizzazione del lavoro di insediamento delle commissioni diocesane per la protezione dei bambini, degli adolescenti e delle persone vulnerabili nelle strutture della Chiesa.

    Mancanza di organizzazione e lentezza

    Secondo Politi, nonostante gli sforzi compiuti dal Vaticano negli ultimi anni, il problema maggiore nella lotta alla pedofilia nella Chiesa è la mancanza di organizzazione nazionale da parte delle Conferenze episcopali.

    “Nel 2010, Papa Benedetto 16 aveva chiesto alle Conferenze episcopali di ogni Paese di sviluppare un proprio piano d’azione nazionale per combattere questo tipo di crimine, ma poche congregazioni sono davvero efficaci”, ha ricordato Politi in un’intervista a BBC News Brasil.

    “Ogni Conferenza episcopale è organizzata per conto suo. Ancora oggi, pochi paesi hanno chiese con sistemi strutturati per raccogliere denunce contro sacerdoti, condurre indagini o risarcire le vittime”.

    “Negli Stati Uniti, ad esempio, ogni anno viene prodotto un rapporto con casi di pedofilia che si verificano nelle chiese di quel Paese. In Germania, un vescovo designato dalla Conferenza episcopale controlla cosa succede nelle diverse diocesi. Inoltre, ci sono punti in cui si trova possibile sporgere denuncia e ricorrere a meccanismi di risarcimento per le vittime “, ha aggiunto.

    Ma, secondo lui, la stragrande maggioranza dei Paesi è molto lenta, come l’Italia, dove fino al 2019 la congregazione nazionale non aveva adottato cambiamenti.

    “E se le Conferenze episcopali non vengono organizzate, è chiaro che è molto più difficile per le vittime”, dice lo scrittore.

    Critica alle nuove regole

    Tra le critiche alle norme per combattere la pedofilia nella Chiesa, c’è l’assenza dell’obbligo per gli ecclesiastici di denunciare i casi di abuso da parte dei religiosi alle autorità civili.

    Secondo le regole introdotte da Papa Francesco, la denuncia di un reato sessuale commesso contro un minore è un requisito morale. “Questo rimane un grave problema nel mondo cattolico”, dice Politi.

    Per Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, associazione che riunisce circa 900 vittime di pedofilia che coinvolgono religiosi in Italia, le misure introdotte dalla Santa Sede non sono efficaci.

    Secondo lui, vittima di abusi sessuali nell’infanzia da parte di un prete, “immaginare che un minore denunci l’abuso sessuale da parte di un adulto è, per lo meno, paradossale”.

    “Come ti aspetti che un bambino che non sa nemmeno di essere una vittima denunci qualcosa?”

    “Il crimine di pedofilia è possibile solo proprio per questo, perché i minori, immaturi anche sessualmente, non sanno di partecipare a qualcosa di sbagliato, praticato da adulti di cui si fidano”, ha detto in un’intervista a BBC News Brasil. “Se sapessero di essere vittime di un crimine orribile, probabilmente scaccerebbero gli aggressori nei loro primi tentativi”.

    “È sorprendente come il modo in cui lavorano i pedofili nella Chiesa si ripeta nella stragrande maggioranza dei casi. In genere, chi abusa inizia con conversazioni gentili sulla masturbazione e sull’eiaculazione”.

    “Anche con la distanza di 30 anni, l’immagine del mio aggressore che si masturbava davanti a noi bambini dietro il giardino parrocchiale non lascia la mia testa. Credevamo che quello fosse davvero parte della sua spiegazione sull’eiaculazione”, ha detto.

    “Le vittime impiegano anni per denunciare perché non mettono in relazione l’esperienza di abuso con la sofferenza che portano in età adulta, come la mancanza di autostima, problemi sociali ed emotivi, alcolismo e tentativi di suicidio”, ha detto l’italiano, vittima abusi per quattro anni ed è riuscito a dire la verità solo da adulto.

    Il portale dell’associazione porta una mappa con le diocesi italiane dove sono state accusate di pedofilia ed elenca i nomi di oltre 300 sacerdoti tra quelli denunciati, perseguiti, assolti su prescrizione o condannati in transito dai tribunali italiani.

    “Per darvi un’idea, il caso Spotlight era una notizia in tutto il mondo per aver mostrato 70 preti pedofili, che hanno agito per oltre 50 anni. I nostri dati si riferiscono a più di 300 sacerdoti che hanno commesso abusi solo negli ultimi 15 anni”, afferma lui, riferendosi allo scandalo della pedofilia nell’arcidiocesi di Boston, rivelato dal quotidiano americano The Boston Globe, che è stato coperto da religiosi e ha ispirato il film premio Oscar 2016 Spotlight .

    Per Zanardi non trova applicazione il provvedimento vaticano che determina la trasparenza degli atti processuali legati agli abusi sui minori.

    “Abbiamo sette casi in cui abbiamo richiesto documenti alle autorità ecclesiastiche competenti e non abbiamo ricevuto risposta. Né le vittime stesse, né l’ufficio del pubblico ministero, né i magistrati – i cui requisiti abbiamo avuto accesso – sono in grado di ispezionare questi registri”.

    “Abbiamo informazioni che associazioni come la nostra in altri paesi hanno avuto gli stessi problemi. Le vittime di sacerdoti in Nuova Zelanda, ad esempio, che avrebbero bisogno di utilizzare la testimonianza in un processo canonico, non ricevono risposte. Ci sono molti casi del genere”.

    Zanardi dice di non essere ancora a conoscenza di alcun caso di risarcimento economico fatto dalla Chiesa a qualunque vittima di abusi sessuali commessi da religiosi.

    “Solo se lo hanno fatto in segreto”, ha aggiunto.

    Secondo lui, il primo passo per porre fine alla pedofilia nella Chiesa è costringere i suoi membri a consegnare gli autori degli abusi alle autorità civili.

    “Se l’intenzione di Papa Francesco fosse davvero quella di essere ‘tolleranza zero’ verso la pedofilia nella Chiesa, non sarebbe necessario fare tutto questo clamore, né pubblicare nuovi testi e norme. Basterebbe costringere il clero a denunciare alle autorità giudiziarie ogni abuso di minori. “

    “La gente dovrebbe scendere in piazza e chiedere che la Chiesa e il governo stesso lo facciano”.

    “La devastazione che subiamo noi vittime di pedofilia è considerata un danno ‘biologico’, perché ti condiziona per il resto della tua vita. È impossibile superarla completamente. Anche con il passare degli anni, continuiamo a sentirci in colpa”.

    “Il nostro obiettivo principale”, afferma Zanardi, “è evitare che altri bambini vivano questa stessa sofferenza”.

    Indagine sul caso Dom Alberto

    Secondo l’attuale legislazione cattolica, dopo aver ricevuto la denuncia, l’autorità ecclesiastica locale deve svolgere un’indagine preventiva per verificarne i motivi. Se si riscontra la veridicità delle accuse, il caso viene deferito alla Congregazione per la dottrina della fede, con la “notizia del delitto”.

    In una nota alla BBC News Brasil, la CNBB afferma che l’agenzia non è stata ufficialmente informata di accuse di abusi sessuali contro Dom Alberto Taveira Corrêa.

    Il rapporto ha chiesto la Nunziatura Apostolica a Brasilia, la principale rappresentanza diplomatica del Vaticano in Brasile, ma non ha ricevuto risposta.

    Un funzionario della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma ha detto a BBC News Brasil che l’agenzia non fornisce informazioni sulle possibili procedure in corso.

    https://www.bbc.com/portuguese/geral-55574080

  • Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Città del Vaticano – Importante svolta da parte della Chiesa tedesca nella lotta alla pedofilia. Le vittime di abusi avranno diritto a risarcimenti più elevati a partire dal primo gennaio. In pratica ora gli importi saranno determinati da una nuova Commissione indipendente per i pagamenti (UKA); contemporaneamente entreranno in vigore anche una serie di regole basate sulla trasparenza e l’equità. Lo ha stabilito la Conferenza episcopale. La notizia è stata diffusa dai media cattolici tedeschi.

    Con queste nuove regole i pagamenti saranno in linea con i risarcimenti disposti dai tribunali civili e quindi arriveranno fino a 50.000 euro. Inoltre, le vittime avranno diritto al rimborso delle spese sostenute per la terapia psicologica. Finora le vittime avevano ricevuto pagamenti di 5.000 euro per i casi meno gravi, e poco di più per quelli più gravi.

    I sette membri della commissione sono stati designati dalla conferenza episcopale ma dovranno agire e decidere in modo assolutamente autonomo dalle strutture ecclesiastiche. Si tratta di persone di chiara fama nell’ambito medico, psicologico, accademico, forense.

    Pedofilia, archivi della vergogna in Germania: nella sola diocesi di Muenster coinvolti 200 preti

    Le nuove regole prevedono che le vittime che hanno subito abusi, sia minorenni che adulti, si mettano in contatto con gli esperti per un colloquio preliminare e per la compilazione di un modulo obbligatorio per la richiesta. Il modulo viene inoltrato all’Uka che stabilirà la somma e ne ordinerà il pagamento. La vittima verrà informata e risarcita direttamente dalla Uka.

    Secondo la Conferenza episcopale tedesca, circa 2.400 domande sono già state trattate secondo questo criterio. All’inizio del 2021, i nuovi moduli di domanda saranno disponibili sul sito web della Conferenza Episcopale all’indirizzo www.dbk.de. L’ufficio dell’UKA sarà raggiungibile dal 7 gennaio.

    Pedofilia, crolla la fiducia nella Chiesa in Polonia: solo il 9% dei giovani ha ancora una buona opinione

    C’è da sperare che questo nuovo modo di operare della Chiesa tedesca basato sulla immediatezza, la trasparenza, la semplicità delle procedure possa fare da traino a tante conferenze episcopali europee (tra cui quella italiana) ancora basate su criteri opachi e poco accoglienti nei confronti delle vittime degli abusi.

    Pedofilia in Vaticano, il Papa chiede scusa alle vittime di McCarrick: «Punito in ritardo perché i controlli non hanno funzionato»»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_germania_cei_vescovi_vittime_abusi_risarcimenti_papa_francesco-5682470.html

  • l’Italia latita ma molti Stati hanno adottato una semplice soluzione per rendere giustizia alle vittime

    l’Italia latita ma molti Stati hanno adottato una semplice soluzione per rendere giustizia alle vittime

    Il senso di disperazione delle vittime del clero italiane, e il palese fallimento di Istituzioni e magistratura, nonché della cultura civile di un paese tra i più industrializzati – incapace o connivente poco importa – ma che di fatto non è stato capace di mettere mano a una soluzione. Tutto ciò ha portato, proprio nel nostro paese, un vero paradosso: vediamo le vittime chiedere giustizia a chi ha permesso per decenni il loro stupro, in quanto in balìa di governi incapaci. Quasi un invito alle vittime a farsi giustizia da sé.

    Dico paradosso perché nel resto del mondo le vittime chiedono giustizia allo Stato e alla magistratura, non agli aguzzini, a loro si chiede semplicemente di cambiare linea, di denunciare alle autorità civili i crimini e rimuovere dalla chiesa il pedofilo.

    Molti paesi di fronte alla consapevolezza di quello che per la chiesa è un problema endemico, hanno adottato una soluzione alquanto indolore e laica, perché non rivolta alla sola chiesa e al tempo stesso modernamente in linea con quanto è oramai abbondantemente appurato dalla scienza medica. Da anni di è consapevoli che il “disturbo post traumatico da stress”, di cui soffrono tutte le vittime di violenza sessuale, ha tempi di maturazione molto lunghi. Lo stesso crimine viene equiparato dagli psicologi di tutto il mondo a un “omicidio psichico”.

    La soluzione che ha restituito, in primis, dignità e giustizia alle vittime e, al tempo stesso, ha fatto in modo che la chiesa attuasse finalmente provvedimenti di tutela non più rivolti alla sola Istituzione, ma questa volta anche ai minori che la frequentano, è stata così semplice quanto efficace.

    È semplicemente bastato un Decreto Legislativo che rimovesse, come accade da sempre per l’omicidio fisico, anche per quello psichico i termini di prescrizione. Nell’introduzione della nuova norma hanno lasciato una finestra di sei mesi, un anno – a seconda dei paesi – che permettesse alle vittime già prescritte, di denunciare i crimini subiti.

    Incredibile all’apparenza, anche se in realtà razionalmente ovvia, la reazione delle conferenze episcopali di quei paesi che hanno reagito come sempre in tutela dell’Istituzione, ma di riflesso questa volta anche verso le vittime e la prevenzione.

    È infatti accaduto il miracolo!!!

    Sono state le stesse conferenze episcopali, per la prima volta nella storia, a convocare le vittime note alla chiesa tentando accordi di risarcimento. Senza più prescrizione l’alternativa era che lo decidesse un tribunale, e di sicuro non avrebbe stabilito cifre irrisorie come quelle proposte dal clero. Per esempio in Germania inizialmente era stato stabilito un indennizzo di 5.000€, oggi arrivato a 50.000€.

    Cifre ancora irrisorie se paragonate alle tabelle ufficiali, tuttavia toccando anche quel poco nel portafogli della chiesa, di riflesso lei stessa ha iniziato, per tutelarsi, a trattare e non a sottovalutare, come era sempre accaduto, anche le nuove segnalazioni.

    È pur vero che ancora oggi in tutto il mondo, la scarsa collaborazione della chiesa non ha ancora portato a norme che garantiscano la salute psicofisica dei minori che la frequentano, tuttavia si è passati grazie agli Stati che hanno adottato questa soluzione, da un muro di gomma – che in Italia non è mai stato contrastato in alcun modo – ad una speranza concreta per le vittime di poter finalmente accedere a percorsi terapeutici che potessero rendere loro almeno la dignità ed una vita più serena.

    Zanardi

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