Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    La commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle misteriose scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori rafforza il registro investigativo delle indagini. Non solo avvocati, magistrati e giornalisti: due marescialli dell’Arma dei Carabinieri entra nella squadra dei consulenti per fare luce sulle scomparse delle due 15enni di cui non si hanno notizie dal 1983. Si tratta di Michele Ettorre e Giuseppe Angrisano che daranno un taglio diverso alla bicamerale. Sono entrambi membri effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma (il Ros per intenderci). Ci saranno, dalle ultime notizie trapelate, più interrogatori dei singoli testimoni che verranno incrociati ai vecchi atti di inchiesta in cerca di riscontri e incongruenze. Una scelta non casuale di certo e che immaginiamo sia stata presa per contrastare la presunta reticenza emersa da alcune testimonianze, nel corso delle passate audizioni della commissione.

    “Conformemente alle indicazioni formulate nell’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi svoltosi il primo agosto scorso – ha chiarito una nota diramata dal presidente della commissione Andrea De Priamo – è stato conferito, ai sensi dell’articolo 23, comma 1 del Regolamento interno, per la durata dei lavori della Commissione a decorrere dal primo agosto scorso, l’incarico di collaboratore a tempo parziale al Maresciallo Capo Michele Ettorre e al Maresciallo Capo Giuseppe Andrisano, entrambi effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri”.

    Secondo quanto riportato dal Corriere, le audizioni riprenderanno il 19 settembre prossimo e sarebbe stata convocata anche un’amica di Emanuela Orlandi, Gabriella Giordani. Il suo nome era stato scritto a penna su uno spartito fatto rinvenire nel settembre 1983 dai presunti rapitori come prova del sequestro della 15enne vaticana scomparsa. Ma c’è di più: un “portavoce” dei sequestratori nel 1984, dopo mesi di silenzio, avrebbe telefonato a casa Giordani per chiedere la scarcerazione dell’attentatore del Papa, Ali Agca, in cambio del rilascio di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. C’era anche lei (fonte: Il Corriere) nel gruppetto di amiche al fianco di Emanuela, al ritorno dal mare, quando pochi giorni prima della scomparsa quando due loschi tipi a bordo di un’auto A112 le si accostarono. Uno dei due afferrò il braccio di Emanuela chiedendo: “È lei?” e l’altro rispose di sì.

    Inizialmente pensarono tutti che il ragazzo volesse provarci con Emanuela ma purtroppo avevano altre intenzioni. Il nome di Gabriella compare anche in questo audio esclusivo che FqMagazine ha pubblicato nelle scorse settimane. In questo estratto si può sentire la voce del telefonista anonimo ribattezzato l’amerikano che dà notizie su Emanuela allo zio Mario come prova del contatto con la ragazza. Tra le informazioni richieste dallo zio c’è proprio questa: “L’amica più cara della vostra figliola è Gabriella, non so il cognome, è la sua amica più intima. Questo non era scritto nell’agendina”: in riferimento, presumibilmente all’indirizzo di un’altra amica di Emanuela, Laura Casagrande. E dà l’indirizzo della ragazza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/09/18/emanuela-orlandi-la-sua-amica-piu-intima-gabriella-convocata-in-commissione-dinchiesta-nel-pool-che-indaga-ora-anche-due-carabinieri-del-ros/7698395

  • «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    Francesco Peloso DOMANI – Il sistema di protezione dei minori dagli abusi sessuali in Italia è particolarmente fragile. Le leggi sulla carta in parte ci sono, ma certo la volontà di fare sul serio fino a ora non è emersa.
    Secondo uno studio di Rete l’abuso che verrà presentato oggi, dal 2000 ad oggi si contano circa 1.200 preti che sono stati coinvolti in molestie sessuali sui minori, ma è un dato ottimistico. Il problema è che finora non è mai stata condotta un’indagine nazionale con criteri scientifici e statistici adeguati tale per disegnare un quadro generale su una tematica che, per sua stessa natura, tende a rimanere sommersa.
    Si pensi solo a quanto è difficile per un minore, bambino o ragazzo, denunciare un abuso subito o semplicemente parlarne con qualcuno. Per questo la conoscenza della realtà è fondamentale, anche per capire la reale entità dei reati commessi.
    È questo uno dei punti, fra gli altri, sui quali batte da tempo l’associazione Rete l’abuso, impegnata da anni nella denuncia dei reati di abuso commessi dai preti e nella messa a punto di una aggiornata banca dati degli abusatori e delle vittime dei pedofili in ambito ecclesiale. Ora, però, l’associazione guidata da Francesco Zanardi ha deciso di andare oltre e ha lavorato a un “report” che affronta il tema non limitandosi allo scandalo nella chiesa.

    Numeri da rivedere
    La vulgata vuole che la maggior parte degli abusi avvenga in famiglia, ma mancano i numeri per un raffronto reale con quanto avviene nelle scuole, nelle associazioni sportive e ricreative, nelle parrocchie. Certo, in Italia è stato istituito dal 2006 (anche se la legge cui fa riferimento è del 1998) un Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.
    Attualmente si trova sotto il ministero delle Politiche per la famiglia e, ciclicamente, viene ricostituito nella sua composizione. L’ultima a farlo è stata la ministra Eugenia Roccella nel giugno scorso. Ma, guardando da vicino la storia quasi ventennale di questo organismo, si ha l’impressione di una struttura che vive soprattutto sulla carta.
    Fra i compiti dell’Osservatorio c’è anche quello di redigere una relazione annuale sul fenomeno pedofilia nel suo complesso e presentarla al parlamento. Nella relazione del 2021 i dati raccolti si basano essenzialmente sulle denunce arrivate alle forze di sicurezza, cioè la punta dell’iceberg del problema. Ma, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità risalenti a qualche anno fa, in Europa, il 9,6 per cento dei bambini subisce abusi sessuali. Cioè circa 18 milioni di minori.

    L’Italia e la chiesa
    C’è comunque, in questa storia, un punto di svolta. Nel 2019 il comitato delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia ha pubblicato le sue raccomandazioni all’Italia dopo aver svolto una serie di audizioni con istituzioni e realtà associative, fra le quali Rete l’abuso.
    Fra le varie indicazioni ve n’era una assai significativa, con la quale si chiedeva al nostro paese di «modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione».
    L’Italia, pur avendo recepito la Convenzione per la protezione dei minori nel 2012, aveva poi “aggiustato” la legge nel 2014, escludendo il volontariato e la chiesa dall’obbligo di presentare il certificato antipedofilia per chi lavorava a stretto contatto con i minori. La norma restava in vigore solo per chi era dipendente in senso formale.
    Ancora, il comitato dell’Onu indicava la necessità di «istituire una Commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della chiesa cattolica». Raccomandazione che conserva la sua validità e che potrebbe essere estesa al fenomeno nel suo complesso.

    D’altro canto, il comitato rilevava come, a fronte di «numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello stato membro», fosse particolarmente «basso il numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana».
    Ancora, si chiedeva di rendere obbligatoria per tutti la denuncia «di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti», superando il limite imposto dalla legge attuale che prevede l’obbligo solo per un pubblico ufficiale. Ma, se certamente la chiesa, con le sue omissioni, resta il grande convitato di pietra istituzionale di questa vicenda, è evidente che il problema ha una consistenza assai più ampia e, semmai, quanto avviene in rapporto alla chiesa, è la spia di un modo di agire più generale che investe la società italiana nel suo complesso.
    Ne è riprova la clamorosa protesta messa in scena dai fedeli di Enna, in Sicilia, presso due chiese: la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove, lo scorso 23 agosto, officiavano prelati coinvolti nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Una protesta silenziosa si è svolta anche davanti alla cattedrale di Piazza Armerina, la diocesi guidata da don Rosario Gisana che sarebbe stato a conoscenza degli abusi di don Rugolo e lo avrebbe coperto. Intanto ieri il papa ha allontanato, in Germania, il vescovo ausiliare della diocesi di Hildesheim, Heinz-Günter Bongartz, 69 anni. Era accusato da un parroco di aver coperto gli abusi su minori da parte di un sacerdote.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-italiana-abusi-sessuali-pedofilia-report-rete-abuso-violenze-nascoste-v7zsbnlw

  • Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    (ANSA) – ROMA, 12 SET – La lotta alla pedofilia in Italia èdifficile a causa delle “inerzie dei governi che si sonosusseguiti, più volte richiamati dagli organi sovranazionali. Adoggi sono ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni”.

    E’ quanto afferma la Rete L’Abuso che oggi in una conferenzaonline ha fatto il punto della situazione. “Paradossalmente ildato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia divittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invecequella ‘free zone’ prodotta da vuoti legislativi, tanto evidentiche non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato perinerzia è il diretto responsabile”, denuncia l’associazione chequesta volta mette sotto la lente non solo il clero masoprattutto l’ampio mondo del volontariato e delle associazionisportive, che hanno un contatto diretto con migliaia di bambini.

    “I report governativi ogni anno restituiscono dati come ilnumero di vittime, spesso preso dai report della Polizia diStato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) chetuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nelpanorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime afronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indaginio di arresti. La domanda ovvia – si chiede l’associazione – chesorge è: dove sono i pedofili che le hanno prodotte? Un reportprodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostradisposizione che disegnano un quadro davvero inquietante.

    Questavolta non sul clero – si sottolinea – ma il quadro generaledell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzomondo europeo in materia di tutela di minori e personevulnerabili”. (ANSA).2024-09-12 13:25RTU

  • Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Il caso, in questi giorni di ferie e vacanze, è passato praticamente inosservato in Italia anche se negli Stati Uniti e nel Canada sta facendo discutere suscitando enorme clamore. Padre Thomas Rosica, figura assai conosciuta nell’ambito del Vaticano per avere lavorato nel 2002 alla Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto e successivamente come portavoce di lingua inglese della sala stampa vaticana durante i sinodi dei vescovi che si sono svolti in Vaticano sotto il regno di Benedetto XVI e successivamente di Francesco (2008, 2012, 2014, 2015 e 2018) è stato accusato di molestie sessuali da un giovane prete che ha presentato un esposto in Canada, dove risiede Rosica, raccontando fatti avvenuti 20 anni fa.

    L’accusa è stata respinta da Rosica che nega di aver avuto stretti rapporti personali e di avere avuto condotte improprie. Ora sarà un tribunale civile a stabilirlo anche se l’ex collaboratore della curia sostiene che di questo caso se ne dovrebbe occupare un tribunale canonico e non uno civile. «Questa questione va regolata dai codici di diritto canonico» ha detto al portale cattolico The Pillar che per primo ha diffuso la notizia.

    La diocesi di Toronto dallo scorso marzo, cioè da quando la presunta vittima (un giovane prete ordinato negli anni Novanta) ha intentato una causa ha sospeso Rosica da ogni funzione in attesa di capire l’evoluzione.

    La vittima racconta di essere stato invitato a collaborare alla Giornata Mondiale della Gioventù nel 2002. Allora Rosica era cappellano degli studenti cattolici all’università di Toronto. Il giovane sacerdote inizialmente fu impressionato dall’influenza, dalle connessioni e dal riconoscimento internazionale di Rosica, subendone il fascino. I due uomini avrebbero così sviluppato una «stretta relazione personale» e la vittima parla anche «di un contatto fisico indesiderato», compreso lunghi abbracci e palpeggiamenti sul corpo, i genitali e le braccia.
    Il Vaticano fa quadrato sul cardinale canadese accusato di molestie: «Terminata la nostra indagine, non ha molestato nessuno»

    Il caso Rosica, a causa della sua notorietà, è stato oggetto di grande circospezione da parte della diocesi di Toronto che sarebbe stata a conoscenza del caso già a primavera. Diversi organi di stampa americani e canadesi hanno cercato di avere un commento dell’arcivescovo Francis Leo ma senza successo. Rosica nel frattempo si è ritirato in una casa per sacerdoti in pensione in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo è stato sospeso da ogni incarico visto che conduceva anche ritiri spirituali in alcuni centri della Compagnia di Gesù. Questo religioso di nazionalità americana, poliglotta, biblista, giornalista, direttore e fondatore della tv cattolica canadese Sel et Lumiere, negli anni passati era incappato in un altra grana legale, stavolta per avere copiato da altre fonti, senza citazioni, alcuni interventi. Ciò gli era costato il ruolo e alcuni incarichi in un paio di università statunitensi.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/thomas_rosica_papa_francesco_abusi_prete_violanza_vaticano_canada-8327974.html

  • Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Don Rolando Leo, 55 anni di cui 19 da presbitero, cappellano e docente di religione cattolica e di storia delle religioni al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona, è sotto inchiesta per ipotesi di reato che vanno dagli atti sessuali con fanciulli alla coazione sessuale e dalla pornografia agli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

    Il sacerdote, incardinato nella Diocesi di Lugano e che funge anche da assistente diocesano di pastorale giovanile oltre a presiedere la “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, è stato raggiunto stamane da agenti della Polcantonale; fonti della Curia indicano che le indagini erano state aperte sulla scorta di un’informativa giunta direttamente a monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico; delle informazioni acquisite, dopo “un attento esame” e dopo “accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in àmbito ecclesiale”, è stata fornita completa copia agli “organi giudiziari competenti”, in accordo “con la persona vittima e secondo quanto previsto dalle normative vigenti”.

    Per quel che consta, il sacerdote – che poche ore prima era rientrato da un pellegrinaggio a Medjugorje – è rimasto a lungo sotto interrogatorio nel corso della giornata; in assenza di comunicazioni ufficiali dal ministero pubblico, è da presumersi che la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’incarto, procederà entro breve con provvedimenti restrittivi della libertà.

    Sino ad avvenuto chiarimento delle “responsabilità a livello penale”, il sacerdote è sospeso cautelativamente dal ministero. I vertici della Curia luganese hanno espresso fiducia nell’opera della magistratura, augurandosi “tempi rapidi” nello svolgimento degli accertamenti sull’“esatta fisionomia dei fatti accaduti”. Dovuta la presunzione di totale innocenza; enorme lo sconcerto, tanto di più alla luce della lunga e concreta attività pastorale di don Rolando Leo a contatto con i giovani.

    https://ilgiornaledelticino.ch/atti-sessuali-con-minori-sotto-inchiesta-il-cappellano-del-collegio-papio

  • Introduzione al Report regionale dei sopravvissuti in Italia – Presentazione 12 settembre 2024 ore 10

    Introduzione al Report regionale dei sopravvissuti in Italia – Presentazione 12 settembre 2024 ore 10

    L’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO ha promosso questa indagine nel contesto in cui opera l’associazione, utilizzando i dati a nostra disposizione, quelli relativi all’ambito del clero.

    In realtà il raggio di analisi del nostro report – che sarà in aggiornamento perpetuo – vuole andare oltre al limitato contesto del clero, se pur sia questo il dato analizzato.

    Volutamente e per nostra stessa tutela, tranne nei casi di condanna definitiva o in qualche eccezione, i presunti autori sono stati oscurati (tutelati da un numero di protocollo non pubblico) in quanto spesso rimasti senza un giudizio definitivo o condanna, a causa del fallimento della giustizia e dei suoi lacunosi meccanismi. Questo tuttavia non toglie, anzi aggrava il fatto che lasci delle vittime o presunte tali, senza un giudizio e spesso senza una giustizia.

    Per questo non sono importanti i volti o i nomi in questa statistica ma i numeri, per capirne il potenziale; quanto lo Stato è vincente nella prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili; quanto sia il livello di sicurezza e di giustizia sul territorio.

    Il contesto in analisi è il volontariato, al quale è vero appartiene anche il clero, ma non solo anche associazioni, circoli sportivi e via dicendo, tutto ciò che in Italia fa parte dell’associazionismo. La chiesa cattolica (tranne vescovi all’art. 4 dei patti Lateranensi) non gode di particolari privilegi in materia, sono gli stessi di cui godono tutte le realtà che fanno parte dell’associazionismo.

    Come spiego in questo articolo, le dinamiche che si manifestano nel caso di un abuso sessuale su un minore o una persona vulnerabile sono le stesse, sia nel clero, sia tra i laici. Certo a causa delle tante denunce pubbliche la Chiesa è molto più chiaccherata delle associazioni, ha anche un’audience mondiale e si è da anni organizzata internamente come vedremo. In Italia non si è fatta remora neppure di dichiarare che insabbierà i casi in quanto, non li denuncerà all’Autorità giudiziaria italiana, che vale a dire li insabbio.

    Stessa cosa che accade nel contesto laico, a riprova che la chiesa non ha alcun particolare privilegio in materia, al massimo è solo più sfacciata.

    Nei fatti la domanda è; quanti casi non sono mai stati denunciati?
    L’Italia al momento non ha leggi adeguate oltre a nessuna strategia preventiva efficace in materia di tutela dei minori e delle persone vulnerabili. È l’unico Stato membro in Europa a non aver mai fatto commissioni d’inchiesta o studi per quantificare il fenomeno, tanto che cerchiamo di farlo noi con questo report.

     Quindi dove sta il problema e perché parlo del volontariato?
    La ratifica della convenzione europea di Lanzarote (L.1° ottobre 2012 n.172) (alla quale il Vaticano non ha aderito) ha introdotto importanti strumenti preventivi, tra cui il c.d. Certificato anti pedofilia che va detto, pur essendo un ottimo strumento per impedire che chi condannato per questi reati torni a contatto con minori, ha un limite preventivo che dipende da una precedente condanna, ma un effetto potenzialmente valido che è quello che i soggetti limitati dal certificato, indubbiamente stupratori, non tornino a contatto con minori. Diciamo quindi che nel suo limite – che limite in realtà non è – ha effetto positivo verosimilmente nel 100% dei casi, perché blocca il pedofilo precedentemente accertato.

    Qui sorge però il primo ciclopico problema italiano, l’applicazione snaturata del certificato di cui il legislatore ha sollevato dall’esibizione l’intera categoria del volontariato e non solo il clero. L’effetto collaterale di questo vuoto ha concentrato di conseguenza in questa categoria – per via dell’esenzione – chi pregiudicato e diversamente non potrebbe inserirsi altrove. Questo non ci sembra un problemuccio ma un effetto boomerang che nessuno vede o vuole, ma che produce vittime i cui carnefici, come vedremo nel report, non saranno denunciati.

    Ecco perché consideriamo più ampia la proiezione che andremo a sviscerare nel report.

    C’è un secondo problema tuttavia. Come abbiamo detto, se pur il certificato sia utile ad impedire che chi pregiudicato torni al contatto con i minori, manca la fase preventiva che impedisca la realizzazione dell’abuso, salvando il minore.

    L’obbligo di denuncia da parte di tutti i cittadini (in Italia limitato oggi solo ai pubblici ufficiali) sarebbe un ottimo strumento preventivo perché permette ed impone agli aduli a conoscenza o nel dubbio che in quell’ambiente accada un reato, di denunciarlo. Cosa che oggi non è obbligatoria e spesso fa desistere in quanto in assenza di prova certa o dimostrabile (che in questi casi difficilmente il cittadino comune può produrre, servono gli inquirenti), il rischio di subire controquerela o altre ripercussioni è elevato.

    La ripercussione assurda di questo vuoto legislativo finisce immediatamente sulla vittima, non solo perché non viene salvata o almeno sottratta, ma perché la stessa condizione di minore – che lo stesso Stato riconosce non autonoma fino ai 14 anni, delegando le responsabilità nell’interesse del minore agli adulti – è proprio quella gli impedisce di essere in grado di riconoscere una violenza autonomamente, quindi di difendersi o reagire.

    Siamo di fronte ad un evidente cortocircuito in cui lo Stato pur riconoscendo l’inalienabilità dell’interesse superiore del minore, si schianta nel vuoto legislativo che nel più dei casi lo renderà vittima.

    Collateralmente l’abusatore non verrà fermato da nessuno e continuerà a produrre vittime. La maturazione del trauma infantile ha tempi che arrivano anche a 25 – 30 anni, quindi difficilmente la vittima iniziale denuncerà il predatore per tempo anzi, lei stessa si troverà prescritta al momento della denuncia che in questi casi, qualora lo stupratore non sia già pregiudicato, lo lascerà col certificato immacolato.

    Questa è la giostra della pedofilia in Italia, dove ogni anno contiamo i sopravvissuti, senza però cercare di attuare misure concrete ed efficaci per impedirlo.

    Eppure sarebbe semplice.

    Esistendo già le leggi, basterebbe, nel caso del certificato antipedofilia modificarlo (come chiede all’Italia anche l’ONU) colmando il vuoto dell’anomalia italiana.

    Stessa cosa per l’esistente obbligo di denuncia, ora limitato solo ai pubblici ufficiali, che basterebbe estendere a TUTTI I CITTADINI.

           Nulla di più semplice.

     

  • In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    Nelle foto della pagina web della Fidae, che Melis presiedeva in Liguria, lo scolopio appariva sorridente accanto al cardinal Bagnasco all’interno dei locali della Curia.

    Sullo sfondo dei due in posa si vedevano poltroncine antiche imbottite e coperte di stoffa rossa, tappeti persiani, lampadari di cristallo, i ritratti dipinti dei precedenti arcivescovi e, ironia della sorte, una foto di papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, che è stato il primo pontefice a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici e a incontrarle più volte, presentando la Chiesa in atteggiamento penitenziale.

    Fino a ieri foto e testi erano visibile sul sito ligure della Federazione delle scuole cattoliche primarie e secondarie, ma oggi, pur permanendo visibile l’indirizzo, il contenuto della pagina non c’è più. È stato cancellato.

    La vicenda degli arresti domiciliari per il padre scolopio ha determinato un forte imbarazzo nella Curia, che, non appena è venuta a sapere che il pm Federico Panichi aveva indagato il sacerdote per violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata, lo ha sollevato da tutti gli incarichi e ha avviato «la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano», si legge in una nota di ieri dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi.

    Il «provvedimento tempestivamente adottato» si legge nell’ordinanza della gip Michela Catalano, pur avendo «certamente affievolito» le esigenze cautelari, non le ha annullate perché «non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo». Sempre sull’ordinanza di legge che la modalità di approccio ai minori del sessantenne «non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice».

    Andrea Melis è padre scolopio, cioè appartiene alla congregazione delle Scuole pie, ordine fondato a Roma nel 1617 da san Giuseppe Calasanzio, con il fine principale di educare e istruire i giovani. Infatti Melis era direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti oltre che presidente della Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie. E in quei ruoli, come è normale, aveva grande facilità a incontrare bimbi e ragazzini anche fuori dal controllo dei genitori. Secondo le investigazioni dei Carabinieri ne ha approfittato per cercare di rastrellare potenziali giovanissime vittime.

    «La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – si legge nell’ordinanza del gip – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo».

    Il sessantenne è riuscito nel suo intento almeno in un caso, quello del ragazzino che secondo il pubblico ministero ha ricevuto da lui parecchi soldi su una Postepay che l’indagato aveva consegnato al minore. La prima volta, la vittima aveva 13 anni. «Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi» ha detto il ragazzino ai Carabinieri che lo hanno interrogato, confermando le violenze, proseguite fino allo scorso mese di giugno, quando è scattata la prima perquisizione a casa dello scolopio. Il minore ha detto di non essere stato costretto e di aver accettato le “attenzioni” del sacerdote per i regali che lui gli faceva. Nell’ordinanza del gip Milena Catalano si legge di «almeno 5 mila euro», una console Nintendo e altre cose costose, come gli abiti firmati. Da qui l’accusa di prostituzione minorile per il sacerdote, perché un minore non può essere consenziente.

    Il primo contatto tra Melis e la vittima è avvenuto in parrocchia. I genitori si erano accorti che il sacerdote aveva una predilezione per il figlio, forse anche dei primi regali, quindi gli avevano raccomandato di non trovarsi mai da solo con lui e di non accettare alcunché. Ma le violenze erano già cominciate e non sono state interrotte, badando bene a non insospettire ulteriormente i genitori.

    Quando il minore si è trasferito a Genova, lontano da controllo della famiglia, per frequentare le scuole superiori, il padre scolopio ha avuto campo libero. I dettagli si possono leggere nelle chat tra lui e la vittima, che il sacerdote sessantenne chiama “tesoro” e “amore”. Nella chat scorrono foto con espliciti contenuti sessuali e gadget erotici che nulla lasciano all’immaginazione.

    Andrea Melis, oltre che per violenza sessuale e prostituzione minorile, è accusato anche di tentata violenza sessuale. Questo perché nelle chat gli investigatori hanno trovato le pressioni del sacerdote sui minori per tentare di incontrarli da soli, confermate nel corso degli interrogatori da alcuni di questi.

    Lo scolopio, che abitava nella sede di via San Bartolomeo degli Armeni della onlus Fondazione Padre Assarotti, scuola paritaria per l’infanzia e primaria e istituto per sordomuti Onlus, cercava di attirarli nel suo domicilio per poi offrire loro anche alcolici, sigarette elettroniche, abbigliamento di marca e in qualche caso anche denaro nel tentativo di convincerli ad approcci di carattere sessuale, che cominciavano con baci sulle guance e sul collo.

    Oltre che dai messaggi, l’attività di “dragaggio” di potenziali partner sessuali minori che si concedessero a lui è confermata anche da alcuni ragazzini oggetto delle sue malsane attenzioni. Uno dei minori ha detto ai Carabinieri da sapere da un compagno che Melis regalava sigarette elettroniche, raccomandando di non dire niente ai genitori. Ma uno di questi, un quindicenne, ha raccontato tutto e i genitori hanno subito denunciato. Il ragazzo aveva scritto al prete che non sarebbe andato di nuovo a casa sua da solo e che se fosse tornato a incontrarlo nel suo appartamento all’interno della struttura scolastica religiosa lo avrebbe fatto con un amico. «Non insisto – gli aveva scritto il sacerdote -, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo». E al diniego di tornare da solo a casa sua, lo aveva accusato di non provare per lui «un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff», cioè ai giochi tecnologici e alle sigarette elettroniche.

    Tra i tanti ragazzi che il prete aveva cercato di adescare ce n’è stato uno che ha capito immediatamente a capito le intenzioni malsane del sessantenne e alle sue richieste, prima di bloccare il numero telefonico di Melis, ha risposto con un messaggio vocale molto chiaro «Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…». E così è stato.

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

  • TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    Nove anni di carcere per aver abusato di due minorenni.

    Si era concluso così il 7 marzo scorso il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Ma la Procura di Tivoli non condivide le conclusioni del Tribunale.

    Per questo lunedì 15 luglio il Procuratore della Repubblica Francesco Menditto e la sostituta Procuratrice Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta, hanno depositato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione contro la sentenza emessa nei confronti di Mirko Campoli per gli abusi sessuali su due minori.

    Un ricorso lungo ben 12 pagine in cui vengono elencate minuziosamente le motivazioni rispetto alla richiesta di un aumento della pena e dell’applicazione di misure di sicurezza.

    Lo scorso 7 marzo, davanti al Giudice per l’udienza preliminare Emanuela Maria Francini, l’ex Presidente dell’Azione Cattolica di Tivoli è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su due ragazzi di 13 e 16 anni, Matteo Toselli e Edoardo Gualerni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni, e condannato a 9 anni di reclusione in carcere.

    Il Giudice ha inoltre condannato Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’insegnamento nonché al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore di Matteo Toselli, di 10 euro a favore di Edoardo Gualerni e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo, attraverso l’Avvocato Pasquale Lattari.

    Una sentenza che aveva visto, subito dopo la lettura, le vittime e i familiari abbracciarsi e scoppiare in lacrime.

    Una sentenza giusta? Una sentenza adeguata?

    Il Procuratore Menditto e la sostituta Armanini non sono di questo parere. Il ricorso in Cassazione verte su due punti in particolare: determinazione della pena detentiva di nove anni e mancata applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.

    Secondo i magistrati, nella determinazione della pena, il Tribunale non ha valutato interamente i gravissimi elementi emersi nei confronti di Campoli. Circostanze fondamentali come la minore età delle vittime, la loro condizione di inferiorità fisica e psichica e il ruolo rivestito da Mirko Campoli.

    L’ex insegnante di Religione aveva approfittato delle due vittime beneficiando della sua posizione di educatore, nel caso di Edoardo Gualerni, e di “padrino” nel caso di Matteo Toselli.

    Estrema fiducia, vicinanza simulata, ingannevole affetto, circostanze in cui il carnefice si trovava solo con i ragazzi: così Mirko Campoli era riuscito ad attirare nella sua trappola le giovani vittime.

    Secondo i magistrati, l’impatto del reato di abusi sessuali va commisurato proprio sulle particolari circostanze personali in cui si trovavano Matteo ed Edoardo.

    Di qui, la richiesta di aggravamento della condanna.

    Nel ricorso in Cassazione la Procura sottolinea la personalità negativa di Campoli, in particolare il suo tentativo di screditare, come nel caso di Edoardo Gualerni, oppure provando a ridimensionare i fatti, come nel caso di Matteo Toselli: circostanze che proverebbero il disperato tentativo di salvaguardare la propria persona e ricercare miseramente una riduzione della pena.

    Inoltre i magistrati non condividono l’applicazione da parte del Tribunale di Tivoli soltanto di alcune misure di sicurezza personali anziché di tutte quelle previste dalla norma, come il restringimento dei movimenti e della libera circolazione, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati abitualmente dai minori e l’obbligo di informare le forze dell’ordine sulla propria residenza e i propri spostamenti, in modo da tutelare tutti quei minori che potrebbero venire a contatto con Mirko Campoli.

    Il procuratore e la sostituta procuratrice richiedono l’annullamento della sentenza o una pena di 10 anni di reclusione, oltre all’applicazione di tutte le misure di sicurezza previste, come già proposto nel processo del 7 marzo scorso.

    “Non siamo animati da sete di vendetta – commenta il legale delle vittime, l’Avvocato Michele De Stefano – Nessuna sentenza e nessun risarcimento riusciranno mai a ripagare i ragazzi del dolore subito.

    Sono cicatrici che avranno per sempre sulla pelle e con cui saranno costretti a convivere per tutta la vita.

    Vogliamo solo che a Mirko Campoli venga applicata la pena più severa possibile prevista dalla legge”.

    (Claudia Santolamazza)

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

  • Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Una nuova iniziativa in linea con la continuità di informazione e monitoraggio sul territorio che da anni l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO mantiene in Italia. Da 15 anni siamo l’unica fonte di informazione nel paese che si occupa di monitorare e censire dati, come il database dei sacerdoti accusati, di quelli condannati, delle Diocesi non sicure e via dicendo.

    L’iniziativa ha lo scopo di censire, quantificare, informare e dare consapevolezza, questa volta, sull’entità dei sopravvissuti prodotti in Italia dal clero cattolico, in un arco temporale di circa 25 anni.

    Parliamo di migliaia di persone cancellate dalla memoria collettiva della società le cui violenze e storie stanno riemergendo dall’analisi di atti giudiziari, denunce, vecchi articoli di cronaca e così via, che da circa un mese stiamo censendo ininterrottamente e che contiamo di presentare pubblicamente, il prossimo settembre.

    Un lavoro certosino in quanto non abbiamo solo contato le vittime ma ne abbiamo catalogato anche il sesso, l’età, la zona geografica nonché l’eventuale impunità da parte dei due tribunali, quello italiano e quello canonico. Dato quest’ultimo che permetterà un’ulteriore valutazione sulla Giustizia resa a chi è stato vittima, quindi l’effettiva efficacia o fallimento delle leggi attuali, sia dello Stato, sia della Chiesa.

     

    Ma c’è di più!

    Il censimento infatti, oltre ai sacerdoti, sarà allargato anche ai laici, catechisti, insegnanti di religione e tutto quell’indotto che spesso, approfittando del ruolo di fiducia e del contatto con i minori, commette abusi.

    Ci saranno anche le suore e i sacerdoti abusati, ancora oggi un tabù difficile da scardinare ma che tuttavia, soprattutto ultimamente sta emergendo e crediamo che questo sia un modo per incoraggiarli ad unirsi a questa comune lotta. Una categoria le suore e i preti, mai censita da nessuno, soprattutto dalla chiesa e dai suoi stessi report, nei quali il dato è puntualmente omesso.

    Un lavoro di denuncia molto forte e rappresentativo del grave stato di inerzia che in Italia i cittadini subiscono, in particolare dallo Stato, l’unico in Europa da 15 anni a non aver intrapreso nessuna iniziativa di contrasto in materia, lasciando in tutta l’umiliazione delle stesse Istituzioni (deferite dall’Associazione all’ONU che già nel 2019 ne esprime la forte preoccupazione e raccomanda all’Italia solleciti interventi), spazio di gestire la cosa a chi in realtà, dovrebbe essere investigato, come accade nelle altre nazioni, per i crimini commessi dal personale ecclesiastico, che spesso ha persino coperto.

    Sarà un lavoro intenso, ma le poche centinaia di casi al momento analizzati hanno restituito già migliaia di vittime sopravvissute che neppure noi, che da 15 anni in Italia censiamo il fenomeno, mai ci saremmo aspettati di ottenere.

    Saranno inseriti separatamente anche i dati forniti dagli unici report ufficiali CEI.

    La scelta di separarli dal nostro censimento è dovuta alla fumosità degli stessi, privi di collocazione geografica, indagini su eventuali altre vittime oltre al singolo denunciante e tanti altri dettagli come eventuali processi canonici, sanzioni e attuale collocazione, che CEI ha omesso puntualmente dai suoi report, rendendoli incompleti ed incompatibili con il dettaglio minimo che abbiamo stabilito come parametro nei nostri.

    Se pure i dati siano già online in quanto dobbiamo censirli e inserirli uno a uno e, data la complessità del sistema che li restituirà in tempo reale, abbiamo preferito poterlo testare.

    Al momento la sezione di questo portale che abbiamo chiamato “Le nostre storie” resta comunque oscurata al pubblico fino alla presentazione di settembre, data ancora da destinarsi.

    L’Osservatorio Permanente

  • Carpineto Romano: Entra in carcere Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in 3° grado

    Carpineto Romano: Entra in carcere Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in 3° grado

    Condannato anche in 3° grado dove la cassazione rigetta il ricorso di Carlos Alberto Pérez, il prete pedofilo colombiano introdotto in Italia, a Carpineto romano dove nell’omertà della chiesa, che malgrado avesse ben documentata la situazione dal 2018, lo ha irresponsabilmente rimesso a contatto con i minori.

    Così, il 25 aprile 2022 a Carpineto Romano, una cittadina in provincia di Roma, viene arrestato il sacerdote colombiano di 40 anni Carlos Alberto Pérez Arco, accusato di pedofilia ai danni di altri due bambini, questa volta però in Italia.

    Questa mattina il sacerdote è stato portato in carcere dove dovrà scontare una pena di sette anni.