Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Da Napoli a Pavia sotto falso nome: “è uno scandalo fa catechismo”. E lui scappa

    Ferruccio Sansa

    “È stato il vescovo ausiliario di Napoli a chiederci di ospitare quel sacerdote. Ma non ci ha detto che era accusato di pedofilia. Ha detto solo che aveva un esaurimento nervoso. Per di più quel prete aveva un nome falso”. Don Simone Baggio, parroco di Montù Beccaria (Pavia), giura che non sapeva nulla. E non sapevano niente nemmeno decine di parrocchiani che hanno affidato i loro figli per il catechismo a un sacerdote accusato di abusi sessuali.

    Una vicenda che fa tremare la diocesi di Napoli da cui proviene don Silverio Mura che copriva la sua vera identità con il nome di Saverio Aversano (cognome della madre).

    Tutto comincia il 7 marzo quando Le Iene trasmettono un servizio sulle accuse a don Silverio. E in paese qualcuno strabuzza gli occhi: “Ma quello è don Saverio, il sacerdote ausiliario che dal 2016 è ospite in parrocchia”. Finalmente la notizia arriva ai genitori dei bambini: “Siamo rimasti di sasso. Tutti i sabati noi affidavamo i nostri figli di otto anni a quel prete. Stava da solo a insegnare catechismo nella canonica di San Michele Arcangelo”, cerca di trattenere la rabbia Simona Cremonesi che con le altre mamme ha creato un gruppo. Tutte insieme hanno cercato don Silverio: “Siamo andate in parrocchia, ma lui era sparito con la sua Punto scura. È scappato, poche ore dopo essere stato nelle nostre case a benedire. Il farmacista dice che la sera prima ha fatto incetta di medicinali”.

    Chissà dov’è finito, forse in Sardegna, forse a Milano. “Gli ho detto che non poteva più stare qui. Lui mi ha risposto che era distrutto, che quelle accuse erano false. Ma qui non poteva stare”, racconta don Simone. La voce spezzata, per la disperazione e la rabbia: “Nessuno ci ha detto niente. E neanche i miei superiori sapevano. Perché la richiesta di ospitarlo veniva dal vescovo vicario di Napoli. E lui ha parlato solo di depressione, ci ha chiesto di ospitare quel prete che avrebbe potuto darmi una mano”. Addirittura la posta era indirizzata a don Saverio Aversano, il nome falso.

    Fu il Fatto a svelare la storia di Diego E. (il nome è di fantasia), una guardia giurata napoletana oggi quarantenne. Nessuno smentì le sue parole. “Era il 2010 – racconta Diego – un giorno all’improvviso fui preso da un crisi di panico. E dentro di me si riaprì una voragine: rividi gli abusi che avevo subìto dall’insegnante di religione quando avevo 13 anni. E io sono solo una delle vittime, ce ne sono almeno altre dieci”. Diego, che nel frattempo si è fatto una famiglia, decise di denunciare: “Un giorno alla mia porta si presentarono delle persone. Dissero di venire per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Mi offrirono una busta bianca, dentro c’erano 250 euro”. Ma Diego è andato avanti: “Non è solo il male che hanno fatto al mio corpo. È il dolore perché la denuncia che ho presentato non è andata avanti per la prescrizione. È l’umiliazione di essere trattato come un pezzente”.

    Diego ha scritto al Papa e dalla Segreteria di Stato è arrivata una lettera firmata dall’arcivescovo Angelo Becciu: “Ella ha confidato al Santo Padre una particolare situazione… Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria… Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente”. Don Silverio non è mai stato processato perché i fatti – se fossero dimostrati – sono prescritti. Ma nei mesi scorsi Papa Francesco ha detto che per il Vaticano il caso è ancora aperto. “Intanto, si diceva, don Silverio era in un convento. Invece era in una parrocchia e diceva messa. Per di più sotto falso nome.

    Questo getta delle ombre pesantissime sulla Curia di Napoli e mette in discussione la volontà del Vaticano di combattere la pedofilia”, commenta Francesco Zanardi che con la rete L’Abuso è stato il primo a seguire il caso. Oggi Diego aspetta ancora risposte, mentre la sua vita è devastata: “Ho avuto delle crisi nervose, mi hanno tolto il porto d’armi che per una guardia giurata è tutto. Ogni volta che andavo in Curia loro chiamavano la polizia”. Ma attende risposte anche la gente di Montù: “Il primo contatto dei nostri bambini con la Chiesa è stato un prete accusato di pedofilia. Abbiamo perso la fiducia. Ora devono dimostrarci che possiamo credere in loro”. Ed è rimasto solo anche don Simone, il parroco: “I miei fedeli sono in crisi. E li capisco. Anch’io sono in una crisi profondissima”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 22-3-18

  • Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua presunta vittima, Diego Esposito, stanco delle sue denunce alla diocesi rimaste inascoltate, disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete L’ABUSO.

    Circa 2 giorni dopo rintracciammo il sacerdote, con grande stupore di Diego scopriamo che insegna ancora religione come quando adescò lui. Lavora a poco più di un chilometro dalla sua abitazione, presso l’Istituto alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012 – 2013.

    Pochi giorni dopo scompare dall’istituto e anche dal palinsesto degli orari grazie al quale eravamo riusciti a rintracciarlo.

    Si perdono temporaneamente le tracce ma l’anno scolastico successivo 2013 – 2014, questa volta grazie alla segnalazione di alcuni studenti che avevano visto le foto segnaletiche che l’associazione aveva diffuso, lo troviamo sempre come docente di religione, questa volta presso una scuola media di Napoli.

    Da quì in poi interromperà l’insegnamento e di lui perderemo le tracce sino al novembre 2016 quando viene segnalato presso una comunità per sacerdoti con problemi in provincia di Perugia. I motivi di quella sua interruzione dell’insegnamento e il suo trasferimento a Perugia, dalla segnalazione sembrerebbero non essere dovuti alle accuse di pedofilia, ma bensì a problematiche legate all’anziana madre che accudirà fino alla morte che risale a poco più di un anno fa, proprio in concomitanza con il suo incarico a  Montù Beccaria dove scopriremo essere diventato don Saverio Aversano (cognome della madre).

    Non si sa se ridere o se piangere, certo è imbarazzante, secondo alcuni giornali la Santa sede avrebbe riaperto il caso e questo sarebbe avvenuto all’insaputa della vittima e circa un mese prima che si scoprisse che invece era nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria, dove continuava a stare a stretto contatto con minori e da dove per l’ennesima volta scomparirà, ancora protetto dai suoi superiori e dalla tolleranza di papa Francesco.

     Redazione

  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi

  • Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Si faceva chiamare don Saverio. Un nome non molto diverso da quello reale, Silverio, ma comunque falso. È l’ultimo atto della vicenda a tinte fosche che fatto visto balzare il piccolo comune di Montù Beccaria agli onori delle cronache nazionali dopo il servizio della trasmissione Le iene in cui venivano intervistate due presunte vittime di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali ai danni di diversi adolescenti trasferito lo scorso anno in gran segreto proprio nella parrocchia di Montù, in una sorta di esilio tra i vigneti per sfuggire al clamore mediatico.

    Diversi residenti, tra cui anche i genitori di bambini a cui il prete napoletano accusato di pedofilia ha fatto catechismo negli ultimi mesi, assicurano che al suo arrivo, l’anno scorso, era stato presentato come don Saverio e che tutti, compreso il parroco don Simone Baggio, erano all’oscuro dei trascorsi di don Silverio e delle pesantissime accuse a lui rivolte.

    Accuse talmente pesanti e così ben descritte dai suoi accusatori intervistati dalle Iene, che hanno convinto papa Francesco a far riaprire il caso, archiviato un paio d’anni da dalla commissione d’inchiesta interna al Vaticano. Ma la vicenda che sta tenendo banco sulle colline dell’Oltrepo orientale e ha fatto venire la pelle d’oca a tanti genitori ignari che avevano affidato ai suoi insegnamenti i propri figli, sta diventando un giallo. Perché il prete accusato di pedofilia, dopo il servizio delle Iene, ha lasciato Montù senza preavviso per raggiungere una destinazione al momento ignota.

    Alcuni dicono che si trovi a Milano, altri in Sicilia o che si rientrato nel napoletano, da qualche parte. E intanto, le reti anti abuso si mobilitano, puntando il dito contro la decisione dei superiori di don Silverio che l’hanno rimesso a contatto con gli adolescenti, solo spostandolo a quasi mille cilometri da casa.

  • «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    MONTU’ BECCARIA. Anche il parroco ha fatto un cenno alla questione, ieri mattina, al termine della messa domenicale, ribadendo di non sapere nulla del passato di don Mura fino al servizio delle Iene e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. La comunità di Montù Beccaria è scossa dal caso di don Silverio Mura, che se ne è andato dal paese oltrepadano nei giorni scorsi. Il sacerdote di Ponticelli (Napoli) era a Montù da circa un anno. E’ coinvolto in un presunto caso di pedofilia, su cui di recente, per volere di papa Francesco, è stata riaperta l’inchiesta, chiusa due anni fa. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi era sulle colline dell’Oltrepo, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte il parroco di Montù, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio. Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del passato del sacerdote, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato il 40enne che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. E’ stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia. Ed è subito scoppiata la polemica, tanto che il sindaco Amedeo Quaroni, che era fuori sede, è dovuto rientrare in paese e a Montù è arrivato padre Egidio Pittiglio, parroco fino al 2014 e ora Superiore della Congregazione, che ha sedi a Visciano, Nola e anche in Veneto. Il sindaco cerca di abbassare i toni: «Io non sapevo nulla e nemmeno il nostro parroco era a conoscenza di questa situazione – commenta Quaroni -. Tra l’altro, quando ho chiesto informazioni sul caso, il sacerdote era già stato allontanato. Chiedo a tutti di usare la massima prudenza». A Montù nessuno ha mai espresso lamentele sul comportamento del sacerdote.

    La versione è stata confermata anche dal parroco, che ieri mattina, al termine della messa, ha ribadito di non sapere nulla del passato di don Silverio e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. Tanto che, nel giro di qualche giorno, don Silverio ha lasciato Montù Beccaria per un’altra destinazione. I montuesi, però, non nascondono il loro disappunto per la presenza del sacerdote nella loro comunità: «Quando abbiamo visto il video siamo rimasti scioccati anche perché, per qualche tempo, don Silverio ha fatto anche catechismo ai nostri bambini – afferma un residente -. Bisogna dire che si è sempre comportato bene, ma è vergognoso che il vescovo di Nola dica che era in convento, quando invece era a Montù».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/19/news/non-sapevamo-delle-accuse-di-pedofilia-1.16612595

  • Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    MONTÙ BECCARIA. Era a Montù Beccaria da circa un anno e se ne è andato solo nei giorni scorsi, don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli, in provincia di Napoli, accusato di pedofilia. Di recente è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa per volere di Papa Francesco. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi è stato sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione di cui fa parte il parroco di Montù Beccaria, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la Diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio.

    Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del suo passato, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato Diego Esposito, l’uomo che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni.

    È stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia.

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/18/news/riaperto-il-caso-pedofilia-don-nura-scompare-da-montu-beccaria-1.16606463

  • La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    Altro duro colpo alla credibilità di papa Francesco, e a quella che la stampa ha battezzato come la campagna “tolleranza zero” contro i preti pedofili: una campagna da noi della Rete LABUSO ribattezzata, non per pregiudizio, ma per l’indiscutibilità dei dati alla mano che la contraddicono, la campagna di “tolleranza” per gli abusatori e “zero” per le vittime.

    Lo scorso 17 febbraio, a pochi giorni dall’interruzione dello sciopero della fame di Diego Esposito che con la sua protesta civile, non violenta e inascoltata da papa Francesco, chiedeva verità e giustizia per i presunti abusi subìti dal sacerdote Silverio Mura, alcuni quotidiani e l’agenzia ANSA, davano notizia, confermata anche dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, che papa Francesco avesse riaperto – dopo il primo insabbiamento dell’indagine da parte della diocesi guidata dal cardinale Sepe – il caso di Diego Esposito.

    La Rete LABUSO, di cui Diego Esposito fa parte, smentì immediatamente la fake news vaticana sottolineando che, non solo la presunta vittima, ma neppure il suo avvocato e la stessa associazione, non avevano alcuna notizia a riguardo.

    Ammodernando un pò il termine, quando si dice che le fake news hanno le gambe corte, arriviamo a pochi giorni fa, il 7 marzo 2018 quando un servizio de Le Iene propone proprio il caso del nostro associato, Diego Esposito.

    È proprio in quel servizio che il sindaco di Montù Beccaria (Pavia) – Amedeo Quaroni – riconosce il prete accusato nella trasmissione: esercita e vive in paese, fa ancora il catechista ed è ancora a contatto con minori, come trent’anni fa quando adescò Diego. Proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi riferisco al catechismo, naturalmente.

    Il trasferimento di don Silverio Mura a Montù Beccaria avviene all’incirca un anno fa, presumiamo dopo la morte della madre che, fino ad allora, don Silverio aveva accudito e che da tempo limitava notevolmente la libertà di movimento del sacerdote.

    Certo che la chiesa non si è fatta scrupoli, altro che indagine canonica, altro che prevenzione, dopo il funerale della madre lo ha rimesso subito in pista e, cosa c’è di meglio che un bel paesino di poche anime nel pavese, a 800 km di distanza da Napoli.

    Inutile dire che quando il sindaco di Montù Beccaria ha cercato di avere notizie, don Silverio aveva già preso il volo.

    Sarà andato a fare il processo canonico ?

  • Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

    Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

    Incredulità, sgomento certo, ma anche rabbia e voglia di verità. Sentimenti contrastanti ha destato la notizia del rinvio a giudizio di padre Vladimir Resendiz Gutierrez, già responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo, struttura della congregazione di diritto pontificio che si trova a Gozzano, ma di fatto inattiva da almeno un paio di anni.

    L’ex rettore di fatto è irreperibile in sud America. dopo aver ricevuto un incarico in Venezuela infatti, la sua attuale residenza non sarebbe ancora chiarita e per questo il processo che si aprirà a suo carico, rischia di compiersi senza l’imputato alla sbarra.

    L’inchiesta sarebbe partita dalla denuncia di almeno tre giovani oggi maggiorenni e dai loro racconti di vita collegiale, emergerebbero in tutta evidenza torbide vicende di abusi, con Gutierrez che dall’alto della sua posizione dominante, avrebbe esercitato un controllo ed una pressione psicologica che andava persino oltre la devianza sessuale.

    La notizia ha destato molto scalpore nel Cusio, in particolare proprio a Gozzano, ma tutto il novarese ha legami con i Legionari gozzanesi, visto che nel corso degli anni, sono molti i giovani delle varie comunità cristiane locali, che proprio in riva al lago d’Orta hanno trascorso brevi periodi di ritiro spirituale, vivendo a stretto contatto con i seminaristi e con lo stesso padre Gutierrez.

    Sulla pagina facebook “Sei di Gozzano se” chi è cresciuto, ha frequentato o semplicemente incrociato i Legionari ed i giovanissimi ospiti in città, ricorda episodi di vita vissuta e manifesta il proprio sconcerto. “Non finiremo mai di stupirci….quello che di solito si viene a sapere e una minima parte….un bellissimo posto un parco immenso in cui io negli anni 70 andavo al doposcuola” scrive Raimondo. Molti i commenti di sdegno, molti altri di solidarietà: “Orrore poveri ragazzi” ha scritto Laura, mentre Luisa ha nella mente immagini malinconiche:”Quelle poche volte che li vedevi in giro.. mi colpivano le loro facce tristi.. poveri ragazzi…”. Ma c’è anche chi non sembra troppo sorpreso:”L ho sempre sospettato! Ho avuto solo conferme!” dice Alessio e lo conferma Maria “Ho sempre sospettato falsità per quel poco che potevo vedere quando tornavo a Gozzano”.

    Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

  • PRESUNTA PEDOFILIA – Il Molise e “Le Iene” , nuovo episodio

    PRESUNTA PEDOFILIA – Il Molise e “Le Iene” , nuovo episodio

    PRESUNTI ABUSI IN PARROCCHIA – Il clamore mediatico sul caso non accenna a spegnersi.
    Infatti, in prima serata su Italia 1 durante il programma televisivo “Le Iene” è andata in onda, l’intervista a Giorgio Babicz, sul caso di presunta pedo×lia che ha travolto la diocesi di Isernia.

    Una questione denunciatata da Giorgio Babicz, il 34enne polacco che in gioventù ha vissuto in un piccolo centro della provincia pentra insieme a un sacerdote, suo connazionale. Il prete in questione, dopo un periodo trascorso di recente nella città natale, è tornato in Molise e sta svolgendo normalmente il suo ministero. Continua a celebrare la messa e a insegnare catechismo ai bambini.

    Ricordiamo che solo qualche settimana fa, Matteo Viviani, volto noto del programma ‘Le iene’ di Italia 1 ha raggiunto il piccolo centro alle porte del capoluogo pentro, per cercare di raccogliere la versione del prete accusato.

    Nella stessa giornata, riuscì a parlare anche con monsignor Camillo Cibotti. Com’è noto il vescovo ha chiesto perdono alla presunta vittima e più volte ha ribadito che è nell’interesse di tutta la Chiesa arrivare alla verità. All’epoca dei presunti fatti, il sacerdote deteneva la tutela del ragazzo. Lo aveva portato in Italia, col placet dei genitori, per concedergli un’opportunità di vita più agiata e così lo ha ospitato nella casa canonica.

    Secondo la versione di Babicz quello si sarebbe trasformato nel luogo degli abusi. È lì infatti che, sulla base di quanto riferito dal 34enne, il prete avrebbe cercato e ottenuto, in molte occasioni, un contatto intimo con lui. Jan Mazurkiewicz

    PRESUNTA PEDOFILIA – Il Molise e “Le Iene”, nuovo episodio

  • Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    L’ex parroco di Sant’Antonio di Valli del Pasubio, don Giovanni – detto Gianni – Baccega, non commise alcun atto riconducibile a molestie sessuali nei confronti di due giovanissime sorelle, adolescenti all’epoca – tra il 2007 e 2008 – dei fatti contestati. Lo riporta oggi il Giornale di Vicenza. Il sacerdote, sospeso dalle sue funzioni di pastore da quattro anni in attesa della conclusione dell’iter giudiziario, aveva sempre proclamato la sua innocenza. “Assoluzione perchè il fatto non sussiste” la formula che lo scagiona, in barba alle richieste di risarcimento danni mosse dalla madre delle presunte vittime – ora maggiorenni – e dai due anni e tre mesi di condanna proposti dalla procura.

    L’accusa verso il prelato, che oggi ha 82 anni e si è ritirato in pensione a Crespano del Grappa, fu di quelle più infamanti: aver molestato due ragazzine adolescenti, figlie di un amico di vecchia data residente altrove ma rimasto in contatto con don Gianni, approfittando del suo ruolo di ministro religioso durante le confessioni. A tutela delle minori, residenti nel vicentino, non venne rivelata la loro provenienza. Sempre secondo la versione dei fatti proposta in tesi accusatoria l’anziano sacerdote avrebbe “allungato le mani” in più occasioni nei confronti in particolare della maggiore delle due sorelle, allora quindicenne, e una sola volta invece rivolgendo le attenzioni alla minore, di 13 anni.

    Il tutto avvenne a cavallo del 2007 e 2008, tra l’estate e la susseguente primavera, durante le visite della famiglia nella vallata altovicentina, con la denuncia scattata invece circa cinque anni più tardi dopo le confessioni delle figlie alla madre. L’ex parroco ammise solo una “innocente carezza” sulla schiena della più piccola, nulla di morboso, dunque, secondo le controdeduzioni emerse nel corso del dibattimento in aula, nè imputabile di un reato.

    Durante il quale spuntò fuori, secondo il racconto leggibile sulle pagine del quotidiano berico, una lettera di possibile pentimento scritta di proprio pugno da don Gianni e rivolta alla famiglie delle due giovani nel frattempo cresciute e divenute giovani donne. Conteneva effettivamente delle scuse – che di fatto in un primo momento sembravano aggravare la posizione del prete – offerte citando un passo del Vangelo di S. Giovanni, ritrattate e spiegate in aula.

    L’intricata vicenda legale è durata più di quattro anni, e oggi è sulla via della conclusione: secondo il collegio di giudici preposti non sarebbero emerse prove inconfutabili della colpevolezza dell’anziano sacerdote padovano, originario di Fontaniva. La sentenza, inoltre, annulla di fatto la richiesta di risarcimento danni estesa alla Diocesi di Vicenza, un “caso” che aveva suscitato un interesse parallelo, anche nel diritto canonico, trattandosi di un’inedita chiamata in causa della curia a risarcire – si parla di una cifra vicina ai 100 mila euro – in sostituzione di un proprio sacerdote nullatenente.
    Ma il… nulla di fatto, sentenza alla mano, lascia invariato lo status quo attuale.

    https://www.ecovicentino.it/cronaca/assolto-lex-parroco-accusato-di-molestie-su-due-sorelle-allepoca-adolescenti/