Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Colpi di scena al processo dell’ex prete di Rozzano accusato di pedofilia

    Colpi di scena al processo dell’ex prete di Rozzano accusato di pedofilia

    La Diocesi accusata di “omessa vigilanza” e intanto nei giorni scorsi alla famiglia sono stati versati 100mila euro perché ritiri la costituzione di parte civile

    Non mancano i colpi di scena nel processo a carico di don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia per presunti abusi su un ragazzino, che si sta celebrando al Tribunale di Milano.  Sono due le novità che emergono dal dibattimento. La prima riguarda la famiglia della vittima che avrebbe ritirato la costituzione di parte civile. Il motivo? Le sarebbero stati accreditati centomila euro come risarcimento. Il problema è che non è ancora chiaro chi li abbia versati.

    Il silenzio

    La seconda novità riguarda la diocesi milanese. Dalle carte raccolte dagli investigatori e consegnate ai giudici, emergerebbe il coinvolgimento di Mario Del Pini e Pierantonio Tremolada, arcivescovi di Milano e di Brescia. Secondo l’accusa, entrambi sapevano quel che combinava Mauro Galli ma tutti e due prima hanno taciuto, poi hanno permesso che il prete pedofilo continuasse la sua attività a contatto con i bambini.

    Invito a…

    La vicenda ha inizio del 2011. Un quindicenne conosce don Mauro Galli e, qualche settimana dopo, il prete lo avrebbe convinto a dormire con lui nel letto matrimoniale di una casa di proprietà della chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano dove don Galli abitava. La violenza sarebbe avvenuta a conclusione di una giornata di studio e di preghiera. Già il giorno dopo, a scuola, gli insegnanti del ragazzo si accorgono che c’è qualcosa che non va e allertano la sua famiglia.

    Gestire l’emergenza

    I genitori indagano, il figlio sconvolto racconta. Il problema è che, invece che dai carabinieri a denunciare la violenza, vanno dal parroco. È l’antivigilia di Natale. A Rozzano arriva Del Pini, arcivescovo vicario di Milano, che deve gestire l’emergenza. Don Galli confessa all’alto prelato di avere invitato il ragazzino a dormire, che si erano coricati insieme, ma di averlo abbracciato solo per evitare che cadesse dal suo letto.

    L’amara scoperta

    Il prete viene trasferito immediatamente con la promessa fatta ai genitori del ragazzo che sarebbe stato tenuto lontano da altre potenziali vittime. Il guaio è che qualche mese dopo, la stessa famiglia scopre che Don Galli è stato incaricato di presiedere un’altra parrocchia, a Legnano. Il suo ruolo? Responsabile della pastorale giovanile!!!! Padre e madre chiedono allora udienza al cardinale Scola che li rimbalza ai suoi più stretti collaboratori, Tremolada e Del Pini.

    La denuncia

    Scottata dai precedenti, i due registrano entrambi gli incontri. Dai quali emerge il gioco dello scaricabarile dell’uno e dell’altro prelato, assieme a tentativi maldestri di giustificare o difendere don Galli. Vista l’inerzia dei religiosi, parte la denuncia e, alla prima udienza del processo, i legali della presunta vittima tirano in ballo la Diocesi e l’accusano di “omessa vigilanza” depositando le registrazioni degli incontri con i due arcivescovi.

    Il comunicato

    In un comunicato, la Diocesi si discolpa e sottolinea di aver “gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale”. Intanto, prima che luce sia fatta, qualcuno avrebbe versato 100mila euro per far ritirare la costituzione di parte civile.

  • Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

    Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

    Di Francesco Zanardi

    Facendo qualche riflessione, con un pizzico di meritata ironia voglio commentare quanto pubblicato sul sito CHIESADIMILANO.IT , in un articolo titolato “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”, nel quale la diocesi milanese dà una sua versione della vicenda che vede imputato con l’accusa di abuso di minore don Mauro Galli, un giovane sacerdote della diocesi che nel 2011 avrebbe abusato di un parrocchiano all’epoca dei fatti minorenne.

    Secondo “la verità dei fatti” esposti dalla Chiesa di Milano che, va detto, in questi mesi non ha mai replicato a un solo comunicato ufficiale della Rete L’ABUSO, si propone di fare chiarezza sull’articolo pubblicato da un quotidiano che non cita, probabilmente IL GIORNALE uscito per primo sul caso Galli e che a differenza di altri si è preoccupato di recarsi al processo e interpellare anche la presunta vittima.

    Secondo CHIESADIMILANO.IT “L’articolo in questione omette dei fatti fondamentali per comprendere correttamente la vicenda. Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola “abuso” si manteneva distante dal racconto della vicenda.  E infatti solo nel luglio 2014 il legale della presunta vittima ha presentato la denuncia querela.”

    Di qui ne deducono che: “Quindi né monsignor Mario Delpini, né monsignor Pierantonio Tremolada, né il cardinale Angelo Scola e altri responsabili dell’Arcidiocesi di Milano hanno coperto o insabbiato alcun reato.”

    Va detto che dopo tre anni di incontri e di denunce ben documentate dai nostri assistiti ma inascoltate dalla diocesi alla quale la presunta vittima e la famiglia da bravi cattolici si erano affidati, delusi, si rivolgono all’Autorità Giudiziaria ed è proprio da quei verbali che monsignor Mario Delpini in persona smentisce quanto scritto da CHIESADIMILANO.IT.

    Nella deposizione, alla domanda: “conosce don Mauro Galli ?” monsignor Delpini risponde: “si lo conosco, appena nominato fu mandato a Rozzano (MI) presso la parrocchia di Sant’Ambrogio in qualità di diacono, non ricordo esattamente le date … mi sembra di ricordare gli anni 2010/2011, ricordo poi che verso il periodo di Natale 2011/2012 venne trasferito a Legnano presso la parrocchia di San Pietro dove ci rimase alcuni mesi, dopodiché fu ordinato presso l’ospedale Niguarda. IL TRASFERIMENTO DA ROZZANO A LEGNANO FU DECISO DA ME IN PERSONA a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano – Don Carlo Mantegazza – che mi aveva riferito di un ragazzo – di nome “Fausto” (nome di fantasia) – che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli. Don Carlo Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che “Fausto” (nome di fantasia) aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte. io sono quindi andato a Rozzano, ho convocato Don Mauro ”.

    Ma la “verità dei fatti” secondo CHIESADIMILANO.IT continua perché poco più avanti, nel medesimo articolo nel quale sembrerebbe che nessuno avesse neppure immaginato lontanamente l’ipotesi di un abuso, si legge non solo che “nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto” ma che lo stesso “Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale”, ma dimenticano di dire che, naturalmente ai fini cautelativi, viene assegnato alla pastorale giovanile (sic).

    Vien quasi da dire povero don Mauro, solo per aver dormito in un letto matrimoniale con un ragazzo è finito dallo psicologo… Chissà se in via cautelativa a Legnano gli hanno dato un letto singolo…

    Ma non è finita, continuando a leggere “Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché.”

    Ma come? Poco sopra, nell’esposizione scrivono che “Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli” e adesso invece parlano del 2013 ?

    …Passando alle altre testate, pressappoco simile a quello di CHIESADIMILANO.IT quanto riporta il giornale dei vescovi, Avvenire.

    Pope Francis speaks with Italian journalist Andrea Tornielli aboard his flight from Rome to Havana in this Sept. 19, 2015, file photo. Tornielli conducted an interview with the pope on the topic of mercy. The interview is contained in a new book titled, “The Name of God Is Mercy.” (CNS photo/Paul Haring) See POPE-MERCY-INTERVIEW Jan. 11, 2016.

    Più interessante invece la ricostruzione di Andrea Tornielli, per Vatican Insider, nel corpo ripresa con tutte le inesattezze di CHIESADIMILANO.IT ma alla quale si aggiunge un passaggio davvero originale che viene attribuito all’udienza dello scorso 12 dicembre.

    Secondo il giornalista che non era presente, “Al processo è emerso che erano rimasti abbracciati. Ma sia la presunta vittima, sia il sacerdote, concordavano nell’escludere che fosse avvenuto un abuso e cioè che il prete avesse tentato un approccio sessuale molestando il ragazzo”.

    Ero personalmente presente in aula lo scorso martedì e quello che è emerso è ben diverso, l’accusato, dopo aver abbracciato e palpeggiato il minore nelle parti intime, avrebbe tentato di penetrarlo senza però riuscirvi.

    Durante l’udienza è stato più volte ribadito dai vari testi che fin da subito (dicembre 2011, gennaio 2012) il ragazzino era riuscito a dire che don Mauro lo abbracciava “da dietro”, sentiva il suo respiro sul collo, sentiva i suoi piedi che lo toccavano e che lui era paralizzato e non riusciva a muoversi. È stato ribadito che la mattina successiva ai fatti il ragazzo era in stato di shock e la scuola dovette chiamare sul posto di lavoro la madre perché andasse a prenderlo. È stato detto che nei giorni successivi a quella notte il ragazzino stava malissimo, si chiudeva spesso in bagno al buio, urlava, non era possibile avvicinarlo fisicamente, nemmeno la ragazzina che aveva allora poteva più abbracciarlo o avvicinarsi a lui. Difficile dire che “sia la presunta vittima, sia il sacerdote, concordavano nell’escludere che fosse avvenuto un abuso”. Concordavano cosa?

    Sarebbe interessante sapere chi ha fornito quella dichiarazione a Vatican Insider, soprattutto il perché.

    Sempre nella ricostruzione di Andrea Tornielli: “Dopo ulteriore riflessione l’autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili  a monsignor Mario Delpini ..… il 31 ottobre 2012, don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappella ospedaliera in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori”

    Cosa si può intendere per “ulteriore riflessione”? Durante l’udienza è emerso che vi sono stati due incontri tra i familiari del ragazzino, un sacerdote della Parrocchia di Rozzano, e i vertici della Diocesi (il primo con mons. Pierantonio Tremolada e il secondo con mons. Mario Delpini: AGOSTO E SETTEMBRE 2012) al termine del quale mons. Delpini avrebbe dichiarato (ma è agli atti la documentazione) che non aveva fino ad allora compreso la gravità della situazione, nonostante la smentita del sacerdote della Parrocchia. Dunque nel 2012 sposta il don Galli a Niguarda, lontano dai minori, ma NON AVVIA ANCORA L’INDAGINE PREVIA come previsto dalle Linee Guida della Cei, anche in presenza di un presunto abuso.

    Altro particolare che emerge da entrambe gli articoli e che potrebbe aver persino violato l’accordo della riservatezza al quale ambo le parti sono vincolate, è la notizia che sarebbe stato don Mauro Galli a indennizzare la vittima e i suoi familiari escludendo la diocesi e la parrocchia, un particolare che in aula non è emerso in quanto la Corte, con prudenza, si è limitata a chiedere se ci fosse stato un accordo e la sola cifra, senza andare oltre.

    Certo suona un po strano, nei verbali don Mauro si dichiara nullatenente, dove avrà mai preso quei soldi?

    Forse è anche questa una delle tante imprecisioni di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”.

    Zanardi


    Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

  • Vaticano e pedofilia: spunta il nome dell’arcivescovo Delpini, sapeva degli abusi del prete

    Vaticano e pedofilia: spunta il nome dell’arcivescovo Delpini, sapeva degli abusi del prete

    Spuntano i nomi dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini e Pierantonio Tremolada, arcivescovo di Brescia nella storiaccia di abusi sessuali avvenuta a Rozzano, nel milanese nel 2011. Nel corso del processo, riporta il Giornale,al prete accusato di violenza sessuale, è emerso che entrambi sapevano e hanno taciuto permettendo così al sacerdote pedofilo di continuare ad avere a che fare con i bambini  prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. In evidente violazione delle direttive del Vaticano contro i reati sessuali nelle parrocchie. Eppure è stato proprio Bergoglio a designarlo pochi mesi fa.

    I fatti – Le violenze sessuali sono avvenute nell’abitazione privata del giovane prete che chiede e ottiene dalla famiglia il permesso di ospitarlo dopo una giornata di studi e preghiera. Il sacerdote se lo porta a letto, lo abbraccia, lo tocca. Il ragazzino è sotto choc. A scuola gli insegnanti allarmati avvertono i genitori e lui racconta tutto. Loro vanno dal prete prima che dai carabinieri. I fatti sono del 22 dicembre. Due giorni dopo nella parrocchia di Rozzano si precipita Delpini, allora arcivescovo vicario di Milano, il vice del cardinale Angelo Scola. E’ lui a raccogliere le prime ammissioni del prete, che conferma di avere invitato il ragazzino a dormire nel suo stesso letto, e di averlo abbracciato solo per evitare che cadesse.

    Le registrazioni – Il prete viene spostato d’urgenza e i genitori vengono rassicurati sul fatto che sarà curato e isolato in modo che non faccia altre vittime. Nei mesi successivi però la famiglia scopre che il pedofilo è stato solo spostato in un’altra parrocchia, come responsabile della pastorale giovanile. Quindi si rivolgono a Scola che prima dà la colpa a Dionigi Tettamanzi, poi li manda da Tremolada e Delpini. Registrano entrambi gli incontri. Ora sono agli atti del processo. Tremolada difende il prete: “io non posso dire che don Mauro è un pedofilo lo dovremmo aiutare, sicuramente, ma da qui a dire che sicuramente così e che dobbiamo toglierlo da ogni contatto con le persone, ecco qui c’è quello spazio di valutazione di cui noi ci assumiamo la responsabilità”. Delpini ammette di essere stato lui a mandare don Mauro nella parrocchia di Legnano ma dice di essere stato male informato. In ogni caso non lo denuncia per pedofilia né in Vaticano né alla magistratura italiana. Ora la famiglia ha ritirato la costituzione di parte civile dietro il versamento di centomila euro. Non si sa chi li abbia versati.

  • Nelle intercettazioni sul prete pedofilo spunta il nome di Delpini

    Nelle intercettazioni sul prete pedofilo spunta il nome di Delpini

    È una brutta storia di abusi sessuali, una delle tante che purtroppo hanno per protagonista un prete: questa avviene a Rozzano, alle porte di Milano, nel 2011, e viene alla luce molto tempo dopo.

    Ma nel processo in corso al sacerdote accusato di violenza sessuale, fa irruzione una novità che getta una luce ancora più pesante sull’intera vicenda. Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa: sono Mario Del Pini e Pierantonio Tremolada, arcivescovi di Milano e di Brescia.

    Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dal Vaticano per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure proprio papa Bergoglio ha designato Del Pini alla nuova carica, pochi mesi fa.

    La violenza avviene nella abitazione privata del giovane sacerdote, che chiede e ottiene alla famiglia di un ragazzino di ospitarlo al termine di una giornata di studio e di preghiera. E il prete se lo porta a letto. Lo tocca, lo abbraccia. L’indomani, a scuola, è cos’ scioccato che gli insegnanti chiamano la famiglia. I genitori raccolgono le sconvolgenti ammissioni del figlio: sono bravi cattolici, invece che dai carabinieri vanno dal parroco. E qui inizia il loro lungo scontro con il muro di gomma della Curia milanese.

    Siamo a ridosso di Natale, l’episodio avviene il 22 dicembre. Due giorni dopo nella parrocchia di Rozzano si precipita Del Pini,allora arcivescovo vicario di Milano, il vice del cardinale Angelo Scola, inviato d’urgenza a gestire l’emergenza. E’ lui a raccogliere le prime ammissioni del prete, che conferma di avere invitato il ragazzino a dormire nel suo stesso letto, e di averlo abbracciato solo per evitare che cadesse. Il prete viene spostato d’urgenza, e alla famiglia viene garantito che verrà avviato un percorso di recupero e di cura, lontano dai contatti con altre potenziali vittime. Ma nei mesi successivi la famiglia scopre che il pedofilo è stato solo spostato in un’altra parrocchia, addirittura come responsabile della pastorale giovanile: A quel punto, indignati, si rivolgono direttamente al cardinale Scola. Il quale prima cerca di dare la colpa di tutto al suo predecessore, Dionigi Tettamanzi; poi manda a incontrare la famiglia i suoi collaboratori più fidati: prima Tremolada, poi Del Pini. La famiglia registra entrambi gli incontri. E sono queste registrazioni che finiscono agli atti del processo.

    Emerge che Tremolada difende apertamente il prete, io non posso dire che don Mauro è un pedofilo lo dovremmo aiutare, sicuramente, ma da qui a dire che sicuramente così e che dobbiamo toglierlo da ogni contatto con le persone, ecco qui c’è quello spazio di valutazione di cui noi ci assumiamo la responsabilità. Il prelato, insomma, rivendica il buon diritto della Curia di lasciare il prete in condizioni di nuocere. La famiglia, ovviamente, è insoddisfatta, insiste. E tre mesi dopo, a settembre 2012, ottiene di incontrare anche Mario Del Pini. Anche questo incontro viene registrato. Si scopre che Del Pini rivendica a se stesso la decisione di mandare don Mauro nella parrocchia di Legnano. Davanti alle proteste dei familiari, dice di essere stato male informato. Ma anche dopo l’incontro non denuncia il pedofilo né alla Chiesa né alla magistratura italiana.

    Nei giorni scorsi, la famiglia della vittima ha ritirato la costituzione di parte civile dietro il versamento di centomila euro. Non si sa chi li abbia versati.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/nelle-intercettazioni-sul-prete-pedofilo-spunta-nome-delpini-1474335.html?mobile_detect=false

  • MILANO – PROCESSO DON MAURO GALLI

    MILANO – PROCESSO DON MAURO GALLI

    Si è svolta ieri, 12 dicembre 2017, a Milano l’udienza del Processo penale che vede imputato don Mauro Galli, accusato di aver abusato di un ragazzino che, all’epoca dei fatti, aveva 15 anni e frequentava l’oratorio.

    Sono stati sentiti in aula i familiari della presunta vittima che, su richiesta del Giudice Ambrogio Moccia, hanno dichiarato di aver rinunciato alla costituzione di parte civile nei confronti di don Mauro, della Diocesi di Milano e della Parrocchia di Rozzano, perché hanno accolto la proposta di accordo a loro presentata ancora prima dell’inizio del dibattimento.

    Nonostante la Diocesi e la Parrocchia avessero dichiarato tramite una nota ufficiale anche da noi riportata in un precedente articolo, di non sentirsi responsabili in quanto sostenevano di aver agito con scrupolo e coscienza, di fatto apprendiamo nel processo che è stato proposto ed accettato un risarcimento.

    Nel corso dell’udienza è stata valutata positivamente, dal Collegio Giudicante, l’ammissione di prove audio e trascrizioni delle stesse, presentate dal PM Lucia Minutella, relative ad incontri tra i familiari della presunta vittima e membri della Diocesi di Milano: Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Tale documentazione proverebbe in modo inconfutabile che entrambi, già dal 2012, erano a conoscenza del presunto abuso.

    All’epoca di tali incontri mons. Pierantonio Tremolada (recentemente promosso Vescovo di Brescia) era Collaboratore per la Formazione permanente del Clero e Responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata (ISMI: si occupa dei presbiteri del primo quinquennio di ordinazione); mentre mons. Mario Delpini (recentemente promosso Arcivescovo di Milano) era vicario di zona della Parrocchia in cui si sarebbero svolti i fatti e successivamente promosso Vicario Generale della Diocesi di Milano.

    Si apprende che entrambi i monsignori erano stati informati subito, nel dicembre 2011, dal Parroco Don Carlo Mantegazza e dal coadiutore Don Alberto Rivolta e, nonostante questa informazione, non solo non ha preso avvio nessuna indagine canonica, come invece sarebbe previsto dal documento specifico emanato dalla Cei, ma addirittura il sacerdote era stato prontamente spostato in un’altra Parrocchia a occuparsi ancora di pastorale giovanile: Legnano.  Dalla documentazione acquisita si apprende che tale decisione era stata presa da Mons. Mario Delpini, come da lui stesso affermato.

    Mons. Tremolada aveva più volte affermato che la scelta della destinazione di don Mauro Galli ancora con i minori era stata ben ponderata e oculata (scrupolosa e coscienziosa ndr), basata sul fatto che don Mauro era stato ascoltato direttamente da Mons. Delpini pochi giorni dopo l’accaduto e al quale don Mauro aveva per altro confessato di aver portato nel suo letto il minore, avevano pertanto predisposto un “accompagnamento” del sacerdote su più fronti: un colloquio settimanale con il padre spirituale, alcuni incontri con uno psicologo, un affidamento al Decano di Legnano al quale sarebbe stata spiegata la problematica del sacerdote.

    Queste “garanzie” avrebbero dunque permesso all’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini (allora vicario generale) di predisporre la nuova destinazione del sacerdote, dopo questo scrupoloso percorso di accompagnamento di ben 24 giorni dal presunto abuso, in meno di un mese ancora in una situazione di contatto con i minori, responsabile della pastorale giovanile però non più di due oratori ma di ben quattro oratori.

    Analizzeremo bene tutta la copiosa documentazione prodotta dalla procura acquisendo l’intero fascicolo e continueremo a seguire con attenzione le successive udienze, dando già da ora appuntamento al prossimo 8 Marzo 2018 presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano dove verranno ascoltati altri testimoni.

    La redazione

  • PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

    MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

    il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

    quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

    Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

    Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

    Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

    L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

    Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

    Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

    Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi


    TESTO INTEGRALE;

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

       MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

       il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

        «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

        i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

        a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

        denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

        Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

       quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

       se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

       se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

       se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

       se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    CITTA’ DEL VATICANO – «A me non risulta che ci siano stati abusi». Pausa. «Feci fare due indagini immediatamente dopo aver ricevuto le lettere anonime». Pausa. «Non ho mai saputo di ragazzi molestati». Il cardinale Angelo Comastri si difende. In questi giorni ha tranquillizzato diversi genitori che hanno mandato i figli a studiare al pre-seminario in Vaticano, una specie di collegio prestigioso nato negli anni Cinquanta grazie ad un lascito della diocesi di Como per coltivare future vocazioni. Sulla sua scrivania c’è un corposo fascicolo. «Si prenda il tempo necessario e guardi le carte per favore». La vicenda dei chierichetti del Papa è al centro di un caso scabroso, dai contorni sfilacciati. Si trascina sulla base delle rivelazioni di un ex allievo polacco, Kamil Jarzembowski, che ha raccontato in tv e nel libro di Gianluigi Nuzzi di essere stato testimone di giochi erotici tra due compagni all’interno del convitto. Quando la sera le porte delle stanze si chiudevano, avrebbe visto in azione per 140 volte il molestatore, un ragazzo di qualche anno più grande, in seguito ordinato prete. Le rivelazioni di Kamil hanno portato il Vaticano ad aprire a gennaio scorso un supplemento di indagine. Comastri ha trasmesso agli inquirenti il fascicolo contenente tutti i documenti dell’epoca.

    LETTERE ANONIME La prima lettera anonima venne imbucata a Torino il 22 agosto 2012. La firma è illeggibile, uno scarabocchio. Chi scrive dice di essere la mamma di un bambino di 11 anni che ha frequentato per 20 giorni la colonia estiva. Non fornisce nomi, né recapiti per potersi mettere in contatto con chi accusa. «Mio figlio mi ha raccontato che don Enrico ha compiuto gesti nei suoi confronti poco morali ed etici». Don Enrico Radice è il superiore del convitto incaricato di fare da tutor ai bambini. La signora chiede che venga spostato ad un altro incarico, altrimenti, scrive, sarò «costretta ad andare in tv e a rivolgermi alle autorità giudiziarie competenti; ho moltissimi amici che mi intervisterebbero subito su un argomento come questo». Ricevuta la lettera,  Comastri ordinò all’allora vescovo di Como, Diego Coletti – giuridicamente responsabile dello staff del pre seminario – di attivarsi immediatamente per verificare le accuse. Il 27 agosto Coletti informò di avere convocato don Enrico Radice e il suo superiore don Angelo Magistrelli. Entrambi sotto giuramento riferirono di non avere mai sentito di disagi o situazioni morbose.  Coletti fa notare che «la calligrafia della firma è diversa da quella dell’indirizzo sulla busta e sorprendentemente uguale a quella usata da un ex alunno del pre seminario che si esercitò due anni or sono in una abbondante e devastante esercizio di lettere anonime con firme false anche di cardinali per accusare molti ecclesiastici». Per Coletti sembra sufficiente per archiviare il caso. Comastri però insiste e richiede altre misure di precauzione, tra cui il ricambio dello staff al pre seminario. In quel periodo,  di lettere anonime ne circolavano parecchie, per screditare, gettare fango, insinuare dubbi. Venne anche individuato come autore un sacerdote abruzzese che puntava ad entrare nella struttura del pre-seminario. Il Vaticano provvede ad allontanarlo, ma le lettere anonime continuano.

    ACCUSE Un altro ex seminarista nel luglio di quell’anno fece al vescovo di Como il nome di un allievo più grande, divenuto in seguito sacerdote. Lo stesso seminarista accusato anche da Kamil. Coletti ritorna a Roma per raccogliere altre deposizioni sotto giuramento, incontra gli insegnanti, gli inservienti del convitto, i sacerdoti. Il rapporto finale porta la data del 17 gennaio 2014. Coletti scrive: «In merito ai fatti, ho costatato personalmente la loro infondatezza. Le informazioni raccolte depongono in quella linea. Ci sono più di 50 persone disponibili a difendere Gabriele Martinelli mostrando la pretestuosità delle accuse, come pure la macchinazione ordita da XX (il sacerdote abruzzese ndr). Ritengo dunque non sussistere fumus alcuno della gravità dei fatti di cui accusano le persone nelle lettere, ritengo dunque in coscienza non sia necessario procedere ad ulteriora». I genitori sono sconcertati. Le voci all’interno del collegio varcano i confini. Stavolta è una mamma polacca a farsi viva per difendere il collegio. «Noi tutti sappiamo da mio figlio che non sono mai successi in pro seminario casi di pedofilia (…) Voglio dire questa verità perché ci sono persone che vogliono calunniare don Enrico solo per vendicarsi, visto che e’ stato costretto per motivi importanti a mandare via Kamil». I motivi importanti li spiega il cardinale Comastri:  «Kamil scappò per qualche giorno dal collegio per inseguire un ragazzo in una città del Nord Italia».  Il figlio della signora, Michal Brywczinski, descrive i suoi otto anni nel convitto «positivamente. Mai sentito di storie di abusi o molestie quando c’ero io. Mai ascoltato voci nemmeno dopo. Siamo tutti perplessi per quello che sta accadendo. E’ sconcertante». E Kamil? «Quando lui è arrivato per frequentare la prima media io ero già all’ultimo anno di liceo. Ho parlato tanto con lui. Non mi ha mai riferito nulla. Il clima era buono».  Cosa c’è di vero? Cosa è accaduto in quelle stanze? E’ forse venuta a mancare una vigilanza appropriata da parte dello staff interno alla struttura? Dal quadro che emerge sembra che la struttura sia finita nella trama di inconfessabili vendette trasversali interne. Macigni, insinuazioni  terrificanti, ormai difficili da togliere di mezzo anche se ogni passaggio in questi ultimi anni, nel pre seminario, è stato passato sotto la lente d’ingrandimento attraverso due differenti fasi di indagini e una terza aperta da otto mesi. Il cardinale Comastri, sgomento, pensa anche a  Kamil. «Quando venne allontanato, sapevo che aveva difficoltà per poter continuare gli studi, e lo ho aiutato. Lo ho fatto più volte e lo rifarei ancora».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

  • Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    “A 12 anni, io sfruttato e abusato”. La querela di un ex-ospite infanga il nome delle comunità umbre.

    Una nuova e terribile accusa pesa sulle spalle di don Lucio Gatti che, fino a poco tempo fa, gestiva il centro Caritas di san Fatucchio, nel perugino. Già nel gennaio del 2014, il parroco ha patteggiato due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui seguite; ora, il racconto choc dell’ennesima presunta violenza, cristallizzata in una querela depositata in procura dal legale del soggetto coinvolto, l’avvocato Cristiano Baroni di Rete l’Abuso. Il giovane ripercorre, attraverso il dettagliato racconto che ha esposto davanti alle Forze dell’Ordine, il calvario vissuto all’interno delle comunità, ad appena 12 anni; molestie sessuali e sfruttamento lavorativo avrebbero scandito non solo la sua vita, ma anche le interminabili e dolorose giornate di tutti gli altri ospiti.

    Secondo la testimonianza del giovane, le violenze e lo sfruttamento sarebbero state la norma nelle strutture di accoglienza del prete umbro; raccolte nero su bianco, chi narra è ancora un ragazzino all’epoca dei fatti. E’ il 2004, infatti, quando don Lucio pare gli metta per la prima volta occhi e mani addosso: i servizi sociali, su richiesta della madre del giovane, si sono appena accordati con la san Fatucchio per inserirlo in comunità. All’inizio, si parla solo di periodo scolastico, e tutto pare filare liscio; nel 2008, però, quando l’ospite ha già 16 anni, viene trasferito nella casa-accoglienza della parrocchia di santa Maria Maddalena, a Cenerente, il cui parroco era proprio don Lucio che lo accoglie nonostante quella sia una comunità di persone adulte, non riservata ai minori e composta prevalentemente da tossicodipendenti, elementi con disturbi psichiatrici e problemi giudiziari.

    “Qui, ognuno ha l’obbligato a condividere tutto, anche gli indumenti intimi” viene spiegato al ragazzo e lui, controvoglia, ubbidisce. Ubbidisce anche quando gli vendono imposti gli orari cadenzati della giornata. Delle giornate: tutte uguali. “Lavori pesanti” denuncia il giovane, ormai 25enne “che andavano da quelli di muratura per manutentare l’edificio della casa-famiglia, alla raccolta delle olive, fino al facchinaggio pesante”. Tutti lavori che occupavano, indistintamente, maggiorenni e minorenni, per non parlare della totale assenza dei ben che minimi requisiti di sicurezza e senza alcun tipo di protezione idonea. “E poi, c’era la preghiera: obbligatoria.” continua l’ospite “Dalle 18.30 alle 19.30 avevamo una pausa per lavarci poi dovevamo dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dopo c’era la cena e non si andava a letto prima delle 23: prima, però eravamo sempre sottoposti a urla, insulti e prediche”. Nella denuncia del ragazzo, anche pochi i contatti con la madre, sempre estremamente limitati nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità; fra gli ospiti, racconta sempre il nostro contatto, ormai adulto, pare ci sia stato anche chi gli avrebbe consigliato di “stare attento”.

    Don Lucio è considerato da molti soggetti di San Fatucchio come una guida, un fratello; per il nostro giovane, un padre premuroso. Quando viene selezionato, lui e pochi altri ragazzi, per entrare a far parte di una squadra addetta alle pulizie in parrocchia, lui ne è entusiasta; è il suo momento per avere un poco più di libertà e per dimostrare il suo valore, propri agli occhi del sacerdote. Ma proprio quel padre, sempre secondo la querela depositata in Procura, lo avrebbe invitato a sdraiarsi con lui sul letto e poi lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime; inoltre, un altro ragazzo ospite della comunità avrebbe abusato di lui, solo qualche mese più tardi. Il giovane, quindi, racconta di vari spostamenti nelle strutture fra Spoleto a Foligno, avvenuti senza motivi apparenti e sempre con grande rapidità; nella sua ultima casa-accoglienza, arrivato distrutto e turbato dagli eventi, il ragazzo sarebbe stato sedato per mano dei responsabili della struttura che gli avrebbero somministrato dei farmaci calmanti contro la sua volontà.

    http://www.periodicodaily.com/2017/11/02/unaltra-accusa-per-don-lucio-gatti-violenze-e-maltrattamenti-nelle-sue-case-accoglienza/

  • Mi chiamo Francesco (Anna Pia Fantoni)

    Mi chiamo Francesco (Anna Pia Fantoni)

    Un filo apparentemente sottile tra due persone unite nelle stesse battaglie, un filo che si rivela un un forte legame nato dalla drammaticità di due distinte storie.

    Un racconto di Anna Pia Fantoni per Francesco Zanardi, colui che chiama fratello, non di sangue ma è quello che conta di meno.


    Mi chiamo Francesco

    Mi chiamo Francesco e sono un sopravvissuto. Sono stato abusato da un prete a cui mi sono affidato nella mia acre solitudine di adolescente. Io ci sono stato davvero, all’inferno. E se ci penso, da ateo convinto quale sono diventato, sorrido. Anni di terrore, senso di sporcizia, dolore lancinante che ho cercato di attutire in mille modi, tutti sbagliati. Perché quando quello che hai subito è troppo doloroso da ricordare, quando ti sei fidato della persona sbagliata e ancora oggi – a più di 40 anni – ci pensi e ti dai del cretino per non avere reagito, hai bisogno di lenire il tormento, in qualche modo.
    Perché forse l’hai provocato, lo dicono i commenti sui giornali e sui social network perché cazzo tutti sanno tutto e spesso la vittima è stata l’artefice e il dubbio ti viene. Anche se eri solo un ragazzino solo, con una famiglia di merda che di te si sbatteva i coglioni e ti sei unito a un gruppo, a una comunità, per riempire il vuoto lasciato dai tuoi.

    E i predatori lo sanno. Oh, se lo sanno. Ha trovato la vittima perfetta: non sbagliano mai. Riescono sempre a intravedere, tra decine di bambini o ragazzini, quello che ha gli occhi dolci o tristi, quello più mite e gentile, quello che puoi stare sicuro che non dirà niente a nessuno perché nessuno gli crederebbe. Che poi lui era così buono, con i vecchietti e le famiglie. E organizzava anche tante cose per i poveri. Cioè, insomma, era un prete, cazzo, e i preti sono in contatto diretto con Dio e se fossero cattivi Dio li fulminerebbe subito. E poi arriva sempre chi dice che ha mandato i figli in quella parrocchia e non è mai successo niente, quindi sono tutte balle raccontate da feccia in cerca di attenzioni. Ci fossero stati loro, sotto quella merda di tenda durante il campeggio. Quando ha iniziato ad accarezzarmi. Quegli occhi da mangusta e la lingua che gli umettava le labbra a scatti come un cobra. E io. Io paralizzato da quella sorpresa cattiva che non mi sarei mai aspettato di ricevere. Avevo talmente bisogno di un minimo gesto di attenzione che non avevo capito che la mia smania di sentirmi amato gli avrebbe consegnato la chiave per quell’atto brutale rivestito di cura che mi terrorizzava e mi faceva vomitare. E subito dopo la vergogna. Da morirci. E tornati a casa lui che mi lanciava quelle occhiate intimidatorie e allo stesso tempo viscidamente affettuose. E mi continuava a ripetere che io ero speciale e non c’era niente di male in quello che mi faceva, perché dimostrava quanto tenesse a me. Perché mi amava e mi avrebbe protetto da tutto. Ipocrita di merda, con quel collarino bianco da cane fedele. Con tutte le beghine a reggergli lo strascico come a una sposa. E per me solo dolore, ancora. Sempre. Sempre. Che non passava e non passa mai. Mai.

    Ho iniziato poco dopo, a drogarmi. Per lenire dolore, vergogna, senso di inadeguatezza. Anni di merda, mentre lui stava benissimo, servito e riverito. Coperto dai suoi devoti superiori.
    Poi l’ho denunciato. E ho perso il lavoro che mi sono costruito negli anni. E ho creato un’associazione per chi, come me, ha subito abusi da miserabili che ancora, tuttora, rimangono impuniti. E non serve che mi sgoli spiegando che non ce l’ho con i preti ma solo con il fatto che vengano protetti da una rete di omertà rivoltante. La maggior parte della gente non capisce comunque.

    Mi chiamo Francesco e, ancora, quel ragazzino imbrogliato e stuprato, di notte mi tira i capelli e chiede giustizia.

    Ma io gliel’ho giurato: prima o poi la giustizia arriverà. Per tutti. E in questo mondo.

     

    (Anna Pia Fantoni)