Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

    2° Report sugli Abusi sessuali del clero in Italia – Gli effetti di “Tolleranza ZERO & Sportelli diocesani CEI”

    È in arrivo il 2° Report dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, quest’anno ricco di dati rispetto al precedente, purtroppo però, anche tanti nuovi casi.

    È servito quasi un anno di lavoro certosino ma oggi finalmente abbiamo informatizzato completamente il nostro archivio, con addirittura una versione pubblica, consultabile gratuitamente ed aggiornata in tempo reale chiamata iCODIS, che trovate direttamente sul nostro portale.

    Grazie a iCODIS abbiamo potuto realizzare il 2° Report che fornirà dettagliatamente quanti casi nelle province, nelle regioni e in tutta Italia. Di questi quanti relativi a sacerdoti, suore, indotto laico ecc. E ancora quanti procedimenti sono passati per la giustizia italiana o quella vaticana, a che grado di giudizio sono attualmente, quali pene sono state inflitte al reo e molto altro.

    Ma la grande novità, mentre prima non vi era idea di quanti fossero i sopravvissuti prodotti oggi non solo possiamo quantificarli, ma sapere quante donne, uomini sono rimasti vittime, se erano minorenni o adulti vulnerabili, se sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti e via dicendo.

    Abbiamo anche censito e catalogato i dati dichiarati negli anni dalla Conferenza Episcopale, fino ai recenti report, scoprendo che siamo in linea con il dato, uno scarto di soli 60 casi su più di 1.000 censiti.

    A quasi quindici anni dall’inizio delle riforme iniziate da Papa Francesco, sempre grazie ai dati censiti abbiamo potuto vedere quale è stato l’effetto della “Tolleranza ZERO” in Italia, quale il gradimento dei sopravvissuti, l’effetto ed il cambiamento che ha avuto nelle loro vite, come le ha cambiate, se e quante di loro hanno ricevuto giustizia.

    Chiediamo anche allo Stato italiano dove è stato in questi quindici anni e cosa ha fatto in merito.

    Una interessante analisi, raccontata dai numeri.

    Il 2° Report sarà presentato pubblicamente giovedì 23 ottobre.

          Per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org


           INFORMATIVA URGENTE

                                                                                                                                      Savona 1/10/25

                 Al Garanti Regionali

     

    l’Associazione Rete L’ABUSO, con la presente istanza volta nell’interesse superiore del minore, intende denunciare la situazione che censiamo sul territorio, al tempo stesso stimolare con l’iniziativa il Garante affinché “l’interesse superiore del minore”, oggi in Italia ancora meramente solo sulla carta, inizi a creare basi concrete e canali affinché possa avviarsi un processo di applicazione rispetto quelle che sono le leggi tra cui la LEGGE NR. 172/2012 e la NR. 69/2019.

    Come ben sapete, ad oggi, l’Italia è priva di strumenti concreti ed efficaci di prevenzione contro gli abusi sessuali a danno di minori e persone vulnerabili. Priva di strumenti di consapevolezza per gli adulti ma soprattutto per i minori, coloro che se informati su quali comportamenti deve o non deve avere un adulto nei loro confronti, sono il primo ed il più efficace campanello di allarme per genitori o adulti, affinché possano attivarsi. Consapevolezza spesso capace di fare sì che i minori allarmati sfuggano a certe situazioni, salvandosi e segnalandole agli adulti.

    Come potrete constatare nel Report che segue, è la stessa Delegazione italiana, Interrogata dal Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite nell’esamina dell’80° sessione, a sollevare suo malgrado la grave lacuna italiana, fornendo come risposta alla delegazione ONU che chiedeva quali strategie preventive avesse o prevedesse di attuare lo Stato Membro, non ebbe altra risposta che citare quali fossero invece le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

    L’ONU ravvisò le gravi carenze, raccomandando al punto 21 del suo rapporto conclusivo quanto l’Italia avrebbe dovuto attuare. (CRC/c/ita/co/5-6)

    Quanto esposto in questa istanza in cui, l’Associazione denuncia indirizzando al Garante Regionale il non trascurabile dato emerso, relativo al solo clero cattolico, si fa sollecitamente notare che le cifre censite se pur in difetto sono elevatissime.

    Più del 3,5% nel solo clero, in Italia composto da 31.000 unità di cui 1.106 risulterebbero coinvolte.

    Dato ravvisato non solo dall’Associazione, ma confermato dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana che per l’esattezza, ne dichiara nello stesso arco temporale da noi censito, 1.049 contro i 1.106 censiti dall’esponente.

    Premesso che il clero, in quanto organizzazione, da anni ben consapevole, si è mossa per tutelarsi da un problema al suo interno endemico e ben noto al Vaticano, almeno dal 1962, quando lo regolamentò segretamente, nell’ormai tristemente nota direttiva “Crimen sollicitationis”.

    Detto ciò, nulla toglie alla gravità e al dover sollecitamente intervenire, stimolando attraverso gli occhi e gli orecchi del Garanti Regionali, un fermo e sollecito intervento del Garante Nazionale che coinvolga e responsabilizzi i cittadini e la politica sul problema, in un’Italia quindici anni in ritardo rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione Europea, in molti casi giunti non solo a una quantificazione del fenomeno sul territorio, ma ad un risarcimento umano, un sostegno concreto e giustizia per i sopravvissuti, come sancito anche in Italia dalle Garanzie Costituzionali.

    Come ben sapete, la peculiarità italiana sono quei vuoti legislativi di base, che nell’applicazione diventano ostativi verso norme secondarie.

    Per fare un esempio, l’assenza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini – che andrebbe a responsabilizzare, come deve essere, gli adulti nei doveri di tutela previsti dalla legge nei confronti dei minori – rende praticamente inefficaci strumenti preventivi europei importanti come il certificato anti pedofilia, rilasciato dal Tribunale, con la finalità di impedire a chi pregiudicato per questo tipo di crimini, di tornare a contatto con i minori.

    Ma se non c’è l’obbligo della denuncia, non vi è un accertamento preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, di conseguenza una condanna, quindi nessuna iscrizione sul certificato.

    Lo stesso certificato anti pedofilia, trova dalla ratifica un altro grave problema.

    Infatti non è chiaro perché solo in Italia il legislatore abbia sollevato dall’esibizione la categoria da sempre più a rischio, il volontariato, categoria alla quale guarda caso appartiene anche il clero che, nell’assoluto rispetto della legge, reintegra a contatto con minori i sacerdoti già condannati o recidivi. Quasi come se fosse una cosa “normale”.

    L’ultimo caso rilevato in Italia è quello di don Ciro Panigara che come la stessa Diocesi dichiara, già dieci anni prima avrebbe abusato di cinque minori. Omessa la denuncia alle autorità italiane da parte della chiesa, è rimasto nell’ombra fino allo scorso dicembre quando è stato reintegrato, poco dopo ha reiterato come da manuale il crimine.

    In questo caso l’obbligo di denuncia prima, il certificato anti pedofilia dopo, avrebbero evitato una tragedia palesemente annunciata che è indiscutibile, che di fatto però, ha creato nuove vittime.

    Basta provare a mettersi un solo secondo nella testa di un predatore pregiudicato che, a causa del certificato macchiato oggi non può più avere accesso alla maggior parte di luoghi frequentati da minori, viene da sé che questo andrà a predare dove il certificato non è richiesto.

    In associazioni sportive di volontariato, circoli e quant’altro sia disponibile compresa la chiesa, la parrocchia, dove è paradossalmente ancora più tutelato perché il timore della chiesa per lo scandalo gli dà certezza che se scoperto, non solo non verrà denunciato, ma verrà anche coperto, per scongiurare che la cosa trapeli e infanghi il buon nome della chiesa.

    Nell’assenza di efficaci strumenti preventivi quindi, l’inserimento dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini (già presente in Italia ma limitato ai soli pubblici ufficiali) e la revisione del certificato anti pedofilia, che come chiede all’Italia anche l’ONU, va corretto nella parte in cui si solleva il volontariato dall’esibizione, porterebbe già ad un buon livello preventivo rispetto l’attuale totale assenza.

                        Francesco Zanardi

         Legale rappresentante – Rete L’ABUSO ODV/ETS

  • San Marino, caso pedofilo: chiesto un registro per i reati sessuali

    San Marino, caso pedofilo: chiesto un registro per i reati sessuali

    Cinque istanze d’Arengo per difendere i bambini dai pedofili. Secondo una tradizione che affonda le radici nel passato storico del Titano, la domenica che segue all’insediamento dei capitani reggenti, si consente ai cittadini di presentare richieste, purché di pubblico interesse, consegnandole nelle mani del Segretario agli Interni (in questo caso Andrea Belluzzi) che ne dà lettura davanti alla reggenza.

    Così nella giornata di domenica scorsa, il gruppo “Genitori sammarinesi” ha avanzato non una ma sei istanze d’arengo su un totale di 30 con l’obiettivo di tutelare i bambini e i luoghi da loro frequentati. Segnale, questo, che sono lungi dallo smorzarsi le preoccupazioni, dopo il caso di Steven James Raul, cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza sessuale aggravata e continuata su minori, peraltro rimasto a contatto con bambini e adolescenti fino al giorno del suo arresto tra incarichi nel mondo del calcio e mansioni nelle mense di un nido.

    Le istanze

    «Confidiamo – commentano dal comitato – che la nuova reggenza (formata da Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, ndr) possa aiutarci a ritrovare fiducia nel nostro Stato e sicurezza per i bambini. Ora bisogna agire, basta solo parlare». Ma cosa chiedono nel dettaglio? Istituire due registri, l’uno per reati di pedofilia e l’altro per reati a sfondo sessuale; negare la possibilità di cancellare dal casellario giudiziario tali reati; rendere i bambini capaci di riconoscere il pericolo; obbligare settore pubblico, privato e associazioni di volontariato a verificare l’esistenza di accuse o condanne per reati contro minori a carico dei candidati.

    Commento a caldo

    Proprio ieri è tornato sul vulnus anche Domani-Motus Liberi che, dalle file dell’opposizione, ha ribadito con forza: «Non accetteremo che questa vicenda si concluda con scuse di circostanza o promesse di futuri miglioramenti». E ancora: «San Marino ha ratificato la Convenzione di Lanzarote assumendo impegni precisi per proteggere i minori da abusi e sfruttamento sessuale. Tradire tale spirito rifugiandosi dietro risposte evasive o silenzi complici significa mancare di rispetto non solo a obblighi internazionali, ma soprattutto ai nostri cittadini più vulnerabili». Per questo invocano: «Dimissioni da parte di chi ha mancato riforme urgenti e strutturali del sistema di protezione e un impegno concreto per impedire che fatti simili possano ripetersi. La sicurezza dei bambini deve venire prima di tutto».

    https://www.corriereromagna.it/san-marino/san-marino-caso-pedofilo-chiesto-un-registro-per-i-reati-sessuali-FA1673997

  • Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Un gruppo di vittime di un sacerdote incarcerato per  violenza sessuale  aggravata ha denunciato il “silenzio”  delle diocesi di Digione e Rabat , dove il sacerdote ha officiato, sul loro “atteggiamento e risposta” a questa “violenza” , in una lettera aperta pubblicata lunedì. Sedici persone sono state identificate dal  gruppo  “La parole reçue” dopo l’incriminazione e l’incarcerazione, a fine maggio, di un sacerdote della diocesi di Digione per violenza sessuale aggravata su minore, che ha ammesso altri tre atti simili.

    Il padre officiava in numerose parrocchie nei dintorni di Digione, ma fu “esfiltrato” , secondo le parole del collettivo, nel 2017 a Rabat a seguito di una prima denuncia, poi archiviata. Tuttavia, tornò in Francia nel 2024, dopo nuove accuse questa volta in Marocco. Nel novembre dello stesso anno, al padre fu vietato “qualsiasi ministero presso i minori” , secondo la diocesi di Digione, dopo la denuncia che portò alla sua incarcerazione lo scorso maggio. La denuncia proviene da un giovane per fatti risalenti al 2010. Aveva 12 anni all’epoca dei fatti.

    Da allora, secondo il gruppo, sono state presentate altre tre denunce, che la procura di Digione non ha confermato, citando “la riservatezza delle indagini “. Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto, avverte il gruppo, che sta quindi cercando di rintracciare i giovani che potrebbero essere stati in contatto con il sacerdote, a Rabat e Digione.

    “Nessuna segnalazione” riguardante il sacerdote

    Ma queste diocesi hanno mostrato “silenzio “, ha scritto il gruppo in una lettera aperta pubblicata lunedì, di cui l’AFP ha ottenuto una copia. Nella lettera, indirizzata in particolare agli arcivescovi di Digione, Antoine Hérouard, e di Rabat, Cristobal Lopez Romero, il gruppo chiede “un elenco di tutti gli accompagnamenti” forniti dal padre “in presenza di giovani” . L’associazione pone anche una serie di domande circa “l’atteggiamento e la risposta delle autorità ecclesiastiche al comportamento ripetuto di questo sacerdote ” .

    Intervistato dall’AFP, l’arcivescovo di Rabat ha assicurato di non aver ricevuto “alcuna segnalazione” riguardante il sacerdote. “Sono stato io a constatare comportamenti che consideravo inappropriati e pericolosi per un sacerdote, e li ho segnalati a lui e al suo vescovo” a Digione. Tuttavia, la giustizia non è intervenuta perché questi “comportamenti non costituivano atti criminali ” . “Ho cercato il modo di aiutare padre Yves a prendere coscienza delle sue azioni “, il che “consisteva in un cambiamento di umore, supporto psicologico e guida spirituale “, ha aggiunto monsignor Romero.

    A Digione, monsignor Hérouard si è rifiutato di “rendere pubbliche” le due indagini in corso: l’inchiesta penale e l’inchiesta canonica. “I documenti sono stati inoltrati “, ha aggiunto, assicurando di aver adottato “le restrizioni necessarie” dopo la denuncia contro il sacerdote. “La mia porta è aperta per accogliere potenziali vittime “, ha aggiunto.

    https://www.lefigaro.fr/faits-divers/pedocriminalite-les-silences-des-dioceses-de-dijon-et-rabat-denonces-par-un-collectif-20250929

  • “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    di Irene Fassini – Si è appena tenuta l’udienza del processo penale a carico di un giovane sacerdote dei Teatini. La presunta vittima è un ragazzo all’epoca 20enne. In Italia i preti abusanti sono più di 1.200, ma c’è un sommerso enorme, tra insabbiamenti e nessuna conseguenza né penale né canonica. Abbiamo raccolto numeri e testimonianze. “Il prete aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”, ci viene detto in un’altra vicenda

    La pandemia. L’isolamento forzato. Gli studi interrotti. E la difficoltà ad accettare la propria sessualità in un contesto familiare poco accogliente. A un certo punto, Mirco ha pensato che la sua omosessualità fosse una malattia e voleva guarire. Mirco è il nome di fantasia di un ragazzo che ha 22 anni quando decide di aggrapparsi alla Chiesa. Deluso dalla tradizione moderna, inizia a partecipare alle messe che seguono il rito antico, in latino, in una basilica del centro storico di una città del Sud. Dietro all’altare c’è padre A., quasi 40 anni, appartenente all’ordine dei Teatini. Da novembre del 2022 fino a Natale, Mirco è in chiesa tutte le domeniche. Non sa ancora quello che lo aspetta. Tutto inizia con l’invito a partecipare alla messa, poi arrivano gli inviti alle cene con la comunità e alla fine la proposta di restare “a tempo indeterminato” nel convento di Napoli. Giorno e notte.

    Gli abusi

    All’epoca Mirco è fragile, ha paura di tutto ed è dilaniato dal senso di colpa. I Teatini diventano la sua famiglia, ma è proprio tra le mura del monastero che subisce abusi fisici e psicologici. Con un consenso che, come sostiene Mirco, spesso gli veniva estorto e dipendeva dalla sua condizione di sottomissione. Mirco – che non aveva mai avuto relazioni prima di allora – faticava a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Dopo diversi mesi entra in crisi e arriva a pensare al suicidio. Ci metterà del tempo per confidarsi con il suo psicologo e denunciare. Con l’udienza di ieri, davanti al tribunale di Napoli, è iniziata la fase dibattimentale del procedimento penale di primo grado a carico di A. Le accuse sono di violenza sessuale tramite l’abuso della debolezza della vittima.

    Non è un caso isolato. L’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha contato dagli anni Duemila a oggi 1.236 casi di abuso e 840 situazioni insabbiate. Non sono dati esaustivi, ma in Italia non esiste un monitoraggio ufficiale. In alcune regioni, come la Lombardia e in particolare a Milano, il sommerso supera di gran lunga il numero di condanne definitive. Spesso i procedimenti che si svolgono davanti ai tribunali ecclesiastici regionali non portano a delle condanne e nel frattempo i sacerdoti accusati vengono promossi oppure trasferiti.

    Lo spostamento di sede e la promozione

    È quello che è successo a padre A. In attesa della conclusione delle indagini, i vertici dell’ordine hanno deciso di spostarlo in un’altra sede nel Nord Italia, dove ha continuato a celebrare l’eucarestia, la messa e la penitenza, “con l’obbligo di adottare particolare prudenza con giovani e bambini”. Nella nuova sede, gli è stato concesso di continuare gli studi religiosi e le lezioni online con i novizi.

    A luglio del 2025 sarebbe arrivata persino una sorta di promozione. Il governo provinciale dell’ordine dei chierici regolari Teatini d’Italia ha eletto padre A. tra le figure al vertice per il triennio 2025-2028. L’ordine dei Teatini è stato fondato nel 1524, subito dopo la riforma protestante. Tra i valori fondanti c’è il tentativo di vivere come gli apostoli e la rinuncia a beni e rendite, dedicandosi solo alla carità e alla misericordia di Dio.

    Padre A. è arrivato in Italia dalla Polonia e ha iniziato a esercitare in una parrocchia del centro. Laureato in liturgia, ha proseguito gli studi post-universitari. Con una profonda ammirazione per Benedetto XVI, è stato ordinato sacerdote da uno degli arcivescovi più vicini a Ratzinger. Avrebbe anche ricevuto in dono il suo zucchetto. Un privilegio unico

    Le accuse di abuso fisico e psicologico

    Padre A. è la prima persona che Mirco incontra durante le celebrazioni della messa, mentre fa i conti con le sue insicurezze e il bisogno di approvazione. Durante gli 8 mesi di iniziazione alla vita relgiosa, padre A. è il riferimento per tutti i giovani novizi. Il loro rapporto si fonda su un’alternanza tra rassicurazioni e umiliazioni. A. sembra consapevole del potere che esercita sul ragazzo.

    Mirco è quasi plagiato da questa figura, spesso idealizzata. Dopo alcuni mesi arrivano gli appuntamenti nella camera del prete, dove Mirco sostiene avvenissero gli abusi sessuali. A novembre del 2022, il ragazzo decide di lasciare la comunità, inizia un percorso con uno psicologo e trova il coraggio di denunciare.

    Il processo, in fase di dibattimento, va avanti dall’autunno del 2024. Il 17 settembre, l’ultima udienza. “Tra le accuse ci sono la violenza sessuale, abusando delle condizioni di fragilità del ragazzo, e i maltrattamenti psicologici avvenuti durante il periodo di formazione”, riferisce a MilanoToday Dossier l’avvocato Massimo Calò, difensore della vittima, che si è costituita parte civile.

    Padre A. e il suo avvocato, raggiunti da MilanoToday Dossier, non rilasciano dichiarazioni in merito, trattandosi di un processo in corso, ma presumibilmente continueranno a sostenere che ci fosse il consenso da parte della vittima. “È una vicenda ancora aperta e ci sono tante cose che non combaciano”, dichiara a MilanoToday Dossier padre Adam Marek Kowalczykowski, il nuovo capo della Provincia dei Teatini, attualmente rettore della chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo, che sostiene di non conoscere nei dettagli la storia, essendo subentrato in un secondo momento.

    “Nella comunità teatina padre A. è indicato da sempre, per la sua onestà, la sua integrità e la sua rettitudine, come persona al di sopra di ogni sospetto. Non comprendiamo le ragioni che hanno spinto la sedicente vittima alla denuncia penale. Allo stato, vista la pendenza di un giudizio penale, riteniamo opportuno non rilasciare alcuna dichiarazione particolare: i processi si fanno nelle aule di giustizia non nella pubbliche piazze o sui giornali, lasciando all’opinione pubblica il compito di giudicare gli imputati”, replica l’ordine dei Teatini a MilanoToday Dossier.

     Dalla Polonia a Milano in fuga dal prete pedofilo

    “Capisco cosa prova Mirco”, dice a MilanoToday Dossier Giorgio Babicz, che è dovuto scappare a Milano per ricostruirsi una vita dopo le molestie sessuali di un prete, che gli aveva fatto da padre. La sua storia inizia a Lublino in Polonia, in una famiglia che definisce disfunzionale: madre anaffettiva, padre alcolista e violento. Le sue fragilità erano simili a quelle di Mirco. Anche in  questo caso, la chiesa diventa un riferimento. E quando il sacerdote italiano che frequentava la sua famiglia in Polonia gli offre l’opportunità di raggiungerlo in Italia, non ci mette molto ad accettare. “Avevo 13 anni e abitavo nella casa canonica di un piccolo paese”.

    Non parlavo ancora l’italiano e non capivo cosa stesse succedendo”, ricorda. “Il prete era pedofilo e aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”. Ogni volta che Giorgio rifiutava, il sacerdote lo minacciava di rimandarlo in Polonia. “Sono passati 20 anni, ma sono ancora in cura da uno psicologo”, dice. “Quegli episodi hanno sempre avuto ripercussioni pesanti sulla mia vita sentimentale”, sottolinea. Il prete è stato denunciato, ma anche in questo caso ha ricevuto soltanto un ordine di trasferimento.

    I fratelli Lucchina

    “A Milano è abbastanza famosa la storia dei fratelli Lucchina”, racconta Francesco Zanardi, presidente dell’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero a MilanoToday Dossier. Entrambi sacerdoti, entrambi accusati di abusi sessuali. “Don Alberto Lucchina avrebbe abusato di una bambina negli anni Novanta quando era sacerdote nel Varesotto. È stato condannato 3 anni fa dal Tribunale ecclesiastico della Lombardia a 5 anni di esercizio del sacerdozio in una Casa di riposo per anziani, interrompendo qualunque attività con minorenni”, prosegue Zanardi. Eppure è stato trasferito dalla parrocchia del quartiere Isola – dove esercitava – all’ex seminario di Seveso solamente alcuni mesi dopo. “Nonostante il provvedimento, era rimasto a contatto con dei minori”. Per il fratello invece, c’è stata l’archiviazione del processo per violenza sessuale nei confronti di una donna disabile. I fatti risalgono al 2016, ma la denuncia è arrivata solo qualche anno dopo. I pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione perché non c’erano più i termini temporali per procedere.

    I ritardi di denunce e processi

    “È un problema ricorrente”, afferma Zanardi. Il percorso di rielaborazione da parte di una vittima è lungo e complesso. Può innescarsi una rimozione del trauma che cancella per anni le violenze subite. “Quando le vittime acquisiscono consapevolezza e sono pronte a denunciare ormai è troppo tardi”.

    Peraltro è ben diverso un procedimento che prende il via da una denuncia fatta alla magistratura italiana rispetto al processo canonico davanti al tribunale ecclesiastico. Cambiano sia le procedure sia i potenziali esiti. “Nel processo canonico, l’offesa è a Dio e la vittima non viene nemmeno sentita”, spiega Zanardi. In circa 20 anni, sono emersi oltre mille episodi di violenze sessuali e pedofilia che hanno coinvolto il clero. “In altri paesi d’Europa sono molti meno. Perché vengono aperte commissioni d’inchiesta e tavoli di discussione. In Italia, invece, non si fa nulla”.

    “Tra l’altro non si conosce la portata del sommerso che presumibilmente gonfia i numeri che rileviamo noi come associazione”, precisa Zanardi. In poco più di due decenni, l’associazione ha registrato solamente 28 condanne definitive in Lombardia e oltre 100 episodi insabbiati.

    “Non ci sono interventi da parte della politica né da parte della magistratura”, prosegue Zanardi. “In Spagna, paese cattolico quanto l’Italia, la Procura generale della Repubblica ha richiesto recentemente tutti i dati delle aggressioni sessuali nei confronti di minori all’interno di istituzioni religiose. La Procura è arrivata dove non ha agito la Politica, che è stata di fatto costretta ad aprire una commissione d’inchiesta”.

    di Irene Fassini (MilanoToday, 18 settembre 2025) Alexander Iwasvczonek

    https://www.milanotoday.it/dossier/sociale/prete-abusi-sessuali-promozione.html

  • L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    Mentre il Tribunale ecclesiastico regionale sardo si presta a giudicare un sacerdote sessantenne per abusi su minore commessi alla fine degli anni ’80 a danno di un seminarista, “l’imputato” viene trasferito in Trentino – ospitato per un soggiorno per “motivi di salute”. Parliamo di crimini prescritti, non più punibili dalla magistratura penale italiana.

    Il sacerdote era stato interdetto dal celebrare la messa in pubblico ed amministrare sacramenti ma, nonostante il divieto, ha esercitato regolarmente il proprio ministero, anche a contatto con minori. Di tutto questo diocesi sarda è consapevole ma nessuno ha avvertito i fedeli dei crimini per cui è a giudizio.

    Don Paolo Contini ha vissuto l’orrore degli abusi sessuali in gioventù, per questo motivo che sente il dovere di dar voce a ciò che sta accadendo.

    Siamo al fianco di don Contini per la verità, per la giustizia e per la prevenzione concreta, non mediatica. Valerio Manca

  • Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    Nuns vs the Vatican – Suore contro il Vaticano: un documentario denuncia abusi sessuali e cattiva condotta nella Chiesa cattolica

    La complessa macchia sull’eredità di Papa Francesco viene ulteriormente esplorata in Nuns vs the Vatican, un documentario delicato e inquietante che segue le donne le cui accuse di abusi sessuali sono state a lungo ignorate dalla Chiesa cattolica e dal sistema più ampio che protegge e favorisce i predatori al suo interno.

    Nuns, diretto dalla vincitrice dell’Emmy Lorena Luciano e prodotto esecutivamente dalla star di Law & Order: Special Victims Unit Mariska Hargitay , e presentato in anteprima al festival cinematografico di Toronto sabato, è incentrato principalmente su Gloria Branciani e Mirjam Kovac, tra le decine di presunte vittime di Marko Rupnik, un ex sacerdote gesuita attualmente in attesa di processo canonico per abusi sessuali, spirituali e fisici.

    Rupnik è stato scomunicato nel 2020 per aver assolto i peccati di una novizia con cui aveva avuto rapporti sessuali. Ma la scomunica è stata revocata entro lo stesso mese, dopo il pentimento di Rupnik. Un esperto nel documentario sottolinea che la scomunica avrebbe potuto essere revocata solo con l’autorizzazione di Papa Francesco .

    Rupnik era anche un rinomato artista, autore di mosaici che sarebbero stati esposti in Vaticano . Nel documentario viene definito il Michelangelo del papato di Giovanni Paolo II, avendo esercitato gran parte di quell’influenza per commettere i suoi presunti crimini.

    In Nuns, Branciani, che insieme a Kovac faceva parte della comunità di Ignazio di Loyola co-fondata da Rupnik in Slovenia, racconta come il sacerdote gesuita l’avrebbe adescata e poi abusata sessualmente e psicologicamente in modi sempre più aggressivi e violenti nei primi anni ’90.

    La convinse a unirsi a Loyola per non perdere il suo legame con Cristo. Parlava di arte e iconografia religiosa in modo suggestivo, descrivendo ad esempio i dipinti della Vergine Madre che mostra sensualmente la gamba del bambino Gesù. Affermava che entrare in contatto con il cattolicesimo coinvolge sia lo spirito che il corpo, suggerendo che fare sesso con lui fosse come toccare il divino. Infine, citò la Santissima Trinità in vista di un’orgia con Branciani e un’altra suora.

    Secondo Branciani, quando denunciò gli abusi, fu punita dalla madre superiora di Loyola, suor Ivanka Hosta, e costretta ad abbandonare la vita religiosa da padre Tomáš Špidlík a Roma, che avrebbe persino scritto la lettera di dimissioni per suo conto. Queste azioni la lasciarono ostracizzata dalla comunità che considerava la sua famiglia e costretta a convivere con pensieri suicidi, racconta Branciani.

    Branciani si unisce a molte altre suore che hanno subito abusi simili nella Chiesa cattolica, tra cui Barbara Dorris, direttrice di Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), che racconta di essere stata abusata sessualmente, messa incinta e costretta a subire un aborto potenzialmente letale con candeggina da un medico che l’ha umiliata brutalmente.

    È tra le voci che nel documentario dipingono un quadro di quanto possano essere diffusi questi crimini – uno studio del 1994-95, che ha raccolto risposte anonime, ha riferito che una suora su tre subisce abusi sessuali da parte di un prete – e di come il sistema garantisca il silenzio delle vittime. Le suore, dopotutto, fanno voto di povertà, castità e silenzio, un sistema che le isola e le rende facili prede, soprattutto per gli stessi preti a cui si confessano, detenendo un potere non solo su di loro, ma anche sulle loro famiglie e comunità. Si dice che lo stesso Rupnik abbia rafforzato questa dinamica di potere paragonando il rapporto di Dio con l’uomo al rapporto dell’uomo con la donna.

    A complicare ulteriormente il problema, sottolinea Dorris, c’è il fatto che i sacerdoti attribuirebbero gli abusi all’omosessualità, stigmatizzando l’orientamento sessuale e cancellando così la vittimizzazione delle donne.

    Il patriarcato nella Chiesa è in piena vista nel documentario quando i manifestanti si avvicinano a un sacerdote per chiedere l’inaugurazione di altre opere d’arte di Rupnik, nonostante le accuse contro di lui: le sue opere, davanti alle quali i cattolici si inginocchiano e pregano, sono state create mentre era presumibilmente impegnato in abusi. Un sacerdote risponde semplicemente davanti alla telecamera che dietro tali accuse c’è malizia.

    Da allora il Vaticano ha ordinato la rimozione di tutte le opere di Rupnik dai suoi siti web, come parte della sua lenta risposta alle accuse da quando Papa Francesco ha ammesso pubblicamente per la prima volta gli abusi sulle suore in una conferenza stampa del 2019 tenuta sul suo aereo prima di un vertice sulla questione in Vaticano.

    Nel 2021, Papa Francesco ha modificato il Codice di Diritto Canonico del Vaticano per consentire il perseguimento dei sacerdoti accusati di abusi su adulti. Nel 2023, in risposta alle proteste dell’opinione pubblica, ha annullato la prescrizione nel caso Rupnik, consentendo la presentazione delle denunce di Branciani e Kovac.

    Tuttavia, il caso di Rupnik, dopo anni di spostamenti del sacerdote tra le diocesi, sarà comunque processato secondo il diritto canonico vaticano, che da sempre opera per proteggere la Chiesa, anziché secondo un tribunale penale. La differenza, come sottolinea un esperto nel documentario, è che i suoi abusi non saranno trattati come un crimine, ma come un peccato. Marko Ivan Rupnik

    https://www.theguardian.com/film/2025/sep/09/nuns-vs-the-vatican-documentary-review-tiff

  • San Marino, caso “Steven Raul James”. Gruppo Genitori Sammarinesi rincara le accuse: “Istituzioni civili, religiose e sportive hanno lasciato il pedofilo vicino ai bambini”

    San Marino, caso “Steven Raul James”. Gruppo Genitori Sammarinesi rincara le accuse: “Istituzioni civili, religiose e sportive hanno lasciato il pedofilo vicino ai bambini”

    Il Gruppo Genitori Sammarinesi torna a farsi sentire con dichiarazioni forti sulle responsabilità istituzionali nella vicenda del pedofilo rimasto indisturbato a contatto con bambini per anni. In un comunicato stampa pubblicato oggi, il Direttivo parla di “risposte inesatte, fumose e insoddisfacenti” arrivate dalle istituzioni nei giorni scorsi, sottolineando come sia “francamente inverosimile che non sia mai giunta agli organi competenti la notizia di un reato così grave e di un processo svoltosi per ben quattro anni in 3 gradi di giudizio”.

    Il Gruppo punta il dito contro tutte le istituzioni coinvolte, citando esplicitamente “civili, religiose e sportive”, accusandole di aver permesso con “dolo o superficialità” che il pedofilo restasse vicino ai bambini. “È necessario e urgente rompere il silenzio su questa vicenda, individuare connivenze ed omertà ed intervenire con provvedimenti adeguati per punire i responsabili”, scrivono i genitori.

    Critiche anche al Consiglio Grande e Generale, che nel 2022 respinse l’Istanza d’Arengo per l’istituzione di un registro dei reati a sfondo sessuale, misura che “avrebbe certamente consentito e imposto di intervenire immediatamente per tenere lontano il soggetto violento da ambienti frequentati dai bambini”.

    Il Gruppo Genitori Sammarinesi ribadisce la propria determinazione a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda e invita la comunità a partecipare alla manifestazione in programma giovedì 4 settembre, dalle ore 17 fino al tramonto, in Piazza della Libertà. “Non stiamo più in silenzio”, conclude il comunicato, sottolineando l’urgenza di proteggere i minori e di far emergere le responsabilità.

    San Marino, caso “Steven Raul James”. Gruppo Genitori Sammarinesi rincara le accuse: “Istituzioni civili, religiose e sportive hanno lasciato il pedofilo vicino ai bambini”

  • Belgio: suore, abusi e contesto

    Belgio: suore, abusi e contesto

    Dal 21 agosto sulla piattaforma belga Proximus Pickx sono apparse in successione quattro puntate che raccontano gli abusi avvenuti nei decenni scorsi all’interno degli istituti religiosi femminili, in particolare nelle Fiandre.

    Attraverso numerose testimonianze delle vittime le puntate hanno affrontato la violenza fisica, gli abusi sessuali, gli abbandoni forzati dei bambini da parte di giovani donne non sposate e gli abusi di potere all’interno delle comunità.

    La serie sarà a disposizione di tutti a partire da fine settembre, compresa la TV fiamminga (VTM).

    Il periodo indagato è fra il 1950 e il 1990, mentre le testimonianze sugli abusi di potere sono più recenti. Le violenze testimoniate negli istituti di rieducazione per bambini abbandonati sono già note per altri casi (Irlanda, Canada, USA) e sempre devastanti: percosse, umiliazioni, privazioni sul cibo e altro, punizioni, lavoro obbligatorio. Un pesante rosario di vessazioni.

    De Nonnen (“le suore”)

    La reazione della presidente dei religiosi/e fiamminghi/e, sr. Mieke Kerckhot, è stata immediata: «Sono senza parole: sconvolta e nella vergogna. I fatti sono orribili e intollerabili». In una reazione ufficiale della conferenza dei religiosi/e si dice: «Chiediamo perdono alle vittime. Le loro storie, spesso taciute per anni, ci toccano profondamente. Facendo sentire la loro voce, portano alla luce gli abusi e, si spera, danno la forza ad altre vittime di fare lo stesso». Si ricorda la scelta della Chiesa belga per la “tolleranza zero”.

    Sulle madri “naturali” e i loro bambini essi difendono anzitutto la loro dignità e offrono le indicazioni a favore del Centro fiammingo per le adozioni a cui hanno affidato da tempo tutti gli archivi a disposizione. Pronti al sostegno quando fosse richiesto.

    Una delle puntate riguarda in particolare l’orfanatrofio Sint-Vincentius di Zelem dove, sulla base di alcune indicazioni, ci sarebbe stato anche un omicidio e alcune sepolture clandestine nel cimitero della città. I religiosi/e chiedono di indagare a fondo sulla questione.

    Quanto agli abusi di potere, sono in funzione da tempo per le suore e le ex suore centri di ascolto dedicati con un possibile riferimento a organismi esterni e indipendenti. «Continuiamo a impegnarci per affrontare il passato con trasparenza e rispetto per rendere giustizia e dare riconoscimento alle vittime. E, soprattutto, per uno spazio sicuro per l’oggi».

    Replica rispettosa del dolore delle vittime

    In un’intervista sr. Mieke Kerckhot arricchisce le informazioni. La responsabile della produzione, Barbara Van Poeck, e il giornalista investigativo, Tom De Smet, l’hanno in qualche maniera coinvolta e questo è stato apprezzato. Assieme a lei hanno rivisto le quattro puntate: «Ho chiesto con una certa forza il diritto di replica nell’ambito della trasmissione. Ci avrebbe dato la possibilità di esprimere in modo personale i nostri sentimenti, le nostre scuse per gli abusi passati. Ci è stato negato. I produttori hanno ritenuto che non fosse adatto al “format”. Ci è stato permesso una videata finale con le nostre risposte scritte […] Ma un cartello da solo dice poco e può risultare freddo».

    Sarebbero state utili alcune parole di spiegazione, ad esempio, rispetto all’accusa di cambiamento di nome quando si entra in noviziato. Pratica di lunga tradizione nella vita religiosa (oggi largamente ignorata), che non vuole essere una censura ma sottolineare la novità e la radicalità della scelta compiuta.

    Inoltre, si sarebbe potuto spiegare che le pratiche e le distorsioni mostrate si riferiscono a decenni passati, non al presente.

    Nel quarto episodio si racconta di abusi in una congregazione femminile già censurata dal dicastero vaticano (non può accettare altre vocazioni per diversi anni) e non più presente nelle Fiandre. Nell’insieme, le denunce riguardano sette famiglie religiose su un totale di 295 presenti sul territorio.

    16 decisioni ecclesiali

    «Restiamo impegnate ad affrontare il passato con trasparenza e rispetto, a rendere giustizia e a riconoscere le vittime di allora e a garantire uno spazio sicuro per tutti oggi. Ripeto sempre: le sorelle consacrate sono persone normali con scelte di vita straordinarie. La maggior parte è sana, ma ce ne sono anche alcune con problemi di salute mentale o persone che potrebbero perdere la testa in determinate circostanze. Ma spero che la cultura del silenzio sia completamente un ricordo del passato. Spero che tutti abbiano il coraggio di superarla. Il documento mediale (De Nonnen, “le suore”) contribuirà a questo».

    È prevedibile che la reazione degli spettatori sarà molto forte. Il tribunale di Limbourg ha già avviato un’inchiesta preliminare. Come è già avvenuto nel 2023 quando una serie televisiva (Godvergeten, “dimenticati da Dio”) suscitò uno sdegno generale spingendo la Camera federale ad avviare una commissione di inchiesta e il parlamento fiammingo a definirne una seconda in proprio (https://www.settimananews.it/chiesa/belgio-abusi-tagliare-fondi-alla-chiesa/).

    La Chiesa ha già sollecitato la messa in opera delle indicazioni prodotte. In un documento episcopale del 2024 (Cosa ha fatto la Chiesa per le vittime di abusi sessuali fra il 1997 e il 2024?) si enumerano sedici passaggi compiuti o condivisi:

    •  creazione di due punti di contatto per francofoni e fiamminghi (1997);
    •  avvio della commissione Halsberghe per il trattamento delle denunce (2000);
    •  la commissione Adriaenssens (2009);
    •  creazione di una commissione parlamentare speciale (2010);
    •  centro di arbitraggio (2012-2017);
    • creazione di dieci punti di contatto per le vittime (2012-2021);
    • commissione interdiocesana per la protezione dei minori (2012);
    •  sussidio “La sofferenza nascosta” (2012);
    •  documento “Dal tabù alla prevenzione” (2014);
    •  nascita del consiglio di supervisione (2016);
    •  giornata nazionale di riconoscimento e di memoria (2017);
    •  rapporto sugli abusi ai minori nella relazione pastorale (2019);
    •  codice di condotta per i collaboratori ecclesiali (2019);
    • punti di contatto unico (francofono e fiammingo) nel 2021;
    •  dopo la serie televisiva Godvergeten (2023).

    L’ultimo evento ricordato è l’incontro delle vittime con papa Francesco nel 2024 (cf. qui). E si prevede che anche dopo l’attuale serie televisiva possa esserci un incontro con papa Leone.

    https://www.settimananews.it/vita-consacrata/belgio-suore-abusi-contesto/

  • La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La Centrale Sindacale Unitaria tiene l’alta l’attenzione sulla vicenda del 27enne sammarinese condannato in Italia per abusi su quattro bambini.

    Restano tutti sul tavolo gli interrogativi sollevati sul caso e soprattutto i dubbi che qualcuno sapesse della condanna in Italia del cittadino sammarinese, e ha lasciato che continuasse a lavorare a stretto contatto con i minori. Un velo di omertà che CSdL e CDLS intendono squarciare e per questo danno pieno sostegno e adesione all’iniziativa del gruppo “Genitori Sammarinesi” nato spontaneamente sui social in segno di protesta, invitando iscritti e cittadinanza alla manifestazione su Piazza della Libertà il 4 settembre alle 17.

    Per i due sindacati l’accertamento di eventuali responsabilità deve andare di pari passo con interventi legislativi ed eventuali accordi internazionali che impediscano il ripetersi di questi orribili episodi. Nel caso specifico la giustizia italiana ha fatto il suo corso.

    Chiediamo al Governo sammarinese di intervenire per avviare una più stretta collaborazione tra le istituzioni politiche e giudiziarie, per assicurare lo scambio di informazioni per i propri cittadini che fossero oggetto di procedimenti penali, almeno per i più gravi, tra cui quelli per violenza di genere e abusi sui minori, in territorio e oltre confine. CSdL e CDLS chiedono maggiore sensibilità al tema, in particolare quando vengono coinvolti i soggetti più indifesi.

    Una sensibilità che i sammarinesi avevano già manifestato nel 2022, con due Istanze d’Arengo che chiedevano l’istituzione di un registro per reati di pedofilia e perché questi reati fossero riportati nel certificato del casellario giudiziario. Entrambe bocciate dal Consiglio Grande e Generale. E’ ora di voltare pagina.

    c.s. CSU

  • Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Si trova nel carcere di Rimini Steven Raul James, il 27enne sammarinese arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata e continuata su minori. Sul giovane pendeva un ordine di carcerazione dello scorso aprile emesso dalla Procura di Urbino, dopo una condanna in via definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per fatti avvenuti nel 2021 in un Football Camp di Carpegna, dove era animatore.

    Vittime della violenza quattro minori di età compresa tra i 10 e gli 11 anni. Il 27enne – che ha militato nel recente passato nel campionato sammarinese di futsal – è stato individuato dalla squadra mobile della Questura di Rimini a Riccione, sabato mattina, mentre assisteva a una partita di calcio tra squadre di giovanissimi. A ‘tradirlo’ è stato l’uso dei social sui quali aveva pubblicato dei contenuti che attestavano la sua presenza oltreconfine. Il giovane, spiega il suo avvocato Stefano Pagliai, che segue il caso da dopo la sentenza definitiva, voleva scontare la condanna a San Marino ai sensi della Convenzione europea del 1983 sul trasferimento delle persone condannate.

    Le pratiche, prosegue il legale, erano state avviate già prima della richiesta di estradizione. Ora è in carcere e, conclude l’avvocato, l’obiettivo di un rientro sul Titano rimane. L’autorità giudiziaria, tra le altre cose, ha disposto che, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, sia interdetto per sempre da incarichi in scuole o istituti frequentati prevalentemente da minori, insieme al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati dagli stessi, al divieto di svolgere lavori a contatto con minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e residenza per un anno.

    Mauro Torresi

    https://www.sanmarinortv.sm/news/cronaca-c3/rimini-in-carcere-il-sammarinese-condannato-per-violenza-su-minori-il-legale-avevamo-chiesto-di-scontare-pena-sul-titano-a279397