Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Cappellani & pedofilia, il vescovo: «Non parlo»

    Cappellani & pedofilia, il vescovo: «Non parlo»

    BRINDISI – Sulla vicenda del sacerdote con precedenti per atti di libidine su due ragazzini la diocesi, opportunamente contattata preferisce non rilasciare dichiarazioni. Il vescovo si trincera dietro un “no comment” veicolato dal suo addetto stampa. Silenzio anche dalla direzione generale della Asl, anch’essa contattata invano. La storia è quella dei cappellani e di un capellano in particolare, un sacerdote che lo è stato fino a fine giugno e che a luglio è stato poi sostituito “per la normale turnazione negli incarichi che conferisce il vescovo”, si apprende dalla Curia. Il prete in questione è stato stipendiato dalla Asl e i compensi sono pubblicati sul sito internet dell’azienda sanitaria. Fu arrestato nel 1992 perché i genitori di due bambine lo denunciarono per abusi. Era allora cappellano militare. A vent’anni di distanza l’arcivescovo Rocco Talucci lo ha assegnato alla chiesetta dell’ospedale “Perrino”. E secondo una convenzione del 2002 tra la Regione Puglia e la Conferenza episcopale pugliese i sacerdoti che prestano servizio negli ospedali sono stipendiati dalle aziende sanitarie. Percepiscono compensi, insomma, come fossero dei dipendenti pubblici. Ma non lo sono. Fanno i preti, si occupano di quella che è la loro missione.
    Il sacerdote che ha in curriculum una condanna definitiva per atti di libidine violenta sui bambini è ritornato in provincia di Brindisi, lo stesso luogo in cui all’epoca fu compiuto il reato sanzionato con una pena inferiore ai due anni, ragion per cui l’uomo ha potuto beneficiare della sospensione condizionale della pena. La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete.
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    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Settembre 2011 09:03 )

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  • «Prete ex pedofilo: la Curia è stata irresponsabile»

    «Prete ex pedofilo: la Curia è stata irresponsabile»

    BRINDISI – “E’ inaccettabile l’atteggiamento della Curia, un comportamento irresponsabile. La nomina di un sacerdote con precedenti per pedofilia come cappellano del Perrino è davvero una scelta assurda che non si può non condannare. La direzione dell’Azienda sanitaria non avrebbe potuto mai e poi mai conoscere il passato del prete ed è stata messa nelle condizioni di non avere voce in capitolo”. Per il consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà, Toni Matarrelli, la convenzione del 2002 tra Regione e conferenza episcopale pugliese, va rivista e ciò deve accadere per diverse ragioni: “Principalmente perché in periodi in cui si attuano politiche di risparmio che vanno a ricadere sui livelli assistenziali degli ospedali e sui contratti di lavoro di numerosi medici e operatori, non si può non risparmiare anche in altri settori meno indispensabili. Di sicuro importanti, ma non di primissimo piano”. Insomma se non ci si può permettere di tenere a contratto il personale che serve, quello previsto dalla pianta organica, allora si deve tagliare anche sui sacerdoti. Ce ne sono cinque che sono stati assunti dalla Asl con contratto di co.co.co, e percepiscono stipendi importanti. Alcuni di loro costano all’azienda anche più di 20mila euro l’anno.
    “Ho intenzione di prendere visione dei dettagli del protocollo d’Intesa del 2002 e poi di formulare proposte precise, in consiglio regionale – prosegue Matarrelli – di sicuro quell’accordo andrà modificato e adeguato ai tempi, tenuto conto delle difficoltà della Sanità in tutta la Puglia e dei sacrifici che sono stati chiesti agli utenti ma anche al personale dipendente”.
    Altra storia è quella del prete con precedenti per atti di libidine violenta su due bambine. Sono fatti vecchi: “Ma non mi sembra una circostanza attenuante – spiega il consigliere mesagnese di Sel – si tratta di una persona alla quale è stato dato libero accesso all’ospedale Perrino e se è vero che in passato ha riportato una condanna definitiva per reati di quel genere, allora è stato davvero fuori luogo destinarlo a un ospedale che è frequentato da tanta gente che si ritrova lì per ragioni sgradevoli e che vive momenti di estrema fragilità”.
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    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Settembre 2011 11:30 )

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  • La  Asl paga il prete ex pedofilo

    La Asl paga il prete ex pedofilo

    La  Asl paga il prete ex pedofilo
    Martedì 13 Settembre 2011 08:12 Redazione_1

    BRINDISI – Atti di libidine violenta nei confronti di due bambine: uno dei sei sacerdoti assunti e pagati dalla Asl di Brindisi ha un arresto e una condanna nel proprio curriculum vitae. Per abusi sessuali su minori che furono oggetto di indagine della procura di Brindisi nel 1991 e la ragione di una richiesta di applicazione della custodia cautelare che fu accordata da un giudice. Il prete fa il cappellano, è stato assunto nell’ottobre scorso e presta servizio nell’ospedale Perrino di Brindisi. La designazione è dellla Curia, che ha pieni poteri nel decidere chi, fra i sacerdoti della diocesi, debba curarsi delle anime in pena che si ritrovano in una struttura sanitaria per motivi di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete. Se per caso in elenco si scorgessero condanne definitive per reati gravi a tal punto da rendere incompatibile l’aggirarsi dell’uomo in abito talare, notte e giorno, per i corridoio del nosocomio. Dalla Geriatria fino alla Pediatria: senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono mai caduti nell’oblio. Ricordano in molti cosa accadde nel lontano 1992 quando i giornali riportarono la notizia di un arresto “eccellente”. La pedofilia in ambienti ecclesiali non era all’ordine del giorno. Non ancora quel nervo scoperto che ha costretto il Pontefice a esprimersi pubblicamente e condannare, pur nella consapevolezza che è sempre successo e che spesso è stato tutto sotterrato. I genitori di due bimbe che frequentavano una parrocchia della provincia di Brindisi si recarono dalla polizia e formularono una denuncia – querela completa di dettagli inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono girate al sostituto procuratore di turno: il fascicolo fu aperto immediatamente e l’inchiesta fu chiusa in poco tempo. Non si dovette indagare a lungo. Fu disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del prete, che all’epoca faceva il cappellano militare a Bari. I fatti furono ritenuti gravi, così come si concluse che c’erano i presupposti per applicare una misura restrittiva, le cosiddette esigenze cautelari.
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    Una vicenda destinata a creare nuove polemiche sui sacerdoti stipendiati dall’Azienda
    Asl,uno dei cappellani fu
    condannato per pedofilia
    Passato scomodo per il prete assunto come consulente spirituale dei malati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Atti di libidine
    violenta nei confronti di due
    bambine: uno dei sei sacerdoti
    assunti e pagati dalla Asl di
    Brindisi ha un arresto e una condanna
    nel proprio curriculum
    vitae. Per abusi sessuali su
    minori che furono oggetto di
    indagine della procura di
    Brindisi nel 1991 e la ragione di
    una richiesta di applicazione
    della custodia cautelare che fu
    accordata da un giudice. Il prete
    fa il cappellano, è stato assunto
    nell’ottobre scorso e presta servizio
    nell’ospedale Perrino di
    Brindisi. La designazione è dellla
    Curia, che ha pieni poteri nel
    decidere chi, fra i sacerdoti della
    diocesi, debba curarsi delle
    anime in pena che si ritrovano in
    una struttura sanitaria per motivi
    di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che
    stipula il contratto di “co.co.co”
    ratificando di fatto gli intendimenti
    della Chiesa non ha verificato,
    così come accadrebbe
    invece per qualsiasi altro dipendente,
    dal portantino al dirigente,
    cosa ci fosse nel casellario
    giudiziario del prete. Se per caso
    in elenco si scorgessero condanne
    definitive per reati gravi a tal
    punto da rendere incompatibile
    l’aggirarsi dell’uomo in abito
    talare, notte e giorno, per i corridoio
    del nosocomio. Dalla
    Geriatria fino alla Pediatria:
    senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono
    mai caduti nell’oblio. Ricordano
    in molti cosa accadde nel lontano
    1992 quando i giornali riportarono
    la notizia di un arresto
    “eccellente”. La pedofilia
    in ambienti ecclesiali non
    era all’ordine del giorno.
    Non ancora quel nervo
    scoperto che ha costretto il
    Pontefice a esprimersi
    pubblicamente e condannare,
    pur nella consapevolezza
    che è sempre successo
    e che spesso è stato
    tutto sotterrato. I genitori di due
    bimbe che frequentavano una
    parrocchia della provincia di
    Brindisi si recarono dalla polizia
    e formularono una denuncia –
    querela completa di dettagli
    inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono
    girate al sostituto procuratore
    di turno: il fascicolo fu aperto
    immediatamente e l’inchiesta fu
    chiusa in poco
    tempo. Non si dovette indagare
    a lungo. Fu disposta una ordinanza
    di custodia cautelare in
    carcere a carico del prete, che
    all’epoca faceva il cappellano
    militare a Bari. I fatti furono
    ritenuti gravi, così come si concluse
    che c’erano i presupposti
    per applicare una misura restrittiva,
    le cosiddette esigenze cautelari.
    Poteva fuggire, inquinare le
    prove o addirittura rifarlo
    il giovane sacerdote. Si scrissero
    fiumi di parole, poi fu celebrato
    un processo che si è ormai concluso
    da tempo. L’uomo di chiesa
    poté beneficiare della sospensione
    condizionale della pena,
    dopo la condanna. Per anni è
    stato in Congo, da missionario
    .
    Poi è ritornato a casa, in Puglia,
    nel Brindisino. Ed è stato destinato
    dal vescovo all’ospedale
    Perrino, lì dove ci sono due cappellani
    che, stando a quanto stabilito
    nell’intesa tra Regione e
    Conferenza episcopale pugliese
    nel 2002, vengono stipendiati
    dalla Asl così come gli insegnanti
    di Religione cattolica,
    che non siedono in cattedra perché
    vincitori di concorso, percepiscono
    il compenso da statali.
    Funziona così: la Curia sceglie
    il cappellano, lo comunica al
    distretto sanitario che prende
    atto e delibera l’assuzione come
    co.co.co del prete. Lo stipendio
    può variare: nel Brindisino si
    arriva a spendere 100mila euro
    all’anno per i cappellani, anche
    più di 20mila a testa ogni anno.
    E’ uno scampolo di passato che
    è destinato a generare polemica,
    in tempi di licenziamenti in
    blocco. La notizia che i sei
    sacerdoti, tutti cattolici, fossero
    “stipendiati” aveva già provocato
    malumore tra il personale
    sanitario mandato a casa a scadenza
    di contratto. Il dettaglio
    che fa più riflettere, appreso che
    c’è un prete con precedenti per
    abusi sessuali, è relativo alle
    modalità di selezione che adotta
    la Asl per il personale: chiunque,
    dai medici agli infermieri,
    ha l’obblico di presentare un
    certificato o un’autocertificazione
    in cui si attestano i procedimenti
    in corso, le condanne o in
    alternativa l’assenza di “avventure”
    penali nella propria vita. Il
    passato dei dipendenti dev’essere
    trasparente e se macchiato è a
    discrezione dell’azienda decidere
    se procedere comunque con
    l’assunzione o invece decretare
    che è meglio lasciar perdere.
    Nel caso dei cappellani non c’è
    alcun tipo di procedura concorsuale
    o di selezione. I preti non
    devono presentare documentazione.
    Li sceglie il vescovo. E la
    Asl si fida ciecamente, pur
    senza sapere nulla di chi
    varca la soglia dell’ospedale,
    mangia insieme ai dipendenti
    e ha facoltà, notte e
    giorno, di entrare nei reparti
    e nelle stanze.

    La struttura sanitaria mette a disposizione dei religiosi anche il vitto e l’alloggio
    In altre parti d’Italia i precari hanno protestato contro le Asl
    MARTEDÌ 13 SETTEMBRE 2011 Sanità & Santità 7
    L’accordo del 2002
    e ipreti stipendiati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Lo stabilisce un
    accordo del 2002. I capellani
    degli ospedali sono stipendiati
    dalle Asl. La struttura ospedaliera
    mette a disposizione gli
    spazi per le funzioni di culto e
    per l’attività religiosa, alloggi
    per gli assistenti, uffici arredi,
    suppellettili, attrezzature, nonché
    tutte le spese necessarie al
    loro mantenimento. E la Asl
    paga.
    Nel Brindisino sono sei i
    sacerdoti “assunti”. Dai dati
    nazionali emerge che il
    Servizio sanitario nazionale
    paga più sacerdoti che dentisti.
    Sono 417, infatti, gli “assistenti
    religiosi”, 389 uomini e
    28 donne, che percepiscono
    uno stipendio dal Ssn, in base
    a convenzioni stipulate fra la
    diocesi e le Aziende sanitarie.
    Il numero degli odontoiatri del
    servizio pubblico si “ferma”
    invece ad appena 163, su un
    totale di 105.652 camici bianchi.
    I numeri dei dipendenti
    Ssn sono contenuti nell’ultimo
    rapporto della Direzione statistica
    del ministero della Salute
    e in scala, il rapporto è lo stesso
    anche nella piccola e provinciale
    realtà brindisina: c’è
    solo un igienista dentale al
    servizio della Asl pagato
    1.572 euro al mese, 18.869
    all’anno. Due farmacisti, tre
    psicologi, che intascano all’incirca
    1.300 euro al mese, due
    biologi da 2.500 euro al mese,
    un oculista da 1.900, due farmacisti
    da 3.500 euro al mese,
    e ben cinque cappellani “pubblici”
    con busta paga.
    Chiaramente gli assistenti religiosi
    non vengono selezionati
    sulla base di un concorso, ma
    vengono scelti e assunti direttamente,
    senza dover superare
    selezioni per titoli o competenze.
    Sono a tutti gli effetti
    dipendenti pubblici e guadagnano
    abbastanza. In ogni
    ospedale c’è una chiesa, un
    luogo di preghiera. Ed è proprio
    nelle strutture sanitarie
    che c’è chi ha più necessità di
    un conforto e lo cerca nella
    religione e nella preghiera.
    Percepiscono compensi mensili
    che variano dai 1.800 euro
    ai 900 euro. Sono inclusi nella
    stessa lista in cui, in nome
    della trasparenza, viene riportato
    il costo del personale
    cosiddetto “co.co.co”.
    Insieme all’igienista dentale,
    al biologo, all’assistente
    sociale e allo psicologo ci
    sono anche loro, gli assistenti
    religiosi, e appartengono alla
    categoria dei più remunerati,
    più o meno allo stesso livello
    dei medici e dei due farmacisti
    che arrivano a percepire mensilmente
    anche 3.500 euro. I
    due più anziani sono stati
    assunti per la prima volta nel
    2006 e poi il rapporto con
    l’Azienda è proseguito, di rinnovo
    in rinnovo. L’ultimo è
    stato invece assunto nell’ottobre
    del 2010. L’ultima proroga
    risale alla fine dello scorso
    anno: l’elenco dei “collaboratori
    e consulenti” in servizio al
    primo gennaio 2011 si può
    reperire sul sito della Asl, ed è
    accessibile a tutti.
    La polemica è scoppiata in
    Toscana, di recente, e a
    Bologna nel dicembre scorso
    è stata scritta una interrogazione
    alla Regione Emilia
    Romagna. Dal 2000 a oggi
    numerose regioni italiane, il
    Veneto, la Puglia, la Sardegna,
    la Toscana, l’Umbria, la
    Sicilia e la Lombardia, alcune,
    hanno sottoscritto con i presidenti
    delle Conferenze episcopali
    schemi di intesa per l’assistenza
    religiosa negli ospedali
    pubblici.
    A Treviso nel 2009 fu avviata
    una raccolta di firme. Alla fine
    dello stesso anno 500 dirigenti
    medici, veterinari, psicologi,
    biologi, chimici, fisici, tutti
    veneti e con contratto precario,
    protestarono in massa.
    Erano stati assunti 36 preti per
    una smesa di 1 milione di
    euro. 41 lavoravano i regime
    di convenzione e altri 6
    erano co.co.co.
    Scoppiò il pandemonio.
    Ma anche in Puglia c’è la
    stessa situazione: il profondo
    rosso della Sanità
    impone di risparmiare e
    tagliare sul personale. E’
    per questa ragione che
    100 infermieri sono rimasti
    senza lavoro, quando
    il contratto precario è
    arrivato alla scadenza.
    Non ne vengono assunti
    degli altri e l’avviso pubblico
    del marzo scorso,
    pur essendo scaduto, non
    ha mai prodotto una graduatoria.
    L’ultima resta
    quella del 2009 che non
    dovrebbe essere più valida.
    Molti operatori sanitari
    non hanno più un
    lavoro e dicembre sarà
    l’ultimo mese di disoccupazione
    formale e remunerata.
    Poi la fame.
    I preti, quelli sono stati assunti.
    Sono cinque ad essere stati
    inclusi nell’elenco dei collaboratori
    pubblicato sul sito
    web della Asl in nome della
    trasparenza. Il sesto è arrivato
    dopo, a fine luglio con una
    delibera firmata dal commissario
    straordinario Paola
    Ciannamea, mandata a
    Brindisi per far quadrare i
    conti e stringere la cinghia sui
    servizi, ma non sul culto.
    Quello non si tocca.

    L’ultima nomina: il sesto cappellano. Stipendiato
    Lunedì 12 Settembre 2011 08:36 Redazione_2
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    BRINDISI – Gli “assistenti religiosi”, ossia i cappellani che prestano servizio negli ospedali del Brindisino sono scelti dagli arcivescovi e percepiscono uno stipendio da “statali”, a spese delle Asl. Alla designazione di coloro che dovranno prendersi cura delle anime sofferenti ci pensano i vertici delle diocesi, nel caso del distretto sanitario della provincia di Brindisi, sono due: Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi – Ostuni, e Vincenzo Pisanello, arcivescovo di Oria. La scelta viene poi ratificata dalla Asl il cui settore di Gestione del personale pubblica la delibera, firmata dai tre direttori: il commissario straordinario, il direttore amministrativo, e il direttore sanitario. Non sono cinque i dipendenti religiosi della Asl ma sei. Al cappellano del “Perrino” Francesco Legrottaglie è subentrato don Silvio Pizzuto, scelto da Talucci che ha però conferito a Legrottaglie la carica di “secondo”. Il contratto di collaborazione di Legrottaglie, non è stato interrotto. A meno che non sono errati i prospetti pubblicati su internet e non è veritiero quanto riportato sul sito della diocesi relativamente alle ultime nomine di Talucci. Primo e secondo. Er il subentro è stato necessario un atto della Asl il cui oggetto è il seguente: “Curia arcivescovile di Brindisi, cappellano dello stabilimento ospedaliero ‘Di Summa – Perrino’, sacerdote Francesco Legrottaglie, cessazione dall’incarico. Padre Silvio Pizzuto, subentro”. Legrottaglie va però in “panchina”, e non smette di percepire il dovuto, quanto pattuito con il contratto di collaborazione di fine dicembre. Al nuovo cappellano spetta il compenso regolato dal protocollo di intesa del 2002 e i pasti in ospedale.
    E’ stata la Curia a decidere, il 20 giugno del 2001 e a “comunicare al direttore generale la designazione”. La Asl ratifica e sborsa quattrini. I sacerdoti, per l’abito talare che indossano, percepiscono di già mille euro al mese all’incirca, soldi che vengono elargiti dalla Conferenza episcopale italiana per il dignitoso sostentamento dei sacerdoti. Le tariffe sono le seguenti: ai sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno spettano da un minimo di 960 euro mensili (11.520 euro all’anno) a un massimo di 1.788 euro mensili (21.456 euro all’anno); agli altri toccano invece 1.296 euro mensili (15.552 euro all’anno). In più c’è il compenso dato dalla Asl per la “collaborazione” offerta, un compenso che varia a seconda dei casi e viene stabilito non si sa bene sulla base di quali criteri. Per i cappellani brindisini la situazione è la seguente: “Cosimo Carruggio, ha iniziato a collaborare con la Asl il primo novembre del 2006, il rapporto di lavoro (lo è anche se si tratta della cura delle anime) non è ancora cessato. Il compenso mensile ammonta a 917 euro al mese per ben 11mila euro all’anno; Maurizio Ciccarese, anch’egli collaboratore a progetto della Asl di Brindisi dal 2006, percepisce 1.572 euro al mese, all’anno sono 18.889 euro. Poi c’è Pietro De Punzio, assunto nel 2009 che percepisce 1.772 euro al mese, per 21mila 264 euro all’anno, Francesco Legrottaglie a cui spettano 1.842 euro al mese, ossia 22mila euro all’anno dal 2010, Giuseppe Lofino, assunto agli inizi del 2009, il cui compenso mensile è di 1.672 euro, all’anno poco più di 20mila euro. In totale la Asl di Brindisi spende all’anno 93.307 euro per il sostentamento dei preti che si occupano del culto degli ammalati. Il numero degli odontoiatri del servizio pubblico si “ferma” invece ad appena 163, su un totale di 105.652 camici bianchi. I numeri dei dipendenti Ssn sono contenuti nell’ultimo rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute e in scala, il rapporto è lo stesso anche nella piccola e provinciale realtà brindisina: c’è solo un igienista dentale al servizio della Asl pagato 1.572 euro al mese, 18.869 all’anno. Due farmacisti, tre psicologi, che intascano all’incirca 1.300 euro al mese, due biologi da 2.500 euro al mese, un oculista da 1.900, due farmacisti da 3.500 euro al mese, e ben sei cappellani “pubblici” con busta paga. La selezione dei “co.co.co” il cui elenco è pubblicato sul sito della Azienda sanitaria locale, in rispetto della legge sulla Trasparenza, è a discrezione dei vescovi delle diocesi i cui territori ricadono all’interno del distretto sanitario. I preti, quindi, sono scelti dai propri “superiori” e pagati dalla collettività. Alla loro funzione, importantissima ma probabilmente rientrante nella missione scelta, non rinunciano i manager che preferiscono però tagliare sul resto, specie in termini di personale. Non si assume ormai da anni. Un centinaio di infermieri è rimasto a casa dopo la scadenza del contratto a tempo determinato. Non ci sono medici. Mancano gli operatori sanitari di ogni tipo, l’ultima graduatoria per gli infermieri è del 2009. Ai preti si elargiscono quasi centomila euro all’anno: vengono pagati per fare i sacerdoti, non per fornire assistenza materiale agli ammalati. Pagati per fare i preti. Tutto ciò è consentito perché nel 2002 fu stipulata una convenzione tra la Regione e i presidenti delle Conferenze episcopali schemi di intesa per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici. Sono quindi doppiamente stipendiati i sei preti brindisini che offrono servizi “religiosi”, di religione rigorosamente cattolica, a chi è ricoverato presso il nosocomio e ha necessità di supporto spirituale. Pagati dalla Chiesa, che per il sostentamento dei preti attinge dai fondi Otto per mille versati dai contribuenti, stipendiati dalla Asl per svolgere una funzione che non è differente da quella che ogni giorno, per via della vocazione che hanno seguito, li contraddistingue nel rapporto con i fedeli. Fuori e dentro le parrocchie. Nelle strutture sanitarie, però, non fanno volontariato. Del resto, devono pur campare.

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  • Pedofilia, Amnesty International critica duramente la Santa Sede

    Pedofilia, Amnesty International critica duramente la Santa Sede

    Anche il Rapporto 2011 (1) di Amnesty International non ha lesinato critiche alla Santa Sede. Nel documento (2) la si accusa di non aver “adempiuto in modo sufficiente ai propri obblighi internazionali in materia di protezione dei minori”, e di non aver ancora presentato “il suo secondo rapporto periodico sulla Convenzione per l’infanzia, che doveva presentare nel 1997, né il rapporto iniziale sulla Convenzione contro la tortura, che doveva presentare nel 2003″. Il rapporto denuncia “il costante fallimento della Chiesa cattolica nell’affrontare correttamente il problema dei diffusi abusi sessuali su minori commessi da membri del clero negli ultimi decenni”, in particolare “la mancata rimozione dei presunti responsabili dai loro incarichi in attesa di indagini adeguate, la mancata cooperazione con le autorità giudiziarie per portarli dinanzi alla giustizia e il non aver garantito un’adeguata riparazione alle vittime”. Il documento, che raccoglie anche le intenzioni manifestate da Benedetto XVI di sanare il problema, ricorda infine che le modifiche al diritto canonico promulgate a maggio, che pure “hanno introdotto i “delitti” di pedopornografia e di abuso di persone con disabilità mentali”, non includono però “l’obbligo per le autorità ecclesiastiche di denunciare i casi alle autorità civili per le indagini penali”.
    (1) http://50.amnesty.it/rapportoannuale2011
    (2) http://50.amnesty.it/sites/default/files/Santa%20Sede.pdf
    Raffaele Carcano

    http://www.uaar.it/news/2011/05/15/pedofil…-la-santa-sede/

  • Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    Preti pedofili. La loro arma si chiama prescrizione, L’Italia non ratifica la convenzione di Lanzarote

    L’arma in più dei pedofili si chiama prescrizione  Mer, 04/05/2011 – 09:30

    Federico Tulli

    IL CASO. In Italia i termini temporali entro cui è possibile denunciare un abuso sono troppo brevi. La vicenda delle vittime di don Cantini e la mancata ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Violentare decine di bambine per oltre 20 anni, essere denunciato e considerato colpevole in base a prove e testimonianze inoppugnabili. E farla franca. In Italia è possibile, grazie alla brevità dei termini di prescrizione previsti per gli abusi “sessuali” (10 anni) e all’inerzia del Parlamento. Il caso dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini, autore di violenze su alcune minorenni di età compresa fra i 10 e i 17 anni, per il quale lunedì scorso il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Paolo Canessa, riaccende i riflettori su di un nodo irrisolto nella difficile battaglia contro la pedofilia.

    Gli ultimi abusi denunciati dalle vittime risalgono al 1993 e questo mette al riparo da un’azione penale Cantini. Il quale nel frattempo è stato spretato dalla curia fiorentina. Della necessità di rivedere i termini di prescrizione si è molto parlato sulla scia degli scandali che hanno colpito la Chiesa cattolica di mezza Europa tra il 2009 e il 2010, quando il governo italiano rappresentato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha ospitato la cerimonia di presentazione della campagna anti-pedofilia lanciata dal Consiglio d’Europa.

    In quella occasione, era il 29 novembre 2010, Carfagna assicurò che anche il nostro parlamento «nelle prossime settimane» avrebbe ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso “sessuale”. Il testo di legge contiene tra le altre misure, il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, l’introduzione del reato di apologia della pedofilia, e l’inasprimento delle pene.

    Da quel giorno più che settimane sono passati mesi (per la precisione, sei), ma la norma è arenata alla Camera senza che nessuno sappia dire quando riprenderà l’iter di approvazione. Considerando la particolare ferocia del reato e, sopratutto, le conseguenze a livello psichico che subisce la vittima di un ’abuso, da tempo è in atto in Europa una campagna per l’eliminazione di qualsiasi termine di prescrizione per questo crimine. Non sono affatto rari i casi in cui chi ha subito una violenza in tenera età impieghi anni, se non decenni (come nel caso delle donne abusate da don Cantini), a vincere vergogna, sensi di colpa, diffidenza dei familiari e dell’ambiente in cui vive prima di rivolgersi a uno specialista o all’autorità giudiziaria per raccontare quanto subito.

    In Italia, grazie alla cosiddetta ex Cirielli la prescrizione per il reato di “pedofilia” (termine tuttora assente dal nostro codice penale) fu abbassata da 15 a 10 anni. Altrove l’approccio istituzionale è ben diverso. Ad esempio, in Germania, la pressione dell’opinione pubblica e la notevole sensibilità del governo di Angela Merkel ha fatto sì che dopo gli scandali scoppiati in numerosi istituti scolastici del Paese retti da gesuiti venisse approvata il 23 marzo scorso un disegno di legge che prevede un allungamento dei tempi di prescrizione delle responsabilità civili per questi reati da tre a 30 anni. Una misura inevitabilmente destinata a rafforzare la posizione delle vittime nelle procedure penali relative a questi casi.

    Di notevole importanza sono, almeno sulla carta, anche le Nuove norme approvate a maggio 2010 in Vaticano da Benedetto XVI, che fanno scattare la prescrizione dopo 20 anni dal compimento della maggiore età del minore «con» cui il «chierico» ha compiuto l’atto “sessuale”. Infine, il 27 aprile scorso, la Conferenza episcopale cilena a fronte del clamoroso “caso Karadima” (sacerdote ottuagenario molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile), ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione.

  • Pedofilia/ Vescovo Teramo: Piena fiducia in toghe, prete sospeso

    Pedofilia/ Vescovo Teramo: Piena fiducia in toghe, prete sospeso

    Mons. Seccia: Viva partecipazione a disagio e dolore famiglia
    Roma, 13 apr. (Apcom) – Il vescovo della diocesi di Teramo-Atri, mons.

    Michele Seccia, in riferimento alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto il sacerdote arrestato con l’accusa di pedofilia, A. D., comunica di aver provveduto immediatamente alla sua “sospensione dall’esercizio ministeriale” (Canone 1395) non appena è venuto a conoscenza del fatto (fine Dicembre 2009).

    Nello stesso tempo, precisa una nota, la Curia vescovile si è messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per facilitare le indagini sul caso. La Curia Vescovile precisa che il sacerdote ha prestato servizio in diocesi a seguito di una convenzione tra la diocesi di origine e questa teramana.

    Fa presente, inoltre, che il suo ritorno temporaneo nel paese di origine (India), avvenuto agli inizi del corrente anno, è stato originato da esigenze di ordine famigliare (grave forma leucemica della madre). Il Vescovo, nel confermare la collaborazione con l’autorità giudiziaria, esprime il proprio “sgomento” per la triste vicenda, la piena fiducia nel corso della giustizia e, nello stesso tempo, manifesta sentimenti di viva partecipazione al disagio e dolore della famiglia.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=909956

  • Il pontefice preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi

    Il pontefice preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi

    ROMA – Un duro atto d’accusa, che questa volta arriva direttamente dal soglio pontificio. Alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell’infanzia, «un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare». Lo ha affermato Papa Benedetto XVI ricevendo i partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia.

    ANNUNCIO DI LETTERA AI FEDELI IRLANDESI – «La tenerezza e l’insegnamento di Gesù – ha aggiunto il Papa che ha già annunciato per le prossime settimane una lettera pastorale ai fedeli irlandesi dopo alcuni rapporti giudiziari su abusi compiuti da religiosi – hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura».

    «La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo – ha detto il Papa commentando il ventesimo anniversario della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia – ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi – ha aggiunto – alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare».

    «Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli – ha spiegato ancora il Pontefice – impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore.

    Perciò anche la Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo».

    Redazione online
    08 febbraio 2010

    www.corriere.it/cronache/10_febbrai…44f02aabe.shtml

  • Papa condanna (a chiacchiere) i preti pedofili, Quando cominceranno a denunciarli?

    Papa condanna (a chiacchiere) i preti pedofili, Quando cominceranno a denunciarli?

    8/2/2010 (13:7)
    Il Papa condanna i preti pedofili
    Benedetto XVI

    «L’infanzia violata anche in Chiesa.
    Ma infanzia ferita anche dai divorzi»
    CITTA’ DEL VATICANO
    Alla vigilia della pubblicazione della sua Lettera alla Chiesa dell’Irlanda sul tema degli abusi commessi da sacerdoti e religiosi – prevista in occasione di un incontro con i vescovi del Paese che si terrà il 15 e 16 febbraio – Benedetto XVI torna a parlare dei diritti dei minori troppo spesso violati e calpestati («anche – ammette – da uomini di Chiesa»). E condanna sia chi compie abusi sessuali su di loro, li abbandona o li sfrutta facendone piccoli schiavi, sia genitori e educatori inadeguati che non vigiliano per impedire tali scempi. O peggio sono essi stessi a commetterli.

    Condanna che riguarda anche le leggi permissive che non tengono conto del diritto dei bambini ad avere una famiglia unita e armonica. Un diritto insito per il Papa nella legge naturale che la Chiesa non si stanca di richiamare. «La Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare i suoi membri che purtroppo, in diversi casi, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato i diritti dei minori», assicura dunque nel discorso rivolto al Pontificio Consiglio per la Famiglia. «La tenerezza e l’insegnamento di Gesù, che considerò i bambini un modello da imitare per entrare nel regno di Dio – sottolinea in proposito il Pontefice – hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura». In proposito Ratzinger ricorda a cardinali, vescovi e prelati «le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli, che impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore».

    «La Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 – spiega – è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo». Il Papa della «tolleranza zero» verso i preti pedofili chiede però altrettanta coerenza alle autorità civili e a tutti i genitori e educatori, perchè le raccomandazioni del documento siano davvero seguite. «La famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna è l’aiuto più grande – ricorda – che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perchè le figure materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità». Ed «è importante, quindi, che si faccia tutto il possibile per far crescere i bambini in una famiglia unita e stabile». Inoltre, scandisce, «un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia dei genitori e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini».

    Per questo, occorre «sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori». A tal fine, il Papa invita vescovi e sacerdoti ad «esortare i coniugi a non perdere mai di vista le ragioni profonde e la sacramentalità del loro patto coniugale e a rinsaldarlo con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, il dialogo costante, l’accoglienza reciproca ed il perdono vicendevole». In occasione della Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Benedetto XVI ricorda poi la memoria del card. Alfonso Lopez Trujillo, che«per ben 18 anni ha guidato il dicastero con appassionata dedizione alla causa della famiglia e della vita nel mondo di oggi». Al successore, card. Ennio Antonelli, il Papa esprime «viva gratitudine» e un incoraggiamento per le iniziative intraprese dal dicastero a tutela dell’infanzia e per la preparazione del matrimonio con la imminente pubblicazione di un «vademecum», nel quale è rilanciata la proposta ratzingeriana di un itinerario per la formazione e la risposta alla vocazione coniugale che comprende, come prima tappa, una «preparazione remota» rivolta ai bambini, agli adolescenti e ai giovani e «coinvolge la famiglia, la parrocchia e la scuola, luoghi nei quali si viene educati a comprendere la vita come vocazione all’amore, che si specifica, poi, nelle modalità del matrimonio e della verginità per il Regno dei Cieli».

    «In questa tappa – chiede il Papa – dovrà progressivamente emergere il significato della sessualità come capacità di relazione e positiva energia da integrare nell’amore autentico». Ovviamente c’è poi una «preparazione prossima» al matrimonio, che «riguarda i fidanzati e dovrebbe configurarsi come un itinerario di fede e di vita cristiana», e una «preparazione immediata» che ha luogo in prossimità del matrimonio: «oltre all’esame dei fidanzati, previsto dal Diritto Canonico», per il Papa teologo «essa potrebbe comprendere una catechesi sul Rito del matrimonio e sul suo significato, il ritiro spirituale e la cura affinchè la celebrazione del matrimonio sia percepita dai fedeli e particolarmente da quanti vi si preparano, come un dono per tutta la Chiesa, un dono che contribuisce alla sua crescita spirituale». In questo settore cruciale per la Chiesa, conclude Ratzinger, «i vescovi promuovano lo scambio delle esperienze più significative, offrano stimoli per un serio impegno pastorale in questo importante settore e mostrino particolare attenzione perchè la vocazione dei coniugi diventi una ricchezza per l’intera comunità cristiana e, specialmente nel contesto attuale, una testimonianza missionaria e profetica».

  • La curia risarcisca le vittime di pedofilia

    La curia risarcisca le vittime di pedofilia

    Lettera a Caffarra sul prete condannato per abusi su una decina di alunne

    La curia ripaghi le piccole vittime di pedofilia per gli abusi compiuti dal suo sacerdote. È questo il senso della lettera aperta che l’avvocato del foro di Ferrara Claudia Colombo invia al cardinale della diocesi di Bologna, Carlo Caffarra.

    E lo fa proprio nel giorno in cui Benedetto XVI lancia la sua dura condanna contro i preti pedofili, in concomitanza con il XX anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

    Gli episodi cui il legale, che in processo ha assistito numerose parti civili, fa riferimento riguardano la condanna in primo grado inflitta dal tribunale di Ferrara a 6 anni e 10 mesi di reclusione a un prete (Condannato a sei anni prete pedofilo) per aver commesso, in veste di educatore e responsabile di un asilo parrocchiale, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne.

    Della vicenda Estense.com si è occupato in più occasioni, mettendo in luce anche alcuni inquietanti retroscena (Prete pedofilo, la curia sapeva?), che videro – secondo le motivazioni della sentenza depositata dal giudice Caruso – la curia essere a conoscenza delle voci che circolavano su quanto stava succedendo in quella struttura (Prete pedofilo, il muro di gomma della Curia) di un piccolo paese dell’Alto ferrarese (che ricade nella diocesi felsinea).

    Oggi, a quasi due anni dalla condanna, le piccole vittime e loro famiglie attendono ancora un risarcimento e una dichiarazione di scuse o quantomeno di conforto. Il tutto è spiegato nei dettagli della lettera che pubblichiamo integralmente.

    Egregio cardinale Caffarra,

    ho letto sulla pagina locale del 32 gennaio del “Carlino” edizione di Ferrara, l’articolo sulla sua visita pastorale alla scuola materna cattolica “beata Elisabetta Renzi” di Cento. Nel corso della visita lei ha ringraziato i genitori presenti per avere “dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli”, affermando che “un popolo senza impegno educativo non ha futuro”. È stato evidente il suo richiamo alla Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia di cui lei stesso è stato estensore e promotore nel settembre 2009.

    In tale documento sono ben espressi i principi secondo i quali:

    1. il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana;
    2. i bambini vanno trattati ed educati con rispetto ed amorevolezza;
    3. la scuola cattolica richiede una stretta connessione con la chiesa locale e con la diocesi.

    La Chiesa, insomma, è presente accanto ai genitori nel loro impegno educativo verso i figli e, attraverso i suoi ministri, i sacerdoti, cui lo delega, assume tale impegno quale momento pregnante del suo magistero.

    Ricorderà bene, egregio cardinale, che nell’aprile del 2008 un sacerdote, parroco della sua curia, che rivestiva altresì le cariche di direttore, gestore ed insegnante di una scuola materna parrocchiale cattolica di un paese non distante dalla città di Cento ove lei ha partecipato alla inaugurazione riportata nell’articolo del quotidiano, è stato condannato in primo grado dal tribunale a 6 anni e 10 mesi di reclusione per aver commesso, in quella veste di educatore, reiterati delitti di pedofilia su numerose piccole alunne.

    Il sacerdote, inoltre, è stato condannato a pagare immediatamente alle vittime ed ai loro genitori la somma di 28mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva.

    Ebbene, ad oggi, sebbene avesse dovuto farlo immediatamente, come appunto sentenziato dal tribunale ferrarese, quel prete nulla ha pagato alle vittime degli atti di pedofilia e, temiamo, nulla pagherà; ma, prima e più ancora, ad oggi la Curia bolognese non ha avuto per le piccole vittime di quegli aberranti delitti e per i loro genitori alcuna parola di partecipazione e di contrizione e, soprattutto, alcuna assunzione di responsabilità.

    A fronte dei principi richiamati nella Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia e dello stretto legame che in essa viene richiamato fra la scuola cattolica e la “Chiesa locale” quale “garanzia” non solo spirituale che la Chiesa presta ai genitori che le affidano la crescita materiale e religiosa – dunque anche etica – dei propri figli, il meno che ci si sarebbe potuti attendere era un segno tangibile di partecipazione per il completo fallimento di quel patto e di riparazione per quella “garanzia”.

    Il silenzio ed il disinteresse che la curia bolognese ha dimostrato a quelle piccole vittime dei delitti di pedofilia (ed alle loro famiglie) rattristano ed offendono.

    Comprende bene, egregio cardinal Caffarra, che non è tanto sul piano giudiziario che attendevamo il suo intervento: su quello, infatti, la curia aveva già espresso tutto il suo disimpegno fieramente opponendosi alla sua chiamata nel processo quale responsabile civile; è, invece, sul piano pastorale, sul quale si era consolidato il fiducioso affidamento dei bambini al suo sacerdote da parte dei genitori, che invece la curia ha mancato ad una “obbligazione” per lei ancora più cogente di quella strettamente giuridica.

    Ha sorpreso anche il fatto che un tale abbandono dei genitori che io rappresento e dei loro bambini sia avvenuto in un momento nel quale invece l’attenzione della Chiesa verso le vittime di atti di pedofilia nel mondo da parte di sacerdoti e prelati verso minori si è manifestata alta e partecipata: pensiamo, infatti, alle parole, anche durissime, del Santo Padre per episodi accaduti in Irlanda, alle sue commosse parole di scuse e, perché no, anche alle riparazioni economiche delle vittime; pensiamo alla attività investigativa della Chiesa sugli episodi denunciati (cd. rapporto Murphy e rapporto Rayan); pensiamo all’ormai famoso comunicato finale dell’incontro del 23 aprile 2002 del Santo Padre coi cardinali statunitensi nel quale la Chiesa ha avuto parole di dura condanna e di concreta partecipazione.

    Che farà la curia bolognese? Si limiterà a ringraziare i genitori che “… hanno dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli…” (dal suo discorso alla inaugurazione della scuola centese di cui il “Carlino” ha dato notizia il 23 gennaio scorso) o, una volta tradita tale fiducia per colpa di un suo sacerdote, si attiverà anche per ricucire il legame fiduciario interrotto e a risarcirne le gravissime conseguenze?

    Se così non fosse la vicenda che le ho segnalato assumerebbe per le vittime i contorni di un insopportabile tradimento.

    Ma ciò che più addolora di questa triste e squallida vicenda è che in questi quasi due anni dalle sentenza di condanna in primo grado del tribunale di Ferrara, né il parroco condannato, né la curia di Bologna, della quale lei monsignor Caffarra è cardinale, hanno mai rivolto alle piccole vittime di quegli aberranti delitti di pedofilia ed ai loro genitori parole di scuse e di rammarico. Alcun conforto la Chiesa, ad oggi, ha saputo (e voluto) manifestare a quelle vittime ed alle loro famiglie che con incondizionata fiducia avevano consegnato ed affidato i propri piccoli figli alla scuola materna parrocchiale, affinché li educasse, custodisse e preservasse secondo una morale ed etica cristiano cattolica di fratellanza, solidarietà e rettitudine.

    Ad oggi, dunque, ed è cosa altrettanto grave, dopo quasi due anni dalla sentenza di condanna, alle vittime non sono ancora stati pagati (contrariamente a quanto stabilito dai giudici) i risarcimenti provvisoriamente esecutivi che il tribunale ha statuito in sentenza a carico del parroco imputato. Quest’ultimo, vale la pena ricordarlo ancora, è stato condannato per aver commesso, quale direttore gerente di una scuola materna cattolica parrocchiale, gli atti di pedofilia all’interno della struttura scolastica durante gli orari di scuola e, dunque, tradendo quella fiducia dei genitori che a lui ed alla sua struttura avevano affidato i propri figli.

    Il silenzio (nel senso sopra accennato) che la Curia bolognese ha riservato alle piccole vittime di quel processo (ed alle loro famiglie), offende, stupisce e rattrista, tanto quanto i delitti di pedofilia attribuiti in sentenza al parroco condannato.

    La invito quindi egregio cardinal Caffarra, anche in ossequio agli stessi principi della “Carta” da lei emanata, ad attivarsi affinché a quelle famiglie vengano effettivamente pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza!

    La invito dunque, laddove il parroco condannato persistesse ulteriormente a non pagare alle vittime i risarcimenti dovuti a titolo di provvisionali immediatamente esecutive, ad attivarsi affinché la curia di Bologna si sostituisca al prete debitore, provvedendo a versare quanto decretato in sentenza a favore delle vittime. Sono certa, cardinale, che dopo queste considerazioni ed in nome degli stessi principi di fratellanza e solidarietà cristiana da lei invocati nella sua Carta, che alle numerose bambine vittime dei deplorevoli atti di pedofilia del parroco condannato verranno, quanto prima, pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza dal tribunale ferrarese.

    La curia di Bologna, ci contiamo tutti, sono certa che anticiperà alle piccole vittime quanto loro spettante; del resto i delitti di pedofilia sono stati commessi da un parroco che al’epoca dei fatti la curia di Bologna aveva “preposto” ad una parrocchia della diocesi bolognese. Ma, intanto, che la curia bolognese anticipi quanto spettante alle vittime. La curia, egregio cardinal Caffarra, potrà poi richiedere il tutto al suo sacerdote.

    Così facendo la curia di Bologna darebbe un bell’esempio di solidarietà e fratellanza cristiana, principi già messi a dura prova dai delitti contestati al parroco condannato.

    Avv. Claudia Colombo (difensore di numerose parti civili)

    www.estense.com/la-curia-risarcisca…lia-021513.html

     

  • Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna
    Comunicato stampa, 02 Febbario 2010
    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “ESIGIAMO TRASPARENZA
    SULLE RESPONSABILITA’ DELLA CURIA.
    INAMISSIBILE L’ASSENZA DI AIUTO
    ALLE VITTIME MINORENNI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito al prete accusato di molestie sessuali nei confronti delle bambine di un asilo cattolico e al comportamento tenuto dalla Curia di Bologna.

    “Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna“.

    “In primo grado di giudizio, il tribunale di Ferrara ha condannato il prete a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne”.

    “Il giorno 11 Novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo. Decisero di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recarono a Bologna per incontrare i responsabili della Curia. L’incontro avvenne il giorno 8 Gennaio 2005, alla presenza di Mons. Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese”.

    “Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto“. Quando Mons. Vecchi seppe poi che era già scattata una denuncia, si arrabbiò moltissimo, urlò contro la maestra, sostenendo che era pagata da loro”.

    “I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna del prete pedofilo, hanno precisato che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”“.

    “Per i giudici ferraresi siamo di fronte a un “muro di gomma delle autorità ecclesiastiche”, che influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che sono rimaste vittime di molestie sessuali”.

    “Alla luce dei fatti riportati e che hanno trovato conferma nel processo di primo grado, a cui vanno aggiunti i documenti vaticani “Crimen sollicitationis” e “De delictis gravioribus”, che indicano alle diocesi cattoliche di tutto il mondo come comportarsi nei casi di pedofilia tra i sacerdoti”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Chiediamo che la Curia di Bologna, responsabile dell’asilo in cui lavorava il prete condannato, risponda alle seguenti domande di fronte all’opinione pubblica:

    • Il “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” in Vaticano. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?
    • Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?
    • Il “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?
    • Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?
    • Esercita ancora una professione a contatto con minori?
    • Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe, anche ieri, dal loro avvocato?
    • Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?
    • Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?”

    “Come Rete Laica e come cittadini riteniamo che il comportamento omertoso della Curia di Bologna sia gravissimo e la qualifica come un’istituzione che protegge chi commette un reato piuttosto che le vittime del reato stesso. Non si potrà non tener conto di questa vicenda”, conclude Cecconi, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche“.

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna