BERGAMO – Indignazione e anche paura nel bergamasco per quanto deciso da un oratorio. È polemica a Casirate d’Adda, nella Bassa Bergamasca, per la presenza in oratorio di don Luigi Mantia, sacerdote che il 26 febbraio scorso aveva patteggiato due anni, con pena sospesa, per atti sessuali con minorenni, due bambini di 8 e 12 anni.
Il sacerdote, che abita al Santuario di Caravaggio, si trova attualmente ‘in prestitò a Pumenengo, sempre in provincia di Bergamo (ma entrambi i paesi ricadono sotto la diocesi di Cremona), dove manca il parroco da maggio e quello nuovo arriverà a settembre. Nel frattempo don Luigi è stato inviato a Casirate, dove l’oratorio sta organizzando una settimana di vacanza in montagna a Zambla.
La notizia che ci andrà anche don Luigi ha iniziato a circolare nei giorni scorsi ed è scoppiato il polverone, come scrive oggi l’edizione di Bergamo del Corriere della Sera. Dal canto suo, la Curia di Cremona rassicura che il sacerdote non andrà in montagna con i ragazzi. Don Luigi si è sempre dichiarato innocente. Ai genitori dei bambini di Casirate non va giù che il sacerdote partecipi alla vacanza e sono già state organizzate due riunioni, l’ultima ieri sera. I fatti contestati al sacerdote risalgono a prima del 2009, quando don Luigi era in servizio a Martignana Po (Cremona).
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La Procura della Repubblica di Savona compie un altro vincente passo nella lotta alla pedofilia
SENTENZA STORICA DELLA CASSAZIONE: STOP AI TENTATIVI DI INQUINAMENTO DELLE PROVE DA PARTE DEI MINISTRI DI CULTO DUE I CASI IN PROVINCIA DI SAVONA – DIOCESI DI ALBENGA E DI SAVONA-NOLI – CHE POTREBBERO ESSERE TOCCATI DALLA SENTENZA Maggio è il mese delle vittorie per la Procura della Repubblica di Savona. Un Ufficio che, a parere della rete nazionale a tutela dei bambini Rete L’ABUSO, sta combattendo da anni e senza timori non solo contro gli abusi sessuali a danno di minorenni, ma anche al fine di colmare un enorme vuoto legislativo di cui, in Europa, solo l’Italia è rimasta fanalino di coda anche in confronto a quei Paesi che noi definiamo del terzo mondo. La causa è da ricercarsi in una politica colma di connivenze le quali hanno spesso come obbiettivo la tutela del clero, ma che si riflettono naturalmente in tutto ciò che è materia di abusi sessuali sui minori anche da parte di laici. Lo scorso 8 maggio il Giudice Fiorenza Giorgi del tribunale di Savona ha emesso un provvedimento storico in Italia: per la prima volta ha perseguito le responsabilità di omissione da parte di Un Vescovo, Dante Lafranconi, ora a Cremona, nei delitti sessuali compiuti dal pedocriminale Nello Giraudo di cui per gli artt. 110, 40, II comma, 609 bis, 609 ter, 609 quater C.P., il Vescovo avrebbe omesso le sue responsabilità e il dovere/potere di fermare. Oggi una nuova sentenza storica della Cassazione, ottenuta ancora una volta grazie alla Procura della Repubblica di Savona la quale è riuscita a perseguire chi cerca di inquinare le prove o fare in modo che le vittime ritrattino. In sostanza fino a oggi i tribunali, qualora ci fosse stata omissione di denuncia da parte della vittima o dei familiari nel denunciare un abuso, non tenevano conto di eventuali tentativi (inquinamento delle prove) da parte di terzi nell’influenzare vittime e familiari a non denunciare. Oggi, a seguito di questo pronunciamento, la situazione sarà ben differente: si dice infatti che “Per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta dell’autore di esso”. Si apre a questo punto un’altra “gatta da pelare” non solo per la Diocesi di Albenga, alla quale fa riferimento il caso esaminato dalla Cassazione, F.L. , parroco di (omissis), ma anche per la Diocesi di Savona-Noli che, attraverso i suoi rappresentanti e non, sta avvicinando le vittime savonesi chiedendo senza troppi mezzi termini di “ritrattare” le deposizioni. Come portavoce nazionale di Rete L’ABUSO, a nome delle vittime, voglio esprimere la mia massima stima al Procuratore Capo Francantonio Granero non solo per il risultato ottenuto, ma soprattutto per il senso civico e per l’interessamento e il notevole contributo che dimostra in questa battaglia di civiltà, dove troppo spesso vediamo ritrarsi istituzioni, servizi sociali e amministratori locali, nonché le famiglie, che oramai troppo frequentemente omettono per prime le denunce per paura di ripercussioni. Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO
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Pedofilia nel clero, la battaglia dei preti “informatori” americani contro i vescovi che proteggono i maniaci (dal New York Times)
A differenza di quel che avviene in Italia, negli Stati Uniti si è formato un gruppo di preti e religiosi, i Whistle-blowers (informatori), impegnati nella più severa lotta alla pedofilia nel clero. Sono loro gli autori di un’esplicita lettera a papa Francesco perché realizzi il proprio programma di tolleranza zero secondo precise tappe. Un appello drammatico, poiché “il ministero dei preti che commettono abusi sessuali distrugge il mio ministero”.
E’ dunque la risposta cattolica, proveniente dall’interno della Chiesa statunitense, all’attacco ateo contro gli stessi casi di pedofilia e abusi sessuali. Stessa strategia, stessa durezza richiesta al papa, sia da parte dei preti e religiosi americani che si sono dati appuntamento in un convegno a Manhattan, sia parte, per esempio, della rete L’Abuso. Si tratta in entrambi i casi di persone, in America consacrati in Italia atei o laici con l’aiuto e la testimonianza di sacerdoti, che hanno avuto conoscenza diretta di vittime di abusi, o lo sono loro stessi, e chiedono che i responsabili vengano denunciati e messi nelle mani della Giustizia, come ogni cittadino.
L’articolo uscito oggi sul New York Times mostra una decisione esemplare da parte di questi preti e suore. Si accorgono che il silenzio e la protezione omertosa delle vittime di abusi demolisce la credibilità della Chiesa: non c’è in loro l’atteggiamento inibito e sottomesso di gran parte del clero italiano.
I Whistle-blowers americani chiedono che i vescovi che non segnalano i responsabili di abusi sessuali vengano rimossi dall’incarico. Il recente caso di Newark assomiglia tanto a un caso italiano, anzi a più di uno. Un prete macchiatosi di abusi sessuali, grazie all’arcivescovo, ha potuto addirittura trascorrere dei weekend con gruppi di minori e ha avuto persino responsabilità di formazione del clero nella stessa diocesi in quel periodo. Poi è arrivata la polizia.
È lo stesso meccanismo cattolico di protezione di responsabili di abusi sessuali, in Italia come negli Stati Uniti. E gli esempi tratti dalle cronache americane (ben noto il caso di Los Angeles, ma non solo) danno ragione ai preti che vogliono informare la polizia e ottenere le dimissioni dei vescovi omertosi (è per questo che la rete l’Abuso ha denunciato proprio il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, poi salvatosi grazie alla prescrizione), come altri vescovi della diocesi di Savona.
È questa la vicenda ricostruita anche a Cremona dalle Iene, tanto criticate dalla Chiesa locale ma dotate di documenti e testimonianze dirette.
Ecco le richieste degli Informatori statunitensi per salvare la Chiesa cattolica, in inglese per gli appassionati della lingua originale.The group has sent a letter to Pope Francis asking him to take several significant steps to heal victims and restore the church’s credibility: revoke all oaths of secrecy, open the files on abuse cases, remove from office any bishops who obstructed justice and create an international forum for dialogue between survivors and church leaders.
A Papa Francesco gli Informatori chiedono con la loro lettera – traducendo questo programma rivoluzionario – di revocare la segretezza di tutti gli atti, aprire e rendere pubblici i dossier sui casi di abusi, rimuovere dall’incarico tutti i vescovi che hanno ostacolato la Giustizia e creare un forum internazionale per il dialogo fra i sopravvissuti dagli abusi e i leader della Chiesa.
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Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi
Francesco, abusato all’età di 12 anni dal parroco don Nello Giraudo, trova la forza di denunciarlo pubblicamente, rilascia dichiarazioni stampa sia giornalistiche che televisive, per tutta risposta riceve gli scherni della Curia, porte chiuse in faccia anche ai giornalisti del programma “le Iene”, cardinali che letteralmente ridono in faccia ai cameramen. Oggi l’ennesimo colpo di scena, una vendetta meditata, Francesco abita da anni in un appartamento che, ironia della sorte, è di proprietà della Curia, dopo i servizi stampa, dopo la denuncia pubblica degli abusi subiti, Francesco riceve lo sfratto, si trova solo nel dramma ed il 31 di agosto dovrà lasciare l’appartamento.
Abusato, schernito, gettato in mezzo alla strada, non ho parole per descrivere l’orrore ed il disgusto verso questo ente criminale che è la setta conosciuta col nome di Chiesa Cattolica. Non solo gli esecutori materiali stanno incarnando le vesti del boia ma anche tutti coloro che frequentano, sostengono, acclamano questa spazzatura, questo cancro sociale che è lontano anni luce da qualsiasi dio, da qualsiasi forma di amore, da qualsiasi concetto di fratellanza e di moralità
Marco Dimitri
LE IENE TRINCIA: ABUSI NASCOSTI DALLA CHIESA
Di seguito un’intervista de “il Messaggero” del 2012
CITTA’ DEL VATICANO – I fatti accaduti a Savona decenni fa sono lontani nel tempo ma il dolore è ancora di drammatica attualità. A distanza Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo, ricorda con un miscuglio di rabbia e sofferenza quando, ad appena 12 anni, fu abusato da don Nello Giraudo.
Giraudo ha recentemente patteggiato…
«Sì riconoscendo il male fatto. Ma la mia battaglia non si ferma: vorrei che si riflettesse sulla responsabilità dei vescovi che si sono avvicendati alla guida della diocesi savonese. Erano i diretti superiori di Giraudo ma non hanno prestato ascolto alle voci che da tempo circolavano con insistenza».
La Cei però ha appena approvato delle regole che assicurano alle vittime tutta l’assistenza psicologica possibile. In più devono attivarsi all’interno della Chiesa per fare giustizia e punirli.
«E’ una buona cosa in linea di principio. Ma secondo me i vescovi dovrebbero non limitarsi ai processi canonici, penso che dovrebbero collaborare attivamente con i magistrati italiani, scambiare con loro le informazioni che hanno. I pedofili vanno mandati in galera, e non solo ridotti allo stato laicale (quando accade)».
La sua campagna dunque va avanti.
«Ci tengo a ricordare che l’8 maggio il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, pur avendo archiviato per prescrizione del reato un procedimento contro l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi (ora a Cremona) ha riconosciuto che il prelato non ha vigilato abbastanza»
Cosa c’è scritto in quella ordinanza?
«Gliela leggo: ’la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini, dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose di Giraudo non fosse stata per nulla considerata. Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo di Lanfranconi, risulta, è triste dirlo (è il magistrato a scriverlo) come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli».Parole pesanti quelle scritte dal magistrato.
«Eccome, ma aspetti che le leggo anche il seguito: ’è altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione per la fragilità e la solitudine di Giraudo e il sollievo che nulla è trapelato sui giornali, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti, a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni».A quanto risale questa ordinanza di archiviazione?
«All’8 maggio di quest’anno. Penso che sia importante sottolineare che per la prima volta un magistrato italiano, pur archiviando per prescrizione il caso, visto che i fatti si riferiscono a decenni addietro, affronta il problema della responsabilità del vescovo. Questo è il vero nodo sul quale si dovrebbe davvero riflettere, anche dal punto di vista giuridico».L’anno scorso lei è arrivato in Vaticano per consegnare a Papa Ratzinger una lettera in cui oltre, a raccontargli la sua storia, chiedeva fosse introdotto l’obbligo da parte dei vescovi italiani di denunciare alla magistratura i casi di abusi di cui erano a conoscenza…
«Servirebbe ad impedire quello che ho provato sulla mia pelle».Cosa è accaduto nel suo caso?
«Il sacerdote che mi ha abusato, Nello Giraudo, e che solo alcuni mesi fa ha patteggiato, ha ammesso tutto. Assieme a me c’erano altre vittime. Un caso orribile anche perché da anni giravano strane voci sul suo conto. Mi spiace dirlo ma quando leggo che la Chiesa sta facendo di tutto per combattere il fenomeno a me viene da ridere».Guardi che la Chiesa di Papa Ratzinger è l’unica istituzione che sta facendo pulizia al suo interno, isolando le mele marce. Ha istituito tribunali, giudici, incoraggia indagini, ha inasprito le pene canoniche.
«Nel mio caso posso dire che la Chiesa savonese ha difettato nell’intervento. I magistrati lo sanno».Secondo lei ci sarebbe stato stato un problema di scarsa vigilanza?
«Nel mio caso si è trattato di questo. Del resto non mi stupisce leggere sulle linee guida della Cei appena approvate che i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i casi ai magistrati, nè di consegnare loro le prove in possesso. Pensi che le perquisizioni che sono state fatte nei locali della curia di Savona hanno portato alla luce lettere e carteggi interni alle autorità ecclesiali che mostravano una gestione propensa più a salvaguardare il buon nome della Chiesa che non ad assicurare alla giustizia civile il prete pedofilo».Può raccontare qualcosa della sua vicenda?
«E’ doloroso ma lo faccio volentieri se serve ad aprire gli occhi. Sono stato abusato da don Nello Giraudo agli inizi degli anni Ottanta. Avevo 12 anni. Ero affidato alle sue cure perché non avevo famiglia. Ero debole e indifeso».Il sacerdote non venne isolato per evitare che potesse di nuovo molestare altri bambini?
«Non mi risulta».E adesso?
«Mi resta la consolazione che don Giraudo ha patteggiato. Lui stesso, però, in aula ha parlato di vescovi che sono stati ciechi e sordi alle sue richieste di aiuto».FONTE






