Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diego Coletti

  • Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4 mila pedofili e 1 milione di vittime” (Parte 1)

    Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4 mila pedofili e 1 milione di vittime” (Parte 1)

    Un’indagine senza precedenti e più completa sugli abusi sessuali del clero cattolico nei confronti di minori e adolescenti è stata realizzata in Italia dalla Rete d’Abuso – un gruppo di vittime dei preti pedofili fondato nel 2010.

    I dati choc parlano chiaro: sugli oltre 50 mila prelati italiani, il numero dei pedofili oscillerebbe da un minimo di 1000 a 4000. E i minori violentati potrebbero addirittura arrivare fino al milione. Inoltre, 298 prelati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. 144 sono invece quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

    Per capire questo fenomeno allarmante Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Francesco Zanardi, Presidente della Rete d’Abuso che ha condotto questa drammatica ricerca.

    – Francesco, la Rete d’Abuso ha appena diffuso una mappa e le proiezioni sulle violenze sui minori nella Chiesa in Italia. Come siete riusciti a raccogliere questa informazione sconvolgente e, immagino, anche segreta e realizzare la vostra inchiesta?

    – La mappa e le stime, sono due cose ben diverse, la mappa sono tutti casi veri, solo quelli usciti sui giornali negli ultimi 15 anni (quindi in difetto).

    Le proiezioni invece sono state fatte in assenza di dati italiani e sula base delle commissioni governative degli altri paesi, Irlanda, Belgio, Australia ecc. Il collega, consultando dati ottenuti dalle commissioni di inchiesta ha calcolato sulla base del numero di preti, di popolazione cattolica e di vittime dei rispettivi paesi, una proiezione con varie possibilità percentuali. Tuttavia, la percentuale emersa in media è il 6%.

    La proiezione utilizza due studi per il confronto, quello di Sipe secondo cui un sacerdote può abusare nel ciclo vita di 200 vittime, quella di Greeley che ne ipotizzava 50.

    – Tutti questi dati choc derivano esclusivamente dalla mancanza di denunce oppure Lei ha un’altra spiegazione? A Suo avviso, di che cosa hanno paura le vittime?

    – Mancanza di denunce all’autorità giudiziaria. La Chiesa notiamo sempre che quando esce un caso in genere era già informata, ma non è intervenuta. In Italia le vittime hanno paura di denunciare, il clima non è favorevole, spesso le vittime vengono accusate di aver tardato la denuncia o di cercare soldi dalla Chiesa, nella sostanza non vengono credute. A scoraggiare le vittime è spesso il fatto di vedere i preti reintegrati dopo le denunce e spesso accolti con grandi feste dai cattolici. Secondo le nostre stime, solo il 10% denunciano.

    – La Rete d’Abuso da tanto tempo si occupa di tutela delle persone abusate da membri del clero. Cosa non deve fare una vittima di abusi? Quali sono le vostre linee guida?

    – La prima raccomandazione è di denunciare alla magistratura, senza dire nulla alla Chiesa, in quanto spesso questa si attiva non solo spostando il sacerdote, ma spesso avvicina anche testimoni ecc. creando poi problemi nelle indagini di polizia. In secondo luogo, la denuncia alle autorità civili è utile alla vittima per ricevere un indennizzo economico che la Chiesa non da. La cosa grave è che in Italia, spesso le vittime si rivolgono alla Chiesa la quale, cerca di fare passare tempo, lasciando prescrivere la cosa. La maggioranza di vittime che arrivano alla Rete generalmente lo fanno quando è emersa questa problematica.

    – Potrebbe citare il caso più eclatante che uscito fuori grazie alla vostra inchiesta?

    – Credo che il più eclatante, non in Italia, ma in Vaticano, con vittime italiane, sia quello dei chierichetti del papa. Un caso a mio avviso emblematico e mai risolto. Insabbiato almeno tre volte, e il processo avviato ora in Vaticano parte in maniera disonesta in quanto oggetto di quel processo solo il prete accusato e il rettore del preseminario Pio X. Sono stati esclusi dal processo coloro che per tanti anni hanno insabbiato il caso, mons. Diego Coletti, ex vescovo di Como e Angelo Comastri, n. 2 del Vaticano.

    Credo che questo caso sia la dimostrazione che il Vaticano non è in grado di gestire il problema nel mondo, non è riuscito a risolvere nemmeno un caso che si svolge in un appezzamento di 1 km di terra dove il pontefice ha pieni poteri.

    – La notizia sulla vostra mappa delle violenze ha fatto scalpore ed è stata riportata da molte testate giornalistiche. Avete avuto qualche feedback da parte del Vaticano?

    – Si, ci hanno risposto sulle pagine di Avvenire dove lamentano la mancanza di dati governativi, quindi un riscontro con le nostre proiezioni, noi abbiamo risposto ricordando loro che nel 2014 le Nazioni Unite chiesero al Vaticano di quantificare l’entità del fenomeno, all’Italia lo chiese sempre l’ONU nel 2019 ma ad oggi, né il Vaticano né l’Italia si sono preoccupati di farlo

    Ecco invece la nostra risposta.

  • PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

    PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per don Gabriele Martinelli, accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X (dentro lo Stato del Vaticano) e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Un procedimento (all’epoca canonico) insabbiato già due volte dalle gerarchie, che al suo terzo esordio parte nuovamente zoppo, in quando la richiesta di rinvio a giudizio (questa volta chiesta da un tribunale penale vaticano) vede  citati solo don Martinelli  e don Radice. Malgrado la tolleranza zero tanto acclamata da Bergoglio contro i vescovi insabbiatori, aimè, vediamo scomparire completamente i nomi degli allora responsabili gerarchici di Martinelli e di Radice , coloro che di fatto decisero e ordinarono, il vescovo emerito di Como Diego Coletti e il suo superiore, il cardinale Angelo Comastri (numero 2 nella Città del Vaticano), che stando alle carte in nostro possesso (quelle scambiate tra le presunte vittime e le gerarchie) e a quando emerso dalla precedente indagine dell’allora Vicario Giudiziale Andrea Stabellini, furono coloro che decisero di insabbiare il caso.

    Assolutamente da vedere, il servizio de LE IENE che non contiene solo le accuse formalizzate nero su bianco alla chiesa dalle presunte vittime, ma quelle delle stesse gerarchie vaticane e degli inquirenti vaticani, dichiarazioni che a quanto pare, difficilmente entreranno nei tribunali della Santa Sede.

    Molto complesso anche lo scenario nel quale avvengono i presunti abusi, in quanto abbiamo due presunte vittime, che però sporgono querela a due differenti Stati, la prima presunta vittima è promotrice del procedimento avviato presso l’Autorità vaticana, la seconda – seguita dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri – è promotrice invece del fascicolo aperto presso la procura di Roma.

    A complicare ulteriormente il tutto, la competenza territoriale. I fatti, si sono svolti in Vaticano, uno stato estero e sovrano sul quale l’Italia non ha alcuna autorità. Paradossalmente, se Martinelli e Radice (in quanto cittadini italiani) si rifiutassero di consegnarsi, il Vaticano, per poterli processare, sarebbe costretto a chiedere all’Italia l’estradizione dei due.

    Ma torniamo a noi; che fine hanno fatto coloro che realmente insabbiarono il Caso?

    Nessun giornale italiano si è posto, o ha voluto porsi la domanda, ma sarebbe corretto, anche molto utile se la ponessero, in quanto fino ad ieri hanno strombazzato ai quattro venti la tolleranza zero di Bergoglio contro pedofili e insabbiatori e oggi, che i due principali insabbiatori  –  Comastri e Coletti – svaniscono da una vicenda di cui sono stati protagonisti, nessuno se ne accorge ?

    Ma rivediamo rapidamente gli eventi; Kamil (il nostro assistito) si accorge delle molestie sessuali subite dal suo compagno di stanza, le denuncia al padre spirituale don Marco Granoli , il quale le riferisce a sua volta ai suoi superiori, tra cui don Enrico Radice ed il vescovo di Como, Diego Coletti.

    Pochi mesi dopo don Granoli viene accusato di aver scritto alcune lettere anonime , ed allontanato dal preseminario Pio X. Circa un anno dopo sarà allontanato con una scusa anche Kamil, che per primo aveva denunciato le violenze.

    Nel frattempo parte un’indagine da parte del tribunale ecclesiastico di Como, condotta dall’uomo chiave di tutta questa vicenda, don Andrea Stabellini, il Vicario Giudiziale (nel nostro ordinamento il pubblico ministero) che alla fine dell’indagine, dopo aver informato degli esiti il vescovo Coletti, nel settembre 2013, si rechèrà a Roma, per rimuovere don Enrico Radice.

    Per Stabellini bisognava procedere in tutti i gradi di giudizio, perché vi era materiale sufficiente. Ed è qui che il cardinal Comastri interverrà, sostenendo che l’intera vicenda sono tutte falsità. Chiedeà al  Vicario Giudiziale di cestinare.

    Come possiamo vedere gli attori della vicenda sono molti di più di quelli che il Vaticano si limita (mediaticamente) a portare in giudizio.

    Abbiamo 3 presunte vittime, Kamil, Marco e Lucio, diversi testimoni tra cui lo stesso Vicario Giudiziale e paradossalmente lo stesso Radice, per il quale oggi si chiede il rinvio a giudizio, ma che all’epoca dei fatti era un sottoposto di Comastri e Coletti, dai quali riceveva gli ordini.

    Nei fatti, le gerarchie hanno continuato a “proteggere” don Martinelli, che malgrado i tre servizi de LE IENE e gli scandali, in questi mesi non è mai stato neppure sospeso, anzi oggi ha persino preso i voti. Nel luglio 2018 ci segnalano che celebra regolarmente messa a Lanzio D’Intelvi, nella chiesa di S. Siro. Sempre nell’estate 2018 scopriamo addirittura che Martinelli raccoglie le prenotazioni per gli esercizi spirituali, ai quali parteciperà niente popò di meno che il n° 1 della Congrazione per la Dottrina della Fede (ovvero l’organo che dovrebbe perseguire anche i casi di violenza sessuale) Luiz Francisco Ladaria.

    Questo processo sembra una farsa ancora prima di iniziare, in quanto, per quello che riguarda don Martinelli il Vaticano si limita ai fatti avvenuti solo nel preseminario e solo ai danni di 1 presunta vittima, non di 3.

    Per quanto invece riguarda don Radice, all’epoca rettore, l’accusa sarebbe quella di favoreggiamento, senza tenere conto che Radice riceveva degli ordini dai suoi diretti superiori, Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento del caso, che emerge finalmente, anche all’attenzione del Vaticano, ma solo dopo 6 anni e molteplici scandali, e come sempre, solo dopo che la magistratura italiana ha avviato un’indagine.

    Un altro tangibile il fallimento della c.d. tolleranza zero di Bergoglio.

    Francesco Zanardi

  • ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nei giorni scorsi si è molto parlato sui giornali del fatto che la Procura Vaticana aveva rinviato a giudizio un sacerdote e il rettore del pre-seminario dove vivono a due passi da Santa Marta i “chierichetti del papa”. I provvedimenti datano dal 16 e 17 settembre. Notizia interessante, perché conferma, ancora una volta, l’ennesima, che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò racconta cose vere. Infatti qualche mese fa l’’ex Nunzio negli Stati Uniti concedeva un’intervista al Washington Post, e in riferimento al Summit sugli abusi svoltosi in Vaticano a febbraio, e alla real volontà del vertice di combatterli, si diceva molto scettico, dando due esempi; il primo riguardava l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, Pena Parra. Il secondo era questo, che però il Washington Post ha deciso di non pubblicare (come peraltro il precedente). Diceva Viganò:

    §§§

    Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit”.

    §§§

    Ma, comunque, il Vaticano è arrivato buon terzo, dopo la denuncia di Viganò e la giustizia civile, come ormai sembra prassi. Infatti Il Messaggero dell’8 agosto scriveva:

    “Violenza sessuale con l’aggravante dell’abuso di autorità. La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini nei confronti di Don Gabriele Martinelli. Le accuse mosse dagli investigatori, nei confronti del sacerdote 26enne riguardano presunti episodi di abusi avvenuti dentro la Città del Vaticano. La vittima è un seminarista del Preseminario San Pio X che ospita i chierichetti che prestano il servizio liturgico nella Basilica di San Pietro con il Papa. «Il Preseminario – come è scritto nel sito internet- accoglie ragazzi della scuola media».

    Ebbene lo stesso Don Martinelli, adesso è un sacerdote, era un seminarista. Tuttavia rispetto alla vittima, all’epoca delle presunte violenze, rivestiva un ruolo superiore. Una sorta di capo classe. Martinelli avrebbe sfruttato questa sua posizione per imporsi nei confronti dell’altro seminarista. Da qui l’ipotesi dell’aggravante dell’abuso di autorità. Un’inchiesta delicata portata avanti dai carabinieri e dal pubblico ministero Stefano Pizza. Gli inquirenti hanno potuto lavorare a questo caso, su episodi che riguardano uno stato straniero, anche in virtù di una serie di accordi che derivano dai Patti Lateranensi.

    Gli episodi indicati nella denuncia, sporta dal seminarista, riguardano casi di violenze che si sarebbero consumati intorno al 2012. Tuttavia la vittima ha accusato Don Martinelli di averlo molestato anche in anni precedenti. Quando entrambi erano minorenni, tanto che anche la procura dei minori ha aperto una fascicolo (a carico di ignoti) per fare piena luce sul caso. Oltre alla giustizia italiana si sarebbe interessata del caso anche quella Vaticana. Intanto Gabriele Martinelli, il 10 giugno del 2017, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Como”.

    §§§

    E comunque chi si occupa di abusi, come la Rete, https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/07/28/don-martinelli-mai-sospeso-la-finta-tolleranza-zero-di-papa-francesco/, ha i suoi motivi per condividere lo scetticismo di Viganò. Anche perché, come scriveva sempre Il Messaggero, i parametri utilizzati non sembrano gli stessi per tutti:

    Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza…

    Il secondo caso affiorato è quello di un ragazzino milanese abusato sessualmente da un prete, don Mauro Galli, condannato nel 2018 da un tribunale civile a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Un caso di insabbiamento da parte dell’attuale arcivescovo di Milano che, a suo tempo, aveva ammesso davanti alle autorità italiane di essere stato a conoscenza del caso ma di avere agito in quel modo. Probabilmente per non creare scandali. Fatto sta che la mamma, Cristina Battaglia, cattolica praticante, cerca disperatamente giustizia dalla Chiesa e dopo avere scritto a Papa Francesco durante il summit sulla pedofilia (senza mai avere avuto risposta), ha accusato anche il presidente della Cei, Bassetti di essere un «bugiardo», di non voler intervenire per smascherare un caso di insabbiamento. Naturalmente anche a Bassetti aveva inviato a più riprese la documentazione su suo figlio (che ora ha una ventina d’anni).

    L’ultimo passaggio è risultato terribile per tutta la famiglia del ragazzo abusato e riguarda una frase di Bassetti – durante una conferenza stampa – ha pronunciato, affermando di non conoscere affatto quel caso quando, invece, a lui erano arrivati tutti i fascicoli e le lettere di mamma Cristina. Siccome questa signora è una donna coraggiosa, ha inviato di nuovo tutte le vecchie lettere a Bassetti, ricevendo in cambio una risposta «raggelante». A una mamma con il cuore spezzato, il cardinale è riuscito a trovare solo parole burocratiche, terminando la missiva con un le «invio un cordiale saluto», come se fosse una lettera commerciale, ma senza assicurare nemmeno nessun contatto umano (come del resto il cardinale Bassetti assicurava di voler fare).

    Di fatto il caso Delpini è chiaro per tutti che resta avvolto da una nuvola di mistero e di scarsa trasparenza sul perché la Chiesa di Papa Francesco non voglia prendere alcun provvedimento nei confronti di un vescovo che ha insabbiato, come invece è stato fatto altrove (Cile, Irlanda, Francia, Stati Uniti).

    §§§

    Vi alleghiamo alcuni link agli articoli che troverete di sicuro interessanti. Buona lettura.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/molesta_seminarista_sacerdote_don_gabriele_martinelli_violenza_sessuale-4664502.html#

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_delpini_sepe_papa_francesco_abusi_vittime_insabbiamento-4573602.html

  • ROMA, SEMINARIO, MOLESTIE. LA PROCURA DA’ RAGIONE A VIGANÒ.

    ROMA, SEMINARIO, MOLESTIE. LA PROCURA DA’ RAGIONE A VIGANÒ.

    Marco Tosatti
    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, oggi mi è capitata sotto gli occhi l’edizione romana de Il Messaggero, e un titolo mi ha attratto immediatamente : “Molestò seminarista: sacerdote nei guai”.

    Lo vedete anche nella fotografia pubblicata.

    Ho letto l’articolo, scritto da un collega che evidentemente si occupa di giudiziaria, e probabilmente è ignaro della tempesta scatenata un anno fa da mons. Carlo Maria Viganò, e riaccesa qualche settimana fa dall’intervista al Washington Post.

    Vi ricordate che il quotidiano americano aveva tralasciato di pubblicare una risposta? Ve ne riproduciamo una parte. Per ragioni legali avevamo tralasciato il nome dell’accusato, che Viganò aveva fatto. Si parlava di abusi e del summit in Vaticano:

    “I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale”.

    Ancora una volta – e non è la prima, e non crediamo che sarà l’ultima – le denunce dell’ex Nunzio negli Stati Uniti, a cui il Vaticano risponde con il silenzio, o con attacchi ad personam dei sicarietti della Bergoglio Press Gang – i documenti e fonti indipendenti confermano la realtà e la consistenza delle accuse. Con buona pace dei vertici del Regime e della stampa complice timida e/o allineata.

  • L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’ex nunzio rende nota una parte dell’intervista al WP non pubblicata. Cita pesantissime accuse su violenze nel pre seminario vaticano gestito dal vescovo di Como, che portarono chi indagò ad essere rimosso. E aggiunge benzina sul conto del già “chiacchieratissimo” arcivescovo Peña Parra, numero tre della curia vaticana. 

    Mons. Viganò è di nuovo in prima pagina. LifeSiteNews ha pubblicato dichiarazioni dell’ex nunzio negli Stati Uniti che chiamano in causa personaggi importanti del Vaticano in storie di abusi, coperti o ignorati, e che toccano oltre al Pontefice regnante i suoi due collaboratori più stretti, e cioè il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin e il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Peña Parra. In realtà il testo di mons. Viganò consiste nelle risposte che ha dato in un’intervista di qualche tempo fa al Washington Post, e che il giornale ha tagliato, riservandosi di compiere con esse un’inchiesta più approfondita. Ma le settimane sono trascorse, senza che la seconda parte dell’intervista venisse alla luce. Così l’arcivescovo ha deciso di rendere comunque pubbliche le sue dichiarazioni, uscite su LifeSiteNews.

    «I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla – ha detto – per punire chi ha commesso abusi, per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e di altri per decenni e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?».

    L’ex nunzio ha poi riferito di due fatti gravi lasciando intendere che siano stati nascosti volutamente. Il primo sarebbe accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Ebbene: «Uno dei seminaristi – ha detto -, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori , poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni».

    Viganò ha spiegato che «quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’”Associazione Don Folci”. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. «Ho ricevuto informazioni di prima mano – ha detto – che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che trovi il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me».

    Secodo l’ex nunzio «il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano». Inoltre «il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini».

    Alla fine il caso sarebbe stato insabbiato: «Il vescovo di Como ha rimosso don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017».

    Il secondo caso portato alla luce da Viganò riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato – secondo l’ex diplomatico – un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?“. Il dossier è firmato da Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo“. Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini. «Questo – ha commentato – potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Rispetto ai fatti già resi noti da L’Espresso, Viganò ha aggiunto fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002 tra cui l’accusa rivolta a Peña Parra «di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi».

    Queste accuse furono segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. Ora, Viganò dice che «la documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi».

    Viganò ribadisce che «avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

    Secondo Viganò però, è la posizione di Parolin, attuale Segretario di Stato, ad essere «particolarmente grave». Di fatto non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. «Prima di incarichi così importanti – ribadisce -, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi quelle accuse sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin».

    Infine sul conto di Peña Parra, Viganò documenta come sia «strettamente connesso con l’Honduras e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda».

    Fino a qui mons. Viganò. Abbiamo chiesto a Gastòn Guisandes Lopez, che ora è direttore di un giornale a Maracaibo, “Que Pasa” riscontri sui fatti di cui parla Viganò e sui quali a suo tempo scrisse. Siamo in attesa di una risposta. Ma anche il Vaticano, pensiamo, dovrebbe dare una risposta e, se le denunce fatte non corrispondono a verità, dirlo chiaramente. I cattolici hanno il diritto di sapere in che mani sono.

    http://lanuovabq.it/it/linedito-vigano-investe-il-numero-tre-della-curia?fbclid=IwAR2oeqb096n-v4Hr03fnLXuuYR09unRG0N98NGax7AzdgsmW0cbUlEDoLmg

  • NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reso pubbliche nuove, gravissime rivelazioni che riguardano i vertici del Vaticano e la gestione degli abusi. Sono state pubblicate oggi da LifeSiteNews. In realtà queste dichiarazioni facevano parte dell’intervista che l’ex Nunzio ha concesso qualche tempo fa al Washington Post; ma non erano state pubblicate, in quanto il giornale si era preso del tempo per approfondire l’inchiesta. Per questo motivo Stilum Curiae, pur essendone in possesso, aveva deciso di non pubblicarle fino a quando il quotidiano americano avesse deciso di scrivere un seguito alla prima parte dell’intervista. Questa clausola autoimposta viene meno ora. Vogliamo aggiungere che diversi mesi orsono abbiamo cercato di contattare una persona che è sicuramente informata dei fatti, Gastòn Guisandes Lopez, un collega di Maracaibo, senza fortuna. Ci riproveremo…Ma ci sembra che la Santa Sede non possa trincerarsi dietro l’usuale silenzio, e debba fornire invece chiarimenti credibili e documentati.

    Ecco che cosa dice mons. Viganò:

    I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale.

    2 – Il secondo caso riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?”. Il dossier è firmato da Dr. Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo.” Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini . Questo potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Alcuni fatti sono già stati pubblicati sui media, in particolare sul settimanale italiano l’Espresso. Aggiungerò ora i fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002, che ho appreso quando ho servito come delegato per le Rappresentanze Pontificie.

     Nel gennaio 2000, il giornalista di Maracaibo, Gastón Guisandes López, ha presentato gravi accuse contro alcuni sacerdoti della diocesi di Maracaibo, tra cui mons. Peña Parra, che comprendevano l’abuso sessuale di minori e altre attività potenzialmente criminali.

     Nel 2001, Gastón Guisandes López ha chiesto due volte di essere ricevuto dal nunzio apostolico (l’ambasciatore del papa) in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy, per discutere di queste questioni, ma l’arcivescovo ha inspiegabilmente rifiutato di accoglierlo. Tuttavia, fece  un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze.

    –  In primo luogo, Edgar Peña Parra fu accusata di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel  Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Rev. Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Rev. Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi.

    – In secondo luogo, Edgar Peña Parra è stato presumibilmente coinvolto, insieme a……….., nella morte di due persone, un medico e un certo Jairo Pérez, avvenute nell’agosto del 1992, sull’isola di San Carlos nel lago di Maracaibo. Sono stati uccisi da una scarica elettrica e non è chiaro se le morti siano state o meno accidentali. Questa stessa accusa è contenuta anche nel suddetto dossier inviato da un gruppo di laici di Maracaibo, con il dettaglio aggiuntivo che i due cadaveri sono stati trovati nudi, con la prova di macabri rapporti omosessuali lascivi. Queste accuse sono, a dir poco, estremamente gravi.

    Tuttavia, non solo Peña Parra non è stato costretto a farvi fronte, ma gli è stato concesso di continuare nel servizio diplomatico della Santa Sede.

    Queste due accuse sono state segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. La documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi. Avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

     Particolarmente grave è il comportamento del cardinale Parolin che, come Segretario di Stato, non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. Prima di incarichi così importanti, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi le accuse di cui sopra sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin.

    Inoltre, il cardinale Parolin conosce i nomi di alcuni sacerdoti della Curia che sono sessualmente non casti, violando la legge di Dio che si sono impegnati solennemente a insegnare e praticare, e continua a guardare dall’altra parte.

    Se le responsabilità del cardinale Parolin sono gravi, tanto più quelle di papa Francesco per aver scelto per una posizione estremamente importante nella Chiesa un uomo accusato di crimini così gravi, senza prima insistere su un’indagine aperta e approfondita. C’è ancora un aspetto scandaloso di questa storia orribile. Peña Parra è strettamente connesso con l’Honduras, e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda. Tra il 2003 e il 2007, Peña Parra ha servito nella nunziatura a Tegucigalpa, e mentre era lì era  molto vicino a Juan José Pineda, che nel 2005 è stato ordinato vescovo ausiliare di Tegucigalpa, diventando il braccio destro del cardinale Maradiaga. Juan José Pineda si è dimesso dal suo incarico di vescovo ausiliare nel luglio 2018, senza che fosse data alcuna spiegazione ai fedeli di Tegucicalpa. Papa Francesco non ha reso noti i risultati del rapporto che il Visitatore Apostolico, il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato direttamente, e solo a lui, più di un anno fa. Come si può interpretare la decisa decisione di papa Francesco di non parlare o rispondere a qualsiasi domanda su questo argomento se non come copertura dei fatti e protezione di una rete omosessuale? Tali decisioni rivelano una verità terribile: piuttosto che permettere indagini aperte e serie su coloro che sono accusati di gravi offese contro la Chiesa, il papa sta permettendo alla Chiesa stessa di soffrire.

    Tornando alla vostre domanda. Mi chiedi se vedo qualche segno che il Vaticano, sotto papa Francesco, stia prendendo i giusti provvedimenti per affrontare i gravi problemi di abuso. La mia risposta è semplice: lo stesso papa Francis sta coprendo gli abusi proprio ora, come ha fatto per McCarrick. Lo dico con grande dispiacere. Quando il re David pronunciò il ricco avido nella parabola di Nathan, degna di morte, il profeta gli disse senza mezzi termini, “Tu sei l’uomo” (2 Sam 12: 1-7). Speravo che la mia testimonianza potesse essere ricevuta come quella di Nathan, ma fu invece ricevuta come quella di Micaia (1 Re 22: 15-27). Prego che questo cambi.

  • ITALIA INDAGATA DALL’ONU PER COMPLICITÀ CON LA CHIESA CATTOLICA

    ITALIA INDAGATA DALL’ONU PER COMPLICITÀ CON LA CHIESA CATTOLICA

    di Raffaella Mauceri

    Dal 14 gennaio al 1 febbraio 2019, presso la sede dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, l’Onu interroga alcuni stati sulla Convenzione sui diritti del fanciullo: in prima fila, per complicità con la chiesa cattolica sulla pedofilia, l’Italia… che fa scena muta

    Com’è ormai noto, a differenza dei pedofili laici, i preti pedofili dispongono della protezione di un’organizzazione che li tutela e, grazie alla cultura del silenzio, permette loro di reiterare il numero degli abusi. Per la Chiesa, infatti, la pedofilia non è un crimine contro la persona ma un peccato contro il Signore, ne consegue che la “pena” inflitta ai pedofili consiste nel chiedere perdono e recitare un certo numero di preghiere.

    L’organo ecclesiastico che ha il compito di trattare questi casi è la Congregazione per la Dottrina della Fede il suo Prefetto in carica, Luis Francisco Ladaria Ferrer, già segretario della C.d.F. ai tempi  cui il Prefetto era il cardinale Joseph Ratzinger, anch’esso indagato in Texas nel 2004 per insabbiamenti e salvato dall’immunità.

    Ladaria infatti vanta una notevole recidiva nell’insabbiare e proteggere i preti pedofili, tra cui don Giovanni Trotta sul quale Ladaria ordinò il silenzio “per evitare scandalo tra i fedeli”. Così l’orco violentò indisturbato molti altri bambini.

    Ma alla corte di Bergoglio non troviamo solo Ladaria, bensì anche diversi suoi colleghi di altissimo rango come il cardinale Georg Pell, già condannato per abusi in Australia, il cardinale Domenico Calcagno, protettore del prete pedofilo Nello Giraudo, l’arcivescovo Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada eletti proprio da Bergoglio e ancora, il vescovo Diego Coletti e il collega Angelo Comastri, insabbiatori degli abusi sui chierichetti del papa, ecc… la lista è lunga.

    Lo stesso Bergoglio incassa accuse da un polo all’altro del pianeta, ma i giornali italiani non ne parlano e il cosiddetto “papa della trasparenza” si chiude nel silenzio sfatando il mito prettamente mediatico della tanto strombazzata tolleranza zero. Che non c’è ma stata.

    La nostra carta stampata si limita timidamente a riportare qualche caso a livello locale senza mai produrre inchieste giornalistiche che documentino la reale spaventosa portata nazionale del fenomeno.

    Notiamo invece nei vari stati come l’Australia, il Cile, gli Usa, l’Irlanda e via dicendo una presa di posizione forte dei governi e delle istituzioni, e di conseguenza dell’opinione pubblica, di fronte agli scandali.

    Viceversa, in Italia possiamo raccontare il triste primato di come le massime cariche pubbliche abbano tradito i cittadini per favorire la Chiesa tutelando i preti pedofili.

    Ricordiamo per esempio un tristissimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel 2010, quando lo scandalo arrivò in Europa, anziché chiedere al Governo interenti in favore delle vittime, consolava Joseph Ratzinger per quello che a suo dire era “un inqualificabile attacco alla chiesa e al papa”. E l’allora ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano che, a seguito di un’intervista rilasciata dall’allora procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, nella quale accusava anche la chiesa italiana di attuare coperture sistematiche per insabbiare gli abusi….. il signor ministro invece di avviare un’indagine, mandò gli ispettori nell’ufficio del procuratore Forno (sic!!).

    Oggi, la situazione è ulteriormente peggiorata. Vediamo infatti latitanti alle richieste di legalità la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’interno, il Ministro della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Tutti soggetti che, sebbene ampiamente informati sulla pedofilia clericale da un’interrogazione parlamentare voluta dalla Rete L’Abuso e depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 nov. 2017, è rimasta inevasa e censurata da tutti i giornali nazionali, tranne il settimanale Left e qualche altra testata locale.

    Raggiunti da una diffida (anche questa regolarmente censurata dalla stampa italiana) presentata dall’avvocato della Rete L’Abuso, Mario Caligiuri, al Presidente della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Presidenza della 12° Commissione Affari Sociali: tutti latitanti!

    Il 5 giugno 2018, il Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo ha dato notizia di avere avviato un’indagine per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti dell’Italia la quale sta permettendo alla Santa Sede di commettere sul suolo italiano le stesse violazioni contestate.

    Notizia anche questa come al solito, taciuta dalla stampa italiana. Ne consegue che le scelte criminali dei vari governi italiani hanno prodotto un ambiente ideale per i pedofili clericali. Tra queste, l’introduzione truffaldina del sedicente certificato antipedofilia che per sollevare il clero dall’esibizione del certificato stesso, paradossalmente indica ai pedofili il terreno di cassia, primo fra tutti il volontariato, da sempre quello più a rischio, che è stato esentato stante che il clero appartiene proprio a questa categoria!

    Altra grave omissione del Governo italiano è l’applicazione della Convenzione di Lanzarote che viene massicciamente violata a svantaggio della vittima e a vantaggio del sacerdote abusante.

    Per non parlare di consultori per le vittime di violenza sessuale introdotti dalle norme europee che avrebbero dovuto essere gestiti dalla sanità nazionale, e che invece non sono mai stati realizzati proprio per evitare che in Italia si potesse registrare e quantificare il fenomeno.

    Sempre le norme europee prevedevano che in Italia venisse creato un database utile non solo fare prevenzione, ma anche a schedare gli abusanti seriali. Nel 2006 fu perfino istituito un fondo per realizzarlo ma del database nemmeno l’ombra… e i bambini continuano ad essere in balia degli orchi con la tonaca. Esiste, è vero, l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito il 25 luglio 2007, ma ad oggi non è mai stato in grado di fornire alcun dato utile. E, guarda caso, don Fortunato Di Noto, il prete che ha fondato e dirige un osservatorio mondiale sulla pedopornografia non ha mai segnalato un “collega” abusante.

    In uno stato democratico la sovranità appartiene al popolo, ma come fa il popolo ad esercitarla riguardo ad un problema se la stampa non lo informa sul problema medesimo? E c’è dell’altro.

    La direttiva del 1962 nota coma Crimen Sollicitationis, riconfermata nel 2002 da Ratzinger e Bertone, impone sui casi di abuso la gestione interna. Questo fa sì che la Chiesa può tranquillamente aggirare il problema dando all’opinione pubblica la falsa impressione di voler prendere provvedimenti. Ma dove mai siè detto che i crimini possano fruire di “gestioni interne” a questa o quella categoria? Se, ad esempio, un medico abusa sessualmente di un minore, non è che l’ordine dei medici istituisce un apposito tribunale interno per processarlo. Sui crimini la competenza appartiene esclusivamente alla magistratura del paese in cui il crimine è stato commesso. Punto e basta.

    “Se Bergoglio – dice Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete L’Abuso – invece di pregare sempre più forte per non sentire le grida strazianti delle piccole vittime, denunciasse i suoi preti e i suoi vescovi alla magistratura, allora sì che avrebbe risolto il problema!”. Ma, a quanto pare, il nostro Stato ha anch’esso un’invisibile sottana da preti…

  • Pedofilia nella Chiesa: delitti senza castigo – Panorama seconda puntata

    Pedofilia nella Chiesa: delitti senza castigo – Panorama seconda puntata

    Di Antonio Rossitto

    Monsignori che allertano l’indagato. Vescovi che intercedono con il Vaticano perché conceda la grazia. Prelati che danno dei «coprofagi» ai giornalisti. la seconda puntata di Panorama su come la Chiesa ha coperto i preti pedofili parte dalla diocesi di Como, passa per la curia di Crema e arriva dritta alla Santa sede. Favoreggiamenti, compiacenze, accomodamenti. il canovaccio sembra ripetersi. Ancora una volta, dai documenti riservati e le carte giudiziarie emergono reticenze e tentennamenti. E un odioso rumore di fondo: la cristiana benevolenza che accompagna i carnefici e il generale biasimo per le vittime. il viaggio tra i peccati omissivi della Chiesa continua. E ricomincia da laglio, sul lago di Como. Don Mauro Stefanoni, parroco del paese, il 29 maggio 2008 viene condannato dal Tribunale di Como a otto anni. È colpevole di violenza sessuale su un ragazzo di 15 anni, infermo di mente. il sacerdote dovrà anche risarcire il minorenne e i genitori, rappresentati dall’avvocato Nuccia Quattrone, con 200 mila euro. la sentenza mette in fila i fatti. All’inizio dell’ottobre 2004 il ragazzo si lascia sfuggire, per caso, l’indicibile segreto. i compagni di scuola si vantano: prime conquiste, passioni fugaci, fidanzatine. E il quindicenne, corpo d’adolescente e cervello di bambino, non vuole sentirsi da meno: pure lui, racconta, ha avuto rapporti sessuali. Precisamente, con un sacerdote. i compagni si allarmano. Ne parlano con un’insegnante, che avverte la madre del ragazzo. i genitori, il 21 ottobre 2004, denunciano il parroco di laglio: avrebbe abusato del figlio già dall’estate del 2003. Parte l’inchiesta. i telefoni del prete vengono messi sotto controllo. Ed emerge una clamorosa fuga di notizie. Coinvolge Alessandro Maggiolini, l’allora vescovo di Como, e Oscar Cantoni, in quel momento vicario episcopale della diocesi lariana, poi vescovo di Crema e adesso di Como.

    IL PARROCO AVVERTITO: «ATTENTO, SEI INDAGATO» il 7 febbraio 2008 è lo stesso Stefanoni a spifferare tutto, durante la sua deposizione in tribunale. il pm Maria Vittoria Isella gli chiede di ricostruire che cosa fosse accaduto tra il 16 e il 17 novembre 2004. E lui risponde: «Appena arrivo a casa, vedo lampeggiare la segreteria telefonica. Trovo la chiamata di don Aurelio Pagani, al tempo segretario di monsignor Maggiolini. Mi chiedeva di raggiungere la curia appena possibile». Stefanoni si precipita a Como. «il segretario mi dice: “Guarda, sua eccellenza non c’è, però ti aspetta di là monsignor Enrico Bedetti (allora vicario generale della diocesi, ndr)… Nello studio, c’è anche monsignor Cantoni. Entro e mi dicono: “Dobbiamo darti una notizia un po’ così. il vescovo ci ha detto di riferirti che c’è in ballo una segnalazione per abusi sessuali su un minore… Si tratta di una persona disabile: non sappiamo né di più né di meno». Stefanoni spiega al magistrato di aver visto quella sera anche Maggiolini: «lui sicuramente era un po’ turbato di tutta la faccenda dei preti di Boston, erano giorni che la televisione ne parlava». Don Stefanoni chiarisce al magistrato: «Accennò a una querela… Ricordo anche che disse: “Ma tu non ti senti osservato?”». Durante l’incontro, chiarisce il prete, il vescovo lo invita a lasciare la parrocchia di laglio. lui però insiste per rimanere. il monsignore avrebbe replicato: «Resta, però a una condizione: di questa cosa qui non ne parli con nessuno». Finito il colloquio con Maggiolini, il parroco di laglio chiama un amico. Nonostante sia stato appena informato di essere intercettato, non lesina particolari: «il vicario generale m’ha detto: “Stai attento pure a come usi il telefono, perché sicuramente t’han messo sotto controllo anche quello». Poco dopo, gli investigatori ascoltano una conversazione tra Stefanoni e Cantoni. il vicario episcopale gli chiede: «Com’è andata?». Si riferisce all’incontro con Maggiolini. il sacerdote risponde che il vescovo è stato «abbastanza tranquillo»: «Gli ho parlato mezz’ora, come ho parlato questa mattina con te e monsignor Bedetti». Cantoni replica: «Non so dove lui abbia preso le informazioni…». il 20 maggio 2005, Stefanoni viene arrestato. Dopo un breve periodo ai domiciliari, viene mandato a Colico come viceparroco. E il 4 luglio 2006 il vescovo interviene pubblicamente: «Prego per don Mauro e sono vicino a lui con affetto. la curia ha taciuto perché è assai meglio il silenzio del cicaleccio, quando le vicende sono ancora da chiarire. indizi gravi non sono prove. Un cittadino è innocente fino alla sentenza definitiva. la gente semplice e pacata guarda a don Mauro nella speranza di vederlo reintegrato pienamente nel ministero sacerdotale».

    ACCUSA ALLA CURIA: FAVOREGGIAMENTO Meglio il silenzio del cicaleccio? il 4 aprile 2008, il pm isella iscrive Maggiolini, Bedetti e Cantoni nel registro degli indagati per «favoreggiamento personale». Un’iniziativa clamorosa, mai avvenuta prima nei rapporti tra Stato e Chiesa. l’articolo 129 del Codice di procedura penale prevede infatti che, nel caso di un’inchiesta su un religioso, venga avvertito il vescovo. Che però, ovviamente, è tenuto al rispetto del segreto istruttorio (vedere il box qui sopra). l’11 novembre 2008 il vescovo Maggiolini muore. E il pm subito isella chiede l’archiviazione: non soltanto per lui, ma anche per gli altri due prelati. Nel decreto, poi accolto il 22 novembre 2008, il magistrato scrive: «Pochi giorni dopo l’avvio delle verifiche, l’indagato veniva chiamato in curia. Dapprima monsignor Cantoni insieme a monsignor Bedetti, e in un secondo tempo lo stesso Maggiolini, lo informarono dell’esistenza di un procedimento penale o comunque di indagini a suo carico per sospetto di abusi sessuali su un minore disabile. in effetti, don Stefanoni era sottoposto a intercettazioni telefoniche e ambientali, ed era in atto osservazione diretta e controllo da parte della polizia». il pm ribadisce: «l’avviso della curia vanificò l’attività investigativa, costrinse a una perquisizione urgente il giorno successivo e soprattutto impose la celebrazione di un difficilissimo e lungo processo indiziario». la scomparsa di Maggiolini, però, «comporta necessariamente una richiesta di archiviazione nei suoi confronti». E i due vicari? Bedetti e Cantoni hanno ammesso l’incontro con Stefanoni, ma hanno aggiunto di avergli chiesto solo la fondatezza delle voci sulle sue «condotte immorali». il pm dubita ancora della veridicità «di quanto dichiarato dagli indagati». Ma anche per i due coindagati arriva l’archiviazione. Maggiolini infatti non ha mai parlato con i pm: e quindi non ha mai ammesso di averli informati. E in un eventuale processo la testimonianza di Stefanoni, resa in un procedimento connesso, avrebbe «uno spessore probatorio sminuito». i monsignori, insomma, sono salvi anche grazie al silenzio del vescovo.

    LA DIOCESI CONDANNATA A PAGARE 200 MILA EURO la condanna a otto anni di reclusione per don Stefanoni viene confermata nel novembre 2011 in Appello e nel maggio 2012 in Cassazione. Ma il parroco di laglio non ha ancora pagato il risarcimento alla vittima. Gli avvocati della famiglia, allora, decidono di rivalersi sulla curia di Como, che nel 2016 è obbligata a pagare i danni dal Tribunale civile di Milano. la sentenza è confermata a marzo 2017. Panorama è in grado di rivelarne il contenuto. la diocesi è stata condannata a versare al giovane disabile e ai suoi familiari i 200 mila euro dovuti da Stefanoni, perché «solidamente responsabile della condotta del sacerdote». È solo la seconda volta che succede in italia. Negli Stati Uniti, invece, 17 diocesi hanno addirittura dichiarato fallimento dopo gli enormi indennizzi pagati alle vittime dei sacerdoti. Su don Stefanoni, uscito dal carcere di Bollate qualche mese fa, la giustizia penale e quella civile hanno quindi inequivocabilmente sentenziato. Resta in itinere, invece, il processo canonico. Dal 21 ottobre 2004, quando vennero denunciati gli abusi, sono passati 14 anni. Ma Stefanoni è ancora un prete: nonostante le condanne, rimane un «presbitero», dettaglia laconico il sito della curia. Dal 2016 la diocesi di Como è guidata proprio dall’ex vicario episcopale, Cantoni. Prima, però, il monsignore diventa vescovo di Crema. Ed è in quel periodo che gli scoppia tra le mani un altro dei casi di pedofilia più eclatanti degli ultimi anni. l’11 dicembre del 2012, infatti, è lo stesso Cantoni a comunicare la decisione di Papa Benedetto XVI di ridurre un sacerdote cremasco allo stato laicale: anche lui, travolto da accuse di abusi sessuali sui minori. Si chiama don Mauro Inzoli, è un uomo potente e carismatico: dominus di Comunione e liberazione in provincia di Cremona, rettore di istituti privati cattolici ed ex presidente della Fondazione banco alimentare. la sua passione per le auto di lusso gli è valsa il soprannome di «don Mercedes». Stavolta, quindi, la giustizia ecclesiastica ha anticipato quella penale. Nel febbraio del 2013 don inzoli fa però ricorso alla Congregazione per la dottrina della fede e la sentenza canonica viene ribaltata. il 6 giugno 2014 riceve la grazia da Papa Francesco: rimarrà sacerdote. Sconterà solo una «pena medicinale perpetua». insomma, «una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza». Venti giorni dopo la nuova sentenza  il 26 giugno 2014, Cantoni comunica la notizia ai fedeli comaschi: «l’invito che rivolgo è di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia. Senza queste due componenti ci ridurremmo a una “mentalità mondana” ben lontana da quello spirito ecclesiale che deve sempre accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, e non deve mai far prevalere giudizi di condanna». Qualche mese più tardi, parte però il processo penale. il procuratore di Cremona, Roberto di Martino, con una rogatoria internazionale, chiede alla Santa Sede gli atti del procedimento ecclesiastico. il Vaticano risponde il 23 gennaio 2015. i documenti sull’«affare» inzoli non possono essere rivelati: sono «sub secreto pontificio». il diniego non fa demordere il procuratore, che va alla ricerca di prove e testimonianze. E il 18 ottobre 2015 «don Mercedes» viene rinviato a giudizio dal Tribunale di Cremona per violenze sessuali sui minori.

    LA SENTENZA «BUONA» TRADISCE PAPA FRANCESCO il sacerdote, intanto, risarcisce le cinque vittime con 25 mila euro a testa. E i suoi avvocati chiedono il rito abbreviato. in primo grado, il 29 giugno 2016, don inzoli è condannato a quattro anni e nove mesi. il giudice Letizia Platè scrive che toccava i ragazzini anche durante le confessioni: per convincerli, citava persino brani del Vecchio Testamento, come la relazione filiale fra Abramo e isacco. le molestie sessuali, dettaglia Platè, sono proseguite dal 2004 al 2008, su cinque ragazzini tra i 12 e i 16 anni: vittime di una «forte sottomissione psicologica». Ma i casi sarebbero molti di più: «Una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni», abusati «sin dalla metà degli anni Novanta». Sono casi ormai prescritti. la condanna sarà confermata definitivamente in Cassazione. il giudizio di primo grado, però, rimette in moto anche la giustizia ecclesiastica, che ribalta la mite decisione che inzoli ha ottenuto nel 2004. il 20 maggio 2017 l’ex presidente del Banco alimentare viene definitamente spretato dal Vaticano. Perché la retromarcia? il 21 settembre 2017 Papa Francesco, ribadita la linea di tolleranza zero sulle violenze sessuali dei sacerdoti, cita «un solo caso» in cui ha accolto una richiesta di grazia. È proprio quello di don inzoli: «C’erano due sentenze» ricorda il pontefice. «Era l’inizio: si trattava di un sacerdote della diocesi di Crema. la sentenza del vescovo era buona, prudente, toglieva tutti i ministeri ma non lo stato clericale. io ero nuovo, non capivo bene queste cose, e ho scelto la più benevola. Dopo due anni lui però è ricaduto: è stata l’unica volta che l’ho fatto e non lo farò mai più». la sentenza «buona e prudente» era quella dell’allora vescovo Cantoni, nominato dallo stesso Papa Francesco un anno prima a capo della diocesi di Como. Che intanto, nell’attesa della sua venuta, era stata coinvolta in un altro devastante scandalo di pedofilia.

    I GENITORI ACCUSANO IL DON MA RESTA IN ORATORIO l’indagine, in questo caso, parte nel marzo del 2012. Don Roberto Pandolfi, parroco della chiesa di San Giuliano, a Como, riceve le confidenze di una giovane, che si dice vittima del suo predecessore, Marco Mangiacasale. le voci aumentano. Don Marco, che nel frattempo è stato promosso economo della curia, avrebbe abusato di altre quattro ragazzine, fra i 12 e i 15 anni. Si parla di masturbazioni, toccamenti, baci. la notizia finisce anche sui giornali locali. E la replica è tranciante. il 5 giugno 2012 il direttore dell’ufficio comunicazione della diocesi, monsignor Angelo Riva, risponde a una lettera sul Settimanale, il periodico della curia, che dirige: «Può darsi che il nostro silenzio abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire coprofagia) di certa informazione noi intendiamo smarcarci». Curiosamente, sarà lo stesso concetto usato da Papa Francesco qualche anno dopo in un’intervista al settimanale belga Tertio sui guasti dei media, che dovrebbero evitare di cadere nella «coprofilia». la giustizia penale, in questo caso, va veloce. il 15 novembre 2012 il Tribunale di Como condanna Mangiacasale, anche lui con rito abbreviato, a tre anni e sei mesi per atti sessuali con minorenni. Al sacerdote vengono concesse le attenuanti generiche: è incensurato, s’è pentito, aveva una «relazione affettiva» con le vittime e le ha risarcite, complessivamente, con 200 mila euro. la sentenza ripercorre i fatti. E, ancora una volta, le omissioni. Già a novembre 2008, scrive il giudice Nicoletta Cremona, i genitori di una ragazzina «denunciano al vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, che don Mangiacasale aveva, in due diverse occasioni e in loro presenza, palpeggiato il seno alla loro figlioletta di 12 anni». la giovane, sentita dal magistrato, aggiunge: «i miei genitori mi hanno detto di aver parlato di quello che era successo al vescovo di Como già nel 2008… lui però non li
    aveva ascoltati fino in fondo e non aveva spostato don Marco né dalla chiesa di San Giuliano né dai giovani: infatti, ha continuato a svolgere funzioni nell’oratorio». Continua il giudice: «la denuncia al vescovo avrà come conseguenza la rimozione di don Marco dalle funzioni di parroco, ma non gli impedirà purtroppo di continuare ad abitare sopra l’oratorio e di essere responsabile delle attività dell’oratorio». il 21 maggio 2013, la Corte d’appello di Milano conferma la condanna a Mangiacasale. Ma mentre la giustizia penale procede spedita, quella ecclesiastica comincia a muovere i primi passi. il 23 settembre 2013 si conclude la fase istruttoria del processo canonico contro il sacerdote «ai sensi dell’articolo 4 del Motu proprio sacramentorum sanctitatis tutela». il caso passa alla Congregazione per la dottrina della fede. l’11 dicembre 2013, Papa Francesco decide la dimissione dallo stato clericale di Mangiacasale. la notizia viene comunicata il 12 febbraio 2014 da Coletti. il vescovo rammenta che «in ossequio alle volontà del pontefice, tali notificazioni e comunicazioni sono classificate come riservate e destinate alle soli parti in causa, vincolate al segreto». Per questo, stigmatizza «l’inopinata diffusione della notizia sui mezzi d’informazione». Ancora una volta: i panni sporchi della Chiesa vanno lavati in casa. lo impone il Vaticano.

    UN PRETE DENUNCIA: «TROPPE COPERTURE» Negli stessi giorni, monsignor Riva, il responsabile della comunicazione della curia, interviene nuovamente sul sito della diocesi in difesa di Mangiacasale: «Non è un pedofilo, non è malato, non è socialmente pericoloso. È un peccatore che ha commesso dei crimini per i quali è stato giudicato. È davvero deprecabile che una certa immagine “mostruosa” dell’imputato abbia finito per diventare di pubblica opinione, ben al di là della sua reale consistenza… la Chiesa di Como sa di volergli ancora bene, e di dovergli porgere, dopo l’aceto aspro della giustizia, il balsamo della misericordia». Una riflessione cui replica caustico lui però è ricaduto: è stata l’unica volta che l’ho fatto e non lo farò mai più». la sentenza «buona e prudente» era quella dell’allora vescovo Cantoni, nominato dallo stesso Papa Francesco un anno prima a capo della diocesi di Como. Che intanto, nell’attesa della sua venuta, era stata coinvolta in un altro devastante scandalo di pedofilia.

    I GENITORI ACCUSANO IL DON MA RESTA IN ORATORIO l’indagine, in questo caso, parte nel marzo del 2012. Don Roberto Pandolfi, parroco della chiesa di San Giuliano, a Como, riceve le confidenze di una gio
    don Pandolfi, il parroco di San Giuliano che ha raccolto le denunce su Mangiacasale: «Non so a quale parte della Chiesa di Como si riferisca il monsignore. Forse a quella che frequenta lui, quella dei passi felpati nei sacri palazzi. Forse a quella di coloro che pensano che bisogna coprire, nascondere, tacere. Forse a quella che ritiene che lo scandalo non siano gli abusi sessuali di un sacerdote sulle ragazzine, ma l’averli portati alla luce». il 27 febbraio 2014, sei anni dopo le prime accuse, arriva però il rammarico del vescovo Coletti: «Grava sul mio animo la tristezza di non essere riuscito a far pervenire con chiarezza la mia sollecitudine» scrive nel messaggio di quaresima. «Rinnoviamo alle giovani vittime e alle loro famiglie la domanda umile e accorata di perdono per tutto il male che hanno dovuto subire». il cerchio si chiude a ottobre del 2015. Dopo aver denunciato Mangiacasale e attaccato le coperture della curia comasca, don Pandolfi viene trasferito a Grandate, un paesino di 3 mila anime a qualche chilometro da Como. Due mesi fa, nella riflessione settimanale per i fedeli della parrocchia, ha scritto: «Parliamoci chiaro: denunciare espone a tanti rischi. Bisogna mettere in conto l’ostracismo da parte della stessa comunità ecclesiale, le calunnie più tremende messe in giro per screditare i denuncianti, la disapprovazione di preti, laici e suore per aver suscitato scandalo, le accuse di incuria per i genitori e di immoralità per i minori coinvolti. in ogni caso, certe situazioni hanno goduto di fin troppe coperture, a tutti i livelli. È tempo di dare una svolta. Parlare e denunciare è l’unico modo per iniziare a guarire».

    PANORAMA del 28.11.18

    https://www.panorama.it/news/cronaca/pedofilia-chiesa-coperture-inchiesta/

  • CHURCH AND PEDOPHILIA ITALY HAS NO HOPE OF SOLVING THE PROBLEM

    CHURCH AND PEDOPHILIA ITALY HAS NO HOPE OF SOLVING THE PROBLEM

    In the online magazine special of LEFT of 30 August 2018, the journalist Federico Tulli begins by stating that “Among the most developed countries, Italy is the only one in which there has never been a governmental investigation on clerical pedophilia. Yet in Italy, the numbers reveal that it is much more widespread than elsewhere. An inertia that, in addition to the risks for children, has been worth a complaint to the UN for complicity with the Church.”

    di Francesco Zanardi

    Unfortunately, we share this affirmation to the point of having repeatedly asked ourselves in these years what sense it has to continue the work of denunciation by Rete L’ABUSO, which despite enormous efforts in Italy, it seems a struggle against windmills. Thinking then of the victims and the benefits that the Rete L’ABUSO project brings them, we are encouraged to find the strength and the courage to move forward. A reflection that does not derive from a moment of depression but from a series of factors that together create a deadly mixture that prevents not only the resolution of the problem, but also any type of preventive form in order to protect potential victims.

    THE CONCEPT

    Let’s start from the problem. Pedophile priests, who unlike the pedophile lay people, have the advantage of being able to enjoy the protection of an organization, which with criminal methods protects them and thanks to the culture of silence allows them to repeat dozens of times the number of abuses. Another problem of a cultural nature is the vision of pedophilia, which for the church is a crime against morality and not a crime against the person. A concept which has been highlighted to the UN in the report of 2014, which as long as it remains, will not allow the church the awareness of the crime committed and consequently not even civil interventions towards the victims, who in a similar concept are part of the sin that sees God as the only victim.

    THE COURT OF BERGOGLIO

    Speaking of clerical pedophilia, it is right to start from the Congregation for the Doctrine of the Faith (the Vatican organ that has the task of dealing with these cases) and its Prefect in office, Luis Francisco Ladaria Ferrer who is the former secretary of the CDF at the time when the Prefect was Cardinal Joseph Ratzinger. To be noted, Cardinal Ratzinger was also investigated in Texas in 2004 for cover-ups and saved from immunity. Ladaria is certainly not the person most suited to that charge who in fact boasts over the years a significant recidivism in the firing and protection of pedophile priests. One of the cases that made the most clamor is that of Don Giovanni Trotta who in 2012 was reduced to the lay laical and Ladaria who in a decree, ordered silence “to avoid scandal among the faithful”. So the ogre violated other children undisturbed. In the CDF, Ladaria treated dozens of other cases, all unresolved in at least, regarding justice for the victims.

    After the new appointment that dates back to 3 July 2017, we immediately see Ladaria working to cover-up alleged abuses of the pope’s altar boys. Even here there is no solution indeed. The alleged molester, Don Gabriele Martinelli, was not only not even suspended, but in 2018 even collected reservations for the spiritual exercises of the Opera Don Folci, which was attended by the same Ladaria. A few days ago the news passed quietly in Italy, where Ladaria was sued in Lyon with Cardinal Philippe Barbarin and five others. A process that could be avoided because Ladaria is not in France and the Vatican has not yet given any answer on its participation in the trial that will be held next January.

    But in the court of Bergoglio we find not only Ladaria, but also his colleagues like Cardinal George Pell, accused of cover-ups and abuses in Australia, Cardinal Domenico Calcagno, protector of the pedophile priest Nello Giraudo, who helped in the election of Bergoglio, Archbishop Mario Delpini and his colleague Pierantonio Tremolada, who tried to cover up the case of Don Mauro Galli and again, the bishop Diego Coletti and his colleague Angelo Comastri, collaborators of the alleged abuses on the pope’s altar boys. Also Cardinal Crescenzio Sepe, reported for the cover-up by the alleged victim on the basis of the Motu Proprio of Bergoglio, who never intervened. The list is still long and here you can consult the Italian clergy that cover-up cases.

    Bergoglio collects accusations from one pole to the other on the planet, even if the Italian newspapers do not speak of it, he did not intervene in the case of the Veronese priest Don Nicola Corradi and now “the pope of transparency closes in silence” finally debunking the myth purely mediatic of the much acclaimed zero tolerance, which has never been there.

    COMPLICATIONS

    Unlike other countries, the Italian press seems to be an accomplice in the cover-ups and in recent weeks has limited itself to bring back the uncensorable or the news that comes from the foreign press, but it does not say a single word on Italian cases, and there are many besides those we have mentioned above.

    In Italy we will never see a “Spotlight Case” because the television news organizations do not mention the phenomenon in the slightest. The printed paper timidly reports some cases, often only at the local level, without ever producing journalistic investigations that document the real national scope of the phenomenon.

    FAVOREGGIATORI                    

    In the various countries of Australia, Chile, the United States, Ireland, Germany and so on, we note a strong stance of governments and institutions and consequently of public opinion in the face of the scandals. In Italy, on the other hand, we can tell the sad record of how the highest public offices have betrayed citizens over the years to favor the church and protect pedophile priests. We recall in fact a very sad President of the Republic, Giorgio Napolitano, who in 2010, when the scandal arrived in Europe, instead of asking the Government for actions in favor of the citizens, supported by the highest institutional positions, consoled Joseph Ratzinger for what he said was an “unqualified attack on the church and the pope.” The then Minister of Grace and Justice Angelino Alfano, following an interview released by the then deputy prosecutor of Milan Pietro Forno, also accused the Italian church of implementing systematic cover-up of abuse. After the interview, Minister Alfano did not start as expected an investigation as happens in other countries, instead he sent inspectors to the Ombudsman’s office.

    Today, in 2018, the situation has worsened. We see in fact fugitives to the legal requests of the Presidency of the Council of Ministers, the Ministry of the Interior, the Minister of Justice, the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation. When informed of the serious problems in the matter of clerical pedophilia by a parliamentary deliberation requested by Rete L’ABUSO and filed by the deputy Matthew Mantero 27-11-2017, to date, this is still unanswered and censored by all national newspapers, except the weekly LEFT and some other small newspaper.

    Also in a second case, the President of the Republic, the Presidency of the Council of Ministers, the Presidency of the 12th Social Affairs Commission, were reached by a warning presented by an Advocate of Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri, and once again this was censured by the Italian press.

    Rete L’ABUSO was inspired by The UN Committee on the Protection of the Child to proceed with reference to the 2014 recommendations. However, in the meeting of 5 June 2018 at the United Nations High Commissioner for Human Rights of Geneva, the President of the Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi announced that he started more investigations into pedophilia in Italy, which is actually not allowed on Italian soil because the Holy See commits the same violations disputed. Also this news as in the previous ones, was silenced by the Italian press.

    The criminal choices of the various governments that followed in Italy have produced an ideal environment for pedophiles and I am not referring only to the clergy. These include the farlocca introduction of the pedophile certificate (contest contained in the parliamentary question) that, to relieve the clergy from the exhibition itself, paradoxically indicates to the pedophiles the hunting ground, for example voluntary service, where people are always the most at risk.

    Other omissions of the Italian Government are found in the application of the Lanzarote Convention which in Italy, rather than strengthening constitutional guarantees, in the canonical rite it allows the violation to the detriment of the victim and to the advantage of the priest.

    There are other serious shortcomings of the Italian government, for example the creation of consultants for victims of sexual violence introduced by the European standards. These consultants that should have been managed by the national health, in reality have never been realized and the suspicion is that this happened precisely to avoid that in Italy. We could quantify the phenomenon and the consultors in fact could have provided very precise data, for example, how many victims there are of sexual violence, and determine which of those are caused by pedophilia and how many of those were abused by priests. Unfortunately, the only reliable and perceptive data in our country is what Rete L’ABUSO has provided and it speaks of almost 300 priests involved only in the last 15 years.

    Always the European rules foresaw that in Italy what was created was a database not only useful for prevention, but also to file serial abusers. In 2006, following ratification, a fund was set up to create the database, but to date there is not as yet a database and especially in the violence against children, this lack means that there is not a minimum of protection and prevention.

    The only body established in our country is the Observatory for the fight against pedophilia and child pornography, established on 25 July 2007, to date, repeatedly consulted, it has not been able to provide any useful data.

    The observatory, left without appointments for a long period, was recomposed on September 12, 2016 by the then minister with proxy for equal opportunities Maria Elena Boschi who a few days later, unobservant to the D.M. which regulates it, with an additional decree, removes one of the councilors, Michele Palma, who is in charge of equal opportunities and replaces her inexplicably and without any pro, with a priest, Don Fortunato di Noto.

    1. The links referred to the Observatory and the respective documentation are no longer available on the Ministry website at the original links.

    EXPLOSIVE MIXTURE

    In a democratic state sovereignty belongs to the people, but how do the people practice it?

    First of all, the people acquire the awareness of the problem through the press that does not by chance have the privileges to protect itself enshrined in the Italian Constitution, such as confidentiality on the source of the news.

    For this reason we are very angry with the Italian press that by censoring the problems it is not only responsible for preventing citizens the awareness of a problem but the possibility that people could protect themselves and demand that the Government intervene. Without an alarm on a problem, that problem does not exist and if a problem does not exist it is not addressed.

    Remaining in the theme of pedophile priests and the protection of minors, Italy is facing a serious problem. On the one hand the Holy See, which promises provisions that conceptually can never be in favor of the victims since the church does not consider pedophilia a crime against the person but a sin against morality. Another basic problem is the 1962 directive known as Crimen Sollicitationis, reaffirmed in 2002 by the then cardinal Joseph Ratzinger and the then secretary Tarcisio Bertone. It is a directive still in force, which in fact, beyond the proclamations of Bergoglio, is brought up on internal abuse cases.

    And here we must make an important reflection that inevitably leads us to understand that the church does not want to intervene seriously on the phenomenon but tries to circumvent it giving the public the false impression of taking action, avoiding taking responsibility for victims and tribunals.

    Have you ever asked yourself the question, who is in charge of managing the sexual abuse cases in the Catholic world?

    Let me explain better, if a lawyer sexually abuses a minor, it is not that the lawyers’ order institutes a special court to try it, the jurisdiction is of the magistracy, of the justice of the country in which the crime was committed. So why in the case of priests should the competence be of the Holy See? The Holy See has, if it deems it appropriate, competence at most on the moral question, the fact that it persists in wanting to manage these cases internally is attributable to a single reason, that of not responding to the victims and the law, with the promise that “we will be more careful”.

    Just think if Bergoglio instead of praying louder and louder not to hear the cries of the victims, he ordered his bishops, instead of handling cases internally, to denounce them to the judiciary. In a few months he would have solved the problem by guaranteeing the correct prevention for minors who attend parishes all over the world.

    The criminal and complicit inertia of the government is the detonator of this explosive mixture to the detriment of the psychophysical health of their citizens. They have preferred to betray the state, a petticoat by priests.

    By Francesco Zanardi

    President of the Rete L’Abuso

    Chiesa e pedofilia, attualmente l’Italia non ha speranza di risolvere il problema.

  • Chiesa e pedofilia, attualmente l’Italia non ha speranza di risolvere il problema.

    Chiesa e pedofilia, attualmente l’Italia non ha speranza di risolvere il problema.

    Nello speciale di LEFT del 30 agosto 2018 il giornalista Federico Tulli inizia affermando che “Tra i Paesi più sviluppati, l’Italia è l’unico in cui non c’è mai stata un’indagine governativa sulla pedofilia clericale. Eppure, a livello numerico è molto più diffusa che altrove. Un’inerzia che, oltre ai rischi per i bambini, è valsa una denuncia all’Onu per complicità con la Chiesa”

    Di Francesco Zanardi

    Un’affermazione che purtroppo condividiamo al punto di esserci più volte domandati in questi anni che senso ha continuare il lavoro di denuncia della Rete L’ABUSO, che malgrado gli enormi sforzi, in Italia  sembra una lotta contro i mulini a vento. Pensando poi alle vittime e ai benefici che il progetto Rete L’ABUSO porta loro ci siamo rincuorati trovando la forza e il coraggio per andare avanti.

    Una riflessione che non deriva da un momento di depressione ma da qualcosa di più concreto ovvero una serie di fattori che insieme creano una miscela micidiale che impedisce non solo la risoluzione del problema, ma anche qualunque tipo di forma preventiva per poter tutelare le potenziali vittime.

    IL CONCETTO

    Partiamo dal problema; i preti pedofili, che a differenza dei pedocriminali laici hanno il vantaggio di poter godere della protezione di un’organizzazione, che con metodi criminali li tutela e grazie alla cultura del silenzio permette loro di reiterare decine e decine di volte il numero degli abusi. Altro problema di carattere culturale, la visione della pedofilia, che per la chiesa è un delitto contro la morale e non un crimine contro la persona, concetto che come rimarca anche l’ONU nel report del 2014, finchè resterà tale non permetterà alla chiesa la consapevolezza del crimine commesso e di conseguenza neppure interventi civili nei confronti delle vittime, che in un simile concetto sono parte del peccato che vede come unica vittima Dio.

    LA CORTE DI BERGOGLIO

    Parlando di pedofilia clericale è giusto partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (l’organo Vaticano che ha il compito di trattare questi casi) e dal suo Prefetto in carica, Luis Francisco Ladaria Ferrer, già segretario della C.D.F ai tempi in cui il Prefetto era il cardinale Joseph Ratzinger, anch’esso indagato in Texas nel 2004 per insabbiamenti, salvato dall’immunità. Ladaria non è di certo la persona più indicata a quella carica infatti vanta negli anni una notevole recidività nell’insabbiare e proteggere i preti pedofili. Uno dei casi che ha fatto più clamore è quello di don Giovanni Trotta che nel 2012 fu ridotto allo sto laicale e Ladaria, in un decreto ordinò il silenzio «per evitare scandalo tra i fedeli». Così l’orco violentò indisturbato altri bambini.

    Alla C.D.F. Ladaria trattò decine di altri casi, tutti irrisolti o almeno, per quanto riguarda la giustizia per le vittime.

    Dopo la nuova nomina che risale al 3 luglio 2017, vediamo da subito Ladaria al lavoro con l’insabbiamento dei presunti abusi sui chierichetti del papa. Anche qui nessuna soluzione anzi, il presunto molestatore, don Gabriele Martinelli, non solo non è stato neppure sospeso, ma nel 2018 raccoglieva addirittura prenotazioni per gli esercizi spirituali dell’Opera don Folci, ai quali partecipava lo stesso Ladaria.

    Di pochi giorni fa la notizia passata in sordina in Italia, che sempre Ladaria, è stato citato in giudizio a Lione insieme al cardinale Philippe Barbarin e altre cinque persone. Processo che potrebbe saltare in quanto Ladaria si nega alla giustizia francese e il Vaticano al momento non ha ancora dato alcuna risposta sulla sua partecipazione al processo che si terra il prossimo gennaio.

    Ma nella corte di Bergoglio non troviamo solo Ladaria, ma anche i suoi colleghi come il cardinale George Pell, accusato di insabbiamenti e abusi in Australia, il cardinale Domenico Calcagno, protettore del prete pedofilo Nello Giraudo, i neoeletti malgrado le accuse e proprio da Bergoglio, l’arcivescovo Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada che cercarono di insabbiare il caso di don Mauro Galli e ancora, il vescovo Diego Coletti e il collega Angelo Comastri, insabbiatori dei presunti abusi sui chierichetti del papa, il cardinale Crescenzio Sepe, denunciato per insabbiamenti dalla presunta vittima sulla base del Motu Proprio di Bergoglio, che però non è mai intervenuto. La lista è ancora lunga e qui potete consultare quella degli insabbiatori italiani.

    Lo stesso Bergoglio incassa accuse da un polo all’altro del pianeta, anche se i giornali italiani non ne parlano lui stesso non intervenne nel caso del prete veronese don Nicola Corradi e adesso “il papa della trasparenza si rinchiude nel silenzio” sfatando finalmente il mito prettamente mediatico della tanto acclamata tolleranza zero, che non c’è mai stata.

    I COMPLICI

    Complice di ciò che non sta accadendo in Italia, a differenza degli altri paesi, la stampa italiana che proprio in queste settimane si è limitata a riportare l’incensurabile, ovvero le notizie che arrivano dalla stampa estera, ma non ha detto una sola parola sui casi italiani, e ce ne sarebbero tanti oltre a quelli che abbiamo citato sopra.

    In Italia non vedremo mai un “Caso Spotlight” in quanto gli organi di informazione televisivi non accennano minimamente al fenomeno. La carta stampata si limita timidamente a riportare qualche caso, spesso solo a livello locale, senza mai produrre inchieste giornalistiche che documentino la reale portata nazionale del fenomeno.

    I FAVOREGGIATORI

    Nei vari stati, vedi l’Australia, il Cile, gli Stati Uniti, l’Irlanda e via dicendo notiamo una presa di posizione forte dei governi e delle istituzioni e di conseguenza dell’opinione pubblica di fronte agli scandali. In Italia invece possiamo raccontare il triste primato di come le massime cariche pubbliche abbiano negli anni tradito i cittadini per favorire la chiesa e tutelare i preti pedofili. Ricordiamo infatti un tristissimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel 2010, quando lo scandalo arrivò in Europa, anziché chiedere al Governo interventi in favore dei cittadini, appoggiato dalle più alte cariche istituzionali, consolava Joseph Ratzinger per quello che a suo dire era un’inqualificabile attacco alla chiesa e al papa. Non da meno l’allora ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, che a seguito di un’intervista rilasciata dall’allora procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, nella quale sulla base dell’esperienza e alla luce di quello che stava accadendo in tutto il pianeta, accusò anche la chiesa italiana, di attuare coperture sistematiche per insabbiare gli abusi. Dopo l’intervista, il Ministro Alfano non avviò come normalmente vediamo accadere negli altri paesi un’indagine, mandò invece gli ispettori nell’ufficio del procuratore Forno.

    Oggi, nel 2018 la situazione è ben peggiorata. Vediamo infatti latitanti alle richieste di legalità la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’interno, il Ministro della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, informati delle gravi problematiche in materia di pedofilia clericale, da una interrogazione parlamentare voluta dalla Rete L’ABUSO e depositata dal deputato Matteo Mantero il 27-11-2017, ad oggi ancora inevasa e censurata da tutti i giornali nazionali, tranne i soliti, il settimanale LEFT e qualche altra piccola testata.

    Latitanti anche in questo secondo caso il Presidente della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Presidenza della 12° Commissione Affari Sociali, raggiunti da una diffida presentata dall’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri, anche questa volta censurata dalla stampa italiana.

    Tra i diffidati anche il Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo, stimolato dalla Rete L’ABUSO a procedere in riferimento alle raccomandazioni del 2014, che però, nell’incontro del 5 giugno 2018 presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, nell’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, ha dato notizia di aver avviato in’indagine per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti dell’Italia che di fatto sta permettendo sul suolo italiano che la Santa Sede commetta le stesse violazioni contestate. Notizia anche questa come le precedenti, taciuta dalla stampa italiana.

    Le scelte criminali dei vari governi susseguiti in Italia hanno addirittura prodotto un ambiente ideale per i pedofili e non mi riferisco soltanto al clero. Tra queste l’introduzione farlocca del certificato anti pedofilia (contestazione contenuta nell’interrogazione parlamentare) che per sollevare il clero dall’esibizione del certificato stesso, paradossalmente indica ai pedofili il terreno di caccia, per esempio il volontariato, da sempre quello più a rischio, esentato in quanto il clero appartiene proprio a questa categoria.

    Altre omissioni del Governo Italiano le troviamo nell’applicazione della Convenzione di Lanzarote che in Italia, anziché rafforzare le garanzie costituzionali, nel rito canonico ne permette la violazione a svantaggio della vittima e a vantaggio del sacerdote.

    Ci sono altre gravi mancanze del Governo italiano, per esempio la realizzazione di consultori per le vittime di violenza sessuale introdotti dalle norme Europee. Questi consultori che avrebbero dovuto essere gestiti dalla sanità nazionale, in realtà non sono mai stati realizzati e il dubbio è che questo sia accaduto proprio per evitare che in Italia, si potesse quantificare il fenomeno. I consultori infatti avrebbero fornito dati molto precisi, per esempio quante sono le vittime di violenza sessuale, quante quelle di pedofilia e quante quelle abusate da sacerdoti. Purtroppo l’unico dato attendibile e perziale, nel nostro paese lo forniamo noi della Rete L’ABUSO e parla di quasi 300 preti coinvolti solo negli ultimi 15 anni.

    Sempre le norme europee prevedevano che in Italia venisse creato un database utile non solo a fare prevenzione, ma anche a schedare gli abusatori seriali. Nel 2006, a seguito della ratifica, fu istituito un fondo per realizzare il database, ma ad oggi non c’è ancora e soprattutto nelle violenze a danno di minori, questa mancanza fa si che non esista nei loro confronti un minimo di tutela e di prevenzione.

    L’unico organo istituito nel nostro paese è l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito il 25 luglio 2007, ad oggi, più volte interpellato, non è stato in grado di fornire alcun dato utile.

    L’osservatorio, rimasto senza nomine per un lungo periodo, venne ricomposto il 12 settembre del 2016 dall’allora ministro con delega alle pari opportunità Maria Elena Boschi che pochi giorni dopo, inosservante al D.M. che lo regolamenta, con un decreto integrativo, rimuove uno dei consiglieri, Michele Palma, facente capo alle pari opportunità e lo sostituisce inspiegabilmente e senza alcun pro, con un sacerdote, don Fortunato di Noto.

    N.B. I link riferiti all’Osservatorio e la rispettiva documentazione non sono più reperibili sul sito del Ministero ai link originali.

    LA MISCELA ESPLOSIVA

    In uno Stato democratico la sovranità appartiene al popolo, ma come fa il popolo ad esercitarla?

    Serve per prima cosa la consapevolezza del popolo riguardo ad un problema e questa consapevolezza il popolo la acquisisce attraverso la stampa che non a caso ha dei privilegi a propria tutela sanciti dalla Costituzione Italiana, come per esempio la riservatezza sulla fonte della notizia.

    Per questo motivo siamo molto arrabbiati con la stampa italiana che censurando i problemi si rende responsabile di impedire ai cittadini la consapevolezza di un problema, quindi la possibilità di tutelarsi e pretendere che il Governo intervenga. Senza un allarme su un problema, quel problema non esiste e se un problema non esiste non si affronta.

    Restando nel tema, i preti pedofili e la tutela dei minori, l’Italia si trova di fronte a un grave problema, da un lato la Santa Sede, che promette provvedimenti che concettualmente non potranno mai essere in favore delle vittime in quanto la chiesa non considera la pedofilia un crimine contro la persona ma un peccato contro la morale. Altro problema di base è la direttiva del 1962 nota come Crimen Sollicitationis, riconfermata nel 2002 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e dall’allora segretario Tarcisio Bertone, direttiva tutt’ora in vigore che di fatto, al di la dei proclami di Bergoglio, impone sui casi di abuso la gestione interna.

    E qui va fatta una riflessione importante che porta inevitabilmente a comprendere che la chiesa non vuole intervenire seriamente sul fenomeno ma cerca di aggirarlo dando all’opinione pubblica la falsa impressione di prendere provvedimenti, evitando di assumersi le proprie responsabilità di fronte alle vittime e ai tribunali.

    Vi siete mai posti la domanda di chi è la competenza sugli abusi sessuali ?

    Mi spiego meglio, se un avvocato abusa sessualmente di un minore, non è che l’ordine degli avvocati istituisce un apposito tribunale per processarlo, la competenza è della magistratura, della giustizia del paese in cui il crimine è stato commesso. Ma allora perché nel caso dei preti la competenza dovrebbe essere della Santa Sede? La Santa Sede ha, se lo ritiene opportuno, competenza tutt’al più sulla questione morale, il fatto che persista nel voler gestire internamente questi casi è riconducibile ad un solo motivo, quello di non rispondere del pregresso alle vittime e alla legge, con la promessa che “staremo più attenti”.

    Pensate un pò se Bergoglio anziché pregare sempre più forte per non sentire le grida delle vittime,  ordinasse ai suoi vescovi, anzichè di gestire i casi internamente, di denunciarli anche alla magistratura. Nel giro di pochi mesi avrebbe risolto il problema garantendo anche la corretta prevenzione per i minori che frequentano le parrocchie di tutto il mondo.

    Detonatore di questa miscela esplosiva, la criminale e complice inerzia dei governi, che alla salute psicofisica dei propri cittadini, hanno preferito tradendo lo Stato, una sottana da preti.

    Di Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO