Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diego Coletti

  • Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

    Nota legale / inizio

    L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

    In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

    Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

    Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

    Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

    Nota legale / fine


    Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

    Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

    Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

    In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

    A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

    Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

    Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

    Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

    Abusi insabbiati in Vaticano | Il parroco di Grandate torna a scuotere la Chiesa di Como

    Il parroco di Grandate don Roberto Pandolfi torna a “strigliare” la Chiesa di Como sulla vicenda dei presunti abusi sessuali in Vaticano denunciati dalla trasmissione televisiva Le Iene: il caso, che vede coinvolto anche un sacerdote della diocesi di Como, ha visto chiamare in causa anche l’ex vescovo Diego Coletti, accusato di aver insabbiato l’accaduto.  Proprio in seguito a quei servizi televisivi, la Santa Sede ha avviato un’indagine e l’attuale vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, aveva invitato a non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva.

    Sulla questione don Pandolfi era intervenuto più volte dalle pagine del sito internet della parrocchia di Grandate, con una serie di articoli molto duri sui presunti abusi e soprattutto sui presunti tentativi dei vertici ecclesiastici di insabbiare l’accaduto, chiedendo maggiore trasparenza e pregando per i “poveri ministri” della Diocesi lariana.
    Parole dal peso particolare perchè pronunciate dal sacerdote che reggeva la parrocchia di San Giuliano a Como nel 2012 quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Don Pandolfi fu chiamato a gestire lo scandalo che, suo malgrado, travolse la sua parrocchia.

    La riflessione di don Pandolfi

    Nella riflessione settimanale si lunedì 28 maggio 2018 intitolate “Sorprese (gradite?”), il parroco di Grandate parte da un episodio che riguarda la Chiesa cilena e scrive:

    “La notizia è sconvolgente -scrive- e la sorpresa è grande: tutti i vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni per aver coperto abusi sessuali di cui erano a conoscenza.

    Lo scandalo che ha travolto la gerarchia ecclesiastica cilena ha visto inizialmente coinvolto anche il papa, che aveva poi chiesto perdono per aver sottovalutato la situazione e aveva avviato indagini serie ed approfondite, che hanno portato alla luce silenzi, complicità, appoggi… le solite cose, verrebbe purtroppo da dire”.

    Dopo una serie di riflessioni sulla vicenda cilena, il parroco di Grandate passa a considerazioni sulla speranza che questo primo passo possa rappresentare un segno di cambiamento e sul ruolo dei media:

    Aria nuova, Dunque? Speriamo. Anche se rimane l’amarezza del dolore causato a tante persone. Sempre riguardo alle vicende cilene, su “Avvenire” Guido Mocellin prendeva spunto dal ringraziamento dei vescovi dimissionari ai mezzi di comunicazione per il “servizio alla verità” da essi svolto nel portare alla luce le questioni per dire cose molto vere e belle: “Quando le vittime scelgono di rendere pubbliche le loro ferite e la loro sofferenza, è perchè l’istituzione non ha dato loro ascolto. Così si potrà sperare che il ruolo dei media sarà sempre meno centrale quanto più le comunità ecclesiali, anche le più piccole, si educheranno a un tale ascolto e in generale si apriranno a conoscere e a riconoscere le dinamiche di tali abusi”.

    La “strigliata alla Chiesa comasca

    Poi il sacerdote passa a parlare della diocesi comasca. Di seguito il testo di don Pandolfi.

    Ma veniamo alla nostra Diocesi.
    Qualche giorno fa, con grande sorpresa, ho ricevuto un supplemento al Bollettino Ecclesiastico Ufficiale (dove ci sono gli interventi del Vescovo, i provvedimenti della curia, le nomine dei preti e molto altro) interamente dedicato al tema degli abusi sessuali perpetrati nella Chiesa cattolica.

    L’introduzione del Vescovo contiene parole molto significative, gravide di impegni: “Grande clamore e sconcerto hanno generato nel corso del 2017 vari servizi televisivi e giornalistici attorno alla diffusione di notizie relative a condotte immorali attribuibili a un nostro sacerdote. Ne era scaturita tanta tristezza e sofferenza.

    Non è mancata la vicinanza alle comunità ecclesiali in sofferenza e che si sono interrogate sulla veridicità o meno di quanto i mass media hanno ostentato con tracotante sicurezza.

    Si è avvertito, però, anche vivo il compito di educare il Popolo di Dio a “trarre profitto” da queste vicende nella certezza che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
    Occorre infatti imparare a “trovare Dio” dentro tutte le situazioni, anche le più dolorose, quelle che generano amarezza, suscitano interrogativi inquietanti ed espongono i singoli fedeli e la Chiesa intera al pericolo di facili critiche, non ultimo una perdita di fiducia. “Dobbiamo avere gli occhi aperti e non nasconderci una verità che è spiacevole e non vorremmo vedere”, esorta papa Francesco.

    Come Cristiani dobbiamo guardare in faccia la realtà, senza paura, con grande serenità senza ricorrere al vano tentativo di nascondere alcunchè (che sarebbe espressione di una mentalità da trincea), senza nemmeno dare l’immagine di voler minimizzare le notizie… Come sacerdoti, in particolare, avvertiamo l’esigenza di una maggiore assunzione di responsabilità nel prenderci cura del gregge che ci è stato affidato così come del prenderci cura gli uni degli altri”.

    Il supplemento riporta integralmente il Motu Proprio del Papa ” Come una madre amorevole”, sulla responsabilità dei vescovi nei casi di abusi e sulla loro rimozione in caso di inadempienze o complicità (i lettori di queste riflessioni ne avevano già gustati ampi stralci nella riflessione del 20 giugno 2016, qualche giorno dopo la pubblicazione del documento. Ovviamente, la stampa cattolica “locale” era stata in prudente e guardingo silenzio), due discorsi e un’omelia ancora del Papa, tre interventi di Benedetto XVI, uno studio del nostro canonista don Marco Nogara e, infine, consiglia la lettura di alcuni articoli, uno dei quali già riportato quasi integralmente in queste riflessioni l’11 dicembre 2017.

    Don Pandolfi conclude con una speranza e una strigliata alla Chiesa, per chiedere che si giunga presto alla verità:

    Forse qualcosa comincia a muoversi anche sulle sponde amene del nostro lago.
    Chissà.

    Intanto restiamo in trepida attesa di sapere se la “tracotante sicurezza” ostentata dai mass media nel novembre del 2017 corrispondeva a verità oppure no.

    Si sa che i tempi delle gerarchie ecclesiastiche sono sempre piuttosto lunghi, ma forse varrebbe la pena di stringere.

    Anche perchè ci sono tante persone in attesa di giustizia e/o di riabilitazione della propria immagine.
    D’altronde la Verità non può farci paura…altrimenti sarebbe come dire che ci fa paura Gesù.

    http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-vaticano-iene-pandolfi-como-grandate.html

  • Abusi sessuali in Vaticano | Nuova strigliata di don Pandolfi alla Chiesa di Como

    Abusi sessuali in Vaticano | Nuova strigliata di don Pandolfi alla Chiesa di Como

    Non si placa l’eco delle polemiche sulle rivelazioni di presunti abusi sessuali in Vaticano denunciati dalla trasmissione televisiva Le Iene: il caso, che vede coinvolto anche un sacerdote della diocesi di Como, ha visto il coinvolgimento anche dell’ex vescovo Diego Coletti, accusato di aver insabbiato l’accaduto.
    Proprio in seguito a quei servivi televisivi, la Santa Sede ha avviato un’indagine e l’attuale vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, aveva invitato a non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva.
    Lunedì 11 dicembre 2017 il parroco di Grandate, don Roberto Pandolfi, è tornato a parlarne dal sito della parrocchia: già per due volte, nei giorni immediatamente successivi ai servizi shock, don Pandolfi aveva fatto sentire la propria voce, chiedendo chiarezza e trasparenza da parte dei vertici ecclesiastici e pregando per i “poveri ministri” della Chiesa di Como.
    Le parole del parroco di Grandate hanno un peso particolare se si considera che proprio lui era il prete della parrocchia di San Giuliano a Como nel 2012 quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale. Don Pandolfi fu chiamato a gestire lo scandalo che, suo malgrado, travolse la sua parrocchia.

    “Abusi“

    Nella nuova riflessione intitolata proprio “Abusi” e pubblicata sul sito della parrocchia grandatese, il sacerdote questa volta utilizza parole non sue, ma di padre Hans Zollner, gesuita, docente di psicologia alla Pontificia Università Gregoriana, psicoterapeuta che da anni si occupa delle problematiche relative agli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica.
    Un testo “duro” nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche tanto quanto quelli fin qui pubblicati da don Pandolfi.

    Non di rado coloro che hanno dovuto subire sofferenze indicibili a opera di rappresentanti della Chiesa e denunciano il fatto e vogliono essere ascoltati vengono respinti o si rimprovera loro di essere dei sobillatori che farebbero meglio a tacere. Anche in questo caso diventa molto grave il pericolo di trauma spirituale, accanto a quello fisico e psichico. La portata di tutto questo sembra non essere chiara a molti nella Chiesa, anche a coloro che vi occupano posti di responsabilità…Non meraviglia perciò che le vittime considerino la Chiesa, nella sua reazione alla denuncia di un abuso, più come un’istituzione preoccupata di se stessa che non come una madre amorevole…
    Queste sono alcune delle parole riportate da don Pandolfi, che prosegue citando sempre la riflessione di padre Zollner:

    Si vogliono risolvere le cose “all’interno”, escludendo la dimensione pubblica, perchè si teme per la propria reputazione o per quella dell’istituzione. Si dimentica così sia la sofferenza delle vittime (che devono essere tenute in silenzio) sia una legge dei mass media che afferma: ” Prima o poi le cose si vengono a sapere. Prendi tu l’iniziativa, riconosci l’errore, scusati onestamente e sarai creduto”. Spesso qui entra in gioco anche un’interpretazione unilaterale del legame speciale e della responsabilità che unisce il vescovo ai suoi sacerdoti. Da un lato, non si considera che la “cura paterna” non implica soltanto perdono e misericordia, ma anche una giusta punizione. Dall’altro, interviene quello spirito di corpo a causa del quale i vescovi pensano anzitutto a proteggere la “propria” parte e non il bene dei deboli e dei bisognosi. Accenniamo solo marginalmente al fatto che molti autori di abusi sono assai abili a cavarsela e anche a manipolare i propri superiori; e che questi sono troppo inclini a credere a ciò che si promette loro (“non lo farò mai più”) e usano quindi una falsa misericordia verso i colpevoli. Seguendo una logica ritenuta valida, non ci si procura aiuto competente dall’esterno, ma si ritiene di poter risolvere le cose con mezzi e strategie proprie.
    Padre Zollner conclude con un monito sinistro:

    La lotta contro gli abusi sessuali durerà ancora a lungo… Essa implica una conversione radicale e un atteggiamento deciso per rendere giustizia alle vittime e per la prevenzione totale.
    La riflessione di Don Pandolfi arriva alla fine, nuova stilettata venata di amara ironia a chi siede nei posti più alti della Chiesa:

    Queste parole non sono di qualche prete “divisivo”, non allineato, egocentrico e refrattario alla più sana disciplina ecclesiastica, come il sottoscritto. E nemmeno di un torvo e arrabbiato laicista, pronto solo a vedere solo i difetti della Chiesa e non i pregi. Sono di padre Hans Zollner, gesuita, docente di psicologia alla Pontificia Università Gregoriana, psicoterapeuta che da anni si occupa delle problematiche relative agli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica. E non sono state scritte in qualche sito internet sovversivo, come quello della Parrocchia di Grandate, e nemmeno su qualche rotocalco scandalistico disposto ad affrontare morbosamente certi temi per vendere qualche copia in più, bensì sul numero del novembre 2017 de “La civiltà cattolica”, prestigiosa rivista dei Gesuiti, sempre in linea con il pensiero dei Pontefici regnanti. Non faccio commenti. Lascio a ognuno trarre le proprie conclusioni. Anche riguardo a situazioni molto recenti e molto vicine a noi.

    http://www.quicomo.it/cronaca/iene-abusi-vaticano-pandolfi-como.html

     

  • L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como, don Andrea Stabellini, coinvolto proprio per questo suo ruolo nel servizio della trasmissione di Italia1 Le Iene sui presunti abusi al preseminario San Pio X, in Vaticano, ha temporaneamente sospeso l’insegnamento in seminario a Como ma anche a Roma e a Lugano. Per la Diocesi si tratta di una decisione personale del sacerdote, che avrebbe chiesto una pausa proprio alla luce delle tensioni e delle difficoltà legate alla vicenda.

    Don Andrea ha di fatto puntato il dito contro l’ex vescovo di Como monsignor Diego Coletti, dicendo che il presule gli aveva chiesto di non dar luogo a procedere con gli accertamenti sui presunti abusi, sui quali invece il vicario giudiziale avrebbe voluto fare altri approfondimenti.
    Dopo i recenti servizi delle Iene, il Vaticano ha comunicato di aver riaperto il caso e disposto nuovi accertamenti.

    L’ex vicario, che insegna diritto canonico in seminario ma anche all’università a Lugano e a Roma, al momento ha sospeso tutte le lezioni, a tempo indeterminato. La Diocesi di Como precisa tramite l’ufficio stampa che si tratta appunto di una scelta personale del sacerdote e non di una decisione imposta da altri. Nel servizio delle Iene, è stata messa in onda anche una serie di dichiarazioni che don Andrea ha rilasciato quando gli era stato assicurato che le telecamere erano spente e proprio in questa parte del colloquio ci sono le dichiarazioni che puntano il dito contro l’ex vescovo Diego Coletti.

    http://www.espansionetv.it/gate/2017/11/29/linchiesta-sul-preseminario-in-vaticano-lezioni-sospese-per-lex-vicario-giudiziale-della-diocesi-di-como/

  • Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Dopo il servizio delle Iene della scorsa settimana si apre la bufera mediatica sul Vaticano, centro del potere della Chiesa.

    Ancora una volta, ad essere sotto i riflettori è la Santa Sede. Questa volta, non sono le case di lusso a fare notizia ma le rivelazioni choc dei ragazzi del Preseminario Pio X di Roma. A parlare due giovani che accusano un altro ex seminarista, oggi prete a tutti gli effetti, di aver abusato ed imposto pratiche sessuali di ogni tipo. Una delle vittime è un chierichetto che ha prestato servizio, sia a Benedetto XVI, sia a Papa Francesco. Il ragazzo, di buona famiglia, ha raccontato di aver frequentato l’istituto per tre anni, per poi lasciare e fare ritorno a casa. Anche lui, come altri due ex studenti del preseminario, ha raccontato di aver subìto molestie sessuali dal seminarista: «Il rettore, monsignor Enrico Radice, credeva molto in lui e per questo era sempre il primo chierichetto a servire il Papa.

    Mi prese un po’ sotto la sua ala protettiva e mi fece iniziare a organizzare i chierichetti più piccoli. Si diceva che presto sarebbe diventato prete e che io avrei preso il suo posto come guida, ma mi avvertirono di stare attento a lui. Poi, un giorno, mentre ci stavamo picchiando per gioco mi ha palpato nelle parti intime per circa tre secondi. A quel punto, d’istinto, gli mollai due pugni e da allora mi iniziò a vessare e a umiliare» (fonte: leggo.it) . La situazione non fu migliore per altri due ragazzi che denunciarono l’accaduto al loro padre spirituale, il quale si sentì in dovere di avvertire don Andrea Stabellini, vicario giudiziale della santa sede. “Secondo il racconto di diversi testimoni sentiti dalla ‘Iena’ Gaetano Pecoraro, don Stabellini, che oggi non ricopre più quell’incarico, avrebbe dovuto procedere con l’accusa e rimuovere anche monsignor Radice proprio per la questione delle molestie del seminarista. In realtà, le cose andarono diversamente: monsignor Diego Coletti, allora vescovo di Como, bloccò tutto e fece trasferire il padre spirituale in una zona remota d’Italia. Non solo: uno dei due ragazzi, il polacco Kamil, fu espulso dal preseminario. «Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia», ha raccontato” (Fonte: leggo.it). 

    I dubbi sulla vicenda sorgono relativi alle indagini. Come sono state svolte ? Il caso è stato archiviato ed addirittura il chierichetto polacco Kamil venne invitato ad allontanarsi dal Preseminario: << Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia>>. Tutto è stato tralasciato senza nemmeno ascoltare le testimonianze dei giovani ragazzi. Ciò che fa più riflettere però è la confessione in tal proposito dell’ex vicario, sempre alle Iene, ignaro della presenza dei microfoni ancora aperti: «Per me c’erano le condizioni per procedere, ma monsignor Coletti disse di aver parlato anche col cardinal Comastri (di fatto il vice del Papa, ndr) e non mi fecero continuare con l’accusa. Sì, credo che entrambi abbiano voluto insabbiare il caso>>.Cosa si nasconde dietro il Vaticano ? Soprattutto viene da chiedersi: il Papa è a conoscenza di tutto questo?

    a cura di Annalibera Di Martino

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

  • Presunti abusi in preseminario, le indagini dell’allora vescovo Coletti

    Presunti abusi in preseminario, le indagini dell’allora vescovo Coletti

    “C’erano cinquanta persone pronte a difendere il giovane sacerdote”

    Colorina (Sondrio), 25 novembre 2017 – Caso sui presunti abusi nel preseminario Pio X in Vaticano: e se il sacerdote sotto accusa, che fino a due settimane fa prestava la sua opera presso la struttura intitolata a Don Folci, a Valle di Colorina, fosse stato solo calunniato? E se la Diocesi di Como e il Vaticano non avessero tentato di insabbiare le molestie, ma avessero invece accertato che si trattava di altro? Domande legittime, che in questi giorni difficili per la Chiesa in tanti si stanno facendo, anche in provincia di Sondrio, decisamente toccata dalla vicenda portata alla luce dalla trasmissione televisiva «Le Iene» e dal libro del giornalista Gianluigi Nuzzi «Peccato originale».

    Il cardinale Angelo Comastri, accusato da alcuni protagonisti di aver voluto nascondere quello che succedeva nel presimario dove vivono e studiano i chierichetti del Papa, ha raccontato la sua verità al quotidiano «Il Messaggero», una verità molto diversa da quella narrata invece dalle due presunte vittime del prete 25enne e dal testimone polacco delle presunte molestie, Kamil. Parla di lettere anonime, portate all’attenzione dell’alloravescovo di Como, Diego Coletti, giuridicamente responsabile dello staff del preseminario, che nelle sue relazioni racconta di un ex alunno del preseminario che si esercitò due anni prima in una abbondante e devastante esercizio di lettere anonime con firme false, anche di cardinali, per accusare molti ecclesiastici. E di lettere anonime scritte per screditare, gettare fango, insinuare dubbi: venne anche individuato come autore un sacerdote abruzzese che puntava ad entrare nella struttura del preseminario. Il Vaticano lo allontanò, ma le lettere anonime continuarono. Poi le accuse al giovane sacerdote, che dopo l’ordinazione è stato mandato a Colorina.

    «In merito ai fatti, ho constatato personalmente la loro infondatezza – scrisse Coletti -. Le informazioni raccolte depongono in quella linea. Ci sono più di 50 persone disponibili a difendere il giovane mostrando la pretestuosità delle accuse, come pure la macchinazione ordita da XX (il sacerdote abruzzese, ndr.). Ritengo dunque non sussistere fumus alcuno della gravità dei fatti di cui accusano le persone nelle lettere, ritengo dunque in coscienza non sia necessario procedere ad ulteriora». E anche in Valtellina c’è chi è intenzionato a difendere non tanto il giovane sacerdote, che in pochi conoscono davvero, quanto l’operato della Diocesi e non solo. Tra di loro il sindaco di Castione Andevenno, Massimiliano Franchetti, che ha affidato a Facebook il suo pensiero: «Dal 1979 al 1982 sono stato in collegio all’Opera Don Folci di Valle di Colorina e ho fatto anche un mese d’estate al preseminario in Vaticano – racconta -. Il vicerettore era quel don Enrico Radice che ho visto messo alla gogna come un mostro da «Le Iene» ed al quale, per quanto mi riguarda, mi legano solo ricordi positivi ed un’amicizia che dopo più di trent’anni ancora ci lega. Ho sofferto a vedere quello che ho visto. E non ho dubbi sulla sua buonafede di fronte al caso».

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/abusi-seminario-1.3560035

  • Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    Vaticano, il cardinale Comastri si difende: «Non ci furono abusi nel pre-seminario, le indagini partirono subito dopo le lettere anonime»

    CITTA’ DEL VATICANO – «A me non risulta che ci siano stati abusi». Pausa. «Feci fare due indagini immediatamente dopo aver ricevuto le lettere anonime». Pausa. «Non ho mai saputo di ragazzi molestati». Il cardinale Angelo Comastri si difende. In questi giorni ha tranquillizzato diversi genitori che hanno mandato i figli a studiare al pre-seminario in Vaticano, una specie di collegio prestigioso nato negli anni Cinquanta grazie ad un lascito della diocesi di Como per coltivare future vocazioni. Sulla sua scrivania c’è un corposo fascicolo. «Si prenda il tempo necessario e guardi le carte per favore». La vicenda dei chierichetti del Papa è al centro di un caso scabroso, dai contorni sfilacciati. Si trascina sulla base delle rivelazioni di un ex allievo polacco, Kamil Jarzembowski, che ha raccontato in tv e nel libro di Gianluigi Nuzzi di essere stato testimone di giochi erotici tra due compagni all’interno del convitto. Quando la sera le porte delle stanze si chiudevano, avrebbe visto in azione per 140 volte il molestatore, un ragazzo di qualche anno più grande, in seguito ordinato prete. Le rivelazioni di Kamil hanno portato il Vaticano ad aprire a gennaio scorso un supplemento di indagine. Comastri ha trasmesso agli inquirenti il fascicolo contenente tutti i documenti dell’epoca.

    LETTERE ANONIME La prima lettera anonima venne imbucata a Torino il 22 agosto 2012. La firma è illeggibile, uno scarabocchio. Chi scrive dice di essere la mamma di un bambino di 11 anni che ha frequentato per 20 giorni la colonia estiva. Non fornisce nomi, né recapiti per potersi mettere in contatto con chi accusa. «Mio figlio mi ha raccontato che don Enrico ha compiuto gesti nei suoi confronti poco morali ed etici». Don Enrico Radice è il superiore del convitto incaricato di fare da tutor ai bambini. La signora chiede che venga spostato ad un altro incarico, altrimenti, scrive, sarò «costretta ad andare in tv e a rivolgermi alle autorità giudiziarie competenti; ho moltissimi amici che mi intervisterebbero subito su un argomento come questo». Ricevuta la lettera,  Comastri ordinò all’allora vescovo di Como, Diego Coletti – giuridicamente responsabile dello staff del pre seminario – di attivarsi immediatamente per verificare le accuse. Il 27 agosto Coletti informò di avere convocato don Enrico Radice e il suo superiore don Angelo Magistrelli. Entrambi sotto giuramento riferirono di non avere mai sentito di disagi o situazioni morbose.  Coletti fa notare che «la calligrafia della firma è diversa da quella dell’indirizzo sulla busta e sorprendentemente uguale a quella usata da un ex alunno del pre seminario che si esercitò due anni or sono in una abbondante e devastante esercizio di lettere anonime con firme false anche di cardinali per accusare molti ecclesiastici». Per Coletti sembra sufficiente per archiviare il caso. Comastri però insiste e richiede altre misure di precauzione, tra cui il ricambio dello staff al pre seminario. In quel periodo,  di lettere anonime ne circolavano parecchie, per screditare, gettare fango, insinuare dubbi. Venne anche individuato come autore un sacerdote abruzzese che puntava ad entrare nella struttura del pre-seminario. Il Vaticano provvede ad allontanarlo, ma le lettere anonime continuano.

    ACCUSE Un altro ex seminarista nel luglio di quell’anno fece al vescovo di Como il nome di un allievo più grande, divenuto in seguito sacerdote. Lo stesso seminarista accusato anche da Kamil. Coletti ritorna a Roma per raccogliere altre deposizioni sotto giuramento, incontra gli insegnanti, gli inservienti del convitto, i sacerdoti. Il rapporto finale porta la data del 17 gennaio 2014. Coletti scrive: «In merito ai fatti, ho costatato personalmente la loro infondatezza. Le informazioni raccolte depongono in quella linea. Ci sono più di 50 persone disponibili a difendere Gabriele Martinelli mostrando la pretestuosità delle accuse, come pure la macchinazione ordita da XX (il sacerdote abruzzese ndr). Ritengo dunque non sussistere fumus alcuno della gravità dei fatti di cui accusano le persone nelle lettere, ritengo dunque in coscienza non sia necessario procedere ad ulteriora». I genitori sono sconcertati. Le voci all’interno del collegio varcano i confini. Stavolta è una mamma polacca a farsi viva per difendere il collegio. «Noi tutti sappiamo da mio figlio che non sono mai successi in pro seminario casi di pedofilia (…) Voglio dire questa verità perché ci sono persone che vogliono calunniare don Enrico solo per vendicarsi, visto che e’ stato costretto per motivi importanti a mandare via Kamil». I motivi importanti li spiega il cardinale Comastri:  «Kamil scappò per qualche giorno dal collegio per inseguire un ragazzo in una città del Nord Italia».  Il figlio della signora, Michal Brywczinski, descrive i suoi otto anni nel convitto «positivamente. Mai sentito di storie di abusi o molestie quando c’ero io. Mai ascoltato voci nemmeno dopo. Siamo tutti perplessi per quello che sta accadendo. E’ sconcertante». E Kamil? «Quando lui è arrivato per frequentare la prima media io ero già all’ultimo anno di liceo. Ho parlato tanto con lui. Non mi ha mai riferito nulla. Il clima era buono».  Cosa c’è di vero? Cosa è accaduto in quelle stanze? E’ forse venuta a mancare una vigilanza appropriata da parte dello staff interno alla struttura? Dal quadro che emerge sembra che la struttura sia finita nella trama di inconfessabili vendette trasversali interne. Macigni, insinuazioni  terrificanti, ormai difficili da togliere di mezzo anche se ogni passaggio in questi ultimi anni, nel pre seminario, è stato passato sotto la lente d’ingrandimento attraverso due differenti fasi di indagini e una terza aperta da otto mesi. Il cardinale Comastri, sgomento, pensa anche a  Kamil. «Quando venne allontanato, sapevo che aveva difficoltà per poter continuare gli studi, e lo ho aiutato. Lo ho fatto più volte e lo rifarei ancora».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

  • Le Iene e il vescovo Coletti | Le accuse di avere insabbiato abusi sessuali in Vaticano

    Le Iene e il vescovo Coletti | Le accuse di avere insabbiato abusi sessuali in Vaticano

    Servizio shock della iena Pecoraro

  • Caso molestie in Vaticano, “ecco chi ha insabbiato”

    Caso molestie in Vaticano, “ecco chi ha insabbiato”

    Molestie in Vaticano, arrivano nuove testimonianze. Secondo quanto mostrato da Le Iene potrebbero esserci stati degli insabbiamenti

    Arrivano ulteriori sconcertanti rivelazioni sul caso riguardante le molestie sessuali che sarebbero avvenute in Vaticano, nel preseminario San Pio X.

    La vicenda pubblicata nel libro di Gianlugi Nuzzi è stata approfondita in queste settimane da Le Iene. Il programma di Italia Uno – durante i servizi mandati in onda nelle recenti puntate – ha fatto emergere una serie di testimonianze che confermerebbero la veridicità delle accuse mosse nei confronti di un ex seminarista, lo stesso che ora presterebbe servizio come sacerdote presso la diocesi di Como. Una storia potenzialmente sconcertante, che coinvolgerebbe persone all’epoca minorenni. Il primo ad essere stato intercettato da Gaetano Pecoraro de Le Iene è stato Kamil, un possibile testimone chiave che aveva segnalato le presunte molestie sessuali mediante un esposto caduto nel vuoto. Pecorario ha poi intervistato la prima presunta vittima, che ha confermato pienamente quanto raccontato dal giovane testimone polacco.

    Nelle puntate successive, la Iena ha intervistato una seconda presunta presunta vittima e un sacerdote. Entrambi hanno aggiunto particolari utili a chiarire una storia che appare sempre più sconvolgente. Tuttavia, il vescovo di Como Diego Coletti sembra non essere dello stesso parere: “…Mi è parso di capire che molte delle cose avevano un nucleo di verità ma erano arricchite da fantasie. Io ho fatto un paio di visite specifiche su questo punto al seminario cercando di mettermi a disposizione di chi aveva qualcosa da denunciare o da lamentarsi o da dire – ha dichiarato Coletti a Le Iene – Venivano a parlare con me a quattrocchi, ho cercato di ascoltare gli altri e non è venuto fuori nessun riscontro…”. Secondo Marco – la prima presunta vittima ascoltata da Le Iene – Coletti non avrebbe mai ascoltato ufficialmente i chierichetti del preseminario San Pio X, almeno durante gli anni nei quali lo stesso Marco è stato presente in Vaticano. Sarebbe stata la vittima, in realtà, a recarsi da Monsignor Coletti per segnalare le presunte molestie.

    Ma è un’altra la testimonianza che rischia di scuotere le mura vaticane: Gaetano Pecoraro ha raggiunto don Andrea Stabellini, vicario giudiziale. Il giudice del tribunale ecclesiastico – secondo quanto raccontato da una fonte a Le Iene – si sarebbe recato a Roma, in passato, per rimuovere Mons. Radice, proprio per via delle lettere sui presunti casi di abusi avvenuti nel preseminario. Radice – ai tempi – era superiore del San Pio X. Ma Strabellini – dice il sacerdote intervistato sul caso degli abusi – sarebbe rimasto al suo posto grazie al Cardinale Comastri, vicario generale del Papa, che avrebbe detto al giudice ecclesiastico di “cestinare tutto”.

    Strabellini, intervistato da Pecoraro, ha dichiarato di non avere la competenza di rimuovere nessuno, di aver avuto però l’intenzione di sostituire Monsignor Radice e di aver portato il suo parere al vescovo riguardo la vicenda delle presunte molestie sessuali. Le frasi che Le Iene carpiscono a Strabellini abbassando la telecamera, però, sembrano svelare l’esistenza di alcune possibili coperture: “Bisognava procedere con i gradi giusti di giudizio. Ho provato a risolvere il caso diversamente, il mio giudizio era che c’era sostanza sufficiente per procedere”. E ancora: “Io le assicuro che non sono un disonesto. Io avevo il ragionevole dubbio che si dovesse procedere…Diego Coletti chiese di non dar luogo a procedere. Dice di aver fatto ulteriori indagini e che il caso è risolto così…Mi disse di aver sentito due persone… hanno parlato Comastri e Coletti”. Pecoraro, che incalza con le domande, a quel punto chiede a Strabellini: “Chi ha insabbiato tra Coletti e Comastri?” Il vicario giudiziale risponde: “Entrambi”.

    Nel frattempo è partita la caccia via web alla persona che sarebbe al centro di tutta questa storia, quella accusata di molestie sessuali. Secondo alcuni, il sacerdote in questione sarebbe don Gabriele Martinelli.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/caso-molestie-vaticano-ecco-chi-ha-coperto-1464969.html

  • Como, il vescovo si scusa per il prete pedofilo: “Perdono per il male che ha fatto alle vittime”

    Como, il vescovo si scusa per il prete pedofilo: “Perdono per il male che ha fatto alle vittime”

    Chiede perdono alle vittime, alle famiglie e alla parrocchia di San Giuliano. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, dopo un lungo periodo di silenzio, torna a parlare della vicenda di Marco Mangiacasale, l’ex sacerdote ed ex capo economo della Diocesi lariana condannato in primo e secondo grado a tre anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine. Un caso che ha spaccato profondamente la comunità cattolica comasca. E’ stato papa Francesco a decidere direttamente del destino di Mangiacasale, scegliendo la “dimissione dallo stato clericale” per “il bene della Chiesa”.

    Una decisione quasi unica. Il caso poteva essere risolto con una decisione della Congregazione della dottrina della fede o con un decreto del presule comasco. Invece il Papa ha voluto di agire direttamente e, gesto ancor più clamoroso, lo ha fatto subito dopo la conclusione del secondo grado di giudizio. Mangiacasale, reo confesso, attende ancora che sia fissata la data dell’udienza in Cassazione. Le violenze sono avvenute ai danni di minorenni che frequentavano la parrocchia di San Giuliano a Como. La vicenda è esplosa con l’arresto il 7 marzo del 2012. Poco dopo monsignor Coletti aveva fatto sapere che il processo canonico era stato incardinato, quindi il silenzio assoluto. Fino a quando Repubblica ha dato notizia della decisione di Papa Francesco. Mangiacasale è stato spretato l’11 dicembre del 2013.

    In queste settimane la Diocesi lariana è finita sotto un diluvio di polemiche. Il vescovo è stato accusato di non aver reso pubblica la decisione del Pontefice nonostante l’espressa richiesta delle famiglie delle vittime. Va detto che Coletti aveva assolto ogni obbligo, meramente formale, comunicando al sacerdote la dimissione dallo stato clericale e allertando i genitori delle ragazze. Non sono mancati colpi durissimi all’interno della Chiesa comasca. In primis monsignor Angelo Riva, vicario episcopale e direttore del settimanale della Diocesi, lo stesso che aveva accusato di coprofagia i giornalisti che si erano occupati del caso. “Don Marco non è un pedofilo – ha scritto in un editoriale online – non è malato, non è socialmente pericoloso. È un peccatore che ha commesso crimini per i quali è stato giudicato”.

    Poi il successore di Mangiacasale a San Giuliano, don Roberto Pandolfi, che dopo due anni di silenzio ha criticato duramente i vertici della Diocesi. “Ho letto e riletto il commento di monsignor Angelo Riva – ha scritto sul sito della parrocchia – Ho letto la solenne affermazione che ‘la Chiesa di Como sa di volergli bene e di dovergli porgere il balsamo della misericordia’. Ma mi sarebbe piaciuto leggere anche che la Chiesa di Como sa di voler bene alle ragazze abusate da Mangiacasale”.

    In queste ore il messaggio quaresimale del vescovo Coletti. “Rinnoviamo alle giovani vittime e alle loro famiglie la domanda umile e accorata di perdono per tutto il male che hanno dovuto subire”, ha scritto. “Grava sul mio animo la tristezza di non essere riuscito a far pervenire con chiarezza a queste famiglie la mia sollecitudine: intenzione che pure era nel mio cuore e per la quale ho lungamente

    riflettuto e pregato”. “Il mio pensiero va anche a Marco Mangiacasale – conclude Coletti – Nulla può attutire la gravità delle sue azioni. Egli, però, rimane per tutti un fratello nella fede, da sostenere e accompagnare nel suo desiderio di redenzione”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/27/news/como_il_vescovo_si_scusa_per_il_prete_pedofilo_chiediamo_perdono_per_il_male_che_ha_fatto-79813119/