Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Orlandi, “trovate migliaia di ossa”

    Caso Orlandi, “trovate migliaia di ossa”

    “Sono state ritrovate migliaia di ossa, lunghe piccole e frammentate”. A dirlo è stato il genetista della famiglia Orlandi Giorgio Portera, parlando dei primi esami e della repertazione dei materiali ossei, contenuti nei due ossari individuati sotto la pavimentazione di un’aerea all’interno del Pontificio Collegio Teutonico. Servirà una diagnosi strumentale per capire se si tratta di ossa che risalgono a decine di anni o centinaia di anni fa. Sono molte tipologie, molte craniche, di adulti ma anche no”.

    “Il caso è assolutamente aperto” ha detto il genetista Portera. “Dobbiamo capire se all’interno del teutonico ci siano le ossa del teutonico o anche altre ossa. Ritengo necessario che all’accertamento scientifico segua un accertamento documentale su un registro dei movimenti che ci sono stati all’interno del cimitero altrimenti è’ difficile districarsi in un numero così elevato di reperti”.  Alle operazioni ha partecipato anche l’avvocato  della famiglia Orlandi Laura Sgrò entrata in Vaticano qualche minuto prima delle 9 insieme Portera e a Federica Orlandi, la sorella di Emanuela, la 15enne cittadina vaticana scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983. Il legale degli Orlandi ha spiegato il teatro dell’operazione. “Stamani – continua –  sono state riaperte le botole: si tratta di due botole distanti due metri e cinquanta l’una dall’altra, profonde un metro e cinquanta, contigue, in uno spazio pieno di ossa”. La prossima settimana continueranno gli esami “per cercare di dare una prima datazione delle ossa, sulla base di un’analisi morfologica”.

    Le analisi dei resti, che potrebbero appartenere alle due principesse delle tombe vicine, Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklenburgo, si sono concluse oggi poco dopo le 15 subito dopo l’apertura degli ossari, e proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 come fa sapere il direttore ad interim della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti.

    “Attendiamo i risultati delle analisi sulle ossa ritrovate per capire qualcosa di più, considerato anche il numero elevato di resti presenti nei due ossari. Un dato non atteso che potrebbe prevedere tempi lunghi. Noi continuiamo a cercare la verità”. A dirlo all’Adnkronos Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. In attesa della ripresa dei lavori, Orlandi ribadisce la propria disponibilità a essere ascoltato dagli inquirenti vaticani. “Sono sempre a disposizione – sottolinea il fratello di Emanuela – e pronto a ribadire che le fonti della mia istanza non sono solo anonime. Se mi convocheranno avrò modo di spiegare tutto”.

    “Giovanni Arcudi e il suo staff, alla presenza del perito di fiducia nominato dalla famiglia Orlandi hanno portato alla luce i resti presenti negli ossari che sono stati sottoposti a una prima valutazione”, ha ribadito Gisotti. “Con questa nuova attività peritale – dopo le operazioni dell’11 luglio scorso – si evidenzia ancora una volta la disponibilità della Santa Sede verso la Famiglia Orlandi. Disponibilità dimostrata – ribadisce Gisotti – fin dall’inizio, nell’accogliere la richiesta di verifiche nel Campo Santo Teutonico pur sulla base di una mera segnalazione anonima“. Secondo quanto ha disposto il promotore di giustizia vaticano, spiega ancora Gisotti, “le operazioni peritali proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 con una approfondita analisi morfologica dei reperti contenuti negli ossari”. Si ricorda che la scorsa settimana erano state aperte due tombe sempre nell’ambito delle incombenze istruttorie della vicenda della ragazza figlia di un commesso vaticano scomparsa 36 anni fa. Le tombe, che appartenevano a due principesse, erano state trovate vuote. Quindi il ritrovamento di due ossari nel cimitero Teutonico che hanno fatto ipotizzare lo spostamento dei resti delle principesse in seguito a interventi strutturali che nel tempo sono stati fatti nelle due tombe del cimitero vaticano.

    In piazza del Sant’Uffizio questa mattina sono arrivati anche Sandro Masetti, Renata Grattoni e Cinzia Di Florio, tre amici di Pietro Orlandi e attivisti della pagina Facebook ‘petizione.emanuela@libero.it’ (VIDEO): “Noi vogliamo il dossier, chiediamo verità e giustizia. Se oggi non si troverà nulla nel cimitero noi continueremo. Emanuela Orlandi è diventata il simbolo di tutti gli scomparsi. Pietro dà luce a chi vive nella disperazione”. “Sono 36 anni che aspettiamo la verità – ribadisce Masetti – quando il Vaticano vede questa maglietta sulla quale è ritratta Emanuela, se deve sentì male”.

    https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/07/20/caso-orlandi-via-esame-resti-ossari-teutonico_Ha81TESl47ExJinnB1UaHP.html?fbclid=IwAR3qT1WiuW-bamBSKdRGlx2yY6NC7GWumOTEDQ2w-FL8Xifzm7_T5ijXEIE

  • Emanuela Orlandi, le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote

    Emanuela Orlandi, le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote

    Le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote. I due sepolcri aperti stamattina nell’ambito della nuova inchiesta sulla scomparsa della 15enne cittadina vaticana non contengono le ossa di Emanuela Orlandi. Lo rende noto l’avvocato di Pietro Orlandi. Solo poco prima aveva detto ai giornalisti, fiducioso: “È la prima volta che il Vaticano collabora”.

    Vuote le tombe al cimitero Teutonico Vaticano. I due sepolcri aperti stamattina alla presenza dei tecnici al cimitero  Vaticano non contengono le ossa di Emanuela Orlandi. Lo rende noto l’avvocato di Pietro Orlandi. Le operazioni di apertura dei due sepolcri sono iniziate stamattina sotto gli occhi dello stesso Pietro, che ai giornalisti aveva detto, fiducioso: “È la prima volta che il Vaticano collabora con noi”.

    Le operazioni hanno riguardato la “Tomba dell’Angelo” della Principessa Sophie von Hohenlohe e la tomba attigua della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo.  “Per ragioni processuali e in ossequio al segreto istruttorio, non è stata resa nota l’identità dei familiari delle due principesse sepolte; ovviamente si tratta di discendenti che sono stati informati delle operazioni e che, per amore della verita’, hanno garantito la loro completa disponibilià e collaborazione con la Santa Sede e in particolare con l’Ufficio del Promotore di Giustizia”, ha detto il portavoce Vaticano Alessandro Gisotti.

    Al Cimitero Teutonico è interevuto il personale della Fabbrica di San Pietro per l’apertura e chiusura dei sepolcri, mentre all’acquisizione dei reperti provvede il professor Giovanni Arcudi, che si era già occupato del mistero delle ossa rinvenute alla Nunziatura. Presente anche un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia Orlandi. Sono intervenuti anche anche il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, e il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani.

    Emanuela Orlandi è scomparsa all’età di quindici anni da Roma, 36 anni fa. Nei primissimi giorni il caso fu trattato come un rapimento ‘a scopo di libidine’ ma presto la pista fu archiviata in favore di quella del sequestro politico, anche in conseguenze di alcune misteriose telefonate anonime attribuite a un personaggio ambiguo, che fu chiamato l’americano.

    https://www.fanpage.it/attualita/emanuela-orlandi-le-tombe-aperte-al-cimitero-teutonico-sono-vuote/

  • Caso Emanuela Orlandi, oggi si aprono due tombe in Vaticano

    Caso Emanuela Orlandi, oggi si aprono due tombe in Vaticano

    Il mistero dura ormai da 36 anni: per qualsiasi risposta definitiva, comunque, bisognerà attendere lʼesito dei futuri esami del Dna

    Sono 36 anni che Pietro Orlandi cerca la sorella Emanuela a Roma. Le speranze sono ora riposte nella riapertura, in programma oggi, di due tombe nel Cimitero Teutonico in Vaticano. “In questo senso quello che accadrà lo considero una svolta, perché è una presa di posizione completamente diversa e positiva. Forse hanno capito che è il momento di fare qualcosa in più, di chiarire per quello che sanno” ha dichiarato Pietro, arrivato poco dopo le 7.30 in Vaticano accompagnato dal proprio legale.

    Figlia di un commesso della prefettura della casa pontificia, Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno 1983, a soli 15 anni. Da allora rappresenta uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana. Le tombe che verranno riaperte oggi appartengono a due principesse. Emanuela scomparve dopo una lezione di musica alla scuola in Piazza Sant’Apollinare a Roma, non lontano dal Senato.
    Il “teatro” dell’apertura di due tombe sarà il piccolo Cimitero Teutonico all’interno delle mura vaticana. Dopo le segnalazioni della famiglia di Emanuela Orlandi, la magistratura vaticana ha infatti disposto l’apertura dei due sepolcri per verificare se la ragazza possa essere stata sepolta, come indicava una lettera anonima, in quel luogo. Le operazioni, che potrebbero durare diverse ore, prevedono una prima verifica morfologica sulle ossa dalle quali si potrebbe ricavare una prima datazione approssimativa. Poi, comunque, verranno fatti i prelievi per l’esame del Dna.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/caso-emanuela-orlandi-oggi-si-aprono-due-tombe-in-vaticano_3219484-201902a.shtml?fbclid=IwAR3kkGM6zVuVFzznQP7Dr9QD-sLWLtZGZPgHmYvykPpCy8m4S55Z0Jxjg2Y

  • Caso Orlandi, il Vaticano ordina l’apertura di due tombe nel Cimitero teutonico

    Caso Orlandi, il Vaticano ordina l’apertura di due tombe nel Cimitero teutonico

    L’operazione il prossimo 11 luglio. La decisione dopo la denuncia della famiglia che segnalava il possibile occultamento del cadavere della ragazza nel territorio vaticano

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    La speranza della famiglia Orlandi è flebile come una di quelle fiammelle che di notte illuminano le tombe del Cimitero Teutonico. È lì, in questo pezzo di terra all’interno della Città del Vaticano, dove sono sepolte persone di origine austriaca, sudtirolese, svizzero-tedesca, lussemburghese, e belga di lingua tedesca, che potrebbe trovarsi la loro Emanuela. O forse sarebbe più corretto scrivere: è lì che potrebbe trovarsi la loro Emanuela? Un punto di domanda necessario per evitare di creare nuove illusioni a questa famiglia che da 36 anni è alla ricerca della figlia, vista l’ultima volta il 22 giugno 1983 in piazza Sant’Apollinare, a Roma, e ricomparsa solo nell’arcinota fotografia in bianco e nero, con la fascetta nera sulla fronte, affissa ad ogni parete, vetrina, pensilina della Capitale.

    Il nuovo capitolo di questa vicenda che rimane uno dei più grossi buchi neri delle cronache italiane, dove la realtà si è fusa con la surrealtà e la storia alla leggenda, si scriverà il prossimo 11 luglio quando saranno aperte due tombe all’interno del Cimitero Teutonico. Lo ha disposto il Tribunale del Vaticano con un decreto del 27 giugno reso noto oggi dal portavoce ad interim Alessandro Gisotti, il quale spiega che «la decisione si inserisce nell’ambito di uno dei fascicoli aperti a seguito di una denuncia della famiglia di Emanuela Orlandi che, come noto, nei mesi scorsi ha, tra l’altro, segnalato il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo Cimitero ubicato all’interno del territorio dello Stato Vaticano».

    L’ultimo aggiornamento al caso Orlandi – tralasciando la fake news delle ossa nella Nunziatura di via Po – era infatti una lettera anonima recapitata ai familiari la scorsa estate in cui si invitava a scavare in una tomba del 1857, sovrastata dalla statua di un angelo con il dito puntato verso il basso, recante la scritta “Requiescat in pace”. Forse laggiù riposano i resti di Emanuela: bisogna cercare dove indica l’angelo, suggeriva la lettera. Sembra che su quella lapide da anni vengano deposti dei fiori e accesi lumini. «Possibile che una tomba così antica sia meta di devozione?», si domandava la legale della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, che subito si è mossa per presentare formale istanza alla Segreteria di Stato, in particolare al cardinale Pietro Parolin, per conoscere la storia di quel loculo e ottenerne l’apertura.

    A marzo lo stesso Gisotti faceva sapere che la lettera degli Orlandi era stata ricevuta dal cardinale e che sarebbero state studiate le richieste rivolte nella missiva. L’Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nelle persone del promotore Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi, ha quindi autorizzato l’apertura di non una ma ben due tombe.

    L’operazione, come detto, si svolgerà l’11 luglio alla presenza dei legali delle due parti oltre che dei familiari di Emanuela e dei parenti delle persone seppellite nelle tombe interessate. Ci saranno anche, per offrire ausilio tecnico, il professor Giovanni Arcudi, il comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, e personale della Gendarmeria. «Il provvedimento giudiziario prevede una complessa organizzazione di uomini e mezzi», evidenzia la nota della Santa Sede, sono coinvolti infatti «operai della Fabbrica di San Pietro e personale del COS, il Centro Operativo di Sicurezza della Gendarmeria Vaticana, per le operazioni di demolizione e ripristino delle lastre lapidee e per la documentazione delle operazioni».

    Dunque non un’operazione facile, considerando anche i rischi in cui potrebbe incorrere il Vaticano con i risultati dell’ispezione. Il passo, tuttavia, era dovuto, quantomeno per provare ad escludere questa nuova ipotesi. E cioè che dopo anni e anni di ricerche, di pubblici appelli, a cominciare da quello storico di Giovanni Paolo II, di sit-in, di notizie fugaci o strillate a mezzo stampa, Emanuela è sempre stata lì, a pochi passi dalla casa natale dentro le mura leonine.

    La decisione di aprire le tombe giunge dopo una fase di indagini nel corso della quale l’Ufficio del Promotore – con l’ausilio del Corpo della Gendarmeria – ha svolto approfondimenti tesi a ricostruire le principali tappe giudiziarie di questo lungo, doloroso, complesso caso. La Santa Sede ci tiene a sottolineare che «per ragioni di carattere giuridico l’autorità inquirente vaticana non ha giurisdizione per svolgere indagini sulla scomparsa, avvenuta in Italia, di Emanuela Orlandi». Indagini condotte peraltro dagli inquirenti italiani, sin dalle prime fasi, «con scrupolo e rigore professionale». Pertanto, l’iniziativa vaticana riguarda soltanto l’accertamento della eventuale sepoltura del corpo di Emanuela nel territorio dello Stato vaticano.

    In ogni caso, le complesse operazioni peritali fissate per il prossimo 11 luglio sono solo la prima fase di una serie di accertamenti già programmati che, dopo l’apertura delle tombe e la repertazione e catalogazione dei resti, porteranno alle perizie per stabilire la datazione dei reperti e per il confronto del Dna.

    Il timore è che alla fine si tratti di un ennesimo buco nell’acqua, come già era stata la riesumazione di sette anni fa della salma di Enrico De Pedis, uno dei boss della Banda della Magliana , nella basilica di Sant’Apollinare. Di proprietà dell’Apsa e gestita dal Vicariato di Roma, la chiesa è posizionata proprio accanto alla scuola di musica frequentata dalla ragazza, ultimo luogo in cui quel maledetto 22 giugno 1983 è stata vista dalle amiche.

    Erano stati ex componenti della banda criminale -che si era ritagliata un ruolo da protagonista nella vicenda Orlandi – a richiamare l’attenzione degli inquirenti sul collegamento tra la scomparsa della 15enne figlia di un commesso pontificio e il riciclaggio di denaro sporco allo Ior. Anche in quel caso si era parlato di ossa seppellite nella tomba, ma gli accertamenti avevano permesso di identificare il corpo con quello di “Renatino” e di escludere la presenza della Orlandi.

    Un colpo al cuore del fratello Pietro e degli altri familiari. Come lo sono state in questi anni tutte le notizie rivelatesi poi false su avvistamenti e ritrovamenti di presunti cadaveri o, anche, la pubblicazione di documenti patacca con finti bolli della Santa Sede che andavano ad aprire ulteriori scenari. Una girandola di notizie, volti, luoghi, divenuta estenuante, tanto da far esclamare alla madre Maria: «Maledetto chi sa la storia e non la dice!».

    L’11 luglio 2019 potrebbe essere una data spartiacque o anche no. Certo va a segnare, forse per la prima volta, una stretta collaborazione tra gli Orlandi e la Santa Sede, quella che secondo il fratello di Emanuela, Pietro, è sempre mancata in questi trentasei anni. Lo stesso Pietro che, tuttavia, oggi si dice contento e ringrazia il cardinale Parolin «per l’attenzione e la volontà di fare chiarezza».

  • Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

    Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

    by Aldo Maria Valli

    Porta la data del 26 marzo 2019 la Lettera apostolica in forma di motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili promulgata da papa Francesco al fine di «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili».

    All’inizio del documento si legge: «La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo». Proprio per questo motivo, tra gli obiettivi figurano i seguenti: «maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

    Nella stesa data il papa ha promulgato la Legge n. CCXCVII sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili e alcune Linee guida che saranno valide ad experimentum per tre anni nello Stato della Città del Vaticano.

    Della nuova normativa parliamo con l’avvocato Laura Sgrò, esperta del settore e legale della famiglia di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel nulla nel 1983, quando aveva quindici anni, e mai ritrovata.

    Che cosa cambia con queste nuove norme? Quali le novità rispetto al passato e quale la filosofia che le ispira?

    «La legge emanata da Sua Santità Papa Francesco è certamente molto dura e inasprisce ulteriormente le pene già vigenti in materia. Al “minore” viene equiparata la “persona vulnerabile”, cioè colui che si trova in stato di infermità, di deficienza fisica o psichica o di privazione della libertà personale che di fatto, anche in modo occasionale, risulta essere limitata nella propria capacità di intendere e di volere o comunque di resistere all’offesa che riceve. I reati sono perseguibili d’ufficio e il termine di prescrizione è di venti anni che, nel caso di persona minore, decorre dal compimento della maggiore età. Ciò certamente consente alla parte offesa di avere il tempo di maturare adeguatamente i fatti e di potere adire poi all’autorità giudiziaria. Chi è abusato ha bisogno di tempo. Nell’imminenza di fatti così odiosi il dolore e lo stordimento sono tali da non consentire alla vittima di ragionare sul da farsi e spesso vi è l’assoluto rifiuto di voler affrontare anche solo verbalmente con le persone più vicine quanto è accaduto. Ampio è il ventaglio di coloro che la legge indica quali “pubblici ufficiali” e cioè persone che hanno l’obbligo di denuncia. È sanzionata l’omissione o il ritardo di denuncia da parte del pubblico ufficiale, con una multa da mille a cinquemila euro. Diversa è la posizione dell’agente o dell’ufficiale di polizia giudiziaria, per il quale è prevista la pena di reclusione fino a sei mesi. Se condivido la necessità di sanzionare l’omissione o la ritardata denuncia, reputo, tuttavia, che le pene comminate avrebbero potuto essere più severe, attesa la gravità dei reati di cui si discute. Chiunque, peraltro, può presentare denuncia per essere venuto a conoscenza di fatti che coinvolgono un minore, fatto salvo giustamente il sigillo sacramentale. Sono state introdotte misure generali di protezione nei confronti del minore ed è stata disciplinata l’audizione dello stesso minore in forma protetta, nei confronti del quale devono essere adottate alcune cautele. La tutela del minore si dispiega anche attraverso la presenza della Direzione di Sanità e Igiene che dispone di un Servizio di accompagnamento per le vittime di abusi. La legge sembra volere accompagnare il minore non solo dal punto di vista giudiziario ma anche psicologico».

    Il motu proprio che porta la data del 26 marzo era stato annunciato al termine del summit sugli abusi svoltosi in Vaticano nel febbraio scorso. Un summit che, tuttavia, non ha accontentato le associazioni delle vittime, tanto che qualcuno non ha esitato a manifestare indignazione per un incontro giudicato inconcludente. Lei condivide questo giudizio negativo?

    «Il mio appoggio alle vittime di abusi è incondizionato. Peggio di subire un atto di pedofilia vi è solo la morte. Mi chiedo se questa legge debba essere considerata una risposta al summit. Ove lo fosse, tutto dipende da come si vede il bicchiere. Se lo si vede mezzo pieno, la normativa in questione è certamente un primo passo importante, che deve essere di auspicio a una regolamentazione e a un inasprimento di pena nei confronti di quel sacerdote che, in qualunque luogo si trovi, commetta un abuso su un minore. Se si vuole, invece, vedere il bicchiere mezzo vuoto, allora parturient montes, nascetur ridiculus mus. La montagna ha partorito il topolino. La legge in questione, infatti, ha una portata di applicazione assai limitata: è una legge dello Stato. Riguarda solo lo Stato della Città del Vaticano, non la pedofilia nella Chiesa e si applica esclusivamente ai reati alternativamente commessi: a) nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, b) in pregiudizio di residenti o di cittadini dello Stato; c) in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato della Città del Vaticano. Ai pubblici ufficiali ai fini della legge penale vaticana sono, poi, equiparati: a) i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate; b) i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede; c) le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; d) ogni altra persona titolare di un mandato amministrativo o giudiziario nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico.  Certo, cosa diversa – e assolutamente rivoluzionaria – sarebbe stata se anche i sacerdoti fossero stati equiparati ai pubblici ufficiali. In quel caso ogni abuso perpetrato a danno di un minore da un sacerdote sarebbe stato giudicato dalle autorità vaticane, risultando indifferente il luogo della commissione del delitto. Ma mi rendo ben conto che la rivoluzione una cosa è pensarla e un’altra è realizzarla».

    Chiudiamo con la vicenda di Emanuela Orlandi, che lei, avvocato Sgrò, segue da anni. Ci sono novità da segnalare dopo l’ultima pista, che ha portato a una tomba nel Camposanto Teutonico in Vaticano?

    «Abbiamo appreso in modo ufficiale che la Segreteria di Stato ha autorizzato l’apertura delle indagini. Adesso ci aspettiamo che le indagini portino finalmente a qualche risultato. Intanto anche noi andiamo avanti con le nostre indagini difensive, perché Emanuela non smetteremo mai di cercarla».

    A cura di Aldo Maria Valli

    Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

  • Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    La famiglia Orlandi ha fatto arrivare in Vaticano un’istanza nella quale si chiedono una serie di informazioni su una tomba all’interno del cimitero teutonico Vaticano. Sarebbero custodite lì, secondo una lettera ricevuta dal legale della famiglia Orlandi Laura Sgrò, le risposte al mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita nel nulla nel 1983.

    Per questo il legale ha scritto al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, chiedendo, oltre all’apertura del loculo, anche una serie di informazioni su quel sepolcro. Non solo. Gli Orlandi chiedono anche una serie di audizioni delle persone coinvolte e ancora in vita: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Eduardo Martinez Somalo e il cardinale Angelo Sodano.

    Appoggiato a una parete del cimitero teutonico c’è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, “Riposa in pace”. Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX. Ma la datazione della statua è diversa da quella della lastra.

    “Alcune fonti – è scritto nella richiesta depositata dall’avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso – riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell’Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto”.

    “In ogni caso si chiede l’apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso”. Nel corso degli anni sono state tante le “piste”, poi rivelatesi false, per ritrovare Emanuela Orlandi. L’ultima risale a qualche mese fa, quando sono state ritrovate delle ossa nella sede della Nunziatura apostolica a Roma.

    “Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera”. Lo ha affermato il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro Papa Francesco: “Ha alzato un muro di gomma”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro Papa Francesco: “Ha alzato un muro di gomma”

    Pietro Orlandi: “Per la Chiesa la scomparsa di Emanuela è un argomento chiuso; dentro di me il livello di rabbia sale ogni giorno di più, ultimamente la rabbia sta superando il dolore”

    La sua richiesta di verità non si fermerà, come non si è mai fermata da 35 anni a questa parte. “Purtroppo, il muro di gomma con Papa Francesco si è alzato più di prima – ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, intervenendo a La Storia Oscura su Radio Cusano Campus -. Per la Chiesa la scomparsa di Emanuela è un argomento chiuso, che deve restare chiuso. Perché la verità è un peso così grande per la Chiesa e l’immagine della Chiesa che preferiscono subire tutti questi dubbi da parte dell’opinione pubblica e dei media, piuttosto che fare qualcosa per dirci come andarono le cose. E per tutto questo, dentro di me il livello di rabbia sale ogni giorno di più, ultimamente la rabbia sta superando il dolore”.“

    Nelle sue parole si percepiscono dolore e anche comprensibile rabbia: “Il problema – dice Pietro Orlandi – è che non ci danno risposte e questa è la cosa più assurda, cioè è difficile anche riuscire a fissare un appuntamento tra il nostro avvocato e il Procuratore di giustizia vaticano. Non dico che si fanno negare, ma quasi. Un muro di gomma, una situazione veramente assurda. Papa Francesco, almeno a Natale, dica una parola su Emanuela. Ma non la dirà mai. Mi disse solo ‘Emanuela è in cielo’, quindi sa che è morta? Purtroppo dopo quella volta non sono più riuscito a parlarci nonostante le mie tante richieste per incontrarlo, per spiegargli tante cose, per capire il perché di quella sua frase”.

    “Se mia sorella è morta, credo che dopo 35 anni sia ora di fare qualcosa per ritrovarla, per ritrovare almeno il suo corpo e dare relativamente pace a me e alla mia famiglia. E poi cercare di capire come è morta, chi l’ha rapita e uccisa, perché due cose sono certe: Emanuela non è scappata di casa e non si è suicidata. In occasione di questo Natale, il 35° senza Emanuela, rilancio il mio appello al Papa e al Vaticano, anche se lo faccio in continuazione e da sempre: pubblicamente e in maniera riservata” conclude Pietro Orlandi.

    Emanuela Orlandi, un mistero lungo 35 anni

    Nel 2015, a 32 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, giovane cittadina vaticana, avvenuta il 22 giugno del 1983, la procura di Roma chiese l’archiviazione delle indagini. Il procedimento dei magistrati capitolini riguardò anche Mirella Gregori, la ragazzina 15enne di cui si erano perse le tracce in circostanze molto simili il 7 maggio 1983, ovvero 45 giorni prima della Orlandi.

    In tutti questi anni la famiglia di Emanuela, soprattutto il fratello Pietro, ha rivolto numerosi appelli alle autorità ecclesiastiche per arrivare alla verità sulla fine della ragazza. Le avvocatesse Anna Maria Bernardini De Pace e Laura Sgrò hanno presentato numerose istanze dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, sempre senza riscontri, che indicavano “la tomba di Emanuela all’interno delle Mura”. La famiglia non si è mai arresa: “E’ un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai”, aveva detto, in occasione dell’ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro.

    Il giorno della scomparsa

    Emanuela Orlandi oggi avrebbe cinquant’anni: erano le 19 del 22 giugno 1983 quando la ragazzina, dopo essere uscita da una scuola di musica, svanì letteralmente nel nulla. La ragazza è la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed è cittadina del Vaticano. A maggio era già scomparsa un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela e figlia dei titolari di un bar di via Volturno: i due casi vengono quasi subito collegati. Come di “una stessa cosa” ne parlò Ali Agca, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II, ma non sono mai emersi elementi concreti: le ragazze non si conoscevano né sono mai stati trovati elementi che facessero anche solo ipotizzare un collegamento tra di loro.

    Una prima infruttuosa inchiesta terminò nel luglio 1997. Poi grande attenzione mediatica attirò il coinvolgimento nel caso della banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo. Era il 2008: Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda, sostenne che Emanuela sarebbe stata uccisa dopo essere stata prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all’Ospedale San Camillo: nessun riscontro fu trovato nemmeno dopo le analisi sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant’Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis.

    http://www.today.it/cronaca/pietro-orlandi-papa-francesco.html
  • Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

    Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

    Una donna, forse morta tra venti e trenta anni fa. E il mistero di questo nuovo ritrovamento di ossa in una dependance della Nunziatura Apostolica di via Po, diventa ancora più fitto. Soprattutto perché il pavimento dove sono stati recuperati i reperti sembra che sia stato ristrutturato proprio negli anni ’80, se non addirittura nell’83, quando la ragazza è scomparsa. A volerci credere potrebbe trattarsi veramente del cadavere di Emanuela Orlandi, anche se il sigillo della verità è ancora lontano ed è fatto di esami del Dna, di scansioni, di comparazioni.

    Bisognerà aspettare almeno una settimana per sapere qualcosa in più di questa nuova puntata del giallo. Nel frattempo, sono frammenti di informazioni quelli che filtrano, con un’unica certezza, che si tratti di una donna, probabilmente giovane. Mistero nel mistero: accanto allo scheletro trovato in condizioni parzialmente buone (con il cranio composto e due molari), la polizia Scientifica ha recuperato altre ossa, quasi che i corpi siano due. E allora, si capisce perché la procura di Roma sta indagando per omicidio volontario e vuole comparare il Dna con quello della famiglia di Mirella Gregori, l’altra giovanissima sparita nel nulla. Perché la fine della sedicenne figlia del titolare di un bar di via Volturno, è stata da sempre accomunata a quella della Orlandi, in quanto vicina nei tempi e nelle modalità.

    LA DINAMICA
    Nelle prossime ore gli esperti della Scientifica cominceranno ad analizzare i reperti, mentre la Squadra mobile procederà con il resto delle indagini. Diversi gli interrogatori effettuati. Tanti gli aspetti da chiarire, a cominciare dalla dinamica del ritrovamento. «Stavamo scavando, avevamo tolto il pavimento, poi abbiamo visto le ossa e abbiamo dato subito l’allarme», hanno raccontato al pm gli operai che lavoravano alla ristrutturazione di una parte del palazzo della Nunziatura. Ufficialmente il ritrovamento risalirebbe a lunedì scorso, ma potrebbe essere avvenuto anche precedentemente. I primi ad arrivare sul posto sono stati la Gendarmeria e il consulente nominato dal Vaticano, professor Giovanni Arcudi. E in un secondo momento è stato deciso di coinvolgere la magistratura italiana. Perché, a prescindere dal fatto che possa trattarsi di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, resta un dato importante, e cioè che due corpi sono stati seppelliti sotto il massello di un palazzo ceduto nel 1920 a San Pietro. E che si tratta di persone che non sono certamente decedute per cause naturali, altrimenti avrebbero avuto una sepoltura più degna.

    NUOVO SOPRALLUOGO
    Al momento, nessuno ipotizza ufficialmente che possano essere i resti delle due giovanissime. E però, ci si chiede se il ritrovamento sia stato veramente casuale, e anche se accanto ai corpi sia stato recuperato qualcosa che possa ricondurre inequivocabilmente a Emanuela Orlandi: un indumento, un oggetto, una catenina, un anello. Per questa ragione, l’altra sera la polizia ha effettuato un nuovo sopralluogo a Villa Giorgina, per verificare se ci sia altro da analizzare. Gli esami permetteranno di stabilire con certezza sesso, età, causa ed eventuale data del decesso. E questa prima tranche di analisi richiederà alcuni giorni. Solo dopo gli investigatori proseguiranno con il resto degli accertamenti, sperando che i frammenti ossei siano in buone condizioni e permettano al codice genetico di parlare.

    Intanto, dagli uffici di piazzale Clodio invitano alla calma: «Bisogna attendere con fiducia e non azzardare premature conclusioni», affermano. Ieri hanno ricevuto Pietro Orlandi e il suo avvocato Laura Sgrò. «All’interno del Vaticano non sono mai state fatte delle indagini – dichiara il fratello di Emanuela durante la trasmissione Porta a porta – Il fatto più importante e poco valutato è che pochi anni fa il magistrato Capaldo ha incontrato in Vaticano una persona di spicco in una sorta di trattativa. Il Vaticano voleva una soluzione parziale, di comodo. Due giorni dopo Pignatone ha tolto il caso a Capaldo. Ora mi dicano se mia sorella stava in quel palazzo, del perché ci stava e chi ce l’ha portata».

    Ma dopo 35 anni, quale verità sarà possibile? Quella di un rapimento da parte dei Lupi grigi, che firmarono l’attentato a Giovanni Paolo II? O la versione più accreditata, sebbene non provata fino in fondo, di un sequestro a opera della Banda della Magliana? Di interessi legati a denaro custodito nei conti dello Ior, la Banca vaticana, e in quelli del Banco Ambrosiano. «Non voglio illudermi – dice Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella – ma in cuor mio spero che quelle ossa siano sue, così avrei un luogo dove andare a piangere e portare un fiore a mia sorella. Voglio anche capire perché si è pensato subito a mia sorella ed a Emanuela Orlandi nelle ore successive al ritrovamento».

    Erano già stati cercati nella Basilica di Sant’Apollinare i corpi delle due ragazze. Proprio accanto alla bara di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, tumulato in quelle sacre mura per chissà quale ragione reale. «Una grossa donazione», giustificò allora don Pietro Vergari, rettore della chiesa, finito sotto accusa nell’indagine avviata dalla procura dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex amante di Renatino. «È stato lui a organizzare il sequestro della Orlandi», raccontò la donna ai magistrati. Poi le sue rivelazioni coinvolsero monsignor Marcinkus, per anni ai vertici dello Ior, la banca vaticana. Lo tacciarono di pedofilia, di volere avere ragazze giovani, che De Pedis, puntualmente gli forniva.

    LO 007 E LA BMW
    E altre storie finirono sul tavolo dei magistrati, altre presunte verità. A cominciare da quella raccontata da Giulio Gangi, ex agente del Sisde, allontanato dai Servizi segreti, per via dell’eccessivo interesse nei confronti dell’inchiesta Orlandi. «Sono stato esautorato perché cercavo di risolvere il caso – si è sempre giustificato lo 007 – Mi recai a casa Orlandi per sapere se era possibile una eventuale fuga volontaria della ragazza, ma Pietro mi raccontò un’altra versione dei fatti: un uomo con una Bmw aveva proposto alla sorella di pubblicizzare dei prodotti dell’Avon durante una sfilata delle sorelle Fontana», proprio nel giorno della scomparsa. Qualche anno più tardi la stessa auto venne recuperata in un parcheggio di Villa Borghese: era appartenuta a Flavio Carboni, un faccendiere coinvolto nei misteri di mezza Italia. Primo tra tutti quello della morte misteriosa del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/orlandi_ossa_pavimento_rifatto_anni_80-4077320.html

  • Otto domande su un mucchietto di ossa

    Otto domande su un mucchietto di ossa

    Sappiamo solo che sono di una donna. I ritardi nelle comunicazioni e l’irritazione del Vaticano per il collegamento con la scomparsa di Emanuela Orlandi

    By Maria Antonietta Calabrò

    Le ossa ritrovate lunedì sera, 29 ottobre sembrano gettare di nuovo nella tempesta il Vaticano. Appena acquietato il caso dell’ex nunzio negli USA Viganò, sulla pedofilia, ecco che una Halloween pagana si abbatte su Roma quasi voler ricacciare indietro la festa cristiana di Ognissanti, coinvolgendo un’altra nunziatura, quella in Italia, nel cuore di Roma.

    Quelle ossa scoperte durante una ristrutturazione in una pertinenza di Villa Giorgina pongono molte domande. Soprattutto adesso che il bacino dello scheletro si è rivelato essere quello di una donna.

    1) La prima: perché il Vaticano ha aspettato tanto a rendere noto il ritrovamento: da lunedì alle 22,20 di martedì, e solo dopo un’ora e dieci che la notizia era divenuta pubblica campeggiando su tutti i siti di informazione, che davano conto di un forte collegamento diretto tra le ossa scoperte e la vicenda di Emanuela Orlandi (innanzitutto) e di Mirella Gregori entrambe scomparse nel 1983. Sono passati quasi due giorni, dunque dal ritrovamento, perché la Sala Stampa potesse diramare un comunicato: nonostante fosse facilmente prevedibile l’impatto del caso, visto anche il coinvolgimento della Procura di Roma, che procede per omicidio.

    2) La seconda domanda strettamente collegata alla prima è: si è trattato del ritrovamento casuale di quattro operai, o qualcuno ha fatto ritrovare le ossa? O ancora: ci sono stati indizi che hanno portato a scoprire quelle ossa in Nunziatura? E solo allora, visto che la Nunziatura come è noto gode dell’extraterritorialità, la giustizia italiana è stata ‘chiamata’ dal Vaticano? Nei prossimi giorni e settimane le analisi biologiche cercheranno di stabilire a chi appartengono le ossa e a quando risale la morte e per quali cause. Squadra mobile e Procura daranno il loro verdetto e la Procura interrogherà i quattro operai.

    3) In Vaticano si è registrata una sensibile irritazione per il collegamento diretto tra il ritrovamento e la scomparsa di Emanuela Orlandi (dopo che nel 2016 una nuova inchiesta giudiziaria che coinvolgeva anche il rettore della Chiesa di Sant’Apollinare, don Vergari, era stata archiviata dalla Cassazione). E’ stato fatto filtrare che nel giardino della Villa c’era in antichità un cimitero e altri reperti erano affiorati già in precedenza. Perché non dirlo subito?

    4 ) Proprio lunedì 29 c’è da registrare un’intervista della sorella di Mirella Gregori a Radio Cusano Campus. Un’ intervista in cui affermava che avrebbe lottato strenuamente per conoscere la verità sulla sorella, invitando chi sa a parlare, anche in forma anonima, in modo da accertare la verità. Già nello scorso settembre la famiglia Gregori è tornata a chiedere chiarezza, sottolineando la convinzione che il destino delle due ragazze non è stato comune. Fu l’attentatore del Papa Giovanni Paolo II Ali Agca a stabilire un nesso tra i due casi. Qualcuno in questi due mesi si è fatto vivo, rispondendo all’appello della famiglia Gregori, e dando qualche indicazione?

    5) Il nesso tra la Nunziatura italiana e il caso Orlandi, è a livello giornalistico una vecchia suggestione e risale già al 2012 cioè ai tempi dell’arresto di Don Vergari. Si scrisse allora che don Vergari che diede sepoltura nella Chiesa di Sant’Apollinare al boss della banda della Magliana De Pedis, nel ’91 sarebbe stato trasferito alla Nunziatura apostolica presso l’Italia, al seguito di un presunto Nunzio reggente, con cui era in contatto in quanto quest’ultimo era stato il cappellano del carcere romano di Regina Coeli. Nulla di tutto ciò invece è avvenuto. Come ha accertato Huffpost, Don Vergari ha lavorato nella Segnatura (non Nunziatura) apostolica dal 1970 fino all’anno 2000. C’era in quella indicazione sbagliata, un segnale già allora? Oppure si è trattato di un grossolano errore? Ce lo dirà la Polizia scientifica se sapremo che le ossa sono della Orlandi.

    6) Visto che Don Vergari ha sempre sostenuto di aver conosciuto De Pedis in carcere, quando andava ad aiutare l’allora cappellano del carcere romano, si può ritenere che fu in carcere che si instaurò una specie di trattativa per ‘risolvere’ il caso Orlandi, in modo che non si creasse un enorme scandalo?

    7) Se ci sarà una svolta nella vicenda Orlandi, essa ha a che fare con il fatto che i protagonisti dell’inchiesta archiviata nel 2016 non potranno più essere perseguiti in base al principio giuridico del “ne bis in idem” (non si può essere sottoposti a processo due volte per gli stessi fatti)? Come se ci fosse stata una maggiore libertà di fornire dichiarazioni, magari in altre inchieste diverse aperte dalla Procura di Roma?

    8) Rompendo per la prima volta una tradizione consolidata Papa Francesco ha scelto di non inviare un suo nunzio italiano in Italia. Il nuovo nunzio è uno svizzero, forse per allentare legami troppo stretti con le vicende italiane. Anche questo ha aumentato la libertà di trattare vicende oscure legate all’Italia?

    https://www.huffingtonpost.it/2018/10/31/otto-domande-su-un-mucchietto-di-ossa_a_23577220/

  • Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Recuperate in zona extraterritoriale, in corso comparazioni

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/30/orlandi-ritrovate-ossa-vaticano-indaga_203e7af1-e267-4cce-a0ab-afb8c385185c.html?fbclid=IwAR1YnXjL6LrYsETURQM7KkL-kL_CTKFvigf1fi4duMKOLe-yycQygvgWnCs