Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Si sono interessati solo due candidati su cinque, Francesco Versace (Savona popolare) e Luca Aschei (Andare oltre) al protocollo della Rete L’ABUSO-HRC per la tutela dei minori che punta a mettere in sicurezza tutte quelle aree di attività pubblica che lavorano a contatto con i minori, purtroppo rimaste scoperte in Italia, dal certificato anti pedofilia.

    Nessun interesse invece da parte delle altre tre liste;  Angelo Schirru (Savona avrò cura di te), Manuel Meles (Savona alza la testa) e Marco Russo (Savona che verrà). Più volte sollecitati non hanno dimostrato neppure l’interesse di capire il come e il perché dell’iniziativa, declinando qualunque tentativo di contatto.

    Anche se con ritardo dovuto al fatto che in molti comuni le liste non erano ancora disponibili, a giorni il dato ligure, le risposte o i silenzi degli altri candidati alla poltrona di primo cittadino nei vari comuni liguri. (Da qui potete seguire l’evoluzione)

    Per il momento il solo dato savonese è obbiettivamente davvero deludente per il senso civico, davvero basso perché una società che non si cura dei minori, figli e nipoti, certo, al di la degli inneggianti nomi delle liste, è difficilmente credibile possa e soprattutto voglia fare qualcosa per le famiglie alle quali viene chiesto il voto.

    Un disinteresse che non risparmierà donne, anziani e malati e questo viene da se vedendo che non interessano neppure i bambini. Povero don Gallo, usato oramai solo per il proclama di turno e senza più possibilità di parola. Temo si rivolterà nella tomba vedendo tutta questa ipocrisia.

    Tuttavia, anche se inaspettato un dato buono arriva da alcuni servizi sociali, anche se di comuni non al voto, che conoscendo bene le peculiarità del problema che ogni anno solo in Italia fa migliaia di bambini vittime, spesso proprio a causa dell’assenza di prevenzione, nei giorni scorsi, alla luce dell’iniziativa pubblicizzata dalla Rete sui social, ci hanno contattati per sapere, mostrando interesse ed entusiasmo nel protocollo proposto dalla Rete L’ABUSO-HRC. Un protocollo utile in Italia in quanto il legislatore, lasciando scoperta una categoria (il volontariato), ha fatto si che tutti i pedofili, in particolare quelli pregiudicati e quindi impossibilitati a produrre il certificato, cerchino inevitabilmente le loro prede in quella categoria.

    Zanardi

  • Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    Abusi sessuali, la Curia scende in campo per don Tempesta

    di Ersilio Mattioni – BUSTO GAROLFO (MILANO) – La Curia scende in campo per don Emanuele Tempesta. Il coadiutore dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo, nel Milanese, dallo scorso venerdì 16 luglio è indagato per abusi sessuali su 7 minorenni. Le vittime sarebbero tutti ragazzi tra gli 8 e 12 anni che frequentano la parrocchia.

    Abusi sessuali, la strategia di don Tempesta

    Il religioso si professa innocente e, nel corso del primo interrogatorio davanti al Gip di Busto Arsizio, ha respinto tutte le accuse. Il don ha dichiarato di “non avere la minima idea” di ciò che gli viene contestato. Ma don Tempesta ha compiuto anche un altro passo. Nelle scorse settimane, infatti, ha revocato il mandato al suo avvocato per mettere la sua difesa nelle mani di Mario Zanchetti. Quest’ultimo è un legale di fama con studio a Milano e specializzato in questo tipo di reati. L’avvocato, infatti, difende moltissimi dei sacerdoti della diocesi di Milano che sono accusati (o sono stati accusati) di abusi e violenza sessuale sui minorenni.

    L’avvocato Zanchetti

    Anche di recente il nome di Zanchetti è salito alla ribalta delle cronache. L’avvocato penalista della Curia ha difeso don Mauro Galli, il prete (ex parroco di Rozzano con un passaggio a Legnano) che lunedì 5 luglio è stato condannato anche in Appello a 5 anni e 6 mesi di reclusione per abusi sessuali nei confronti di un minorenne. La particolarità di questa vicenda risiede nel tentativo di Zanchetti, per conto della Curia, di evitare che la famiglia della presunta vittima si costituisse parte civile al processo. Tentativo riuscito grazie al maxi risarcimento da 150.000 euro, pagato dal sacerdote con un assegno circolare ai genitori del ragazzo che sarebbe stato vittima di abusi.

    La strategia di Zanchetti

    Non sappiamo se la strategia di Zanchetti, nel caso di don Tempesta, possa essere la stessa (cioè risarcire le famiglie dei 7 bambini coinvolti), ma di certo questa appare un’ipotesi meritevole di approfondimento. Anche don Galli, infatti, si è sempre professato innocente (ammettendo di aver dormito con il minorenne, ma negando di aver abusato di lui sessualmente), eppure ciò non ha impedito che la strategia difensiva prevedesse l’erogazione di una somma consistente come risarcimento danni. Naturalmente questo scenario è ipotetico e don Tempesta dovrebbe essere d’accordo, mentre al momento il sacerdote dell’oratorio sembra intenzionato a difendersi negando tutto. Le denunce delle mamme, d’altra parte, non bastano per accertare una responsabilità, che deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio.
    https://www.liberastampa.net/abusi-sessuali-curia-in-campo-per-don-tempesta/
  • POLONIA “I pedofili si trovano con maggiore probabilità nelle chiese e nelle famiglie tradizionali”

    POLONIA “I pedofili si trovano con maggiore probabilità nelle chiese e nelle famiglie tradizionali”

    l’organizzazione polacca sameplusy.info ha lanciato in reazione alle campagne anti-lgbt e no-choice, una nuova campagna con manifesti appesi a camioncini con la frase “I pedofili si trovano con maggiore probabilità nelle chiese e nelle famiglie tradizionali”.

  • “Hanno ucciso qualcosa in me”: i sopravvissuti agli abusi sessuali di un prete della Pennsylvania condividono storie

    “Hanno ucciso qualcosa in me”: i sopravvissuti agli abusi sessuali di un prete della Pennsylvania condividono storie

    La prima indagine in tutto lo stato della Pennsylvania sugli abusi dei preti cattolici dovrebbe essere rilasciata a giorni. Il rapporto del gran giurì dettaglia le accuse contro più di 300 sacerdoti in sei diocesi, coprendo più di 1,7 milioni di parrocchiani. Il procuratore generale Josh Shapiro ha condotto l’indagine durata 18 mesi.

    Shaun Dougherty, Juliann Bortz, Jim Vansickle, Mary McHale, James Faluszczak e Judy Deaven sono tra le oltre cento persone che hanno parlato al gran giurì della Pennsylvania. Le loro storie riempiono un rapporto di quasi 900 pagine.

    Battiste ha chiesto al gruppo quando è iniziato il loro abuso e hanno detto che andava da quando avevano 10 a 18 anni.

    “Mio figlio aveva 15 anni quando è iniziato”, ha detto Deaven. “Il suo inferno era proprio qui sulla terra.”

    Deaven dice che la morte di suo figlio Joey tre anni fa può essere fatta risalire a quello che gli è successo da adolescente.

    “Per il modo in cui era, e non dirò abusato, dirò il modo in cui è stato violentato, all’età di 17 anni, la sua schiena era ferita. Non c’era niente che potessero fare chirurgicamente. E a causa del dolore farmaco, la sua morte è stata causata da un’overdose accidentale”, ha detto Deaven.

    “La parola ‘abuso’ viene lanciata in giro”, ha detto Bortz. “Stiamo parlando di stupri”.

    Juliann Bortz e Mary McHale affermano entrambi di essere stati molestati dai preti nelle loro scuole superiori cattoliche.

    “Il mio aggressore, quando si è tolto il colletto, mi ha detto che poteva fare tutto ciò che voleva”, ha detto McHale. “Gli ho creduto. Sì.”

    “Il collare è ancora un fattore scatenante per me”, ha detto Bortz. “Hanno ucciso qualcosa in me. Qualcosa è morto. Tutto ciò in cui credevo, è morto.”

    Battiste ha chiesto al gruppo se credevano che al momento della loro intervista, un bambino fosse abusato da un prete. Tutti alzarono le mani.

    “Sembra che ci sia qualcosa nel DNA della chiesa che incoraggia questo”, ha detto Faluszczak.

    Dice di aver assistito in prima persona alla segretezza della chiesa e agli insabbiamenti degli abusi sessuali, non solo come vittima, ma anche durante i suoi 18 anni di sacerdozio.

    “Mi sono sentito chiamato ad essere un prete ed era quasi come se fosse una questione completamente separata”, ha detto. “Mentre mi facevo strada attraverso il ministero, mi è diventato molto chiaro che si trattava di una questione sistemica. Quasi come un contagio, che si trattava di un’epidemia”.

    Jim Vansickle afferma che il suo insegnante di inglese del liceo, il reverendo David Poulson, lo ha abusato e aggredito sessualmente dal 1979 al 1982. Si è fatto avanti quest’anno, dopo aver appreso che Poulson sta affrontando un processo con l’accusa di aver abusato di altri due ragazzi nei primi anni 2000. Dice che il suo caso non rientra nei termini di prescrizione.

    “Non ho il diritto di farlo, perché è protetto dalla legge, come predatore”, ha detto Vansickle.

    “Come ti fa sentire?” chiese Battista.

    “Rabbia. Frustrazione”, ha detto. “Finalmente arrivi al punto in cui sei disposto a dire ‘È ora che io venga a prenderti’ e la legge dice: ‘Scusa, sei stato maltrattato, ma eh, qui proteggeremo il predatore. .’”

    Gli avvocati di Poulson hanno detto a CBS News che “ha diritto alla presunzione di innocenza” ed è “addolorato dalle accuse” contro di lui.

    Ogni persona intervistata da Battiste ha affermato di ritenere che la prescrizione debba essere eliminata.

    “La mia prescrizione è terminata per i miei abusi, ma per me mi stanno nuovamente abusando in questo momento”, ha detto Dougherty.

    “Voglio il diritto di stare in tribunale e affrontare il mio aggressore”, ha detto Vansickle. “Solo per farlo passare attraverso il processo in tribunale, raccontare la mia storia, farmi ascoltare. Gli direi ‘Perché mi hai fatto questo?’ E credo che la sua risposta sarà: ‘Perché posso. Perché potrei.’”

    I sopravvissuti e Deaven dicono tutti di non essere più cattolici praticanti. Molti dei sacerdoti accusati nel rapporto del gran giurì sono morti o si sono ritirati. I vescovi della Pennsylvania insistono di non opporsi alla pubblicazione del rapporto. Diversi hanno già pubblicato i nomi dei sacerdoti accusati e si sono scusati con le vittime.

    https://www.cbsnews.com/news/pennsylvania-priest-abuse-victims-share-their-stories-they-murdered-something-in-me/

  • Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Non è chiaro.

    Leggendo l’articolo di Padre Hans Zollner “Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori” Emergono subito alcune questioni che non ci sentiamo, in coscienza, di tacere.

    Il riferimento a questi “luoghi” – una sorta di “carcere a vita” per i preti pedofili – risulterebbe una sorta di “obbligo”?

    Il presupposto dal quale parte l’autore di questa proposta, che è il Presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana (CCP), da poco trasformato in Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC), è il fatto che il pedofilo ripete il reato, non si ferma. Ma di quale pedofilo si sta parlando?

    Quello “presunto”, ovvero quello per il quale non vi è ancora stata una condanna da parte dello Stato, quello che non è ancora stato denunciato o non lo sarà mai perché la vittima non riesce a denunciare? Oppure quello che “solo la chiesa” conosce perché la vittima si è rivolta ad un organismo ecclesiastico che mette tutto a tacere? Di quale categoria di prete pedofilo parliamo?

    Se non è ancora stato condannato e non ha scontato la sua pena in carcere si pongono almeno tre problemi:

    • Questi luoghi sono dunque una alternativa al carcere perché i preti hanno una sorta di privilegio rispetto agli altri cittadini che commettono lo stesso reato? (oppure sarebbero un “dopo-pena”?)
    • E chi stabilisce la loro colpevolezza se non subiscono un giusto processo? E se fossero, per assurdo, innocenti?
    • “Carcere a vita”, ovvero senza fine pena. E se i preti volessero andarsene? In base a quale norma/obbligo/motivo sarebbero costretti a rimanervi per sempre? Non sarebbe una sorta di abuso nei loro confronti? E i preti dimessi dallo stato clericale? Loro sarebbero “liberi”?

    Inoltre viene elegantemente glissato il tema delle vittime. Padre Zollner, con un doppio salto mortale, sposta l’attenzione sulla prevenzione: “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime – ha detto Zollner – ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime”.

    Evita così di ricordare che le vittime reali esistono. Le vittime reali sono persone che hanno subìto dei danni che li accompagneranno per tutta la vita: il disturbo post-traumatico non si cura con l’Aspirina o un antibiotico per 10 giorni. Quanti non riescono ad affrontare un malessere così atroce e si suicidano? Ogni vittima ha provato almeno una volta a farla finita, ed è una tentazione sempre in agguato.

    Il danno subìto richiede un indennizzo. Padre Zollner ha abilmente scelto di non vedere l’altra faccia della medaglia, quella scomoda, quella fastidiosa, quella che mette il dito nella piaga di questa Chiesa che continua a far finta di affrontare seriamente il problema.

    Unico merito di questa proposta? Riconoscere, da parte di un organismo ecclesiastico, quale l’ “Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC)”che il prete pedofilo non smette di essere tale, e che la chiesa ha il dovere di occuparsene a vita (ovvero non basta ridurlo allo stato laicale e lavarsene le mani!).

    Come Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO non ci accontentiamo di queste proposte che, ancora una volta, sembrano un goffo tentativo per illudere l’opinione pubblica.

    Quando la Chiesa si metterà davvero a fianco delle vittime?

    Cristina Balestrini

    Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Prete arrestato per abusi sui bambini, in paese c’è chi lo difende

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di don Emanuele Tempesta, 29 anni, vicario parrocchiale di Busto Garolfo, nell’Altomilanese. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla stessa Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto Garolfo c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete fermato dalla quarta sezione della Mobile di Milano a Bardonecchia, dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso”, ma “incapace di fare male ai bambini”, che secondo l’accusa sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa. Intanto, le attività degli investigatori continuano. Sotto esame scrupoloso tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele, che si è difeso respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    Gli episodi di molestie sessuali a bambini presentati al gip Stefano Colombo dal pm di Busto Flavia Salvatore metteranno a dura prova il poll di avvocati guidati da Mario Zanchetti, incaricato di difendere il ventinovenne sacerdote nativo di Cornaredo ancora agli arresti domiciliari. A Busto Garolfo si cerca di guardare oltre questa tristissima vicenda. E in parrocchia, con difficoltà, si cerca di ripartire. Le attività estive non sono state interrotte e si sono concluse regolarmente grazie anche alla collaborazione di alcuni sacerdoti venuti in soccorso del settantunenne parroco don Ambrogio Colombo trovatosi, nel giro di poche ore, a guidare in solitaria una comunità di poco meno di quattordicimila persone.

    Il vicario episcopale monsignor Luca Raimondi, spedito a Busto Garolfo dall’arcivescovo Mario Delpini, ha chiesto alla comunità di pregare e di mantenere il riserbo su una vicenda che ha lacerato tutti.

  • Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Ha negato ogni accusa don Emanuele Tempesta, il 29enne vicario parrocchiale delle parrocchie Santa Geltrude e Santi Salvatore e Margherita di Busto Garolfo arrestato lo scorso giovedì 15 luglio mentre si trovava in campeggio con i ragazzi dell’oratorio a Bardonecchia con l’accusa di abusi sessuali su minori nel periodo che va da febbraio 2020 a maggio 2021. Oggi, lunedì 19 luglio, l’interrogatorio di garanzia del sacerdote davanti al giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio Stefano Colombo, durante il quale il 29enne si è detto «scioccato» e «provato» per gli addebiti che gli sono stati mossi.

    Secondo quanto è emerso dalle indagini della Squadra mobile di Milano, coordinate dal pubblico ministero Flavia Salvatore della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, sarebbero almeno sette le vittime degli abusi sessuali, tutti minori di età compresa tra i 7 e gli 11 anni. L’inchiesta è partita dalle denunce di alcune mamme, che avevano notato segni di disagio nei figli, poi ascoltati durante le audizioni protette. Dopo la pausa estiva il pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore ascolterà i minori (già sentiti in audizione protetta) con la formula dell’incidente probatorio.

    Dalla Diocesi di Milano, che ha preso atto «con stupore e dolore di questa notizia», è arrivata la massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti: alla Curia non erano mai giunte segnalazioni rispetto ai fatti al centro dell’inchiesta, così come non ne avevano mai avuto notizia né il vicario episcopale di zona, né il parroco di Busto Garolfo don Ambrogio Colombo. Anche il sindaco Susanna Biondi, che si è detta senza parole e rimane in attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta, non aveva mai avuto notizia di episodi come quelli al centro delle indagini: il comune è pronto a fare il possibile per aiutare le famiglie che in queste ore sono state sconvolte dalla notizia.

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

  • Sacerdote di 29 anni arrestato «Sette casi di abusi su minori»

    Sacerdote di 29 anni arrestato «Sette casi di abusi su minori»

    MILANO La notizia ma, prima ancora, come la notizia è uscita. Un minuzioso comunicato stampa diffuso in mattinata dalla Curia, a indagini aperte e con vittime sembra più numerose di quelle fin qui cristallizzate, ha svelato la cattura di don Emanuele Tempesta, 29enne vicario in due parrocchie di Busto Garolfo, cittadina di 13 mila abitanti a nord-ovest di Milano. L’impianto investigativo della squadra mobile coordinata dalla Procura di Busto Arsizio che aveva raccomandato una prudente gestione delle informazioni, venendo disattesa dalla mossa dell’Arcivescovado, poggia su almeno sette episodi, avvenuti nell’ultimo anno e mezzo, in piena pandemia, contro bambini di 8, 11 e 12 anni.

    Se le preoccupazioni dei magistrati vertevano sulla necessaria protezione dell’arrestato e dei minori, da non rendere potenzialmente riconoscibili come invece avvenuto con quel comunicato e la diffusione delle esatte coordinate geografiche, la Curia ha quasi avocato a sé la gestione degli effetti collaterali: il sacerdote trascorre infatti i domiciliari in locali della stessa Chiesa milanese. Il timore di gesti autolesionistici è alto, come di conseguenza la massima vigilanza. Fonti del Corriere interne alla Curia raccontano di un’accelerazione, sul tema degli abusi, che ha spinto l’Arcivescovado ad anticipare i tempi e condannare ben prima dell’iter della giustizia. A meno che le responsabilità di don Tempesta, del quale si elogiano lo spirito pratico e l’interpretazione di una moderna missione sacerdotale, non fossero notorie e alcune voci avessero già raggiunto la Curia, che con questa azione intende ribadire l’assenza di ogni minima esitazione e l’immediata vicinanza alle comunità parrocchiali.

    La lunghezza dell’analisi del materiale sequestrato nell’abitazione del prete potrebbe avvalorare l’ipotesi di un cerchio maggiore di abusi, che sarebbero avvenuti proprio in quella casa, dove in virtù della fiducia riposta nel giovane sacerdote da parte di un territorio che lo adorava e ora lo etichetta come mostro, i piccoli dell’oratorio trascorrevano pomeriggi a giocare. A lato delle indagini rimane il grave incidente diplomatico, poiché la Curia non avrebbe nemmeno avvisato la Procura
    del documento inviato alle agenzie di stampa, in ore sensibili per la progressione degli accertamenti e la dannosità dell’eco mediatica. Procura che è da mesi pressata dalle famiglie dei bambini (la prima denuncia porta la firma di una mamma): i genitori sono sicuri di prove inequivocabili, convinzione radicata negli uffici della Curia compresi quelli che portano all’arcivescovo Mario Delpini. In un clima generale sospeso tra la presa d’atto della recente condanna in Appello di un altro sacerdote, don Mauro Galli, colpevole di molestie nell’hinterland, e i timori di attacchi su presunti ritardi e omissioni.

    Al netto, comunque, della presunzione d’innocenza di don Tempesta e della difesa nell’interrogatorio di lunedì.
    Federico Berni
    Andrea Galli

    (Trascrizione da Il Corriere della Sera del 17 luglio 2021)

     

  • “VIENI A GIOCARE ALLA PLAY” – COSI’ DON EMANUELE TEMPESTA, IL PARROCO DI BUSTO GAROLFO ARRESTATO CON L’ACCUSA DI AVER ABUSATO DI SETTE MINORI, INVITAVA LE VITTIME A CASA SUA

    “VIENI A GIOCARE ALLA PLAY” – COSI’ DON EMANUELE TEMPESTA, IL PARROCO DI BUSTO GAROLFO ARRESTATO CON L’ACCUSA DI AVER ABUSATO DI SETTE MINORI, INVITAVA LE VITTIME A CASA SUA

    C’è un Superman in abito talare in un manifesto appeso ai muri gialli del cortile dell’oratorio. Perché in questa piccola comunità, Busto Garolfo, neanche 14 mila abitanti nella provincia di Milano, ma a due passi da Busto Arsizio, la chiesa è il punto di riferimento più importante per (quasi) tutti, bambini e famiglie.

    Davanti al cancello una giovane nonna dai capelli biondi è in lacrime. Cerca il nipote di 14 anni che fa l’educatore ai più piccoli: «L’altro mio nipotino, quello di 12 anni, è al campo estivo a Bardonecchia, con quello là, non ci posso credere. Quando ho sentito la notizia ho rotto un piatto e mi sono precipitata qui».

    Non solo la signora, tutti a Busto Garolfo sono impietriti da ieri mattina, quando dal telegiornale hanno scoperto che proprio il più giovane dei loro punti di riferimento, don Emanuele Tempesta, 29 anni, quello che gestiva le attività nell’oratorio e che era al campo estivo che la chiesa organizza a Bardonecchia, è finito ai domiciliari con l’accusa più infamante: da febbraio 2020 allo scorso maggio avrebbe abusato di almeno sette bambini, tutti di 12 e uno di 9 anni.

    Ma gli investigatori hanno già accertato un altro caso, che non è tra quelli elencati nell’ordine di cattura, e stanno lavorando su una decina di episodi sospetti. A fine maggio, a dare il via alle indagini della Squadra mobile di Milano, diretta da Marco Calì, sono state le denunce di due mamme.
    La sera prima a casa di una di loro, i ragazzini avevano fatto un pigiama party. E si erano messi a parlare di don Emanuele, di quelle strane cose che faceva quando li invitava, sempre in gruppo, a giocare alla playstation a casa sua. Il sacerdote chiedeva l’autorizzazione alle mamme nella chat dei genitori. «Mai abbiamo avuto un dubbio, immaginato qualcosa», hanno messo a verbale le signore.
    Solo una di loro ha raccontato che l’anno scorso girava voce che una famiglia avesse ritirato il figlioletto dal campo estivo. Una voce che in un paesino così non fa fatica a circolare ma a cui nessuno aveva dato peso. Tanto che oggi il parroco più anziano, don Ambrogio Colombo, tra i ragazzi dell’oratorio, non riesce a parlare: «Ha dato la notizia la Diocesi, è tutto nel comunicato. Che cosa posso dire? Sono rimasto a bocca aperta anch’io».
    Sono tutti singoli gli episodi contestati dal pm Flavia Salvatore di Busto Arsizio. Tranne uno, un 12enne che, con gruppi diversi, era stato invitato a casa del sacerdote tre o quattro volte. E a cui don Emanuele aveva anche scritto qualche messaggio: «Sei il migliore», «Il mio preferito».
    Neanche il sindaco Susanna Biondi si dà pace: «Non potevamo immaginare. I genitori sono preoccupati, faremo il possibile per stargli accanto: apriremo uno sportello di sostegno psicologico per le famiglie».
    In paese, ovviamente, non si parla d’altro, tra i tavolini dei bar e sulle panchine della piazza proprio davanti alla chiesa Santi Salvatore e Margherita, con le porte aperte da mattina a sera. «Sarà vero?», chiede un’anziana. «Quello lì mica mi piaceva: lo dicevo che aveva modi strani. Un po’ troppo».
    https://m.dagospia.com/vieni-a-giocare-alla-play-cosi-don-emanuele-tempesta-il-parroco-accusato-di-abusi-276884
  • Canada, scoperte altre 160 tombe di bambini indigeni: Trudeau promette «azioni concrete»

    Canada, scoperte altre 160 tombe di bambini indigeni: Trudeau promette «azioni concrete»

    Nuove tombe di nativi rinvenute in Canada. Dopo la macabra scoperta dello scorso mese altre 160 tombe senza un nome sono state scoperte in quelle che una volta erano collegi per gli indigeni canadesi nella zona della Colombia Britannica. A renderlo noto è la tribù amerinda Penelakut.

    Le tombe sono state scoperte sul suolo che in passato ospitava la Kuper Island Residential School, conosciuta come la Alcatraz del Canada. Secondo alcuni sopravvissuti, alcuni bambini morirono dopo aver tentato la fuga via mare per sfuggire agli abusi della scuola.

    La risposta del governo Trudeau

    Nelle ultime settimane sono centinaia la tombe scoperte nelle cosiddette scuole di conversione dei nativi. Grazie anche all’utilizzo di radar che scandagliano il terreno, diverse indagini sono state avviate in tutto il paese. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha promesso «azioni concrete» ma senza fornire ulteriori dettagli.

    In passato, almeno 150 mila bambini indigeni sono stati strappati alle loro famiglie per frequentare le Indian residential schools, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che sottraevano i figli degli indigeni alla loro cultura per assimilarli a quella dominante. L’ultimo di questi luoghi di istruzione forzata ha chiuso pochissimo tempo fa, nei primi anni ’90.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/canada_tombe_bambini_cosa_e_succeso_14_luglio_2021-6080835.html