Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La gente non è più disposta a tacere – testimonianze, e il “grande silenzio” della Chiesa

    La gente non è più disposta a tacere – testimonianze, e il “grande silenzio” della Chiesa

    In seguito all’articolo apparso su Credere del 14 aprile 2019, e ripreso da Famiglia Cristiana, che riportava la mia intervista/testimonianza, ho ricevuto tantissimi messaggi.

    Io ho semplicemente raccontato, attraverso il giornalista Giuseppe Gazzola, la mia esperienza di mamma di un figlio abusato da un prete. Esperienza di vita concreta, e di dolore per come la Chiesa non è attualmente in grado di stare vicino a chi è vittima della stessa chiesa, di uno dei suoi membri ma, anzi, si pone a difesa del prete.

    Non avrei mai immaginato di scuotere così tanto: sono centinaia i messaggi che ho ricevuto, e vorrei qui riportarne alcuni. Messaggi scritti a me direttamente o commenti sui social dove il link è stato riportato, messaggi ricevuti da persone che conosco, ma anche da perfetti sconosciuti.

    Sono un segnale forte e chiaro di come la gente comune non sia più indifferente: SI COMINCIA A PARLARE DI QUESTO DRAMMA. E questo è il motivo per cui, tempo fa, ho scelto di non rimanere più nell’ombra.

    Significativi per me i numerosi messaggi di gente PROPRIO DELLA MIA PARROCCHIA, proprio del luogo in cui è avvenuto l’abuso per cui il prete è stato condannato in primo grado! Ma nessun messaggio da parte dei sacerdoti della mia Parrocchia, solo di alcuni sacerdoti lontani da qui. Perché?

    Rimane il grande “perché”: da una parte la gente comune, il “popolo di Dio” o gli “atei”, sta iniziando a prendere coscienza di come stanno realmente le cose, ma dall’altra i vertici della chiesa che continuano a non prendere provvedimenti significativi ed efficaci per combattere questo disastro. Perché?

    • “Grande rispetto perché questa famiglia ha saputo affrontare un dolore immenso e il male non ha prevalso in loro. Un grande rispetto è una grande lezione per tutti noi” (D.G)
    • “Un abbraccio a questa famiglia… A loro vicina nella fede e con la preghiera. GRAZIE Giuseppe per la delicatezza e sensibilità nel farci conoscere il loro percorso. Da ammirare questa mamma con il suo perdono……” (B.M.)
    • “Thank you for sharing your family’s story, Cristina!” (L.H)
    • “Che dire… grande la mia Cry, una vera mamma coraggio… e lo posso affermare” (F.Z.)
    • “Veramente bello questo articolo!!! La verità a braccetto con la carità….Che esempio Cri!” (P.S.)
    • “Da ammirare la mamma, scioccante quel prete che non ha mai ammesso” (E.C.)
    • “La pedofilia non è un panno sporco, è un reato. Al netto del perdono cristiano, questa è la prima cosa da ricordare. Madre incredibile.” (O.B.)
    • “Ho letto su Credere. Una mamma che custodisce il dono della fede… come Arca della Nuova Alleanza. Signora Cristina, prego per la vostra famiglia… Dio benedica chi ha la forza della Resurrezione… auguri!” (L.C.)
    • “Cristina Balestrini, grazie di questa testimonianza, sono in Cameroun e cerco di servire questa Chiesa come dici tu in trasparenza…ti sento vicina per lottare insieme agli ultimi degli ultimi” (D.M.)
    • “You are so strong” (D.M.)
    • “Grazie Cristina a te e alla tua famiglia per il vostro impegno e perché non vi siete chiusi nel vostro dolore ma lavorate con e per gli altri e per la Chiesa stessa” (G.D.)
    • “Siamo con te Cristina e con chi ti è vicino quotidianamente” (E.P.)
    • “Ciao Cristina, sono S.C.. Ho letto da poco l’articolo di Famiglia Cristiana che hai condiviso su Facebook. Sono rimasta senza fiato. Non avevo la minima idea della vicenda… non ho parole… Da quando è nato il mio piccolo F., sono un po’ fuori dal mondo. Tra lavoro e i figli sono presissima e ho pochissimi contatti con la comunità. Anche su Facebook spesso non leggo tutto o non tutti i giorni e mi rendo conto che tantissime notifiche non mi arrivano proprio. Ad ogni modo… volevo ringraziarti. Per il vostro enorme coraggio, per il coraggio di tuo figlio, per la vostra determinazione, per la vostra apertura, per la forza di volontà, per la vostra incredibile e norme fede. nonostante tutto. Vi ho sempre ammirato. tutti voi, tuo fratello ed E., C. e M., siete famiglie meravigliose. Vi ho sempre molto invidiato  per la vostra unione, la vostra fede, la vostra dedizione. Mi sono spesso sentita fuori posto e piccolissima nei vostri confronti. Mi avete insegnato tantissimo e il vostro esempio mi è sempre nel cuore. Oggi, più che mai, con questa drammatica circostanza, ancora di più. Non ho parole per lo sconcerto e lo sconforto che mi ha provocato. Sono agghiacciata. Posso solo lontanamente immaginare il dolore immenso che ha colto la vostra famiglia e il dolore del tuo ragazzo. Io sarei impazzita. Non posso altro che ringraziarvi, di nuovo, per questa dimostrazione di forza e di fede.  Sono dalla vostra parte. Sono con voi. Mi stringo a voi. So che non conto nulla e che il mio abbraccio non è di benché minimo conforto, ma io ve lo invio, con tanta sincera commozione. Vi chiedo scusa se mi permetto questo messaggio, ma ci ho tenuto a farvi sentire la mia presenza. Io sono incostante e davvero piccola nella mia partecipazione alla comunità, faccio ancora tanta fatica a sentirmi parte di Rozzano, credo non riuscirò mai a sentirmi parte della comunità di Sant Angelo, e  forse non so nemmeno se lo voglio (specie dopo questo..) , ma la fede c’è ed è fortissima.  Il mio è forse un modo infantile di pregare, ma Dio lo evoco e lo invoco ogni giorno, e Gli parlo, come fosse seduto di fianco a me. Non so se può contare qualcosa… ma sicuramente vi porterò nelle mie preghiere, con tutta la forza che posso. Non credo che questo dolore passerà mai. Ma sono certa, che Dio vi tiene stretti a Lui, fortissimamente. E a tuo figlio, più di tutti. Grazie di cuore per la vostra toccante testimonianza di fede. Darà il suo frutto, ne sono sicura.   Con sincero affetto, S.” (S.C.)
    • “Ciao Cristina. Buona giornata combattiamo sempre x le vittime tvb bacioni” (A.M.)
    • “Ciao Cristina ho letto l’articolo che è molto chiaro che denuncia e invita a denunciare chi subisce tali violenze..mi è piaciuto quanto hai detto su come don Galli non è  stato aiutato a liberarsi dal male commesso per poter espiare purificando la propria anima. Preghiamo che nella solitudine possa rivedersi e chiedere perdono a Dio e a voi. Il Signore darà la forza necessaria ad Alessandro per aprire una nuova fase della sua vita che solo Dio già conosce. L’Amore vincerà il male. Una Santa notte..il Signore vi ricolmi della Sua Divina Benedizione.   bene ..” (S.C.)
    • “Ho letto con interesse e commozione ma anche profonda ammirazione per la grande maturazione del tuo pensiero da credente. Un pensiero che si sente vero e forte perché incarnato nell’esperienza e dunque toccante nel modo preciso che sta alla base della trasformazione. Auguro a te e alla tua famiglia tutta l’efficacia possibile della vostra battaglia. Dico vostra ma è di tutti, per tutti nei risultati che ci auspichiamo.” (D.R.)
    • “Grande donna e mamma speciale” (A.D.)
    • “Great lady making a stand for family. My love and respect always for the stand you have made” (D.M.)
    • “Vi sono vicino nell’unico modo che mi è possibile! Ricordandovi nella preghiera! Un abbraccio sincero”. (M.M.)
    • “Visto articolo,complimenti!” (S.P.)
    • “Davvero come hai fatto bravissima. Bellissimo. Sei speciale. Dicono che nelle prove bisogna a trovare il bello. Voi in questa “merda” siete la BELLEZZA. Grande io non prego più”. (Y.M.)
    • “Bellissimo” (F.C.)
    • “Grazie… Non pensavo che Credere pubblicasse… Complimenti” (M.S.)
    • “Grazie per quello che fai……sono certa che la tua testimonianza aiuti molte persone” (F.N.)
    • “Gioia mia. Forza, coraggio. Chi commette abusi, deve pagare. È un crimine. Ok .!!!!!” (N.V.)
    • “Tempo fa in un momento di sconforto dicesti che per abbattere il muro di gomma eri disposta anche ad andare a distribuire volantini, di domenica fuori dalla chiesa… Non ne hai più bisogno” (R.P.)
    • “Bella sintesi. È sempre molto difficile praticare la verità”. (G.M.)
    • “Ti sono vicino, come Uomo e come collega Infermiere Psichiatrico!” (G.M.)
    • “Molto bene grazie Cri. Interessante” (E.P.)
    • “Cristina è una grande guerriera e con l’immensa fede che l’accompagna riuscirà ad essere di grande supporto a suo figlio e a tutti quelli che hanno dovuto subire questa grande sofferenza”. (R.B.) 
    • “Ho preso la rivista e letto l’articolo. Grazie di nuovo. Siete sempre nelle mie preghiere. Prego tanto per un lieto fine! Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga”. (U.K.)
    • “È molto bella questa intervista” (S.S.)

    Che dire? Posso solo ringraziare perché non mi sento sola. Così è il mio augurio: che nessuna vittima si senta sola ma trovi il coraggio di parlare con qualcuno, di denunciare e di affrontare il tutto. Grazie a Rete L’ABUSO che davvero è un grande sostegno per le vittime.

    Cristina Balestrini

  • PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    PERUGIA: Per don Lucio eravamo solo macchine da soldi e da sesso

    “Mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Queste non sono parole mie, ma alcuni passaggi contenuti nella querela che Fabio (nome di fantasia) , una delle presunte vittime di don Lucio Gatti, racconta.

    Le stesse parole che ci racconta anche Matteo, lui invece è stato sottratto con l’inganno alla madre analfabeta. Aveva 12 anni.

    Don Lucio Gatti, che ha già patteggiato 2 anni con sospensione condizionale della pena nel 2014 per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione, oggi non è più un prete. Dopo averlo coperto per tanti anni, forse anche per togliere dall’imbarazzo di altri guai giudiziari che nuovamente rincorrono don Lucio,  uno dei suoi protettori, il cardinale Gualtiero Bassetti, diventato oggi Presidente della Cei, la chiesa ha deciso di fare a meno del suo business men, l’uomo della CARITAS perugina, don Lucio Gatti.

    La chiesa ha scaricato l’ingombrante fardello. Non mi riferisco solo a don Lucio, ma a quei ragazzi tolti a famiglie disagiate e mandati nelle sue Case per essere aiutati dove, invece, si sono ritrovati senza alcun diritto, tranne essere dei bancomat e, all’evenienza, oggetti sessuali da usare a piacimento.

    Il business e l’eredità insanguinata di don Lucio.

    In quelle Case “tutti i diritti umani erano congelati”, gli ospiti spaziavano dai minori sottratti alle famiglie, agli psichiatrici, a chi scontava i domiciliari. Tutti insieme nella stessa struttura, non importava a nessuno la loro qualità di vita. Un altro “caso Forteto” ?

    La biancheria intima era in comune e se eri fortunato e veloce ti assegnavi i capi migliori. La giornata iniziava alle 6, si pregava tutti e per forza, neppure l’orientamento religioso degli ospiti era contemplato. Un pò di colazione e poi a lavorare, tutti indistintamente, poco importava se avevi 12 anni o 25, se eri uno psichiatrico oppure un detenuto, l’azienda doveva produrre.

    Si lavorava per 12, 13 ore al giorno, naturalmente senza abbigliamento o attrezzatura adeguata. Chi faceva il muratore e ristrutturava le costruzioni pericolanti, oggi strutture della comunità; chi raccoglieva le olive, chi andava nei campi ecc. Dopo il lavoro c’era il letto e, se nessuno ti molestava, riuscivi persino a dormire.

    Tutto ciò avveniva in uno stato di sottomissione, con la scusa della riabilitazione, ma che riabilitazione può mai essere questa per dei ragazzini ?

    Certo oggi don Lucio lascia una bella eredità: una serie di strutture ottenute grazie al sangue di tanti innocenti, persone che mentre venivano impropriamente sfruttate come forza lavoro, parallelamente lo Stato provvedeva a retribuire una profumata retta per quegli ospiti. Retta che restava nelle casse del don, che negava non qualunque tipo di lusso, ma la semplice possibilità, per quei ragazzi, di crescere, di avere una vita normale, di continuare gli studi.

    E mentre la diocesi, la Caritas e tutto l’indotto che girava intorno a quelle case oggi si sente irritato da quegli ex ospiti che chiedono giustizia, quegli ex ospiti, oggi appena ventenni, con più problemi di prima, lottano per riprendere in mano la propria vita nell’indifferenza dei carnefici che neppure provano a porre rimedio.

    Il 31 maggio prossimo – difesi dagli avvocati della Rete L’ABUSO Cristiano Baroni e Leonardo Francesconi – si discuterà l’archiviazione per don Lucio che, grazie all’indifferenza e alle negligenze di molti, è quasi riuscito a raggiungere i termini prescrittivi, sia per Matteo che per Fabio.

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia Macerata, catechista condannato per abusi su tre bimbe

    Pedofilia Macerata, catechista condannato per abusi su tre bimbe

    Undici anni e sei mesi di carcere a un impiegato postale, poi la libertà vigilata. Le piccole erano amichette di sua figlia

    di PAOLA PAGNANELLI

    Macerata, 17 aprile 2019 – Accusato di avere abusato di tre bambine, è stato condannato a 11 anni e mezzo di reclusione un dipendente delle Poste ed ex catechista, 60enne, residente in un piccolo centro dell’entroterra. Le vittime avevano tra 8 e 11 anni. I fatti sono avvenuti tra l’aprile del 2011 e il luglio del 2012. In base a quanto ricostruito dall’accusa, l’uomo avvicinava le amichette di sua figlia con il pretesto di invitarle a giocare con lei. Due bambine, in circostanze diverse, erano state attirate nella camera della figlia con la scusa di mostrare loro dei giochi al computer.

    Una volta soli nella stanza, l’uomo le aveva messe a sedere sulle sue gambe e poi aveva infilato le mani nelle loro mutandine, chiedendo anche a loro di toccarlo. Le piccole tentavano di sottrarsi e di scappare via, ma era impossibile liberarsi dalla sua presa. Il terzo caso, invece, era un tentativo di violenza. L’uomo aveva invitato un’altra bambina nel suo ufficio, promettendole che avrebbe potuto giocare con sua figlia. Ma quando la piccola era arrivata, aveva visto che la sua amica non c’era e aveva cercato subito di andarsene. Lui allora l’aveva trattenuta, minacciandola affinché non raccontasse a nessuno che cosa era successo. Le tre bambine per un po’ non avevano detto nulla, ma quando avevano capito che lui sarebbe stato il loro catechista, avevano manifestato una resistenza, che aveva impensierito le madri.

    Qualcuna era andata a parlare con un’altra catechista, che si era rivolta al vescovo, e così la vicenda era arrivata in Procura. Era stata fatta anche una perquisizione, e nel computer dell’indagato era stato trovato del materiale pedopornografico. Alla fine del processo, nella precedente udienza il pm Napolillo ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per l’imputato. Alla richiesta si sono associati i difensori delle famiglie delle vittime, Guglielmo De Luca, Roberto Carassai e Sergio Ariozzi. Ieri c’è stata l’arringa dei difensori, Paolo Giustozzi e Donatello Prete, secondo i quali la prova degli abusi era molto contraddittoria.

    Ma al termine della camera di consiglio, la corte con il presidente della sezione penale Roberto Evangelisti ha inflitto all’uomo la condanna a 11 anni e mezzo di reclusione, con l’interdizione dai pubblici uffici, da qualsiasi incarico nelle scuole o nei luoghi frequentati da minori. Inoltre, a pena esposta, avrà 2 anni di libertà vigilata, con i divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia sulla residenza e sugli eventuali trasferimenti. Infine, una provvisionale per complessivi 75mila euro per le vittime, in attesa che in sede civile sia poi stabilito il risarcimento. La sentenza non è definitiva e potrà essere appellata.

  • Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

    Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

    In modo diretto e chiaro, senza eufemismi, la Rete di Sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico ha presentato la mappa di questo vero flagello che è venuto alla luce in Cile, con un atto realizzato nell’auditorio del Museo della Memoria e dei Diritti Umani. Qui riportiamo il discorso di Helmut Kramer, uno delle Guide e coordinatori di questa Rete, con il quale si è chiuso l’evento:

    “Noi sopravvissuti che riuniscono questa rete siamo persone che nella nostra infanzia, gioventù o anche ora da adulti, abbiamo sofferto di abuso di potere, abuso di coscienza, abuso sessuale, da parte di sacerdoti, religiosi, laici in ambienti ecclesiastici.

    Siamo anche quelli che hanno sofferto l’occultamento sistematico da parte della Chiesa Cattolica per decenni, che ha protetto questi delinquenti facendo loro cambiare, volta dopo volta, città e paesi, nascondendoli dalla giustizia e mascherando questa impunità sotto l’apparenza di un castigo.

    Noi sopravvissuti siamo quelli che giorno dopo giorno ricordano a quelli che se ne sono andati senza vedere giustizia, a quelli che si sono suicidati per non riuscire a sopportare oltre le conseguenze  di questo delitto. Lottiamo anche in loro nome.

    Noi sopravvissuti siamo il silenzio di un abuso costante, sistematico, aggressivo, castratore, che ha cercato di denigrarci, mercificarci, elevando i nostri abusanti a seggi di un potere morboso, immorale e illegale.

    Siamo questo silenzio che giorno dopo giorno si sveglia, che si trasforma in voce e in organizzazione, che denuncia l’abuso reiterato di membri della Chiesa Cattolica, che denuncia le sue reti di protezione e occultamento, che denuncia una struttura abusiva.

    Siamo un coro di voci che esige trasformazioni profonde per far terminare l’abuso nella nostra società. Il nostro sogno è che i sopravvissuti di abusi sessuali siano una specie in via di estinzione. Questo ci spira a creare questa mappa imperfetta.

    Noi non dovremmo star facendo mappe. Dovremmo essere seduti a curare e assistere organismi dello Stato nel nostro cammino di  sanazione. Ma con dolore ci rendiamo conto che gli incubi dei nostri abusi si incrociano con un orrore del presente: bambini, adolescenti e persone vulnerabili in questo momento sono in pericolo, e per questo reagiamo!

    La nostra società sta comprendendo che l’abuso ecclesiastico non è un tema tra l’abusante e la persona abusata, e non è nemmeno un problema privato tra chi denuncia e la Chiesa Cattolica. È una violazione flagrante dei diritti umani di bambine, bambini, adolescenti e adulti che lascia conseguenze che ci hanno marcato per la vita. Purtroppo questo processo di comprensione per poi  passare all’azione ci sembra troppo lento quando ciò si tratta di infanzie rubate.

    Questa mappa imperfetta che oggi consegniamo alla società cilena è  un grido corale che rompe il silenzio. Molti di noi hanno dato la loro testimonianza mille volte ai mezzi di comunicazione cercando di creare coscienza, sensibilizzare, allertare il paese di crimini sistematici. Adesso gli regaliamo questa mappa.

    Purtroppo questa è una mappa del presente, magari un giorno fosse solo parte della memoria dei delitti aberranti commessi in terra cilena e niente di più. Ma siamo ancora molto lontani.

    Dopo aver sofferto l’abuso ognuno di noi ha pensato di essere come quello straccio vecchio che il delinquente abbandonava in un angolo dopo essersene soddisfatto. Credeva di essere solo, incarcerato in una prigione di eterno dolore, a soffrire. Quello che abbiamo scoperto in seguito è che il danno permanente che abbiamo ricevuto ha coinvolto anche le nostre famiglie e le conseguenze di questo crimine ci accompagnano per il resto delle nostre vite. Siamo un problema di salute pubblica. Perché oltre a fare delle nostre vite una sofferenza quotidiana, coinvolgendo le nostre relazioni sociali, di lavoro, familiari, tutto, chi deve assumersi il costo medico e umano delle conseguenze di questi delitti? Chi si occuperà di incoraggiare e ricevere migliaia di persone che continuano ad essere intrappolate nel silenzio imposto dall’abuso?

    Questa rete chiede al presidente del Cile Sebastian Piñera di rispondere alla richiesta che gli abbiamo fatto il giorno 3 agosto dell’anno scorso per la creazione di una Commissione Presidenziale che permetta di avanzare nella ricerca della Verità, della Giustizia e del Risarcimento per centinaia di sopravvissuti nel nostro paese. Se lo Stato cileno continua a guardare di sbieco  gli abusi da parte della Chiesa cilena, sapendo che questi delitti non sono questioni del passato, sapendo che sono state un’azione sistematica nella storia del nostro paese, come sistematico è stato la copertura di questi delinquenti, se lo Stato cileno interagisce con fermezza confermerà il nostro sospetto che sia complice di violazione dei diritti umani E quindi non ci rimarrà altra scelta che ricorrere alla corte internazionale.

    Ci sostiene la Convenzione dei diritti del Bambino; la Convenzione contro la Tortura e Altri Maltrattamenti o Pene Crudeli, Inumane o degradanti; la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (CEDAW);  la Convenzione interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la Violenza contro la Donna – “ Convenzione di Belém do Parà”; la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, tra altri documenti firmati e/o  ratificati dallo Stato del Cile.

    Questa rete appoggia il progetto di legge di imprescrittibilità dei delitti sessuali del Cile, se guardate le date degli abusi e la data delle denunce che abbiamo ricavato in questa mappa imperfetta vedrete che per decenni abbiamo taciuto i nostri abusi E sappiamo troppo bene come il dolore, l’umiliazione, e addirittura la colpa assurda di essere stati abusati poco dopo poter parlare tardi ad uscire. Solo 4 persone su 10 racconteranno a un gruppo di cui si fidano il crimine che hanno sofferto e solo tra il 6 e il 10% lo denuncerà.

    Questa rete appoggia anche tutti progetti di legge che vogliono mettere fine ai privilegi che mantiene la Chiesa cattolica, crediamo profondamente all’uguaglianza totale davanti alla legge.

    Questa rete allerta anche le famiglie e lo Stato che ogni giorno affidano alla Chiesa cattolica o alle sue congregazioni bambine, bambini e adolescenti affinché guardino questa mappa imperfetta  e si fermino un attimo a pensare se possono dormire tranquilli sapendo che tra l’11% e il 15% del clero cileno è coinvolto in delitti sessuali contro l’infanzia.

    Approfittiamo di questa opportunità per fare una chiamata a tutti i sopravvissuti di abusi ecclesiastici del Cile a denunciare i loro abusanti difronte alla giustizia cilena. Li invitiamo a presentarsi alla Procura del Cile a denunciare e contribuire con le informazioni che ricordano sia degli abusanti che di altre persone membri della Chiesa che in un dato momento seppero degli abusi e rimasero in silenzio o realizzarono atti di insabbiamento.

    Noi sopravvissuti chiediamo allo Stato e alla società di fare il loro dovere. Giustizia, riparazione e prevenzione sono chiari obblighi dei poteri statali e ci turba che continuino a non preoccuparsi di una questione che interessa le generazioni che si stanno formando. Voi siete responsabili di fermare tutto questo: mentre noi ci stiamo riunendo qui, una bambina, un bambino, un adolescente sta stupendo abusi ed è più vicino di quello che voi possiate vedere. Noi continueremo a fare la nostra parte, il vostro intervento è urgente.

    Molte grazie.”

    Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

  • Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

    Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

    by Aldo Maria Valli

    Porta la data del 26 marzo 2019 la Lettera apostolica in forma di motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili promulgata da papa Francesco al fine di «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili».

    All’inizio del documento si legge: «La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo». Proprio per questo motivo, tra gli obiettivi figurano i seguenti: «maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

    Nella stesa data il papa ha promulgato la Legge n. CCXCVII sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili e alcune Linee guida che saranno valide ad experimentum per tre anni nello Stato della Città del Vaticano.

    Della nuova normativa parliamo con l’avvocato Laura Sgrò, esperta del settore e legale della famiglia di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel nulla nel 1983, quando aveva quindici anni, e mai ritrovata.

    Che cosa cambia con queste nuove norme? Quali le novità rispetto al passato e quale la filosofia che le ispira?

    «La legge emanata da Sua Santità Papa Francesco è certamente molto dura e inasprisce ulteriormente le pene già vigenti in materia. Al “minore” viene equiparata la “persona vulnerabile”, cioè colui che si trova in stato di infermità, di deficienza fisica o psichica o di privazione della libertà personale che di fatto, anche in modo occasionale, risulta essere limitata nella propria capacità di intendere e di volere o comunque di resistere all’offesa che riceve. I reati sono perseguibili d’ufficio e il termine di prescrizione è di venti anni che, nel caso di persona minore, decorre dal compimento della maggiore età. Ciò certamente consente alla parte offesa di avere il tempo di maturare adeguatamente i fatti e di potere adire poi all’autorità giudiziaria. Chi è abusato ha bisogno di tempo. Nell’imminenza di fatti così odiosi il dolore e lo stordimento sono tali da non consentire alla vittima di ragionare sul da farsi e spesso vi è l’assoluto rifiuto di voler affrontare anche solo verbalmente con le persone più vicine quanto è accaduto. Ampio è il ventaglio di coloro che la legge indica quali “pubblici ufficiali” e cioè persone che hanno l’obbligo di denuncia. È sanzionata l’omissione o il ritardo di denuncia da parte del pubblico ufficiale, con una multa da mille a cinquemila euro. Diversa è la posizione dell’agente o dell’ufficiale di polizia giudiziaria, per il quale è prevista la pena di reclusione fino a sei mesi. Se condivido la necessità di sanzionare l’omissione o la ritardata denuncia, reputo, tuttavia, che le pene comminate avrebbero potuto essere più severe, attesa la gravità dei reati di cui si discute. Chiunque, peraltro, può presentare denuncia per essere venuto a conoscenza di fatti che coinvolgono un minore, fatto salvo giustamente il sigillo sacramentale. Sono state introdotte misure generali di protezione nei confronti del minore ed è stata disciplinata l’audizione dello stesso minore in forma protetta, nei confronti del quale devono essere adottate alcune cautele. La tutela del minore si dispiega anche attraverso la presenza della Direzione di Sanità e Igiene che dispone di un Servizio di accompagnamento per le vittime di abusi. La legge sembra volere accompagnare il minore non solo dal punto di vista giudiziario ma anche psicologico».

    Il motu proprio che porta la data del 26 marzo era stato annunciato al termine del summit sugli abusi svoltosi in Vaticano nel febbraio scorso. Un summit che, tuttavia, non ha accontentato le associazioni delle vittime, tanto che qualcuno non ha esitato a manifestare indignazione per un incontro giudicato inconcludente. Lei condivide questo giudizio negativo?

    «Il mio appoggio alle vittime di abusi è incondizionato. Peggio di subire un atto di pedofilia vi è solo la morte. Mi chiedo se questa legge debba essere considerata una risposta al summit. Ove lo fosse, tutto dipende da come si vede il bicchiere. Se lo si vede mezzo pieno, la normativa in questione è certamente un primo passo importante, che deve essere di auspicio a una regolamentazione e a un inasprimento di pena nei confronti di quel sacerdote che, in qualunque luogo si trovi, commetta un abuso su un minore. Se si vuole, invece, vedere il bicchiere mezzo vuoto, allora parturient montes, nascetur ridiculus mus. La montagna ha partorito il topolino. La legge in questione, infatti, ha una portata di applicazione assai limitata: è una legge dello Stato. Riguarda solo lo Stato della Città del Vaticano, non la pedofilia nella Chiesa e si applica esclusivamente ai reati alternativamente commessi: a) nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, b) in pregiudizio di residenti o di cittadini dello Stato; c) in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato della Città del Vaticano. Ai pubblici ufficiali ai fini della legge penale vaticana sono, poi, equiparati: a) i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate; b) i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede; c) le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; d) ogni altra persona titolare di un mandato amministrativo o giudiziario nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico.  Certo, cosa diversa – e assolutamente rivoluzionaria – sarebbe stata se anche i sacerdoti fossero stati equiparati ai pubblici ufficiali. In quel caso ogni abuso perpetrato a danno di un minore da un sacerdote sarebbe stato giudicato dalle autorità vaticane, risultando indifferente il luogo della commissione del delitto. Ma mi rendo ben conto che la rivoluzione una cosa è pensarla e un’altra è realizzarla».

    Chiudiamo con la vicenda di Emanuela Orlandi, che lei, avvocato Sgrò, segue da anni. Ci sono novità da segnalare dopo l’ultima pista, che ha portato a una tomba nel Camposanto Teutonico in Vaticano?

    «Abbiamo appreso in modo ufficiale che la Segreteria di Stato ha autorizzato l’apertura delle indagini. Adesso ci aspettiamo che le indagini portino finalmente a qualche risultato. Intanto anche noi andiamo avanti con le nostre indagini difensive, perché Emanuela non smetteremo mai di cercarla».

    A cura di Aldo Maria Valli

    Protezione dei minori e delle persone vulnerabili. “In Vaticano la montagna ha partorito il topolino”

  • Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il vescovo vicino ai Neocatecumenali dell’isola di Guam è stato definitivamente riconosciuto colpevole di abusi su minori (persino su suo nipote) anche in appello, Il Vaticano ha reso nota oggi la sentenza, confermando il giudizio in primo grado del Tribunale della congregazione della Fede. Monsignor Anthony Sablan Apuron, cappuccino ed ex arcivescovo di Agaña, sull’isola di Guam, ha continuato a dichiararsi innocente. Le pene imposte riguardano la privazione dell’ufficio; il divieto perpetuo di dimorare anche temporaneamente nell’arcidiocesi di Agaña; il divieto di usare le insegne proprie dell’ufficio di vescovo. Tuttavia il Vaticano non lo ha dimesso dallo stato clericale. Questa decisione rappresenta la conclusione definitiva del caso. Non è possibile ulteriore appello.

    La prima condanna era stata decisa lo scorso 16 marzo 2018 dal Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede che lo aveva giudicato in Prima Istanza dichiarando l’imputato colpevole di delitti contro il Sesto Comandamento con minori.

    Sono 5 i minori che lo accusano, tra i quali sia Roy Taitague Quintanilla, violentato nel 1972, quando era dodicenne, che il proprio nipote Mark Apuron. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata ad un’agenzia di notizie guamegna ha raccontato di aver subito a 16 anni, nel bagno di casa, durante una cena di famiglia, le attenzioni del vescovo cappuccino.

    Lo stupro di Mark risalirebbe agli anni 1989-1990, secondo quanto affermato dall’uomo difeso dall’avvocato David Lujun abuso, da parte dello zio, Il presule ha sostenuto però di non aver mai frequentato quel ramo della propria famiglia. Gli altri quattro accusatori sono ex chierichetti che affermano di essere stati violentati nella parrocchia di Our Lady of Mount Carmel dall’allora parroco don Anthony.

    L’anno scorso il vescovo in sedia a rotelle per ragioni di salute aveva incontrato in Vaticano Papa Francesco. Il Papa lo aveva abbracciato e confortato.  A difendere  il vescovo pedofilo c’era il Cammino presente sull’isola con diverse famiglie di missionari laici.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_neocatecumnali_abusi_pedofilia_guam-4407789.html

  • SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    Lettera aperta agli abitanti di Serina (Bg), all’ex sindaco Giovanni Fattori, e a Valentina Carvagna

    Nelle scorse settimane abbiamo letto diversi articoli su varie testate giornalistiche dai quali abbiamo appreso che gli abitanti di Serina hanno promosso una raccolta firme per esprimere vicinanza e solidarietà al sacerdote condannato per abusi sessuali nei confronti di una minorenne.

    Siamo rimasti davvero sconcertati dal vostro gesto.

    Come Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, composta da sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti, e attivisti, desideriamo esprimere, con determinazione ed empatia la nostra vicinanza a Valentina.

    Non conosciamo direttamente Valentina Carvagna, ma ciascuno di noi ha vissuto il Calvario che lei, coraggiosamente, ha intrapreso quando è diventata maggiorenne, e tutte le conseguenze. Nemmeno conosciamo il sacerdote.

    Desideriamo condividere alcuni spunti di riflessione, nella speranza che ciascuno dei firmatari della Vostra lettera – 1250 persone – possa fermarsi e porsi alcune domande.

    • Quando un minore viene violentato da un prete, non si rende conto di quello che sta succedendo. Spesso capisce che “qualcosa non va” ma non è in grado di metterne a fuoco la gravità e le conseguenze. Inconsciamente mette in atto il meccanismo della negazione e tenta di sopravvivere, ma la vita, prima o poi, presenta il conto: e il trauma compare anche a distanza di anni

     

    • Spesso un minore non riesce a parlarne con nessuno: è certo di non essere creduto ed è preda dei suoi sensi di colpa, continua a domandarsi “perché è successo a me?”

     

    • Negli anni sviluppa un disturbo post-traumatico che, se non affrontato seriamente con l’aiuto di professionisti e avendo una rete sociale buona attorno, compromette la sua vita, la sua affettività, le sue relazioni, PER TUTTA LA VITA

     

    • Tutti coloro che subiscono abusi sessuali tentano più volte il suicidio, oppure vengono risucchiati dalla tossicodipendenza o dall’abuso di alcool

     

    • Il desiderio principale che TUTTE le vittime hanno è: CHE NON SUCCEDA AD ALTRI

     

    • Riuscire a denunciare il prete è un atto che non per tutti è possibile, perché per questo tipo di reato è prevista la prescrizione. Spesso le vittime riescono a rendersi conto, di quello che era successo da bambini, anche dopo 10-20-30 anni…

     

    • Quando invece vi sono i tempi utili per la denuncia è “drammatico” affrontare il processo in Tribunale, perché, pur essendo vittima di un membro della chiesa, la chiesa stessa si schiera CONTRO la vittima

     

    • Non arriva al processo chi non è DAVVERO vittima. Sono rarissimi i casi in cui la presunta vittima ha mentito, è invece frequentissimo che il prete venga assolto solo perché non si riesce a DIMOSTRARE che è colpevole, non perché non lo è (e la vittima viene dunque “uccisa” due volte)

     

    • Il desiderio di GIUSTIZIA, che è fortissimo per le vittime, è dato dall’obiettivo di FERMARE chi gli ha distrutto la vita, impedire che possa rovinare la vita ad altri bambini

     

    • Il pedofilo non ce l’ha scritto in fronte di esserlo. Il pedofilo non si ferma se non viene fermato. Il sacerdoti pedofili hanno la possibilità, proprio per il loro ministero, di venire a contatto con decine/centinaia di minori. Basta il primo abuso: se uno supera questo “tabù” è in grado di violentarne decine, e non può fermarsi. È quindi fondamentale che la vittima venga AIUTATA e SUPPORTATA a DENUNCIARE.

     

    Il pedofilo nella maggior parte dei casi nega, anche davanti all’evidenza: non riesce ad ammettere a se stesso di essere un mostro. Il pedofilo, in genere, in tutti gli altri ambiti della vita, è una persona gradevole, spigliata, è gradevole stare in sua compagnia, è INSOSPETTABILE. E si fa forza della credibilità che trasmette. Questo aumenta ancora di più il DRAMMA della piccola vittima che è ancora più sola.

     

    • Volete aiutare un pedofilo? Aiutatelo ad ammettere il suo “problema” (che è un REATO), aiutatelo a prendere coscienza che qualcosa in lui non va. Aiutatelo ad espiare il suo peccato e a pagare il suo debito con la giustizia. Ma, per favore, non minimizzate.

     

    • Cosa significa quello che leggiamo sui giornali: “So perfettamente che sostenere un pedofilo non ha alcun senso ma è solo un attestato spontaneo della gente di Serina senza andare contro nessuno, non vi è alcuna parola che vada contro la ragazza. La solidarietà a Valentina è totale, assolutamente, non deve essere letta come contrapposizione”???

     

    • Cos’è un “attestato spontaneo”? Forse non vi rendete conto, perché non vi sembra possibile che la persona che stimavate (il sacerdote) si sia macchiata di un crimine così orrendo, ma quello che avete fatto corrisponde a “al di là di quello che ha stabilito la giustizia noi crediamo più a te che a Valentina e ti sosteniamo”. Non c’è un’altra lettura. Immaginiamo che fosse troppo doloroso, per voi, pensare che il sacerdote che pensavate di conoscere così bene vi abbia “nascosto” di essere uno che ha violentato una bambina.

     

    • In che modo esprimente la “solidarietà a Valentina è totale”??? Non bastano le parole dette a un giornalista e riportate su un quotidiano: Valentina è una persona, è una di voi, abita ancora a Serina, la incontrate per strada… come le avete dimostrato solidarietà in questi anni?

     

    “Ho letto anch’io e ne sono ancora turbato e arrabbiato. Esprimo il mio affetto e solidarietà e stima per la ragazza. Tanto di cappello, lei può camminare a testa alta e sguardo fiero. Il prete e tutto il paese non solo si devono vergognare, ma sprofondare a terra. Questi atteggiamenti non vanno assolutamente perché sono un motivo in più a scoraggiare giovani e adulti. Figuriamoci cosa possa fare un bambino o una bambina di 5 anni, o di 10 anni. O ragazzini e ragazzine di 15.

    Con affetto.” (Un sopravvissuto, in merito alle notizie lette sui giornali)

     
    Valentina, il Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO

    esprime pubblicamente,

    a nome di tutte le vittime  da noi seguite,

    e a nome dei Soci dell’Associazione,

    anche attraverso il Presidente Francesco Zanardi,

    TUTTA LA NOSTRA VICINANZA E COMPRENSIONE PER QUELLO CHE STAI PASSANDO

    si dissocia completamente

    dal comportamento di raccolta firme per un cosiddetto “attestato spontaneo” a favore del sacerdote

     

    e chiede

    che vi siano delle scuse formali e pubbliche da parte dei firmatari della lettera al sacerdote

    anche per tutte le altre vittime che, viceversa, esprimono la vicinanza a Valentina

     
    Per il Comitato Vittime & Famiglie
    Francesco, Cristina, Yolanda, Fernando, Ettore, Mina, Giuseppe, Giada, Fabio, Alessandro, Giorgio, Piero, Giovanni…
    30 marzo 2019

  • Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Papa Francesco ha promulgato tre testi per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana per arginare gli abusi sessuali da parte del clero. Nel dettaglio, il Pontefice ha promulgato un motu proprio per il Vaticano con la relativa legge sulla ‘protezione dei minori e delle persone vulnerabili’ e le Linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano. Si tratta di tre documenti che arrivano a poco più di un mese dal summit voluto dal Papa lo scorso febbraio con i capi delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “Si tratta di leggi, norme e indicazioni molto specifiche innanzitutto per i destinatari: riguardano infatti soltanto lo Stato Vaticano, – precisa il direttore editoriale Andrea Tornielli – dove opera un gran numero di sacerdoti e religiosi, ma ci sono pochissimi bambini. Pur essendo stati pensati e scritti per una realtà unica al mondo, nella quale la massima autorità religiosa è anche il sovrano e legislatore, questi tre documenti contengono indicazioni esemplari che tengono conto dei più avanzati parametri internazionali”. Annota Tornielli che “il fatto che il Papa abbia deciso di firmare personalmente anche la Legge CCXCVII e le Linee guida – testi che di per sé avrebbero potuto essere promulgati rispettivamente dalla Commissione per lo Stato e dal Vicario della Città del Vaticano – sta a indicare il valore che si vuol dare a queste norme”.
    “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo”, sottolinea papa Francesco che spiega: “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Nel dettaglio, il Papa chiede che “sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati”. Il Pontefice dispone ancora che “sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Papa Francesco, firmando tre documenti per arginare gli abusi del clero – applicabili per il Vaticano e la Curia romana – introduce una serie di novità significative nella lotta agli abusi. La prima novità, come segnala il direttore editoriale Andrea Tornielli, riguarda il fatto che “tutti i reati legati all’abuso sui minori, non soltanto quelli di natura sessuale, ma anche ad esempio i maltrattamenti, saranno ‘perseguibili d’ufficio’ cioè anche in mancanza della denuncia di parte”. La seconda novità è relativa all’introduzione di una prescrizione di vent’anni che decorrono ‘in caso di offesa a un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età’. Tornielli segnala in proposito che “non si parla qui di leggi canoniche, ma di leggi penali dello Stato della Città del Vaticano, dove non essendo mai stato adottato il Codice Rocco promulgato in Italia nel periodo fascista, ancora vige il Codice Penale Zanardelli che per questi reati prevedeva prescrizioni mai superiori ai quattro anni dal compimento del reato stesso”. Altra novità riguarda l’obbligo di denuncia e la sanzione per il pubblico ufficiale che omette di segnalare all’autorità giudiziaria vaticana abusi di cui è venuto a conoscenza, fatto salvo il sigillo sacramentale, cioè l’inviolabile segreto della confessione. “Ciò significa – ragguaglia Tornielli – che tutti coloro che, nello Stato e per estensione nella Curia romana, ma anche tra il personale diplomatico al servizio delle nunziature, svolgono il ruolo di pubblico ufficiale (oltre il 90% delle persone che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede) saranno sanzionati in caso di mancata denuncia”.

    In Vaticano nascerà tra l’altro un servizio ad hoc per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelare nei diritti. Nel dettaglio, come si legge all’art. 10, “il Servizio di accompagnamento offre ai minori, ai loro genitori, formatori, educatori e responsabili un’informazione adeguata sui rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento, nonché sui mezzi utili ad identificare e prevenire tali offese. L’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica organizza, di concerto con il Servizio di accompagnamento, programmi di formazione per il personale del Governatorato circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori, nonché sui mezzi per identificare e prevenire queste offese e sull’obbligo di denuncia”. L’articolo 11 è dedicato al ‘reclutamento del personale’ e dispone che “nella selezione ed assunzione del personale del Governatorato, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori. La Commissione per la Selezione del personale si avvale del Servizio di accompagnamento per adottare orientamenti e definire procedure allo scopo di accertare l’idoneità dei candidati”.

    Le vittime: “Fumo negli occhi” – “Fumo negli occhi”. Le vittime di abusi sessuali da parte dei preti danno voce alla loro rabbia dopo la pubblicazione dei tre documenti del Papa volti ad arginare la piaga degli abusi. I documenti resi noti oggi saranno validi per il territorio del Vaticano dal 1 giugno e riguarderanno anche la Curia romana e il Vicariato. “Questi provvedimenti andrebbero applicati in tutto il pianeta invece, trattandosi di un motu proprio, non avranno validità oltre il Colonnato”, dice all’Adnkronos Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso. “Il Vaticano non può fare ingerenza sugli Stati esteri. Il problema,- rileva Zanardi – e lo diciamo da sempre, è che a gestire le cose deve essere l’Autorità giudiziaria nei Paesi dove viene commesso l’abuso”. Il presidente della Rete l’Abuso ricorda la vicenda dei presunti abusi ai chierichetti del pre-seminario San Pio X all’interno del Vaticano. “Non se ne sa più nulla. Una delle vittime – dice Zanardi – è venuta da noi. Stiamo portando avanti il caso insieme all’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma”.

  • Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    CITTA ‘DEL VATICANO (AP) – Papa Francesco ha emesso venerdì una nuova legislazione sugli abusi sessuali per i funzionari e i diplomatici vaticani che richiede la denuncia immediata delle accuse di abuso ai magistrati del Vaticano, un cambio di politica volto ad essere un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo.

    La clausola di segnalazione obbligatoria, sebbene di portata limitata, segna la prima volta in cui il Vaticano ha introdotto requisiti di legge per i funzionari cattolici per denunciare accuse di crimini sessuali alla polizia o affrontare multe e possibili periodi di detenzione.

    Francis ha anche emanato linee guida per la tutela dei minori per lo Stato della Città del Vaticano e il suo seminario giovanile, dopo lo scandalo dello sfruttamento sessuale globale esploso lo scorso anno e The Associated Press ha riferito che il quartier generale della Chiesa cattolica non aveva alcuna politica per proteggere i bambini dai preti predatori.

    Mentre le nuove norme riguardano solo lo Stato della Città del Vaticano, le istituzioni affiliate e il corpo diplomatico, erano ancora simbolicamente significative e sono state accolte da un ex seminarista il cui caso ha contribuito a innescare la riforma.

    “La vedo come qualcosa di positivo”, ha detto Kamil Jarzembowski all’AP.

    La legge per la prima volta fornisce una definizione esplicita del Vaticano per “persone vulnerabili” che hanno diritto alle stesse tutele dei minori sotto la legge della chiesa. Il Vaticano ha emendato la sua legge canonica sull’abuso sessuale includendo “adulti vulnerabili” nel 2010, ma non l’ha mai definita.

    Secondo la nuova definizione del Vaticano, una persona vulnerabile è chiunque sia malato o affetto da una deficienza fisica o psichiatrica, non è in grado di esercitare la libertà personale anche in certe occasioni e ha una capacità limitata di comprendere o resistere al crimine.

    La questione se i seminaristi adulti, le sorelle religiose o altri adulti che dipendono emotivamente o finanziariamente dal clero possano essere considerati “persone vulnerabili” è venuta alla ribalta in seguito allo scandalo dell’ex cardinale Theodore McCarrick, un tempo di alto rango Chierico americano accusato di molestare seminaristi e rivelazioni di sacerdoti e vescovi che predano sessualmente suore.

    La nuova legge copre tutto il personale che vive e lavora in Vaticano, la città di 44 ettari (110 acri) nel centro di Roma, così come il vasto corpo diplomatico della Santa Sede.

    Gli stessi ambasciatori vaticani hanno immaginato in alcuni dei più scandalosi casi di abusi sessuali negli ultimi anni, con rappresentanti papali accusati di aver tentato di brancolare, di distribuire la pedopornografia e di abusare sessualmente di minori nelle loro postazioni lontane.

    La legge ora richiede che qualsiasi funzionario pubblico vaticano che impari una accusa di abuso riferisca senza indugio ai pubblici ministeri vaticani. “In caso contrario, può risultare una multa fino a 5.000 euro ($ 5,615) o, nel caso di un Gendarme vaticano, fino a sei mesi di prigione.

    La disposizione di segnalazione obbligatoria è significativa, poiché la Santa Sede per decenni ha giustificato non avere una politica di segnalazione vincolante per la chiesa universale sostenendo che il clero accusato potrebbe essere perseguitato ingiustamente in luoghi in cui i cattolici sono una minoranza minacciata. Dal momento che non è un rischio in Vaticano, ora è legge.

    “Con questo documento il Vaticano vuole mandare un messaggio che prende sul serio questi crimini, vuole perseguirli, evitare la copertura, e anche creare un’atmosfera che impedisca che questi crimini avvengano in primo luogo”, ha detto Ulrich Rhode, un professore di diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    Molte delle disposizioni della legge rispondono a lamentele di vecchia data su come le vittime sono trattate dalla chiesa, garantendo allo stesso tempo che gli imputati abbiano diritto a una difesa e agli sforzi per ripristinare la loro reputazione se la richiesta non è motivata.

    La legislazione richiede che le vittime siano accolte, ascoltate e fornite di assistenza medica, psicologica e legale, e stabilisce lo statuto delle limitazioni a 20 anni dal diciottesimo compleanno della vittima.

    Devono essere tenuti al corrente delle indagini, un punto significativo dato che le vittime sono di solito tenute all’oscuro sulle indagini canoniche di abusi sessuali a causa del segreto pontificio imposto.

    Le vittime e le loro famiglie devono essere protette da qualsiasi ritorsione, una misura che risponde al problema di lunga data affrontato dalle vittime o dai loro sostenitori, incluso Jarzembowski, che ha riferito di abusi nel seminario giovanile Vaticano solo per essere cacciato l’anno successivo.

    Imitando alcune disposizioni in vigore nella chiesa degli Stati Uniti, la disposizione richiede controlli di base per lo staff del Vaticano e volontari che lavorano con minori e chiede un addestramento ambientale sicuro per tutto il personale vaticano.

    Le linee guida escludono le punizioni corporali per i bambini e richiedono il consenso dei genitori per l’eventuale fotografia dei loro figli.

    In una dichiarazione che accompagna la nuova legge, il direttore editoriale del Vaticano, Andrea Tornielli, ha dichiarato che mentre pochissimi bambini vivono effettivamente nello Stato della Città del Vaticano, Francis ha deciso di fare della legislazione e delle linee guida di accompagnamento un modello.

    L’anno scorso, l’AP ha riferito che la Città del Vaticano non aveva alcuna politica per proteggere i bambini, anche se la Santa Sede richiedeva tali politiche nelle diocesi cattoliche in tutto il mondo e aveva detto all’ONU nel 2013 che tale politica era in atto per lo stato della città.

    L’assenza di una politica chiara divenne evidente dopo le rivelazioni che Jarzembowski, allora seminarista adolescente nel seminario giovanile del Vaticano, aveva accusato nel 2012 uno dei ragazzi più grandi di molestare sessualmente il suo compagno di stanza.

    Niente ne è uscito. La polizia vaticana, che ha giurisdizione sul territorio, non è stata chiamata a indagare. Una serie di vescovi e cardinali ha dichiarato di aver indagato, ma nessuno ha mai intervistato la presunta vittima.

    Venerdì, Jarzembowski ha detto all’AP la legge ha risposto a molte delle lacune in cui è caduto il suo caso, in particolare il suo esplicito riconoscimento che il pre-seminario ricade sotto la giurisdizione del Vaticano.

    “Prima c’era una situazione in cui un gruppo di bambini era lì, nello Stato della Città del Vaticano, ma apparentemente erano in un limbo legale”, ha detto.

    Ha elogiato l’obbligo di segnalazione obbligatoria, sottolineando che in tutti i gruppi di difesa dei sopravvissuti “la prima cosa che fanno è dire che deve esserci l’obbligo di riferire alle autorità pubbliche”.

    https://www.apnews.com/623d479ea7574118891a7c032a7ea201

  • Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Il Papa vara norme anti-abusi per lo Stato vaticano e la Curia

    Obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali, estensione della prescrizione, equiparazione minori-adulti vulnerabili, rimozione: una specifica legge penale per lo Stato pontificio e i nunzi

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Obbligo di denuncia per tutti i pubblici ufficiali, sanzioni per chi non lo fa, estensione della prescrizione a venti anni a partire dalla maggiore età, equiparazione ai minori degli «adulti vulnerabili», screening dei nuovi assunti, assistenza alle vittime, rimozione per i colpevoli. Papa Francesco vara norme penali anti-abusi sessuali per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana, nunzi apostolici compresi.

    Francesco ha firmato non solo un motu proprio «sulla protezione dei minori e degli adulti vulnerabili» che si applica allo Stato della Città del Vaticano e alla Curia Romana, ma anche una nuova legge (numero CCXCVII) sempre per lo Stato Pontificio e le conseguenti linee guida, analoghe alle linee-guida che adotta ogni Conferenza episcopale nazionale ma dedicate alla vita dei fedeli del Vicariato della Città del Vaticano. Il Vaticano ancora non aveva una specifica normativa penale in materia di abusi, mentre la Congregazione per la Dottrina della fede supervisiona all’applicazione delle norme canoniche valide per tutta la Chiesa, e anche all’interno del Vaticano, e, nel 2013, Papa Francesco ha promulgato nuove norme penali su una serie di questioni, tra le quali c’era la pedofilia ma in modo non esclusivo né dettagliato. Ora arrivano specifiche norme anti-abusi.

    «La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo», scrive il Papa nel motu proprio. «Cristo stesso infatti ci ha affidato la cura e la protezione dei più piccoli e indifesi: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Abbiamo tutti, pertanto, il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa». Di conseguenza, il Papa vuole «rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili» nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano.

    La nuova legge in dodici articoli, firmata il 26 marzo e in vigore a partire dal prossimo 1° giugno, parte dalla normativa vigente nonché dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (1989), per sanzionare i «delitti contro i minori» definiti nella legge promulgata dal Papa nel 2013 (vendita di minori, violenza sessuale su minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile, pedopornografia, detenzione di materiale pedopornografico) ed equipara al «minore» la «persona vulnerabile», che viene precisamente definita: «È vulnerabile ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».

    Il termine di prescrizione «è di venti anni e decorre, in caso di offesa ad un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età». La legge sancisce che «fatto salvo il sigillo sacramentale» della confessione, «il pubblico ufficiale, che nell’esercizio delle sue funzioni abbia notizia o fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima» del reato «deve presentare denuncia senza ritardo», e «il pubblico ufficiale che omette o indebitamente ritarda la denuncia di cui al comma precedente è punito con la multa da euro mille a euro cinquemila», mentre «se il fatto è commesso da un agente o ufficiale di polizia giudiziaria, la pena è la reclusione fino a sei mesi»; fatto sempre salvo il sigillo confessionale, «può presentare denuncia ogni altra persona, anche totalmente estranea ai fatti, che sia a conoscenza di comportamenti in danno di un minore». Nel caso che l’accusato sia un sacerdote o un religioso, il Promotore di giustizia, ossia il Pm vaticano, informa il suo superiore «per l’adozione delle misure previste dal diritto canonico».

    La legge stabilisce poi dettagliatamente i diritti della persona offesa, compresi i diritti alla privacy, nonché le accortezze relative alle audizioni del minore durante il processo; norma lo svolgimento delle indagini, stabilendo anche la possibilità di nominare un curatore speciale qualora i legali rappresentanti del minore siano in conflitto di interesse; e stabilisce la procedura del giudizio. La legge, ancora, stabilisce che il presidente del Governatorato vaticano dispone linee guida per la tutela dei minori e la Direzione di Sanità e Igiene dispone un «servizio di accompagnamento per le vittime di abusi», che offre alla vittima ascolto, assistenza medica, psicologica e giuridica (non si fa menzione di indennizzi). La legge si conclude con alcuni articoli che normano la informazione e formazione necessaria a chi lavora in Vaticano e il reclutamento di personale idoneo ad interagire con i minori.

    Nelle «linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano», il Papa traduce in indicazioni pratiche e dettagliate le norme per «i fedeli residenti nello Stato, nonché nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo», non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali ma più in generale per la tutela dei minori sotto tutti gli aspetti. Tra i molti temi affrontati il divieto di castighi corporali, il divieto di chiedere ad un minore di «mantenere un segreto», la necessità per un adulto in presenza di un minore di «essere sempre visibili agli altri», e ancora i casi di bullismo tra minori e i rischi dei social network. Significativa l’introduzione di «un referente per la tutela dei minori il quale coordina e verifica l’attuazione» delle linee guida, nominato dal Vicario generale, attualmente il cardinale Angelo Comastri, il quale «ogniqualvolta la notizia di reato non sia manifestamente infondata», «la segnala al Promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano e allontana il presunto autore dei fatti dalle attività pastorali del Vicariato».

    Va sempre garantita la «presunzione di innocenza» e, se i reati possono essere reiterati, è prevista l’applicabilità di misure cautelari. Se le accuse sono infondate vanno archiviate, ma conservate in archivio. Infine, «chiunque sia dichiarato colpevole» di aver commesso un reato «sarà rimosso dai suoi incarichi; gli sarà comunque offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, nonché ai fini del reinserimento sociale».

    Obiettivo di questo insieme di nuove norme, spiega il Papa nel motu proprio, è che «sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti – sottolinea Jorge Mario Bergoglio – la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati; sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta – conclude il Pontefice – una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».