Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

    Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

    Tatiana Santi

    Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. Anche se è un tabù riemergono regolarmente sulla stampa casi di abusi su minori perpetrati dai preti in Italia. Delitti che segnano per sempre una vita, ma rimangono impuniti. Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano.

    Dall’Irlanda durante il suo recente viaggio in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, Papa Francesco ha chiesto scusa alle vittime degli abusi perpetrarti dai sacerdoti. La Chiesa, secondo le parole del Papa, non ha saputo in passato affrontare in modo adeguato questi crimini.

    Quanto è diffuso il fenomeno dei preti pedofili in Italia? Perché questi crimini non vengono puniti e soprattutto le vittime ricevono un sostegno? Sputnik Italia ne ha parlato con Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”.

    — Francesco Zanardi, riguardo all’ultimo scandalo di pedofilia nella Chiesa, cosa ne pensa della lettera di scuse di Papa Francesco?

    — Per quanto riguarda le scuse di Papa Francesco, a prescindere dal fatto che le scuse non bastano, sono talmente tante queste scuse che iniziano ad essere irritanti dal punto di vista delle vittime, servirebbero dei provvedimenti più che delle scuse… Sono ormai anni che le sentiamo e diventano quasi inaccettabili.

    — Lei ha fondato “L’abuso”, una rete di sopravvissuti alle molestie del clero. Quali sono le vostre attività, di cosa vi occupate nello specifico?

    — Iniziamo col dire che non siamo un’associazione finanziata perché in Italia nessuno finanzia un’associazione percepita contro la Chiesa, anche se poi in realtà noi non siamo affatto contro la Chiesa, poiché le vittime sono quasi tutte cattoliche. Per quanto riguarda le attività abbiamo 16 avvocati in Italia e riusciamo a dare assistenza legale gratuita alle vittime dando loro la possibilità di costruirsi una vita. Offrire un aiuto economico alle vittime dà loro la possibilità di effettuare terapie che le possano in qualche modo riabilitare. La nostra è un’associazione piuttosto grossa in quanto siamo più di 700 associati ed abbiamo creato anche una rete di auto aiuto, grazie alla quale le vittime possono conoscere altre vittime vicine a casa loro con cui passare il momento di crisi.

    — Ovviamente parliamo di fortissimi traumi, una storia che le vittime si porteranno dietro tutta la vita…

    — Sono dei traumi da cui generalmente si esce. Il vero problema però è che quando un bambino è molestato da un laico generalmente parte la denuncia e grazie a questo ha una buona capacità di recupero; purtroppo invece quando si è vittima di un prete, a causa della cultura dell’omertà, questi abusi emergono dopo dieci, venti o anche trent’anni! Come può immaginare, rivivere un trauma dopo trent’anni è molto più complicato e finisci per accorgerti che quell’esperienza ha profondamente condizionato i tuoi rapporti sociali e familiari. Voglio insistere sulla necessità che le denunce vengano fatte subito non solo per evitare che ci siano altre vittime ma anche per il recupero di coloro che vittime già lo sono.

    — Ho visto che avete predisposto una mappa sul vostro sito sugli abusi in Italia, ma quanto è diffuso questo fenomeno? 

    — In Italia c’è un grosso problema con lo Stato e con il governo che finiscono per spalleggiare sempre la Chiesa. In Italia non è mai stata fatta una commissione di inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno. Noi con la nostra mappa sul sito abbiamo tentato di quantificare il fenomeno, ma deve tener presente che raccoglie solo gli ultimi 15 anni di informazioni che sono uscite sui media. Bisogna comunque tener presente che parliamo di circa 300 preti pedofili in soli 15 anni! Secondo me anche solo aggiungendo un 20%, a esagerare, di sommerso diventerebbero veramente tanti.

    — Vediamo quindi come funziona generalmente quando si scopre un caso di pedofilia nella Chiesa. Solitamente il prete non viene arrestato, denunciare è molto difficile… ma che cosa avviene in questi casi in Italia?

    — Generalmente non avviene quasi niente! Adesso noi stiamo seguendo il caso particolarmente importante dei chierichetti del Papa abusati in Vaticano da Gabriele Martinelli: nonostante il caso sia avvenuto ad un metro dalle porte di casa del Papa non è successo nulla. Gabriele Martinelli non è stato sospeso e si è ripetuta la solita routine: scoppia il caso, esce quindi sui giornali, ma finita l’ondata mediatica si cerca di far finta di niente. A Malta invece abbiamo il caso di don Felix Cini che nonostante sia già stato stracondannato per abusi sui minori è in mezzo ai bambini ed è ancora prete. Questa purtroppo è la modalità della Chiesa…

    Vede, irritano le parole di Bergoglio che dice di voler fare ma non ha ancora abrogato la famosa direttiva segreta del 1962, che fu scoperta nel 2004 dagli americani, in cui si spiega come gestire i casi di abusi sessuali. Perciò Bergoglio dovrebbe iniziare ad eliminare questa direttiva ed avrebbe una soluzione semplicissima per risolvere il problema: ordinare ai propri vescovi di denunciare questi casi alle autorità civili dei paesi dove avvengono. Invece non lo fa continuando a gestire invece a livello interno la questione. Se andiamo poi a vedere quali sono le sanzioni vediamo che sono la sospensione del prete o la riduzione allo stato laicale che non cambia niente poiché in questo caso pur non avendo più un pedofilo prete avremo comunque un pedofilo libero!

    Alla vittima non viene data quindi alcuna possibilità di recupero e né vengono dati dei risarcimenti. Le vittime non possono così usufruire di strutture che permettano loro di riprendersi. Per tutto questo, insisto, le scuse sono veramente molto irritanti.

    — Siamo quindi di fronte ad un sistema bloccato, secondo lei perché non si riesce ad interrompere questo circolo e dopo tutti questi anni non si riesce a fare niente?

    — Il perché è piuttosto semplice: se la Chiesa decidesse di dare in gestione alle autorità civili il problema della pedofilia le vittime otterrebbero dei risarcimenti. Tutto ciò porterebbe a quello che è successo negli Stati Uniti dove decine di diocesi sono fallite. Un caso interessante è poi la Svizzera, dove il governo ha fatto una cosa molto intelligente e civile togliendo la prescrizione su questo tipo di reati, mettendo la Chiesa di fronte al dilemma se pagare subito le vittime o se aspettare che fosse un tribunale a dir loro quanto avrebbero dovuto pagare. Grazie a questo espediente la Chiesa in Svizzera ha proposto i risarcimenti alle vittime.

    — La pedofilia nella Chiesa è un problema che si conosce ma di cui non se ne parla, secondo lei quando smetterà di essere un tabù e si comincerà ad agire realmente? Qual è il suo auspicio?

    — Dove i governi si sono mossi anche la Chiesa s’è mossa, ne sono degli esempi l’Australia, gli Stati Uniti e l’Argentina. Purtroppo il grosso problema della Chiesa in Italia è il governo che non muove un dito, cosicché la Chiesa poi agisce di conseguenza. È ovvio che se lei parcheggia in divieto di sosta non va a cercare il vigile che le faccia la multa, la Chiesa fa la medesima cosa con la pedofilia: se non viene messa in riga ad affrontare questo problema difficilmente essa cambierà da sola. Siamo di fronte ad un paradosso italiano: le vittime non chiedono giustizia alla giustizia ma la chiedono al Papa… e questo dovrebbe far capire molto bene in che situazione siamo.

  • “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

    di Viola Stefanello

    Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

    Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

    Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

    “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

    “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

    Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

    La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

    TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

    Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

    “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

    Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

    “Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

    “Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

    Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

    “Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

    Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

    Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

    In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

    Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

    Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

    All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

    “Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

    La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

    E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

    Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

    “Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

    Un quadro legale sconfortante

    Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

    “Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

    Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

    La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

    E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

    Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

    “È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

    Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

    “Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

    https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/

  • Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Don Ruggero Conti – Ha preso 14 anni, sfugge al carcere per “depressione” e la Curia non risarcisce le vittime

    di Angela Camuso

    Il Papa chiede perdono per i preti pedofili ma chissà se muoverà un dito per i ragazzi violentati dal sacerdote protagonista del più clamoroso caso di abusi sessuali in Italia. L’ex parroco della borgata romana di Selva Candida, don Ruggero Conti, 63 anni, all’epoca dei fatti anche economo della Curia di Santa Rufina è stato condannato nel 2015 in via definitiva a 14 anni e due mesi di carcere per aver violentato 7 minorenni (esclusi altri casi prescritti). I poveretti non hanno ottenuto neppure un euro di risarcimento, né dal sacerdote né dalla Curia.

    E il loro carnefice non è mai stato in galera escluso un periodo durante le indagini preliminari. Il pedofilo in questione infatti, già delegato alle politiche della famiglia dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo essere stato arrestato una prima volta, nel 2008, si è visto ripetutamente concedere dal tribunale di Sorveglianza di Milano gli arresti domiciliari per motivi di salute.

    “Depressione”, è la diagnosi. Fatti i conti, nonostante lo scandalo sia scoppiato dieci anni fa, il prete ha vissuto dietro le sbarre per meno di due anni. Poi sempre in convento o in clinica.

    Nel settembre scorso il Tribunale si sorveglianza di Roma, quando don Conti era in una casa di cura nei pressi della Capitale, aveva deciso che le sue condizioni fossero compatibili con il carcere e aveva mandato i carabinieri in clinica per arrestarlo. Don Ruggero però nottetempo era evaso, salendo a bordo di un taxi con destinazione Milano. Giunto nel capoluogo lombardo, il prete si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele accusando un malore. Così era entrato nella giurisdizione del tribunale di Milano a esprimersi in merito alla sua salute ed è di nuovo ai domiciliari in una clinica lombarda, peraltro vicino ai suoi familiari dal momento che il prete è di Legnano.

    Don Conti, secondo sentenza, è tenuto a risarcire i ragazzini che violentò, all’epoca fra i 13 e i 17 anni, per complessivi 230.000 euro. Le altre parti civili (le famiglie degli abusati e l’associazione antipedofilia “Caramella buona”, che ha assunto la difesa delle vittime) attendono 57.000 euro. Il prete si è dichiarato nullatenente. Muro di gomma dalla Diocesi di Roma, a cui gli avvocati di uno dei ragazzi violentati si erano rivolti in via bonaria con una lettera all’allora vicario di Sua Santità, cardinale Agostino Vallini. L’arcivescovo aveva risposto che l’affare era di competenza della Curia di Santa Rufina di cui era economo lo stesso don Ruggero e a capo della quale è rimasto lo stesso vescovo indagato e poi prosciolto dall’accusa di aver coperto il prete pedofilo: monsignor Gino Reali, che ricevette più volte segnalazione e persino la denuncia scritta a mano da parte di un ragazzo ma non denunciò don Ruggero, anzi lo riconfermò parroco.

    “È una vergogna. Il Papa non potrà affrontare il problema della pedofilia nella Chiesa fin quando non avrà il coraggio o la forza di affrontarlo in Italia – dichiara Roberto Mirabile, presidente e fondatore di Caramella Buona –. Sono convinto che il Papa subisca fortissime pressioni in Vaticano affinché in Italia non si apra il Vaso di Pandora, perché scoppierebbe il pandemonio”.

    (trascrizione da IL FATTO QUOTIDIANO del 28 agosto 2018)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/pedofilia-il-prete-condannato-non-paga-i-danni/

  • Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    I drammi della pedofilia nella Chiesa rimbalzano da Australia a Cile, da Usa a Irlanda, ma poco è stato fatto. Anzi emerge una formidabile opera di occultamento

    Le parole non bastano più. Neppure le parole di scusa e di vergogna. Ci vogliono azioni, precise, contro la pedofilia del clero cattolico. È questa la cifra dell’impatto del rinnovato ribollire in tutto il mondo (dall’Australia al Cile, dagli Stati Uniti all’Irlanda) dei drammi della pedofilia nella Chiesa. La “protesta delle scarpe “lasciate sul selciato di Dublino da un gruppo di vittime era accompagnata dallo striscione “no words”.

    Pairs of baby shoes are hung from black ribbons on Gardiner Street in Dublin in memory of the children who died at the Bon Secours Mother and Baby Home in Tuam, Co Galway, during the visit of Pope Francis to Ireland. (Photo by Niall Carson/PA Images via Getty Images)

    La stessa cosa ha chiesto direttamente rivolgendosi al Papa il primo ministro irlandese Leo Varadkar, nel suo messaggio di benvenuto. “Usi il suo ufficio e la sua influenza”. L’ufficio ha che fare con le competenze e la giurisdizione, l’influenza con la guida religiosa e morale. L’ufficio con l’azione, l’influenza con le parole, l’insegnamento. E Varadkar ha parlato prima di ufficio e poi di influenza, forse non a caso. Ma lo stesso primate d’Irlanda Eamon Martin, arcivescovo di Armagh, ha dichiarato in una serie di interviste televisive che “la gente vuole qualcosa di più di espressioni di dispiacere”.

    Due luoghi e due tempi sono uniti in questa visita di Papa Francesco In Irlanda. La presenza del Pontefice alle giornate mondiali delle famiglia, che ha preceduto quella di oggi e domani a Dublino, si era svolta tre anni fa durante la visita ufficiale negli Stati Uniti, a Philadelphia. E paradossalmente proprio da lì è arrivato nelle scorse settimane il Rapporto del Gran Giurì che ha nuovamente inchiodato la Chiesa cattolica al suo passato carico di abusi sessuali su minori.

    Il Papa nella lettera di lunedì scorso si è rivolto a tutto il popolo di Dio, ha paradossalmente sottolineato la sua solitudine di Pastore. Nel testo nessun riferimento ai vescovi e alla loro responsabilità. Ma il richiamo a quanto già ebbe a scrivere Benedetto XVI proprio agli irlandesi. Nel 2010. Cioè otto anni fa.

    Due date, due tempi, distanti quasi un’infinità. E non sembra essere cambiato molto. Anzi. Due cardinali hanno dovuto dare forfait a Dublino, il cardinale di Washington Wuerl, chiamato in causa dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, e il presidente della Commissione pontificia per la tutela dei minori, Seán O’ Malley, impegnato in un’indagine urgente su abusi commessi nel seminario della sua Diocesi. Un cardinale è imputato in Cile (Ezzati) e uno è sotto processo in Australia (Pell).

    L’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro, in una lettera che ha indirizzato a Francesco esattamente un mese fa, il 25 luglio, ha ricordato di aver incontrato il Papa a Philadelphia nel 2015 all’incontro mondiale delle famiglie, di aver condiviso le sue parole contro gli abusi, ma tre anni dopo gli ha chiesto conto del perché non abbia fatto niente in relazione alla responsabilità dei vescovi. Già di per sè una lettera del genere, scritta su carta intestata, dovrebbe sollevare molti interrogativi, e certamente non può essere valutata con leggerezza.

    Nei giorni scorsi “dall’entourage papale” è stato negato ufficiosamente che sia in preparazione una seconda lettera del Papa ai vescovi cattolici. Ma intanto una nuova inchiesta è partita nel Missouri, da parte di un altro Gran Giurì. E tra gli arcivescovi che allora avevano responsabilità ci sono il cardinale di New York Dolan e il cardinale conservatore Burke.

    Se è vero che quasi la totalità dei casi denunciati di recente nel mondo (317 in Irlanda, nel 2017 ) risalgono a prima dell’anno Duemila, tuttavia tale ritardo nelle denunce dimostra che il sistema di occultamento è stato formidabile.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/08/25/le-parole-non-bastano-piu-clamorose-proteste-in-irlanda-per-la-pedofilia-insufficienti-le-scuse-del-papa_a_23509327/

  • ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA NOTIZIE MONDIALI     #ECAinIreland

    Leader dei sopravvissuti e attivisti per reagire alla discussione sulla tutela dei minori al WMOF (World Meeting of Families – Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    Gruppo di sopravvissuti del mondo per convocare una conferenza stampa / gruppo, poco dopo la sessione della tutela dei minori al WMOF

    Alla conferenza stampa sarà presente l’ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che è stato rimosso per essere stato troppo esplicito

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Sei importanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina.

    L’argomento della sessione WMOF è “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. A questa tavola rotonda saranno presenti due ex membri e un membro attuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    È l’unica discussione della conferenza WMOF di tre giorni sugli abusi sessuali del clero, nonostante il riaccendersi della tempesta mondiale intorno alla crisi.

    Alle 12.00, un’ora dopo la fine della discussione di salvaguardia WMOF, si riunirà un gruppo di importanti sopravvissuti, attivisti e esperti.

    La tavola rotonda reagirà alla sessione WMOF. Il gruppo di mezzogiorno discuterà anche sul perché la chiesa non può garantire la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, salvaguardando al contempo i criminali abusatori del clero con la complicità dei vescovi.

    CHI – DETTAGLI:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • Pedofilia, la petizione online del prete che chiede le dimissioni dell’arcivescovo di Lione

    Pedofilia, la petizione online del prete che chiede le dimissioni dell’arcivescovo di Lione

    Il prelato è sotto processo per non aver denunciato gli abusi sessuali commessi nella sua diocesi e in particolare quelli di un prete, Bernard Preynat, accusato di pedofilia da un gruppo di ex scout

    “Dimettervi da cardinale e da arcivescovo sarebbe certamente la morte civile, ma sareste finalmente all’altezza degli eventi”: scrive al suo superiore padre Pierre Vignon, il sacerdote di Valence, nella regione francese del Rodano-Alpi, che ha patrocinato su change.org una petizione on line perché il cardinale Philippe Barbarin “si assuma infine le sue responsabilità”. Il prelato è sotto processo per non aver denunciato gli abusi sessuali commessi nella sua diocesi e in particolare quelli di un prete, Bernard Preynat, accusato di pedofilia da un gruppo di ex scout. Con una lunga lettera aperta al suo superiore, padre Vignon appoggia la sottoscrizione aperta da due associazioni, l’Avref (Aiuto alle vittime delle derive dei movimenti religiosi in Europa e alle loro famiglie) e La Parole liberée, e invita il cardinale a rinunciare alla sua carica. “Avrebbe già dovuto rimetterla dopo il suo lapsus: Grazie a Dio i fatti sono prescritti” gli ricorda il sacerdote di Valence, che si sarebbe deciso a questo passo dopo l’addolorato intervento del Papa sulle centinaia di casi di pedofilia in America: “Ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare – ha scritto il pontefice -, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Padre Pierre Vignon si è sentito chiamato in causa: “L’appello del Papa è chiaro. Il Popolo di Dio deve reagire, ed è dunque mio diritto spingere a farlo -. Siamo in una di quelle ore cruciali della storia nelle quali s’impongono grandi azioni”. Il portavoce dell’arcivescovo di Lione ha replicato che quella del sacerdote è un’iniziativa personale e che il cardinale si è già scusato. Barbarin ha sempre negato di aver coperto aggressioni sessuali, ma ha ammesso in un’intervista a “Le Monde” che i suoi provvedimenti non erano stati all’altezza della situazione e di “aver commesso degli errori”, nel tentativo di contenere gli scandali. Ai microfoni di BFMtv padre Vignon, lo ha invece accusato di aver preferito, con la sua omertà, “mettersi al fianco del predatore anziché dalla parte delle vittime” e di aver lasciato “il predatore” impunito al suo posto.

    Ai primi di settembre sarà resa nota la nuova data del processo, già rinviato per questioni procedurali. Proprio in attesa di una sentenza, il Papa aveva sospeso il suo giudizio sulla vicenda, in una intervista concessa a La Croix nel maggio del 2016 e aveva detto, a proposito delle dimissioni dell’arcivescovo: “Vedremo dopo la conclusione del processo. Ma adesso sarebbe un’ammissione di colpa”. La raccolta di firme invece procede velocemente: nelle prime 18 ore ha già superato le 4.000 firme e si avvicina all’obiettivo di 5.000.

    https://www.corriere.it/esteri/18_agosto_22/pedofilia-petizione-online-prete-che-chiede-dimissioni-dell-arcivescovo-lione-e0715f54-a592-11e8-8d66-22179c67a670.shtml

  • I sopravvissuti e gli attivisti globali rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco

    I sopravvissuti e gli attivisti globali rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco

    I sopravvissuti e gli attivisti del mondo rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco.
    La cultura dell’abuso è un “meccanismo” che vive nelle strutture e nelle leggi della Chiesa, dice il gruppo mondiale.
    Le leggi e le strutture della Chiesa devono cambiare, quindi la cultura dell’abuso finirà.

    Papa Francesco in una dichiarazione odierna, sta riconoscendo che ci sono “un numero significativo di chierici e persone consacrate” che sono stati coinvolti in attività criminali contro i bambini. Questo dovrebbe mettere fine a chiunque continui a credere che sia solo un piccolo numero di chierici coinvolti in questi crimini.

    Il Papa ha detto che “guardando al passato, nessuno sforzo per chiedere perdono e cercare di riparare il danno arrecato sarà mai sufficiente”. Sebbene ciò possa essere vero per il singolo sopravvissuto, ciò che Papa Francesco ha fatto finora per cambiare la struttura della chiesa non è chiaramente sufficiente, e questo è qualcosa che si può fare.
    Si è completamente perplessi perché non l’ha ancora fatto.

    Il Papa sembra credere che il problema degli abusi sessuali da parte del clero e l’insabbiamento dei vescovi sia un problema di “cultura” ecclesiale. Non è solo un problema culturale. È un sistema di leggi canoniche che consente ai sacerdoti di tutto il mondo di rimanere religiosi dopo aver abusato di bambini. È un sistema che consente ai vescovi di rimanere vescovi dopo aver coperto quei chierici. Ed è un sistema che permette al Vaticano di perpetuare o ignorare questa massiccia rete di abusi e insabbiamenti senza doverli modificare.

    Domenica scorsa, l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino, che è il presidente del WMOF 2018 (Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.), ha identificato correttamente dove vive questo male. Vive nelle “strutture che permettono o facilitano l’abuso”. Queste strutture che Martin affermava “devono essere abbattute e distrutte per sempre”. Martin lo descrisse come “meccanismi di copertura”. Sono questi meccanismi che creano la cultura della copertura e dell’insabbiamento, non il contrario.

    CONTACT
Peter Isely
ECA Founding Member and Spokesperson, United States survivor
peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
+14144297259 (available GMT)

José Andrés Murillo 
ECA Founding Member, Chilean Survivor
Executive Director Fundación para la Confianza
josemurillo@paralaconfianza.com,  contactus@ecaglobal.org
    +56997087182

    CHI SIAMO
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringe la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea della Corte rappresentano oltre 15 paesi e 4 continenti. https://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    LINKS
    http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2018/08/20/180820a.html

  • Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Il pontefice ha scritto direttamente ai fedeli: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono”

    RIMINI. “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Dopo le parole di ieri del nunzio a Washington, Christophe Pierre, che al Meeting di Rimini ha detto che in merito allo scandalo della Pennsylvania – un’indagine che mette impietosamente sotto accusa 301 sacerdoti e riporta alla luce violenze inaudite su minori – il Papa è preoccupato, è direttamente Francescoa prendere la parola in una “Lettera al Popolo di Dio” pubblicata oggi e interamente dedicata alla pedofilia da parte del clero. Un’iniziativa che ricorda la lettera di Benedetto XVI nel 2010 scritta direttamente ai cattolici d’Irlanda dopo gli scandali degli insabbiamenti, parole drammatiche che non nascondono l’omertà della Chiesa in merito.

    La pedofilia, scrive Francesco, è “un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità”. E ancora: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

    Papa Bergoglio da tempo ha scelto di stare dalla parte delle vittime. Molte ne ha incontrate in Vaticano, anche in via riservata: “Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte”, ha dichiarato la sala stampa vaticana tre giorni fa in un comunicato dedicato alla Pennsylvania. Ieri, tuttavia, era stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, a chiedere qualcosa di più: “Non è sufficiente chiedere scusa – ha detto -. La mia speranza è che Francesco voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa”. E oggi Francesco scrive: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. Per poi proseguire: “Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità”.

    Francesco punta il dito contro le omissioni della Chiesa: “Oggi – scrive – siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore. Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale”.

    Francesco cita direttamente il report della Pennsylvania. Scrive: “Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benchè si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte”. Secondo il Papa, infatti, “le ferite non vanno mai prescritte”. E in proposito cita la promessa contenuta nel Magnificat: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. “Proviamo vergogna – confida Francesco – quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Francesco ripete anche le parole dell’allora cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdi’ Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/20/news/papa_francesco_con_vergogna_e_pentimento_ammettiamo_di_aver_abbandonato_i_piccoli_lettera_del_papa_sulla_pedofilia-204511557/

  • Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Il Papa sarà il 25 e il 26 agosto in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Ma il dossier pedofilia rischia di pesare come un macigno e anche di oscurare il primo obiettivo che è appunto l’incontro con le famiglie che arriveranno a Dublino da tutto il mondo, già a partire da martedì 21. L’eco dell’ultimo scandalo, quello della Pennsylvania, arriva infatti fino a Dublino. Due sono i cardinali americani che hanno già cancellato la loro presenza all’evento, Donald Wuerl e Sean O’Malley, per seguire le vicende che stanno mettendo in grande difficoltà la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Ma anche dalla stessa Irlanda arriva l’appello affinché la questione degli abusi del clero sui minori sia tra i temi trattati dal Papa. Pronta per domenica 26 una manifestazione al Garden of Remembrance, nel pomeriggio, quando Francesco si appresterà a celebrare la messa conclusiva. “La verità conta. Senza la verità, non può esserci giustizia”, afferma il direttore esecutivo di Amnesty International Irlanda, Colm O’Gorman. Il timore è che la visita del Papa in Irlanda “ignorerà la necessità di riconoscere onestamente e rispondere al grave danno causato a molte persone dalle azioni e dai fallimenti delle istituzioni della Chiesa Cattolica Romana. Grave danno che è riverberato attraverso le generazioni, e che in qualche modo tocca ogni persona in Irlanda”, sottolineano gli organizzatori di ‘Stand for Truth’, come è stata chiamata l’iniziativa di domenica prossima. Ha già annunciato la sua partecipazione Marie Collins, ex vittima di pedofilia del clero ed ex componente della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori, che si era dimessa in polemica con il Vaticano, soprattutto la Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal card. Gerhard Mueller, per la lentezza con cui procedevano le decisioni contro i preti pedofili. A chiedere una parola del Papa è anche l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin. “Non è sufficiente chiedere scusa”. “La mia speranza è che Papa Francesco – ha detto il vescovo – voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa. Il Papa deve parlare francamente del nostro passato, ma anche del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Chiesa che ispiri fiducia”. Il Nunzio a Washington, mons. Christophe Pierre, a margine del Meeting di Cl a Rimini, ha invece commentato la situazione negli Usa: “Vedo una preoccupazione seria dei vescovi e anche da parte del Papa. Dobbiamo aiutare questa Chiesa e il Santo Padre a superare questa crisi e questo scandalo”. Dall’America c’è poi la posizione del vescovo di Madison, Wisconsin, mons. Robert Morlino: “+ ora di ammettere che esiste una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta devastando grandemente la vigna del Signore”. Ma lo scandalo della pedofilia non è l’unico problema che incombe sulla visita del Papa in Irlanda. Forti sono le polemiche sulla questione delle famiglie ‘arcobaleno’, con uno dei relatori, il padre gesuita James Martin, molto vicino alla comunità Lgbt. I tradizionalisti sono sul piede di guerra ed è stata lanciata una petizione on line per evitarne la partecipazione; secondo gli organizzatori sarebbero state già raccolte 10mila firme.

  • «Basta chiedere scusa per gli abusi, bisogna cambiare le cose»

    «Basta chiedere scusa per gli abusi, bisogna cambiare le cose»

    È la perentoria richiesta del vescovo di Dublino a Papa Francesco, che sarà sull’isola il 25 e il 26 agosto

    DUBLINO – «Non è sufficiente solo chiedere scusa. Le strutture che consentono o facilitano l’abuso devono essere scomposte e suddivise per sempre. Perché non succede? Perché un’affermazione così semplice deve essere ripetuta così spesso?».

    A parlare senza mezzi termini contro lo scandalo pedofilia della Chiesa cattolica è l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, alla vigilia della visita del Papa, che il 25 e 26 agosto sarà in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie.

    «La mia speranza è che Papa Francesco – ha detto il vescovo nell’omelia della messa di oggi – voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa, ad essere più autenticamente la Chiesa di Gesù Cristo con una cultura diversa».

    «Il Papa – dice il vescovo – deve parlare francamente del nostro passato, ma anche del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Chiesa che ispiri fiducia: non la fiducia della popolarità o dell’arroganza, ma la fiducia che proviene da uomini e donne affascinati dal messaggio di Gesù».