Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Si levano da più parti voci per chiedere al Papa di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino che vedrà ospite il gesuita “omoeretico” James Martin. Imbarazzano le presenze di cardinali pesantemente coinvolti nei recenti casi di abusi. A questi si aggiunge il cardinal O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano, che all’ultimo minuto ha annunciato che non ci sarà: nella sua diocesi di Boston è scoppiato un nuovo scandalo. 

    Mentre si levano da più parti voci che chiedono al Pontefice di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino, e mentre la petizione per chiedere che non vi parli il discusso padre gesuita James Martin, sponsor LGBT, ha superato le diecimila firme, il cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano contro gli abusi ha annunciato che non sarà presente all’evento, in cui doveva parlare e moderare una commissione e un dibattito.

    Invece a Dublino, per un appuntamento in cui fanno discutere anche le casule, ci saranno altri cardinali e personaggi che definire problematici ormai è dir poco. Un appuntamento che sin dall’inizio è stato viziato dalla spinta di alcuni settori di Chiesa di sdoganare tutti i “tipi” di famiglia; e la presenza fra gli speaker di James Martin ne è l’esempio più evidente. Ma anche un appuntamento che non può non risentire di una catena di scandali che hanno proprio l’omosessualità nella Chiesa il loro detonatore. Dalle dimissioni del vescovo ausiliare di Tegucicalpa, Honduras, Pineda, braccio destro del super-consigliere del Pontefice, Maradiaga, e grande amico del nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Edgar Peña Parra; allo scandalo di Theodore McCarrick, grande consigliere per gli USA del Pontefice; e adesso al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione dei preti abusatori da parte del card. Donald Wuerl. McCarrick non è solo un cardinale; è l’uomo che ha favorito carriere insperabili come quella del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, e quella di Kevin Farrell, suo vicario (e coabitante per sei anni!) posto da Francesco a capo del dicastero dei Laici, Famiglia e Vita; un uomo per cui, proprio a seguito dello scandalo McCarrick, più di una voce negli USA ha chiesto le dimissioni. Farrell sarà a Dublino, Wuerl (anche se scaduto, come età, da quasi tre anni!) sarà a Dublino, come padre Martin sj.

    Il cardinale O’Malley avrebbe dovuto moderare una commissione e un dibattito sul tema: “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. In una dichiarazione dell’arcidiocesi si spiega che “problemi importanti relativi alla cura pastorale del Seminario di San Giovanni nell’arcidiocesi di Boston, e ai seminaristi iscritti al programma di formazione richiedono la personale attenzione e la presenza del cardinale”. I problemi importanti, anche in questo caso, sono legati all’omosessualità nel clero. Due seminaristi del San Giovanni sono stati accusati di creare un clima di abusi e intimidazioni, con la possibile connivenza del rettore, che o’Malley ha posto in riposo sabbatico da subito, per poter svolgere un’inchiesta senza condizionamenti e interferenze. Ma lo stesso O’Malley può non avere la coscienza del tutto a posto. Tre mesi prima che lo scandalo McCarrick esplodesse in tutta la sua forza la commissione presieduta da O’Malley aveva ricevuto reclami attendibili contro lo “zio Teddy”, e nulla fu fatto. O’Malley partecipò a una cerimonia di omaggio al cardinale in un’atmosfera cordiale.

    Certamente può sembrare utopico che il Vaticano decida di annullare l’incontro mondiale delle Famiglie, e sostituirlo, come qualcuno negli Stati Uniti ha proposto, con due giorni di preghiera e penitenza pubbliche. Anche se sarebbe qualche cosa di molto bello, e più vicino alla realtà della situazione che l’usuale passerella di conferenze. Ma è altrettanto sicuro che alla luce degli scandali che a ripetizione hanno martellato la Chiesa e uomini vicini al Pontefice in questi mesi lo svolgimento “normale” avrà qualche cosa di surreale, e di fittizio. Anche per questo “Ending Clergy Abuse”, un’organizzazione globale che riunisce sopravvissuti, attivisti e esperti ha scritto una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. In essa si chiede che il Pontefice regnante sostituisca dal loro ruolo eminente nella Giornata Mondiale tre cardinali:  Óscar Maradiaga of Honduras, Kevin Farrell e Donald Wuerl, dei quali abbiamo già detto. Devono essere investigati, non onorati, afferma “Ending Clergy Abuse”. E aggiunge: “Se il Papa rimane silenzioso su Wuerl, lo tiene in un posto di onore e rispetto durante il periodo in Irlanda, continua a essere quello che ha detto in relazione al Cile ‘parte del problema’. Ancora una volta starà appoggiando e incoraggiando quella che ha definito ‘una cultura dell’abuso e della copertura nella Chiesa cattolica’.

    La lettera di “Ending Clergy Abuse” ricorda che Wuerl è citato nel rapporto del Grand Jury in Pennsylvania per aver parlato di “circolo del segreto” per descrivere la copertura ecclesiastica degli abusi. “L’omissione del Papa su Wuerl provoca molte questioni. Anche Francesco fa parte del circolo del segreto?”.

    http://lanuovabq.it/it/scandali-e-diserzioni-annullare-il-meeting-di-dublino#.W3hAGeqz08s.facebook

  • Abusi, nuova ondata di scandali nella Chiesa degli Stati Uniti

    Abusi, nuova ondata di scandali nella Chiesa degli Stati Uniti

    Roma, 16 ago. (askanews) – Dopo il caso del cardinale Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo emerito di Washington che a fine luglio ha dovuto rassegnare le dimissioni “da cardinale” nella mani di Papa Francesco dopo che è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali di minori e comportamenti sessuali inappropriati con giovani seminaristi, non si arresta lo scandalo degli abusi – e delle loro coperture – nella Chiesa statunitense.

    Nel 2001 fu proprio negli Stati Uniti, a Boston, che esplose, con una inchiesta del Boston Globe, il primo di una lunga serie di scandali che impose all’agenda della Chiesa cattolica statunitense e, poi, mondiale il tema della pedofilia. Il Papa di allora, Giovanni Paolo II, accolse a Roma, come arciprete della basilica di Santa Maria maggiore, l’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law. Sotto il pontificato successivo, quello di Benedetto XVI, lo scandalo pedofilia è tornato ad esplodere in diversi paesi europei (Germania, Belgio, Italia…) ed ha avuto epicentro in Irlanda, paese dove Joseph Ratzinger inviò una visitazione apostolica che sfociò nella dimissione di una serie di vescovi. Il Pontefice tedesco, in precedenza a lungo prefetto di quella congregazione per la Dottrina della fede alla quale giungono le denunce, adottò una politica severa sia dal punto di vista giuridico che politico nei confronti dei preti pedofili. Linea dura proseguita dal suo successore, Papa Francesco, che ha ulteriormente inasprito le pene giuridiche per il contrasto degli abusi ed ha creato una commissione per la prevenzione della pedofilia. Anche nel suo pontificato, però, quello degli abusi sessuali è diventato un caso che ha avuto il suo punto di caduta iniziale in Cile: Jorge Mario Bergoglio, che inizialmente aveva difeso un vescovo accusato di insabbiare le denunce del potente prete pedofilo Fernando Karadima (condannato in passato dal Vaticano), mons. Juan Barros, ha poi cambiato idea, ha inviato in Cile un suo inviato ad indagare, ha ricevuto diverse vittime di preti pedofili e, da ultimo, ha rimbrottato l’intera conferenza episcopale cilena, che nei mesi scorsi ha rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani.

    Ora lo scandalo è tornato ad esplodere negli Stati Uniti, con nuove rivelazioni che riguardano sempre i decenni passati. Dopo McCarrick, nominato arcivescovo di Washington e creato cardinale da Giovanni Paolo II, in pensione dal 2006, è stata la volta della Pannsylvania, stato nel quale un gran giurì incaricato due anni fa dalla procura ha pubblicato in questi giorni un rapporto di oltre 1300 pagine che portato alla luce che negli ultimi 70 anni oltre 300 sacerdoti hanno abusato sessualmente di un migliaio di minori, con il silenzio complice delle alte gerarchie ecclesiastiche. Il rapporto riconosce che “molto è cambiato negli ultimi quindici anni”, ma sottolinea anche che “l’abuso sui minori nella Chiesa non è scomparso” e denuncia, tra l’altro, che manca tuttora nella Chiesa l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Secondo i membri del gran giurì, peraltro, è ipotizzabile che molti casi ancora non siano venuti alla luce, perché i documenti si sono persi nel frattempo o perché le vittime ancora non si sono fatte avanti, e che, alla fine, siano diverse “migliaia”. Una ipotesi che trova conferma, almeno parziale, nelal notizia data dal procuratore generale Josh Shapiro, secondo il quale da quando è stata creato un numero verde per le denunce sono arrivate 150 tra chiamate e email nel giro di 24 ore. A suscitare l’interesse della stampa statunitense, in particolare, è il cardinale Donald Wuerl, oggi arcivescovo di Washington ma per 18 anni vescovo di Pittsburgh, in Pennsylvania, dal 1988 al 2006. Nel frattempo, il cardinale Sean O’Malley, attuale arcivescovo di Boston nonché presidente della commissione pontificia per la tutela dei minori, ha annullato la sua partecipazione al congresso mondiale delle famiglie di Dublino, dove il Papa si rececherà a fine agosto, per seguire le indagini appena aperte al seminario di St John su comportamenti inappropriati di diversi seminaristi, intanto. Recosol (rete dei comuni solidali

    La nuova ondata di scandali negli Stati Uniti avviene mentre la crisi cilena è lungi da essere superata (nei giorni scorsi Francesco ha ricevuto i responsabili della commissione episcopale per il contrasto al fenomeno), e in Irlanda, in vista della visita del Papa, crescono le voci critiche e le aspettative che Francesco affronti il tema degli abusi e incontri le vittime. Tanto in Cile quanto in Irlanda, peraltro, emerge il nome del cardinale Angelo Sodano, oggi 90enne, tuttora decano del collegio cardinalizio, dal 1991 al 2005 Segretario di Stato di Giovanni Paolo II: viene considerato il punto di riferimento di numerosi vescovi cileni, che avrebbe avuto modo di conoscere e sostenere sin da quando era nunzio apostolico in Cile (1977-1988) e la ex presidente irlandese, Mary McAleese, ha recentemente rivelato che il porporato le propose, quando iniziavano le indagini statali sugli abusi sessuali del clero, nel 2003, un accordo per tenere chiusi gli archivi della Chiesa. Offerta che la presidente rifiutò.

    https://it.notizie.yahoo.com/abusi-nuova-ondata-di-scandali-nella-chiesa-degli-132423335.html?_guc_consent_skip=1534497668&guccounter=1
  • Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    In questi giorni si legge ovunque la notizia relativa a quello che sta succedendo in Pennsylvania: più di 1000 vittime di 300 preti pedofili, un rapporto presentato dal Gran Giurì della Procura frutto di due anni di indagini.

    Due “sfumature” mi hanno colpito in modo particolare: il tema sempre ricorrente dei termini di prescrizione, e una specie di “decalogo” per come comportarsi nelle Diocesi.

    Come cattolica non riesco a “digerire” quello che sto leggendo, e non voglio accontentarmi di essere indignata. Mi risulta difficile comprendere, ma credo di essere in buona compagnia – per lo meno di tutte le famiglie delle vittime sparse nel mondo – coma mai non vi sia la volontà SERIA di affrontare il tema della prescrizione. Subire un abuso sessuale è un trauma che spesso viene alla luce dopo anni e anni, e si trova il coraggio di denunciare dopo anni e anni… come mai nessuno ha mai pensato di abolire i termini temporali della prescrizione? Oppure creare periodicamente, in ogni Stato, delle “finestre di tempo” per azzerare questi termini? (In Svizzera è stato fatto, qualche anno fa, se non ricordo male). Sarebbe troppo semplice?

    L’articolo “Abusi sessuali, un rapporto accusa la Chiesa della Pennsylvania” mi fa invece molto riflettere: nel Rapporto vengono esplicitate quelle che sarebbero le modalità EFFETTIVE – non quelle emanate dalla Santa Sede o le Linee Guida UFFICIALI delle varie Conferenze Episcopali – per la gestione dei casi di pedofilia.

    È incredibile lo scollamento tra la teoria (documenti della Santa Sede e delle Conferenze Episcopali) e la pratica (ciò che avviene nelle Diocesi). Non si può tacere!

    Vengono addirittura elencati sei punti:

    • Assicurarsi di usare eufemismi anziché le vere parole che descrivono gli assalti sessuali nei documenti diocesani: non dire mai “stupro” ma “contatto inappropriato” o “questione limite”

    Già… meglio che non rimanga traccia che io Vescovo sapevo… meglio minimizzare… meglio una questione nebulosa…

    Che scandalo. Da cattolica mi vergogno!

    • Non fare una vera inchiesta con personale professionale adeguato, ma svolgere indagini discrete

    Ottima indicazione! In questo modo le prime indagini (Indagine Previa) svolte a livello diocesano, produrranno del materiale “utilissimo” alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha il compito di valutare se e come iniziare il processo canonico. Che documentazione arriverà a Roma?

    Che beffa. Da cattolica mi vergogno!

    • Inviare il sacerdote per una “valutazione” in un centro per il trattamento psichiatrico gestito dalla Chiesa e stabilire se il sacerdote sia pedofilo basandosi principalmente sulle dichiarazioni dello stesso prete e a prescindere dal fatto che ci siano stati contatti sessuali con un bambino

    Una vera ricerca della verità, approfondita e scrupolosa. Chiaro che ogni pedofilo ammette subito “Sì, sono colpevole, arrestatemi, non sono degno di essere un sacerdote, devo risarcire queste e quelle vittime”… E dunque la “valutazione” è obiettiva: perché nutrire qualche dubbio?

    Che tristezza. Da cattolica mi vergogno!

    • Quando un prete viene rimosso, non spiegare perché ma dire ai parrocchiani che è per “motivi di salute” o “esaurimento nervoso”

    La gente, non dico quella che passa per strada e magari non mette mai piede in chiesa, no, parliamo della gente della parrocchia, quella che frequenta, che magari collabora in qualche attività, che si fida, che condivide un cammino di Fede… quella gente lì, che È CHIESA (!), non deve sapere! Deve essere tenuta all’oscuro.

    Ottimo modo per allontanare le vittime di quel prete: non verrebbero credute da nessuno proprio nell’ambiente che hanno frequentato finora.

    Che indignazione. Da cattolica mi vergogno!

    • Se un predatore viene scoperto “non rimuoverlo” ma “spostarlo ad una nuova destinazione dove nessuno saprà che è un abusatore di minori”

    Tutto ciò è fantastico! Così il prete può, indisturbato, in un altro luogo, cercare altri bambini da violentare. Nessuno è allertato, nessuno sa. Perché dovrebbe fermarsi? Non avrebbe altrimenti cominciato… e la giostra continua a girare…

    Non vi è una sorta di concorso di colpa?

    Che rabbia. Da cattolica mi vergogno!

    • Non dire nulla alla polizia

    E qui siamo al culmine. Sentirsi al di sopra della giustizia, al di sopra di tutto, impuniti e ingiudicati. Non importa se hai commesso un reato, non importa se hai cambiato per sempre la vita di chissà quanti bambini che si fidavano di te… non importa… importante è “farla franca”.

    Non ho altre parole. Da cattolica mi vergogno infinitamente!

    Ma quale sarebbe il fine di tutto ciò? Forse salvaguardare il “buon nome” della chiesa?

    Nessuno si pone il dubbio, ai vertici, che una chiesa così non ha tanto da salvaguardare ed è lontanissima dal Vangelo? Nessuno si domanda cosa si sta perdendo ad agire in questo modo?

    I cattolici non sono più disponibili ad avere le “fette di salame” sugli occhi, e non si può più tacere.

    Qualche timido germoglio positivo? Qua e là c’è qualche sacerdote che si esprime, che un po’ si espone. Nell’articolo si cita che uno dei preti indagati è stato segnalato dalla Diocesi stessa, ci si augura possa essere un ESEMPIO per tutte le Diocesi del mondo: chi commette un reato, e parliamo di un reato tra i più diabolici, va denunciato, senza esitazione.

    Ma la FIDUCIA nel cambiamento VA CONQUISTATA, i tempi della fiducia incondizionata nella chiesa, come istituzione, sono finiti: ma non per il mondo – che già non aveva questa fiducia – per i cattolici stessi, per quella parte di Chiesa per cui è ancora valido il discorso della “macina al collo per chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli” (Vangelo di Matteo 18, 6 – 7).

    Solo con i FATTI CONCRETI e NON SPORADICI, in ogni parte del mondo, si potrà ricominciare  a costruire un rapporto di fiducia.

    Una mamma della Rete L’ABUSO. Lettera firmata

  • Gli scandali americani che rischiano di scuotere il Vaticano

    Gli scandali americani che rischiano di scuotere il Vaticano

    Il Vaticano e gli scandali che coinvolgono parte della Chiesa americana. Il cardinale Farrell, considerato molto vicino al cardinal McCarrick, si è dimesso per accuse riguardanti un abuso ai danni di un minore, ma chiacchierato anche per altre molestie

    Il presunto correntone di progressisti presenti in Vaticano è stato preso di mira dai tradizionalisti. Il tutto legato anche agli scandali che stanno emergendo attorno e all’interno della Chiesa americana.

    Il caso del cardinal Theodore McCarrick, il porporato dimessosi qualche giorno fa, ha portato con sè degli strascichi. Almeno in termini di riflessioni pubblicate.

    L’ex arcivescovo di Washington è accusato di aver abusato di un adolescente quando era un prete di New York. Questo è l’episodio per cui, secondo quanto stabilito dal codice canonico, è arrivata la rinuncia. Ma non solo. McCarrick avrebbe poi molestato seminaristi maggiorenni. Alcuni gesuiti americani hanno suggerito alla Chiesa cattolica di provare vergogna. L’ipotesi che circola, ormai abbastanza consolidata, è che più di qualcuno fosse a conoscenza di questi comportamenti.

    “Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo”, ha dichiarato a stretto giro l’ormai ex cardinale.

    I presuli americani stanno intervenendo sulla questione con costanza. Viene condannato soprattutto il silenzio di “chi sapeva”. Il successore a Washington di McCarrick, il cardinal Donald Wuerl, ha chiesto l’istituzione di una commissione ad hoc deputata a indagare sulla veridicitià delle accuse mosse nei confronti degli ecclesiastici. Il cardinale cappuccino Sean O’Malley, già balzato alle cronache di recente per via di un altro caso, quello del vescovo cileno Barros, ha ribadito che le scuse, in casi come questi, non sono sufficienti. Mentre Roma sembrerebbe cercare di prendere le misure, i cosiddetti “tradizionalisti” appaiono scatenati.

    Sì perché McCarrick, all’interno delle consuete categorizzazioni dei vaticanisti, è segnalato come un “progressista”. Così come sarebbe progressista quel cardinal Farrell di cui tanto si parla in questi giorni nelle riflessioni pubblicate su siti e blog dati per vicini all’”area conservatrice”. “Il cardinale Farrell deve lasciare”, si legge sul blog di Marco Tosatti. Sandro Magister, il “principe” dei vaticanisti, ha di recente pubblicato un pezzo in cui scrive di quella che sarebbe la “miracolosa carriera del cardinale Farrell”. Perché? Vediamo.

    “Ma anche la nomina dell’irlandese Farrell a suo ausiliare (di McCarrick, ndr) suscitò stupore – ha sottolineato il giornalista in un passaggio – “. E ancora: “La sua precedente militanza tra i Legionari di Cristo non deponeva certo a suo favore, visto ciò che cominciava a trapelare sulla doppia vita del suo fondatore Maciel e sulle complicità o i silenzi colpevoli di tanti attorno a lui. Ma McCarrick era ormai una potenza, nell’alta gerarchia americana e non solo. Voleva Farrell accanto a sé e lo ottenne, ordinandolo vescovo di persona”.

    Lo stesso Farrell, in qualità di vertice del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, avrebbe avallato la presenza del gesuita James Martin al prossimo incontro mondiale delle famiglie a Dublino. I lettori più attenti lo ricorderanno: James Martin è un gesuita, consulente del Vaticano in materia di comunicazione, che sostiene la necessità di costruire un “ponte” tra la Chiesa e la comunità Lgbt. Il fatto che sia annunciato come relatore al prossimo meetingdedicato alla famiglia ha suscitato parecchie polemiche nel mondo tradizionalista. Ulteriori critiche erano già arrivate per via della notizia della nomina a consulente del Vaticano.

    A Farrell, insomma, qualcuno attribuisce una “svolta Lgbt” all’interno della Chiesa. A essere “bersagliata” dai “tradizionalisti” per la medesima “svolta” è un’intera corrente dottrinale, composta, secondo il punto di vista di commentatori conservatori, dai cardinali Cupich, Tobin e Farrell. Tutti e tre creati cardinali da Bergoglio e tutti e tre, stando ai retroscena, “fedelissimi” dell’argentino.

    Poi c’è una questione del tutto diversa: quella dei sacerdoti della Pennsylvania. Il gran giurì ha definito valide le prove a carico di trecento preti accusati di pedofilia. Il vescovo della diocesi di Harrisburg ha pubblicato l’elenco dei settantuno sacerdoti accusati di abusi ai danni di minori. In Vaticano, insomma, sembrerebbe esserci un bel da fare. Il Papa, in continuità con il suo predecessore, sta affrontando il dramma della pedofilia con mano ferma. Il numero delle dimissioni arrivate dalla sua elezione a oggi non è affatto basso. Segno di come Bergoglio stia agendo senza troppe remore nei confronti di chi è ritenuto colpevole. Delle riflessioni pubblicate sui blog che sono soliti criticare il suo pontificato, invece, Bergoglio ha già dichiarato di non curarsene.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/scandali-americani-che-rischiano-scuotere-vaticano-1563285.html

  • La fine del silenzio delle vittime della pedofilia della Chiesa cattolica italiana

    La fine del silenzio delle vittime della pedofilia della Chiesa cattolica italiana

    ANA MARQUES MAIA

    Francesco. Diego. Emilio. Roberta. Hanno un nome, hanno una faccia. Sono stati vittime di pedofilia da parte del clero italiano ed hanno condiviso le loro storie con il fotografo Tommaso Clavarino, che li ha riuniti nel progetto Confiteor (Io confesso), un documento che vuole causare disagio.

    Il fotografo italiano Tomaso Clavarino è interessato a soggetti controversi, poco documentati, difficili da tradurre in immagine. Per questo motivo, ha deciso di concentrarsi sul tema della pedofilia in un contesto ecclesiastico in Italia. L’influenza del Vaticano su Roma, che il fotografo dice: “contaminare tutti i livelli della società italiana”, fa sì che la cosa abbia poca presenza nei media del paese – una tendenza che ci piacerebbe infrangere con la pubblicazione del progetto di Confiteor (I Confess) nei media e poi nel formato del fotolibro. Decine di casi e testimonianze di vittime di atti di pedofilia da parte dei membri del clero saranno raccolte in un documento che desidera causare disordini all’interno della società italiana e il Vaticano.

    “Era il prezzo da pagare per l’affetto”

    Francesco Zanardi aveva 12 anni quando ha subito il primo abuso sessuale. “Siamo andati tutti nella stessa parrocchia di Savona”, ha detto al fotografo italiano. “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno nè l’altro “. I minori erano accolti della chiesa locale e il prete li portava regolarmente al campo. “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre …  noi che non avevamo nessuno … “

    Per anni, Francesco visse “con la vergogna di questi ricordi”. “Ancora oggi”, aggiunge, “alcune vittime considerano sbagliato denunciarlo perché ci ha amato, anche se in modo distruttivo; perché ci ha dato l’affetto che un ragazzo ha bisogno per crescere “. Francesco ha mantenuto il segreto di questo passato per 30 anni ma, nel 2009, dopo aver condiviso la storia con un amico, ha deciso di renderlo pubblico. “Oltre a riferire il suo caso alle autorità, Francesco ha fondato l’associazione Rete L’Abuso, che descrive come” un gruppo di attivisti volontari, vittime e professionisti “, che si dedicano a segnalare casi di abuso violenza sessuale perpetrata dai sacerdoti della Chiesa cattolica e alla protezione legale e psicologica delle vittime.

    Senza l’aiuto di Francesco e del suo voluminoso archivio di casi in Italia negli ultimi decenni, il progetto fotografico Confiteor (I Confess) non avrebbe mai conosciuto la luce del giorno. Tomaso Clavarino ha detto a P3, tramite Skype, che ha dedicato due anni e mezzo di lavoro continuo al lavoro che sta pubblicando per la prima volta su un supporto di comunicazione sociale. “Non è stato facile trovare vittime di abusi ed è stato ancora più difficile convincerli a partecipare”, ha affermato. “Non si fidano delle persone, per non parlare di fotografi e giornalisti. Si vergognano, hanno paura, non vogliono rivivere o condividere i loro ricordi. In molti casi, anche la stessa famiglia non conosce il loro passato. “

    Clavarino ha fatto decine di contatti per poter dare forma al suo progetto. “In ogni dieci persone, in media solo tre hanno accettato di partecipare.” Il primo ritratto è stato Francesco. “Dopo gli abusi sessuali di cui era stato vittima, ha iniziato a usare droghe. È una fuga comune tra le vittime della pedofilia “, dice il fotografo. Tossicodipendenza, alcolismo, depressione, tentativi di suicidio sono alcune delle conseguenze a lungo termine dell’abuso sessuale infantile.

    Diego, ad esempio, anche lui vittima di pedofilia da un membro della Chiesa cattolica italiana, prende un “cocktail di compresse antidepressive al giorno” e nessuno di questi è in grado di liberarlo dai sintomi del dolore. Non c’è lavoro. “Le sue condizioni cliniche hanno fatto sì che gli fosse ritirato il porto d’armi, uno strumento necessario per l’adempimento della sua funzione, quello della guardia privata”, spiega il fotografo. “Nella vita delle persone, tutti gli eventi sono intrecciati. Le cicatrici dell’abuso sessuale infantile non scompaiono mai “.

    “L’abbraccio è diventato una porta chiusa”

    Emilio ha lo stesso sogno ogni notte: “La mano pelosa del prete lo afferra e lo porta in una stanza buia”. È cresciuto in Calabria, nel sud Italia, in una piccola città di montagna, con il sogno di diventare un giorno un prete. È stato in seminario che ha incontrato il suo aggressore. “È stato il primo insegnante a prestare maggiore attenzione ai bambini”, ha detto Emilio al fotografo. “L’attenzione si è trasformata in un abbraccio e l’abbraccio è diventato una porta chiusa di notte”.

    Emilio era solo uno dei tanti ragazzi che il sacerdote segretamente visitava. “Ci sono molte vittime che mi raccontano di preti che li hanno abusati come persone molto importanti nella loro vita”, spiega il fotografo. “Per il bambino, è bello essere tra i preferiti del sacerdote, è qualcosa che lo rende felice. Significa che puoi andare a casa sua, guardare la TV in sua compagnia. Forse il prete li ha persino nominati il suo capitano o capitana di una partita di calcio. C’è un gioco di potere, di privilegio, stabilito nel tempo tra il prete e il minore.”

    “L’abuso sessuale che sorge nella relazione costituisce un atto di violenza fisica, sì, perché il contatto è fisico, ma la violenza psicologica alla base di quell’atto è ugualmente rilevante. È particolarmente seria perché i bambini si fidano di quest’uomo. Oltre l’abuso sessuale, vengono traditi. E quando viene da qualcuno che è spesso il sostituto del padre o della madre, il danno diventa esponenziale. È molto importante non dimenticarlo. “

    “Il lupo caccia sempre le pecore più deboli”

    Secondo la ricerca di Tommaso Clavarino, ci sono tratti comuni tra tutte le vittime di abusi sessuali che ha conosciuto: “All’epoca erano bambini poveri che vivevano in piccoli villaggi o villaggi dove la Chiesa e il sacerdote giocavano ancora un ruolo di grande rilevanza sociale “.

    “Quando penso in questi casi, ricordo sempre la storia che i miei genitori mi hanno detto da bambino sulle pecore e il lupo” racconta. “Il lupo caccia sempre le pecore più deboli della mandria, dicevano. I bambini più poveri, quelli meno istruiti, che hann una storia di problemi familiari, in questo contesto verranno sempre scelti.  La ragione è semplice:” Perché è più facile “. Nei villaggi e borghi italiani,” il sacerdote è una delle persone più importanti della comunità “, afferma il fotografo. “Attraverso l’istituzione, distribuisce beni per le famiglie, li aiuta. Inoltre, gode di uno status che facilita la loro integrazione : E ‘una persona di benvenuto nei pranzi domenicali, è l’illustre ospite di un pranzo di Natale “e lascia un avvertimento:” A volte, le persone sanno che il prete è il ‘lupo’, ma non possono – o non vogliono – cacciarlo fuori perché i legami creati con esso sono troppo importanti. Ci sono casi in cui la Comunità è, infatti, consapevole degli abusi, ma sceglie di non vedere, non sentire, non reagire. Perché è meglio per tutti che non cambi nulla. “Il fattore economico può essere decisivo nel seno di una comunità svantaggiata. “E ‘più facile per un prete pedofilo ‘cacciare’ in questo ambiente che nel bel mezzo della alta società di Milano, dove non c’è necessità e dove i fedeli non dipendono dalla Chiesa o dal rapporto con il sacerdote in alcun modo.”

    Roberta, una siciliana di Augusta – una città che Clavarino ha definito “difficile” – aveva 16 anni quando è stata vittima di abusi sessuali. “È stata violentata all’interno della chiesa dal prete”, ha detto Tomaso. “Ha deciso di andare alla polizia per denunciarlo. La polizia ha suggerito di portare con sé una telecamera nascosta e filmare il nuovo abuso. Lo ha fatto. Il prete è stato arrestato “. Quello che è successo al suo arresto è stato inaspettato. “La comunità di Augusta ha isolato Roberta, l’ha disprezzata. È stata la sua stessa famiglia a dare il via ad una manifestazione di sostegno del sacerdote. La gente le gridava per strada che era una prostituta, che aveva denunciato il prete per soldi. Questo è un caso illustrativo del sostegno che un sacerdote colpevole può ricevere da una comunità. E dagli effetti collaterali imprevisti che possono derivare da una denuncia, per una vittima di abusi sessuali “.

    “Essere un prete aiuta a non essere arrestato”

    Tommaso Clavarino non sa se essere un prete è un vantaggio per un molestatore sessuale, ma è sicuro che “essere un prete aiuta a non essere arrestato” quando commette tali crimini. Il potere economico della Chiesa e del Vaticano è, secondo il fotografo, un fattore importante ma non sempre decisivo. “Il potere finanziario determina la qualità della difesa”, spiega. “E quando dico che le vittime provengono da ambienti socio-economici svantaggiati, significa che non hanno mezzi per sostenere le spese di una difesa forte e competente. Gli avvocati d’ufficio sono quasi sempre assegnati alle vittime e il risultato è prevedibile “.

    Ma, in realtà, pochi casi arrivano nei tribunali italiani. Perché? “Perchè la Chiesa, l’istituzione, è la prima ad essere informata quando accade un caso di pedofilia che coinvolge un religioso in Italia.” Secondo l’accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede nel 1984 (addendum al punto 2 , comma b), “la Repubblica italiana provvede affinché l’autorità giudiziaria comunichi all’autorità ecclesiastica dell’area in cui si svolgono i procedimenti penali contro gli ecclesiastici”. Questo preavviso con l’azione impostata dal documento rilasciato dal Vaticano nel 1962, dal titolo Crimen Sollicitationis – un documento inviato a tutti i vescovi italiani che indica il modus operandi in casi cattiva condotta sessuale da parte dei membri del clero -, ostacola il progresso del processo giudiziario. “Quello che succede di solito è che il prete viene trasferito in un altro distretto. Di solito è collocato in un’altra città, dove non è conosciuto. Tuttavia, il nuovo parroco e gli altri membri della Chiesa intervengono per convincere la vittima a ritirare la denuncia o per dissuaderli dal fare la denuncia, anche ricorrendo ad un risarcimento monetario in cambio del silenzio. “

    La dichiarazione del fotografo è corroborata dal rapporto del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, pubblicato il 25 febbraio 2014, nel quale si afferma che, nel contesto in questione, “i bambini e le loro famiglie erano spesso accusate e screditate dalle autorità religiose, scoraggiate dal presentare una denuncia e, in alcuni casi, umiliate pubblicamente “. “Il silenzio e la riservatezza sono imposte alle vittime e alle loro famiglie come precondizione per il risarcimento finanziario”.

    Casi “volontariamente dimenticati”

    Nel caso in cui il processo sia strettamente interno – quando il bambino e la famiglia comunicano solo con l’istituzione ecclesiastica e non con le autorità civili – la possibilità di lasciare il parroco della sua professione o il verificarsi di una punizione può diventare ancora più remota. Il summenzionato rapporto delle Nazioni Unite afferma che “grazie a un codice di silenzio imposto [dalla Santa Sede] a tutti i membri del clero – a pena di scomunica – i casi di abusi sessuali su minori sono stati segnalati raramente alle autorità dei paesi in cui sono stati commessi i crimini “. “Al contrario”, continua, “ci sono stati casi di suore e preti che sono stati ostracizzati, retrocessi, allontanati dall’istituzione, per non aver rispettato l’obbligo del silenzio; così come ci sono stati casi di sacerdoti che sono stati congratulati o premiati per aver rifiutato di denunciare i loro colleghi violentatori sessuali “.

    Le Nazioni Unite accusano anche la Santa Sede di ” dare sistematicamente priorità alla conservazione della reputazione della Chiesa e del presunto autore del reato a scapito dell’interesse e della protezione delle vittime minorenni [degli abusi sessuali]”.

    C’è un altro fattore nel diritto italiano che è un deterrente alla denuncia e che riguarda lo statuto delle limitazioni. “Molte delle vittime capiscono quello che è successo solo quando sono adulti. Capiscono di essere stati vittime di un atto criminale solo molti anni dopo il verificarsi dell’evento. In molti casi, il coraggio e la volontà di denunciare questi crimini vanno contro la legge italiana, che ritiene che, dopo 20 anni, un atto di pedofilia smette di essere un crimine.

    “In Italia ci sono materie intoccabili”

    Secondo l’autore di Confiteor (I Confess), i media italiani sono condizionati a trattare “attentamente” tutte le questioni che coinvolgono la Chiesa e il Vaticano, motivo per cui in così tanti paesi già “esploderanno scandali” legati alla pedofilia e la Chiesa cattolica e in Italia c’è il silenzio. “Esiste una sorta di censura più profonda e complessa di un divieto”, afferma Tommaso Clavarino. “Fa parte della cultura italiana. È inscritto subliminalmente nel nostro modo di pensare, come se il suo adempimento dipendesse dalla nostra stabilità sociale. In Italia, ci sono questioni che sono intoccabili. È così che si vive da secoli. “

    In 10 anni (tra il 2004 e il 2014), “il Vaticano ha ricevuto oltre 3.400 denunce credibili di abusi sessuali su minori”, ha detto l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU, Silvano Maria Tomasi, nel maggio 2014 davanti al comitato di organizzazione mondiale. “Solo nel 2013 sono stati segnalati 401 casi”.

    Nel luglio 2015, Papa Francisco avrebbe raccontato al controverso giornalista di La Repubblica Eugenio Scalfari, in una conversazione informale, che “il due percento dei pedofili sono preti, vescovi e cardinali”. L’affermazione non sarebbe mai contestata o corretta dal pontefice; il Vaticano doveva pronunciarsi ufficialmente poche ore dopo la pubblicazione del notiziario: “Le frasi che Scalfari attribuisce al Papa, che sono poste tra virgolette, sono un prodotto della sua memoria [della conversazione che hanno tenuto] e non di una trascrizione accurata o di una registrazione. “

    Confiteor (I Confess), ancora in formato modello, può essere ordinato dal sito Web dell’editrice Zine Tonic Editions. Il progetto, che non è ancora terminato, è stato recentemente premiato dal Festival di fotografia di Atene, il Festival europeo della fotografia (Italia) ed è stato proiettato nella settimana di apertura degli incontri fotografici di Arles nel luglio 2018. Di recente è stato vincitore del Zine Tonic Dummy Award e del Voglino Young Talent Award in Italia. Il fotografo torinese ha già ricevuto una borsa di studio dal Pulitzer Center su Crisis Reporting e il suo lavoro è già stato pubblicato su giornali e riviste di tutto il mondo, come The Atlantic, Der Spiegel, Al Jazeera, The Guardian, Courrier International, PUBLIC, Newsweek Japan , La Repubblica, tra gli altri.

    Casi di pedofilia in altri paesi

    Australia, 2017. In un’indagine iniziata nel 2013, la Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali all’abuso sessuale di bambini ha rivelato che 4444 bambini sono stati oggetto di abusi sessuali in più di 1.000 istituzioni della Chiesa cattolica in tutta l’Australia tra il 1950 e il 2010 Ha anche concluso che il 7% dei preti cattolici nel paese ha commesso atti di pedofilia.

    Paesi Bassi, 2011. Una commissione d’inchiesta indipendente ha concluso che tra il 1945 e il 2010 “più di 20.000 minori sono stati abusati da 800 sacerdoti della Chiesa cattolica olandese”.

    Irlanda, 2009. Dopo tre anni di inchiesta, la Commissione dell’Arcidiocesi di Dublino ha concluso che la Chiesa cattolica irlandese aveva tentato di nascondere migliaia di casi di pedofilia perpetrati dai sacerdoti dell’istituzione tra il 1975 e il 2004.

    Stati Uniti, 2004. Un rapporto pubblicato il 27 febbraio riporta l’esistenza di oltre 11.000 accuse di abusi sessuali su minori da parte di 4450 preti della Chiesa cattolica – circa il 4% dei 110.000 sacerdoti che hanno prestato servizio tra il 1950 e il 1950 nel paese.

    https://www.publico.pt/2018/08/05/p3/noticia/o-fim-do-silencio-das-vitimas-de-pedofilia-da-igreja-catolica-italiana-1836142

  • Don Paolo, quella bambina di 11 anni. E i 140 preti condannati per reati sessuali

    Don Paolo, quella bambina di 11 anni. E i 140 preti condannati per reati sessuali

    di Sara Gandolfi

    «Era uno scambio di affetto», nulla più. Don Paolo Glaentzer, parroco di San Rufignano a Sommaia, ammette l’«errore», perché quella bambina di 11 anni a lui sembrava più grande. E si affida a Dio. L’ha sottoposta a violenza sessuale, più volte, per un errore di età. Nulla più.

    La preghiera, se un Dio esiste, non basterà. Nell’al di qua, però, don Paolo non è solo. C’è un orribile silenzio intorno ai 140 sacerdoti condannati in via definitiva o reo confessi di reati sessuali e molestie a danno di minori in Italia dal 2000 ad oggi. E’ la lista (parziale!) messa online dalla Rete L’abuso, creata diciotto anni fa da un gruppo di vittime di preti pedofili. I casi sommersi sono molti di più. Nel mondo, decine di migliaia.

    La Chiesa tace, il femminismo tace, #metoo tace. Mentre ci inchiniamo indignati all’ultima denuncia della star di Hollywood – e nessuno nega l’importanza del movimento – ci sono bambini e bambine che nel silenzio sono violati, molestati, manipolati, oltraggiati proprio da chi dovrebbe «salvarli». Le vittime, come la piccola in Toscana, magari poi vengono allontanate dalle famiglie. In genere povere, emarginate, spesso «aiutate» dalla parrocchia. Squallida, triste, umana realtà. Quella dei bassifondi che non vogliamo vedere, quella che fingiamo di ignorare.

    Mi domando: perché don Paolo era lì, in quella parrocchia, a fare il «pastore di anime»? Perché domani ce ne saremo tutti dimenticati? E perché la Chiesa preferisce il silenzio?

    https://27esimaora.corriere.it/18_luglio_30/don-paolo-quella-bambina-11-anni-140-preti-condannati-reati-sessuali-0abb5772-943d-11e8-827e-24bcbc32092b.shtml

  • Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Lucca, duro video su Facebook di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli

    Lucca, 29 luglio 2018 – “Don Paolo Glaentzer doveva andare in carcere”. E’ durissimo il commento di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli, sulla vicenda del religioso sorpreso in auto con una bambina nell’hinterland fiorentino. Una vicenda che non finisce di far discutere e che diventa anche “lucchese”, visto che don Glaentzer è ai domiciliari a Fabbriche di Casabasciana, in provincia di Lucca.

    «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca. La curia di Firenze ha sospeso don Paolo Glaentzer, ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto subito allo stato laicale. Chi sbaglia paga. E mi auguro anche che lo mettano in carcere, perché è un porco che ha abusato di una bambina innocente e pura. Caro don Paolo, devi prenderti le tue responsabilità», dice don Nando in un video su Facebook già molto visto.

    «Non voglio fare di tutta un’erba un fascio – sottolinea don Nando Ottaviani – ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Caro don Paolo, tu dovevi andare in galera! Dovevi dire sì ho peccato, mandatemi in galera. Invece gli hanno dato i domiciliari, così si ravvede… Ma quando si ravvede? Qui sta crescendo la diffidenza da parte della gente anche contro i sacerdoti. Le famiglie hanno paura a mandare i loro figli al catechismo. Hanno ragione, se i modelli di sacerdote sono quelli di sesso, potere e soldi».

    https://www.facebook.com/nando.ottaviani/videos/10212611421385439/?t=8

  • Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Pervenuta ieri sera al Pontefice la lettera rinuncia dell’arcivescovo emerito di Washington. Sospeso da ogni ministero pubblico, condurrà una vita di preghiera e penitenza fino a quando le accuse rivoltegli non saranno chiarite nel processo canonico

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO

    Theodore McCarrick non è più cardinale. Dopo le accuse di abusi su minorenni, l’88enne arcivescovo emerito di Washington, tra le più influenti figure della Chiesa negli Stati Uniti, ha presentato al Papa la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Francesco ha accettato le dimissioni. È la Sala Stampa vaticana a riferirlo con un comunicato – anticipato in mattinata da una breve nota della Conferenza episcopale americana (Usccb) – in cui si spiega che la lettera di rinuncia di McCarrick è pervenuta al Papa nella serata di ieri, 27 luglio.

    «Papa Francesco – si legge nel comunicato – ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Lo scorso 20 giugno il porporato, era stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver violentato un adolescente 45 anni fa mentre era sacerdote a New York , dove nel 1977 divenne vescovo ausiliare. Arcivescovo di Metuchen e di Newark, entrambe nel New Jersey, fino al 2000, anno in cui fu scelto alla guida della diocesi della capitale federale americana da Giovanni Paolo II che l’anno dopo lo creò cardinale, McCarrick era stato in passato già al centro di polemiche, quasi sempre rimaste sopite, per essere coinvolto in relazioni sessuali con adulti. 

    Alcune fonti consultate da Vatican Insider rivelano che in tanti, soprattutto nelle due diocesi del New Jersey, già dagli anni Novanta erano a conoscenza di alcuni comportamenti sconvenienti del cardinale nei confronti di seminaristi più giovani, ai quali chiedeva di accompagnarlo nelle sue trasferte negli Usa o in Europa o in gruppo dentro ad appartamenti. McCarrick – ci riferiscono – in alcune occasioni avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime, oltre ai seminaristi, sarebbero anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo “zio Ted”. In particolare, i media statunitensi riferivano il mese scorso di un report che conteneva la testimonianza di un uomo abusato dal cardinale quando aveva 11 anni, le violenze sarebbero proseguite per i successivi vent’anni.

    Lo stesso cardinale Joseph Tobin, attuale arcivescovo di Newark, nella nota di giugno pubblicata sul sito della diocesi in cui annunciava la sospensione di McCarrick, affermava che: «In passato, ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Nella stessa occasione, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, affermava che l’accusa di abusi di giugno nei confronti del cardinale era stata «la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza». I risultati dell’indagine erano stati forniti all’Arcidiocesan Review Board, un gruppo di professionisti tra giuristi, esperti di forze dell’ordine, genitori, psicologi, un prete e una religiosa: tutto il comitato aveva ritenuto «le affermazioni credibili e fondate».

    Non sono pochi i vescovi americani che, interpellati in queste settimane, hanno affermato di non esser mai venuti a conoscenza né di aver mai sospettato della cattiva condotta dell’arcivescovo. Anche il cardinale Kevin Farrell, vescovo ausiliare di McCarrick a Washington nei primi anni 2000, ora prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una intervista al Catholic News Service ha affermato di non aver avuto «nessun indizio» a riguardo, «nessuno, in nessun modo».

    Da parte sua McCarrick ha sempre dichiarato la propria innocenza, dicendo di non avere memoria dell’abuso di cui era stato accusato in quanto sarebbe avvenuto quasi mezzo secolo fa, ma di essere pronto a collaborare con le indagini e di accettare «con obbedienza» la decisione della Santa Sede a non esercitare più alcun ministero pubblico. Dopo un mese di infuocate polemiche, specie sui media statunitensi, il porporato ha deciso lui stesso di rinunciare al posto all’interno del Collegio cardinalizio, dove rientrava nel gruppo di cardinali non elettori in caso di eventuale Conclave.

    È di pochi giorni fa la nota firmata dal cardinale di Boston Sean O’Malley su McCarrick , nella quale il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, stretto collaboratore del Papa come membro del C9, affermavano che considerando il caso dell’arcivescovo emerito di Washington «le scuse non bastano», ma che esso offre l’occasione per ribadire l’urgenza di individuare procedure chiare e definite riguardanti le accuse di abusi sessuali a carico di vescovi e cardinali.

    Non si ha memoria recente di un caso di rinuncia di un cardinale per casi legati ad abusi. L’unica effettiva dimissione di un porporato risale al 1927, novantuno anni fa, quando il francese Louis Billot depose la porpora ma per disaccordi di natura “politica” con Pio XI, noto anche per la sua severità nei confronti dei suoi collaboratori.

    Ben diversa anche la vicenda del cardinale scozzese Keith O’Brien, il quale alla vigilia del Conclave del 2013 che elesse Bergoglio, aveva presentato la «rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato» dopo esser stato accusato ed aver lui stesso confessato violenze sessuali su tre sacerdoti e un ex seminarista negli anni Ottanta e Novanta. O’Brien, morto nel marzo 2018, non partecipò al Conclave ma non perse mai il titolo cardinalizio.

    http://www.lastampa.it/2018/07/28/vaticaninsider/mccarrick-non-pi-cardinale-il-papa-accetta-le-dimissioni-dopo-le-accuse-di-abusi-1nAghRGXJJx1wcg14AKPLI/pagina.html

  • Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Il cardinale McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio. Il porporato americano esce così dall’elenco della Sacra assemblea. Papa Francesco ha accettato la rinuncia del prelato. McCarrick è accusato di “comportamenti sessuali impropri”.

    Il cardinale Theodore Edgar McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio.

    L’atto di rinuncia formale è arrivato ieri nelle mani di Papa Francesco, che ha accettato.

    All’interno del comunicato stampa emesso dalla Santa Sede, come riportato da Acistampa, si legge che McCarrick viene così sospeso “dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”.

    Una rivista diretta da gesuiti statunitensi, poco dopo l’emersione di quanto contestato all’alto prelato, aveva invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. Sembrerebbe che addirittura Benedetto XVI fosse a conoscenza di alcuni fatti. Motivo, quest’ultimo, che avrebbe spinto i religiosi citati a prendere una posizione così decisa. Nella giornata di oggi è arrivata la sospensione a divinis. Di recente, McCarrick era stato sospeso solo in relazione all’esercizio del suo ministero sacerdotale. In poche parole, McCarrick, dall’accettazione della rinuncia da parte del pontefice argentino in poi, non fa più parte del collegio cardinalizio e non è più un cardinale. Ma di cosa è accusato l’ormai ex porporato americano? Di un singolo episodio e di “comportamenti sessuali impropri”.

    L’uomo di Chiesa avrebbe abusato di un minore circa cinquant’anni fa, presso la diocesi di New York, quando era ancora un semplice sacerdote. Attraverso il procedimento canonico relativo a questa presunta violenza, sarebbe emerso che McCarrick avrebbe avuto altri “comportamenti impropri” rivolti anche verso persone adulte. Si parla di seminaristi maggiorenni, ma non solo. Su Vatican Insider, si apprende quanto segue: “Sembra che McCarrick, in alcune occasioni, avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime sarebbero non solo seminaristi ma anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo ‘zio Ted’”.

    Insomma: il presunto abuso risalente a meno di cinquant’anni fa potrebbe non essere l’unico. Anzi. McCarrick, in ogni caso, risulta essere tra i primi “principi della Chiesa” a rinunciare in tutto e per tutto al cardinalato, con tutto ciò che questo comporta, a causa di accuse relative a presunti abusi ai danni di minori e non.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-cardinale-mccarrick-si-dimesso-collegio-1559197.html

  • Ecuador: sacerdote di Guayaquil dimesso dallo stato clericale. Mons. Cabrera, “sradicare qualsiasi forma di abuso”

    Ecuador: sacerdote di Guayaquil dimesso dallo stato clericale. Mons. Cabrera, “sradicare qualsiasi forma di abuso”

    L’arcidiocesi ecuadoriana di Guayaquil, in un comunicato, comunica la dimissione dallo stato clericale di Luis Fernando Intriago Paez, in seguito al decreto emesso dalla Congregazione per la Dottrina della fede lo scorso 7 giugno, al termine del procedimento di appello.

    Si conclude così il processo canonico iniziato nel 2013 a livello diocesano, in seguito alle accuse di abusi sessuali riguardanti l’ex sacerdote. Nel comunicato si afferma che l’arcivescovo, mons. Luis Cabrera Herrera, ha comunicato la sentenza inappellabile lo scorso 18 luglio e ieri ha spiegato alle vittime le implicazioni e le conseguenze del decreto.

    Nella nota si evidenzia che il processo, in sede civile e penale, farà ora il suo corso. E si sottolinea che “la responsabilità legale non è istituzionale, ma personale; tuttavia, come istituzione, ci siamo mossi con la celerità e la trasparenza che sono richieste sia dal diritto civile che da quello canonico”. Mons. Cabrera, in una postilla alla nota, scrive che “come Chiesa cristiana cattolica di Guayaquil confermiamo la nostra ferma decisione di continuare a operare per sradicare qualsiasi forma di abuso fisico, psicologico e sessuale che possa essere commesso nelle famiglie e nelle istituzioni di qualsiasi tipo, soprattutto se verso i minori”.

    Al tempo stesso, l’arcidiocesi si impegna “ad accompagnare a livello psicologico e spirituale le vittime”. Conclude l’arcivescovo: “Chiedo ai fedeli cattolici di pregare e impegnarsi perché, in modo particolare, i padri e le madri di famiglia, i sacerdoti e gli educatori sappiano proteggere e difendere i più vulnerabili con amore e rispetto”.

    https://agensir.it/quotidiano/2018/7/24/ecuador-sacerdote-di-guayaquil-dimesso-dallo-stato-clericale-mons-cabrera-sradicare-qualsiasi-forma-di-abuso/