Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693

  • Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Due giorni fa Ladaria è stato nominato da papa Francesco prefetto della Congregazione della Fede. Al posto del tedesco Muller, considerato da Bergoglio troppo timido nella lotta alla pedofilia. Ma il nuovo capo dell’ex Sant’Uffizio nel 2012, davanti a un sacerdote maniaco appena spretato, in un decreto ordinò il silenzio «per evitare scandalo tra i fedeli». Così l’orco violentò indisturbato altri bambini. L’esclusiva Espresso-Repubblica

    DI EMILIANO FITTIPALDI E GIULIANO FOSCHIN
    Nel marzo del 2012 il cardinale Luis Ladaria Ferrer, promosso sabato da papa Francesco nuovo prefetto della Congregazione della dottrina della Fede, ha coperto, senza denunciarlo, un prete pedofilo che era stato ridotto in stato laicale per abusi sessuali. Di più. Ha ordinato, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.
    La storia di Trotta è stata raccontata da “Repubblica” lo scorso febbraio, ma solo oggi vengono alla luce le responsabilità dirette di Ladaria. È lui che il 16 marzo 2016 firma il decreto in latino, nel quale invitava i superiori del pedofilo a stare zitti e muti per non «generare scandalo tra i fedeli». Una nuova spina per papa Francesco, che – dopo l’incriminazione formale del suo (ormai ex) braccio destro George Pell per presunti abusi su alcuni adolescenti australiani – ha deciso di nominare Ladaria come successore di Gerhard Ludwig Muller, il cardinale tedesco licenziato in tronco anche perché giudicato poco incisivo nella lotta alla pedofilia. Un paradosso.

    Andiamo con ordine. Sappiamo che Don Trotta viene messo sotto processo in Vaticano nel 2009. Sappiamo anche che della vicenda non trapelò nulla e che Ladaria, segretario della Congregazione dal 2008 fino alla promozione di queste ore, e il suo superiore di allora, il prefetto William Levada, firmarono il decreto che condannò don Trotta alla pena massima, cioè la messa in stato laicale, per abusi sessuali su minori. Il documento venne inviato, presumibilmente, ai superiori dell’orco, che apparteneva alla congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, e risiedeva nel vescovato di Lucera, vicino Foggia.

    Per il Vaticano Trotta è ufficialmente un pedofilo, ma nessuno si prende la briga di denunciarlo alle autorità italiane. I cardinali Ladaria e Levada scelgono un’altra strada. Nel documento, dopo aver comunicato che «Don Gianni Trotta è colpevole di delitti con minori contro il sesto comandamento» e che «Il Sommo Pontefice papa Benedetto XVI ha deciso con suprema e inappellabile sentenza che per il bene della Chiesa sia da irrogare la dimissione dallo stato clericale e dalla Piccola Opera della Divina Provvidenza», aggiungono che «ordinario faccia in modo per quanto possa, che la nuova condizione del sacerdote dimesso non dia scandalo ai fedeli». Un invito, in pratica, all’omertà.

    Vero che nella missiva l’attuale prefetto Ladaria e il suo ex capo aggiungono che «l’ordinario», ossia coloro che avevano potestà diretta su don Trotta, avrebbe potuto rompere il patto dell’acquiescenza solo davanti a un nuovo «pericolo di abusi su minori», e che in quel caso si poteva «divulgare la notizia della dimissione, nonché il motivo canonico sotteso». Ma si tratta di una postilla pilatesta: invece di denunciare il pedofilo alla magistratura, il nuovo capo della Congregazione per la Dottrina della Fede spostava infatti ogni responsabilità di vigilanza sull’istituto di appartenenza del maniaco. Un controsenso, visto che il vescovo, il parroco e il superiore dell’Ordine non hanno più alcuna influenza su un sacerdote ormai spretato. Trotta decice di restare nel paesino, riciclandosi come allenatore di piccoli calciatori. Nessuno delle famiglie sa della sentenza, perché la curia e l’istututo tacciono.

    Dal 2012 al 2014 oltraggia così (almeno secondo le accuse) una decina di ragazzini, tra pulcini delle giovanili e bimbe perseguitate in chat. Gianni distrugge in pratica la vita di un’intera generazione del borgo. Solo nell’aprile del 2015, grazie alla denuncia dei genitori di un bimbo di prima media che aveva trovato finalmente il coraggio di parlare, l’ex don viene arrestato per ordine di un pm di Bari, Simona Filoni. A luglio del 2016 Trotta è stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per la violenza sul dodicenne, e tra qualche giorno inizierà un nuovo processo per gli abusi sugli altri bambini. «Se la Congregazione e la curia locale avessero denunciato alle autorità il sacerdote invece di scegliere la strada del silenzio, i piccoli sarebbero stati salvati dall’orrore: noi l’avremmo fermato», chiosa un investigatore che segue il caso.

    Una scelta, quella di Ladaria e Levada, che è discutibile sotto il profilo etico, ma che resta impeccabile sotto il profilo canonico. La decisione inoltre è permessa dalla legge: grazie ai Trattati lateranensi in Italia gli ecclesiastici non hanno l’obbligo di denunciare le condotte dei loro sottoposti, anche se queste hanno rilevanza penale. L’opzione del silenzio, infine, permette oggi il solito scaricabarile. «Io non sapevo nulla di Trotta» ha spiegato il vescovo dell’epoca Domenico Cornacchia. Di certo c’è il dolore dei sopravvissuti, e il fatto che il nuovo prefetto voluto da Francesco forse avrebbe potuto salvare qualche bimbo, se solo avesse anteposto gli interessi dei più deboli a quelli della Chiesa.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/03/news/vaticano-cosi-il-cardinale-promosso-copri-un-prete-pedofilo-1.305411
  • Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Mauro condannato dal Tribunale di Cremona (in primo grado) a 4 anni e 9 mesi. Inzoli non più monsignor CL né «don Mercedes» (non può più celebrare nulla di sacro). Per lui è arrivata la sentenza definitiva, datata 20 maggio con la firma di papa Francesco, trasmessa alla Congregazione per la dottrina della fede e ieri mattina annunciata dal vescovo Daniele Gianotti davanti a tutti i sacerdoti della diocesi di Crema.

    Mauro Inzoli, 67 anni, è stato conclamato protagonista nel periodo 2004-2008 di episodi di violenza sessuale su ragazzi in età compresa fra i 12 e i 16 anni. Alcuni durante i «soggiorni spirituali» a Falcade nel Bellunese e in altre località di villeggiatura. Una vicenda che ha segnato Crema ma l’eco ha imbarazzato la fraternità religiosa di Comunione e liberazione, la Compagnia delle Opere e il comitato organizzatore del Meeting di Rimini.

    Inzoli è un personaggio di primo piano nella «chiesa dentro la chiesa»: era a fianco di don Giussani, animatore di Gioventù Studentesca, parroco della Ss. Trinità e rettore del liceo linguistico Shakespeare a Crema. Per 14 anni presidente del Banco Alimentare, ospite d’onore a Rimini, ma anche legato a filo doppio con il “celeste” governatore Roberto Formigoni. Sempre con uno stile di vita tutt’altro che francescano, Inzoli era il punto di riferimento in Lombardia della comunità ciellina a cavallo fra fede, politica, economia.

    Finché è affiorata la sua vocazione alla pedofilia. Benedetto XVI aveva emesso un drastico provvedimento: riduzione allo stato laicale. Il 27 giugno 2014 papa Francesco aveva preferito la «pena medicinale perpetua», imponendo «una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza». Ma Inzoli non ha esitato a partecipare al Pirellone ad un convegno omofobo né a sentirsi al di sopra di tutto. Così Franco Bordo (deputato eletto da Sel, ora con i bersaniani) ha interpretato la voglia di verità e giustizia di Crema, presentando un esposto alla Procura della Repubblica che ha aperto il fascicolo di indagine e rinviato a giudizio Inzoli.

    Nell’udienza preliminare gli avvocati difensori Nerio Diodà e Corrado Limentani puntano al rito abbreviato. Lo ottengono e, dopo il risarcimento delle 5 parti civili con 25 mila euro a testa, Inzoli va alla sbarra per 8 episodi di violenza sessuale perché gli altri 15 sono ormai prescritti. Agli atti, il sacerdote ciellino (definito un «idolo meritevole di venerazione» dagli stessi genitori) si permetteva baci, carezze, abbracci, pesanti palpeggiamenti nei confronti di ragazzi incapaci di reagire, soprattutto perché psicologicamente sottomessi a Inzoli. E il procuratore Roberto Di Martino nella sua requisitoria aveva sollecitato una condanna a 6 anni di reclusione. Il gup di Cremona Letizia Platè sentenzierà 4 anni e 9 mesi.

    «La giustizia italiana ha fatto il suo corso. E ora arriva anche il pronunciamento del papa – commenta Bordo – Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione del Vaticano, si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, purtroppo forse non tutti. Rimane la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune non avrebbero subito quella terribile esperienza».

    E dopo la condanna italiana arriva quella vaticana: «In quanto dimesso dallo stato clericale, non potrà esercitare il ministero sacerdotale né presiedere le celebrazioni sacramentali, neppure in forma privata; tuttavia – è bene precisarlo – non è scomunicato: resta un membro della chiesa, un fratello in Cristo», si legge nel comunicato ufficiale del vescovo Gianotti, che alle vittime di violenza sessuale e alle loro famiglie assicura: «A loro va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti».

    https://ilmanifesto.it/spretato-ma-non-scomunicato-inzoli-il-don-accusato-di-pedofilia

  • Don Inzoli ridotto allo stato laicale. Il vescovo Daniele: ‘Preghiamo per le vittime’

    Don Inzoli ridotto allo stato laicale. Il vescovo Daniele: ‘Preghiamo per le vittime’

    Questa mattina in sala rossa il vescovo Daniele Gianotti ha convocato tutti i sacerdoti della diocesi per comunicare che don Mauro Inzoli, condannato per abusi su minori, è stato dimesso dallo stato clericale per decisione del Santo Padre.

    Il messaggio che il vescovo Daniele ha dato ai sacerdoti e alla città tutta è un messaggio non privo di compassione, compassione che sfocia nella consapevolezza, per l’ex sacerdote, di un Dio “che atterra e suscita, / Che affanna e che consola”. Monsignor Gianotti invita alla preghiera, specialmente per le vittime degli abusi, perché nonostante il dolore non si allontanino da Dio e per tutti coloro che hanno sofferto questo dolore.

    IL MESSAGGIO DEL VESCOVO:

    “Carissime e carissimi tutti,
    nei giorni scorsi, la Congregazione per la Dottrina della Fede mi ha comunicato la decisione, presa da Papa Francesco il 20 maggio scorso con sentenza definitiva, di dimettere don Mauro Inzoli dallo stato clericale.
    Non possiamo pensare che il Papa sia giunto a una decisione così grave senza aver vagliato attentamente davanti a Dio tutti gli elementi in gioco, per arrivare a una scelta che fosse per il bene della Chiesa e al tempo stesso per il bene di don Mauro: perché nessuna pena, nella Chiesa, può essere inflitta se non in vista della salvezza delle anime, che può passare anche attraverso una pena così grave, la più grave che possa essere inflitta a un sacerdote. Accogliamo dunque con piena docilità al Papa questa decisione, custodendola prima di tutto nel santuario della preghiera.

    Chiedo a me e a tutti voi di accompagnare questo momento in vero spirito di fede, portando nella nostra preghiera anzitutto i nostri fratelli che sono stati vittime dei comportamenti che hanno condotto il Papa a questa decisione. A loro, e alle loro famiglie, va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra Chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti. Prego perché il male subìto non allontani questi nostri fratelli dall’amicizia con Dio e dalla comunione con la Chiesa, e perché possano sperimentare la grazia fedele di Dio, capace di trasfigurare in bene anche le sofferenze più gravi.

    Ho assolto al compito, molto doloroso per me, di comunicare la decisione del Papa a don Mauro: con lui e per lui ho pregato, perché anche di fronte a un’ora così ardua egli possa sentire su di sé la mano del «Dio che atterra e suscita, / Che affanna e che consola» e far esperienza della Sua misericordia. Don Mauro, in quanto dimesso dallo stato clericale, non potrà esercitare il ministero sacerdotale né presiedere le celebrazioni sacramentali, neppure in forma privata; tuttavia – è bene precisarlo – non è scomunicato: resta un membro della Chiesa, un fratello in Cristo; e nella Chiesa è invitato ad attingere, come ogni fedele, alla grazia della Parola e dei Sacramenti, che ci fanno partecipare dell’amore fedele e perdonante di Dio. Chiedo dunque a me e a tutti voi che egli trovi spazio nella nostra preghiera e nella nostra com-passione in Cristo, perché la pena che gli è stata inflitta sia per lui non solo punizione ma anche – e soprattutto – via di conversione, per una nuova comunione con Dio e con i fratelli.

    E tutti preghiamo perché Dio, nel suo amore fedele, possa ricavare dal dolore di questi anni e di questi giorni, per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per queste vicende, per la nostra Chiesa cremasca e per don Mauro, un frutto più abbondante di perdono, di unità e di pace”.

    Don Inzoli ridotto allo statolaicale. Il vescovo Daniele:’Preghiamo per le vittime’

  • Pedofilia, spretato don Inzoli: la decisione di papa Francesco dopo la condanna

    Pedofilia, spretato don Inzoli: la decisione di papa Francesco dopo la condanna

    L’ex sacerdote coinvolto in un’inchiesta di abusi. La comunicazione del vescovo di Crema in una lettera ai fedeli

    Ridotto per sempre allo stato laicale. Dopo la condanna penale per pedofilia, arriva il provvedimento del papa per don Mauro Inzoli, sacerdote di Comunione e Liberazione, ex responsabile della Compagnia delle Opere di Cremona e Crema. Lo annuncia il vescovo di Crema, Daniele Gianotti, in una lettera ai fedeli.

    “Nei giorni scorsi – scrive Gianotti – la congregazione per la dottrina della fede mi ha comunicato la decisione, presa da papa Francesco il 20 maggio scorso con sentenza definitiva, di dimettere don Mauro Inzoli dallo stato clericale”. Coinvolto in un’inchiesta penale, oltre che in quella all’interno della comunità religiosa, il prete è stato condannato a quattro anni e nove mesi per pedofilia e al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Nelle motivazioni della sentenza, si precisava che gli abusi avvenivano anche durante le confessioni. Il sacerdote era già stato sospeso dalla congregazione per la dottrina della fede.

    “Non possiamo pensare – scrive ancora il vescovo – che il papa sia giunto a una decisione così grave senza aver vagliato attentamente davanti a Dio tutti gli elementi in gioco, per arrivare a una scelta che fosse per il bene della chiesa e al tempo stesso per il bene di don Mauro: perché nessuna pena, nella chiesa, può essere inflitta se non in vista della salvezza delle anime, che può passare anche attraverso una pena così grave, la più grave che possa essere inflitta a un sacerdote”.

    LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA PENALE – Gli abusi durante le confessioni

    “Chiedo a me e a tutti voi – conclude il vescovo di Crema – di accompagnare questo momento in vero spirito di fede, portando nella nostra preghiera anzitutto i nostri fratelli che sono stati vittime dei comportamenti che hanno condotto il papa a questa decisione. A loro, e alle loro famiglie, va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti”.

    La condanna riguardava gli abusi subìti da cinque ragazzi, il più piccolo aveva, all’epoca, 12 anni, il più grande 16. Alle vittime, il sacerdote aveva risarcito il danno: 25mila euro a testa. Il procuratore Roberto Di Martino del tribunale di Cremona aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione. Nella richiesta, il procuratore aveva tenuto conto dello sconto di un terzo di pena previsto per il rito abbreviato e dell’attenuante relativa ai risarcimenti.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/06/28/news/pedofilia_papa_francesco_don_inzoli_dimissioni_stato_clericale_crema-169374109/

  • Trudeau al Papa: «Santità, venga in Canada a chiedere scusa per gli errori della Chiesa con i nativi»

    Trudeau al Papa: «Santità, venga in Canada a chiedere scusa per gli errori della Chiesa con i nativi»

    Città del Vaticano – Che fine farà l’accordo sul clima, una analisi sul Medio Oriente in subbuglio e il fattore religioso per contenere gli estremismi. Il premier canadese Justin Trudeau, reduce dal G7 di Taormina e da una  visita ai terremotati di Amatrice, è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. Una udienza a porte chiuse durata 36 minuti. C’è chi ha notato che con Donald Trump, ricevuto cinque giorni fa, Francesco si era intrattenuto un po’ di meno, 30 minuti, ma tant’è. Trudeau ha rinnovato l’invito a Bergoglio a visitare il Canada e secondo il portavoce del premier l’invito al Papa avrebbe come scopo quello di sollecitare un pubblico mea culpa per il ruolo svolto dalla Chiesa canadese nel passato. Sotto la lente di ingrandimento i metodi educativi delle «scuole residenziali», istituti dove venivano iscritti i bambini delle popolazioni native dopo essere stati strappati alle famiglie di origine e allontanati dalle lingue e tradizioni dei loro popoli.

    In Canada vi è un ampio dibattito pubblico in materia che mette in evidenza le violenze subite da tanti bambini sradicati dalle proprie radici culturali. Le scuole residenziali canadesi furono finanziate – tra il 1840 e il 1996 – dal governo federale canadese e  gestite dalla Chiesa cattolica e da altre Chiese. La visita sarebbe anche una risposta al Rapporto 2015 del Governo Canadese sui nativi, che contiene oltre 90 raccomandazioni per il Governo, una delle  quali invoca proprio che il Papa possa recarsi in Canada per chiedere scusa per le scuole residenziali che hanno contribuito in  modo determinante all’estinzione delle culture e lingue locali.

    Ad accompagnare Trudeau nella biblioteca apostolica c’era la moglie, Sophie. Il Papa gli ha donato i suoi tre documenti – “Laudato sii”, “Amoris laetitia” e “Evangelii
    gaudium” – e la medaglia del quarto anno di pontificato che raffigura la misericordia. Il Papa ha offerto (esattamente come ha fatto con Trump) una copia del suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, spiegando di avere firmato una copia appositamente per lui.

    Il premier canadese ha ricambiato con una opera in sei volumi intitolata Relations des jesuites sur le Canada, scritta nel 1672 e alcuni fogli incorniciati, un vocabolario redatto dai gesuiti dell’epoca. Il Papa ha replicato: «Sì, sì è abitudine dei gesuiti» missionari trascrivere le parole delle lingue native, studiarle e comporre dei vocabolari.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_trudeau_canada_mea_culpa_nativi_udienza_vaticano-2470369.html

  • I vescovi sulla pedofilia del clero ripetono le solite cose per non fare alcun passo in avanti (Noi siamo chiesa)

    I vescovi sulla pedofilia del clero ripetono le solite cose per non fare alcun passo in avanti (Noi siamo chiesa)

    Le scosse sismiche, le abbondanti nevicate, le vittime e il dolore; ma anche la vicinanza e solidarietà della Chiesa italiana alle popolazioni del Centro Italia. Una Chiesa che, proprio in forza della sua prossimità alla gente, alza la voce per chiedere un Piano nazionale contro la povertà, decreti attuativi che diano concretezza a provvedimenti a favore della famiglia, affido a case famiglia per i minori non accompagnati e riconoscimento della cittadinanza per quanti hanno conseguito il primo ciclo scolastico. E non manca di esprimere preoccupazione per le proposte legislative legate al fine vita.

    I temi della prolusione con cui il Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, ha aperto la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente – riunito a Roma dal 23 al 25 gennaio 2017 – hanno trovato nei Vescovi attenta considerazione, approfondimento e rilancio.

    Sullo sfondo della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – che Papa Francesco ha convocato per il mese di ottobre del 2018 sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale – e degli Orientamenti pastorali del decennio il Consiglio Permanente ha messo a fuoco il tema principale della prossima Assemblea Generale (Roma, 22-25 maggio). Ha condiviso le procedure per eleggere in quella sede la terna relativa alla nomina del Presidente della CEI.

    Nel corso dei lavori si è discussa una bozza di Sussidio sul Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente.

    I Vescovi hanno continuato la riflessione in merito alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici in Italia in materia matrimoniale. Hanno, quindi, accolto una comunicazione circa la conclusione dei lavori della Commissione paritetica (ex art. 49 della Legge n. 222/1985). Un aggiornamento è stato dedicato anche alla tematica del fine-vita, a partire dal testo unificato in materia di consenso informato e dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari.

    Ampio spazio è stato posto all’esame dei piani di lavoro delle Commissioni Episcopali, così da orientarne la programmazione del prossimo quinquennio.

    Fra gli adempimenti amministrativi, il Consiglio Permanente ha preso visione della proposta di ripartizione dei fondi dell’otto per mille che perverranno nel 2017. Ha provveduto ad alcune nomine, fra le quali quella di un membro di Commissione Episcopale, quella dell’Economo della CEI e una proposta circa l’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana. Infine, sono stati approvati provvedimenti relativi a statuti di alcune Associazioni di fedeli.

    1. Terremoto, le risposte della Chiesa

    La tragedia perdurante che sta mettendo a dura prova le popolazioni del Centro Italia – sotto forma di continue scosse sismiche e di nevicate eccezionali – ha incontrato la piena sollecitudine del Consiglio Permanente. I suoi membri si sono fatti interpreti del dolore di intere comunità, lacerate negli affetti e nei luoghi di riferimento principali, a partire dalle abitazioni. Forte è emersa anche la preoccupazione per le centinaia di chiese pesantemente danneggiate, con un impoverimento significativo di beni culturali e identitari. Tale scenario, è stato rimarcato, rischia di compromettere pure la prossima stagione turistica, con ricadute economiche negative per l’intero indotto.

    A fronte di questa situazione, il Consiglio Permanente ha, innanzitutto, manifestato stima e ammirazione per la grande dignità con cui la gente sta affrontando la situazione; una gratitudine particolare è stata espressa nei confronti dei presbiteri e dei Vescovi, che anche in questa circostanza hanno saputo rivelarsi padri e pastori. Nel contempo, i lavori hanno richiamato anche l’importanza che su queste terre – una volta passata la prima emergenza – non si spengano i riflettori. Va in questa direzione l’impegno assicurato in molteplici forme dalla Chiesa italiana, a partire dalla valorizzazione della generosità delle parrocchie, che hanno risposto alla colletta indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana devolvendo circa 22 milioni di euro. Attraverso Caritas Italiana, questi fondi sono impiegati per risposte a bisogni primari – in alcune zone, è stato rilevato dai Vescovi, permangono ancora difficoltà di approvvigionamento di viveri – e per la realizzazione di alcune strutture polifunzionali a servizio delle comunità; sono stati, inoltre, avviati i primi progetti sociali e di sviluppo economico.

    I membri del Consiglio Permanente hanno condiviso anche altre iniziative, con cui dare continuità all’impegno di vicinanza solidale. Attingendo alle risorse dell’otto per mille, la prima misura ha visto lo stanziamento di 300mila euro a ognuna delle 26 diocesi interessate dalle conseguenze del sisma (con un ammontare complessivo di 7 milioni e 800mila euro) per interventi su edifici ecclesiastici destinati al culto e alla pastorale. Tra le altre realizzazioni, il lavoro congiunto e costante di questi mesi con il Commissario Straordinario per la ricostruzione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – e che ha coinvolto anche i Vescovi delle zone danneggiate – ha portato alla firma di un Protocollo d’Intesa. Con tale strumento si vengono a concordare insieme “priorità, modalità e termini per il recupero dei beni culturali di interesse religioso danneggiati dagli eventi sismici che hanno colpito i territori delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo”. Sono stati, inoltre, istituiti una Consulta – finalizzata a rendere stabile lo scambio e la collaborazione tra le parti – e un Tavolo di lavoro tecnico che, oltre a definire le priorità degli interventi per il recupero dei beni culturali di interesse religioso, è chiamata ad assicurare il coordinamento e le istruttorie.

    1. Povertà, quali politiche familiari?

    La difficile situazione del Paese, legata all’emergenza sismica, ha rafforzato nel Consiglio Permanente la volontà di favorire una piena consonanza di intenti per una risposta corale. Questa attenzione non ha impedito ai Pastori di farsi voce delle difficoltà in cui versano molte famiglie a causa di una crisi economica che ne segna un preoccupante impoverimento, a fronte anche di situazioni di evidente e intollerabile privilegio. Di qui, la richiesta pressante dell’Episcopato per politiche familiari che possano trovare attuazione senza ulteriori dilazioni di tempo e di misure che aiutino la ripresa dell’occupazione: sono condizioni di futuro, soprattutto per i giovani e per il Meridione.

    1. Giovani, dall’Assemblea al Sinodo

    I giovani – sui quali già si era soffermata la prolusione del Cardinale Presidente – sono tornati al centro dell’attenzione del Consiglio Permanente anche in relazione alla scelta del tema principale della prossima Assemblea Generale (Roma, 22-25 maggio 2017). Nell’offrire indicazioni su contenuti e modalità i Vescovi hanno, da una parte, valorizzato il percorso degli Orientamenti pastorali del decennio, proponendo che l’Assemblea si confronti sulla questione educativa e sull’azione pastorale in riferimento proprio all’universo giovanile; dall’altra, si sono riconosciuti quali destinatari diretti nel lavoro di coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali sul tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Roma, ottobre 2018). Essa, infatti, è stata convocata dal Santo Padre proprio su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale; lo scorso 13 gennaio ne è stato presentato il Documento preparatorio.

    Il Consiglio Permanente si è, quindi, ritrovato concorde nell’affrontare la presenza delle nuove generazioni nella Chiesa, quale opportunità per verificare la capacità di quest’ultima di generare a una vita di fede. Ha immaginato di farlo coinvolgendo direttamente i giovani, impegnandosi – nello spirito del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze – a farli sentire soggetti di tale processo.

    In questa luce, si guarda con attenzione al Servizio Nazionale per la pastorale giovanile per l’elaborazione di proposte che aiutino a rileggere le pratiche pastorali, ad accogliere le istanze dei giovani e a valorizzare i luoghi di spiritualità presenti sul territorio.

    I Vescovi sottolineano come assumere la centralità del mondo giovanile interroghi metodi, linguaggi e ambienti – anche oltre le parrocchie – e la disponibilità a farsi loro incontro per coinvolgerli nell’esperienza ecclesiale. Una proposta più articolata, sulla quale impostare il lavoro dell’Assemblea, è affidata alla Segreteria Generale in vista del Consiglio Permanente di marzo. Gli ambiti individuati – attorno ai quali si è pensato anche di chiedere ad alcuni giovani di portare la loro testimonianza in Assemblea – toccano le modalità della proposta di Gesù Cristo e, quindi, l’incidenza della fede nella vita; la dimensione ecclesiale, quella missionaria e il rapporto con la cultura.

    1. Presbiteri, una traccia di proposte qualificate

    “Episodi di infedeltà al ministero e di oggettivo scandalo sono motivo di dolore, a non fanno comunque venir meno la stima e l’ammirazione per il presbiterio nel suo complesso”.

    Lo sguardo di fiducia, espresso dal Card. Bagnasco nella prolusione, trova conferma nelle pagine del Sussidio, che giunge a conclusione del lavoro compiuto dai Vescovi nell’ultimo biennio attorno al tema del Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Il testo punta a raccogliere e a consegnare al discernimento degli stessi sacerdoti una traccia di lavoro condiviso, con alcune proposte qualificate. L’intento è anche quello di agevolare la virtuosa circolazione di iniziative già in atto, oltre alla creazione di percorsi che favoriscano la comunione e la ministerialità, il cammino spirituale dei presbiteri e il rinvigorimento della loro attività missionaria, insieme a una migliore e più snella gestione delle questioni economiche e amministrative. In questa luce, dà voce all’importanza che nella formazione permanente di saper passare da esperienze occasionali e progetti organici, strutturati per un cammino che aiuti i presbiteri a ravvivare il dono ricevuto.

    Dopo il passaggio in Consiglio Permanente, i Vescovi si sono dati come scadenza la metà di febbraio per eventuali osservazioni e integrazioni; quindi, il Sussidio sarà messo a disposizione, quale strumento pratico e pastorale.

    1. Varie

    Le dodici Commissioni Episcopali – a cui sono affidate all’interno della Conferenza Episcopale compiti di studio, di proposta e di animazione – hanno presentato i loro piani di lavoro per il quinquennio al Consiglio Permanente, che li ha approvati. È esplicito in ciascuno di essi un riferimento agli Orientamenti pastorali del decennio, al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze e ai principali documenti del Magistero pontificio (Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia), nell’impegno di accompagnarne la ricezione e attuazione all’interno dei diversi ambiti pastorali.

    Durante i lavori del Consiglio Permanente è proseguita la riflessione relativa alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici in Italia in materia matrimoniale: sarà ripresa anche nella sessione primaverile, per essere quindi sottoposta a maggio all’approvazione dell’Assemblea Generale.

    Sono state affrontate le procedure per l’elezione nella prossima Assemblea Generale della terna relativa alla nomina del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (art. 26, § 1 dello Statuto).

    Tra le comunicazioni, vi è stato un aggiornamento circa la conclusione dei lavori della Commissione paritetica (ex art. 49 della Legge n. 222/1985) e sulla tematica del fine-vita, a partire dal testo unificato in materia di consenso informato e dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. Al riguardo, è risuonata chiara la preoccupazione dei Vescovi per proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo, sbilanciando lo stesso patto di fiducia tra medico e paziente.

    I Vescovi hanno condiviso l’obiettivo di fondo della prossima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, dedicata alla questione del lavoro (Cagliari, 26-29 ottobre 2017): realizzare un incontro partecipativo che, anche in questo ambito, rinnovi l’impegno delle comunità cristiane. La proposta si articola attorno a quattro registri comunicativi: la denuncia delle situazioni inaccettabili, il racconto del lavoro nelle sue trasformazioni, le buone pratiche in termini di occupazione e non solo, le proposte da avanzare sul piano istituzionale.

    Fra gli adempimenti amministrativi, il Consiglio Permanente ha preso visione della proposta di ripartizione dei fondi dell’otto per mille che perverranno nel 2017.

    Infine, sono state approvate modifiche allo statuto dell’Associazione “Movimento Apostolico Sordi” e si è proceduto al riconoscimento dell’Associazione “Figli in Cielo” Scuola di Fede e di Preghiera.

    1. Nomine

    Nel corso dei lavori, il Consiglio Episcopale Permanente ha provveduto alle seguenti nomine:

    –      Membro della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo: S.E. Mons. Francesco Giovanni Brugnaro, Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche;

    –      Economo della Conferenza Episcopale Italiana: Diac. Mauro Salvatore (Brescia).

    –      Consulente Ecclesiastico Nazionale dell’Associazione Professionale Italiana Collaboratori Familiari (API-COLF): Don Francesco Poli (Bergamo).

    –      Consulente ecclesiastico nazionale della Federazione Italiana Unioni Diocesane Addetti al Culto/Sacristi (FIUDAC/S): Mons. Giulio Viviani (Trento).

    –      Consulente Ecclesiastico Nazionale della Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana: Don Mario Camborata (Senigallia).

    Roma, 26 gennaio 2017

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Intervista con Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco e presidente della Commissione dei Ministeri della Conferenza episcopale argentina, sulla risposta della Chiesa contro le violenze sessuali su minori

    Vergogna, rimorso e tristezza. Dolore. Sono le parole di monsignor Sergio Buenanueva, responsabile della prevenzione degli abusi sessuali contro i minori nell’episcopato argentino. La Chiesa nel Paese natale del Papa sta attraversando una grave crisi a seguito dello scandalo nell’istituto per bambini sordomuti “Próvolo”, a Mendoza. Di questo e di altro Vatican Insider ne parla con il vescovo  di San Francisco.

    La Conferenza episcopale argentina ha appena approvato una Commissione per affrontare i casi di abusi sessuali su minori, come agirà? 

    «Si tratta per l’esattezza di un “Consiglio pastorale per la protezione di minori e adulti vulnerabili”, la cui funzione è aiutare i vescovi, le diocesi e tutta la Chiesa nella prevenzione degli abusi. Essa preparerà un programma integrale di prevenzione, coinvolgendo il maggior numero di agenti pastorali su questa tematica, a cominciare dai vescovi. La missione della Commissione non è di trattare i casi di abusi né di ricevere le denunce, che rimane responsabilità di ciascuna diocesi o congregazione religiosa. Vogliamo attivarlo al più presto possibile, nel mese di novembre si rinnovano le autorità della Conferenza episcopale e poi si configurerà anche il Consiglio, guidato da un vescovo e composto da laici, chierici e consacrati».

    È l’unica iniziativa che la Chiesa argentina ha posto in atto per affrontare il problema degli abusi? 

    «Stiamo facendo un cammino progressivo, è un tema difficile, delicato e complesso, un dramma umano molto profondo, c’è tanto dolore e tante vite ferite. Per i vescovi è dura, tuttavia c’è una forte volontà di far fronte al problema. Tra il 2011 e il 2015 abbiamo elaborato le “Linee guida” richieste da Benedetto XVI per rispondere con velocità e giustizia alle denunce. Sono state approvate nell’aprile 2013 e sono tuttora in vigore, e hanno colmato un vuoto in questo ambito. Inoltre, i seminari argentini stanno prestando una sempre maggiore attenzione alle sfide della educazione affettivo-sessuale. La “Commissione Ministeri” ha creato anche un gruppo di consulenza per la salute generale dei ministri ordinati e dei candidati agli Ordini Sacri, chiamata “Équipe Geremia” e composta da psichiatri professionisti che aiutano nei seminari».

    Qual è la situazione generale degli abusi sessuali in Argentina?  

    «Come negli altri Paesi si sono verificati casi in gran parte delle diocesi del Paese. Sicuramente non abbiamo una statistica esatta degli abusi né nella Chiesa né nella società. È uno dei compiti che dobbiamo assolvere. È un punto difficile, anche perché il silenzio fa parte della dinamica degli abusi. È molto importante rompere questo silenzio e allarmare i “terzi” coinvolti. Ad esempio l’ultimo caso dell’istituto di sordomuti può produrre un effetto cascata di denunce. Noi dobbiamo essere comunque preparati».

    In questi giorni la stampa nazionale ha pubblicato una lista di nomi di sacerdoti accusati di tali delitti. Che cosa ha significato per la Chiesa?  

    «In generale una inchiesta giornalistica seria e ben fondata di questi casi non solo è legittima, anche se critica, ma necessaria. Nella crisi degli abusi, i media hanno ricoperto un ruolo fondamentale. Tuttavia questa inchiesta presenta alcuni punti deboli: si basa su notizie giornalistiche e su informazioni a volte anche false. Mischia casi di abusi con altre problematiche. Parliamo di una cosa molto grave, non possiamo informare superficialmente, perché procuriamo danno ad alcune persone in base alle segnalazioni del report. Bisogna che i giornalisti verifichino i dati in maniera più accurata».

    Sta dicendo che la lista contiene nomi sbagliati? 

    «Si. Un vescovo ha dovuto chiarire che le accuse ricevute in passato non riguardavano abusi su minori, e che, comunque è stato assolto da tutti i capi d’accusa. Mi è dispiaciuto anche di un sacerdote finito al centro delle indagini e poi dichiarato innocente sia dalla giustizia civile sia da quella ecclesiastica».

    La Chiesa copre i criminali, come a volte la si accusa? 

    «La Chiesa è intransigente su questo punto, considera la pedofilia come uno dei delitti più gravi in assoluto, per cui riserva le sanzioni canoniche più severe. Non c’è posto per gli abusatori nel sacerdozio e nella vita consacrata, disse Giovanni Paolo II. Una linea dura ratificata da Benedetto XVII e da Francesco. La Chiesa è ugualmente severa con i vescovi negligenti nelle risposte alle denunce. Dobbiamo riconoscere, con grande dolore e umiltà, che spesso non si è risposto come si doveva. Abbiamo talvolta perso la lucidità e la sensibilità per capire che il male maggiore non era avere un sacerdote in meno o screditare il buon nome della Chiesa, bensì il danno causato a minori vulnerabili. Questo è un motivo di penitenza per tutta la Chiesa, in primo luogo per i pastori».

    Come si deve comportare un fedele quando viene a conoscenza di casi di abusi? 

    Credere anzitutto al racconto della vittima e cercare di dargli conforto. Quindi comunicare il caso a chi di competenza: alla giustizia civile come a quella ecclesiale. Quindi avere fiducia nei vescovi e nei sacerdoti. Molte vittime e le loro famiglie la perdono a causa della brutta esperienza vissuta. Il nuovo Consiglio dovrà preparare alcuni suggerimenti per i vescovi su queste situazioni».

    Cioè? I vescovi come devono agire per i crimini di pedofilia? 

    «L’abuso non è solo un peccato o una debolezza di un sacerdote, è un delitto che colpisce gravemente l’ordine sociale. Le “Linee Guida” tracciano un cammino da seguire sin dal momento in cui un vescovo riceve una denuncia o la notizia di un possibile abuso. Esse stabiliscono anche l’obbligo di aprire un processo ecclesiastico con il Vaticano e la cooperazione con la giustizia civile, la cui azione è essenziale. Molte volte le famiglie o le vittime non vogliono rivolgersi alla giustizia. In Argentina, tali crimini contro l’integrità sessuale delle persone, specialmente se sono minori, possono essere solo denunciati dalle vittime, dai loro genitori o da legittimi rappresentanti. Normalmente sono invitati a fare questo passo e vengono accompagnati anche ad esporre denuncia. Come detto, è una questione delicata. Lo scopo principale è chiarire la verità e fare giustizia».

    Qual è il messaggio della Chiesa alle vittime e alla società argentina?  

    «Per quello che so, le vittime e le loro famiglie sono molto arrabbiate con noi. E, in un certo senso, è giusto così. È difficile rivolgere loro una parola che non sia vista come una profonda ferita che si riapre. Posso capire anche il sospetto della nostra sincerità. Come vescovo vorrei condividere il dolore, per quanto sia possibile, provo un senso di vergogna, di rimorso e di tristezza… Queste persone non dovrebbero mai aver subito un tale male. Il nostro impegno è quello di lavorare duramente perché nessun altro, in particolare i bambini e gli adulti vulnerabili, debbano attraversare un simile calvario. Alla società vogliamo dare un messaggio chiaro e cioè che la Chiesa in Argentina è determinata a realizzare ogni tipo di iniziativa che esista per prevenire gli abusi. Chiedo a Dio la libertà interiore di non essere distratti dalla perdita di credibilità e di prestigio della Chiesa, ma di rimanere concentrati nella volontà di fare giustizia e proteggere tutte le persone deboli con i quali Cristo si identifica. Anche loro sono vicari di Cristo sulla terra».

    http://www.lastampa.it/2017/05/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/abusi-la-vergogna-e-la-lotta-dei-vescovi-argentini-0xALiEPfW0Y5GQHCNWH9iI/pagina.html

  • Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2002 a oggi l’attenzione nei confronti del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è cresciuto in modo esponenziale. Molto di questo incremento lo si deve al lavoro del quotidiano statunitense The Boston Globe che nel gennaio del 2002 avviò un’inchiesta che coinvolse un elevato numero di sacerdoti.

    Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e furono rimossi dall’incarico più di 55 preti. Le proporzioni del fenomeno furono tali da sconvolgere l’opinione pubblica.

    I casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, che si sostanziano in abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti, hanno colpito anche l’Italia, dove si contano, solo negli ultimi dieci anni, oltre 200 sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria su adolescenti.

    Eppure nel nostro paese, a differenza di altri come Stati Uniti o Australia, lo scandalo non è mai esploso. Forse per una generale tendenza alla remissività delle vittime che trovano molte difficoltà a denunciare le violenze e a essere assistite e credute dalla comunità.

    Un caso rimasto famoso nelle cronache del 2016 fu quello di don Antonello Tropea, un religioso calabrese che fu trovato in auto con un 17enne conosciuto grazie a Grindr, nota app per incontri omosessuali. Don Tropea pagava 20 euro per ogni prestazione intima con i minori. Il gup del tribunale di Reggio Calabria lo condannò a quattro anni di carcere.

    Sul fenomeno papa Francesco ha preso una posizione netta, invitando i fedeli a confessare gli episodi e a denunciare i propri aguzzini.

    “I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto per più tempo”, ha detto in una recente intervista all’Huffington Post, promettendo “l’impegno alla vigilanza della chiesa per proteggere i minori” e promettendo che “tutti i responsabili dovranno renderne conto”.

    Il Papa ha assicurato a ogni vittima e alle loro famiglie “gratitudine per il loro immenso coraggio” nel denunciare gli abusi subiti.

    Alcune organizzazioni hanno deciso di rendere pubblici i casi fino a questo momento accertati, diffondendo una lista degli episodi noti e invitando gli utenti a segnalare ulteriori sacerdoti colpevoli e condannati.

    “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti e identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”, scrivono i gestori del sito “I bambini di satana”, che hanno creato il database dove è possibile identificare tutti i casi e approfondire le singole storie.

    La onlus L’Abuso ha deciso di creare una mappa con un raggruppamento di tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    Con il colore rosso sono evidenziati tutti i casi di condanna in terzo grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. Con il giallo quelli attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In nero i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia e in verde le comunità di recupero per preti con problemi.

    https://www.tpi.it/mondo/italia/chi-dove-sono-preti-pedofili-italia