Buonasera, sono un lettore cattolico, praticante, attivo nella vita parrocchiale. Da qualche tempo leggo spesso tutti gli articoli che riguardano la pedofilia clericale perché nella mia Parrocchia vi è stato un caso di abuso su un minore, un caso che la vostra Associazione sta seguendo.
Anche a nome di tanti amici credenti vi ringrazio per la chiarezza e l’onestà con la quale trattate questo tema così delicato e così drammatico.
Questa sera mi sono deciso a scrivere perché in questi giorni ho letto sui giornali l’ennesima richiesta di perdono di Papa Francesco a qualche vittima di prete pedofilo, addirittura avrebbe sussurrato al Presidente di una Associazione di vittime “perdonatemi”.
Così come il 2 febbraio 15 nella “LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI E AI SUPERIORI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA CIRCA LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI” Papa Francesco ha scritto: “…Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori…”
Il 7 luglio 2014 durante la “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO” Papa Francesco ha detto:
“…So che le vostre ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione. Molti di coloro che hanno patito questa esperienza hanno cercato compensazioni nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall’abuso colpisce queste relazioni vitali…”
“…Alcuni hanno anche sofferto la terribile tragedia del suicidio di una persona cara. La morte di uno di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i miei sentimenti di amore e di dolore…”
“…I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio…”
“…Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono…”
“…Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio…”
“…Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i Vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…”
“…Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)…”
Il 22 luglio 2017 a Santa Marta il Papa indica le qualità del bravo sacerdote: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”.
“…Essere appassionato. Saper discernere. Avere la forza di denunciare il male, “con nomi e cognomi”. Sono le tre caratteristiche del buon prete che Papa Francesco indica nella Messa di questa mattina…”
“…La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo: “Ah è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… facciamo festa, tutti… tutto si può…”. Perché c’è la fedeltà all’unico sposo, a Gesù Cristo, da difendere. E lui sa condannare: quella concretezza, dire “questo no”…”
“…Il buon prete sa denunciare, con nome e cognome…”
“…I preti devono quindi saper denunciare ciò che “va contro la tua vita”. Molte volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po’ con quel buonismo che non solo è ingenuo ma fa male, è un buonismo dei compromessi, finalizzato ad attirarsi l’ammirazione o l’amore dei fedeli lasciando fare…”
“…Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo, è come fare una messa nera. Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita…”
“…Non ci sono privilegi su questo tema di minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco – promette il Papa – su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore…”
Il 4 giugno 2016 LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»
DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO: COME UNA MADRE AMOREVOLE
Papa Francesco ha scritto:
“…Il Diritto Canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani… Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili…”
“…Il Vescovo diocesano… può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri…”
“…Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave…”
E potrei continuare a citare tanti altri esempi. Papa Francesco parla molto, dice tante cose interessanti ed importanti. La mia impressione però è che nel campo della pedofilia ad esse non seguano molti atti concreti. Per quanto riguarda la nostra Parrocchia, in tanti sappiamo che il parroco ha segnalato subito il fatto al Vescovo (o meglio al Vicario Episcopale) che ha pensato bene di spostare subito il sacerdote in un’altra Parrocchia ad occuparsi dei minori di 4 oratori.
Scelta molto discutibile, direi!
Abbiamo saputo direttamente dai sacerdoti della nostra Parrocchia, che il processo canonico è iniziato dopo 4 anni dalla prima segnalazione e comunque in seguito alla denuncia alle Autorità Civili.
Che tempismo!
Nella nostra Parrocchia molte persone conoscono bene i fatti relativi al caso di abuso al quale mi riferisco perché la famiglia del ragazzino è credente e praticante; potete facilmente immaginare come risulti a loro assolutamente incomprensibile vedere nominato a capo della Diocesi il Vescovo che aveva gestito così male tutta la vicenda!
Premiato con una promozione nonostante il Papa e la Congregazione per la Dottrina della fede fossero stati completamente e tempestivamente informati, e da molto tempo per giunta.
Mi chiedo invece cosa sia stato fatto per il ragazzino ed i suoi familiari da parte della Diocesi e del Vaticano; a quanto mi risulta assolutamente nulla!
Il Parroco ha informato anche il Consiglio Pastorale del fatto che sia la Diocesi che la Parrocchia sono state citate come Responsabilità Civile nel Processo, come atto dovuto, e ha chiesto di stare vicino alla famiglia del ragazzino.
Credo che ciò sia veramente il minimo che ci si possa attendere così come sia da ritenersi doveroso che il Papa chieda perdono.
Io, pur non essendo né vittima né familiare ma semplice cristiano cattolico praticante, mi aspetto ben altro.
Commettere un abuso sessuale su un minore è un reato che va assolutamente denunciato affinché possa essere adeguatamente gestito e la giustizia faccia il suo corso. Perché un sacerdote dovrebbe essere impunito e trattato diversamente da qualsiasi altro cittadino? Anzi, riflettendo meglio, che l’abuso sui minori lo commetta un Sacerdote deve essere considerata una cosa ancor più grave perché alla infamia dell’atto si aggiunge l’evidente tradimento della fiducia delle famiglie che gli avevano affidato i loro figli, facendo perciò leva su un’innegabile posizione di forza …..
Scusate lo “sfogo”, ma è davvero troppa questa ostentazione di grandi manovre nella Chiesa rispetto alla pedofilia, a fronte di un colpevole e consapevole immobilismo.
E’ inaccettabile questa manifesta ipocrisia: mi chiedo per quale ragione da un lato il Papa proclami di essere intollerante verso i Vescovi che non rispondono in modo adeguato alla denuncia di un reato di pedofilia da parte di un sacerdote, chiedendo perdono egli stesso per questi gravi reati di omissione, e dall’altro, lo stesso Papa che era adeguatamente informato di tale comportamento omissivo del Vicario generale di Milano, lo promuova a Vescovo della stessa diocesi.
Cosa mi sfugge? C’è qualche elemento che non riesco a capire oppure forse la strada da percorrere è ancora lunga affinché la Chiesa sia considerata la comunità di tutti i battezzati e non la comunità dei soli sacerdoti, religiosi e religiose.
Io, pur riconoscendo il doveroso diritto alla difesa da parte di coloro che sono accusati di avere commesso abusi, mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalla Chiesa una completa ed assoluta vicinanza ed attenzione nei confronti delle vittime.
Continuo a sperare che le cose possano migliorare e continuo a rimanere ottimista perché credo profondamente che la chiesa si fondi su Gesù.
Riflessioni di un lettore cattolico








Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.


Difficile comunque convincere i “piccoli”, siano essi come dicono gli esegeti i piccoli nella fede, i mezzo cristiani o un terzo di cristiani, o i veri piccoli e le loro famiglie, che la macina non sia appropriata per i pedofili e in particolare per i preti pedofili. L’ultimo caso è quello che sfiora Georg Ratzinger, fratello del Papa emerito, monsignore e maestro di cappella e direttore per molti anni del coro del Duomo di Ratisbona, istituzione dove l’ultimo atto d’accusa sulla pedofilia sacerdotale parla di 67 casi in vari decenni. Ratzinger qualcosa sapeva, dice l’indagine commissionata dalla curia per fare chiarezza, ma non ha agito.
Sono più di 30 anni che il binomio pedofilia-clero è entrato nelle cronache, da quando nel 1985 l’americano National Catholic Reporter di Kansas City, Missouri, uscì con la prima denuncia di casi ripetuti e dell’incapacità dei vescovi ad affrontare il problema. Dal 2004 al 2014 sono arrivati all’esame del Vaticano 3.400 casi. E i preti ridotti allo stato laicale sono stati numerosi, 384 negli ultimi due anni del pontificato di Papa Ratzinger, mentre i provvedimenti continuano.
Che cosa è cambiato oggi? I seminaristi sono quattro gatti, e non solo in Italia: l’intera Francia ha ordinato l’anno scorso 84 preti. Nessuna “professione” è geriatrica come quella del clero cattolico nei nostri Paesi. Le nuove leve hanno trattamenti d’emergenza. Oggi si diventa preti senza studi classici, per quanto rabberciati, senza latino, lasciamo perdere il greco prima lingua della cristianità, con una teologia più che approssimativa, perché valli appenniniche o prealpine che hanno otto chiese e avevano otto parroci oggi ne hanno uno solo, se ce l’hanno, e ci sono tra l’altro grossi beni immobiliari dal salvaguardare e amministrare. La liturgia ormai è altra cosa. D’altro canto chi si fa prete con retta intenzione conosce abbastanza il “mondo”, ne fa parte, vive in simbiosi, e se armato di fede profonda e tanta generosità è meno estraneo al terreno che dovrà poi praticare.
