Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Dragona, don Angelo “esplode” e picchia i bambini del catechismo. Il parroco su Fb: rimosso

    Dragona, don Angelo “esplode” e picchia i bambini del catechismo. Il parroco su Fb: rimosso

    «Carissimi tutti, mi dispiace enormemente per quanto accaduto ieri con don Angelo. il fatto non potrà ripetersi. Don Angelo è rammaricato e si è ritirato, conscio di doversi probabilmente curare». Lo scrive in un post su Facebook Leonardo Bartolomucci parroco della chiesa di Santa Maria Regina dei Martiri a Dragona in via Carlo Casini 282.

    «Don Angelo, di anni settanta, dal mese di ottobre vicario parrocchiale della suddetta parrocchia, con profondo rammarico, chiede perdono ai bambini delle comunioni e al loro catechista verso i quali ha alzato le mani, sotto l’impulso della rabbia fuori controllo, nonché ai genitori, ai parrocchiani e agli altri sacerdoti, scioccati e stupiti dall’increscioso e grave evento, avvenuto oggi 17 gennaio 2018, durante l’ora di catechismo – si legge nel post – Pertanto, sentito il parere del Parroco don Leonardo e del Vescovo di Settore, ha accettato: di essere immediatamente rimosso dall’incarico e sospeso dalla pastorale; di farsi visitare e curare dal punto di vista neurologico e psichiatrico; di ritirarsi, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, conscio di dover rispondere alle dovute denunce. Chiedo a tutti di pregare per questi bambini, per le loro famiglie e per il loro catechista, per una pronta ripresa del catechismo in serenità d’animo e consolazione del Signore, con il sostegno di tutti».

    Il sacerdote, che avrebbe schiaffeggiato alcuni bambini durante l’ora di catechismo perché, a suo dire, «facevano chiasso», è stato denunciato per lesioni dalla polizia. Gli agenti del commissariato di Ostia sono intervenuti in seguito alla segnalazione dei genitori dei bambini, che hanno tra i 10 e gli 11 anni. Alcuni bimbi si sarebbero fatti refertare in ospedale.

    http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/dragona_prete_picchia_i_bambini_sospeso-3491987.html

  • “AUGURI” molto particolari

    “AUGURI” molto particolari

    A casa mia i regali di Natale vengono messi sotto l’albero, e abbiamo l’usanza di aprirli tutti insieme la notte di Natale: una grande gioia per tutta la famiglia, anche se i figli non sono più così piccoli.

    È un momento di gioia molto intensa, tutto è impacchettato, ogni pacchetto ha il nome del destinatario, si cerca di indovinare cosa c’è dentro … e fin qui: come in tantissime altre famiglie, ma non vi scrivo per raccontarvi questo.

    Mio figlio mi passa un pacchetto con una busta con il mio nome, una bella busta, sul retro vi è il nome di una mia carissima amica, dunque so di chi sarà il regalo che sto per aprire e leggo prima il biglietto.

    Un BIGLIETTO STRANO: inizialmente non capisco, ho bisogno di leggerlo più volte perché non sono i soliti auguri con le “frasi fatte” o con le “frasi per ogni circostanza” che ormai si trovano anche in internet, quelle che “si vede lontano un miglio che non le ha scritte chi te le scrive”.

    Qui è diverso. La mia amica carissima mi sta dicendo qualcosa. Mi dice qualcosa che mi scuote. “In questo Santo Natale accendiamo un piccolo LUME per tutte le vittime della PEDOFILIA”.

    Come si fa ad associare il Natale con la pedofilia?

    Parla poi di “LUCE per togliere il buio dell’INDIFFERENZA”.

    Già. Indifferenza pura: a chi interessano le vittime della pedofilia? Chi sono le vittime della pedofilia? Quando se ne parla?

    Intanto non riesco ad aprire altri pacchetti, sono concentrata su questo biglietto di auguri. Proseguo nella lettura.

    “Perché il suo CALORE possa riscaldare i cuori e ravvivare l’AMORE”.

    Ho mai pensato alla sofferenza di una vittima di un pedofilo? Ho mai pensato al “cuore che piange” di chi ha subito un abuso? Inizio a mettermi in sintonia con il messaggio della mia amica: mi sta scuotendo. Ma non è una scossa negativa di quelle che dici “non ci voglio pensare, non mi tocca, non mi interessa”: voglio capire di più.

    Il messaggio prosegue parlando di SPERANZA, di ricerca della GIUSTIZIA e della VERITA’.

    Solo tante belle parole? NO: la mia amica propone di “SOSTENERE CHI CORAGGIOSAMENTE SI METTE AL FIANCO DI QUESTE VITTIME” e nomina un sito internet, quello a cui sto scrivendo questa mia lettera: test.retelabuso.org/, chiede di “sostenere l’Associazione Rete L’ABUSO con un contributo concreto, spirituale e economico affinché si riesca a fermare questa strage di anime”, e si firma “AMICA di una vittima”. Mi colpisce profondamente. Lascia nel mio cuore una bella inquietudine, non posso rimanere indifferente.

    Non conosco questa Associazione, mentre apriamo i pacchetti nella notte di Natale non accendo il pc … e nemmeno il giorno di Natale. Ma non mi dimentico e, due giorni dopo, appena apro la connessione internet inizio a leggere gli articoli presenti nel sito proposto dalla mia amica.

    È per me una realtà sconosciuta. Intuisco che il fenomeno della pedofilia dei sacerdoti è molto più vasto di quello che si immagina e lo sgomento iniziale viene poi sostituito dal desiderio di fare qualcosa.

    Come la mia amica, anch’io sono cattolica, credente e praticante e, proprio per questo, non posso far finta di nulla: chiudere gli occhi o negare il problema non serve a nessuno.

    È una realtà che fa male? Si, molto male: pensare che un sacerdote possa violare il corpo e la personalità di un bambino o di un adolescente ha qualcosa di diabolico, è qualcosa che bisogna avere il coraggio di chiamare con il suo nome, è un CRIMINE.

    Non mi sono bastati questi giorni, da Natale a oggi, per comprendere fino in fondo le implicazioni di tutto questo tema, non ho certo la presunzione di fare un trattato sulla pedofilia e nemmeno sulla sofferenza delle vittime.

    Ho però preso una decisione, un impegno con me stessa: non posso più rimanere beatamente indifferente, desidero approfondire questo tema, contribuire a creare e diffondere cultura, non cedere allo stereotipo che “non si può parlare male della Chiesa”: QUI NON SI TRATTA DI PARLARE MALE DELLA CHIESA!

    Si tratta di avere il coraggio di chiamare male quello che è male, e di combatterlo. Anche questo vuol dire essere cattolici!

    Rimanendo dalla parte di chi era un bimbo o un adolescente che si affidava ad un adulto che lo ha tradito, ha tradito la sua capacità di fidarsi degli altri.

    E ho preso l’impegno di fare la TESSERA DI SOCIO SOSTENITORE di questa Associazione, di proporla a mia volta ad amici e conoscenti. Se posso fare altro, fatemi sapere!

    Grazie a Francesco Zanardi, Presidente di Rete L’ABUSO

    Grazie cara amica che mi hai aperto gli occhi

    Lettera firmata

  • Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Natale amaro per il Forteto, la comunità agricola toscana alla quale il tribunale dei minori di Firenze affidava giovani “difficili” da restituire a una vita serena. Rodolfo Fiesoli, 76 anni, fondatore e “profeta” di questa comunità, è stato arrestato la mattina del 23 dicembre, poche ore dopo che la corte di cassazione aveva confermato in via definitiva la sua condanna a 14 anni di carcere.

    L’agghiacciante cronistoria del Forteto è stata anticipata da Settimo Cielo fin dal 2013, quando ancora la fama della comunità era alle stelle presso l’intellighenzia progressista, cattolica e laica, che dava credito alle asserzioni di Fiesoli di voler riprodurre “meglio e più in grande” l’esperienza educativa di don Lorenzo Milani (1923-1967), il sacerdote fiorentino sulla cui tomba, a Barbiana, si è recato in visita lo stesso papa Francesco (vedi foto):

    > Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

    Fiesoli era membro della Fondazione Don Lorenzo Milani, e il nesso tra le due realtà era stato confermato ed esaltato anche dai sociologi Giuseppe Fornari e Nicola Casanova, nel saggio “La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, don Milani e il Forteto”, stampato nel 2008 dalla prestigiosa editrice “Il Mulino”, oltre che dalla costante prossimità a Fiesoli del presidente del tribunale minorile di Firenze, Gian Paolo  Meucci (1919-1986), grande amico di don Milani e figura di spicco del cattolicesimo progressista fiorentino.

    Ma quello che davvero accadeva dentro il Forteto era da brividi. E le più di mille pagine della sentenza del 17 giugno 2015, ora confermata dalla cassazione, lo documentano in modo dettagliato, nelle deposizioni degli imputati, dei testimoni, delle vittime.

    Nel Forteto vigeva un regime di forzata separazione tra maschi e femmine, anche se fidanzati o sposati, di divieto dei rapporti eterosessuali, di pratiche omosessuali incentivate e spesso imposte, di rottura con le famiglie d’origine, di pubblici processi e di punizioni umilianti dei disobbedienti, di culto della personalità del fondatore, di abusi sessuali sistematicamente compiuti da Fiesoli sui suoi sottoposti.

    Ma l’attrattiva del Forteto si estendeva ben al di là dei confini dell’azienda agricola e della Toscana. Tra i testimoni ascoltati dai giudici c’è un sacerdote dell’arcidiocesi di Bologna, don Stefano Benuzzi, la cui deposizione occupa sei pagine della sentenza e documenta in modo impressionante la deriva ideologica dalla quale anche lui si era fatto afferrare.

    Don Benuzzi, 47 anni, laureato in ingegneria, all’epoca del processo insegnava religione in un liceo di Bologna e celebrava messa in una parrocchia di periferia. Aveva incontrato Fiesoli a una marcia in memoria di don Milani, a Barbiana, nel 2001, e continuò a frequentarlo fino al 2008, sempre più “affascinato”. Creò anche lui attorno a sé una piccola comune di giovani, per imitare e incrementare gli ospiti del Forteto. E nel frattempo ebbe una relazione sentimentale con una donna, relazione di cui Fiesoli e i suoi erano a conoscenza, irridendola pubblicamente.

    Interrogato dai giudici, don Benuzzi non chiarì perché a un certo punto cessò di frequentare Fiesoli. Nel raccontare l’ultimo incontro che ebbe con il fondatore della comunità disse:

    “Stetti in camera sua per un po’ e ci furono delle effusioni. Rodolfo mi ha abbracciato e baciato. Sulle mani, sì, e poi anche in bocca, ma non c’era niente di violento né di voluttuoso da parte sua. Quel bacio era di una purezza incredibile, da parte di una persona che voleva dedicarsi a rapporti con gli altri sinceri, trasparenti”.

    Nel Forteto “viene seguito il modello greco”, disse ancora don Benuzzi ai giudici. Lì vigeva “un’amicizia profonda, coinvolgente”, perché “nel rapporto uomo con uomo, donna con donna, si possono raggiungere picchi di intesa e di coinvolgimento superiori a quelli propri della relazione eterosessuale”.

    Dei poteri assoluti esercitati da Fiesoli sulla comunità, don Benuzzi disse:

    “Quando c’è qualcuno che mette in discussione le sue scelte, lo taglia fuori. Rodolfo non ha alcun interlocutore sopra di lui. Dopo di lui c’è Dio”.

    Da Fiesoli ammise di sentirsi ancora “affascinato”, nonostante – scrivono i giudici riferendosi al capo del Forteto – “il suo linguaggio scurrile, le bestemmie contro la Madonna, la sessualizzazione di ogni situazione”.

    E scrivono ancora i giudici al termine dell’interrogatorio del sacerdote:

    “È una deposizione sulla quale ogni commento appare superfluo. Pur connotata nelle parti maggiormente ‘sensibili’ da una evidente reticenza, ha tuttavia confermato cosa realmente fosse il Forteto e come Rodolfo Fiesoli riuscisse a fare presa su soggetti con profili psicologici particolari, con difficoltà interiori, conflitti e paure, privi di una solida capacità di critica e discernimento”.

    Oggi don Benuzzi è parroco a Badi, nell’alta valle del Reno, sull’Appennino bolognese.

    Sono passati i tempi gloriosi in cui il suo nome compariva, in qualità di “docente del Liceo scientifico Copernico di Bologna”, come relatore in un dotto convegno all’Università di Firenze dal titolo: “Crisi dell’educazione o educazione della crisi?”.

    Era il 2005 e a promuovere e coordinare quel convegno era Luigi Goffredi, numero due e ideologo del Forteto, oggi scampato al carcere per prescrizione dei fatti a lui addebitati. Tra i relatori c’era anche Massimo Toschi, assessore alla cooperazione internazionale e alla pace della regione Toscana, anche lui tifoso del Forteto e membro della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna diretta da Alberto Melloni.

    Non solo. Il relatore principe del convegno era nientemeno che René Girard (1923-2015), venuto dalla Stanford University, l’antropologo di fama mondiale che Fiesoli e Goffredi acclamavano assieme a don Milani come sommo maestro del loro metodo educativo. “Travisando completamente il suo insegnamento”, scrivono i giudici nella sentenza, dopo aver riportato le dichiarazioni di don Benuzzi, anche lui entusiasta di Girard, che aveva “incontrato a Parigi in occasione di una visita fatta assieme ad alcuni membri del Forteto”, gli immancabili Fiesoli e Goffredi.

    “All’evidenza – scrivono ancora i giudici – Benuzzi aveva trovato nel Forteto e nella sua guida, Fiesoli, la figura forte di cui aveva bisogno per essere sorretto e incoraggiato a fronte di problemi interiori, di conflitti, insicurezze, paure, e di una consistente confusione che lo affliggevano, attesa anche la scelta di vita sacerdotale attuata, in quegli anni, in forma alquanto ‘originale’”.

    ———-

    Lo scorso aprile, poco prima della visita di papa Francesco a Barbiana, ha fatto rumore un passaggio di una lettera scritta da don Lorenzo Milani all’amico giornalista Giorgio Pecorini, raccolta nell’opera omnia del sacerdote, pubblicata da Mondadori a cura di Alberto Melloni:

    “Quei due preti mi domandavano se il mio scopo finale nel fare scuola fosse portarli alla Chiesa o no e cosa altro mi potesse interessare al mondo nel fare scuola se non questo. E io come potevo spiegare a loro così pii e così puliti che io i miei figli li amo, che ho perso la testa per loro, che non vivo che per farli crescere, per farli aprire, per farli sbocciare, per farli fruttare? Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il papa? E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”.

    E poco più avanti:

    “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’inferno?”.

    Don Milani subì anche in vita l’accusa di pratiche omosessuali. Ma a rimetterla in circolo è stata la dedica proprio a lui, don Milani, dell’ultimo romanzo di un affermato scrittore italiano, Walter Siti, con protagonista un prete pedofilo, e le successive giustificazioni date da Siti a questa dedica.

    Da parte dei seguaci di don Milani sono venute repliche sdegnate.

    Ma riguardo a un’eventuale beatificazione del sacerdote, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, da cui dipende l’avvio del processo canonico, l’ha esclusa con decisione: “Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Io non credo alla santità di don Lorenzo”.

  • La Polonia pubblica nomi e cognomi dei pedofili

    La Polonia pubblica nomi e cognomi dei pedofili

    La Polonia mette all’indice i pedofili. Con l’inizio dell’anno 2018, il ministero della giustizia di Varsavia ha realizzato una delle promesse fatte da tempo rendendo pubblico, sul proprio sito, il registro dei condannati per reati di pedofilia ai danni di minori di 15 anni. Ne parlano diversi media locali e internazionali.

    Per poter consultare l’elenco non è necessario registrarsi, almeno nella parte pubblica che contiene i dati di 768 persone, con il loro nome e cognome, foto, data e luogo di nascita e la località di residenza. “Il diritto di difendere i nostri bambini è più importante per noi che quello di tutelare l’anonimato”, ha spiegato il ministro della Giustizia Zbignew Ziobro che ricopre anche la carica di procuratore generale del paese.

    Secondo Ziobro, i pedofili “devono restare sempre sotto il controllo”, anche dopo aver scontato la pena, “in modo che tutti sappiano di averli come vicini” di casa. Non bisognava aspettare molto perché scattasse la gogna: fra ieri e oggi diverse testate locali hanno copiato e pubblicato sulle proprie pagine le foto dei pedofili provenienti dalla loro regione.

    “C’è il rischio di stigmatizzare non solo i colpevoli, ma anche le loro intere famiglie”, avvertono gli esperti dell’emittente Tok Fm, secondo i quali una tale pubblicazione può contribuire non tanto alla maggiore tutela di bambini quanto all’aumento di tensione sociale, sopratutto nelle piccole località. Per Adam Bodnar l’ombudsman polacco, l’iniziativa è sbagliata perché toglie il senso alle terapie contro abusi sessuali e rende impossibile la reintegrazione sociale degli ex detenuti.

    E’ curioso che l’elenco pubblico dei pedofili non contenga nessun nome dei preti pedofili scoperti negli ultimi anni in Polonia. Lo rende noto Marek Lisinski della Fondazione Nie lekajcie sie (Non abbiate paura) che dispone di dossier di 50 casi dei sacerdoti già legalmente condannati per questo reato. “Forse sono in quell’altro elenco, non pubblico”, precisa Lisinski.

    Accanto al registro pubblico, il ministero ha reso nota l’esistenza anche di un altro, con accesso limitato, che contiene i nomi di 2.614 condannati che hanno commesso reati sessuali contro giovani fra i 15 e i 18 anni. Si tratta di una lista che può essere consultata solo delle forze d’ordine, dagli investigatori ma anche degli imprenditori (prima di offrire il lavoro ai ex detenuti). Secondo il portale Wirtualna Polska, tutti gli elenchi contengono inoltre molte imprecisioni che potrebbero ulteriormente complicare le pratiche di rientro alla vita da parte degli ex detenuti. (Ansa)

  • Australia: il rapporto governativo sugli abusi sessuali punta il dito contro la Chiesa

    Australia: il rapporto governativo sugli abusi sessuali punta il dito contro la Chiesa

    ROMA-ADISTA. Lo scorso 15 dicembre la Royal Commission australiana ha presentato al governatore generale sir Peter Cosgrove il suo rapporto finale sull’inchiesta, durata 5 anni, sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali: un’inchiesta che ha toccato, naturalmente, anche la Chiesa cattolica, e i cui risultati sono i più gravi mai svelati da un’indagine statale sul tema. Si è trattato di un’indagine ad amplissimo raggio: 4mila le istituzioni su cui si è concentrata l’attenzione, oltre 15mila le vittime di abusi che sono state ascoltate. Ad essere passati al vaglio, scuole, organizzazioni sportive e ricreative, istituzioni religiose (oltre alla Chiesa cattolica, anche quella anglicana, l’Esercito della salvezza, i Testimoni di Geova, due scuole del movimento ebraico Chabad-Lubavitch). Spaventosi i numeri, che danno un’idea della vastità del fenomeno; di tutti i casi esaminati, la maggior parte infatti vede coinvolta la Chiesa cattolica: «Dei 4.029 sopravvissuti che ci hanno raccontato nei colloqui privati l’abuso sessuale vissuto da bambini in istituzioni religiose, 2.489 (il 61,8%) ha citato istituzioni cattoliche (…). Dei 2.413 sopravvissuti che hanno parlato del ruolo del responsabile, il 74,7% ha citato persone che avevano un ministero religioso e il 27,6% insegnanti», si legge nel Report. Non solo: di tutti i presunti responsabili, continua il documento, il 37% erano religiosi non ordinati (il 32% religiosi e il 5% religiose); il 30% erano preti, il 29% laici (…). Di tutte le denunce riguardanti abusi sessuali minorili in una scuola cattolica, il 74% coinvolgeva religiosi o preti. Di tutti i preti cattolici compresi nell’inchiesta che hanno esercitato il loro ministero tra il 1950 e il 2010, tenendo in considerazione la durata del ministero, il 7% erano presunti responsabili di abusi».

    «Abbiamo concluso – afferma i sei membri della commissione – che vi sono state da parte della leadership della Chiesa cattolica errori catastrofici per molti decenni, in particolare prima degli anni ’90». Parole durissime, quelle dei Royal commissioner: «Questi errori hanno causato sofferenza a un grande numero di bambini, alle loro famiglie e alle comunità. Per molti, il danno è stato irreparabile. In molti casi, quel danno si sarebbe potuto evitare se le autorità della Chiesa cattolica avessero agito nell’interesse dei bambini anziché nel proprio».

    Colpa del celibato obbligatorio

    Il dito è stato puntato contro il celibato obbligatorio e la castità promessa nei voti religiosi, responsabili di aver «contribuito al verificarsi dell’abuso sessuale dei minori, specialmente se associati ad altri fattori di rischio». «Solo una minoranza del clero cattolico e dei religiosi ha abusato sessualmente di minori – spiegano – ma in base alla ricerca possiamo concludere che c’è un elevato rischio di abuso sessuale laddove un clero maschile forzatamente celibe ha accesso privilegiato ai bambini in certi tipi di istituzioni cattoliche, come scuole, istituti residenziali e parrocchie». Il celibato ecclesiastico, infatti, è un elemento che torna in molti casi di «isolamento emotivo, solitudine, depressione e malattia mentale. Esso può aver contribuito a varie forme di disfunzione psicosessuale, tra cui l’immaturità psicosessuale, che pone un rischio permanente alla sicurezza dei bambini. Per molti membri del clero e religiosi, il celibato è un ideale irraggiungibile che conduce a vivere una doppia vita, e contribuisce a una cultura di segreto e ipocrisia».

    Il rapporto, nelle sue 189 raccomandazioni alla Chiesa cattolica (su un totale di 400 raccolte in 17 volumi), sollecita i vescovi australiani a chiedere alla Santa Sede di considerare l’introduzione del celibato volontario, e che gli istituti religiosi cattolici applichino misure atte a affrontare i rischi per i bambini, nonché la potenziale disfunzione psicologica e sessuale associata al celibato. Vescovi e congregazioni religiose, afferma la Commissione, devono stabilire un protocollo di selezione dei candidati prima e durante la formazione seminariale e prima dell’ordinazione sacerdotale; il Vaticano, poi, deve stabilire dei criteri per la selezione dei vescovi, e definire una procedura trasparente di nomina dei vescovi che contempli la partecipazione dei laici».

    Oltre a ciò, una priorità per la commissione è che la Chiesa crei un nuovo reato per chi non tutela i minori in un’istituzione, nel quale rientri anche la non osservanza da parte dei vescovi delle linee guida elaborate dopo gli scandali degli abusi, e rendendo obbligatoria, a livello di codice di diritto canonico, la denuncia dei responsabili alle autorità. Attualmente in Australia solo i vescovi del New South Wales e di Victoria sono perseguibili per omissione di denuncia.

    I Commissioners hanno individuato anche nella Confessione uno degli elementi che hanno contribuito sia al verificarsi di abusi sia all’inadeguata risposta istituzionale ad essi. Il fatto che la confessione di un abuso nell’ambito del sacramento della riconciliazione resti segreta e che il responsabile riceva l’assoluzione «ha consentito agli abusatori di risolvere il loro senso di colpa senza il timore di essere denunciati», oltre a creare «una situazione in cui i bambini si trovavano soli con un prete. Abbiamo saputo che in alcuni casi i minori hanno vissuto un abuso da parte di preti cattolici nei confessionali». Di qui la necessità, affermano, che le confessioni per i bambini avvengano in uno spazio aperto e alla vista di un adulto e che i ministri religiosi siano obbligati a denunciare il reato di abuso quando lo ascoltano in confessione.

    Il report della Royal Commission poi attacca il clericalismo e il suo legame con «un senso di autorità, superiorità e esclusione, e con l’abuso di potere». «Il concetto teologico che il prete, con l’ordinazione, viva un “cambiamento ontologico”, che lo pone su un piano diverso rispetto agli altri esseri umani è una componente pericolosa della cultura del clericalismo».

    http://www.adista.it/articolo/58025

  • Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Il Papa starebbe per celebrare il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio per il cardinale Law, l’arcivescovo accusato di aver coperto abusi

    “Ho appresso della scomparsa del card. Bernard Francis Law, arciprete emerito della basilica papale di Santa Maria Maggiore, e voglio esprimere le mie condoglianze al Collegio dei cardinali”, esordisce così il telegramma inviato da Papa Francesco per la scomparsa dell’ex arcivescovo di Boston, quello che fu costretto alle dimissioni – in seguito alle accuse mosse Spotlight – per non aver pubblicamente denunciato i sacerdoti responsabili degli abusi.

    Sostanzialmente, a Law è stato imputato di aver coperto dei casi di pedofilia. “Aveva riconosciuto le sue manchevolezze e i suoi errori nella gestione della tragica vicenda, venuta alla luce nel 2002 grazie alle inchieste del ‘Boston Globè, dei sacerdoti di Boston accusati di abusi sessuali su minori. E si era dimesso dal governo pastorale dell’arcidiocesi Usa nel dicembre di quell’anno, chiedendo pubblicamente scusa e perdono a tutti coloro che avevano sofferto”. Questo è quanto scritto da l’Osservatore Romano, nell’articolo che ricorda la figura del cardinale scomparso nella mattinata di oggi. “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la ‘fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisognò”. Bernard Francis Law – dopo le dimissioni – si era ritirato in un convento delle suore della Misericordia di Alma, nel Maryland. Nel 2004 – infine – la discussa scelta di trasferirlo a Roma, dove è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

    Nel messaggio, il papa eleva “preghiere per il riposo della sua anima” e si augura “che il Signore, ricco di misericordia, possa accoglierlo nella sua pace eterna”. Nessuna parola – dunque – sulla questione della lista composta da 132 preti e due diaconi accusati di abusi ai danni di minori, che la diocesi di Boston ha pubblicato solo dieci anni dopo l’emersione del caso scoperchiato da quello che poi sarebbe diventato il team di inchiestisti più famoso al mondo, quello del Boston Globe. Il pontefice argentino – secondo quanto riporta la Sir – presiederà – come tradizionalmente avviene nel caso dei cardinali – al rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. La messa funebre – invece – sarà celebrata dal card. Angelo Sodano, il decano del Collegio Cardinalizio, alle ore 15.30 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Qualche parola in più sul “caso Spotlight” – invece – l’ha pronunciata il successore di Bernard Francis Law, quel cardinale Sean O’Malley che proprio a Boston ha preso il posto dell’arcivescovo dimissionario, con il mandato di fare chiarezza su quanto accaduto e – soprattutto – prendere provvedimenti all’interno della diocesi: “Riconosco che il decesso del cardinale Law suscita un ampio spettro di emozioni da parte di molte persone. Sono in particolare consapevole di tutti coloro che hanno fatto esperienza del trauma dell’abuso sessuale del clero, le cui vite sono state colpite seriamente da questi crimini, così come delle loro famiglie e dei loro cari – si legge nel virgolettato riportato da La Stampa – A questi uomini e a queste donne offro le mie sincere scuse per il male che hanno sofferto, le mie preghiere continue e la mia promessa che l’arcidiocesi li sosterrà nel loro sforzo di raggiungere la guarigione”, ha chiosato il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e membro del C9, cioè del minidirettorio cardinalizio formato da Papa Francesco ai fini della riforma della Curia romana. Bergoglio – insomma – starebbe per partecipare ai funerali di un cardinale accusato di aver coperto dei casi di pedofilia. E la notizia della presenza del Papa non è sfuggita a chi non ha evitato di sottolineare l’assenza del pontefice ad altre esequie: “Bergoglio non è andato ai funerali di Meisner e Caffarra , però non è poi tanto strano…” – esordisce a IlGiornale.it Francesco Agnoli, ex firma de Il Foglio – che incalza: “Forse avrebbe potuto farlo a causa di quello che era successo (la sollevazione dei “dubia” sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” n.d.r.), ma l’uomo non è uno che dimentica”. Al funerale di Law sì – quindi – ma a quello dei cardinali dissidenti no, sembra asserire l’intervistato. Francesco è un pontefice riformatore che ha il merito di aver messo in discussione tanti costumi della Chiesa. Ecco, la presenza del pontefice alle esequie funerarie di un uomo di Chiesa così discusso – forse – era una “tradizione” che il papa avrebbe potuto rompere.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-ai-funerali-law-scandalo-vaticano-1476315.html

  • Ragazzini “abusati” in parrocchia  Padre Guidolin, verbali choc

    Ragazzini “abusati” in parrocchia Padre Guidolin, verbali choc

    Finti esorcismi, false diagnosi di “tumori ai testicoli” e purificazioni. In esclusiva ecco i verbali che hanno portato all’arresto del sacerdote catanese.

    CATANIA – “Durante gli abusi sessuali, Padre Pio Guidolin pregava a voce alta…lui mi diceva che io lo dovevo aiutare e io lo facevo perchégli dovevo dare forza e perché lui è un sacerdote e quindi pensavo fosse giusto farlo”. Intercettazioni e testimonianze raccapriccianti sono agli atti dell’operazione che ha portato all’arresto di Padre Pio Guidolin, noto sacerdote catanese accusato di aver abusato dei ragazzini della parrocchia Villaggio Sant’Agata.

    Minori violentati più volte, anche per diversi anni. Dalla ricostruzione degli inquirenti, pubblicabile solo in parte per tutelare le vittime, emerge la figura di un sacerdote che avrebbe escogitato rituali a base di olio santo per “purificare” i minori e abusarli.

    RITI DI “GUARIGIONE” – Padre Guidolin avrebbe plagiato i ragazzini, molti dei quali legatissimi a lui. Iniziava – secondo i magistrati – spogliando i minori, cospargendoli di olio, in alcuni casi avrebbe approfittato anche dei problemi famigliari delle giovani vittime, recitando preghiere liberatorie.

    Poi il monito: “Rischi il cancro ai testicoli”. Oppure: “Devo liberarti dal demonio”. “Lui mi ha detto – racconta una delle vittime – che doveva togliermi il demonio e mi ha condotto in una stanza, dentro la Chiesa, dove mi ha chiesto di spogliarmi, restando completamente nudo. Io ho fatto quanto da lui richiesto e sono rimasto nudo. Padre Pio mi ha fatto sdraiare sul divano ed è andato al piano superiore per prendere l’olio con il quale, a suo dire, doveva togliermi il demonio”, a quel punto, sarebbero iniziati gli abusi.

    Le preghiere liberatorie di solito precedevano le violenze, anche quando si trattava di ragazzine che non avevano ancora raggiunto i 14 anni. Il sacerdote avrebbe “profittato – scrivono i magistrati – di circostanze di luogo e di persona atte ad ostacolare la privata difesa (avendo agito nottetempo, ammantando i suoi gesti di valenza spirituale, cui la minore doveva sottoporsi per alleviare le sue sofferenze, derivatile dalla separazione dei suoi genitori”. In alcuni casi, dopo gli abusi, Padre Guidolin avrebbe iniziato a piangere, mettendosi in ginocchio davanti agli abusati, chiedendo “forza”.

    IL TRADIMENTO DELLE FAMIGLIE – La nota più dolorosa è l’omertà dei genitori dei ragazzini abusati. “La vicenda – scrivono gli inquirenti – appare tratteggiata da elementi che denotano una forte omertà, sia con riguardo alle persone contattate dall’indagato, sia con riguardo alla posizione assunta dalle famiglie dei minori, le quali verosimilmente a conoscenza dei fatti accaduti ai loro bambini non hanno presentato alcuna denuncia, ma si sono attivati per risolvere la questione senza far trapelare la notizia all’autorità giudiziaria”.

    TENTATO SUICIDIO. Uno dei ragazzini che ha denunciato gli abusi, sarebbe finito in una morsa fatta di vendetta e omertà che lo ha portato a tentare il suicidio ingerendo alcool denaturato. Il giovane, però, è riuscito a sopravvivere. La Chiesa ha preso da subito provvedimenti e la Procura ha indagato attraverso il pool specializzato di magistrati guidato da Carmelo Zuccaro e Marisa Scavo.

    http://catania.livesicilia.it/2017/12/13/bambini-abusati-in-parrocchia-padre-pio-guidolin-verbali-choc_442013/

  • Prete usa olio santo per violentare i bambini: “Padre Pio toccava cose che non doveva toccare”

    Prete usa olio santo per violentare i bambini: “Padre Pio toccava cose che non doveva toccare”

    Le telecamere di Fanpage.it sono andate a Catania, nel quartiere in cui operava il sacerdote arrestato, per capire quale fosse l’atteggiamento di Padre Pio Guidolin nei confronti dei ragazzi della sua parrocchia. È accusato di violenza sessuale su minori: li avrebbe costretti a compiere e subire rapporti sessuali cospargendoli di olio santo. I giovani provenivano da famiglie disagiate: provati da vicende personali che li avevano turbati, sarebbero stati convinti da Don Pio che quegli atti sessuali fossero “purificatori” e che, dunque, servissero a lenire le loro sofferenze interiori. Il prete avrebbe persino millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per far pressione sui genitori delle vittime, determinatisi a denunciare i fatti.

  • Catania, arrestato don Pio Guidolin: il prete abusava di minori cospargendoli di olio santo

    Catania, arrestato don Pio Guidolin: il prete abusava di minori cospargendoli di olio santo

    Per anni un sacerdote che operava nella parrocchia della «Santa Croce» nel popolare quartiere Villaggio Sant’Agata, alla periferia sud di Catania, avrebbe abusato di ragazzini che gli venivano affidati dalle famiglie, impaurendo quelli che non volevano sottostare ai suoi «riti», compiuti con tanto di olio santo. I carabinieri lo hanno arrestato questa mattina dopo una indagine della Procura Distrettuale di Catania: Padre Pio Guidolin è accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Secondo le indagini il sacerdote, che è già da tempo sottoposto a provvedimenti cautelari anche da parte della Curia di Catania, sfruttava il suo ruolo e, «approfittando della condizione di particolare fragilità di diversi ragazzini (minori degli anni 14), provati da vicende personali che li avevano turbati, li aveva costretti a subire e compiere atti sessuali, cospargendoli con l’olio santo (prelevato dai locali della Chiesa), ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli ai minori quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori», come informa una nota della procura di Catania. L’inchiesta ha accertato che uno dei ragazzini si era rifiutato di sottostare a questi «riti» e aveva rivelato gli abusi ma per questo motivo era stato isolato dalla comunità dei fedeli, molto devoti al sacerdote. Anzi, quando le voci si sono trasformate in forti sospetti da parte di alcuni genitori pronti a denunciare, padre Pio avrebbe millantato conoscenze nell’ambito della mafia, per intimorirli e farli desistere. Uno di questi genitori però è stato denunciato per favoreggiamento personale perchè, dopo che il figlio era stato sentito dagli investigatori, aveva informato dell’inchiesta il sacerdote. Padre Pio Guidolin, molto noto in città per il suo atteggiamento molto affabile e amichevole nei confronti dei fedeli, era già stato allontanato dalla sua parrocchia e trasferito dalla Curia in un’altra chiesa, a Bronte, senza alcun incarico. C’è in corso anche un processo canonico a suo carico. In primo grado, al Tribunale ecclesiastico di Catania, è stato condannato alla «riduzione in stato laicale». Adesso è in corso il processo d’appello davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede. «Una vicenda molto brutta – dice il vicario della diocesi, monsignor Salvatore Genchi – siamo molto dispiaciuti, perchè si tratta di un sacerdote e perchè ci sono dei bambini vittime. Siamo vicini a questi bambini e ai loro genitori e speriamo che la magistratura faccia luce il prima possibile». (lastampa)

  • “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    La frase scelta come “titolo” di quello che sto per scrivervi, è quella che mi ha detto mio figlio qualche giorno fa. Quando l’ha pronunciata il mio cuore si è raggelato, e nello stesso tempo mi ha restituito una responsabilità positiva sulla quale vorrei riflettere.

    Perché sto scrivendo all’Associazione ReteL’ABUSO?

    Perché sono la mamma di un ragazzo che alcuni anni fa è stato abusato da un sacerdote, un “caso” (strano definire un “caso” mio figlio) seguito da questa Associazione.

    “Io a quest’ora non sarei qui”. Una frase che significa esattamente quello che descrive, con la concretezza e la crudezza che rappresenta … non si parla ovviamente di “un trasferimento all’estero” ma di suicidio.

    Mio figlio ha tentato quattro volte di suicidarsi dopo l’abuso, a distanza di alcuni anni dall’abuso, quando ha iniziato a realizzare che il malessere che progressivamente lo stava devastando, era collegato all’abuso.

    Cosa significa essere genitore di un ragazzino che subisce un abuso sessuale da parte di un sacerdote?

    La frase di mio figlio di qualche giorno fa mi ha posto davanti, tutto in una volta, il ruolo che mio marito ed io abbiamo avuto per lui in questi lunghi anni, e che tuttora abbiamo.

    Il livello di sofferenza che viene espresso è enorme, chi non ci è passato non può, per fortuna, capire fino in fondo.

    E non sempre una vittima “può permettersi il lusso” di esprimere tutto il suo dolore, perché non sempre ha accanto qualcuno che lo possa accogliere.

    Penso a tutte le famiglie che, per mille difficoltà, non hanno la possibilità di sostenere, supportare e sopportare, accogliere, gestire, comprendere e affrontare tutto quello che comporta vivere ogni giorno con chi ha subito un abuso. Parliamo di bambini e ragazzini che soffrono indicibilmente, che non hanno voce per dirlo, che esprimono un malessere che sembra inspiegabile ma che devasta ogni angolo della loro personalità.

    Come si fa ad essere un genitore perfetto? Non si può. Ognuno fa quello che riesce, ogni famiglia ha la sua storia, le sue difficoltà e i suoi valori. Non si può generalizzare. Spesso il prete pedofilo sceglie i bambini o i ragazzini di famiglie già in difficoltà, di famiglie che non hanno risorse (e non parlo solo di risorse economiche bensì soprattutto psicologiche), famiglie che fanno parte di quella povertà silenziosa, discreta, onesta, che mai oserebbe pensare che un ministro di Dio, al quale magari hanno affidato il proprio figlio, possa fare tanto male. Il prete pedofilo sceglie la preda. A distanza di anni, e conoscendo altre vittime, ho approfondito questo pensiero.

    E la famiglia si ritrova ancora più sola. Sola a dover gestire un immenso dolore, incompreso dai più.

    Noi abbiamo avuto momenti di alti e bassi, spesso ci siamo ritrovati soli: solo i parenti stretti e pochi amici “che sapevano”.

     Soffrire senza poter raccontare il proprio dolore, sapendo di non essere compresi quando si prova a farlo, non è facile.

    La vita di chi subisce un abuso sessuale è una vita inevitabilmente in salita. E così anche la vita della sua famiglia.

    Tutto questo finché non ci si decide: non deve più essere un “segreto”, si denuncia. Se ne può parlare, si può cominciare a uscire da un silenzio assordante.

    Affiancare un minore che denuncia richiede un grande supporto, la famiglia deve essere attenta e  disponibile praticamente 24 ore al giorno. E dunque anche la famiglia va aiutata.

    Non ci siamo sentiti soli, è stato fondamentale chiedere aiuto, affidarsi. Questo non significa che la nostra fatica è stata attenuata, ma poterla condividere è stato importantissimo. Aiuti di diverso tipo abbiamo ricevuto: psicologici, spirituali, umani.

    Uscire dalla solitudine è fondamentale.

    Uno dei supporti maggiori l’abbiamo ricevuto da questa Associazione: poter parlare con qualcuno “che ci è passato” restituisce la certezza emotiva di sentirsi capiti in profondità, quella comprensione che non ha bisogno di tante parole o di tanti discorsi, quella possibilità concreta di sapere che “puoi contare su qualcun altro davvero”.

    Essere un genitore che ha ricevuto tanto, fa nascere in me il desiderio e la disponibilità concreta di poter essere, senza ambizioni, un semplice  strumento di ascolto e di vicinanza per altri genitori che, come me, si trovano ad affrontare un dolore così grande e profondo. Sarebbe bello, all’interno dell’Associazione, costituire un gruppo di auto-aiuto, di supporto, di ascolto, tra genitori; poter condividere qualcosa sapendo che, dall’altra parte, qualcuno ti capisce davvero. Chissà…

    Una mamma (lettera firmata)