Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare

    Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare

    Albenga – Potrà dire messa e somministrare i sacramenti, ma non insegnare nelle scuole cattoliche (e neppure in quelle statali) e neppure officiare i matrimoni concordatari, e in riviera c’è già chi parla di don Massaferro come di un sacerdote a metà. Sono gli effetti della combinazione tra la sentenza di condanna pronunciata dai tribunali penali per la vicenda delle molestie sessuali ad una giovanissima chierichetta durante la benedizione delle famiglie, e quella assolutoria della giustizia ecclesiastica, che sostanzialmente reintegra pienamente don Lu nell’esercizio del ministero sacerdotale.

    Un reintegro che però dovrà avvenire nel rispetto dei “paletti” della sentenza penale, compresi quelli riguardanti l’espresso divieto a ricoprire ruoli di insegnamento in scuole di ogni ordine e grado, con particolare riferimento a quelle frequentate da minorenni, e l’interdizione dai pubblici uffici. Vincoli che potrebbero riflettersi su quello che sarà il ruolo futuro di don Lu, che certamente non potrà far valere le sue due lauree e mezza (la terza è imminente) facendo l’insegnante. Per quanto riguarda l’attività vera e propria di sacerdozio non ci sarebbero particolari limitazioni alla nomina alla guida di una parrocchia (anche se non pare questo il destino immediato di Massaferro), ma anche in quel caso c’è qualcosa che don Lu non potrà fare, ossia officiare matrimoni concordatari, quelli cioè che hanno anche una valenza sul piano civile.

    Al momento di raccogliere e formalizzare il fatidico “sì” da parte degli sposi, infatti, il sacerdote riveste il ruolo di ufficiale di stato civile, che gli è precluso dall’interdizione decretata dal tribunale penale. Massaferro potrà celebrare esclusivamente matrimoni di carattere squisitamente religioso, come quelli tra persone già sposate civilmente, o che intendono separare le due cerimonie. Per quelli concordatari la questione è ben più complessa, ma secondo gli esperti di diritto (canonico e penale) don Lu potrebbe trovare una scappatoia, che però rischia di creare qualche imbarazzo alla diocesi e che difficilmente avrebbe (almeno al momento) l’appoggio del vescovo.

    Massaferro potrebbe infatti concelebrare la funzione con un altro presbitero, che al momento fatidico assumerebbe il ruolo di ufficiale di stato civile, oppure potrebbe addirittura officiare da solo la Santa Messa (in realtà per la Chiesa Cattolica i ministri del culto sono gli sposi stessi e non il sacerdote) salvo farsi sostituire da un diacono per quelle formalità che hanno valenza civile. Una sostituzione in stile calcistico che però non sembra in armonia con il nuovo corso della Chiesa ingauna, visto che il vescovo Guglielmo Borghetti non ama che si susciti clamore con gesti che stimolino curiosità e polemiche. Un ostacolo in più sulla strada di un possibile ritorno di Massaferro alla guida di una parrocchia.

    «Ci sono anche sacerdoti che non sono parroci e che pure ricoprono ruoli importanti, come ad esempio monsignor Giorgio Brancaleoni, che è direttore dell’ufficio per i beni culturali, o don Giancarlo Cuneo che è l’economo della diocesi» ha detto Borghetti. E un destino simile potrebbe essere riservato anche Massaferro. Si dice che entro un mesetto dovrebbe arrivare un “giro” di nomine e che per don Lu ci potrebbe essere un posto in Cancelleria, oppure nella struttura dei musei diocesani: un settore che si dice Borghetti voglia rafforzare. A proposito invece di don Giancarlo Cuneo, voci ricorrenti lo vorrebbero parroco ad Alassio, con il posto di economo (quello che è stato prima di don Fiorenzo Gerini, poi dell’attuale vescovo di Sanremo e Ventimiglia Tonino Suetta) che verrebbe affidato ad un laico.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/02/27/ACyeYGdB-riabilitato_chiesa_sposare.shtml

  • Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Violentava E Filmava I Bambini. Prete A Processo In Provincia Di Foggia

    Poco da aggiungere ad un titolo già abbastanza esaustivo. Don Giovanni Trotta è accusato di violenza sessuale aggravata e adescamento di minori. Ad aggiungere carico a quella che è forse l’accusa più grave di questo mondo, il fatto che mentre violentava le vittime, metteva tutto su nastro. Tre ragazzini, due di 15 anni e uno di 16, hanno raccontato in aula, di fronte ai giudici, gli abusi sessuali subiti fino a qualche anno fa dall’ex sacerdote Giovanni Trotta, 56enne. All’epoca dei fatti era allenatore di quei giovani in una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia.

    Il coraggio dei ragazzi che troppo spesso vengono additati come inadeguati a gestire situazioni da “adulti” ancora una volta fa straziantemente riflettere. Come se non bastasse il trascorso con il mostro, ora lo affrontano in tribunale. Per tre ore (un’eternità) hanno raccontato nei dettagli e mimando i gesti, le angherie a cui sono stati sottoposti per anni.

     Aveva gia agito ai danni di bambini ancora più piccoli

    Non era la prima volta, come spesso in queste brutte storie. Giovanni Trotta, già condannato in primo grado ad otto anni di reclusione per violenza sessuale di un 11enne, è accusato in questo procedimento penale di altri nove presunti casi di violenze nei confronti di altrettanti minorenni di età compresa, all’epoca, fra i 12 e i 13 anni. I fatti risalgono a tre anni fa. Trotta avrebbe violentato cinque giovanissimi affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bimbi, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua casa singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. Il sacerdote è inoltre accusato di aver egli stesso adescato le vittime sulle chat di Whatsapp e di Facebook.

    Se questo è un prete

    Ancora poco chiara la posizione della chiesa in riguardo la bestialità commessa, ancora una volta, da un suo funzionario. A livello umano rimane impossibile capire come, dopo che li violentava, rovinando la loro vita per sempre, l’animale guardasse in faccia i ragazzi e le loro famiglie giorno dopo giorno.

    Stefano J. Bazzoni

  • Pedofilia, Bergoglio rilancia “Le vittime in commissione”

    Pedofilia, Bergoglio rilancia “Le vittime in commissione”

    Dopo le polemiche il Papa rinnova il gruppo di lavoro Col cardinale O’Malley pure Caffo (Telefono Azzurro)

    Roma Dopo le defezioni, le accuse incrociate e le polemiche, Papa Francesco rinnova la Pontificia commissione per la tutela dei minori, il gruppo di lavoro che da anni, su mandato diretto del Pontefice lavora sui casi di pedofilia nella Chiesa, per sostenere le vittime ed evitare nuovi scandali.

    Bergoglio lo aveva promesso di ritorno dal viaggio in Cile e in Perù, soprattutto dopo l’esplosione del caso Barros, il vescovo cileno accusato di aver coperto dei casi di pedofilia nella sua diocesi (caso che aveva dato adito a polemiche e per il quale papa Francesco si era anche scusato pubblicamente per aver utilizzato parole poco consone): la Commissione per la tutela dei minori, aveva annunciato il Papa, sarà rinnovata. E così ieri è arrivata la notizia che Francesco ha confermato il cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston, alla guida del gruppo di lavoro ma allo stesso tempo ha rafforzato ancora di più il team, proprio per poter affrontare il problema con ancora più decisione.

    Oltre alla conferma di sette membri, ne arrivano altri nove provenienti da varie parti del mondo, tra cui le Isole Tonga, l’India e l’Australia. Tra i nuovi commissari papali c’è anche un italiano, Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro che collaborerà a stretto contatto con il porporato statunitense e il resto della commissione, di cui fanno parte anche delle vittime di abusi. Proprio qualche giorno fa, il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, aveva confermato ai giornalisti che diverse volte al mese «il Santo Padre, incontra vittime di abusi sessuali sia individualmente sia in gruppi. Papa Francesco – e, aggiunge Burke – ascolta le vittime e cerca di aiutarle a sanare le gravi ferite causate dagli abusi subiti». Non è un caso che nella Pontificia commissione fresca di rinnovo, ci siano anche delle vittime che per questioni di privacy, come spiegato in un comunicato della Santa Sede, hanno deciso di non rivelare pubblicamente la loro storia, facendolo soltanto all’interno della Commissione. La missione del gruppo di lavoro peraltro è confermata e la nuova membership insieme allo staff, come spiegato in una nota, «inizierà il nuovo mandato ascoltando e imparando da persone che sono state abusate, da membri delle loro famiglie, e da coloro che li supportano». La Commissione assume quindi un nuovo volto e una nuova conformazione, lasciandosi alle spalle le polemiche che negli anni erano state innescate proprio da alcuni membri che poi avevano abbandonato il gruppo di lavoro. Era successo con Marie Collins, vittima di abusi che aveva denunciato pubblicamente la scarsa collaborazione tra la Commissione e alcuni dicasteri della Curia Romana, decidendo infine di lasciare il team per dedicarsi ad altro. Ed era successo anche con Peter Saunders, attivista inglese per la lotta alla pedofilia (e anch’egli vittima di abusi) che dopo un periodo di autosospensione, nel 2017 aveva definitivamente lasciato. Nel suo caso, a far esplodere la polemica, erano state le sue affermazioni contro il cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria dell’economia, oggi in Australia per difendersi proprio dalle accuse di pedofilia. In un’intervista televisiva Saunders, che aveva chiesto le dimissioni del porporato, aveva detto: «Pell si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso ma soprattutto di tutte le vittime e dei sopravvissuti».

    Intanto, sempre ieri, è stato diffuso il contenuto di un incontro a porte chiuse tra Papa Francesco e il clero di Roma, nel corso del quale il Pontefice ha annunciato che Paolo VI diventerà santo entro l’anno. Più precisamente, da quanto risulta a Il Giornale, la cerimonia di canonizzazione del pontefice bresciano si terrà nel mese di ottobre in Vaticano. Bergoglio, parlando di un libretto contenente le frasi dei Papi, ha scherzato con i presenti, dicendo: «Nel libretto ci sono due Vescovi di Roma recenti già Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, poi Paolo VI sarà santo quest’anno. Uno con la causa di beatificazione in corso, Giovanni Paolo I e infine Benedetto e io, che siamo in lista d’attesa: pregate per noi!».

  • Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    O’Malley confermato presidente. Ci sono anche «vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali», che hanno scelto di non rivelarsi. Nove membri su 16 quelli nuovi

    DOMENICO AGASSO JR17/02/2018
    CITTÀ DEL VATICANO

    Era molto atteso, soprattutto dopo il viaggio papale in Cile e Perù e l’esplosione del «caso-Barros». Ora, come aveva assicurato lo stesso Francesco sul volo di ritorno da Lima, è arrivato il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (Pctm), i cui membri erano scaduti al termine del mandato di tre anni.  Il Pontefice conferma il cardinale Seán O’Malley presidente, e nomina 16 membri di cui nove nuovi. Il Papa inserisce anche «sopravvissuti di abusi sessuali clericali», come afferma lo stesso O’Malley, che poi spiega: queste vittime hanno scelto di non rivelarsi.

    Il Pontefice ha scelto per questo organismo consultivo, come si legge nella nota della Santa Sede, nove nuovi commissari: suor Jane Bertelsen, F.M.D.M. (Gran Bretagna); suor Arina Gonsalves (India); Ernesto Caffo (Italia, fondatore e presidente del Telefono azzurro); Neville John Owen (Australia); Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos (Brasile); Myriam Wijlens (Paesi Bassi); Sinalelea Fe’ao (Tonga); Teresa Kettelkamp (Stati Uniti d’America).

    I sette membri riconfermati sono: Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera(Colombia); padre Hans Zollner, SJ (Germania); Hanna Suchocka (Polonia); suor Kayula Lesa, RSC (Zambia);suor Hermenegild Makoro, CPS (Sud Africa); monsignor Robert Oliver (USA).

    In tutto dunque sono otto donne e otto uomini.

    Queste le prime dichiarazioni del presidente cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston: «Il nostro Santo Padre, Papa Francesco, ha prestato molta considerazione e preghiera nel nominare questi membri. I commissari appena nominati aggiungeranno una prospettiva globale nella protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Il Vescovo di Roma «ha assicurato la continuità del lavoro della nostra Commissione, che è quello di assistere le chiese locali di tutto il mondo nei loro sforzi di proteggere dalle ferite tutti i bambini, i giovani e gli adulti vulnerabili».

    Per O’Malley il Papa ha «scelto questi otto uomini e queste otto donne nell’ambito multidisciplinare degli esperti internazionali della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili dal crimine degli abusi sessuali». 

    Rappresentanti di vari nuovi Paesi «offriranno la loro saggezza e le loro esperienze alla Commissione, riflettendo l’abbraccio globale della Chiesa e la sfida di creare in diversi contesti culturali strutture per la tutela».

    E vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali «sono inclusi tra i membri annunciati oggi».

    Sin dalla fondazione della Commissione, «persone che hanno sofferto per gli abusi e genitori di vittime/sopravvissuti sono stati membri».

    Poi il Porporato evidenzia che «come è sempre stato prassi della Commissione, la Pctm supporta il diritto di ogni persona che sia stata abusata a rivelare o non rivelare pubblicamente le proprie esperienze. I membri nominati oggi hanno scelto di non farlo pubblicamente, ma solo all’interno della Commissione. La Pctm crede fermamente che la loro privacy sia un valore da rispettare».

    Il primo compito che si dà la rinnovata commissione è ascoltare le persone che sono state abusate, affermando che la Chiesa ha bisogno di sentire le loro voci. Come deciso dai membri fondatori «nell’Assemblea Plenaria di settembre 2017 – si legge nel comunicato – la nuova membership della Pctm e lo staff inizieranno il nuovo mandato ascoltando e imparando da persone che sono state abusate, da membri delle loro famiglie, e da coloro che li supportano. L’approccio “prima le vittime/sopravvissuti” continua a essere centrale in tutte le politiche e programmi educativi della Commissione». La Pctm vuole fermamente ascoltare direttamente le voci delle vittime/sopravvissuti, «in modo che il consiglio offerto al Santo Padre sia realmente permeato dalla loro saggezza ed esperienze».

    La sessione di apertura della «Plenaria di aprile inizierà con un incontro privato con diverse persone che hanno avuto esperienza dell’abuso. I membri, quindi, discuteranno varie proposte per promuovere un dialogo continuativo con vittime/sopravvissuti da tutto il mondo». 

    Nella nota si legge che sono state intraprese consultazioni per diversi mesi allo scopo di «creare un “Gruppo Consultivo Internazionale di Sopravvissuti” (Isap), una nuova struttura definita dalle voci di vittime/sopravvissuti e fondata sull’esperienza del Survivor Advisory Panel della Commissione Nazionale Cattolica per la Tutela in Inghilterra e Galles. La Baronessa Hollins, un membro fondatore della Commissione, ha presieduto il gruppo di lavoro per ricercare e sviluppare una proposta sull’Isap e guiderà la presentazione negli incontri della Plenaria di aprile».

    Gli scopi di questo gruppo includono lo studio della prevenzione degli abusi dalla prospettiva dei sopravvissuti e la «proattività nell’accrescere la consapevolezza del bisogno di cura e riconciliazione per ciascuna persona ferita da un abuso».

    Poi, la grande sfida futura della Commissione è creare una «cultura della tutela». Il compito specifico dell’Organismo voluto da papa Francesco è «fare proposte al Santo Padre legate alle migliori iniziative pratiche per proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai crimini dell’abuso sessuale e di promuovere la responsabilità locale nelle chiese particolari per la protezione di tutti i bambini, dei giovani e degli adulti vulnerabili». Dunque «inculturare la prevenzione e la protezione dagli abusi nella vita e nell’azione delle chiese locali rimane l’obiettivo futuro della Pctm e la sua più grande sfida».

    Negli ultimi quattro anni, la Pctm ha lavorato con «quasi 200 diocesi e comunità religiose di tutto il mondo per accrescere la consapevolezza e per educare le persone sulle necessità di tutelare nelle nostre case, parrocchie, scuole, ospedali come nelle altre istituzioni».

    Èrilevante la conferma di O’Malley presidente, dopo che il Cardinale aveva espresso il suo rammarico in merito alle parole del Papa sul «caso Barros», ossia la polemica sul vescovo di Osorno i cui fedeli – sacerdoti e laici – chiedono la rimozione immediata da più di tre anni, da quando Bergoglio lo ha posto alla guida della diocesi cilena. Le accuse nei confronti di Juan Barros sono di avere insabbiato i crimini dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima, suo mentore. Incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del Pastore di Osorno, il Pontefice rispondeva: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?». Sull’aereo di ritorno dal Perù Francesco ha poi detto: «O’Malley ha detto che il Papa ha sempre usato la “tolleranza zero”… Poi c’è quella espressione non felice, ho parlato di calunnia, per dire di qualcuno che afferma qualcosa con pertinacia senza averne l’evidenza. Se dico: lei ha rubato, e lei non ha rubato, allora sto calunniando, perché non ho l’evidenza. Era un’espressione infelice. Ma io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non si sono presentati, non hanno dato l’evidenza in giudizio. È rimasto per aria. È vero che Barros era nel gruppo dei giovani di Karadima. Ma dobbiamo essere chiari: se si accusa senza evidenze con pertinacia, questa è calunnia. Se però arriva una persona e mi dà delle evidenze io sarò il primo ad ascoltarla. La dichiarazione di O’Malley è stata molto giusta, l’ho ringraziato. Ha detto del dolore delle vittime in generale».

    I passi successivi sono stati l’invio da parte del di Charles J. Scicluna in Cile per indagare sul caso Barros: l’arcivescovo maltese, esperto di inchieste canoniche sugli abusi di chierici sui minori, ascolterà le testimonianze delle vittime. E poi, quello di oggi: il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori con la conferma della presidenza O’Malley.

     http://www.lastampa.it/2018/02/17/vaticaninsider/ita/vaticano/pedofilia-il-papa-rinnova-la-commissione-ci-sono-vittime-di-abusi-omalley-confermato-presidente-Dx1h7pOE97q9A6ZviDE9CP/amphtml/pagina.amp.html
  • Accuse di abusi e tensioni con i neocatecumenali avvelenano la Chiesa di Gaum

    Accuse di abusi e tensioni con i neocatecumenali avvelenano la Chiesa di Gaum

    Ma che accade nell’Isola di Guam? Una legge locale ha (giustamente) eliminato la prescrizione per quanto riguarda gli abusi sessuali sui minori e la Chiesa locale è stata travolta da richieste milionarie di indennizzi, essendo i presunti colpevoli quasi tutti morti o ultranovantenni. Le accuse hanno toccato anche la persona dell’arcivescovo cappuccino, monsignor Anthony Apuron, che è stato denunciato da 4 chierichetti, che dicono di essere stati abusati da “fr. Anthony” nella sacrestia della sua parrocchia, e da un nipote che ha raccontato di essere stato violentato in occasione di un pranzo familiare. Il presule sostiene però di non aver mai frequentato quel ramo della famiglia e questa circostanza smonterebbe la veridicità delle asserzioni della vittima (ma non quella delle tre altre denunce).

    Papa Francesco mercoledì scorso ha abbracciato (nella foto) il vescovo, che è gravemente ammalato, ma i suoi atti di governo sono andati nella direzione di un’applicazione corretta e senza sconti delle norme. Infatti ha prima provveduto a nominare un delegato apostolico, monsignor Hon Tai-Fai, già segretario del dicastero dell’Evangelizzazione dei popoli e attualmente nunzio in Grecia, e poi un coadiutore con pieni poteri, il presule statunitense Michael Byrnes, mentre il cardinale Leo Raymond Burke (noto per la sua strenua opposizione al Papa ma da questo considerato un giudice preparato e competente) ha ricevuto il mandato di presiedere in loco un processo canonico del quale si attende il verdetto.

    Le difficoltà della Chiesa – racconta il sito specializzato Vaticaninsider in due documentati reportage – sono poi aggravate da un conflitto che si è creato tra monsignor Byrnes e il Movimento Neocatecumenale, che sull’Isola è presente con diverse famiglie di missionari laici e aveva aperto un grande seminario “Redemptoris Mater” destinato a formare sacerdoti provenienti dall’intera area del Pacifico. L’amministratore apostolico non condivide l’impostazione di questo Movimento e ritiene inoltre che Guam non sia il luogo adatto a un seminario internazionale. E qualche giorno fa il Papa ha ricevuto un ricorso canonico firmato da circa venticinque tra sacerdoti, avvocati e personalità preminenti di Guam, che si appellavano al Pontefice per intervenire sulla decisione di Byrnes in quanto essa – si legge – “ha inflitto un danno spirituale, morale e fisico ai fedeli di Guam come risultato del suo agire senza rispettare il diritto canonico”. In effetti però rientra pienamente nelle competenze di un coadiutore con pieni poteri (o di un vescovo ordinario) decidere in merito alla pastorale sul suo territorio, comprese le spiacevoli decisioni che hanno riguardato il Movimento Neocatecumenale a Guam.
    Insomma nell’Isola affiliata agli Stati Uniti (e che la Corea del Nord ha minacciato di voler bombardare con i suoi missili nucleari) Papa Francesco si trova a dover affrontare un puzzle molto complesso, nel quale si mischiano malvagità e buone intenzioni in un groviglio apparentemente inestricabile.

  • Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

    Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

    Il vescovo Cibotti come il Papa ribadisce ‘tolleranza zero’ e dispone provvedimenti disciplinari per due preti e un laico

    Arrivano le prime conseguenze del presunto caso di pedofilia che ha travolto la diocesi di Isernia. Il vescovo Camillo Cibotti lo aveva dichiarato qualche giorno fa proprio sulle colonne di Primo Piano: la ricerca della verità in totale trasparenza è il suo primo pensiero. Ed ecco che, dopo un intenso periodo in cui egli stesso ha svolto delle indagini interne e ha avuto anche dei colloqui col procuratore capo di Isernia, Paolo Albano, ha deciso di mettere in atto dei provvedimenti disciplinari verso gli ecclesiastici che sono stati tirati in ballo da un ragazzo straniero. Si tratta di una persona che ha vissuto in provincia di Isernia in gioventù, essendo stato affidato dalla madre al sacerdote che risulta il principale accusato. Il prete è tornato nel suo Paese, non riuscendo a sostenere il peso di questa situazione ed è sempre più convinto della sua totale innocenza. Un altro parroco e un laico che collabora con la diocesi figurano nell’inchiesta poiché, secondo la presunta vittima, erano a conoscenza degli abusi, ma non sarebbero mai intervenuti.
    Per tutti e tre arriverà a breve la ‘sanzione’ stabilita da monsignor Cibotti, che non sarà la sospensione ‘a divinis’. Il vescovo è tornato a parlare di una vicenda che sta provocando molto dolore a tutto l’ambiente e ha spiegato che la sua intenzione è di andare fino in fondo. Il principio è quello ribadito proprio domenica da Papa Francesco: tolleranza zero verso i pedofili.
    «Ho ritenuto fondamentale tutelare la riservatezza, verificare l’attendibilità, collaborare con la magistratura nel vagliare le responsabilità personali – ha spiegato in una nota -. Ho ascoltato il più possibile i sacerdoti coinvolti in varie forme, i fedeli della parrocchia presenti in alcuni dei fatti accaduti, altre persone interessate per vari motivi. Non ho potuto confrontarmi solo con chi ha scelto la via mediatica, a scapito della possibilità di dialogo e di collaborazione. Seguendo l’esempio di Sua Santità, Papa Francesco, ho agito in comunione con lui. Perciò, anche se penalmente non ci fosse rilevanza, canonicamente, cioè secondo le regole che come Chiesa ci siamo dati, siamo in dovere di prendere provvedimenti disciplinari, perché non possiamo accettare fraintendimenti. Sono stati avviati o in procinto di esserlo dei Procedimenti Canonici». Un atto dovuto da parte di monsignor Cibotti il quale ha ribadito come la sua porta sia aperta anche per i tre ecclesiastici finiti nella ‘bufera’.
    «Questo non mi impedisce di guardare con misericordia i sacerdoti coinvolti in queste vicende e i confratelli che hanno attraversato esperienze simili – ha proseguito il vescovo -. Per questo, innanzitutto desidero chiedere perdono, anche a nome di tutta la Chiesa Diocesana a chi soffre nel presente e a chi ha un passato di profondo dolore, alle singole persone e alle loro famiglie, alle Comunità parrocchiali coinvolte in vario modo. Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente».
    Poi i ringraziamenti che arrivano al termine di una sorta di lettera aperta in cui Cibotti si rivolge anche alle vittime di violenza.
    «Grazie a chi ci aiuta a fare più trasparenza, per amore alla verità e alla giustizia – ha detto -. Grazie a chi avrà il coraggio, dopo questi eventi, di presentare a me, come vescovo, situazioni in cui sacerdoti o cristiani hanno tradito, non hanno dato buona testimonianza. Mi rivolgo a coloro che hanno visto la loro vita segnata per sempre: sappiano di trovare in me e nella Chiesa che mi onoro di servire ascoltatori attenti, disponibili a fare la propria parte fino in fondo e ad indirizzare alla magistratura, lì dove le competenze del solo Tribunale Ecclesiastico non fossero sufficienti. Questo risulterà fondamentale per restituire alla Chiesa la credibilità e l’onestà che le derivano dall’operato di tanti uomini e donne di buona volontà. Grazie, infine, per tutto il bene che silenziosamente e umilmente viene compiuto. Questa è la Chiesa che amo: quella che ha il cuore di tanti presbiteri di questa diocesi che vivono con autenticità e piena dedizione il proprio ministero».

    Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

  • Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrea è un prete della Diocesi di Lanciano Ortona, il Vescovo gli ordini di rientrare e di sottoporsi al giudizio del tribunale. Per la procura il prete è irrintracciabile ma tutti, sostengono dalla parte civile, trapela dall’udienza di ieri mattina a Lanciano, sanno dove trovarlo. L’11 giugno prossimo dovrà essere in aula e rispondere, oltre che della sua coscienza, anche di accuse gravi. In tanti lo denunciarono, fu la testata giornalistica Abruzzo Live ad intervistare i fuori usciti dalla setta da lui creata la “Legio Sacrorum Cordium”.

    Storie raccapriccianti dove si raccontava di violenze fisiche, punizioni corporali inflitte con un rosario a grani grossi, oltre che psicologiche, “se non fai come dico io il demonio ti ucciderà”. E poi ancora richieste di denaro, appostamenti sotto la casa di famiglie, che ieri hanno anche raccontato, in aula, come hanno trovato i cani avvelenati, la legnaia data alle fiamme. “Una notte lo abbiamo scoperto in giardino e da li ne è nata una colluttazione”. La colluttazione è quella che ha costretto il prete alle cure del Renzetti e da li venne fuori tutta la macabra storia. Lui si difese dicendo che avrebbe voluto salvare il ragazzo da un giro di droga, ma a distanza di anni la procura ha accertato che le cose andarono in maniera ben diversa.

    Eppure a Don Andrè vennero dati ruoli importanti anche all’interno della Curia, in molti lo ricordano insegnante di morale Cristiana all’interno di un corso di teologia che si faceva in quegli anni, parliamo del 2014, ed ancora responsabile dell’ufficio dove di depositano le richieste di matrimonio, sempre in Curia, e dove ci si rivolge per ottenere documenti importati per ottenere dispense per i Sacramenti…è possibile che la Curia Frentana non si fosse accorta di nulla?

    Respinta, “da cestinare”, ha detto il giudice Andrea Belli la perizia psicologica fornita dalla difesa, perché fatta non sull’accusato ma su certificati medici.

    Invocava i demoni Don Andrea ( André Luiz Facchini classe 1974 nata in Brasile), non i Santi ma i demoni, le persone erano terrorizzate dalle sue farneticazioni circa il potere che il male avrebbe potuto esercitare sulla loro vita. Augurava a chi avesse abbandonato la Legio, malattie, perdita di lavoro ed ogni sorta di disgrazia. Nel caso dei due fratelli presenti ieri in aula non erano bastate “le preghiere” avevano abbandonato comunque il gruppo, che ricordiamo si riuniva nella chiesa di Sant’Agostino in messe, ogni primo venerdì del mese che duravano anche 4 ore, ma Don Andrea li seguiva fino a casa con l’epilogo che tutti sappiamo.

    San’Agostino in quel periodo brulicava di persone entusiaste, la Chiesa era stracolma di fiori, sempre rigorosamente rossi. Pensò bene anche di restituire alla città, il 28 agosto, la processione dedicata al Santo dottore della Chiesa ma, sempre, nessuno, o almeno così sembrava, si accorse che qualcosa non andava.

    Sembrerebbe che ora sia ancora  prete in Brasile, sempre Abruzzo Live lo scovò in una trasmissione televisiva in veste di imbonitore con tanto di Reliquiario esposto in bella vista. Un pò di anni fa venne avvistato in piazza San Pietro mentre si accingeva a salutare il Santo Padre.

    In Italia quindi è rientrato, chissà se lo farà anche il prossimo 11 giugno per rispondere dinnanzi alla giustizia delle accuse, gravissime, che da anni gli vengono fatte. (Clara Labrozzi)

  • Vaticano, Cardinale Suarez Inda: “Casi di pedofilia restino segreti”

    Vaticano, Cardinale Suarez Inda: “Casi di pedofilia restino segreti”

    Il fedelissimo di papa Francesco intervistato dal vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona nel libro “Tutti gli uomini di Francesco”

    “La pedofilia nella Chiesa? Non dovrebbe esser resa pubblica. Gli abusi sui minori sono questioni delicate…”. La netta presa di posizione arriva da un fedelissimo di Papa Francesco, il cardinale messicano Alberto Suárez Inda, arcivescovo emerito di Morelia, intervistato dal vaticanista Mediaset, Fabio Marchese Ragona, nel suo libro “Tutti gli uomini di Francesco” (San Paolo Edizioni, 384 pagine, 18 euro), da oggi in libreria. Nel volume, tutti insieme i cardinali elettori creati da Bergoglio si raccontano, per la prima volta, svelando anche particolari inediti della loro vita e della missione che svolgono nei cinque continenti. Un viaggio inedito che parte dal cuore della cristianità, la Città del Vaticano, e che finisce in Oceania, attraversando tutti gli altri continenti. Con clamorosi retroscena, mai svelati, anche sul conclave che ha eletto Papa Francesco.

    Nel vostro Paese la piaga della pedofilia pesa ancora molto?
    In questo momento la Chiesa si sta concentrando nel dare una formazione ferrea e un maggiore equilibrio affettivo che garantisca, nel limite delle aspettative, che i futuri sacerdoti vivano con fedeltà la propria vocazione, impegnandosi pienamente «per amore, con amore, nell’amore », come afferma un illustre esperto, padre Amedeo Cencini. A tutta la Chiesa, i casi di abuso su minori creano un dolore e per questo è stato previsto un protocollo e una legislazione molto severa.

    Cosa si deve fare se ci si trova davanti a casi di abusi del clero sui minori?
    Il Papa ci invita alla “tolleranza zero” perché la pedofilia è come un virus, un’epidemia che coinvolge il mondo, non solo la Chiesa. Gli abusi su minori sono questioni molto delicate e io non sono d’accordo nel rendere pubbliche queste vicende. Se ci sono dei casi, vanno subito denunciati secondo le indicazioni della Santa Sede, perché sono dei crimini che vanno contro la dignità degli indifesi e dei più piccoli.

    Eminenza, lì in Messico anche i preti sono nel mirino dei narcotrafficanti…
    È da parecchi anni che qui in Messico i problemi di narcotraffico e di violenza da parte di bande criminali si sono aggravati. Soprattutto nelle aree dove si contendono il territorio o dove ci sono le loro basi. Solo negli ultimi cinque anni, in Messico, sono stati assassinati otto sacerdoti, due dei quali proprio nella mia diocesi. Altri preti sono stati anche uccisi perché denunciavano i traffici di droga. E chi alza la voce, paga. Credo, però, che non sia una persecuzione contro la Chiesa, ma l’apice di una situazione di pericolo di cui soffre l’intera popolazione. Gli omicidi spesso avvengono solamente a seguito di una rapina e a questi criminali non importa chi si trovano davanti. Sfortunatamente, ogni giorno, molte persone perdono la vita per mano di questa gente.

    Perché questo problema non si riesce ancora a risolvere?
    Purtroppo il consumo di queste sostanze non si ferma, soprattutto negli Stati Uniti. C’è quindi un interesse per questo mercato che progredisce sempre più. Dovremmo convincere la nostra gente che il narcotraffico uccide tutti, sia i trafficanti, sia i consumatori. È un cancro, un brutto mostro, che distrugge tutto.

    Come si deve reagire per debellare questa piaga? 
    Pregando il Signore Gesù e dialogando con le autorità. E poi con l’educazione e l’evangelizzazione. Le famiglie e soprattutto i giovani che non hanno lavoro devono avere delle alternative, delle opportunità per andare avanti: non possono studiare e così il narcotraffico diventa una tentazione senza rimedio. Lei parlava degli Stati Uniti dove tanti messicani vanno per cercare lavoro.

    Ma c’è chi pensa di costruire un muro per evitare le ondate migratorie…
    Il governo messicano sta provando a stringere accordi e relazioni con altri Paesi perché non si può rimanere isolati, da soli. Il muro che si vuole costruire è una vergogna, tutti i muri sono una vergogna, e non può essere una soluzione a lungo termine. Le cose sono fatte per cambiare. Oggi le cose stanno così e magari domani ci potranno essere soluzioni differenti. Il nostro obiettivo oggi è quello di rendere il Messico un Paese migliore con opportunità di lavoro per tutti quanti.

  • Savona: ancora una volta teatro internazionale. Dal 5 al 9 febbraio si gira uno spot sulla pedofilia clericale.

    Savona: ancora una volta teatro internazionale. Dal 5 al 9 febbraio si gira uno spot sulla pedofilia clericale.

    Savona, sede legale delle Rete L’ABUSO – di fatto l’unica associazione italiana fondata e composta da sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – sarà ancora una volta “il palco”, questa volta di uno spot TV di 30” che l’associazione produrrà grazie all’aiuto di Simone Padovani, giornalista, fotografo e corrispondente di alcune tra le maggiori testate della stampa estera tra cui il New York Times, BBC.

    Il primo documento che racconta quello che chiameremo “il caso Italiano” fu il docu-film prodotto da Silvia Luzi e Marco Bellino per Pess-TV dal titolo “La preda, silenzio nel nome di Dio”, un documento del 2013 che testimoniò non solo il caso savonese, ma anche quello dei bambini sordi abusati nell’istituto cattolico Antonio Provolo di Verona, un docu-film di 56 minuti, trasmesso in 42 paesi, che partecipò anche al Film Festival di Bari ma non fu mai trasmesso in Italia.

    Dello spot, prodotto dalla Rete L’ABUSO e ideato dalle vittime, lasciamo trapelare qualche indiscrezione, questa volta, saranno 8 bambini a veicolare per le vittime il loro messaggio, nel quale chiederanno conto e garanzie concrete a papa Francesco.

    L’iniziativa è solo l’ultima tappa di una più ampia campagna di consapevolezza nella quale Simone Padovani ha già investito circa sei mesi del suo lavoro, fotografando e intervistando i veri protagonisti di quella che chiamerei una tragedia nazionale, ovvero le vittime che, ad oggi, non hanno ancora ottenuto una risposta seria e concreta dalla chiesa.

    Simone Padovani ha partecipato con l’Associazione agli incontri pubblici, ai processi, ai colloqui con alcune vittime e le famiglie che l’Associazione segue, documentando anche quello che non si vede, il lavoro spesso sommerso degli attivisti della Rete L’ABUSO.

    L’Ufficio di Presidenza

  • “Bergoglio ha alzato il muro su Emanuela Orlandi”

    “Bergoglio ha alzato il muro su Emanuela Orlandi”

    “Con l’arrivo di Bergoglio il muro in Vaticano si è alzato ancora di più”. Il fratello di Emanuela Orlandi rivela l’atteggiamento del papa sulla vicenda

    Bergoglio è “..il terzo Papa che ho incontrato nella mia ricerca della verità. Con lui il muro in Vaticano su questa vicenda si è alzato più di prima”.

    E ancora: “La cosa certa è che in Vaticano sanno. Il loro comportamento in questi 34 anni mi autorizza a pensarlo. La verità è qualcosa che pesa sull’immagine della Chiesa. Il Vaticano ha voluto evitare che la verità emergesse e ha avuto come complici lo Stato italiano e quei magistrati che non hanno puntato il dito sulle persone che erano a conoscenza di quanto avvenuto”. A parlare è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, per il quale la sorella resta “viva fino a prova contraria”. In un lungo virgolettato riportato in esclusiva su Spy, Pietro Orlandi ha svelato, tra le altre cose, come Papa Francesco gli abbia confidato che la sorella è “in cielo”. Emanuela Orlandi, insomma, sarebbe morta, ma il fratello non pare disposto a smettere di indagare sulla vera sorte della sorella tragicamente scomparsa il 22 giugno del 1963.

    Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano, aveva respinto in passato la richiesta di Pietro Orlandi finalizzata a riaprire il dossier sulla ragazza scomparsa: “Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Non so se la magistratura italiana abbia nuovi elementi, ma – aveva sottolineato Becciu lo scorso giugno – da parte vaticana non c’è nulla da dire in più di quanto non si sia già detto”. Il caso per papa Bergoglio e per la Santa Sede sembra essere chiuso.

    “Voglio ricambiare la solidarietà che ho ricevuto – ha dichiarato a Spy Pietro Orlandi – “Quando hai una storia come la mia, senti il bisogno di aiutare gli altri. Questo ti fa stare bene. In questi decenni nelle manifestazioni per Emanuela ho conosciuto molti familiari di persone scomparse che hanno sempre vissuto tra l’indifferenza dei media, degli inquirenti e dell’opinione pubblica. Ora voglio che la voce di Emanuela sia quella di quei ragazzi e ragazze svaniti all’improvviso dei quali non si è mai parlato. Voglio che si riaccenda una speranza per le famiglie”, ha sottolineato.

    L’intervista contiene anche un dettaglio sulla vicenda del quale non si era mai accennato pubblicamente: “Il momento peggiore di questi 34 anni è stato nel 1993, dopo alcune segnalazioni fotografiche inviate alla magistratura, eravamo sicuri di aver ritrovato Emanuela in Lussemburgo. Anche il giudice e l’attuale vice Capo della Polizia erano convinti di aver risolto il caso. Siamo andati a prenderla, io le avevo comprato un regalo. Non era mia sorella: in un attimo siamo passati dalla gioia più totale alla disperazione più buia. Non dimenticherò mai l’espressione sul viso di mia madre. Fu come se ce l’avessero rapita un’altra volta”, ha svelato il fratello della figlia di un dipendente del Vaticano. Bergoglio, tuttavia, si sarebbe distinto, rispetto a questa vicenda, per aver reagito con un atteggiamento di particolare chiusura verso le richieste provenienti dalla famiglia Orlandi. Le tre figlie di Pietro, adesso, hanno formato un gruppo musicale: “The Coraline”. Le tre hanno partecipato due anni ad “X Factor”, ma il cognome che portano non le avrebbe aiutate: “Prima di Natale Rebecca, Salomè ed Elettra hanno suonato all’Ariston come vincitrici del contest musicale organizzato da Red Ronnie. Hanno anche partecipato alla selezione per Sanremo Giovani con un brano molto forte sui problemi dell’Italia. Non sono state prese perché, ho saputo in maniera ufficiosa, il testo è troppo scomodo, come lo è il cognome che portano. Ma loro non mollano, sono testarde come me”. Pietro Orlandi non molla, nonostante il “muro” che sarebbe stato eretto in Vaticano da Bergoglio.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bergoglio-ha-alzato-muro-su-emanuela-orlandi-1484550.html?mobile_detect=false