Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    Spero che le parole di Giuliano Ferrara siano dovute alle sue tendenze PRETOFILE e che non creda neppure lui a quello che dice, ascoltate.

    “La storia dei preti pedofili è una menzogna vergognosa, ora è uscito anche“Mea maxima culpa”, un filmaccio merdoso e orrendo“. Così Giuliano Ferrara stigmatizza il docufilm firmato dal premio Oscar Alex Gibney (confuso con un“premio Nobel” dal direttore de “Il Foglio”), sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica.

    L’Elefantino difende appassionatamente la Chiesa durante “Porta a porta”, su Rai Uno, in un acceso dibattito che lo ha visto scontrarsi duramente conMarco Politi, vaticanista de “Il Fatto Quotidiano”. “La pedofilia dei preti è una menzogna vergognosa” – accusa Ferrara – “è l’effetto di una campagna di diffamazione e di calunnia alla quale la Chiesa, che è umile e sulla difensiva nei confronti del mondo secolare da duecento anni, non è stata in grado di dare la risposta che avrebbe meritato”.

    E aggiunge, rivolgendosi a Politi: “Dovevate prendervela con le famiglie che sono la sede massima di produzione della violenza pedofila. E’ molto facile costruire con un film il martirio”. L’Elefantino spiega: “Se io ti faccio vedere icadaveri dei preti spagnoli massacrati dai comunisti, quei cadaveri coi vermi, tu ti spaventi, caro Politi”. E accusa il suo interlocutore di essere ispirato da “un particolare confessionalismo”: “Io invece sono per una discussione laica sulla Chiesa”.

    Secondo Ferrara, il vero problema della Chiesa cattolica non concerne nè i vatileaks(“una piccola storia provinciale di cui hanno parlato quattro giornali italiani”), nè lo Ior (“possiede solo cinque miliardi di euro, una sciocchezza”). “Sono tutte storie piccolissime” – afferma il giornalista – “senza un vero valore. Il vero problema della Chiesa è la secolarizzazione, che è iniziata dal 1789, data della Rivoluzione Francese”.

  • Sesso solo dal buco nel lenzuolo. E doccia in mutande, Le regole della comunità cattolica Familiaris Consortio

    Sesso solo dal buco nel lenzuolo. E doccia in mutande, Le regole della comunità cattolica Familiaris Consortio

    Sesso sì, ma solo attraverso un buco nel lenzuolo. Perché «lo scopo è procreare, non provare piacere». Quindi – almeno la prima volta – niente contatto tra i due corpi, se non il minimo indispensabile.

    È solo una delle regole ferree che – stando a quanto raccontato da Il Fatto Quotidiano – vigono a Sant’Ilario D’Enza, in una piccola comunità del Familiaris Consortio, il movimento ecclesiale cattolico fondato da don Pietro Margini.
    Il paese, situato a metà strada tra Parma e Reggio Emilia, conta poco più di 11 mila abitanti.

    MATRIMONI TRA MEMBRI DEL GRUPPO. Per alcuni di loro, quelli appartenenti al movimento ultra-cattolico, il tempo è come se si fosse fermato. La comunità esiste ormai da mezzo secolo e raramente entra in contatto con la realtà esterna.

    I membri del movimento possono accoppiarsi solo ed esclusivamente tra di loro e devono rispettare un iter estremamente rigido: prima il fidanzamento, quindi l’autorizzazione a tenersi la mano in pubblico, seguita dalla promessa di castità e, infine, dal matrimonio. Vietato sgarrare.

    OBBLIGO DI MUTANDE IN DOCCIA. Oltre a quelle sul sesso, esistono altre regole che i membri delle 28 famiglie che formano la comunità sono tenuti a rispettare.

    Come il divieto che vige negli spogliatoi sportivi di farsi la doccia nudi. L’uso delle mutande è d’obbligo, ha spiegato un testimone che vuole rimanere anonimo, «per non vedere ciò che non si può».
    Per la stessa ragione, alle vacanze al mare sono da preferirsi le gite in montagna. È proibito indossare minigonne e vestiti succinti ed è vietata, ovviamente, la frequentazione delle discoteche, luogo di perdizione per antonomasia. «La nostra è una via in cui ciascuno può verificare, sperimentare e condividere la bellezza della chiamata del Signore», ha spiegato il responsabile Marco Reggiani.

    IL CATECHISMO DI PIO X A MEMORIA. Il codice estremamente rigido, però, rende complicata l’interazione tra i membri del movimento e gli altri cittadini di Sant’Ilario: «A volte ci incontriamo con i loro educatori, ma fatichiamo a dialogare», ha raccontato una catechista di una parrocchia vicina. «Hanno regole ferree in cui non ci riconosciamo. Ai loro ragazzi fanno imparare il catechismo di Pio X a memoria, quello dei nostri nonni, poi sostituito dal Concilio Vaticano II».

    Lunedì, 11 Marzo 2013

  • Crema: don Inzoli ridotto allo stato laicale. Presenta ricorso

    Crema: don Inzoli ridotto allo stato laicale. Presenta ricorso

    CREMA – Monsignor Mauro Inzoli, ex parroco della Santissima Trinità a Crema, ha deciso di fare ricorso contro il provvedimento che l’ha ridotto allo stato laicale. La sentenza è stata emessa dalla congregazione della dottrina della fede del Vaticano. L’inchiesta è nata dalla diocesi cremasca. Quattro giovani che hanno accusato l’ex parroco di Santa Trinità.

    La colpa contestata a don Inzoli riguarderebbe la sfera personale. Abusi sui minori. La segnalazione è arrivata dalle famiglie dei quattro giovani. Si tratta di persone molto vicine all’ex presidente del Banco Alimentare.

    Ciò che è certo è che non ci sono stati atti sessuali. Nè filmati. O registrazioni. Ci sono le dichiarazioni dei ragazzi fatti alle rispettive famiglie che parlano di atteggiamenti equivoci.

    L’ex parroco della Santissima Trinità adesso vive a Milano con la madre. Ai giornalisti che l’hanno contattato non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla decisione di presentare ricorso.

    “In data 9 dicembre 2012 – recitava il comunicato che è stato pubblicato sul sito della Diocesi di Crema – il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede”.

    Le motivazioni del provvedimento non sono mai state rese note. Ma la citazione della norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico fa riferimento alla persona. I ‘delicta graviora’ di competenza della Congregazione per la dottrina della fede, oltre alla profanazione dell’eucaristia e l’attentato al Pontefice, riguardano gli abusi sui minori, l’assoluzione del complice in confessionale, l’induzione ad atti turpi in confessionale.

    Il vescovo si era riunito con i sacerdoti ,a mattina di mercoledì 12 dicembre. La comunicazione era stata data intorno a mezzogiorno. Don Mauro Inzoli poteva presentare ricorso entro 60 giorni. La pena nel frattempo era stata stata sospesa. Ma, qualora il ricorso non fosse accoto, diventerebbe definitiva.

    La dimissione dallo stato clericale (amissio status clericalis) è una sanzione disciplinare che può essere comminata dalla Chiesa cattolica ai membri del clero. Il presbitero dimesso, oppure il vescovo, perde automaticamente i diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi. Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso dall’esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale. Non può insegnare nei seminari, e negli altri Istituti dove sono presenti insegnamenti di discipline teologiche.

    Nonostante il nome di questa pena canonica sia attualmente “dimissione dallo stato clericale”, comunemente continua ad essere utilizzata l’espressione del Codice di diritto canonico del 1917, che parlava di “riduzione allo stato laicale”. Normalmente in questi casi si parla di ex-sacerdote o di ex-prete, sebbene, secondo il canone 290 del Codice di diritto canonico, essendo l’ordinazione un sacramento che conferisce un carattere, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.

    Mauro Inzoli, originario di Torlino Vimercati, è stato ordinato sacerdote nel 1976. È stato vicario parrocchiale, insegnante al seminario vescovile di Crema, rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, quindi cappellano a Ricengo e Bottaiano, e poi parroco della Santissima Trinità di Crema dove rimane fino al 3 ottobre 2010. Don Inzoli ha presieduto fino a pochi mesi fa la fondazione del Banco Alimentare.
    01/03/2013

  • Violenza sessuale, il don patteggia due anni Genitori risarciti

    Violenza sessuale, il don patteggia due anni Genitori risarciti

    Processo a don Luigi Mantia, 49 anni, ex parroco della comunità di Santa Lucia a Martignana di Po, accusato di violenza sessuale (ipotesi lieve, senza atti specifici) ai danni di due ragazzini minorenni. La corte, composta da presidente Pio Massa e dai giudici Francesco Sora e Cristina Pavarani, ha accolto, previo risarcimento danni delle due famiglie dei minori coinvolti, la richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa a due anni, pena sospesa. I fatti, che sarebbero accaduti in due momenti diversi, risalgono al 2009.

    Le famiglie dei due minori, che sono già state risarcite hanno quindi firmato in aula, alla presenza dei loro legali Massimo Nicoli e Annamaria Battistella l’atto di rinuncia alla costituzione di parte civile. L’imputato, che per nove anni ha guidato la parrocchia, era difeso dagli avvocato Fabrizio Vappina e Mario Brusa. Nel luglio del 2011, durante una messa, lo stesso sacerdote aveva annunciato ai fedeli sbigottiti di essere stato denunciato dal padre di un bambino.

    “Affronterò questa situazione con piena responsabilità e la possibile serenità”, aveva detto il don, che aveva presentato la rinuncia alla parrocchia. Alcuni giorni dopo, il 24 luglio, il vescovo di Cremona, monsignor Dante Lafranconi, aveva accettato le dimissioni del sacerdote alla guida pastorale della parrocchia. L’udienza è stata rinviata a fine febbraio per formalizzare il patteggiamento. Attualmente don Mantia, che oggi non era presente in aula, si trova al santuario di Caravaggio.

    http://www.cremonaoggi.it/2013/02/05/violenza-sessuale-il-don-patteggia-due-anni-genitori-risarciti/

  • Violenza sessuale,  il don patteggia due anni:  ‘Estraneo ai fatti’

    Violenza sessuale, il don patteggia due anni: ‘Estraneo ai fatti’

    Processo a don Luigi Mantia, 49 anni, ex parroco della comunità di Santa Lucia a Martignana di Po, accusato di violenza sessuale (ipotesi lieve, senza atti specifici) ai danni di due ragazzini minorenni. Con le aggravanti di aver commesso il fatto violando i doveri inerenti alla qualità di ministro del culto e profittando di circostanze di tempo, luogo e persona anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la difesa. La corte, composta da presidente Pio Massa e dai giudici Francesco Sora e Cristina Pavarani, ha accolto, previo risarcimento danni delle due famiglie dei minori coinvolti, la richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa a due anni, pena sospesa.

    I fatti sarebbero cominciati nel 2004 e sarebbero andati avanti per cinque anni, fino al marzo del 2009. Le famiglie dei due minori, che sono già state risarcite hanno quindi firmato in aula, alla presenza dei loro legali Mauro Nicoli e Annamaria Battistella l’atto di rinuncia alla costituzione di parte civile. L’imputato, che per nove anni ha guidato la parrocchia, era difeso dagli avvocato Fabrizio Vappina e Mario Brusa.

    Nel luglio del 2011, durante una messa, lo stesso sacerdote aveva annunciato ai fedeli sbigottiti di essere stato denunciato dal padre di un bambino. “Affronterò questa situazione con piena responsabilità e la possibile serenità”, aveva detto il don, che aveva presentato la rinuncia alla parrocchia. Alcuni giorni dopo, il 24 luglio, il vescovo di Cremona, monsignor Dante Lafranconi, aveva accettato le dimissioni del sacerdote alla guida pastorale della parrocchia. L’udienza è stata rinviata a fine febbraio per formalizzare il patteggiamento. Attualmente don Mantia, che oggi non era presente in aula, si trova al santuario di Caravaggio.

    Le dichiarazioni di don Mantia dopo il patteggiamento

    “Come ho già dichiarato altre volte, confermo ancora la mia assoluta estraneità a quanto mi è stato attribuito. A tempo opportuno farò conoscere le ragioni per le quali ho aderito alla proposta che mi è stata fatta, ragioni che ho già espresso diversi mesi fa sia al Vescovo che al mio avvocato”.

    http://www.cremonaoggi.it/2013/02/05/violenza-sessuale-il-don-patteggia-due-anni-genitori-risarciti/

  • Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    24 gennaio 2013 – ore 14:53
    Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi

    “Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
    Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.

    La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.

    Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.

    di Paolo Rodari – @PaoloRodari

  • Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

    Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

    Monsignor Bassetti ha incontrato i fedeli per parlare dell’ex parroco che risulta indagato per abusi. La lettera di scuse del prete. La riflessione dei parrocchiani

    Articolo | Dom, 22/04/2012 – 19:58 | Di Francesca Bene

    Un paese spaccato, ferito, lacerato. Questa la comunità che domenica, dopo mesi di attesa, appesantita da troppo silenzio da parte della Chiesa, ha accolto monsignor Gualtiero Bassetti a Cenerente.
    Già molto prima che il vescovo arrivasse, la piccola chiesa era gremita fino all’inverosimile. In molti hanno dovuto attendere fuori per l’impossibilità di farsi spazio nella navata. Tra il malumore generale.
    Obiettivo di tutti: conoscere finalmente la “verità” sulla vicenda, dolorosa e scabrosa, che ha sconvolto i fedeli l’autunno scorso: la verità su don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di due ragazzi accolti dalle sua comunità ed ora iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Perugia per i reati di violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione.
    La risposta che tutti aspettavano e che molti temevano è arrivata: don Lucio verrà sospeso dal sacerdozio per sua richiesta e per richiesta della Chiesa. Non tornerà quindi a capo della sua parrocchia, almeno non per ora.
    Per l’ufficialità del tutto bisognerà attendere il decreto ufficiale della Diocesi, che arriverà a giorni, ma le parole dette (e quelle non dette), oggi pomeriggio a Cenerente, hanno fatto capire chiaramente la sostanza del messaggio che si voleva far giungere alla comunità. È stato il vescovo a chiedere l’incontro. E i fedeli, numerosi, hanno risposto alla chiamata.
    Monsignor Bassetti ha scelto di rispondere alle tante domande della popolazione non aprendo un dibattito o rispondendo a quesiti diretti, ma leggendo una lettera scritta proprio da don Lucio a lui perché ne mettesse a parte del contenuto l’intera parrocchia.
    Questa scelta ha creato qualche malcontento sia da parte dei tanti fedeli ancora legati da affetto sincero al sacerdote sia da parte di quella parte della popolazione ferita e arrabbiata per quanto è accaduto.
    Sono stati sfiorati momenti di vera tensione, soprattutto in ragione del fatto che una riunione così attesa e così importante fosse stata indetta in una chiesa piccola impossibilitata ad accogliere i membri di ben cinque comunità parrocchiali. Le lamentele dei presenti sono state esplicite, tanto che ad un certo punto il vescovo e don Paolo Giulietti (che ora sostituisce don Lucio Gatti) hanno preso in considerazione la possibilità di spostare l’incontro nel tendone del paese. Non essendo fattibile la cosa per motivi organizzativi, alla fine il Vescovo ha dovuto rileggere due volte il messaggio per i fedeli che si sono dati il cambio all’interno del luogo sacro.
    Altri momenti di tensione ci sono stati nel momento in cui un rappresentante dei gruppi di preghiera delle famiglie ha chiesto di leggere al vescovo una lettera in cui veniva ripercorso tutto il bene che don Lucio ha fatto alla comunità. Si tratta dello stesso folto gruppo di fedeli che chiede che il sacerdote venga subito reinserito nel suo ruolo a guida della parrocchia. La lettura del documento è stata interrotta più volte sia dai commenti urlati della fazione di cittadini che invece si sente ferita e tradita da un sacerdote in cui aveva riposto la sua fiducia, sia dallo stesso vescovo che ha ritenuto non opportuno un dibattito aperto con la gente sull’accaduto.
    Ora dunque non resta che attendere le decisioni ufficiali. Questo non basterà a sanare le ferite, ma almeno segnerà un punto fermo da cui la comunità dei fedeli potrà ricominciare.
    LA LETTERA DI DON LUCIO
    Scrivo a lei, carissimo vescovo Gualtiero… scrivo a lei… perché attraverso la sua voce possa raggiungere tutte le persone da me amate, in particolare sotto la guida di parroco. Perché, dopo lungo silenzio, desidero far sentire il mio bene, vestito di tanto dolore, tanta umiliazione, fragilità, debolezza e paura.
    Ora è con questi abiti che posso dichiarare il mio vero bene sincero e farmi vicino ad ognuno. Certo, vedere un uomo così grande, forte, deciso, impeccabile, vivace, brillante, pieno di iniziative presentarsi con gli stracci del povero peccatore: nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità farà effetto e certamente scandalizzerà, ma questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso.
    Così, in questo totale annullamento, posso alzare la testa e gridare: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato» e poi: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»
    Percorrendo la strada dell’umiliazione, potrò avvicinarmi al cuore di ognuno, mendicando misericordia, perdono, pietà ed anche tenerezza.
    Grazie caro vescovo per come mi è stato vicino, per come mi ha accompagnato in questi mesi, mostrandomi la paternità di Dio che mai abbandona i suoi figli. Grazie a tutti, e quando dico tutti ho davanti la faccia di ognuno… e nel dire, male o bene, nel dubbio, in qualche modo ha mostrato il suo bene. Grazie a don Paolo, a tutti i suoi collaboratori, che sostituendomi non mi hanno abbandonato in balia dei tanti venti. Grazie a tutti i monasteri di clausura che hanno pregato e continuano a pregare per me.
    Grazie a tutti i miei confratelli sacerdoti che avranno pietà di me. Grazie a tutta la Chiesa intera che come madre si fa accanto a curare le ferite con l’olio della sua grazia. Ora, in un tempo di deserto, voglio mettere in luce tutto ciò che nel mio cuore va purificato: egoismo, orgoglio, pena, giudizio. Non è un isolarsi, l’unica solitudine è quella di amare Cristo e isolarsi soltanto per suo amore.
    Caro vescovo, le voglio un gran bene perché lo voglio alla Chiesa e a tutti, Un abbraccio a tutti i miei figli
    Suo don Lucio

  • Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

    Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

    GIACOMO GALEAZZI – CITTA’DEL VATICANO

    Appello al Papa delle vittime del prete pedofilo don Ruggero Conti, il parroco della periferia romana condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi per aver abusato di almeno sette minorenni. “E’ forse poco professionale nonché imbarazzante rivolgermi a Lei ma non so più cosa dovrei fare per un ragazzo che difendo e che giustamente sta cercando giustizia nei confronti di un prete Don Ruggero Conti che tanto male gli ha fatto nel corso degli anni da quando era ancora minore degli anni 14”, scrive a Benedetto VI, l’avvocato Fabrizio Gallo. “Finalmente dopo molti anni nel 2011 il prete è stato condannato perché riconosciuto colpevole dei numerosi abusi sessuali commessi e conseguentemente condannato a 15 anni di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva nei confronti del mio assistito”, prosegue il legale. “Ebbene nonostante abbiamo ripetutamente scritto sia al prete sia alla Curia Vescovile per avere ragione di una sentenza che andrebbe rispettata oltre ad aver adito il Tribunale Civile di Roma, nessuno si è mai fatto sentire, mai nessuno nel corso del processo ha osato tendere una mano di aiuto a questo ragazzo, mai nessuno ha osato dare allo stesso una parola di conforto, ma tutti hanno ignorato ciò che è accaduto provvedendo ad isolarlo e deriderlo per ciò che aveva fatto”, puntualizza l’avvocato.

    “Ultimamente ho citato in giudizio sia il Prete sia La Curia Vescovile di appartenenza ( a perfetta conoscenza di ciò che succedeva), ma nonostante ciò, silenzio assoluto- evidenzia Gallo -.Il ragazzo D.D.N. stanco di tale situazione ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare quello che è successo per avere ragione di una indifferenza che sta superando ogni limite. Chiedo che lo stesso venga da Sua Santità ricevuto perché penso che soltanto Lei possa giustificare in qualche modo questo assordante silenzio inaccettabile che incombe su tale gravissima situazione. Attendiamo con fiducia”.

    Per le vittime del sacerdote oltre alla lacerazione psicologica e alle ricadute sulla sessualità, al sentirsi sporchi e colpevoli, al pensare che gli altri stiano sempre «per fregarti», c’è anche la perdita di fede, se non in Dio, almeno nella Chiesa. «Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perché ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio più grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo». È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della capitale, condannato dal tribunale penale di Roma.

    «Che fa suo figlio, signora?, può venire a pranzo da me oggi?», chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. «Era molto cattolica. Non volevo deluderla», spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro «La preda, le confessioni di una vittima», presentato oggi alla Sala stampa estera di Roma dal cappellano del carcere minorile “Beccaria” don Gino Rigoldi e dal giornalista Gianluigi Nuzzi. «Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e  alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice», confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole «rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta».

    Il libro  ricorda la circostanza sconcertante che «le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo».

    A convincere «in alto» della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, «capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà». Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti. Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, «don Ruggero non ha mai usato la forza fisica», e nonostante tutto, «pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui».

    Le storie dei preti pedofili (e le tragedie delle loro vittime) hanno quasi sempre un punto in comune: «L’omertà a copertura del comportamento del corruttore», scrive Dario Fo nella prefazione del volume. «Da noi – scrive il Premio Nobel per letteratura – il clero, ce lo testimonia questo libro, ha ancora l’ardire e i mezzi per abbattere e rendere vana la gran parte delle denunce e inchieste su atti di pedofilia». Secondo Dario Fo, che paragona i crimini consumati nella parrocchia di Selva Candida, nella periferia romana, a quanto accaduto in una favela brasiliana, dove l’estrema povertà delle vittime favoriva l’abuso, «l’unico problema che realmente interessa a una certa Chiesa è salvare la rispettabilità delle curie, come a dire salvare la “faccia” e non il povero disgraziato dall’angoscia che lo accompagnerà per tutta la vita.

    Alternando resoconti da atti giudiziari alla narrazione in prima delle vittime, Camuso racconta una vicenda grave, sia perché ha diviso una comunità tra innocentisti e colpevolisti, coinvolgendo un sacerdote carismatico ritenuto capace di portare tanti giovani a Dio e considerato anche «con appoggi potenti in curia», sia in quanto consulente del sindaco di Roma Gianni Alemanno per problematiche e disagi, amico di don Giovanni D’Ercole ai tempi in cui questi prestava servizio in segreteria di Stato. E sia perché, dando voce alle vittime e a quanti credettero a queste, in particolare i catechisti di Selva Candida, formatisi alla scuola salesiana, racconta i meccanismi di rimozione, insabbiamenti per timore di ledere il buon nome della istituzione che frenarono anche chi avrebbe dovuto vigilare e proteggere i piccoli. In primis il vescovo di don Ruggero, monsignor Gino Reali, e il suo predecessore a Santa Rufina, monsignor Diego Bona, informato in confessione dalla zia di una delle vittime. O l’anziano prelato che tanti anni fa, quando Ruggero non era ancora prete ma abusò di un ragazzo a Legnano, ignoro’ la denuncia, o una serie di preti collaboratori dei vescovi sempre pronti a non credere alle vittime, magari cestinando le loro denunce dopo aver detto che le avrebbero consegnate al vescovo. L’abuso, soprattutto se da parte di un sacerdote, che consideri un padre, è una violenza indelebile, in particolare in ragazzi già fragili o soli, e scelti per questo come prede ideali. La vita ne rimane sconvolta, spesso irrimediabilmente compromessa, come raccontano le vittime a Angela Camuso e come emerge dalle indagini, basate su intercettazioni telefoniche, analisi dei computer, raccolta di testimonianze.

    La difesa dei piccoli e la giustizia alle vittime – hanno chiesto Benedetto XVI e prima di lui Giovanni Paolo II – devono essere al primo posto, e non è degno di essere prete chi fa male ai bambini. Stanare i colpevoli, impedirgli di nuocere, compiere la giustizia e difendere i piccoli sono le priorità. Questo libro dunque, crudo e atroce, potrebbe far bene alla Chiesa italiana.

  • Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili

    Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili

    Pedofilia, in Australia i vescovi collaborano con le autorità civili
    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO – Importante svolta dell’episcopato australiano colpito da una serie di scandali legati alla pedofilia.
    I vescovi, dopo una consultazione interna, non solo hanno scelto di abolire la prescrizione per i reati di pedofilia ma hanno deciso di accogliere l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili «con l’eccezione delle informazioni raccolte durante il sacramento della confessione». Un giro di vite vero e proprio per fare in modo che la giustizia (civile) possa operare congiuntamente alla Chiesa per estirpare questa piaga e punire tutti coloro che si sono macchiati di questo crimine.

    Il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, in un comunicato diffuso alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea plenaria si è dichiarato totalmente favorevole al sostegno degli orientamenti maturati nella Royal Commission, la Commissione d’inchiesta nazionale istituita dal Governo federale per fare luce sul triste fenomeno.

    «Non ci deve essere alcun ostacolo che impedisca alla nostra società di affrontare questo problema» ha dichiarato l’arcivescovo alla Radio Vaticana. «Il male degli abusi sessuali è così grave e orribile che l’unico modo per dare pace alle vittime è di portare alla giustizia i colpevoli». Monsignor Hart ha ribadito il parere favorevole espresso due settimane fa dai vescovi alla Royal Commission: «Sarà un momento di verità».

    Una relazione presentata recentemente alla Commissione parlamentare di inchiesta dello Stato di Victoria dalla Chiesa locale chiedeva di estendere l’obbligo della denuncia anche al personale religioso. L’opinione pubblica è ancora sotto choc dopo la tesi di un docente del Royal Institute of Technology di Melbourne, Des Cahill, secondo il quale, stando ai dati, in Australia, il sommerso sarebbe enorme. Fra coloro che hanno studiato al seminario nazionale Corpus Christi College quasi 1 sacerdote su 20 avrebbe compiuto atti di abuso sessuale su minori tra il 1940 e il 1966 (pari a 14 su 378 preti condannati). La maggioranza dei cattolici si dice assolutamente favorevole a che venga fatta chiarezza sui casi di pedofilia anche nella Chiesa.

    Ma a sollevare più scandalo era stato un rapporto della commissione parlamentare secondo cui oltre 600 bambini avrebbero subito violenze da sacerdoti a partire dagli anni Trenta. Inoltre secondo il documento, almeno 620 adolescenti sarebbero state vittime di abusi con una maggioranza di casi tra gli anni ’60 e ’80. L’arcivescovo Hart ha parlato pubblicamente di episodi «orribili e vergognosi». Le associazioni delle vittime sostengono, invece, che i giovani abusati sarebbero molti di più, oltre 10.000.

    IL Papa durante la visita a Sidney, nel luglio 2008, per la Giornata mondiale della Gioventù, aveva incontrato alcune delle vittime chiedendo loro scusa per il male subito, incoraggiando i vescovi a dare tutto il supporto psicologico possibile, alle famiglie e alle vitime segnate da questi traumi indelebili.
    Mercoledì 28 Novembre 2012 – 18:24
    Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Novembre – 13:06

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_vaticano_australia/notizie/234654.shtml

  • Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Padre Paolo Turturro e’ colpevole di violenza sessuale e di pedofilia, ma la pena dev’essere rideterminata, perche’ uno dei due episodi contestati all’ex parroco della chiesa palermitana di Santa Lucia -noto per il suo impegno antimafia- e’ caduto in prescrizione. Lo ha deciso, al termine di una camera di consiglio che si e’ protratta fino a notte inoltrata, la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza con cui, nell’ottobre 2011, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a sei anni e sei mesi inflitta al religioso. Il nuovo giudizio (“di rinvio”) servira’ solo per stabilire il “quantum” della condanna, tenuto conto del fatto che i supremi giudici, accogliendo la tesi dell’avvocato Ninni Reina, hanno collocato uno dei due fatti nel 1999 e non piu’ nel 2001: essendo trascorsi 13 anni, l’episodio e’ stato cancellato dal tempo trascorso. Questo non significa pero’ che l’ex parroco sia innocente: in questo caso la Cassazione avrebbe potuto pronunciare sentenza di assoluzione.

    PARROCO ANTIMAFIA – Turturro, sacerdote schierato sul fronte dell’antimafia, era finito nei guai nel 2001, dopo essere stato denunciato dalla scuola frequentata da un suo alunno, che all’epoca aveva 10 anni: il bambino pubblicamente aveva ammesso – durante una chiacchierata in classe – di essere stato baciato in maniera intima dal parroco. Proprio questo fatto, piu’ recente, e’ rimasto in piedi nel processo. Ad essere stato prescritto e’ un altro episodio, in cui ci sarebbe stato un rapporto vero e proprio, con un altro ragazzino, anche lui di 10 anni circa all’epoca dei fatti. Il religioso aveva sempre protestato la propria innocenza e aveva anche sostenuto di essere stato vittima di una sorta di complotto interno al popolare quartiere del Borgo Vecchio di Palermo, in cui c’e’ la chiesa di Santa Lucia ed e’ forte la presenza mafiosa.

    SACERDOTE NON SOSPESO – Ma la ritrosia delle famiglie degli alunni a denunciarlo (solo una poi si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Paola Rubino) e le tante testimonianze rese al dibattimento nel segno della reticenza e dell’omerta’ non hanno confermato affatto questa tesi. Finora la Diocesi di Palermo non ha mai sospeso il sacerdote, che, dopo essere stato allontanato dal capoluogo siciliano per un paio d’anni, su ordine del Gip, e’ adesso responsabile del santuario della Madonna del Ponticello, a pochi passi da via Maqueda, nel centro storico di Palermo. (AGI)

    http://www.giornalettismo.com/archives/628393/il-parroco-antimafia-che-era-un-pedofilo/