Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Norcia, novizio 70enne di origini romane condannato a 1 anno e 6 mesi.

    Norcia, novizio 70enne di origini romane condannato a 1 anno e 6 mesi.

    di Daniele Ubaldi – Un anno e sei mesi di reclusione, interdizione da incarichi di tutela o curatela dei minori, così come dallo svolgimento di incarichi di carattere pubblico o privato che comprendano il contatto con bambini o comunque minorenni.

    Con questa sentenza si è concluso il processo al religioso 70enne di origini romane accusato di violenza sessuale – anche se non di massima gravità – nei confronti di 4 minorenni di Norcia. I fatti sarebbero avvenuti in due occasioni distinte, e precisamente il 19 settembre e il 10 ottobre del 2004. In entrambi i casi erano state due le bambine a riferire di atteggiamenti a dir poco “equivoci” da parte del religioso, il quale – almeno in un’occasione – avrebbe indossato l’abito talare pur non essendo sacerdote, il che dal punto di vista psicologico e penale costituisce sicuramente un’aggravante.

    Prima delle arringhe delle parti è stato esaminato lo stesso imputato, il quale ha fornito al collegio giudicante la propria versione dei fatti su entrambe le vicende contestate. L’uomo ha raccontato che all’epoca dei fatti svolgeva le mansioni di portiere della Basilica di San Benedetto, a Norcia. Nella stessa chiesa, secondo l’usanza benedettina, l’imputato si occupava – con turnazione settimanale – anche di aprire e chiudere la cripta nei momenti liturgici, così come ricopriva mansioni in cucina oppure in sagrestia, dove aveva sede il suo ufficio.

    L’uomo ha raccontato di essere intervenuto in due occasioni per fermare le bambine, le quali – a suo dire – stavano giocando nella chiesa ad accendere il maggior numero di candele possibile. “Le ho prese per mano – ha riferito l’anziano religioso a proposito del primo episodio, quello del settembre 2004 – e ho detto loro di uscire. Loro non hanno fatto resistenza. Hanno detto che volevano restare un altro po’ e così mi hanno seguito nella cripta della basilica, visto che avevo cinque minuti di tempo per chiuderla prima dell’inizio dell’ultima preghiera serale. Là hanno acceso una candelina e poi sono andate via. C’erano anche dei turisti”. Riguardo al secondo episodio, il mese successivo, l’imputato ha ricordato che, mentre era impegnato a spiegare a dei turisti il significato di un quadro all’interno della basilica, si era accorto che altre due ragazzine stavano giocando ad accendere le candele. Dopo il primo richiamo che non aveva sortito alcun effetto, l’uomo le avrebbe prese per mano e le avrebbe accompagnate nella cripta, dove anche in questo caso le bambine avrebbero acceso una candelina prima di andare via.

    Una versione, questa dell’imputato, decisamente contrastante con quelle fornite dalle quattro minorenni, che hanno riferito di palpeggiamenti al sedere, suggerimenti ad assumere pose ginniche come il “ponte” o la “squadra” con l’uomo dietro ad osservare, inviti a sedersi sulle proprie ginocchia o a raccogliere da terra e contare le monetine per le offerte, strani indovinelli eccetera. Tra l’altro va anche detto che all’epoca il religioso soffriva di tre ernie al disco e di un problema al ginocchio che gli impediva e gli impedisce tuttora di chinarsi, ricordo – insieme alla parziale cecità – di un brutto incidente d’auto avuto in gioventù.

    In ogni caso, il pubblico ministero Massimo Casucci ha chiesto 2 anni e 9 mesi di reclusione, facendo notare come i racconti delle giovani non fossero identici ma collimanti, il che li avvalora ulteriormente allontanando la tesi del complotto ordito per giustificare con le famiglie un rientro tardivo a casa, come invece ha sostenuto la difesa, rappresentata dall’avvocato Fabio Militoni. Il quale, a onor del vero, ha anche ricordato come in questo processo siano mancati sia l’incidente probatorio sia un sopralluogo sulla presunta scena del crimine, chiesto dalla difesa ma mai accolto dal collegio giudicante.

    Dopo circa mezzora di camera di consiglio, i giudici Pinelli, Laudenzi e Avenoso hanno emesso la sentenza di condanna in primo grado a 1 anno e 6 mesi di reclusione, sospendendo contestualmente la pena.

    http://www.spoletonline.com/?page=articolo&id=127429

  • «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    La Curia ammette l’esistenza di alcuni episodi e rassicura che nessuno degli accusati è più a contatto coi giovani. Nessuna responsabilità per Carraro. Conclusa l’indagine diocesana: contestati i numeri delle violenze e le denunce tardive

    29/05/2009

    Il vescovo Giuseppe Zenti con monsignor Bruno Fasani

    Verona. È vero, ci sono stati dei casi di pedofilia all’interno dell’istituto Provolo. La dolorosa ammissione «di violenze fisiche e abusi sessuali» sui ragazzi sordomuti che lo frequentavano, accompagnata da «una umile richiesta di perdono» alle vittime e alla loro famiglie e dall’annuncio che i responsabili di una vicenda che suscita «grande amarezza e anche disgusto» pur «affidati alla misericordia di Dio non hanno il diritto di confidare in una inerte acquiescenza da parte della Chiesa», viene data in un comunicato ufficiale della Curia, a firma di monsignor Bruno Fasani, direttore dell’Ufficio stampa della diocesi.

    La nota che lo accompagna dice che la diocesi vuole rendere noto «senza alcuna reticenza» quanto emerso nella «rigorosissima indagine» condotta, «perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare». Ma punta anche il dito contro l’Associazione sordi Provolo, da cui era partita nei mesi scorsi la denuncia di abusi, perché le maggiori ammissioni di responsabilità sono venute proprio da uno dei suoi membri più attivi.

    L’INCHIESTA. Partendo dalle notizie apparse a inizio anno su L’Espresso, che denunciavano un numero impressionante di violenze fisiche e abusi sessuali subiti da ragazzi sordi, alunni del Provolo, tra il 1950 e il 1985, il vescovo Giuseppe Zenti e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, «pur nutrendo ragionevoli perplessità sia sulle proporzioni abnormi dei fatti denunciati, sia sulle effettive finalità di una così tardiva denuncia, si sono assunti», dice Fasani, «l’impegno di fare piena luce, senza riserve e senza reticenze, sui presunti abusi e di adottare di conseguenza severi provvedimenti nei confronti di eventuali responsabili, anche a prescindere dal decorso della prescrizione e nella dolorosa consapevolezza che nessun provvedimento disciplinare può cancellare la sofferenza delle vittime».
    L’indagine ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, e anche il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi. E in più ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo è stata passata al vaglio.

    L’ESITO. I fatti accertati sono di tre tipi. «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu all’epoca allontanato dall’istituto Provolo e attualmente risulta deceduto», scrive Fasani, che continua: «Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». E infine, conclude, «dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Costui, «nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell’Associazione sordi Provolo ed è attivo componente della stessa» e «da almeno 15 anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. È in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Questo passaggio induce a pensare che si tratti della stessa persona che nelle scorse settimane ha ammesso le proprie responsabilità con L’Espresso.

    ASSOLTO CARRARO. Uno dei punti più controversi (e francamente poco credibili, ndr) era un presunto coinvolgimento del vescovo Giuseppe Carraro. «Nessun riscontro ai fatti denunciati è stato individuato, e risulta pertanto del tutto privo di fondamento ogni addebito, relativamente al vescovo dell’epoca monsignor Giuseppe Carraro», sottolinea la nota.

    TENUTI LONTANI DAI GIOVANI. La maggior dei religiosi denunciati per gli abusi è ormai morta, segnala ancora Fasani, ma «nessuno dei viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini.

    ATTI AL VATICANO. Dopo la richiesta di perdono alle vittime vergognosamente abusate, tutto è stato «trasmesso alle autorità vaticane per l’iter previsto in queste circostanze e pertanto la diocesi di Verona considera concluso il proprio mandato, sia nella ricerca delle responsabilità sia per i provvedimenti da adottare», fa sapere Fasani, che invita a «non relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza».

    Giancarlo Beltrame

    http://www.larena.it/stories/Home/57087_provolo_ci_furono_abusi_la_curia_ci_scusiamo/

  • “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    «Ma nessuno dei religiosi viventi accusati lavora in istituto». «Solidarietà alle vittime»
    VERONA — Questa volta l’atteggiamento è assolutamente evangelico. Se a gennaio aveva preferito «armarsi e combattere », liquidando il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Berardina, con un «è un mio diocesano e se vuole andare alla guerra gli suggerirei di corazzarsi, non farla con le bici da bersagliere e con le baionette», adesso è più propenso a «porgere l’altra guancia». E’ con un comunicato dell’ufficio stampa della diocesi, a firma dei direttore monsignor Bruno Fasani, che la curia scaligera, vale a dire il vescovo Giuseppe Zenti, ritorna su quello che ormai è conosciuto come il «caso Provolo», sollevato lo scorso gennaio dal settimanale L’Espresso. Gli abusi sessuali denunciati da almeno 25 ex alunni dell’istituto, alcuni dei quali confermati la scorsa settimana da un «fratello», un laico che non è arrivato a prendere i voti, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con degli alunni.
    Ieri è arrivato quella che per la curia è la risultante dell’indagine svolta dopo i racconti. «La diocesi di Verona vuole rendere noto quanto emerso, senza alcuna reticenza, perchè sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volonta’ di insabbiare». E’ questo il prologo a quanto è emerso.
    «A tale scopo è stata condotta una seria ed approfondita indagine, – scrive la diocesi – svolta con grande rispetto delle persone e discrezione, che ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della Congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, nonché il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi».
    Segue un elenco di fatti.
    «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu aallontanato dall’Istituto Provolo ». Il religioso è deceduto.«Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano ad importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Sono stati immediatamente allontanati. Dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte. Il signore, che nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell”Associazione Sordi Antonio Provolo’ ed è attivo componente della stessa, da almeno quindici anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. E’ in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Nulla, dall’indagine svolta dalla curia, è emerso a riguardo di monsignor Giuseppe Carraro. «Nessuno dei religiosi viventi – prosegue l’indagine della curia – destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini». L’«altra guancia» arriva poche righe più in là. «Il sentimento che prevale è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso che, anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé per lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono». Come arriva la condanna a chi quegli abusi, bollati come delle «fandonie» da Zenti a gennaio, li ha perepetrati: «La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza e anche disgusto: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato». Senza – e non per la volontà della curia ma per il buonsenso di ognuno – fare di ogni erba un fascio. «I fatti deprecabili, che hanno trovato grande risonanza sui media, non devono assolutamente relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza ». Cosa che nessuno ha mai messo in dubbio.
    An. Pe.
    ❜❜
    I fatti che hanno trovato grande risonanza sui media non devono indurre a fare di ogni erba un fascio La curia
    Il vescovo durante la conferenza stampa dopo il caso Provolo sollevato da L’Espresso lo scorso gennaio

  • Pedofilia clericale nella storia. 1646 soppressione dell’ordine degli Scolopi

    Pedofilia clericale nella storia. 1646 soppressione dell’ordine degli Scolopi

    Nel 1597, membro della Confraternita dei Dodici Apostoli in Roma, Josè de Calanzar fondò l’ordine dei Chierici Regolari Poveri, detti popolarmente Scolopi o Piaristi, dediti all’istruzione dei fanciulli poveri. Nel 1600 fondò le Scuole Pie, ma l’Ordie nel 1646 fu soppresso, e le loro scuole vennero chiuse. Riconosciuto nel 1622 dalla chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, e fondatore del Collegio Nazzareno, Josè de Calanzar ( in italiano Giuseppe Calasanzio) nasce in un piccolo villaggio della Spagna, Peralta de la Sal, nella regione Aragonese nel 1557. Figlio di uno dei due fabbri del paese, era uno degli otto figli di Pedro Calanzar. Calasanzio fondò a Roma nel 1600 le prime scuole gratuite per i fanciulli poveri, le Scuole Pie, per l’insegnamento delle materie professionali quali aritmetica e calligrafia, che all’epoca permettevano l’accesso ai mestieri di contabile e impiegati. Ma l’Ordine ebbe vita molto breve, coinvolto anche a causa di alcuni infiltrati della Compagnia di Gesù.

    “I Gesuiti”, (altri buoni) loro acerrimi nemici, che volevano impartire l’istruzione soltanto ai rampolli delle famiglie nobili e ricche, che ben pagavano profumatamente i loro servigi, mentre gli Scolopi, ai ragazzi poveri, l’insegnamento lo davano gratuitamente, Dai Gesuiti venivano considerati troppo semplici nel loro abbigliamento, e voto di umiltà. L’ordine fu coinvolto in provate violenze sui fanciulli, in tutte le scuole d’ Italia, ed Europa e fu bruscamente soppresso da papa Urbano VIII nel 1646, per tacitare le molteplici voci di violenze sui fanciulli, che oramai da ogni parte d’Europa, incessantemente giungevano. La storica Karen Liebreich, grazie a una meticolosa ricerca, fatta sui documenti reperiti presso l’archivio Vaticano, quello degli Scolopi a Firenze, e altri ancora, sparsi qua e la, ci dimostra come nel 1646 per i casi di pedofilia sopra citati, all’Ordine fu dichiarato lo scioglimento, ed è grazie a molti di Loro, ed in gran parte anche ai Gesuiti se nell’Europa di quei tempi, ai pederasta, si diceva che fossero affetti dal vizio fiorentino. La gerarchia ecclesiastica, riguardo agli abusi sessuali perpetrati sui bambini, dove i propri membri si trovavano coinvolti, non fu in grado di affrontare i vari scandali, che giorno dopo giorno, la vedeva sempre più coinvolta, e fu così che un gruppo di preti, si impossessò dell’ordine dei Chierici Regolari delle Scuole Pie nel 1643.

    Dire che questo gruppo fosse una organizzazione di pedofili sarebbe anacronistico, è vero però, che uno di loro, accusato di abuso sessuale su diversi ragazzini, affidati ai suoi insegnamenti, fu promosso a vicario generale di un ordine cattolico, dedicato all’istruzione dei fanciulli, con un gruppetto di preti dalla stessa tendenza che lo appoggiò, in un periodo di coscienza religiosa molto forte, e con l’assoluta complicità della S. Inquisizione e del papa. A quei tempi l’abuso sessuale sui bambini era considerato un peccato gravissimo, e fu proprio lui, San. Calasanzio, patrono di tutte le scuole cristiane, che ne ordinò il primo insabbiamento. E fu anche nominato santo. Nel 1948 Pio XII, lo dichiarò: celeste patrono universale, di tutte le scuole popolari cristiane nel mondo.

    Loro vogliono sapere sempre tutto di noi, ma nessuno di noi deve sapere ciò che loro fanno al di là di quelle mura. Nel 1965, il famigerato tribunale dell’inquisizione, venne sostituito dalla congregazione per la dottrina della fede, assumendo così apparentemente questo candido nome, ( l’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, era il cardinale Joseph Ratzinger, ora PAPA ” guarda caso”con il nome di Benedetto XVI), nel tentare in quel modo, vista la pessima reputazione precedente, di prenderne le distanze. “A proposito della moltitudine di culattoni che si trovano in tutte le varie gerarchie della chiesa, a partire dal chierico, per arrivare fino alla più alta sfera” IL cardinale Ratzinger in una intervista sulla celebre lentezza del suo apparato, nell’affrontare queste e altre situazioni imbarazzanti del Vaticano disse: che potrebbe rivelarsi positivo, soprassedere sul problema, che può permettere alla situazione di decantare, di riprendersi, e quindi di chiarirle.

    http://segreti-e-bugie.blogspot.it/2008/04/chiesa-e-pedofilia.html

  • DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    sabato 7 marzo 2009
    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    …pubblico la corrispondenza intercorsa tra Bruno Zanin e me a proposito della condizione in cui si trova Michele Iacobbe, il principale accusatore della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto (don) Pierino Gelmini in qualità di indagato.

    Mi farebbe piacere se questo post offrisse lo spunto a molti dei lettori per esprimere sostegno a Michele Iacobbe, non perchè sia un eroe, ma perchè è una persona che denuncia di aver subito un reato e non dovrebbe per questo sentirsi o essere esposto all’incomprensione e allo stigma. Se (don) Gelmini sia colpevole lo dovrebbero stabilire giudici, se la difesa ne desse loro la possibilità, in ogni caso non è chi denuncia a doversi giustificare o difendersi…

    N.B. Una sola precisazione: non sono così vicina a Mons. Paglia, ma sarebbe troppo lungo da spiegare, comunque farò in modo di informarlo

    Ciao Bruno
    Mi chiamo Roberto, Ti chiedo cortesemente di poter telefonare a Michele
    Iacobbe, domani e il suo compleanno, lo renderebbe veramente felice, lui a
    bisogno di aiuto, ma soprattutto di sentire di persona la voce di chi realmente lo può capire.

    A tentato da poco di suicidarsi, attualmente e ricoverato in ospedale, Se
    Vuoi puoi contattare Marco Salvia lui e già al corrente della vicenda.

    Con dovuto rispetto ed ammirazione Roberto amico di Michele

    bruno zanin ha scritto:

    Vi inoltro la mia e-mail di risposta a quella di un amico di Michele Iacobbe che mi chiedeva un sostegno morale per Iacobbe che sta male. Possiamo fare qualcosa insieme? Io sono disponibile…se qualcuno ha una idea… per coordinarci ed essere maggiormente efficaci. un saluto Zanin

    Caro Roberto capisco benissimo lo stato d’animo di Michele, l’angoscia e la disperazione di un uomo che dice la verità ed è accusato di mentire da chi AL CONTRARIO PER SALVARE IL SUO PRESTIGIO IL POTERE ACQUISITO E L’AMICIZIA CON I POTENTI fa di tutto per apparire vittima di congiura e dice di essere uomo di Dio , è pazzesco lo so, nel mio piccolo ho sofferto e sto pagando sulla mia pelle quel aver portato in piazza questa storia di Don Pierino Gelmini, erano anni che denunciavo in solitudine senza mai essere creduto questi abusi che lui compiva , dopo che mi sono esposto con tanto di nome e cognome raccontando certi fatti ho notato intorno a me diffidenza, incredulità e astio. Ho conosciuto Marco Salvia personalmente in questi ultimi tempi, sia lui che io siamo persone provate dalla vita e in conseguenza ad aver preso posizione sui media contro il Gelmini siamo stati penalizzati chi in un modo chi in un altro, potrei entrare nei dettagli ma che serve. Io credo che persone che sanno come stanno le cose e dovrebbero alzare la voce oggi non lo fanno, c’è gente di Chiesa autorevole che sapeva da decenni le maniere, abitudini, abusi e megalomanie del Don ma non è mai intervenuta per motivi di potere, di beghe interne intrighi di Curia o non so che altro. Se ci fosse un tot di testimoni della accusa decisi a iniziative tipo sciopero della fame o manifestazione in piazza a sostegno di Michele o altro per mostrargli solidarietà e richiamare l’attenzione dei Media che hanno come dimenticato la questione (e così sembra) io mi aggiungerò volentieri, anche se rischio di essere accusato nuovamente di cercare visibilità per vendere di più il mio libro o anche peggio.
    Immagino che il mio indirizzo ti è stato dato da chi si firma VIRACCONTO io non lo conosco personalmente, mi ha scritto ieri tre parole senza un saluto e nulla: esisti ancora ciccio? Questo modo di fare è assurdo, e non è la prima volta che lo fa..a volte pensavo che fosse un doppiogiochista. RIPETO: NON LO CONOSCO personalmente, ma ho l’impressione che se è sincero e reale lui laureato come dice di essere poteva fare molto ma molto di più per portare luce nella vicenda, ma non lo fa …Come questo tipo altri ragazzi che accusano don Pierino mi hanno contattato via telefono o e-mail prima di andare a Terni a deporre per poi scomparire, presi dalla depressione, dai dubbi, dalla solitudine…in questo capisco perchè si sta lottando contro un potere forte, un vero Golia e noi ci sentiamo abbandonati, non creduti, degli squillibrati…ed era lì tra queste personalità fragili e bisognose di sostegno ed affetto che il don andava a pescare, andava ad abusare ora come allora quando fine anni 60 io l’ho conosciuto a monsignor Gelmini come si fa chiamare.
    Figurati che anche due mesi fa ho incontrato presso un ambulatorio dell’ospedale di Padova un ragazzo sloveno ricoverato come me che mi ha confidato le stesse cose che si sanno, per continuare ad avere i privilegi che il Don gli ha dato per averlo accontentato è stato zitto e anzi lo ha difeso presso la stampa slovena. Un altro certo Battista ex responsabile mi ha scritto per dirmi le stesse cose, sta male, malissimo con la salute e prima di morire vorrebbe urlare tutta la verità, ma ha già perso una causa civile con il Don per cui verrebbe accusato di volersi vendicare…ecco come stanno le cose… Mi hanno parlato bene del Vescovo di Terni don Paglia (quello che c’era prima ha ignorato completamente le accuse e mi ha chiuso il telefono in faccia quando lo informai dei vari fatti del Don facendo anche nome e cognomi dei ragazzi…) questo di ora pare serio e deciso, perchè non chiedere aiuto a lui? C’è anche una certa kondiaw che abita a Terni e si è schierata con le vittime, una volontaria che è stata anni e anni a contatto con il Don e la realtà delle comunità ,(anche in Thailandia) una che ha un blog…anche lei conosco via rete… siamo tutti poveri e deboli caro Roberto, senza mezzi, sopra una zattera alla deriva, il Don è miliardario e ha un collegio di difesa con pezzi da 90 e naviga su una portaerei armata di missili nucleari…comunque sia io sono qui…mando questa mia e-mail per conoscenza a Salvia e a quella tale kondiaw..e a chi credo possa interessare aiutare il povero Iacobbe .ciao, Bruno Zanin

    kondiaw ha scritto:

    Caro Bruno, ti ringrazio per avermi inserito nel tuo indirizzario e in
    qualche modo sollecitandomi a mantenere alta l’attenzione su questa
    vergognosa vicenda. Non so come si possa far giungere a Michele il
    nostro sostegno. Quello che mi conforta è che , almeno in questo caso,
    la magistratura sembra decisa ad andare avanti. Ma è evidente la
    strategia dei collegi di difesa: puntare ai continui rinvii, nella
    speranza che Gelmini muoia prima di una qualsiasi sentenza, dopo
    partirà la causa di beatificazione civile… Io non so se le udienze in
    questa fase siano pubbliche, ma un modo per poter rassicurare Michele
    potrebbe essere presenziare durante le sue deposizioni, per fargli
    capire che esistono persone che hanno fiducia in lui. Come ti ho
    spiegato al telefono io ho evitato di espormi eccessivamente per non
    prestare il fianco a chi accusa Mons. Paglia di essere il promotore di
    questa iniziativa della magistratura.

    Purtroppo ho saputo diversi giorni fa da A.C. che Battista è
    deceduto, la notizia mi ha colto di sorpresa perchè non sapevo fosse
    malato, era un volontario è stato diversi anni anche in Bolivia…

    Spero che Michele possa trovare ancora la forza per affrontare questo
    percorso giudiziario, in cui tra l’altro non dovrebbe essere lui a
    sentirsi schiacciato, ma a quanto pare l’assurdità del nostro sistema
    sociale, oltre di quello giuridico, è tale che a pagarne le conseguenze più gravi è la vittima e non l’indagato.

    Ti saluto, Bruno, con la stima che sai
    kondiaw
    p.s. se pensi possa servire potrei inserire questa corrispondenza in un
    post del mio blog, magari omettendo alcuni nomi…non so fammi sapere

    brunozanin ha scritto:
    Mons. Paglia al quale va il mio rispetto per carità deve sapere come stanno le cose e intervenire anche ad aiutare moralmente Michele Iacobbe, e questo di informarlo potresti farlo tu, dirgli che il ragazzo Michele Iacobbe teste fondamentale dell’accusa si trova in serie difficoltà, sebbene ora ha trovato una coppia che lo sta aiutando un po’… Michele Iacobbe che il Gelmini vuole far passare per delinquente mafioso ricattatore ha tentato il suicidio , non ha più nulla, non ha una casa non ha un avvocato difensore-solo quello d’ufficio- non può manco muoversi che ha l’ordine di domicilo coatto mi pare si dica così che a volte sono le panchine all’aperto dove dorme, perchè come ti dicevo non ha casa…non ha famiglia, è stato abbandonato a sè stesso. Ho parlato oggi con lui al telefono, compiva gli anni, oltre che depresso, povero, abbandonato a se stesso è terrorizzato dalle minacce, dalle pressioni che subisce, e screditato da quel prezzolato collaboratore di giustizia comperato dalla difesa e questo va detto a voce alta a chi sta a cuore la verità, che la verità venga affermata, conosciuta…Invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa e ritirarsi in un monastero a fare penitenza quasi sulla soglia della tomba il Gelmini continua ancora a mentire e proclamarsi innocente accusando le sue vittime di essere milantatori e ricattatori… Io dopo aver sostenuto con la mia testimonianza personale come Salvia che le accuse sono vere mi sono tirato da parte perchè pensavo che lo scopo era stato raggiunto, che cioè venisse giudicato da un tribunale, ma se le vittime di tali abusi ora testimoni della accusa sono in queste situazioni è ovvio che va fatto qualcosa, vanno sostenute, altrimenti il collegio di difesa di quell’uomo senza vergogna avrà buon gioco per smontare le accuse….Certo che devi fare un pezzo sul tuo blog, togli quello che devi togliere, ma fai qualcosa per favore, non si puo’ continuare a usare il silenzio per salvare la faccia o per salvare il prestigio di un vescovo, le vittime sono ben più importanti e moralmente vanno aiutate, scusa lo sfogo. La notizia che mi dai che Battista è morto mi rattrista molto perchè era stata ventilata l’idea da Salvia di andarlo a trovare lì in toscana dove viveva per registrare su video le sue , il suo stato d’animo perchè anche lui aveva ricevuto del male dal Gelmini, cosa che poi non si è più fatta….Puoi mettere nel tuo blog questi miei sfoghi se possono servire, ma soprattutto informa mons, Paglia di come stanno le cose, per quanto riguarda il processo se a porte aperte o chiuse chi meglio di te può saperlo già che abiti a Terni…ti basta una telefonata. Ciao kondiaw, scusa lo sfogo…

    Pubblicato da kondiaw a 18.27

    Tema: Comunità Incontro, Don Gelmini, don Pierino, Michele Iacobbe, Molestie sessuali

    21 commenti:

    Roberto ha detto…

    Cara Kondiaw sono Roberto
    di seguito riporto la mia posta inviata a Marco Salvia e poi a Bruno Zanin.

    Ho conosciuto Michele in ospedale, nei brevi momenti che io e mia moglie giornalmente ci siamo offerti di concederci con rispetto alla sua disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare. Purtroppo io e mia moglie per motivi diversi conosciamo bene quelle urla strazianti di aiuto, quella profonda solitudine, quella umiliante sensazione di umiliazione, quella straziante capacità di estraniarsi nel raccontare della propria vita, necessaria per evitare di farsi ogni volta del male, quelle sensazioni di vuoto, che le espressioni, i gesti e le risposte delle persone con cui parli ti lasciano dentro. In questi giorni ho conosciuto una persona completamente diversa da quella immaginata dalla descrizione di pluri pregiudicato, o conosciuto un Michele Vittima di una infanzia negata, un’adolescenza bruciata, un inserimento forzato in una vita sbagliata, ma dentro di lui un Michele che ha visto un mondo diverso, un mondo migliore un mondo fatto di infanzia e adolescenza di convivenza civile di famiglie di figli, lui ha tentato di entrare in questo mondo purtroppo dalla porta sbagliata, a ricevuto solo umiliazioni, sofferenza, indifferenza, vergogna e sensi di colpa. Ma lui crede ancora in quello che ha visto.

    Attualmente io e mia moglie abbiamo trovato per michele una sistemazione in comodato per soli 30 giorni, ci stiamo occupando per la residenza e un documento di identità, necessarie per avviare le domande ai servizi sociali, ma abbiamo diverse difficoltà.

    Aggiornandoci ad oggi 08/03/09
    Martedi farò fare un permesso a Iacobbe per la carta di identità e la residenza, Marco Salvia a già inviato un suo contribbuto con il quale pagheremo l’affitto di una stanza per due mesi, dal 01/04 al 31/05.
    Per ordinanza del giudice siamo stati informati che se non riusciva a trovare alloggio e un proficuo lavoro ci sarebbero stati provvedimenti,il provvedimento che ci e stato comunicato ieri dispone che Iacobbe Michele sarà inserito in una comunità da decidere.
    Rimane solo il lavoro, per questo la sua amica Cinzia stà provvedendo, ma ci dovremo riaggiornare.
    Cara kondiaw QUELLO CHE DICI SUL PRESENTARSI ALL’UDIENZA DI IACOBBE LO TROVO VERAMENTE INTERESSANTE, FACCIAMOLO.

    Ciao Roberto e Michele Iacobbe.

    3275610838
    8 marzo 2009 7.18
    Roberto ha detto…

    SCUSATE, BUONA FESTA DELLA DONNA, AUGURI PER TUTTE LE DONNE.
    roberto
    8 marzo 2009 7.20
    Bruno zanin ha detto…

    Sono Bruno Zanin l’ho già detto e lo ripeto qui, offro a Michele la mia fraterna solidarietà, grazie Roberto e grazie a tua moglie per quanto fate, scusa se ho messo nella mia e-mail qui pubblicata un dettaglio riguardante la vostra condizione di salute chiedo a Kondiaw di cancellare lì dove dico che siete una coppia di disabili…
    Sono qui pronto a fare quello che posso secondo le mie possibilità, tipo quello di informare quante più persone di questi fatti e di esservi vicini..per il resto rimaniamo in contatto con i mezzi che sappiamo. Ciao
    8 marzo 2009 14.51
    kondiaw ha detto…

    Chiedo scusa a Roberto e alla sua compagna, ieri è stato un susseguirsi di email e, soprattutto di emozioni, concentrata sulla vicenda di Michele non mi sono resa conto dell’indelicatezza nei confronti dei suoi amici…
    8 marzo 2009 15.28
    Anonimo ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    8 marzo 2009 23.55
    Roberto ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    9 marzo 2009 22.49
    kondiaw ha detto…

    Roberto ti chiedo scusa, ma ho dovuto cancellare anche il tuo secondo commento. Il fatto è che hai scritto delle affermazioni riferite al Gelmini come se già si fosse arrivati alla sentenza. Ora finchè in Italia c’è uno stato di diritto, ci piaccia o no, dobbiamo rispettarlo: secondo il nostro ordinamento l’indagato è innocente fino a sentenza definitiva. E soprattutto non ho nessuna intenzione di offrire l’occasione ai legali del Gelmini di farmi chiudere il blog.
    10 marzo 2009 1.17
    animamigrante ha detto…

    ciao ragazzi…
    stavo leggendo il vostro blog oggi…così per caso….
    c’è molto astio nelle vostre parole….. conosco il don…sò che non è una persona facile, stargli accanto è difficile e sicuramente non è il padre eterno…. masapete perfettamente se avete frequentato la comunità… che nessuno è vittima…capisco che siete tutte persone che il don ha fatto fuori dal suo giro, quindi questo vi brucia ma non è con le vostre invettive che cambierete le cose, guardatevi dentro e cercate di essere obbiettivi e veri con voi stessi.
    Michele….. io l’ ho conosciuto, ricordo bene quando rubò, quando scappò, quando piangeva chiedendo perdono…. quando tradì un mucchio di ragazzi insieme a se stesso….
    Non giudico…. non giudicate….
    siate solo obbiettivi….
    anche tu zanin…. hai l’odio nel cuore…. e non nasconderti dientro il vittimismo perchè tu non sei vittima di nessuno se non di te stesso….
    buona vita a tutti
    10 marzo 2009 14.21
    kondiaw ha detto…

    Per animamigrante ti rispondo per quanto mi riguarda: io ho scelto di lasciare la C.I. quando ho capito che non coincideva più con quel progetto a cui avevo aderito. Se c’è una costante nel mio percorso in comunità è quella di non essere mai stata nel “giro” di don Pierino, se per questo intendi il gruppo ristretto di coordinatori/responsabili/ecc… e non ho mai rosicato per questo, preferendo occuparmi d’altro. E quando sono rientrata in Italia non ho mai chiesto nulla nè alla C. I. in generale, nè a Gelmini personalmente. Non perchè sia ricca, ma per avere la libertà di dire come stanno le cose. Nonostante i problemi di salute, economici, ecc… tornassi indietro mi comporterei allo stesso modo. Non ho risentimento, semmai il rammarico per quello che la C.I. rappresenta: una grande occasione mancata…
    E perchè ti sia chiaro per me lasciare la C.I. è stato un grande vantaggio, mi sono laureata, ho conosciuto nuovi amici, il mio volontariato lo presto per altre cause ed iniziative. Dal prossimo mese inizio perfino a lavorare, non ho mai avuto bisogno di essere nel “giro” di don Pierino come vedi, neanche per trovare lavoro. Tra l’altro il fatto stesso che esista un “giro” di don Pierino, come tu scrivi, denota una grave distorsione delle modalità con cui dovrebbe essere condotta una realtà comunitaria sia essa terapeutica o “di vita” come dice Gelmini.
    10 marzo 2009 19.27
    bruno zanin ha detto…

    Io Bruno Zanin mi firmo con nome e cognome cara animamigrante, non puoi dire queste cose rimanendo nascosto, anonimo, se hai la faccia mostrala e così ci si puo’ confrontare, per il resto sono abituato a questi attacchi, la verità fa male soprattutto a un prete che ha costruito le sue fortune su delle menzogne, io conoscevo Alfredo Nunzi e so come e dove è nata la sua amicizia con l’allora mons. Gelmini e in seguito la comunità incontro, tu no, tu sei un suo tirapiedi prezzolato altrimenti faresti il tuo nome. Grazie per gli auguri.
    11 marzo 2009 20.53
    Anonimo ha detto…

    VORREI CHIEDERE A DON PIERINO PERCHE’ NEL 1989 MI HA FATTO SCAPPARE

    DA CASA SUA A SILLA…CON LA SCUSA DI UN TRASFERIMENTO MI PRELEVO’ DA FOCE E MI PORTO’ DA LUI …..OGNUNO PUO’ FARE QUELLO CHE VUOLE MA IO A 19 ANNI IN LUI VEDEVO UN PADRE UNA SPERANZA E INVECE MI DELUSE MOLTO…LUI SA’ COSA PROVO’ A FARE E PERCHE’ DICO QUESTO…CMQ IO POI SMISI DA SOLO NEL 1992 DOPO 5 ANNI DI EROINA ….E LA VITA MI E’ ANDATA BENISSIMO…GRAZIE LO STESSO DON…IO NON CREDO IN DIO MA MI RICORDO TUTTI QUEI SANTINI NELLA TUA STANZA,,,BE LI GESU’ MI FECE PENA PERCHE’ PER UN IPOCRITA COME DON PIERINO SI E’ FATTO AMMAZZARE. Alessandro
    12 marzo 2009 16.29
    alessio ha detto…

    Vi segnalo un commento che ho ricevuto circa due mesi fa nel mio blog.

    Berta Bellini, su Gennaio 15th, 2009 a 11:41 am Ha detto: Edit Comment

    Sono arrivata qui nel suo blog casualmente facendo una ricerca su google su Gelmini Pietro l’ex prete pregiudicato che ha creato grande scalpore per le sue uscite e sparate quando venne accusato di molestie sessuali , ora il processo che sta subendo a Terni va avanti con colpi di scena ed empasse strategiche create a doc dai suoi abili difensori. Lei vive in Vietnam ma a quanto leggo si tiene informatissimo sulle nostre vicende, quello che forse non sa è che della faccenda di Gelmini Pietro non ne parla più nessuno nei Media e finirà all’italiana come tante altre losche faccende, nel dimenticatoio perchè non dimentichiamo che il Gelmini criminale condannato con condanna definitiva fa parte dei protetti del nostro premier , lo ha ribadito egli stesso a Natale telefonandogli e dandogli dei soldi . Se vuole sapere alcune cose che fanno rizzare i capelli sul personaggio, raccontate da ex suoi collaboratori, vada a leggere i vari commenti qui . http://www.marcosalvia.it/2008/slitta-il-p…ni/#comment-322
    Io sono la madre di un ragazzo che non c’è più morto di AIDS mio figlio prima di morire mi confidò di aver dovuto subire non semplice molestie ma molto di più da Don Pierino mi disse anche che tutti lo sapevano ma nessuno faceva niente perchè lui era una sorta di monarca assoluto all’interno di mulino Silla e aveva tutti ai suoi piedi che ubbidivano. Io ho scritto una lettera alla procura di Terni, ma non ho avuto riscontro. Mi dica lei cosa devo fare per ottenere giustizia, sono passati molti anni da quando mio figlio è morto, un uomo che sta per morire non mente, pretendo quindi le scuse da quel verme di prete squallido perchè sono una madre, e mi sento offesa negli affetti più intimi per quello che quell’uomo gli ha fatto prendendolo in un momento di grande confusione e debolezza, se qualcuno facessero questo a un suo figlio o fratello più piccolo come si comporterebbe lei signor Alessio? Io non capisco come la Chiesa non lo abbia pubblicamente criticato per quello che faceva. Un caro saluto e grazie per la risposta . Alberta.
    15 marzo 2009 15.13
    roberto ha detto…

    Cara Kondiaw, non potresti inviare un invito, a tutti coloro che conoscono la sofferenza e la solitudine di Michele, a partecipare in qualche modo alla sua prossima udienza?
    Robero
    15 marzo 2009 22.26
    kondiaw ha detto…

    Per Roberto: avevo già pensato di diffondere tale invito, però dovresti farmi sapere l’orario e altri riferimenti utili (tipo l’aula) ecc…. Credo queste informazioni Michele dovrebbe averle. Se vuoi puoi mandarmi una mail a questo indirizzo: kondiaw[chiocciola]gmail.com
    In ogni caso pensavo ad una partecipazione senza alcuna manifestazione di nessun tipo, solo essere presenti perchè Michele senta la nostra solidarietà.
    16 marzo 2009 15.08
    roberto ha detto…

    Sono assolutamente daccordo su una presenza silenziosa e discreta, anche se qualcosa si deve fare per sottolineare la solidarietà non solo a Michele ma a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare. E a tutti coloro che sono morti o vivono ancora soli nella propria sofferenza.
    Comunicando rispetto e comprensione a coloro che non riescono a superare la propria vergogna per un qualcosa di cui dovrebbero vergonarsi altri.
    Ma ricordando che questo loro sofferto silenzio a regalato ad altri la stessa sofferenza.
    Risponderò presto alla tua richieta.
    16 marzo 2009 22.56
    Anonimo ha detto…

    Ciao a tutti mi chiamo Pippo e so tutto se non di più di come funziona la comunità il Don e tutti quelli che ancora oggi senza vergogna ci girano attorno.
    Il don ormai una povera vittima, anche se ritengo che del suo vizzietto lo sia sempre stato. Per chi conosce la comunità non serve fare presentazioni se dico che sono pippo un ex responsabile di Mulino Silla, per due anni a stretto contatto e dirette dipendenze di don Pierino, poi ho fatto un anno ancora il primo responsabile del centro di Porchiano e l’ultimo dei 5 anni mi Mando a fare il primo responsabile di Palermo a Villa de Gregorio

    E sapete cosa vi dico che non intendo aggiungere una parola se non di non dimenticare a tutti quelli che oggi si riscoprono essere stati molestati dal don che non si scordassero,

    e tenessero sempre bene presente chi erano e chi rappresentavano loro in quel periodo essendo dei tossicomani.

    Bene ve lo dico io, una non persona, ripudiata dal mondo, dall’opinione pubblica e anche dalle proprie famiglie genitori primi fra tutti, e questo non lo dico per giustificare il don ma per condannare tutti gli ipocriti che solo ora sanno anche pensare e parlare ora !

    e magari quando stavano in comunità e ve lo dico perchè parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,

    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.

    quindi invito tutti questi tossicacci della peggio risma che in ogni città ci sono i procuratori della repubblica pronti ad ascoltarli come è giusto che si faccia,

    di non stare a tirare su merda nel piatto dove fino a ieri mangiavano e lascino parlare di queste cose un tantino più complesse ,

    chi ha la responsabilità, e capacità di argomentare e circostanziare le accuse che fa e di ciò che dice e troppo facile dire ora che il don molestava a destra e manca

    E ripeto a me 2 anni a mulino Silla come primo responsabile risulta che nei confronti del don tutti i giorni ci fossero più che altro sempre un esercito di prostituti e marchettari da contenere altro che molestie sessuali.

    e comunque tacete marchettari tutti voi rimasti in comunitaà siete dei markettari io me ne andai come molti altri sapete perchè ho rivestito così tanti ruoli di responsabilità io senza mai essere un markettaro ,
    perchè non essendolo con il don quando mi ha fatto avance di quel tipo gli ho quasi battuto i pezzi ( L’ho sgridato) certamente sempre buttandola in caciara sul ridere ed il comico dell cosa, ricordo una volta che andai a parlare con lui che era si vede particolarmente ingrifato gli dissi proprio a don pierì te prego io te sbotto a ride in faccia, ma che me ami e me ami io stavo e andavo da lui perchè ero in confusione stavo io organizzando ripeto come responsabile il Natale a Mulino Silla una festa con migliaia di invitati a Tavola.

    Insomma quelle poche volte che la cosa si è ripetuta lo sempre buttata in caciara e a ridere

    e questo insieme al fatto che ero agli arresti e quindi molto affidabile in quanto avrei avuto solo tutto da perdere a parlar male o scalfire quello che era il prestigio che allora per tanti come me che ci credevano la comunità aveva concretamente acquistato.

    Tutti Markettari l’ultimo il più pericoloso della famiglia una new entry il prof prosciutti o li come si chiama,
    attenti a lui, quello è quello che vede più lungo di tutti è un’altro professionista della lotta alla droga, che in questo trentennio non hanno fatto altro che colpevolizzare e perseguitare e uccidere i drogati unici che andavano salvaguardati in quanto vittime.
    Ciao a tutti e buona giornata
    18 marzo 2009 22.22
    Anonimo ha detto…

    un po di anni fa’,nel 92 sono stato ospite della comunita’ incontro nel centro della Laurentina, Avevo 21 anni mi trovavo in pessime condizioni.
    Sono stato un anno nel centro, ho vissuto momenti molto forti e intensi con i ragazzi, per cui io devo solo ringrazziare la comunita’per avermi insegnato tante cose fondamentali per mettere un po di ordine nella mia vita.
    Ma non e’ per questo mottivo che scrivo, anche io ho vissuto la mia esperienza con Don Pierino.
    Dopo una settimana che mi trovavo in comunita’ lui venne al centro per una giornata, un po forse per conoscere i nuovi arrivati, ma anche perche’ la laurentina e a Roma ed e’ comodo andarci. Lui ando’ nella sua stanza (la stanza del Don), e tutti noi ci mettemmo in fila perche’ ad uno ad uno voleva riceverci; io ero molto entusiasta di conoscerlo un po perche’ era famoso ma anche perche’ era una persona molto karismatica. Quando arrivo’ il mio turno finalmente mi trovai facia a facia con il Don, ero molto emozionato quasi non riuscivo a parlare, ma lo scenario dentro la stanza si trasformo’ in una situazione molto imbarazante e strana.
    Scambiammo due parole di cui io rispondevo molto timidamente, improvisamente lui si avicino’ a me e mi strinse tra le sue bracia dicendomi che mi amava in quel momento non ebbi neanche la forza di respingerlo, e lui si avicino’ con la sua boca vicina alla mia e allo stesso tempo tento’ di strusciarsi facendo dei moviventi su di me’; io rimasi sconvolto e lo respinsi bruscamente lontano da me’, ero sciocato ma lui cerco’ di tranquillizarmi ripetendomi che mi amava.L’aria nella stanza era un po pesante, percio’ il nostro incontro fini’ subito dopo.
    Io presi tanto male quell’incontro che ero deciso di lasciare immediatamente la comunita’, percio’ andai a parlare con il primo responsabile della storia che era sucessa, ma lui si mise a ridere dicendomi che non dovevo preocuparmi che era il modo in cui Don Pierino manifestava il suo amore nei nostri confronti, ma per me fu ancora difficile concepire un tale attegiamento.
    Anche parlando con gli altri ragazzi scopri’ che avevano avuto esperienze diverse ma simili..
    Alla fine io decisi di rimanere in comunita’, rimasi 11 mesi in quel centro, non ho finito il programma ma a prescindere fu un’esperienza molto bella con tutti i ragazzi.
    Fuori dalla comunita’ parlai di questa storia solo ad un mio carissimo amico, ma non con nessun altro, non ho mai pensato di denunciarlo e mai lo faro’, anche perche’ non saro’ io a giudicare.
    Non voglio diffenderlo ma non voglio metterlo neanche in croce, e la prima volta che racconto questa storia “publicamente” anche se nessuno sa chi sono,non lo facio a scopo di lucro e non lo farei mai, ma questa e’ la mia verita’
    18 marzo 2009 22.25
    roberto ha detto…

    Alla Cortese Attenzione Del Cazzuto Pippo.

    Sono……………senza parole.
    Pippo puoi spiegarmi meglio questa parte della tua email, qui di seguito riportata?

    “parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,
    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.”

    Mi faccia capire, lei era addetto a scegliere i più sfrittellati da offrire al Don? o per lei era puro intutito?
    Certo che dopo l’errore con Michele ed altri, chisà cosa penserà di tè il Don adesso.

    roberto
    19 marzo 2009 21.25
    kondiaw ha detto…

    da questa serie di testimonianze sta uscendo un quadro che lascia davvero perplessi. ci sono alcuni che accusano Gelmini e altri che affermano di non ritenere dei reati alcuni suoi comportamenti. ma anche questi ultimi non negano approcci e/o molestie. ecco in termini legali la questione da accertare è questa: se i testi dell’accusa confermeranno le dichiarazioni rese, il compito della magistratura è dimostrare che tali comportamenti costituissero un reato o più reati. però ritengo sia doveroso in ogni caso riflettere sulle modalità con cui una comunità debba essere gestita. Marco Salvia è l’unico che ha tentato di spostare l’attenzione in questo senso, allora forse vale la pena rifletterci e aprire la discussione in senso più ampio.

    N.B. chiedo scusa a Michele domani non potrò esserci in Tribunale, ma ci tengo a fargli pervenire la mia solidarietà. Se Roberto riuscisse a inviarmi le informazioni che gli ho chiesto potrei comunque cercare di far venire altri amici…
    22 marzo 2009 19.08
    bruno ha detto…

    VOGLIO RACCONTARVI PERCHE’ NEL 1989 DON PIERINO CON IL SUO COMPORTAMENTO MI HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA’

    “CIAO ..IO SCAPPAI VERSO LO ZOO DI SILLA …. PRIMA DI ME IN QUELLA STANZA C’ERA UN ALTRO RAGAZZO IN ATTESA DI TRASFERIMENTO….SI CHIAMAVA GIUSEPPE E CI STAVANO CACCIANDO DA FOCE PER UNA STORIA ASSURDA DI ERBA IN REALTA’ MAI FUMATA….MA I TUTORI DEL DON MI BLOCCARONO E MI PORTARONO POI A PORCHIANO DOVE SCAPPAI IL GIORNO DOPO….QUEL MIO AMICO NON LO RIVIDI PIU’…QUELLO CHE MI COLPI FU L’INGANNO DE DON … CREDEVA CHE CON 2 CARAMMELLE E UNA MARLBORO NELLA SUA STANZA ABBOCCAVO E LO FACEVO CONTENTOIO AVEVO 19 ANNI E PESAVO 49 KG…IN LUI VEDEVO SPERANZA….MA NON IMPORTA,,,STO BENE DAL 1992…I 5 TENTATIVI IN COMUNITA SONO STATI PER ME UN FALLIMENTO…ORA FACCIO SPORT NON FUMO…NON DIPENDO DA NULLA,,,IO NON CERCO VENDETTE….VOGLIO SOLO CHE SI SAPIA LA VERITA’ E IL DON PER ONESTA’ LA DEVE DIRE E CHIEDERE SCUSA A QUELLI CHE CON IL SUO COMPORTAMENTO HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA? IO AMO TUTTI…ANCHE QUELLI CHE PROVANO A FARMI DEL MALE,,,MI DISPIACE SOLO PER ALTRI CHE AVRANNO TROVATO IN LUI FALSITA’ E IPOCRISIA E NON HANNO POTUTO SALVARSI DALLA ROBA …E’ LA VITA PURTROPPO E IO LO RINGRAZIO LO STESSO PER QUELLI CHE HA AIUTATO E SALVATO CIAOOOO DA ROMAAAA”
    24 marzo 2009 15.44
    bruno ha detto…

    Ho pubblicato qui da te un messaggio giuntomi su facebook da un certo Alessandro L. che mi autorizza a pubblicare quanto mi ha scritto, ricevo ogni giorno insulti e incoraggiamenti sulla questione Don Gelmini. Ho saputo che l’udienza del 23 marzo è stata fatta con soddisfazione da parte del teste dell’accusa che noi sappiamo. ha ribadito punto per punto le accuse già fatte. Il processo riprende il 6 aprile ed è a porte chiuse, ora lo so. Ciao Bruno
    24 marzo 2009 15.49

    http://kondiaw.blogspot.com/2009/03/del-processo-don-gelmini-laccusatore.html

  • Slitta il processo al parroco accusato di pedofilia da quattro minorenni

    Slitta il processo al parroco accusato di pedofilia da quattro minorenni

    Slitta il processo al parroco accusato di pedofilia da quattro minorenni
    Due delle famiglie si sono costituite parte civile. A settembre le testimonianze delle ragazzine

    di Daniele Ubaldi

    Nulla di fatto, questa mattina presso il tribunale di Spoleto, per la causa penale che vede sul banco degli imputati l’ex parroco di Castel Ritaldi, accusato di aver abbracciato e palpeggiato quattro minorenni. I fatti risalirebbero al periodo intercorrente fra marzo del 2005 a dicembre

    In particolare, la sera della vigilia di Natale di tre anni fa il parroco – che nel frattempo è stato allontanato dal piccolo comune Umbro – dopo aver celebrato la messa avrebbe abbracciato una minorenne all’interno della sagrestia, palpeggiandole il seno. L’uomo, che ha 45 anni ed è originario di Verona, avrebbe ripetuto il gesto qualche giorno dopo, a Norcia, dove si stava svolgendo un campus. Questa mattina si sono costituite parti civili le famiglie di due delle minorenni. Nell’udienza di oggi, inoltre, le quattro ragazzine avrebbero dovuto fornire la propria versione dei fatti davanti ai giudici ma, vista l’assenza di alcune di loro, il processo è stato rinviato al prossimo settembre.

    http://www.spoletonline.com/index.php?page=articolo&id=125315

  • SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA: LE FAMIGLIE DI DUE MINORI SI COSTITUISCONO PARTE CIVILE

    SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA: LE FAMIGLIE DI DUE MINORI SI COSTITUISCONO PARTE CIVILE

    SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA: LE FAMIGLIE DI DUE MINORI SI COSTITUISCONO PARTE CIVILE
    Aveva una parrocchia a Castel Ritaldi. Udienza rinviata a settembre. Le attenzioni sarebbero state rivolte a 4 bambine

    Area Vasta – 12/02/2009 20:05
    SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA: LE FAMIGLIE DI DUE MINORI SI COSTITUISCONO PARTE CIVILE

    Udienza a porte chiuse quella che si è tenuta stamani davanti ai giudici del Tribunale di Spoleto (Avenoso, Fornaci, Laudenzi) che vede quale imputato un ex parroco di Castel Ritaldi accusato di pedofilia. Questa mattina i genitori di due delle quattro bambine che sostengono di esser state molestate si sono costituite parte civile. In aula era presente anche il prete, che nel frattempo è stato allontanato dalla parrocchia spoletina, difeso dall’avvocato Laura Modena del foro di Perugia. Le bambine, stando all’accusa, confidarono ai genitori di aver ricevuto delle attenzioni molto particolari. L’udienza è stata rinviata a settembre prossimo quando in aula saranno ascoltate le quattro ragazzine.

  • Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Arese, prete rinviato a giudizio per pedofilia

    Sconcerto e preoccupazione per il rinvio a giudizio di don Marco Redaelli, 75 anni, parroco della chiesa di Valera ora allontanato dalla curia perchè accusato di aver pesantemente molestato sessualmente una bimba di 6 anni.

    I giornali locali Settegiorni e il Il Notiziario nella loro uscita del Venerdì hanno dato amplissimo risalto alla notizia, Settegiorni dava la notizia in prima pagina.

    Anche in rete la notizia è girata.
    I fatti: 24 febbraio 2007, la bimba viene attirata da don Marco nel suo ufficio con la scusa delle caramelle e viene molestata sessualmente. La bimba racconta tutto alla nonna che lo riferisce al papà che decide di denunciare il gravissimo fatto.

    Visto il caso delicatissimo le indagini sono state lunghe ed accurate coordinate dal pm Giancarla Serafini.
    Questo 27 gennaio il gip Giorgio Vanore ha deciso che c’erano basi sufficienti per rinviare a giudizio l’anziano prete con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima , dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sarcedote.

    Il processo inizierà il 16 aprile.
    Ora don Marco è stato allontanato da Arese, ma risulta che circolasse ancora per il paese anche dopo la denuncia del padre della bimba, ed è libero.
    Il padre sostiene di essere stato isolato dopo la denuncia ed io non stento a credergli. La domanda ora è: ma sarà l’unico caso?
    Naturalmente la difesa ha attaccato il padre dicendo che aveva sporto denuncia solo per spillare soldi alla chiesa, ma è mai possibile che i Salesiani di Arese abbiano in testa solo i soldi?

    Questo caso mi ha riportato alla memoria un altro fatto, all’apparenza non così grave, l’allontanamento da Arese in tutta fretta e segretezza di don Gianni parroco del MAC (Maria aiuto dei Cristiani), tante storie sono girate per il paese ma una cosa è sicura tutto è stato fatto in gran segreto. Mah!

    Quando lo scorso settembre è stato inaugurato il nido di Via Ferrari non mi era piaciuta l’idea del comune di darlo in gestione ad una cooperativa gestita dai Salesiani di Arese.
    La nostra scuola deve essere laica e deve garantire a tutti la sua accessibilità, se poi i vari ordinamenti religiosi, a loro spese, istituiscono scuole e i privati cittadini decidono di avvalersi del loro insegnamento, senza gravare economicamente sul pubblico, io non ho nulla in contrario.

    Ma dopo casi gravi come questo pretendo che la nostra amministrazione comunale provveda alla propria scuola e non finanzi quelle religiose.

    Elenco dei contributi 2007 del comune di Arese. Alla scuola materna “Scuola dell’Infanzia Sacra Famiglia” sono stati dati 213.000 euro perchè? Testo della legge 241/90 .

    Arese iniziato il processo a Don Marco Redaelli
    contributo inviato da tizianafabro il 22 aprile 2009
    Giovedì 16 aprile a porte chiuse si è svolta la prima udienza a carico di Don Marco Redaelli, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 6 anni.(fonte www.settegiorni.it versione carta pagina 5,17 aprile 2009)
    Questa prima udienza è stata tecnica è si è svolta a porte chiuse.
    Il dibattimento vero e proprio comincerà nella prossima seduta fissata per il 19 maggio.
    I tempi appaiono corti, in questa prima udienza è stata accolta la richiesta del pm di nominare un perito che provveda alla trascrizione delle registrazioni telefoniche.
    In questo modo già dalla prossima udienza dovrebbere essere acquisite agli atti tutte le prove accumulate in quasi due anni di indagini.
    Le prove sembrebbero molto concrete, infatti il giudice ha accolto le richieste, rinviando a giudizio il salesiano con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote.
    La difesa sembra tranquilla grazie alle prove nelle sue mani, tanto è convinta di provare l’innocenza del suo assistito da non aver chiesto il rito abbreviato che avrebbe consentito tempi rapidi e la riduzione di un terzo della pena. Secondo la difesa le accuse sarebbero state montate ad arte dal padre della vittima che intenderebbe speculare sulla vicenda.

    In paese dopo lo sconcerto iniziale, tantissimi aresini si sono dichiarati convinti dell’innocenza di don Marco molto conosciuto in paese , a discolpa del salesiano, ritenuto buono caritatevole,si dice che la famiglia della piccola vittima avesse tantissimi problemi, senza la mamma con il papà dal passato poco chiaro, io non so nulla di certo e ovviamente e fino alla sentenza non si può giudicare.
    Ma una cosa purtroppo la so, quasi sempre le vittime dei pedofili hanno alle spalle situazioni difficili e famiglie divise e distanti.
    Mi auguro che si arrivi al più presto a stabilire la verità.

    Il sacerdote resta libero, la famiglia costretta a emigrare
    Bimba violentata dal parroco. “Vieni con me, ho le caramelle”
    MILANO 20/05/2009 – Ha abusato di una bimba di soli 7 anni, l’ha attirata nel suo ufficio con la promessa delle caramelle e l’ha violentata.
    Ma ora, a distanza di quasi due anni da quel drammatico pomeriggio, l’aguzzino, un sacerdote 75enne, è ancora libero. La triste vicenda, infatti, è arrivata nelle aule del Tribunale milanese, ma per il prete non è scattata alcuna misura di custodia cautelare.

    Il racconto
    A prendere la parola davanti ai giudici ieri è stato il padre della piccola vittima. È stato lui, un agente immobiliare, a ricostruire passo dopo passo quegli abusi, avvenuti nell’ufficio dell’oratorio.
    Un racconto durato più di due ore, carico di tensione e di rabbia. Il racconto di un padre a cui la figlioletta di soli 7 anni ha confessato l’atroce segreto. Anzi. «La piccola – aggiunge l’avvocato della famiglia, Daniele Rescaldani – si è confidata prima con la nonna paterna, in due diversi momenti. Poi la nonna ha riferito tutto al padre, che ha sporto querela». E ieri, nel processo a porte chiuse alla V sezione penale, l’uomo ha ripercorso tutti quei momenti.

    Il missionario
    Il prete invece in aula non si è presentato. Il 75enne, che in passato aveva fatto il missionario in Africa e in America Latina ma che negli ultimi anni ha guidato la parrocchia di Arese, ha sempre negato con forza ogni accusa. Dopo lo scandalo era stato sospeso dall’incarico di parroco, ma «ancora oggi è libero di girare liberamente per Arese» aggiunge Rescaldani.
    La famiglia della piccola vittima invece «è stata costretta a trasferirsi – prosegue il legale – per loro era diventato impossibile continuare a vivere in quella città». E anche ieri, davanti ai giudici, il padre ha raccontato: «Non hanno nemmeno permesso a mio figlio maggiore di iscriversi all’oratorio».

    Quello stesso oratorio dove il 24 settembre 2007 sarebbero avvenuti gli abusi sulla piccola. Abusi descritti minuziosamente dalla stessa bambina nel corso di un incidente probatorio.
    E dopo l’audizione di ieri del padre, il prossimo 22 settembre prenderanno la parola altri tre testimoni chiamati dalla Procura. Per far luce sulla vicenda e per assicurare alla giustizia il colpevole. Scritto da: Federica Mantovani – federica.mantovani@cronacaqui.it

  • “La beatificazione non sarà bloccata”

    “La beatificazione non sarà bloccata”

    Mercoledì 28 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 15

    «La beatificazione
    non sarà bloccata»

    «Non sarà bloccata la beatificazione dell’ex vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro ma la denuncia degli ex studenti del Provolo inciderà sicuramente».
    Dalla Curia di Verona, si chiarisce subito il percorso verso la canonizzazione dell’ex capo della chiesa veronese. Era stato per primo lo stesso monsignor Zenti a segnalare la presenza del nome di Carraro tra quelli chiamati in causa da chi ha denunciato gli abusi. E due giorni fa, è arrivata puntuale la conferma dell’intoppo verso la sua beatificazione.

    Corriere del Veneto pag. 6
    “Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»”

    Data: 28/01/09
    Cronaca Locale
    Corriere del Veneto – VERONA –
    sezione: CRONACAVERONA – data: 2009-01-28 num: – pag: 6
    categoria: REDAZIONALE
    Presunti abusi Lettera delle famiglie dopo i racconti contro gli insegnanti
    Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»
    Beatificazione di Carraro, il parere del tribunale ecclesiastico
    Il postulatore della causa monsignor Cantamessa: spetta a Roma ora esaminare le ultime vicende. Ma non inficerà la beatificazione
    VERONA – «Con amarezza rileviamo la cattiveria e la strumentalizzazione con cui sono stati resi di pubblico dominio i presunti fatti che hanno avuto come primo impatto quello di infangare l’immagine odierna dell’istituto che tra le principali attività, oggi, gestisce la scuola elementare alla quale tutti noi affidiamo o stiamo per affidare i nostri figli». Si ribellano al «processo mediatico» che da giorni si è scatenato sull’istituto Antonio Provolo. Toppo pesanti le presunte accuse di pedofilia rivolte dagli ex alunni che sulle pagine dell’Espresso hanno parlato di molestie e abusi che avrebbero subito dagli anni Cinquanta al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro.
    I genitori della scuola primaria Provolo, guidati da Giovanna Savio, presidente del consiglio della scuola stessa, hanno deciso di affidare la loro protesta a una lettera aperta, al termine di una riunione svoltasi lunedì sera. «Non è certo compito nostro quello di indagare sulla veridicità dei fatti che lasciamo svolgere alle autorità competenti – si legge nel documento -, ma quello che ci sorge spontaneo come genitori è di prendere una posizione di conferma di stima e di sostegno al corpo docente e al personale religioso impegnato nell’educazione scolastica. Non ultimo ci interessa riaffermare la totale convinzione che l’attuale progetto educativo della scuola corrisponda alle nostre aspettative».
    Parlano di «vicende che non toccano minimamente l’attuale gestione scolastica» e si chiedono come «una storia assurda, portata alla luce dopo 20-30 anni, possa mettere in discussione la validità e la serietà del lavoro che oggi un qualificato corpo di docenti sta portando avanti con inesauribili dedizione, accompagnando i nostri figli ad una crescita consapevole e capace di affrontare le circostanze della vita». Parole di sostegno anche per don Danilo Corradi, superiore generale della Compagnia di Maria di cui fa parte l’istituto e per Don Robert Frainer, unico sacerdote tra il centinaio di dipendenti e collaboratori della scuola. «Abbiamo una sola e certa risposta – scrivono – . Noi stiamo con la scuola, con don Robert e don Danilo».
    Intanto, dal tribunale ecclesiastico diocesano, arrivano rassicurazioni in merito alla causa di beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro. Le accuse lanciate dagli ex allievi coinvolgono anche il vescovo «pupillo di Paolo VI». Documentazione che dovrà essere presa in considerazione dalla Congregazione delle cause dei Santi, l’organo della Santa Sede deputato ai processi di beatificazione. «Abbiamo inviato tutti i fascicoli a ottobre, al termine della fase diocesana del processo, durata due anni – ha spiegato monsignor Adriano Cantamessa, postulatore diocesano della causa di monsignor Carraro – . Ora è stata avviata la fase romana che prevede la rilegatura di tutti i singoli documenti, la verifica della validità giuridica e la nomina di un relatore che segua tutte le pratiche. Gli atti non passeranno più da Verona». Quindi a questo punto è direttamente in Vaticano che si attende di esaminare i fascicoli relativi ai presunti fatti accaduti al Provolo. E questo richiederà altro tempo. «Ma tutto ciò non avrà ripercussioni sulla causa – è il parere di monsignor Cantamessa – . E poi i tempi per queste procedure sono sempre lunghissimi e non sarà certo un caso del genere, peraltro ancora da verificare, a fermare la beatificazione».
    Impossibile, al momento, ipotizzare la data della proclamazione. «La causa è stata avviata nel 2005 dalll’allora vescovo Flavio Roberto Carraro -ha ricordato don Cantamessa – , la fase diocesana del processo si è conclusa lo scorso 18 ottobre con la cerimonia in Duomo. Ora dipendiamo da Roma».
    E dai tempi lunghi della burocrazia vaticana.
    Enrico Presazzi Presunti abusi La sede del Provolo, nella bufera dopo le denunce di ex allievi.

  • Noi vittime dei preti pedofili

    Noi vittime dei preti pedofili

    Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì

    di Paolo Tessadri

    Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

    Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi“. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza. Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

    La denuncia
    Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

    I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

    Le storie
    I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivono mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
    Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici”.

    Il dramma
    Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda”. Carlo è rimasto all’istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui”. Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte “nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato”.
    Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell’istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: “La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell’Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente”. “Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente”, scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, “ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare”. Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant’anni, è rimasta “all’istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata”. Giovanna scrive che un altro prete “ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi”. E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell’istituto, sotto l’altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

    Gli esposti
    Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, “c’è già stata più di un’ammissione di colpa”. La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell’Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l’Associazione, il superiore a nome dell’Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s’inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l’allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A ‘L’espresso’ don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: “Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l’articolo”.

    La Curia
    Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.

    Il vescovo, interpellato da ‘L’espresso’, replica con una nota scritta: “Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l’opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti”. Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: “Per quanto attiene l’accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all’oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell’eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l’impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti”.

    L’Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: “Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri”.

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2009/01/22/news/noi-vittime-dei-preti-pedofili-1.11787